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Original subtitles

C 'era una volta un re.

No, ragazzi, avete sbagliato.

C 'era una volta un pezzo di

legno.

Questo legno è capitato a tempo.

Voglio servirmene per fare una gamba di tavolino.

Non mi picchiare tanto forte!

Ho capito.

Si vede che quella vocina me la sono figurata io.

Rimettiamoci a lavorare.

Ma di dove sarà uscita questa vocina che ha detto oi?

Eppure qui non c 'è anima viva che sia per caso questo

pezzo di legno che abbia imparato a piangere e a lamentarsi

come un bambino. Io non ci posso credere. O dunque che

ci sia nascosto dentro.

se c 'è nascosto qualcuno tanto peggio per lui

ora l 'accomodo io ho capito si vede che

quella vocina me la sono figurata io rimettiamoci

a lavorare

Passate pure.

Buongiorno, Mastro Antonio.

Che cosa fate costi per terra?

Insegno l 'abbaco alle formiche.

Buon provi faccia. Chi vi ha portato da me, compar Geppetto?

Le gambe, sappiate, Mastro Antonio, che son venuto da voi per chiedervi un

favore. Eccomi qui pronto a servirvi.

Stamani mi è piovuta nel cervello.

Un 'idea, sentiamola. Ho pensato di fabbricarmi da me

un bel burattino di legno, ma un burattino meraviglioso

che sappia ballare, tirare di scherma e fare i salti mortali. Con

questo burattino voglio girare il mondo per buscarmi un tozzo di pane e un

bicchiere di vino.

Che ve ne pare?

Bravo, Polendina! Perché mi offendete?

Ma chi vi offende?

Mi avete detto Polendina!

Vi giuro che non sono stato io!

Sto un po' a vedere che sarò stato io! Io dico ma siete stato voi!

No! Sì!

No! Sì!

Dunque, compadre Geppetto, qual è il piacere che volete da me?

Vorrei un po' di legno per fabbricare il mio burattino.

Me lo date?

E con questo bel garbo, Mastrantonio, che voi regalate la vostra roba,

mi avete quasi azzoppito! Vi giuro che non sono stato io!

Allora sarò stato io! La colpa è tutta di questo legno! Lo so che è del legno,

ma siete stati voi che me l 'avete tirato nelle gambe! Io non ve l 'ho

busardo! Giappetto, non mi offendete, se no vi chiamo Polendina!

Asino! Polendina!

Somaro Polendina, brutto simietto Polendina!

Se il nome gli metterò!

Lo voglio chiamare Pinocchio.

Questo nome gli porterà fortuna.

Occhiacci di legno, perché mi guardate?

Smetti di ridere, smetti di ridere, ti ripeto.

Pinocchio. Rendimi subito la mia parrucca.

Birba d 'un figliuolo, non sei ancora finito di fare e già

cominci a mancare di rispetto a tuo padre.

Male, ragazzo mio, male.

Me lo merito, dovevo pensarci prima,

ormai è tardi.

Sottiglialo! Siglialo!

Chi è che mi chiama?

Sono io.

Dimmi, Grillo, e tu chi sei?

Io sono il Grillo Parlante e abito in questa stanza da più

di cent 'anni.

Oggi però questa stanza è mia e se vuoi farmi un vero piacere vattene subito

senza nemmeno voltarti indietro.

Io non me ne andrò di qui.

Finché non ti avrò detto una gran verità.

Dimmela e spicciati!

A quei ragazzi che si ribellano ai loro

genitori e che abbandonano capricciosamente la casa paterna non

avranno mai bene in questo mondo e prima o poi dovranno

pentirlo spene amaramente.

Canta pure, grillo mio, come ti pare e piace, ma io so che domani all 'alba

voglio andarmene di qui, perché se rimango qui avverrà a me quel che

tutti gli altri ragazzi, vale a dire mi manderanno a scuola e per amore o per

forza mi toccherà studiare, io a dirtela in confidenza di studiare non ne ho

punto voglia, mi diverto più a correre dietro alle farfalle.

a salire sull 'albero e a prendere gli uccellini di nido.

Povero grullorello, ma non sai che facendo

così diventerai da grande un bellissimo

assomaro e che tutti si piglieranno gioco di

te.

Chiedati, grigliaccio del malaugurio.

scuola perché non impari almeno un mestiere

tanto da guadagnarti onestamente un pezzo di pane

vuoi che te lo dica fra tutti i mestieri del mondo non c 'è neanche uno solo che

veramente mi vada a genio e che mestiere sarebbe

quello di

divertirmi e fare dalla mattina alla sera la vita del vagabondo

per tua regola tutti quelli che fanno questo

mestiere finiscono quasi sempre allo penale

o in prigione vada grillaccio del malaugurio se mi monta alla

bizza guaglia

Perché sei un burattino e perché è peggio perché hai

la testa di legno.

Inocchiuccio mio, com 'è che ti sei sbruciato i piedi?

Non lo so, babbo, ma credetelo che è stata una notte d 'inferno e me ne

ricorderò finché a campo tonava, ballava e io avevo una gran fame. E allora il

grillo parlante mi disse, sta bene, sei cattivo e te lo meriti. E io gli dissi,

vada grillo.

E lui mi disse, tu sei un burattino e hai la testa di legno e io gli tirai un

martello di legno e lui morì. Ma la colpa fu sua, perché io non...

Volevo ammazzarlo, prova ne sia che misi un tegamino sulla braccia accesa del

caldano, ma il pulcino scappò fuori e disse, arrivederla e

tanti saluti a casa.

La fame cresceva sempre, motivo per cui quel vecchino col berretto da notte,

affacciatosi alla finestra, mi disse, e fatti sotto e para il cappello. e io con

quella catinellata d 'acqua sul capo perché il chiedere un po' di pane non è

vergogna non è vero me ne tornai subito a casa e perché avevo sempre una gran

fame e misi i piedi sul caldano per asciugarmi e voi siete tornato e me li

sono trovati bruciati e intanto la fame l 'ho sempre e i piedi non li ho più

Queste tre pere erano per la mia colazione, ma

io te le do volentieri, mangiale e buon pro ti faccia.

Se volete che le mangi, fatemi prima il piacere di sbucciarle.

Sbucciarle? Non avrei mai creduto, ragazzo mio, che tu

fossi così boccuccia. e così schizzinoso di palato male in questo

mondo fin da bambini bisogna avvezzarsi abboccati e a saper mangiare di tutto

perché non si sa mai quel che ci può capitare i casi

sono tanti voi direte bene ma io non mangerò mai

una frutta che non sia sbucciata le butte Non le posso

soffrire.

Tutto in questo mondo può far comodo.

Ma io il persolo non lo mangio davvero.

Lo so.

Ho dell 'altra fame.

Ma io, ragazzo mio, non ho più nulla da darti.

Proprio nulla, nulla.

Ci avrai soltanto queste bucce e questi torsoli di pera.

Pazienza, se non c 'è altro, mangerò

una buccia.

Ora sì che sto bene.

Vedi dunque che avevo ragione io.

Quando ti dicevo che non bisogna avvezzarsi né troppo sofistici né troppo

delicati di palato, caro mio, non si sa mai quel che ti può capitare in questo

mondo. I casi sono tanti.

E perché dovrei rifarti i piedi?

Pur se per vederti scappare di nuovo di casa tua?

Vi prometto che da oggi in poi sarò buono.

Tutti i ragazzi, quando vogliono ottenere qualcosa, dicono così. Vi

andrò alla scuola, studierò. Tutti i ragazzi, quando vogliono

ottenere qualcosa, ripetono la medesima storia.

Ma io non sono come gli altri ragazzi. Io dico sempre la verità. Vi prometto,

babbo, che imparerò un 'arte e che sarò la...

consolazione il bastone della vostra becciaia chiudi

gli occhi e dormi

per

ricompensarvi di quanto avete fatto per me voglio subito

andare a scuola bravo

A proposito, per andare alla scuola mi manca sempre qualcosa.

Anzi, mi manca il più e il meglio.

L 'abbecedario!

Hai ragione.

Ma come si fa per averlo?

È facilissimo, si va da un libraio e si compra.

E i costrini?

Io non ce li ho!

Nemmeno io.

casacca babbo l 'ho venduta perché l

'avete venduta perché mi

faceva caldo

oggi alla scuola Voglio

subito imparare a leggere e domani poi imparerò a scrivere e domani l 'altro

imparerò a fare i numeri. Poi, con la mia abilità, guadagnerò molti quattrini

coprimi i quattrini che mi verranno in tasca. Voglio subito fare al mio babbo

una bella casacca di panno. Ma che dico di panno?

Gliela voglio fare tutta d 'oro e d 'argento e con bottoni di brillanti.

E quel povero uomo se la merita davvero.

perché insomma per comprarmi libri e farmi istruire è rimasto in maniche

di camicia a questi freddi non ci sono che i babbi che sia incapaci di certi

sacrifici che cosa sia questa musica peccato che io debba andare a

scuola se non oggi andrò a sentire i pifferi e domani a scuola per

andare a scuola C 'è sempre tempo.

Che cos 'è quel baraccone?

Leggi il cartello che c 'è scritto e lo saprai.

Non leggerai volentieri, ma per l 'appunto oggi non so leggere.

Bravo bue.

Allora te lo leggerò io. Sappi dunque che in quel cartello, a lettere rosse

il fuoco, c 'è scritto Gran Teatro dei Burattini.

È molto che è cominciata la commedia.

Comincia ora.

E quanto si spende per entrare?

Quattro soldi.

Me li daresti quattro soldi fino a domani?

Te li darei volentieri, ma oggi per l 'appunto non te li posso dare.

Per quattro soldi ti vendo la mia giacchetta. Ci vuoi che mi faccia ad una

giacchetta di carta fiorita?

Se ci piove su non c 'è più verso di cavarsela da dosso.

Vuoi comprare le mie scarpe?

Sono buone per accendere il fuoco.

Quanto mi dai del berretto?

Un bel acquisto davvero, un berretto di midollo di pane, c 'è il caso che i

troppi me lo vengano a mangiare in capo. Vuoi darmi quattro soldi di questo

abbecedario nuovo?

Io sono un ragazzo, non compro nulla dai ragazzi.

Per quattro soldi l 'abbecedario lo prendo io.

Sei venuto a mettere lo scompiglio nel mio teatro.

La creda illustrissimo che la colpa non è stata mia.

Basta così!

Stasera faremo i nostri conti.

Arretatemi di qua, quel burattino che troverete attaccato al fiato.

È un burattino fatto di un legname molto asciutto.

E sono sicuro che a buttarlo sul fuoco mi darà una bellissima

piammata al mio agosto.

Ma, papà mio, salvatemi!

Non voglio morire! No, non voglio morire!

Non voglio morire! Eh, finiscila di piangere!

I tuoi lamenti mi hanno messo...

una giolina qui intendo all 'astomaco sento una

spazio che quasi quasi

felicità

il tuo babbo e la tua mamma sono

sempre vivi il babbo si la mamma non l 'ha mai

conosciuta e lo so che dispiacere sarebbe che il tuo

vecchio padre se ora ti facessi gettare tra quei carboni ardenti

povero vecchio lo compatisco

felicità roccia bel

resto

Bisogna compatire anche me, perché, come vedi, non ho più

legna per finire di cuocere quel mio mondone arasto.

E tu, dico la verità, in questo caso mi avresti fatto un gran comodo.

Ma oramai mi sono impietosito. Ci vuole

pazienza.

Invece di te!

Metterò a bruciare sotto lo spiedo qualche altro burattino. E là,

giundarmi, pigliatemila con l 'arleccino.

Legatelo ben bene e poi gettatelo a bruciare sul fuoco.

Io voglio che il mio montone sia arrostito

bene. In pietà, signor...

fuoco, qui non ci sono signori, pietà signor cavaliere, qui

non ci sono cavaliere, pietà signor commendatore, qui

non ci sono commendatori, pietà eccellenza.

Tu sei un bravo ragazzo, vieni qua da me.

e dammi un bacio pazienza per questa sera mi

rassegnerò a mangiare il montone mezzo crudo ma un 'altra volta

vuoi a chi toccherà come si chiama tuo

padre Geppetto e che mestiere fa il povero guadagna

molto

Guadagno tanto quanto ci vuole per non avere mai un centesimo in tasca. Si

figurica per comprarmi l 'abbeciadario della scuola.

Dovete vendere l 'unica casacca che fra toppe e rimendi era tutta una piaga.

Povero diavolo!

Mi fa quasi compassione.

Ecco qui, cinque monete d 'oro.

Vai subito a portarvele e salutalo tanto da parte mia.

Buongiorno Pinocchio, com 'è che sai il mio nome?

Conosco bene il tuo babbo.

Dove l 'hai veduto?

L 'ho veduto ieri sulla porta di casa sua.

E che cosa faceva?

Era in maniche di camicia e tremava dal freddo.

Povero babbo, ma se Dio vuole, da oggi in poi non tremerà più.

Perché?

Perché io sono diventato un gran signore.

Un gran signore, e tu?

C 'è poco da ridere.

Mi dispiace di farvi venire l 'acquolina in bocca, ma queste qui, se ve ne

intendete, sono cinque bellissime monete d 'oro.

E ora che cosa vuoi farne di codette

monete?

Prima di tutto voglio comprare per il mio babbo una bella casacca nuova, tutta

'oro ed argento, con i bottoni di brillanti. E poi voglio comprare un

abbecedario per me.

Per te?

Davvero, perché voglio andare a scuola e mettermi a studiare a buono.

Guardami, per la passione sciocca di studiare

ho perduto una gamba.

Perché l 'hai trattato così male?

Vuoi raddoppiare le tue monete?

Cioè, vuoi tu, di cinque miserabili

zecchini, farne cento, mille, due milioni?

Magari è la maniera. La maniera è facilissima,

invece di tornartene a casa tua

dovresti venire.

Con noi.

E dove mi volete condurre?

Nel paese di Barba Gianni.

No, non ci voglio.

Oramai sono vicino a casa e voglio andarmene a casa dove c 'è il mio babbo

mi aspetta. Chi lo sa, povero vecchio, quanto ho sospirato ieri a non vedermi

tornare. Purtroppo io sono stato un tigliolo cattivo, il grillo parlante.

Avevo ragione quando diceva i ragazzi disobbedienti non possono avere mai bene

in questo mondo.

E io l 'ho provato a mie spese perché mi sono capitate molte disgrazie anche

ieri sera.

in casa di Mangiapoco ho corso un pericolo mi viene i bordoni soltanto a

pensarci vuoi proprio andare a casa tua

allora vai pure è tanto

peggio per te pensaci bene

Pinocchio perché tu Dagli un calcio alla fortuna!

Una!

I tuoi cinque zecchini dall 'oggi al domani sarebbero

diventati duemila!

Mina!

Ma com 'è mai possibile che diventino tanti? Te lo spiego subito

di ogni... sapere che nel paese di Barba Gianni c

'è un campo benedetto chiamato da tutti il campo dei

miracoli fai in questo campo una

piccola buca e ci metti dentro

per esempio no se chi d

'oro poi ricopri la

buca con un po' di terra la maffi

con due secchi d 'acqua di fontana ci getti sopra

una presa di sale e la sera

te ne vai

tranquillamente a letto intanto

durante la notte lo secchino germoglia

e fiorisce la mattina dopo di levata ritornando

nel campo che cosa trovi

Quanti zecchini di doro, quanti chicchi di ramo può avere una bella

spiga nel mese di giugno. Sicché dunque, se io sotterrassi in

quel campo i miei cinque zecchini, la mattina dopo quanti zecchini ci

È un conto facilissimo, un conto.

che puoi farlo sulla punta delle dita e poi che ogni zecchino ti faccia un

grappolo di cinquecento zecchini, moltiplica il cinquecento per

cinque e la mattina dopo ti trovi in targa duemila

cinquecento zecchini lampanti e sonanti.

Oh, che bella cosa!

Appena che questi zecchini li avrò raccolti, ne prenderò per me duemila e

altri cinquecento di più li darò in regalo a voi altri due.

In regalo a noi!

Dio te ne liberi!

Liberi!

Noi non lavoriamo per il vile interesse.

Noi lavoriamo unicamente per arricchire gli altri.

Che brave persone!

Andiamo pure, io vengo con voi.

Un consiglio, ritorna indietro.

Porta i quattro cecchini che ti sono rimasti al tuo povero babbo che piange e

dispera per non averti più veduto.

Domani il mio babbo sarà un gran signore perché questi quattro cecchini

diventeranno duemila. Non ti fidare, ragazzo mio, di quelli che promettono di

farti ricco dalla mattina alla sera.

Io di solito o sono matti o imbroglioni, dai rettami e torna indietro.

Io invece voglio andare avanti. L 'ora è tarda. Voglio andare avanti.

La nottata è scura. Voglio andare avanti. La strada è

pericolosa. Voglio andare avanti.

ricordati che i ragazzi che vogliono fare di loro capriccio e a modo loro

o poi se ne pendono le solite storie buonanotte Grillo

buonanotte Pinocchio e che il cielo ti salvi dalla guazza e

dagli assassini

Davvero, come siamo disgraziati noi altri poveri ragazzi, tutti ci sgridano,

tutti ci ammoniscono, tutti ci danno dei consigli a lasciarli dire, tutti si

metterebbero in capo d 'essere i nostri babbi e i nostri maestri, tutti, anche i

grilli parlanti, ecco qui.

Perché io non ho dato retta a quell 'uggioso di Grillo. Chi lo sa quante

disgrazie, secondo lui, mi dovrebbero accadere. Dovrei incontrare anche gli

assassini. Meno male che agli assassini io non ci credo né ci ho creduto mai.

Per me gli assassini sono stati inventati apposta dai babbi per far

ragazzi che vogliono andare fuori la notte. E poi, se anche li trovassi qui

sulla strada, mi darebbero forse soggezione neanche per sogno.

Andrei loro sul viso gridando, signori assassini, che cosa vogliono da me? Si

rammentino che con me non si scherza? Se ne vadano dunque per i fatti loro e

zitti. A questa parlantina, fatta sul serio, quei poveri assassini, mi par di

vederli, scapperebbero via come il vento. Casomai poi fossero tanto

non volere scappare, allora scapperei io e così la farei finita per sempre.

Eccoli davvero!

Una vita!

Via, via! Meno charme! E fuori i denari!

Non ne ho! Metti fuori i denari o sei morto! E dopo ammazzate, ammazzeremo

anche tuo padre!

No, no, no! Povero papà, no! Ah, furfonte!

Dunque, i denari te li sei nascosti sotto la lingua di un falciuto!

Oh, tu fai il sordo!

Se io avessi tanto fiato da arrivare fino a quella casa, forse sarei in

In questa casa non c 'è nessuno. Sono tutti morti. Aprimi, almeno tu.

Sono morta anch 'io.

Morti?

Per carità, abbi compassione, un povero ragazzo, inseguito ragazzo.

Ora non ci scappi più.

Dunque, vuoi aprire la bocca? Sì o no?

Ah, non rispondi. Lascia fare, che questa

volta te la faremo aprire noi. Ho capito, bisogna...

Addio a domani, quando domani torneremo qui si spera

che ci fai la garbatezza di farti trovare belle morto e con la bocca

spalancata.

Vorrei sapere da loro signori se questo disgraziato burattino sia

morto o vivo.

A mio parere il burattino è bello e morto, ma se per disgrazia non fosse

morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo.

Mi dispiace di dover contraddire il corvo, mio illustre amico e

collega. E lei non dice nulla. Io dico che il medico

prudente, quando non sa quello che dice, la miglior cosa che possa fare è quella

di stare zitto.

Per il resto, quel burattino lì non è di visione

nuova. Io lo conosco da un pezzo.

Quel burattino lì è una birra matricolata.

Quando il morto piange è segno che è in via di guarigione. Mi

duele di contraddire il mio illustre amico e collega, ma per me...

Quando il morto piange è segno che gli dispiace morire.

Bevila e in pochi giorni sarai guarito.

È dolce o amara?

È amara ma ti farà bene.

Se è amara non la voglio.

Darretta a me, bevila.

A me l 'amaro non mi piace.

Bevila.

Dov 'è la pallina di zucchero? Eccola, qui.

Prima voglio la pallina e poi beverò quell 'acquaccia amara.

Me lo prometti?

Sì.

Bella cosa, se anche lo zucchero fosse una medicina mi purgerei tutti i giorni.

Ora mantieni la promessa e bevi queste poche gocciole d 'acqua

che ti renderanno...

È troppo amara, troppo amara, io non la posso bere.

Come fai a dirlo se non l 'hai nemmeno assaggiata?

Me lo figuro, l 'ho sentita all 'odore.

Voglio prima un 'altra pallina di zucchero e poi la beverò.

Così non la posso bere.

Perché? Perché mi dà la noia.

quel guanciale che ho laggiù sui piedi.

È inutile, nemmeno così la posso bere.

Che cos 'altro ti dà noia?

Mi dà noia l 'uscio di camera che è mezzo aperto.

Insomma, questa acquaccia amara non la voglio bere, no, no, no. Ragazza mia, te

le vendi hai?

Non me ne importa.

La tua malattia è grave?

Non me ne importa.

A me?

piuttosto a morire che bere questa medicina cattiva.

Che cosa volete da me?

Siamo venuti a prenderti.

A prendermi? Ma io non sono ancora morto.

Ancora no.

Ma ti restano pochi minuti di vita.

avendo tu ricusato di bere la medicina che ti avrebbe guarito dalla febbre.

Oh, fata mia, fata mia, datemi subito quel bicchiere e spicciatevi per carità

perché non voglio morire, no, non voglio morire.

Pazienza, per questa volta abbiamo fatto il viaggio a

UFO.

Altro che bene mi ha rimesso al mondo.

E allora come mai ti sei fatto tanto pregare a berla?

E' che noi ragazzi siamo tutti così, abbiamo più paura delle medicine che del

male. Vergogna! I ragazzi dovrebbero sapere che un buon medicamento preso a

tempo può salvarli da una grave malattia e forse anche dalla morte.

Ma un 'altra volta non vi farò tanto pregare, mi rammenterò di quei conigli

con la vara sulle spalle e allora piglierò subito il bicchiere in mano e

Vieni un po' qui da me e raccontami come andò che ti trovassi tra le mani degli

assassini.

Durattinaio mangia fuoco.

Mi dette alcune monete d 'oro e mi disse, toh, portale al tuo babbo. Io

per la strada trovai una volpe e un gatto, due persone molto perbene che mi

dissero, vuoi che con queste monete diventino mille e duemila? Vieni con noi

noi ti condurremo al campo dei miracoli. E io dissi, andiamo. E loro dissero,

fermiamoci all 'osteria del gambero rosso. E dopo la mezzanotte...

ripartiremo e io quando mi svegliai loro non c 'erano più perché erano

partiti allora io cominciai a camminare di notte c 'era un buio che pare

impossibile per cui trovai per la strada due assassini dentro due sacchi di

carbone che mi dissero metti fuori i quattrini e io dissi Non ce n 'ho perché

quattro mulette d 'oro me le ero nascoste in bocca e uno degli assassini

provò a mettermi la mano in bocca e io con un morso gli staccai la mano e poi

sputai ma invece di una mano sputai un campetto di gatto.

E ora

le

quattro monete.

dove le hai messe? Le ho perdute. E dove le hai perdute?

Nel bosco qui vicino.

Perché

tutto

quello che si perde nel vicino bosco si ritrova sempre.

Ora che mi rammento bene le quattro monete.

Ma senza vedermene le ho ingiottite mentre bevevo la vostra medicina.

Perché vedete? Rido della bugia che hai detto.

Come mai sapete che ho detto una bugia?

Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito perché ve ne sono di due

specie.

invece di mille monete ne trovassi sui rami dell 'albero duemila, e se invece

duemila ne trovassi cinquantamila, oh che bel signore allora diventerei,

avere un bel palazzo, mille cavallini di legno e mille scuderie per potermi

baloccare, una cantina di rosoli e di alchermes e una libreria.

tutta piena di canditi, di torte, di palettoni, di mandorlati e di cialdoni

la panna.

Perché ridi?

Rido perché i nostri nani mi sono fatto un cellettico sotto le ali.

Insomma, si può sapere, pappagallo maleducato, di che cosa ridi? Rido di

barbagianni che credono a tutte le sciocchezze.

E che si lasciano trappolare da chi è più furbo di loro.

Parli forse di me?

Sì, parlo di te, povero Pinocchio. Di te che sei così dolce di sale da credere

che i nanari si possano seminare e raccogliere nei campi come si seminano i

fagioli e le zucche.

Anch 'io l 'ho creduto una volta e oggi ne porto le pene.

Oggi mi sono dovuto persuadere che per mettere insieme onestamente pochi soldi

bisogna sapersi di guadagnare o col lavoro delle proprie mani o con l

della propria testa. Non ti capisco!

Pazienza, mi spiegherò meglio.

Sappi dunque che mentre tu eri in città la volpe e il gatto sono tornati in

questo campo, hanno preso le monete d 'oro sotterrate e poi sono fuggiti come

vento. E ora chi li raggiunge è bravo.

Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete

d 'oro.

Pigliatelo dunque!

e mettetelo in prigione.

Oh, fatina mia, perché sei morta? Perché invece di te non sono

morto io, che sono tanto cattivo, mentre tu eri tanto buona?

E il mio povero babbo, dove sarà? Oh, fatina mia, dimmi, dove posso trovarlo,

che voglio stare sempre con lui e non lasciarlo più, più, più?

Oh, fatina mia, dimmi, che non è vero che sei morta?

Se davvero ti vuoi bene, se vuoi bene al tuo fratellino, rivivi.

Ritorna viva come prima. Non ti dispiace vedermi solo e abbandonato da tutti.

Se arrivano gli assassini, mi attaccheranno da capo al ramo dell

allora morirò per sempre.

Che voglio faccia qui solo in questo mondo?

Ora che ho perduto te e il mio babbo.

Chi mi darà da mangiare?

Dove andrò a dormire la notte?

Chi mi farà la giacchettina nuova?

Sarebbe meglio, cento volte meglio, che morisse anch 'io, sì!

che voi somigliate, voi mi rammentate, sì, sì, la stessa voce, gli stessi

gli stessi capelli, sì, sì, sì, anche voi avete i capelli turcini come lei, oh

fatina mia, oh fatina mia, ditemi che siete voi, proprio voi, non mi fate più

piangere, se sapeste ho pianto tanto, ho patito tanto.

è il gran bene che vi voglio quello che me l 'ha detto ti ricordi mi lasciasti

bambina e ora mi ritrovi donna tanto

donna che potrei farti quasi da mamma lo

caro di molto perché così invece di sorellina vi chiamerò la mia mamma gli è

tanto tempo che mi struggo di avere

come tutti gli altri aiutatevi a crescere non vedete sono rimasto

alto come un soldo di cacio ma tu non puoi crescere

perché i burattini non crescono mai nascono burattini

vivono burattini muoiono burattini voglio diventare anch

'io un uomo come tutti gli altri E lo diventerai se saprai meritartelo.

Davvero? E che posso fare per meritarmelo?

Una cosa facilissima.

Avveccati ad essere un ragazzo per bene.

O che forse non lo sono.

Tutt 'altro. I ragazzi per bene sono obbedienti e tu invece.

E io non obbedisco mai.

I ragazzi per bene prendono amore allo studio e al lavoro e tu. Io invece

il bigallone e il vagabondo tutto l 'anno.

I ragazzi per bene dicono sempre la verità. E io sempre le bugie.

I ragazzi per bene vanno volentieri a scuola. E a me la scuola mi fa venire i

dolori di corpo.

Ma da oggi in poi voglio mutare vita.

Me lo prometto.

a quest 'ora non lo so avrò mai la fortuna di poterlo rivedere e

credo di sì anzi ne sono sicura dimmi mammina dunque

non è vero che tu sia morta par di no se tu sapessi che dolore e

che serratura alla gola provai quando lasci qui giace lo so

ed è per questo che ti ho perdonato la sincerità del tuo dolore mi fece

conoscere che tu avevi il cuore buono e dei ragazzi buoni di cuore anche se sono

un pavonelli avvezzati al male c 'è sempre da sperare qualcosa ossia c 'è

da sperare che rientrino sulla vera strada ecco perché sono venuta a

fin qui io sarò la tua mamma oh che bella cosa

Farei sempre quello che ti dirò io.

Volentieri, volentieri, volentieri! Fin da domani tu comincerai con andare a

scuola. Poi sceglierai a tuo piacere un 'arte o un mestiere.

Che cosa prontoli fra i denti!

Dicevo che oramai per andare a scuola mi pare un po' tardi. No, signore!

Tieni a mente che per istruirsi e per imparare...

arti né mestieri perché perché a lavorare mi pare fatica ragazzo mio

quelli che dicono così finiscono quasi sempre

aspetto la mezzanotte per partire. Dove vai?

Lontano, lontano, lontano.

E dove vai?

Vado ad abitare in un paese che è il più bel paese di questo mondo, una

vera cuccagna.

E come si chiama?

Si chiama il paese dei balocchi.

Perché non vieni anche tu?

Ma come si passano le giornate nel paese dei balocchi?

Ci passano baloccandosi, divertendosi dalla mattina alla sera, la sera poi si

a letto, la mattina dopo si ricomincia da capo che se ne pare.

A mezzanotte passerà di qui il carro che ci deve prendere e condurre fin dentro

i confini di quel fortunatissimo paese.

No, no, voglio ritornare a casa.

Aspetta altri due minuti. Ho indugiato anche troppo, la fata starà impegnata.

Pensiero per me, povera fata, ti ha paura forse che ti mangino i

Ma dunque, tu sei veramente sicuro che in quel paese non ci sono punte scuole?

Neanche l 'ombra.

E nemmeno un maestro? Nemmeno uno.

E non c 'è mai l 'obbligo di studiare? Mai, mai, mai.

Che bel paese, che bel paese. Io non ci sono mai stato, ma me lo figuro.

Povero Pinocchio.

E se la fata?

Disgrida.

Pazienza.

La lascerò gridare.

Quando avrà gridato ben bene si chiamerà.

Eccolo. Sì. È il carro che viene a prendermi. Dunque, vuoi venire sì o no?

Ma è proprio vero che in quel paese i ragazzi non hanno mai l 'obbligo di

studiare. Mai mai mai.

Che bel paese, che bel paese, che bel paese.

I posti sono tutti pieni, ma per mostrarti quanto sei gradito posso

mio posto a cassetta. E voi?

Io farò la strada a piedi. No, davvero, che non lo permetto.

Preferisco piuttosto salire in groppa a qualcuno di questi ciuchini.

Rimonta pure a cavallo e non aver paura.

Quel ciuchino aveva qualche grillo per il capo,

ma io gli ho detto due paroline negli

orecchi e spero d 'averlo reso

mansueto. Povero bonzo!

Hai voluto fare a modo tuo, ma te ne pentirai.

Ozzillano a te e dormono, e io non dormo mai.

Che momento è brullarello. I ragazzi che si mettono di studiare e voltano le

spalle ai libri, alle scuole e ai maestri per darsi interamente ai

divertimenti non possono far altro che una fine disgraziata.

Io lo so per prova e te lo posso dire.

Verrà un giorno che piangerai anche tu come oggi piango io.

Ma allora sarà tardi. Ehi, signor Romino, sapete che

questo ciuchino piange.

Lascialo piangere, riderà quando sarà sposo.

Ma che forse vi avete insegnato anche a parlare.

No.

Ha imparato da sé a borbutare qualche parola, essendo stato tre anni in una

compagnia di cani ammaestrati. Povera bestia!

Via, via, non perdiamo il nostro tempo a veder piangere un ciucco.

Rimonta a cavallo e andiamo. La notte è fresca e la strada è lunga.

Hai mai sofferto di malattia agli orecchi?

Mai. E tu?

Mai. E peraltro da questa mattina in poi ho un orecchio che

mi fa spasimare.

Con lo stesso male anch 'io.

Anche tu?

E qual è l 'orecchio che ti dure?

Tutti e due, tu?

Tutti e due.

Tutti e due.

Ebbene, facciamo un patto da buoni amici.

Sentiamo il patto.

Leviamoci, tutti e due il berretto nello stesso tempo.

Accetti?

Accetto.

Dunque, attenti.

Uno, due...

Babino mio, finalmente vi ho ritrovato, ora poi non vi lascio più, mai più, mai

più.

Dunque gli occhi mi dicono il vero, dunque tu sei proprio

il mio caro Pinocchio.

Sì, sì, sono io, proprio io.

E voi mi aveste già perdonato, non è vero, bambino mio?

Come siete buono!

E pensare che io invece, oh, ma se sapeste quante disgrazie mi sono piegute

capo e quante cose mi sono andate attraverso, figuratevi che il giorno che

povero bambino, col vendere la vostra casacca vi compraste l 'abbecedario per

andare a scuola. Io scappai a vedere i burattini e il burattinaio mi voleva

mettere sul fuoco perché gli cosessi il montone rosto.

fu quella poi che mi dette cinque monete d 'oro perché le portassi a voi ma io

trovai la volta il gatto che mi condussero all 'osteria del gambero

mangiarono come l 'urti e partito solo di notte incontrai gli assassini che si

misero a corrermi dietro e io via e loro dietro e io via e loro sempre dietro

finché mi impiccarono a un ramo della quercia grande

Dov 'è che la bella bambina dei capelli turchini mi mandò a prendere con una

carrozzina e i medici quando mi ebbero visitato dissero subito il segno non è

morto, il segno che è sempre vivo e allora mi scappò detto una bugia e il

cominciò a crescermi e non mi passava più dalla porta di camera a motivo per

andai con la volpe e col gatto a sotterrare le quattro monete d 'oro che

'avevo spesa all 'osteria e il pappagato

Il giudice quando sape che ero stato derubato mi fece subito mettere in

per dare una soddisfazione ai ladri.

Di dove poi veniva?

Vidi un bel grappolo d 'uva in un campo che rimasi preso alla tagliola e il

contadino di Santa Razione mi mise il collare di cane perché facessi la

al pollaio che riconobbe la mia innocenza e mi lasciò andare.

Il serpente con la coda che gli fumava cominciò a ridere e gli si strappò una

vena sul petto.

E così ritorrei alla casa della bella bambina che era morta. E il combo,

vedendo che piangevo, mi disse, ho visto il tuo babbo che si fabbricava una

barchettina per venirti a cercare.

E io gli dissi, oh, se avessi l 'aria in figlio. E lui mi disse,

vuoi venire dal tuo babbo? E io gli dissi, magari, ma chi mi ci porta?

mi disse ti ci porto io e io gli dissi come e lui mi disse montami sulla

groppa e così abbiamo volato tutta la notte e poi la mattina tutti i pescatori

che guardavano verso il mare mi dissero c 'è un povero uomo in una barchetta che

sta per affogare e io di lontano mi riconobbi subito perché me lo diceva il

cuore e mi feci segno di tornare

Alla spiaggia! Ti ricordi anch 'io e sarai

volentieri tornato alla spiaggia, ma come fare?

Il mare era grosso

e un cavallone marrovesciò la

barchetta.

Allora un orribile... Il pescecone che era lì vicino, appena che mi ebbe visto

nell 'acqua, corse subito verso di me e tirata fuori la lingua, mi

prese pari pari e mi inghiottì come un tortellino di

Bologna. E quant 'è che siete chiuso qui dentro?

Da quel giorno in poi saranno ormai due anni,

Pinocchio mio.

mi avete fatto accampare? E dove avete trovato la candela e i fermiferi per

accenderla? Chi ve li ha dati? Ora ti racconterò tutto.

Devi dunque sapere che quella medesima burrasca che rovesciò la mia

barchetta fece anche affondare un bastimento mercantile.

I marinari si salvarono tutti, ma il bastimento...

colò a fondo e il solito pesce cane che quel giorno aveva un

appetito eccellente dopo aver ingiottito me ingiottì anche il

bastimento come? lo ingiottì tutto in un boccone tutto in un boccone

e risputò solamente l 'albero maestro perché

gli era rimasto tra i denti

Per mia gran fortuna quel bastimento era carico

di carne conservata in cassette di stagno, di biscotto,

ossia di pane aprostolito, di bottiglie, di vino, d 'uva

secca, di cacio, di caffè, di zucchero, di candele steariche e di

scatole. di fiammiferi di cera con tutta questa grazia di Dio ho

potuto campare due anni ma oggi sono agli ultimi

sgoccioli nella dispensa non c 'è più nulla e questa candela che

vedi accesa è l 'ultima candela che mi sia rimasta e dopo?

e dopo caro mio

Rimarremo tutte e due al buio.

Addio mascherine, mi avete ingannato una volta e ora non mi ripigliate più.

Reddito Pinocchio, che oggi siamo poveri e disgraziati davvero.

Se siete poveri ve lo meritate.

Ricordatevi del provario che dice, i quattrini rubati non fanno mai frutto.

Addio mascherine.

Abbi compassione di noi.

Addio mascherine.

Ricordatevi del proverbio che dice la farina del diavolo va tutta in crusca.

ci abbandonare.

Addio mascherine.

Ricordatevi del proverbio che dice chi ruba il mantello al suo prossimo per il

solito muore senza camicia.

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