All language subtitles for Un Uomo Ritorna

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Original subtitles

- UN UOMO RlTORNA -

< Signor Sergio! - Eh? - ll pozzo idrometrico butta acqua.

- Bisognerebbe far controllare il livello del bacino. - Ci penso io.

lngegnere! (lNDlSTlNTO) è libera!

< Sergio: Se tutto è pronto, entriamo in parallelo con la Mecenate.

Un momento, ricordate che (lNDlSTlNTO) vi aspettano.

Sergio: La fai passare sulla linea di Monterotondo,

su (lNDlSTlNTO), in modo da liberare la rotta della GEA.

Così entriamo in parallelo con la macchina Mecenate.

Ah, Anselmo, telefona a Roma,

avvisando quando avrete fatto il parallelo con la Mecenate.

- Sì, ma non dobbiamo andare a pranzo? - Che pranzo? C'è tempo, vai!

Vincenzo, di' al guardiano che controlli il livello del bacino.

< Carletto: Non lo trovi! Non lo trovi!

- Ma dove hai messo il mio lavoro? - Cercalo!

- Ma dove lo cerco? - Acqua, acqua... Acqua...

< Acqua... Acqua... Focherello!

< Focherello!

< Fuoco! Brucia!

Eccolo!

Ma che fai? Metti a posto la scala!

Metti a posto la scala, sennò salto giù!

Salta, se hai coraggio!

< Ahi!

Eh, là! Eh, là!

Mi hai invitato qui per rompermi il muso?

È tutta colpa di quello scimmiotto! Mi ha tolto la scala!

Eccola qui la scala! Non piangere, su!

- Scendi giù da lì. Cosa fai, l'alpinista? - No!

Carletto mi aveva nascosto lassù il ricamo che ho fatto per la mamma.

Fa' vedere. Bello! Come sei brava!

E tu, Carletto, cos'hai preparato?

- Ecco la letterina! - Ma che bravo!

- E ora sai cosa devi dire alla mamma? - Sì. - Fa' sentire.

< Cara mamma, vi facciamo...

< Luciana: ...i nostri auguri per il tuo compleanno!

< Adele: Fallo dire a lui, che lo dice così bene! - Che cari!

- Grazie! - Oh, signora Teresa, ci avete rovinato la sorpresa!

Beh, allora, ragazzi, date i vostri regali!

Grazie, Adele. Tu hai sempre dei pensieri, ma non ti dovevi disturbare.

Per carità, è una sciocchezza! Avrei voluto fare molto di più.

Teresa: Bravo! Caro!

< Anselmo, c'è un guasto sul 20.000.

- Hai verificato le segnalazioni di terra? - Ma certo...

Ma perché sei così elegante?

lo e mia sorella siamo invitati a cena a casa dell'ingegnere.

- Ma qui non ci sbrighiamo mai! - Ah, fanno il fidanzamento ufficiale?

Ma no, è la festa della mamma dell'ingegnere, è solo un invito!

Sai che mangiata! (RlSATE)

- Pronto? Sì? lngegnere! - Eh?

Pronto?

Sì?

Sì, va bene.

Va bene.

Anselmo! Arrivederci.

Bisogna terminare i quattro carichi entro un'ora.

Vai ad aiutare e assicurati che il cavo non si surriscaldi.

- Sì, ma... - Lo so, tornerai dopo.

Bisogna caricare man mano, in quattro volte.

- Dai, conto su di te. - D'accordo, capo.

Ascolta, di' a Vincenzo di controllare che il cavo non si surriscaldi

e di caricare gradualmente, in quattro volte. Conto su di te!

Fra un'ora dovranno essere pronti i quattro carichi.

- Capito? È molto importante. - Sì.

(ADELE CANTlCCHlA)

- Signora Teresa, Sergio, Luciana... Le salviette dove sono? - Eccole!

- Grazie. - Come mai gli uomini ancora non vengono?

Eh, la centrale! Questa benedetta centrale!

E poi pare che per Sergio non esista altro.

Eh, credi proprio che per lui non ci sia altro?

- Cosa dite mai? Su! - Beh, non ci sarebbe niente di strano.

Ormai sei vedova da 4 anni. È giusto che ti fai una famiglia.

- Credi che io non abbia capito? - Ma per carità!

(BRUSlO)

- Oh, buonanotte, ingegnere! - Buonanotte, Siluritto!

La prego di porgere i miei auguri a sua madre per il suo compleanno.

Grazie, caro. Ah, mi ero dimenticato!

Mia mamma m'incarica di darti questi sigari.

- Ah, grazie tante! Allora buonanotte. - Buonanotte.

Pluto, vieni qua! Tu fai buona guardia, eh?

La facciamo assieme, come sempre!

- Buonanotte. - Buonanotte.

(RAGAZZl RlDONO)

- Non capisci niente! - Capisci tutto tu!

- Mi devi rispettare. - Sei più piccolo di me e vuoi essere mio zio!

Certo! Se mio fratello sposa tua madre io divento tuo zio, come Anselmo.

- E la mamma allora? - Lei diventa mia cognata. - Ma va!

< Ma cosa stai dicendo?

(ridendo) Fa' sentire anche a me adesso.

Giorgio non crede che se tu sposi Sergio, io divento suo zio. È vero?

- Allora tu saresti mio cognato? - Già! - Oh, che bel cognato!

- Tanti auguri, mamma. - Oh, come sono belli!

Grazie, Sergio.

- E dove li hai trovati? - Questo è un mio segreto.

Li mettiamo subito nell'acqua.

< Adele: Vatti a pettinare! < Vieni, Carletto! < Buonasera, Sergio!

< Ciao, caro.

Che belli questi fiori!

- Adele... - Per me? Ma oggi non è la mia festa.

È un pretesto per farmi perdonare di essere sempre in ritardo.

E tu, perché non sei passato a prendermi in fabbrica?

Buonasera a tutti! Ci siamo tutti? Serviamo la cena?

- Ah, tu vieni solo per mangiare. - È l'azione più importante!

E ti presenti qui da Teresa a mani vuote?

- Me ne sono dimenticato! - Che stupido sei...

< Grazie, ho tutto pronto. - Ah, bene!

- Signora Teresa, tanti auguri. - Che belle rose!

Ma perché ha speso tanto? Ora non so più dove metterli,

ho tutti i vasi pieni!

Mh...

Levati il cappello almeno!

(CESARE FlSCHlETTA)

- Ah, è Cesare! - Adesso ci siamo tutti. Possiamo mangiare?

- Sì, vado a buttar giù le fettuccine. - No, non vi affaticate.

- Ci penso io. - Grazie!

- Ti posso aiutare? - Vengo anch'io in cucina.

Mh, levati il cappello. Mangia questo, to'!

< Cesare: Ah, sono io!

Attenti! Presentat'arm al cospetto del Comandante!

(ridendo) Mio caro!

Ah, Cesare, temevamo che non venissi più.

- Sarai stanco morto. - No, affatto.

Ho solo una gran sete perché ho corso.

Ho ceduto il comando della cucina a Luciana. Buonasera!

- Perché così tardi? - È già un miracolo se mi hanno dato

queste 24 ore di permesso.

Pare che le cose si mettano male.

- Da quando? - Già da qualche giorno.

Oh, Madonna santa! Che vuol dire questo? La guerra!

- Ma no, figurati! - Non entreremo in guerra!

- Non ti preoccupare, mamma. - Richiameranno anche te!

Stai tranquilla, non ti mettere in testa certe cose.

E poi, se mi richiameranno, ci andrò! Pazienza!

Ma no che Sergio non va via! Non vi spaventate!

- Ma dove vuoi andare? - Ah, io sto qua!

#Tu che m'hai giurato tanto amore#

#ormai lontano dal mio cuore.#

#Forse cerchi invano un po' d'oblio,#

#ma tu sai che in questo addio#

#c'è il mio dolor.#

#Tu#

#perché mi vuoi lasciar,#

#perché mi vuoi fuggire#

#mentre ti piange il cuor?#

#Però io ti verrò a cercare#

#e tu per non soffrire dovrai tornare.#

< #Guardami, non tremare!#

< #Che cosa vale mentir?#

#Ancor baciare... L'ultimo bacio...#

#Stasera ti dirò#

#che non mi puoi lasciare#

#perché son io l'amore, la tua felicità.#

(SUONO Dl ARMONlCA A BOCCA)

- Tenente? - Eh?

- Malinconia? - No.

La tua canzone mi ricorda qualcosa.

Tenente, è molto tempo che è via da casa?

- Sono quasi 5 anni. - 5 anni?!

- Sì, dei quali poi 3 in prigionia. - 5 anni sono molti, eh?

- Molti, sì... - Purtroppo! - Allora si pensava fosse una cosa

da liquidare in pochi mesi. - Tutti credevamo così!

- E invece eccoci qui pieni di guai. - Già!

Senti quello? Suona per te. (UOMO SOSPlRA)

#Eh, non ti arrabbiare, la vita è breve...#

Finiscila! Qui i conti non tornano.

Con queste fregature... ln questo ultimo viaggio mi hanno ripulito.

Fortuna che non ho preso una fucilata!

- Per fare questo mestiere ci vuole cervello. - Eh!

- E tu, di cervello, sei scarso. - Perché? - Perché sì!

Vedi io? ll malloppo di quell'affare che ti ho detto ce l'ho.

Ma qui! Vedi?

Sono furbo io!

Tenente, le debbo dire una cosa.

Non so se anche lei prova la stessa impressione,

ma, vede, più mi avvicino a casa e più ho paura.

Sono 3 anni che non ne so più niente. Li troverò tutti vivi?

Ma che ti salta in mente? Su, allegro!

Ormai siamo a casa. Finalmente avremo la tranquillità, la pace!

(SPARl)

Ci siamo!

A terra!

Giù!

(CANl ABBAlANO lN LONTANANZA)

- È la polizia? - Magari! È la pulizia!

Fermo! Ci vuoi far ammazzare tutti?

A terra!

Avanti, non perdiamo tempo!

Reduce?

Vai di là!

Giù!

- Lo so... - E cammina!

Ma vai di là! Guarda dentro tu!

- Dammi tutto quello che hai. - E che vi do, la camicia?

Mi hanno ripulito 3 giorni fa!

- È tutto qui quello che hai? - Sì.

(SPUTO)

- Reduce anche tu? - Sì, ero col Tenente.

Fuma, vattene.

Niente, nemmeno un soldo.

- Cos'hai trovato nel camion? - Non c'è niente.

- Bella questa lana... - È inglese.

- Dammela. - Ah, no! - Dammela! - È inglese anche questa.

- To', te la do. - Dammi i documenti! < Ragazzi, filiamocela!

Svelti! Svelti, ragazzi! Via!

- Tu hai molto cervello! - Ma va' a mori' ammazzato!

- Signor Tenente, auguri! - Buona fortuna! - Grazie, altrettanto.

Arrivederci. Grazie tante.

< Ehi, dove va?

Siluritto! Pluto! Siluritto!

lngegnere! Proprio lei!

Oh, Madonna santa, come sono contento!

- Bentornato! Ha già visto la mamma? - No, non ancora.

Oh, sarà una grande gioia per lei!

L'aspettava sempre, ogni giorno. Non faceva che nominarla

e proprio ieri mi diceva: ''Sento che qualcosa di buono mi deve capitare''.

- Eccolo qui. - Eccomi qua. - Come sta? Sta bene?

Mah, ti racconterò.

La nostra povera centrale.

Ha visto... com'è ridotta?

Prima i bombardamenti, dopo i tedeschi con le mine.

E non sono esplose tutte, sennò qui non ci sarebbe più niente.

Qui, nei dintorni tutto seminato di mine!

- Ma come, ancora dopo tanti mesi? - Purtroppo!

Chiacchiere ne sono state fatte tante, ma di fatti niente!

Le mura almeno sono ancora in piedi, ma dentro deve vedere!

Venga, venga!

Che disastro...

Possibile che non sia stato tentato niente?

L'amministrazione, il Comune, voi stessi!

Qualcosa s'era cominciato a fare, ma poi tutto è rimasto sospeso.

Mancano i soldi, i materiali, tutto è difficile...

Fra qualche giorno capirà meglio.

Guarda come sono ridotte queste macchine.

E Vincenzo?

Vincenzo ha cercato di impiantare una cooperativa.

Sforzi molti, ma risultati pochi.

Parla spesso di lei, dice sempre:

''Quando torna il nostro Sergio, le cose andranno in un altro modo!''.

Magari potessi fare qualcosa! Ora sono qua!

lo corro su ad abbracciare mamma. Se vedi Vincenzo, mandalo a casa.

- Addio. - Arrivederci, a presto.

(SERGlO FlSCHlETTA)

(CESARE RlSPONDE FlSCHlETTANDO)

- Sergio! - Cesare!

- Dov'è la mamma? - ln casa. - E gli altri?

Sono a Roma, ma stanno tutti bene.

- Ma cos'è stato? - Qui, nell'ultimo bombardamento.

Me la sono cavata in guerra e m'hanno beccato qui in paese.

Oh, povero Cesare!

Su, non te la prendere! Una scarpa di meno da comprare!

- Andiamo dalla mamma, eh? - Vado avanti io a prepararla. - Sì.

- Mamma! - Cesare!

- Dimmi! - Stai calma, non ti emozionare.

- Una grande, una bella notizia! - Oh, Dio, chi c'è?

- lndovina chi c'è fuori! - Sergio! - Sì.

- Oddio, Sergio! - Mamma!

- Oh, figlio mio caro! - Mamma!

Oh, tesoro, sono stata tanto in pensiero per te.

Ma finalmente sei tornato! Fatti vedere!

Sei sempre lo stesso! Non sei cambiato.

No, sto benissimo, mamma. Poi ti racconterò.

- Ma ormai tutto è finito. - Sì...

Sergio: ll paese è tutto una rovina... E anche la nostra povera casa.

Di là non c'è più niente. Dobbiamo arrangiarci qui.

E poi manca la luce. Siamo tornati all'antica, sai?

C'è da rimettere tutto in piedi qua!

E Luciana e Carletto? M'ha detto Cesare che sono a Roma.

Qui non c'era più niente da fare! Lì lavorano bene o male

e mandano qualche soldo per me e per Cesare.

- Povero Cesare! L'hai visto? - Mamma, non facciamo sempre la stessa storia!

Menomale che lui non se la prende tanto a cuore.

- E Adele? - È a Roma, insieme agli altri.

- Solo Giorgio manca ancora. - Cosa gli è successo?

Una razzia tedesca, se lo sono portato via.

Da allora non abbiamo saputo più niente.

- La povera Adele ci sta rimettendo la salute. < Sergio! - Vincenzo!

< Vieni! - Certo!

< Sergio! Sergio! - Scusa, mamma.

È appena tornato e già me lo portano via.

- Oh, ingegnere! - Come va, ingegnere? Bentornato!

Non mi par vero, ragazzi, di vedervi ancora tutti.

Ha visto, ingegnere? Anche noi l'abbiamo passata bella.

Ho visto purtroppo, ho visto anche la centrale.

- Ma bisogna rimetterci in piedi presto! - Ora che sei qui tu,

speriamo si possa ottenere quello che a noi non è riuscito.

Sì, Siluritto m'ha detto. Appena vado a Roma, spero di ottenere qualcosa.

- Ragazzi, venite in casa, a bere un bicchiere! - Grazie!

< Donna: Senz'altro!

< (ridendo) Eh? Ma certo, come no!

Senz'altro, con te domani!

- Mi dà un caffè? - Caffè caffè? - Sì.

- Quant'è? - 3 talleri. - Ah!

- Regalato! - Beh, è caffè caffè!

Un caffè!

Buondì!

Hello, John! Dammi un cigarette, please!

Sì, volentieri, ma io non sono John.

Ah, capito. No, grazie. Vado a prenderle ai Magazzini Generali.

- Ciao. - Goodbye.

- Goodbye. - Ciao. - Ciao.

- Hello! Please, dammi un cigarette! - Sure, my darling!

(SQUlLLO DEL TELEFONO)

Pronto?

- Potrei parlare con Anselmo Giordani? - Chi? L'aggiustatore?

Sì, è un aggiustatore. Sono il cugino.

È in assemblea. ln questo momento non può venire.

Ah, c'è l'assemblea.

Potrei venire io in fabbrica?

Va bene, grazie. Grazie, buongiorno.

- Non c'è nessuno? - Come, nessuno? Ci sono tutti!

- E quando escono? - E che ne so? Ma che volete?

- Conosci Anselmo Giordani? Me lo puoi chiamare? - Proprio lui!

Perché ''proprio lui''?

Ah, perché ha molto da perdere. Parla sempre lui

e poi non vorrà essere interrotto adesso.

Si può sapere quando finisce l'assemblea?

Quelli smettono di chiacchierare all'ora della pappatoria.

- Posso entrare un momento? - Per me!

Giovane: Bella ragazza, eh? Per fortuna ci sono le assemblee!

(VOClARE lN LONTANANZA)

(VOClARE)

(VOClARE) < Uomo: Protestiamo!

< Anselmo: Torno subito.

- Oh, Sergio! - Anselmo! - Ti ho telefonato, sai?

M'hanno detto che mi chiamavano al telefono,

ma non potevo immaginare che fossi tu! - Eccomi qua!

Ma come stai bene! Son proprio contento!

- Mi spiace che non posso fermarmi con te. - Perché?

- Perché ho la commissione. - Guarda che sono stato a casa.

ll portiere m'ha detto che non c'era nessuno...

- Già, Adele ha aperto una sartoria e lavora dalla mattina alla sera. - Ah.

- E noi lavoriamo qui. - Ma se non c'è nessuno...

No, perché adesso c'è la riunione. C'è il consiglio, la commissione,

della quale io faccio parte.

Dobbiamo prendere delle decisioni molto serie!

Non sappiamo ancora quali, però le prenderemo.

Andremo a parlare col direttore, dopo riunirci ancora perché...

lnsomma lavoreremo quando arriveranno le materie prime!

< Giordani! - Vengo.

- Scusa, io devo andare, mi chiamano. - Allora ti saluto.

Ma no! Ah, aspetta! Queste sono le chiavi di casa.

- Vai a casa e ci aspetti lì. - No, mi secca entrare se non c'è nessuno.

Ma perché? Casa nostra è come casa tua, no?

< Giordani, andiamo! - Vengo. Mi scusi, vero?

- Figurati. - Ci vediamo dopo. - Sì.

- Adele... - Oh, Sergio! Oh, Sergio!

Anselmo m'ha detto: ''Vai a casa che c'è una bella sorpresa''.

Non pensavo mai che fossi tu.

Com'è buffa la vita, eh?

Ho sempre pensato al tuo ritorno e ho sempre immaginato

una grande stazione con molti fiori, fanfare, bandiere... E invece...

Ho saputo di Giorgio, ma non disperare.

Vedrai, ritornerà.

Guai se non tornasse. Qualcuno dovrebbe fare i conti con me.

Che c'è, Adele?

- La vedi quella? - Sì.

Aspetta il marito. Anch'io lo aspetto.

- È un repubblichino? - Eh, già.

È lui che ha fatto portar via Giorgio.

(piangendo) Lo sapeva benissimo che era ancora un ragazzo,

ma non ha voluto sentir niente, nemmeno a pregarlo in ginocchio.

Disse che bisognava portarli tutti al comando, per accertamento,

che li avrebbero rimandati subito a casa.

Poi più niente,

non una parola, non una notizia, più niente.

Su, stai tranquilla. Ma tu hai fatto qualcosa?

Sono andata dappertutto:

al Ministero, alla Croce Rossa, in Vaticano...

- Nessuno ha saputo dirmi niente. - Cosa vuoi farci? È il caos.

Ne so qualcosa io dal giorno che sono sbarcato ad oggi.

Chi ne sa niente che tu sei arrivato, chi sei, da dove vieni...

Fagotti! Fagotti buttati in mare!

Bisogna proprio che a un'onda venga il capriccio di depositarti a riva,

e poi non basta. Bisogna pure che qualcuno se ne accorga.

Povero Sergio! Anche tu ne hai passate di tutti i colori.

Hai messo qualche capello bianco.

Ma ti sta bene. Ti dona.

- Sergio! Sergio! - Come va?

Quasi quasi non ci credeva. Continuava a chiedere se era uno scherzo.

- Se t'avessi visto per strada, non t'avrei riconosciuto. - lo sì,

anche vestito da americano! Che grado hai? - Eh!

- Solo Tenente? Credevo fossi diventato Generale! - Beh, esageri!

- Come va? - Ora mi racconterai tutto, giorno per giorno:

guerra, prigionia, tutto.

È una storia che leggerai e sentirai chissà quante volte.

Sono centinaia di migliaia quelli che potrebbero raccontarla,

ma per fortuna la gran parte ha solo voglia di dimenticarla.

Un momento! Che si mangia stasera?

Eh, festa!

- Ecco! - Quanta roba! - Abbiamo pensato a tutto noi.

- Noi?! lo! - Sì, è vero, ha pagato tutto lui!

Non ha voluto che tirassi fuori un soldo! ll capo di famiglia!

Lui, la massima autorità!

Guadagna più lui in un giorno che io in una settimana!

Eccoci. ll proletariato... il capitalismo!

(BRUSlO)

- (sottovoce) Bianca, sono io. - Mario!

Bianca! Bianca! Ma che hai? Non sei contenta di vedermi?

Oh, sì, caro!

- Non t'ha visto nessuno, vero? - No, nessuno.

- Sapessi come ti cercano! - Lo so, ma non potevo restare lontano da casa.

- E Paolino come sta? - Bene.

- E l'altro è nato? - Sì, dorme ora. È un bel maschietto.

(VAGlTl)

- Che nome gli hai messo? - Nello.

Che bel nome! Nello mio!

- Vedi Paolino? - Ah, Paolino!

- Com'è cresciuto! - È passato un anno!

Eh, già, un anno.

Ma come hai fatto tu a vivere sola tutto questo tempo con due creature?

- Non lo so, Dio mi ha aiutata. - Povera Bianca!

- Ma ferma quel macinino! - È rotto quel disco. - Peccato!

Ne beviamo un altro goccetto?

- Sergio, ti davano il vino in prigionia? - Sì, un litro al giorno!

Un litro di acqua molto chiara! (RlSATE)

Sentite, facciamo un brindisi!

- Conoscete quel coro ''Beviam, beviam, beviam''? - Oh...

- Nessuno mi dà retta? E io bevo da solo. - Bravo.

Ma è possibile che Luciana lavori ancora a quest'ora?

Certo, te l'ho detto. Da quando fa gli straordinari, torna sempre tardi.

Così guadagna qualcosa in più.

Sì, ma in giro a quest'ora...

Ma no, stai tranquillo.

La accompagnano con la macchina.

Bello questo coltello! Te l'hanno dato gli Alleati?

No, l'avevo già. E guai se non avessi avuto questo coltello in prigionia!

È incredibile quanto sia utile il possesso di un coltello.

Sai che Carletto m'ha portato in casa una vera armeria?

Ti piacciono le armi? Non vorrai fare il soldato?

lo, il soldato? Macché! Si guadagna di più a fare il commerciante!

Domattina devo andare al Ministero dei Lavori Pubblici.

Devo mettermi in borghese. Mamma ha detto che la mia roba è qui.

Sì, te l'ho conservata tutta io.

Al paese non si poteva lasciare più niente per i bombardamenti.

- Vieni a vedere. - E di questa divisa che ne fai?

- Me la vendi? - No, niente commerci di questo genere.

< Che fai? Levati di lì, possono vederti!

- Eh, già. Sono un bandito, vero? - Vattene, Mario!

- Ma dove vuoi che vada? - (piangendo) Non lo so.

- Dove tu possa essere sicuro. - (gridando) Ma dove?

Sono mesi che vado da un paese all'altro!

Non posso più vivere così! Sono stanco!

Ora basta! Sono a casa mia! Vengano pure a prendermi.

La vedremo. Saprò vendere cara la mia pelle.

Cosa vai a fare domani al Ministero? Ti metti già in moto per la centrale?

Sì, spero di ottenere qualcosa. Ho un progetto semplice, pratico,

di facile attuazione. < Ecco la giacca!

Una delle tante! Di là c'è tanta roba!

Oh, la mia vecchia giacca!

- Vediamo se ti va bene ancora. - Mi andrà benissimo.

- lo credo di sì. - Pensa che gioia, dopo 4 anni.

Sei più bello così!

- Adele, meriti un bacio! - Allora dammelo, va!

Ecco Luciana! Sergio, facciamole uno scherzo, nasconditi!

Vai, su!

(LUClANA CANTlCCHlA)

- Ma come, siete ancora svegli? - Già, ci siamo messi a parlare,

una parola tira l'altra e... - La tua cena è in caldo.

Grazie, ho già mangiato.

Sapevamo di far tardi e ci siamo preparate il tè in ufficio.

- Un tè? < È per modo di dire, una vera cena!

- Chi è? - lndovina! - John!

Luciana!

Sergio!

Lucianina!

- E dire che ti ho lasciata con le treccine sulle spalle. - Oh, Sergio!

Se avessi saputo che eri tornato,

avrei mandato al diavolo l'ufficio e tutti quanti!

Anche John? Chi è questo John?

Chi vuoi che sia? Un ufficiale, lì dove sono impiegata...

- Ti trovo molto bene! - Avresti dovuto vedermi qualche mese fa.

- E questo cos'è? - È un disco, l'ho comprato stamani.

- Lo sentiamo? - Sì.

Ottima idea! Mettilo in onore di Sergio!

- Adesso vi canto l'ultimo grande successo! - Bene, brava!

#Signorina che la sera e la mattina#

#parti e vai per ogni strada cittadina...#

#''Signorina, okay!'' Rispondi: ''Okay''!#

#Fa il simpatico questo qui che sorridente s'avvicina.#

#Sembri tu una girl d'America perfetta! Okay!#

#Specie quando chiedi: ''Ciao! Vuoi una sigaretta? Okay!#

#Signorina che hai cambiato parlantina,#

#al tuo amor sospiri: ''Darling, l love you''#

#e la sera al suon di un'orchestrina#

#canti e balli il nuovo americano swing!#

#Signorina che hai cambiato parlantina,#

#al tuo amor sospiri: ''Darling, l love you''#

#e la sera al suon di un'orchestrina#

#canti e balli il nuovo americano swing!#

Anselmo e Carletto: Brava! Bis!

Ti è piaciuto?

No.

No?

Ma chi ti ha insegnato questo? Dove l'hai imparato?

Eh, già... Sì, come danza è un po'...

Perché voi non andate mai al cinema.

Nei film americani, anche in un collegio, si ballerebbe così!

- Bisogna aggiornarsi, cari miei! - Ci aggiorneremo, vedrai.

- Adele dov'è andata? - Adele? Non so... Sarà nella sua camera.

(ADELE PlANGE)

Adele!

Su, Adele!

Calmati, ti prego, Adele.

Ogni sera condividiamo i tuoi pensieri,

ma per Sergio stasera

non bisogna piangere, sennò si rattristano tutti.

Fatti coraggio, Adele, su, andiamo. Vieni.

(VOClARE E FlSCHl)

Pure questo qui è stato rastrellato da quello lassù!

- Pure lui! - Eravamo in 12, ci ha macellato di botte!

E poi ci parlava di patria tradita! Ma quando scende...

Mo' te lo segamo noi, però!

(VOClARE)

Vorrei sapere chi mi ha denunciato.

Senti! Senti come urlano!

Maledetti! Non mi hanno lasciato nemmeno un attimo di respiro.

- Che fai? Sei impazzito? - Ma che siamo diventati?

(VOClARE E FlSCHl)

Signora Adele, la stavamo aspettando!

Noi madri vendicheremo i nostri figli!

Commissario: Allora, che succede?

Uomo: Arrestatelo!

- Non si passa! - Perché non si passa? Come no?

Questo ha preso mio figlio! Mi deve dire dov'è!

- Non si passa! - Non avete sentito?

Gli ha portato via il figlio, 13 anni aveva!

Lasciatela! Fatela passare!

Li ha fatti deportare tutti, anche mio figlio!

E ora volete impedirmi di passare?

- Fatemi passare! - Lasciatela andare!

(VOClARE DELLA FOLLA)

Attenzione, prudenza.

Aprite. Aprite!

Mai! Non aprirò mai!

< Commissario: ln nome della legge, aprite!

No, la folla mi darà la caccia se esco!

Vi proteggeremo, siamo qui per questo. Aprite, in nome della legge!

Li sentite? Mi vogliono uccidere, io non apro!

< Aprite, sarà meglio per voi! Aprite, in nome della legge!

- Non possiamo fare diversamente! < Aprite! - Sì, sì, apro!

Finalmente!

(VOClARE DELLA FOLLA)

- Mettetegli le manette. - Sì, signor Commissario.

< Bianca: Mario! Mario! (PlANGE)

Non piangere, mia cara!

Su, su, signora, lo lasci andare e si faccia coraggio, per favore.

Bianca, pensa ai bambini!

Mario!

Glieli porto io, signora, li dia a me.

Mamma! (PlANGE)

(VOClARE DELLA FOLLA)

- Avanti. - Sì.

(VOClARE lMPETUOSO DELLA FOLLA)

Allontanate la folla! Fate passare! Fate passare!

Adele: Aspetti! aspetti!

- Voglio sapere dov'è! - Sono innocente!

Lei deve dirmelo! Voglio saperlo! Voglio saperlo!

(MUSlCA DAL GlRADlSCHl. LUClANA CANTlCCHlA)

Mh! Ti sta davvero bene!

Sei proprio un amore vestita così! (RlDE)

- Ti piace? - Sì, è molto chic.

Non sembri più una paesanotta, sei molto elegante!

(RlSATE)

Ma è molto caro...

Non preoccuparti, l'importante è che ti piaccia.

- Ti sta bene? - Sì. - Allora ci penso io, lasciami fare.

Fidati di me, sai che me la cavo bene... molto bene!

Ti ammiro molto. Vorrei rimborsarti, però.

Ne fai un caso di Stato, non è nulla. Voglio aiutarti un po'.

- Metti da parte i tuoi scrupoli. < Oh, sei tanto buona con me!

Grazioso questo orsetto! Chi te l'ha dato?

Figurati che è un regalo di mio fratello Sergio.

Di tuo fratello? Crede che giochi ancora con le bambole? (RlDE)

Forse. È molto severo. Mi impedisce di uscire e non vuole che io balli.

Vorrebbe che restassi sempre a casa. Bel programmino, eh?

Ah, i fratelli! Sono peggio dei mariti virtuosi, gelosi e puritani.

Di cosa si immischia? (RlDE)

Luciana: Ssst...

- Scusate. - Sergio, puoi venire. È come se fossi in costume da bagno.

No, preferisco aspettarti di là.

E mettiti qualcosa indosso, per cortesia! Ti aspetto.

Da quando è tornato lui, addio libertà!

Mi fa così tanta paura...

Sbagli. lo me ne intendo e ti dico che bisogna tenerlo a bada

e tenergli testa. Ma se beli come un agnellino, è la fine.

Allora, addio.

- Non lasciarti sopraffare, ascolta il mio consiglio... - Sst!

Sergio, puoi entrare, mi sono coperta!

Vieni, ti presento il mio caro fratello, la mia amica Silvana.

- Signore, molto piacere. - Piacere.

- Com'è che non sei andata in ufficio oggi? - lo?

- Mi sono presa qualche ora di permesso per fare delle spese. - Mh.

- E... Adele non c'è? - No, è uscita.

Sai, è tornato un altro ragazzo del nord,

uno di quelli che furono portati via con Giorgio.

È andata a vedere se c'è qualche notizia.

Si è fatto tardi, vi debbo lasciare.

- Scusatemi, arrivederci. - Si figuri, arrivederci.

- A più tardi. Goodbye. - D'accordo.

< Goodbye, ciao!

- Ma quella ragazza io la conosco. - Tu?

lmpossibile! Sei appena tornato dalla prigionia.

Sì, per Dio, è proprio lei!

Eh! Non l'ho riconosciuta subito perché ha cambiato pettinatura,

ma ora la ricordo bene.

- Bell'amica che hai! - Sergio, che dici? È una brava ragazza!

Una brava ragazza?

Senti, Luciana, allora tu non la conosci bene.

< Non devi frequentarla più.

Scusate.

- Ho dimenticato le mie sigarette. < È vero! Eccole. - Grazie.

Per vivere in pace bisogna far spesso finta di non sentire, eh?

Preferisco invece che lei abbia sentito.

Anzi, mi fa molto piacere. Così lei sa come regolarsi.

Oh, per me s'immagini! Le tolgo subito l'incomodo.

- ln quanto a te, sai dove trovarmi. < No!

< Non avrà bisogno di cercarla in nessun posto.

- Lei mi capisce. Vero, signorina? Buongiorno. - Buongiorno.

Ma perché la tratti così? Che ne sai? Come fai a giudicarla?

So cosa dico. Ti assicuro che non è un'amica onesta.

E se si offende, non mi interessa.

E sia chiaro, Luciana, esigo che tu non la veda più. Lo esigo!

(CAMPANELLO PORTA)

Ah, Vincenzo! Ma che bella sorpresa!

- Entra! < Grazie. Come va? Disturbo?

< Ma per carità! Perché non m'hai avvertito? Potevi scrivermi!

- Ho voluto farti un'improvvisata! - ll nostro Vincenzo!

- Beh, cosa c'è di nuovo fuori? Novità? - Novità brutte, purtroppo.

- A casa mia? - No. Tua madre e Cesare stanno bene e ti salutano.

E ti mandano questo poco d'olio e questa farina.

La mamma pensa sempre a me. Grazie.

- Siedi, Vincenzo. - Grazie.

Allora cos'è successo? È successo qualcosa di grave?

Giovanni Sartucci...

- Te lo ricordi il padrone del campo alla destra del bacino centrale? - Sì.

- È morto. - No. - E suo figlio è all'ospedale gravissimo.

Una mina, eh?

Una mina.

(SERGlO SOSPlRA)

Ma perché vanno ancora in quei campi?

Gliel'ho detto che non devono metterci piede finché non saranno sicuri!

Ma loro sono testardi peggio dei muli!

Ma hanno fame, non possono aspettare!

Se non si lavora adesso la terra, sarà un'altra annata di carestia.

Ma non capiscono che ad uno ad uno ci lasceranno la pelle tutti?

< E poi? - E poi...

(SERGlO SOSPlRA)

Qui bisogna muoversi, agire, presto!

E se qualcuno non crede più a niente e perde la testa, peggio per lui!

Ma noi dobbiamo avere testa per tutti e sperare fino all'ultimo

che qualche santo ci aiuterà.

- Tu lo vedi tuo marito? - Sì.

Allora lui deve sapere dove sta Giorgio, dove l'hanno portato,

cosa gli hanno fatto. - Non lo sa, credetemi.

Se potessi, ve lo porterei io stessa vostro figlio!

Gliel'ho chiesto subito la notte che è tornato.

Quante volte v'ho visto dietro a quella finestra.

- Avevo paura a guardarvi. - Non ti credo!

Ve lo giuro! Non c'era più quando li hanno messi sul treno!

Me l'ha giurato, non ne ha saputo più niente! Credetemi.

Va' via. Vattene!

E prega Dio che torni, perché altrimenti...

- ln che data è stato consegnato il suo progetto? - Un mese fa.

Mi avevano promesso una risposta entro 10 giorni,

ma è già la terza volta che ritorno...

Non è arrivata nessuna comunicazione.

ll suo progetto dev'essere ancora in esame presso la Commissione.

- Riprovi dopodomani. - Ahi-ahi-ahi.

Vede, io ho fiducia nel domani, ma il dopodomani mi fa un po' paura.

- Come? - Niente, dicevo così.

Ad ogni modo la ringrazio tanto. Buongiorno.

Ma, scusi, è qua il mio progetto.

Un momento. Non metta le mani tra le mie carte.

Quando la sua pratica sarà protocollata, le sarà data risposta.

Guardi che qui c'è già una risposta.

ll progetto accluso non è di competenza di questo Ministero.

Beh, faccia la cortesia, lo faccia protocollare e me lo ridia.

Rieccole il suo progetto ed ecco gli stampati supplementari.

< Quando li avrà riempiti e corredati dei relativi rapporti A e B

della Commissione Provinciale e della costituenda Cooperativa Locale

presenti il tutto alla direzione della Società Generale di Elettricità,

che figura ancora, fino a prova contraria,

la proprietaria della centrale di Fossalta.

Si faccia rilasciare un visto, un nullaosta e poi torni qui.

< lmmagino che ciò non potrà accadere prima del 15 del mese in corso.

lntanto noi solleciteremo la dichiarazione firmata dal Ministro,

senza la quale la Commissione lnterAlleata non la riceverebbe.

l am very sorry, but at present we can't do nothing for you.

- Non capisco... - Volevo dire che per il momento

noi non potere fare niente per voi.

Ma al Ministero mi hanno detto di venire qui

per l'approvazione della mia pratica. - Al Ministero,

ma noi qui avere molte pratiche da espletare.

E allora quando venire vostro turno, noi pensare anche per voi.

E, scusi, pressappoco quando verrà il mio turno?

Può darsi un giorno come può darsi un anno.

Ah. Campa caval che l'erba cresce!

- What did he say? - lt is an ltalian proverb, sir.

- Aaah... - Sì, proverbio italiano.

- Very nice! - Campa cavallo che l'erba cresce.

- Thank you. - Goodbye. - Tante cose, arrivederci. Buongiorno.

(BRUSlO)

< E qui non c'è niente? < Niente.

Ma se gliel'ho già detto che non c'è niente... Noi siamo persone perbene.

Ma chi le ha chiesto qualcosa?

< ln cucina avete guardato? - Ah, Sergio!

Beh, cosa succede? Voi chi siete?

Questo è il fratello maggiore, Sergio Tibaldi,

quello che è tornato dalla prigionia, il Tenente. - Ah.

- Anche di là non c'è niente. - Sergio...

- Hai visto che bell'affare? - lnsomma, che è successo?

Perquisiscono tutta la casa.

- Carletto è al commissariato. - Mio fratello? Ma cos'ha fatto?

Questo lo saprà al commissariato, se lei ha la bontà di seguirmi...

- Sì, certo. - Andiamo! - Adele, io vado al commissariato.

Dio, ma cos'avrà combinato quel bambino?

Guarda cosa ci ha portato in casa! Per fortuna l'ho nascosta!

Attenzione che è carica. Ora la scarico.

No, per carità, non la toccare!

Aspettiamo Sergio, lui ha fatto la guerra, se ne intende.

Tu lo sapevi che erano coperte militari quasi certamente rubate.

- No, lo giuro! - Non giurare, bugiardo!

ll signor Commissario, l'hai sentito, ci rimanda a casa se dici la verità.

Ti dico che non lo sapevo.

lnsomma tu preferisci passare per stupido.

Ma come? Tu traffichi da mesi, chissà quanta roba t'è capitata fra le mani,

e non hai mai capito da dove veniva?

Ma era la prima volta, io non mi sono mai impicciato di coperte.

Ho sempre venduto e comprato sigarette.

Bisogna venire a capo di qualcosa, sennò io ti metto dentro!

ll Commissario ha ragione. Ma il guaio è che occasioni di un certo genere

ci venivano a trovare in casa. Ma da oggi basta, pulizia!

O dici chi ti ha dato le coperte o devo metterlo dentro per furto.

Piantiamola con questa storia!

- Le coperte gliele ho date io. - Ah! E tu come le hai avute?

- Quella è roba militare! - Me le hanno date!

Che colpa ne ho io se mi regalano le coperte?

- Avranno paura che piglio freddo! - Non tanto spirito, eh!

Non verrai a dirmi che te le hanno regalate!

Perché, non valgo due coperte io?

- Roma è piena di questa roba. - E lui cosa c'entra?

Uh! Gliele ho date io! Volete che dopo che fatico per farmi dare le coperte

le vado pure a vendere? Ho incaricato il maschietto.

Ecco tutto, credetemi. Non vorrete che vada a rubare per le caserme?

A te stavolta è andata bene, ma ricordati che ti tengo d'occhio.

E se un'altra volta ci caschi, dovrai pagare anche per questa.

Comunque a questa signorina già ho detto

che non deve mettere piede in casa mia.

Ah, io rovinerei la tua casa?

Oppure hai paura che rovini tua sorella?

Tu, mia sorella, non la devi neanche nominare!

Sua sorella! Povera animuccia!

Ha proprio bisogno della scuola mia!

- Ma che differenza c'è fra me e tua sorella? - Ma come ti permetti?

- Non merita neanche di essere ascoltata. - Già,

non si crede a una come a me! La vuoi vedere coi tuoi occhi?

Vai al Nirvana Club!

Là la troverai che si fa smacchiare l'animuccia da qualcuno!

- Sei una bugiarda! - Brutta impunita!

Va bene, Tenente, lei può andare. Vada pure a casa col suo fratellino.

- Grazie, signor Commissario. Buonasera. - Buonasera.

Allora, si può sapere la verità su queste coperte?

- Ve l'ho detto, me le hanno regalate. - Non è una buona ragione!

È roba militare, non se ne può fare commercio!

Ne riparleremo con più comodo. Per ora buonanotte.

Grazie, dottore. Non vi darò più fastidio. Posso andare?

Buonanotte.

No, no, colomba! Da questa parte!

Ah, ho capito, vado in salotto. Ora mi servirebbe una coperta!

< Adele: Menomale! Non è successo niente di grave, no?

Niente di grave. Ne riparleremo.

Adesso ti lascio Carletto perché devo andare in un posto.

- Vi raggiungerò a casa. - Va bene.

Tremi come una foglia, eh? Vieni a casa, che fai i conti con me.

(MUSlCA S'lNTERROMPE. APPLAUSl)

Luciana!

Allora è vero che tu vieni qua! E io che non volevo crederci!

- Andiamo! - Lasciami! - Vieni via con me!

Mi fai male, lasciami!

Ti lascerò quando ti avrò dato la lezione che meriti!

- Ma chi è lei? Cosa vuole? - Vada, sono affari miei.

Cosa, vada? lo le faccio un viso così, ha capito?

(LUClANA GRlDA)

Andiamo a casa!

< Sergio: Ecco a che punto siamo.

< No, eh? Non è vero. Ma se ho visto coi miei occhi!

< No, si nega l'evidenza!

C'è già una difesa pronta, una giustificazione a tutto,

anche alle mascalzonate più inaudite!

Non c'è più niente di rispettabile, di sacrosanto, di pulito. Niente!

Non c'è che fango dappertutto! Ci siamo dentro fin qui!

- Almeno si affogasse tutti! - Andiamo, calmati adesso.

Ma perché ti arrabbi? Tanto le cose stanno come stanno.

Mh. E peggio di così non può andare, vero?

Più in basso di così non si può cadere, è impossibile!

Beh, e cosa vuoi farci?

Queste sono le conseguenze di 5 anni di porca guerra, 5 anni!

E tu, appena tornato,

vorresti accomodare tutto in quattro e quattr'otto!

E allora dovrei restarmene fermo a guardare?

Ah, lo spettacolo è edificante!

Mio fratello fa un corso accelerato per gangster.

lo lo guardo e magari lo incoraggio.

< E mia sorella fa la... - Cosa faccio? Niente faccio!

È un disonore andare a ballare?

Sono arrivata a 18 anni senza mai un giorno di svago!

Mi avete tenuta sempre come una monaca!

ll mio divertimento sono stati i bombardamenti, ecco.

E adesso, per essere andata a ballare, mi sono disonorata?

(piangendo) E poi non ho fatto niente di male! Mai, lo giuro!

Su, stai buona. Non piangere. Ma guai se non fosse vero.

Ci pensi? Un anno e mezzo in casa mia a ingannarmi così?

Stai buona che ti crediamo.

Tu poi che eri l'unico uomo qui dentro, invece di preoccuparti

della dignità di classe o dell'onore di categoria,

potevi badare un po' di più a questi ragazzi.

E va bene, ora pigliatela con me!

Hai ragione, ma io ho altre cose per la testa:

i giornali, i comizi, gli scioperi...

E poi lavoro perché qualche volta si lavora anche.

Ma possiamo andare avanti così!

- Beh, domani si va via. - Ma come, te ne vai?

< Sì, me ne torno al paese. Luciana e Carletto verranno con me.

Ah, no, ci vai da solo! lo resto a Roma! Povero illuso!

(LUClANA SUSSULTA) Adele: Sergio...

Mi puoi anche ammazzare, ma io con te non ci vengo!

No, no, se tuo fratello ha deciso di portarti via, tu non resti qua.

- Tu devi obbedire a tuo fratello e poi se io ti dico... - Lascia, Adele.

Rimanga pure, qui da te, se vuoi, o dove vorrà, dove crederà meglio.

Non m'importa.

Potrei prenderla per il collo e portarla fuori a suon di ceffoni,

ma cosa servirebbe? Ormai è giusto che anche lei segua il suo destino.

Fuori con me voglio solo gente pulita e che crede ancora a qualcosa!

E che venga spontaneamente, senza grilli per la testa!

Senza lavoro, senza mezzi e senza possibilità di far niente.

Ma, per Dio, abbiamo le nostre braccia, le nostre mani!

Ormai possiamo contare solo su queste,

non c'è da sperare nell'aiuto di nessuno.

Non ci resta che rimuovere le macerie sasso per sasso e ricostruire!

Ci metteremo 10, 20 anni,

ma almeno, per Dio, dimostreremo di essere buoni a qualche cosa!

Beh, io vado.

Sergio, io vengo con te. Mi vuoi?

- Non crede, signor Sergio? - No, questo no, è impossibile.

Mi pare logico che avrebbero piazzato le mine su quella linea

e sotto la diga. - Ma anche laggiù!

Sì, certo, hanno chiuso il passaggio alla diga.

Anche qui intorno è tutto minato. Bisogna essere molto prudenti

e non fare un passo finché non siamo più che sicuri.

Senta, signor Sergio,

io ho visto nascosto e da lontano quando i tedeschi hanno messo le mine.

Le assicuro che il sistema sotto la diga

è indipendente dal campo di sbarramento.

Vedi, Siluritto, questa è una pianta approssimativa della zona minata.

- Dove credi che sia stata posata la mina di testa? - Dunque...

- lo così non riesco a orientarmi. - Perché, capisci,

una volta fatta brillare la mina di sbarramento,

possiamo tranquillamente portarci sotto la diga

e sarà anche facile disinnescare tutte le altre mine.

Certo. Vado io laggiù, forse il punto esatto riesco a individuarlo.

Sei pazzo? Laggiù è la morte.

- Ci vorrebbero i cercamine. - Finché non arrivano questi apparecchi,

dobbiamo restare qui inerti, con le mani legate! - Purtroppo!

E pensare che la centrale è la vita per il nostro paese!

Del resto io l'ho fatto presente e ho chiesto i cercamine.

Ma a loro importa poco... Hanno sempre una scusa.

- E noi che ci comportiamo bene... < Sergio: È nostro dovere.

- ln paese erano tutti scappati meno che Siluritto. - Già.

Ma dov'è Siluritto?

Eccolo là! Guardi! Va verso la zona minata!

Ma è pazzo! Siluritto!

Siluritto!

Siluritto!

< Torna indietro! - È qui!

- Siluritto! - Trovata!

- La mina è qui! - Fermati!

< Siluritto! Fermati!

Venite.

(BRUSlO)

La Corte!

La parola al Pubblico Ministero.

Signor Presidente, signori...

- Michele! Michele! - Ciao! Ehi! Come va? - Ciao, Michele!

- A che punto è? - Sta parlando il Pubblico Ministero.

- Ma perché non sei venuto prima? - M'hanno lasciato adesso!

- Credevo t'avessero fatto un brutto scherzo. - Eh, me l'hanno fatto!

Due mesi all'ospedale! Due operazioni e una lesione interna!

Ma non perdiamo tempo! Andiamo, ragazzi!

Chiedo che la Corte affermi la piena responsabilità dell'imputato

e lo condanni a 30 anni di reclusione.

(BRUSlO)

La parola alla difesa.

Signor Presidente, signori Giudici,

il Pubblico Ministero è stato veramente inesorabile:

ha chiesto 30 anni di reclusione.

Evidentemente non ha tenuto conto di quanto hanno riferito i testimoni

a discarico, non ha dato peso alle circostanze in cui è avvenuto

il fatto specifico addebitato al Barletti.

< Capisco tutto, capisco l'atmosfera arroventata di vendetta di quest'aula

e anche fuori di quest'aula, ma se la vendetta può essere cieca,

cieca non può e non dev'essere la giustizia.

< La giustizia deve illuminarci

e accompagnarci nel grave compito che ci viene affidato,

quello di uomini che devono giudicare altri uomini.

< Signori della Corte, di cosa è imputato Mario Barletti?

Di essere stato fascista, di aver preso parte a un rastrellamento.

Ma può essere oggi considerato un delitto essere stato fascista

per un giovane educato in quel clima?

Quali violenze, quali soprusi possono attribuirsi al Barletti?

< Nessuno! Nessuna prova specifica è stata portata contro di lui

prima di quel giorno fatale in cui si trovò, suo malgrado,

a far parte di una squadra di rastrellamento.

< Dico ''suo malgrado''. Avete letto le deposizioni di Verga e Reale.

Essi sono stati salvati solo perché avvisati dal Barletti!

E così sarebbe avvenuto anche degli altri

se egli ne avesse avuta la possibilità.

< Questo solo può addebitarsi al Barletti,

di aver ancora creduto dopo l'8 settembre

che il suo dovere fosse di tener fede a quello che disgraziatamente

egli riteneva il suo ideale

e di avere eseguito in qualità di semplice gregario

un ordine di rastrellamento.

Ma come si comportò il Barletti in quell'operazione? Che cosa fece?

È risultato in modo inequivocabile che in quell'azione

non vi furono né sevizie né percosse né fu sparso sangue fraterno!

< Non è vero! Ci sono stati due morti!

- Ma non per colpa sua! - Allora di chi è, se non è per colpa sua?!

(VOClARE CONFUSO)

Silenzio!

Carabinieri, lasciatelo passare!

< Perché avete interrotto l'udienza? Chi siete?

Sono un partigiano. Ecco i miei documenti.

E sono stato rastrellato da lui! Ho visto due miei compagni morire:

Roberto Mari e Giorgio Vicarelli. - Giorgio!

Giorgio, figlio mio, no!

Assassino! (PlANGE)

- Chi ha gridato? - La madre del Vicarelli.

L'udienza è sospesa. (BRUSlO)

Fate sgombrare l'aula.

Uomo: Forza, ragazzi!

- Sergio: Come andiamo col montaggio? - Non siamo allineati col nastro...

Bisognerebbe spostare la crociera superiore.

No, spostiamo quella inferiore.

E dopo molliamo i bulloni di fondazione

e ci troviamo allineati con l'alternatore. - Va bene!

- Come andiamo? < lngegnere!

- Come vanno le pompe? - Ci vorrebbe un reggispinta per la Schultzer.

- ll comando alleato? - No, diventa una cosa troppo lunga.

- È meglio che ci arrangiamo da noi. - Arrangiamoci!

Mamma! Ancora non si mangia? Non hai nemmeno apparecchiato?

lo devo tornare alla centrale!

- Cos'hai, mamma? - Sergio...

- Cos'è successo? - Adele ha saputo che Giorgio è morto.

Un partigiano l'ha testimoniato al processo.

Povero Giorgio! Credevo proprio che sarebbe tornato.

- Ma tu come l'hai saputo? - È venuta Luciana.

Aveva tanta paura che tu non volessi neanche vederla.

Sergio.

Sono ritornata per sempre.

Voglio restare sempre con voi.

Luciana, cara,

ero certo che saresti venuta.

- E Adele? - Oh, poveretta...

È come impazzita. Non ha voluto vicino nessuno in questi giorni.

- Beh, io vado a Roma. - Ecco, bravo, corri!

Oggi uscirà la sentenza, è meglio che tu le stia vicino.

Sì, sì, sì. Vado subito.

Adele, su... Meglio?

- Adele: Va meglio adesso. - Bene.

- Torniamo dentro. - No! - No!

- Torniamo dentro. - No! - No! - Vieni a sedere.

Mettiti qui.

Qui così. Avanti, mettiti tranquilla.

Povero figlio mio...

Non so nemmeno dove me l'hanno messo...

(piangendo) Non potergli portare nemmeno un fiore...

Oddio! Signore!

Ma che ho fatto di male io? Perché? Perché?

- Cara, andiamo a casa. - No, sto benissimo qui.

- Devo aspettare la sentenza. - È meglio se andiamo a casa.

No, lasciami stare! A morte lo devono condannare!

Andiamo a casa.

(BRUSlO)

Ecco, è finito.

E allora?

20 anni gli hanno dato.

- Cosa? - 20 anni.

20 anni.

20 anni?

(gridando) No!

Non è possibile! 20 anni no!

Non è possibile!

Adele!

20 anni gli avete dato. All'assassino di mio figlio 20 anni!

Avete avuto pietà per lui! Ma di mio figlio chi ha avuto pietà?

Ma non vi vergognate?

È per questo che vi mettete questi stracci addosso?

Per prendere in giro la povera gente come me?

Da noi dovevamo farci giustizia quando quell'assassino è tornato!

Da noi! Bisogna fucilarlo, ammazzarlo come un cane,

quell'assassino che ha ammazzato mio figlio!

< Annunziata: Venite, cara. - Ma adesso andate pure. Grazie.

E scusate.

Ci mancherebbe altro. Piuttosto, volete che ci pensi io alla spesa?

Eh?

Sì, grazie.

- Sì, fate voi. - Sì.

(PORTA Sl APRE)

< Anselmo: Sergio! Ero sicuro che saresti venuto.

< Dov'è Adele? < È in camera sua. Va' da lei.

(COLPl ALLA PORTA) Avanti!

< Ah, sei tu, Sergio.

< Hai lasciato il lavoro per venire qua da me.

Ad ogni modo grazie, Sergio. Grazie.

Adele.

- Hai saputo, sì? - Sì.

Adele, tutto quello che penso, che soffro,

che vorrei dirti, tu lo sai.

Sì, lo so, Sergio.

E allora vieni fuori con me, Adele, oggi stesso, subito se vuoi.

Tu hai bisogno di lasciare Roma, lo sai.

Lasciati convincere.

Vedrai, appena fuori al paese, tu sarai un'altra.

Un'altra?

Eh, già,

tanto cosa ci sto a fare qui a Roma.

È questo che volevi dire, vero?

Cosa ci sto a fare ormai?

Ma verrò al paese, prestissimo,

soltanto ho qualcosa da fare qui.

20 anni gli hanno dato. 20 anni...

Ma credi che fermandoti un mese, sei mesi, un anno,

per correre da un avvocato all'altro, perché tu desideri questo,

che lo fucilino, che lo ammazzino... - (gridando) Che lo ammazzino!

Credi che con questo tu soffrirai meno?

- Credi che Giorgio lo vorrebbe? - E perché no?

No, Adele, i morti non vogliono essere vendicati.

Dio mio! Tu non sai cosa vuol dire avere un figlio,

averlo allevato, cresciuto, avergli sacrificato tutta la vita per poi...

(lNDlSTlNTO) ...tutti quelli con quegli assassini!

- Adele. - Lasciami andare!

Vieni qua! Non ti faccio uscire in queste condizioni!

- Ma perché? Sono calma. - No, non sei calma, assolutamente!

Sono calma. Abbi pazienza, ma ho bisogno di prendere un po' d'aria.

Che succede?

Povera donna...

Bisogna compatirla. Non è mai stata un carattere facile, adesso poi...

Mah! Speriamo...

Sono sicuro che si tranquillizzerà col tempo.

Paolino: Chi sei tu?

Che vuoi? Mamma non c'è?

Che vuoi tu? Va' via, ho paura!

Tu sei suo figlio e sei vivo ancora,

ma il mio no. ll mio no!

(VAGlTO)

No...

No...

(ADELE PlANGE)

(NEONATO PlANGE)

Voi! Ma cosa fate qui?

Che volete?

Non lo so.

Non lo so.

Siete tutti contro di me, anche adesso che sono sola.

No, tu non sei sola.

Hai ancora i tuoi figli.

lo sì che sono sola,

veramente sola.

(ADELE PREGA PER GlORGlO)

(BRUSlO)

- Teresa: Ecco la luce. - Adele: Oh, menomale!

- Sergio: Ma come puzza però! - Puzza, ma almeno ci si vede.

Sì, ma è insopportabile. Ma come, mentre si mangia?

- Ma cosa fai, Sergio? - Non ho neanche i fiammiferi.

Sergio: Ma non vi spaventate, i fiammiferi ci sono.

Ecco. Eh?

(BRUSlO Dl GlOlA)

Questo è niente! Venite con me alla finestra!

(BRUSlO Dl GlOlA)

Teresa: Oh!

- Meraviglioso! - Quant'è bello! - Che bello!

La luce...

Anche nel tuo cuore ritornerà la luce. Vedrai, Adele.

Sottotitoli a cura di STUDlO ASCl - Crema

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