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- Che cos’è? - Niente.
Fammi vedere.
No!
Vieni qui!
- È mio. - Bugiardo!
- Fate attenzione, delinquenti! - Scusa, zio!
Vieni qui! Ti prendo!
Ehi, tu! Torna indietro! È la mia bici!
Si crede Maradona.
- Mamma vuole che prendi il latte. - Dopo!
Malek?
- Ciao, zia. - Noor?
- Ho lasciato lì lo zaino. Va bene? - Nessun problema.
- Dov’è Malek? Perché non siete al corso? - Siamo usciti prima.
- Fermati a pranzo, Noor. - Un’altra volta.
Vieni qui!
- Hai visto? - No!
Quante volte ti ho detto di non prendermi per il culo?
- Sta’ attento a dove vai. - Andiamo! Veloci.
Sei un rompipalle.
Datti una calmata.
Ora che succede?
Non lo so.
Finiranno mai di prenderci in giro?
- Dovremmo andare a casa. - Perché, hai paura?
No, ma dobbiamo andare.
Sacrifichiamo le nostre anime e il nostro sangue, oh Palestina!
Intifada!
Intifada!
Intifada!
Qui! Nasconditi qui!
Sali in macchina.
So che ti stai chiedendo cosa ci facciamo qui.
Non sai molto di noi.
Va bene, non sono qui per fartene una colpa,
ma per raccontarti chi è mio figlio.
Ma perché tu capisca,
devo prima raccontarti cos’è successo a suo nonno.
Che Dio ti dia la forza.
Fermi!
- Che la pace sia con te. - E con te.
- Come si dice? - Grazie, papà.
Ai suoi ordini, signor Salim.
Cosa ti ho insegnato ieri?
“Io sono il mare, Nei miei abissi si trovano tesori
Hanno chiesto ai subacquei delle mie perle?”
Si recitano così le poesie?
No.
“Ma attenti! Io perisco e lo stesso accade alle mie bellezze.
E i vostri rimedi, sebbene limitati, sono…
- belli?” - No.
- “Preziosi?” - Riprova.
“Ma attenti! Io perisco e lo stesso accade alle mie bellezze.
E i vostri rimedi, sebbene limitati, sono la mia cura!”
Bravo. Dopo ti insegno il resto.
“Non scordarti di me mentre il tempo passa, perché...”
“… temo che questo…”
“… mi condurrà alla morte.”
Se sei così furbo, dimmi di cosa parla.
- Del mare. - Sbagliato.
- Ma dice “Io sono il mare”! - Usa il mare come metafora.
Di nuovo?
- Quest’immagine è…? - Simbolica.
Paragona la lingua araba al mare.
E perché non lo dice e basta?
Perché è poesia. Non si dice quello che si intende dire.
- E chi te l’ha detto? - Papà!
Campione.
- Oddio! La poesia è noiosa. - Non ha tutti i torti.
Scusa, papà. Quante altre lezioni ci farai?
Quando possiamo tornare a scuola? Mi mancano i miei amici.
- Anche a me. - Tornerete prima che ve ne siate accorti
e avrete nostalgia per i giorni in cui papà vi insegnava la poesia a casa.
Vero.
Dov’è?
Sento odore di umano.
Sono il mostro affamato. Voglio mangiare.
Dov’è?
Aiuto, un mostro! Per favore, non mangiarmi!
Voglio un boccone da qui.
- Vogliamo dormire o no? - No!
Forza, sotto le coperte.
Mettiti sotto le coperte.
E dormi.
- Buonanotte. - Papà?
- Che c’è? - Cos’è Deir Yassin?
- Dove hai sentito parlare di Deir Yassin? - Alla radio.
Deir Yassin è un piccolo, bellissimo villaggio vicino a Gerusalemme.
- Ho sentito che c’è stato un massacro. - Cosa?
Non devi pensarci. E sai perché?
Perché?
Perché qui non succederà niente di male.
- Come lo sai? - Lo so.
Finché c’è papà qui, non devi avere paura.
- Mettiti a dormire. - Buonanotte, mamma.
Buonanotte, papà.
Buonanotte.
Papà!
- Papà! Che succede? - Dove sei? Vieni qui!
- Vieni qui, tesoro. - Dov’è Layla? Ahmad!
Stanno tutti bene. Restiamo qui.
Layla!
È lontano, è molto lontano.
È lontano.
È lontano.
Non temete.
Niente paura.
- Facciamo il gioco del governatore. - Sharif.
Ognuno prende un pezzo di carta.
Dai.
Prendine uno.
- Chi è l’ispettore? - Io!
Io sono il governatore!
OK. L’ispettore deve scoprire chi è il ladro.
- Sei tu il ladro? - No, non sono io.
Dammi delle prove.
La prova è che sono tuo padre. Non ti mentirei mai.
Non sono io il ladro.
Sei tu il ladro?
No.
Hai delle prove?
Ero a guardia del castello ieri.
Il castello!
Io sono il governatore.
- Quegli stronzi ci distruggono! - Modera il linguaggio, Ahmad!
Ha ragione.
Dove sono gli eserciti arabi?
Come fanno gli europei a credere che abbiano diritto alla nostra terra?
La situazione è cambiata, Sharif. Hanno preso Haifa.
- Eravamo d’accordo sul restare. - Non ti chiedo di lasciare il Paese.
Nablus dista solo un’ora.
Non gli daremo quello che vogliono.
Non pensare a loro. Non lo fai per loro.
E allora per chi?
Vogliono cacciarci per poter prendere tutto.
Non succederà. Il Regno Unito ha promesso di intervenire.
Il Regno Unito?
È alla radice dei nostri problemi.
Ci ha pugnalato alle spalle
Non ci ha protetti allora, non lo farà adesso.
- Pensa ai bambini. - Sto pensando ai bambini, Munira.
Questa è la loro casa.
Solo due settimane, finché gli eserciti arabi non dicono che è sicuro.
Non andremo a casa di tuo fratello.
Andrà tutto bene.
Fidati di me.
Fidati di me.
Il bombardamento ha ucciso centinaia di arabi nel centro del Paese
e ha messo in fuga la popolazione in tutta la Palestina.
Il brutale bombardamento ha svuotato il nord di Jaffa,
rendendola una città fantasma.
- Hanno bombardato le mie arance oggi. - Anche le coltivazioni di Abu Issa.
- Salutami i ragazzi. - Lo farò fratello. Ciao.
Le milizie sioniste sono ben addestrate ed equipaggiate.
Non abbiamo nulla, né esercito, né difese.
E quindi? Dovremmo arrenderci?
Sono solo constatazioni. Fate come volete.
Ma se scegliete di rimanere, vi consiglio di arrendervi.
Ma cosa dice?
Quindi lasciamo che prendano il nostro Paese?
- È anche casa mia. Sono furioso anch’io. - Quindi resterà?
Non credo che ce lo permetteranno.
Per questo io e la mia famiglia andremo a Beirut domani.
Ecco il problema. Lei è parte del problema.
In troppi sono fuggiti. Chi resterà a difenderci?
Tanto vale dargli le chiavi delle nostre case.
Signori.
Non ho mai desiderato andarmene.
L’ho evitato finché ho potuto.
Ma ora è troppo pericoloso.
È mio diritto e dovere mantenere la mia famiglia al sicuro.
Se desiderate fare lo stesso…
... vi sto dicendo di non esitare.
Che delusione! Si vergogni!
Bel sindaco!
Sai dove ti porterò quando finirà questa follia?
Dove?
Indovina.
- A Gaza? - No.
- A Damasco? - No.
A Beirut?
Al cinema.
Dove ci nascondevamo dai miei genitori?
Non ci hanno mai trovati.
Se fosse successo, non saresti qui.
Mio padre ti avrebbe ammazzato.
Mi mancano quei giorni.
- I bambini! - Stai bene?
- Non lo so. - Resta qui.
Mamma!
Dove sei, tesoro? Stai bene?
Mamma!
- State tutti bene? - Cosa succede, papà?
- Sono ferita. - Fammi vedere.
Fa’ vedere.
Tutto a posto. Non è niente. Stai bene.
Non sto bene, Sharif.
Devi capirlo. Basta!
Che cosa fai?
Non voglio che mi taglino le dita.
Possono uccidermi, ma non mi faranno a pezzi.
Non credere a tutto quello che senti.
Forse vogliono spaventarci per farci fare proprio quello che stiamo facendo.
Non voglio correre rischi.
Questa è pronta?
Amira, prendila.
Ha bisogno di tre iniezioni al giorno. Ricordi come si fa?
- Sì, papà. Non preoccuparti, mi ricordo. - Dov’è Salim?
- Dentro. - No, non c’è.
- Allora dov’è? - Controlla in giardino.
- Salim! - Salim!
Vuoi che partiamo senza di te?
Salim! Vieni!
Vieni qui, piccolo.
- Munira! - Ahmad, svelto.
Salim è con te?
- In macchina. - Non voglio lasciarti.
- Sali in macchina, amore. - Non voglio lasciarti.
- Ho scordato i miei libri. - Ho messo in valigia i tuoi preferiti.
Tutti.
- Aiutate vostra madre. - I sionisti ci uccideranno!
Sali in macchina.
Sharif, non voglio lasciarti. Non so cosa fare.
Fa’ quello che abbiamo deciso. Sarà finita in un paio di settimane.
- Arrivederci, amori miei! - Non voglio lasciarti!
- Ci vediamo tra due settimane. - Ciao, papà.
- State attenti. Dio baderà a voi. - Papà!
Se ci arrendiamo, possiamo restare?
Questa è l’idea.
E quando i nostri governanti sapranno che abbiamo negoziato con i sionisti?
Chi è fuggito ci ha lasciato questa responsabilità.
Chi ci ha dato l’autorità per negoziare un accordo di resa?
Non è questione di autorità. Ci vedono come nemici.
Vogliono negoziare con noi.
- E le nostre condizioni? - Questo è il problema.
Sappiamo che non rispettano gli accordi.
Guardate cos’hanno fatto a pozzi e frutteti.
Non ci sono garanzie, dobbiamo accettare quello che è successo.
È l’unico modo. Hai altri suggerimenti?
OK, allora…
- Le nostre condizioni? - Basta saccheggi e distruzione.
Che altro?
Sostenute dal governo britannico,
nell’ultimo giorno del mandato britannico,
le forze sioniste hanno proclamato la creazione dello Stato ebraico d’Israele
nei territori palestinesi.
Le notizie hanno scosso il mondo arabo.
È stato dichiarato lo stato di emergenza in Libano, Iraq ed Egitto.
Si vocifera di preparativi militari in diversi Paesi arabi,
ma non ci sono ancora notizie confermate.
Spegni.
la città di Jaffa è ora sotto l’autorità israeliana.
Ripeto. La città di Jaffa è ora sotto l’autorità israeliana.
Ogni resistenza verrà punita.
Non è cambiato nulla. Sono sempre qui. In attesa.
Ma tornerete a casa.
Non devi preoccuparti.
- Come stanno i bambini? - Continuano a chiedere di te.
Soprattutto Salim. Mi sta facendo impazzire.
- Il mio ometto. - Manchi a tutti.
Voi di più. Mi mancate tutti, amore mio.
Cos’è quel rumore?
- Non è niente. - Sharif, cos’è quel rumore?
Tranquilla, non è niente.
Non mentirmi.
Sharif! Sharif!
- Do un’occhiata. Ti richiamo. - Per l’amor di Dio, non riattaccare…
Chi sei?
Sono il proprietario di questa terra. Questo è il mio aranceto.
Il tuo aranceto?
- Non te ne sei preso molta cura… - Me ne prendo cura da una vita.
Insieme a mio padre.
- Questa terra è abbandonata. - No. No. Per favore…
- È chiaramente abbandonata. - È la mia terra.
Come facciamo a saperlo? A esserne sicuri?
- Prendo l’atto della casa. - Un pezzo di carta non conta niente.
Devi lasciare questa terra. Ora appartiene allo Stato d’Israele.
Per favore… Abbiamo un accordo.
Sulla base di quell’accordo, ci siamo arresi.
Per favore, non sono un combattente. Fuori dalla mia terra!
Fuori dalla mia terra!
Andiamo!
Andiamo!
Salite, veloci!
Su, su, su!
Scendete! Scendete!
Venite qui!
Silenzio!
Avanti!
Muovetevi! Su, muovetevi!
- Venite qui. - Stai zitto, verme!
Fermi.
Nome?
- Nome? - Ahmad.
Nome?
Nascondetevi.
Uno…
Due…
- Tre… - Mamma, la tua insulina.
Cinque…
Sei…
Sette…
Otto…
Nove…
Dieci…
Arrivo!
Amira.
- Che c’è? - Vieni qui.
Bada a tua sorella.
- Sto giocando coi miei cugini. - Stai con lei.
- Esco. - Che Dio ti accompagni.
Dove vai?
- Ahmad, tieni d’occhio i tuoi fratelli. - OK, mamma.
Mamma torna presto.
Posso venire con te?
Vieni. Torno subito.
Mamma?
- Sì? - Cos’è quel posto?
È dove vivremmo se non ci fosse tuo zio.
Mamma? Quando torniamo a casa?
Quando lo so, te lo dico.
Mamma?
Perché papà non è ancora arrivato?
Quante volte devo dirtelo?
È rimasto per prendersi cura della casa.
- Posso darle 5 sterline. - Che vuol dire 5 sterline?
- È oro 22 carati. - Il prezzo è questo.
Non posso.
Mio marito non risponde al telefono. Dio solo sa cosa gli è successo.
Me lo ridia. Lo venderò a qualcun altro.
Un attimo. Me lo faccia rivedere.
- Dieci sterline. - Non ne accetto meno di 20.
- Non posso. - Va bene, 15.
È il mio prezzo finale. Non meno di 15.
OK, abbiamo un accordo.
- Ecco a lei, cara. - Grazie.
- Arrivederci. - Grazie.
Salim.
Tornate al lavoro! In fretta!
- Acqua… - Dammi dell’acqua.
Quando è troppo è troppo.
Per quanto ancora dovremo sopportare questo schifo?
Dammi una sigaretta, per favore.
- Calma, gli eserciti arabi arriveranno. - Ma quali eserciti?
Tutti i nostri Paesi sono occupati. Non abbiamo eserciti.
Forse gli serviamo per uno scambio di prigionieri.
Potrebbero aver bisogno di alcuni di noi.
Solo Dio sa cosa succederà agli altri.
Al lavoro!
Torna al lavoro!
Vai!
Muoviti!
Ho sentito la mamma dire che papà potrebbe essere in Libano.
Se fosse in Libano, ci avrebbe scritto.
E allora dov’è?
Scusi, non ho un contenitore.
Ahmad, prendi il latte.
Amira.
Grazie. Salim, prendi quelle.
Venite con me.
- Ahmad, tesoro, dormi. - Non voglio.
- Perché? - Lui non ha sonno e nemmeno io.
Amori miei…
So che è difficile dormire. La nostra situazione è cambiata molto.
Ma abbiamo un tetto sulla testa e stiamo tutti bene.
Mamma, papà sta bene?
Non lo so, tesoro.
Prego perché stia bene.
Ora, dormi.
Dormite tutti. Ahmad, dormi.
Vado io.
Sharif!
Tesoro mio.
Amore mio.
Papà?
Amore mio.
- Papà! - Amore mio.
- Tesoro mio. - Fa’ piano.
- Lascialo riposare. - Papà?
Papà!
- Amore mio. - Dov’eri? Cos’è successo?
- Cosa ti hanno fatto? - Scusate, amori miei.
Mi dispiace.
Papà!
Papà!
Sharif!
Layla è qui.
La mia bambina.
Layla!
- Vorrei che la mamma fosse qui. - È qui.
È proprio qui.
Papà?
Il giorno del matrimonio non è il più felice della vita?
Proprio così.
Allora perché la zia Layla piange?
- Perché sta per partire. - Perché?
- Suo marito ha trovato lavoro. - Dove?
Lontano. Serve un aeroplano per arrivarci.
Posso andarci?
Un giorno ci andremo.
Insieme.
Nunu! Nunu!
- Vieni vicino a tuo padre. - Sono col nonno.
Vuole stare col nonno. Dammi la mano.
Papà!
Papà!
Noor? Che succede?
Chi è?
- Papà? - Salim.
Cosa ci fai qui fuori?
Sono uscito per dormire sotto il fico. Non era lì?
L’albero di fichi è a Jaffa. Non qui.
Che sciocco!
Devo essere sonnambulo.
Vieni dentro, papà. Fa freddo qui fuori.
- Cos’è successo? - È solo il nonno che è sonnambulo.
Noor, tesoro, ti ho spaventato.
- Torna a letto, amore mio. - Buonanotte.
- Buonanotte. - Torniamo a letto.
Leggere…
è noioso. Molto noioso.
Cosa?
Leggere è noioso?
È la cosa più divertente che puoi fare. Leggere è meraviglioso.
Perché ti porta in tutto il mondo, la distanza non conta.
- Come? La lettura è un’auto? - No!
La lettura è un aeroplano?
No!
- Un treno? - No!
Allora come fa a trasportarci da un posto all’altro?
- Attraverso l’immaginazione? - Attraverso l’immaginazione.
Come quando io e il nonno giochiamo a “leone e umano”?
Esatto.
L’immaginazione è quando…?
Quando penso a qualcosa?
Quando penso qualcosa oppure…?
- Quando immagino qualcosa. - Quando immagino qualcosa.
Immaginazione…
Papà, indovina cosa sto immaginando.
- I dinosauri. - No. Perché dici così?
- Perché li adori. - Quando ero piccolo.
Oh, scusami. Non sapevo che fossi cresciuto.
Sei scusato. Ti perdono. Riprova.
OK, stai immaginando di mangiare un cioccolatino.
Gnam! Ora ne voglio uno.
- Papà, me lo prendi? - Sei furbo.
- Dimmelo. Mi arrendo. - Il cane.
- Che cane? - Quello che prenderemo.
- Stai sognando! Riprova. - Ti prego, prendimi un cane.
Cammina. Vai.
Hanan!
- Hanan! Vieni, veloce. - Che succede?
È l’ora delle notizie. Mi ero scordata.
- Ve lo scordate tutti. Ma non io. - Scusa.
Dopo l’invasione di Israele nel sud del Libano
e il fallimento dei colloqui tra il primo ministro Begin e il presidente Carter,
i palestinesi stanno perdendo la speranza…
Sai perché perdiamo la speranza? Quei figli di troia ci hanno abbandonati.
- Noi non perdiamo la speranza. - Ciao.
Giusto?
Ciao.
Ciao ciao.
Nonno, guarda cos’ho fatto.
Amore del nonno.
Sia fatto il volere di Dio. Abbiamo il nuovo Leo-Noor-do da Vinci!
Leo-Noor-do da Hammad! La mia gioia.
- Pronto, papà? - Appena finisce il telegiornale.
Levati la giacca.
- Che la pace sia con te. - E con te.
- Che Dio ti benedica. - Benvenuti.
- Da dove vengono? - Da Gerico.
Vanno bene,
ma non si avvicinano nemmeno a quelle di Jaffa.
- Andiamo, papà. Siamo in ritardo. - Che Dio ti benedica.
- Arrivederci. - Arrivederci.
Esportavamo le nostre arance in tutto il mondo.
Il loro profumo riempiva l’aria.
Molto prima che arrivassero.
La nostra famiglia era uno dei principali esportatori di arance al mondo.
Salim.
La regina Elisabetta ha mangiato le nostre arance.
La regina Elisabetta ha mangiato tutte le nostre arance.
Le ha prese tutte!
Signor Sharif?
Non arrabbiarti, papà. Lo stress ti fa male al cuore.
Scusi per l’attesa. Siamo a corto di personale.
Non si preoccupi, dottore.
Siamo qui per vedere il dottor Nasser.
È andato in pensione. Ora seguo io i suoi pazienti.
Te l’ho detto.
Lo so.
Vedo che soffre di problemi di cuore.
Ha avuto il primo attacco di cuore durante la Nakba.
- Non aveva cure mediche adeguate. - Come mai?
Sull’isola dei Caraibi non c’erano medici.
Ero lì in vacanza con Churchill!
Ero in un campo di prigionia.
Gli ha causato danni permanenti.
Ti prendono la terra, la salute e i soldi.
Anche la famiglia è sparsa per il mondo.
Non vuoi che mi arrabbi? Come faccio ad andare a Toronto?
Quando rivedrò la mia Layla?
Verrà a trovarci, papà.
Hanno fatto fiorire il deserto un corno!
Non ce ne saremmo mai dovuti andare.
Non l’abbiamo fatto di nostra volontà. Ci hanno cacciati.
Si sono liberati di noi perché siamo un Paese di vigliacchi.
Il loro piano era cacciarci.
- Come mai alcuni sono rimasti? - Si sono liberati di gran parte di noi.
Per avere la maggioranza. Il resto è una minoranza sotto il loro controllo.
Voglio che si rilassi.
Rilasci ogni tensione, Abu Ahmad.
Prenda un respiro profondo.
Inspiri.
Espiri.
Inspiri.
Espiri.
Sarei dovuto restare ed essere una di quelle persone.
Credi che quelli che sono rimasti se la passino meglio di noi?
Almeno sono sulla loro terra e non sono rifugiati.
Sono estranei nel loro Paese, vivono col cuore spezzato.
- Come si sente, Abu Ahmad? - Benissimo.
Perfetto!
La vita è bella. Il mondo è pieno di fiori. Il cielo è terso.
Dottore, c’è…
C’è un’altra cosa…
Come dire? È come se avesse problemi di memoria.
- Che tipo di problemi? - Ieri notte…
Nel cuore della notte, ha aperto la porta…
ed è uscito.
Sembrava smarrito.
- Non sapeva dove fosse. - È normale alla sua età.
Non per lui. La sua memoria è infallibile. Si ricorda dettagli, date.
Mi fa diventare pazzo.
Forse è Dio che mostra la sua benevolenza aiutandolo a dimenticare.
Tesoro, abbassa la voce.
Te l’ho già detto, sveglierai tuo fratello.
- Tutto bene? - Alla grande!
Un sacco di emozioni!
Gli hanno prescritto delle nuove medicine, vado a prenderle.
- Spero che tu ti senta meglio. - Grazie.
- Non inizia il coprifuoco tra mezz’ora? - No, l’hanno revocato.
Papà, so che vuoi che venga con te, per prendere il gelato.
E per il tuo bene, accetto di venire.
- Accetti? - Accetto. Per il tuo bene.
- Per il mio bene? - Sì.
Dai, portalo con te.
Concedimi una pausa.
- Andiamo, piccolo truffatore. - Non sono un truffatore.
Maledetto il padre che ti ha dato la vita.
Il nonno dice che abbiamo una grande casa a Jaffa, circondata dagli alberi.
E gli alberi ci danno la vita.
- Verissimo. - E perché non viviamo lì?
Perché ci è stata tolta. Ora ci vive altra gente.
- I figli di puttana? - Noor!
Non lo dico io. L’ha detto il nonno.
Ripeti tutto quello che dice il nonno e finirai nei guai.
Ma parla tantissimo.
Giusta osservazione.
- Come mai è sonnambulo? - Perché sta invecchiando.
- Tu sei sonnambulo? - Stai dicendo che sono vecchio?
Ovvio.
Ora vedrai!
Andate a casa. Inizia il coprifuoco.
Che cavolo!
Come ci guadagniamo da vivere?
- L’hanno revocato oggi. - Cambiano idea ogni ora.
Coprifuoco sì, coprifuoco no. Ci prendono in giro, quei bastardi.
Torno subito.
- Mi scusi. - Non posso.
- Andiamo. - Possiamo portarlo a casa?
No, te l’ho già detto. Non vogliamo cani.
Ma è affamato.
Gli portiamo da mangiare, OK?
- No, papà. - Senti, vuoi fare un gioco?
Chi corre più veloce, mangia due pezzi di cioccolata.
- Due? - Due.
- E un gelato? - E un gelato. Vai.
Uno, due, tre…
Piccolo furfante, anche il gelato!
Come sei veloce! Voli come il vento.
- Sono stanco. Non ce la faccio. - Se ti fermi, non avrai il premio.
Forza, ci siamo quasi.
Dammi la mano.
Cammina normalmente.
Fermi. Fermi.
Cosa ci fate qui?
Ero a prendere le medicine per mio padre malato.
Documenti.
C’è qualche problema?
Non sapete del coprifuoco?
Hanno detto che era revocato.
Ma non è un problema. Siamo a pochi passi da casa.
Chi ha fatto quello?
Non lo so.
- Non sei stato tu? - Io? No, certo che no.
Coprilo.
- Ora? - Sì, ora.
- E dove la trovo la pittura? - Trova una soluzione.
- Come? - Non mi interessa. Deve sparire.
OK, vado a cercare della pittura.
A terra! Lascia perdere la pittura.
A terra!
Per favore, lasciateci andare. Casa nostra è vicina. Fateci andare.
Zitto e fai quello che dico.
Di’…
Di’ che sei un coglione.
Sono un coglione.
- Alza la voce. - Sono un coglione.
A terra!
Digli che sua madre è una troia.
Dillo!
- Dillo, pezzo di merda. - Tua madre è una troia.
Più forte!
- Più forte! - Tua madre…
- Più forte! - Tua madre è una troia.
Basta! Lasciateci stare! Non abbiamo fatto niente! Andatevene!
- Zitto, Noor. Stai zitto. - Digli di chiudere la bocca o t’ammazzo.
- Papà, voglio andare a casa. - OK, ora andiamo a casa.
Un’altra parola e uccido tuo padre. È questo che vuoi?
Vuoi vedere tuo padre morto?
Di’ un’altra parola. Un’altra parola.
Non davanti a lui Lasciatelo andare.
Lasciatelo andare.
Levatevi dalle palle.
Cucù!
OK, di nuovo.
Cucù!
Tutto bene? Cos’è successo?
Qual è il problema, tesoro?
Salim?
La cena è pronta.
- Vieni a mangiare. - Non ho fame.
Amore mio, cosa ti è successo?
Non voglio parlarne. Non chiedermelo più, OK?
Forza, tesoro.
Ho fatto un Musakhan delizioso.
Il tuo preferito.
- Non lo vedo bene il ragazzo. - Nemmeno io.
Dobbiamo farlo uscire.
Sai cosa dovremmo fare?
Andare in campagna a piantare degli alberi.
Mettere le mani nella terra.
Più ci si avvicina alla terra…
più si è vicini a Dio.
Mamma!
Mamma!
Noor?
- Che succede? - Voglio la mamma.
- Che c’è? - Cos’hai, tesoro?
Stanno sparando.
- È lontano, non avere paura… - Tu vattene!
No, amore.
Perché?
Non puoi fare così, è tuo padre. Il tuo tesoro.
È in travaglio?
No, papà. Mancano ancora due mesi al parto.
- Allora cos’è questo baccano? - Il rumore degli spari l’ha spaventato.
Il rumore degli spari non fa paura. Ci siamo abituati.
È come la musica di Beethoven.
- È il silenzio che fa paura. - Dai, papà.
Il ragazzo ha qualcosa che non va? È successo qualcosa?
Sta bene, non preoccuparti.
Buongiorno, polletti miei. Come state oggi?
Come mai non hai fatto uova?
Grazie.
- Buongiorno. - Buongiorno.
Hanno arrestato il figlio più giovane di Abu Marwan ieri notte.
Nizar.
- L’hanno rapito nel suo letto. - Poverino, è così giovane.
Figli di puttana.
Sono entrati dalla finestra della camera da letto.
- Perché l’hanno preso? Cos’ha fatto? - È un ragazzo, cosa può aver fatto?
E da quando a quelli serve una ragione?
Arrestano sempre la gente senza motivo.
La sua povera mamma starà impazzendo.
Basta! Smettila.
Segnati le mie parole…
Non si fermeranno finché non avranno preso tutta la Palestina.
- Dio non voglia. - Non succederà mai.
- Sta già succedendo. - L’occupazione non è sostenibile.
- Non durerà mai. - Non essere sciocco, figlio mio.
Nessuno di noi aveva mai pensato che potesse accadere.
E poi è successo.
Basta!
Vuoi sapere com’è iniziata?
Sentiva dolore…
nella parte bassa della schiena.
Il primo segno che qualcosa non andava.
Non lo dimenticherò mai.
Papà…
Stai parlando della mamma?
E di chi altro dovrei parlare?
OK. Vado.
Tempo scaduto.
Abbiamo vinto!
Noor!
- Perché l'hai fatto? - Maestro, Noor mi ha spinto.
Ho visto.
Perché l'hai fatto?
Cosa diciamo sempre?
Non m'interessa. Non è nemmeno nella mia squadra.
Siamo una grande famiglia. Ci prendiamo cura gli uni degli altri.
Giusto?
Quando fai del male a una persona, fai del male a tutti.
Compresi quelli a cui vuoi bene.
È questo che vuoi?
Bene. Puoi chiedere scusa?
No?
Vai nell'angolo.
Forza.
Vai!
Mettete via le vostre cose.
Attenti quando uscite.
Noor.
Siediti qui con me.
Vuoi dirmi perché l'hai fatto?
So che sei turbato.
Lo capisco.
Ma perché sei arrabbiato con me?
Puoi dirmelo?
Vuoi un cane?
Ti prenderò un cane.
Odio ciò che è successo.
E mi odio per ciò che è successo.
Ma cosa potevo fare?
Sono sempre tuo padre.
Non sono cambiato.
OK. Andiamo a casa?
L'invasione militare del Libano,
detta Operazione Litani, e i successivi massacri…
Dove corri? Non saluti nemmeno il tuo caro nonno?
Il tuo migliore amico?
Chi altro hai?
Che famiglia di pazzi!
- Sento puzza di umano. - Nonno…
- Sento… - Nonno!
Sono troppo grande per questi scherzi.
Troppo grande?
Tu? Per il nonno non sarai mai troppo grande.
Soprattutto per questi scherzi.
Rimangiatelo!
Rimangiatelo!
- Rimangiatelo! - No.
- Rimangiatelo! - No!
Va bene, me lo rimangio.
- Com'è andata a scuola? - Una noia.
Sapevo che l'avresti detto. Per questo…
Ho una sorpresa per te.
La mia patria, la mia patria
Gloria e bellezza
Sublime splendore
Nelle tue colline
Non si concentra. Non sta seduto.
Mangia a malapena.
Non so cosa gli prenda.
Perché non mi dici cos'è successo?
Lascia perdere, Hanan. Te l'ho detto.
Ha chiesto una pistola giocattolo.
Ottimo, abbiamo proprio bisogno che un soldato lo veda con quella in mano.
È un bambino, Salim. È quello che fanno.
- Guai a te se gliela compri. - Certo che no, neanche a me piace.
Però, se gli altri le hanno, non posso evitare che giochi con le loro.
Invece sì.
- È il tuo dovere. - È ciò che vede, lo influenza.
Secondo me… Devi fare qualcosa.
Se non so nemmeno cos'è successo?
- Merito di saperlo, Salim. - Usa l'immaginazione, Hanan.
Ciò che è successo succede ogni singolo giorno.
Il problema è che a noi non hanno sparato.
Mi hanno graziato per farmi odiare da mio figlio.
Ecco cos'è successo.
Vai da tua mamma.
Ti vedrò? Ti vedrò?
Sano e salvo Onorato e confortato
Sano e salvo Onorato e confortato
Ti vedrò nella tua eminenza
Mentre punti alle stelle
La mia patria La mia…
- Fai i compiti. - Perché hai spento?
Deve fare i compiti.
Se l'accendi, la butto dalla finestra.
- Cos'hai? - Basta ossessionarsi con la Palestina.
- Lasciaci vivere. - Vivere?
- Questo sarebbe vivere? - Jaffa è persa, papà. Persa.
Fattene una ragione, per il bene di tutti noi.
Davvero?
Non è così che ti ho cresciuto.
Non è colpa tua.
Tu eri troppo piccolo per ricordare, ma io non dimentico. Questa generazione…
La sua generazione cambierà la storia.
- Vero, Noor? - Vero.
Accidenti, papà. È un bambino. Gli serve un nonno, non un politico.
- Vai in camera a fare i compiti! - Noor!
Noi siamo di Jaffa. Veniamo da lì. Questa è la nostra patria. Ricordatelo!
Forse il dottore aveva ragione.
È un bene che tu perda la memoria. Sarà più facile per tutti.
Vergognati.
Traditore.
Cos'hai detto?
Chi te l'ha insegnato?
Non guardare me.
Ti credi furbo
a dare del traditore a tuo padre?
Non sai nemmeno farti valere.
Volevo proteggerti.
Avevo paura per te.
Volevi che mi uccidessero? Eh?
È così? Mi volevi morto?
Piantala! Chi è che ti vorrebbe morto?
Tuo nipote!
Digli quanto vorresti che io fossi morto!
Digli quanto sei codardo!
- Occhio. - Che rompipalle.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Siediti, tesoro. Mangia bene. - Devo andare.
- Dove? Al corso, spero. - Sennò?
Noor, devi stare al passo con i corsi.
Quando rinizierà la scuola, sarai smarrito.
Dio mi aiuti con quel ragazzo.
Te l'ho detto che gli piaci.
Viene ogni giorno solo per vederti.
Hai visto come mi ha guardato?
Secondo me le piaccio.
Ringrazia che non ti ha sputato in faccia.
Vaffanculo.
Cosa fai?
Secondo te?
- Perché? - I muscoli piacciono.
Ciao, bellissima.
Falle vedere i muscoli.
Idioti! Le farete scoprire!
Se l'esercito scopre la classe, la gasa come a Jenin.
Sbrigati. Arriva qualcuno.
Chi se ne frega? Non ci vede nessuno.
TI AMO TANTO QUANTO LA DISTANZA TRA DI NOI
- Dici che lo vedrà? - Forse.
Capirà che è per lei?
Se vuoi che lo sappia, scrivi le sue iniziali.
Non voglio metterla nei guai.
Dovrai lavorare di più sui muscoli.
Coglione.
- Visto quello? - L'hai fatto tu?
No, è un codice segreto.
Dice quando e dove incontrarsi.
Dice cosa a chi?
È così che l'esercito comunica con i collaboratori.
Non dire cazzate.
Chi te l'ha detto?
Devi sempre rompermi le palle. Tu che ne sai?
Gli israeliani infiltrano degli agenti nel quartiere.
Qui. Per reclutare collaboratori.
Impossibile. Dove?
Qui. Là. Dappertutto. Ci staranno osservando anche ora.
Certo. Lo sanno tutti.
Lo fanno in piena vista.
Andiamo a cercarne uno.
Forza. Andiamo.
Vedi quel tipo?
Scommetto che è uno di loro.
Da cosa lo capisci?
Da quello sguardo.
Cosa?
Lo sguardo. Non lo vedi?
Lo sguardo.
Sei un coglione. Non sai un cazzo.
Un coglione, io?
Ne so più di te.
- Cos'è? - Niente.
- Fa' vedere. - No.
Allah ci aiuti.
No! No! Noor! Noor!
Aiuto! Aiuto! Noor!
Sollevagli la testa!
Prendi la sciarpa. Veloce! Passala sotto la testa. Arrotolala.
Arrotolala. Più stretta!
Solleviamolo insieme.
Uno… Due…
Attenzione.
Hanno sparato a Noor!
- Cosa? - Gli hanno sparato!
- Come? - Gli hanno sparato.
- Chi? Dov'è? - In fondo alla strada.
- Mamma? - Chiudi il negozio e vai a casa.
Ora! Vai!
Dio mio!
Oddio.
- Qui! L'hanno colpito alla testa! - Malek!
Dov'è il ferito? Fate spazio.
Oddio! Noor, tesoro.
Cos'è successo? Apri gli occhi, ti prego!
Portatela via.
Calma.
La portiamo con noi.
Ragazzi!
Presto. Presto.
Fate attenzione.
- Alzatelo con me. - Noor, tesoro.
Noor, tesoro.
- Venga con noi. - Non fategli del male.
Alzatelo.
Andrà tutto bene.
Andiamo.
Tesoro.
Non avere paura. Sono qui.
- Come sta? - Se Dio vuole, si rimetterà.
Sono qui, tesoro. Non ti succederà niente.
Sono qui, tesoro.
Non ti succederà niente. Tesoro mio… Ti voglio bene.
Ti voglio bene.
Hanan.
Grazie a Dio sei qui.
Ti hanno detto qualcosa?
No, sto aspettando.
È forte. Starà bene. Ce la farà.
Speriamo in Dio.
Scusate l'attesa.
Lo abbiamo stabilizzato.
Ma ci vorrà una TAC per stabilire se c'è un'emorragia cerebrale.
Non ci è possibile svolgerla in Cisgiordania.
- Che significa? - Dovremo trasferirlo a Haifa.
- Haifa? - Sì.
- Ci vogliono i permessi. - Non c'è tempo.
Per i casi urgenti sono più veloci. Vi aiuteremo con i moduli.
Non dovrebbero esserci problemi.
E se si sveglia?
Devo esserci.
È in coma farmacologico, non si sveglierà. Non si preoccupi.
Gli auguro il meglio.
Un comitato di dottori esaminerà la cartella clinica,
poi la invierà agli uffici di Ramallah per la copertura economica.
Organizzeranno tutto con l'ospedale di Haifa.
Portatela all'Amministrazione Civile.
- Sapete dove si trova? - No.
- Vi do l'indirizzo. - Amministrazione Civile?
L'esercito. Quanto ci vuole in macchina?
Oggi sono chiusi. Sono aperti domani dalle 8 alle 10.
- Domani? - Non c'è un altro modo?
No. Mi dispiace.
Come possiamo aspettare fino a domani?
È il suo fascicolo.
La nota del dottore è in cima.
- Documenti. - Cosa?
Servono copie dei vostri documenti.
- E vostro figlio? - È in ospedale.
Serve il suo documento.
È tutto ciò che aveva con sé.
Non c'è.
- È sicura che sia tutto qui? - Sì.
Forse Malek lo sa?
Lo chiamo subito.
Scusa, non sapevo che lo avesse lasciato da me.
Tranquillo, non fa niente.
Grazie.
OK, lo inoltrerò e vi farò sapere quando avrò una risposta.
- La prego, non abbiamo tempo. - Farò il possibile.
Grazie.
L'esercito attacca i campi di Nablus sparando ai manifestanti
che inneggiavano contro l'occupazione e invocavano la libertà.
Due uomini sono morti e dieci sono rimasti feriti…
Dovremmo dormire.
- Mamma… - Dimmi, tesoro.
- Cosa gli succederà? - Non lo so, amore mio.
Prega per lui.
Pronto?
Ehm…
Non siamo di qui.
- Mio figlio è… - Un momento.
Se non vi dispiace…
Il suo cognome qui.
Nome. Numero documento. Nome del padre. E firma.
Ecco una penna.
- Quanto durerà l'operazione? - Lo chiederò al dottore.
- Da dove venite? - Da Nablus.
- Io sono di Gerusalemme. - Siete mai stati a Haifa?
- No. - Il mare è a due passi da qui.
Davvero?
Non siamo qui in villeggiatura.
Tenga.
Grazie.
Se l'attesa dovesse prolungarsi, ci sono diversi bar sul lungomare.
Grazie.
Andiamo a prendere un caffè?
Ce n'è bisogno.
Come se non bastasse, hanno chiuso anche le scuole.
Se fosse stato a scuola, non saremmo qui.
Sentivo che era lì.
- Avrei dovuto riportarlo di peso a casa. - Non ci saresti riuscita.
Quel ragazzo fa quello che gli pare. Non ascolta nessuno.
- È testardo come suo nonno. - Pace all'anima sua.
Meno male che non è in vita per vederlo.
Dio sa cosa gli sarebbe preso.
Tuo padre era l'unica persona a cui Noor dava ascolto.
Non ci considerava nemmeno.
Come biasimarlo?
Cosa dici?
Che razza di genitori siamo se non proteggiamo i nostri figli?
È colpa nostra?
- Nostra o meno, è così. - Lui si sente un eroe.
Gliel'ho detto: "Non dar retta a quelle stronzate".
Non mi ascolta.
Non ascolta mai.
Tesoro, ascoltami. Non potevamo farci niente.
Ora non possiamo che pregare per lui.
Famiglia Hammad?
Salim, c'è il dottore.
Sedetevi.
Dottor Nir Littermann.
Abbiamo fermato l'emorragia,
ma è più complicato del previsto.
Il proiettile è entrato dalla fronte e si è frammentato.
Ne abbiamo rimosso gran parte, ma non tutto.
Che significa?
Può vivere con quella roba nella testa?
Non lo sappiamo ancora, ma il danno è stato grave.
Il rigonfiamento cerebrale ha interrotto il flusso sanguigno
e parte dei tessuti è morta.
Lo sapevo. C'è voluto troppo per i permessi.
Dobbiamo valutare i livelli di coscienza e le funzioni cerebrali.
Interromperemo la sedazione per vedere se si risveglia.
I prossimi giorni saranno cruciali.
Quando possiamo vederlo?
Amore mio.
Possa Dio darti la forza. Benedire il tuo cuore.
Proteggerti.
Possa Dio proteggerti.
Possa Dio proteggerti.
La sua prima parola non è stata "papà". Né "mamma". È stata "oliva".
È la prima parola che ha detto.
- Lo chiamavamo il contadino. - Il vecchio.
Giusto. Il vecchio.
Ha iniziato a parlare ancora prima di avere i denti.
Il nostro vecchio.
L'amore della mamma.
Possiamo avere un minuto?
Non dà segni di attività cerebrale.
Ma il cuore batte ancora.
Perché è attaccato al respiratore. Non può respirare da solo.
Ma c'è ancora speranza.
Dev'esserci una possibilità.
Il cervello è irrimediabilmente compromesso.
Significa che…
si tratta di morte cerebrale.
Mi dispiace. Non possiamo fare altro.
Mi dispiace molto.
I dottori hanno fatto tutto il possibile.
Sono qui per parlarvi di decisioni importanti
- che vanno prese. - Quali decisioni?
Vostro figlio è idoneo per la donazione degli organi.
- [in arabo] Che significa? - Dice sul serio?
- Cosa? - Vogliono che doniamo gli organi.
Ci sono tanti bambini in quest'ospedale che hanno bisogno di organi.
Sa chi lo ha ucciso?
- Sa chi gli ha sparato in testa? - Salim, calmati.
Scusate. Tornerò più tardi.
- Donare gli organi? - Non ci pensare.
Ci uccidono e pretendono che gli salviamo la vita.
- È il suo lavoro, non lo sa. - Come si permette?
Lascia perdere.
Andiamo…
- Dove vai? - Devo respirare. Mi sento soffocare.
La prima volta sono venuto ad Haifa con mia madre.
Le dissi: "Haifa è la città più bella che abbia mai visto".
Avevo quattro anni. Era forse la prima volta che uscivo da Jaffa.
Lei rise e disse: "Non dirlo a papà, si arrabbia!"
Per lui, Jaffa era il paradiso. Non esisteva altro.
Ora penso che Haifa…
sia il posto più brutto del mondo.
Voglio dirti una cosa. Cerca di non arrabbiarti.
Ricordo quanto è stata dura quando tua madre si è ammalata.
Per questo penso…
Perché no?
Perché non lasciar vivere una parte di lui?
E donare la vita ad altri?
Potrebbe dare un senso a tutto questo dolore.
Sarò pazza.
Se questo vi sconvolge,
non ce n'è bisogno.
- Lo so. - Allora qual è il problema?
Sua madre, che riposi in pace, aveva il diabete.
È morta in attesa di un donatore di reni.
So cosa significa aspettare, aspettare,
e sperare… che arrivi qualcuno.
Secondo il Hadith,
"Spezzare le ossa di un morto è come spezzargliele da vivo".
- Significa che è proibito? - Ci sono due interpretazioni.
La prima intende questo Hadith come prova che la donazione degli organi è proibita.
La seconda interpretazione
è che questo Hadith invita a rispettare gli esseri umani,
che siano vivi o morti.
Quindi non è proibito.
O forse è proibito solo toccare le ossa?
Dipende, sorella. Ma io lo ritengo ammissibile.
Purché il donatore non si sia espresso a sfavore.
Ma i genitori non parlano mai ai figli di queste cose.
Dovrebbero essere loro a donare i nostri organi, e non il contrario.
Che Dio vi doni la pazienza.
Il problema è…
Chi riceverà gli organi?
Capisco.
Cosa farei se un ragazzino israeliano…
ricevesse il cuore di mio figlio e si arruolasse nell'esercito?
Quanti ragazzi come Noor ucciderà?
Rifiutando la donazione, potrei salvare molte vite.
Ha senso.
Ricordate la storia di quando il caro Profeta Maometto
chiese aiuto agli abitanti di Ta'if?
Gli tirarono le pietre.
L'Arcangelo Gabriele gli apparve e disse:
"Se lo ordini, posso schiacciarli tra due montagne".
Ma il Profeta si rifiutò.
Egli disse:
"Che Dio porti tra loro un'anima in grado di unirci tutti".
Mio figlio non c'è più.
Niente al mondo lo riporterà in vita.
E io dibatto sulla donazione dei suoi organi
invece di opporre resistenza e vendicarmi sui suoi assassini.
Anche la tua umanità è resistenza.
Non dimenticare il potere della tua umanità.
È la sola cosa che nessuno può portarti via.
Non rimarrebbero segni visibili.
Le parti operate sarebbero coperte con bendaggi chirurgici
come in qualsiasi operazione.
Si deve sapere da dove vengono gli organi.
Si deve sapere di nostro figlio e di come è morto.
OK, sono in molti a chiederlo.
Ma se non vogliono saperlo, non posso costringerli.
Devono saperlo, o se ne troveranno un altro.
OK, dovrò verificare…
- No, non è negoziabile. - Vi darò una risposta.
Possiamo sapere chi riceverà…
- Gli… da lui? - Organi.
- Gli organi? - Non voglio saperlo.
- Perché? - Non voglio pentirmene.
Posso darvi l'opzione di fornire i nomi,
ma se sceglieranno il riserbo, dovremo rispettare le loro volontà.
Ma loro dovranno sapere chi è nostro figlio.
Glielo dica.
- Grazie di essere qui. - Che riposi in pace.
- Mamma? - Tesoro.
Che Dio protegga la sua anima. Mi dispiace.
Come stanno i bambini?
Sono devastati. Volevano essere qui con noi.
Mi mancano molto.
Anche voi gli mancate. Vogliono vedervi.
Se Dio vorrà, verremo a trovarvi ad Amman.
- Non vuoi trasferirti ad Amman? - Piantala.
Amman…
Non se ne parla. Io non me ne vado.
Hai sempre voluto andartene.
Sono l'ultimo rimasto. Tu sei ad Amman. Layla e Amira sono in un altro mondo.
Papà aveva ragione.
Vogliono tutto il Paese per loro.
- Era la verità. - Basta!
Non puoi dare la vita per papà. Hai dei figli.
E vivo per loro.
Altrimenti perché vivrei?
Ogni cosa che faccio è per loro.
Ma non lascerò il Paese.
Qualsiasi cosa succeda?
Onestamente, non so nemmeno più cosa è giusto e sbagliato.
Mi sento bloccato. Non riesco a raccapezzarmi.
Non riesco a ragionare.
Non è un'opzione. Devi ragionare.
Lavori, ti batti,
per provvedere ai tuoi figli, dargli un futuro,
una vita migliore di quella che abbiamo avuto noi.
E poi guarda come va a finire.
La gente parla di ciò che hai fatto, Salim.
La gente ritiene che la donazione degli organi sia proibita.
Ma non è vero. Si sbagliano.
Mio figlio è morto.
Ma sai quante vite ha salvato?
Sei.
Sei.
- Solo Dio sa chi sono. - Non importa.
Ciò che importa è che sono vivi.
Sono vivi.
Mamma?
Avanti. Vieni a dirgli addio.
È tuo fratello.
Vieni, Laith, tesoro.
È tuo fratello.
Digli addio.
Posa una mano su di lui.
Posa una mano su di lui, tesoro.
Digli addio.
Addio, Noor.
Addio, amore mio.
Che Dio ti dia sollievo.
Perdonami, tesoro.
Perdonami.
Dio è grande.
Dio è grande.
Che la pace e la compassione di Dio siano con voi.
Continueremo a lottare
Dio è grande
Riposa in pace, martire
Riposa in pace, martire
Continueremo a lottare
Non esiste altro Dio
E il martire è nelle sue grazie
Documenti.
Qui, Salim.
Dev'essere una di queste.
Eccola.
Non so cosa ci facciamo qui.
- Vuoi aspettare in macchina? - Non posso fartelo fare da sola.
Shalom.
- Salam. - Ce l'avete fatta!
Entrate.
Grazie dell'ospitalità.
So che non siete sicuri.
Ehm… Abbiamo un po' di paura.
Paura?
Non abbiamo mai conosciuto persone della Cisgiordania.
- Ah! Siamo alieni! - Certo che no.
È un piacere conoscervi.
Avete incontrato qualcuna delle altre famiglie?
Non avevamo intenzione di incontrare nessuno, però…
Li abbiamo incontrati tutti.
E… com'è andata?
- Beh… - Erano tutti palestinesi.
Molto bene.
C'erano altre famiglie ebree?
Sì, ma… il ragazzo è morto.
- Riposi in pace. - Mi dispiace.
Ecco.
- Grazie. - Grazie.
È caffè?
Il loro caffè.
No, grazie.
- È buono? - Fai il bravo.
Avete già visto Ari?
- No. - No? Ari!
- Ciao, Ari. - Ciao.
Vieni.
Ari?
- Vieni. - Ari.
Ari?
Ho raccontato più di quanto volessi.
Non fa niente.
È…
Non ne avevo idea.
- Non so che dire. - Volevo spiegare perché siamo qui.
Cos'ha vissuto la mia famiglia.
Ricordi quando siamo venuti?
Certo.
Non ci hai nemmeno parlato.
Non volevo pensarci. Ero piccolo.
Non pensavo avesse importanza.
Non pensavi avesse importanza…
che avessi il cuore di un palestinese?
Non… Non la vedevo così.
Cioè, un cuore è un cuore. Non ha nazionalità.
Se pulsa, ce l'ha.
Ora pulsa in un corpo israeliano.
Ma prima no.
Forse lì dentro, da qualche parte,
c'è il dolore che abbiamo vissuto.
Mi chiedevo se lo sentissi con noi.
Mi chiedi se sento il vostro dolore?
Forse, se lo senti, sarà diverso.
Voi sentite il nostro?
Noi viviamo il vostro.
Ogni giorno.
Paghiamo il prezzo di ciò che è successo al vostro popolo.
Ancora oggi lo paghiamo.
Quando eri nell'esercito…?
- Non so perché l'ho chiesto… - Non ho fatto il militare.
Non ho fatto il militare.
Problemi di salute.
Mio figlio ha un cuore buono.
Non dimenticarlo.
Cosa fai?
Voglio andarmene.
Senza di me?
Certo che no. Andiamo. Fai i bagagli.
Siamo appena arrivati.
Salim, diamoci almeno un giorno.
- Neanche mezzo. - Siamo già qui.
Andiamocene.
Vieni qui.
Siediti qui con me per un minuto.
Forza.
Fallo per me.
Vorrei tanto vedere Jaffa.
Va bene.
Hai un giorno.
Bene.
Ti ho portato il caffè.
Grazie.
Venivamo sempre qui.
Facevamo una passeggiata da casa.
Grazie.
Mmmm!
Dopo tanti anni…
- Ha lo stesso sapore. - Che buono.
Quella porta è magnifica.
Stupenda.
Queste erano le nostre case.
Andiamo, tesoro.
Sei sicura che sia gestito da arabi?
Sicura no, però si chiama Fairouz.
Tesoro, ci hanno rubato la terra, le case, il cibo.
Pensi si siano fermati alla musica?
- Si può almeno parlare arabo qui? - Non farla lunga.
Shalom, shalom.
Ehm… Parla inglese?
Come volete. Inglese, ebraico, arabo…
- Quindi è gestito da arabi? - Già.
Sì, certo. Da dove venite?
Da qui. Lui è di Jaffa.
Viviamo in Canada. Siamo qui da…
- … turisti. - Benvenuti a Jaffa.
Da quanto tempo non venivate?
Da molto tempo.
Dovevamo avere la cittadinanza straniera per tornare a vedere la nostra patria.
Jaffa è cambiata molto, vero?
Ogni giorno c'è qualcosa di nuovo.
Ma è sempre la nostra Jaffa.
"La nostra Jaffa"…
Così mi fai sentire a casa.
Di che quartiere siete?
- Jabaliya. - Jabaliya.
È stato cancellato. Avete visto?
No, non ci siamo ancora stati.
Non è rimasto niente?
- C'è ancora qualche casa… - Un tè alla menta, grazie.
- Subito. - Grazie.
"La nostra."
"La nostra Jaffa."
Solo la gente di Jaffa la chiama così.
Tutti dicono "ilna." A Jaffa, dicono "shaitna."
Shaitna. "La nostra Jaffa."
Questo è il nostro quartiere.
Quella è la nostra casa.
Qui c'erano tanti aranci.
Che bella.
È ancora qui.
Io sono nato in quella stanza.
Lì? Davvero?
Vuoi vedere se possiamo entrare?
No. Perché?
Perché no?
Chiedere il permesso di visitare casa mia?
Non se ne parla.
Va bene.
Mettiti lì. Ti faccio una foto.
- Ti va? - D'accordo.
Uno… Due…
Tre…
"Io sono il mare. Nei miei abissi si trovano tesori.
"Hanno chiesto ai subacquei delle mie perle?"
Cos'è?
Una poesia?
Una poesia che mi ha insegnato mio padre da bambino.
Hai trovato le risposte che cercavi?
Vuoi sapere qualcosa?
Abbiamo commesso un errore?
Dio, quanto mi manca.
Anche a me.
Sono contento che siamo venuti.
Sapevo che saresti stato felice.
Mi conosci meglio di me.
Ti stupisci ancora?
"Io sono il mare. Nei miei abissi si trovano tesori."
Insegnamela.
"Io sono il mare. Nei miei abissi si trovano tesori."
- "Io sono il mare.” - "Io sono il mare.”
"Io sono il mare.
- "Nei miei abissi…" - "Nei miei abissi…"
"Si trovano tesori."
"Si trovano tesori."
"Hanno chiesto ai subacquei delle mie perle?"
"Hanno chiesto ai subacquei delle mie perle?"
Bellissima. Cosa significa?
È la lingua araba che parla di sé, dicendo:
"Io sono il mare. Nei miei abissi si trovano tesori.
Hanno chiesto ai subacquei delle mie perle?"
Continua.
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