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FONTANE EFFI BRIEST, OVVERO
LE TANTE CHE INTRAVEDONO
LE PROPRIE POSSIBILITA' ED I PROPRI BISOGNI,
E TUTTAVIA, CONFERMANDOVI LE PROPRIE AZIONI,
INTERIORIZZANO I VALORI DEL SISTEMA DOMINANTE
E COSI' LO CONSOLIDANO E LO PERPETUANO.
UN FILM DI RAINER WERNER FASSBINDER Traduzione: Jago71 younditalia.wordpress.com
Sulla tranquilla stradina antistante il palazzo nobiliare di Hohen-Cremmen,
dimora della famiglia Briest fin dai tempi del principe Elettore Georg Wilhelm,
si versava luminoso il sole del meriggio.
Mentre dalla parte del parco, un'ala dell'edifico ad angolo retto...
sviluppava un'ampia ombra sull'andito piastrellato a riquadri bianchi e verdi...
e di là da quello, su un rondò con la meridiana al centro...
e torno torno arbusti di canna indica e di rabarbaro.
Tu Effi, dovevi proprio fare l'acrobata da circo, sai.
Sempre al trapezio lei, la figlia dell'aria!
Comincio a pensare che ti piacerebbe.
Forse, mamma. E se così fosse, sarebbe colpa mia?
Questa è una cosa che ho preso da te.
Che, l'ho presa da papà? Vedi che ridi pure tu.
Che c'è? Vuoi forse che io diventi una dama?
E tu lo vorresti?
Io no!
No.
Ma che fai, Effi! Che cos'è tutto questo impeto?
Quando ti vedo fare così mi preoccupi.
UNA STORIA CHE FINISCE CON UNA RINUNCIA NON E' MAI UNA BRUTTA STORIA.
Dunque il Barone Innstetten,
a 20 anni nemmeno, lui alloggiava laggiù, dai Rathenow...
e si passava tutte le tenute della zona.
Capitava più spesso però nella tenuta di mio nonno a Schwantikow.
Non che avesse un debole per il nonno, naturalmente.
E quando mamma ne parla, capisci immediatamente perché lui ci andava.
- E credo fosse una faccenda ricambiata. - Poi com'è finita?
Beh, è finita come doveva finire, come sempre.
Lui era molto giovane. E quando papà comparve sulla scena,
simpatico, bella carriera, padrone di Hohen-Cremmen...
lei non ci pensò due volte, se lo prese e diventò la signora von Briest.
E di lui, Innstetten, che ne è stato? Non s'è ucciso, sennò non saresti ad aspettarlo.
Tolse il disturbo e andò ad iscriversi a giurisprudenza.
Ma Frau von Briest, che se del caso sapeva passar sopra alle convenzioni...
di punto in bianco trattenne Effi che già se ne scappava,
diede un'occhiata alla seducente creatura che le stava davanti,
ancora accaldata dall'influsso del gioco, fragile immagine di vita,
e disse quasi a confidarlesi: "Dopo tutto, il meglio è che tu stia come sei.
"Resta così. Fai un figurone.
"E anche se non lo fai, hai un'aria così smarrita, così presa alla sprovvista,
"che adesso è proprio quello che ci vuole.
"Perché, Effi, bisogna che ti dica...", e le prese le mani nelle sue.
"Bisogna che te lo dica..."
"Ma mamma, che hai? Così mi metti l'angoscia."
"Bisogna che ti dica, Effi, che il Barone Innstetten ha appena chiesto la tua mano."
- "Ha chiesto la mia mano? Sul serio?" - "Non sono cose da scherzarci sopra"
"Lo hai visto ieri l'altro e penso sia piaciuto anche a te.
"Certo è molto più anziano, cosa che a conti fatti è una fortuna.
"Ma è un uomo solido, ha una posizione e una reputazione...
"e se tu non dici di no, cosa che escludo, conoscendo la mia Effi...
"ti troverai a 20 anni dove le altre arrivano a 40.
"Sorpasserai la mamma di un bel po'."
Effi, vieni!
Al possesso di oggetti più o meno qualsiasi, Effi non s'interessava granché.
Ma quando se ne andava con la mamma su e giù per l'Unter der Linder...
e, dopo aver passato in rassegna le vetrine più belle, entrava nel negozio di Demuth...
a fare acquisti per il viaggio in Italia previsto per dopo le nozze,
allora si manifestava il suo vero carattere. Le piacevano solo gli articoli più eleganti.
E se non poteva permettersi il meglio, rinunciava a qualsiasi eccellente ripiego.
Perché i ripieghi non la interessavano.
Sapeva rinunciare, come le diceva bene la mamma...
e in questa capacità di rinuncia, v'era una qualche mancanza di pretese.
Ma quando in via d'eccezione si trattava di comprare qualcosa...
doveva essere qualcosa di assolutamente straordinario...
e in ciò, Effi era piena di pretese.
C'è ancora qualcosa che desideri, tesoro mio?
- Niente, mamma. - Davvero niente?
Davvero niente, dico sul serio.
Ma se a un certo punto devo proprio allora...
Dì.
Vorrei un paravento giapponese, sai, di quelli neri con tanti uccelli d'oro...
e tutti con lunghi becchi come quelli delle gru.
E magari anche una lampada per la mia camera da letto, con la luce bordeaux.
Lo vedi che adesso non parli più e fai la faccia lunga...
come se io avessi detto qualcosa di sconveniente.
No, Effi, non è affatto sconveniente...
tanto meno perché lo dici a tua madre. Io ti conosco, sai.
Sei una creatura sempre piena di fantasia...
e quando poi ti metti ad immaginare il futuro...
più colorate sono le immagini, più ti sembrano interessanti e seducenti.
Me ne sono accorta quando facevamo le compere.
Adesso tu sogni di avere un paravento...
un bel paravento giapponese, di quelli con su tanti animali fantastici...
da guardare nella penombra di una lampada bordeaux.
Per costruirci il tuo mondo, una fiaba dove tu sei la principessa.
Sì, mamma, io sono così.
Sì, lo so bene che tu sei così.
Ma vedi, bambina mia, nella vita bisogna andarci piano...
specialmente noi donne.
- Lo ami Geert, o no? - Perché non dovrei amarlo, non c'è motivo.
Io amo Bertha, io amo Hulda, e amo anche il vecchio Niemeyer...
e che amo te e papà non ho bisogno di dirlo.
Io amo tutti quelli che mi vogliono bene o che mi viziano.
E anche Geert mi vizierà. Naturalmente lui lo farà a modo suo.
A Venezia mi coprirà di gioielli.
Ma a me invece piace arrampicarmi, andare in altalena...
adoro la paura che qualcosa si strappi o si rompa...
o che io caschi di sotto. Mica mi romperò proprio la testa.
- E magari ami anche tuo cugino Briest? - Molto. Mi mette sempre di buon umore.
Di un po', ti sarebbe piaciuto sposarlo?
Per l'amor del cielo! E' poco più di un ragazzo.
Geert è un uomo... un bell'uomo... uno con cui farò la mia figura...
e che diventerà qualcuno.
- Che idee che ti fai mamma! - Meglio così, Effi, meglio così.
- Ma c'è qualcos'altro che mi nascondi. - Può darsi.
Cos'è?
Vedi, mamma...
che lui sia più anziano di me...
non fa niente. Magari è anche un bene.
Non è mica un vecchio. E' ancora in gamba.
Un bell'uomo, marziale, risoluto.
E potrei anche dire che mi va proprio bene, se solo...
Vedi...
- Se solo lui fosse un po' diverso. - Cioè come, Effi?
Già, come?
Ma tu non prendermi in giro.
E' una cosa che sentivo dire giusto l'altro giorno, sai mamma, a casa del pastore...
Parlavamo di Innstetten...
quando d'improvviso il vecchio Niemeyer fa le rughe, capisci?
Ma rughe di rispetto, di grande ammirazione e dice:
"Già il Barone, lui è un uomo di grandi principi."
- Proprio così, Effi. - Sì, sì.
Mi pare che Niemeyer abbia poi detto...
che lui è anche un uomo di basi solide...
e questo, credo, vale anche di più.
Ma io non ne ho.
Vedi, mamma...
C'è una cosa che un po' mi angoscia.
Lui è così buono con me...
così delicato.
Eppure mi fa paura.
CERTO, UN UOMO NELLA SUA POSIZIONE DEVE CONSERVARSI DAL FREDDO.
PERCHE', DI REGOLA, TANTI FALLISCONO NELLA VITA?
PERCHE' SI SCALDANO.
Non c'è niente che faccia tanto bene come un matrimonio!
Escluso il proprio, bene inteso.
Io non so, Briest, come a volte saltino fuori certe frasi.
Che tu abbia di che compatirti mi torna nuovo.
E non ne vedo il perché.
Ma cosa stiamo a parlare di noi,
che non abbiamo potuto fare nemmeno il viaggio di nozze!
Tuo padre non ha voluto.
Ma Effi per fortuna se lo sta facendo.
Beata lei!
Col treno delle 22, via!
A quest'ora dovrebbero...
dovrebbero già essere a Regensburg.
Mi immagino lui che,
ovviamente senza scendere dalla carrozza, le illustra i tesori d'arte del Valhalla.
Innstetten è un tipo di prim'ordine...
ma ha un interesse per l'arte che è quasi una mania.
Ed Effi, la nostra povera Effi è così nature.
Temo che Innstetten, con le sue manie artistiche, me la ossessioni un po'.
Chi non ossessiona sua moglie?
E quelle che tu chiami smanie artistiche non sono certo il peggio.
No, certo no.
Comunque non litigheremo per questo.
E' un campo così vasto.
E la gente poi è talmente tanto varia.
Ecco, per esempio, te sì che ti ci vedrei.
Per lui saresti stata molto più adatta tu di Effi.
Troppo tardi! Peccato.
Il resto del bagaglio è a seguire.
Grazie.
Su, andiamo, Kruse!
Loro unica risorsa sono i paesi con cui trafficano...
e siccome da un'infinità di anni trafficano con mezzo mondo...
e naturalmente fanno capo a mezzo mondo, tra loro trovi gente di mezzo mondo...
come da noi a Kessin, anche se non è che un buco.
Ma queste sono cose affascinanti, Geert.
Tu parli di un buco ed io qui a prenderti in parola scopro tutto un mondo esotico.
E' qualcosa del genere. O la mia fantasia va troppo oltre?
Un mondo nuovo, questo, dove magari c'è un negro o un turco...
oppure addirittura un cinese.
Addirittura un cinese. Brava, hai detto bene!
Ce ne sarà qualcuno probabilmente anche adesso. Uno comunque l'abbiamo avuto.
Ora è morto e seppellito sotto una spanna di terra cintata a due passi dal cimitero.
Se la cosa non ti fa paura, una volta o l'altra ti porto a vedere...
la sua tomba.
E' lì in mezzo alle dune...
intorno a vena fatua e qualche rara spiga lanuginosa.
E non si sente che il mare.
E' molto bello...
e spaventoso anche.
Sì, spaventoso...
e vorrei saperne molto di più.
Ma forse è meglio di no. Sennò stanotte appena mi addormento,
vedo un cinese che spunta dal mio letto.
O poveretta me, come mi vizi!
E il pianoforte, e il tappeto che secondo me deve essere turco.
E la vasca coi pesciolini, e adesso tutti questi fiori!
Dove guardo vedo lusso!
E' vero, Johanna, il signore ha ragione.
"In piedi presto" anche a casa mia usava così.
Dove si perde la mattina a letto, c'è disordine in giro per tutta la giornata.
Ma il signore non sarà così rigido con me.
Stanotte purtroppo non riuscivo ad addormentarmi.
E mi sono presa anche un bel po' di paura.
E come mai, signora, non si sentiva bene forse?
Sentivo sopra di me un rumore strano...
non forte, ma molto insistente...
era come se trascinassero dei vestiti con lo strascico sull'impiantito.
E io ero così agitata che mi pareva di vederli gli scarpini bianchi di raso...
come se su stessero ballando, con molta delicatezza.
Viene di sopra dalla sala.
Prima si sentiva anche dalla cucina, ma adesso non lo sentiamo più.
Ci abbiamo fatto l'abitudine.
Effi...
sei una cara, incantevole creatura.
Tu non hai idea di come lo sento...
e di come ogni istante vorrei mostrarti...
che lo sento.
Se è per questo, tempo ce n'è.
Sono ancora molto giovane e a morire non ci penso nemmeno.
Dopo di me, comunque.
Certo... quando dovessi morire, mi piacerebbe prenderti con me.
Io non voglio lasciarti a nessuno.
Tu che dici?
Dovrei rifletterci un momento.
Ma forse è meglio non pensarci. Non mi piace parlare della morte.
A me piace la vita.
Ora dimmi: qui che vita faremo?
In questa "cara Kessin", come la chiami sempre tu...
avremo bene un nostro giro, qualcuno frequenteremo.
Ci sarà anche qui una buona società, credo.
No, Effi...
su questa strada andrai incontro a molte delusioni.
Nei dintorni abbiamo qualche nobile, che avrai modo di conoscere.
Ma qui in città non trovi niente.
Davvero?
Non ci posso credere.
Siete quasi 3000...
e su 3000 che siete, io dico che oltre alla gente del popolo, tipo il barbiere Beza,
ci deve pur essere una elite, qualche notabile o che so io...
OLTRE ALLA GENTE DEL POPOLO CI DEVE PUR ESSERE UNA ELITE.
...e poi la sala su, con le tende lunghe che strusciano per terra...
E tu...
cosa ne sai della sala, Effi?
Niente, niente di più di quello che ti ho detto.
Per più di un'ora stanotte...
ho continuato a rimanere sveglia...
e mi pareva di sentire scarpe che strisciavano per terra...
come se si ballasse...
e anche la musica, ma zitta zitta.
E stamattina, poi, lo raccontavo a Johanna...
anche per farmi perdonare di essermi svegliata tardissimo...
Allora lei ha detto che dovevano essere le tende di sopra troppo lunghe.
Io dico che senza tante complicazioni, forse...
basterebbe scorciare un po' le tende o almeno...
chiudere le finestre.
Tanto stiamo andando verso i temporali...
metà Novembre è l'epoca.
Faccia accomodare!
Mio marito mi ha già spiegato.
Lui è di là in ufficio e tornerà da un momento all'altro.
Non so dirle la gioia che mi ha dato lei ieri...
con quegli splendidi fiori e col suo simpatico biglietto.
Se mi sentivo un po' un'estranea qui, mi è passato subito.
E quando l'ho detto a Instetten, ha detto che noi due saremmo diventati grandi amici.
Così ha detto? O cara persona! Sì, perché il signor Prefetto e lei, signora,
oso dire che rappresentate egregiamente l'unione di due esseri ineguagliabili.
Perché, come sia suo marito lo so...
e come lei, gentilissima signora, lo vedo.
Purché lei non mi veda con occhi troppo buoni.
Io sono così giovane...
- E i giovani... - Oh, gentilissima signora...
non mi denigri i giovani.
La gioventù, con tutti i suoi errori...
è sempre bella, sempre gentile.
E la vecchiaia, con tutte le sue virtù, non vale un granché.
Personalmente, non ho poi molta voce in capitolo.
La vecchiaia so com'è, la giovinezza invece no.
Perché non sono mai stato giovane, io.
Tipi come me, giovani non lo sono mai.
E se lei mi consente, il triste consiste proprio in questo...
mai un minimo di coraggio,
mai la minima fiducia in se stessi.
Gli anni passano...
e si diventa vecchi...
senza aver... neppure vissuto.
Lei non deve parlare così!
Noi donne non siamo tanto cattive.
Oh no, no davvero.
Niente Gieshuebler avrebbe desiderato quanto farle subito una dichiarazione d'amore.
Mendicando, in veste di El Cid o di qualche altro campeador...
il privilegio di combattere e morire per lei.
Ma poiché non era proprio il caso, il cuore non gli reggeva più,
si alzò, cercò il cappello, che grazie al cielo trovò subito...
e, baciatale ancora una volta la mano, si ritirò di furia...
senza aggiunger parola.
L'impressione che Effi provava era dappertutto la stessa.
Persone mediocri, di un'amabilità per lo più dubbia che,
mentre si esibivano in conversazioni su Bismarck e la principessa ereditaria,
in realtà non facevano che ispezionare le toilette di Effi.
Questi trovandole troppo pretenziose per una signora così giovane.
Quelli non abbastanza dignitose per una signora del suo rango.
In tutti si notava la scuola berlinese.
Il gusto del futile, unito a un impaccio...
e a una insicurezza singolari di fronte ai grandi problemi.
A Rothenmoor dai Borckes e ancora a Morgnitz e a Dabergotz...
l'avevano dichiarata "infetta di razionalismo".
Dai Grasenabbs a Kroschentin "atea".
E la volta che la vecchia Frau von Grasenabb,
tedesca del sud nata a Stiefel von Stiefelstein,
aveva accennato al tentativo di concedere a Effi almeno l'attenuante del deismo,
Sidonie von Grasenabb, una zitella di 43 anni,
l'aveva interrotta bruscamente: "Dai retta mamma, quella è atea sputata.
"Punto e basta!"
Al che la vecchia, che della sua unica figlia aveva un po' paura,
si era rassegnata a tacere.
Sì, questo giorno andrebbe proprio festeggiato, ma mi domando come.
Vuoi che suoni una bella marcia trionfale?
O vuoi...
che ti porti in trionfo attraverso la casa?
Qualcosa bisogna pur fare...
perché sappi che con oggi abbiamo concluso le visite.
Sia ringraziato il Signore!
E per festeggiare, a me basta il pensiero che adesso ce ne staremo un po' in pace.
Un bacio però potresti darmelo.
A questo tu non ci pensi mai.
Per tutto il viaggio sei stato lì impassibile.
Come un pupazzo di neve.
Hai ragione! Col tempo migliorerò.
POI VENNE IL PRIMO LUNGO DISTACCO, QUASI 12 ORE.
CARA MAMMA!
Io volevo...
La signora comanda qualcosa?
Sì, Johanna, voglio mettermi a letto. Anche se è un po' troppo presto.
Ma sola come sono.
Scendete a imbucare questa lettera.
Così, quando rientrate si sarà fatta ora di andare a dormire.
Io aspetto qui...
- Che tipo è? - Molto giovane.
Non è una disgrazia, semmai il contrario.
Le giovani stanno tanto tempo davanti allo specchio a pettinarsi...
e a pitturarsi la faccia, per il resto non hanno occhi né orecchi.
Non stanno sempre lì a rivederti le bucce sul lavoro e a farsi cattivo sangue...
se vedono che uno ti bacia, perché loro non le bacia più nessuno.
Già, proprio come la mia ultima padrona, tanto per dire...
Questa però è tutto un altro genere.
- E lui è molto tenero con lei? - Altroché. Lo puoi immaginare.
Sì, ma lasciarla così sola...
Già signora Paaschen, ma l'ha convocato sua Altezza!
Dopo tutto ha la carica di Prefetto.
E vorrà arrivare anche più su.
Lo penso anch'io. E ci arriverà. E' un uomo in gamba.
Mio marito lo dice sempre. Lui li conosce i suoi polli.
Ho tanta paura, Johanna.
Sì, la capisco signora, anche noi l'abbiamo avuta.
Anche voi?
Che cosa significa?
Se la signora ha davvero tanta paura, posso sistemarmi qui...
e tenerle compagnia fino a domattina, o fino a quando non rientra il signore.
No, il signore non deve sapere che io ho paura, so che gli dispiace.
Mi vuole coraggiosa e risoluta come lui e io non ci riesco.
Però mi rendo conto che devo sforzarmi di stargli al passo,
in quello che posso e come posso.
Ma cos'ha la signora? Kruse mi diceva che avete dovuto dormire da lei.
Sì, signor Barone. La signora ha suonato tre volte con insistenza.
Io ho pensato che fosse accaduto qualcosa. Infatti era così.
Deve aver sognato, oppure era quell'altra cosa.
Quale altra cosa?
- Lo sa anche lei, signore - Io non so niente.
Bisogna farla finita con questa storia.
Mezz'ora dopo, apparve Effi.
Era incantevole, pallidissima, e si appoggiava a Johanna.
Ma appena si accorse di Innstetten, si precipitò tra le sue braccia e lo baciò.
Allora il viso le si rigò di lacrime.
E poi, Effi...
io non potrei andar via di qui...
anche nell'ipotesi che trovassi da vendere la casa o da darla in cambio...
tanto varrebbe rifiutare gli inviti di sua Altezza.
Non posso permettermi che in città si dica che il Prefetto Innstetten vende la casa...
perché sua moglie ha visto vicino al letto il fantasma di un cinese.
Sarebbe la fine della mia carriera.
Un ridicolo di questo genere non te lo togli più di dosso.
Quanto sono ambiziosa, tu non riesci neanche a immaginarlo.
Io credo di averti sposato solo per ambizione.
Sì, ma adesso quello che ti ho detto non deve farti fare il muso lungo!
Io ti amo ora.
Sai cosa si dice quando si sfoglia una margherita?
"Nel cuore... col cuore... che un po' di più si muore."
- Lì c'è sepolto qualcuno? - Sì, il cinese.
- Il nostro? - Sì, il nostro. - Allora qualcosa c'è. E' una storia vera?
A un certo punto è meglio che io la senta, raccontami la verità.
Mi angoscerà sempre meno della mia fantasia.
Il difficile è sempre cominciare. Anche nei racconti.
Oh, queste sì che sono storie strane...
e che vita senza senso era la mia vita a Hohen-Cremmen!
Non succedeva mai niente!
Questo non devi dirlo Effi.
Un fantasma non ha che il valore che gli si vuol dare...
diffida di quelle che chiami stranezze, o di ciò che passa sotto quel nome!
Le cose che tanto ti seducono, un genere di vita...
come quello della Trippelli, per esempio, si pagano di solito con la felicità.
Alle 6:50 è a Berlino...
e un'ora più tardi,
se il vento non cambierà direzione, a Hohen-Cremmen...
lo sentiranno sferragliare in lontananza.
Ti piacerebbe, Effi?
Gieshuebler era entusiasta della sua amica cantante e stravedeva per il suo talento.
Ma tutta la sua ammirazione non gli impediva di constatare...
come in società costei fosse dotata di un tatto molto relativo.
Ed era proprio questo tatto che egli coltivava di persona.
Mia cara Marietta, ho comandato la nostra cenetta per le 8.
Avremo giusto 45 minuti...
a meno che lei non preferisca cantarci qualche canzoncina a tavola.
Sono curiosa di vedere cosa mi porta.
Io voglio sperare qualcosa di Gluck... un pezzo abbastanza drammatico.
D'altra parte, cara signorina Marietta...
se mi consente l'osservazione, il fatto che lei canti solamente in concerto mi stupisce.
Sono convinta che pochissime come lei siano tagliate per l'arte scenica.
Lullaby di Louis Spohr.
Così credo che basti.
Non so proprio come dirle, carissima signorina, quanto le sono riconoscente!
E' tutto così... intenso, così bello... così vivo.
Ma quello che poi trovo stupefacente è la sua calma,
la calma assoluta con cui riesce a fare queste cose.
Io invece sono talmente impressionabile.
Che se sento una storia di spiriti, anche sciocca...
non so...
comincio a tremare come una foglia.
Lei canta con tanto trasporto e con tanto tormento...
eppure il suo buonumore non fa un'ombra.
Vede, io vengo da una famiglia laica. E quando ci fu il fatto dello psicografo,
subito mio padre osservò, "qui Marietta c'è qualcosa".
E aveva ragione. Perché c'era proprio qualcosa.
D'altra parte c'è sempre qualcosa in agguato pronta ad insidiarci.
Se ne accorgerà anche lei, vedrà.
Vogliamo mangiare un boccone, prego?
Signora Baronessa Instetten, nata Briest.
Arrivata bene. Il Principe K. alla stazione.
Innamorato di me più che mai.
Mille grazie per la vostra ospitalità.
Saluti al Barone,
Marietta Trippelli.
"Vennero tre magi dal bambin Gesù.
"con scettri d'oro e con mantelli blu.
"Oggi, che torna il Santo Natal non si presenta che uno spezial.
"Non avendo mirra a disposizion...
"lui reca con se tanti pistacchi e tanto torron."
Le attenzioni di una persona buona e semplice...
hanno un che, come dirti, di benefico.
Non trovi anche tu, Geert?
Sì, trovo anch'io. Se ci pensi, è l'unica cosa che dia un po' di gioia.
O che per lo meno dovrebbe.
Per il resto, uno sta sempre lì a rimuginare scemenze.
Anch'io.
Ma che farci... si è come si è.
LA QUIETE REGNAVA NELLA CASA.
"La cosa a cui ti accennavo, ora è una certezza.
"E Innstetten me ne testimonia ogni giorno con la sua gioia.
"Quanto io stessa sia felice a riguardo non ho bisogno di dirtelo...
"non fosse altro perché per me sarà una ragione di vita e di distrazione...
"o, per dirla con Geert, 'un caro giocattolo'.
"Espressione probabilmente giusta, che lui però farebbe meglio a non adoperare.
"Perché la sento sempre come una frecciatina...
"e mi ricorda quanto sono giovane...
"Che ancora quasi starei bene nella stanza dei bambini."
- E chi era? - La vedova di un impiegato al catasto, un certo Rode.
Ma... non sono povere le vedove degli impiegati al catasto?
La regola è questa. Ma sei di fronte a un'eccezione.
E' sempre stata una donna piuttosto singolare, stramba,
malaticcia, soprattutto malferma sulle gambe.
Infatti si faceva accompagnare da una serva abbastanza robusta...
da caricarsela sulle spalle, se necessario.
Ah sì, quella l'ho vista. Una donna con due begli occhi neri, uno sguardo buono e fedele.
- Peccato un po' stupida. - E' proprio così, è lei.
Quando il trasporto si mise in movimento,
Effi si ritirò nel giardinetto dietro il cortile,
per liberarsi, passeggiando tra le aiuole di bosso, dalla lugubre sensazione di disamore
che tutta quella scena le aveva lasciato dentro.
Come vi chiamate?
Roswitha.
Che strano nome avete. E' un nome vero?
Sì, gentile signora, è proprio vero. E' un nome cattolico, Roswitha.
Questo dipende dal fatto che io sono cattolica, appunto.
Di Eichsfeld.
E a essere cattolici diventa tutto ancora più difficile.
Ai cattolici molti non vogliono dare lavoro...
perché non fanno che correre in chiesa, si confessano sempre...
ma i peccati più grossi, quelli non li dicono.
Dio quante volte l'ho sentito! Io però non sono una buona cattolica.
Purtroppo sono uscita di carreggiata, io.
E così le cose mi vanno tutte storte.
Si dovrebbe conservarla intatta la propria fede...
ritrovarsi sempre in regola con il prossimo.
Levatemi una curiosità, Roswitha. A voi piace stare con i bambini?
Come no.
Con una donna come quella, sì che è tremendo, sei obbligata a fare di tutto.
Ma con un bambino piccolo è diverso...
una creatura tenera, un bambolotto...
che quando ti guarda con quegli occhioni e ti sorride...
allora sì che è bello... così ti si spalanca il cuore.
Voi siete una cara e brava persona.
Vi si legge in faccia.
Senza troppe malizie, e questo non guasta, è merito delle persone migliori...
E io so già che di voi mi posso fidare.
Volete venire da me?
Quando il bambino nascerà bisognerà curarlo, seguirlo...
e dargli anche la pappa.
Non credo davvero di sbagliarmi sul vostro conto.
Hai fatto benissimo, Effi.
E se nel suo libretto non ci sono note troppo cattive...
prendiamola pure per la sua faccia pulita.
E quella, grazie a Dio, è difficile che inganni!
Andrà tutto bene.
Adesso non ho più paura.
LA MATTINA DEL 3 LUGLIO VICINO AL LETTO DI EFFI C'ERA UNA CULLA.
TAMBURELLANDO SULLA MANO DELLA GIOVANE SIGNORA, IL DOTTOR HANNEMANN DISSE:
"OGGI E' L'ANNIVERSARIO DELLA BATTAGLIA DI KOENIGGRAETZ:
"PECCATO CHE SIA UNA BAMBINA! SARA' PER LA PROSSIMA VOLTA.
"DI DATE GLORIOSE I PRUSSIANI, PER ALTRO, NE HANNO PARECCHIE."
Le era completamente passato di testa di essere sposata.
Ed erano state ore felici.
Ma niente le era piaciuto quanto volare sull'altalena come una volta...
riprovare la sensazione, "ora casco!"
E insieme una trafitta strana, una soffice scossa di terrore.
- Innstetten è un uomo d'onore. - Ne sono sicuro.
- E mi ama. - Va da sé, va da sé.
E quando uno ama è sempre riamato. Non ti puoi sbagliare.
Mi stupisce solo che non trovi un giorno per fare una salto dalle nostre parti.
- Con una moglie così giovane... - Lui ci tiene tanto al suo lavoro...
vuole mettersi in buona luce e poi ha tanti progetti.
Kessin è solamente una tappa. E io...
Alla fin fine, io mica gli scappo.
Non sono sola.
Se si è troppo teneri con tanta differenza di età, la gente sorride.
Sì, proprio così, Effi. Ma non bisogna poi dare tanto peso.
Tu comunque, non ne parlare di queste cose, neanche con la mamma.
E' difficile orientarsi nel modo giusto.
Il campo è talmente vasto.
Quello non è Crampas?
Viene dal mare.
Non avrà mica fatto il bagno, è il 26 di settembre!
Fa spesso cose del genere. Puro esibizionismo!
Buongiorno. La prego.
Lei mi perdonerà, vero? Oggi faccio così male gli onori di casa...
Ma le 10 del mattino non sono un'ora da visita.
Si va un po' sullo sciatto, o se vuole sull'intimo.
E adesso si sieda...
e renda conto delle sue azioni.
I suoi capelli...
e le augurerei di averne di più, denunciano che lei ha fatto il bagno in mare.
Ci aspetta un inverno grandioso...
se potremmo contare sul gentile sostegno della signora.
Arriva anche la Trippelli.
La Trippelli?
- Io scomparirò, allora. - Ma che cosa dice, signora.
La Trippelli non può cantare sette giorni su sette.
Sarebbe troppo per lei e per noi.
La vita è bella appunto perché è varia...
Questa verità ogni matrimonio felice sembrerebbe smentirla.
Ammesso che ne esista qualcuno, ad eccezione del mio.
Perché non andiamo una volta a caccia di foche?
Vietato. Capitaneria di porto.
Che devo sentire! Sempre queste ossessioni legalitarie!
Non c'è legalità che non annoi.
Già Crampas, questo le dona. Ed Effi, come vede, le ha battuto le mani.
Sicuro, le donne che amano le guardie per un nonnulla...
della legge però non vogliono saperne.
E' un antico diritto femminile, Innstetten, e nessuno riuscirà mai ad abrogarlo.
No. E neanche ci tengo. Non mi tenta affatto fare il bucato ai negri.
E un uomo come lei, Crampas, cresciuto all'insegna della disciplina,
sa benissimo che senza l'ordine non si può andare avanti.
Un uomo come lei cose del genere non dovrebbe dirle e tanto meno pensarle.
Lei viceversa si attiene a un beato "me ne lavo le mani",
convinto che per così poco non caschi il mondo.
No, non per questo, ma anche per questo.
A fine Ottobre iniziò la campagna elettorale...
ciò che costrinse Innstetten a rinunciare alle scampagnate.
E anche Crampas ed Effi avrebbero dovuto sospenderle, a giudizio dei più,
se non ci fosse stato Kruse a far da guardia d'onore.
Così le galoppate continuarono sino a Novembre inoltrato.
Buon conversatore, Crampas raccontava storielle di guerra e di guarnigione...
e anche qualche curioso aneddoto su Innstetten
che, sempre serio e abbottonato,
non era mai riuscito ad affiatarsi con l'esuberanza dei commilitoni...
così da esser sempre piuttosto rispettato, che non amato.
Fortuna che quel che più conta ancora è il rispetto.
Aveva la strana mania di raccontarci sempre storie di spiriti.
E quando ci aveva messo in agitazione, qualcuno si prendeva pure un grande spavento,
subito cambiava registro, come fosse stato uno scherzo per gli scemi che c'erano cascati.
Insomma a un certo punto non ne potei più e finì che glielo dissi in faccia:
"Oh basta, Innstetten, di menarla con questa commedia!
"Lei non ci crede come non ci crediamo noi...
"Ma vuole rendersi interessante e farsene un titolo
"perché sa che in alto loco apprezzano molto la gente fuori dall'ordinario.
"E sono quelle le persone che finiscono per fare carriera.
"Lei lo ha capito,
"si è cercata la sua bella stravaganza e i fantasmi le sono venuti a proposito."
Perché tace?
Le faccio una domanda molto seria, Crampas, e mi risponda sul serio:
lei questo come se lo spiega?
Innstetten, mia cara signora,
oltre al desiderio cocente di far carriera, costi quello che costi,
anche con l'ausilio di qualche fantasma,
coltiva segretamente anche un'altra passione.
Agisce sempre educativamente.
E' un vero pedagogo.
E vuole educare anche me?
Con i fantasmi?
"Educare" forse non è la parola più adatta.
Non direttamente, direi.
Non la capisco.
Una bella donna...
è una bella donna...
Un Prefetto è un Prefetto...
costretto a viaggiare spesso...
e la casa resta sola...
non sorvegliata.
Il fantasma dopotutto non è che un angelo con la spada.
Che Innstetten si fosse dotato di uno spettro...
per abitare in una casa un po' fuori dall'ordinario, gli si poteva concedere,
stante la sua propensione a distinguersi dalla massa.
Ma che egli ora adoperasse il fantasma come strumento educativo...
no, questo era grave, era quasi umiliante.
E "strumento educativo", su questo Effi non aveva dubbi, diceva solo mezza verità.
Quel che Crampas aveva in testa era altro, ben altro.
UNA STORIA DI MACCHINA DEL TERRORE PROGRAMMATA.
In Heine tutto è vita. Lui si intende soprattutto d'amore.
E l'amore è quel che più conta. Ma in questo non è unilaterale.
Che vuol dire?
Che per lui non c'è solo l'amore.
Beh, fosse anche un po' più unilaterale...
io non ci troverei niente di grave.
- Di cosa si occupa? - Si occupa molto di romanticismo.
E anche se correntemente il romanticismo passa come sinonimo dell'amore, io non...
Mi spiace, Maggiore, di poterle offrire solo questi panini e questa bottigliaccia di vino.
Sempre meglio di un fiasco.
Alla corte di Don Pedro, c'era anche un bel cavaliere tenebroso...
che portava sul petto la croce di Calatrava.
Questo bel cavaliere, va da sé, era segretamente amato dalla regina.
- Perché, "va da sé"? - Perché siamo in Spagna.
Ah, ecco.
Il cavaliere di Calatrava, dunque, aveva un magnifico cane.
Trascorse alcun tempo...
fintanto che di questo amore segreto, che segreto era sempre di meno,
il re ne ebbe abbastanza...
E siccome il bel Calatrava gli stava già da molto tempo sullo stomaco...
non solo era efferato questo re...
era anche invidiosissimo.
Decise di far giustiziare il bel Calatrava.
In segreto, per quel segreto amore.
Non posso rimproverarglielo.
Non si sbilanci, signora, perché c'è dell'altro!
In ogni caso quel che è troppo è troppo...
e il re direi che passò assai largamente il segno.
Finse di dare un festino in onore del cavaliere per le sue eroiche gesta...
e fece apprestare una lunga tavola.
E alla... tavola sedettero tanti invitati.
Vi erano tutti i grandi del regno, in quella tavola,
con al centro il re...
e di fronte a lui il posto per il festeggiato,
il cavaliere di Calatrava.
E poiché quello non si vedeva, si diede lo stesso inizio alla festa senza di lui.
E restò un posto vuoto, un posto vuoto proprio di fronte al re.
E poi?
E poi, signora, immagini la scena. Questo re, questo Pedro, fa per alzarsi in piedi...
con l'intento di esternare il suo finto rammarico...
per il fatto che il suo "caro ospite" tarda tanto...
E a quel punto si ode dalle scale l'urlo lacerante della servitù inorridita.
E senza dar tempo ai perché...
qualcosa che non si riesce a distinguere, corre rasente la lunga tavola,
poi balza agilmente sull'unica sedia libera.
E sul piatto vuoto, davanti a sé, il cane deposita una testa mozzata...
E, al di sopra di quella, guarda fissamente negli occhi chi gli sta di fronte... il re.
Aveva accompagnato il suo padrone fino al patibolo.
E appena la scure era scesa...
il fido animale s'era impossessato della testa che rotolava per terra.
Ora sedeva anche lui al banchetto...
denunciando con la sua presenza l'atroce colpa di un re assassino.
Effi era insoddisfatta di sé e si compiaceva che fosse ormai giocoforza,
e per tutta la durata dell'inverno, sospendere quelle gite in compagnia.
Sebbene, riandando a quanto nel corso delle ultime settimane...
era stato detto, non trovasse nulla di cui doversi particolarmente rimproverare.
E' il Maggiore che ha lanciato la proposta?
Sì. Come lei saprà bene, il Maggiore è stato eletto nel comitato all'unanimità.
Così, per una volta almeno, possiamo sperare in un inverno gradevole.
Lui sembra fatto apposta.
E...
reciterà anche il Maggiore?
No.
Purtroppo si rifiuta...
E' un peccato.
Sa già tutte le parti e sarebbe un Arthur von Schmettwitz straordinario.
Lui sarà il direttore artistico.
- Peggio che mai. - Peggio che mai?
Non mi prenda troppo sul serio, la prego.
E' solo un modo di dire che potrebbe anche significare il contrario.
Sebbene riflettendo un po' meglio...
il Maggiore ha un che di violento,
che ti svuota la testa di tutto quello che c'è dentro.
Così finisci per recitare come vuole lui, non come piace a te.
Ciò che mi ha dato più soddisfazione stasera...
è stata la mia bella mogliettina che ha incantato tutti quanti.
Non dirmi queste cose, sono già abbastanza vanitosa.
Abbastanza vanitosa, sono d'accordo. Comunque molto meno di tutte le altre.
- E con le tue sette bellezze! - Sette bellezze non è una mia esclusività.
E' vero mi sono sbagliato. Il numero per te va elevato al quadrato!
Come sei galante stasera. Se non ti conoscessi, comincerei ad aver paura.
Se c'è davvero qualcosa sotto, dimmelo.
Perché, hai la coscienza sporca? Mi nascondi qualcosa forse?
No?
E' che certe volte ancora mi impressiona il tesoro che ho conquistato.
Pensa se tu fossi come la signora Crampas.
E' una donna spaventosa, scostante con tutti.
Un tipo tanto simile alla nostra Kruse,
che se fossi obbligato a scegliere tra le due, non so chi sceglierei.
Io saprei. Perché vedo una bella differenza tra le due.
La moglie del Maggiore è una donna infelice. La Kruse invece è sinistra.
E tu propenderesti decisamente per l'infelicità?
Decisamente.
E del resto è un mezzo polacco. Lo dice anche il nome... Crampas!
Un uomo che non dà alcun affidamento, tanto meno in fatto di donne.
E' un giocatore incallito...
gioca al tavolo verde...
ma dove azzarda più irresponsabilmente è nella vita.
E andrebbe sempre tenuto d'occhio.
Hai fatto bene a raccontarmi queste cose.
D'ora in poi starò più in guardia.
Fallo pure. Ma senza esagerare. Sennò non serve.
E' meglio dimostrare un po' di indifferenza.
Meglio ancora è dimostrare un carattere inflessibile...
e, se mi consenti di usare un termine un po' accademico, un'anima pura.
Sì, ma ora non parlare più di queste cose...
altrimenti rischio di sentirmi terribilmente triste.
E' come se sentissi ballare di sopra.
Torna ancora, torna sempre.
Io pensavo fosse tutto un tuo scherzo.
Questo non lo direi proprio.
L'importante, comunque, è sentirsi a posto e non avrai nulla da temere.
UNA SORTA DI MACCHINA DEL TERRORE PROGRAMMATA.
Se continua così, la neve ci seppellisce.
Non sarebbe il peggio. E' tanto tempo che associo...
l'idea di restar sepolta sotto la neve, con la piacevole sensazione di sentirmi difesa.
Questa mi torna nuova.
Già. Le sensazioni sono una cosa strana.
Non nascono soltanto dalle esperienze che uno ha vissuto di persona...
ma anche da quello che si è sentito e magari saputo per caso.
Lei è tanto colto, Maggiore, ma io conosco almeno una poesia più di lei.
Si chiama "Il muro di Dio".
Il muro di Dio. Un bel titolo.
E di cosa tratta?
Niente, è una storiella cortissima.
C'era da qualche parte, una campagna di guerra invernale...
e una vecchia vedova che aveva una paura tremenda del nemico...
pregò allora Dio di costruirle attorno un muro per proteggerla.
Allora Dio seppellì la casa sotto la neve e l'invasore ci passò davanti e via.
Sì...
Effi...
E lei quasi la colse un mancamento.
Hai dormito bene?
Sì.
Beata te. Io non potrei dire lo stesso.
Ho sognato che eri affondata con la slitta in un cumulo di neve,
e Crampas faceva di tutto per salvarti.
Ma sprofondava con te.
Lo dici in un modo così strano, Geert.
Ci sento sotto un rimprovero e forse capisco anche il perché.
Sei così contrariato perché Crampas è accorso subito in nostro aiuto.
- Vostro? - Sì, nostro. Di Sidony e mio.
Ti sei dimenticato che sei stato proprio tu a incaricarla di accompagnarmi?
E potevo rifiutare al Maggiore un posto nella mia slitta?
E' una cosa brutta, a casa mia dicono così, non mostrare fiducia a un gentiluomo.
Un gentiluomo!
Non lo è?
Non avevi detto che è un cavaliere?
Un perfetto cavaliere.
Oh sì, cavaliere lo è... a suo modo anche perfetto.
Su questo non ci sono dubbi, ma un gentiluomo?
Mia piccola Effi, un gentiluomo è tutt'altra cosa.
Tu gli hai mai visto un tratto di nobiltà?
Io no.
Su questo siamo d'accordo, spero.
D'altra parte, come osservavi tu, lo sbaglio è mio.
Non parlerei di un passo falso. Non mi sembra la parola più appropriata.
Uno sbaglio però c'è stato.
E per quanto dipende da me, posso dire che non si ripeterà.
Però anche tu, se vuoi un mio consiglio, non farti incantare.
E' un uomo di pochissimi scrupoli.
E sulle donne giovani ha idee molto personali. Lo conosco da un pezzo.
Terrò sempre presente queste tue parole,
ma non vorrei che tu lo fraintendessi.
Io non fraintendo nessuno.
- Neanche me? - Neanche te, mia cara Effi.
Sei una donna molto giovane, incantevole. Ma la perseveranza non è il tuo forte.
NON PASSAVA GIORNO CHE EFFI NON FACESSE
LA PASSEGGIATA CHE IL MEDICO LE AVEVA PRESCRITTO.
Roswitha, vado giù per il viale, poi a destra fino al piazzale con la giostra.
E lì ti aspetto.
Convenuto così il luogo dell'incontro, il primo giorno le due donne si incontrarono.
Ma in seguito, al piazzale con la giostra, Roswitha non trovava generalmente nessuno.
Quando poi rientrava a casa, Effi le veniva incontro nell'atrio dicendo:
"Ma dove sei andata girando, Roswitha? Io sono qui da un pezzo."
E si andò avanti così per settimane.
"Voglio scusarmi, Innstetten, se me la sono svignata alla francese.
"Ma le cose precipitano. D'altra parte qui cercherò un po' di tirarla per le lunghe.
"Non mi dispiace starmene un po' fuori dai piedi.
"Mi ricordi alla sua gentile signora, mia graziosa protettrice. Maggiore Crampas."
Così è molto meglio!
- Meglio cosa? - Che sia partito.
Ripeteva sempre le stesse cose.
Quando ritornerà, almeno per un poco avrà qualcosa di nuovo da raccontare, spero.
Anch'io parto, vado a Berlino.
Probabilmente anch'io tornerò con qualcosetta di nuovo.
La piccola Effi adora sentire novità.
Si annoia tanto in questa cara Kessin.
Sarò fuori 8 giorni su per giù...
forse più che meno.
Ma non metterti in pena. Vedrai che non tornerà.
Sì, dico quello... di sopra.
Effi fece un sorriso appannato da un'ombra di tristezza.
E ripensava al giorno in cui Crampas le aveva detto che...
con i fantasmi e con le sue paure, Innstetten faceva la commedia.
Il grande educatore! Ma aveva tutti i torti? La commedia era fuori luogo?
E in lei si intrecciarono i pensieri più disparati, buoni e cattivi.
Dopo tre giorni Innstetten partì.
Di cosa avesse da fare a Berlino non fece parola.
LE PASSEGGIATE SULLA SPIAGGIA E NELLA PIANTAGIONE,
CHE AVEVA SOSPESO DURANTE LA PERMANENZA DI CRAMPAS A STETTINO,
AL SUO RIENTRO LE RIPRESE,
E NON SE NE LASCIAVA DISTOGLIERE NEMMENO DALL'INCLEMENZA DELLA STAGIONE.
Invece magari era un amore infelice, che magari invece tanto infelice non era...
e al povero Cinese non è bastato il cuore a vedere che tutto doveva finire d'improvviso.
Perché anche un cinese è una creatura come noi. E gli succede tutto quello...
che succede a noi. Tutto.
- Mi serve il lucido. - Ve lo porto io di fuori, Kruse.
Tutto come a noi.
Sempre a chiacchierare, voi due?
Sì, ma quella del cinese è davvero una storia strabiliante, non vi pare?
Tutte scemenze. E mia moglie, che trascura le cose serie, ci si perde dietro.
E quando mi metto una camicia, manca sempre un bottone.
E quel pollo nero che significa? Non fa neanche le uova.
Io domando: ma come diavolo può farle se sta sempre in casa?
Voi maschi siete sempre peggio di quel che si possa immaginare.
Quasi quasi mi viene voglia di prendere...
il pennello e dipingervi quei baffoni di verde.
Ah, beh... da voi Roswitha uno si lascia fare questo e altro.
Roswitha!
Vorrei farti presente, mia cara Roswitha, che Kruse è un uomo sposato.
Questo lo so, signora.
Sì, le cose uno le sa, ma a volte agisce come se non le sapesse.
Se pensi che tanto lei è malata, hai fatto i conti senza l'oste, mia cara.
Quella ci seppellisce tutte.
Come è andata a te la prima volta?
Se non vuoi raccontarlo non importa, sai.
Oh, sì che lo racconto. Ma è stata spaventosa.
Così spaventosa che per questa storia di Kruse lei può stare tranquilla, signora.
Quando a uno è andata come a me, basta e avanza.
Il giorno dopo mi sentivo tutta a pezzi, che impressione orrenda!
E che sarà successo di tanto straordinario?
Con voi queste cose le so fin da casa mia, è sempre la solita storia.
Sì... a raccontarla sarà la solita storia.
Non mi figuro proprio che m'è capitato qualcosa di strano. Questo no davvero.
Quando dopo però me l'han detto in faccia, ad un certo punto ho dovuto ammetterlo.
Oh, quella sì che è stata una cosa orribile.
Con mamma non è stato niente.
Ma mio padre, che lavorava nell'officina, era un tipo intrattabile.
Quando l'ha saputo, mi è corso dietro con la sbarra...
che aveva appena tirato fuori dal fuoco, per accopparmi.
Avevo anche una sorellina più giovane...
che indicandomi la pancia diceva sempre, "che schifo!"
Quando ho sentito che stava per arrivare il bambino, sono salita sul granaio...
di farlo nascere a casa non mi fidavo.
E quando mi hanno trovata lassù ero mezza morta.
Mi hanno riportato di sotto nel mio letto.
Lui aveva tre giorni quando me l'hanno portato via...
e quando chiedevo dov'era...
mi rispondevano di stare tranquilla, che lui era con gente che lo trattava bene!
Oh, gentile signora...
la santa e misericordiosa madre di Dio la protegga da queste miserie.
Ma cosa stai dicendo!
Io sono una signora sposata, sai.
Queste sono cose che non si dicono.
Non sta bene.
Non devi dirle.
Sì, gentile signora...
Tu, Effi...
come lo immagini un Ministero?
Un Ministero?
Io lo immagino in due modi.
O un gruppo di signori molto severi e distinti che governano lo Stato...
o anche soltanto una casa, un palazzo.
E dì un po', ti ci vedresti ad abitare in un palazzo del genere?
Sto dicendo... in un Ministero.
Che cosa mi dici, Geert! Non ti avranno fatto Ministro per caso?
Gieshuebler me l'aveva detto.
Sua Altezza può tutto.
Santo cielo, tu sei Ministro...
e io sono così giovane!
No, Effi, Ministro no. Non ci siamo ancora.
E ad essere completamente sinceri, non andremo neanche ad abitare in un Ministero.
In compenso, al Ministero io dovrò andarci ogni giorno.
E tu sarai la moglie di un alto funzionario e vivrai a Berlino.
E fra sei mesi ti ricorderai appena di essere stata a Kessin...
senz'altra risorsa che il povero Gieshuebler...
e le dune... e la campagna.
- Grazie a Dio! - Alzati, Effi! Che cos'hai?
Che cos'hai?
Credevo che tu qui fossi stata felice.
E te ne esci con un "grazie a Dio" come se invece fosse stato uno strazio.
Ero io lo strazio?
Rispondi!
Che domande sono, Geert?
Oh, mia cara signora...
Kessin...
D'accordo sì... ma Berlino è un'altra cosa.
Qui ci sono giorni che non riesci a vedere neanche il muso di un cane.
E sempre queste dune. E più fuori il mare...
che fa sempre "shhhhh".
Ma più di tanto non ti da.
Sì, Roswitha, hai ragione.
Anche lui più di tanto non ti da.
Non è davvero una vita, questa.
E così ti vengono in testa pensieri idioti.
Non vorrai negarmi che...
in questi pensieri entra anche Kruse.
Certo, caro Gieshuebler, ma solamente per un attimo.
Sono qui per darle l'addio.
Ma signora carissima, lei tornerà presto.
Ho sentito che starà via pochi giorni.
Tornare devo, è vero.
E' in programma che tra una settimana, al più tardi, io debba fare una scappata qui.
Ma potrei anche non tornare affatto.
Lei sa meglio di me quante cose impreviste possono succedere.
Mi dirà che in fondo sono ancora tanto giovane...
ma si muore anche giovani.
Anche campassi 100 anni, non la dimenticherò mai.
A volte mi sentivo paurosamente sola.
Mi pesava il cuore molto più di quanto lei non possa immaginare.
E non sempre riuscivo a cavarmela bene.
Ma ogni volta che vedevo lei...
mi sentivo subito meglio, fin dal primo giorno, e anche più buona.
Ma, carissima signora, io...
Di tutto questo volevo ringraziarla.
Addio, mio caro amico!
E mi ricordi alla nostra bravissima Trippelli.
In queste ultime settimane ho pensato moltissimo a lei e al suo Kotschukoff.
Certo, è una relazione delle più strane.
Io però la capisco abbastanza.
E si faccia vivo qualche volta.
O magari le scrivo.
"Parto domani con la nave, queste sono righe di congedo.
"Innstetten mi aspetta qui tra pochi giorni, ma io non torno.
"Perché, lei lo sa fin troppo bene.
"Meglio sarebbe stato se non avessi mai visto questo lembo di terra.
"La scongiuro di non prenderlo per un rimprovero.
"Tutta la colpa è mia. Guardando il suo menage...
"le sue azioni si possono scusare, le mie no.
"Che ci abbiano trasferito mi pare un segno...
"che io possa ancora recuperare la grazia.
"Mi dimentichi. Sua Effi."
Che stanza deliziosa, mamma!
Ma dimmi, prima di tutto, come va con i tuoi occhi?
In vettura non abbiamo parlato che
di Innstetten e delle nostre splendide prospettive.
Sì, va bene.
Ma a un certo punto però basta.
I tuoi occhi, credimi, mi importano di più.
E in una cosa, grazie a Dio, li trovo identici.
Che mi guardano con la tenerezza di sempre.
Ma che impeto, Effi! Sempre la stessa.
No, mamma.
Non la stessa.
Magari fosse così.
Col matrimonio si cambia.
Mamma, Innstetten comincia a dare segni di impazienza, sai?
Se riusciamo a firmare il contratto d'affitto, nel pomeriggio di oggi...
domani stesso io parto.
Ah, quanto mi pesa separarmi da te.
Che appartamento avresti scelto?
Quello di Keithstrasse naturalmente...
il primo che abbiamo visto, quello che piaceva tanto anche a te.
Magari ancora non sarà asciuttissimo...
ma tanto andiamo verso l'estate, che bene o male semplifica tutto.
E se mi prendessi i reumatismi, potrei sempre contare su Hohen-Cremmen.
Non li chiamare, Effi! I reumatismi quando vengono non se ne vanno più via.
Professore, non so da dove iniziare per spiegarle bene quello che mi sento.
Cambia continuamente.
In questo momento, mi sento quasi bene.
Sulle prime, credevo di essermi presa i reumatismi.
Ma adesso direi che, semmai, si tratta di una nevralgia.
Sì, mia cara signora, è molto probabile.
Caldo e molto riposo...
non saprei consigliarle niente di meglio.
Con una medicina, nemmeno troppo cattiva, sistemiamo il resto.
Ma niente fatiche intellettuali...
- Niente visite... niente letture. - Neanche Scott?
Beh, Walter Scott non è controindicato.
Il meglio di tutto è un bel libro di viaggi.
Ripasserò domani in mattinata.
Tieni anche conto di quel che costerebbe.
con le spese che sono già notevoli.
Inoltre ci sarà l'onorario di Rummschuettel, anche se poi resterà il medico di casa.
Oltretutto è un vecchio signore molto simpatico...
Professionalmente, non sarà di prima grandezza.
Gli avversari lo chiamano "medico per signore",
espressione che peraltro contiene un riconoscimento.
S'INAUGURA UNA NUOVA EPOCA E IO NON HO PIU' PAURA,
VOGLIO DIVENTARE MIGLIORE DI PRIMA E SEGUIRTI DI PIU'.
Dimmi, che cosa fanno Gieshuebler e tutti quegli altri?
Non sono poi tanti.
Crampas invia i suoi omaggi alla signora.
Oh, che gentile.
La buona signora von Padden ti saluta.
Sostiene che sei una donna incantevole, ma che dovrei sorvegliarti.
E, come io le obbiettavo che tu mi consideri più un educatore che un marito,
ha detto a mezza voce e quasi assorta:
"Un agnellino, bianco come la neve..."
E' tutto qui.
Johanna te l'ha già fatto vedere il suo cinese?
Quale?
Quale? Il solito.
Prima di lasciare la casa vecchia si è presa cura di scollarlo dalla poltrona...
e se l'è messo in una tasca.
L'altro ieri, mentre toglieva di tasca il fazzoletto, gliel'ho visto.
Poi...
me l'ha confermato, vergognandosi.
Mi ha confessato che non prova più nessun senso d'estraneità...
e questo la rende quasi felice.
Kessin non era decisamente il posto giusto per lei.
La casa con i fantasmi.
E quella gente così bigotta, così banale.
Ma da quando si è trasferita a Berlino, si sente finalmente a casa sua.
Lui, dice, è forse un po' troppo vecchio per lei e un po' troppo buono.
Ma, dice, dopotutto il peggio è passato.
Ha usato questa espressione...
e mi ha sorpreso un po'.
Perché? Non sarà una meraviglia quell'espressione, però...
Io dico che c'è qualcos'altro...
e lei voleva farmelo intuire.
Tu dici?
Sì, Briest.
Tu credi che tua figlia non sappia far male a una mosca.
Invece ti sbagli.
Si lascia trascinare dalla corrente.
Se la corrente è buona, di conseguenza è buona anche lei.
Lottare, opporsi, non sono nel suo carattere.
Effi ripensò il giorno, non eran passati due anni, quando ci fu la visita...
e lei era salita sulla scaletta di pietra e un'ora dopo era fidanzata.
D'improvviso le si riaffacciarono alla mente non convocate, immagini dai tempi di Kessin.
Crampas che si faceva avanti a salutarla e poi veniva Roswitha con la bambina.
E la prendeva e la sollevava in alto e in alto e poi la baciava.
Fu il primo giorno, cominciò allora.
In quell'istante l'orologio della torre battè le ore ed Effi contò i ritocchi.
10.
"Domani a quest'ora, sarò a Berlino.
"E siccome sarà l'anniversario delle nozze...
"ne parleremo e lui mi dirà cose affettuose e gentili e magari anche tenere...
"e io starò lì a sentirmele con la colpa nel cuore.
"Sì, ce l'ho sulla coscienza.
"Ma mi pesa? No, per questo mi faccio spavento.
"Quello che mi pesa è tutt'altro:
"quest'angoscia, questa agonia, questo terrore perenne. A un certo punto uscirà.
"E poi oltre all'angoscia, la vergogna: mi vergogno.
"Ma non sentendo pentimento vero, non provo nemmeno vera vergogna.
"Mi vergogno solo di questa serie infinita di inganni e di bugie.
"Ma vergogna per la mia colpa io non ne sento, almeno non abbastanza.
"E questo non sentirne mi fa morire.
"Se tutte le donne sono così è spaventoso!
"E se non sono così, allora il male sta in me.
"C'è qualcosa di sbagliato nella mia anima, mi manca il vero sentimento.
"Questo mi diceva il vecchio Nimeier quando ero ancora una bambina.
"Tutto dipende dal sentimento, quello vero.
"Se uno ce l'ha, non può succedergli niente di male.
"Se non ce l'ha, sarà in costante pericolo...
"e quello che la gente chiama il diavolo ha un potere infallibile su di noi.
"Per amore del cielo, sarà questo il mio caso?"
E appoggiò la testa sulle braccia e pianse amaramente.
Hai mantenuto la parola, brava!
Ma, Geert! Io la mantengo sempre, ci mancherebbe altro.
Non lo dire. Mantenerla molte volte è già parecchio.
E in certi casi è impossibile. Torna un po' in dietro.
Io ti aspettavo a Kessin, ricordi? Quando tu eri qui a cercare casa.
E chi non venne fu Effi.
Sì, ma era diverso.
Dopo tutto, Effi, la nostra vita berlinese comincia adesso.
Quando siamo arrivati, in Aprile, la stagione stava già volgendo alla fine.
Abbiamo avuto giusto il tempo di fare delle visite.
E Woellersdorf, l'unico con cui ci siamo un po' affiatati, purtroppo è scapolo.
Da Giugno, poi, qui ogni cosa va in letargo.
E tutte quelle imposte sprangate...
proclamano ad un chilometro di distanza:
"Siamo tutti in vacanza".
Che sia vero o non vero fa lo stesso.
Già... e allora che fai?
Visite di tuo cugino... cenette da Hiller?
No, vivere a Berlino non è questo. Ma adesso le cose cambieranno.
Mi sono segnato nome e indirizzo di tutti gli addetti che escono alla sera.
Per aprir loro la casa, fare un po' di vita.
E quando sarà inverno, al Ministero dovranno dire tutti:
"Sì, la donna più deliziosa che abbiamo di questi tempi...
è la signora Von Innstetten."
Oh Geert, così non ti riconosco.
Mi parli come un corteggiatore.
E' il nostro anniversario.
Potrò permettermi qualche variazione.
Soprattutto Crampas...
il Maggiore Crampas, mezzo Lord...
e mezzo filibustiere, che mia moglie...
incomprensibilmente o, in altro senso,
più che comprensibilmente aveva preso a ben volere.
Più che comprensibilmente direi.
So che era un animatore del circolo filodrammatico e che recitava bene
le parti di primo amoroso.
Ma ci sarà di più.
Sarà stato anche un tenore.
E quando in capo a un secondo anno...
l'imperatrice aveva chiamato Frau Von Innstetten
a far parte di una nuova istituzione nominandola "dama d'onore",
il vecchio imperatore, durante un ballo a corte, ebbe espressioni affabili e benigne
per la bella e giovane signora, di cui aveva già sentito parlare.
Dunque, cara signora. Prima di tutto Schwalbach, almeno direi tre settimane.
E poi altrettante ad Ems.
Ems non è lontana, suo marito potrebbe venirci facilmente.
Saranno in tutto... tre settimane di separazione.
E' quanto posso fare per lei, caro Innstetten.
Dimmi Roswitha...
tu sei proprio Cattolica?
E non ti confessi mai?
No.
E perché?
Prima ci andavo, sì.
Ma capitava che non dicevo mai la verità.
E non ti sembra che sia una gran cosa...
il potersi scaricare un peso dalla coscienza?
No, signora mia.
Non mi preoccupava la mia coscienza, ma mio padre,
che mi correva dietro col ferro arroventato.
Eh sì... quella è stata un gran paura.
Ma poi è passato tutto.
- E di Dio, non hai paura? - Mica tanto, signora mia.
Quando a una persona come me capita di avere tanta paura di suo padre...
beh, Dio non gli fa poi così paura.
Io ho sempre pensato che Dio debba essere buono e basta...
e che comunque mi avrebbe aiutata.
Guardiamo chi arriva per prima in cima alle scale.
Non è niente, signore. Non si è fatta niente.
Annie...
Dov'erano queste lettere?
Nel cassetto in fondo in fondo.
Johanna, una tazza di caffè per favore!
SIGNORA BARONESSA FRAU VON INNSTETTEN
"Oggi pomeriggio ci rivediamo alle dune, dietro il mulino. Dalla vecchia Adermann
"possiamo parlarci in pace, la casa è abbastanza fuori mano.
"Non devi agitarti per qualsiasi cosa. Abbiamo dei diritti anche noi.
"Se riesci a convincertene ogni paura dovrebbe passarti.
"Non varrebbe la pena di vivere se contasse solo quello che ci succede per caso.
"Il meglio è sempre sull'altra sponda, impara a godertelo.
MIA CARA EFFI,
TI ASPETTO NEL SOLITO POSTO.
Sono due le ragioni perché l'ho pregata di venire.
La prima per consegnare un cartello di sfida...
la seconda per farmi da padrino nella faccenda in questione.
La prima non è gradevole, la seconda ancora meno.
Adesso dica lei.
Lei sa bene che di me può disporre come crede.
Ma prima di spiegarmi la cosa mi consenta una domanda. Perché deve fare questo?
Noi due abbiamo passato l'età...
lei di armarsi di pistola e scendere a duellare e io di immischiarmici.
Non deve fraintendermi, però. Non le sto rifiutando la mia collaborazione.
A lei non potrei rifiutare nulla... e ora mi dica pure di che si tratta.
Si tratta di un cascamorto di mia moglie, che un tempo era mio amico o poco meno.
- Innstetten non è possibile! - E' più che possibile, è certo.
Legga qui!
- Sono indirizzate a sua moglie? - Le ho trovate oggi in un suo cassetto.
- E di chi sarebbero? - Del Maggiore Crampas.
Roba successa quando eravate ancora a Kessin, dunque...
- Saranno passati sei anni, se non più. - Sì.
Si direbbe, Wullersdorf, che questi sei o sette anni le facciano un grande effetto.
Esiste naturalmente la prescrizione...
Ma mi domando quanto, in un caso del genere, sia legittimo invocarlo.
Me lo domando anch'io. E le devo confessare che tutto mi par proprio dipenda da questo.
- Sta parlando sul serio? - Certamente.
Non mi sembra questa l'occasione per esibirsi in cavilli dialettici.
Sarà che sono un po' frastornato,
ma non riesco a capire le sue intenzioni, mi spieghi meglio.
La sua situazione è tremenda, non potrà mai più essere felice.
Ma se ammazzerà quell'uomo...
la sua felicità sarà, per così dire, morta due volte.
E al dolore per il male che ha patito assommerà quello per il male che avrà fatto.
Tutto si riduce a questa domanda: deve proprio farlo?
Si sente tanto amareggiato e sdegnato e offeso...
che uno di voi due debba morire?
Pensa così?
Non lo so.
Non può non saperlo.
No. Non è così.
- Allora cos'è? - E' che sono infinitamente infelice.
Umiliato, tradito ignobilmente. E tuttavia...
non provo alcun sentimento di odio, né sete di vendetta.
E quando mi domando perché,
il primo motivo che trovo è il trascorrere di tutti questi anni.
Eppure sono colpe notoriamente inespiabili.
Giuramento falso davanti a Dio e davanti agli uomini.
Mai avrei creduto che il tempo da solo producesse questo effetto.
Il secondo motivo... amo mia moglie.
Sì, strano a dirsi, ma purtroppo io l'amo ancora...
e per atroce che io trovi quello che è successo...
sono talmente incantato dalla sua grazia e dalla singolare trasparenza del suo charme,
che nel fondo del cuore, malgrado quello che è accaduto, mi sento incline al perdono.
Può succedere, questo forse potrebbe accadere anche a me.
Ma, seppur trovandosi in questa situazione, lei mi dice:
"Amo talmente quella donna che posso perdonarle qualunque cosa"
E a ciò aggiungiamo inoltre che il fatto è accaduto ormai da tanto di quel tempo...
che sembra quasi accaduto su un altro pianeta.
Se le cose stanno così, Innstetten, io le domando:
mi vuole spiegare perché...
deve arrivare ad un duello?
Perché devo battermi.
Più ci penso più mi è chiaro.
Noi non siamo esseri isolati, apparteniamo a un insieme.
E a questo insieme dobbiamo costantemente conformarci.
Poiché da lui dipendiamo. Se vivessi in solitudine, potrei anche lasciar perdere.
Porterei il mio fardello.
Rinunciando alla mia felicità.
In fondo, tanti vivono facendo a meno della felicità.
Potrei riuscirci anch'io, perché no! Non c'è bisogno d'essere felici.
Né tanto meno lo si può pretendere.
E se qualcuno ci sottrae la felicità...
non ci corre certamente l'obbligo di sopprimerlo.
Puoi anche lasciarlo in pace, purché tu intenda vivere segregato dal mondo.
Però, nella umana convivenza si è definito un codice preciso,
in base al quale ci siamo abituati pigramente a giudicare sempre tutto.
Gli altri e noi stessi.
A ignorarlo non otteniamo nulla, la società ci disprezza.
Finiamo per disprezzarci da noi...
e nella disperazione ci cacciamo una palla in testa.
Mi perdoni se mi sto lasciando andare ad una specie di lezione per spiegarle cose...
che ognuno di noi si sarà detto cento volte.
Ma chi di noi può dire qualcosa di nuovo?
No, glielo ripeto. Il mio non è odio, non è neppure una pretesa di felicità.
Ma, se vuole, è la tirannide di quel codice sociale...
che non si occupa di charme, né d'amore e non contempla prescrizioni.
Perciò non ho scelte. Devo.
E tuttavia Innstetten...
Lascio decidere a lei, Wullersdorf.
Adesso sono le dieci.
Sei ore fa, questo non ho difficoltà a concederglielo,
avevo ancora il gioco in mano io, potevo fare una scelta.
Non mi mancava qualche via d'uscita.
Ora non più. Mi sono cacciato in un vicolo cieco.
Se vuole, la colpa è soprattutto mia.
Avrei dovuto padroneggiarmi meglio, comporre il dissidio nel chiuso del mio cuore.
Ma il colpo è stato così improvviso, così violento che non riesco...
a rimproverarmi di non aver controllato a dovere i miei nervi.
Sono corso qui da lei, le ho lasciato il biglietto.
E il gioco non era più in mano mia.
Da quel preciso momento, un altro conosce la mia sventura.
E, quel che è ancora peggio, anche il mio disonore.
Da quando ci siamo scambiati le prime parole, lei sa tutto.
Ciò che mi impedisce di retrocedere è la sua stessa esistenza.
Però, Innstetten, non mi piace ricorrere ad una frase abusata,
ma non saprei come esprimermi meglio.
Può credermi, sarò una tomba.
Sì, Wullersdorf, si dice sempre.
Ma un silenzio assoluto non esiste.
E anche se lei lo osservasse e non ne parlasse mai con nessuno, lei saprebbe.
E non mi salverebbe da lei il fatto che mi abbia appena espresso la sua solidarietà.
Da questo istante, purtroppo, io sono in balia della sua compassione.
E ogni parola che mi sentisse scambiare con mia moglie cadrebbe sotto il suo controllo.
E quando mia moglie parlasse di fedeltà...
esprimesse giudizi...
su qualsiasi altra donna...
io non saprei più da che parte guardare.
E se succedesse che, sentendosi qualcuno offeso e io scegliessi l'indulgenza,
in virtù della mancanza di dolo,
vedrei sulle sue labbra disegnarsi un vago sorriso. E lei penserebbe di sicuro:
"Il buon Instetten ha un'autentica passione...
"per analizzare chimicamente il contenuto offensivo di ogni situazione,
"ma il tasso esatto di tossicità non lo trova.
"Non c'è niente che riesca a intossicarlo".
E' vero, Wullersdorf, o no?
E' terribile ammetterlo, Instetten, ma purtroppo ha ragione.
Non la tormenterò ancora con le mie perplessità.
Il mondo è quello che è...
e le cose non vanno come vorremmo noi, ma come vogliono gli altri.
Quello che chiamano il giudizio di Dio...
è senza dubbio una sciocchezza.
Anzi dirò molto di più.
Il nostro culto dell'onore non è che idolatria.
Noi però siamo tenuti a osservarlo finché l'idolo detta legge.
Il Maggiore vuole parlarle, Innstetten.
Deve accordarglielo, non ha più che tre minuti di vita.
Se lei vuole...
LA COLPA RECLAMA IL CASTIGO, ECCO UN RAGIONAMENTO.
LA PRESCRIZIONE INVECE NON RISOLVE, E' FIACCA.
- Come sta, Annie? - Benissimo, signore.
- Ancora non dorme. Se lei vuole... - No, non vorrei che si agitasse.
- E' venuto qualcuno? - Solo il dottore.
"Rientrato stamattina presto. Vissuto un mondo di esperienze dolorose, toccanti...
"di Gieshuebler soprattutto, il gobbo più caro e gentile che abbia mai visto.
"Di lei non ha parlato granché. Ma della signora... non sapeva darsene pace, l'omino.
"E ad un certo punto ruppe in lacrime. Succede anche questo.
"Perché sono così poche le persone come lui? Le altre invece abbondano.
"E poi la scena in casa del Maggiore! Atroce!
"Basta così. C'è sempre da imparare qualcosa.
"La vedo domani. Suo Wullersdorf".
C'è dell'altro, Johanna.
La signora non torna più a casa.
Perché non torna lo saprete da qualcun altro.
La mia bambina non deve sapere. Almeno per ora.
Le farete capire a poco a poco che non ha più mamma.
Io non posso. Dovrete farlo con dolcezza...
e che Roswitha non rovini tutto!
Appena rientrata in cucina, si sentì piena d'orgoglio e di superiorità e quasi felice.
Il signore non solo le aveva detto tutto...
ma alla fine aveva anche aggiunto: "che Roswitha non rovini tutto".
Questo era l'importante. E sebbene non mancasse di affetto...
e compassione per la signora...
sopra ogni altra cosa le stava a cuore il trionfo...
di essersi conquistata una qualche intimità col signore.
Ieri a Kessin, Pomerania Orientale, c'è stato un duello
tra il Consigliere del Ministro, von Instetten, e il Maggiore von Crampas.
Il Maggiore von Crampas è morto.
Si dice che il Maggiore avesse una relazione con la giovane sposa del Consigliere.
Sui giornali c'è proprio di tutto.
Già... la gente legge queste cose...
e poi va sparlando della mia buona signora.
E intanto il povero Crampas è morto.
- Preferireste che fosse morto il signore? - No, Johanna.
Anche io mio signore. Io voglio vivi tutti.
Ma pensate un po' Johanna, da allora è passata quasi un'eternità.
I fogli delle lettere erano diventati quasi gialli.
- Ma come si fa per una storia così vecchia. - State dicendo delle sciocchezze, Roswitha.
"E veniamo al tuo futuro, cara Effi. Dovrai contare solo su te stessa.
"Anche se, quanto ai mezzi materiali, avrai senz'altro tutto il nostro appoggio.
"Il meglio è che tu viva a Berlino, o sarai una delle tante...
"che si sono giocate il loro posto al sole.
"Dovrai vivere sola e, se non ti va, vuol dire che ti adatterai a un giro più modesto.
"Il mondo dove hai sempre vissuto ti sarà chiuso.
"E la cosa più triste per noi e per te...
"è che ti sarà chiusa anche la casa paterna.
"Non ti possiamo offrire un angolo tranquillo a Hohen-Cremmen...
"perché vorrebbe dire chiudere questa casa a tutti e per sempre.
"Cosa a cui né io né tuo padre siamo di certo disposti.
"Non perché si tenga tanto al mondo e dare un addio alla cosiddetta società...
"ci sembri umanamente insopportabile. No, non è questo.
"E' solo che non ci tiriamo indietro.
"E davanti a tutti, vogliamo esprimere la nostra condanna...
"per quello che hai fatto. Tu, la nostra figlia unica e tanto amata".
Quando Effi, ricevuta la lettera dei genitori,
era rientrata a Berlino col treno della sera,
non aveva subito preso un alloggio per conto suo.
Ma si era sistemata provvisoriamente in una pensione, trovandosi anche bene.
E ti ricordi Roswitha, quando il buon Gieshuebler veniva a pranzo da noi...
e diceva: "io prima d'ora una cosa tanto delicata non l'avevo mai assaggiata"?
Era così terribilmente carino.
E aveva il pregio soprattutto di essere l'unico in paese che capisse di cucina.
Per gli altri era buono tutto.
Ci hai pensato bene?
Perché tutti questi anni credo che ti abbiano viziata.
Non era necessario economizzare.
Ma ora tutto è diverso, devo badarci purtroppo.
Diventa tutto più difficile, capisci?
Ora sono povera.
Devo fare in modo di cavarmela con quello che mi mandano i miei.
Loro mi aiutano, sì, ma come possono... e finché possono.
Ma non sono ricchi, lo sai.
Allora, che ne dici?
Dico che sabato prossimo arrivo qui con la mia valigia.
Non nel pomeriggio. Ma di prima mattina, in modo di dare una mano per il trasloco.
In queste cose mi arrangio molto meglio io della mia signora.
Ho imparato anch'io ad arrangiarmi, non ci credi?
Di necessità virtù.
E poi, mia signora, per me non deve preoccuparsi.
Come se potesse star lì a pensare: "Questo per Roswitha va bene, questo no".
A Roswitha va bene tutto...
tutto quello che divide con la sua signora...
specialmente se sono cose tristi.
FINO A NATALE ANDO' SPLENDIDAMENTE:
MA LA VIGILIA FU PIUTTOSTO TRISTE
E CON IL NUOVO ANNO EFFI SI ARRESE ALLA MALINCONIA.
Un giorno, tornando a casa, vicino al giardino zoologico...
Effi montò su un tram a cavalli che percorreva la Kurfuerstenstrasse.
Faceva molto caldo...
E le tendine scese sventolando per la forte corrente d'aria le davano sollievo.
Si appoggiò nell'angolo attiguo alla piattaforma anteriore...
e contemplava i disegni pubblicitari impressi a fuoco sui finestrini.
Quando proprio in quel momento la vettura stava rallentando...
vide tre scolarette salire, la cartella sulle spalle e i cappellini pan di zucchero.
Due brune scatenate e la terza bionda e tutta seria.
Era Annie.
Effi trasalì. Incontrare la sua bambina...
che da tanto tempo era il suo desiderio più ardente...
la riempiva adesso di un'angoscia mortale. Che fare?
Con impulso improvviso aprì la porta d'accesso alla piattaforma dov'era solo il conducente,
e lo implorò di lasciarla scendere alla prossima fermata.
"E' proibito signorina", disse il conducente...
ma Effi gli diede una moneta e lo guardò...
così supplichevole che il brav'uomo cambiò idea borbottando:
"Veramente non si potrebbe, ma per questa volta..."
E appena la vettura si arrestò, aprì il cancelletto e Effi saltò giù.
Annie è mezza e mezza.
La bellezza e, se mi permette, la stramberia, le ha prese dalla mamma.
Sì però, per la serietà è tutta suo padre.
Ma in fin dei conti, se ci penso bene, ricorda di più il signor consigliere.
Grazie a Dio!
Beh, signora mia, questo è ancora da vedere.
Chissà quanti preferirebbero vederci la mamma.
Credi, Roswitha?
Io non credo.
No, a me non me la raccontano...
e deve saperlo molto bene anche lui, io credo, come stanno le cose...
e cosa piace di più agli uomini.
Roswitha! Non parlare in questo modo!
L'idea di essere sfuggita davanti alla sua bambina torturava Effi.
"Sono lieta, gentile signora, di poterle dare una buona notizia.
"Tutto è andato secondo i desideri. Suo marito ha una grande sensibilità...
"ed è troppo gentiluomo per respingere la preghiera di una signora.
"Tuttavia, e questo glielo devo dire, mi è parso di capire...
"che, secondo lui, il suo sì
"non è stato né saggio né giusto.
"Ma rallegriamoci senza far cavilli.
"Abbiamo concordato che la piccola passi da lei all'ora di pranzo.
"La buona stella vegli sul vostro incontro imminente.
Lo so, nella vita ognuno ha quello che si merita.
E non pretendo niente di più. Me la sono voluta io.
Ma questa della bambina è troppo dura.
Bisogna proprio che io di tanto in tanto possa vederla.
Non di nascosto come una ladra, ma con il pieno consenso di tutti gli interessati.
Annie, bambina mia, ma che gioia.
Vieni, raccontami.
Dio come sei cresciuta!
Questa è la cicatrice?
Roswitha mi ha raccontato.
Eri sempre così scatenata quando giocavi.
L'hai preso dalla mamma.
Che era identica.
E la scuola?
Devi essere certamente la prima della classe.
Hai tutta l'aria della scolara modello, di quelle che portano a casa i voti migliori.
- In che materia vai meglio? - Mah, non lo so.
Figuriamoci se non lo sai.
Non fare la modesta.
In che cosa prendi i voti più alti?
- In religione. - Hai visto che lo sapevi?
E' molto bello.
Io non ero così brava, sai?
Ma forse dipendeva anche dal tipo di insegnante, avevamo un supplente.
Anche noi avevamo un supplente.
E' andato via? Perché è andato via?
Mah, non lo so. Adesso è ritornato il padre.
E gli volete bene?
Sì. Ci sono due della prima che vogliono farsi suore.
Capisco.
E' molto bello.
- E che cosa fa Johanna? - Mi ha accompagnata fin qui sotto.
Non vorrei farla aspettare tanto.
Vedo che sei delicata e piena di riguardi, questo mi fa un grandissimo piacere.
Basta sapersi distribuire, dopotutto.
- Dimmi, Rollo che combina? - Rollo è buonissimo.
Ma papà dice che diventa pigro, sta sempre lì al sole.
Questo è vero. Era già così quando tu eri piccola piccola.
E ora dimmi, Annie...
- Verrai a trovarmi più spesso? - Certo, se mi lasciano.
Potremmo fare delle belle passeggiate ai giardini Prince Albert.
Certo, se mi lasciano.
Magari andiamo a prendere un gelato da Schilling.
Ananas e vaniglia, a me piacevano tanto.
Certo, se mi lasciano.
Penso che si sia fatta ora, Annie.
Sennò Johanna perde la pazienza.
Roswitha accompagna subito Annie fin giù alla chiesa!
Johanna la sta aspettando lì.
Speriamo che non si sia buscata un raffreddore.
Salutatemela.
O Dio del cielo, perdonami per quello che ho fatto.
Ero ancora una bambina.
No, ero già grande abbastanza.
Capivo molto bene quello che facevo.
Non voglio tentare di sminuire la mia colpa.
Ma questo è troppo!
Sì, perché con la bambina...
non sei tu, Signore, che mi vuoi punire, ma è lui...
solamente lui.
Io ero convinta che lui avesse un animo nobile e generoso.
Ecco perché vicino a lui mi sentivo così piccola.
Ma adesso so che piccolo è lui.
E meschino.
Meschino e crudele, soprattutto.
Ogni cosa meschina è anche una cosa crudele.
E' lui che insegna questo alla mia povera bambina.
Crampas lo chiamava per scherzo:
"Il grande maestro di tutti".
Quanto avesse ragione lo capisco solamente ora.
"Certo, se mi lasciano"!
Non dovrai più chiedere il permesso.
Non ho più bisogno di voi.
Vi odio tutti...
Anche mia figlia.
Quello che è troppo è troppo!
Un carrierista...
nient'altro.
Onore, onore, onore...
e per il suo onore è andato ad ammazzare Crampas, che neppure amavo.
Una cosa insignificante...
finita nel sangue.
Un assassinio.
Per colpa mia.
E ora mi manda la bambina...
perché non può rifiutare nulla alla moglie del Ministro in carica.
Prima di lasciarla venire, però, la ammaestra per bene, come un pappagallo.
E da pappagallo lei ripete: "Certo, se mi lasciano".
Mi nausea profondamente quello che ho fatto.
Ma la vostra virtù, quella mi nausea ancora più di tutto.
Basta, via!
Devo vivere...
ma per fortuna non vivrò in eterno.
Signora mia!
Rummschuettel, quando lo chiamarono, trovò lo stato di Effi piuttosto allarmante.
I segni della tubercolosi, che da anni egli andava osservando,
gli apparvero adesso molto pronunciati.
"Ma questo è possibile solo ad Hohen-Cremmen.
"Vede signora, ciò che può guarire sua figlia non è l'aria buona.
"Sua figlia è in questo stato perché non ha che Roswitha.
"La fedeltà di un servitore è una bella cosa, ma l'amore dei genitori può molto di più.
"Scusi se un vecchio medico si immischia...
"in cose che sono al di fuori della sua professione.
"Ma al di fuori non tanto perché, mi scusi l'ardire, il medico in questo caso...
"scrive per dovere professionale."
Non mettermi sempre sotto accusa, Briest.
Le voglio bene quanto te, se non di più, soltanto a modo mio.
Ma non stiamo a questo mondo solo per esser tutto latte e miele...
perdonando tutto quello che va contro la legge e i comandamenti.
Perché la gente è sempre pronta a condannare, senza farsene un problema.
- Prima della gente ci sono altre cose. - Naturalmente, se lo dici tu.
Ma che cosa c'è di altro?
C'è l'amore per i propri figli.
Quando poi se ne ha una sola...
Già, capisco...
E il catechismo?
La morale?
E le norme della società dove vanno?
Senza la società non si campa, questo lo dici sempre anche tu.
E senza i figli?
EFFI, VIENI!
Si stabilì che Annie era l'erede dei Briest
e che Hohen-Cremmen sarebbe andata a lei.
Effi riprendeva vita e sua madre, che come sono le donne non era troppo restia...
a considerare tutto l'accaduto, per doloroso che fosse, come un caso interessante,
gareggiava col marito in manifestazioni d'affetto e in premure.
E' BUFFO, PER QUANTI CASI DELLA MIA VITA
IO POSSO DIRE "POCO MANCO' CHE..."
Pastore Niemeyer!
Sei rimasta la stessa di una volta, sai?
No, no.
Ma sono cose passate.
Volevo giusto provare un'altra volta.
Era molto bello.
E come mi faceva bene.
Era come volare in cielo.
Chissà se ci andrò in cielo.
Lei lo saprà di certo, questo. Me lo dica.
- La prego. - Sì, Effi.
Ci andrai.
MIO CARO INNSTETTEN,
SONO LIETO DI POTERLE COMUNICARE CHE SUA MAESTA'
SI E' DEGNATA DI FIRMARE LA SUA NOMINA E VIVAMENTE ME NE FELICITO CON LEI.
LE MIE PIU' SINCERE CONGRATULAZIONI.
Dice sempre: "Mi fa paura, Roswitha, andarmene in giro così sola".
"Ma chi mi accompagna? Andrebbe bene Rollo, lui non ce l'ha con me.
"Il bello delle bestie è che a certe cose non danno importanza.
Così dice la signora e allora io non dico nient'altro.
Prego soltanto il signore se mi ricorda ad Annie e anche a Johanna.
Serva sua devotissima e umilissima. Roswitha Gellenhagen.
Già. Ci ha dato una lezione.
Sì, sembra anche a me.
Anche a lei tutto questo comincia ad apparire privo di senso, non è vero?
Ci rimugino sopra da tanto tempo e queste parole semplici...
con le accuse che mi rivolgono, anche se non proprio volontariamente,
hanno finito per sconvolgermi.
Da anni continuo a tormentarmi...
e vorrei farla finita con questa storia.
Non ho più nessuna voglia.
Più riconoscimenti ottengo e più sento che anche questi non contano niente.
La mia vita è finita.
Maggio fu bello. Giugno ancora di più. Effi, superata quella prima sensazione dolorosa...
che le aveva procurato rivedere Rollo,
era tutta felice di riavere intorno a sé il fedele animale.
Roswitha fu lodata e il vecchio Briest si profuse con sua moglie...
in apprezzamenti per Innstetten, che era un signore, non era meschino...
ed era sempre stato una persona di cuore.
"Peccato che sia andata a capitare questa storia balorda!
"No perché... era proprio una bella coppia."
Ma che bella estate!
Un anno fa, mamma, non avrei pensato di essere ancora così felice.
Per ora pensa a guarire. Per rifarti una felicità hai ancora tutto il tempo.
Fortuna che ce ne sono tanti. Vedrai che presto troveremo qualcosa anche per te.
E così passò l'estate e terminarono le notti con le stelle cadenti.
In quelle notti Effi, seduta di fronte alla finestra, non si stancava mai di guardare.
"Non sono stata una buona Cristiana, ma forse noi veniamo dal cielo.
"E quando finisce il nostro tempo, torniamo nel nostro paradiso, lassù tra le stelle.
"Non lo so e non voglio saperlo. So solo che lo desidero tanto."
Non volevi raccontarmi qualcosa?
Tu dici sempre che io sono tanto giovane. Non è vero?
Certo che lo sono. Cosa c'è di male in fondo?
Quando erano ancora i bei tempi la sera, Innstetten mi leggeva sempre qualcosa.
Aveva molti bei libri...
ed in uno di questi c'era scritto...
che un tale dovette improvvisamente abbandonare una gaia tavolata...
e l'indomani colui che si era allontanato...
domandò come fosse andata la cena durante la sua assenza.
E ne ebbe questa risposta:
"Non c'è male, ma dopotutto non hai perduto niente".
Sai mamma, questa frase mi è rimasta impressa.
Non significa quasi niente se uno deve alzarsi da tavola un po' prima.
E siccome stiamo parlando di vecchi tempi ed anche di Innstetten...
devo dirti un'altra cosa.
Non agitarti troppo, Effi.
Ne parlo per liberarmi l'anima. Non mi agito, anzi mi calmo.
Quello che voglio dirti mamma...
è che muoio in pace con gli uomini e con Dio... ed anche con lui.
Come mai tanto risentimento contro tuo marito?
Scusami, sai, se te lo dico solamente adesso...
ma la causa delle vostre pene sei stata solamente tu.
Sì. E questa è una cosa molto triste.
Quando poi anche con Annie le cose sono andate di male in peggio,
a quel punto... ho rivoltato la frittata,
come direbbe Roswitha,
e mi sono convinta che tutto quello che era accaduto era solo per colpa sua.
Perché era stato freddo, calcolatore e alla fine anche crudele verso di me.
E così non ho potuto fare a meno di maledirlo, mi capisci vero?
E adesso ne soffri?
Sì, e sento di dovergli far sapere...
come in questi giorni di malattia,
che sono stati forse i miei giorni più belli,
io mi sia resa conto che lui...
ha fatto quello che doveva fare...
nella faccenda del povero Maggiore Crampas.
Come doveva comportarsi, dopotutto?
E poi, quando mi ha ferita così profondamente,
inculcando nella mia Annie i sentimenti di avversione contro di me,
anche se mi ha fatto soffrire tanto,
ho dovuto convincermi...
che aveva ragione lui, in fondo.
Ditegli che sono morta in questa convinzione, mi raccomando.
Questo gli darà sollievo credo e forse anche pace.
E' giusto, perché lui è buono e nobile...
come sa essere buono e nobile...
chi non ha vero amore.
Sul rondò si era compiuta una piccola modifica.
La meridiana non c'era più e al suo posto figurava...
una bianca lastra di marmo...
sulla quale non c'era che "Effi Briest".
E sopra una croce. Era stata l'ultima preghiera di Effi.
"Sulla mia pietra vorrei riavere il mio nome da ragazza.
"All'altro non ho fatto onore."
Ed era stata esaudita.
Guarda, Briest... Rollo è di nuovo alla tomba.
A lui ha fatto ancora più male che a noi due.
Neanche mangia più.
Eh già, Luise. La creatura...
è quello che dico sempre io...
non è che la sappiamo tanto lunga...
e allora parliamo di istinto.
Ma in fondo è la cosa migliore.
Non passa giorno, da quando la povera bambina giace lì,
- che io non mi ponga la stessa domanda. - Quale domanda?
Se non sia stata solo colpa nostra.
Sciocchezze, Luise! Cosa intendi dire?
Se noi ci fossimo comportati diversamente, forse.
Sì, proprio noi.
Niemeyer non è mai servito a niente.
E' sempre pieno di dubbi.
Tu, Briest, non hai saputo far altro che mortificarmi con i tuoi doppi sensi.
E io, non certo per cercare attenuanti alla mia responsabilità,
mi domando se lei non fosse ancora troppo giovane.
Ah, Luise.
Questo è un argomento talmente vasto.
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