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Con che coraggio si presenta qui?
Sa le macchine.
Cosa vuoi?
Che cosa stai facendo davvero?
Non sei nelle condizioni di poter viaggiare fino
a Parigi.
Senti, lascia che sia io a pararti.
Fammi portare a termine quello che ha iniziato.
Così etti liberi di me per sempre?
Lasciamo le questioni private fuori da questo argomento.
Non è solo l'amore per Delia.
Sono le bugie che mi hai detto, la
mancanza di coraggio.
Sei stato un figlio per me.
Non posso perdonarti.
Guarda, io ce ne non so, vorrei fargli
male.
Stai scherzando?
Operi a cuore aperto e non riesci a
cambiare un panolino?
Sì, ma con lui è diverso.
Odio l'idea che possa sentire il dolore.
Anche io, però in questo caso è solo
un panolino.
Quindi magari adesso ci riprovi e lo facciamo
insieme.
Aspetti, dottore l'aiuto.
Grazie.
Il pediatra l'aspetta per le visite, signora
Larson.
Che visite?
C'è qualcosa che non va?
Sono solo i controlli di uscita, stai tranquillo.
Un'ora al massimo e saranno pronti per
tornare a casa.
Non ti preoccupare, noi due ci prendiamo un
bel taxi.
No, non esiste.
Già non ci sono stati al parto.
Ci sono io.
Ciao mamma.
Non ho chiuso occhio stanotte.
C'è un po' di caffè se vuoi.
Tieni.
Mi lamentavo sempre di tuo padre.
E adesso mi manca tutto di lui.
Anche la sua malattia.
Ma io non potevo più vederlo soffrire.
Faceva troppo male.
Lui stravedeva per te.
Guai a chi ti toccava.
Lo so.
Com'è diventare genitori?
In che senso?
Come ti cambia la vita?
Oh beh, semplicemente viene sconvolta.
Le priorità sono capovolte.
I tuoi bisogni sono azzerati.
Esiste tuo figlio, ne basta.
È un amore molto speciale.
È più forte di tutto.
Ti va di parlarne?
Di cosa?
Di Alberto.
Del fatto che è diventato padre.
No, per niente.
Ma tu hai bisogno di parlarne.
Non puoi tenerti sempre tutto dentro.
Cosa ti devo dire?
Che mi fa male anche solo l'idea?
Sì, mi fa malissimo.
Che vorrei essere io la madre di suo
figlio.
È vero anche questo.
Però non è così, non posso farci niente.
L'unica cosa che posso fare, anzi, l
'unica cosa che devo fare è dimenticarlo.
Questa volta per davvero non sarà facile, ma
devo riuscirci.
Scusa mamma, devo stare zitta.
Vado io.
Pronto?
Dottoressa, scusi se la disturbo a casa, ma...
il dottor Mosca ha firmato per la dimissione
di Anna e mi ha detto di avvisare
l'orfanotrofio.
Però la piccola è una sua paziente e
quindi...
Ha fatto benissimo.
Grazie, arrivo.
Non ho capito perché ci hai fatto venire,
di cosa devi parlarci?
Le bambine.
Ci ho pensato tanto, non voglio che vadano
a studiare in collegio.
Ormai è deciso, partono domani.
Domani, infatti.
Perciò abbiamo ancora tempo per parlarne, no?
Mi permetto di farti notare che tu vuoi
parlare di qualcosa che nemmeno conosci.
Io non ho mai capito bene dove e
come sei cresciuto tu.
Ma una cosa è certa, le mie nepote
riceveranno la stessa educazione che hanno avuto tutti
i Debellis e che solo quel collegio può
garantire.
Conosco meglio di te le nostre bambine.
So che non sono ancora pronte.
La più piccola, ad esempio, dorme ancora con
noi nel lettone.
Ha ragione di più per mandarla in collegio.
Lì sarà costretta a diventare indipendente.
A che prezzo?
Lo hai mai detto a tuo padre che
piangeva ogni notte?
Che passavi le giornate affacciata alla finestra pregando
perché tornassero a prenderti?
Glielo hai mai detto?
Caro, ero piccola.
Facevo i capricci.
In realtà quella è stata un'esperienza che
mi ha insegnato a diventare più forte.
E senza cuore.
Come tutti i Debellis.
Basta così, abbiamo perso fin troppo tempo.
Le bambine partono domani.
Punto.
Se vuoi accompagnarle, bene.
Se no, le accompagnerà l'autista.
Vira.
Andiamo.
Non è come dici tu.
Ma continua a non capirlo.
Non dovevate, è bellissimo.
Davvero.
C'è anche questo.
Questo è fondamentale per affrontare le crisi in
galera.
Esagerate.
Al momento, a me sembra tutto bellissimo.
Aspetta che vedrai.
Hai finito di ballare.
Alberto.
Devi convincere Mosca a ritirare la dimissione di
Anna.
Sì.
Dammi un secondo che esco.
E ne parliamo con calma.
No, non dobbiamo parlarne, devi farlo.
Che a me non dovrebbe retta.
Non possiamo trattenerla, sta bene.
E se il difetto interiore della madre fosse
hereditario?
Abbiamo fatto tutti gli esami di routine negativi.
Sì, ma forse li abbiamo fatti troppo in
anticipo.
È nata prematura.
Due settimane.
Sì.
È rilevante.
Oggi l'hanno anche tolta dall'incubatrice.
Prego.
Io ero qui per la lista degli interventi.
Ci pensi tu, per favore?
Certo, certo.
Grazie.
È qui?
È pronta?
Stavamo lavorando.
Ho visto.
Ma era soltanto per provare un attimo il
giradischi.
A me cosa mi interessa di quello che
fai tu?
Buongiorno.
Sono arrivati quelli dello suonotrofio.
La porto giù.
Le dispiace se la faccio io?
No, certo, lo sentiremo.
Grazie.
La capisco che sia affezionata.
È così piccolo.
Avete una copertina?
Sì, certo.
Anche se le assicuro che fuori fa abbastanza
caldo.
Eccola.
Siamo abituati a prenderci cura di bimbi così
piccoli.
Starà bene.
Non credo che la madre intendesse questo quando
mi ha chiesto di occuparmi di lei.
Dottoressa, ha fatto il possibile.
E mi creda è in ottime mani.
Grazie.
Ciao, Anna.
Arrivederci.
Arrivederci.
Sì, sì, sì, va bene.
L'avverto subito, grazie.
D'accordo.
Dottoressa!
Ha visto il dottor Ferraris?
Sì, ma è andata a casa.
I carini del suo figlio sono stati rimessi.
E adesso come faccio?
Che succede?
Che sintomi ha avuto?
Sudorazione, dispnea e poi è svenuta.
Una sincope, insomma.
È successo altre volte?
Sì, mi ero accorta che ultimamente qualcosa non
andava.
Ma pensavamo fossero crisi d'ansia.
Dove è Alberto?
Perché non è venuto?
Sta accompagnando Karen e il bambino a casa.
Come sta il bambino?
Ma chi sono il?
Il battito è molto irregolare.
Non mi piace per niente.
Certo, non male.
Sei passata dallo svenere alla vista del sangue
al desiderio irrefrenabile di fiondarti in ubbitorio.
Avete cominciato con le suture?
Forse oggi.
E sono preparatissima.
In teoria.
Papà, possiamo aspettare un attimo?
È più grave di quanto pensassi.
Io non so come farai tu a vedere
Dario tutti i giorni.
Al posto tuo mi verrebbe un ulcere.
Viste le dimensioni dell'ecosonografo, penso che questa
stanza andrà bene.
Perdoni il disordine, ma fino a ieri questa
era il magazzino di radiologia.
Andrà benissimo.
Io invece dove mi sistemo?
Purtroppo questo sarà anche il suo studio.
Sono mortificato, ma al momento non ho altre
soluzioni disponibili.
Tra l'altro il consiglio non mi ha
ancora dato l'autorizzazione ufficiale.
No, no, no, andrà benissimo.
Sono felice di non togliere spazio ai pazienti,
loro vengono prima di tutto.
Solo se c'è amore per l'uomo,
ci sarà anche amore per la scienza.
Ippocrate, i precetti?
Ah, se lo ricorda ancora.
Va bene signora, grazie.
Arrivederci.
Arrivederci.
Siamo tornati.
La signora di sotto ha detto che è
stato bravissimo.
Non avevo dubbi.
Guarda che mica morde.
Vieni qui.
Ehi, vai.
Adesso facciamo le presentazioni ufficiali.
Mario, Carlo.
Carlo, il tuo cuginone.
Vuoi prenderlo in braccio?
Ma è piccolissimo, è leggerissimo.
Hai visto?
E non sa fare niente, dovrai insegnargli tutto.
Io?
Io avrò da fare con le pappe, i
pannolini, sarai tu a insegnargli ogni cosa.
Davvero?
Vedrai, ci divertiremo un sacco.
Ciao.
Una sati a rotelle, grazie.
Li tirerai per ventiquattro ore.
Fanno male?
False dettagità?
No, tranquilla.
Servono soltanto a monitorare il battito per un
tempo più lungo.
Deve essere stata molto dura.
Nessuno può immaginare quanto.
No, hai ragione, nessuno.
Se hai bisogno di qualcosa fammi chiamare.
Puoi tenermi qui il più a lungo possibile.
Non ce la faccio più a stare chiusa
là dentro.
E con gli elettroshock poi dopo...
Io ho dolore dappertutto.
Alla testa, le ossa, il petto.
Per favore.
Sai, l'unica cosa buona di questo periodo
è che io ho capito tante cose.
Anche su di te.
Ti ho sempre visto come un nemico e
invece su quella terrazza dove hai cercato di
aiutarmi io me lo ricordo.
Senza molto successo, mi pare.
Sì, ma se io ti avessi ascoltato non
avrei perso una figlia.
Non hai perso tuo figlio.
Non per sempre.
Nove mesi lontano da lui sono tanti.
Quando ami qualcuno non vorresti rinunciarci neanche per
un giorno.
Vado a parlare con suor Fiorenza, torno più
tardi.
Ti ha addormentato?
Da un bambino bellissimo.
Tu sei un po' il tipico padre italiano.
No, no, tipico padre italiano no.
È oggettivamente un bambino bellissimo.
Scusa.
Sei pronto?
Suor Fiorenza.
Davvero?
Va bene.
Sì, arrivo subito.
A ricovere mia sorella non mi dici niente?
Eri con Karen, con il bambino, non volevo
disturbarti.
Ma avresti dovuto farlo.
Pensavo di farti un favore.
Lo so, hai ragione, scusa, è che la
nostra situazione è complicata, lo sai.
Lo so.
Però non sta bene, non potevo lasciarla lì.
Cosa?
Gino ha chiamato perché era svenuta.
Allora le ho fatto degli esami e ha
un'aritmia totale, come da fibrillazione atriale.
È sempre stata bene, l'istruttore di atletica
diceva sempre che aveva un cuore d'acciaio.
Ma infatti è così, non sono state trovate
delle anomalie morfologiche.
E cosa?
È soltanto un sospetto e mi potrei sbagliarmi.
Delia, cosa?
Quanti elettroshock ha fatto negli ultimi mesi?
Non lo so, tanti.
Forse sono stati un po' troppi.
Non può essere.
Beh, pensaci, il cuore è un organo elettrico
e magari questo eccesso di impulsi elettrici ha
alterato il battito.
Sono stato io a autorizzare i trattamenti.
Dottoressa, venga, presto.
L'età 8, ha perso conoscenza all'improvviso.
È il paziente che abbiamo ricoverato qualche giorno
fa per un infarto acuto.
La diastolica è appena a 40.
Un soffio importante.
È l'evoluzione di un infarto.
Voglio subito una ventricolografia.
Chiamo a Bonono per sedarlo.
Ovviamente li assisti tu.
Vieni.
Lo prepari per la radiologia.
Ciao.
Che piacere vederti.
Ti ho cercato a casa, ma mi hanno
detto che eri qui.
Non hai perso tempo?
Ho perso fin troppo tempo, fino adesso.
Non so cosa hai in mente, ma non
mi interessa più.
Lo so, ho sbagliato, ma voglio rimediare.
Non riesco ad accettare il fatto che avevamo
tutto e adesso non abbiamo più niente.
Questo reparto era nostro.
Ce lo siamo inventati io e te.
E guarda adesso Mosca come l'ha ridotto.
Fai come me.
Cancella tutto e non pensarci più.
Non ci riesco.
E se ti conosco non ci riesci neanche
tu.
Ho bisogno del tuo aiuto.
Senti, Cesare...
Scusate.
Scusate.
Buongiorno, signora Dattilo.
Questa è la migliore che ho trovato.
Può andar bene?
Andrà benissimo, grazie.
Per la lampada da scrivania devo vedere se
c'è qualcosa in magazzino.
No, non si preoccupi.
Poi vengo io così me la scelgo.
Come vuole, professore.
Grazie.
Ma questo sarebbe il tuo nuovo ufficio?
Eh già.
Ma come si permette, Mosca, di confinarti qua
dentro?
A quanto pare non sei l'unica a
pensare che non valgo niente.
Ma com'è che poi hai deciso di
lasciare Roma?
Dopo tanti anni nello stesso ospedale avevo voglia
di cambiare.
Ah, è proprio qui dove...
Cioè nel senso tra tanti gli ospedali importanti
d'Italia, più vicini.
Le molinette sono le molinette.
E poi mi allettava tanto l'idea di
lavorare ancora con te.
Perché se lo sapevo perfettamente che non saresti
stato contento.
Ma questo non è vero per niente.
Io sono felice, pensa un po'.
Guarda che ti conosco da quando sei nato.
Lo so che mi consideri...
un rompiscatole perfettino.
Io a te?
Solo perché ti sei laureato un anno in
anticipo con il massimo dei voti e a
27 anni eri già uno strutturato.
No, figuriamoci.
Complimenti, dottore.
Vedi che non sono l'unico del mio
corso ad essersi laureato e ad aver trovato
subito un contratto.
Ferruccio, sai che io ti voglio bene anche
per questo?
Perché mi consideri un fenomeno, anche se poi
non lo sono.
Pensi, dottor Bonomo, poteva restarsene a Roma, così
suo cugino non doveva venire fino a qui.
Sempre una parola gentile, eh?
Grazie.
Devessi dire tutto quello che penso.
Ah, perché neanche tutto quello che pensi, questo?
Che ne dite se facciamo un po' di
silenzio?
Poi magari chiarite dopo.
Non ce n'è assolutamente bisogno.
Lascia perdere, guarda.
Ah, vedi, su una cosa siete d'accordo.
Comunque, sono arrivato al cuore.
Mezzo di contrasto, grazie.
Ecco qui, dottore.
Eccoci qua.
Ma l'ha sedato bene?
Stai tranquillo, dorme come un angioletto.
E si è mosso?
È uno stimolo riflesso.
Quella che ha fatto una smorfia?
Oh, e fai il tuo.
Eh, lo faccio.
Poi dice, perché uno se ne va da
Roma?
Arrivato a Claudio Villa di Ira GX.
Il ventricolo sinistro è molto dilatato.
Sì, quasi sicuramente un aneurisma.
Devi operarlo subito.
Non credo supererebbe l'intervento.
Sì, ma il suo cuore sta andando in
pezzi.
Oddio, che dite?
Scusi, lei sarebbe...
Il padre.
Ho chiesto del cardiologo e mi hanno mandato
qui.
Avevo capito che Silverio era fuori pericolo.
Invece, non è così?
Purtroppo no.
E perché non potete operarlo?
È un po' complicato da spiegare.
Diciamo che non ci sono le condizioni.
Darei qualsiasi cosa per esserci io in quel
letto.
Coi figli è così.
È un legame troppo forte.
Non so se mi capite.
Sì, la capisco benissimo.
Andate di là.
Troveremo una soluzione.
Grazie.
Grazie, grazie.
Forse una soluzione c'è.
È fuori discussione.
Il cuore artificiale non è più di proprietà
delle Molinette.
Lo sapete?
Ma se l'hanno lasciato qui tutti questi
mesi, magari non gli serve, hanno cambiato idea.
Non direi.
È appena stato rivenduto ad un ospedale di
Zurigo e stanno per venire a prenderselo.
Ah.
Non lo sapevo.
Non devo informarti su tutto, Brunello.
Va bene, ok.
Glielo ridaremo.
Ti chiedo solo di farmelo usare un'ultima
volta.
È l'unica speranza per questo paziente.
Se non l'abbiamo mai fatto da quando
quella Marilena della Corte si è preso il
brevetto, è perché non voglio guai.
Figuriamoci adesso.
Puoi provare a stabilizzare il paziente con i
farmaci.
Provare, appunto.
Ci vediamo domani alla stessa ora, ragazzi.
Va bene, dottore.
Grazie.
A domani, allora.
Ciao, papà.
Ehi, ciao.
Dove vai?
Sto scendendo giù in magazzino a prendere una
lampada.
Ti accompagno.
Ah, grazie.
Anche perché se è rimasto come l'altro
anno, ci sarà qualche mobile da spostare.
Professore!
È bello di vederla.
Oh, come sta?
Bene.
Mi hanno detto che tornerai a lavorare qui,
vero?
Così pare.
Sono davvero felice.
Grazie.
E per qualsiasi cosa si ricordi che sono
sempre a disposizione.
Ah, allora forse potrei darci una mano, no?
No, ce la facciamo...
ce la facciamo anche da soli, grazie allo
stesso.
Allora, buona serata.
Grazie, arrivederci.
Scusa, ma ho bisogno di mettere un po'
di distanza.
Cosa gli hai dato?
Strofante prendovena e spiro nonattone.
Reagisce?
Dobbiamo aspettare.
Intanto speriamo che superi la notte.
Vai, se devi andare, ci penso io.
Vai dalla tua famiglia.
Ci vediamo domani.
Lei cosa ci fa ancora qui?
Vado a casa.
Lei al posto mio lo farebbe?
Laura.
Tieni.
Eccomi, dottore.
Una gentilezza.
Sì?
Accompagni il signore nella stanzetta del personale.
Questa notte si fermerà con noi.
Dottore, quello è il letto per chi fa
il turno di notte.
Si faccia aiutare con una brandina.
Lì dentro c'è posto per tutto.
Va bene, come desidera.
Che Dio la benedica.
Prego, venga con me.
L'accompagno.
Grazie.
Mi scusi.
Sa dove posso trovare la dottoressa Brunello?
Lei, eh?
Ispettore Girola.
Sono qui per la bovina della Lois.
La dottoressa mi conosce.
Eccomi.
Ci penso io, grazie Alberto.
Sicura?
Sì, sì.
Venga con me.
Grazie.
Prego.
Volevo sapere se il padre della bambina si
era fatto vivo.
Si accomodi.
No, non si è fatto vivo.
Nemmeno una telefonata?
Non ricordo se gliel'ho detto.
Si chiama Walter Grippi.
Non ha chiamato nessuno.
Posso vedere la bambina?
Purtroppo la bambina, cioè per fortuna la bambina
sta bene, ma non poteva più rimanere in
ospedale.
Quindi la bambina in questo momento è un
orfanotrofe.
L'avete dichiarata figlia di nessuno senza nemmeno
aver cercato il padre.
La madre, prima di morire, mi ha chiesto
di proteggerla da quell'uomo.
Ah, quindi meglio in un orfanotrofio che con
suo padre.
Beh, intanto finché non la riconosce non è
ancora suo padre.
Beh, potrebbe farlo.
Anche se finisse dentro, avrà sicuramente dei parenti
che potrebbero prendersi cura della bambina.
Non lo so, io non sono un giudice,
sono un medico.
Però proprio perché sono un medico ho visto
tantissime donne che sono state picchiate da uomini.
E quando Bruno mi parlava di quell'uomo
aveva gli occhi del terrore.
Questo uomo non è soltanto un delinquente.
È violento, è cattivo, o sbaglio?
Diciamo che lo sbaglia.
Ma il mio lavoro è far rispettare le
regole.
Non fare quello che penso sia giusto.
Io vi chiedo per favore.
Lasci la situazione così com'è.
In un orfanotrofio ha la possibilità di trovare
una famiglia vera.
Invece con greppi, che vita potrà fare?
E anche questo è il suo lavoro, no?
Proteggere chi non può farlo da solo.
Per favore.
Mi prendo 24 ore.
Poi qualsiasi sia la mia decisione, lei mi
aiuterà a metterla in pratica.
Assolutamente.
Grazie mille.
Non è un sì, dottoressa.
Beh, sempre meglio che un no.
Almeno che stavolta non l'ho fatta piangere.
A presto.
Arrivederci.
Finalmente ti vedi.
Sono passato diverse volte.
Dormi di sempre.
Mi fa dolce.
Mi dispiace.
Ti do solo problemi.
Non è colpa tua.
Questa volta meno che mai.
Ora chiudi gli occhi.
Rimango qui con te fino a quando non
ti riaddormenti.
Rinaldi!
Scusami.
Sì?
Senta, io non lo so che cosa sia
successo tra lei e mio cugino, ma se
un po' lo conosco, ha ragione lei.
Grazie per il sostegno, dottore.
Lo apprezzo molto.
Allora domani?
A domani.
Buonasera.
Salve.
Buonasera.
Come è l'uomo?
Sposato?
Non lo so.
Non credo, non porta la fede.
Che occhi di vince che hai, serenella.
Bambine, finite le fette biscottate.
Il viaggio è lungo.
Dai papà, ma dobbiamo andarci per forza.
Faremo le brave, promesso.
Ma non è per questo.
Lì riceverete un'ottima educazione, come la mamma.
Dai bambine, andate a prepararvi.
Papà finisce il caffè e viene a salutarvi.
Papà.
Amore.
Non partono per sempre, Enrico.
E poi andremo a trovarle.
Una volta al mese?
Mi porti la giacca, per favore?
Aspetta.
Voglio parlarti di una cosa importante.
Siediti.
Dalmasso è un caro amico di papà.
Certo, lo so.
È quello che non sai però che Dalmasso
ha un problema al cuore.
Anche sarei tu ad avere l'onore di
operarlo.
Veramente?
Sì.
E lui non è soltanto un paziente importante,
è una celebrità.
E le persone conosceranno il tuo nome, a
prescindere dalle molinette.
Fai sempre così tu, eh?
Mandi le bambine in collegio fregandotene di quello
che voglia e poi mi compri in un
altro modo.
Non mi sembra che ti dispiaccia.
E per questo sarai per sempre il chirurgo
che ha operato Dalmasso.
Fammi sapere quando vuole venire.
Dottore!
Allora?
La stavo per chiamare.
I materiali sono arrivati, possiamo riprendere i lavori.
Ottimo.
Non ammetterò altri ritardi, dobbiamo essere pronti.
Certo.
Presto questa clinica sarà su tutti i giornali.
Questa è la portatrice.
Agatha.
Cosa ci fai qui?
Vorrei parlarti.
Non posso.
Non posso.
Un minuto soltanto.
Non lavori più come infermiera, ma come mai?
L'ho trovato posto in una clinica, ma
poi hanno fatto dei tagli a personale, quindi...
Ho bisogno di lavorare, lo sai?
Certo.
Perché non me l'hai detto?
Ti avrei aiutata, lo sai?
Non mi sembrava veramente il caso dopo tutto
quello che è successo.
Se ti prometto che starò al mio posto,
che il nostro rapporto sarà strettamente professionale, salmaresti
a lavorare alle malinette?
Da quanto tempo sai che lavoro qui?
Da un po'.
Perché se non ti chiede me lo so
adesso?
Sono stati mesi complicati anche per me, diciamo
così.
Dopo che ci siamo lasciati.
Scusa, dopo che te ne sei andata.
Senti, scusami, non voglio più parlare di noi.
Hai ragione, ti chiedo scusa.
Era solo per dirti che per tanto tempo
non ho trovato nemmeno il coraggio per farmi
vedere da te.
Volevo prima risolvere un po' di cose.
E ora finalmente ho un'occasione.
Non capisco di cosa stai parlando.
Voglio solo che tu sappia che le porte
delle malinette per te sono sempre aperte.
Devo andare.
Ti stavo aspettando.
Sono i risultati del tracciato di Luisa?
Sì.
Arrivo.
Guarda l'allungamento dell'intervallo del picco.
Oh Cristo.
Lo so.
Mi aspettava un blocco atrioventricolare.
Iniziamo subito con la tropina.
Che c'è?
Io penso che non ci sia.
Abbassi.
Non vedo altra soluzione.
Aspetta, ci pensavo mentre venivo qui.
Il defibrillatore in miniatura americana.
Lo portò Cesare da Houston, ti ricordi?
Sì, in effetti sarebbe la soluzione più logica.
Ma?
Non ne ho mai impiantato uno.
Non conosco la tecnica, non ne conosco i
rischi.
Abbiamo studi, abbiamo pubblicazioni, abbiamo filmato di un
intervento.
Studieremo, come abbiamo sempre fatto.
Ma hai fatto cose molto più difficili di
questa.
Non su mia sorella.
No.
Scusate, il letto 8 sta di nuovo male.
Arriviamo.
Le porti all'ingresso e non si muova
da lì finché non arriva il dottor Mosca.
Così le firma subito.
Di solito lo fa nel suo ufficio.
Ma oggi le firmerà all'ingresso, ho capito.
Venga, professore.
Faccia presto però, perché il dottor Mosca potrebbe
arrivare a momento e io non posso restare
di guardia per molto.
Lo so.
Il collega del turno di notte mi ha
detto che è andata abbastanza bene, ma poi
la pressione è scesa di colpo.
Non capisco cosa sia successo.
Avete aumentato la velocità di infusione?
Sì, certo, ma non è servita a niente.
La terapia non basta.
Che facciamo?
Dove vai?
Buongiorno, dottor Ferraris.
Buongiorno, sua lettigna.
Enrico?
Tu cosa ci fai qui?
Stavo aspettando Mosca, ma sta facendo tardi.
Anche l'altro giorno volevo parlarti e tu
non l'hai voluto.
Cos'è che abbiamo ancora a dirci e
te?
Ho un paziente infartuato, con aneurisma del ventricolo
sinistro.
Vorrei provare a stabilizzarlo col cuore artificiale.
Mi chiedevo, visto che ha una superficie corporea
di un metro e settanta, per dargli almeno
tre litri di sangue al minuto, la macchina
deve impostarla a quattro e mezzo litri.
Il cuore artificiale è stato venduto.
Certo lo so, però...
Ah già.
Non ti fai scrupolo di prenderti qualcosa che
non è tuo.
Comunque, se il ventricolo è molto allargato, potrebbe
interferire.
In che senso?
Se in camera ha trecento, anche quattrocento cc
di sangue, potrebbe toglierti una parte consistente della
portata.
Se fossi te, rifarei il calco.
Dopo quello che mi ha detto Cesare, queste
sono le ultime impostazioni sul cuore artificiale.
Ti ha anche detto che tornerà a lavorare
qui?
In sala operatoria?
No, non credo, dopo quello che ha avuto.
Però so che avrà un ufficio accanto alla
radiologia.
Per noi non sarà facile, ma ha una
grande fortuna per l'ospedale.
Sono d'accordo.
Spero solo di riuscire a sopportare il fatto
che non mi parli più.
Io qui ho finito, se vuoi allora puntiamo.
Sicura di volermi aiutare?
Ti ho già creato abbastanza problemi.
Sono sicuro che quando Mosca lo scoprirà non
la prenderà bene.
Peggio per lui.
Ci vediamo dopo, ragazzi.
E tu che fai?
Com'è andata la tua prima sutura?
Non benissimo, infatti mi sto ancora esercitando.
Una orta transagata in effetti non è la
più semplice per iniziare.
Se domattina arrivi un po' prima la rifacciamo
insieme.
No, Fausto, non voglio il tuo aiuto.
Voglio farcela da solo adesso.
Perché fai così?
Sto solo cercando di esserti amico.
Un amico mi avrebbe cercato.
Mi avrebbe chiesto come stesse papà, come stessi
io.
No, Fausto, non siamo amici.
Non siamo più niente.
Sì?
Sì, sì, arrivo subito.
Mi voglio in sala 1.
Buongiorno.
Scusi, deve pulire proprio ora?
Eh, mi dispiace, il mio turno sta per
finire.
Deve essere tutto pronto per domattina.
Vabbè, così non ce la faccio.
Mi scusi, non volevo disturbarla.
Scusi.
Dottor Mosca, finalmente.
Questi me li ha lasciati sul Fiorenza da
firmare.
Sì, sono arrivati due signori dalla Svizzera per
me.
Da un bel po', dottore.
Ho provato a cercarla a casa, ma...
Le cartelle.
Signori, chiedo scusa per il ritardo.
L'università mi hanno trattenuto per una questione
urgente.
Sono ogni che aspettiamo.
Avete ragione.
Il cuore artificiale è già imballato nel mio
studio.
Sistemiamo i documenti e lo portate via subito.
Prego, da questa parte.
E se permette, prima di andare mi piacerebbe
mostrarvi il reparto.
Un'altra volta, è già molto tardi.
Capisco, capisco.
Mi scuso ancora per l'inconveniente.
In realtà, eccolo.
Non pensavo che l'aneurisma fosse così esteso.
Non ho abbastanza tessuto per ricostruirlo, l'unico
è un innesto.
Da dove lo prendiamo?
La pericardia.
Preparala a glutaraldeide per fissarlo.
Se non risolviamo, sarà stato inutile attaccarlo al
cuore artificiale.
Certo, dottore, sono pronto.
La devi smettere di fare come ti pare.
Non è il momento giusto.
Lo è come?
Ho gli svizzeri di là che devono partire.
Poi lo spieghi tu al padre del ragazzo
che l'abbiamo lasciato morire perché gli svizzeri
non avevano tempo di aspettare.
Mosca, ci serve soltanto per un paio d
'ore ancora.
Non ti ci mettere anche tu, Brunella?
No, quello che voglio dire è perché non
fa venire gli svizzeri qua?
Così vedono di cosa è capace questa macchina.
Oggi l'operazione è complicata e Alberto sta
usando un modo nuovo.
Magari interessa.
L'intervento è andato bene.
Dottore!
Lei è un angelo.
Grazie.
Non è vero, non è vero.
Grazie, grazie.
Ale.
Grazie.
Lei è un angelo.
Sì.
Devo andare.
Sì.
Sia felice.
Grazie a lei.
Cosa ci fai qui?
Dovresti essere a letto.
In corsia dicevano che stavi facendo un altro
miracolo.
Ma quale miracolo?
Ho solverato un paziente.
No, dicono che era senza speranze.
Gli ho detto che sono tua sorella, che
sei sempre stato così, anche da bambino.
Non ti fermavi davanti a niente.
Adesso andiamo, ti accompagno a letto.
Ma cosa sta facendo?
Niente.
Niente, scusi, stavo...
Stavo solo ripulendolo a passazione.
Ripulendo?
Lei stava cucendo, l'ho vista.
Ma come lei salta in mente di mettere
le mani sulle salme?
Ma questa struttura è perfetta.
Ehi!
Ehi.
Che fai stasera?
Ceniamo insieme?
No, mi dispiace perché ho un appuntamento.
Con un'altra infermiera, immagino.
Non capisco questo tono.
Il tono è che ti conosco, e non
mi sembra che abbia cambiato affasso.
Perché tu invece sei cambiato?
Sempre con questo ditino puntato.
Ma quale ditino?
Guarda che lo dico per te.
Guarda che con questo atteggiamento rovinerai sempre tutto.
Guarda quella povera infermiera, per esempio.
Io sono convinto che ce l'ha con
te perché l'hai fatta soffrire.
Ma chi, Serenella?
Eh.
Ma figuriamoci.
Tra noi c'è stato solo qualche piccolo
screzzo professionale.
Ma poi io le sto antipatico, ma dai
primi giorni.
Così, senza motivo.
Eh, te lo giuro.
Sai che non mi piace che giuri.
O santa pace reverendole, assicuro che questa è
la verità.
Sarà.
Buonaserata allora.
Buonaserata a te.
Il tipo è carino, eh.
Un po' strano.
Biondino, occhi azzurri.
No, non mi dice niente.
Ma non è che conosca tutti gli inservienti
dell'ospedale.
Anche perché potrebbe essere arrivato mentre eravamo a
Parigi.
Ciao, Virginia.
Ciao.
Sei sempre uno splendore.
Grazie, anch'io ti trovo bene.
Vorrei parlare un momento con tuo padre, se
è possibile.
Certo.
Ti aspetto in macchina?
No, no, no, vai.
Torno per conto mio.
Cos'altro mi vuoi restituire?
La dignità.
Ed è tutto il giorno che ci penso.
Non sopporto l'idea che Mosca ti abbia
sbattuto in quella stanzetta.
Dopotutto quello che hai fatto per questo ospedale.
Ma come si permette?
Non ho intenzione di restarci a lungo, te
l'ho detto.
Ma per adesso devo fingere che vada bene
così.
E se non riesci a riprenderti il reparto?
Cos'è il tuo modo per dirmi che
mi darai una mano?
Non a te.
Alle molinette.
Vieni, ti accompagno a casa.
E spero che tu abbia un piano.
Posso?
Sì, vieni.
Cesare ha ottenuto l'annullamento del matrimonio.
Quindi sarei di nuovo una donna libera?
No, non dire niente.
Non mi va di parlare di quello che
saremmo potuti essere.
Volevi?
Dirti che hai ragione tu.
Che non mi posso tirare indietro proprio questa
volta.
Di che parlo?
Del pacemaker.
Dobbiamo metterci subito al lavoro.
Studieremo tutto quello che c'è da studiare.
Troveremo una soluzione e ce la faremo.
Lo sapevo che avresti cambiato idea.
Come vogliamo cominciare?
Possiamo iniziare con le pubblicazioni, oppure, se preferisci,
abbiamo due filmati degli interventi.
In realtà, pensavo di iniziare domani.
È tardissimo, hai ragione, giustamente.
È che volevo vedere Carlo prima che si
addormenti.
Scusami, non ti ho nemmeno chiesto.
Com'è Carlo?
Che effetto ti fa essere padre?
È come essere innamorato.
Ogni volta che lo vedo, che lo prendo
in braccio, ho quella sensazione allo stomaco, hai
presente?
Sai di cosa parlo?
Ma molto più forte.
Deve essere bellissimo.
Lo è.
Allora ci vediamo domani.
Io inizio a leggere, ti trascrivo le parti
interessanti, così poi te leggi con calma domani.
Grazie.
Di che?
Lo sai bene.
Sei tornato adesso?
Sì.
Come sta Luisa?
Non benissimo.
C'è qualcos'altro?
Mi vuoi sposare?
Dici sul serio?
Perché non vuoi?
Dal primo momento in cui ti ho visto,
faccio non hai mai parlato e io non
voglio che adesso tu ti senta costretto solo
perché abbiamo un figlio.
Mi sa che ho sbagliato qualcosa.
Ce le provo.
Care, mi vuoi sposare?
Sì.
Sì, sì.
Sottotitoli e revisione a cura di QTSS
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