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[ticchettio]
Buongiorno, Iva'.
["Aprite le finestre" di Franca Raimondi]
# La prima rosa rossa è già sbocciata
# e nascon timide le viole mammole.
# Ormai, la prima rondine è tornata.
# Nel cielo limpido comincia a volteggiar.
# Il tempo bello viene ad annunciar.
# Aprite le finestre al nuovo sole.
# È primavera, è primavera.
# Lasciate entrare un poco d'aria pura,
# con il profumo dei giardini e i prati in fior.
# Aprite le finestre ai nuovi sogni,
# Bambine belle, innamorate.
# È forse il più bel sogno che sognate.
# Sarà domani la felicità.
# Nel cielo fra le nuvole d'argento,
# la luna ha già fissato appuntamento.
# Aprite le finestre al nuovo sole.
# È primavera, festa dell'amor.
# Aprite le finestre al nuovo sol. #
[parole incomprensibili]
- Levati. - E basta! Seduti!
- [bambino] Figlio di una mignotta.
[in romano] Che hai in quella testa vuota?
- Che ho fatto? - Stai zitta.
La catena del cesso è rotta di nuovo. Devi fare piano.
Mannaggia!
Cerca di essere più delicata.
Mangiate.
- Levati. - È mio! - Fermi!
- Levati. - Mamma mia.
- Marce', mangia seduta. I - E tu?
- [con accento romano] Ho da fare. - [con accento romano] Anche io.
- Veloci, mi fate fare tardi a lavoro. - Un attimo.
Hai finito i compiti?
Peggio per te! Sai quante bacchettate pigli!
- Siete due somari. - Io che ho fatto?
Se mandavano me alle medie, sai com'ero brava.
Ci va già Sergio che è maschio.
Di riffa e di raffa ci costa 2000 lire. Tu hai 2000 lire?
Allora non ci puoi andare.
Ringrazia che hai fatto avviamento, almeno ti ritrovi un mestiere.
Pensa a porta' i soldi a casa e a dare una mano a quest'incapace.
- I soldi li porto e aiuto sempre mamma. - Brava, fai il tuo dovere.
Forza, andiamo.
Senti un po'.
Quel tonto di Giulio quando si decide a farti la proposta?
- Non lo so.
- Andate che fate tardi. - SÌ.
- Portatelo, non hai toccato niente. - Non mi serve.
Non mi serve niente.
- Combina qualcosa di buono, oggi. - Ciao, Iva'.
[colpi] [uomo] Delia, dove sei?
Arrivo, papà.
[colpi]
[urlando] Delia!
[in romano] Quanto cazzo ci vuole? Mi volete far morire di fame? Maledetti.
- Buongiorno a voi, sor Ottori'. - Stai attenta!
Mio figlio dov'è?
Bono! Fatemi la cortesia, oggi non è giornata.
Quanto la fai lunga!
Quando ci si sposava tra cugini, non c'erano tutte queste questioni.
Mio figlio ha voluto sposare un'estranea ed ecco i risultati.
- Ma Ivano dov'è? - È andato a lavorare.
- E non mi ha salutato? - No.
Non mi saluta mai, quell'ingrato.
Dopo tutto quello che ho fatto per lui. Gli ho insegnato tutto.
Ad allacciarsi le scarpe, a farsi la barba...
- Chi l'ha accompagnato a mignotte? - Voi, sor Ottori'.
- Io. Io! - Voi.
E allora non dico "grazie", ma almeno un saluto.
Ho lasciato perfino la casa.
La casa era pignorata. Avete giocato ai cavalli pure quella.
Ma che c'entra! È il gesto che conta.
- Io gli ho insegnato il mestiere. - Ma che dite. Quale mestiere?
- Il tombarolo. - Ah, quello.
facevamo il buco e lo buttavamo dentro.
Ivano tornava su con i vasi, le statuette...
- Era bravo, sembrava un gatto. - Che bel mestiere.
Che vuoi capire tu?
I fascisti ci compravano tutto.
Era gente perbene, elegante.
Gli piacevano le cose antiche da mettere in salotto.
Non ti dico i soldi che giravano!
- Li ho prestati a tanta gente. - Vi hanno preso cinque volte.
Eravate l'unico strozzino al mondo senza un lira.
Non è vero! Mia moglie viveva come una regina!
Vostra moglie per disperazione si è buttata dal quinto piano.
- Lo sai qual è il tuo problema? - Eh.
Il tuo problema è che parli troppo. Devi imparare a stare zitta.
però devi imparare a stare zitta.
A bocca chiusa.
Ragazzini, allora? Fatela finita!
Stupidi!
Ringraziate che non l'ho detto a mio marito. Quello vi gonfia!
- Buongiorno, Alva'. - Buongiorno, De'.
Mi raccomando, date un occhio a Ottorino.
Contateci, sora De', ci penso io.
Quel povero vecchio.
Gli voglio un bene...
- Mi dispiace che non è mio padre. - [sottovoce] Ma ringrazia Dio!
["Calvin" di The Jon Spencer Blues Explosion]
[voce non udibile]
[voci non udibili]
[ticchettio]
[vociare indistinto in lontananza]
Cara Delia, l'aspettavamo. Venite, vi accompagno da papà.
- Adelina, fate in fretta. - Sì, signora.
[Adelina] Andiamo, signorine.
Vai.
[donna] Prego, Delia.
Veloci che è tardi. Su, su.
[uomo] Vi devo dire che il ricostituente sta già facendo effetto.
- Mi sento molto meglio. - E vero, nota'.
Avete ripreso i colori. Prima eravate giallo.
- Anche vostro padre migliora? - No, è mio suocero.
Per migliorare, bisognerebbe operarlo al cervello.
Con i vecchi occorre pazienza.
Ecco fatto.
- Delia, avete la mano di velluto. - Grazie, nota'.
[uomo 1] Pensate di farla facile?
[ragazzo] Deve decidere chi ne ha diritto.
[uomo 1] Deve decidere chi ne è all'altezza.
[ragazzo] È una cultura antica. Servono nuove idee, nuove facce.
- Contano i valori, non le facce! - Contano gli obiettivi comuni.
Per l'interesse della collettività.
Cara, taci. Non entrare in discussioni che non ti competono.
Piuttosto, dai le 20 lire alla signora.
- Buongiorno. - Buongiorno.
Veramente le lire sono 30.
[ragazzo] Le "certezze" ci hanno tradito.
[vociare indistinto]
Buongiorno.
Ecco qua.
Sono quattro reggipetti, 200 lire, e due reggicalze, 60 lire.
- Ecco, 260 lire in tutto. - Grazie.
Sora Fra', se avete altre riparazioni, io sono a disposizione.
Calzini, maglie di lana. Pure voi, se avete una calza smagliata.
Per chi mi avete preso. Se ho una calza smagliata, la butto.
Beata voi. Io con un buco così, ho fatto tutta l'occupazione.
Arrivederci
- Si arriva a quest'ora? - Vi chiedo scusa, commendato'.
- Vai in laboratorio. - SÌ.
Arrivederci, vi aspetto giovedì.
- Grazie. - Arrivederci.
Guarda bene come si fa, devi avere la mano ferma.
Delia, fagli vedere.
Quest'ombrello aveva la balena rotta e l'abbiamo cambiata.
Prendi la coperta, ci metti questo dentro.
E infili le punte, una a una. Vedi, così. Facile facile.
Vedi?
- Mi capisci quando parlo? - Cosa sono la balena e le punte?
- "Annamo bene"! - Pure tu, Delia, dagli una mano.
È colpa mia, stai a vedere.
- Ragazzi', datti una svegliata. - Sto qua per imparare.
Se conoscevo già il mestiere, mica prendevo 40 lire.
Come 40 lire?
Commendatore, permettete una parola?
Sono tre anni che lavoro qua, sono venuta anche sotto i bombardamenti.
Perché al primo giorno questo piglia più di me?
Ma lui è uomo.
- Oddio, che paura! - [in romano] Ti prendesse un colpo!
Mi sembrava un'altra bomba.
Perché non ci fanno prendere l'ascensore come gli altri?
Non sia mai incrociamo qualche signore, lo mettiamo in imbarazzo.
È già tanto che ci chiamano per fare le lenzuola.
Pensavo che con gli americani giravano più soldi.
- Ma comunque abbiamo perso la guerra. - Arriverà baffone!
Ci manca solo lui.
Vedrai ora che andremo a votare noi come cambierà la musica.
Sì, proprio la musica...
[musica misteriosa in sottofondo]
Trenta della puntura, 260 della sora Franca, 30 di Fiacchini.
[vociare indistinto]
Qua è tutto in regola. È tutto regolare.
Mi sa che è tua, vero?
[in inglese] Ha trovato la mia foto.... Grazie, grazie tantissime!
Oddio, lasciami. Mettimi giù. Ma sei matto?
[in inglese] Mi scusi.
[in inglese] Scusi.
[in inglese] Grazie!
[in inglese] Grazie infinite per questa...
Lo sapevo che era tua.
L'ho immaginato perché sono tutti negri. Per quello...
[in inglese] Non vedo la mia famiglia...
[in inglese] Non so più da quanto.
[in inglese] E questa è l'unica foto che ho con me.
[in inglese] Questa bella donna è mia madre.
Questa è tua mamma?
[in inglese] Questo è mio padre e questi sono i miei fratelli e sorelle.
Belli, tanto carucci.
[in inglese] Mi mancano tantissimo.
[in inglese] Signora, grazie, dal profondo del cuore.
[in inglese] Posso fare qualcosa per lei?
Bello, mi dispiace ma non ti capisco.
Parlo solo romano.
[in inglese] Un attimo.
[in inglese] Questa è cioccolata americana.
[in inglese] Viene dall'America, è davvero buona.
Ah, questa è cioccolata.
[in inglese] Sì, è per lei.
Per me?
[in inglese] Per lei.
Grazie.
La prendo per i pupi.
- "Pupi"? - I pupi, i ragazzini. Grazie.
[in inglese] Posso... chiederle il suo nome?
Senti, io devo andare via.
[in inglese] No, no, il nome! Può dirmi il suo nome?
[scandendo] Io devo andare. Ciao.
[in inglese] Beh, grazie, "Devoannà".
[in inglese] Mi chiamo William.
[in inglese] Io sono William e le sono debitore.
[vociare indistinto]
[uomo] Fagiolini freschi! Sono burro, signora.
[con accento romano] Come i fagiolini? Ti ho detto che devi vendermi la bieta.
I fagiolini ci durano una settimana, la bieta si appassisce, si ammoscia.
Dammi un bel bacio che così non si ammoscia niente.
- Lasciami. Falla finita! - Dammi un bacio.
Forza! Lavora, schiavo, che ora arrivo.
La bieta! Quella buona, quella fresca, che non si ammoscia!
Ecco, che devo fa'? Ho sposato un deficiente!
- Ma l'americano te l'ha detto il nome? - Sì, si chiama "Willian".
"Willian"...
- Quanto sono belli gli americani? - Mamma mia.
- Hanno tutti i denti. - Eh.
- Ma tanti! - Più di noi, mi sa.
- Può essere. - Eh,
- Era alto, vero? - Un Marcantonio.
- Quanto era alto su per giù? - Tanto.
- Così? - No, di più. Fai conto fino alla tenda.
Ah, vedi. Come ce le aveva le mani?
Eh, ora non saprei le mani. Gli ho guardato la faccia.
Guarda, è stato tanto gentile.
Ecco, ti ci vorrebbe un bell'americano gentile.
Altro che quel delinquente farabutto di tuo marito.
Lo sai com'è fatto. È nervoso, ha fatto due guerre.
- Ancora con le guerre? - Intanto...
Carogna era e carogna è rimasto, dammi retta.
= Vado che devo ancora rigovernare. - No, aspetta...
- Piglia pure questi. - No.
- Sì, tieni. - Grazie, Mari'. Ciao.
Delia, ho due cassette di albicocche, stasera faccio la marmellata.
- Vieni, così te ne prendi un barattolo. - Mi piacerebbe!
- Ti aspetto allora? - Devo sentire cosa dice Ivano.
Che vuoi che dica Ivano? Che è nervoso, ha fatto due guerre.
- Magari stasera mi manda. - Sì, allora stiamo fresche!
- Vabbè. Ciao, Mari'. - Ciao.
- Ciao, Delia. - Ciao, Pe'.
Ancora con questi fagiolini. Non puoi.
[vociare indistinto]
[uomo] Non ti fermi proprio mai.
Scusi.
Eri così pure da ragazzina, scappavi sempre di corsa.
- Quello che è scappato sei stato tu. - Allora scappiamo insieme.
Ecco, bravo, cambia discorso.
Me ne pento ogni mattina da 30 anni.
Mi sono distratto un attimo e quello ti ha rubata.
Si può sapere oggi che hai?
Le cose non vanno bene, De'.
Per metà dei clienti lavoro gratis e l'altra mi paga quando si ricorda.
Così, qua dentro, ci muoio.
[uomo 1] Nino!
Arrivo.
- Che vorresti fa'? - Un'idea ce l'avrei.
Non so se ho il coraggio.
Non riesco nemmeno a dirtela.
- Allora puoi scrivermela. - Capirai!
["M'innamoro davvero" di Fabio Concato]
Vabbè.
Fammi andare.
# Mi sento strano davvero
# da un po' di tempo é così.
# Succede sempre ogni volta
# che sei qui.
# Sei sempre il primo pensiero
# e mi addormento con te.
# Sembra un malanno ma è buono come te.
# Mi fa sentire leggero.
# Sorridi e stai come me.
# "Lo sai mi sto innamorando anch'io di te."
# E vai che m'innamoro davvero
# per troppi giorni e da quanti?
# Quasi una vita a cercarti e adesso ti ho qui davanti.
# E vedrai,
# vedrai che di tempo ne avrò, ne avrai.
# D'amore quanto vorrai,
# perché non basta mai. #
Ahò, ma non ci senti? Sto facendo la buca!
Eccolo!
Ciao, De'.
Ciao, Ni'.
[vociare indistinto]
- Sergio!
- Dov'è tua sorella? - Sta là.
[donna] Sora De'!
- Addirittura! È solo un filarino.
Dite così per scaramanzia.
Sarà un annetto che si pizzicano ma l'anello ancora niente. Eh, De'?
[donna 1] Non la state a senti', De'.
Le rode, perché Marcellina si è presa un ragazzo a modo e facoltoso.
- Ecco. - [donna] Il padre ha il bar più bello.
Tutto nuovo che luccica. Dovete vedere che roba!
Certo, l'ha aperto con i soldi che ha fatto alla borsa nera.
- Che sciacalli! - Tutti hanno fatto la borsa nera.
Voi non vi siete venduta all'olio di vostro cognato?
Ha ragione.
Meglio sciacalli che morti di fame come loro, no, De'?
Dai, De'. Se Marcellina lo sposa, almeno non fa la fine vostra.
Grazie, sora Gio'.
Marce', chiama i ragazzini e rientra che tra poco arriva tuo padre.
Dia a me, sora De'. La aiuto io.
Signora Delia, perdonatemi se approfitto,
però ormai sono diversi mesi che io e lei ci vogliamo bene.
Mi chiedevo se a voi e al sor Ivano vi andrebbe...
- Che?
e mia madre.
Certo!
- Domenica venite a pranzo da noi. - Domenica.
- No! = Come "no"?
No, ma', da noi no. Ti prego.
Ci farebbe piacere pure avervi ospiti a casa nostra.
Ma non esiste proprio.
Mio marito non accetterebbe mai, ci tiene alle tradizioni.
- È il fidanzato che va dalla fidanzata. - Andiamo in trattoria.
È arrivata! Ma come...
Non ti preoccupare, amore, pensa a tutto namma tua.
- Vi aspettiamo domenica, allora. - Domenica.
Grazie. Vai a chiamare i ragazzini.
Hai visto? Andiamo a chiamare i ragazzini, dai.
Delia.
- C'è la posta. - Datela a Ivano, non ci capisco niente.
Meglio di no.
Non è per Ivano, è per voi.
- Come per me? - Sì, è una lettera.
- Non è possibile. - C'è il vostro nome.
Grazie.
Sora Ada!
Non dite niente a Ivano, lo sapete com'è fatto.
Io mi faccio gli affari miei.
[musica misteriosa in sottofondo]
[musica misteriosa in sottofondo]
- [Ottorino] Delia, mi serve il pitale! - Arrivo!
- L'ultimo che arriva... - Lavatevi le mani, ceniamo presto.
- Amore di mamma! - Perché l'hai invitati qua?
- Io mi vergogno. - Di che ti vergogni?
- Ma'... - Ora che ho fatto?
Stai sempre con il grembiule addosso e lo straccio in mano.
Per forza, ho sempre da fare.
Comunque, mi pare ovvio che per l'occasione mi aggiustato.
Franchino e Sergio dicono sempre le parolacce.
Sapessi quanto mi danno!
Quelli sentono tuo padre e tuo nonno e ripetono.
In tutti i modi, ora sono grandi, capiscono.
Gli spieghiamo che a pranzo abbiamo ospiti altolocati e vedrai che non...
Li pago.
Gli do cinque lire a testa, se non le dicono.
Con papà come facciamo? Lo sai com'è quando beve.
Gli teniamo lontano il vino, non lo facciamo bere.
Nonno Ottorino!
- Rutta e bestemmia il Signore. - No, solo la Madonna.
A nonno Ottorino ci penso io.
Lo facciamo mangiare prima, si addormenta e lo chiudiamo in camera.
Non lo vedi e non lo senti.
[la porta si apre] È arrivato tuo padre.
Dammi una mano, non ti far vedere così.
De', dai una pulita che questa casa è uno schifo.
- Vieni qua, fatti pulire. Sei sudicio. - Lasciami. Basta!
Hai visto la catena del cesso? L'ho riparata.
- Bravo. - Ora rompila di nuovo.
C'è una bella novità!
[Ottorino] Maledetti! Mi fate morire di sete!
- Portate il vino al nonno. - Ho già portato da magna', tocca a lui.
Figlio di una mignotta, ci vado sempre.
- [Sergio] Bugiardo. - Pezzo di cane morto.
[parole incomprensibili] Vabbè, ci vado io. Glielo porto io.
- Che vi hanno insegnato oggi a scuola? - Abbiamo fatto i Fenici. Due palle!
Ti mando a scuola per studiare tutto, pure gli uccelli.
Quelli sono i fenicotteri. Mi sembra che i Fenici sono una specie di turchi.
Senti, io e Marcella volevamo dirti una cosa.
Marce', ti hanno pagato alla stireria?
- E tu? Tira fuori questi due spiccioli. - Sì.
Sono 280 lire?
Ti hanno fatto l'elemosina? Non paghiamo nemmeno la luce con questi.
Però non stiamo messi male.
Marcella porta a casa quasi 600 lire a settimana,
più le tue 13.000 fanno 15.400.
200 della luce, 80 del gas,
- fanno 11.120. - Brava, fai i conti della serva.
Senti, Marcella deve dirci una cosa importante.
Giulio vuole venire a pranzo qui con i genitori, per farveli conoscere.
Oh, queste sono soddisfazioni!
- De', Marcellina nostra si sposa. - Amore di mamma!
Allora mi piglio il suo letto?
Vieni qua, gioia di papà tuo.
Se penso che quando te ne andrai, non ci sarà più una donna dentro casa...
- Marcelli', ora fai l'amore. - Vai a dormire senza mutande.
Fatela finita voi due.
[urlando] Dovete schiattare tutti,
perché mia figlia si sposa un signore e non un pezzente come voi!
- Miserabili! Tutti! - [uomo] Falla finita! Sei matto!
Stasera andrei da Marisa per aiutarla...
Non vai da nessuna parte. Preparami una camicia che esco.
Dove vai?
Non sono affari tuoi.
Oddio, per la contentezza mi stavo dimenticando! Guardate che ho!
- La cioccolata americana! - Oh, levati.
Me l'hanno regalata, così festeggiamo anche con il dolce.
Piano, uno per volta. Uno per volta!
Dove avresti trovato questa cioccolata?
[Delia] Ma niente, la davano alcuni soldati.
- A chi la davano? - A tutti, a chi passava.
La davano alle baldracche.
A quelle che fanno le scivolose per strada. Ecco a chi la davano.
- No, davvero. Era una distribuzione... - Stai zitta.
Hai pure il coraggio di farla magna' ai ragazzini.
Non ti vergogni?
Iva'...
["Nessuno" di Petra Magoni e Ferruccio Spinetti]
# Nessuno, ti giuro, nessuno,
# nemmeno il destino ci può separare
# perché questo amore, che il cielo ci da, sempre vivrà.
# Nessuno, ti giuro, nessuno
# può darmi nel dono di tutta la vita
# la gioia infinita che sento con te
# solo con te.
# Sei tu, dolcissimo amore,
# soltanto tu, passato e avvenire,
# tutto il mio mondo comincia da te, finisce con te.
# Nessuno, ti giuro, nessuno,
# nemmeno il destino ci può separare,
# perché questo amore s'illuminerà d'eternità.
# Sei tu, dolcissimo amore,
# soltanto tu, passato e avvenire,
# tutto il mio mondo comincia da te, finisce con te.
# Nessuno, ti giuro, nessuno,
# nemmeno il destino ci può separare,
# perché questo amore s'illuminerà d'eternità.
# D'eternità, d'eternità.
# D'eternità, d'eternità. #
[musica malinconica in sottofondo]
[Ivano] Prendimi il fazzoletto.
La colonia.
Vai.
Gli hai messo pure il profumo per andare a donnacce.
Ma che dici.
Stasera tuo padre ha briscola con i suoi amici.
Sì, certo.
Si è messo la brillantina per vedere gli amici.
Piuttosto che fare la tua fine, mi ammazzo.
Che hai detto? Ripeti!
Perché ti fai trattare così? Perché non te ne vai?
Dove vado?
[musica drammatica in sottofondo]
Dove vado?
[ticchettio]
Lo vedi che ti voglio ancora bene?
Mi dispiace per ieri.
È che sono un po' nervoso.
- D'altronde... - Hai fatto due guerre.
Ecco.
[vociare indistinto]
- Sapete che pasta danno oggi? - Boh, chi lo sa.
L'altra volta solo cannolicchi.
Abbiamo mangiato la minestra per una settimana.
Cannolicchi... speriamo di no.
Mica posso dargli la minestra.
[la folla esulta] Ha aperto!
[vociare indistinto]
- [in inglese] Posso vedere i documenti? - [uomo] Controlla...
[in inglese] Ehi, Madam! "Devoannà", amica mia, bello rivederti, come stai?
Abbi pazienza, non posso darti retta.
- Tu mia "amico". - Sì, ma se non ti levi, passo un guaio.
[in inglese] Aspetta! C'è qualche problema?
Oh, allora?
[in inglese] Che ti è successo?
Ti ho detto che mi devi lasciar perdere, lo vuoi capire?
E tocca. Ma che ti tocchi?
Siamo a metà maggio, per i carciofi è tardi, sono pieni di peli.
- Allora fammi tre etti di cicoria. - Va bene.
Sapevo che Ivano non ti faceva venire. Lui non vuole che vedi nessuno.
Questa ha un marito che è un secondino. Sta in galera.
- Glieli metto due odori, signora? - Sì, dammi pure un chilo di patate.
No, è che ieri era nervoso per la notizia di Marcella.
Che notizia?
- Vedi che ti ho tenuto due barattoli. - Grazie.
Allora potrei fare una crostata per domenica che...
a pranzo vengono i consuoceri.
- Quindi Marcella si fidanza con Giulio? - Pare proprio di sì!
- Peppe! - Non c'è bisogno.
- Hai sentito? - No. - Marcella si fidanza!
- Complimenti, Delia, tanti auguri! - Grazie, Pe'.
- Signora, avete sentito? - Pure a lei?
Sua figlia si fidanza!
- Tante felicitazioni. - Grazie, ma non è sicuro, ancora...
- Non si dice, Mari', che porta male. - Tocca festeggiare, andiamo al bar.
- Dove vai? E le mie patate? - Sono vostre quando le pagate, signo'.
Peppe, pensaci tu che noi abbiamo da fare.
Sono tutto vostro, signora.
- Ho mille cose da fare per domenica. - Lascia perdere!
Che deve capitare? Un pranzo è un pranzo.
Mi dirai...
L'importante è chiudere in cantina quell'assassino di tuo suocero.
È che Marcella ci tiene tanto. Figurati, io non ho dormito tutta la notte.
Quanto la fai lunga!
Li fai magna', lui tira fuori l'anello, un bel brindisi e avete finito.
Devi stare tranquilla. Andiamo.
- Salvato', segna che tanto mi ritrovi! - E dove scappi!
Tieni, piglia una di queste.
E piglia! Tieni.
- Dove le hai prese? - Me l'ha date un americano.
Per mezzo chilo di cicoria.
Gli hai dato una piccola fregatura!
Dove l'hanno vista mai la cicoria...
nel Wisconsin!
Poveraccio!
Non so nemmeno se ha capito che si mangia.
"Ammazza"...
Devo dirti una cosa, non la sa nessuno.
Che hai fatto?
Sono un po' di mesi che rubo qualche soldo dai miei lavoretti.
Non ho capito. Come "rubi"? Sono soldi tuoi.
Vabbè, non li do a Ivano e li metto da parte.
Quasi 8000 lire.
- Ma sono un sacco di soldi! - Eh!
Ma...
Sono per il vestito da sposa di Marcella.
Ivano vuole farla sposare con quello mio vecchio.
Capirai, era già uno straccio.
No, no.
Deve essere la più bella di tutti.
Tieni, mettila via.
La fumi domenica dopo il fidanzamento.
Devi stare attenta che rimane...
- Tutti i pezzetti. - Non te li magna'.
[donna] Che piangi? Non fare la femminuccia. Vai a giocare.
[in romano] Ti possano...
- [donna] È tutto pronto, De'? - Sì, grazie.
- Se serve una mano, per Marcellina questo e altro. - Grazie.
- Io ho pronta quella bella tovaglia. - Grazie, sora Giova'.
- Poso la roba e vengo a prendermela.
- Poi la lavo, la stiro e ve la rendo. - Non vi preoccupate, ci mancherebbe.
Le prestate pure la tovaglia buona per fare bella figura con le canaglie?
[sora Giovanna] Sì. La presto a chi mi pare, senza il vostro permesso.
Ci mancherebbe.
De', non le fate così. A questa l'ha morsa una tarantola.
Non vi va giù che Marcella si sistema con gente perbene.
Perbene dite? Sono burini di paese. Tutti sappiamo come si sono arricchiti.
Sulla pelle degli altri, traditori infami!
- Badate a come parlate, sora Elvi'. - Sennò che fate? Mi sgraffiate?
[insieme] State bone.
- Vi do una sveglia che fate due giri. - Sì, davvero? Fatemi vedere.
[vociare indistinto]
Che succede qua?
- Vi brucia. - È arrivato. - Calmati.
Che Marcellina è bella e Floriana nessuno se la prende.
Sciacquatevi la bocca prima di nominare mia figlia.
- La bocca della verità! - Ha parlato questa.
Pulitevi voi la bocca, che è piena di veleno.
Datevi una calmata
o lo diciamo ai vostri mariti e ci fate i conti.
- Non c'è bisogno, vero, De'? - E diteglielo, poi glielo diciamo noi.
Diteglielo! Però gli racconto dei vostri ragazzini disgraziati
che ci colpiscono con la cerbottana.
- Ma non è vero! - Ah, no?
- Basta, De'. - Li abbiamo visti tutti.
- Basta, De', basta! - Ma che vuoi? Lascia.
[vociare indistinto] Palla!
[parole incomprensibili] Non toccatemi!
[musica rilassante in sottofondo]
[musica rilassante in sottofondo]
[vociare indistinto]
[campane]
- [Sergio] Che vuoi? È mio. - [Franchino] No, ridammelo!
Fermati, cornuto. L'ho preso prima io!
Piano! Fate piano che se vi sporcate, quant'è vero Iddio, vi ammazzo.
- Ti faccio il culo a strisce. - Quando mi pigli!
- Volete stare fermi? - È stato lui, figlio di una mignotta.
Zitto, brutto "fregnone".
Se dite un'altra parolaccia, quant'è vero Iddio, vi ammazzo.
- Bone queste! - Oh, piano. Piano!
Vieni qua.
Vai da tuo nonno e chiudilo a chiave, poi me la riporti.
Fai piano che se si sveglia, quant'è vero Iddio, ti ammazzo.
- Andate. - SÌ.
- [in romano] Dai!
Mamma, stai ancora così?
Levati il grembiule e sistemati, stanno arrivando.
Guarda che io sono pronta.
Si vede il rammendo, ma'.
- Io ho questa. - Rimetti il grembiule.
[campanello]
[Ivano] Bona, vado io.
- Benvenuti, buongiorno! - Buongiorno, sor Iva'.
- Come va, Giu'? - Bene, grazie. Sora De'!
- Santucci, piacere. - Molto lieto. Moretti.
Questa è Orietta, la mia signora.
- Piacere. - Piacere. Prego, si accomodi.
- Prego.
- Come va? - Piacere.
[Franchino] Fermati, cornuto!
[con accento romano] Buona. Non l'avevo mai vista con i cannolicchi.
Di solito la faccio con i rigatoni e ci metto le polpettine di vitella.
Vabbè, voi la fate più leggera.
Se volete, vi do l'indirizzo del mio macellaio.
È un po' caro, ma ha tutta roba di prima scelta..
Grazie.
È che a Franchino non piace la carne nella pasta.
Mamma, ma che cazzo stai a di'?
Signora, ma voi non vi sedete?
SÌ.
- Vai a prendere un'altra foglietta. - Sì.
Questo vino va giù che è una bellezza, vero, sor Ma'?
Sì, anche se io a pranzo solo un bicchiere.
Questa bella figliola che fa di mestiere?
La nostra Luisa studia.
- Che fa? - Studia.
Ora sta china sull'esame di terza media, ma tanto tiene tutte lodi.
Tiro fuori le polpette.
[musica misteriosa in sottofondo]
- Si può avere un altro po' di pane? - SÌ.
Comunque non ce l'ho ancora chiaro da che parte stare.
Papà, te la sarai fatta un'idea. Manca poco.
- Ma', l'acqua! - SÌ.
Beh, di certo con tutto quello che abbiamo passato...
allora, a questo punto, meglio una cosa nuova.
E poi stavolta posso dire la mia.
Ma che devi di'! Magna, va'.
- Si può avere un po' di sale, cortesemente? - Sì.
Il sale non si passa, porta male.
Vai a prendermi le sigarette, De'.
Permettete, sor Iva'.
Ve ne offro una di quelle vere.
Grazie, sor Ma'.
Signori cari, avervi come ospiti è un grande piacere...
ma veniamo al motivo di questa bella riunione di famiglia.
[colpi]
[sottovoce] Si è svegliato.
[colpi]
- Qualcuno bussa alla porta? - No.
- Sono buone queste sigarette, sor Ma'. - [Ottorino] Maledetti!
Porca mignotta! Mi sono dimenticato di chiudere a chiave il nonno.
- Bravo deficiente! - Tu non fai un cazzo tutto il giorno.
Ma ora cammina?
Non si alzava da prima della guerra.
- Prego, papà. - Papà un cazzo!
non mi chiamate?
- Vi porto un po' di pasta al forno? - Vedi un po'.
- Santucci Ottorino, piacere. - Moretti, molto lieto.
- Papà, loro sono i genitori di Giulio. - Piacere.
Ah, ho capito. Voi siete quelli che hanno il bar con Cecio l'infame.
che tu il caffè al bar.
Dicevamo...
questa bella riunione di famiglia aveva un motivo,
quello di far promettere questi due innamorati.
Una promessa è una promessa, è vero, Giulie'?
Dammi la mano.
Allora facciamo un bel brindisi a questi bei giovani!
- Auguri! - Auguri!
- Papà, piglio io il suo letto? Zitto. - No, hai detto che era mio.
Delia, me li levi di torno? Delia! [parole incomprensibili]
Delia] Boni, c'è momento e momento. I,
- Grazie, sor Mario. - Seduti, state boni.
- Amore. State boni. - Signora.
- Tante felicitazioni. - Grazie.
- Auguri. - Amore.
- Congratulazioni. - [Ivano] Basta.
- Amore di... - [Ottorino] Fammi vedere.
Ma questo è uno zircone.
A me piace così.
Quando ti fidanzi con il primo ragazzino fatti regalare un brillocco vero,
non un pezzo di vetro.
Questo pezzo di vetro, come lo chiamate voi...
- Vado a prendere il dolce. - Eh.
- [Ivano] Facciamo un brindisi! - Un brindisi.
- Il vino, papà. - È bellissimo! - Hai visto che bello?
[Ivano] Bevi il vino pure tu, con l'acqua.
- [Sergio] Bono.
- [Franchino] Pure io? - [Ivano] Alla salute!
- Grazie. - [Giulio] Grazie a tutti.
- [Marcella] È bellissimo. - [Giulio] Sono contento che ti piace.
[Ottorino] Ma ha fatto la pasta al forno con i cannolicchi?
[Ivano] Un po' di vino alla consuocera e un pochetto alla figlia?
- Luisa no.
[Luisa] No, grazie.
Il piatto di mamma.
De', hai fatto un danno piccolo.
Vabbè, sono cose che succedono.
[Orietta] Bisogna fare attenzione.
Scusate, ora raccolgo tutto, non fate caso a me. Festeggiate!
- L'aiuto io, sora De'. - No, no.
- Si faccia dare una mano. - No, no, è pieno di cocci!
No, voi andate avanti. Continuate.
Papà, perché non andiamo al nostro bar? Mangiamo un bel gelato.
- [Sergio] Bono il gelato. - Andiamo, papà?
[insieme] Per favore!
Andate avanti, io e mamma vi raggiungiamo.
De', porta papà in camera che è stanco.
- Arrivederci. - Tante cose.
Venite, papà.
- [Moretti] Sora Delia. - Con permesso.
- Iva'... - Non sai fare nemmeno la serva.
- [uomo] Buongiorno. - Buongiorno. - Buongiorno.
- Buongiorno. - Buongiorno.
Giulio mio si meritava una migliore, non ha voluto sentire ragioni.
- Caruccia è caruccia... - Insomma.
Una furba, direi!
La stiratrice... Ha fatto tombola!
Ora che si sposano, non lavorerà più. Ci pensa Giulio a civilizzarla.
Quello che mi toglie la vita è imparentarmi con quei poveracci.
- [in romano] Cafoni. - [in romano] E ignoranti.
- Non mi devi stare vicino. - Ma chi ti vuole. Ma vattene.
Salve.
[vociare indistinto]
- Buongiorno, sor Ma'. - Buongiorno, come stai?
[voci non udibili]
Ecco il gelato.
Grazie.
Sentite, proprio qua dovete mettervi? Mi disturbate i clienti, è il mio bar.
Ma la strada è di tutti. Un minuto e ho finito.
- [Sergio] Deficiente. - [Marcella] Fatela finita.
Speriamo che Luisa sceglie con un po' più di giudizio.
Ma che deve scegliere? Per Luisa scelgo io.
Ecco.
- Menomale. - Per favore, andatevene.
Sì, ma state calmo. Pensate a fare la cosa giusta.
Non vi ci mettete pure voi. È un anno che ci stanno facendo la testa così.
Mi avete chiamato, papà?
Con Delia stai sbagliando.
È che me le leva dalle mani.
La pazienza ha un limite.
- Sì, ma non è che risolvi così, Iva'. - Lo so, mi dispiace.
Vieni qua.
Vieni qua, figlio mio. Siediti.
Dai retta al tuo vecchio.
Non la puoi picchiare sempre.
Sennò si abitua.
Una.
Una volta ogni tanto, un po' di legnate, ma forte, così capisce.
Così ho fatto con la tua povera mamma.
Ci hai mai visto litigare?
- No. - E perché?
Perché era mia cugina, era di famiglia. La famiglia è importante!
Non ricominciamo con questa storia della cugina.
Da che mondo è mondo, tutti si accoppiano con le cugine.
È l'unica cosa sensata da fare.
- Se sposavi tua cugina Adelaide... - Adelaide era brutta come il peccato!
Ma sapeva stare al suo posto.
E non mi toccava sentire questa cagnara tutte le volte.
Lo so, mi dispiace.
Comunque...
in fin dei conti, Delia è una brava donna di casa,
ha solo il difetto di rispondere.
Deve imparare a stare con la bocca chiusa.
Non farmela sentire piangere.
Mi fa pena.
E poi avrò il diritto di farmi una pennichella in santa pace?
["Perdoniamoci" di Achille Togliani]
# Mi sento assai colpevole con te
# e pure tu con me.
# Non osiamo guardarci negli occhi,
# perché il rimorso ci pesa sul cuor.
# Perdoniamoci
# tutto il passato, ogni peccato.
# Perdoniamoci.
# Ancora una volta torniamo ad amarci,
# così come un'anima sola.
# Ricordiamoci
# il primo giorno del nostro incontro.
# Ricordiamoci
# quel giorno radioso
# che tutta la vita cambiò
# da una sola parola.
# Ma poi nel nostro amor,
# per giuoco o crudeltà,
# s'è perduta la sincerità.
# Perdoniamoci.
# Perdoniamoci,
# amor.L]
[musica misteriosa in sottofondo]
[musica misteriosa in sottofondo]
[musica misteriosa in sottofondo]
[voci non udibili]
[in inglese] Ciao, Madam...
[in inglese] Forse ti ho spaventato?
Scusami se ho fatto paura.
[in inglese] Non volevo.
Non ti preoccupare. Fa niente.
[in inglese] Cos'è questo? Di nuovo?
Che vuoi? Sono inciampata. Lasciami andare.
[in inglese] Madam, devi tirarti fuori da questa situazione,
e se non riesci a farlo da sola, io posso aiutarti, hai capito?
Non ho capito niente.
[in inglese] Per favore, lascia che ti aiuti!
Che bisogno c'è di urlare?
[in inglese] Se hai bisogno di qualcosa, vieni da me, ok?
Ci mancava solo questo!
Credevo che scherzassi.
Magari.
Stavolta devo andare.
Mio cugino dice che al settentrione c'è lavoro e il salario è buono.
È giusto. Devi andare.
Portati le calze di lana, che là d'inverno pizzica.
Sembra che non ti importi che me ne vado.
Non è vero.
E lo sai.
Allora pensaci.
Pensaci.
De'.
Io te l'ho detto.
Quand'è che parti?
Finisco di sistemare tutto questa settimana e domenica vado.
Fammi andare.
Delia.
Ci pensi?
[vociare indistinto]
Marcella ci ha fatto vedere l'anello. Siamo tanto felici per lei!
- Grazie, Alva'. - Pure per voi, De'!
- Auguri. - Tanti auguri, De'. - Grazie.
Quanto sono belli, sembrano usciti da un film!
Eh, sì.
Una cosa l'ho fatta bene.
Sembrava ieri che stava attaccata al seno,
ora ha l'anello al dito!
State attenta che sor Ottorino non lo rubi,
che quello ha rivenduto pure l'oro dei denti!
[imita uno sparo]
Oddio, le patate!
Marce', vieni a casa. Corri!
- Oddio, che ho fatto! - Eh.
- Ma', mi dispiace. Mi sono dimenticata. - Dai, aiutami.
Sbrighiamoci che se arriva tuo padre fa un macello.
- Papà, ti chiedo scusa... - Mannaggia a questa testa vuota che ho!
- Le ho dimenticate, scusami. - No, mamma, non...
Che fai qua? Vai a guardare i ragazzini. Vai.
Ned ai, vai!
Che hai da guardare?
Stasera voi pane e latte, ringraziate questa ritardata di vostra madre.
Hai visto? Tutto sistemato.
Che avresti sistemato?
È così che sistemi le cose?
Almeno ora ha sfogato, stiamo un attimo in santa pace.
- Dai, vai a tagliare il pane. - Ma non ti vergogni?
Lo vedi che sei una pezza da piedi, ma'.
Non vali niente, non conti niente!
[la porta si chiude]
[musica malinconica in sottofondo]
- C'è da firma', chiamate vostro marito? - [sora Franca] Firmo io.
- Ma vostro marito? - Qua un uomo non c'è, che facciamo?
Ti accontenti o queste lampo te le riporti a casa.
[sottovoce] Che vi sarete messe in testa tutte quante...
- Allora, che avevamo detto? - Duecento.
Duecento lire.
Grazie. Arrivederci.
[musica malinconica in sottofondo]
[vociare indistinto]
- Ciao, Mari'. - Ciao, De'.
[Delia] Mari’, devo chiederti un favore.
Domenica, dopo la messa, devo fare delle punture nel tuo palazzo.
- Vabbè. Che favore? - È questo il favore.
Mi devi reggere il gioco.
- Che stai combinando? Dove devi andare? - Ora non te lo posso dire.
- Hai un altro! - Shh! No, no.
Oddio, volesse il cielo!
- Mi fai questo favore o no? - Sì, ho capito.
Se Ivano me lo chiede, domenica vieni da me a fare le punture.
Ecco.
[sogghigno] Ma vedi un po"!
- Se te ne vai... - Ma no.
Se te ne vai,
non ti far scoprire, quello stavolta ti ammazza.
- Addirittura! - Sì, addirittura.
Dai retta a questa scema.
Ciao, Mari'.
Ciao, De'.
- Delia. - Oh.
[vociare indistinto]
Dai, fermo!
- [sottovoce] Dai, non ci vede. - Sì, che ci vede.
Quanto sei bella, Marce".
Come mai ti sei truccata?
Che cos'è questa novità?
- Non ti piaccio? - Pure troppo.
- Dove sei andata così acchittata?
[Giulio] Non mi sta bene.
- Ah, no? - No, ti devi truccare solo per me.
Ma mi sono truccata per essere bella per te.
- Sicura? - SÌ.
Ahia, mi fai male. Dai.
- Solo per me? - Solo per te.
Allora se è solo per me, da domani a lavoro vai pulita.
non lavorerai più.
- E chi te l'ha detto? - Te lo dico io.
Tu sei mia.
[Marcella] Solo tua.
[musica drammatica in sottofondo]
Dai, ci vede.
Marce'.
Vieni un attimo qua.
- Che c'è? - Siediti.
Allora?
No, è che stavo pensando...
Il matrimonio è una cosa bella.
Però è per tutta la vita, Marce'.
Non si torna indietro.
E quindi? Che cosa mi vuoi dire?
Giulio ti vuole bene veramente?
Devi scegliere bene l'uomo.
Deve essere quello giusto. Giulio è quello giusto?
Non lo so, dimmelo tu...
che te lo sei scelto bene.
Ma che vuol dire. Che ho mai capito io.
Tu, però, sei in tempo.
Pure tu, ma'.
Loro mettono la casa, le fedi
e dicono che hanno anche un fotografo bravo.
A noi toccano i fiori, che per me può farne a meno.
Per quello possiamo andare da don Felice,
che se il giorno prima muore qualcuno, ti regala quelli del funerale.
Sì, bravo. Poi per il vestito, Marcella ha quello di Delia.
Ahò, gli hai dato una sistemata, vero?
- Deve sembrare nuovo. - SÌ.
E per la musica, ho pensato di chiamare Alvaro, è stato cantante.
Chi è?
Nuvoloni, viene tutte le mattine a tenervi compagnia.
Quel morto di fame? Porta pure male. Dio ce ne scappi e liberi.
No, non lo voglio al matrimonio di mia nipote.
Ma si vorranno bene davvero questi ragazzi?
- Ma che domande sono? - Apre bocca e le da fiato.
Forse non ti è chiara la situazione.
Tocca pensare di sistemare Marcella e di sistemare pure noi.
[Ottorino] Ti fa schifo che tua figlia va a fare la signora?
Certo, con quei cafoni ripuliti...
Fosse per me, li manderei per stracci, questi burini spilorci.
Ma finché hanno il bar, questo matrimonio fa comodo a tutti.
[vociare indistinto in lontananza]
[fischio]
[pianto di una donna]
Non si da pace, povera Marcellina.
Voleva sposarsi lo stesso, ma sor Ivano non sente ragioni.
Lo capisco.
Non ha nemmeno tutti i torti, mica può mandare sua figlia per stracci.
Ma dove va?
[donna] Non hanno più nulla. Tornano al paese, lì hanno da mangiare.
Dicono che del bar non siano rimaste neanche le sedie.
L'hanno fatto saltare in aria con il tritolo.
una cattiveria del genere?
Uh, hai voglia quanti!
Hanno la fila di chi li vuole male. D'altro canto, chi la fa, l'aspetti.
- Non vi vergognate? - No.
[pianto]
Basta con questa lagna. Basta!
Sono buono e caro, ma la mia pazienza ha un limite.
Giulio mi voleva bene.
[Ivano] Con il bene non fai né il pranzo né la cena.
AI tuo Giulietto non sono rimasti né gli occhi per piangere né l'anello.
[Ottorino] Maledetti. Voglio vedere cosa fanno con quel pezzo di bottiglia.
Quelli burini erano e burini ritorneranno, papà.
Fammi capire. Vuoi andare in giro per il paese scalza, legata a un somaro?
Eh?
Fammi andare, va'.
Mamma, di' qualcosa.
Non fai mai niente!
Lo dici tu. [la porta si chiude]
["La sera dei miracoli" di Lucio Dalla]
# È la sera dei miracoli, fai attenzione.
# Qualcuno nei vicoli di Roma
# con la bocca fa a pezzi una canzone.
# È la sera dei cani che parlano tra di loro,
# della luna che sta per cadere.
# E la gente corre nelle piazze
# per andare a vedere.
# Questa sera così dolce che si potrebbe bere,
# da passare in centomila in uno stadio.
# Una sera così strana e profonda,
# che lo dice anche la radio,
# anzi la manda in onda,
# tanto nera da sporcare le lenzuola.
# È l'ora dei miracoli che mi confonde.
# Mi sembra di sentire il rumore di una nave sulle onde.
# Si muove la città
# con le piazze e i giardini e la gente nei bar.
# Galleggia e se ne va.
# Anche senza corrente camminerà.
# Ma questa sera vola.
# Le sue vele sulle case sono mille lenzuola.
# Ci sono anche i delinquenti.
# Non bisogna avere paura, ma stare un poco attenti.
# A due a due gli innamorati
# sciolgono le vele come i pirati.
# E in mezzo a questo mare
# cercherò di scoprire quale stella sei,
# perché mi perderei
# se dovessi capire che stanotte non ci sei. LI
Siete pronti? Marcella, andiamo.
- Ma', non strillare. Sto qui. - Lasciami!
- Tuo padre dov'è? - AI gabinetto.
- Venite qui. Boni! - Che hai? Ora andiamo.
Don Felice non aspetta noi per dire la messa.
Forza, boni voi due.
- Forza. - De', senti se papà ha bisogno.
SÌ.
Papà.
Vi occorre qualcosa?
Sentite, per favore, non fatemi perdere...
[Ivano] Datti una mossa.
Arrivo!
[musica di suspense in sottofondo]
Oggi no.
[Sergio] Dai.
- Noi stiamo andando adesso. - Noi stiamo andando a messa.
[in romano] L'anima tua.
Eccomi! Forza voi, forza. Sbrigatevi.
- Ahò, vai piano. Cos'è questa fretta? - Facciamo tardi.
Papà, a posto? Ha bisogno di qualcosa?
Tutto a posto, non ha bisogno di niente.
Andiamo!
[don Felice] Misereatur vestri omnipotens Deus,
perducat vos ad vitam aeternam.
[in coro] Amen.
Indulgentiam, absolutionem, et remissionem peccatorum nostrorum
tribuat nobis omnipotens et misericors Dominus.
[in coro] Amen.
Vado dal sor Ottorino.
- Dominus vobiscum. - [in coro] £t cum spiritu tuo.
Oremus.
Ecce agnus dei.
Ecce qui tollit peccata mundi.
Sor Ottorino?
Sor Ottorino, sono Alvaro. Vi occorre qualcosa?
[don Felice] Corpus Domini nostri Jesu Christi custodiat animam tuam
in vitam aeternam.
Sor Ottori'?
Benedicat vos omnipotens Deus.
- Pater et Filius et Spiritus Sanctus. - [in coro] Amen.
Andate.
E oggi, mi raccomando, agite secondo coscienza.
La coscienza di Dio, nostro Signore onnipotente,
e vi giudica.
[vociare indistinto]
Marcelli', basta con questa faccia da funerale,
mica è morto qualcuno.
- Hanno trovato il quarto? - Ma che!
Oggi sono tutti indaffarati. Non hai visto che non è venuto nessuno?
C'è confusione per strada.
Io sono andato stamattina, ora c'è una fila che non si passa.
Ci vediamo dopo, allora.
- Che hai lì dentro? - La siringa e l'occorrente per disinfettare.
- Basta. - Devo andare da Marisa.
Vai, va'.
Comunque, non è importante.
[Alvaro] Sor Ottorino è morto!
L'ho trovato così, Iva', ora.
Ho corso come un ghepardo.
[Sergio] Papà, quindi la sua camera la prendiamo noi?
- Perché me l'hai portato via? - Iva', non fare così.
- Perché? - Non fare così. Tirati su, dai.
[urla] Iva', non fare così.
- Papà! Perché? - Iva', mi fai male. Tirati su.
- [Ivano] Perché papà?
Perché me l'hai preso?
Allora io vado.
Dove cazzo vai?
Papà! Lasciatemi solo.
- Lasciatemi solo. - Andatevene a casa.
Dopo veniamo tutti da voi.
[musica di tensione in sottofondo]
[recita il rosario]
- Ci sono le ciambelle. Corri. - Boni! Non sono per voi.
- L'ho presa prima io! - Grazie, De'.
Era ancora caldo. Era spirato da pochi minuti.
Sembrava che mi sorridesse.
Mi voleva un bene...
come un figlio.
Uomini così perbene non ne nascono più.
Un santo.
[recita il rosario]
- Papà, ora abbiamo la camera per noi. - Dai, papà!
Non qui, boni.
[recita il rosario] Iva', bevi un po' d'acqua.
- Papà, come faccio senza di voi? - Iva', fatti forza.
[recita il rosario]
Iva', chi è questa vecchia?
Rimetti a noi i nostri debiti...
Che ne so io.
Amore mio, perché soffri così? Nonno era anziano, ha fatto la sua vita.
Ma che mi frega di nonno, piango per Giulio!
[campanello]
Che dolore immenso e infinito!
- Volete un po' di caffè? - Sì, due di zucchero.
Ad averlo!
Che dolore immenso.
- Che dolore immenso e infinito! - Sora mia, oddio...
- Gli volevano bene tutti. - Tutti, tutti.
- Grazie. - Prego.
[Alvaro] A bussare ho bussato, però non rispondeva.
sor Ottorino non risponde e controllo.
Sono entrato che era ancora vivo!
- [uomo] Vedi un po'.
Non parlava, ma gli strillavano gli occhi.
[campanello]
Boni. Basta, andate a giocare fuori.
Fuori.
Siamo usciti appena saputo, ma oggi non si circola.
C'è una confusione che non si passa.
- Mi domando e dico, tutti oggi? Andate domani. - No.
- Mi dispiace tanto per vostro marito. - Che vuoi farci.
- Un caffè? - Con piacere. - Grazie.
[voci in lontananza]
- Tante condoglianze. - Grazie.
- Iva'. - Condoglianze. - Grazie.
- Permetti una parola? - Che dolore immenso e infinito!
Devo andare da Marisa.
[campanello] Grazie.
- Mi sta ancora aspettando. - Apri la porta.
Ah!
- Menomale che sei venuta! - Abbiamo saputo.
- Non potevamo non venire. - Eh.
Peppe, Marisa.
- Condoglianze. - [Marisa] Tante condoglianze.
- Grazie. - Com'è successo?
- L'ha trovato Alvaro. - Eh.
Mi ha guardato ed è riuscito a dirmi solo quattro parole.
"Ti voglio bene..."
"Alva'."
Ho aspettato per un bel po', solo che poi una volta saputo...
Peppe mi chiedeva di venire.
- Ma chi è questa vecchia? - Chi lo sa.
Signo', alzatevi che avete fatto la buca. Alzatevi.
Riposatevi, bevete un bicchiere d'acqua,
sennò le prossime preghiere le diciamo per voi. Grazie.
Padre...
Menomale che ti ho trovato!
Pensa se eri già uscita, che dicevo a Ivano?
Mamma mia!
Tra tanti giorni, proprio oggi ha deciso di morire.
Te l'ha fatto per dispetto. Disgraziato.
- Carogna infame. - Mascalzone cornuto.
- Assassino strozzino. - Sporcaccione maledetto.
- Dite una preghiera pure per noi. - Gliene abbiamo dette tante.
- Arrivederci. - [insieme] Arrivederci.
Dai, De', su. Meglio così, no?
Che ti eri messa in testa?
Lo sappiamo che Ivano è un farabutto, però...
pensa ai figli.
È proprio a lei che penso.
C'è ancora domani.
- Santa Maria... - No, signo', abbiate pazienza!
Abbiate pazienza, veramente.
[musica drammatica in sottofondo]
[musica drammatica in sottofondo]
[musica drammatica in sottofondo]
Oh!
Mi hai fatto prendere un colpo.
- Ma dove stai andando? - A fare le punture.
Sto andando a fare le punture a quei vicini di Marisa.
- A quest'ora di mattina? - Eh.
cammina.
Papà.
- Tutto a posto stanotte? - Eh?
Sì, sì, non si è mosso.
Iva', lasciami andare a fare queste punture.
Ci serve qualche lira in più per il funerale di papà.
Gli prendiamo due fiori come si deve.
Se li merita, no?
Vedi di tornare presto.
["B.O.B. (Bombs Over Baghdad)" di Outkast]
["B.O.B. (Bombs Over Baghdad)" di Outkast]
[la musica si interrompe]
Che disgraziata!
[la porta sbatte]
[musica di tensione in sottofondo]
[vociare indistinto]
[voci non udibili]
[uomo] Signori, per cortesia, uno alla volta. Non spingete.
Preparate i documenti.
[voci non udibili]
["A bocca chiusa" di Daniele Silvestri]
# Fatece largo che passa domani,
# che adesso non si può.
# Oggi non apro perché sciopererò
# e andremo in strada co' tutti gli striscioni
# A fare come sempre la figura dei fregnoni,
# ma a me de questo sai, non me ne importa niente.
# Io oggi canto in mezzo all'altra gente,
# perché ce credo o forse per decenza.
# Che partecipazione certo è libertà,
# ma è pure resistenza.
# E non ho scudi per proteggermi né armi per difendermi
# né caschi per nascondermi o santi a cui rivolgermi.
# Ho solo questa lingua in bocca e forse un mezzo sogno in tasca.
# E molti, molti errori brutti.
# Io però li pago tutti.
# Fatece largo che passa il corteo
# e se riempiono le strade.
# Via Merulana...
Le signore sono pregate di togliere il rossetto
prima di chiudere la scheda con le labbra.
invalidare la scheda.
[donna] Signore, per cortesia, togliete il rossetto.
# E le parole, sì lo so, so' sempre quelle.
# Ma è uscito il sole e ame me sembrano più belle.
# Scuola e lavoro, che temi originali.
# Se non per quella vecchia idea
# de esse tutti uguali.
# E senza scudi per proteggermi
# né armi per difendermi
# né caschi per nascondermi o santi a cui rivolgermi.
# Con solo questa lingua in bocca.
# E se mi tagli pure questa,
# io non mi fermo, scusa.
# Canto pure a bocca chiusa.
[intona la canzone]
# Guarda quanta gente c'è
# che sa rispondere dopo di me a bocca chiusa.
# Guarda quanta gente c'è
# che sa rispondere dopo di me a bocca chiusa.
# A bocca chiusa.
# A bocca chiusa.
# Guarda quanta gente c'è. A bocca chiusa.
# Guarda quanta gente c'è. A bocca chiusa. #
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