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Mi sento già così stanca.
Non lo so come farò crescere questo bambino
da sola.
Non sei sola.
C'è Alberto e ci sono io.
Senti, ma ho saputo che vuoi chiamarlo Mario.
È vero?
Bello.
E sei femmina?
No, sarà un maschio, sono sicura.
Pensa come sarebbe contento tuo padre.
Se sapesse da avere un nipote che avesse
lo stesso nome.
Meno di avere una ragazza madre come figlio.
Ancora con questa storia?
Non è mica colpa tua?
Quel bigliacco è andato?
Sì, ma la gente interessa solo che Mario
non avrà un padre.
Anche prima l'ostetrica non sai come mi
ha guardata.
Sì?
Bene, quando torno dall'università, la faccio io,
voglio vedere se ci riprova.
Che succede?
Quella strega ha detto che mancava ancora un
po', ma mi sa che sia sbagliata.
Vieni, vieni, vieni.
Aspetta, ma dove devo andare all'universitato?
No, questo è più importante.
Che ne dici se dopo che l'abbiamo
accompagnata a scuola, andiamo a fare due passi?
Mi preoccupi stamattina?
Perché?
Prima vuoi accompagnare Mario a scuola, poi mi
proponi di fare una passeggiata.
L'ospedale?
Oggi può aspettare.
Era da tanto che non avevamo una mattina
libera per noi.
La passeggiata deve averli fatto bene, già dorme.
Era stanco.
Stanotte non mi ha fatto dormire neanche un
attimo.
Beh, potevi dirmelo comunque quando sono tornato, magari
ti davo il cambio.
Era tardi, volevo farti riposare.
Luisa, come sta?
Ogni giorno sempre peggio.
Ecco perché hai questa faccia.
Sorridi, ma si vede che hai la testa
da un'altra parte.
Siete in ritardo col pacemaker?
No, abbiamo ancora qualche piccolo problema.
La soluzione ne rimane in Riccardo, ma non
sono tranquillo.
Pensavo ti fidassi di lui.
Mi fido.
Mi fido è che non mi piace dipendere
dagli altri, lo sai.
Nemmeno da noi?
Ma cosa dici?
No, da voi sì.
Certo che sì.
Sì?
Suor Firenze?
Quando?
Va bene, arrivo subito.
Che c'è?
Non so come dirtelo.
Basta parlare voi due, cerchiamo di mantenere un
po' d'ordine.
Al lavoro.
Buongiorno.
Che succede?
Buongiorno.
La moglie del dottor Mosca ha avuto un
incidente di macchina.
Cosa?
E come sta?
È morta sul colpo.
Violenza!
Spedire un attimo!
Mio Dio!
Ma come è successo?
Parei che sia uscita fuori strada con l
'auto.
Povera donna.
Doveva essere al contrario.
Enrico!
Ma che...
Cosa è successo?
Non lo so.
È uscita di strada.
Ho paura che abbia fatto una sciocchezza.
Non lo avrebbe mai fatto.
Il sera era qui, era fuori di sé.
Credeva di trovarmi con te in una calciata.
Poteva fare di tutto.
Non stava bene.
Era disperata, questo sì, però non al punto
di scordarsi di avere due figli.
Adele e Caterina...
Devo andarle a prendere.
Scusami.
Per favore, chiamo suo Fiorenza.
Certo.
Simone?
Sì?
Ecco l'inspettore.
Bene.
Per quanto riguarda l'incidente di stanotte, quello
della Debellis, chiedi una perizia sull'auto del
dottor Musca.
Va bene.
Ma come mai?
Non ci sono segni di frenata sull'asfalto.
La macchina è uscita di strada ad alta
velocità.
Era notte.
Magari non ha visto la curva.
O forse ha semplicemente perso il controllo.
Improbabile.
Ma io non mi fermo mai all'evidenza
dei fatti e non dovresti farlo nemmeno tu.
Certo, ispettore.
Chiamo subito.
Ah, quasi dimenticavo.
Il commissario vuole parlarne.
Sì, digli che arrivo subito.
Ha detto che è importante.
Anche questa telefonata è importante.
Grazie di Simone.
Buongiorno, sono l'ispettore Girauda.
Vorrei parlare con la dottoressa Brunello.
Quando arriva, può farmi richiamare?
Ciao.
Hai sentito della moglie di Musca?
Sì.
Sono sconvolta.
Mi hanno detto che era qui ieri sera.
Sì.
Ma magari se fosse andato con lei non
sarebbe successo.
Deve essere terribile salutarsi e poi non vedersi
mai più.
Sì, nel caso di Musca anche peggio, perché
a quanto ne so non andava proprio d
'accordo con la moglie.
Ah.
Come lo sai?
Si confidava con Karen.
Erano...
amiche.
Sarà distrutta?
Abbastanza.
Ma non è il motivo per cui ero
qui.
Dalia, senti, mi dispiace per ieri sera.
Io non volevo allontanarmi così.
Non è che tu...
Non devi chiedermi scusa, devo chiederti scusa io.
Era sconvolta e non sarei dovuta venire da
te.
E io invece sono felice che tu l
'abbia fatta.
Sei felice di cosa?
Sei felice che sei ancora il mio punto
di riferimento?
No.
Felice di essere in qualche modo ancora parte
della tua vita.
Mi piacerebbe che fosse così, tantissimo.
Ma non è così.
E ieri sera me lo sono dimenticato per
un attimo ma non succederà più.
Io ci sarò sempre.
No, non ci sei.
Non ci sei più.
Ed è giusto che sia così.
C'è Musa che mi aspetta, io dovrei
andare.
Avanti.
Di qualunque cosa si tratti ha sbagliato il
momento.
Volevo solo dirle che mi dispiace.
So cosa vuol dire perdere la madre dei
propri figli.
Ed io non so proprio cosa farmene della
sua compassione.
Scusate, vi lascio finire.
No, resta pure, qui abbiamo finito.
Sto partendo per la Svizzera, vado a prendere
le mie bambine.
E siccome sono ancora al primario qui, ti
affido il reparto.
Ora scusatemi, ho quattro ore di auto che
mi aspettano.
Cosa intendevo esattamente?
Siccome sono ancora al primario.
Ma che ti sei fatto?
Sono caduto su un vetro rotto.
Aspetta che ti aiuto.
Ti faccio male?
Mi hai fatto di peggio.
Io non ti ho mai fatto del male.
Anzi, forse al contrario.
Ma ricominciamo, non ha più senso parlarne.
Io non capisco perché fai così.
Ah.
Scusa.
Però, dico sul serio, ultimamente sei sempre così
scontroso.
A me dispiace che non riusciamo più a
parlare in maniera normale.
Le cose cambiano.
Quindi a te non dispiace?
Mi limita a quello che vedo.
Mi hai visti tu e Helmut.
Vi stavate baciando?
Quando?
Perché?
Quante volte è successo?
Vuoi anche il numero adesso?
Scusa.
Quindi state insieme?
Non lo so, ci conosciamo appena.
Però forse ci stiamo provando.
Ma che ti importa poi?
Niente.
Grazie per la fasciatura.
Dottore, sei in apnea.
Dammela.
Da quanto è in questo stato?
Da poco, l'avevo appena cambiata.
Dai, Anna, respira.
Respira.
Respira.
Non può continuare così.
Chiama il professor Corvalla, per favore.
Sì, sì, subito.
Rinaldi?
Ha visto il professore?
In radiologia?
Rinaldi, che succede?
Perché è così pallida?
È andata di nuovo in apnea.
Anna, ed è una cosa normale.
Dovrei esserci abituata, è già successo.
Ma è così piccola.
Si calmi, si calmi.
Si sieda un attimo che lo chiamo io
Corvalla.
Così, si sieda.
Aumento la frequenza cardiaca.
E non si blocca più.
Bene.
Qual era il problema?
Ho aggiunto un dio dall'interno e poi
ho rigirato i cavi in modo da...
No, lo spieghi dopo.
L'importante è che funzioni.
Sì.
Ovviamente io l'ho testato tutta la notte
e funziona ma per essere sicuro del 100
% servirebbe ancora un po' di tempo.
Speriamo di averlo.
Posso passare a trovarla?
Per quanto sono sicuro che a lei farebbe
davvero piacere.
Per adesso eviterei le emozioni di qualunque genere.
È così grave?
Purtroppo sì.
Quanta tropina le stai dando?
3 mg in un biberon ad ogni pasto.
Il dosaggio è giusto.
Strano che non funzioni.
Il battito però è tornato normale.
Quello sarà il marito delle tue braccia.
Ma com'è durante il giorno?
Tranquilla o agitata?
Generalmente un po' nervosa specialmente durante la pappa
ma basta farle fare una pausa e si
calma.
Ha perso peso ultimamente?
Una ventina di grammi.
Cosa stai pensando?
Secondo me il problema è il reflusso gastroesofageo.
È per questo che dimagrisce e non assorbe
la terapia.
Proviamo a dargliela in perfusione?
Sì, non sarà facile ma proviamo.
Vado a prendere la flab.
Grazie.
Questa è la procedura d'impianto del pacemaker.
In laboratorio ho anche dei filmati magari li
vediamo domani, intanto studiate questa.
Ah, è inglese?
Sì, sono americane perché ho un problema.
La Germania Lest, l'unica lingua straniera è
il russo?
Possiamo farle tradurre.
Conosco un cento traduzioni qui a Torino.
Va bene, mettili in conto dell'ospedale però
facciamole fare con urgenza perché ci servono.
Va bene.
Adesso prepariamoci che oggi operiamo un paziente di
mosca.
Ercole Sarasso, 32 anni, stenosmitralica.
Ho letto la cartella, avrei dovuto assistere a
mosca.
Cosa ti sei fatto alla mano?
Mi sono tagliato.
Quando?
Ieri sera.
Non puoi operare così.
Ma non mi fa male.
Ho preso di analgesici e anche un antibiotico.
In sala la mano deve stare al cento
per cento.
Prendi il posto di Fausto.
Dottor Ferrari, se la sa l'operatorio è
pronta.
Bene, andiamo.
Mi dispiace.
A me invece dispiace che sto ancora aspettando
il suo diploma di laurea.
Ha richiamato la Humboldt per sollecitare.
Sì, cioè no, ho avuto molto da fare
però adesso lo faccio.
Allora si sbrighi.
Puoi firmare o no questo contratto?
Sì, certo.
Certo.
Certo che brutta storia questa di Mosca.
Una brutta storia, Serenella?
Cioè è una tragedia.
Gli è morta la moglie, no Gatto?
Intanto non c'è bisogno di rispondere così?
Hai ragione, scusami.
È che vedere soffrire così Enrico mi fa
molto male.
Mi dispiace.
Sapevo che eravate amici ma non l'immaginavo
così tanto.
Voi lo considerate uno stronzo perché non lo
conoscete.
È facile giudicare dalle apparenze.
Se permetti anche un po' dalla sostanza.
Vabbè, ha sbagliato.
Come ho sbagliato io?
Sbagliamo tutti, siamo esseri umani.
Questo non vuol dire che non abbiamo dei
sentimenti.
Sì.
Cominciamo.
Mi serve
più luce.
A che punto sono?
È non quasi finita.
Perché?
La sorella del dottor Ferraris non si sente
bene.
Non so se Bertie lo sapranno.
Chi è?
Tachicardia.
C'è qualcosa che non va, dottore?
La valvola non si allarga?
No, quella è a posto.
Mi sembra di sentire un coglio di sangue.
Prova tu.
Mi scusi, dottore.
Sì, che succede?
Sua sorella è tachicardia.
Vado io se vuole.
No, Fiori, non serve, grazie.
Allora, senti qualcosa?
A me sembra pulito.
Bene, mi sarò sbagliato io.
Brunello, richiudilo, per favore.
D'accordo.
Laura, avvisi Brunello che sta arrivando.
Sì, subito.
Il piove è fatto.
Adesso andrebbe monitorata a notteggiorno per vedere se
funziona.
E che problema c'è?
Il problema c'è è come.
L'ospedale non può permettersi un presidio di
24 ore al giorno per un solo paziente.
Ed è troppo piccola per essere portata in
corsia.
Per questo ti dico che non c'è
un problema.
Ci toglio con Anna.
Non dire sciocchezze, non puoi dormire qui tutte
le notti.
Ma sì, invece.
Anzi, almeno ho una scusa per non tornare
a casa la sera.
Ma perché?
Hai qualche problema con tua madre?
No, scusa, sono fatti tuoi.
Fammi sapere come va.
Sì.
Professora?
Dottoressa?
Sì.
Il dottor Ferrari se la vuole in corsia.
È per la sorella.
Resti con lei finché non torno.
Grazie.
Ciao.
Come sta?
145 battiti.
Io ho solo provato ad alzarmi.
Infatti devi rimanere a letto.
Posso vivere così?
Non ce la faccio.
Posso.
Un'attacchicardia d'alta penetranza.
Io preparo terapia, però...
Lo so.
Lo so, sei morta.
Sì.
Che cos'ho aperto, grazie.
Dimmi la verità.
Diciamo che la cosa importante è che ho
trovato la soluzione.
Guardami.
Se muoio, continuare a prenderti cuore di malo,
vero?
Cosa stai dicendo, qui non muore.
Se accadesse, lo farai anche se adesso c
'è Carlo.
Non ti preoccupare.
Non ti preoccupare di niente, va bene?
Per me è come se fossero tutti e
due figli miei.
Posso parlarti?
Vieni.
Sono venuto di persona perché è impossibile parlarti
al telefono.
Scusami, mi dispiace per ieri sera.
E fai bene.
Mi hai attaccato il telefono senza nemmeno darmi
una spiegazione.
Che succede, Delia?
Non ci vuole un poliziotto per capire che
ti è successo qualcosa.
Come sono i tuoi genitori?
Che domanda hai, scusa?
Come sono?
Non ne abbiamo mai parlato.
Vivi bene?
Hai un bel rapporto con loro?
Certo, certo.
Sono molto legato a mia madre.
Con mio padre è un po' più complicato.
Però, è tuo padre.
Continuo a non capire, Delia.
Che cosa faresti se scoprissi che i tuoi
genitori non sono i tuoi genitori?
È veramente incredibile come la mente non accetti
la realtà quando è dolorosa.
Eppure c'erano tante cose strane.
Non ho mai visto una foto di mia
madre incinta.
Mai.
E mio nonno mi ha voluto conoscere soltanto
all'età di sette anni.
Però c'era sempre una risposta.
Pensa la quantità di bugie che mi hanno
detto per non farmi scoprire che non ero
figlia loro.
Per non farmi capire che mi avevano raccolta
da qualche parte, per strada.
E perché te l'hanno detto solo adesso?
Questa è la cosa peggiore.
Non me l'hanno detto.
L'ho scoperto io.
Così, per caso.
Beh, forse volevano proteggerti.
Me?
Non volevano proteggere la famigliola perfetta.
Mi dispiace, Delia.
Davvero.
Perché non me l'hai detto ieri sera?
Sarei colso da te.
Spero che almeno Alberto ti abbia saputo aiutare.
Non è facile da capire, lo so.
Ci conosciamo da tanti anni.
Siamo stati insieme, ci siamo amati.
È la persona che mi conosce meglio al
mondo.
Ma così non ci sarà mai spazio per
nessun altro nella tua vita.
Mi passa il telefono, per favore?
Prego, dottore.
Grazie.
Pronto?
Buonasera, sono Fausto Alfieri.
Sono passato oggi per alcune dispense da tradurre.
Sì, sì, lo so che non sono ancora
pronte.
Non si preoccupi.
Avrei bisogno di chiederle un'altra cosa.
E allora com'è questo ragazzo tedesco?
Sembra in gamba.
Lo è?
E?
E cosa?
So, vuoi dirmi qualcosa?
Qualcosa è successo.
Però non sono pronta.
Per via di Fausto?
In realtà no.
Lui è ancora fidanzato con Rosa, tra poco
si sposano pure.
Però ogni tanto fa il geloso, come se
gli importasse ancora qualcosa di me.
Non lo capisco.
Chiaritevi bene prima di fare passi importanti.
Perché tornare indietro può essere molto doloroso.
Ma come si fa a dimenticare qualcuno che
hai amato, papà?
Non lo so.
No.
Questo la scienza non lo dice.
Delia, di solito quando fai la notte in
ospedale mi avvisi.
Mi hai fatta preoccupare.
Mi è passato di mente.
Ti preparo un caffè o preferisci dormire un
po'?
No, non voglio niente, ma non voglio niente.
Grazie.
Non riesci neanche più a chiamarmi mamma.
Eh, sai, per questo non so più nemmeno
chi sono.
Tu sei mia figlia.
Mia e di tuo padre, che ti adorava.
Delia, bambina mia, ti prego.
Io non capisco veramente come avete fatto a
non dirmelo.
Scoprirlo da sola è stato orribile.
Perché avevo paura di perderti.
E per come mi guardi adesso direi che
avevo ragione.
Voglio sapere chi è mia madre.
Voglio sapere se è viva, voglio sapere se
è morta.
Voglio sapere tutto.
Ti hanno lasciata davanti alla chiesa di Sant
'Alfonso.
Sei rimasta lì un bel po', Alfredo.
Forse tutta la notte.
Ma non hai mai pianto.
Neanche una lacrima.
Per questo don Giacinto non si è accorto
che tu eri lì.
Eri all'estremo delle forze quando ti hanno
trovato.
E poi dopo un paio di settimane siamo
arrivati noi.
Eri così piccolo, amore mio.
Dove vai adesso?
Sì, vado in ospedale.
Ero passata solo per cambiarmi.
Salve, dottore.
Buongiorno.
Scusi se l'ho disturbata, ma ci sono
novità sull'incidente in cui è coinvolta sua
moglie.
In che senso?
Ecco, pensiamo che non sia stato un semplice
incidente.
Cioè?
I freni della sua macchina sono stati tagliati.
Non è possibile.
Stiamo cercando di capire.
Ma a questo punto, ecco, come le dicevo
prima, non si è trattato di un semplice
incidente.
Ma è difficile.
Sua moglie prendeva abitualmente la sua macchina?
No, non abitualmente.
Quella sera ha deciso di venirmi a prendere
al lavoro.
Io non avevo terminato le mie attività.
Lei era stanca, ha deciso di non aspettarmi
ed è rientrata.
Tutto qui.
Allora la conclusione è una soltanto.
L'obiettivo era lei, dottor Buschi.
Ha molti nemici, dottore?
Molti, sì.
Come ogni uomo che ha un ruolo di
potere, immagino.
Sì, ma non parlo di semplici rivali.
Parlo proprio di qualcuno che le abbia dato
la sensazione di volerle fare del male.
Dottore.
Dottore.
Chiamate il dottor Ferraris, presto!
Oh, Dio mio!
Alberto.
Tua sorella si è sentita male.
Che è successo?
Una sincome.
È in pieno blocco atroventricolare.
Avvisa la Rinaldi, facciamo preparare sala 1.
La opero subito.
Come la operi subito?
Sì, ogni crisi è sempre più violenta.
La prossima potrebbe essere anche peggio.
Poi l'hai detto anche tu, no?
E Riccardo?
Il peacemaker è praticamente pronto.
Sei sicuro?
Sì.
No, no, ma non voglio aspettare di vederla
morire.
Mi dica se riconosce qualcuno tra queste foto.
Chi sono?
Hanno tutti partecipato ad una manifestazione non autorizzata
contro la chiusura dell'italferdi dal Masso.
Già una tira movimentata.
Ci sono stati degli scontri violenti contro la
polizia e ne abbiamo fermati parecchi.
Se, come dice lei, la persona che l
'ha minacciata fuori dall'ospedale di non operare
dal Masso potrebbe essere uno di loro.
C'è un'altra cosa che le devo
dire, Ispettore.
Nell'ultimo periodo ho ricevuto diversi biglietti anonimi.
Cosa c'era scritto?
Più o meno sempre la stessa cosa.
Ti avrei fatto una brutta fine se avessi
deciso di operarlo.
Continui, dottore.
Guardi le foto.
Eccola.
È lui.
Buongiorno a tutti.
Buongiorno.
L'ho tenuto acceso tutta la notte e
non si è mai bloccato.
La resta comunque un prototipo.
Sì, ma non è la cosa che mi
preoccupa.
Le traduzioni non sono ancora pronte.
Tu non conosci niente della tecnica.
Potrei aiutarla io, l'ho studiata.
Fausto, te l'ho già detto.
Con la mano in quelle condizioni non puoi
entrare in sala.
E Mosca?
Magari ti può assistere lui.
È fuori.
L'ispettore voleva parlargli, ma anche se fosse
qui non sarei tranquillo dopo quello che gli
è successo.
Allora rimanda.
Ha avuto una sincope dopo l'altra negli
ultimi giorni e la prossima potrebbe essere l
'ultima.
Non puoi affrontare un intervento in queste condizioni.
Sei praticamente solo.
Il dottor Ferraris non sarebbe solo.
Ci sarei anch'io.
La dottoressa Brunello l'ha vista in difficoltà.
E aveva ragione, ha bisogno di un aiuto.
Guardi, dopo quello che ha avuto, sinceramente non
mi sembra una buona idea.
Lei lo sa meglio di me quanto è
faticosa alla sala operatoria.
Ma io sono l'unico a conoscere veramente
quell'intervento.
Scusi, ma non voglio avere anche la sua
vita sulla coscienza.
Comunque, non sarei io ad operare.
Sarebbe lei.
La prego, professore.
Il dottor Ferraris ha ragione.
Suor Fiorenza, grazie.
Ho già preso una decisione.
Mi ascolti bene, Ferraris.
Se mi impedirà di aiutarla e davvero dovesse
succedere qualcosa a Luisa, allora sì che non
se lo perdonerebbe mai.
E non glielo perdonerei nemmeno io.
Sì?
Buongiorno, signorina Karen.
Sono il suor Fiorenza.
Sì, volevo avvertirla che il dottor Ferraris ha
deciso di operare sua sorella.
Prima elettrodo fissato.
Bene.
Pronto per il secondo?
Calma.
Ci sono.
Vago a traumatico 5.0. Bene.
Precisi di così non si può.
Ha avuto un ottimo maestro.
Spacchiamo il generatore.
Aspettate un attimo, qualcosa non va.
Che i battiti aumentano?
Che succede?
Calmati e controlla meglio.
Qui è tutto collegato.
Il cuore sta impazzendo.
Prendi il mio posto.
Forse il contatto è lento.
Brugola.
Ragazzi fate presto, se ne sta andando.
Perché non funziona?
Perché?
Lo stretto, diamone qualche secondo.
No, no, no.
Eccolo qui.
Scusate.
Grazie, grazie, grazie.
Grazie, grazie, grazie.
Riuscito.
Giulio Soleri, 34 anni.
Residente in via Crescentino, numero 12.
Coniugato, due figli.
Attualmente disoccupato.
Precedente lavoro, operaio siderurgico presso l'Italferra.
Di Gianni Dalmasso.
L'hai licenziato, vero?
Bastardo.
Moda di linguaggio qui dentro.
Posso sapere cosa vuole da me?
In che rapporti hai con il dottor Mosca?
Vuole sapere se l'ho minacciato.
Sì, l'ho fatto.
Ora che fa?
Mi arresta?
Per fortuna e per ora il dottor Mosca
non ha sporto denuncia.
Allora che altro vuole da me?
Dove erai ieri sera?
A casa, con la mia famiglia.
Tutta la sera?
Sono uscito dopo cena, verso il nove e
mezza.
Mi sono visto con alcuni amici.
Erei stato con loro fino a che ora?
Mezzanotte, più o meno.
Senta, se vuole do tutti i nomi così
può chiedere a loro.
Può andare.
E finisce così.
È appena iniziata.
Se tenga a disposizione.
Pronto?
Sì, un momento.
Dottor Alfieri?
La cercano al telefono.
Pronto.
Dottor Alfieri?
Mi scusi se la disturbo.
La chiamo dall'agenzia di traduzione.
È proprio sicuro che il nome sia Helmut
Becker?
Sì, perché?
Abbiamo chiamatola Humboldt Universität di Berlino.
E in effetti tra gli ex studenti risulta
un certo Helmut Becker, ma non è un
medico.
Scusi, in che senso?
Ha dato tutti gli esami.
Appena prima della tesi è sparito.
E io non posso richiedere il certificato di
laurea come lei mi ha chiesto, semplicemente perché
non l'ha mai preso.
Pronto?
È ancora in linea?
Sì, grazie mille.
È stato incredibile vedere tuo padre in sala.
È proprio la sua vita naturale.
Sì, però era tutta la sua vita.
Io mancavo a morire.
Lo capisco, anche io non potrei vivere senza.
Non finirò mai di ringraziarti per avermi aiutato.
Senti, ti chiederei di uscire, ma dopo l
'altra sera non so se è il caso.
Non lo so nemmeno io, sai?
Pensavo di piacerti.
È così.
Solo che c'è anche un'altra persona.
Fausto, certo.
Ecco perché mi odia.
Non stavate insieme?
Qualcosa del genere, ma alla fine ha scelto
un'altra ragazza.
E pensavo fosse tutto finito.
Però l'altra sera quando stavamo insieme non
so come spiegarti.
Mi stai usando per farlo ingelosire?
No, no, credimi, non è così.
Sono solo confusa.
Non mi va di dirti bugie.
Meglio che vada ora.
Ehi!
Uno sbirro mi ha riempito di domande.
Mi ha chiesto di Mosca, di Dalmasso, ma
che cazzo gli hai detto?
Io non ho detto niente.
Vuoi mi raccontare cazzate?
Te lo giuro, non ho detto niente.
Dimmi cosa gli hai detto.
Non ho detto niente.
Lascialo, chiamo la polizia.
Ma chi vuole questo?
Non lo so, un pazzo.
Pensavo l'avessi denunciato.
Se ci riprovo dovresti farlo veramente.
Non potrei mai.
Comunque, grazie.
Prego.
Battiti regolari e pressione buona.
Quindi procede bene.
Tu che ci fai ancora qui?
Non la lascio da sola questa notte.
Ma ci sono io, tanto rimango qui per
Anno.
O perché non vuoi tornare a casa.
Anche perché non voglio tornare a casa.
Come è andata con tua madre?
Non lo so, credo...
non è andata bene.
Devo ancora rendermene conto.
Però non ti preoccupare, tu hai avuto una
giornata molto pesante.
Grazie per aver parlato con Cesa.
Senza di lui...
è comunque in sala operatoria per un attimo
è stato come tornare indietro nel tempo.
È stato un attimo.
Era così preoccupata, perché non mi hai chiamato?
Ho dovuto chiedere la sua affiorenza per sapere
come era andata.
Scusa.
Scusate per le ragioni.
È che quando ho visto il cuore di
Luisa fermarsi sotto le mie mani ho preso
tanta paura.
Stai tranquillo, ne riparliamo un'altra volta quando
sarai meno stanco.
Ti vedi mangiare qualcosa?
Magari, ho una fame.
Ti scaldo un po' di pasta.
Chi ci ha
scritto?
È la convocazione del comune per le promesse
di matrimonio.
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