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(Narratore ) Il mondo è pieno di miliardi di storie sconosciute,...
..come il cielo di stelle.
Questa storia si svolge in questa città, una città come tutte le altre.
Fatta di case e di strade,...
..in cui vi sono luoghi per raccogliere nuovi arrivati,...
..e per far riposare quelli che ripartono.
Per curare quelli che si sentono male,...
..per divertire, per svagare quelli che si sentono bene.
Vi è persino un luogo per isolare coloro che non sono buoni,...
..che disturbano i loro simili.
Già, perché gli uomini vogliono essere buoni,...
..e vivono nella soddisfatta certezza...
..di aver creato un mondo di umana solidarietà.
Ma le cose non vanno sempre bene. Guardate quest'uomo, per esempio...
- Ehi, taxi ! - Vuole un taxi, signore ? - Sì. - Dia a me le valigie.
- Taxi ! - Ecco il facchino. Be', che facciamo ? Lascia la valigia.
- Ma l'ho presa io. - Ma cos'hai preso ? - Come l'ho presa io ?
- E noi cosa ci siamo a fare ? - E lascia ! - Vedi di andartene.
Siamo noi i facchini della stazione, ragazzo. Vai a fare il tuo mestiere.
(LA DONNA SBUFFA)
- Chiudete già ? - Be', mancano cinque minuti.
- Se vuole comprare qualcosa, decida perché chiudo. - Aspetto mio marito.
Capirete, quello ha dei gusti così difficili che quando viene, poi...
- Come volete, ma ricordate, signora Linda, alle 20:00 chiudo. - Grazie.
- Mamma, mi prendi quello ? - Sì, stai buono, Romoletto.
- Io voglio lo scacciamosche. - Sì, anche quello, quando viene papà.
- Oh, come va, signor Paolo ? - Buonasera.
E un'ora che aspettiamo, fai presto, dammi i soldi che sta per chiudere.
- Non ho ancora ''combinato''. - Come sarebbe ? - Dice che è per domani.
Ho chiesto un anticipo ma dice che fa brutta impressione.
- Per gli affari importanti ci vuole tempo. - Stai zitto.
Che tempo ? Il tempo di morire di fame. Dammi quello che hai, ora.
- Tieni. - 50 lire ? Cosa ci faccio ? Nemmeno un uovo ci compro.
- Ma... - Scusate, ma io chiudo. - Chiudete ? - Sono le 20:00 passate.
Eh, chiudete perché è complicato, stasera. Ha i gusti strani.
- Vuole mangiare alla rosticceria. Vuole il supplì. - Supplì ? Bene.
Mia moglie li ha fatti espressi per il cavaliere che non è venuto.
- Ho il pacchetto pronto, sono caldi caldi, aspettate. - Ah, bravo.
Dio, anche i supplì adesso. Hai visto che hai combinato, adesso ?
Io non faccio queste figure ! Non le faccio ! Romoletto, andiamo a casa.
- Cammina, su, su, su ! - Embé ?
Be', che fai adesso ? Prima i supplì, i supplì, e adesso non li vuoi più ?
- Sono proprio buoni, sì ? - Buoni ? Come sarebbe ?
Questi sono specialissimi, sono un burro.
- C'è anche il filo ? - Per forza !
- Ecco, sì, mi dispiace, ma... - Sono cattivi ?
- No, no, ma tanto voi non avete 10.000 lire da cambiare. - Ce l'ho.
- Ah, ce le avete ? - Sì che le ho. - Non sono nemmeno ''liquide'', è un...
Anche gli assegni. Cambio tutto, io.
Io credevo che... Vedete, signor Antonio...
Non mi fate perdere tempo adesso, devo chiudere.
Tenete, signora Linda. Domattina cambiate e passate a pagarmi.
Ricordateglielo. L'altra volta ci ha messo 5 mesi per cambiare 10.000 lire.
Grazie.
- Tieni, bello. - Buonasera, signor Antonio. - Buonasera.
Dio che figura ! Che vergogna ! Si è accorto di tutto. Capisci ? Tutto !
Io in queste situazioni non mi ci sono mai trovata. Che figure mi fai fare.
- Anche pena alla gente facciamo ! - Piantala, non facciamo tragedie.
- Intanto per stasera il ragazzino mangia. - Ah, sì, mangia ?
Ma tu hai perso ogni senso di dignità umana !
Mangia ? Ma che mangia ? Mangia l'elemosina !
- (Linda ) Di' a papà cosa mangi ! - Supplì !
- Ringrazia Dio che questa creatura non capisce. - Non vuoi capire che...
Io capisco tutto...
..perché ho la licenza complementare e potevo avere il diploma da maestra.
Se non sposavo... un disgraziato come te, io sposavo Garotti.
- Del calzaturificio al corso, 7 vetrine. - Sì, 7 vetrine, perché ?
Ma io più che girare tutto il giorno che posso fare ?
Se permetti, un uomo di coscienza, alla tua età, non gira, lavora.
- Io giro per trovare lavoro. - E per guardare le gambe alla modista.
Ma fammi il favore ! Sei proprio una vergogna !
Dio mio... Dio mio...
(LINDA SOSPIRA)
Ma è vita, questa ?
Gente disgraziata come noi non ne esiste ! Non può esistere.
Hai giurato che avresti ''combinato''. Non ce la faccio ad andare avanti.
Mamma, mi aiuti a mettere il tovagliolo ?
Tesoro mio, stasera mamma ti ha comperato i supplì, eh !
La minestra non si mangia. Tieni.
Andiamo, bello, su. Andiamo a nanna, eh ?
- Perché ? - Stasera si fa digiuno.
Già, stasera si fa penitenza, è festa.
Si chiede scusa alla Madonna,...
..così i bambini diventano buoni.
- (Romoletto ) Mamma, mi dai un altro supplì ? - Amore mio, non si può.
Si arrabbia la Madonna, lo sai ? Adesso dormi, su.
Tieni, bevi e dormi.
Tieni l'acqua, su. Non la vuoi ? Non la vuoi.
Ciao, amore mio. Ciao, amore mio !
Dormi, amore.
Buono, eh ? Dormi subito, eh ?
- (Linda ) Buonanotte, amore. - Buonanotte.
Dio mio... A questo proprio credevo di non arrivarci mai. Mai, mai.
- Vedi, Linda, io spero che domani... - Domani !
Non me lo dire più. Non me lo dire più perché non ti credo.
Possibile che non sai raccontare altro che bugie ?
Da quando sei tornato... Sono 2 anni che sento dire: ''Domani, domani''.
Intanto siamo arrivati a stasera, capisci ? Non c'è neanche da mangiare.
Tu aspetti che la pappa ti caschi dal cielo, vero ?
Vorrei vedere cosa fai tutto il giorno.
Perché non ti industri, non brighi, perché non traffichi come tutti ?
Hai visto il signor Pollastrini, quello che sta di fronte ?
- Macché signore ! Quello è un mascalzone. - E' un mascalzone, sarà !
Ma io sono due anni che non posso farmi uno ''straccetto''.
Ho un cappello che ho rimodernato 6 volte. Io mi vergogno a uscirci !
Ed esci senza cappello !
Non siamo gli unici a essere alla fame, c'è stata la guerra di mezzo !
- Non urlare, per favore ? - Perché, non c'è stata la guerra ?
Non ho dovuto vendere l'officina quand'ero soldato, per sfamarvi ?
Quando non sai cosa dire, è sempre colpa della guerra per te.
Non ce la faccio più, perché sono diventata peggio di una stracciona.
- E quando penso che potevo fare la signora... - Se sposavi Garotti !
- E vacci da Garotti, che aspetti ? - Sta' zitto, non urlare, per favore !
E così, eh ? Vorresti sbarazzarti di me, eh ? Pensi che non lo sappia ?
Ma non è detto, Paolo, sai ? Attento, un giorno o l'altro potrei farlo !
Perché non ne posso più di tenermi dentro tutto da sola,...
..di non poter più dire la verità, capisci ?
Tutti mi considerano e mi rispettano, qui, nel quartiere, come una signora.
Sanno che sei un disgraziato ridotto a farsi fare l'elemosina per mangiare.
- BASTA ! - Paolo, ti sentono tutti. Controllati !
- E perché non ci devono sentire ? - Sei matto. - Diciamolo a tutti !
- Paolo... - Così poi ti senti meglio, ti ''metti il cuore in pace''.
- Dio, che vergogna ! - Stasera non abbiamo mangiato niente !
- In questa casa non si mangia ! - Non è vero !
- Il signor Antonio ci ha regalato i supplì. - No ! - Siamo senza una lira.
- Paolo ! - Non si può rendere mezzo etto di lardo neanche alla Gambetti.
- Paolo, va' via ! - (Donna ) Ma chi è ? Che succede ?
( Uomo ) Sono i Bertoni, dicono che non hanno una lira !
( Uomo ) Se tutti urlassero per questo motivo, non si dormirebbe più.
(LINDA PIANGE)
(piangendo ) Dio ! Dio...
(LINDA PIANGE)
- Mamma ! Mamma ! - Romoletto...
Romoletto mio ! Bello, ti sei spaventato ? Bello di mamma !
(piangendo ) Che vergogna ! Basta, è finita. Basta ! Basta ! E' finita.
Stavolta è finita davvero. Sì, perché domani me ne vado.
Me ne vado, sì.
(MUSI CA JAZZ )
Io ormai sono diventato filosofo.
Quando è finito il lavoro,...
..accendo la radio, mi faccio una ''fumata'', e mi passano i guai.
Emilio, non ce la faccio più. Non è più vita, questa.
A questo sono ridotto ! A non poter vedere più mia moglie, il ragazzino...
Emilio, tu sei come un fratello per me, mi capisci ?
Per me, adesso, è quasi peggio di quando stavamo in Africa.
Ma come, ti sei già dimenticato ?
La polvere, la sete, i mitragliamenti degli inglesi...
No, ma pensavo: ''Quando sarà finito questo inferno, si torno a casa''...
C'era questa speranza.
Ora siamo a casa, tu senza una gamba e io...
Emilio, è più difficile campare che fermare un carrarmato coi sassi.
Non ti devi scoraggiare, Paolo.
Anch'io credevo che senza fare 500 km al giorno su un camion, sarei morto.
E invece ci si abitua a tutto.
A morire di fame non ci si abitua, Emilio. Non ci si abitua.
- ( Uomo ) Buonasera, commendatore. - Buonasera.
Ah, eccolo qua. Lo vedi, Paolo ? C'è sempre una speranza.
- Questo può metterti a posto. - Per le 11:00 va bene ? - Sì, caro.
- Allora alle 11:00. - La metta in fondo, commendatore.
Ha una quantità di camion, di società, un sacco di milioni.
- Più giù. - In fondo ? - Domani è domenica, alcune auto escono prima.
- Vai avanti, in ufficio non lo acchiapperesti mai. - C'è la moglie.
Ma quale moglie ?! Quella è la moglie per stanotte.
- Vieni con me. - Come si chiama ? - Commendatore.
- Commendatore, buonasera. - Buonasera. - Buonasera, signora.
Scusate, commendatore, questo mio amico, deve rivolgerle una preghiera.
- Buonasera... Mi dispiace disturbarla così. - Cosa c'è ?
- Vede... - Scusa, cara, permetti un momento ? Vengo subito. - Ti pare.
Io sono un meccanico, conosco bene i camion, li ho guidati per tanti anni.
- Strade di ogni genere, Africa... - Dica, perché ho una certa fretta.
- Che fai qui ? Vattene. - ( Commendatore ) Be' ?
Da quando sono ritornato, non ho più lavorato.
- Avrei bisogno di lavorare... - Mi dispiace, il personale è al completo.
Mi scusi se insisto, commendatore, ma ho tanto bisogno di lavorare.
Lei vuol lavorare e io invece che non vorrei...
- Lei ha un'azienda così grande... - Crede di essere il solo ?
Dalla mattina alla sera è la stessa storia.
La mia è un'azienda industriale, non un istituto di beneficenza.
- Vede, anch'io avevo una piccola officina prima della guerra. - Sì ?
- (Donna ) Giulio ! - Mi scusi, ma c'è la signora che mi aspetta. Buonasera.
Faccia qualche cosa, per favore.
Lei se vuole... Ho anche un bambino.
Ah, va be', se ha un bambino...
Tenga.
- Scusa, cara. - Disgraz... - Ehi, ma che fai ?
- Attenzione... - (Emilio ) Spostati, Paolo.
Avanti... Avanti.
Visto ? Si è sprecato. Si è messo a fare lo spiritoso quel cretino.
Non vorrebbe lavorare, poveretto, si affatica troppo.
Quello non è un cretino, è una carogna.
Se fossi al governo, a gente simile toglierei il permesso di circolazione.
A piedi dovrebbero andare !
( SQUILLI DEL TELEFONO ) Signor Emilio, il telefono.
Mi dispiace, Paolo.
( SQUILLI DEL TELEFONO )
Che gente ! Tu gli chiedi di lavorare e quello ti mette 100 lire in mano !
- Peggio di una ''mazzata'' in testa. - E' una carogna, hai ragione.
Se io sapessi guidare, non ci penserei nemmeno un minuto.
Guarda, la puoi fare sparire come da dietro un paravento.
Basterebbe che uno restasse qua dentro,...
..e a prima mattina, perché di notte è più pericoloso,...
..spingerla fuori da quella porta sgangherata.
Non c'è neanche la serratura, c'è il fil di ferro.
Il difficile non è rubarla,...
..il difficile è poi,...
..farla sparire dalla circolazione, qui sta il ''busillis''.
Ho un amico che in un'ora gli cambia i ''connotati'',...
..neanche il commendatore la riconoscerebbe.
Con una macchina come questa ci si possono fare 200.000 lire.
200.000 lire !
Uno si mette a posto per un po' e non soffre per sfamare la famiglia.
Paolo, basta restare qui dentro.
Lascia fare a me.
Io me ne vado, Emilio, tanto le macchine sono rientrate tutte.
- (Emilio ) Paolo dov'è ? - Se n'è andato, poveraccio. Buonanotte.
- Dove vai, all'osteria ? - Se il sabato sera ci togliete la sbornia...
- Siamo cristiani pure noi. Ci vediamo lunedì. - Buonasera.
(RUMORE DI PASSI )
Hai capito, Romoletto ? Quando arriviamo dallo zio, non devi parlare.
Se ti domandano qualcosa, mamma è buona, papà è buono,...
..e non litigano mai.
(Linda ) Non litigano mai... Va tutto bene, capito ?
- Mamma, non spara ! - Meglio così. Ci pensa la mamma, dopo.
- Allora siamo d'accordo, eh ? Non devi sbagliare, sai ? - Va bene.
Bravo, tesoro. Tieni il ''paltoncino''.
Vieni.
Paolo, io vado a Velletri da zio Giuseppe, ho deciso.
Per lo meno un piatto di minestra al ragazzino non mancherà mai.
Così tu starai meglio, io pure... tutti quanti. Me ne vado !
Finché non mi farai sapere che te ne sei andato da questa casa, non torno.
Siamo intesi ? Bene.
'Sto impunito, neanche ti risponde. Vuoi vedere che ha ragione lui ?
E' inutile che ''fai il finto tonto'', con me non attacca. Me ne vado !
Andiamo, Romoletto, andiamo.
Guarda che roba ! Neanche il ragazzino saluta !
Disgraziato !
Paolo ?
Paolo !
Andiamo, Romoletto, vieni.
Da' qua. Da... Dammi la mano !
Metti bene il cappello, su.
- Buongiorno. - Scusate, avete visto mio marito ? - No.
- Non l'avete visto ? - Ve lo siete perso ?
- No, aveva un affare importante. Grazie, buongiorno. - Buongiorno.
Cammina, Romoletto.
- Mi date un bicchiere di latte per il ragazzino ? - Subito. - Aspetta lì.
- Scusate, avete visto mio marito ? - Ha telefonato proprio ora.
- Cercava me ? - No, Donato.
Ha detto che l'aspetta alle Terme di Caracalla per la gita.
- La gita ? Che gita ? - Voi non ci andate ? Siete tutta ''in ghingheri''.
Certo che ci vado, che discorsi... Ma... Come ha detto ?
Ha detto... Ragazzino, come ha detto ?
''Di' a Donato che l'aspetto alle Terme di Caracalla per fare quella gita.''
- Donato cos'ha detto ? - Che andava subito, stava finendo di vestirsi.
- Grazie tante. Romoletto, andiamo. - Non mi pagate il latte ?
- Pago domani, scusate, non ho spiccioli. - E va bene.
(DONATO RUTTA)
- Puzzate di vino, eh ? - Ah, siete voi. Scusate, la domenica mattina...
Voi la domenica mattina sempre a letto con la sbornia, ma oggi avete da fare.
- Già. - Alle Terme di Caracalla. - Chi ve l'ha detto ?
- Il lattaio. - Ho un appuntamento con vostro marito per un affare.
Pam ! Pam !
- Non ci fate un affare con mio marito. - No ? - Ci fate una gita.
E chi ve l'ha detto ? Vi pare che questi sono momenti per fare gite ?
- L'ha detto mio marito al lattaio. - Si sarà sbagliato.
Piantatela. Ieri abbiamo litigato, non vorrei che facesse una fesseria.
- Ah, voi un affare lo chiamate una fesseria ? - C'è una donna di mezzo.
- Ma per carità ! - Perché, la gita la fareste voi due soli ?
- Noi due soli, sì. - Per guardarvi negli occhi ? Quanto siete belli !
Ora capisco perché gira tutto il giorno, perché non porta soldi a casa.
- Pam ! - Questo ci vuole. - In certi affari gli uomini vanno lasciati soli.
Quando ci sono le donne di mezzo, certo.
Signora Linda, date retta a me, non venite.
Se pensate che ci sia una donna, che venite a fare ?
- Poi, se volete, gli fate la faccia come un pallone, ma a casa. - No !
- E va bene, allora ci andate sola, io non vi ci porto. - Voi mi ci...
Voi mi ci portate !
- Giovanotto ? - Eh ? - E' vostra quella macchina ?
- Quale ? - Quella lì, vi ho visto scendere. - Sì.
Lì non può stare, guardate.
- Mi scusi, non avevo visto. - Va bene, ma ci sono i cartelli apposta.
- Spostatela. - Certo. Grazie, grazie.
Eccolo lì, va' ! No, fermo voi, buono !
- Donato, che hai fatto ? - E' stata lei, è voluta venire di prepotenza.
Che sorpresa, eh ? Uno aspetta l'amante e invece arriva la moglie !
- Ma che dici ? - Io stamattina me ne andavo di casa, cosa credi ?
Ma quando uno va alla latteria per dare un po' di latte alla creatura,...
..che muore di fame, perché si muore di fame,...
..e viene a sapere che il marito fa le gite, e in macchina pure,...
..permetterai che abbia il diritto di vedere che faccia ha la sgualdrina.
- Donato, monta ! - E no, caro mio, tu mi spieghi, adesso. E subito !
- Ho il diritto di sapere ! - Lasciami perdere ! Sta' zitta e va' a casa.
- Ah, sì ? Tu sta' qua. - Vattene a casa !
E' così che giri per trovare lavoro ? Stavolta ci voglio ''vedere chiaro'' !
Fino in fondo stavolta !
Romoletto, vattene, se no ti metto sotto. Vattene !
Romoletto, se ti muovi ti riempio la faccia di ''sganassoni''.
- Paolo, falla salire. - No, non sale, se ne deve andare di corsa !
No, non me ne vado, per niente !
Perché non devo salire ? Non hai detto che è un affare ?
E' un affare, eh ? Allora vengo anche io.
Linda, vattene a casa, tu mi vuoi rovinare.
Ah, sono io che ti rovino vero ? Dopo che mi hai ridotto uno straccio ?
- Perché non ti faccio andare con le altre donne ? - Non ti fare sentire.
Tanto ''in piazza mi ci hai già messo'' tu. Tutti devono sapere chi sei !
Vede, questo disgraziato ? Ieri sera ci ha fatto restare senza cena.
Per andare a fare le gite, a fare il cretino in macchina, con l'amante !
- Che maiale ! - Linda, non ''farmi perdere la testa'', vattene a casa !
Portatela così la smette.
Si impicci degli affari suoi, a casa mia faccio quello che mi pare.
- Ha ragione la signora, si vergogni ! - E lei che c'entra ?
C'entra, dal momento che venite a fare queste ''chiassate'' in piazza.
- E' questa la maniera di trattare una donna ? - Bravo, molto bene.
Se sapesse ieri sera cosa mi ha fatto, signora.
Ha urlato dalla finestra perché ho protestato perché il bambino...
- Vattene, Romoletto ! - Attenta ! - Paolo, il bambino !
- Assassino ! - Il bambino ! Assassino ! - Lasciatemi passare.
- Che succede ? Che succede, qui ? - Niente, mia moglie vuole salire.
- E voi la volete mettere sotto ? - Non la posso portare con me.
- Ha un affare importante da fare. - Sì ? - No, è vero !
Se fosse un affare importante, mi ci porterebbe.
- Invece deve soltanto andare in giro con le donne. - Con le donne ?!
Non le date retta, è una fanatica gelosa.
Uno non può portarsi la famiglia quando si devono fare gli affari.
Ma che affari ! Fammi il favore, buffone che non sei altro !
- ( Agente ) Si calmi, signora. - Ma è un buffone ! Tu stai qui !
- Insomma, si tratta di un affare serio ? - Sì, devo andare fuori città.
E allora portatela con voi, che male c'è ?
Oggi è domenica, fate anche prendere una boccata d'aria al ragazzino.
Ma perché, è un padre, lui ? E' soltanto un egoista.
- Voi fate l'affare e loro aspettano fuori. - Quello che ho detto anche io.
L'avrebbe già fatto se avesse la coscienza pulita, ma non ce l'ha.
- Ma che coscienza pulita, piantala ! - Silenzio ! Silenzio ! Basta così.
Finitela con questa ''chiassata'', proprio davanti alla chiesa. Basta !
- Altrimenti vi porto tutti al commissariato. - Signora, salite !
- Salite. - Sali, Romoletto. - Meno male. - Abbiamo aggiustato tutto.
Ci vuole un po' di comprensione.
- Grazie, signor agente. - Non c'è di che, quando si può fare un piacere...
Ci sono già tanti guai a questo mondo... Circolate. Avanti, circolate.
Linda, non ti ho detto niente prima perché volevo farti un'improvvisata.
Non volevi che trafficassi ? E' capitata un'occasione con Donato....
Una vera occasione. Un industriale di Milano voleva vendere la macchina.
Paolo è andato a cercarlo perché sapeva che io avevo il compratore.
Quello all'inizio non si fidava, poi ha detto: ''Va be', faccia pure''.
E ora l'andiamo a vendere.
Sì... Se fosse stato così semplice non avreste fatto quella piazzata.
La piazzata l'avete fatta voi con la storia della gelosia.
E se ci portavano al commissariato, anche l'affare ci facevate perdere.
- 200.000 lire di percentuale. - Eh ? 200.000 ? - Sì, proprio così.
200.000 lire che ci spartiamo tra noi due.
Ci pensate ? 100.000 lire pulite per voi.
100.000 lire... Guarda un po' ! Stiamo a vedere anche questa.
La senti, Donato ? Puoi combattere con questa qui ?
Vuoi che non lo sappia ? Non la sposti neanche se vengono i pompieri !
- Dico bene, signora Linda ? - Mi leggete nel pensiero voi.
Pensate che non lo sappia ? Del resto, è meglio che veniate anche voi.
A volte basta una parolina, il sorriso di una donna per combinare un affare.
- Soprattutto se è una donna come voi. - Donato, ''piantatela'' che è meglio.
Fate la pace, va'.
Ci sentiamo anche un po' di musica.
- Pure la radio c'è ? - C'è tutto. Romoletto, ti diverti ? - Sì.
- Gli piace. - Te la mangeresti una pastarella con la crema ? - Sì.
Al primo bar ci fermiamo e prendiamo anche una tazza di caffè. La volete ?
Sì, grazie tante, per la fretta stamattina non ho fatto colazione.
- Ma non facciamo troppo tardi ? - Lascia fare a me, fermati al bar.
Va bene.
- Sei contento, Romoletto ? - Sì. - Ti piace ? - Sì.
- E sta' buono, levati di mezzo ! - Lascialo fare, si diverte !
- Ti diverti, Romoletto ? - Sì.
Ringrazia tua madre, se era per tuo padre potevi morire di vecchiaia...
..prima di andare in macchina.
Quanto sei dispettoso ! Tocca, Romoletto.
- (Romoletto ) Mamma, e a me ? - Romoletto, quale vuoi ? Quella ?
- Fai piano, non ti ''affogare'', eh ? Scusate, eh ? - Mangia, Romoletto.
Non fate complimenti, signora Linda, per una volta che pago io...
- Grazie. - Tanto tra poco prendo la percentuale.
- Paolo, vai a vedere la macchina, la dovessero rubare... - Va bene.
- Ci mancherebbe anche questa ! - Mangiate, intanto io pago.
Romoletto, è buona ?
(Linda ) Allora, se permettete, ne prendiamo altre due.
Due per me e due per il bambino. Grazie. Prendi questa con la crema.
- (Linda ) Mi dà un bicchiere d'acqua ? - ( Uomo ) Subito.
- Mamma, cos'è quello ? - Quello è un tacchino.
Quello te lo sei mangiato due anni fa a Natale.
- Non te lo ricordi ? - Io non me lo ricordo.
Paolo !
Cammina, Romoletto. Cammina, lascia.
- Attento, fermati che non passi. - Porca miseria, questa ci mancava.
Paolo ! Cammina, Romoletto.
- Ecco tua moglie. - Che le diciamo ? - Che stavamo provando la macchina.
Fai marcia indietro, andiamo.
- Paolo ! - Ora veniamo, signora Linda. - Paolo !
- Calmatevi ! - Mi lasciate così ? - Ma chi ti lascia ? - Chi vi lascia ?
- Mi avete lasciata là ! - Ti ho mai lasciato in mezzo alla strada ?
- Romoletto stava mangiando. - Stavamo provando i freni. Controlla, Donato.
- Bisogna guardarli. - Sono a posto. - Guarda dietro. - Che succede ?
Anche quelli dietro sono a posto.
- Ma non è successo niente. - No, niente.
I compratori sono così esigenti, dobbiamo verificare se è tutto a posto.
- Avete ragione. - Salite, presto. - Chi ci corre dietro ? - Salite.
- Ma uno può farsi pure una gita. - Le auto o si vendono o sono complicazioni.
Ecco, Paolo, vai laggiù al capannone.
- Entra dentro. - (Paolo ) Ma come dentro ? - Sì, dentro.
- Eccoci qua. - Ma dove siamo, qua ?
- Siamo arrivati. - Ma come sarebbe a dire ? In una stalla ?
- Sor Egisto si è raccomandato: l'auto non deve vederla nessuno. - Perché ?
- Non so, deve fare una sorpresa. - Certo.
Aspettateci qui, noi andiamo a cercare il signor Egisto.
- No, un momento, vengo anche io. - No, tu resta qui.
- Perché, hai paura che ti faccia sfigurare ? - Ma no, figuriamo troppo.
Facciamo troppa confusione, presentiamo la moglie, il ragazzino...
Fidatevi ! Prendiamo i soldi e torniamo qua.
- Paolo, Paolo... Le 100.000 lire, qui, eh ? - Sì, sta' tranquilla.
(MUGGITI )
Mamma !
- Cos'è quello ? - Quello ? Quello è un bove, Romoletto.
Con quello ci si fa il brodo.
''T'amo pio bove, e mite un sentimento di vigore e di pace al cor m'infondi.''
Che hai detto ?
Ho detto che la Madonna ci ha fatto la grazia, abbiamo finito di soffrire.
Basta con le penitenze. Ciuffettino mio bello !
Non c'è pericolo che finisce male ?
Questo ha iniziato il mestiere quando l'automobile andava a vapore.
Non è mai stato ''dentro'' una volta. E' il più ''dritto'' del mondo. Parola mia.
- E' in casa il signor Egisto ? - No, è in chiesa, lo trovate lì. - Grazie.
E' in chiesa, sbrighiamoci.
- E' bigotto ? - Se è andato in chiesa, sarà per rubare i calici.
- Che targa gli mettiamo ? - Udine. La verniciatura com'è ? - Bene.
- E per il libretto ? - Ci penso io. - Allora io vado. - Vai, vai, sì.
Oh, eccolo là.
- Buongiorno, signor Egisto ! - Donato.
- Come va ? - Che siete venuto a fare ? - E' mezz'ora che vi cerco.
Ci hanno detto che eravate in chiesa.
- Ho un affare. - Buono ? - Fiat 1500, fuoriserie, radio... ''Una cannonata''.
Basta cambiare il colore. Lavoro fatto in regola. Ma bisogna sbrigarsi.
- (Egisto ) Quanto ? - 300.000. - (Egisto ) 300.000 ?! Come ?
- Eh, ma quando la vedete... - Dov'è ? - L'ho messa nella stalla.
- Bene. - Andiamo. - Aspettate, ho una seccatura: il battesimo di mio nipote.
- Se si perde tempo... - E' una cosa di 5 minuti. Non posso farne a meno.
Mia moglie, mia figlia... ''Devi fare il padrino. Devi fare il padrino...''
Io i ragazzini non li posso vedere, i preti nemmeno, e mi hanno incastrato.
Ah, eccoli qua.
- Ma davvero è il primo ? - Il primo. - Che meraviglia.
- Che grazia di Dio ! - Dove sei stato ? - Con certi amici...
Non potevi venire al corteo insieme a noi ? Siamo sempre alle solite.
Come è bello, signora mia, quanto è grasso ! Chissà quanto pesa.
Cinque chili ! E da quando è nato non ha mai pianto.
- Che bello... - Ride sempre. - Ma che sei venuta a fare qui ?
Scusa, mi hai lasciato sola...
- Ho avuto la fortuna... - Attenta !
..di incontrare la moglie del signor Egisto che mi ha invitata.
- Avete una moglie tanto simpatica ! - Grazie. - Vero, Egisto ? - Certo.
- Questo è il signor Egisto ? Perché non me lo presenti ? - Mia moglie.
- Piacere. - Che omone, eh ? Piacere !
- (Egisto ) Mica vi farò paura ? - Che simpatico ! - Facciamo presto !
- Di che colore è ? - Grigia. - No, bisogna farla nera.
- Nera ? Per carità ! - Meglio, no ? - State zitta, non capite certe cose.
Eh, va bene, non le capisco, lo so, è questione di gusti, ma...
..quella macchina, se la fate nera, per me la rovinate.
Linda, al signor Egisto la macchina chiara non piace.
Allora fatela blu e marrone, così il colore si intona con la tappezzeria.
- Se no ''salta agli occhi''. - Voi dite che ''salta agli occhi'' ? - Sì.
- Forse avete ragione. - Hai visto ? Voi che dite sempre...
- Possiamo venire in chiesa con voi ? - Come no ? - Grazie. Andiamo ?
Romoletto, la funzione.
(PARLANO IN LATINO )
(in latino ) - Con che nome lo battezzate ? - ( sottovoce ) Volo.
- ( sottovoce ) Volo. - Volo. - Come ? - Volo ! - Volo.
Vieni avanti, figliolo.
- (in latino ) Ti battezzo... - Ma con l'acqua fredda prende una polmonite.
- Ma no, figliolo, no. - Lo dice lei. Non si può fare in un altro modo ?
- Ma in quale, figliolo ? - (in latino ) Io ti battezzo...
Vi ho avvertito. Se prende il raffreddore, vi ritengo responsabile.
(in latino ) Ti battezzo, Stefano,...
..nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
- (insieme ) Amen. - Date qua, l'avete bagnato tutto questo ragazzino.
- E' finito ? - Ma no, ma no, sta' zitto.
Non ancora, figliolo.
Anzi, vorrei cogliere questa santa occasione, questa gioiosa domenica,...
..per dirti che questo non è un gran giorno solo per Stefano...
..che ha ricevuto il primo dei sacramenti,...
..ma anche per la nostra umile chiesetta,...
..che dopo mezzo secolo ha il piacere di rivedere fra le sue sacre mura...
..una ''pecorella smarrita''.
Mezzo secolo. Tanto tempo e un lampo.
Io prego tanto il Signore perché questo casuale ritorno...
..porti ad accorgersi di quanto sia indispensabile essere buoni.
(Prete ) Perché quando ce ne andiamo solo questo resta di noi:...
..le azioni buone e le azioni cattive.
(Prete ) Quelle cattive ricadono sui figli, sui nipoti, su Stefanino.
E ora riprendiamo. Riprendiamo, figlioli.
(IL PRETE PARLA IN LATINO )
(MORMORI O INDISTINTO )
Signor Egisto, non bevete tanto, dobbiamo chiudere quell'affare.
- Va be', c'è tempo. - Non c'è tanto tempo, è meglio sbrigarsi.
Adesso lasciatemi in pace, fatemi bere e dopo parliamo di affari.
Signor Egisto, noi abbiamo fretta, dovete capire.
Ma, Paolo, è la maniera questa di insistere ? Diventi proprio noioso.
Avete ragione, non si parla di affari in un giorno bello come questo.
Gli uomini se non parlano di affari...
Se sapevo della sua venuta, avrei preparato altrimenti.
- Lei dev'essere abituata al mangiare di città. - Per carità ! - No ?
- Va benissimo, ''ci metterei la firma tutti i giorni''. - Ah.
Voglio dire, mi piacerebbe tanto cucinare così alla buona.
- A Paolo non piace mangiare così. - No ? - E' tutto complicato lui !
- Cucina alla francese, forse ? - Sì, ecco. Cosucce, cosettine...
Finisce che non si mangia mai...
Ma ora gli faccio cambiare sistema, perché il ''pupo'' dimagrisce e...
- Maresciallo, buongiorno. - Buon appetito a tutti, buongiorno a tutti.
(Egisto ) Venite, maresciallo, qui c'è il suo posto.
- Buongiorno, maresciallo. - Comodi, comodi.
- Come va, maresciallo ? - Non c'è male. Oh, reverendo !
- Avete visto, maresciallo, quanto è bello ? - Speriamo che diventi buono.
- Maresciallo, un goccetto di vino ? - Volentieri.
- ( Uomini) Alla salute. - Alla salute. - (Linda ) Che omone anche lui. - Eh !
Com'era quella storia dell'innocenza dei bambini ?
Dicevo che negli occhi innocenti dei bambini...
..si rispecchiano i peccati dei grandi.
- Dice ? - E' un fatto, si può dire, matematico. - Ma che matematico !
- Non c'è niente di sicuro a questo mondo. - Lo dici tu, figliolo.
Le azioni cattive gettano un'ombra sulla discendenza.
Signor Egisto, se date retta a lui...
Il nostro non è un affare cattivo, è un affare d'oro.
Ma voi ci volete rovinare, sono già tre ore che siamo fuori !
Hanno fatto presto a fare amicizia, eh ?
Paolo è un gran simpaticone quando ci si mette, signora mia.
Se non fosse per il suo caratteraccio...
Però devo confidarle una cosa: io di mio marito sono sempre innamorata.
Dopo 6 anni di matrimonio ? E non ha paura ?
- E di che ? - Che si occupi di macchine.
Ma come ? Sono stata io che l'ho spinto nel ramo !
- Quanto ho dovuto faticare, signora mia. - (Egisto ) Buono, buono... su...
( STEFANO PIANGE) Ma perché piange ? Cos'ha ?
- Niente, papà, tutti i bambini piangono. - Piange per niente ?
E chi lo sa...
( STEFANO PIANGE)
Ha certi occhi... questo ragazzino !
Certi occhi...
..che non li posso guardare.
Guardali, figliolo. Guardali che ti fa bene.
Ne hai bisogno.
Tu hai dimenticato troppe cose, troppe cose buone,...
..per pensare solo a quelle cattive.
Pensa a quando eravamo bambini innocenti.
Ti ricordi ? Tu eri il più vivo, il più birichino.
Ma eri buono. Venivi all'oratorio e andavi a suonare l'organo di nascosto.
(Prete ) E poi ti andavi a confessare. Te lo ricordi, Egisto ?
(EGISTO PIANGE)
Egisto !
Egisto ! Piange ! Egisto piange !
- (Moglie ) Piange ! - Egisto piange ?!
Piange !
Egisto ! Egisto !
- Papà, che c'è ? - Sono lacrime vere !
Da 40 anni che lo conosco non l'ho mai visto piangere !
- Papà, ma che cos'hai ? - Piange ! Egisto !
Papà, cos'hai ? Ora che sei nonno fai così ?
- Don Carletto, avete fatto il miracolo ! - Calma, figlioli, calma.
- Io ed Egisto dobbiamo dirci qualcosa. - Papà !
- Parla, parla, figliolo. - Mi voglio confessare. - Certo. - Si confessa !
(Moglie ) Ah, Madonna, grazie ! Si confessa !
(BRUSI O INDISTINTO )
Fate passare ! Fate largo, per favore. Prego.
Bravo, bravo, Egisto.
Lasciateci passare.
Signor Egisto...
Largo, figlioli, largo.
Evviva Sor Egisto ! Fate suonare le campane !
(insieme ) Bravo ! Bravo Egisto ! Bravo !
(RINTOCCHI DELLE CAMPANE)
Però, per me questo torto al signor Egisto non dovevate farlo.
Quello ha detto che comperava la macchina, dovevate aspettare domani.
Che maniera di trattare gli affari è questa ?
Va be', ma se ci dà di più quel mio amico di Fiumicino, non è meglio ?
No, in affari quando uno dà una parola, è quella.
La correttezza è l'anima del commercio.
Il commendatore ci ha dato 24 ore per sistemarla, non aspetta quello.
Mamma mia, ma dov'è questo commendatore ? Vado io a parlarci !
- Lo convinco io... - Se uno non aspetta, vuol dire che non può.
- Vorresti perdere 200.000 lire ? - No, per carità ! Questo mai, vero ?
Mi dispiace dover fare una scortesia a gente così gentile e ospitale.
Mi ascoltavano come fossi un oracolo, mi hanno trattato come una signora.
Paolo, cos'è quello ?
- Dev'essere un comizio. - Un comizio ? Che bello ! Rallenta un po'.
- Rallenta ! - Ci sono anche i carabinieri, svelto, Paolo.
( CLACSON) - Piano, piano ! - Vai più piano !
- ( Uomo ) Ma che modi sono ? - Non dare retta, passa.
Piantala di suonare, non senti che quello sta parlando di cose serie ?
Ma che gliene importa a loro ? Magari non si sentisse !
- Ahia ! - Scusate. - Ma questo è il modo di guidare la macchina ?
- (Donna ) Che maniere ! - (Paolo ) Vi mettete in mezzo alla strada !
( APPLAUSI E URLA DI APPREZZAMENTO )
- ( Uomo ) Hanno ragione ! - (Linda ) Certo, che discorsi !
E mezz'ora che stiamo suonando, levatevi di mezzo, no ?
E visto che suona ha il diritto di investirmi ?
Hanno la macchina, ti pare ? Non vedi che sono ''borsari neri'' ?
- Ma sarà lei ''borsara nera'' ! - Piantala, Linda !
''Borsara nera'' a me ! A me che muoio di fame per colpa della borsa nera ?!
E che ci possiamo fare noi ?
Ci vengono a insultare proprio quando ci facciamo gli affari nostri !
- Prepotenti ! - Avete fatto i soldi, e pensate di poter fare i prepotenti.
Proprio così ! Voi volete vedere la gente morire.
La smetta lei ! Non mi faccia morire dalle risate !
- Piantatela ! - Parlo ! Perché quando ho ragione, parlo.
- Cosa ? - Non mi faccio mettere sotto da quattro ''scalcagnati'' !
- ( Uomo ) Sta' zitta ! - ''Scalcagnati'', sì. ''Scalcagnati'' !
A chi ? Perché sei una donna... Dov'è tuo marito ?
Dov'è mio marito ? Eccolo qua. Perché ? Eccolo qua !
- Ah, è questo tuo marito ? - Paolo ! Paolo, cosa aspetti a picchiarlo ?
- Ma chi deve picchiare questo signorino ?! - (Linda ) Paolo !
- (Linda ) Paolo ! - Forza, ragazzi ! - Dio mio... Paolo, dagliele !
Dagliele ! Dagliele ! Vigliacchi, assassini, lasciate stare mio marito !
Vigliacchi !
Solo perché ha il cappello in testa... Dategli una botta in testa !
Carogne, vigliacchi ! Ve ne approfittate perché siete in tanti !
Mascalzoni, cialtroni ! Paolo !
- Togliti il cappello ! - Il cappello ! Il mio cappello !
Mannaggia la miseria, ma la volete piantare ?
- Mettetevi qui buona ! - E pure voi, andate al diavolo !
Paolo ! Carogne ! Carogne ! Carogne ! Carogne !
( SPARI ) Fate largo qua !
Che c'è, eh ? Sempre tu sei il guastafeste, eh ?
Dite un po', siete voi il proprietario della macchina ? Andiamo in caserma !
- Via ! - Mi hanno rubato il cappello ! Il mio cappello...
Mascalzoni, ladri... Eccolo là !
(BRUSI O INDISTINTO )
Sono riuscito a toglierle il cappello, ora lo porto a mia moglie !
I gitanti sono stati sottratti al furore...
..diciamo... risentimento popolare.
- Sì, maresciallo, ma il mio cappello, scusi ? - E va bene, il cappello...
- Come... ? - Nella calca è stato smarrito il cappello...
No... Ma per carità, maresciallo, macché smarrito !
Me l'hanno tolto con la violenza, me l'hanno rubato dalla testa.
Io voglio sporgere regolare denuncia. Scusi, questo è un furto.
Ma che denuncia, Linda ? Andiamo ! Per un cappello ?!
Senti, Paolo, a parte che avevo solo quello, è una questione di principio.
Signora Linda, si tratta di un equivoco, non l'hanno fatto apposta.
- E che importa ? - Vero ! Poi voi ve ne andate, io invece rimango qua.
- Maresciallo... - Il cappello della moglie del proprietario...
- Documenti ! - Documenti ?! - Sì, mettiamo a verbale.
Se no la divisa strappata all'appuntato la pagate voi.
Non li trovo, devo averli persi.
Non li hai ? Ma che dici, Paolo mio, li avevi qui.
E questi cosa sono ? Sant'Antonio, che testa !
Eccoli qua, maresciallo, ci mancava solo che li avessimo perduti.
- Questa è la patente e questa è la tessera tranviaria. - Va be'.
Vediamo un po'.
Paolo Bertoni.
Bertoni ?
Paolo Bertoni.
Perbacco !
Brigadiere, datemi quella segnalazione arrivata un'ora fa.
Mi pare un nome conosciuto.
- Ah, Cartone ! Sbagliavo. - Paolo, ti ha preso per un bandito ?
No, signora, per carità...
Eppure...
- Voi siete parente di Marco Bertoni di Catania ? - Io ? No. - No, no, no.
Ah, no ? Peccato. Un mio amico, una bravissima persona.
Per carità, un uomo d'oro, d'oro ! Omonimia. Omonimia.
Dunque...
Fu Marcello, nato a Roma...
..in via Etruria 24.
- Lo avete prelevato il numero della macchina ? - Sì, signor maresciallo.
Siete a posto, allora, potete riprendere la vostra passeggiata.
- Grazie, maresciallo. - Grazie tante, signor maresciallo. - Prego.
- Non provocate i comizianti, se ne incontrate. - Maresciallo !
Va bene, va bene, lasciamo perdere.
Non è che non vi capisca, vi capisco benissimo.
- Se sapeste che la penso come voi... Monarchico ? - Ma... - Ho indovinato.
Cosa ci volete fare, ci vuole pazienza, se sapeste...
- Be', buon proseguimento. Arrivederci. - Buongiorno.
- Arrivederci e grazie, signor maresciallo. - Prego, signora.
- Papà, mi fai guidare ? - Stai fermo, Romoletto, fermo.
Sta' buono, amore mio, su. Stai buono.
Ora ti viene anche il bozzo. Ci vorrebbe un po' d'acqua o ghiaccio.
- Giusto, fermati che c'è una fontana. - Perché ? E' meglio andare avanti.
- Non fare domande, ferma. - Perché ? - Dobbiamo mettere acqua al radiatore.
Avanti, ferma.
Oh !
Così la signora dopo tanta emozione si prende una aranciata col ragazzino.
- Giusto, ho sete. Andiamo, Romoletto. - Ecco, andate. - Andiamo a bere.
- Andate là, alla trattoria. - Ordino anche per voi ? - Sì, due aranciate.
- L'acqua c'è. - Ah, sì ? Anche nel tuo cervello c'è.
Paolo, ma ti sei reso conto, tu ?
Gli hai dato il nome, cognome, il numero della macchina...
- Cosa dovevo fare ? - E ora quando il maresciallo riceve la segnalazione...
- Tu sei catalogato, sistemato ! Sei già ladro. - Donato ! - Ti saluto.
Non vorrai che mi faccia arrestare per te.
A me non hanno preso il nome.
Io prendo il treno e vado a casa, mi metto a letto, l'alibi ce l'ho...
Tu a me non mi conosci, eh ? Mi hai caricato per la strada.
- Donato, non mi puoi lasciare solo. - Paolo, io te l'avevo detto.
Io non rubo, ti porto solo dal ricettatore.
- Non è colpa mia se è andata male. - Io sono rovinato.
Vendi subito la ruota di scorta, la batteria, la radio, quello che puoi.
Butta la macchina in un fosso e racconti tutto a tua moglie.
Donato, ma come faccio ? Non vedi che sembra ringiovanita di 10 anni ?
Così rinvecchia e si calma. Le dai un po' di soldi e te la ''squagli''.
Paolo, non farti illusioni, stasera vengono a prelevarti a casa.
Oh, Dio mio, allora cosa devo fare ?
Vai trovare Temperino al Caffè Esperia, stasera, a nome mio.
- Temperino ? - Sì. (FISCHI O DI UN TRENO )
Ecco il treno. Lui in qualche modo ti aiuta, ha sempre molti affari.
- Insomma, ti arrangi con lui. Ci vediamo. - Donato ! Donato !
Donato ! Donato !
- Guarda, mamma, è un topo grosso ? - E' un coniglio, non lo vedi ?
- Un coniglietto. - Ecco. - Grazie. I ragazzini fanno certe domande...
Quello è buono arrostito, con il rosmarino.
La mamma te lo fa domani, appena papà riscuote. Vero, Paolo ?
Vieni qua, vieni.
Siediti lì.
- Vieni, questo ti fa bene. - Senti, Linda. - Non muoverti che ti fa bene.
- Senti, ti devo parlare. - Lo so cosa mi vuoi dire, Paolo. Non muoverti.
Ma non puoi saperlo !
Ma lo so. Cosa mi vuoi dire ?
Che sono diventata cattiva ?
Ma credi che non me ne sia accorta ?
Tu in giro tutto il giorno per trovare una sistemazione a me e il bambino,...
..e io sempre addosso senza fare niente per aiutarti.
- Ma non è vero. - No, è vero, purtroppo, è vero.
Ma quando ci siamo conosciuti non era così.
- Ma che dici ? Cosa c'entra ora il buono, il cattivo... - C'entra.
Oggi che mi sento felice per la prima volta dopo tanti anni, posso capirlo.
Ma prima, fra il ragazzino, i debiti, il cibo, le scarpe rotte,...
..senza una speranza, per colpa di nessuno, amore mio, lo so,...
..ma non ce la facevo più.
- Io ti voglio bene. Ti ho sempre voluto bene. - Linda... - Eh, sì.
Oppure quando litigavamo. Forse per questo litigavamo tanto.
Si vede che l'aria di campagna ti fa diventare sentimentale.
Macché sentimentale, sono felice, Paolo.
Sono felice di vederti lavorare con entusiasmo, ma non mi intrometto più.
Perché anche al comizio ti ho rovinato, non mi intrometto più.
- Non ti arrabbiare. Mi perdoni ? - Che perdono ? Che c'entra ?
- Non ho niente da perdonare, io. - Ma, Paolo... - Fammi parlare !
- Avevi ragione quando dicevi che io sono un mascalzone... - Sei matto ?
- Un delinquente. - Scherzi, mi prendi in giro ? - No, non ti prendo in giro.
Facevi bene a sposare quello là, sì, quello del calzaturificio nel corso.
Ma vuoi proprio litigare. Ma cosa sono questi discorsi, adesso ?
Ma, Paolo, in una giornata come questa...
Questa è la giornata più bella della mia vita, tesoro mio.
Hai visto Romoletto ? Povera creatura, è sempre in casa.
Che faccia ha fatto con questa giornata, col sole, non lo riconosco.
- Perché non siamo signori anche noi ? - Non lo so, Linda, non lo so.
Sono certa che se va avanti così,...
..un altro paio di affari come questi e il prossimo anno andremo in vacanza.
Domenica mi riporti, eh ? Ci veniamo con il treno, che importa.
Ci passiamo tutta la giornata.
(Romoletto ) Mamma !
- Mamma, voglio andare sull'altalena. - Guarda dov'è. Vengo, Romoletto !
- Vieni che prima l'hai fatto piangere. - Devo mettere l'acqua al radiatore.
Vai tu, vengo subito.
- (Romoletto ) Mamma, vieni ! - Vengo, Romoletto, ora vengo ! Eccomi.
(Linda ) Sali, su. Forza, non ce la fai ?
Dai, via il cappello. Uno, due, tre... oplà !
- (Linda ) Oplà ! - (Romoletto ) Piano, mamma.
(Linda ) Oplà !
- (Linda ) Oplà ! - (Romoletto ) Più forte, più forte !
(Romoletto ) Mamma, più forte !
Oplà ! Oplà !
- Siete voi il proprietario ? - Sì, sono io. Cosa desiderate ?
Scusate, sono rimasto senza soldi, ho lasciato il portafogli a casa.
Vorrei vendere la ruota di scorta della mia auto. E' una Pirelli nuova.
- Ah... - Potrei vendervi anche la radio, se preferite. - Ah, la radio ?
- E della ruota quanto volete ? - Non saprei, fate voi, una cosa ragionevole.
- Anche non molto perché ho fretta. - Ah, ho capito.
- E la macchina è vostra ? - Sì, certo.
- Ce l'avete il libretto ? - Certo che ce l'ho. - Intestato a vostro nome ?
- No, è di mio cugino, ma è come se fosse mia. - Ah... - La comprate ?
Giovanotto, ''girate a largo''. Qui si vende soltanto, non si compra.
Sì, certo, grazie. Buongiorno.
Comincia a fare caldo, eh ?
(LINDA RIDE)
- Paolo, vieni anche tu. Romoletto ha voluto... - Ora dobbiamo andare.
- Vieni. - Perché ? - E' tardi. - Donato dov'è ?
E' andato avanti, ha trovato un amico che lo portava in città.
- Allora non andiamo più a Fiumicino ? - No.
- Ci andiamo domani da Sor Egisto ? - Sì, domani. - Bravo, sono contenta.
Andiamo, Romoletto.
Basta, Romoletto, su. Sono proprio contenta, sai ?
Era proprio brutto fare una cattiveria a gente simpatica come quella.
- Donato dov'è andato, a Roma ? - Sì. - A parlare col commendatore ? - Sì.
Romoletto, il cappello.
(Linda ) Sì, in fondo che bisogno c'è, la potete vendere domani.
Bove.
Però dovresti parlarci anche tu col commendatore,...
..non vorrei che Donato ti ''soffiasse'' l'affare.
Anzi, se vuoi ci vengo anch'io. Così ti sistemo tutto.
Su, bello.
- Ci sono le aranciate da pagare. - Ah, già.
- Scusate, le aranciate. - Sì, ecco.
- Quattro aranciate sono 160 lire. - Ah, sì, aspettate...
- Non ho spiccioli. Vado da mia moglie e torno. - Prego, fate pure.
Paolo ! Andiamo, no ?
- Ma, Paolo, non si va a casa di qua. - Sì, si fa prima, c'è la scorciatoia.
Ah, sì ? Peccato.
Ah, però che bello avere una macchina.
Va di qua, va di là, ti dà un senso di autonomia.
- Non credi che un giorno potremo avere una macchina ? Una Topolino. - Certo.
Facciamo il posto per il ragazzino, dietro.
- Mammina, quelli chi sono ? - (Linda ) Quelli sono i motociclisti.
- I centauri d'acciaio: che belli. - Pem, pem ! Pem, pem !
- Bello della mamma ! Spara, spara. - Pem, pem !
- Così li ammazzo ! - Ma perché corri così, Paolo ?
- Paolo ! - Pem, pem ! - Paolo, cosa fai ? - Smettila, Romoletto.
- Paolo... - Pem, pem ! - Voglio provare la macchina.
Ah, vuoi provare la macchina ? Che bello !
Forza, dai ! Forza ! Oddio che mal di testa.
No, no, non ce la faccio. Non ce la faccio ! Non ce la faccio !
Paolo, il bambino ha paura, vai più piano.
Paolo, guarda che scendo. Paolo, scendo ! Ci ammazziamo tutti !
Paolo, stai attento !
Paolo, vai piano.
Va' piano !
Ma cosa sono questi esibizionismi ? Vai piano, abbi pazienza.
Sei bravo, l'abbiamo visto, ma qui ci ammazziamo tutti !
- Romoletto ha paura ! - Vuoi stare zitta ? - Ah !
Oddio... Oddio, amore mio.
(LINDA URLA)
Paolo, ho paura !
- Ma che fai, sei impazzito ? Ma che fai ? - Stai zitta !
Paolo.
Paolo, ma tu l'hai rubata questa macchina ?
Adesso capisco tutto. Allora non era vero niente, l'affare...
Oh, Dio mio, ma come hai potuto fare una cosa simile ?
Non lo so, Linda. Non ne potevo più, capisci ? Non ne potevo più.
Ho fatto di tutto, ho cercato di fare tutto, il facchino alla stazione,...
..ho venduto perfino le sigarette, erano questi gli affari,...
..gli anticipi, gli affari importanti, non ne avevo altri.
Ieri sera quando ti ho lasciato sono stato da Emilio, al garage.
Ha detto che aspettava un cliente, dell'Hotel, un commendatore di Milano.
E se avesse voluto avrebbe potuto mettermi a posto in un momento.
E' venuto, gli ho chiesto del lavoro e lui mi ha messo in mano 100 lire !
- Ti ha fatto l'elemosina ? - Sì, mi ha fatto l'elemosina !
Allora non so cosa mi abbia preso, Donato ha detto che era facile,...
..che ci avrebbe pensato lui a venderla...
Linda, io sono un ladro ! Un ladro !
Ormai lo sanno tutti, anche alla polizia. Tutti !
- Hanno le generalità, il numero della macchina, gli ho dato tutto. - E' vero.
- Allora cosa vuoi fare ? - Ma dove lo trovano un ladro più onesto di così ?
Non c'è più niente da fare, Linda.
Posso fare capriole, salti mortali, chiedere perdono, ormai sono segnato.
E quando uno è segnato, non può tornare indietro.
Se mi vedesse mio padre, mi scannerebbe.
Dio mio, e io che non capivo.
Io che non capivo niente.
- Ma tu non parlavi mai, Paolo, non mi hai detto mai niente. - Ma, Linda !
- Non mi hai mai detto niente a me, capisci ? - Linda, se te lo dicevo...
E poi non lo so, mi vergognavo. Mi vergognavo, capisci ?
- Di non essere capace mi vergognavo. - Dio, mio, è anche colpa mia.
Io lo so che è colpa mia, Paolo...
Sono io che ti ho spinto a fare questo, capisci ?
- Dimmi cosa vuoi fare, adesso, dimmi. - Tu vai a casa.
Vai, a casa, io qualcos'altro da fare ce l'ho.
- Ti manderò qualche soldo. - Cosa vorresti fare, adesso ?
Linda, io ho penato tanto per rimanere onesto,...
..e adesso che non lo sono più, non mi importa più di niente.
- Mi rivolto, mi butto allo sbaraglio. - Ah, no ! Ci siamo io e Romoletto.
Questo non lo devi fare, tu devi andare a costituirti, lo sai.
- A costituirmi ? - Certo ! - Perché ? Che cosa ho fatto ? Cosa ho fatto ?
Non c'entra, Paolo mio, questo !
Ero io che non volevo lavorare ? Sono gli altri che non mi hanno voluto.
Dovevo lasciare morire di fame te e il ragazzino ? No, Linda.
- Non pensarci, in galera non ci vado. - Tu devi andarci, perché sei buono.
Paolo, non è tanto grave... Tu ci devi andare.
Ci devi andare, perché se ti ''metti su questa strada'' finisci male.
- Sei capace che ammazzi qualcuno. - Sì, uccidere, ma in galera non vado.
- Devi andare ! - Sono un fuorilegge, se per sfamarvi devo sparare... sparo.
Allora io non ti lascio ! No, non ti lasciamo, né io né Romoletto,...
..perché io ti voglio ancora bene, Paolo mio !
Paolo, mi fai diventare matta così ! Tu ci devi andare in galera, capisci ?
Non è tanto grave ! Tu ci vai e poi ricominci, dopo sei libero !
- Paolo... ! - Morire di fame... - Non fare così ! Vai in galera !
- (piangendo ) Io divento matta così ! - Stai buona, su, non piangere.
- Non lo puoi fare, pensa a Romoletto, Paolo ! - Sì, farò come vuoi tu.
- Non fare così ! - Che dolore... ! - Non ti muovere...
- Non piangere più. - Promettilo, per carità di Dio, promettilo.
Te lo prometto...
(Linda, piangendo ) Sono preoccupata, Paolo.
(Romoletto ) Mamma !
Quello là ! Vieni a vedere !
Romoletto.
Aiutami. Vengo !
- Che c'è, amore ? - Mamma, guarda, cos'è quello là ?
Quale quello ? Quello laggiù ?
E' il mare.
Che bello... che pace.
- Cos'è il mare ? - Come sarebbe a dire cos'è il mare ?
- Il mare è il mare. - E' grande.
E' come il cielo, solo che c'è l'acqua.
- E sopra ci vanno le barche. - E dentro ci sono i pesci.
E' meglio che restiamo qui fino a stasera. Tanto non ti vede nessuno.
Se ti prendono adesso nessuno crederà che volevi costituirti.
Poi stasera andiamo insieme dal commissario.
Tieni questo, papà.
Vedrai, non sarà poi tanto brutto, Paolo.
Io e Romoletto veniamo a trovarti spesso,...
..e ogni volta portiamo gli sfilatini coi piselli che piacciono tanto a te.
Sì, credi che gli sfilatini coi piselli si trovino attaccati agli alberi ?
Eh, va be', mi arrangio. Per una donna è più facile trovare lavoro.
Farò qualunque cosa, vado a mezzo servizio.
Faccio la lavandaia, cosa mi importa ?
- Zio Michele mi darà dei soldi finché non l'ho trovato. - Tu la lavandaia ?
Be', sono vecchia, io ? Sono giovane, sono forte. Posso lavorare.
Abbiamo passato tanti brutti momenti da quando ci siamo conosciuti.
Sotto il bombardamento, figurati. Passeremo anche questa, vedrai.
Solo che c'è la fedina penale sporca. Paolo Bertoni che è stato in galera.
Con bollo regolare.
Cambiamo città, ricominciamo da capo.
Chissà quanta gente è stata in galera, gente perbene, e tu non lo sai.
Papà. Guarda cos'ho trovato, papà.
- Che bella ! - Lo sai che l'ho trovata io ?
- Che bravo, l'hai trovata tu ? - Ce ne sono tante nel mare ?
Sì, molte, ma questa è la più bella di tutte.
- Allora te la regalo. - Grazie, Romoletto.
Adesso ne prendo una per la mamma.
- Povero Romoletto. - Paolo, non preoccuparti.
Come faccio a sapervi soli a lottare contro un branco di carogne ?
Senza poter fare niente, chiuso col catenaccio in una stanza.
- Paolo, non hai cambiato idea ? Per carità... - No...
Che bello che è qua. Quanto è bello.
Adesso mi sembra proprio come quella domenica che mi hai portato a Ostia.
- Paolo, ti ricordi ? - Già, sembra di essere in villeggiatura.
(Romoletto ) Mamma !
Guarda, guarda, mamma !
Ne ho presa un'altra !
- Paolo. - Che c'è ? - Hai paura ? - No.
Io sì.
Vorrei già essere arrivata, vedi ?
Pensavo che forse non è bene che il ragazzino veda certe cose.
Ti lascio vicino a casa così telefoni subito a zio Michele.
No, Paolo, oramai siamo d'accordo, io vengo con te.
Al ragazzino so io cosa devo dirgli.
Mamma, mamma, la giostra !
- Amore, papà non può... - Mamma, la giostra !
- Papà, mi porti tu ? - Stai buono, Romoletto, che ora papà ti ci porta.
- Paolo, ma perché... Perché ti fermi ? - Facciamolo contento.
Ma ti pare questo il momento ?
Linda, vorrei che restasse con un buon ricordo, adesso che non lo vedrò più.
- Come non lo vedrai più ? Che stai dicendo ? - Mi porti alla giostra ?
Non lo vedrò più per un po' di tempo, si capisce...
- Quanto hai ? - 50 lire, quelle che mi hai dato ieri. - Papà, mi porti ?
Un momento, Romoletto, adesso ci andiamo, ma un giretto soltanto.
(VOCIARE DELLA GENTE)
- Consultate l'oroscopo ! Lei, signora ? - Io voglio il gelato.
No, il gelato no. Magari un lecca-lecca. Ti piace ?
(VOCIARE DELLA GENTE)
- Per mia moglie e il bambino. - Va bene. Due. - Forza, Romoletto.
Tieni questo. Guarda papà, guarda papà.
- (Paolo ) Ciao, Romoletto. - Di' ciao a papà. - Addio, papà !
(VOCIARE DELLA GENTE)
Mangia, amore mio. Guarda che bello.
Guarda papà, guarda papà !
Non dire niente a nessuno, ''mi farò vivo'' presto, ti manderò dei soldi !
Come ? Che hai detto ?!
(VOCIARE DELLA GENTE)
Linda, là non ci voglio andare ! Addio, Romoletto !
No, Paolo ! Paolo ! Paolo !
- Paolo, che fai ? - Signora, cosa fa, è matta ? - Paolo !
- (Linda ) Paolo, cosa fai ? No, ferma ! - Ma si fermi è finito !
(Linda ) Fermate la giostra !
- ( Uomo ) Guarda che fenomeno. - ( Uomo ) A quanto siamo ? - 12 a 1 7.
Se non ''scappi'' dal 1 7 non ti muovi più.
- Dove l'hai presa la macchina ? - In un garage. - Però, hai ''fegato''.
- Conoscevo il posto, il guardiano è un mio amico. - Ho capito...
- Avete lavorato insieme ? - No, lui non c'entra niente in questa storia.
Ah, ed è tuo amico ?
- Sì, siamo come fratelli. - Va bene, non dico che hai fatto male.
Negli affari non devi ''guardare in faccia'' a nessuno,...
..però hai combinato un ''bel servizio'' al fratellino.
- Perché ? - Come, perché ? Quello ora è in galera. - In galera ?!
Se è a posto, alcuni giorni ''dentro'' per accertamenti, nessuno glieli leva.
- E poi il licenziamento. - Licenziamento ? - Sì.
Ma... non lo possono licenziare, Emilio è una persona onesta.
Chi vuoi che tenga un guardiano che si fa ''rubare la roba sotto al naso'' ?
Dio mio, non ci avevo pensato.
Ma non lo possono licenziare, non lo devono licenziare.
- E' rovinato, ha una gamba di legno. - Meglio, così se la vende.
Oggi gli articoli ortopedici sono così cari...
Allora chiudiamo a 80.000. Per il resto ci mettiamo d'accordo.
Tu aspetta qui un momento, vado a chiamare Giovanni.
- Mi fai accendere ? - Sì.
Grazie.
Ehi !
E' alto, ha i capelli castani, gli occhi celesti...
E' vestito con una giacca grigia, ha 34 anni.
- Ed è vostro marito ? - Sì, è mio marito, ve l'ho già detto.
Fatelo cercare subito, non perdete tempo. Lo dovete arrestare stasera.
In 21 anni, non mi era mai capitato che una donna denunciasse il marito.
- Permetterete che faccia le mie riserve. - Ma che riserve !
- Abbia pazienza, così perdiamo solo tempo. - Ma come perdiamo tempo ?
- Ma che razza di pubblica sicurezza è questa ? - Moderatevi, signora.
Cercate al Grand Hotel il proprietario di una Fiat 1500 fuoriserie.
- Sì, è grigia, scoperta. - Di un commendatore di Milano.
- Sì, è un tipo antipatico. - Lo conoscete. - No, me l'ha detto Paolo.
Andate.
Brigadiere, prima di stendere questa denuncia,...
..recatevi al garage dove questa macchina sarebbe stata rubata.
Ma che c'entra il garage, adesso ? Che c'entra il commendatore ?
Voi dovete cercare mio marito, lo dovete arrestare. Avete capito ?
Signora, il commissario sono io e devo fare le mie indagini.
Qui, casomai non lo sapeste, capitano anche pazzi,...
..nevrastenici, isterici.
Quando una denuncia è partita, non si ferma più.
E va bene, andiamo al garage, almeno facciamo presto. Romoletto, svegliati.
- Il proprietario della macchina è il commendator Carocci. - Procediamo.
- Recatevi al garage... Come avete detto ? - Garage Universo. - Universo.
Ehi, Paolo !
Che fai ?
Perché rimani lì fuori ? Entra.
- Be', hai trovato lavoro, oggi ? - No.
- E tu che hai fatto ? - Lo sai, la domenica non mi posso muovere.
- E quel commendatore di Milano ? - Quello di ieri sera ? - Sì.
- Vuoi riprovarci ? - No, non doveva ritirare l'auto stamattina alle 11:00 ?
E chi l'ha visto ? La ragazza l'avrà convinto che si stava meglio a letto.
- No ! - Come no ? Ma che ti prende ? Stai male ?
No, Emilio, allora non è successo niente !
- Emilio, ma allora sono ancora una persona perbene ! - Calmati !
- Hai bevuto ? - No, sono felice, Emilio, felice !
Aspetta, eh ? Non ti muovere, aspetta !
Paolo !
Paolo !
Paolo !
Ti spiego tutto, ora ti spiego. Non sono un ladro, te l'ho riportata.
- Che hai fatto ? Sei venuto a rubare nel mio garage ? - No...
Brutta carogna ! E tu hai fatto questo a me ? A me ?
- Lo sai che chi ci va di mezzo sono io ? - No... - Io !
- Ti spaccherei la faccia. - Per questo sono ritornato. Non lo sapevo, giuro !
Donato mi aveva detto... Io non immaginavo.
Ma quando stavo per venderla, ho capito che ci andavi di mezzo tu...
..e sono ritornato per sapere cosa ti era successo.
Te lo giuro, Emilio.
Vieni con me. Mi devi dire perché hai preso la macchina.
Perché l'hai presa ?
Entra. Devi parlare. Devi dirmi cosa ne hai fatto della macchina.
Stammi a sentire.
Ieri sera... quando tu sei rimasto dentro al garage, io...
- La polizia ! - Eh ?
- Mi tenete il bambino ? Si è addormentato. - Sì, signora. - Grazie.
- Polizia. Chi di voi è il guardiano ? - Sono io.
- Bene, allora... Diteci un po'... - Paolo !
- Linda. - Paolo...
Paolo mio ! Paolo mio !
- Sei qui, Paolo. - Chi è quest'uomo ? - Ma come chi è ? Mio marito.
- Ah, è lui ! - E' mio marito. - Un momento, signora.
- Un momento. - Perché, che c'è ? - Siete in arresto. - Che ha fatto ?
Questa signora l'ha denunciato per aver rubato una macchina nel garage.
Qui non ha rubato nessuno, è pieno di campanelli di allarme.
Ah, sì ? Allora dov'è la macchina del commendator Carocci ?
La macchina del commendatore Carocci è là. MI107248.
- Siete sicuro che sia quella ? - Come no ? Non c'è che quella.
- Signora Linda, ma cos'è questa buffonata ? - Ma io...
- E' sempre stata qui ? - Sì, il commendatore non è venuto a ritirarla.
Non si è mai mossa, l'ho avuta sotto gli occhi tutto il giorno.
- Voi adesso mi darete delle spiegazioni. - Certo.
Ma che spiegare, commissario ? Non avete capito ? E' gelosa.
- Gelosa ? - Sì, gelosa.
Commissario, gelosa pazza ! Non riesce a vivere a causa delle scenate.
Sì, io la conosco da quando era una bambina.
Stamattina gli ha fatto un'altra scenata e l'ha mandata al diavolo.
Ha creduto che lui non tornasse più e vi ha raccontato un sacco di bugie.
Io vorrei aprire il cranio alle donne per vedere dentro cosa c'è.
Perché, non è così ? Mi vuoi proprio vedere finire ''dentro''.
Avanti, parla parla. Parla !
Sentiamo se hai ancora il coraggio di inventare qualche altra storia !
- E va bene, sono gelosa ! - Vedete che è pazza ? - Sì, ecco.
Sì, credevo che se ne fosse andato via, capite ? Non lo volevo perdere.
Non lo volevo perdere, io voglio bene a mio marito.
A mio marito voglio bene, per questo sono venuta al commissariato.
- Al commissariato ? - Sì ! - Cosa c'entriamo con la vostra storia ?
- Sono il commendator Carrocci, hanno rubato la mia auto. - Non credo.
- Ma come ? Mi hanno avvertito adesso in albergo. - Buonasera, commendatore.
- Cos'è successo ? - La vostra macchina è là.
- Quanto è bella... - Eccola qua la mia macchina !
- Perché mi hanno telefonato dal commissariato ? - E' un equivoco.
Una donna gelosa aveva paura che il marito se ne andasse di casa.
E' andata in questura e l'ha denunciato.
E ha inventato che aveva rubato l'auto per vendicarsi e farlo arrestare.
Ma no, questo non è possibile !
E come no ? Ve lo dico io. Le donne hanno una fantasia che fa paura.
A chi lo dice... Certo che questa però sorpassa tutte.
Commendatore, io la conosco bene, è una pazza. Ha sentito ?
Abbia pazienza, lei dev'essere umano.
E' divertente. Peccato che me ne debba andare, ho un pranzo al Grand Hotel.
- Be', chiamatemi il commissario. - Ma no, lei ha fretta, vada pure.
Tanto ormai è risolto tutto. Prego, commendatore, spingete.
- Un momento, ferma ! - Ma come ? Il commendator Carocci sono io.
Mi scusi se l'abbiamo disturbata.
Lo so, so già tutto. Anzi, le faccio tutte le mie rimostranze.
Prima di scomodare la gente che ha da fare, bisogna accertarsi bene.
Quella donna è venuta a raccontare che il marito era disoccupato,...
..che cercava lavoro, che qualcuno gli aveva fatto l'elemosina...
..e così lui aveva rubato la macchina e deciso di buttarsi allo sbaraglio.
Chi non ci sarebbe cascato, commendatore ? Sembrava tutto vero.
Ho capito. Vado, ho lasciato a metà un pranzo di affari per questa storia.
Mi scusi, già che è qui, vuole guardare che tutto sia in ordine ?
Ma tutto è in ordine. La ruota di scorta c'è, la radio... Sì, c'è tutto.
Mi scusi se insisto, ma tutto mi sembra così confuso e strano...
Per regolarità, vuol dare un'occhiata alla benzina, al contachilometri ?
Il contachilometri ?! Con tutti quei numeri ?
Cosa vuole che mi ricordi ? La mia macchina è qui.
Questa è la mia macchina, no ? Cosa va cercando ?
Si trattava di stabilire se quell'uomo è un ladro o no.
Ma cosa vuole stabilire ? Andiamo !
Ma come, con tanti ladri che ci sono, lei vorrebbe cercarne un altro ?
Se la mia macchina non fosse qui sotto gli occhi, capisco,...
..ma la mia macchina è qui.
- Mi scusi tanto. - Ma niente, niente... Buonasera.
- Custode, andate a pagare il taxi, io vado con questa. - Subito.
Ma voi non crediate che finisca qui, lo sapete cosa vi aspetta ?
Lo so, signor commissario, quel che è giusto è giusto, falsa denuncia...
E va bene, portatemi dentro, così anche lui starà più tranquillo.
- Andiamo. - Andiamo. - Signor commissario, non me la porti via.
E' una disgraziata, lo so, ma c'è il ragazzino. Da solo che farei ?
Sì, ma una lezione le starebbe bene.
Se la perdono io... Commissario, la perdoni pure lei.
Va be', potete ringraziare che non è stata fatta denuncia scritta.
Però, intendiamoci, domani al commissariato per l'ammonizione.
- Senz'altro, va bene. - Buonasera. - Buonasera.
- Ecco il bambino. - Paolo... - Romoletto mio. - Mammina !
Amore mio. Amore mio bello !
Guarda papà. Lo vedi papà, amore ?
- Commendatore. - Ciao. - Mamma, quella è la nostra macchina.
Sta' zitto, bello di mamma, bello.
Andiamocene.
Emilio...
Oggi per me è stato come quando...
..quando si sogna di cascare.
Si casca, si casca...
Si casca, ti senti morire...
..e poi ti svegli.
Emilio, se non c'eri tu non mi salvavo.
Mi dispiace solo di aver perso un amico.
Paolo !
Adesso dove vai ? A rubare un'altra macchina ?
Giusto oggi ci pensavo. Donato ''mi sta qua''.
Signora, se non avete niente in contrario, so che avete certe idee,...
..ma oggi forse vi saranno passate,...
..da domani il posto di lavatore è libero.
Quello me lo posso scegliere io.
Se Paolo vuole...
Oh, Emilio ! Emilio, Emilio, grazie.
- Coraggio, signora Linda, non piangete. - Grazie.
- Paolo è un bravo ragazzo. - Sì, lo so.
Vedrete, passeranno questi brutti tempi.
- Ci avete salvato, grazie. - Addirittura.
- Ti ringrazio, Emilio. - E di che ? Se non ci aiutiamo tra di noi...
Hai visto quello ? Ha ritrovato la sua auto e non gli importa più di nulla.
Non si è nemmeno accorto di avere fatto un'opera buona.
Be', buonanotte.
- Buonanotte, Emilio. - Buonanotte. - Grazie. - Grazie. Buonanotte.
Andiamo ?
- Paolo, domattina alle 07:00. - Va bene.
(Narratore ) E questa è la storia di Paolo, Linda e Romoletto.
Una delle tante storie che rimarranno per sempre ignorate...
..avvenuta oggi in questa città.
Una città come tutte le altre, fatta di case e di strade.
Una città che gli uomini hanno costruito...
..con l'unico scopo di rendersi più facile la vita,...
..di aiutarsi a vivere l'uno con l'altro,...
..durante il breve tempo della loro esistenza.
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