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Johann!
- Signorina! - Joseph! - Sono qui.
Oh, eccovi qui.
- E il giornale per mio padre? - Mi scusi ma c'è un po' di confusione, se aspetta...
San Francesco Giuseppe ferroviere...
Ah, eccoli qua. Tenga.
- Grazie tante. - Prego, prego.
Mamma!
- Guarda, una serenella delle Alpi. - Ci porterà fortuna.
Signora, possiamo andare.
Dia a me, signorina. La mia carrozza vi sta aspettando.
- Va' pure avanti, io verrò a piedi. - Ma è lontano, signora.
- Si stancherà. - E' quello che voglio: Stordirmi, ubriacarmi di aria fresca.
Così, finalmente, dormirò, come non ho mai fatto tutto l'inverno.
Su, Joseph, andiamo noi, lei verrà dopo.
- Ciao. - Allora, vecchio mio, che mi dici? - Mm! Niente male.
Be', ho seguito le tue istruzioni al millesimo.
C'è solo da pregare che non ci scoppi fra le mani, però le creme sono formidabili.
- Contento? Ci vediamo più tardi. - A dopo.
Funzionerà.
Dove sarà finito Johann? Doveva aiutarmi.
- Chissà se è cambiato dall'anno scorso. - Ormai è un giovanotto. Quando lo vedrà...
- È più alto di me. - Davvero?
Lotte! Sei arrivata, finalmente!
Quando ho saputo che saresti venuta anche quest'anno, mi sono sentita rinascere.
- Sono contenta di rivederti. Ci siete tutti? - Oh, siamo aumentati di numero.
- Nonne, cugini, zii...? - No, non indovinerai mai.
Non mi rovinare la sorpresa. Vado a rinfrescarmi e ci vediamo a cena. Scusami.
Non la riconosco più.
- È cambiato tutto. - Oh, questo è niente.
Si ricorda quella camera vecchia?
Venga a vedere.
Guardi.
Una vasca da bagno! È il quadro della mamma. Ma è ancora qui!
Non gliel'ho fatto toccare.
- Non sapevo se sua madre... - Ha fatto benissimo, mia madre ne sarà contenta.
Venga. Venga a vederla più da vicino. Non è bella, forse?
Ci sono voluti più di otto mesi per averla.
Tocchi, tocchi. Valeva la pena.
E questo? Pensi che miracolo, si apre qui ed esce l'acqua calda.
- La provi subito, si faccia un bagno. - No, aspetto mia madre. Sarà stanca.
- Lo farà lei il bagno. - Sono contento che siate qui. Veramente contento.
- Le bestie hanno fame, devo andare via. Arrivederla, signorina. - Arrivederci.
- Lotte, sono qua. - Sì, mamma!
Devo darti una cattiva notizia, abbiamo una vasca anche qui. E anche l'acqua calda.
Sì, lo vedo. Non me l'aspettavo.
Ho visto Hella, te la ricordi? Le sono spariti tutti i foruncoli!
- Hai fatto una bella passeggiata? - Sì, ma ho giurato di non parlarne.
L'hai giurato? Come sarebbe a dire "l'hai giurato"? A chi?
Mi rincresce tanto, cara, ma un segreto è un segreto.
- Hai incontrato un vampiro. - Ecco. Come hai fatto a capirlo?
- Ti ha baciata? - Mm-mm. Lo giuro.
Come sei bugiarda.
Ah, non ci credi, eh? Guarda cosa mi hanno dato per te.
- Oddio, che lamponi enormi. Il sangue del vampiro! - Fresco di giornata!
Oh, ma cosa hanno fatto qui? È tutto cambiato.
Povera mamma, che delusione ti hanno dato. Il tuo capolavoro in una stanza da bagno.
- Che c'è di male? Come a Pompei. - Ma ti piace ancora? - Mm-mm.
In vacanza mi deve piacere tutto. Ho deciso.
- Perfino questo? - Mm! Perché no?
In fondo... No, no, stai ferma! Sono sporchi di terra, bisogna prima lavarli.
- Che mi importa? - No, stai buona, ho penato tanto per raccoglierli e adesso tu...
- Dai, dammene almeno uno, su! - Ti verrà il mal di pancia! - Dai, avanti!
Mamma, ti prego, su!
- Oh, ecco, guarda che cosa hai fatto. - Così puoi farti un bagno ai lamponi ora.
- Comunque adesso sono puliti, no? - Già. Vuoi sapere cosa faccio io, invece?
- Tieni! - No!
- No, non scappare! - Prendimi, avanti!
Ho una gran voglia di mangiarti cruda, di succhiarti tutto il sangue!
- Vedi che non sei capace? - Vieni, su, avanti.
No!
Vacci piano... Rimettilo a posto.
Vuoi la guerra, eh? Va bene... guerra sia!
Oh, diavolo, ho sbagliato!
Mi sento tutta infarinata!
- Adesso sei mia! Ti mangio! - Lasciami, no! Mamma, no, lasciami!
- E tua madre? - Cena in camera. - Professore... - Buonasera.
- Ma è una scimmia. Ha pure il cappotto. - Sembra proprio un cristiano.
- Bene, molti auguri. - Che succede?
- È arrivata Marlene con una torta. - Una torta?
- Posso andarla a vedere? - No.
Vorremmo offrire da bere a tutti. Oggi mio figlio Franz compie gli anni.
- "Prosit"! - "Prosit"! - Salute!
Adesso... Attenzione!
- Ah! - Che meraviglia! - E ora cos'è successo?
Sta uscendo del fumo. Speriamo che non puzzi.
- Posso andare a vedere? - No. Ti ho detto di no.
Uh, è arrivato Johann, tutto vestito a nuovo!
Johann!
A nome del... del... della...
A nome della cittadinanza di questo paese...
...sei la benvenuta a Immensee.
- Grazie. - Ecco la cena per la mamma. - Grazie.
Ti sei fatto uomo, sai?
- "Prosit". - Salute! - "Prosit"!
- Che tipo buffo Johann. - Perché?
Non buffo, strano.
- Che cosa ci trovi di strano? - Ma tu non lo vedi quant'è ridicolo?
Perché lo trovi ridicolo? A me sembra abbastanza commovente.
Per farla breve, quando uno non si accorge della gente che gli ride alle spalle...
Non credo che gliene importi molto, sai, Franz?
Non è possibile essere innamorati senza sembrare tanto ridicoli?
Non puoi dirlo, non sei mai stato innamorato. Vedere le cose in questo modo è superficiale.
Una persona che ama non è mai ridicola, credimi.
Mi sarei divertito molto a vederti innamorato.
Vediamo, come ti vestivi? Le scarpe come le portavi, bianche?
E nei capelli? Pomate? Brillantina? Ti mettevi la cipria?
Scommetto che ti sbizzarrivi coi cappelli. Sì, erano di feltro? Cappelli a cupola?
Di paglia? Di seta? A becco? A gronda? A rocchetto? A molla?
La papalina o il cilindro?
Oppure a pan di zucchero?
Non solo, per amore ho pianto.
Dai, professore, a letto.
"Domenica 2 agosto. Importantissimo."
"Oggi ho deciso: Non ci sarà posto per l'amore nella mia vita."
"L'arte ha bisogno di questo estremo sacrificio."
"Solo a questo prezzo è possibile sollevarsi dalla palude oscura..."
"... in cui gli umani si dibattono."
"Solo l'arte vive eternamente e questa non me la strapperanno dal cuore."
"Li odio, non ho più dubbi."
"Affondano giorno dopo giorno nei loro corpi..."
"... come nel fango che inghiotte ogni alito di vita."
"E l'anima? Quale posto può avere l'anima nella loro vita?"
"È l'arte la mia vera madre."
"Dal suo seno succhierò il latte che mi renderà immortale."
Torno subito, non vada via, professore, un momento solo!
Johann!
Johann!
- Ma cosa fai lì dentro? - Ssh!
- Che roba è? - Ora le faccio vedere. - Ma dove vai?
Ecco, questa è la prima volta che è venuta, aveva 5 anni.
Un suo dentino. Era bellissima, aveva una finestrella qui.
Fischiava più forte di me.
Guardi che bello.
Mi chiamava Alì Babà.
E questa è dell'anno scorso.
Gli altri anni ho preso quello che ho potuto, ma quest'anno so quello che voglio.
- Cioè? - Ma forse è troppo. - E parla! Cos'è?
Vorrei tanto una sua fotografia. Tutto qui? Nient'altro?
- Mi aiuterà, professore? - Be', devi finirla di fare collezione di feticci.
- Che cosa? - Tutta questa roba. Sei grande, sei cresciuto adesso.
Le fai vedere questa cassettina e le dici "ti amo" una volta per tutte.
E se mi dice di no?
Devi essere ottimista, se ti dice di no, tu insisti, devi lottare.
Ma se la risposta è no, avrai almeno il coraggio di buttare via queste cianfrusaglie.
Sì, sì, glielo prometto, però mi aiuterà a fare questa fotografia?
"La mia vita vera è cessata quando ho accettato di vivere con te."
- "E lui:"Lo vedo, ti stai allontanando..." - Giù, se no ci vedono.
Oh, ma non posso scattarla da qui, è troppo lontano.
"Torcendosi le mani con angoscia sussurra:"
"...'Adesso, tra qualche minuto, sarà qui quello che ho tradito..."'
"'... e a cui avrei dovuto essere fedele per l'eternità'."
- Ma chi si vede! - Buongiorno, Hella. - Salve. - Che bella sorpresa!
Se sono qui è per fare un piacere a un amico.
- Conosci Franz? - Ci siamo incontrati alla stazione.
- Chi è questo amico di cui parli? - Vuole restare in incognito.
È un ammiratore di Lotte e mi ha chiesto di farti una fotografia.
- Davvero? E perché non è venuto lui di persona? - BÈ, sai, è molto timido.
- Ma certo, è Johann! - Timido? Ma non è timido, è stupido.
Sei ingiusta, Hella, è un caro ragazzo, invece.
È molto semplice, così genuino.
Insomma, scarpe grosse e cervello fino per voi, eh?
Se fossi Johann vi spaccherei la faccia a pugni. Ma chi vi credete di essere?
- Ma cosa le ha preso? - Niente, recita.
- Scusa, ma non dovevi farmi una fotografia? - Oh, sì, subito.
- Dammi quella macchina. - Sì, ma, per favore, non le dica che sono qua.
Sta' tranquillo.
Ah! Aiuto! Franz, presto, per favore, aiuto!
Corri, fa' presto, ti prego! Oddio, c'è un ragno enorme!
Franz, che orrore! Fa' qualcosa, ti prego, uccidilo!
Perché ucciderlo? È così carino, così... elegante.
In fondo mi fa pena. A te no?
Pensa alla paura che ha adesso davanti a due giganti come noi.
"Oh, cos'è questo potere che mi attira, mi tenta, mi chiama verso l'ignoto?"
"Tutta la forza del mare concentrata in esso."
"Ma i miei... pensieri..."
"...non li potrai legare e scivoleranno via..."
"...verso quel mondo ignoto!"
Mettiti giù, stupido.
Ehi, guarda, Zimmer è tremendo.
Se va avanti così, diventa scemo.
- Andiamo, correte! - Perché sono scappati così di corsa?
- C'era qualcuno che si masturbava. - Dici?
Contorcimenti oscuri del sesso. D'estate bisognerebbe andare nudi, come i selvaggi.
- E ne avresti il coraggio? - BÈ, non è un'impresa eroica. Che coraggio ci vuole?
Se nasciamo nudi, perché non restare nudi?
Se tu parli così, significa che te ne fai un problema.
Io non ho di questi stupidi problemi.
Nemmeno io, a pensarci bene. Vogliamo farci un bagno nudi?
Ah, per me. Davanti a tua madre?
Mamma!
- Chi c'era su? - I ragazzi del collegio. - Ah, mi stavano spiando?
Ti guardavano le gambe.
- Questo è Franz. - Ah, salve. - Molto lieto. - Come va?
- È un po' scomodo. - Grazie.
- Come hai detto che ti chiami? - Franz Schmidt.
- Come Hans Schmidt? - Sì, è mio padre.
- Io mi faccio il bagno. E anche Franz. - Cosa?! E poi come ti asciughi?
Mi basterà la tua coperta.
Vieni qua, mettiti più vicino.
E cosa ci fa qui a Immensee un medico tanto famoso?
Dev'essere difficile per un uomo come lui trovare il tempo per una vacanza.
- E perché proprio qui a Immensee? - Ce l'ho portato io.
Dai, non avere paura dell'acqua, vieni anche tu!
- Ma perché? - Studio tradizioni popolari.
- Ah, bravo, è interessante. - Voglio scrivere un libro.
- Lotte mi ha detto che vivete a Parigi. - Sì, infatti, da un po' di tempo.
- Ma cosa aspetti a spogliarti? Su, sbrigati! - Non ho sentito!
Mi scusi.
- Ti serve qualcosa? - Ma non dovevi anche tu fare il bagno? E il tuo coraggio?
- Sto parlando con tua madre. - Avrai tutto il tempo per parlare. Vieni. - Devo andare.
Coraggio, non ti preoccupare!
Tanto la mamma non ti guarda, non gliene importa, si è girata dall'altra parte.
Fa' finta di stare in Africa, tra i selvaggi.
- Io ho mangiato da poco. - Cos'hai detto? - Niente. Niente.
Non ho sentito.
- Cos'hai detto? - Che si scivola su questi sassi.
Dammi la mano, ti guido io.
E poi qui non ci sono i coccodrilli.
Corriamo, su!
Ah, non fare così, non fare così, cara!
Calmati, vedrai che la riprenderemo.
- Perché l'hai fatta scappare? - Ho reciso le sue catene e le ho restituito la libertà.
- Ma è possibile che nessuno mi capisca? - Sei pazza! Pazza!
Calmati, ti prego... E tu ritirati in camera tua!
Vi odio. Vi odio! Vi odio!
Sta' attento, Johann fai attenzione!
- Cosa fa lì sopra? - Sta cercando di catturare la scimmia.
- Come ha fatto ad arrivare fin lassù? - La signorina Hella l'ha fatta scappare.
Ha reciso le sue catene.
Vieni, bestiaccia rognosa puzzolente!
Puttana...
Attento, stupido, la coda si rompe. Così le fai male! Dai, buttala giù!
Attenta! Si è fatta male?
- Dove ti sei fatta, male? Fai vedere. - Niente, è solo un graffio.
- Lo faccia vedere al dottore. - Non è il caso. - Sei spaventata, vero?
- È passato? - Sì, sì, la ringrazio.
- Mio padre. La signora Margherita, la madre di Lotte. - Piacere. - Hans Schmidt.
Se ti fossi asciugato dopo il bagno, non avresti preso il raffreddore. Ti pare?
Hai fatto delle nuove conoscenze, vero?
- Sembrano simpatiche. - Sì, straordinarie.
Lotte e io abbiamo fatto il bagno insieme, quasi nudi.
- In mutande? - Sì. Davanti alla madre.
Ah... capisco.
E capisco perché sei così contento. E non immagini come sia contento anch'io.
- Non indovini cosa ho provato? - BÈ, preferisco saperlo da te.
- Non ho provato niente. - Cosa vuol dire "niente"?
- Niente di morboso. - Ah, bene.
Quando ci stavamo avvicinando a quel ruscello...
...c'erano dei collegiali che si masturbavano, dietro a dei cespugli...
...mentre guardavano le gambe della signora Margherita.
Vuoi dire che tu non hai sentito niente del genere, invece.
È una prova che ho fatto bene a non mandarti in collegio.
Sì, questo è vero, ma... ma c'è un'altra cosa che è molto più importante.
La cosa più importante è parlare liberamente, come facciamo noi due.
No, volevo dire che non c'è contraddizione tra i miei pensieri e le mie azioni.
Ho incontrato due persone che si comportano e che agiscono come noi.
Che la pensano come noi.
- Sono sicuro che anche loro si parlano molto. - Infatti, sono molto amiche.
E che altro hai scoperto?
BÈ, che i principi che sento dentro di me hanno preso forme reali, li ho vissuti.
Finora mi rendo conto che ne avevo solo parlato, senza mai metterli alla prova.
BÈ, finalmente stai diventando adulto, e presto mi lascerai solo.
Tu parli, parli, parli sempre, papà. Hai voglia di diventare vecchio.
Anche tu parli troppo, e non sapremo mai se hai la febbre. Coraggio.
Oh, il braccio si è un po' arrossato.
Che giornata, eh?
Sai... che hai avuto un bel coraggio a spogliarti davanti a quel giovane?
È stato un bello strappo a tutte le convenzioni.
Non so come ce l'hai fatta.
Perché? Non è una questione di coraggio.
- O mi ritieni inferiore agli eroi dei tuoi quadri? - Ma i miei quadri sono dei sogni.
E io non posso sognare?
Oh, mi sembra anche gonfio.
Bisogna stare attenti che non si infetti. Può tumefarsi e venire una cancrena.
In questo caso il braccio viene amputato.
Oh, mio Dio, no!
In un romanzo di avventure ho letto la storia di un cacciatore morso da un insetto.
Il dolore era tale che si accorciò come un nano.
Papà? Papà!
Hai sentito? Forse è meglio se dai un'occhiata.
Se vuoi. Ma non credo che si tratti di una cosa seria.
- Vado a vedere come sta. - Mm-mm.
- Chi vai a vedere come sta? - La madre. Perché?
Forse... per prudenza è meglio fare un'iniezione.
Anche io pensavo la stessa cosa.
- E Franz? - È su, gli ho consigliato di rimanere a letto.
- Mi spiace, sono stata io a incoraggiarlo a fare il bagno. - Lo so, ma non è niente.
- Non abbiamo quella pomata? - Ah, sì, è un'idea.
- Vedrà, è miracolosa. - Ne sono sicuro. - È un modo di ricambiare.
- Non vuole accomodarsi, professore? - Volentieri. Grazie.
- Gliel'ho tenuta in caldo. - Grazie. - Dovere.
Non gli bastava la scimmia per fare danni, hanno inventato anche il violino.
Smarrita. Una mosca smarrita che batte, batte, che batte le ali.
Perché si rifiuta di morire.
Il suo minuscolo cuore deve battere come un tamburo.
Muore. Muore. Non grida nemmeno più.
Perché ha capito che non c'è più speranza.
Le sue zampette affondano nella colla, si appiccicano una all'altra.
Si incollano sulle ali, le ali si incollano alle ali.
Le ali, con la colla.
E adesso è come un bambino che dorme.
Prova a girarsi su un fianco e non può...
...perché sta morendo... piano piano.
Muore lentamente.
Muore.
Chiude gli occhi come rassegnata.
Chiude gli occhi come per addormentarsi.
"Sono stanca, ho sonno", dice.
Ma non è vero, sta morendo.
Muore.
Oh... Oh!
- Ehi, ma cosa sta facendo? - Silenzio, se no la svegliate.
Andate a dormire. Vieni... Vieni.
Di qua, cara. Sono sempre fra i piedi quelli. Vieni.
Il sonnambulismo è una manifestazione dell'isteria.
Tu non sei mai caduta dal letto, dormendo?
Forse, da piccola.
BÈ, è una forma di sonnambulismo anche quella.
Ahi, il piede... Hella, non di qua, c'è il fiume.
Piano. Piano, di qua. Vieni, vieni.
Ma quello di Hella è proprio il caso classico.
Il rischio maggiore sarebbe quello di essere svegliata durante la crisi.
Ma non è mai successo niente. La conosco da tanto tempo.
Volevo solo spiegarti la natura di questo fenomeno.
- Sì, ma non è questo che volevo sapere. - E cosa, allora? Non capisco.
Hai ragione, è giusto, io non so nulla del sonnambulismo...
...ma mi interessava sapere di più, qualcosa di più tuo.
Scusa ma non so cosa vuoi dire.
Insomma, io quando mi sono affacciata alla finestra ho avuto un po' paura.
Ho visto Hella che era così bianca...
Poi mi sono ricordata di un quadro che ho visto a Londra.
Il cielo era azzurro, così, proprio come questo.
Il colore era così compatto...
E c'era una donna che scendeva dagli scalini di una torre.
Mentre dal mare avanzava, bellissimo, un uomo su un serpente bianco.
Sì, va bene, ma non capisco. Dove vuoi arrivare?
Vedi...
Non puoi... Non puoi parlare sempre come se dovessi rispondere a un esame.
A che cosa serve spogliarsi, allora, se poi dentro restiamo vestiti?
La prego, è urgente, devo parlare con suo padre.
- Sta dormendo, mi sembra un po' difficile. - Provi lei.
Eh?
Papà.
Un caso interessante. Il signor Grass vorrebbe che...
Cosa? Qualcuno sta male?
Hella è sonnambula.
Sonnambula? Digli che la vedrò domani mattina.
- Ha detto che la vedrà domani mattina. - Lo preghi, mia figlia...
Non si preoccupi, domani mattina. Ora, se vuole scusarmi, io ho sonno.
Buonanotte.
- 16 e 17, di prima scelta. - Sì, sì, grazie.
- Buona pesca. - Tieni. Ma ora vattene, eh, non è il momento questo.
Adesso rilassati e parliamo tranquillamente.
Allora, dimmi quello che hai pensato che io ti chiedessi.
- Niente. - Come "niente"?
- Pensavo che mi guardasse nell'occhio. - E poi?
- Pensavo che mi facesse stendere, come all'ospedale. - Stenditi.
- Dove? - Lì. Lì dove sei.
Ma perché hai tanta paura?
Pensi che non sia una visita?
Se è per farti piacere, posso dire ai tuoi genitori che hai una malattia gravissima.
Io non sono tuo padre, con me puoi parlare.
- La mamma ha cominciato a pasticciare. - Buongiorno, signora.
Ma com'è brava, signora. Quando le vedrà mia sorella...
- Non si sposerà più. - Oppure dovrà sposare un cinese.
Che assurdità!
Una festa nuziale tirolese con i lampioncini cinesi.
È una violenza a ogni logica.
Il nostro grande esperto si è scandalizzato. Lui è un purista.
Professore, quando in futuro troveranno fra i ruderi di Immensee, un lampioncino...
...penseranno che un'orda cinese sia passata di qui per mangiare salsicce e crauti.
- L'importante è fare una bella festa. Tu cosa dici? Non è così? - È proprio così.
- Vado a chiamare mia sorella così l'aiuta. - Sì, è meglio.
Io credo a quello che hai detto...
...però sono curioso di sapere perché fai finta di essere sonnambula.
Non vogliono mandarmi a Vienna a studiare arte drammatica.
Voglio convincerli che sono strana, così non mi vogliono più bene e mi lasciano andare.
Ma non hai pensato che così otterrai l'effetto opposto?
Devi cercare di risolverli più direttamente i tuoi problemi.
Perché vuoi fare l'attrice?
Una zingara mi ha predetto una breve ma intensa carriera...
...e tutto comincerà dopo il giorno del pianto e delle viole.
- Lei non ha mai portato Franz da una zingara? - No, veramente.
Senti, ora ti darò delle gocce. È acqua, giusto per fare contento tuo padre, eh?
Io non gli dirò niente, però tu devi cercare di stare tranquilla.
D'accordo? Ho una reputazione da difendere, non trovi?
Non è niente. Cinque gocce prima di andare a dormire e non accadrà più.
Grazie. Grazie tante.
E questa sarebbe una visita? Così, mentre fa colazione?
La verità è la solita. Nessuno ti tiene in considerazione perché sei una nullità.
Sei rimasto un contadino!
- Mm... - Un altro.
Ora tu.
Ancora?
Non stanno bene insieme?
Non ti ha aiutato poi Franz? Ti ha dato la fotografia?
Senti, vai via, tu sei una matta. Matta!
Mi aspetti un attimo? Torno subito.
- Papà. - Hai bisogno di qualcosa?
Volevo solo sapere di Hella.
Sai cos'è? Proprio niente. Fa finta di essere sonnambula.
Ma questo è il meno, visto i genitori che "ha sulle spalle", poveretta.
- Come l'hai capito? - Esperienza.
Che ci fai qui?
Guarda.
Te li puoi riprendere, sai?
- Sei arrabbiato con me, vero? - No, no. Non potrò mai essere arrabbiato...
Io ti amo!
Sta' calmo. Parliamo, vuoi?
Va bene. Va bene...
Ti amo più di mia madre! Più di Gesù bambino!
Ti rompo la faccia, Johann!
Vieni fuori se hai il coraggio, vieni.
Comportati da uomo, non scappare! Non sei un uomo, sei un porco!
Vigliacco! Fai la pecora ma sei un maiale!
Vieni qui che ti... Uh!
Corri, corri, presto!
Ma dove vai?
E guardami in faccia! Vieni qui, difenditi!
Stia attento, professore.
Vigliacco!
Ipocrita...
- Lotte, Lotte! - Sei un traditore! - Si picchiano, si picchiano!
Ruffiano!
- Basta, siete impazziti? - Siete peggio di due selvaggi. Adesso basta.
Johann, alzati!
- Giuro, signora, non volevo, non è colpa mia. - Porta qui dell'acqua. - Sì, signora.
Dimentica tutto, ti prego.
Ecco l'acqua.
- Non è niente. - Mi dispiace.
Oh, lascia andare. Restiamo amici come prima.
È stata colpa mia.
Che succede?
E voi che ci fate lassù? Lo spettacolo è finito, potete andare via.
Non esistono colpevoli, esistono errori. Lotte ne ha commesso uno e Franz un altro.
Perché invece della ragione ha usato gli schiaffi.
- Mentre Johann è stato rinchiuso nel pollaio. - Già!
Noi, invece, stiamo qui tranquillamente e parlando risolviamo ogni problema.
Ragionare serve sempre.
BÈ, se non altro a mangiare con appetito.
Avevo pensato di non dire niente, ma perché nasconderlo?
Lotte ha pianto per delle ore, come non aveva mai fatto prima.
- Sarà stato solo per amore? - Sicuramente no.
Sono tante le cose che devono capire, perciò dico che hanno ancora bisogno di noi.
E aiutandoli invecchiamo silenziosamente dietro di loro.
Ma questo non è vero, voi sembrate due sorelle: Lotte e Margherita.
- Sì, ma io chi sono? Quella brutta e acida? - La bella.
Ma non l'ho chiesto a te.
A noi non ci scambiano per fratelli. Io sono la chioccia e Franz il pulcino innamorato.
Che metterà in testa? La feluca? Lo zucchetto?
O, perché no, il pan di zucchero?
Io voglio fare l'amore con te.
- Ho paura. - Perché paura, Margherita? Sono paure nostre.
- Sei sicura? - Ma di che cosa? - Fare l'amore.
- Ma io ti piaccio? - Ma certo, che sciocchezza! - Fisicamente, dico.
Mi piaci molto!
Che senti più forte? L'amore o l'attrazione?
Credi che si possa fare l'amore in barca?
Josephine, una ragazza che avevamo tempo fa...
...il suo più grande amore l'ha avuto con un barcaiolo.
Mi raccontava sempre dei suoi dolci ricordi in barca.
È stata con noi 5 anni.
L'avevamo presa nella casa nuova subito dopo la morte di papà.
Mi ero affezionata molto a lei. Era come una sorella per me.
Ho fatto male a dire tutto a mia madre. D'ora in poi voglio parlare solo con te.
E anche tu parlerai solo con me. Giura!
Sì, lo giuro.
Avremo pure diritto ai nostri segreti. Non lo pensi anche tu? Non ho ragione?
Sì, certo.
Il remo!
- Un bel guaio. - Oh, che stupido! Dovevo stare più attento.
Non te la prendere, sono cose che succedono.
Cerco di recuperarlo.
Accidenti, così non ce la faremo mai.
Bada si allontana. Portala in là, vai più avanti.
Spostati.
Più a sinistra, ci stiamo allontanando. Aspetta, passo di là.
Se ne va, niente da fare.
- Non lo avremmo mai fatto, vero? - No.
- Credo anch'io di no. - Come si può, così, a freddo?
Maledetta barca!
- Sono cose che devono venire da sole. - Hai ragione.
Ne abbiamo parlato troppo.
Bè', ci è mancato l'incantesimo. Sì, l'incantesimo.
Come se qualcuno ci avesse obbligati.
Sei un pessimo marinaio, Franz.
Bè', non siamo affondati.
Lotte, è tanto umido qui, metti questa.
Se devo dirlo, mi sento più emozionata di Lotte.
- Per lei è stata la prima volta, capisci? - Lo immaginavo. Anche per Franz.
Quando è successo a me... non ho voluto vedere un uomo per più di tre anni.
Per loro è stato diverso.
Hai ragione. Hai visto con che trasporto si baciavano?
- Confesso che li invidio un pochino. - Dai, papà, più forte.
Raggiungiamoli, forza!
Abbiamo vinto! Abbiamo vinto!
Ancora un metro e sarei crollato.
Sono felice.
- Marlene, cosa posso fare? - Ha chiesto al professore? È uscito poco fa.
Sì, ma dice che di queste cose non capisce niente. E poi non mi sta a sentire.
BÈ, cerchi di dormire.
- Buonanotte. - Buonanotte? Buongiorno.
Non mi hanno fatto chiudere occhio e ha anche il coraggio di dirmi "buonanotte".
- Almeno crepasse! - Ssh!
Io dovevo morire invece di partorire te.
Povera la mia bambina... Trullalero, trullallà, e la bua se ne va.
- Prendi le gocce, forse ti faranno dormire. - Non voglio niente e non prendo niente.
- Voglio solo che quella maledetta bestia muoia. - Ti prego, amore santo, almeno tu.
- Ti fanno bene. Almeno tu. - Va bene.
- Però adesso me ne vado. - Sì, come vuoi tu. Come vuoi tu.
- E non torno nemmeno a pranzo. - D'accordo, ma bevi.
- E nemmeno a cena. - Sì, certo, ma bevi tutto.
Dai!
- "Ho una fame da lupi". - È l'aria. - Eccoci qua.
Abbiamo portato il gelato.
- Passami quel piatto, per favore. - Ecco qua.
Ecco, a te.
Mangia tu.
Ma cosa me ne importa che lei fa sempre così, scusa? Ora ti faccio vedere.
- Prima si stende il lenzuolo, dalla testa. - Ma no!
Sei insopportabile certe volte, eh?
- E va bene, prova tu. - Prima si stende il lenzuolo. Aiutami. - No, no!
Tu mettiti qui.
Va bene così?
- Girati di profilo! - Non sento! - Verso il sole.
- Così. - Te la faccio io.
Così sei brutto. Almeno sorridi, no?
Sei troppo serio così, mettiti in posa.
Non ci siamo, inventa qualcosa.
Togliti la giacca.
Il pullover.
Adesso i pantaloni.
Togliti tutto.
Come sono belli, sembrano finti.
Come si amano, vero?
Sono solo due corpi.
Il resto non conta.
Come? Perché dici questo?
- Perché vuoi ridurre tutto a due semplici corpi? - È poco?
Due mammiferi restituiti all'ambiente naturale...
...all'istinto primordiale.
Sì, anche, perché no?
No, non fare così, ti prego. Lasciami in pace.
Se non ti amo non posso...
...non posso sentire niente.
Io non sono fatta come pensi tu, ti sbagli.
Non ho intenzione di soddisfare i tuoi bassi istinti!
Guardali... Quello è il vero amore che non ho mai avuto.
Ho incontrato soltanto uomini senza dolcezza, senza tenerezza, proprio come te.
Tu parlavi e io ti ho creduto diverso. Ero lì, appesa alle tue labbra e...
Lasciami andare.
- Mm! - Ehi, mi fai male.
- Dammene un sorso. - No! - Dammela. - No! - Smettila, dai qua. - Se ci riesci...
- Non fare la... - No! - E io invece mi diverto.
- E smettila! Dammene un goccio. - No...
No!
No...
E così ho scoperto che avevo un sacco di pulci.
Bene! Visto che questa camera vi piace di più, ve la regaliamo tutta.
- Voi dormite qui e noi andiamo nell'altra stanza. - Sei felice, amore? Anche io.
- Ma adesso copriti, cara. - Se vi svegliate prima di noi, il caffè è di là.
Hai bisogno di alcol per riscaldarti?
Ha ragione, fa freddo.
Buonanotte, ragazzi.
Franz.
Ne vuoi un po'?
- Ahi! - Ti sei fatta male?
No, è la testa che gira... Ho bevuto troppo.
Tieni, bevi.
Sono contento che siano insieme. Sono una bella coppia.
Hai visto come si sono abbracciati? Sembrano due ragazzini.
Bè', devo dire che non me l'aspettavo. Tu lo immaginavi?
Non mi ero accorta di niente. L'hai vista prima quando mi ha chiesto se ero felice?
Bè', comunque... sono contenta per lei, tanto.
Adesso faranno l'amore. Non hanno problemi, loro.
Pensa, se si sposano diventiamo fratello e sorella.
E così non dovremo più fare l'amore.
Basta, soffoco!
Ti amo. Ti amo! Amore mio, ti amo tanto!
Stringimi forte, così!
Amore... Amore! Amore!
Anch'io ti amo! Oh, come mi piaci.
Lotte...
Lotte!
Amore mio...
Lotte!
"Venerdì 18 agosto. È morta la scimmia."
"La odiavo, è vero. La odiavo con tutta me stessa."
"Ma non l'ho uccisa io."
"Perché non mi credono? Nessuno ha mai creduto in me."
"Non saranno i loro chiavistelli a soffocare il mio anelito di libertà, i miei pensieri."
"Tutti gli ardenti desideri del cuore non li potranno legare."
"Questi voleranno via, verso quel mondo ignoto dal quale vogliono escludermi."
"Questa è l'ultima pagina del mio diario."
"Il giorno del pianto e delle viole è arrivato."
"Addio. Addio a tutti voi."
"Io correrò, correrò lontano."
Non vi spaventate.
- Hai un paio di scarpe? - Dove vai? - A Vienna.
- E quando sarai a Vienna? - Non lo so.
- Tieni. - Forse andrò da mia zia.
- Dipende. - Dipende da cosa?
- Dalla libertà. - E come farai a vivere senza tuo padre e tua madre?
Come ho vissuto fino a ora, penso.
Ma in più sarò libera.
Diventerò un'attrice.
Girerò tutti i teatri della capitale. E allora qualcuno mi ascolterà.
Non sono molti.
Grazie.
Me lo ricorderò.
Come siete fortunati, voi. Avete due genitori splendidi.
Dormite nella stessa camera, state sempre insieme...
Bè'... io me ne vado.
E grazie ancora di tutto. Addio.
Scusate, il professore è partito con la signora Margherita...
...e mi hanno detto che torneranno domattina.
- Sa dove sono andati? - Non saprei, li ho portati col carro in paese e non so nulla.
- Grazie. - Prego, prego.
Forse ho un po' di febbre.
È possibile.
Hai gli occhi lucidi.
- Aspetta. Voglio prenderti in braccio. - Oh...
- Come due giovani sposi? - Sì.
- "Non turbiamo gli uccellini nel nido". - Un momento solo. - Va bene.
Fa' piano.
- C'è solo Franz. - E Lotte?
Nella vostra stanza.
Sì, è qua.
- Forse avranno litigato. - Che tenerezza che mi fanno.
Non dormi?
È successo qualcosa?
- Cos'altro c'è? - Mi scusi. Professore, sono nelle sue mani, mia figlia è scappata.
- Franz non ha per caso una sua fotografia? - Un momento.
Hella è scappata. Mi farà morire di crepacuore. Che vergogna!
Franz non ha nessuna fotografia.
Ma perché chiamare i gendarmi, non mi sembra il modo migliore per ritrovarla.
- Buonanotte. - Buonanotte.
- È incredibile. Eppure io avrei giurato che... - Ci siamo ingannati.
- Non hanno mai fatto l'amore. - Non riesco a capire. Eppure si amano.
Non ne sono più tanto sicura. Non sono... Non sono più sicura di niente.
Non drammatizzare.
Ci penseremo domani. Con calma cercheremo di capire.
Perché domani, Hans? Parliamone subito, invece.
Perché ora siamo troppo... troppo agitati per capire o risolvere qualcosa.
Sì, hai ragione.
Domani tutto si risolverà.
Ci ho pensato tutta la notte e tutta la mattina. È chiaro che non accettate regali.
Quello che noi non abbiamo avuto alla vostra età e che offriamo, voi lo rifiutate.
Mi sono domandato perché ma non ho saputo darmi una risposta.
- Sapreste darmela voi? - No.
Sei ancora innamorata di Franz?
Però non vuoi più stare con lui.
No.
Scusate, non mi sento molto bene. Ne parliamo stasera.
- Dobbiamo separarci noi. - Ma perché?
- Perché la colpa è solo nostra. - Mi rifiuto di pensarlo.
- Non abbiamo fatto niente che abbia potuto danneggiarli. - Ma li hai visti?
Avranno i loro motivi, noi non c'entriamo.
Non voglio correre il rischio di fare soffrire Lotte.
Non voglio sentirmi responsabile. Ti basta?
- Vuoi far compagnia ai santi e ai martiri del calendario? - Ma cerca di capire.
Se faccio uno sbaglio con Lotte... tutto il resto allora è sbagliato.
Ma che cos'è tutto il resto?
- Io. - Ma è pazzesco! È sciocco.
Lo credi? Tu sei sciocco.
- Margherita... - Ti prego!
Se vuoi puoi rimanere. Io preferisco partire prima.
Ti dispiace?
E la signora Margherita?
Sono fatti che non ti riguardano.
- Dimmi tu quello che vuoi fare. - Perché non me lo dici tu?
Non posso decidere io per te.
Vengo anch'io a Vienna.
- Non ne ho trovato nemmeno uno. - Ma ci sono!
Là, sotto quegli alberi, è pieno di lamponi! Ne sono sicura.
È qui, me lo ricordo benissimo.
Sono tutti spariti, come per... come per una magia.
Li avrà raccolti qualcun altro.
No, erano qui, capisci? Ero...
Laggiù! Proprio laggiù li ho visti, con Hans.
Era pieno!
Era pieno!
Ma perché piangi?
Perché tu soffri, Lotte. E quando stai male, anch'io sto male.
- Ma io sto bene. - No, non è vero.
Se è per Franz che tu pensi così, ti sbagli.
Qualche incomprensione, forse, ma non è il caso di farne un dramma.
Io sto bene.
Tu, piuttosto, mamma, dimmi che cos'hai.
Scusa. Scusami.
Strano, mi è ritornato il mio vecchio mal di testa.
Bè', qui è umido, lo sai, e a te dà fastidio. Succede sempre così.
Sì, sarà...
È meglio che torniamo alla pensione, ora. Ti spiace se vado avanti?
- Franz? - Sì.
- Vai, vattene ora, corri, e non preoccuparti per me. - Grazie.
- Hai visto come corre? Cosa gli è successo? - Che ne so io? Chi li capisce?
- E il professore?- Lui è partito, quello è scappata, questa fa la matta...
- E come se non bastasse, Johann è più scemo del solito. - Dov'è Franz?
- Hai visto Franz? - L'ho accompagnato alla stazione. - Alla stazione?!
- Sono partiti per tornare a Vienna. - Accompagnami, forse facciamo in tempo.
- Cosa ti è successo all'occhio? - È stato mio padre. - Perché?
Perché avevo messo un topo morto dentro il letto della signora Grass.
Ma come ti è saltato in mente.
Quando hanno saputo che voi due dormivate nella stessa camera...
...hanno detto che sei un porcellina.
Dovevo vendicarti.
Non puoi andare un po' più forte?
- Ti piace il mio nome? - Johann? - Sì. - Moltissimo.
Se farete un figlio, gli metterete come nome Johann?
Johann Schmidt. È bello, no?
Franz!
Venga, signora, voglio presentarla agli sposini.
- Evviva! - Ha visto, professore, che festa? E lei che voleva partire.
È una festa stupenda, si divertono tutti quanti, vero?
- Andiamo a ballare? - Sì, sì, grazie.
Guarda! Perfetto!
Professore, andiamo!
Un momento, un momento!
Ancora?! Basta!
Andiamo, su, venga a ballare.
Non parli più adesso? Il professore ha perso la favella.
E quando ti sarà passata la sbornia che farai? Ne prenderai un'altra?
È tutta colpa tua e della tua presunzione!
Siamo tutti libri aperti per te, ma questo gioco non mi piace più.
Lotte ora viene via con me.
E farà solo quello che dico io, a costo di tenerla al guinzaglio come la scimmia.
Se vuoi rischiare la vita di tuo figlio, fai pure, ma Lotte è mia, a lei penso io.
Si amano, non si amano... È troppo difficile per me.
Anzi, ho deciso, loro non si amano. Non si amano!
Perciò finiamola con questa pagliacciata. Da oggi pensiamo ad altro.
Finiscila con quel pettine!
Un altro anno non venite più qua, andate a fare le vacanze al mare.
Aspetta, un momento.
So che quello che hai fatto non ha prezzo, Johann, ma ti prego, accetta questi.
Tieni.
Me ne vado a dormire.
Lotte...
Lotte...
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