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Original subtitles

[uomo] Una volta qualcuno ha detto che i nonni sono speciali,

perché ti vedono crescere sapendo che saranno i primi a lasciarti.

Ecco perché ti amano più di chiunque altro.

Ma essere nonni non è per niente facile.

E soprattutto, nessuno ti spiega come farlo.

Insomma, coi nipoti, devi farti le ossa da solo.

Come ho fatto io.

Mi chiamo Gerri. Ho 65 anni, sono vedovo,

e questi tre gioiellini sono i miei nipoti.

Guardateli, pendono letteralmente dalle mie labbra.

Le tradizioni sono la cosa più importante che abbiamo.

Per questo ho dedicato una vita al restauro dei mobili antichi.

Allora, bambini…

Chi di voi mi vuole aiutare?

Grazie nonno, preferiamo prima osservare bene come si fa.

- Eh sì, sì. - Continua, continua.

Ma quanto siete belli.

La saggezza dei bambini di oggi è una cosa impressionante.

[Gerri] Non so perché abbiamo un rapporto così bello.

Forse dipende dal mio formidabile senso dell'umorismo

che mi fa sempre trovare il lato positivo delle cose.

Non mi piacciono le uova in camicia.

Meglio uova in camicia che uova in cravatta.

- Papà, non preoccuparti. - Eh?

- Siediti, ci penso io. - Grazie.

[Gerri] O forse perché li vizio.

Lo so, non dovrei,

ma adoro vedere la loro gioia quando scartano uno dei miei regali.

- Ma che è? - È una trottola. Bella, vero?

E questa sarebbe una bambola?

Certo, ti piace?

- Molto. - Ah, le è piaciuta.

Nonno, la mia non ha il vestitino.

Quale vestitino? È un pettine.

L'ha presa per una bambola. È un pettine. Guarda…

[Gerri] Insomma, posso dirlo con un certo orgoglio,

siamo una famiglia felice, dove regnano la pace e l'armonia.

[colpi ripetuti alla porta]

- Esci, mi devo preparare. - [bambina] Non posso, c'è Lisi.

Mamma, mamma!

Tutte le mattine la stessa storia.

Mi devo preparare e il bagno è sempre occupato.

Vai in quello sopra.

Non posso, c'è Marco chiuso dentro da un'ora.

- Marco è ancora in bagno? - Sì.

Marco! Sbrigati! Facciamo tardi a scuola!

Perché non cominciamo le giornate con un bel sorriso e parlando piano?

- Perché strillate alle 8:00? - Il bagno è sempre occupato.

- Vai di sotto. - Loretta è con l'amica immaginaria.

Di nuovo con l'amica immaginaria? Loretta!

Apri questa porta, per favore! Non ti puoi chiudere!

Non posso, Lisi sta facendo la cacca.

Si vergogna!

Fai con calma, non ti preoccupare, c'è tutto il tempo.

Sono tuo padre e ti ordino di aprire immediatamente questa porta.

Lisi dice che così la blocchi.

Dille di andare a fare la cacca sul suo pianeta,

non possiamo fare tardi per colpa sua.

Lo vedi?

A forza di farle vedere tutti quei film di fantascienza…

- Ecco il risultato. Sei calmo? - No.

- Posso fare io? - Sì.

Ricetrasmittente?

[versi]

Pronto? Qui astronave.

Parlo con pianeta Terra, mi sentite?

Qui pianeta Terra, parlate pure.

Pianeta Terra, a che punto siamo col programma di evacuazione?

Siamo a metà dello sbarco, capitano.

Siamo in attesa…

Continua tu, io vado a stanare Marco. Dai, forza.

- Papà a pianeta Terra… - Papà! Devi fare il numero.

- Papà… - Col suono.

[versi]

Papà a pianeta Terra. Possiamo entrare per favore?

Mi dispiace, non sento niente.

Ci deve essere un problema nelle comunicazioni.

Non ce la faccio più stamattina. Ti prego, fallo tu, parlaci tu, eh?

E mettiti questa cravatta che oggi non mi viene il nodo.

Questi non sono normali.

Mi raccomando, stai con la schiena dritta.

- Pronti? - Prontissimi.

- Grazie, papà. - Federica.

I mal di pancia mattutini sono frutto d'insicurezza.

- Sì, papà. - Deve impegnarsi di più, studiare.

- Sai che ha delle problematiche. - No. Ha una problematica.

- È la pigrizia. - Sì, papà.

E la mamma che lo asseconda troppo.

- Oddio. - Vabbè. Non ti preoccupare.

Non ho preparato la merenda di Loretta.

L'ho preparata io. Ho messo anche la frutta.

E pure l'autorizzazione per la festa della settimana prossima.

- Sta tutto all'ingresso. - Grazie, papà.

Meno male che ci sei tu.

- Buongiorno, signorina Vicky. - Ciao, Gerri.

Stavo dando una sistematina alla siepe.

"Tra un fiore colto e uno donato, l'inesprimibile nulla."

Jovanotti.

No, no, Ungaretti.

Non l'ho mai ascoltato.

È un po' che si è ritirato… Eh sì.

[clacson]

Questo scostumato non conosce il citofono.

È rumoroso.

Dovrebbe essere un pacco per me.

Buongiorno.

- Giorno. - Giorno.

- Disturbo? - Eh?

- Stavate… - Che cos'è questa mano?

- Eh? - Eh. Eh…

Deve fare una consegna?

- Pacco per la signora… - Allora.

Grazie.

Tappetino da pilates.

C'è scritto o lo ha aperto?

No, mi basta guardarlo, ascoltarlo, toccarlo per capirlo.

- Sono anni di esperienza. - Un sensitivo dei pacchi.

[corriere] Siamo così da generazioni.

Comunque meglio così, lo aspettavo da una settimana.

- Ciao, Gerri. - Ciao, ciao.

- Ehi. Che sono questi commenti? - Allora?

- Ancora con questa mano a frullare? - Come va?

- Sto bene, che c'è? - Vi ho capito…

- Non dite che stiamo ancora alle poesie. - Abbassi la voce.

Quali poesie?

Ungheresi, Pascolo, Giacomo Ghepardi…

Mamma mia, non ne hai azzeccato uno. Ogni nome una ferita.

Voi la dovete finire con le poesie. La signora è giovanile.

- Vi dovete prendere Instagram. - Cioè?

Il social. Oggi così si fa. Vi prendete il contatto e zac!

- Zac? - Messaggino, ma roba giovane.

- Emoticon, faccine, meme, GIFS. - A me queste cose non interessano.

- Lei è italiano? - Vi dovete un po' svecchiare, però.

- Vestito così, col gilet… - Le ho dato troppa confidenza.

Fatevi un tatuaggio, un capello un po' più…

Sì, sì, il gel in testa…

- La felpa… - Mi faccia la cortesia, vada.

- Vada… - Vado?

Siete permaloso.

- Molto permaloso. - Eh.

Mannaggia la miseria.

[clacson]

Ora vengo e ti buco le gomme.

[Federica] Questo lo spostiamo qui. Che dici?

- Qui dove c'è il muro confinante. - Perfetto.

Romeo e Giulietta? Il grande capo vi vuole parlare.

- A tutti e due? - Eh sì.

- Andiamo. - Che abbiamo fatto?

Che cosa credi di aver fatto?

- Andrea, ci avevi fatto chiamare? - Sedetevi.

Devo dirvi una cosa.

È una notizia forte. Non voglio girarci intorno.

So che avete dei figli e pertanto non sarà facile, ma…

a breve dovrete lasciare questo ufficio.

Ci stai licenziando?

Sto dicendo che dovete andare…

una settimana…

a Dubai.

- A Dubai? - [Andrea] A Dubai.

Avete vinto il concorso.

La vostra ristrutturazione dell'albergo è stata approvata.

Sarete voi a presentarlo ai nostri clienti a Dubai.

- Ci hai fatto lo scherzo… - Sì.

- C'eri cascato? Stavo scherzando. - No.

Eri tutto bianco.

- Andiamo a Dubai. - A Dubai.

- Come facciamo ora? - Non lo so. Papà non è la soluzione.

Ok, ma se non con lui, con chi li lasciamo?

Senti, papà è sempre a disposizione,

si assenta una settimana all'anno per andare alla Fiera del Mobile a Milano.

- Non me la sento di chiederglielo. - Allora troviamo una baby-sitter.

Troveremo una baby-sitter. E la troveremo in due giorni.

- Cosa hai preso? - I cereali per Loretta.

Sono con le mandorle. È intollerante.

Scusa, mi sono confuso. Sono agitato. Tieni il posto. Arrivo subito.

Con le mandorle…

[squilli del cellulare]

Che altro manca?

Papà?

Che succede?

Ha chiamato mio padre.

Torna domani dal Messico per conoscere i ragazzi.

Tuo padre?

- Ma perché no? - Non lo vedo da dieci anni.

È irresponsabile. Non mi fido. Non voglio stia con loro. Ok?

- È il nonno. Viene per loro. - Non lo hanno mai visto.

- Forse è arrivato il momento, no? - No.

- I ragazzi saranno felicissimi. - No, Federica…

Federica, per favore.

Questo è nonno Tom quando era paracadutista in Africa.

Anche nonno Gerri lo è stato?

No, nonno Gerri è stato riformato per i piedi piatti.

Non avevo davvero i piedi piatti.

Era una scusa per non fare il militare, eh.

Non volevi fare il militare?

Non è che non volevo, ma ero l'unico che lavorava in famiglia…

Guardate le fotografie, guardatele.

- E questa? - Qui nonno Tom era in Brasile.

Lavorava in una piantagione di caffè.

Ah, e qui era a Hollywood, faceva lo stuntman.

- [Loretta] Che cos'è stuntman? - Fanno cose pericolose, vero?

Lo fa anche nonno Gerri.

Mi asciuga sempre i capelli, perché dice che è pericoloso.

- Capirai. - Eh, si prende la scossa.

È pericoloso, sì.

Nonno Tom ha cambiato mille lavori.

- Dev'essere un tipo incredibile. - Li cambiava perché lo cacciavano.

Va bene, adesso lavatevi le mani così mangiamo.

Lisi, andiamo.

- Perché fai così? - Istinto di protezione.

Ernesto, se mi permetti, Federica ha ragione.

Non dovresti parlarne così davanti ai bambini. È il nonno.

È quello il problema.

Loro sono così curiosi di conoscerlo.

Ma pure io sono curiosissimo di conoscerlo.

Anzi, sapete che facciamo?

Domani all'aeroporto ci vado proprio io a prenderlo.

In bocca al lupo.

Tranquillo, io vado d'accordo con chiunque. È vero?

[risata]

[sottovoce] È nervoso.

Eccolo, mio cugino Genni.

- Ti trovo bene, ringiovanito. - Gerri.

Diamo un passaggio in hotel a queste mie amiche.

- Tranquillo Tom, prendiamo il taxi. - Ma che taxi…

- Mio cugino Genni abita proprio lì. - Gerri. Gerri.

Ci ha organizzato una serata non da poco. Dove ci porti?

A casa. Mia figlia ha fatto i cannelloni.

- Vabbè Tom, noi andiamo. Ciao, Genni. - Ciao, Genni.

Gerri, Gerri.

Ha fatto i cannelloni? Ti ho fatto l'occhietto. Era fatta.

- Era fatta. - Cosa?

Vabbè, ne trovo altre. Come si dice? Di donne è pieno il mondo. Dai, su.

Reggi. Se vuoi trascinarla, c'è una rotella che va tutta storta.

- Dai, tieni, forza. - La macchina è di là.

Bravo, si parcheggia meglio. Forza che io sono stanco.

Su, eh.

Ma chi sono? Il facchino?

[voce] Prego, ritirare il biglietto ed effettuare il pagamento in cassa.

Ho portato le monete.

[voce] Prego, ritirare il biglietto ed effettuare il pagamento in cassa.

- Signorina, ho gli spiccioli. - Ma cosa stai facendo?

Parli col nastro registrato.

Dovevi pagare prima.

- E adesso? - Vai a pagare. Ti aspetto qua.

La macchina è la tua, eh.

Guardi, credo che lì ci vada il biglietto.

Lo so, è che li fanno uguali.

[vibrazione del cellulare]

Tom!

Ma sei ancora qui?

[clacson]

Scusate, eccomi.

Ma ti sei reso conto di dove hai lasciato la macchina?

Chiedo scusa. Ho lasciato dentro il consuocero.

- Sbrigati, levala! - Sono mortificato, signora.

- [parla cinese] - Ero a pagare. C'è il consuocero.

[parla cinese]

- Monete… - [parla cinese]

- [parla cinese] - Vado via subito.

- [parla cinese] - [donna] Oh, ancora?

[urla e insulti]

[clacson]

Non ci sono le chiavi.

Non le trovo. Non so dove stanno.

[Tom] A saperlo, non me ne sarei mai andato da Hollywood.

Da quando sono andato via io, non si organizza più niente.

Barbecue, feste… Niente, niente, un mortorio.

- Hai conosciuto Brad Pitt? - Brad?

Brad è un fratello. Quando litigava con Angelina, veniva a dormire da me.

Con la luce accesa, per paura.

- [risata di Tom] - Sì, è fissato…

Questa almeno è plausibile.

A me raccontava che lui e Batman erano compagni di banco al liceo.

Lascia che facciano un po' amicizia.

- [porta che sbatte] - Papà, cos'è successo?

Si è bloccata la macchina. Ho chiamato il carro attrezzi.

- Potevi avvisare. - Cellulare scarico.

- Come sempre. - Era ora.

Ma che fine avevi fatto?

- Non ci credo. Sei qua? - Dove sennò?

- All'aeroporto. - [Tom] Perché?

Nonno, guarda cosa ha fatto nonno Tom.

- Mi ha lasciato all'aeroporto. - No, ha fatto un'app geniale!

Geniale è un po' troppo. È semplice, ma ci ho fatto dei soldi.

Fagliela vedere.

Guarda nonno, si fa così.

Punti il cellulare su una faccia e ti dice come dovresti chiamarti.

- Sì. - È anche facile da ricordare.

È tipo Facebook, si chiama Facename.

Cioè levi "book" e metti "name". Fagliela vedere.

- Di che stai parlando? - Dovrei chiamarmi Francesca.

- Perché? - [Giulia] Io Martina.

Era figo, perché non mi avete chiamato così?

- Perché non l'avete chiamata così? - Vediamo nonno.

- [Tom] Dai, dai. - Ecco, vediamo.

Sono stanco, per favore. Che stai facendo?

- Adolf! - [Tom] Adolf!

- Come? - Da oggi ti chiamerò nonno Adolf.

- Non mi piace questo nome. - [in coro] Nonno Adolf!

Nonno Adolf!

Per favore, dai.

Diglielo. Guarda… Non voglio litigare.

- Sono bambini. - Non andava d'accordo con tutti?

- Che ha detto? - Non lo so.

Scusami per oggi. Ero distratto, non volevo portare via le chiavi.

Sono rimasto un po'… È andata, dai, non ti preoccupare.

E poi complimenti, che bella famiglia che siete.

È proprio una gran bella famiglia. Hai dei nipotini fantastici.

- Grazie. - Mannaggia…

Che c'è? Che succede?

Che succede? Che mi commuovo, perché…

è la prima volta che mi sento veramente a casa.

No, no, non fraintendermi, questa è casa vostra, non mia.

- Ci mancherebbe altro. - Ma quando mai, è anche casa tua.

- Davvero? - Come no.

- È anche casa mia? - E certo, sei il nonno pure tu.

Allora brindiamo. È anche casa mia?

- Anche. - Vabbè, buono a sapersi.

Alla salute. Buono. Lo fanno i frati questo?

- No, mia figlia. - Ah.

- È nocino. - È frate lei?

[Federica] Se Loretta non dorme, falle vedere Star Wars,

ma salta le parti col Capo Supremo sennò si agita

- e non dorme per una settimana. - Lo so.

E importantissimo…

Prima di partire, di' a Tom che mercoledì Marco va preso alle 17:30,

- ma il venerdì… - Lo riportano. Calma.

- Gli appendo uno schema, ok? - Va bene, papà.

- Fede, dobbiamo andare, scusami. - Arrivo.

Bambini?

Venite a salutare mamma.

- Ciao, mammina. - Ciao.

- Buon viaggio. - Mi mancherete.

Se perdi tempo non ti mancheranno perché perderete l'aereo. Forza.

- Vado, eh. - Tanto io e Gerri siamo una squadra.

- Siamo in ritardissimo. - Scusa.

- Ciao! - State tranquilli.

Ciao, amori miei.

Ciao!

Bambini, una bella colazione ricca la facciamo?

- Sì! - Veloci allora, scattare!

Forza! Sono simpatici, carini…

- Chi è quella? - Quella è la vicina di casa, Vicky.

- Andiamo subito a conoscerla. - No, no, pare brutto.

- Pare bello. È buon vicinato. - Sei appena arrivato.

Ora la voglio conoscere.

Buongiorno, bella vicina di casa. Molto piacere io sono Tom.

Ah, lei è il famoso Tom. Ho sentito tanto parlare di lei.

Sapevo che sarebbe arrivato. Sono già partiti?

- Sì. - Sono appena andati via.

Posso rispondere a queste cose? Sono cose che so io…

Questa settimana si occuperà lei dei ragazzi?

Sì. Io vado una settimana a Milano.

Ghe pensi mi.

Vicky, però se vogliamo essere amici, ci dobbiamo dare del tu.

- Posso? - Devi.

Tra l'altro, sono un amante della danza classica.

Oltre che del tu, mi puoi dare pure del tutù.

Andiamocene, mi brontola lo stomaco.

Senti, per cortesia, tu stai sui social?

- Sì, certo. - Scambiamoci i contatti.

Io sono Tom Ryder come Tomb Ryder, sai mi piace giocare con i nomi.

- Ho fatto pure un'app. - Carino.

- Tom Ryder. - Invece il mio è Vicky_78.

- Vicky trattino basso… - La foto profilo col cappello se…

- Eccola! - Sì, sì.

Uguali, uguali. E adesso siamo amici.

- Possiamo sapere tutto dell'altro. - Eh, sì.

Allora buona domenica, Tom Ryder.

A te, Vicky_78. Potevi scrivere 88, non se ne sarebbe accorto nessuno.

[risata di Vicky]

Guarda Tom, sei simpaticissimo. È stato un vero piacere conoscerti.

Ci vediamo presto.

- Ma contaci. Ciao, ciao, ciao. - Ciao, Gerri.

- Ciao, Vicky. - Mamma mia…

- Che gnocca incredibile. - Ti sente…

Deve sentirmi. "Gnocca" perché è bella, pulita, elegante, simpatica.

- Appena conosciuta e già sai tutto? - Vabbè, che altro devo sapere?

- Per favore. - Non è che hai delle mire?

- Ma quali mire? - Ti tolgo le polpette dal piatto?

- Ma cosa… - Guardami in faccia.

- Sicuro? - Sicuro.

Vado tranquillo?

Allora ghe pensi mi.

Per favore! Mi hai scambiato per una stampella?

- Ti tocco il collo, mica altrove. - Ti appoggi! Sono un bastone?

È anche un fatto di amicizia, di contatto fisico.

Spero abbiate molto appetito,

perché questa crostata è venuta davvero appetitosa.

Non serve, nonno Tom ci ha portato i marshmallow.

- Che sono? - Eccoli.

In America li mangiano tutti.

Già sarebbe un motivo per non mangiarli.

A Lisi piacciono, li vendono anche sul suo pianeta.

- Può averne altri, nonno? - Quanti ne vuole.

Tesoro, per favore, vuoi dire a Lisi

che sul nostro pianeta tanto zucchero fa venire la carie?

- No, Lisi ne vuole ancora. - No, non fare i capricci.

- È Lisi. - Le piacciono, faglieli mangiare.

- Giulia, non ti ci mettere anche tu. - Lisi li vuole, sono i suoi!

Dovevi portarli per forza?

Tesoro, ascolta nonno Gerri,

tanto si sa che lui comanda e noi ubbidiamo.

Aveva ragione l'app, è come Adolf. Vuole comandare su tutti.

Adolf, sei cattivo! Cattivo e prevaricatore!

Che proprietà di linguaggio questa nipotina mia!

- Cattivo! - E va bene.

Facciamo così, mangia quello che vuoi.

- Forza, mangia. - Non sono per me, ma per Lisi.

Benissimo, ragazzi.

Allora, visto che il problema colazione mi pare risolto,

facciamo un programmino per la giornata domenicale.

Non c'è bisogno, è tutto organizzato.

Stamattina, si va al museo di scienze naturali,

si pranza alla fattoria biologica

e nel pomeriggio, udite udite, spettacolo di burattini.

- Esistono ancora i burattini? - Niente di meno. I burattini?

Uè, come ti chiami? Pulcinella.

Tu come ti chiami? Io sono Carlo Vacca…

E allora Vacca Carlo… L'hai capita?

Lisi dice che la fattoria puzza di pupù.

E il museo di scienze l'abbiamo visto tre volte.

Vabbè, non ci demoralizziamo, perché questo

è il programmaccio di nonno Gerri, ma sentiamo il programmino mio.

Dunque, per la mattina, facciamo luna park?

Pranzo facciamo hot dog e patatine?

Pomeriggio direi sala giochi?

- Sì! - Eh!

[suona "To Pieces" di The Fieros]

[urla divertite e risate]

[voci non udibili]

È buono?

[suona "To Pieces" di The Fieros]

Ah!

Complimenti, bravo.

Venite con me. Acchiappa. Forza, bambini.

Arrivati. Eccoci. Al bagno.

Mangiate che è tutta roba buona. Vuoi il ketchup? Lo hai già messo?

Era ora, è un'ora che aspetto.

- Se uno fa la fila… - Avrei aspettato, ma avevano fame.

Vuoi un hot dog?

Sono stato male con lo stomaco. Ma Giulia? Dove sta?

Ha incontrato degli amici, torna con loro.

- L'hai fatta andare per conto suo? - Beh?

Sei matto. È nostra responsabilità. Dobbiamo controllarla. Non fare così.

Sei troppo facilone.

- Devi stare calmo, però. - Non si accende.

Maledetti telefoni moderni.

Perché non mettono un tasto solo che accendi e… Non si può fare.

Ho conosciuto i suoi amici. Sono bravi ragazzi. Non preoccuparti.

Già hai fatto danni. Non mi dire di non preoccuparmi.

Nonno Adolf? Lisi ha visto Giulia e i suoi amici, sono lì giù.

Eccola là, grazie al cielo.

- No, grazie a Lisi. - A Lisi, sì.

Che vuoi fare?

Vado a riprendermi mia nipote, se permetti.

[voci indistinte]

Giulia?

- Ciao, stai meglio? - Sì. Sto bene. Andiamo a casa.

Lui è l'altro nonno, loro sono i miei amici.

- Piacere. Andiamo. - Perché? Torno con loro.

Cosa?

Stai chillato, zì. Te la riportiamo noi.

Non sono tuo zio e lei torna con me.

Perché? Ho il mezzo.

Lo sai che è reato guidare in stato di ebrezza? Non sbuffare.

- Andiamo. Forza. - L'altro nonno era più simpatico.

Non lo vedi? Questo è proprio cringe.

Guarda che ti sento, eh.

- Andiamo. - Tienila d'occhio.

- Ciao, ragazzi. - Ciao.

State bene, a zio.

- Scusa, ma cosa vuol dire "cringe"? - Che sei imbarazzante.

Ma non si sta già molto meglio? Dai, fammi spazio.

Che sagoma, oh.

E nemmeno questa risponde.

- Niente, nemmeno questa. - [clacson]

- Buongiorno. - Lei sta sempre qua?

Come sempre qua? Questa è la mia zona.

Voi piuttosto? Siamo in partenza?

Mi serve un taxi, ma non lo trovo.

- Che ride a fare? - Oggi c'è sciopero, lo sanno tutti.

Non lo sapevo.

Sa che vogliono togliere le licenze?

- Porca miseria. Come faccio? - Perché? Ha comprato la licenza?

- Ma no, ho un aereo. - Ah, la licenza dell'aereo.

Sì, ho un aereo e faccio le gite turistiche.

- Complimenti. - Si fanno soldi.

Sto scherzando. Non ho un aereo. Il taxi mi serve per l'aeroporto.

[clacson]

Salite, vi accompagna Gaetano vostro.

- Mi dà un passaggio? - Certo.

[clacson]

Basta che non suona.

Allora, con la signora?

- Che signora? - La signora Vicky.

- Com'è andata? - Com'è andata cosa?

Mi ha detto che vi siete scambiati Instagram come vi avevo suggerito io.

No, no, no. Quello non sono io. È stato il mio consuocero.

Perché avete un consuocero? Come mai non sapevo niente?

Perché dovrebbe saperlo? È arrivato all'improvviso.

E vi ha fregato la polpetta.

- La polpetta? - La signora Vicky.

Lei come si permette, scusi. Si faccia gli affari suoi.

Vi chiedo scusa se ho avuto la premura di interessarmi a voi.

Allora io farò il mio compito, cioè portarvi all'aeroporto,

visto che c'è lo sciopero dei taxi e sto zitto.

Tanto io a quello servo.

Vabbè, mi scusi lei, sono stato maleducato io,

ma è che sono nervoso a causa del mio consuocero.

Quello mi mette in cattiva luce, non solo con la signorina Vicky,

ma persino con i miei nipoti. Mi fa fare delle figuracce.

Ieri mi ha fatto litigare con mia nipote, al luna park.

Al luna park? Voi mica siete tipo da luna park.

- Per niente. - Voi siete più tipo da…

museo delle scienze.

Una fattoria biologica.

Non ci credo, è il programma che avevo pensato per i miei nipoti.

Pure con le marionette, i burattini.

Quello è furbo. Vi ha portato sul suo territorio.

Dici che lo fa apposta?

Sicuro, i consuoceri sono terribili.

- Lei è esperto di consuoceri? - Certo.

- Ora come faccio? - State inguaiato.

Io sto partendo per una settimana.

Se vi ha ridotto in un giorno così, figuriamoci in una settimana.

- Freni. - Eh?

Freni!

Torniamo indietro.

- Torniamo indietro? - Sì.

Andate e fatevi valere.

Che dici, ce la faccio?

Ora vi dico una cosa.

Siete il mio unico cliente che non compra giocattoli online.

Che vuol dire?

Come che vuol dire? Qua sta la differenza.

Siete un nonno meraviglioso.

Non come chi si pulisce la coscienza

riempiendo i nipoti di giocattoli inutili.

Bravo, assolutamente. Li faccio io con le mie mani.

- Me li immagino, tutti di legno. - Assolutamente, sono falegname.

Siete un nonno meraviglioso.

- Grazie. - Un nonno fantastico.

- Un eroe dei nostri tempi. - Grazie.

- Un essere umano eccez… - Basta, se esagera sembra mi sfotta.

Eh, sì.

- Cosa? - Sì, vi sto sfottendo.

Me lo dite così?

- Vabbè, gli amici si sfottono. - Ma chi l'ha detto che si sfottono?

Vi do troppa confidenza, vi prendete il dito e tutta la mano.

Giocattoli di legno nel 2023…

Questa va benissimo.

[Tom] Andiamo.

Casa dolce casa. Eccoci qua, finalmente tutta per noi.

Sì, sì, venite, veloci, veloci.

- Nonno! - Buongiorno.

- Cosa ci fai qua? - Come che ci faccio?

- Ci abito. È casa mia, no? - E la fiera?

- È stata annullata. - Ah.

Ma ci pensi? Staremo insieme tutta la settimana. Sei felice?

- Sì. - Si vede, quello è una Pasqua.

Bambini, stamattina ho lavorato per voi.

Vi ho preparato una bella sorpresa.

Che sorpresa? Dimmelo.

Se te lo dico, che sorpresa è? Sta di sopra, in camera vostra.

- Andiamo? - Sì.

- Tu non vai? - Sì, ma prima faccio merenda.

Nonno, è bellissima!

Dai, vai pure tu.

Un poco di pazienza…

Andiamo a vedere questa sorpresa, va.

Mancava la sorpresa…

Wow.

Guarda, c'è anche la torre delle principesse.

Il biliardino e lo scivolo.

Allora, che te ne pare?

- Hai fatto tutto tu? - Non io, loro.

In camera tua, c'è qualcosa anche per te.

No!

Nonno, è stupenda. Sembra di stare nella giungla.

C'è pure l'amaca.

La giungla non sapete neanche cos'è. Ma che ne sapete?

Nonno, facciamo una partita a biliardino?

Certo che sì.

Partitina?

- Ma quando ti pare. - [sfregamento di mani]

- Sto con nonno Gerri. - Giochi in porta.

Giulia in difesa.

- Io e Lisi facciamo da arbitri. - Nonno Gerri è un campione.

- Mi trema l'orlo dei pantaloni… - Sei pronto?

Prontissimo, amico mio.

- Prontissimo. - Vai.

Vai, vai, vai Ti insegno la paura.

- Brava. - Ehi.

Brava. Ecco. Per la miseria…

- Brava. - [Marco] Uno!

Guarda che faccia che fai. Ci sei rimasto male?

No, ma non facciamo questa sceneggiata. Non è il caso.

Vai. Vai, vai.

Vai, vai. Brava, così ti voglio.

Che c'è? In Cambogia, non c'è il calcio balilla?

- Non c'è? - Mi metto io in porta.

- Meglio. - Non fare lo spiritoso. Dai.

Ti sfondo i blu! Vai!

- Vai! - Vai.

Forza!

- Oddio. - Che hai fatto?

- È un incidente. - [Tom] Assassino.

- [Gerri] Addirittura? - [Tom] Guarda che hai combinato.

- Ecco fatto. - Ecco fatto.

Ma com'è successo?

Nonno Gerri mi ha tirato una pallina, voleva colpirmi nell'occhio.

È un brutto vizio colpire i ragazzini.

Ha una brutta mira, sennò…

Sembra che l'ho fatto apposta. Ma è stato un incidente, no?

Io lo so, nonno, ma Lisi non la pensa così.

- Se lo dice Lisi… - Per favore, di' la verità.

Comunque, da questo piccolo incidente, traiamo una bellissima lezione.

Qual è stato l'errore di nonno Gerri?

Quello di trasformare un gioco, in una competizione assoluta.

- Ma quando mai? - Fai sempre così.

- Un po' è vero. - Nonno Tom, invece, cosa dice?

L'importante non è vincere, dottoressa, è partecipare.

- Nonno, è una frase bellissima. - Bello sei.

Mica l'ha inventata lui.

È una frase molto famosa di De Coubertin.

- Alle Olimpiadi. Lei la conosce? - Lo vedi? Già stai…Un'altra gara.

- Diglielo. - [squilli del cellulare]

Dai, competizione… Il telefono.

- Si apre scorrendo, ti ricordi? - No, non mi ricordavo.

È mia figlia. È la mamma, tesoro. Scusate, eh.

- Tesoro, come stai? - [Federica] Benissimo. Voi?

- Qui tutto bene. - Stavo per perdere un occhio!

No, ma quando mai.

Quali mandorle, non gliele ho date. Vabbè, parlane con lei.

Mamma vuole parlare con te. Di' la verità, ok?

Un incidente.

Mamma, nonno Gerri mi ha tirato una pallina nell'occhio,

ma per fortuna ha una pessima mira.

Così adesso devo cambiare la medicazione ogni sera.

E mettere la crema antibiotica per due giorni.

Sì, te lo passo. Dice che vuole te.

Ha ripetuto tutto quello che ha detto tuo suocero. No…

- La conosci… - Ci parlo io. La fai preoccupare.

Pronto? Sì. Abbiamo rischiato la tragedia.

Una palletta in fronte. Quasi vicino all'occhio…

Mandorle a tutto spiano. Meno male c'ero io.

- Signore… - Ho fatto l'infermiere in Corea.

Ho salvato un discendente della famiglia imperiale.

Tutto contento, gli ha… Aveva i calcoli ai reni.

- Consuma qualcosa? - Dovrebbe ricordarselo.

- Vuole un caffè? - Un caffè, grazie.

Mi ha scambiato per un bar.

No, mi fa il caffè. Sì, ci sentiamo quando siamo a casa.

- Sono un cameriere? - Si chiude così. Che dicevi?

- Ci ho messo la banana e un succo. - Grazie, nonno Adolf.

Non mi chiamare Adolf, per favore.

- Buongiorno, buongiorno. - Buongiorno.

- Marco? - Marco niente scuola oggi.

- Perché? - Ha la febbre.

A 37.7. Se vuoi controllare.

Gli ho detto di stare a letto. Gli faccio una tisana e risolviamo.

Lo hai letto sul manuale del giovane infermiere coreano?

Sto solo cercando di dare una mano. Non è una battaglia fra di noi.

Lo ammetto, abbiamo iniziato male. Però dico, ricominciamo.

Seppelliamo l'ascia di guerra. Se non altro per i ragazzini.

Ok, facciamo così allora? Io porto le bambine a scuola.

- Tu resti a casa con Marco? - Vedi? Cosa ci voleva?

Anche perché io e te possiamo essere una squadra.

Oh?

- Dammi il pugno. - Ti devo dare un pugno?

Appoggia il pugno.

Fa ridere.

Non ti fa ridere. Fatti una risata di prima mattina.

- La giornata è un mozzico, veloci. - Ma come mi è capitato questo?

Eccomi, sono a casa.

Sono in cucina a fare il caffè.

Ho preso il paracetamolo. Come sta?

- Gli abbassiamo la febbre. - Non serve. Sta bene.

- Sta bene? - Voglio essere sincero.

Non c'era nessuna febbre.

Come non c'era?

Non se la sentiva, così abbiamo usato il vecchio trucco della lampadina.

- Funziona ancora. - Fammi capire…

Lo hai aiutato a marinare la scuola?

Era stressato per l'interrogazione. Ho pensato che era meglio così.

Ah, "ho pensato", da solo.

Quindi tutta la retorica "siamo una squadra"

e il pugno erano tutte stupidaggini.

Quindi la squadra funziona solo quando comandi te?

Non girare la frittata. Hai fatto una cosa gravissima.

Eh, una cosa gravissima…

Senti, Gerri, io e te dobbiamo parlare.

- Di cosa? - Ho letto un quaderno di Marco.

Siccome scrive in un certo modo, si capisce che ha un problema.

La dislessia. Hai parlato con Ernesto?

No, ho letto il quaderno. Ha gli stessi sintomi che avevo io.

Solo che all'epoca mia non li diagnosticavano.

Ed era meglio perché sono solo scuse. Ha solo bisogno di impegnarsi di più.

- La dislessia è una scusa? - Sì. Ogni giorno ce n'è una nuova.

Il reflusso gastrico, le malattie psicosomatiche,

le intolleranze alimentari, l'ernia iatale…

Ci fanno sentire malati. Sono alibi per giustificarci.

- Cosa dici? Un uomo intelligente… - [Vicky] È permesso?

È permesso?

Vicky bella, vieni.

- Ho trovato il cancelletto aperto e… - Lo hai lasciato aperto?

Io? Cosa sono? Un cane?

- È un brutto momento? Disturbo? - No. Facevamo due chiacchiere.

Dicci, in cosa possiamo esserti utili?

Ricordi la lezione di pilates? Ce lo siamo scritti in chat.

Come no, la lezione.

Solo che ti devo chiedere se possiamo farla qui, a casa tua.

- Facciamola a casa mia, no? - Casa tua? Casa sua.

Sai, ho il lavandino che perde, mezza casa allagata.

Chiamo l'idraulico, non mi risponde.

Si sa, gli idraulici sono come i bagni.

Sono sempre occupati.

[risate di Vicky e Tom]

Questa era forte. Fattela una risata, no?

Ma spero di no perché venerdì ho organizzato un party da me.

Siete super invitati. Sempre che non abbiate altri impegni.

Io non ne ho. Tu li hai? Forse li avevi…

Ma quali impegni? No, no, ci saremo.

- Anche se li avessi, li cancellerei. - Veniamo certamente.

Quindi si può? Che dici?

Ho già detto che veniamo. Grazie dell'invito.

No, quel file è chiuso. Siamo su un altro argomento.

Viaggia ancora a 56K. Connettiti. Si può fare questa lezione qui?

Il pilates… Perché? Si fa in casa?

- Online. - Non usare termini che non capisce.

Buffone, so benissimo cosa vogliono dire chat, online…

Sono appassionato. Anche di pilates.

Ah, non lo sapevo.

Sono molte le cose che non sai di me. Anche che questa è casa mia.

Anzi, sai cosa?

Partecipo anch'io alla lezione. Vado a mettere la tuta.

- Online. - Vai, vai, vai. Ti aspettiamo.

Casa sua. Venticinque anni di mutuo. La casa è della banca.

[istruttore] Sempre mantenendo il bacino anteroverso,

con il retto addominale ingaggiato,

andiamo a sollevare le braccia verso l'esterno,

distendendo completamente il pettorale…

- Ecco fatto. - Mi dai uno schiaffo?

Sei in mezzo. Abbi pazienza. Sono fatti apposta i tappetini.

- Il tuo e il mio. - [Gerri] Mamma mia.

Riporto le braccia orizzontalmente

formando due linee parallele.

Non sono parallele quelle.

Cosa sei una suocera? Non guardare me, guarda là.

- Le sue non sembrano parallele. - Siamo a scuola? Non gli dia retta.

E distendo la colonna.

Quindi mi allungo verso le punte dei piedi…

Attento che ti spezzi.

- Pensa a te, sono elastico. - Sì…

Respirate, ma fate molta attenzione a distendere lentamente le vertebre.

[stiramento]

Lo sapevo. Cosa hai fatto?

- Gerri, che c'è? - [Tom] Lo sapevo.

[istruttore] Che è successo?

Un infortunio perché c'è uno che non è bono, che è anziano.

Non è capace.

- Sbrigati, si è fatto male. - Lo so. Tranquillo.

Ghe pensi mi.

- Sicuro che è fisioterapista? - [Tom] Sì.

Adoro i fisioterapisti.

A Cancun mi chiamavano manos de torciopelo, mano di velluto.

Ah, parla pure spagnolo.

Se mi date Instagram, poi ci sentiamo con calma…

- È pure un bell'uomo. - Fategli aria. Fategli aria.

- Ma se non c'è nessuno. - Fa parte della prassi.

Fatemi fare le cose. Con calma, forza, allora…

- Ora una manovra per la colonna. - Non farmi toccare.

Non è pericoloso?

Una è morta, ma 30 anni fa. Una su mille.

- Al mio tre. - Al tre, al tre.

- Fammi fare questa manovra. Calmo. - No così.

- Uno, due… - No, no!

…e tre.

È andata bene. Poteva andare peggio.

Lo dica a manos de torciopelos.

Se ti muovi durante la manovra, non ti lamentare.

- Il paziente deve avere pazienza. - Ha fatto la manovra?

Ho fatto la manovra.

Allora, le ho dato l'analgesico. Dorma un po'.

Dopodiché si sentirà meglio.

Capito? Ora ti riposi. Quando ti svegli ti senti un altro.

Già gliel'ho detto.

Ma visto che siamo quasi colleghi, rinforzavo la diagnosi.

Ho fatto l'infermiere in Cambogia.

Ah, ha fatto la Cambogia?

- Perché non c'è rimasto? - Ce lo chiediamo tutti.

- Au revoir. - Arrivederci. Anzi, addio.

- [porta che si apre] - Sbaglio o era ironico?

Eh?

- Non capisco l'ironia spicciola. - Che fai?

- Cosa? - Perché sali sul letto?

- Per compagnia. Vuoi stare solo? - Sì, esatto.

- Vado a vedere la TV di là. - Perché di qua?

- Calmo. - Perché di qua? Di là!

[urla di dolore di Gerri]

- Maledetto. - Maledetto mi pare un po' troppo.

[colpi ritmati]

Ma che sta succedendo? Che è questo casino?

[oggetti trascinati]

La poggiamo qua. Qual è il problema?

Beh, ma che succede?

Nonno, guarda.

È una postazione super, c'è anche il subwoofer.

Non usare termini difficili che non capisce più niente.

- Che hai fatto? - Che ho fatto?

È un nuovo PC. Per la dislessia, per aiutarlo.

Ha dei software che aiutano a leggere, a scrivere

e a imparare la storia.

La storia? Quale storia? Quella di Niki Lauda?

Dovrà pur svagarsi o no?

Hai distrutto il mio scivolo per questa specie di sala giochi?

Lo spazio quello era. Abbiamo dovuto scegliere.

Poi, è per aiutarlo. I discorsi stanno a zero, sentiamolo.

Che preferisci? Lo scivolo di nonno, o il PC di nonno?

Eh?

Beh, il PC è per studiare.

Aspetta un momento. Ora basta.

- Perché? - Basta.

- È felice. Lo vedi? - A mio nipote ci penso io.

Non ti capisco.

- [vibrazione del cellulare] - Scusa.

- Senti nonno, lo scivolo… - Pronto?

Sì, sono io. La scuola?

- La scuola? - Eh, vabbè…

Stia calma, sto arrivando. Adesso arrivo.

- Arrivo. - Cosa c'è?

Mia nipote ha avuto un diverbio con una compagna.

Hai una nipote?

- In Cambogia? - Cosa? Giulia.

- Giulia? - La scuola…

Vengo pure io. Andiamo.

Aspettami.

Non capisco perché hanno chiamato te. Io sono il nonno.

- Anche Tom è nostro nonno. - Ma io sono il nonno titolare.

Hai capito? È titolare lui.

Esatto, sono l'amministratore della chat dei nonni.

- Adesso esiste pure una chat? - Altroché se esiste.

Siamo pure sullo zap.

Sulla zappa sta.

Nonno, si dice Whatsapp.

Come si dice, si dice.

Io sono amministratore e tu non ci sei.

Giulia voleva chiamare me.

Secondo me ha trovato bloccato dalla versione aeroplanare.

- State ridendo? - No, chi sta ridendo?

Ecco, vieni. Aspettami qua. Non ti muovere.

- [colpi alla porta] - È permesso?

Siamo qui per Giulia Molinari.

- Prego, accomodatevi. - [Tom] Grazie.

- Chi di voi è il nonno? - [insieme] Io.

- Gli ha dato il mio numero. - Che c'entra? Io li ho cresciuti.

- Ho capito, ma ha chiamato me. - Avevo il telefono spento.

- Sono l'amministratore della chat. - Abbiamo finito? Per favore.

Cosa le è successo?

Mi stava spezzando il collo, dottoressa.

Capisco da chi ha preso Giulia. Siete una famiglia di violenti.

Questa mattina la ragazza si è azzuffata con una compagna.

- Azzuffata? - Sì, è scritto qui sul registro.

"L'afferrava per i capelli,

mentre le colpiva ripetutamente il volto con schiaffi e pugni."

- Schiaffi e pugni? - Sì.

Una curiosità. Schiaffi e pugni.

Presa per i capelli e poi diretti o la classica ganascia?

- Che cos'è? - L'acchiappi da qua e…

Ma no, per favore, lo lasci.

- Ho la vertebra scollata. - Ho capito, ma ti ho fatto male?

Non so se vi rendete conto della gravità.

- Una ragazza che fa una cosa simile… - Ah.

Scusi, ma sta facendo una distinzione di genere.

- È un discorso sessista il suo. - Cosa?

C'è una legge che consente alle donne di menarsi tra di loro

e lei puntualizza "una ragazza". Ci ha tenuto a dirlo.

- Cosa c'entrano i diritti? - Hai sentito, sei testimone.

Capisco perché ha fatto chiamare lei.

Perché è uno che difende i nipoti a prescindere.

Scusi, è stata mia nipote Giulia a chiedere di chiamare lui?

- Sì. - Tu non la difendi, lei chiama me.

- La ragazza è sospesa per tre giorni. - Ci tiene proprio a puntualizzarlo.

- Se ne vada per favore. Vada fuori. - Fai parlare me.

Come le dicevo, sono nella chat dei nonni. Conosco la situazione…

Che gliene frega? Non ti rendi conto…

- Lasciami… Sono stato eletto… - Non le importa. Parliamone…

Uscite di qui!

- È di ricotta. - Uscite da questa stanza, grazie.

Giulia.

Ci parlo io.

- Tutto apposto, eh. - Allora, che ha detto?

Avevo ragione, ce l'ha con te.

- Che le ho fatto? - Come che hai fatto?

La rissa è successa per colpa tua.

Ti ricordi, al luna park, l'hai trascinata via?

- Eh. - Giulia è andata via.

E la sua amica ha baciato il suo fidanzato.

- Il fidanzato? - Sì.

È fidanzata? È una bambina.

- Perché non ti parla? Per quello. - Ma che per quello.

Giulia è fidanzata. Capisci? Non ci credo.

Ci devi credere ed essere felice perché è la natura.

I tuoi cucciolotti crescono.

- Ti ho raccontato che in Malesia… - Questa Malesia…

Non gli voglio sentire gli aneddoti. Chi sei, Sandokan?

È fidanzata. Non sappiamo niente di lui.

Cosa sappiamo?

Non è un problema. Possiamo scoprire tutto,

perché ti ricordo che io e te…

- siamo una squadra. - Non voglio.

- Fallo che porta bene. - No.

Dai.

- Ammazza che puzza. - È una cipolla.

[Tom] Dove vai? Vedo solo alberi.

Ti devi girare. Girati.

- Tu devi puntare più in basso. - No, no, eccoli. Li vedo.

- Vai, vai, a dritta, a dritta. - Sto andando dritto!

A dritta vuol dire a destra, non vuol dire dritto.

- Perché non lo dici? - Si usa dire così. Forza, allora.

- Voglio vedere pure io. - Guarda il tuo.

- È piccolo. - Prendi le misure?

- Grande o piccolo? - Fammi vedere.

Abbassati piano piano. Guarda che sta facendo.

- Che fa con mia nipote? - Che fa. Lo vedo.

- Hai visto? - Lo vedo.

Non toccare mia nipote!

Che fai? No! Guarda che hai combinato?

Oh, ragazzi, ma che è quel coso?

Ma che è? Acchiappalo, tiralo su.

Alzalo!

- Oh! - [versi sorpresi]

Gli ha preso i capelli! È una parrucca!

[voci indistinte]

Non so che succede, vedo dei capelli.

Come se fosse un cespuglio. Bravo. Oddio, va in picchiata.

Oh, torna indietro.

Ci penso io!

È sparito. Ora sei contento, no?

Volevi quello grosso, ora ce l'hai.

Muori bastardo!

Oh, vedi chi c'è.

[risate]

S'è preso la parrucca!

Ora, quello che dobbiamo fare

è cercare fra tutte le sue amicizie attraverso questo aggeggio.

Certo, con questa tecnologia, siamo tutti spiati.

- Ma questa volta ci fa comodo. - Sì.

Fermo!

- Guarda, è lui. - È lui, è lui. Eccolo là.

Axel. Vedi? Axel.

- È straniero. - No, dice è romano.

Romano. Un cantante. Un trapper.

- Un? - Trapper. Trapper.

- Cioè? - Ha un nome d'arte inglese.

Axel FatherKiller.

- Che vuol dire… - Killer.

Assassino del padre. Vabbè…

- Che sorridi? - Vabbè è un assassino.

E fai con la mano così?

Ma no! Questi giocano. Ti pare che è un assassino?

- È un assassino così… - Sicuro?

C'è pure il testo di una canzone. Vediamo.

Allora, ecco qua.

"Baby". È caruccio. È dolce. Baby, baby…

- "Affacciati al balcone…" - Giulietta e Romeo.

"…che ti mostro il mio pitone."

- Non mi piace. Che vuol dire? - È animalista.

- Quale animalista? - Ha un cuore d'oro.

Poi dice, "Esco con te, ma porta pure tua madre…" giustamente.

- Che ci deve fare? - È una cosa romana.

Si dice "fatti una famiglia" e questo se la fa tutta.

È tutta un'interpretazione.

- Sei sicuro? - Parla del padre.

Vedi? Guarda che caruccio.

Come lo esalta, dice: "Ammazza mio padre",

"Ammazza mio padre".

Ma quale ammazza. C'è scritto "Ammazzo mio padre".

Tre volte. "Ammazzo mio padre." È un assassino.

Basta, stai facendo venire l'ansia anche a me.

Scusa, guarda il lato positivo. Esce con la madre, ammazza il padre,

ma gli unici che si salvano siamo noi. I nonni non li nomina.

- Perché non ci conosce. - Perché il pitone sì?

Perché? L'ha ucciso?

Sì, dopo che si è affacciata, sennò che ci fa?

L'avrà buttato di sotto.

Ma si rende conto?

È un maniaco sessuale. Con tendenze omicide.

- Posso dire ciò che penso? Allora… - Però non ti devi sedere.

Questa non è una sedia. È una Savonarola del 1600.

- È preziosissima. - Non è una sedia?

Sì, è una sedia. Si chiama "Savonarola del 1600".

Vabbè, comunque, quello che volevo dire è che…

Non ti devi sedere.

- Sei venuto per sederti? - Sono stanco.

- E che hai fatto? - Consegno tutto il giorno.

Col furgone, mica a piedi.

- Vabbè, allora, però… - Niente, si deve sedere per forza.

In piedi non riesco a ragionare. Comunque non vi dovete preoccupare.

Ma come no? Questo si vuole portare a letto Giulia e sua mamma.

Che sarebbe mia figlia.

Ma che c'entra? Quelle sono cose che nelle canzoni si dicono.

Pure ai tempi vostri, Celentano dava davvero 24.000 baci alla ragazza?

Lo arrestavano.

Oppure i Watussi parlavano nell'orecchio degli elefanti?

Poi all'elefante che gli dici? Che ne sa?

Ma che c'entra? Sono metafore.

Comunque voi, per accaparrarvi i giovani,

dovete entrare nel loro territorio, come vostro consuocero.

Per carità. Non mi parli di quel farabutto.

Da che è entrato nella mia vita, mi ha distrutto.

Non vedo l'ora che se ne vada. Che succede?

Vostro consuocero se ne sta andando adesso.

Eccolo là.

Eccolo là.

- Dove va? - Eh.

Va dalla signorina Vicky. Lo sapevo.

Che cosa ride?

Un po' fa ridere. Voi con le poesie e lui zac!

La smetta con questi gesti.

- Si mangia la polpetta. - Non mi piacciono le polpette.

Tom, veramente, non so come ringraziarti.

Sono tre giorni che aspetto un idraulico.

- Venerdì c'è pure il party. - Neanche per sogno.

Tra l'altro, per tre anni, ho fatto il manutentore

in un resort in Kenya. Meglio non ti poteva andare.

- [Gerri] La casa è da questa parte. - [corriere] Di qua?

Questa è la casa.

Secondo te, perché è andato a casa di Vicky?

A quest'ora che cosa si fa da una signora?

- Vi ho detto di prendervi Instagram. - Cosa ci devo fare? Non lo voglio.

- Saranno in camera da letto? - No.

- Quella è la cantina. - Davvero?

Al primo piano la cantina?

È la camera da letto. È ovvio. È una battuta. Era una battuta.

- Ti sembra il momento? - Sì. Uno si fa due risate.

Io faccio un lavoro serio, ogni tanto voglio pure ridere.

Operi a cuore aperto? Tu porti la posta.

Dunque, fammi solo levare la giacca.

Puoi poggiarla pure là, dietro di te.

Uè, uè, uè, uè. Si sta spogliando.

- Ha pure un bel fisico. - Riesci a vederlo?

Sì, ha le spalle larghe.

- Come fai a vederlo? Non si vede. - Sarà un nuotatore.

- Non si vede, come fa a vedere? - Infatti, fatemi salire là sopra.

- Fatemi la scarpetta. - Sì, i maccaroni.

- La scarpetta con… - No, la scarpetta con la scarpa.

Di dove sei tu? Il piede. Metti il piede.

Si dice "fammi il cavalluccio".

Dove hai messo questo piede?

Vado lavorando, è pieno di fango e pozzanghere.

- E dirmelo prima? - Facciamo l'altro.

Vabbè, ma questo è peggio.

- Cammino con un piede solo? - Che c'è nei campi?

Eh. Mettetevi così.

- Che vuoi fare? - Ma no, per amore di Vicky.

- Volevo mettermi sopra. - Mi fa male la schiena.

- Eh, vabbè. Ah, c'è una siepe. - [Gerri] Vai, vai.

- [corriere] Aiutatemi qua. Piano, piano. - [Gerri] Vai, vai.

[tonfo e urlo]

Mettete la mano sotto al piede? Ma pure voi.

- Mi servirebbe un pappagallo. - Un pappagallo?

- La chiave per… - Ah! Sì!

- Pensavi l'animale? - Sì.

[versi]

- Che succede? - Qua si vede benissimo.

- Fammi salire. - [corriere] Ci vogliono i popcorn.

- Fammi salire. - Meglio di no. Vi racconto tutto.

- [Gerri] Che fanno? - Si avvinghiano.

[Gerri] Madonna che schifo.

Che braccia lunghe che ha vostro consuocero.

Faceva tanto la santarellina.

- Sembra un polipo. Mamma mia. - [Gerri] Quello è un polipo.

Qua sotto?

- Sì, sì. - Vediamo un po'.

Oplà, oplà.

- Eccolo qua. - Ma sei sicuro, Tom?

- Posso chiamare l'idraulico. - Ma che!

Sei fortunata. Questo è proprio il rubinetto di cui sono esperto.

[urlo di Vicky]

Oddio. Che è successo?

È meglio che non ve lo dico. Tanto non vi piacciono le polpette.

[corriere] Non mi fate scendere. Voglio guardare. No, non salite.

Oh!

- Che ci fai? Mi hai messo paura. - Io ho messo paura a te?

Certo, stai seduto lì all'ombra come un maniaco.

Stai a vedere che adesso tra noi due il maniaco sarei io.

Non ho detto che lo sei. Solo che stai seduto come un maniaco.

E che ne sai tu come si siede un maniaco?

È un modo di dire. Che ne so.

- È un modo di dire. - Io ti ho capito.

Ha ragione tuo figlio quando dice che sei una persona subdola.

E pericolosa.

Ernesto dice questo di me?

So qual è il tuo gioco, ma questo è il mio territorio

e tu non verrai qui a cacciare le mie polpette.

Le polpette si mangiano, non si cacciano.

Hai capito bene cosa intendo.

So cosa hai fatto stasera con Vicky. E avrà delle conseguenze.

Senti un po', vieni un po' qua te.

Tu fai tanto il buono. L'amico di tutti, il nonno perfetto.

Ma non ami nessuno, ecco la verità.

Se gli altri non sono come dici te non vanno bene.

E ti dirò un'altra cosa,

Tom Ryder non si fa dire da nessuno dove deve cacciare le polpette.

Hai capito? Perché sono io che ho capito te.

Ecco.

Io direi a Lisi diamole un po' di cacao, no?

Così risolviamo. Ecco fatto.

- Tieni, Lisi. - [Gerri] Bella raga, come butta?

- Ma come ti sei conciato? - Perché?

- Che fico! - Grazie.

E la vestaglia a righe?

Scialla fratellì, quella è roba da boomer.

♪ Io mi skippo un'arancia Bevo latte di soia ♪

♪ E con un po' di cioccolato Raggiungo la gioia, fratè, fratè ♪

Nonno, ma che fai?

È un po' di trap. Il trap la mattina mi dà la carica.

Conosci la trap?

Sono trapparo da quando sono nato. Perché ti meravigli?

- Fino a ieri ascoltavi Morandi. - Gianni non si tocca.

Ragazzi, però è lodevole che nonno per cercare di impressionarvi,

si sia imparato due frasette a memoria.

- Madonna, come sei cringe. - Forse, ma tu non conosci Fedez.

Fedez, al secolo Federico Leonardo Lucia,

nato a Milano nel 1989.

Primo album "Pat e Cake".

Non lanciarmi challenge, bro,

che io ci metto un secondo a blastarti, yo.

E che mi dici di Blanco?

Che ti dico di Blanco?

Blanco, nome d'arte di Riccardo Fabbriconi,

salito alla ribalta nel 2021…

…con il brano "Mi fai impazzire".

Poi, con "Blu Celeste", prende tre, dico ben tre, dischi di platino.

- Wow. - Nonno sei un mito.

Beh, in effetti non credevo.

Adesso baby, non vi voglio accannare ma dobbiamo andare,

e Giulia si deve ancora acchittare.

No, no, no, aspetta un attimo. Mica te la cavi così.

Sfera Ebbasta.

Mi fai ridere.

Vuole sapere Sfera Ebbasta, vuole sapere.

- Sfera Ebbasta? - Sfera e basta? È l'ultimo?

Sfera Ebbasta!

Eccolo qua, trovato. Pseudonimo di…

Pseudonimo di…

Pseudonimo di?

Pseudonimo…

[gracchiare di radio]

Oh, Madonna mia!

Oh Madonna mia!

Eccomi, eccomi.

Qual è la sua canzone più famosa?

- Canzone più famosa… - Vi prego non mi mettete la multa.

"Vi prego non mi mettete la multa."

Era come diceva nonno Tom. Hai imparato due frasi a memoria.

Se permetti, bro, mi vado ad acchittare.

Che vi avevo detto? Bro…

Yo.

Allora, se il lato del quadrato misura 90 metri,

quanto misurerà l'area?

Chi mi aiuta a risolvere il problema?

L'Asia, l'Europa, l'Africa…

- Marco, ci aiuti tu? - Ehm, non si può proprio evitare?

- [risate] - Temo di no.

Allora, dopo aver letto attentamente questo problema,

tu che cosa faresti?

Cosa farei io? La ricreazione.

[maestra] Silenzio!

Non ridete!

Basta!

A scanso di equivoci, avete altri nipoti?

Loretta che fa l'asilo. L'anno prossimo va in prima.

Spero vivamente valuterete qualche altro istituto.

Possiamo sapere cosa ha fatto Marco?

- Sì, è scritto qui, guardi. - Scrive tutto.

"L'alunno si rifiuta di rispondere

e dileggia la maestra facendo ridere tutti i compagni."

Capisci? Io so chi gli ha insegnato certe cose.

Vabbè, Marco ha un piccolo problema di dislessia.

Ecco. Lui non ama… Ha paura di essere giudicato.

Marco non ha nessun problema.

- Ne abbiamo già discusso… - Appunto. Ne parlo in modo…

Silenzio!

Marco ha dichiarato che la scuola non serve a niente.

- Sì, giusto. - Marco?

Come giusto? È sbagliato.

Sostiene che la scuola non gli serve perché farà il gamer professionista.

Ma che cos'è?

Se ho capito bene, è uno che passa la giornata a giocare ai videogiochi.

- Che lavoro è? - Non è un lavoro.

Sapete tutto… Scusate se interrompo. Sapete tutto voi.

Non sapete niente. Abbiate pazienza.

Per vostra norma e regola, un gamer guadagna milioni all'anno.

Ti sembra un bell'esempio per un bambino?

- Qual è un bell'esempio? - Sacrifici…

Un posto pubblico, pochi spiccioli al mese…

Mi scusi, ma sta indicando me?

Eh?

Io ho sempre guadagnato lavorando onestamente, non come certa gente…

Di nuovo indichiamo me?

Perché io non me li sono guadagnati onestamente?

Applaudivo la categoria…

- Ah, lei dileggia? - Sì…

- Dileggia? - No, di Napoli.

Mi sta prendendo in giro?

Dileggia un giorno sì e un giorno no. L'ha pure indicata ora.

- Andatevene. - Volevo dire…

- Andate fuori. - Se ci fa…

Fuori!

- Sta indicando a due mani ora. - Chiedo scusa.

Non mi fate…

È colpa tua. Hai messo in mezzo gli statali.

Ho detto che guadagnano poco, tu che non fanno niente.

- L'hai indicata. - No, tu. Ti sei girato col corpo.

Ho fatto così con la mano perché mi hai indicato.

- Hai il vizio di indicare. - Come te.

- Col tuo dito lungo. - Lascia stare la lunghezza.

Se bocciano Marco è colpa tua.

- Pure? - Se mi bocciano, non mi importa.

Bravo, così si dice.

Basta, ora si fa come dico io.

Nonno, nonno, vieni.

Nonno Adolf sta smontando tutto.

E dai, nonno!

Ecco fatto.

Cosa fai? Che bisogno c'era?

È tutta colpa tua.

Guarda che quel PC può essergli utile.

- Per? - Risolvere i suoi problemi.

Basta con questi problemi. Non ne ha, è intelligente.

Anzi, è super intelligente, deve solo impegnarsi.

Ho capito.

Leggi questo.

Leggi se ci riesci.

È all'incontrario.

- Vabbè… - No così.

Leggi così.

Così.

Lo capisci adesso?

Lascia stare. Lui non capirà mai.

Marco?

Marco?

[Tom] Buone, dovete stare buone. Una per una vi faccio tutte.

[donna] Io, io, io, io. Ho capito, dovete stare calme.

- Una per volte, vi faccio tutte. - No, adesso tocca a me signore.

Io come mi dovrei chiamare?

Calma, devo cliccare, ve l'ho spiegato.

Allora, vediamo un po'. Genoveffa!

No, non mi piace Genoveffa. Ma che nome!

Matilde, Matilde. Guarda che Matilde non è male.

Non lo sottovaluterei.

Ragazze, tutto ok?

Dove lo hai tirato fuori questo simpaticone?

Perché non ce l'hai mai presentato?

Lo ha fatto lei?

È una parola grossa, ma la ricetta è mia.

La voglio anch'io.

Eh no, è un segreto. È un segreto, non dico niente.

È un segreto. Nipotini?

Venite, vi presento queste belle signore.

Ecco i miei nipotini, belli.

Guardate che belli.

Allora, facciamo le presentazioni.

Questa è la maggiore.

Lei è la maggiore.

Non è possibile.

In una settimana, ha distrutto il mio rapporto coi ragazzi.

- Incredibile. - È incredibile.

No, il pollo è incredibile. Buonissimo.

L'ha fatto vostro consuocero.

- Fajitas, una cosa sudamericana. - Stai parlando del pollo?

Io le faccio una confidenza,

lei parla del pollo, cosa vuole mi importi.

Guardi come ridono i bambini alle sue battute.

Lo fanno apposta, su ordine della mamma.

- Lo facevano anche con me. - Non credo.

Eh?

- Non credo che… - Non parli col boccone in bocca.

…che fanno finta con lui. Si vede che si divertono davvero.

Dici?

È una cosa di pelle. Di pelle di pollo.

Un'altra volta col pollo?

Dico, lo mangia il pollo? Se non lo mangia, lo mangio io.

Prendi tutto il pollo. Affogati.

Ragazzi, un attimo di attenzione prego.

Oggi tra noi, c'è una persona speciale.

Il mio amico Tom.

- Vieni, vieni pure, Tom. - Grazie, ma mi metti in difficoltà.

Dovete sapere che questo bel giovanotto

ha fatto tanti lavori nella vita,

ed è stato un musicista in Argentina, molto acclamato.

- Vabbè. - Per cui ciò che ti chiedo oggi…

- è di intonarci qualcosa. - Sono in difficoltà.

Non ero preparato, sono timido.

Dai, dai, incoraggiamolo tutti. Tom!

[in coro] Tom!

Se l'avessi saputo, mi sarei preparato qualche cosa.

Così, non ho neanche lo strumento.

Oh, oh, aspetta però, aspetta. Ora che mi viene in mente, forse…

- Forse… - Ah!

È una cosa piccola, che parla d'amore, scritta tanti anni fa.

- Ora suona. - Eh, ci mancava.

Tutto sa fare, c'è da dire.

Ma tutto cosa. Manco lo conosce. Tutto… Che altro sa fare?

[musica dall'armonica]

Bravissimo.

- Che poesia, eh. - Mamma mia.

- [Gerri] C'ho i brividi. - [corriere] La palla d'oca.

La palla d'oca?

[applausi]

Bravo!

- Scusate un attimo. - Che c'è?

- Bravo! Bravissimo! - Ma bravo cosa?

- Bravo cosa? - Bravo!

Ma ha suonato malissimo.

Eh, però è alto, eh.

- Che c'azzecca? - Altezza mezza bellezza.

Poi se devi prendere una cosa la prendi.

- Grazie. - Ne valeva la pena.

- Ne valeva la pena. Grazie. - Bravo!

Mi raccomando non mangiate troppo che c'è la brace.

- Ah, pure la brace. - Adoro la brace.

I piaceri della carne.

Non la faccio io, se ne occupa nonno Gerri. Gerri!

- Che strilli? - Prepara la carbonella.

- Vuole i piaceri della carne. - Quale carbonella?

Il barbecue. Hai detto che ci pensavi te?

No, io? Quando mai?

Eh sì, lui ha fatto il pollo e lei la carbonella.

Non si metta in mezzo. Che ne sa?

A parte che lui il pollo non l'ha fatto,

ha solo dato una ricetta, tra l'altro trovata su Internet.

- Che succede? - Che si è scordato la carbonella.

È che, purtroppo, a una certa età o ti prende la testa o le gambe.

A lui ha preso la testa.

- Ordineremo su Internet. Pazienza. - Nient'affatto.

La vado a prendere io la carbonella.

- [Gerri] Basta con questo Internet. - Perché si incazza?

- È nervoso. - Ammazza se è nervoso.

Forse odia i polli.

[voci indistinte]

- Ho portato la carbonella. - Non serve, ho preso legni veri.

Tutta un'altra storia. Senti il profumo, sarà faggio.

- Faggio? - Sì.

Dove l'hai preso?

- In garage. Era pieno di legni. - Nel mio garage?

- Nel mio garage? - Anche nel mio.

- Lo sai cos'è quel faggio? - L'hamburger è ottimo.

- Complimenti, Tom. - Ti piace?

Lo sai che ti stai mangiando? Una Savonarola del XVII secolo.

- T'affogà! - Ehi!

- Calmo. - Guardate che bel…

State attento! Al fuoco! Al fuoco!

[Gerri] No, no, no!

- [uomo] Mamma mia, oddio la sangria! - [donna] No!

Ma che state facendo?

- Che è successo? - Ho capito tutto.

Dice "Al fuoco!"

- Ho capito tutto. - Cosa?

Voi due. Contro di me.

Vi siete messi contro di me.

- [Vicky] Ma che dici, Gerri? - Non fare finta di niente.

Vi abbiamo visti l'altra notte a casa tua. Diglielo.

Metto altro pollo?

Ma che hai visto?

Gerri, vattene, per favore.

Vattene!

Questa è roba mia.

Non vi preoccupate.

Guarda tu, guarda che situazione. Che situazione.

Mi dispiace che dovete dormire sul divano.

Vi volete mettere sul letto mio?

Ci mancherebbe. Già sei stato così gentile. Grazie.

- Sicuro? - Va benissimo così.

Non fate così.

Tutto si aggiusta.

Grazie.

È successa una cosa simile a mio fratello, coi figli.

- Sì? - Quando si è separato con la moglie.

Ah, si è separato.

Sì perché la moglie si mise con un altro uomo.

E questo qua ovviamente andava a casa sua.

I figli si affezionarono al nuovo papà.

I rapporti con mio fratello si fecero più freddi. Non so se capisce.

Come con me quando è arrivato Tom e i ragazzi si sono affezionati.

Ah!

E poi?

Che cosa?

Come che cosa? Come è finita? Diceva suo fratello, coi figli…

Ah, vabbè mio fratello ebbe un'idea geniale.

- Sì? - Scrisse a C'è Posta per Te.

- La trasmissione? - Sì.

- E ha risolto? - No.

Ma lei sorride come se avesse risolto.

I figli non vollero aprire la busta. Fu una puntata terribile.

- Che crudeltà! - Mio fratello piangeva in diretta.

- Una roba… - Mamma mia.

Poi sa qual è la cosa bella?

Da lì in poi andò sempre peggio.

Questa è la cosa bella?

Sì, perché adesso non solo non si parlano più,

mio fratello gli deve 1500 euro al mese,

e quello là si pappa la casa, i figli e pure la moglie.

- Zazazazan! - Suo fratello è vivo?

- È vivo, sì. Ogni viene qua pure. - Sul divano?

Eh, certo. A piangere.

Quando volete ho un sacco di parenti e storie finite male. Ve le racconto.

È stato bello parlare di suo fratello.

- Non approfondiamo. - Va bene, allora io vado a letto.

Anche perché è più comodo, il divano per la schiena è terribile.

È proprio tutto scassato.

Non me lo dica.

Ci stanno pure quei cosi là sopra. Quelli che saltano.

Le pulci?

- No. - Le zecche?

- Gli acari? - Bravo.

Vabbè, gli acari non saltano.

- Buonanotte. - Buonanotte.

Effettivamente…

Questa puzza che è?

Ma avete un cane?

- È morto. - Sul divano?

[musica ad alto volume]

[voci coperte dalla musica]

- Si può sapere che succede? - Ho invitato qualche amico.

Lo vedo.

- Non vi pare un po' tardi? - Scialla, zì. Fatti una birretta.

[risate]

Ti ricordo che sopra ci stanno due ragazzini che dormono.

Embè?

Vabbè, traslochiamo. Andiamo a fare un giro in piazza.

- No, no. Dove vai tu? - Hai sentito? In piazza.

Sono le 23:00.

Nonno, non rompere.

Signorina, non mi piace per niente che mi parli in questo modo.

A quest'ora non si va da nessuna parte. Fatemi una cortesia, su.

- Pure questo è un rompicoglioni. - Davvero.

Non hai fatto il padre,

non ti sei fatto vedere per 15 anni e ora dici a me cosa devo fare?

Vabbè Giulia, lascia perdere tanto vado a casa anche io.

- Buonasera. - Vabbè ragazzi, andiamo.

Bella, bro.

- Bella, zì. - Bello, fra.

- Bella, lè. - Bello, cugì.

- Bella. - Salutami a soreta.

[porta che si chiude]

- Senti, mi dispiace… - Sai cosa penso io?

Che non ti dispiace affatto.

- Lo sapevi, di' la verità. - Cosa?

Che era il mobile di nonno Gerri. Lo hai preso apposta.

È così.

Che fatica, mamma mia.

[porta che sbatte]

- Nonno, svegliati. - Nonno, svegliati.

- Va bene, va bene. - Nonno, svegliati.

- Buoni, che ore sono? - Sono le 7:30.

La colazione non è pronta e dobbiamo andare in bici.

Quante cose dobbiamo fare.

Il sabato ci andiamo sempre con nonno Gerri.

Ora che lo hai cacciato, Lisi dice che tocca a te.

- Io non ho cacciato nessuno. - Non l'ho detto io, ma Lisi.

Vabbè, buonanotte.

- No! - No!

- Andiamo! - Andiamo!

Eccole, guarda che meraviglia.

Io so andare con una rotella sola.

Questa è tua e quella di Marco. Io uso quella di papà.

- La prendo. - Quella è di nonno Gerri.

Papà non ce l'ha, non ci sa andare.

- Che vuol dire? - Eh, sì.

Tu non glielo hai mai insegnato.

Non gliel'ho insegnato.

Nonno, mi aiuti a mettere Lisi sul seggiolino per favore?

- Nonno, mi aiuti? - Sì, sì, sì.

- Lisi starà qua, giusto? - Sta là.

Sta qua. Eccola.

- [versi di sforzo] - Eccola qua.

Comoda, comoda, dai.

Allora, adesso nonno ti tiene.

Vai. Ti tengo?

Non mi devi tenere, mi devi dire "Non ce la fai, non ce la fai".

- Cosa? - È una cosa che fa nonno Gerri.

Tu dici "Non ce la fai" così lei si impegna di più.

Va bene, basta saperlo.

Non ce la fai. Non ce la fai.

Dai, forza che non ce la fai. Tanto non ce la fai.

Ce la faccio, guarda. Ce la faccio.

Nonno, la mia ha una ruota sgonfia.

Qual è il problema?

Ora nonno cerca una pompa, da qualche parte ci starà.

Non so dov'è. Di solito ci pensa nonno Gerri.

Vogliamo disturbarlo per questo? C'è nonno Tom, ci penso io.

- Cerchiamo un gonfiatore. Ci sarà… - [Loretta] Nonno, guarda. Ce la faccio!

- [urlo di Loretta] - Oddio, che è successo?

- È caduta! - [Tom] Amore.

- Stai bene, ti sei fatta male? - Lisi è caduta.

- Ti sei fatta male? - Non io, Lisi!

- Dove sta? Dimmi dov'è. - Qua!

Guardala, non respira!

- Tu la vedi? Prima la vedevi. - Che ne so?

- Non respira più! Fai qualcosa! - Loretta.

- Tutto bene? - Dice che Lisi non respira.

[Loretta] Fai qualcosa!

- Va tutto bene? - No, non va tutto bene.

- Va tutto male! Non respira più! - Tutto male.

- Ma chi è Lisi? - Che ne so io!

- Chiamate un dottore! - Dove?

- Ma che facciamo? - Mi sto sentendo male io, buona.

Guardate, c'è nonno Gerri!

Nonno Gerri!

- [clacson] - Nonno Gerri!

Lisi non respira, non sappiamo cosa fare.

Ci penso io. Lasciate fare a me!

Ti prego, nonno Gerri, salvala.

Non ti preoccupare.

Spostati. E uno… e due… e tre.

E uno, e due, e tre.

Forza, respira.

Respira.

Respira.

Non la vedi? Guarda come batte il pettino.

Ecco, a posto. Lisi è salva.

- Lisi è salva. - Bravo.

Grazie, nonno Gerri, l'hai salvata.

Bravo.

Bravo.

Meno male che c'eri te, non sapevo più che fare.

Ma figurati.

Hai ragione te, sei tu il titolare.

Volevo recuperare il tempo perduto…

ma per me è tardi ormai.

Sei mesi fa, ho avuto un infarto.

Davvero?

Non l'ho detto a nessuno. Mi hanno riacchiappato per i capelli.

Tre mesi ricoverato. Tre mesi.

Vicino a me c'era Pablito, un vecchietto simpatico.

I nipotini venivano tutti i giorni. Erano carucci, belli, simpatici.

È per questo che hai deciso di tornare?

Sono stato un padre terrificante.

Quando è nato Ernesto, avevo 17 anni. Scappai, avevo paura.

Sono stato vigliacco. Ho perso tutto. Mi sono perso figlio, nipoti, tutto.

Ora hai il tempo per recuperare, no?

Ehi!

Siamo una squadra, no?

Non mi merito un posto in questa squadra.

Non me lo merito.

Sai che ti dico?

Alla fine sbagliamo tutti coi figli.

E pure con i nipoti. Guarda me.

Non mi neanche accorto del disagio di Marco.

Hai ragione tu.

Sono stato troppo prepotente, ho sempre preteso

da tutti che facessero le cose a modo mio.

Sono stato un po' Adolf.

Ehi!

Siamo una squadra?

E dai!

Guarda chi c'è.

[Gerri] Bambini, venite, sono tornati mamma e papà.

- [Loretta] È arrivata mamma!! - [Marco] È tornato papà!

- Ciao! - Ciao!

- Com'è andato il viaggio? - Bene, grazie.

- Sei stanco? - Sì, un po'.

- Un bagno caldo? - Non importa.

- Sicuro? - Sì.

- Bentornati. - Amore di papà, ciao.

- Ciao! - Giulia?

Giulia è in camera sua, sta studiando.

- Mia figlia? - È tutto il giorno, si è messa lì…

Non ci credo.

Ti stupisci? Con una squadra come noi…

Non ci crede…

Giulia?

Cosa vuol dire non ne avete la minima idea?

Avete fatto una cosa gravissima.

[insieme] Papà!

Ce l'ha con te.

- Io non c'ero. - Come non c'eri?

Abbiamo litigato. Ho dormito fuori.

- L'ho lasciata con Tom. - Papà?

- Ho litigato. - Già l'ha detto lui.

Ho litigato con Giulia.

Che vuol dire?

Ha portato degli amici e mi sono arrabbiato.

Hai lasciato che portasse amici?

- Dovevi controllarla. - E tu esserci.

Meno male che erano una squadra.

- Gira sempre la frittata. - È la verità.

- È irraggiungibile. Che facciamo? - Stiamo calmi, per favore.

Cerchiamo di stare calmi e ragionare. Dove potrebbe essere?

Axel FatherKiller!

- Eh? - È il fidanzato.

Giulia ha un fidanzato?

No, ma sono cuccioli che devono crescere.

I tigrotti devi dire, sennò non si capisce…

I cuccioli, i tigrotti… Detta così…

Ma è tutto a posto, perché hanno litigato

perché lui ha baciato l'amica di lei.

- Poi hanno fatto pace, però. - Lei le ha dato moltissimi schiaffi.

L'ha pagata cara.

- Ha preso a pugni una ragazza? - Pure lui ha detto "ragazza".

- Non si dice. È una discriminazione. - Basta!

Dove troviamo Axel come si chiama?

- FatherKiller. Assassino del padre. - Nome d'arte.

Sta con un assassino?

È un modo di dire. È la stessa cosa di Celentano.

- Mica ha dato 24.000 baci al pitone. - Era uno, mica 24.000.

- Dove stavano? Arriva, l'ammazza… - È morto. Si è buttato dal balcone.

Papà, un numero di telefono, un indirizzo, dove lo troviamo?

Io lo so, sta a Tor Bella.

- Dove? - A ma', a Tor Bella Monaca.

- Ma come parli tu? - Soprattutto, come lo sapete?

Lo dice sulla sua canzone.

♪ Sono nato a Tor Bella Mi manca qualche rotella ♪

♪ Se dici che non ti piaccio Allora sai cosa faccio? ♪

[insieme] ♪ Ammazzo mio padre Ammazzo mio padre, ammazzo mio padre, yo ♪

Ma chi sono questi due?

E chi ve l'ha insegnata?

Papà, gira qui.

Scusate, ragazzi.

Conoscete un certo Axel?

- Axel? - Axel?

FatherKiller.

Ah, Axel FatherKiller, quello che fa la trap.

Guarda un po' là, mi pare che quello è il padre.

Quello che butta l'immondizia.

Si muove, buon segno. Vuol dire che è vivo.

Il pitone no però.

[suona "Reppin' The Chi" di The Trak Kartel]

Chiedo scusa.

Nostra nipote Giulia Molinari è qui?

Qui? Questo è l'umido.

Vedi che indichi sbagliato sempre?

Qui nel palazzo! È lui che indica.

- Ha il dito lungo. - Ha il vizio di indicare.

Papà, per favore. Cerchiamo nostra figlia.

- Eh, e da me che volete? - Nostra figlia sta con suo figlio.

Se sa dov'è suo figlio, magari sono insieme.

- Sa almeno dov'è suo figlio? - Certo!

Calma. Certo che so dov'è. Io! Io lo so, voi non lo sapete.

Non capisco perché sta sulla difensiva.

Mi accusa di non sapere dove sta mio figlio,

quando siete voi che cercate la vostra.

Se suo figlio si fa chiamare FatherKiller,

forse lei non è il padre dell'anno.

Ancora con questa storia? Lo psicologo dice

che lo fa per dimostrarmi che mi vuole bene con la canzone.

Le vuole tanto bene da volerla ammazzare col pitone.

È la canzone che è così.

Non è che i Watussi parlavano nelle orecchie degli elefanti.

Pure lei con questi Watussi. Ma si sa cosa sussurravano?

Sa dove sta il ragazzo sì o no?

Certo che so dove sta a quest'ora. A casa a fare i compiti.

- Vediamo. - Andiamo.

- Posi l'umido. - Butto e vengo.

Non indicare l'umido.

Ancora? Andiamo, andiamo.

Axel, questi signori ti vogliono…

- Dov'è andato? - Qui non c'è nessuno.

Stava qui a fare i compiti.

Mi scusi, quindi non sa dov'è suo figlio?

Perché lei sa dove sta la sua?

- Almeno la sto cercando. - Idea! Vediamo i cellulari.

Avranno messo una storia su Instagram.

Giusto, giusto…

- Ecco, mi ha bloccato. - Meno male che le vuole bene.

- Giulia mi ha bloccato. - Anche a me.

Io non riesco a sbloccare il cellulare.

- Lasciate stare, ci penso io. - Perché non ti ha bloccata?

Mi ha bloccato, ma la seguo anche con un profilo falso.

Mia figlia è intelligente. Senza offesa.

Guardate, guardate. Allora…

Sembra un locale o qualcosa del genere.

- C'è la localizzazione? - Non vedo.

- No. Papà non si può… - Guardate. Sono qui.

Stava sulla scrivania.

Mostro.

Non ti impressionare, sarà quello che vanno a vedere.

[canta "Da paura" di 2nd Roof e Mostro]

Scusate, dobbiamo entrare. C'è mia nipote dentro.

- Mi spiace, il locale è full. - Ci penso io.

Scherziamo? Sono il padre di Axel FatherKiller.

E chi se ne frega.

Un successone, complimenti. Bravo, grazie.

- Dice che è full. - Dice che è full.

[canta "Da paura" di 2nd Roof e Mostro]

[colpi alla porta]

Ma che hanno bussato?

- Boh. - E vai a vedere, no? Dai.

[sospiro]

Piccolina, che ci fai qui?

- Voglio la mia mamma. - Aspettami un attimo.

Vieni a vedere. C'è una ragazzina fuori.

- Eh? - Vieni, dai.

- Vieni a vedere, corri. - Un attimo, con calma.

- Piccolina. - Amore.

- Ehi. - Che succede?

Dove sta la mamma? Dimmelo un po'.

[canta "Da paura" di 2nd Roof e Mostro]

Chiedo scusa, scusate per l'interruzione.

- Oddio. - Che ci fanno qua?

- Stiamo cercando mia nipote. - E anche mio figlio.

Axel FatherKiller, lo conoscete?

- [risate] - Lo uccido.

Non hai capito che non lo conosce nessuno?

- Scusi, eh… - Amore?

- Scusi. - Sei qui?

Scusate, io stavo facendo un concerto.

Scusi l'interruzione, ma non riusciamo a trovare mia nipote.

- In che senso non la trovate? - È scappata da casa. Per colpa mia.

No, colpa mia.

No, io l'ho messa in imbarazzo davanti agli amici.

- Sono stato cringe. - Sono stato più cringe io.

Credetemi, voglio talmente bene a mia nipote e alla mia famiglia

che pretendo che facciano ciò che dico, che mangino ciò che dico

e che ridano alle mie battute.

- Sono insopportabile. - A me piacciono.

- Grazie, tesoro. - Lui c'è sempre.

Sta in tutte le fotografie, risolve i problemi,

ed è presidente della chat dei nonni.

- [risate] - Amministratore, c'è una bella…

Scusi, signor Mostro,

come ha capito non siamo una famiglia molto normale.

- Si vede. - Signora?

È vostra questa bambina?

- Sì, sì, grazie. - Vai, bella.

Papà, ci vuole tanto? Lisi vuole andare a casa.

E adesso chi è Lisi?

- È una sua amica… - Sta qua ma non si vede.

È marziana, la vede solo lei. L'ho detto, non siamo normali.

Signor Mostro, senza offesa, continui pure il concerto.

Quando vi pare. Grazie.

Fuori!

Mamma!

Amore!

Bello di papà!

[risate]

- Guarda che bel gesto che fa. - Quella è una reazione emotiva.

Allora? Che ne pensi di Axel? È carino, no?

Sì.

Papà, Lisi vuole andare a casa.

Amore, ci stiamo tornando. In macchina.

Non a casa nostra, a casa sua.

[Gerri] Lisi sta per andare, sta per partire…

Ecco, sta per andare…

Ecco qua.

- Lasciamo? - Mi sa che ci siamo.

Vai.

Eccola.

Ciao!

[Gerri] La verità è che cresciamo i nipoti per prepararli alla vita,

ma poi siamo noi a non essere pronti a lasciarli andare.

Gli insegniamo a camminare,

e non troviamo il coraggio di lasciarli volare.

Che poi, volendo, sarebbe tutto così semplice.

Basterebbe salutarli da lontano,

augurandogli tutta la felicità del mondo.

Perché dobbiamo farlo? Non me la sento.

I bambini mi guardano, mi vergogno.

Ma che ci vuole? Cosa ci vuole? Basta dire "Non ce la fai".

- Non ce la fai. - Non ce la faccio.

- Io devo dirlo, tu devi dire? - Ce la faccio.

Forza, al tre. Uno, due, tre, vai.

- Non ce la fai. - Ce la faccio.

- Ti dico non ce la fai. - [Ernesto] Ce la faccio.

Ce la faccio!

[urlo di Ernesto]

- Non ce l'ha fatta. - Eri troppo convincente.

Si fa da ragazzini, ora è grande. Ha voluto fare per forza questa cosa.

Ciao, ragazzi. Lui è Andrea, il maestro di pilates.

Ah, il fisioterapista. Come va la schiena?

- No, più che altro il collo. - Vabbè il collo, a una certa età…

Vieni, ti presento Federica.

E questo?

Nessuno viene a cacciare polpette nel nostro giardino.

[Tom] Grande!

- [Tom] Che bella tavola. - [Gerri] Ci siamo anche noi. Eccoci.

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