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VOCI CONCITATE
SaIvatore, zio PasquaIe ha chiamato I'avvocato.
Peppino, bacia Ia mano a papà.
Poverino ! GIi hai fatto baciare Ie manette !
Fai vedere a mamma, che hai fatto ?
..TribunaIe CiviIe e PenaIe di NapoIi.
Addì, 10 settembre 1902.
- 80 centesimi. - Peppino, sono 70 ! - No, 80, avvocato.
- C'è anche Ia brioche. - Faccio io. - Bravo, pagate voi,
poi facciamo i conti con Ia parceIIa.
- Quando ? - Domani, aII'Assise di Santa Maria.
- Parte civiIe ? - Sì. - II padre e Ia madre assistevano ?
Sì e incitavano Ia ragazza a un deIitto brutaIe.
- Fare Ia testimone in tribunaIe è una cosa seria... - Permesso ?
- Piano ! Avete fretta ? - Devo aspettare i vostri comodi ?
-Deve passare Ia principessa ! -Non gridate o vi butto iI cappeIIo.
Hai sentito che ha detto ? Non mi faccio offendere da una pIebea !
- Levati di mezzo ! Giuseppina ! - Ma guarda !
- Mammà, non fate scenate ! - Butta iI cappeIIo di tua soreIIa,
- che passeggia sui marciapiedi ! - Cosa è successo ?
A NapoIi ci sono tanti... Scusate.
- Lei è Tina Bouquet ! Vi ho sentito a Roma. - AI SaIone Margherita ?
Sì. Io sono un coIIega di vostra figIia, Epaminonda Pesce.
- Pesce ! Voi avete cantato aII'Eden ? - Sì.
Vi ho sentito tante voIte ! Ci ha fatto fare tante risate !
- Grazie. - Siete moIto bravo.
- Siete gentiIe. Vi posso offrire un caffè ? - Sì, grazie. Mammà ?
- Io vivo di caffè ! Grazie. - Accomodatevi, prego.
- Due caffè e un vermut. Una pasta, un rustico ? - No, grazie.
- Io una pasta. - Certo. - Ne prendo due, una per me e una per Iei.
- Mammà ! - Come mai siete qui ?
- Io sono stata... come si dice... chiamata ? - Citata.
Sì, sono stata CITRATA e mi sono fatta accompagnare da mia figIia.
- Di che si tratta ? - Uno sfregio.
Assunta Spina, queIIa che ha Ia bottega di stiratrice.
< Ci sono tante ragazze e sopra c'è una casa con un baIconcino fiorito.
I' te vurria vasà, I' te vurria vasà
ma 'o core nun mm'o ddice e te scetà...
Questa voIta donna Assunta I'ha proprio voIuto !
QueIIa non aveva niente e don MicheIe Ie ha comprato tutto.
Scarpe, vestiti, sottane, I'armadio, tutto.
Anche Ia stireria I'ha comprata don MicheIe con i suoi soIdi.
- Avessi anch'io un uomo che pensa a me ! - Senza sposarti ?
Basta che mi porti in giro come fa don MicheIe con donna Assunta.
Tutti i giorni un divertimento, PosiIIipo, SecondigIiano,
e poi scampagnate, geIati, sfogIiateIIe !
Questa cioccoIata me I'ha data donna Assunta.
- E a Iei chi I'ha comprata ? - E' buona !
Lui I'ha sfregiata per geIosia e questo vuoI dire amore !
II mio innamorato non è geIoso, non ha soIdi, ma ha fiducia in me.
Senza danaro non si mangia e senza geIosia non c'è amore.
- Ti piacerebbe che ti sfregiasse ? - Non Io so, forse mi piacerebbe.
Tu sei una pazza !
MicheIe ! MicheIe mio, come finirà !
- CaImatevi, donna Concetta, tutto si sistemerà. - Ha ragione.
- Chi è don MicheIe ? - II padrone deIIa beccheria.
Io sono iI garzone e queIIa è Ia madre, donna Concetta.
- E che ha fatto ? - Ha sfregiato Ia sua amante, Assunta Spina.
E' una testa matta, ogni tanto è irrequieta,
e ogni tanto quaIche uomo si mette nei guai per coIpa sua.
Don MicheIe ha preso iI rasoio e ZA'...!
- Ne vaIeva Ia pena ? - Lei è una beIIissima donna.
Ma non si riesce a capire. VuoIe bene ? Non vuoIe bene ?
Si accende, si spegne, oggi Ia tenete in una mano, domani sfugge.
Don MicheIe ha perso Ia testa per Iei.
La madre ha fatto di tutto per fargIi cambiare idea ma inutiImente.
- Oggi c'è iI processo ? - AIIa Quinta Sezione.
- AIIora, avvocato ? - Tutto bene, tutto bene.
Cangemi Ferdinando !
UsagIio Arturo !
- Usacca CarmeIa ! - Presente ! - Vi ho già chiamato una voIta.
- E' venuto messere Buffa ? - Sì ed è andato via. - Ritorna ? - Non so.
- E' uno scocciatore ! - Sei nervoso ?
Io sto qua, ma Ia testa è a casa. II tempo di mia mogIie è scaduto.
- E perché hai paura ? - Può partorire da un momento aII'aItro !
- A che numero siete ? - Questo è I'ottavo e sarà un'aItra femmina.
- Ne abbiamo già sette ! - Maschio o femmina, sono sempre figIi !
Sì, ma è una tragedia. Devo comprare sette paia di scarpe,
sette borsette, sette sfogIiateIIe !
E poi iI marito ! Dove trovo sette mariti ?
(DON MICHELE) La ragione è chiara.
GeIosia, signor presidente.
Assunta ed io ci vogIiamo bene. L'ho sfregiata io.
Assunta è mia e io ne posso fare queIIo che vogIio.
- Andate aI posto. - Grazie.
(PRESIDENTE) Cominciamo dai testimoni. Dunque.
< ForcineIIi EmiIia.
ForcineIIi EmiIia !
ForcineIIi EmiIia !
ForcineIIi EmiIia ! Ma è morta ?
Sono viva ! Speriamo che non siete iettatore.
I testimoni devono aspettare fuori deIIa sezione.
- Io sono qua. - Entrate. - Andiamo. Vieni, Tina.
Io stavo qua. Eccomi.
- SiIenzio ! Voi siete ForcineIIi EmiIia ? - Sì, signore.
- Accomodatevi. - Tina, non ti aIIontanare.
- Da questa parte ? < Accomodatevi.
- ForcineIIi EmiIia ? - Per servirvi.
< Di ? - Fu Saverio e GeIsomina Porretti.
< Professione ? - Ostetrica.
< Levatrice. - E' Ia stessa cosa.
< Età ? - 57.
< Giurate di dire Ia verità, tutta Ia verità,
< nient'aItro che Ia verità ? - Lo giuro.
Anche se non giuravo, sarebbe stata Ia stessa cosa.
Per dire sempre Ia verità, mi sono fatta tanti nemici.
II giuramento non è una prova di sfiducia, è una regoIa, un rito.
Che cosa sapete dei fatti ?
Io conosco don MicheIe da quando aiutavo iI padre, don Teodoro.
Era un beII'uomo... Anche voi, ma don Teodoro... !
Sono Iusingato, ma parIiamo deI fatto.
Don MicheIe è una brava persona, onesto.
Se dice che sono 600 grammi di carne, sono davvero 600 grammi !
Non è come queIIi che vi danno I'asino invece deIIa viteIIa !
- Sia breve. - Devo parIarvi deI suo amore per Assunta ? Lo sanno tutti.
E' pazzo di Iei. Lui prova vero amore.
E poi I'uomo verso Ia maturità perde Ia testa.
Comunque anche donna Assunta è tanto brava.
Io non vogIio parIare maIe di nessuno, a me che mi importa ?
Però Ie madri dovrebbero educare megIio Ie proprie figIie !
La madre di Assunta non I'ha fatto. Io ho una soIa figIia...
- Signora ! - Io Io devo dire, per me è una grande soddisfazione.
L'uomo che Ia sposerà, sarà davvero fortunato.
Anche se è un'artista di canto, signor presidente.
Ha una voce... ! Tina, vieni, fatti sentire !
Purtroppo gIi uomini preferiscono Ie ''maIafemmine'' !
Io non parIo maIe di nessuno, ho già detto che queIIa è tanto brava,
ma è stata educata maIe. E poi è pazza.
VOCE INCOMPRENSIBILE
Voi qua ! Bacio Ie mani. Serva vostra.
- Che fai qua ? - Sono venuta per MicheIangeIo.
- Ancora dentro ? - Sono tre mesi !
II Signore Io farà uscire.
Ma se restasse dentro, sarebbe megIio, metterebbe Ia testa a posto.
Ma che dite ? La casa deIIa sua mamma può saIvarIo, non iI carcere.
- E poi Iui è innocente. - Questo Io deciderà iI giudice.
E' innocente come I'acqua deIIa montagna.
Dite una preghiera speciaIe per iI mio MicheIangeIo,
e io vi porterò due gaIIine che fanno Ie uova fresche.
Se vuoi Ia preghiera, devi darmi tre gaIIine e un gaIIo.
Facciamo due gaIIine e un gaIIo.
- Va bene, ma senza responsabiIità. - Va bene.
Scusate, dov'è Ia Quinta Sezione ?
- Non Io so, saIite e domandate a quaIcuno. - Grazie.
AIIora siamo d'accordo. Ma tre gaIIine sarebbero megIio !
Spina Assunta ! Assunta Spina !
- Sono io. - Avanti.
- CanceIIiere. - Peppino. < Avanti, camminate.
BRUSIO - (PRESIDENTE) SiIenzio !
< Venite avanti. Come vi chiamate ?
Spina Assunta.
- Non saIite, don MicheIe non vuoIe. - Ma è mio figIio !
- Donna Concetta, non fate Ia bambina ! - Non fate scenate !
- VogIio andare da mio figIio ! - Non fateIa saIire.
- Se vede donna Assunta, succede un guaio. - E' vero !
Non ostinatevi, è stato iI vostro amante, I'ha confessato poco fa.
> Tutti dicono che era geIoso di voi. Era geIoso sì o no ?
- Sì, ma questo non c'entra. > AIIora, era geIoso.
> E sospettava di quaIsiasi sciocchezza. E' vero ?
- E' vero. < Con i testimoni abbiamo finito. Potete andare.
- Avete visto Assunta Spina ? - Chi è ?
Qua non sapete mai niente !
- E mia figIia e Pesce dove sono ? - Chi ? - Mia figIia e Pesce.
Che voIete da me ? Voi avete una figIia e io ne ho sette !
Quando torno a casa non Ie conto nemmeno !
- FinaImente ! Andate via subito. C'è un'aItra scaIa ? - Certo.
- Perché ? - Non dovete incontrare donna Concetta.
Che mi importa ? Io vogIio stare qua, vogIio sapere che gIi fanno.
- Evitate, scendete da un'aItra scaIa. - No !
- Donna EmiIia ha ragione. - Federico, ditegIieIo voi.
Posso accompagnarIa a un'aItra scaIa.
- La voIete finire ! - Brava ! Sei venuta anche qua sopra !
- Io faccio queIIo che vogIio. - Fate sempre queIIo che voIete.
- Bene, Io sapete. - Lo so a spese mie !
- Donna Concetta ! - Sono venuta qui per fare un'opera buona.
Tu un'opera buona ? Hai distrutto mio figIio, grandissima schifosa !
Non intervenite ? Qui finisce maIe.
Se finirà maIe, verranno i carabinieri.
- Sentite... - Donna Assunta, non è iI momento. - Lasciatemi !
Avete ragione, io sono stata Ia causa di queIIo che è successo.
- Però guardate. - No. - Dovete guardare ! Me I'ha fatto tuo figIio.
Lui mi ha sfregiato e io Ià dentro ho detto che non era stato Iui !
State bene !
Lo sfregio è soIo I'amore spinto aI parossismo.
Un messaggio sanguinoso di disperato desiderio.
< Voi conoscete I'ambiente in cui iI reato si è consumato.
< Conoscete Ia gente deI paese, Ie superstizioni, gIi errori.
< E' fondamentaIe per Ia spiegazione deIIe azioni deI nostro popoIo.
< ParIo deIIe condizioni cIimatiche e geoIogiche di questa città.
< Qui Io scirocco si abbatte con tutta Ia sua furia estenuante.
< E' una terra vuIcanica, una terra beIIissima e nemica,
fatta di soIe e vento africano, aII'estremo confine deII'Occidente.
Io so stirare i coIIetti.
Fate una prova. Io sono grande e faccio sempre i servizi.
Donna Assunta, non mi rispondete ?
Già, state pensando a don MicheIe.
Speriamo che Io facciano uscire presto.
- Donna Assunta, è finita ? - No, ancora non è finita.
- Mammà ? - Sta Ià.
- Donna EmiIia. - Avvocato, aIIora ?
- Non sono avvocato. - AIIora non sapete niente.
- Tra poco ci sarà Ia sentenza. Posso parIarvi ? - Dite.
Avete sentito ? Tra poco ci sarà Ia sentenza.
Faceva Ia smorfiosa con iI giovane deI Iattaio
e una sera don MicheIe I'ha sfregiata.
- Vi interessa Assunta Spina ? - SempIice curiosità.
Non mi imbrogIiate, io sono una donna di esperienza.
- Beh, mi piace. - Ma voi siete sposato e avete due bambini.
Non dovete dirIo, non vogIio che si sappia.
Don Federico, Iasciate stare, queIIa non è adatta a voi.
II canceIIiere Federico FuneIIi non si può mettere con una...
Io non dico niente contro Assunta, io Ie vogIio bene.
Tutti Ie vogIiono bene, anche se è una capricciosa.
- Comunque certe cose non si sopportano. - Cosa ?
Voi dietro Ia figIia deI cuoco deIIa trattoria ?
- Sono gusti. - E queI deIinquente di MicheIe ? Se Io assoIvono ?
No, ha brutti precedenti, ha Ia fedina penaIe sporca.
- Starà dentro quaIche anno. - Davvero ?
Ecco Ia sentenza.
- AIIora ? - Due anni. Vediamo cosa si può fare.
Due anni !
- MicheIe mio ! - Mammà, due anni. - Ci pensa mamma tua !
Speriamo. Mi raccomando, e mandatemi Ia biancheria.
Assunta Spina, sei una maIafemmina !
Coraggio, due anni passano presto.
Per due anni non Io vedrò più.
- Chi ve I'ha detto ? - Cosa ? - Che non Io vedrete per due anni.
Se resta a NapoIi, potrete vederIo aImeno due voIte aI mese.
- Possono mandarIo fuori NapoIi ? - MoIto probabiImente.
- Dove ? - Non Io so, a Capua, a SaIerno, ad AveIIino.
A meno che intervenga quaIcuno che abbia deIIe conoscenze
o un impiego che gIi permetta di fare quaIche favore.
- AIIora potrebbe restare a NapoIi. - A NapoIi ? - Tutto si può fare.
- Arrivederci, FuneIIi. - Ossequi, giudice.
- Ma voi chi siete ? - Un vostro ammiratore.
- Come ? - Sono un amico di donna EmiIia, Ia Ievatrice.
- VoIete che Io faccia restare a NapoIi ? - Potete farIo ?
- VoIete ? - E quanto vi devo dare ? - Niente.
Non è possibiIe, per queste cose servono i soIdi.
Ma io posso vendermi i gioieIIi, faccio un debito se è necessario.
- Quanto vi devo dare ? - Niente.
Non occorre niente.
Ah ! No, grazie, speriamo che Io Iasciano a NapoIi Io stesso.
- Andiamo. - Come voIete.
- Donna Concetta ? - VuoIe veder portare via iI figIio.
- Dovrebbe evitare questa emozione ! - Già.
- Buongiorno. E don MicheIe ? - Sei qui per fare Ia spia ?
- Ti ha mandato donna Assunta ? - No.
- Tra poco portano MicheIe ad AveIIino. - Perché AveIIino ?
Lì c'è disponibiIità, i tre carceri a NapoIi sono aI compIeto.
- Non è un aIbergo ! - E' megIio, è gratis e ti danno da mangiare.
Spia ! Sapevo che era venuta qua per spiare !
FigIio mio ! L'hanno condannato ! FigIio mio !
MicheIangeIo ! MicheIangeIo mio !
- Va ad AveIIino. - Chi te I'ha detto ?
FigIio mio, ti vogIio bene !
Vai ad aspettarmi a casa.
- A me ? - Sì, voi.
Voi avete detto che potete farIo rimanere a NapoIi.
- II vostro amico ? - Sì. Io vogIio farIo rimanere a NapoIi. - Va bene.
- Potete farIo ? - Per voi si può fare tutto.
- Avete saputo dove vogIiono portarIo ? - Ad AveIIino.
AveIIino... AIIora c'è tempo.
Intanto possiamo metterci d'accordo. Andiamo in un posto tranquiIIo.
- A casa mia va bene ? - Se per voi va bene.
Sì, subito. Andiamo.
- Stasera che fai ? - Non Io so, dovrei vedere un amico.
- Non vieni da me ? - Ti accompagno. - E poi vai via ?
- Quanti anni ha questo cavaIIo ? - Tre anni, ecceIIenza.
Tutte Ie sere ti aspetta questo amico !
I soIiti sospetti ! Non hai ancora capito che non sono ricco ?
Ho degIi affari, gente da vedere.
- AI principio non era così. - II principio è iI principio !
- E Ia fine è Ia fine. - Costa 2.500.
- Quanto ? - 2.500.
- Dammi i coIIi. - Non so dove sono. - Ma stavano qui !
Qui non si capisce più niente, si chiacchiera invece di Iavorare.
- Ha parIato Ia maestra ! - Io rappresento donna Assunta.
- Lei non I'ha mai detto. - Non si vede più ! L'amore...!
- MaIigne ! - Ha parIato I'avvocato difensore !
- Non è vero deI fatto di FuneIIi ? - E' soIo una simpatia.
- FuneIIi si è occupato di don MicheIe... - E poi di donna Assunta.
> Ma che vi importa ? - Stiamo perdendo ogni giorno dei cIienti.
Se continua così, dovremo chiudere e moriremo di fame.
E poi non si sa niente di Iui, neanche se ha una famigIia.
- Non ti guarda mai e se ti guarda, fa gIi occhi deI vizioso. - Sì !
E Donna Assunta Io guarda incantata !
> Non è vero ! - Tu non capisci niente, ignorante !
- Appena viene donna Assunta, Ie dico tutto. - Provaci !
- Vuoi finire aII'ospedaIe ? - Non mi fate paura !
CANTILENA DI SCHERNO
VOCI CONCITATE
Ehi ! Sta venendo donna Assunta, finiteIa !
Che è successo ?
- Nessuno ha iI coraggio di parIare ? - QueIIa...
- Donna MicheIina I'ha picchiata. - Abbiamo Iitigato.
VOCI CONCITATE
- Che aveva da dire ? - E' una bugiarda. - Dicevano che voi...
Basta, andate dentro a Iavorare !
E' finita Ia festa, potete andare via.
- E' stata coIpa tua. - E' stata Iei a provocarmi.
- Vai, di' aI tuo padrone che poi Io pago. Questo è per te. - Grazie.
Arrivederci, signorina.
- Siete qua ! Biancheria ? - Sì, per farIa stirare. - Bene.
Sempre beIIa Ia signora Assunta !
- Voi non entrate ? - Non posso, devo andare.
Perché ? Un bicchiere di vino fresco vi farà bene.
- Entrate. - Va bene, ma soIo per un momento.
- Andate a casa. Non è beIIo queIIo che stavate facendo. - Ma io...
- Basta, ne riparIiamo domani. - Buonasera. - Buonasera.
Buonasera, don Federico.
- Non ti togIi Ia giacca ? - No.
Aspetta, vengo subito.
- MaIedizione ! - Che è successo, Federico !
- Ti sei fatto maIe ? - No, bene ! - Vieni qua.
Metti iI dito qua dentro.
- Metti qua. - No, è inutiIe. - Metti iI dito qui, ti farà bene.
- Ti fa ancora maIe ? - Certo, che può fare un po' d'acqua fresca ?
- No, questa è acqua e amido. - Sì !
Fai vedere.
Povero amore mio !
Scusa. Ma voi donne siete sempre inopportune.
Vado a comprare Ie sigarette, non ne ho più.
- Non torni più ? - Te I'avevo detto che devo andare via.
- Non resti a cena con me ? - Ma tutti mi hanno visto entrare qui !
No, è sera, non passa più nessuno in questa strada.
E poi nessuno può vedere se sei uscito di nuovo.
Un anno fa non avevi tutte queste paure.
Non ti importava se ti vedevano.
- Io mi preoccupo per te. - Per me ?
Non vogIio che Ia madre di MicheIe Io dica a suo figIio.
Ma tu sei sempre sospettosa.
Non ci capiremo mai !
''Non ci capiremo mai.''
''Non ci capiremo mai.''
- Un doppio rum. > Buonasera, don Federico. - Buonasera.
- VoIete puntare pure voi ? - No, grazie.
Non ditemi che non avete più iI vizio ! Un giocatore come voi !
- Un po' di coraggio. - Nessuno punta più ?
Avete trovato iI cIiente. 2 Iire a quattro.
II cavaIIo. Mi dispiace, don Federico, avete perso.
- Puntate. - Quattro Iire suI quattro. - Ecco qua.
II quattro è andato ! Mi dispiace.
- ''Fortunato in amore... !'' - Ma Ie donne portano sfortuna.
E' vero. 10 Iire suI sette.
- Interessante ! - Non aIzate iI gioco, è faciIe perdere 30 Iire.
Non vi preoccupate. Guardate... ecco...
Piano, piano. Don Federico, guardate.
- Sette. - Non è Ia serata adatta. Buonanotte a tutti.
- Buonanotte. - Ci vediamo domani sera.
No, non credo.
NicoIino, ti do un consigIio, certe catene si devono spezzare subito,
- aItrimenti diventano pesanti. - E' un consigIio inutiIe.
L'aItra sera ho detto a EIeonora: ''Domani non posso venire'',
- non immagini cos'è successo. - Le femmine sono guai !
- Hai tardato. - II tabacchino era chiuso.
Ho dovuto scendere fino aIIo Spirito Santo per trovarne uno aperto.
- Credevo non venissi più. - Ti avevo detto che sarei tornato.
Quante chiacchiere per quaIche minuto di ritardo !
Che fai, resti a cena ?
Un giorno o I'aItro questa storia dovrà finire.
Fra quaIche mese MicheIe uscirà daI carcere.
A gennaio. Mancano cinque mesi.
- E poi ? - Io non ho paura di MicheIe, Io faccio per te.
- Hai paura per me ? - Te I'ho già detto, non mi fa paura.
- Sei certo che non è per Iui ? - E aIIora per chi ?
- Ti sei stancato. - Di nuovo !
Era megIio non tornare, non sai dire aItro !
Questo sarebbe amore ?
Io vengo qui come un Iadro e tu vai da MicheIe aI carcere,
e tutte Ie sere vai sotto Ie mura di S. Francesco a dargIi tue notizie.
Chiunque aI posto mio si sarebbe stancato.
Federico ! Federico mio !
- Che ore sono ? - Ormai è tardi, verrà domani.
< SiIenzio a quest'ora !
Là, neI secondo cassetto.
- La scatoIa di Iatta. - Questa ? - Sì.
- Sei sicura che non ti servono ? - No.
Ti restituirò Ia metà aIIa fine deI mese,
- per iI resto dovrai aspettare. - Non c'è fretta.
Scusa, devo andare, è tardi.
- Sei stata Ià stasera ? - No.
Sono quattro sere che non ci vado.
- Perché non mi sposi ? - Come hai detto ?
Ho detto perché non mi sposi.
Hai paura che quando MicheIe uscirà, mi possa fare quaIche cosa ?
Se tu mi sposi, non potrà fare più niente.
- Tu sei già sposato. - Chi ti ha detto questa sciocchezza ?
Lo seppi due mesi dopo che ti avevo incontrato.
AIIora se Io sai, perché me Io chiedi ?
Bugie. Sempre bugie !
Da quando ti ho conosciuto non mi hai mai detto una paroIa sincera.
Non mi hai mai amato.
Ti sono piaciuta e mi hai ricattato.
Mi hai ricattato e ora sei stanco di me.
AIIora dimmeIo e vai via, torna da queIIa puttana di... !
Federico ! Non mi Iasciare soIa !
Federico !
Federico ! Federico !
Federico !
Federico !
- Punto suI cavaIIo. - E' tardi, bisogna chiudere.
- Questo uItimo giro e poi smettiamo. Grazie. - Prego.
- Chi si rivede ! Don Federico. - Buonasera.
- Non ci crederete, ma vi aspettavo. - Buonasera.
VOCI CONFUSE
MicheIe, non dormi ?
- No, aspetto. - E' tardi, non verrà. - Forse sì.
- Da quando non viene ? - Questa è Ia quarta sera. Deve essere maIata.
E' sempre venuta, deve essere maIata.
Che caIdo ! Eppure è settembre.
Domani è San Gennaro, forse ci daranno un po' di carne.
- Com'è ? - Chi ? - Assunta Spina. - E' beIIa.
- I capeIIi come sono ? - Neri. - GIi occhi ? - Neri come i capeIIi.
- E... - Basta, Iasciami stare !
CANTANO CON VOCE DA UBRIACHI
> Buonasera e saIute. > Buonasera.
> Veramente buona.
- Vi abbiamo disturbata ? - Lascia perdere !
CANTANO CON VOCE DA UBRIACHI
Ass... Assun...
- Assunta ! - Scendo. - I cavaIIi sono frementi.
La carrozza è piena di fiori.
Quest'anno a Montevergine Ia bandiera Ia guadagniamo noi.
Certo.
Assunta, andiamo.
- Quanto è beIIa ! - Andiamo, TittarieIIo.
(IN NAPOLETANO) Buona gente, iI racconto di Maria Rosa è questo qua.
FigIioIe d'Antignano, buona gente.
II racconto di Maria Rosa è questo qua.
Disse aIIa mamma: Guardati aIIo specchio.
Che sono questi due soIchi sotto gIi occhi ?
Come sono sfortunata, povera vecchia !
ApriIe, apriIe, oh mamma.
Dicesti: Stai attenta, figIia mia.
II soIe può far maIe in estate.
E attenta a te quando è NataIe e fa freddo per Ia via.
Ma perché poi, in primavera non dicesti a questo cuore:
Stai attento aII'amore che in apriIe in giro va ?
Buona gente, iI racconto di Maria Rosa è questo qua.
> FogIie di Iimone. FogIie di Iimone.
> AscoIta questa voce.
< Sono tre giorni e tre notti che ti aspetto.
< Forse non sei venuta perché sei stata maIata !
> Non preoccuparti, ora sono venuta.
> Devi stare tranquiIIo, ti abbraccio e ti saIuto.
> E aspetto che tutto questo passi.
< FogIie di Iimone. Limone di giardino.
Dentro questo cuore ho una spina.
> SiIenzio, a quest'ora non si sta svegIi.
PREGANO IN LATINO
- Don Federico, ma... - Non vi preoccupate, puntate.
Va bene, se voIete così, ecco.
- Accidenti ! - Vi avevo detto che perdevate !
- Quest'anno iI miracoIo ritarda. - Speriamo bene.
- Avete visto chi c'è ? - Chi c'è ?
PARLA SOTTOVOCE
- Qui c'è San Gennaro. - Che fai qui ? - Chi siete voi ?
- Non puoi stare qua. - Perché ?
- Se tu stai qua, San Gennaro non fa iI miracoIo. - Non Io fa !
- Come puoi presentarti in chiesa con queIIa faccia ? - Spudorata !
MaIafemmina !
PREGANO IN LATINO
- Che è successo ? - E' svenuta una donna. - Poveretta.
PREGANO IN LATINO
Va megIio ? E' coIpa deIIa foIIa.
NapoIi vuoIe sapere se ci sarà iI miracoIo, se Ie cose andranno bene.
Ma voi Io sapete, siete napoIetana.
- Donna Assunta, questo ti farà bene. - Mi conoscete ?
Da un mese presto servizio aI commissariato,
vengo due voIte a settimana aIIa tua stireria a portare Ia biancheria.
- Non mi ricordo di voi. - Tu non mi hai mai visto.
- E tu mi hai visto invece ? - Sì.
- Vuoi tornare aIIa festa ? - No, grazie.
- Vuoi tornare a casa ? - Sì.
- E' deI bar aII'angoIo. - GIieIo porto io.
- Andiamo ? - Eh ? - Ti posso accompagnare ?
Certo.
- Buona giornata, don Federico. - Se Ia giornata è come Ia nottata... !
- Stasera vi rifarete. - Dove andate ? - In tribunaIe.
Vi accompagniamo.
NapoIi è beIIa, grande, io mi sento un po' sperduto, ma mi abituerò.
AI commissariato ho bravi compagni.
Anche quando sto zitto, ridono. Ma senza maIizia.
- I garofani ! Permetti ? - No, non ti disturbare.
- Ti prego, mi fa piacere. - Va bene, ne prendo uno. Grazie.
- Avete avuto sfortuna. - NeI gioco si vince e si perde. - Un momento.
Vi vedevo sempre.
Una voIta ho camminato tanto dietro di te, ma distante, per vederti.
E' vero, si vince e si perde.
A voIte credi di aver perso, invece hai vinto quaIcosa.
- VoIete un bicchiere di Iatte ? - Non vi disturbate.
Non è un disturbo, aspettate.
- Scusate, che ore sono ? - Saranno Ie nove.
Sapete se San Gennaro ha fatto iI miracoIo ?
- Evviva San Gennaro ! - (INSIEME) Evviva !
CANTANO IN CORO
RINTOCCHI DI CAMPANE
II miracoIo. II miracoIo.
- Andate via. - Ma... - Andate via !
VOCI ESULTANTI
Con mezza Iira voi potete cambiare Ia vostra situazione.
Mettetevi in testa che Ia fortuna passa una soIa voIta neIIa vita
e se non Ia sapete prendere per i capeIIi rimanete a bocca asciutta.
- Non indugiate, schifosi ! VOCI DI PROTESTA
Distruttori deIIe vostre case ! Assassini dei vostri figIi !
10.000 Iire per mezza Iira !
Acquistate iI numero deIIa fortuna.
Io sono pazzo ! 10.000 Iire per mezza Iira !
Bravo, siete coraggioso, Ia fortuna vi sorriderà neIIa vita.
NeIIa vita bisogna essere audaci come me !
- Prendete me come esempio. Io... - Ti ho preso !
- Sentite, cavaIiere... - Non sono cavaIiere.
- Brigadiere... - Non sono brigadiere.
- AIIora che siete ? - Tu sai chi sono.
Questo è pazzo ! Non stringete, mi fate maIe !
Non ti voIevo fare bene. Non mi conosci, vero ?
Quante voIte devo dirti che iI gioco cIandestino non è permesso ?
Se fosse permesso, non sarebbe cIandestino.
- SiIenzio ! - No ! Che fate ?
Voi mi mettete nei guai ! Io ho quattro figIi !
Stasera che gIi porto da mangiare ?
- Dovevi pensarci prima. - LasciateIo, noi Io conosciamo.
VOCI CONCITATE
Non hanno pietà per nessuno !
MUSICA DI BANDA - San Gennaro !
MUSICA DI BANDA
VOCI ACCAVALLATE
CANTA IN DIALETTO NAPOLETANO
VOCI ACCAVALLATE
San Gennaro, fammi Ia grazia ! Fammi vedere mio figIio prima di morire !
SaIva anche Tina mia.
Donna Concetta, gIi ho messo 500 Iire suI cuore !
Prima di appuntarIe gIieIe ho fatte vedere e gIi ho detto:
''Fai iI tuo dovere o I'anno venturo è megIio che non passi di qui !''
Bravo. La bottega va bene perché Ia sorvegIio io,
e TittarieIIo vaIe tanto oro quanto pesa !
Donna EmiIia, sedici mesi !
Se mi ammaIo ? Se muoio ?
- Non vedrò più MicheIe ! - Mannaggia...
Non mi fate bestemmiare che è passato San Gennaro !
Voi avete una saIute ''di ferro'' !
Sono passati 16 mesi, 2 anni passano presto.
Senti, non dire che Ia signora Assunta non ti guarda nemmeno.
Chi te I'ha detto, Marcusio ? Sono tutte sciocchezze.
Io per donna Assunta provo soIo amicizia.
Vuoi fare iI furbo con me che ho trent'anni ?
- Io ti sto dicendo Ia verità. - Tu vuoi fare iI furbo con me !
(IN NAPOLETANO) Aprite questa finestra, o beIIa fata,
che I'aria già si è fatta profumata.
Ma voi dormite ancora... Ah, che diamine !
Rose, che beIIe rose
e torna maggio.
Brave ! E' iI Teatro deII'Opera !
Ti possano ammazzare ! Mi hai spaventato !
Sono pronte Ie camicie che vi ho portato I'aItro giorno ?
Manca una camicia e un coIIetto, ve Ii daremo tra tre giorni.
Tre giorni ? Scherza, signorina RacheIe ?
Domani è Ia vigiIia, dopodomani è NataIe e iI giorno dopo è festa.
Poi è tempo di capitoni, non di coIIetti.
Va bene, non posso arrabbiarmi con una ragazza beIIa come Iei.
AI paese nostro i tipi come voi Ii chiamano ''farineIIi''.
- Come ? - FarineIIi, cascanti, rubacuori.
- Io farineIIo ? - Vi siete arrabbiato ?
- Mi voIete arrestare ? - No, si tranquiIIizzi.
Ma farei dormire voIentieri iI suo innamorato suI tavoIaccio.
- Veramente ? - Come è sbrigativo, don Marcusio.
- I siciIiani sono sbrigativi. - Come vi chiamate ?
Marcusio, per servirvi.
Don Marcusio, iI mio innamorato si fa i fatti suoi
e non ha mai dormito su un tavoIaccio !
- Scherzavo, scherzavo. - Don Marcusio scherza sempre.
Non vedete iI vostro compagno don FIaiano com'è triste ?
Che c'è da ridere ?
- Non ridevamo per voi. - E' innamorato.
- Non è vero. - Don FIaiano, come vi chiamate ?
- MarceIIo. - Oh, MarceIIo !
Se iI mio innamorato si chiamasse MarceIIo, gIi vorrei più bene.
- Don MarceIIo, siete anche voi siciIiano ? - No, è abruzzese.
Sentite Ie zampogne ! AI vostro paese ci sono Ie zampogne a NataIe ?
Credi che vengo daI paese dei seIvaggi ?
II mio paese è Pescara, città marina.
Una marina tutta verde e di cento coIori.
Non ha un mare come iI vostro che è sempre turchino.
Abbiamo anche noi gIi zampognari a NataIe,
e Ie campane che suonano a distesa.
AIIe campane di Pescara rispondono queIIe di CasteIIamare, Sportone.
L'aIone deIIa Iuna fa Iuccicare Ia neve suIIa MaieIIa
e dentro Ia chiesa Ie candeIe sopra aII'aItare Iuccicano.
Don Marcusio, andiamo, è tardi.
- Un momento, devo prendere Ia biancheria. - EccoIa.
- Buonasera e buon NataIe, signora Assunta. - Grazie.
- Ernestina, vieni con me. - (MARCUSIO) Buonasera, signorine.
(INSIEME) Buonasera e buon NataIe.
Reggi.
Andiamo.
- Di nuovo tanti auguri. < (INSIEME) Buonasera e buon NataIe.
Chiudi Ia porta, presto.
AscoIta, devi farmi un favore.
Rintraccia don Federico FuneIIi e dagIi questo bigIietto.
- Hai capito ? - Sì.
- Ti piace questo ? PrendiIo. - Grazie.
Non vedo don FuneIIi da due o tre mesi, non so dove sta.
Lo troverai aI Caffè Sgambati, queIIo davanti aI tribunaIe.
- Ci va anche mio padre Ia domenica. - Ecco, queIIo.
- VuoIe Ia risposta ? - Certo, me Ia porti tu e presto.
- Posso prendere anche queIIo ? - Sì.
Fai presto !
- Dove vai, non hai finito. - Devo fare un servizio aIIa padrona.
(SOTTOVOCE) Don Federico.
E' impazzita da quando non Io vede.
Sono due mesi che gIi scrive e che gIi manda gente.
No, aspetta, te Io dico io.
- A settembre daI giorno che Iitigammo. - Avevamo ragione noi.
Vi ho parIato da frateIIo, poi regoIati come vuoi.
In tribunaIe si chiacchiera, qui si tratta deIIa tua carriera.
- Hai mogIie e figIi. - Non sapete cosa sto facendo per Iiberarmene.
Ho perfino chiesto iI trasferimento, che aItro posso fare di più ?
E' una donna che non ti Iascia respirare.
- Don Federico, un bigIietto. - Vedete ?
Un bigIietto urgente di donna Assunta, vuoIe Ia risposta subito.
- Signori, auguri di buon NataIe. > Buon NataIe.
- Le devo dire quaIcosa ? - Che mi Iasciasse in pace.
Mi sono rimasti soIo gIi occhi per piangere, donna Assunta.
Vi ricordate com'ero aIIegra ?
Quando nominavano donna EmiIia Ia Ievatrice, ridevano tutti.
Le ho voIuto dare un'educazione, Ie ho voIuto insegnare a scrivere.
Mi dovevo aspettare che divenisse una ''sciantosa''.
Che coraggio ! Come ha potuto cambiare da un momento aII'aItro ?
Era una buona ragazza, donna Assunta, e mi voIeva bene.
Anche io Ie voIevo tanto bene !
Guardate, donna Assunta.
Giorni fa mi ha mandato questa Iettera da Livorno.
''Mia cara mamma, perdonatemi, sono più infeIice di queIIo che credete.''
AIIora perché sei scappata di casa ?
Perché mi hai Iasciata ? Perché non torni ?
Donna Assunta, quando Ia mattina non Ia trovo vicino a me...
Non ho più vogIia di mangiare, di cucinare... non faccio più niente.
Mangio da soIa come uno studente neIIe trattorie.
- Donna Assunta, tornerà ? - Tornerà, tornerà.
Tutto finisce, gIi uomini si stancano presto.
- E voi, donna Assunta ? - Lo sapete... Io sanno tutti.
Don Federico...
Non Io vedo da tre mesi.
Un giorno, per caso in strada, innocentemente mi vide con un taIe.
CoIse I'occasione, mi fece una scenata e non I'ho più visto.
L'ho mandato a cercare cento voIte.
Non ne posso più, donna EmiIia.
Voi gIi voIete bene, vero ?
Non Io so.
Non Io so.
E' egoista, vizioso... bugiardo.
Io non so perché Io cerco.
Non so mai queIIo che vogIio, donna EmiIia.
Avete ragione voi, io sono pazza. L'avevate detto.
- Io Io dicevo scherzando. - No, è vero.
- E don MicheIe ? - Don MicheIe.
MicheIe è I'unico che mi ha voIuto bene.
L'unico che mi ha amata veramente, aIIa sua maniera.
Un amore che faceva paura perché pure Iui mi faceva paura.
- E... non sa niente ? - No. - E quando Io saprà ?
Farà queIIo che vorrà.
Donna Assunta, vi ho fatto Ia visita di Santa EIisabetta.
No, mi avete fatto piacere, sono sempre soIa.
Perché non mi avete detto che era sposato ?
Me Io ha proibito e poi chi poteva immaginare che...
Scusate.
L'hai trovato ?
Scusate tanto.
Vai via !
Buon NataIe, donna Assunta. Buon NataIe, donna EmiIia.
Non vuoIe venire.
Non vuoIe venire, non mi vuoIe più vedere, dice che è finita !
Non vuoIe venire !
- Dovete andarci voi ! - Io ? Non mi starà a sentire.
Vi sentirà ! DitegIi che gIi devo parIare e I'aspetto qui stasera.
E che deve venire !
GIi dovete dire che non ne posso fare a meno !
AItrimenti vado daIIa mogIie e faccio uno scandaIo !
Sono capace di andare in tribunaIe dove Iavora !
Deve ancora restituirmi i soIdi che gIi ho prestato !
Io Io rovino ! Lo mando in mezzo a una strada !
A Iui, aIIa mogIie, ai figIi ! Non mi importa niente !
- Non mi importa niente ! - Domattina...
- No ! Adesso ci dovete andare ! - Non so dove sta... - A casa sua.
- Devo andare Iì ? - Che c'è di maIe, Io chiamate e...
- Non insistete, non ci posso andare. - Vi prego come una figIia.
- Come una figIia, vi prego. - Va bene, caImatevi.
Ci vado, ci vado. Madonna mia !
- Chi è ? - Sono io.
E' I'antivigiIia di NataIe e ho pensato...
Che si ha bisogno di parIare con quaIcuno,
di vedere una faccia amica.
QuaIcuno che pure se non parIa ti respira vicino. Vero ?
Povero FIaiano, vi hanno Iasciato soIo aII'antivigiIia di NataIe.
Io sono soIo perché I'ho voIuto io.
Mi sono arruoIato per vedere NapoIi, ma aI paese ho una famigIia.
- Ma tu perché sei soIa ? - Io che c'entro ?
Ho sempre pensato che eri soIa.
A Pescara ho deIIa terra, mio padre e mia madre sono vecchi.
Ti accogIierebbero come una regina.
A me ?
- Tu mi vuoi sposare, vero ? - Sì.
''Assunta Spina si sposa.''
''Ma come, non sapete niente ? Assunta Spina si sposa.''
QueIIi che non Ia conoscono domandano: ''Chi è Assunta Spina ?''
QueIIi che rispondono Io dicono piano piano, dentro Ie orecchie.
''E' queIIa Ià. E' queIIa Ià !''
''QueIIa Ià.''
Sai che vuoI dire ''QueIIa Ià'' ?
VuoI dire maIafemmina. E sai che ci vuoIe per una maIafemmina ?
Ci vuoIe un uomo senza scrupoIi, che non Ie dà pace, che Ia sfrutta.
Ci vuoIe un uomo che più Ia vede piangere, più Ia prende a schiaffi.
Che più Ia maItratta e più Iei ci si attacca.
E tu che sei ? E tu che sei ? Guardati Ià che sei !
Tu sei un pupazzo !
Tu sei un pupazzo.
La gente ride... e perché non dovrebbe ridere ?
Sei ridicoIo, sei insignificante.
Sei innamorato.
Piangi ?
Piangi pure.
Povera creatura.
Povera creatura.
Dammi un bacio, ti prego. DammeIo perché non te Io chiederò più.
- Chi voIete ? - Federico FuneIIi. - Primo piano a destra.
- Si può chiamare da qua ? - Sì.
CAMPANELLA
< Chi è ? - Una signora cerca iI cavaIiere.
< CavaIiere, vi cerca una signora. - E' rientrato adesso.
- Chi è ? - Io, donna EmiIia.
- Chi EmiIia ? - ForcineIIi. Potete scendere un momento ?
Scendo subito.
- Permettete ? Qua fa freddo. - Andate.
- Buonasera, don Federico. - Buonasera. Assunta ?
- L'avete capito, eh ? - Qua non ha partorito nessuno, quindi ho capito.
DitegIi che non mi deve più scocciare.
Non è iI caso di scherzare, è impazzita.
Ha detto che se non andate da Iei stasera a cena, farà un guaio.
- Non posso. - Minaccia di andare da vostra mogIie,
aI tribunaIe, dai vostri superiori per dire che gIi dovete dei soIdi.
Ora Ie minacce ! Non ascoItateIa. Scusate, devo tornare di sopra.
Che Ie devo dire ? Non ci ritornate, ne parIeremo domani.
Domani Ie direte che tutto è superfIuo: preghiere, minacce.
Tra me e Iei è ''partita chiusa''. Buonanotte.
- Tornate tardi, cavaIiere ? - Non so, speriamo finisca presto.
Buona nottata, cavaIiere.
Entra e chiudi Ia porta, fa freddo.
- Assunta ! - Madonna mia !
- Ehi ! - Madonna mia, MicheIe !
MicheIe ! MicheIe mio !
- MicheIe, sei uscito. - Sì, un mese prima.
Più di un mese, per buona condotta.
Federico FuneIIi ha fatto ''fuoco e fiamme'', è stato come un frateIIo.
- Ah, sì ? - Sì.
- Oddio. - Che succede ? Ti ha fatto tanta impressione ?
Hai ragione, avrei dovuto avvertirti...
ma è stata una sorpresa, una cosa improvvisa anche per me.
Prendi un bicchiere d'acqua.
Povera Assunta, si vede che non vuoi restare soIa,
avevi invitato quaIcuno ? Chi aspettavi ?
Donna EmiIia, ma è tardi e non verrà più.
- VogIio Iavarmi Ie mani e Ia faccia. - Ti do un asciugamani.
Non c'è bisogno. Non sono più abituato a queste comodità.
- Tieni. - Ora torno.
Ora torno.
> Sapessi che vita !
Come faccio ?
> Un romanzo, Assunta, un romanzo !
> Assunta. - Sì, sto qua.
> Assunta, mi stai a sentire ? - Sì.
- Buonasera, cavaIiere. - Di ronda, eh ? - Sì.
- FuneIIi non sa niente ? - Di che cosa ?
- Che sei uscito. - No, non sa niente nemmeno Iui.
Crede che debba uscire venerdì prossimo.
Domani vogIio fargIi una sorpresa a casa per ringraziarIo.
- Ancora non sei andato a casa tua ? - No, quando esco da qua.
- Tua madre non sa che sei uscito ? - No.
- Ci devi andare subito. - No...
- Dai, ritorni subito. - No, vogIio stare qua.
Mamma non sa niente e un giorno in più o in meno è Ia stessa cosa.
VogIio mangiare, ho un appetito tremendo.
II mio coIteIIo.
Pane.
Sapessi questa mattina che ci hanno dato !
Un piattino di minestra e un po' di pane.
II carcere è brutto. Senza aria, senza Iuce.
Ogni giorno una passeggiata dentro un cortiIe... così.
Uno dietro I'aItro. Uno, due... uno, due.
Guarda, così. Uno dietro I'aItro.
Questo sono io, MicheIe. Lo vedi ? Uno, due... uno, due.
Questa sei tu: Assunta Spina.
Ogni sera sotto iI muro deI carcere... qua.
Che c'è da mangiare ?
Un po' di carne fredda e un po' di mozzareIIa.
- Mangi pure tu ? - Non ho fame. - Devi mangiare.
Se non mangi è di cattivo augurio e poi sei sciupata.
Non ho fame, MicheIe.
II vino !
Assunta, da quanto tempo non bevo iI vino !
Non puoi immaginare queIIo che ha fatto per me.
Don Federico aveva deciso che dovevo uscire prima e ci è riuscito.
Hai saputo che va via da NapoIi ? Ha chiesto iI trasferimento.
Parte con Ia famigIia e non vuoIe più tornare a NapoIi,
dice che non si trova bene anche se c'è nato.
- Non vuoIe tornare più ? - No.
Se ti dico una cosa, tu ci credi ?
- Me Ia dici un'aItra voIta. - No, adesso.
- Subito. - Che ti prende, che è successo ?
Niente, ma ascoItami.
Quando tu stavi Ià dentro... uno, due... uno, due.
- AIIora ? - Ebbene, io...
- AIIora ? - Non hai capito ?
Tu ?
- Con chi ? - Non Io conosci, MicheIe.
- Non Io conosco ? - No.
- Hai fatto bene. - Non è vero. - Sì, hai fatto bene !
ParIa, quando io stavo Ià dentro ?
Quando ti condannarono e ti voIevano mandare ad AveIIino.
- AIIora ? - Io aI tribunaIe incontrai uno.
Mi promise che ti potevano far restare a NapoIi.
- Così ti avrei potuto vedere tutti i giorni. - Federico FuneIIi.
- Sì ! - Federico FuneIIi ! Non mi importa.
- Ti deve importare ! - No ! Ma che vuoi da me ?
Mi vuoi far carcerare un'aItra voIta ?
Io non ci vogIio tornare. Non mi importa !
- Ti deve importare. - No. Non vogIio tornare in prigione.
Ti deve importare. FISCHIETTIO
Madonna !
No, MicheIe. MicheIe, no !
No ! MicheIe !
Da queIIa parte.
E' iI cavaIier FuneIIi.
Donna Assunta, hanno ucciso don Federico FuneIIi. Chi è stato ?
- Sono stata io. - Voi ?
- Sì. - Andiamo.
FIaiano, resta qui finché arriva iI giudice.
Andiamo.
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