Afrikaans
Akan
Albanian
Amharic
Arabic
Armenian
Azerbaijani
Basque
Belarusian
Bemba
Bengali
Bihari
Bosnian
Breton
Bulgarian
Cambodian
Catalan
Cebuano
Cherokee
Chichewa
Chinese (Simplified)
Chinese (Traditional)
Corsican
Croatian
Czech
Danish
Dutch
Esperanto
Estonian
Ewe
Faroese
Filipino
Finnish
French
Frisian
Ga
Galician
Georgian
German
Greek
Guarani
Gujarati
Haitian Creole
Hausa
Hawaiian
Hebrew
Hindi
Hmong
Hungarian
Icelandic
Igbo
Indonesian
Interlingua
Irish
Japanese
Javanese
Kannada
Kazakh
Kinyarwanda
Kirundi
Kongo
Korean
Krio (Sierra Leone)
Kurdish
Kurdish (Soranรฎ)
Kyrgyz
Laothian
Latin
Latvian
Lingala
Lithuanian
Lozi
Luganda
Luo
Luxembourgish
Macedonian
Malagasy
Malay
Malayalam
Maltese
Maori
Marathi
Mauritian Creole
Moldavian
Mongolian
Myanmar (Burmese)
Montenegrin
Nepali
Nigerian Pidgin
Northern Sotho
Norwegian
Norwegian (Nynorsk)
Occitan
Oriya
Oromo
Pashto
Persian
Polish
Portuguese (Brazil)
Portuguese (Portugal)
Punjabi
Quechua
Romanian
Romansh
Runyakitara
Russian
Samoan
Scots Gaelic
Serbian
Serbo-Croatian
Sesotho
Setswana
Seychellois Creole
Shona
Sindhi
Sinhalese
Slovak
Slovenian
Somali
Spanish
Spanish (Latin American)
Sundanese
Swahili
Swedish
Tajik
Tamil
Tatar
Telugu
Thai
Tigrinya
Tonga
Tshiluba
Tumbuka
Turkish
Turkmen
Twi
Uighur
Ukrainian
Urdu
Uzbek
Vietnamese
Welsh
Wolof
Xhosa
Yiddish
Yoruba
Zulu
Vince', non vieni un po' di la'? C'e' gia' tanta gente. Dai, sembra brutto.
Mamma, aspetta. Lo vedi qua? Si e' bloccato tutto.
Uno dopo l'altro, cosi', mannaggia...
Ma perche', che e' successo? Fammi vedere.
Guarda. Un'altra volta con...
Questa e' proprio da cambiare.
Hai visto che pancia che mi e' venuta?
Mamma mia! Un'altra novita', la pancia!
Ma dove la vedi la pancia?
Quello e' nervosismo.
Ma quale nervosismo?
Sto sempre qua, non faccio mai niente,
sto rilassato. E' proprio pancia.
Perche' pensi che quando qualcuno sta cosi'
senza fare niente sta calmo e tranquillo?
Ecco qua, fatto.
Vince', la mente ha bisogno di stare occupata, di fare qualcosa.
Non so, un lavoro, qualcosa...
Eh, un lavoro, giusto.
Eh, un lavoro. Hai visto tuo fratello?
Mamma, lasciami stare. Vai, ora arrivo.
"Tuo fratello."
Quando parli di lui, mamma mia, mi sale un nervosismo... Sai dove?
Mi fai venire una pancia grossa cosi'. Non parlare, lascia stare.
Eh, lo sapevo. Con te non si puo' parlare.
Ce l'hai proprio con lui.
No, io non ce l'ho con lui. E' che tu lo porti sempre come paragone.
Ogni volta: "Hai visto tuo fratello?"
Quando invece lui e' solo fortunato. Quello che fa Alfredo e' un lavoro?
- Come, non e' lavoro? - E' fortuna.
Lui qualunque cosa faceva, gli riusciva.
Puo' fare l'attore comico, Alfredo? Ha proprio la faccia da tragedia.
Alfredo ha la faccia da tragedia?
Alfredo ha la faccia da tragedia.
Non lo vedi tu? Devo dirtelo io? Lo vedi, e' proprio tragico.
Non penseresti mai che e' un comico. Ha la tragedia in faccia, Alfredo.
Una famiglia come la nostra e' triste.
Mamma, la famiglia nostra e' triste, dai.
Non c'e' mai nessuno che... Che c'e' di male?
Una famiglia...
Non ho detto "di ladri", ho detto "seria".
Nessuno fa mai una battuta.
Come ha fatto lui a fare l'attore comico?
Ci prova e gli riesce bene.
Questa come la chiami tu, mamma? E' sorte, fortuna!
Ma quale sorte, ma quale fortuna?
E' un ragazzo serio che prende le cose cosi'...
Vedi, con te non si puo' parlare, non si possono scambiare due parole.
Vince', la vita va presa come viene.
Perche' io sono un scemo, secondo te? "La vita va presa come viene."
Solo che a me viene sempre male, guarda caso.
A lui e' sempre... Lascia stare, mamma.
Scusate. Puoi controllare un attimo il caffe' sul fuoco? Sta per uscire.
Ok. Anna, scusa un attimo.
Sono Giorgio, il marito di Patrizia.
Ciao, piacere.
- Se serve qualcosa... - Grazie.
- Patri'. - Eh?
Chi e' quella ragazza che era vicino a te con i capelli...
Con i capelli lunghi... Chi e'?
Anna. Una mia amica di scuola.
Studiavamo anche insieme, veniva qui a casa. Non l'hai mai vista?
Perche', ti piace?
Ma dai, non fare la scema. Era... Era per sapere.
Ho visto il viso e ho detto: "La conosco?
Non la conosco?" e te l'ho chiesto.
Guarda che e' intelligente. A scuola era la prima della classe.
E dovrei stupirmi per una... Perche', secondo te io sono scemo?
Io ero terzo ed eravamo in 32.
Zia, lo portate voi?
Buongiorno.
Vince'.
- Come stai? - Sempre uguale, sempre uguale.
Toni', ma e' possibile che stai sempre cosi'?
Perche' e' colpa mia se sto cosi'? Eh, e' colpa mia?
Ho detto che e' colpa tua se stai cosi'?
No, pero' dico...
Non lo so, stai troppo... Cioe', Toni'...
Devi reagire, non puoi stare tutta la vita a pezzi per una ragazza.
Vince', io non ce la faccio piu'. Io devo capire perche' mi ha lasciato.
Dopo tre anni mi lascia e si mette con uno svedese. Uno svedese!
Non fare cosi'. C'e' gente, per favore.
- Toni', calmati. - Perche' secondo te non mi vergogno?
- E allora... - Si', mi vergogno.
E allora contieniti, cerca di non pensarci, dai.
Vince', io ho bisogno di parlare. Mi devo sfogare.
Non mettermi la mano in testa.
Devo parlarti, solo due minuti.
- Ma ora? - No, anche quando sono andati via.
- Dopo? - Dopo.
Dopo, con calma. Non e' che non voglio sentirti o farti sfogare.
Facciamo andare via tutti e dopo parliamo.
Pero' non fare come fai sempre. "Poi parliamo domani..."
- Io devo parlare oggi. Adesso. - Allora ora?
- No, dopo. - Dopo, e io che ho detto? Dopo.
Quando la gente sara' andata via. Quindi dopo, stasera.
Vince', pero'...
Ti ho detto di si'.
Toni', vuoi un caffe'?
No, grazie, signora. Ho il fegato malato, non posso berlo. Grazie.
- Tu, Vince'? - No.
Vado a salutare tua madre. Poi dopo...
Toni', dopo, basta.
Stasera c'e' un funerale e tu pensi solo a te stesso.
- Dopo parliamo. Dopo. - Dopo.
Mamma mia.
Vince'...
Toni', ti ho detto dopo. Dopo parliamo.
Basta, Toni'. Non mi guardare piu', vattene.
Il caffe' e' finito?
Anna, lui e' Vincenzo, l'altro mio fratello.
Ciao.
Ciao. Perche' "l'altro fratello mio"?
Stavamo parlando di Alfredo. Anna l'ha visto ieri sera in televisione.
E ti e' piaciuto? Cioe', ti sei divertita?
Si', mi sono fatta un sacco di risate.
Insomma e' bravo. Tutta la famiglia e' un po' cosi'.
Siamo divertenti, le battute ci vengono spontanee.
Abbiamo sempre la battuta pronta...
Valeria, che ci fai qua?
- Hai studiato il Catechismo? - Si'.
Adesso pero' me lo dici tutto, capito?
- No, dai... - Senza fare quella faccia. Si'.
Anna, scusami, la porto un po' di la'.
- Andiamo. - No!
No, niente "no".
Tu andavi a scuola insieme a mia sorella Patrizia?
Si', abbiamo fatto il quarto insieme.
Ho capito.
Io, quando andavo a scuola, in classe mia ero il terzo.
Come ordine... Nella classe, io ero il terzo.
Mica male, e' buono... Cioe', eravamo 30 o 31, non ricordo.
Ed ero il terzo...
Ricordo che c'erano Cimmino, Balocco e poi io.
Cimmino studiava, era proprio uno preciso.
Cimmino sempre presente, sempre...
Balocco... era un po' raccomandato.
Ma non lo dico perche' era prima di me,
l'avrei detto anche se ero sesto.
Lo sapevano tutti, era il nipote del segretario.
E sai, i professori erano d'accordo. Soprattutto quella di Geografia.
Proprio d'accordo. Ogni volta: "Balocco,
dimmi un argomento a piacere".
E lui sceglieva sempre il Giappone.
Siamo stati insieme tre anni, terzo, quarto e quinto,
in Geografia, Balocco veniva interrogato sempre sul Giappone.
Si era imparato due o tre cose e diceva sempre quelle.
Diceva: "Dimmi un argomento a piacere" e
lui: "Il Giappone" e iniziava di getto.
"Il Giappone. I giapponesi sono bassi,
ma molto intelligenti" e basta.
La professoressa, ma perche' era d'accordo col segretario:
"Va bene, vedo che sei preparato, vai a posto".
Ma se doveva parlare della densita' o delle risorse del Giappone, non...
Cioe', solo quello sapeva del Giappone.
- Anna, che c'e'? - No, niente, non...
Vado un momento... Vado in bagno.
- Anna! - Per favore, lasciatela respirare!
Come va, Anna, meglio?
Si', adesso sto molto meglio, grazie.
Meno male. Ci hai fatto prendere uno spavento!
Comunque ora stai meglio, ha ripreso il suo colorito.
Vado un po' di la'.
Mamma mia, Patri'.
Prima ha iniziato a girarmi la testa, poi
improvvisamente ho visto tutto nero.
- Mi hai fatto prendere uno spavento. - Chi mi ha portato qui?
Mio zio. Ha visto tutto e ha deciso di portarti qua.
Va beh, ora mi sento meglio, me ne vado.
Aspetta, Anna, non ti muovere.
Ti vado a prendere qualcosa da bere.
Mamma mia, che vergogna! In mezzo a tutta quella gente.
Sono svenuta proprio come una stupida.
No, perche'?
Eh, come no. Sono svenuta.
Si', ma non come una stupida. Anzi.
Sei svenuta in... Cioe', no. Non intelligente, perche' non...
Pero' bene, cioe', quando sei...
Cioe', nessuno ha detto...
Ben, normale, ecco.
E' strano, sai? E' la prima volta che mi succede.
Gia' non mi sentivo bene prima, poi li', con tutto quel fumo, la gente.
Si', ma infatti anche io penso sia stato quello. C'era troppa...
Mi sentivo oppresso proprio.
Anche io mi sentivo... Che c'era tutta...
Poi tutti quanti a fumare.
Io bevevo... Va beh, bere non fa niente, pero' fumare pure...
Anche io poi mi sono messo a parlare di Balocco, i giapponesi.
- No, che c'entra? No. - Come no?
Anche io che parlavo e allora...
Grazie.
Ma che e', la prima volta?
- Lascia sta. - No, no.
- Dammene dieci. - No, prenditeli.
Allora non fare... Ogni volta sembra che...
- Se me li dai, me li dai e basta. - Vince'. Vince'.
- Toni'? - No, no, dopo.
Ti volevo dire che sta arrivando tuo fratello.
E va bene. Non va nessuno?
Pronto?
Si'.
No, non...
- Tonino... - Sta arrivando, pero', proprio ora.
Sta giu' al portone.
Chi e'?
Deborah? Si', con l'"H".
Va beh, sempre... Sempre Debora e', no?
L'"H" e' muta, non si sente, o sarebbe "Debora-ah".
Si'.
No, non lo so, e' arrivato proprio in questo momento. Chi e' lei?
Un'amica?
Un momento, un attimo che...
- Alfre', te la porto di la'. - Si', grazie.
- Ciao. - Ciao.
- Buongiorno. - Buongiorno.
Alfredo?
Ciao, Alfredo.
- Dai. - Ma chi e'?
Non lo so, Alfre', e' per te. Debora-ah, con l'"H".
Un attimo, vado a posare la valigia.
Chiamano da Roma e pensi alla valigia?
Allora di' che non ci sono.
Ci sto parlando da tre ore e dovrei dirle che non ci sei?
Un attimo, scusi, che stava ancora... Lo vado a chiamare.
Oh, ma vuoi rispondere al telefono? Mi hai lasciato con quella che parla.
Non so piu' che cosa dirle. Vuoi andare o no?
Non ti avevo detto di dire che non c'ero?
Ma quando me l'hai detto? Alla fine?
Ci ho parlato per un quarto d'ora.
"Un momento, ora arriva, sta salendo, sta scendendo. Ora te lo passo"
e alla fine dovrei dirle: "Alfredo non c'e'"?
Quella penserebbe: "Ma ha un fratello scemo?"
Ma se ti aveva detto di dire che non
c'era, potevi inventarti una scusa, no?
Ti pareva che non aveva ragione Alfredo?
Ho sbagliato io, va bene?
Va bene, pero' potevi inventare una cosa.
Inventare... Ma inventare cosa? Uno al telefono deve inventare.
Sai che c'e'? Io in casa non rispondo piu' al telefono.
E non rispondere, che mi importa?
Io quando rispondo al telefono, devo stare tranquillo, senza ansia.
Dico: "Pronto? Cercavi lui? Ok", non che devo inventare cose.
Altrimenti faccio rispondere Leonardo da Vinci.
Ehi, basta.
Tutti e due.
Avete dimenticato che c'e' gente in casa?
Non facciamo brutte figure.
Vediamo di fare questo funerale in grazia di Dio.
Tre anni, Vince'. Tre anni. Mi ha lasciato e non so nemmeno il perche'.
Dopo tre anni, Marisa mi lascia e si mette con uno svedese!
Toni'...
Io sono solo. Sono solo!
Toni'... Toni', lo so, pero'...
- Non puoi stare cosi', hai capito? - E perche'?
Perche' secondo te mi fa piacere stare cosi'?
- E dai... - Adesso mi fa piacere stare cosi'.
Io sto male. Io sono solo, hai capito, Vince'? Sono solo!
Io non ce la faccio piu'. Io penso sempre a loro, perche' so che...
che tutte le cose che ci raccontavamo quando stavamo insieme erano tutte...
Toni', perche' non andiamo a casa. Stiamo sotto la pioggia!
Non fa niente, ho l'impermeabile.
Io sto cosi', pero', Toni'.
E' che io non ce la faccio cosi'. Penso sempre a lei!
Toni'... Hai schizzato tutto, mi e' arrivata in bocca.
Scusa. Scusa.
Scusa. Il pantalone non e' nemmeno mio.
- Vince'. - E va beh, Toni'.
Abbi pazienza, non l'ho fatto apposta.
Io lo faccio perche' mi devo sfogare, sto male.
Ma hai schizzato acqua sporca, c'e' catrame, altra roba.
Abbi pazienza, fammi sfogare, Vince'. Ti prego, fammi sfogare, sto male.
Sfogati, Toni', che devo dirti? Schizza.
Se ti fa sfogare, schizza.
Lo butto, il pantalone, che devo fare?
Dai, Toni', adesso andiamo a casa, ok?
No.
Stiamo sotto la pioggia, lo dico anche per te. Secondo me...
Non so che dirti, perche' vedo una colpa
anche tua in questa storia, capito?
Credo tu abbia colpa perche' le sei stato
sempre troppo vicino, secondo me.
Qualsiasi cosa volesse, tu gliela davi.
E' troppo, Toni'.
- Hai ragione. - Ho ragione?
E' colpa mia, perche' lei mi voleva avvisare, secondo me.
Me lo voleva dire.
Perche' andavo sempre a lavorare, stavo
sempre in giro, e lei stava troppo sola.
Me lo voleva dire, mi voleva avvisare.
E me l'ha detto un sacco di volte: "Toni', tu mi lasci troppo sola".
Toni', ora non fare cosi' pero'. Ora la vittima sarebbe lei?
No, ma me lo diceva perche' mi voleva avvisare.
- E va beh. - Me lo diceva.
"Toni', io sto troppo sola. Non ho un cane con cui parlare!"
Toni', lascia stare. "Non ho un cane con..."
Se voleva un cane con cui parlare, si prendeva un cane, non uno svedese.
La scelta e' stata precisa, lo svedese.
Ci sono tanti cani, Toni'!
Lascia stare, andiamo a casa, almeno ne parliamo per bene.
- E' colpa mia, Vince'. E' colpa mia. - Toni'...
Toni', non andare nell'acqua, per piacere.
Non fa niente, schizza. Se ti fa stare meglio, schizza.
Tanto mi hai rovinato tutto. Toni', non puoi andare avanti cosi'.
Andiamo a casa, parliamo un po' insieme, ti faccio vedere... Toni'?
Toni'?
Toni', ma sulle scale? Dai, andiamo a casa.
Toni', dai, per piacere. Non farmi stare cosi', guarda come sono ridotto.
Dai, andiamo a casa e ti metti un po' piu'...
Non posso prendere tutta questa umidita',
capito? Per favore, andiamo a casa.
Parliamo a casa.
Io devo capire, Vince'. Non ho capito.
E devi capire proprio stasera? Se non capisci stasera, non va bene.
E se passasse qualcuno, che figura faremmo?
No, Vince', perche' io gia' lo so.
Mentre io sto qua sotto la pioggia, loro stanno a casa e stanno parlando.
E si divertono alle mie spalle, Vince'.
Io lo so, si divertono.
No, Toni', non ti fissare. Te l'ho detto.
Quelli stanno la', insieme, e secondo te non fanno altre cose?
Non voglio farti stare male, ma non devi pensare che parlano di te.
Poi lo svedese non e' che capisce tanto di te.
Devi superare questa cosa, secondo me.
Ti capisco, perche' e' l'inizio...
No, tu non mi puoi capire.
No, ti capisco, giuro.
Se trovi un'altra ragazza, ti metti con un'altra, passa tutto.
- No, Vince', non la trovo. - Va beh.
Se anche fosse, non la voglio trovare.
Se la trovi, la trovi.
No, Vince', perche' se mi capita un'altra cosa cosi', non ce la faccio.
Mi sento morire. Io sto male, Vince'. Tu mi capisci?
- Ti capisco. - No, tu non mi puoi capire.
Allora parla solo tu e io me ne vado.
Mi sono preso la pioggia come te e non
posso nemmeno dire che ti capisco.
Non mi trattare cosi', Vince', almeno tu non mi trattare cosi'.
Io sto parlando, Toni'. Allora devo dirti che hai ragione?
Nessuno mi capisce!
Eh, nessuno ti capisce.
La pioggia e questo e quest'altro. Passiamo la serata qui, va bene?
Stai male? Ma e' l'inizio, ti ha lasciato, quindi tutti sembra...
Poi invece trovi un'altra e...
Va beh, non la trovi un'altra. Non la vuoi un'altra.
E se ci facessi pace? Non lo sai,
possono succedere mille cose, aspetta.
Le foto mie. Me le ha rimandate indietro.
Secondo te che significa?
Che significa, Toni'? Significa... Le coppie fanno cosi'.
Ti mando una foto, poi te la rimando e poi si fa pace.
Toni', ma perche' le hai mandato questa foto?
Mandi una foto del genere alla tua fidanzata?
Sono brutto, vero?
Beh, e' una foto venuta male.
Stai male. Se stai con una ragazza, non le mandi una foto cosi'.
Puoi mandarle una foto con un panorama,
in cui ti si vede da lontano.
Le mandi una foto del genere? Poi ti lamenti.
Perche' le hai mandato una foto cosi'?
Perche' gliel'ho mandata?
Pensavo che ci fosse amore. Lei mi
ama, deve vedermi per quello che sono.
E le ho mandato anche questa foto.
Non lo so, e' una fotografia venuta male.
Io non gliel'avrei mandata. La foto dell'amore, e dai!
- Non si manda una foto cosi'. - Lo so.
Avrei dovuto bruciarla, questa foto, lo so.
Secondo me, anche il fotografo, per paura che avesse potuto farla vedere.
Non puoi mandare una foto cosi' a una ragazza e poi lamentarti.
Vince', io ho capito. Ho capito. Mi ha lasciato perche' sono brutto.
Ma che significa...
No, l'ho capito.
Mi ha lasciato perche' sono brutto!
No, Toni', non ti fissare.
Che significa? Se fossi stato brutto, non si sarebbe proprio messa con te.
Vedendoti per strada non ha pensato:
"Guarda quant'e' brutto, ora mi ci fidanzo cosi' lo lascio".
- Che significa? Vuol dire che... - No, sto troppo male.
- Andiamo a casa. - Sto troppo male!
Per favore, andiamo a casa. Dove vai in questo stato?
Tutto il mondo mi odia!
Tu non mi capisci. Tu non mi capisci!
Dai, andiamo a casa. Non ti preoccupare, vieni, cammina.
Andiamo. Andiamo a parlare a casa e starai meglio.
Sta per piovere di nuovo. Sono stato
male, non posso prendere altra pioggia.
Andiamo a casa.
Mamma mia.
Lo sapevo che sarebbe andata a finire cosi'.
Troppa umidita'. Troppa.
La pioggia, il freddo.
Ecco l'acqua.
Mettila li', per favore.
- Posso toglierlo? - Eh.
36 meno due.
Lo sapevo, mi sento troppo debole.
E' scesa tutta insieme, da 39 e mezzo a 36 meno due.
Mi sento un mancamento.
Certo, e' scesa un po' troppo.
Non mettere un'altra supposta, stai per collassare.
Comunque ora chiamo il medico e vediamo che dice, va bene?
- Ah, Patri'. - Che c'e'?
Chiedigli pure che devo fare per quest'emorragia.
Vedi se puo' venire a controllarmi, per favore.
Ma quale emorragia? Hai un raffreddore
forte che ha rotto qualche vena nel naso.
Sono quattro gocce di sangue, non ti preoccupare.
Ma', se permetti, mi preoccupo.
Se il medico mi dice: "Non ti preoccupare,
si sara' rotta una vena nel naso"
sto piu' tranquillo. Fatemi stare tranquillo.
- Patri', fai venire il medico. - Va bene.
Patri', per favore, apri un po' la finestra, cosi' entra un po' d'aria.
- Come va? - Sta bene, sta bene.
Grazie a Dio, sta bene.
"Sta bene, sta bene."
Ho avuto un collasso. La febbre e' scesa da 39 e mezzo a 36 meno due.
Un'emorragia col naso cosi' e dice "bene, bene".
Non solo, anche "Grazie a Dio".
Ma non e' niente, non ti preoccupare.
Hai cambiato anche colorito, rispetto a ieri.
Bello questo maglione. Dove l'hai preso, a Roma?
No, a Venezia.
Mi piace. Se...
Se non dovessi metterlo piu' o volessi buttarlo, me lo prendo io.
Ma come buttarlo? E' nuovo, l'ho comprato prima di venire qui.
Non dico che devi buttarlo per forza. Pensavo fosse un maglione qualunque.
- Me lo sarei preso io. - Vince', lo vuoi? Te lo regalo.
Ma non lo voglio, non fare cosi'. Non mi importa, non mi sento bene.
Non dire stupidaggini.
Ho chiamato il fratello di Anna. Ha detto
che tra un'ora e mezza, due ore, arriva.
Perche', il fratello di Anna e' medico?
Come no. Sta studiando. Quasi.
"Sta studiando. Quasi."
La state prendendo alla leggera, questa cosa. Va bene.
Ma non ho trovato nessuno.
- Alfre', se e' per te, ci stai? - No, no, no.
Solo se e' un certo Sibona, ricordati.
Nonna, l'acqua sul fuoco sta bollendo.
- Ah, brava. L'hai spento? - Si'.
Andiamo, dai.
E' per te.
- Per me? Hai detto che ci sono? - E certo.
"E certo." Perche' io non sono nessuno.
Quando chiamano lui, sempre a dire: "Un momento, vedo se c'e'".
A me invece, basta che chiedono e dite di si'.
Come a dire: "Dove dovrebbe andare? Sta sempre qua".
- Non lo so. Chi e'? - Tonino.
Mamma mia! No, digli che non ci sono.
Ma gli ho detto che ci stai.
Sto cosi' per colpa sua e mi chiama pure.
Inventati qualcosa, digli che sto male, che non posso rispondere.
Non ci voglio parlare.
No, dottore, che significa? Se fate cosi', mi fate arrabbiare.
- Non posso piu' chiamarvi. - Mi pagate tutto la prossima volta.
Non ho fatto niente.
Anna, vedi tuo fratello?
Non vuole prendersi i soldi.
Lasciate stare, evidentemente ce li ha.
Si', si'. Arrivederci, signora.
Grazie tante, dottore.
- Arrivederci. - Arrivederci.
Vado a vedere se gli serve qualcosa.
Vince', tutto a posto? Vuoi qualcosa?
Non voglio niente.
Vado in cucina.
Ah, Patri', un po'...
- Ciao. - Ciao.
Ha detto il dottore per il raffreddore
di assumere tanta frutta.
Capito? Ha detto di non prendere tante medicine.
Perche' dice che contiene vitamina C, che fa bene per il raffreddore.
Quindi ho bisogno di frutta.
Mi sa che la frutta e' finita. E comunque l'hai gia' mangiata a pranzo.
Mangiato... Ho mangiato una mela. Era piccolina.
Va bene, allora vado a comprarla.
Allora torno subito.
Adesso ti senti bene?
Si', si', ma io sto bene.
Non ho avuto una cosa proprio grave, no.
Solo che mia madre si preoccupa, capito?
Sai come sono le mamme con i figli.
Ha visto un po' di febbre, un po' di sangue dal naso,
dovuto al raffreddore stesso,
e ha iniziato a parlare di emorragia e ha chiamato il medico.
Sono fatte cosi'.
Le ho detto: "Mamma, sara' una venuzza nel naso che si e' rotta".
Abbiamo tante venuzze nel naso, se ne rompe una ed esce un po' di sangue.
Ma e' anziana, allora per farla contenta e' venuto il dottore.
Le ho detto di chiamare il dottore, per farla contenta.
- Mi siedo? - Si', si'. Anzi, scusa.
Strano, io e te ci siamo visti due volte.
Ieri sono stata male io e oggi tu.
Poi e' veramente strano perche' era la
prima volta che mi capitava di svenire.
No, a me si'. Anzi, quando ero piccolo, svenivo sempre.
- Sempre? - Va beh, sempre e' un modo di dire.
Mi succedeva spesso.
Ogni tanto mi trovavano per terra svenuto, capito?
Mah!
Tu studiavi con mia sorella?
Patrizia mi ha detto che studiavate insieme. Venivi qua?
Si', venivo qua a studiare. Infatti conosco tutti della tua famiglia.
Conosco tua madre, Alfredo. Solo te non...
Sapevo della tua esistenza, ma non c'eri mai, non ti ho mai visto.
No, infatti tempo fa non c'ero quasi mai a casa.
Alfredo invece gia' si occupava di teatro.
Scriveva, quindi stava a casa.
Io invece uscivo, stavo sempre in giro.
Ero un po' piu'... ribelle, diciamo.
Tornavo sempre tardi a casa.
Per questo forse non ci siamo mai incontrati.
Perche' io tornavo sempre tardissimo.
Perche', che facevi? Dove andavi?
Niente, stavo con gli amici, parlavamo,
stavamo insieme. Poi svenivo.
Ora che mi riprendevo e mi accompagnavano
a casa, si faceva sempre tardi.
Tornavo tardi, capito?
Tu... Tu che fai come...
In generale, di cosa ti occupi?
Io? Mah, io niente, adesso.
Perche' lavoro da due anni a Perugia, pero' li' il lavoro non mi piace molto.
E non mi sono mai ambientata nella citta'.
Ora invece stai qui a Napoli? Stai dai tuoi genitori?
Si', adesso vivo dai miei genitori.
Pero' non e' che qua vada molto meglio, perche'...
Cosi', mi sento un po' spaesata anche qui.
Mi e' rimasta un'amica, una un po' precaria come me.
Quando eravamo piccole, facevamo tutto insieme.
Si chiama Vittoria. Ha una bella casa, al mare.
Hai visto come si amano?
Sono contenta per Vittoria. Anche se lui...
Lui a me... sta un po' antipatico.
Non lo so, non lo conosco, pero'... No, invece, perche'?
Eppure pensa che, quando stavo a Perugia,
a volte mi sentivo cosi' sola che ho
sentito la mancanza persino di Alberto.
E' strano, quando stai in un posto lontano
da quello dove hai sempre vissuto,
a volte ti sembrano...
Non lo so, ti sembrano importanti pure
cose alle quali prima non pensavi.
- Si', infatti, specialmente... - Vittoria!
- E' pronto! - Veniamo.
Che facciamo, andiamo su?
No, ancora dieci minuti.
- Andiamo? - No, stiamo ancora un po'.
Bello qua, eh? Mi piace.
Proprio bello.
Poi a me piace stare al mare col tempo un po' cosi'.
Lo sai che sono contenta che sei venuto?
Ieri ero un po' triste.
Beh, veramente anche oggi.
Ho passato tutto il giorno a piangere, non riuscivo a fermarmi.
Cioe', quando piangi non ti fermi piu'?
Boh.
No, e' che negli ultimi tempi non sono stata molto bene.
Poi c'e' stata una storia d'amore che e' finita male, allora...
Oddio, "finita male". Forse e' solo
finita e io non mi sono ancora abituata.
Ho capito. Guarda, c'e' un mio amico, che si chiama Tonino,
che sta proprio malissimo. Sta peggio di te, piange sempre.
Allora devi farmelo conoscere, cosi' piangiamo un po' insieme.
Se vuoi te lo presento, tanto lo vedo sempre.
No, no. Adesso non ho piu' voglia di piangere.
E poi, quando vengo qua sto bene.
Ma infatti qua e' bello, come zona...
Poi te l'ho detto, mi piace stare sulla spiaggia col tempo cosi'.
Il mare un po' cosi' mi piace.
Come...
Senti, ma perche' non ci mettiamo un po' piu' in la'? Per loro.
- Perche', ti mettono in imbarazzo? - No, in imbarazzo no.
Pero' si stanno baciando e noi stiamo qua, siamo troppo vicini.
Non lo so, come... Cioe', se...
ci stavamo baciando pure noi, allora...
Come?
No, niente, era una battuta. Visto che
loro si stanno baciando, ho detto:
"Se ci stavamo baciando pure noi, allora era..."
Cioe', loro si baciano, allora eravamo due coppie...
Niente, era una cosa cosi' che...
Se ci baciavamo...
E su, non fare la scema, dai.
Va bene, Alberto, andiamo.
Bravo. Ci sei riuscito, eh? Finalmente.
Avevi ragione, sai? E' antipatico.
Ma no, ha fatto cosi' per scherzo, dai.
No, ma non perche' mi ha fatto...
No, ora l'ho visto bene da vicino. Ha proprio la faccia antipatica.
Vincenzo.
Vince'?
Vince'!
Ma che vuoi, Patri'?
Aiutami a fare il letto.
Il letto? Lo sapevo. Hai preso questo vizio.
Pensi che non sto facendo niente? Ho da fare.
Mamma e' in cucina a preparare il pranzo per il professore.
Qualcuno deve aiutarmi. Non posso fare avanti e indietro.
Il professore. Ma chiami me per qualsiasi
cosa? Guarda che sei forte, eh.
Ecco, ora hai un altro vizio. Ogni volta chiami me.
Con tutta la gente che c'e' in casa.
Ci siamo io, Alfredo...
Basta. Ci siete tu e Alfredo.
Io e Alfredo. E allora perche' chiami sempre me?
C'e' Alfredo. Impara a chiamarlo. "Alfredo", e' facile, come "Vincenzo".
No, lui non lo chiami mai per fare il letto.
A me questo da' fastidio, non e' per il letto.
Il fatto della precisione. Non chiedi a qualcuno, ma solo a me.
Dammi un orario alla mattina e vengo a fare il letto.
- Hai finito? - Dai.
Lui mai. No! Alfredo mai.
Scusa, Vince', con Anna tutto bene, si'?
Va bene che cosa, Patri'?
Non cominciare con questa cosa. Mi chiami per fare il letto
e poi piano piano mi chiedi delle altre cose.
Lascia stare. Bene in che senso? Che dobbiamo fare?
Non ti intromettere. Dai, fai il letto, Patri'.
Guarda che sei forte. Non mi voglio intromettere, che mi importa?
Solo che te l'ho fatta conoscere io, e'
una mia amica, volevo sapere qualcosa.
Che devi sapere? E' una tua amica, non una prigioniera.
Devi sapere tutto di lei? Lascia stare.
Ci vediamo, parliamo, stiamo insieme.
Non parliamo di questo o me ne vado e chiami quell'altro per fare il letto.
Perdi tempo a fare le sviolinate.
Quali sviolinate? Secondo te io sono uno come Tonino?
Che perdo tempo a fare le sviolinate?
Tu non mi conosci, perche' in famiglia mi comporto in un certo modo.
Non ti preoccupare, non ho bisogno di nessuno.
Facciamo il letto in silenzio.
Va beh, a me che importa, in effetti? Era per darti un consiglio, un aiuto.
E chi ti ha chiesto un consiglio, un aiuto?
Voglio stare in grazia di Dio.
Fai quello che vuoi. Continua a fare le sviolinate.
Ancora con le sviolinate? Ti ho detto...
A parte che queste non sono sviolinate,
ma chitarrate. Le sviolinate sono cosi'.
Poi ti sto dicendo che io faccio quello che mi pare e piace e basta.
- Lascia stare. - Eh, ma tu...
Ah, porca miseria! Ok, va, me ne vado.
Basta, aspetta, devo dirti un'altra cosa,
non quella. Basta, discorso chiuso.
Il regalo per il compleanno di mamma, che facciamo? Lo facciamo o no?
Io glielo vorrei fare, mi farebbe piacere.
- Pero'... - Pero', cosa?
Lo sai, lui ha i soldi. Se non paga lui, come facciamo?
Andiamo da lui e ci parliamo.
Patri', a me non va di chiedergli i soldi.
Se vuoi, parlaci e chiediglielo tu.
Eh, un po' io, un po' tu...
Fai piu' tu che io, perche' a me chiedere i soldi...
- Iniziamo a chiederglielo. - A me chiedere i soldi proprio...
Capito? Quando lo trovo la' non sai mai...
Senti, Alfre'.
Noi abbiamo pensato...
Noi figli, abbiamo pensato di...
Visto che venerdi' e' il compleanno di mamma...
Non so, volevamo farle un regalo. Tutti insieme.
E avevamo pensato di farle un televisore.
Sta sempre davanti al televisore, ma ha problemi con i colori.
E con Patrizia abbiamo pensato di comprargliene uno nuovo.
Possiamo mettere 5.000 lire io, 5.000 lire Patrizia
e un milione e due tu.
Vince', sempre la stessa storia!
Allora sai che ti dico? Tenetevele le 5.000 lire, pago tutto io.
Ma che significa? Era per fare una cosa tutti insieme.
Poi se tu vuoi fare una cosa tua
personale, un pensiero tuo a parte, ok.
Questo era un regalo tutti insieme.
Vincenzo?
Vince', questo e' il pranzo per il professore. Sbrigati o si fredda.
Porca miseria, tutto a me.
Tieni. Ci sono anche i calzini.
Digli che quelli rossi ho dovuto buttarli,
perche' non si potevano ricucire.
Ma dove vai?
Ma', aspetta, non posso andare dal professore cosi'.
In questa casa, per qualsiasi cosa, chiamate me.
Per una volta, chiama quell'altro. No, sempre io.
Le cose sono tutte qua sopra, sbrigati!
Toni'.
Dove vai? Fermati.
Toni', ti sto chiamando e tu cammini.
Ti ho detto di salire e invece no, hai citofonato e te ne sei andato.
Ma quanto ci metti per scendere?
Quanto? Due minuti ci ho messo.
Poi ti ho detto di salire e invece no,
hai citofonato e te ne sei andato.
Vince', due minuti, fammi sfogare, per favore.
Poi io a casa tua non ci voglio venire
perche' ci sono tua madre e tua sorella
e mi vergogno a farmi vedere cosi'.
Ti vergogni, ma stai sempre in giro. Resta a casa e chiamami.
Io capisco che soffri, che stai male, che ti ha lasciato,
ma non far soffrire anche me.
Mi chiami, mi dici che stai male, vengo a casa tua e parliamo la'.
No, con tutte le case che abbiamo, dove stiamo? Per strada.
Ho preso la pioggia, il vento, di tutto.
Io sono stato male.
E stiamo di nuovo in mezzo alla strada.
E se mi torna? Resta a casa!
Io non posso stare a casa, Vince'. Non ci posso stare perche'...
perche' penso che pure loro stanno a casa e parlano, stanno insieme
e Marisa dice: "Come lo fai bene.
Quello con cui stavo prima, invece, cosi' e cosi'". E ride.
Ride e si diverte alle mie spalle.
Qua tutti ridono di me, tutti.
- Ma chi ride di te, Toni'? - Ridono, Vince'.
E anche tu. Anche tu, Vince', ridi e ti diverti alle mie spalle.
Toni', stai proprio dicendo delle stupidaggini.
Io sto sempre dietro a te. Mi hai mai visto ridere di te?
Certo, non ridi davanti a me. E che sono scemo, Vince'?
Io non sono scemo, Vince'. Io sto male, ma non sono scemo.
Che venivi a ridere davanti a me?
No, tu quando stai con me mi dici: "Povero Tonino, stai male"
e poi invece, appena giri l'angolo, ridi e ti diverti alle mie spalle.
Lo so, me ne sono accorto. E non dire di no, perche' e' vero.
Ridete, ridete alle mie spalle. Io sto male, che devo fare?
E questo vi autorizza a ridere di me?
Ma chi ride di te?
- Questo vi autorizza a ridere di me? - Ma non rido di te.
Si', tu ridi, Vince', ridi. Io lo so. Tutti quanti ridono e voi no?
- Io? - Tutti quanti ridono.
Ma quale tutti, Toni'? Mannaggia... Tu cosi' finisci al manicomio, Toni'.
Adesso ce l'hai pure con me.
Io finisco al manicomio perche' non ce la faccio piu'.
Non e' giusto, perche' io non voglio stare male.
Io sto cosi', ma non e' giusto che tutti ridano di me.
No, tu stai male e io voglio capirti.
Perche' devi ridere?
Ma chi ride, Toni'? Mannaggia la miseria!
- Io rido? - Ridi, ridi, Vince'.
- Allora tu vuoi proprio stare male. - No, io ho capito.
Ho capito tutto. Devo uscire da questo
inferno. Non posso andare avanti cosi'.
No, nemmeno io. Scusa, ma dobbiamo uscire da questo inferno.
C'e' un solo modo.
Vince', io mi uccido.
No, no, non voglio pieta', non voglio compassione. Io mi uccido.
Meglio un giorno da leoni, Vince', eh?
Meglio 100 giorni da pecora?
Meglio un giorno da leoni, no?
Si', no, Toni', ma che ne so io della pecora e del leone?
Fai 50 giorni da orsacchiotto, almeno stai in mezzo
e non fai la figuraccia della pecora e nemmeno del leone.
Bravo. Bravo, ridi. Ridi, divertiti.
Io sto male e tu ti diverti. E' questo che dici quando te ne vai?
"Tonino l'orsacchiotto." E' questo che dici?
- Ma... - Ridi, ridi. Che ti devo dire?
Che dici? L'ho detto ora dell'orsacchiotto
perche' hai detto della pecora e del leone.
Io ho capito. Ho capito pure perche' mi ha lasciato.
Tu quando baci, come baci, con gli occhi aperti o chiusi?
Vince', con gli occhi aperti o chiusi?
Non mi ricordo, Toni'. Chiusi, dai.
Eh, chiusi! Perche' quando c'e' la
passione, l'amore, uno chiude gli occhi.
Invece quando stavo con Marisa mi avvicinavo, la baciavo
e quando aprivo gli occhi la trovavo con gli occhi aperti.
Toni', allontanati. Passa mia madre...
Ascoltami.
E sai che cosa mi diceva? Mi guardava
con gli occhi aperti cosi' e mi diceva:
"Tonino, ma quanto sei strano visto cosi' da vicino".
"Strano." Che significa "strano"? Strano non vuol dire niente.
Di' quello che pensi, cioe': "Tonino,
quanto sei brutto visto da cosi' vicino".
E gia' e' sincerita'.
Toni', vedi tutto negativo. Se ci si vede
cosi' da vicino e' normale che e' strano, no?
Perche', mi vedi strano? Dimmi, che vedi?
Sono strano da vicino?
No, non sei strano, pero' se guardi da vicino, sei strano.
- Allora e' vero, sono strano? - Ancora...
Sei strano. Perche', io non sono strano, se mi guardi da vicino?
No, tu sei uguale sia da vicino che da lontano.
Lei voleva dire "brutto" e invece ha detto "strano" e questa e' cattiveria.
Ma perche' fai cosi'? Lascia stare. Troverai un'altra ragazza.
- No, non la trovo. - Tu dici di no, e sai perche'?
Perche' ora stai male e credi che nessuno possa aiutarti.
- Ma la troverai. - No, non la trovero', Vince'.
La troverai. Anzi, Toni'... tu la devi trovare.
No, abbi pazienza, tu devi trovarne un'altra per forza.
Perche' stiamo andando incontro all'inverno
e non possiamo fare tutto l'inverno che citofoni, io scendo
e mi fai prendere tutto questo vento e il giorno dopo sto a letto.
Toni', o trovi un'altra o cerchi di sfogarti dentro una casa al chiuso.
Io non ti accompagno piu' a sfogarti, questa e' l'ultima volta.
- Professore, sono Vincenzo. - Ti sei pulito le scarpe, Vince'?
- Si', professore, le ho pulite. - Vieni, vieni.
Vi ho portato da mangiare, professo'.
Un attimo, devo finire di correggere questo compito.
- Posso appoggiare? - No.
Mi dispiace, e' nuovo, si graffia.
- Aspetta un momento. - No, perche' scotta, qua sotto.
Mi brucia. Ho la mano infuocata.
- No. - Professo', sul giornale.
Mi avete di no sul mobile.
L'ho messo sul giornale perche' non ce la faccio piu'.
- Ecco, puoi appoggiare, Vince'. - Grazie.
Grazie.
Professo', ha detto mia madre se avete panni da lavare di darmeli.
Si', un attimo, prima fammi mangiare.
- E io aspetto che mangiate? - Un attimo solo, Vince'. Che fa?
No.
Non devi fare cosi', si puo' spezzare.
Abbi pazienza.
Ma non si spezza, e' fatta apposta cosi'.
Si muove per orientare la luce.
Non la tocco, ma non si spezza.
E' fatta proprio...
L'ho messa com'era prima. Professo', ma non si spezza.
Non vi preoccupate, non la tocco, ma e'
una lampada fatta apposta per muoversi.
- Vuoi? - Buon appetito, ho gia' mangiato.
- Aspetto qua o... - Un attimo solo, Vince'.
Si', si', mi siedo.
- Professo', posso... - Si', puoi.
Lo prendo e poi lo rimetto a posto.
"Problema.
Un contadino si reca al mercato
per vendere tre sacchi di farina da 71 kg e sei dozzine di uova.
Durante lo scarico, uno dei sacchi, cadendo sulle uova, ne rompe la meta'.
Se la farina costa 15 lire al chilogrammo
e le uova cinque lire l'una,
e di tutta la merce ne e' stata venduta la meta',
quanti soldi ha portato a casa il contadino?
Tenendo conto che dalla tasca bucata ha perduto 35 lire."
Accidenti, questi contadini sono proprio assurdi.
Anche quando andavo a scuola io,
i contadini non si sono mai trovati con i conti. Mai.
Sono passati tanti anni e ancora devono imparare.
Un sacco di farina da una parte e le uova da un'altra.
No, le uova dove le mettono? Sotto ai sacchi di farina.
E' una fissazione del contadino.
Cade il sacco della farina, perche' poi le strade la' non sono come qua.
Cade il sacco della farina sulle uova e ne rompe la meta'.
E' colpa loro, professo', secondo me.
E' colpa loro se l'agricoltura e' in crisi.
Nessuno vuole piu' lavorare la terra, giustamente.
Poi tornano a casa e la moglie: "Quanto
hai guadagnato?". "Non lo so."
Le mogli si scoraggiano proprio.
Le mogli hanno spinto i contadini a lasciare, giustamente.
Ogni volta: "Non lo so, ho perso i soldi".
La moglie sai che dice: "Ma vai a fare l'operario,
almeno la smetti di rompere le uova, i
soldi li danno in busta e porti a casa".
Questi problemi sono sempre sui contadini.
Se loro continuano cosi',
quanto ha guadagnato sara' sempre un problema.
Bah! Quante uova si sono rotte sotto il sacco di farina?
Il buco della tasca quanto era grande?
Vince', mi dovresti fare un piacere.
Dite, professo'.
- Vince', se io dovessi morire... - Professo', dai...
Fammi parlare, Vince'. Se io dovessi morire...
...tu prendi queste carte e le porti dal notaio Garofalo,
che sta a piazza Garibaldi.
Ti mette un timbro, una firma e ti consegna altre carte.
Tu prendi tutto e le porti... dall'avvocato Marella.
Guido Marella, che sta a Secondigliano.
- Va bene? - Va bene, professo'.
Vince', se dovesse succedere che io...
e' un mio desiderio.
Se puoi farmi questo piacere.
Va bene, professo', ma...
Va bene, semmai dopo mi scrivete i nomi e gli indirizzi,
perche' con Garofalo mi imbroglio.
- Dopo te li scrivo. - Va bene.
Cosi' le mie nipoti avranno una bella sorpresa.
Fin quando saro' vivo io, in questa casa non mettera' piede nessuno.
E con questo, neanche dopo.
Vince', con la barba mi graffi tutta, mi fai male.
Vieni qua.
- Dove vai? - Vado fare il caffe'.
No, dai, stai qua. Dai.
No, dai.
Dai, se sto cosi' mi addormento.
Mamma mia, che freddo!
Dove sono i miei vestiti?
Mi metto questo.
Si e' scatenato cielo, terra e mare. Non si capisce piu' niente.
A me piace, pero'.
Io sono proprio amante della notte, del buio, dei temporali.
- Delle disgrazie. - No, delle disgrazie no.
- Lo vuoi il caffe'? - Si'.
- Lo vuoi il caffe'? - Si', si'.
Non avevo sentito.
Dobbiamo fare un po' per uno.
Ha ancora la macchinetta del caffe' per una persona.
Mamma mia.
Con una tazzina. Proprio... Bah.
Attenzione, eh. Non fare...
Per carita', eh.
Secondo te... Mamma mia!
E' il massimo della solitudine avere la
macchinetta del caffe' con una tazzina.
Non spera mai che qualcuno lo venga a trovare.
Dovrebbe farne due o tre.
Poverino. Chissa' quanto si sente solo.
Ma infatti e' proprio per questo.
Cioe', ti senti solo e ti compri pure la
macchinetta del caffe' per una persona.
Vuol dire proprio che vuoi rimanere solo.
Se sei solo, dovresti avere la macchinetta da 12, 24, 48 persone.
Per spingere la gente a pensare: "Andiamo
a prenderci il caffe' dal professore".
- E invece cosi'... - Ma che tipo e' questo professore?
E'...
E' un vecchietto, simpatico.
E' un vecchietto maestro, tutto ordinato.
Una brava persona.
E' carino a prestarti l'appartamento.
No? Non e' carino?
Si', si', come no.
Non lo so, io se avessi un appartamento mio...
Non so, sapere che potrebbe venire gente
che ti tocca le cose, dorme nel letto...
Non e' una cosa che mi farebbe piacere.
Io non lo presterei un appartamento.
No, ma lui poi... Dipende dalle persone, da come sono fatte.
Lui e' cosi', un po'... pero' alla casa proprio non ci tiene proprio, anzi.
E' stato proprio lui a dirmi: "Vuoi
questo, vuoi quello? Ti serve la casa?"
Ma dove l'hai preso questo? Nel cassetto?
Non toccare, per piacere.
- Ora questa dove stava, qua? - Qua, Vince', sta qua.
- Al prologo? - Eh, si', al prologo.
Mettilo a posto, non sono cose nostre.
E va bene.
Anna, come stava la copertina? Cosi'?
Cosi'.
E allora mettilo cosi'. Non toccare. Gia' stiamo in casa sua...
Se torna e trova le cose... Non e' per niente, ma...
Meglio lasciare le cose al loro posto.
Vincenzo?
Ti amo.
Eh, Anna, eh... anche io, mica...
No, no, io ti amo proprio.
Eh, mi fa piacere.
Guarda che se non ti sbrighi fai tardi.
Non ti preoccupare, ora vado.
Arrivederci. Ciao, Anna.
- Ciao, Giorgio. Buon lavoro. - Ma che vuoi?
Vuole venire alla premiazione di Alfredo.
Ma non lo sai che sono cose per i
grandi e i piccoli non possono venire?
Ti portera' papa', la prossima volta.
Accompagniamo papa' alla porta.
Alfredo, quando cominci il prossimo spettacolo?
Mah... Lo sto ancora scrivendo.
Per questo, se ne parla senz'altro l'altro prossimo.
E invece tra un mese riprendiamo lo spettacolo dell'anno scorso.
- Dove, a Roma? - No, partiamo da Milano.
Valeria, basta! Se non la smetti, ti faccio mangiare da zio Vincenzo.
Ma si dicono queste cose a una bambina?
Vince', sta diventando troppo terribile.
Deve mettersi paura.
E devo essere io a farlo? C'e' tanta gente
qua, me la devo mangiare proprio io?
Poi da grande dira': "Odio zio Vincenzo,
perche' da piccola mi mangiava".
Ma perche'? Falla mangiare da Alfredo.
Perche', puo' odiare me?
No, non ti puo' odiare.
Pero' tra me e te, e' meglio che odi te.
Non perche' io voglio stare in pace,
ma tu bene o male ormai stai a posto.
Non e' che un domani avrai bisogno dei nipoti. Io che ne so?
Da vecchio potrei chiederle di portarmi
qualcosa mi dira' di no perche' la mangiavo.
Mi odia gia', capito? Mentre tu...
Tu parti, te ne vai. Se ti odia, chissa' dove stai.
Non e' per cattiveria, non voglio metterti contro la bambina.
E' meglio che la mangi tu.
Si', il 729...
Eh?
Si', va bene.
Si', si', aspetto.
Ho capito.
Un momento.
Si', va bene.
Buonasera.
Sta la'.
Tonino. Tonino, ma che c'e'?
- Ma che... - No, niente.
L'avevo gia' visto che stava li', su quel marciapiede.
E l'ho notato perche' stava sotto la pioggia, fermo, non si riparava.
No, a lui pioggia, vento... Anzi, pare proprio che...
Pensavo che stesse aspettando il treno.
Ma e' passato quello delle 20:40 e non l'ha preso.
Poi e' passato quello delle 21:15 e non ha preso nemmeno quello.
A quel punto mi sono deciso e sono uscito.
Poverino, era tutto bagnato e l'ho portato qui dentro. Che dovevo fare?
- Ho capito. - Ma che gli e' successo?
- Ma niente, cose da fidanzati. - L'ha lasciato?
Poverino, chissa' quanto soffre.
Sentite, gli ho asciugato le scarpe sul termosifone.
Forse ha paura di me, volete dargliele voi?
Si', gliele porto io. Scusate un attimo.
Prego.
Toni', le scarpe.
Sono asciutte?
- Quasi. - Come?
Quasi.
Vince', io non ce la faccio piu'. Sono venuto apposta qui alla stazione.
E poi invece e' diventato un incubo.
Tutti quei treni che passavano e passavano.
C'e' mancato proprio poco che...
Vince', sentivo una voce che mi spingeva.
Un'altra voce che mi tratteneva. Un'altra voce che...
Che?
Niente, si faceva i fatti suoi?
Eh, Vince'.
Non lo so, e' rimasta una voce senza...
- Ti ho fatto un bel caffe'. - Eh, il caffe'...
Va bene, signora, datelo a me. Grazie.
Toni', ne vuoi un po'?
Per carita', e' veleno. Ho problemi al fegato, non posso berlo.
Vuoi un po'?
- Come va? - Meglio, grazie.
E' vero, Tonino, che ti senti meglio? Eh?
Si', grazie, adesso ce ne andiamo.
Vai, Anna. Mi faccio solo una passeggiata.
Tanto io posso stare anche da solo.
In questo periodo, mi ci sono abituato.
Vince'? Ha tirato fuori un coltello.
Anna, ma per piacere.
Ancora con questa storia? Non ha nessuna intenzione di uccidersi.
Vuoi darmi retta, per una volta? Lo conosco, no?
Ora ha preso quest'abitudine di fare cosi' e spaventarci.
Non vuole suicidarsi.
Altrimenti secondo te faceva passare il
treno delle 20:40 e quello delle 21:15?
Deve prendere appuntamento, per suicidarsi?
Va beh, io vado a vedere.
Allora vai a vedere tu. E digli che, se vuole darsi una coltellata,
di darsela a sinistra, che a destra ha il fegato che gli fa male.
Anna, io devo capire.
Io non so che cosa le ho fatto.
Le davo mille attenzioni.
E' proprio questo, Toni', hai capito?
Secondo me, significa che lei non ti meritava.
Per dire.
Toni', stammi a sentire, ascoltami.
Tu ora stai cosi' perche' sono i primi tempi.
Si', e' cosi', non ti preoccupare. Poi magari, che ne sai,
trovi una ragazza che ti piace di piu' e ti metti l'anima in pace.
No, Anna, io non la trovo un'altra.
E poi, comunque, se anche la trovassi, non e' facile.
Dopo tre anni, c'era un certo rapporto.
Per esempio, all'inizio,
mi dispiaceva dirle che non mi piaceva
la salsa coi semi e la buccia.
E me la mangiavo.
Poi in tre anni si parla e ci si capisce.
All'inizio la scartavo perche' non mi piaceva, ma poi si parla e...
e ci siamo trovati d'accordo.
Pero' ci ho messo tre anni per farle capire che non mi piaceva.
Se mi mettessi con un'altra, dovrei ricominciare tutto da capo.
Non ce la faccio.
Ma questo che significa, scusa?
Secondo me, tu dovresti... non lo so, migliorare.
Si', e' un'esperienza che deve farti migliorare.
Toni', senza perdere piu' tempo, due anni, tre anni.
Eh, tu fai cosi', esatto.
Se trovi una ragazza che pensi possa piacerti,
ti presenti e le dici: "Piacere, Tonino.
Non mi piace la salsa con semi e buccia".
Eh, Vince'...
In una volta, pero', recuperi tre anni.
E' un passo avanti, secondo me.
Ma io voglio tornare con lei. Io vorrei sapere che cosa le ho fatto.
L'andavo a prendere, la accompagnavo, mille pensieri, mille attenzioni...
E' qua, Toni'. E' proprio qua che hai sbagliato.
Eh, fai cosi'. Hai sbagliato proprio qua, Toni'.
Perche' sei troppo appiccicoso.
Io lo so perche' ti vedevo, Toni'.
Non e' che ti osservato, pero' troppo, Toni', troppo.
Troppo appiccicoso con lei. "Amore..." Lo dicevi, no?
"Amore, dammi un bacio, abbracciami.
Se io dovessi morire, che faresti?"
Mamma mia! Eri troppo, troppo...
Uno si stufa, sinceramente, Toni'. E poi queste cose non si chiedono.
Queste cose o ci stanno o non ci stanno, secondo me.
Non e' che bisogna chiederle. "Dammi questo, dammi quello."
Tu gliele chiedevi, lei te le dava?
- No. - No. Allora ecco.
Secondo me, dovevi essere tu a lasciare lei.
Tu hai fatto l'inverso, e' lei... Tu dovevi lasciare lei.
Dirle: "Volevo delle cose che non mi davi, vado da un'altra che me le da'".
- Fila. - Certo che fila.
Certo, perche' per te l'amore e la passione
sono cose che non esistono, e' vero?
Questo discorso funziona se vai dal salumiere e gli dici:
"Buongiorno, datemi una mortadella". "Non ce l'ho".
"Va beh, non fa niente, vado da un altro che me la da'."
Che c'entra? Tanto non sei innamorato del salumiere.
E' chiaro, che mi innamoro del salumiere?
Io sto facendo un esempio per aiutarlo, tu parli del salumiere.
- Non litigate. - Cosa?
Non litigate.
Non stiamo litigando, stiamo discutendo.
Se ne esce con il salumiere come esempio.
Vince', io ti devo chiedere un favore.
Dimmi.
Vince', se io dovessi morire, tu devi...
No, Toni', no. Ho gia' capito. No, mi dispiace.
Toni', io di favori cosi' non posso farne.
Qua ognuno muore e mi lascia la lista
dei servizi a me? Abbi pazienza, Anna.
Devo andare gia' a Secondigliano, a piazza Garibaldi... Oh!
Come funziona, che se uno muore, devo fare io le cose sue?
O non muore o si organizza e si fa prima.
Senza dare fastidio alla gente, Toni'.
Non e' per cattiveria, ma io non posso, ho le cose mie.
Non posso mettermi al servizio di tutti, scusa.
Che fai, ti alzi? Dove vai?
Da nessuna parte. Mi alzo un po'.
Sto qua, faccio un giro.
Ti pareva che non si alzava.
Mi sgranchisco un po' le gambe.
- Non mi devo alzare? Va bene. - No, dai, alzati. Stavo scherzando.
Ti volevo guardare un po'. Alzati.
Va beh, mi guardi da lontano? Non mi conosci, che mi devi guardare?
Si', infatti, ti conosco. Dai, alzati, stavo scherzando.
Dici: "Dai, vai", come per dire: "No, non andare".
Stavo scherzando, dai.
Va beh, resto qua. Non devo andare da nessuna parte. Lascia stare.
Mi piace fare l'amore con te.
- Eh... anche a me. - Allora perche' non me lo dici mai?
Che significa?
Cioe', se lo faccio vuol dire che mi piace, no?
No.
Come no?
Mi hai mai visto darmi una martellata sulla mano
o tagliarmi un orecchio cosi'? No. Sai perche'? Perche' non mi piace.
E' normale, non c'e' bisogno di dirlo.
Certe cose vanno da se', secondo me. Se lo capisci, bene.
...sulla fascia laterale, mentre Scirea si defila...
E' proprio inutile, non c'e' niente da fare.
Siamo troppo diversi, io e te.
Io mi chiedo se e' possibile che...
Io non so se tu non capisci davvero e se proprio non ci riesci a capire.
- Io non capisco, che significa?
- Al 26esimo del primo tempo,
- il Cesena e' in vantaggio... - Mannaggia la miseria.
Il Napoli sta perdendo col Cesena. A Napoli!
...appostato al centro dell'area napoletana...
Abbiamo speso tutti quei soldi per fare la squadra e...
Il Cesena conduce sul Napoli per due reti a uno.
Il Cesena che era gia' passato in vantaggio
al sesto minuto del primo tempo,
raggiunto poi dal Napoli, che ha pareggiato...
Mah.
Se continua cosi', finisce in serie B.
Perdere una partita cosi', mah.
No, dai, Vincenzo, per favore, lasciami stare.
- Che e' successo? - Niente, tanto non capisci.
Non capisco... Sono forse scemo?
Se mi spieghi, capisco. Che e' successo?
Che c'e', Anna?
Che c'e'? C'e' che il Napoli sta perdendo col Cesena!
E' questo? Lo so, l'avevo capito.
Non ti preoccupare, e' solo il primo tempo.
Magari pareggia.
Lo vedi come sei?
Fai sempre di tutto per distruggere tutti
i momenti di affetto, di tenerezza.
Dai, era una battuta, l'ho fatta giusto per...
Ma forse sono io che pretendo troppo da te, forse...
Forse per me essere innamorati vuol dire una cosa e per te un'altra.
Poi... Poi mi ero buttata cosi' di getto in questa storia, cosi' che...
Non lo so, forse non ho fatto in tempo a capire che...
Si', che forse... forse a te non importa molto di me.
Poi e' cosi' chiaro.
E' chiaro, io ti amo e tu non mi ami, e' una cosa che succede cosi' spesso.
Io sto facendo tutte queste...
Tutte queste...
Vincenzo, senti... Guarda, secondo me e' meglio che lasciamo perdere.
Ci lasciamo, io me ne vado, torno a Perugia, cosi' e' meglio per tutti.
Sono tutti piu' contenti, pure mio padre...
O forse no.
Ma no, per favore, non esagerare.
"E' meglio che lasciamo perdere." Dai.
Ora per colpa del Cesena deve finire tutto? Dai...
A me non verrebbe mai in mente di ascoltare la radio mentre tu parli.
Ma neanche a me, Anna. Pensi mi venga in mente di ascoltare la radio?
La radio era accesa e ho sentito questa cosa.
Mentre parli, le onde arrivano.
"Cesena due, Napoli uno."
Ma non la stavo ascoltando.
Infatti non ho nemmeno sentito chi ha segnato il secondo gol del Cesena.
Ho sentito solo "due a uno" e poi ho detto: "Non mi importa".
Dai, Anna, non fare cosi'.
Premio "Napoli prima di tutto" per la Medicina al professor Virgilio Marmo,
docente di Medicina e Chirurgia all'Universita' di Napoli,
per essere diventato un punto di riferimento per i suoi pazienti
quale portatore di salute e umanita'
e per tutti i giovani medici napoletani
suoi allievi, vero faro di sapere.
Vi ringrazio tutti.
Ringrazio soprattutto, se mi e' consentito, la giuria,
per aver preferito me per questo ambito premio di Napoli.
Premio "Napoli prima di tutto" per meriti
artistici all'attore Alfredo Rocco,
per aver saputo dare nuova voce alla rappresentazione della nostra citta',
proiettandosi nel futuro pur senza
rinnegare le antiche e gloriose tradizioni
dello spettacolo napoletano, grande in ogni epoca.
Sono contento, grazie, arrivederci.
Questo sarebbe un attore? Poteva fare qualcosa, uno sketch, una battutina.
Se ne esce cosi': "Arrivederci e grazie".
Scusate, ma che doveva dire?
Se uno e' attore, prende il premio e dice: "Arrivederci e grazie".
Come, che doveva dire? E' un attore.
Poteva dire qualcosina, anche solo una battuta.
Ma perche', dov'e' scritto? Tutti prendono il premio e se ne vanno.
Nessuno dice niente, solo lui avrebbe dovuto fare una battuta o uno sketch.
Allora dovrebbero farlo tutti.
Allo scienziato dovevano dire:
"Professore, ecco il premio, ma ci inventi qualcosa, per il pubblico".
O tutti o nessuno. E' arrivato e ha detto: "Arrivederci e grazie".
- Aveva l'occasione. - Eh, ma lui...
Io non la conosco, ma come si permette?
Gliela faccio vedere io.
- Ma... - Dai, calmati.
Io sto calmo, e' lui che dice: "Gliela faccio vedere io".
E' arrivata Santa Lucia.
Ma guarda la', dai.
Vince', Alfredo.
Se fossi stato Alfredo, non sarei
proprio venuto in mezzo a questa gente.
Chi c'e'?
C'e' qualcuno?
- Ah, professore. - Vince', che c'e'?
Professo', sono venuto a portare... a prendere la...
Le cose, che mi ha madre mi ha detto: "Vai su dal professore..."
Non dovevate partire voi, professo'?
Si', dovevo partire, ma io vedo una cosa che non va.
Secondo me, le mie nipoti hanno fatto...
un duplicato delle chiavi e vengono qua quando io non ci sono.
Avete trovato qualcosa di spostato, fuori posto?
- No. - E allora, professo'?
Come fate a dire cosi', se tutto e' al suo posto?
Sapete che c'e'? Scusate se mi permetto,
ma voi ce l'avete con le nipoti vostre.
Ma sbagliate, perche' dovreste andare d'accordo.
Che fate? Non andate piu' a trovarle? Sbagliate.
Questo e' quello che penso io, poi fate come volete.
Secondo me, dovreste uscire di piu'.
Lasciate la casa libera. State a casa pure i sabati e le domeniche?
Sbagliate.
Datemi retta.
Uscite, lasciate piu' tempo la casa libera, cosi' non ci pensate.
- Arrivederci. - Ciao, Vince'.
Ma io ti ho avvisato, e' successo questo
a casa. Che devo fare, ucciderlo?
Dobbiamo parlare per forza qui? No, ti arrabbi subito e scompari.
Non ti capisco.
Almeno fammi entrare, no? Parliamo.
E perche' proprio adesso ti decidi a parlare? Non l'hai mai voluto fare.
Ieri sera al telefono ti avevo chiesto di parlare.
Pero' non si poteva andare dal professore...
E certo, non ci si puo' vedere solo per parlare.
Adesso ti prego, basta, io... ho deciso.
Anna, ma... fammi entrare, per piacere.
No. No. Guarda, mi dispiace, ma no.
Ti dispiace. Anche a me.
Eh, si', "anche a me".
Sempre "anche a me". Non mi hai mai detto una cosa di tua iniziativa.
"Mi dispiace." "Anche a me." "Ti amo." "Anch'io."
Non sei mai riuscito a dirmi una cosa...
Che ne so, "che belle gambe che hai", per
esempio, cosi', di tua iniziativa. Mai.
Va beh, forse non ho delle belle gambe, pero' qualcosa di carino, di...
Una cosa sdolcinata, cretina, pero' che ti viene dal cuore.
Ma guarda, forse sto dicendo delle stupidaggini, ma e' che io cosi'...
Cosi' non sto sto bene, Vincenzo, sto male.
Io non mi sento amata, non mi sento desiderata, non mi sento niente.
Io ti devo lasciare.
Vince', che fai qua? Entra.
- No, no... - Problemi?
No, che problemi? Anna mi ha anche
invitato ad entrare, ma devo andarmene.
- D'accordo, ciao. - Ciao.
Non ce la faccio, non lo sopporto proprio,
e' piu' forte di me. E' proprio antipatico.
Perche' dovrei dargli questa soddisfazione?
Si facesse i fatti suoi.
Anna, posso entrare? Apri un attimo?
No.
Facciamo cosi', Vincenzo, non ci vediamo per un mese, eh?
Un po' di tempo, cosi' magari ognuno pensa alle cose sue. Eh?
"Ognuno pensa alle cose sue."
A te serve un mese per pensare, io in cinque o sei giorni penso a tutto.
E gli altri 24, 25 giorni che faccio?
A che penso?
Tonino, io devo andare, si e' fatto tardi.
Ma gia' te ne vai? Perche'?
- Me ne vado perche' e' tardi. - Cosi' presto?
- Allora ciao, Vincenzo. - Ciao.
Non ti stai dimenticando qualcosa?
Pensaci bene, ti stai dimenticando una cosa.
Ah, il tuo regalino.
Eh, il mio regalino.
Ma come, io ti faccio il regalo del complimese e tu lo dimentichi?
- Senti, allora mi chiami tu? - Ok, ti chiamo io.
- Mi telefoni? - Si', va bene, non ti preoccupare.
- A che ora? - Alle nove, nove e mezza.
Allora alle nove e mezza staro' vicino al telefono.
- Va bene. - O alle nove?
Alle nove.
Ok, alle nove staro' vicino al telefono.
Tu vai a casa, apri il pacchettino e se
ti piace mi fai subito una telefonata.
- Va bene? - Va bene.
- Mi raccomando. - Ciao.
- Ciao, Vincenzo. - Ciao.
Aspetta, ti accompagno alla porta.
Scusa, accompagno un attimo Rita, torno subito.
- Telefona, eh. - Va bene, stai tranquillo.
- Alle nove? - Ciao.
- Tonino. - Signora Assunta.
Tonino, io sono preoccupata. Ma che ha Vincenzo?
Eh... Che ha?
E come, sono tanti giorni che non esce, ma e' possibile?
Signora, sono cose... sono cose da fidanzati.
Ma non vi preoccupate, poi torna tutto a posto.
Fatelo distrarre un po', fatelo uscire un po'.
Non vi preoccupate. Ci parlo io, gli
dico due parole e torna tutto a posto.
- Toni', mi raccomando. - Non vi preoccupate, fate fare a me.
Hai visto Rita?
Ti piace?
Mi piace. Ma non deve piacere a me, deve piacere a te.
E va beh, che c'entra? Era per avere un parere.
Sono proprio contento, Vince'. Sono proprio tanto contento.
E tu? Eh?
Che devo dirti? Io? Io che? Niente. Sto...
Sto qua.
Ma questa cosa di Anna? Cioe', non voglio sapere i particolari.
Pero', per sapere, com'e' successo?
Non lo so.
Se dovessi dirti un motivo, non saprei dirtelo. Non so il perche'.
Mille motivazioni e nessuna.
"Non mi hai mai detto che ho delle belle gambe o altro."
Facciamo a gara di chi ha detto o non detto cosa?
No, peccato, perche' per cose di poco conto poi...
Eh, lo so. Sono situazioni antipatiche.
Poi ci sono passato da poco, la stessa situazione proprio.
Va beh, Toni', ma...
E' uguale, Vince', dai.
Non e' la stessa cosa. Nel tuo caso c'erano delle motivazioni.
Vince', sono quasi uguali, e' inutile.
No, nel tuo caso c'erano delle motivazioni per cui ti ha lasciato.
Non voglio riparlarne, ma almeno c'erano.
Nel mio caso invece mille motivazioni,
ma mai una certa e sicura.
Si', ma pure il fatto delle motivazioni,
delle gambe. Quante volte me l'hai detto?
"Mi sono messo con Anna, ha un bel corpicino, delle belle gambe."
- Te l'avevo detta questa cosa? - Tantissime volte!
Infatti devo trovare una motivazione che sia legata ad altre motivazioni.
Vince', ascoltami, questo non e' il modo per risolvere queste situazioni.
Toni', ma che mi importa?
Io vorrei solo sapere la motivazione per cui mi ha lasciato. Per sapere.
Vorrei sapere la verita'.
Vince', non pensare a tutte queste cose perche'...
Vince', io lo so. Pensi a tante cose e
invece non ci sono delle motivazioni.
Lo so perche' e' la stessa situazione mia.
No, Toni', ma perche' vuoi sempre mettere a paragone le cose?
No, sono diverse. La tua era una cosa, la mia un'altra.
- Non e' uguale, lascia stare. - E' uguale, e' la stessa situazione.
Perche' nel mio caso che motivazioni c'erano?
Lascia stare, non voglio parlare, ma tu proprio...
Diciamocelo, tu sei stato lasciato perche' sei brutto. Va bene?
Tu invece insisti sul fatto che sia la stessa cosa.
Eri brutto, per questo. La fotografia.
Ricordati le cose, Toni', per piacere.
Va beh, la fotografia era brutta. Nel mio caso...
Forse nel mio caso la motivazione era lo svedese.
Non e' che anche Anna ha... ha qualcuno?
Toni', lo saprei. Magari. Magari.
Lo so, perche' mi dice tutto. Non c'e' nessuno.
Sarebbe meglio. Per te e' stato meglio.
Te ne sei potuto fare una ragione.
Ti ha lasciato perche' ha incontrato lo svedese.
Quindi tu sei il secondo nel mondo che preferisce, o no?
Io invece no. Hai capito qual e' il problema?
Mi ha lasciato senza motivazione.
Magari mi avesse detto che si e' innamorata di questa bottiglia.
Io so che prima viene la bottiglia e poi io.
Cosi' invece e' peggio, mi ha voluto proprio dire:
"Guarda, io sono sola, ma non mi metterei mai con te".
Non vengo ne' prima della bottiglia ne' dopo.
Io non lo so!
Vince', ascoltami, non e' questo il modo di risolvere le cose.
Parlo io con Anna e la faccio venire qua, va bene? Lascia fare a me.
C'e' il prete che deve benedire la casa.
Ha detto nonna di sistemare che deve venire anche qua.
Il prete a benedire. Valeria?
Che ha detto, il prete che deve benedire?
Che significa?
Patri', deve venire il prete a benedire? Davvero?
Fai presto, togli tutto.
Il prete che viene a benedire. Avvisasse, prima.
Devo fare tutto di corsa.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Padre, mi raccomando, loro due un po' di piu'.
- Don Pietro, i soldi del pullman. - Ah, bene, grazie.
- Allora solo voi, signora Assunta? - Per forza, don Pietro.
Patrizia deve occuparsi della bambina, a chi la lascia?
- E il giovanotto? - No, grazie, padre. Io parto.
- Vince'? - Io non so niente.
Non sai niente? Bugiardo! Te l'ho detto,
vado a vedere la Madonna che piange.
Hai detto a me della Madonna che piange?
Ma quando?
La verita' e' che non ti sveglierebbe nemmeno un miracolo.
Eh, no, non parliamo di miracoli. Il vescovo non si e' ancora pronunciato.
E poi c'e' stata la dichiarazione di un professore di Napoli
che ha detto che le lacrime potrebbero
essere la trasudazione del legno,
avvenuto per un improvviso cambiamento di temperatura.
E guarda caso, il legno trasuda proprio negli occhi.
Con tutto il corpo a disposizione, no, proprio negli occhi.
Vorrei parlarci io con il professore.
Va bene, poi si vedra'.
- Allora venite solo voi? - Si'.
- Vince'? - No, padre.
L'ho detto gia', non e' per cattiveria se non vengo, e' che non mi sento.
Loro lo sanno, e' un periodo che mi sento...
abbattuto, triste, non lo so.
Non ce la faccio a vedere altra gente che piange, veramente.
Come, gente? La Madonna e' "gente"?
No, che c'entra? Non voglio dire questo.
Non ce la faccio, e' un problema mio.
Sono io che mi sento cosi'. Vorrei vedere gente un po' piu' allegra.
Se la Madonna avesse riso, ci sarei venuto.
"Se la Madonna avesse riso."
Perche'? Sempre un miracolo e'.
Una statua che ride o piange e' un miracolo.
Pero' non ce la faccio. Secondo me sarebbe meglio anche per voi.
Cosi' il professore di Napoli non potrebbe che stare zitto.
Deve stare zitto, perche' il legno puo' trasudare, non ridere.
Si e' mai visto un albero o una sedia
che per un improvviso cambiamento di temperatura ride? No.
Perche' e' impossibile.
Caro Vincenzo, la colpa e' nostra.
Vuol dire che non gli diamo troppi motivi per ridere.
La pace sia con voi. Scusate, signora Assunta.
- Che fai li'? - Niente, guardo un po' fuori.
- Che dici? - Eh, niente.
Come volevasi...
In cucina c'e' Anna.
- No? - Eh. E come no? Anna.
- C'e' Anna in... - In cucina con gli altri. Aspetta.
Chiudi un attimo la porta.
- Perche'? - Chiudi la porta.
- Ma perche'? - Non ti preoccupare.
- Perche' l'ho chiusa? - E' di la'?
- E' in cucina e aspetta, che c'e'? - Mannaggia.
Ma scusa, non eravamo d'accordo?
No, avevamo detto "poi".
Che ha detto? Quando tu...
Niente, sono andato da lei, ci ho
parlato, le ho detto che volevi parlarci.
Le hai detto che io volevo parlarci?
Non proprio cosi'.
- Toni', hai detto... - No.
Mannaggia! Sapevo che non avrei dovuto dirtelo.
Le ho detto che dovevate vedervi
perche' non mi pare il caso che due come voi si lascino in modo incivile.
No, tu le hai detto che io volevo parlarle.
Ma perche'?
Ora pensa che io voglio parlarci. Io non so cosa dirle.
- No. - Stai calmo, lascia fare a me.
Sto calmo, ma perche' le hai detto cosi'?
Ora viene, entra e mi dice: "Allora?", che le dico?
Le hai detto che volevo parlarle e invece no.
Io non ho detto questo, ho solo detto il fatto della bottiglia e basta.
Ma perche' due persone civili si devono lasciare cosi'?
- Le ho detto che stai male e deve... - Lo vedi?
Mannaggia! Ma perche' le hai detto che sto male?
- Non le ho detto che stai male. - L'hai detto ora.
- Lo hai detto ora. - Ma no, ma era per dire.
Le ho detto solo che dovevate vederci perche' non potete lasciarvi cosi'.
Guarda, meglio che non ti impicci, perche' hai sbagliato.
Perche' devo passare per quello che sta male?
E sai perche' e' venuta qui? Per pieta'.
Eh, Vince', ma...
No, lei hai detto che sto male ed e' venuta per vedere come sto.
Non le ho detto che stai male. Che pieta'?
Sta di la' che aspetta di parlare con te.
Due persone di vedono e poi ognuno per la sua strada e basta.
Ma precisamente che cosa le hai detto?
Le ho detto: "Anna, Vincenzo ti vuole..."
Non "Vincenzo ti vuole parlare".
Le ho detto: "Incontratevi, vedetevi e basta".
- E lei niente? - Ha detto: "Andiamo" e sta di la'.
Non ha detto: "No, perche' mi devo vedere..."
Ha detto "andiamo" e basta. Che vuoi da me?
E sta tranquilla?
Tranquilla. Tu sei agitato.
Non sono agitato, e' che tu dici una cosa e poi il contrario.
Perche' dici una cosa per un'altra?
Sta di la', che vuoi fare?
Io non lo so.
Fammi una cortesia.
Vai in camera mia e portami il maglione che sta sul letto.
- Ma perche'? Stai benissimo cosi'. - Fai fare a me.
Non dirmi anche come devo vestirmi. Sto in canottiera!
- Sta sul letto, per piacere. - Di che colore e'?
Ce n'e' uno solo sul letto.
E come faccio a saperlo?
Che fai, te lo guardi?
Tieni.
Vince', io vado da Anna, e' da sola in cucina.
Ma mi raccomando, zitto, non dire niente.
Parla solo se lei ti chiede dove sono.
E le dici che sto qua e sto arrivando.
Non dire niente.
Fino a prova contraria, non ho mai detto cose a vanvera.
No, Toni', le dici e le hai dette.
Anna, non so niente. Chi lo capisce? Sta proprio...
Si', Tonino, non ti preoccupare, dai.
- Ciao, Vince'. - Ciao.
Beh? Allora?
Niente. Allora... Allora che? Ti devo parlare io?
- No. - Non lo so, eh...
Allora?
Come va?
Tu?
Niente. Tonino mi ha detto che stavi male...
No, che male? Sto cosi', non sto male.
Sai com'e' fatto Tonino, parla e dice cose che...
- Non lo so... - Va beh, ma non sono qui per questo.
No, lo so, pero'... Perche'? Lo sai com'e' fatto.
Parla, parla, fa vedere che sa le cose.
"Sta male, sta male". Non e' vero, capito?
Anzi, guarda, sono proprio contenta che stai male.
Pensavo che se ti avessi lasciato, non te ne sarebbe importato niente.
Non e' vero che sono contenta. Mi dispiace.
- Poi ti volevo dire una cosa. - Dimmi.
Percio' ho detto a Tonino...
No, niente, una cosa che mi era venuta in mente.
Sai, il fatto che mi hai detto che non...
Che non ti ho mai detto che hai delle belle gambe.
Ma dai, ma che c'entra questo adesso?
No, lo so, niente.
Pero' e' una cosa mia, a cui ho pensato,
perche' ricordavo di avertelo detto.
Infatti, parlando con Tonino, ho ricordato di averlo detto a lui.
- A Tonino? - Si'.
Va beh, ma non e' la stessa cosa.
Beh, ovvio, dirlo a te sarebbe stato meglio.
Pero sai, ti distrai a volte e...
Pero' volevo dirti...
che poi tutte quelle cose che mi hai detto quando ci siamo lasciati...
in fin dei conti non sono importanti.
Vincenzo, pero' pure tu, io non lo so, eh.
Tutti questi giorni, tutto questo tempo...
Si', stai male, ma non mi hai mai chiamato, mai una telefonata o...
Che ne so, un segno.
Anche io non sapevo che... Che ne so che devo pensare, che devo fare?
Infatti avevo pure deciso...
Io ho deciso di partire.
Torno a Perugia.
Vincenzo.
Io ti voglio ancora bene.
Anch'io ti voglio ancora bene.
Non...
Se mi vuoi ancora bene e stai bene con me e mi ami, non...
Non partire.
Non lo so, Vincenzo, io...
Se devo essere sincera...
No. Perche'? Mica...
Puoi dirmi anche una bugia.
Non lo so, cioe'...
Resta.
Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.