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Original subtitles

Che succede a tuo padre?

Non lo so, stavamo andando all'aeroporto e

gli si è bloccata la gamba, non riusciva

più a muoverla, poi la bocca, penso un

ictus, non lo so.

Va bene, stai tranquilla, ci pensiamo noi.

Si sposta signora.

Piano eh, piano.

Ok, vai.

Scusami, non dovevo chiamarti.

No, hai fatto benissimo.

Anzi, devi essere appiccicata.

Perché finché resterai a Torino puoi contare su

di me.

Grazie.

Adesso stai vicino a tua madre.

Mamma, mamma che è qua.

Grazie per avermi accompagnato, non mi andava di

tornarci da sola.

Com'è stato a madre?

È forte, ma non le piace venire qui.

E questi?

Cioccolatini, sono per Luisa, per scusarmi per la

figolaccia dell'altra volta.

Addirittura?

Tu scherzi, ma io volevo sotterrarmi.

Beh, sei nel posto giusto.

Senti mamma, Ghirino è restito da parte mia?

Non è da Ghirino, no.

Va bene.

Buongiorno.

Cercava qualcuno?

No, abito qua dietro, volevo soltanto sapere cosa

stavate facendo.

Stiamo lavorando, non si vede?

Ah sì, certo.

Soltanto curioso di sapere chi l'avesse comprato

tutto qua.

Mi ha detto lei che ha il tempo

per essere curioso.

Buona giornata.

Professor Corvara?

Sì.

Domenico Ceruti, quattro anni fa lei ha salvato

la vita mia moglie.

L'avevano dato tutti per spacciata la mia

betta, ma lei no, lei l'ha operata

lo stesso.

Io le sarò infinitamente grato, anzi, se c

'è qualcosa che posso fare per lei, conti

su di me.

Un piacere.

Grazie, vorrei buttonarsi.

E da quanto tempo sente questi dolori al

petto?

Un po'.

Riesce ad essere più precisa?

Giorni, mesi, anni?

Non glielo so proprio dire, ma stamattina mentre

tornavo dalla spesa con le buste, ci è

mancato poco che finivo per terra.

Va bene, allora facciamo un po' di esami.

Ma io devo tornare a casa, ho quattro

bambini.

Complimenti.

Quattro.

Però io non posso farla andare a casa

adesso.

Tra una volta deve chiedere al suo marito

di occuparsi dei suoi figli.

Purtroppo non c'è più, è morto quattro

anni fa.

Il più piccolo era appena nato.

Mi scusi, non lo sapevo, mi dispiace molto.

Che ci vuole fare?

È stata la volontà del signore.

Va bene, allora la faccio accompagnare da qualcuno.

Mi dica la verità, è grave?

Deve stare tranquilla.

La manderemo presso dai suoi figli.

Grazie.

Dottoressa, mi stava cercando?

Sì.

Si occupi della signora, analisi del sangue e

radiografia col barrio.

Certamente.

Ci sono quattro bambini che dipendono soltanto da

lei, quindi priorità assoluta.

Chiarissimo.

Ciao.

Ciao.

Ci siamo svegliati e non eri a casa?

Carlo voleva vedere il papà.

Hai tempo per un caffè?

No, no, mi dispiace, devo andare in reparto.

Ciao.

Ciao.

Sei ancora arrabbiato?

Ti ho chiesto scusa per Luisa?

No.

No, tranquilla.

È che devo proprio andare, mi dispiace.

Va bene.

Tanto anch'io fra un po' devo andare

a casa, ho un appuntamento.

Con chi?

Con Elvira, la moglie di Mosca, andiamo a

fare una passeggiata.

Sai quanto ti diverti tu oggi.

No, Carlo resta a casa, con la bambinaia.

Non ho capito scusa, con la bambinaia?

Non so ancora come si chiami, la porta

Elvira.

Dovevamo parlarne.

Di cosa?

Della bambinaia e del fatto di lasciarlo con

una sconosciuta che è troppo piccola, è una

cosa che a me non sta bene.

Allora potresti starci tu a casa con lui

qualche volta?

Magari, magari, ma lo sai che non posso.

Ma certo, magari anche io qualche volta ho

bisogno di prendere un po' d'aria.

Sì.

Sì, arrivo subito.

Senti, io devo andare.

Ecco qua, beva questo.

Che cos'è?

Bario, serve per il contrasto.

Non è buono come il caffè, però non

è neppure cattivo.

E per cortesia, l'aiuto è togliersi i

vestiti che devi rimanere a petto nudo.

Certamente.

Ma è proprio necessario?

Temo di sì.

Tutto bene.

Mio marito è l'unico che mi ha

vista senza vestiti.

Ci vorrà solo un attimo, vedrai il nostro

radiologo è velocissimo.

Le assicuro che non guarderò mai, aprirò gli

occhi solamente per metterla in posizione e per

schiacciare il tasto giusto.

Può andare?

E se non guardo proprio?

Allora signora, questa è la quarta e poi

abbiamo finito.

Serenella, controlli che sia centrata.

Sì, dottore.

Fortunata, sa?

Non è da tutti trovare un medico così

premuroso.

Fatto.

Adesso venga qua.

Allora le dica di non respirare e di

stare ferma.

Quando la vede più che immobile, spinga sulla

mia mano.

D'accordo.

Dovrebbe cercare di non respirare e rimanere il

più ferma possibile.

Abbiamo finito può rivestirsi.

Abbiamo finito.

Scusi, scusi.

Ecco lei.

Non lo so, alla fine è stato così

premuroso, così paziente.

Niente, è proprio speciale.

Chi c'è?

Chi c'è?

Ti brillano gli occhi quando parli di lui,

ci dobbiamo preoccupare?

No.

No, vabbè, ammetto che un pochino potrebbe piacermi.

Un pochino?

Un pochino.

Però io ti capisco perché è così affascinante.

Ma a lui gli piace?

No, non lo so, non credo.

Lui è così, è gentile con tutti.

Ma scusa, allora faglielo capire a te che

ti interessa, no?

Ma sei impazzita?

No, no, al massimo se proprio dovrebbe essere

l'uomo che fa la prima mossa.

Se proprio.

Buongiorno ragazze.

Buongiorno.

Che si dice?

Parlavamo delle doti di suo cugino.

Spero non delle doti nascoste, anche perché...

Oh, ma c'è il caffè pronto?

Posso?

Tu sei proprio sicuro che siete parenti, sì?

Ma perché, che ho detto?

Ancora grazie.

Non sa quanto li ho apprezzati.

Era tanto che qualcuno non mi trattava come

un essere umano.

No, non dica così.

Purtroppo è vero.

Peggio che mi ci sono anche abituata.

Mi scusi, ora torno a letto, mi gira

tutto.

L'accompagno?

No, no, vado da sola, grazie.

E giuro che non ci salgo più in

terrazza.

Com'è andata?

Era contenta.

Anche se non l'ho vista benissimo.

Avete capito cosa?

La saturazione è 89,90 e l'ematocrito

è tornato a 50.

Ottimo.

Quindi posso tornare a casa?

Tra un paio di giorni.

Scusate, devo prendergli la pressione, ma posso anche

tornare dopo?

Fai pure.

Ma intanto noi vediamo la ferita, Fausto.

Ti amo, Fausto.

Ti amerò per sempre.

Fausto, mi hai sentito?

Fausto, mi hai sentito?

Sì.

Guardiamo la ferita.

Cosa stai facendo?

Dall'altra parte.

Sì, scusi.

Fausto.

Fausto.

Si può sapere che cosa hai?

E non dirmi che non hai niente perché

ti conosco troppo bene.

Non mi dirai che lei è il problema.

Forse è meglio che la figlia a qualcun

altro.

Sei tu il mio braccio destro, chi ti

vorrei affidare?

Non posso spiegarglielo, ma mi credo non ce

la faccio proprio.

Senti, abbiamo tutti dei problemi, ma i problemi

personali non si possono portare sul lavoro.

È difficile, lo so, credimi, lo so bene.

Ma devi riuscirci.

E comunque, se le cose stanno così, pensaci

molto bene prima di sposarti.

Alberto.

Perché non mi hai detto che il pacemaker

è per Luisa?

Allora, circuito elettrico e batteria.

È semplicissimo.

Sì, ma di fatto il problema non è

il contenuto, ma l'involucro.

Può essere permeabile ai liquidi.

E di quanti casi parliamo?

Anche uno su un milione sarebbe troppo.

Ho fatto troppi errori con mia sorella, non

posso permettermi di correre altri rischi.

Capisco.

Non vi ho sentito parlare così tanto.

Tanto di tua sorella che pensavo fosse una

specie di mostro.

Ma ha fatto comunque qualcosa di molto grande.

Non c'è dubbio.

Ma il paradosso è che, anche se in

modo sbagliato, stava solo cercando di proteggere il

suo figlio, che è tutto il contrario di

una cattiva mamma.

Quando iniziamo?

Anche subito, se vuoi.

Bene.

Ovviamente lavoreremo di notte, quando la fabbrica è

ufficialmente chiusa.

E con tuo padre?

Con mio padre?

Staremo contenti.

Se mi scopre, non me lo pertenerebbe mai.

Ed era per questo che non volevo che

mi aiutassi.

Delia non doveva dirti niente.

Delia ha fatto bene a dirmelo.

E poi è più forte di lei.

Non ce la fa non volerti bene.

È che non sono tranquilla.

È la prima volta che lascio Carlo da

solo.

Ma non è solo.

È con quell'angelo che ha cresciuto le

mie figlie.

Io non so come avrei fatto senza Orietta.

Pensa che ho dovuto fare una litigata con

Alberto.

Non ne voleva sapere di prendere una bambinaia.

Dai che ti porto nell'atelier più chic

di Torino.

Come lo vuoi l'abito?

Vorrei qualcosa di semplice.

Non mi piacciono i vestiti troppo grandi.

Allora avresti odiato il mio.

Sembrava una principessa.

Sarei stata bellissima.

Da quanto è che siete sposati?

Dodici anni.

Ma mi sembra ieri.

A Enrico credo un'eternità.

Ormai litighiamo e basta.

Non torna nemmeno a casa a dormire.

Torna solo per i cambi.

Dice che sta in ospedale ma io non

gli credo.

Ho sentito il rullio diastolico e ha il

tipico soffio dell'astenosi.

Le immagini lo confermano.

Guarda come è curvato l'esofago.

Sicuramente una dilatazione dell'atrio sinistro.

Va operata anche in fretta.

Però c'è qualcosa che non mi convince.

Cosa?

Che non ha avuto delle malattie reumatiche.

Né una tonsillite, né una febbre, niente.

Forse non se n'è mai accorto.

Sì, può succedere.

Però sarei più tranquilla se tutto coincidesse con

il quadro clinico.

Vediamo i risultati dell'ecossonografo.

Sentirò Cesare.

Forse ha ragione lui.

Tra poco non servirò più a niente qua

dentro.

Scusate.

Dottore, dall'obitorio mi chiedono se l'esercitazione

è finita.

Devono portare via la salma.

Se ne occupa il Fieri?

È in saloperatoria.

Arrivo.

Grazie.

Tra le altre cose Riccardo ha deciso di

aiutarmi col pacemaker.

E questo è tutto merito tuo.

Hai visto?

Per fortuna che ci sei.

Proprio te cercavo.

Per fare cosa?

C'ho un cuore da espiantare in obitorio.

L'ho messo sotto formaldeide.

È un lavoro di precisione, ho bisogno di

te.

Ma lo fa Fausto di solito?

Sì, ma ora è in saloperatorio.

E io devo andare in corsia.

La sua la ti aspetterà.

Anzi, dobbiamo sbrigarci, altrimenti ci portano via la

salma.

Mi raccomando, la ortova sezionata dal tronco, bracchio

cefalico, fino a dopo la suclavia.

È tutto chiaro?

Io torno su.

Non sono capace.

No, non l'hai mai fatto, è diverso.

Ma sei pronta per provare?

Sì, l'ho vista.

No, quella struttura perfetta non l'ho fatta,

io l'ho fatta a Helmut.

Helmut?

Lavora qui come ragazzo delle pulizie, ma in

realtà è un medico, scappato da Berlino Est.

Cioè tu ti sei preso tutti i vantaggi

e tutti i meriti senza aver fatto niente?

No, sulla teoria sono pronta.

Mi manca solo un po' di pratica.

Mi hai mentito.

Anche tu sia per questo.

Dottore, la stanno cercando tutti, il professore, la

dottoressa, Sonya Radiologia.

Helmut, conosci un certo Helmut, pare faccia le

pulizie in questo ospedale.

Sì, è nuovo, ma se le interessa posso

informarmi dei suoi turni.

Sì, mi interessa.

N'è proprio convinto?

Direi di sì.

Ma anche nella sua diagnosi c'è qualcosa

che non mi convince.

Eccomi.

Cosa succede?

Parliamo della paziente con la stenosi.

Sì, sarei più prudente con la diagnosi.

Il professore ha dato un'altra versione.

Posso capire.

È molto semplice.

La palvola funziona bene e qui si vede

chiaramente.

Va bene, quindi di che si tratta?

In questa zona c'è un forte rallentamento.

Potrebbe essere una massa, forse un trombo.

Ma la dottoressa non è d'accordo.

No, io dico soltanto che se fosse così

la paziente avrebbe riportato degli episodi embolici, periferici

e nell'anamnesi non ci sono.

Il tracciato parla chiaro?

Non direi chiaro.

È detto che potrebbe essere una massa, non

è così chiaro.

Va bene, basta così.

Sarà il dottor Ferraris a metterci le mani,

perciò vorrei sapere anche il suo di parere.

Io sono d'accordo con la dottoressa.

Visto il quadro clinico della paziente escluderei un

trombo, interverrò pensando a una stenosi e poi

vediamo che succede.

Bene.

Alberto.

C'è chi?

Davvero pensi che abbia ragione io?

Sì, certo, è vero.

Per me sei insostituibile.

Ciao.

Ciao.

Dottore?

Ti ricordi dell'ispettore Giraudo?

Certo.

Buongiorno.

Buongiorno.

Io dovrei andare.

Beh, cosa ci fai qui?

Potrei dirti che non mi sento molto bene.

In verità volevo invitarti a cena stasera.

Ho provato a chiamarti ma eri sempre occupata.

Coincidenza, ha voluto che mi trovassi proprio qui

per il lavoro e quindi sono passato.

Mi dispiace, solo che questa sera io accompagno

mia madre a teatro e...

Allora mi prenoto per domani.

Sai, incalzare è fondamentale.

È così che costingo la gente a confessare.

Va bene, allora confesso.

La mia è una situazione un po' complicata.

Beh, l'importante è che non hai fede

o l'hai persa.

No, non l'ho persa però l'ho

portata.

Sono stata sposata fino a poco fa.

E ora non lo sei più.

Quindi il mio invito è ancora valido.

Passo a prenderti le mani.

Avanti.

Disturbo?

Sì, un po' sì.

Sempre di ottimo umore, eh.

Guarda, ti rubo soltanto un minuto.

Dimmi.

Tu hai presente mio cugino, no?

Quello bello e bravo?

Bello mi sembra un giudizio un po' sovradimensionato.

Comunque, tanto per capire una cosa.

Che tipo di contratto gli hai fatto?

Cioè, una cosa di passaggio, transitore, no?

Breve?

Assunto tempo indeterminato.

Ma ti assicuro, se avessi saputo che diventavo

lo scudiero di Corvara, non l'avrei mai

assunto.

Mi bastava la sua ora.

Appunto, ma non c'è un modo per

liberarcene, per disfarcene?

Purtroppo per te ti amo di no.

E anche molto bravo.

Chiudi la porta.

Ma tu non è così bravo comunque.

Che fai?

Ti spogli?

Mi cambio.

Ma perché?

Ti hanno tagliato l'acqua a casa?

No, è qualche notte che dormo qui.

Ah, pagata.

Ma cosa dici?

Per evitare l'ira.

È pazza di gelosia.

Non lo sopporto più.

Amico mio, non vorrei essere nei tuoi panni.

Dici?

Per quanto sta camicia non è male, sai?

Dottore, ma credevo avessi smontato già.

Finisco di mangiare e me ne vado.

Ho saltato il pranzo e stavo morendo di

fame.

Ma io se mangio prima di cena poi

non riesco più a toccare cibo.

Ma questa è la mia cena.

Non ho mai il tempo per andare a

fare la spesa.

E comunque in cucina sono un negato.

Beh, io invece, senza peccare di falsa modestia,

devo dire che sono molto brava.

Anzi, sono bravissima.

Ieri ho comprato lo zafferano, stavo pensando di

farmi un risotto.

Buono.

Le piace il risotto alla milanese?

Mi fai impazzire.

Posso chiederle una cosa?

Volevo chiederle di Ferruccio.

Non mi va di parlarne.

Capisco, capisco.

E comunque è chiaro che tra voi non

c'è stato solamente un problema professionale.

Professionale.

Gliel'ha detto lui?

No.

Siamo stati insieme.

Ma...

è finita male.

Anzi, malissimo.

Mi dispiace.

Non mi dispiace che quello riesce a rovinare

tutto anche quando non c'è.

Ciao.

Ciao.

Come è andato oggi?

Mi sento sempre un po' agitata.

Non faccio altro che ripensare alla scena che

ho fatto davanti a Mario.

E non dovevo chiederti di vederlo.

Non stai scherzando.

È comunque tuo figlio.

Come sta?

Bene.

Davvero bene.

Ora però non ci pensare.

E cerca di tenere a bada pensieri ed

emozioni.

Forse è facile.

Mi insegni tu?

No, io non sono molto bravo in questo.

Cosa sono questi?

Sono cioccolatini.

Me li ha portati Riccardo.

Voleva scusarsi di avermi trattato come una matta,

lui.

Ne vuoi uno?

No, grazie.

E tu perché non li mangi?

Voglio farli durare il più lungo possibile.

Prego.

E' stato davvero accettato.

Non ci penso.

Mosca non si è mai fatto scrupoli, ma

addirittura una clinica tutta sua.

Devi denunciare tutto.

Prima ho bisogno di prove.

C'è il volettario.

La lista di tutta quell'attrezzatura ospedaliera.

Non basta?

Grazie, Carmela.

Mosca è un ladro, ma non è uno

stupido.

Il volettario è anonimo.

Il suo nome non risulta da nessuna parte.

E poi perché fare una cosa del genere,

adesso che è tutto?

Sempre stato così ambizioso.

Ambizioso, ma non avido.

Non lo so, c'è qualcosa che non

torna.

Tra quanto sarà pronta questa clinica?

Meno di un mese.

Conto su di lei per riempirlo di pazienti.

Non è così semplice.

Nemmeno così difficile.

Rivisita, fa la diagnosi e li manda ad

operarsi, va bene?

E perché dovrebbero scegliere lei invece che farsi

operare dai chirurghi del mio reparto o da

un'altra clinica?

Perché starò io ad operare il cavaliere del

masso.

E basta?

In teoria sì.

Ma in pratica serve tempo per far girare

un nome.

Tempo io non ne ho.

Che succede dottore?

È nei guai?

No, tutt'altro.

Sta per cominciare il periodo più bello della

mia vita.

E se lei mi aiuta anche la sua

vita sarà migliore.

Ha detto che è stato buonissimo.

Ha dormito quasi sempre, ombretta è fantastica.

E mi dispiace dirtelo ma avevo ragione io.

Sei tu che ti preoccupi sempre troppo.

Ma Carlo deve mangiare.

Che ti ne pare?

Ma qual è il vestito della sposa?

Che c'è?

Non ti piace?

No, stai benissimo che c'entra.

E che porta sfortuna farlo vedere al promesso

sposo.

Io non credo queste cose.

La mia fortuna?

Sei tu.

E anche tu.

Ma sono tutta nuova.

E così mi hai usata.

Sì, ti ho usata.

Ma ti giuro che ti ci porto davvero

al teatro una di queste sere.

Che mi importa del teatro?

Non è quello.

Lo so, lo so.

È che non credo di essere pronta ad

uscire con un uomo.

Posso almeno sapere come si chiama questo poveretto?

Sì, si chiama Marcello, è l'ispettore di

polizia.

L'ho conosciuto quando è nata Anna.

Lì stava da un ragazzo al padre che

è un delinquente violento.

E com'è lui, l'ispettore, dico?

È simpatico.

Sì, è anche molto in gamba.

Ed è stato anche molto comprensivo.

In che senso?

Beh, mi ha aiutato a proteggere Anna.

Non è stato facile da convincere ma alla

fine mi ha dato ragione.

Meglio in un orfanotrofe che con un padre

come quello.

Speriamo che trovi presto una famiglia che si

occupi di lei.

Di solito quando sono così piccoli trovano subito

chi li adotta.

Che ne sai?

Mah, si sa.

A proposito, come sta la piccola?

Dicono bene ma...

Io ho la sensazione che non sia così.

Anna, Anna.

No, no, no.

No, no, no.

Non fare così, non fare così.

Anna.

Ma perché non c'è nessuno qua?

Non ha sentito che piange?

Per stare dietro a tutti quelli che piangono

dovremmo essere certo.

Anna.

Ma non vede che le manca il fiato?

Ad un certo punto non respirava più.

Si chiamano spasmi affettivi.

Si uccide spesso nei momenti abbandonati.

È tutto normale, mi creda.

È bluastra in volto.

Ascolti, noi apprezziamo moltissimo quello che ha fatto.

Davvero?

Però adesso deve prendere un po' di distacco

da questa situazione.

A meno che non voglia adottarla.

Io?

No, veramente no.

Ecco, appunto.

Visto che non ne ha nessuna intenzione, la

smetta di venire qui.

Lo dico per il bene di Anna e

anche per il suo.

Scusa, fammi capire bene.

Cioè Serenella aspettava un bambino da te?

Si.

E poi che è successo?

E poi è successo che fortunatamente non c

'è stato bisogno dell'intervento perché lei lo

ha perso spontaneamente.

Fortunatamente?

Eh si.

E te l'hai capito?

Sono neppure lentito.

Abbiamo avuto qualche piccolo screzzo professionale.

Ma va, va.

Ma lo vedi perché io non ti dico

mai niente?

Perché?

Perché tu parti subito con questo tono da

prete sermonante che giudica tutti i dati d

'altare.

Ma io non giudico nessuno.

Giudici tu.

Non giudico nessuno.

Mi dispiace solamente per Serenella.

Ma che ti dispiace?

Mi dispiace anche per Serenella.

Non c'è tempo da perdere.

Hai ragione lui.

Come si sente?

Pronta?

È la paziente più serena che abbia mai

visto.

Se ti affidi a Dio non puoi avere

paura perché qualsiasi cosa sceglierà per te è

quella giusta.

Beh, vorrei che fosse così davvero.

Ma è così.

Dottoressa, la sala è pronta.

Dobbiamo andare, signora.

Andrà tutto bene.

Grazie.

E se non

fosse una stenosi?

No.

L'hai sentito?

Sì.

Però ho paura lo stesso.

Non posso pensare ad altri quattro bambini soli

al mondo.

Andrà tutto bene, Dalia.

Prendi la luce.

Sì, dottore.

Che succede?

La valvola è a posto ma sento qualcosa

di gelatinoso.

Di l'exoma.

Aveva ragione tuo padre.

Sai che novità?

La macchina cuore-polmone.

La stanno salvando in sala 2.

Doveva essere una stenosi, non serve la check.

In un'altra sala invece ne avevano bisogno.

Beh, dovevi chiedermelo.

Ma come poteva saperlo?

Grazie alla pressione sta scendendo qua.

Che facciamo?

Lo asportiamo lo stesso.

Non sono più tanto sicuro che sia una

buona idea.

Ma hai detto che serve una prova, no?

Sì, ma ho incontrato il capocantiere.

Non ci farà mai entrare.

Ti ho già detto che non c'è

nessun problema.

Lascia fare a me.

Ricordami solo come si chiama il tuo ex

paziente che lavora qui.

Cerutti?

No, lui è soltanto il marito della donna

che ha operato.

Chiunque sia una persona davvero adorabile?

Tu cosa ne sai?

E questo

è l'ultimo apparecchio arrivato.

La matrice la trova lì sul fianco.

Abbiamo quasi finito il rullino.

Può bastare, no?

Sì.

Grazie di tutto.

No, professore, così mi offende.

Se io dovessi ripagarla di tutto quello che

lei ha fatto per me...

Hanno finito pausa pranzo, stanno arrivando.

Allora, grazie.

Da retro, di qua.

Presto.

Da retro.

Grazie.

Tieni più aperto.

Sì, dottore.

Sei sicuro?

Un'escessione in queste condizioni è pericolosa?

Grazie, se non avete altre idee è meglio

stare zitti.

Visto?

Ci siamo quasi.

Adesso è quella massa.

Ci siamo quasi, eh?

Cristo, si è rotto l'auricola.

L'hanno già stato, presto.

Se ne va giù...

Serve altro plasma.

Gabriella, serve altro sangue, gruppo B.

Sbrigati.

Quando...

si è rotta.

No, sono le ultime queste di gruppo B.

E adesso?

Intanto puliamo.

Ecco, così quasi ci siamo.

Chi è stato?

Io.

No, no, no, no, non è vero, sono

stato io.

È stato un incidente, sono inciampato.

Ho sempre pensato che fossi un incapace.

Bene, continuate a pulire, sistemate tutto e inizia

a trovarti un nuovo lavoro.

Dottore, sono rimaste solo queste tre.

Quelle non bastano, ne servono almeno quattro.

Dovrebbe essere molto forte.

O molto fortunata, il gruppo B è piuttosto

raro.

Ci penso io al sangue, resistete.

Solo gruppo B, mi raccomando.

In sala 1, subito.

Su, grazie.

Molto forte o molto fortunata, la pressione sta

risalendo.

Beh, direi che ce l'abbiamo fatta.

Grazie che sei venuto a prendermi.

Te l'ho detto, sei di strada.

Andiamo?

Guarda, oggi sono nero.

Quello a Sonza di Mosca sta cercando di

cacciarmi.

Potete aiutarmi?

In qualche modo lo stiamo già facendo.

Cioè?

Sta lì che ti spiego.

E magari sarai anche tu a dare una

mano a noi.

Sì.

Sono stata veramente una stupida.

Dovevo fidarmi di Cesare.

Ma non avevi neanche tutti i torti.

Non ero un tromba.

Nessuno poteva immaginare un tumore.

Cesare l'aveva visto.

Ti ho fatto anche sbagliare.

E per poco quella poveretta non ci rimetteva

la pelle.

Bella, ascolta, lo vuoi capire che se ce

l'ha fatta è merito tuo?

Che se tu non avessi trovato il sangue...

Smettila, smettila.

Smettila.

Smettila di fare così, di parlarmi così, di

starmi così vicino, di guardarmi in questo modo,

io non ce la faccio.

È molto faticoso per me.

Scusami.

Dottore, il ragazzo di cui mi ha chiesto

oggi ritorna in obbitorio.

Bene.

Grazie.

Tu devi essere Helmut.

Stavo...

Stavo...

rimettendo a posto.

Non serve che ti nascondi, so benissimo che

sei un medico.

Prego, non mi licenzi.

Giuro che non lo farò mai più.

Davvero, mai più.

Sarebbe un peccato, sei troppo bravo.

Anzi, piuttosto, qui in obbitorio ci sono un

bel po' di cose da fare, potresti darci

una mano.

Ma alla luce del sole, senza nasconderti.

Dici sul serio?

Sì, dico sul serio.

Domani portami i documenti, vedrò quello che posso

fare.

Ecco, il...

il problema è che purtroppo non ce li

ho.

Ho avuto un'occasione e l'ho...

l'ho presa al volo.

Sono partito senza niente.

Le cose sono un po' più complicate.

Ma ho un modo per pagarti, vedrai che

lo troveremo.

Grazie.

Hai svegliato a porta?

No, cercavo proprio te.

Che fai?

Che stai mutande?

Affidati, è meglio così.

Se preferisci ti aspetto fuori.

No, no, dimmi, ti sento.

Volevo dirti che mi spiace perderti come tutor.

L'hai detto veramente?

Sì.

Perché?

No, così.

No, perché dovrebbe succedere.

Adesso che Alberto sa che quella struttura non

l'ho fatta io, perderò il diritto al

trattamento speciale.

Dice comunque che sei una spanna sopra gli

altri tirocinanti e che per questo continuerai a

lavorare in reparto.

Accanto a me.

È davvero una bella notizia.

Bellissimo.

Virginia!

Virginia!

Ma l'hai detto tu al dottor Ferrari

se sono un medico, vero?

Non avrei dovuto lo so.

Però non è giusto che un medico così

bravo passi la giornata a pulire i bagni.

Grazie.

Virginia, grazie infinite.

Fausto!

Ciao.

Non pensavo che saresti riuscito a passare.

Che bella sorpresa.

Che c'è?

Rosa...

Forse è meglio se esci.

Ma è successo qualcosa in ospedale?

No.

Forse sì, non lo so.

Che hai?

Mi fai preoccupare?

Sei strano in questo periodo.

È lei, vero?

Mi dispiace.

Che ci ho provato, ma...

Ho sempre saputo che eri innamorato di lei.

Però ero convinta che sarei riuscito a fartela

dimenticare.

Scusa il ritardo.

Sì, lo so.

Stavi per chiamarmi e dirmi che avevi cambiato

l'idea.

Sì, in effetti sì.

Ho chiamato, ma...

Ma non l'hai trovata.

Sono sceso a posta prima.

Così se ci ripensavi.

E questa meraviglia?

Questa meraviglia me l'ha prestata un mio

amico.

Va bene.

Dove mi porti?

Dove mi porti tu?

No.

No, no.

No, no, veramente.

Non lo so fare, non l'ho mai

fatto.

Veramente.

Vabbè, impari.

No.

No.

Non ci penso nemmeno.

Ho paura.

Anch'io ho paura.

E questa è una cosa bella, no?

Avanti.

Dai, vieni.

Su.

Va bene.

Allora.

Insegnami.

Pensione, alzare la tua mano.

Va bene?

Capito, no?

Sì.

Pronta?

No.

Quando sono pronte le foto?

Mi hanno detto una settimana.

Grazie.

Non so come farei senza di te.

Sicuro di stare bene?

Sì.

Non è da te fare lo svenibile.

Ma la verità, quando sono tornato a Torino

non ho più la mia rabbia.

Invece ora...

Cosa?

Mi sento vivo.

Mi sei mancata.

Non voglio che roviniamo tutto proprio adesso.

Dove vai?

A casa.

È meglio così.

Ci sentiamo domani.

Che prima mi sposi e poi gli avviare

il fatto.

È inutile.

Tu mi guardi con gli occhi da facciamo

tutto.

Io donna onesta sono.

È inutile che fai.

Io comunque...

Mi casco il costello.

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