All language subtitles for Le inchieste del Commissario Maigret 3x05 Maigret sotto Inchiesta-it

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Original subtitles

Chi è?

Chi ci sono io?

Ma chi è?

Nicole? Chi è Nicole?

Un caffè, cosa vuol dire?

Perché si trova lì?

Ma scusi, perché telefona proprio a me?

Ma no!

Oh, santo cielo!

Ma venga domani, venga domani nel mio ufficio, venga domani al... al coso lì,

al... al Chedesor Fevre, no?

Ma cosa dice, signorina?

Ma le pare... ma le pare l 'ora questa qui?

Va bene, se è grave, si rivolga a un commissariato lì vicino.

Ma dove ha detto che si trova lei?

Ah, beh, sì.

Sì, c 'è un commissariato lì, proprio in... Cosa vuole che le faccia,

Ebbene, se non conosce Parigi, non so proprio cosa dire.

Prenda un taxi, vedrà che... Come non c 'è una...

Grazie.

Non c 'è neanche un soldo. Oh, benedetto figliolo, ma allora... È grave, sì, ho

capito, è grave.

Ho capito che è una cosa seria, sì.

Va bene, va bene, allora... Ma aspetti là, ma aspetti là. Sì, va bene, sì.

Siediti, siediti.

Siediti.

Ma che c 'è?

Una ragazza, una ragazza appena arrivata a Parigi e pare si trovi in un guaio.

Eh, ma perché ci vai proprio tu? Non potresti mandarci qualcuno dei tuoi? Ma

cosa vuoi, oramai mi ha svegliato, poi non è una faccenda chiara, non saprei

come raccontarla, per convincere della necessità poi di un intervento.

È urgente quest 'ora, poi se vuoi parli mezzanotte. Eh, ma a te ti ha convinto,

eh? Mi ha convinto, mi ha convinto perché ho sentito dalla sua voce qualche

che... Oh, scusami.

Forse il mio racconto è confuso.

Sono un po' ubriaca. Non so nemmeno cosa mi hanno fatto bere.

Com 'è il suo nome, ha detto?

Nicole. Nicole Carvey.

Mio padre è giudice di pace alla Rochelle.

È la prima volta che lei viene a Parigi?

Perché questa decisione improvvisa?

Sono cose che si fanno solo se si decidono all 'improvviso.

Anche se ci si pensa da mesi.

Disaccordi in famiglia?

Sì. Ma la famiglia nel suo complesso o qualcuno in modo particolare? Non

so, sua madre, suo padre?

Mia madre no.

Lei ha sempre subito in famiglia.

Mio padre invece è autoritario. È lui il padrone. E ha sempre ragione.

Mio fratello è come lui.

Nella mia famiglia non si vive. Si serve.

Non ci sono idee, desideri, pareri personali.

Soltanto ordini da eseguire.

Ho sopportato finché ho potuto.

Poi sono scappata.

Ma di sua iniziativa?

Sì, una mia compagna di scuola, Laura.

Lei è a Parigi da più di un anno. Mi ha scritto tante volte e mi ha detto che

una ragazza che ci sappia fare qui se la può cavare benissimo e può vivere.

Come le piace, come vuole.

Insomma, lei è venuta così, all 'avventura.

Ho preso la valigia, qualche vestito, un po' di biancheria e i miei risparmi.

Laura era ad aspettarmi alla stazione di Montparnasse stasera.

Sola? No, con un uomo sulla Trentina.

Il fidanzato mi ha detto Laura.

Siamo saliti sulla macchina e mi hanno accompagnato ad un albergo. Quale?

Che cosa?

Il nome dell 'albergo? Non lo ricordo. Siamo entrati soltanto un momento.

Abbiamo fissato la stanza, posato la valigia e siamo subito usciti per andare

cena.

Non mi sono preoccupata di sapere quale albergo fosse.

Tanto ero sicura che mi avrebbero riaccompagnata dopo.

E invece, come mi ha detto, è dopo la cena.

Sì, dopo la cena Laura ha voluto che vedessi il suo appartamento.

Naturalmente.

E neppure questo sa dove si trovi.

Cosa vuole? Di notte, la prima volta che vengo a Parigi.

Però, scusi Emma, dico, l 'indirizzo della sua amica dovrebbe conoscerlo. Mi

detto che vi scrivevate, no?

Le scrivevo fermo posta.

Lei, lei crede che io le racconti delle storie?

Ma è la verità, le assicuro.

Laura non mi ha mai dato il suo indirizzo.

Forse temeva che io lo rivelassi ai suoi genitori.

Insomma, lei è salita dall 'appartamento della sua amica Laura, eh?

Laura, Laura.

E il cognome?

Debusson. Ah, Debusson.

Lei mi sembra una ragazza abbastanza sveglia. Ma come mai ha accettato così

facilmente quell 'invito?

Essendo presente poi un uomo che aveva appena conosciuto.

E sapendo, da quello che ho capito, che la sua amica è una ragazza piuttosto,

come dire, piuttosto disinvolta.

Prima di tutto ho sempre saputo badare a me stessa. Anche in provincia, non

dubiti, una ragazza deve sapersi difendere.

E poi non avevo alcun motivo di diffidare di Laura.

Abbiamo cenato.

E mi hanno fatto anche bere vino, liquori.

Ancora adesso ho le idee un po' confuse.

Insomma, è salita in casa dell 'amica.

E com 'è questo appartamento?

Sembrava lo studio di un artista.

Grandi fotografie e disegni paurosi.

Forse sarà perché non me l 'aspettavo, ma quelle immagini mi hanno

improvvisamente terrorizzata. La mia amica rideva, l 'uomo mi è venuto

e ho avuto paura. Ho aperto la testa e sono scappata giù per le scale, per le

strade, sempre correndo, senza sapere dove andavo, dove mi trovavo.

Ricordo, ricordo che mi sono fermata all 'angolo di una piazza qui vicino, sola,

senza un soldo.

A chi potevo rivolgermi?

Mi è venuto in mente il suo nome e le ho telefonato.

Mio padre parla spesso del commissario Migret.

Sei ancora qui?

Torna a casa, cattrone!

Adesso ti faccio vedere io!

Lasciami in pace! Smettetela, apritela che è tardi!

Dai due, andate a casa!

Senta tante storie!

Ho pensato che lei era l 'unica dozione che poteva aiutarmi.

E ho visto giusto.

Sono entrata in questo caffè e le ho telefonate. Mi scusi.

Che cosa posso fare adesso?

Beh, è importante prima di tutto ritrovargli un letto per stanotte,

domani si vedrà.

Venga, vi ringrazio.

Quanto è qui?

4 ,50.

Grazie.

Buonasera,

sono il Poliziario Megre della Polizia Giudiziaria. Avrei una camera per questa

signorina.

La seconda a sinistra. Sulla scala? Forse.

Non mi rego in piedi.

Anche lui, se me lo raccontassero non ci crederei.

Sì, siamo entrati nella camera e per chiudere la porta l 'ho lasciata andare

momento, lei si è trovata così senza appoggio e caduta per terra in mezzo

stanza. Non ce la faceva raddrizzarsi, allora ho dovuto aiutarla a metterla a

letto. Grazie.

È una bella ragazza?

Beh, confesso che non saprei dirlo.

Sì, sì, non c 'è male.

Non c 'è male.

Beh, cerchiamo di dormire, eh? Almeno un paio d 'ore.

L 'hai spogliata?

Chi?

La ragazza.

Certo, le ho dato una mano, non riusciva a spogliarci da sola.

Non hai paura?

Ha paura di che?

Tu e quella ragazza in un albergo equivoco.

No.

Beh, tutte le volte che mi vedo entrare in un albergo equivoco... Poi non ce l

'avrei mai condotta, sai? Quello non è un albergo equivoco.

Ma vedi un po' cosa vai a pensare tu, eh?

Eh?

Notte. Sì.

Notte.

Puoi andare a dormire.

Era ora.

Novità? Niente. Il vecchio non è neppure venuto alla piazza. Da un 'ora entra ad

uscire due volte.

Il solito trantran degli altri inquilini.

Durerà ancora per un pezzo questa storia. Sono sei giorni che stiamo a

chi entra e chi esce da quel portone.

Ringraziamo il cielo che perlomeno non piove.

Ma c 'è il capo lassù.

Sì, sono più di tre quarti d 'ora che è salito.

Deve?

Sono dieci giorni che continuo a ripeterle che non so niente di questa

Mi lodevo di averla persuasa.

Ma non eri convinto, vero? Caro commissario, ci conosciamo da troppi

non sapere quello che uno pensa dell 'altro.

Si può dire che siamo invecchiati insieme.

Oh, io molto prima di lei, naturale.

Cerca vent 'anni, ti direi.

Guardi un po'. Lo riconosce, questo?

Ah, sono io.

Sono io, trent 'anni fa.

Il commissario Maigret, al tempo della sua prima inchiesta.

No, allora no, non ero ancora commissario, allora. Era soltanto

Però non mi sembrano ricordi da conservare da parte tua, no? Perché?

Non vedi che è attaccato sotto la sentenza della mia soluzione? Sì, però

dice per insufficienza di prove.

Eh beh, contro di lei era già un bel risultato.

Poi queste foto, queste carte, questi ritagli di giornale non li ho conservati

io. Li abbiamo trovati fra la roba della mia povera Giulia.

Il mio amore voleva buttarle via.

Non ho voluto.

Tutto quanto mi rimane di fin pochi anni di felicità della mia vita.

Te la ricorda Giulia?

E questo guarda.

Questo è il nostro piccolo Augusto.

E questo?

Il suo primo cliente?

Dedé Michaud?

Un nome grosso per la mia gente, allora.

Dica la verità, fu un bel colpo per un poliziato novellino, eh?

Ammetta che un po' di gratitudine me la deve per averle facilitato la sua

brillante carriera.

Boh, sì, però io non direi, eh? No.

Eh no, perché ero riuscito a smascherarti, ma non ho potuto farti

allora. Non è stata per insufficienza sua.

Erano compromesse delle persone più grosse di lei.

Dede si copre sempre le spalle.

Vabbè, e chi è che ti copre le spalle adesso?

No, adesso mi copre le spalle una vecchia coperta di lana.

Capito. Non vuoi rispondere, eh?

Ma cosa posso dirle che non le abbia già ripetuto cento, mille volte in questi

giorni? In questa faccenda io non centro per niente.

Lei lo sa benissimo da più di tre anni.

Ma quando me l 'hanno ammazzato non sono più nel giro.

E lei sa anche questo.

Sì, sì.

Però i nostri feriti affermano...

E che i biglietti sono stati stampati con lastre che hai inciso tu.

I vostri tecnici si sbagliano.

Guarda che in tanti anni abbiamo imparato a riconoscere la tua mano.

È come se ci fosse la tua firma.

Ma scusi, avrei doparato della carta così scadente. Andiamo via.

Anche un bambino di due anni capirebbe che sono denari falsi.

Sono vecchio, sono malato, ho ancora rispetto per il mestiere.

Vabbè, come voi pensaci meglio, potrebbe venirti in mente qualche cosa quando ci

rivedremo.

Credo sia inutile pregarla di lasciarmi morire in parte.

Vedi, mi costringeresti a risponderti che devo fare il mio dovere.

E certo che dai tempi si sa per tu lavorare un po' meglio, eh?

Non è roba mia.

Vabbè.

Ti serve qualche cosa che io possa fare?

No, no, no, grazie. Un momento all 'altro deve arrivare mia nuora per l

'iniezione e per farmi un boccone da mangiare.

Poi stasera verrà medico.

Fa freddo però, vero?

Mettimi in condizione di poterti lasciare in pace.

Non si preoccupi, la solita crisi.

La solita crisi di tutti i giorni. Ma ora ci sono abituato.

Riprenderemo presto il discorso.

Sei un roffiato.

Riguardati, eh?

Mi servi vivo.

Ah.

Ma sei tu di servizio dell 'ordine?

Se sono novità, telefonami o alla centrale o a casa, eh? Scusi, ta capo,

quali novità possono esserci? Sa nella nuora che va e viene con noi così allo

scoperto che ci vedono tutti? E chi può essere così sciocco da mettersi in un

pasticcio? O forse pensa che Dedè sia tanto svanito da prendere in largo?

No, ma hai letto l 'ordine di servizio, sorvegliare Dedè, la sua casa, il

telefono, le persone che lo frequentano, dunque... Sì, capo. E allora facciamo

ciò che ci è stato ordinato. Bene, Carlo.

Arrivederci.

Insomma, che cosa mi ordina di fare, signor direttore?

Ecco. Lei deve capire che la mia posizione è imbarazzante.

Il signor prefetto e il signor ministro non mi hanno ancora fatto delle

sollecitazioni esplicite, ma questo no.

Ma non occorre un particolare o acune per notare che si aspettano qualche

concreta iniziativa.

Va bene, lei mi dia l 'ordine e prima di mezz 'ora le porto qui le idee,

ammanettato. Così lei potrà accontentare il signor Ministro, il signor Prefetto,

tutta la stampa. Andiamo, andiamo, commissario, non la prenda su questo

Lei sa benissimo che desidero lasciarla arbitro delle iniziative e delle

decisioni che riguardano il suo servizio. Sì, però non condivide la mia

decisione di non arrestare Dedè, almeno per il momento.

Ma scusi, se abbiamo tutti gli elementi.

Le banche hanno denunciato un giro di banconote false, di trame di scecca

alterati, per oltre 5 milioni di nuovi franchi.

I periti hanno dichiarato che soltanto due o tre specialisti in Europa possono

essere autori di falsi di quella qualità. Le lastre sono perfette.

La carta, sì, forse, ecco, la carta.

Comunque lei stesso, commissario, ha indicato Dedè come uno dei pochi capaci

incidere quel cliché. Anzi, addirittura come il più probabile. Lei lo conosce

bene. Beh, sì, appunto per questo evito di arrestarlo.

Davvero non riesco a capire la sua esitazione.

Ma no, io non esito, signor direttore.

Aspetto, ecco. Ma aspetta che cosa?

Che cosa?

Stampi e mette in circolazione altri cento milioni di franchi? Ma no, io

di avere la certezza che è colpevole, o meglio, il principale colpevole. Ma c 'è

qualcosa.

Ma neanche perquisito la sua abitazione.

Già, perché...

Dedè ha l 'abitudine di riporre i cliché e la merce nei cassetti, così tra la

biancheria.

Insomma, insomma lei pensa che Dedè non sia capace di

una impresa così importante che ormai dilaga in tutta la Francia? No, no, io

penso che Dedè sia incapace di metterla in atto così ingenuamente.

Perché ogni colpo è scoperto nel giro di 24 ore da che è stato attuato. E

malgrado ciò, riescono sempre a farla franca.

Anizza a Reims, da Reims a Bordeaux.

Non è un suo... è una tanda. Ah, su questo non c 'è dubbio.

Ah, anche lei pensa che Dede abbia qualcuno alle spalle?

Vede, direttore, quasi sempre Dede ha avuto qualcuno

alle spalle.

Finora c 'è sempre trattato di qualcuno che lo può aiutare, ma... Vedi, questa

volta, se c 'è qualcuno, non vale un 'unghia di Dedè.

Ma allora Dedè perché se lo sarebbe preso?

Eh già, perché è proprio questo che io mi domando.

Ah,

mettere le mani su tutta la banda.

La prospettiva è allettante.

Se almeno lei mi dicesse qualcosa, non so che io possa riferire, ecco. No, no,

no. Non mi permetterei mai di coinvolgere anche lei, no, il signor

signor Prefetto, in supposizioni vaghe, in pressione, insomma, roba alla quale

può correre dietro un funzionario della vecchia scuola.

Ma che adesso... No, no, signor Direttore, per il momento non ho niente

possa dirle, con certezza. Posso seguire i suoi ordini, se lei vuole darmene, io

sono qua.

Faccia come vuole.

Non duvidi, signor direttore.

A proposito, ci sono novità dai nostri uomini che sorvegliano Dedè? No, ha

telefonato Lurti dopo il cambio.

Niente da segnalare per la notte passata. E il servizio controllo

Niente, neppure di là. Dedè è...

Dede ha telefonato alla nuora verso mezzanotte per chiedergli una medicina

il medico gli aveva prescritto. Non parlare sempre con la sigaretta in

Andiamo, te l 'ho detto mille volte.

Che vizio.

Perché ha avuto una crisi al fegato.

Ma nessuno gli ha telefonato fino alle sette di questa mattina quando ho

ricevuto poi il rapporto.

Sta più tardi, eh?

Arrivederla, sì.

Ah, a proposito.

Guarda, c 'è questa comunicazione per lei.

Cos 'è?

Prefettura di politica, il primo commissario Giormegre è pregato di

oggi alle ore 11 nel gabinetto del signor Prefetto di politica, il capo del

gabinetto... Ma perché l 'hai ridotto in questa modo? Scusa. Ero distratto.

Adesso che ore sono?

Le 11.

Meno qualche minuto.

Non c 'è il capo?

No, è andato dal prefetto di polizia.

Addirittura dal prefetto?

Che è per la faccenda di Dedè?

Non so se è per Dedè, so che ha ricevuto una comunicazione, un biglietto.

In sei mesi da che è stato nominato è la prima volta che il prefetto chiama uno

di noi.

È da molto tempo che lei è nella polizia?

Da trent 'anni.

Tanti, non trova?

Beh sì, quasi troppi.

Beh, fra tre anni toglierò il disturbo, andrò in pensione. Lei è un beniamino

dei giornali. I suoi metodi spettacolari offrono buoni spunti.

Tanto più che malgrado lei abbia raggiunto il grado massimo, non ha

alle abitudini di quando faceva i primi passi.

Sono mal informato o lei in ufficio ci sta poco?

Sì, molto poco, sì, signor Prefetto.

Già, già, lei preferisce l 'azione, magari il pedinare.

Frequentare bar, caffèucci, locali non troppo consoni alla dignità di un

funzionario del suo rango.

Guardi che io non ci vado per divertirmi, io no. Che a pensarci bene,

mi trovo affatto male, sa.

Sono metodi sorpassati, signor primo commissario.

Forse a suo tempo...

Non voglio negarlo, avevano il loro lato buono.

È comprensibile che la vecchia polizia abbia i suoi sistemi

tradizionali. La rete degli informatori, per esempio.

Gente che vive ai margini della legge, che ha qualche cosa su cui si chiude un

occhio. E in cambio essi...

Immagino che lei continui a servirsi degli informatori.

Come tutte le polizie di questo mondo, signor Prefetto.

E chiude un occhio.

Beh, quando è necessario, sì.

Lei non si è ancora reso conto che molte cose sono cambiate da quando lei

ha iniziato la sua carriera.

Ah, sì, certo, ho notato dei cambiamenti.

Ho visto succedersi nove direttori della polizia giudiziaria e

undici prefetti di polizia.

Lei conosce la signorina Prière?

Prière? No, è un nome che sento per la prima volta.

Signorina Nicole Prière.

E non ha mai sentito parlare neppure del signor Giovanni Battista Prière,

referendario al Consiglio dittato.

No.

Abita al numero 42 del boulevard Courcelles.

Ah, beh, sì, un quartiere adatto ad un personaggio del suo rango.

E lo zio di Nicole.

La ragazza vive con lui.

Ah, sì?

Signor primo commissario, dove era a luna di questa notte?

Io? Lei, sì.

Aspetto una sua risposta.

Scusi, si tratta di un interrogatorio?

Lo chiami come preferisce.

Io le ho fatto una domanda precisa.

Posso domandarle a che titolo?

Diciamo... In qualità di suo superiore gerarchico.

Ah, bene.

All 'una ero in un piccolo bar chiamato Chedenise.

Solo? No, con una ragazza. Un incontro fortuito o un

appuntamento? Beh, mi aveva telefonato a casa pochi minuti prima della

mezzanotte dicendo che aveva bisogno di aiuto.

che si trovava in un guaio, scongiurandomi di andare da lei in quel

Lei la conosceva?

Sapeva chi era? No, non l 'ho mai conosciuta prima, neppure di nome.

Solo quando ci siamo incontrati ho saputo che si chiamava Nicole Carvet,

di un giudice di pace di La Rochelle.

Era la prima volta che veniva a Parigi, scappata di casa per disaccordi con i

genitori.

Arrivata a Parigi ieri sera stessa, la stazione l 'aspettava un 'amica con il

suo fidanzato.

Fiduciosa, lei li ha seguiti in un albergo, poi hanno depositato il

Poi dopo l 'hanno condotta a cena, le hanno fatto bere dei vini, dei liquori,

così sono riusciti a convincerla di andare nell 'appartamento dell 'amica.

Pare che abbiano tentato di approfittarne.

La ragazza ha preferito scappare.

Così si è trovata sola a Parigi, senza i bagagli, senza la borsetta, senza

danari. E allora le è venuta l 'idea di telefonarle.

Entrata a Parigi proprio a lei, che non aveva mai visto né conosciuto.

Conosceva il mio nome, perché... Già, lei è un personaggio famoso.

E come è andata a finire?

Beh, io sono andato...

a prenderla in quel bar e l 'ho accompagnata in un albergo,

avvertire oggi la famiglia.

Immagino che si tratti dell 'albergo dove la ragazza aveva depositato la

valigia. No, no, no, la ragazza non sapeva qual era.

Neppure in che quartiere fosse?

No.

Una storia originale, vero?

E così...

Perché una sconosciuta le telefona per raccontarle una storia commovente e

piuttosto ingenua?

Lei si alza in piena notte e corre in suo aiuto.

Lei è il capo della brigata criminale.

Non ha pensato di fare intervenire il commissario della zona o di mandare uno

dei suoi agenti.

E questa mattina si è interessato della ragazza provveduto...

Ma informare la famiglia?

Sì, ho un telefonato alle nove all 'albergo. Mi hanno detto che la ragazza

'era andata dicendo che avrei provveduto a saldare io il conto.

Insomma è svanita. E così è venuto a mancare il testimonio essenziale per

convalidare il suo racconto.

Ah, perché... Perché, dico, avrei bisogno di una testimonianza per essere

creduto?

Vede...

Signor primo commissario, la signorina in questione non è per nulla una povera

provinciale e la sua versione dei fatti discorda assolutamente da quella che lei

mi ha dato.

Si chiama Nicole, come la sua, ma abita al 42 del boulevard de Courcelles,

dove è ritornata disfatta, sconvolta, alle otto e mezzo di questa mattina.

Ciò che ha raccontato a suo zio?

Il signor Prière lo ha talmente impressionato che gli ha voluto

personalmente. Allora ho incaricato uno stenografo di raccogliere la deposizione

della signorina.

Ecco.

Prego.

Deposizione della signorina Nicole Prière, di anni diciotto, studentessa.

Domiciliata presso lo zio, signor Giovanni Battista Privel, referendario

Consiglio di Stato, al numero 42 del boulevard de Courcelles, in data odierna

alle ore 9 .30, antimeridiane.

Ieri sera, dopo aver cenato con lo zio, sono andata dalla mia amica Martine

Bouet al boulevard Saint -Germain.

Abbiamo chiacchierato e ascoltato dei dischi nuovi.

Verso le 11, 11 e un quarto...

Sono uscita per tornare a casa.

Invece di prendere il metro mi sono avviata a piedi.

A un tratto mi sono ricordata che con Martina avevamo deciso di vederci oggi,

non avevamo fissato l 'ora.

Stavo passando davanti a un piccolo caffè. Sulla porta c 'era scritto Chez

Denise. Chez Denise.

E sono entrata per telefonare a Martina.

Ho ordinato un caffè e sono andata al telefono.

La telefonata sarà durata due minuti, non so.

Il padrone aveva messo il mio caffè su un tavolo. Mi sono seduta e l 'ho bevuto

a piccoli sorsi.

A un certo momento è entrato un uomo.

Grande, grosso, con la faccia tozza e i baffi. Si è seduto al tavolo accanto.

Era tutto sudato. Si asciugava la fronte con un fazzoletto.

Ho avuto l 'impressione che avesse bevuto parecchio.

Non era una faccia nuova.

Avevo visto molte volte la sua fotografia sui giornali.

Mi ha guardata e mi ha detto, sì signorina, non si sbaglia, sono proprio

commissario Maigret.

Ha ordinato una bottiglia di vino e ha voluto a tutti i costi che ne bevessi

anch 'io.

Poi mi ha invitata ad assistere ad un arresto sensazionale che avrebbe

verso l 'una.

Ho ceduto, ho ceduto alla curiosità.

Mi ha portata in un altro bar, poi in tanti posti, locali notturni. C 'era

gente, bella, brutta.

Mi ha fatto bere whisky, liquori. Mi ha fatto bere tanto.

Ero stordita.

Non capivo più niente.

Ricordo solo che a un certo punto mi sono trovata in una strada buia e

Lui mi ha messo un braccio intorno la vita con la scusa che non mi reggevo in

piedi e mi ha portata in un albergo per farmi riposare.

Ricordo una scala ripida, un corridoio lungo. C 'erano tante porte.

Io ripetevo, non voglio, non voglio. E lui rideva.

Ha aperto una porta, mi ha spinta dentro.

Io ho gridato, mi lasci o chiamo la polizia.

Lei dimentica che sono io la polizia, ha detto.

Sì, sì, ha detto proprio così. Lei dimentica che sono io la polizia.

No. Non mi ha toccata.

Credo che all 'ultimo momento abbia avuto paura.

Che cosa vorre da me, signor prefetto?

Le mie dimissioni?

Dovrei accettarle.

Che cosa ne lo impedisce?

Quella copia è per lei. La prende.

La rilegga con attenzione.

Poi abbia la cortesia di confermarmi per lettera la sua versione dei fatti.

Naturalmente le proibisco di importunare la signorina Atrier o di interrogare

chiunque sul suo conto a proposito di questo episodio.

La convocherò quando avrò ricevuto la sua relazione.

Sarà opportuno che lei tenga conto che non voglio che si faccia anche una sola

parola di questa faccenda alla centrale di polizia.

A maggior ragione...

la riterrò assolutamente responsabile, della minima eco che possa giungere alla

stampa.

La ringrazio.

La ringrazio anch 'io, signor prefetto.

Stava lì.

davanti a me col suo violino in quel caffè

deserto e per i stai

e freddo senza

di te

canzone sua.

Era il solito frin frin,

ma ogni nota parlava

di te.

da quel caffè giurai di non tornarci più invece

la sera

se passi mi

troverai

Questa è una versione autentica

dei fatti in oggetto. Il primo

commissario, Michel Megrin.

Ma chi può aver inventato una storia

simile? Appunto chi?

È una trappola pensata da una mente lucidissima, adattuata da uno spirito

perverso.

Non c 'è un 'invenzione che non sia plausibile, non un errore, uno spiraglio

mi consenta di smentirla.

Ma lei il capo può provare?

Solo ciò che fa comodo alla ragazza e a chi resta dietro, infatti nella loro

cruda apparenza.

Questa è la mia risposta per quello che può valere.

Fanne due copie a macchina.

Come? Esce?

Sì.

Fresco, ma da fare un tentativo di cui purtroppo già prevedo l 'esito.

Per fortuna la trovo, capo. Un 'altra banca. La succursale di Passil e

Altri cento biglietti falsi. Stessa fab... Ti accusi, capo.

Stessa fabbrica degli altri. Bisogna intervenire subito. La macchina è giù.

no, adesso...

Non posso... Occopatene tu, dai.

Beh, può venire Luca.

No, Luca deve fare un lavoro per me.

Diciamo, prendi qualcun altro. Sbrigati, via. Mi affida l 'indagine.

Guarda, se ti avanza tempo, informati sul conto del signor Giovanni

Priore, lo zio della ragazza.

Ah, capo, ma lei allora vuole... Ah, sì.

Sono deciso a difendermi.

Mi dà un bicchiere di vino bianco, ma non di bottiglia questa volta.

Senta, non ho dimenticato niente qui ieri notte, che non trovo la mia borsa

tabacco.

Nessuno ha lasciato borse da tabacco.

Ricorda la ragazza che mi ha aspettato qui ieri notte dopo avermi telefonato?

Io non ricordo nessuna ragazza.

E come ci siamo seduti lì?

Non ricordo niente.

E non ho assolutamente niente da dirle.

Beh, allora stamattina è venuto qualcuno a raccomandarle di non parlare.

Due franchi.

Dimentica il resto.

No, tenga pure.

Ma non accetto mance.

Buongiorno signora, sono il commissario Negri della polizia giudiziaria.

Sì? La notte scorsa ho accompagnato qui una ragazza.

Sono venuto a pagare la stanza perché so che non aveva danaro.

Lei non mi deve niente.

E allora, stavattina qualcuno è venuto a pagare e probabilmente a interrogare

il portiere di notte, così?

Senza, signor commissario. So chi è e non ho nulla contro di lei, ma non

avere delle mogli.

Io non so niente di questa ragazza né di ciò di cui lei parla.

I miei registri sono in ordine, come sempre.

La ringrazio.

Mi spiace di non poter risponderle in altro modo.

Capisco.

Hanno fatto le cose scrupolosamente, eh?

Buongiorno, signora.

Beh, è inutile telefonare.

a quella Martine Bouet, l 'amica della signorina Prieur.

Ho a che fare con gente che sa il fatto suo, che prevede, pare, in tempo,

qualsiasi mia mossa.

Come tocca quest 'ora?

Il signor Prefetto sa già che sono stato nel bar, nell 'albergo.

Lei reletta attentamente che non ci siano sviste.

Io preferirei che gli desse un 'occhiata. No, per carità, toglimela

Mettila in una busta indirizzata personalmente al signor Prefetto e falla

recapitare immediatamente.

C 'è solo da firmarla.

Buongiorno, commissario.

Buongiorno. In questo momento scrivo un indirizzo, devi andare in prefettura.

Ecco, da consegnare personalmente al prefetto.

Vado subito, commissario.

Capo, ho avuto qualche notizia sul consigliere di Stato prior, lo zio della

ragazza.

Dunque, è un giurista di primordine pane.

È vedovo, senza figli, e suo padre era armatore.

Alla Rochelle, no?

La nostra Nicole non ha inventato tutta la storia, ci ha messo del vero per

risultare più credibile.

Tranne la situazione della sua famiglia.

Non ha fratelli.

Il padre, non sia il fratello del consigliere di Stato, è morto da due

La moglie, la madre di Nicole, l 'aveva lasciato da tempo. La ragazza era

rimasta sola e così l 'ozio l 'ha raccolta in casa con sé.

Eppure l 'aveva sincera.

Mio di notte, quando si sfogava contro la prepotenza del padre e del fratello,

avresti giurato che...

Ti sentivo una vittima rabbiosa di vendetta.

E di lei, Nicola, hai saputo qualche cosa?

Sì, ha finito l 'anno scorso le scuole medie e adesso è iscritta alla Sorbona.

È iscritta?

Il cognato di Lapoin non è impiegato come inserviente, non so, come

bidello alla Sorbona?

Ah sì, mi pare, sì.

Allora... Diala poi anche, mi faccia incontrare quell 'uomo, che io trovo

vuole lui.

È probabile che conosca Nicole.

E io non so cosa farei per fare una chiacchierata con quella piccola

delinquente.

Capo, io credo che non gliene daranno l 'occasione.

Ma hai un 'idea, tu, di si possa avere tanto interesse a

togliermi dalla circolazione al punto da...

montare tutto questo imbroglio?

Beh, capo, me lo domanda.

Lei da partire ha molta gente, dico assassini, ladri, druffatori, gente come

Dedè, non so... Ah, a proposito, non si sa più niente riguardo il colpo dei

falsari a Passile Comptoir.

Quella succursale in quelle ore è molto affollata, hanno fatto più di mille

operazioni, così non riescono a ricordarsi chi può aver presentato i

Davvero non ne gradisci una tazzina, signor Commissario?

No, no, grazie.

Mi dispiace, non posso chiederle un bicchierino di Calvados perché il medico

proibito il liquore a mio suocero e in casa non ne abbiamo.

Beh, non devo il liquore a quest 'ora.

Facci stare quella roba lì sul tavolo.

Dovrei preparare il pranzo per mio suocero, sono più delle undici. Beh, lo

preparerà dopo.

Ma senta, signor Commissario. Tazzito tu che verrà, è il tuo turno.

Come mai questa mattina lei è venuta così tardi?

Avevo un bucato da risciacquare a casa mia.

Poi ho dovuto fare la spesa e sono dovuta andare dal dentista. Glielo

suoi uomini.

Ho avuto un mal di denti terribile la notte scorsa, per la prima volta in vita

mia. Cosa ne sanno i miei uomini del suo mal di denti, scusi? Perché il dentista

abita nel villino qua di fronte.

Ma come, non gliel 'hanno detto?

Come si chiama?

Chi? Dentista.

Non so, Melan, sì, dottor Melan mi pare. C 'è la targa accanto al

portoncino. Ma che cosa succede, signor commissario?

Si è stancato di venire qui tutti i giorni a parlare di biglietti falsi e

ci viene a parlare di mal di denti? No, oggi si tratta di un affare personale.

Ma personale per chi? Per mia nuora?

Tu conosci una certa Nicole?

Nicole?

Ma Nicole chi?

Perché Parigi è piena di Nicole. Che cosa fa questa Nicole?

Beh, è studentessa all 'università, la Sorbonne. E io dovrei conoscere una

ragazza che va all 'università.

Signor commissario, ci frequentiamo da trent 'anni, ma io con studentesse d

'università mai.

Beh, questa si chiama Nicole Prieur e vive con lo zio che è consigliere di

Stato.

Scusi, commissario, lei parla seriamente?

cerca di scherzare.

Perché io, un consigliere di Stato, non so nemmeno come sia fatto.

Naturalmente non conosci nemmeno un certo Denise, che ha un bar in Rue de la

Seine. Questo potrei conoscerlo, ma purtroppo è la prima volta che lo sento

nominare.

Eppure lei conosce questa signorina Prieur?

No, perlomeno è un nome che non mi dice niente.

Una ragazza bionda, minutina, non molto alta, che abita al boulevard de

Courcelles. No, no.

Ma perché lei pensa che mio suocero e io possiamo avere a che fare con questa

Nicole? Che relazione può avere con Dede o con me?

Qualcuno ha cercato di sbarazzarsi di me.

Ah, vogliono farle la pelle? No.

Vorrebbero costringermi a dimettermi, o almeno...

A farmi mandare in pensione. Ma in che modo sperano di riuscirci?

Ma hanno messo tra i piedi una ragazza.

Vuol dire che hanno tentato di... Sì, sì.

È evidente che si tratta di gente che la conosce molto poco.

Anch 'io confesso che una volta avevo pensato di ingranarla quando non ci

conoscevo ancora bene.

Ma non già con delle ragazze. Mi sarei attaccato.

Ha qualche sua debolezza, non so, con la golosità.

Mangiare, bere.

Eh già, il risultato purtroppo è come se... Eh, vabbè.

Hanno messo su una commedia abbastanza abile. Eh sì, per far credere che io sia

stato dietro a quella tale con cattive intenzioni.

E si tratta di quella Nicole... Si chiama Priol.

Certo che.

Il commissario Maigret, a riposo, sarebbe un bel sollievo per molta gente.

Eh sì, specialmente per qualcuno che sono sul punto di sorprendere, con le

nel sacco, che si sente o si illude di essere abbastanza forte da riuscire a

farmela.

Senti, non hai qualche idea tu?

Senta commissario, io conosco più di uno che avrebbe piacere di metterle una

pallottola in corpo.

Se fosse certo di farla franca.

Ma nessuno che sia tanto cretino da tentare di mischiare il suo nome in una

storia di donne.

E magari minorenni.

Qualcuno, sai, con le spalle al muro, senta via d 'uscita.

Senta, commissario, parliamoci francamente.

Lei è venuto a farmi questo discorso così per passatempo? Beh, vedi, tu sei

di quelli...

Ai quali stiamo le costole da vicino, sai, da parecchio tempo.

Senza darti respiro.

Sono malato, caro commissario, ma il cervello funziona come prima.

E appunto per questo sai benissimo che non ho che da aspettare per prenderti

le mani nel sacco.

Se non la mandano a casa prima.

E questo, insomma, che lei crede che io abbia pensato.

Mi illudevo che mi timasse meno ingenuo.

Nessuno di coloro che sono stati coinvolti nella mia inchiesta di questi

anni avrebbe avuto contemporaneamente il motivo o il movente

per architettare questa macchinazione.

E lei è venuta a chiedere consiglio a me? Sì.

Questa ragazza, lei la conosceva prima?

No. Ha una sua fotografia?

No.

Ma non è andata a dirle in faccia il fatto suo?

Non posso farlo.

L 'hanno incastrata bene, signor commissario.

Ci rivedremo, eh?

Però, senta, voglio dirvi una cosa vera.

A me ti piace.

Ti presento il signor Oscar Coutin, il marito di mia sorella.

Lui è in serviente alla Sorbona.

Luca mi ha detto che lei voleva parlarle e io... Grazie, sei comodi, sei comodi.

Signor... Coutin, ti presento il commissario Magret, il mio capo.

Non abbiamo mai avuto l 'onore di vederla tra noi all 'università.

Eh beh, una volta... Mio cognato, mi ha detto che lei si interessa di uno dei

nostri scavettacolli. Sì, sì, appunto.

Lei conosce una studentessa di nome Nicole Prieur?

La nipote di... Sì.

È una della banda delettuale.

Ragazzacci che ci danno del filo da torcere.

Sono una ventina fra maschi e femmine.

Gente che marcia in macchine di lusso, posteggia dove capita.

Fai 200 in città.

Insomma, teppisti che fanno i comodi loro.

Tanto c 'è sempre chi li toglie dai guai.

Ma in che facoltà è questa priora?

Aspetti un po'. Li conosco tutti bene, ma bisogna che ci pensi un po' per

incasellarli al loro posto.

Ah, ecco.

È iscritta a Storia dell 'Arte.

Ah, Storia dell 'Arte. E frequenta qualcuno in modo particolare?

Sì, spesso insieme ad una compagna, una certa bouée.

Allora, e che altri c 'è in questa banda, questa

banda dell 'Etoile?

Ragazzi, ed anche uomini fatti, che abitano appunto nei quartieri dell

È per questo che li chiamano così.

Ma non sono sempre gli stessi.

Litigano, se ne vanno, se ne imbrancano di nuovi.

Ma c 'è qualche posto dove si ritrovano abitualmente fuori dall 'università?

So che la sera e buona parte della notte la passano in un baretto.

Ma sa qual è questo baretto?

Nei paraggi dell 'Avenue Grande Armée, credo.

So che a Pianterreno c 'è un ristorante per gente che ha il portafoglio ben

fornito.

Ho ripetitato la chiave.

Scusa, sai, se mi trovi così, ma quando hai telefonato che non saresti venuto a

pranzo, ho pensato che ti fosse capitata una nuova inchiesta, che saresti

tornato tardissimo.

Hai pranzato?

No, non mi sento, non mi sento. Perché, che cos 'hai?

Ma sei preoccupato? Beh sì, mi è capitata una nuova inchiesta.

Sì, l 'inchiesta Megret.

Ho paura che andremo a piantare fiori e cavoli.

Prima di quanto avevamo previsto, sai?

Ma perché? Che è successo?

È successo la faccenda della notte scorsa, ricordi, no? Con la ragazza che

telefonato che ho fatto alloggiare all 'hotel Savoano.

Non dirmi che l 'hanno trovata morta. No, per me è quasi peggio, però. Perché

ragazza è di Parigi, è rincasata alle otto di questa mattina e ha detto al suo

zio, che è un pezzo grosso, devastato, che la notte scorsa io...

L 'avrei fincuita, ubriacata, portata in un albergo, capisci, tentando di

approfittare della sua innocenza.

Ma chi ha pensato una cosa simile?

Tutti quei signori, a quanto pare, a cominciare dal prefetto.

Hai dato le dimissioni?

No, non ancora.

Ma io spero che ti difenderai, eh?

Tento.

Dalle undici di questa mattina.

Beh, avete molto lavoro qui alle quattro. Beh, certo non è un

tranquillo. Ma dove lo trova oggi a Parigi un commissariato tranquillo?

Oh, capo. Perché mi chiami a quest 'ora? Sto dormendo, plasciatamente. Una mania

questa di svegliare la gente.

Non è una mania.

Mi scusi, capo.

Anzi, devo scusare se l 'ho fatta chiamare da barone. Sai, io...

Sono venuto via di corsa dalla centrale quando hanno comunicato dal

commissariato qui dell 'Etoile di aver fermato dei ragazzi che facevano i mati

sugli Champs -Élysées con le loro spider.

E non mi sono mica sbagliato, sa perché?

Perché i ragazzi fanno parte di quella famosa banda dell 'Etoile. Ci ricorda?

Ci ricorda che l 'aveva parlato il cognato di Lampointe?

Sì, sì. Tra di questi c 'è una ragazza giovane, carina, così...

Indovina un po' come si chiama?

Non so che ti dico, non saprei cosa dirti.

Si chiama Martin Bouet.

Ah, Martin Bouet, l 'amica della signorina Nicole Prieur?

Eh già, esatto, proprio lei.

Tant 'è vero che questa simpatica signorina Prieur si è fatta precedere

telefonata di un pezzo grosso. E poi è capitata qui lei a constatare di persona

che la Bouet sarebbe stata rilasciata subito.

È vero, con te? Sì.

E non è venuta sola.

Si è fatta accompagnare da un signore.

Non mi spiego come un uomo così distinto, serio, abbia simili

Già, la signorina Pruyere conosce delle persone importanti, serie.

Ma tu sai chi sia questo signore?

Anche se non dovevo fare il verbale, ho segnato qui i nomi, non si sa mai.

Ecco, è Martin Bouet.

Quella che era stata fermata. E Nicole Prieur, l 'amica che è venuta a

prenderla. Sì,

l 'amica che è venuta a prenderla. E il signore? Ah, abbia pazienza un momento.

Con lui non ho quasi parlato, ma ho segnato il nome solo per scrupolo.

Ecco, Melan, si chiama François Melan.

Professione? Beh, questo poi non saprei dirglielo, commissario.

È una professione strana.

Una parola che non ho mai sentito.

Allora tu rilasci un fermato su richiesta di gente che quasi non sai chi

eh? Beh, ma l 'indirizzo lo ricordo benissimo. Sta a 500 metri da qui.

Ridoisì numero 20.

Ridoisì.

Buonanotte. Beh, buongiorno.

Sì, capo.

Ciao.

Cosa fai?

Ah, eccomi, sono qui.

Senti, nessuna novità?

Niente, signor, a questo momento.

Notte tranquilla. La nuora è uscita solo pochi minuti prima di mezzanotte.

Continuiamo. Lo credo bene.

Buongiorno.

Le sei.

Ancora due ore prima del cambio.

Non potresti metterti giù e riposare ancora per un 'oretta? A farci, a

rivoltarmi nel letto, per un 'ora voglio essere in ufficio, ho molte cose da

fare.

Ma hai saputo, almeno, che qualcosa che valesse la pena di alzarsi e

uscire alle tre di notte? Sì, qualche cosa, ma non so l 'importanza che possa

avere.

Però sei preoccupato?

No, al punto in cui mi trovo mi domando cosa...

Preferisco se andarmene o continuare.

È stato un colpo duro questa mattina, vero? Abbastanza.

Per la prima volta in vita mia, vedi, mi trovavo dall 'altra parte del

tavolo. Eccola brutta.

Mi domando se avrò mai l 'animo di fare certi interrogatori.

Ma perché non ti sei difeso? Ma perché non hai reagito subito?

Perché sarebbe stato inutile, avrei corso il rischio di trascendere,

Tu credi che quella ragazza... No, quella ragazza non conta.

La ragazza non è che uno strumento.

È tutta architettata troppo bene, comprese le ore, i testimoni, a

dall 'amica Martina a finire al padrone del bar, a quella dell 'albergo. Lei

finta ubriaca perché la portassi poi di peso solo alla camera.

Ma tu non hai un 'idea di... Beh, barlumi, barlumi di idee, sai, degli

molti spunti.

Il guaio è che uno solo, sai, uno solo è quello buono. Bisogna sapere scegliere

proprio solo quello.

Quel... quel dottor Melano.

Sì?

Perché si fa chiamare stomatologo?

Boh, forse perché...

È un titolo che dà più importanza che non un dentista.

Il 90 % della gente non capirà che stomatologo è uno che cura i denti.

A proposito...

Non sei più stata dal dentista, del dente che ti faceva male?

Scomparso l 'ascenso, finito il dolore. No, no, no, guarda che bisogna curarsi

in tempo, non aspettare l 'ultimo momento.

I signori hanno un appuntamento? No.

Il dottore riceve soltanto per appuntamento.

Ma la targa...

Alla porta dici invece che gli appuntamenti sono soltanto per il

mattino riceve dalle 10 alle 12. È una vecchia targa.

Guarda che questione di pochi minuti perché è una cosa urgente.

La notte scorsa ho avuto un attacco dolorosissimo.

Ah, è la signora che desidera essere visitata? Sì.

Non mi pare che la signora sia ancora da noi?

No, no, è la prima volta che vengo. La signora abita nel quartiere?

No, no, no.

Non le assicuro che il dottore possa ricevere, ad ogni modo gli porterò la

scheda. Nome?

Louise Durand.

Il nome da ragazza o da sposata?

Da ragazza.

E il suo marito o no?

Certo, certo, sono il marito. Vuoi dirmi il suo nome?

Sì, Jules Maigret.

Professione?

Impiegato statale.

Indirizzo?

Boulevard Richard Lenoir, numero 12.

Qual è il dente che le due?

Questa.

Permette?

Le faccio male?

No.

E adesso?

No, no, no.

Ad un primo esame non riesco a individuare la causa del dolore che lei

Potrebbe trattarsi di un principio di carie al primo molare destro.

Se la signora permette... No, no, no, niente trapano, niente iniezioni, è

Non ho affatto intenzione di usare il trapano e praticare iniezioni, almeno

il momento.

Desidero soltanto approfondire il sondaggio, se la signora consente. Ma è

dottore, ma...

Non preoccuparti, caro. Ma sì, va bene, ma ti farà male, però. No, no.

Se pensa a quello che ho sopperto questa notte, a tutte le volte che mi prende.

Bisogna proprio aver coraggio e farla finita. Per me?

Non che io sia molto coraggiosa, eh, dottore, ma...

Ma vede, la cosa che mi fa più penare è che mio marito passa la notte sveglio, è

apprensivo con me. Ma è cosa di pochi istanti, è indolore, se non c 'è carie e

il nervo scoperto... Sarà meglio che tu vada di là, eh?

Sì, forse sarà meglio, così non do fastidio né a te né al dottore, sarà

Vada pure, signorina Mott, non ho più bisogno di lei.

Lei è venuta unicamente e esclusivamente per il mal di denti o per qualche

disturbo di altra natura?

Per i denti, per i denti, per i denti.

Fortunatamente non ho altri mali, ma perché me lo chiede?

Vuole aprire la bocca, per favore.

Chiedo scusa, senza pensarci ho acceso la pipa, questo maledetto vizio. Ma cosa

vuole? Mi distende i nervi, allora per questa ragione forse anche a lei le

capiterà qualche volta di non sapere dove mettere le mani, no? Capite qualche

volta?

Lasci stare e vada a sedere. Scusi tanto, lo metto a posto io.

Vada a sedere, per favore. Senza pensarci, scusi tanto.

Vedi, ero appena ragazzo quando ho potuto trapanarvi un dente.

Ma non dico il male, un dentista di paese forse poi neanche laureato.

Vedi, sette volte mi ha fatto ritornare. Ho sofferto tanto che da allora...

Non mi sono più lasciato toccare da un dentista.

E anche soltanto la vista di un altro su quelle poltrone lì mi fa star male,

veramente.

Il dottore non desidera che le finestre siano aperte.

È uno studio medico questo.

Ah, beh!

Il dottore dice che i miei denti sono sani. Ma com 'è il dolore, allora?

Evidentemente ha un 'altra origine, forse un principio di sinusite.

E allora cosa ci consiglia di fare, dottore?

Si rivolga al suo medico di famiglia. Ah, va bene, va bene. Cosa devo?

Regolerare un orario con la mia segretaria. Grazie tant 'era. Prego.

Grazie. Grazie, dottore.

Signorina, vuol dire...

Il signore ha scritto la mutua, immagino. Vuol favorirmi la sua tessera?

sono iscritto alla mutua, sì, sì.

Ah, la tessera.

Eccola qua. Grazie.

Buongiorno. Buongiorno.

È stata bravissima, sai.

Ma è l 'ultima volta che ti metterò in un simile rischio.

Dato non concesso che l 'amministrazione mi consenta di avere altre occasioni.

Senti, ma tu pensi veramente che... che quell 'uomo timido, che sembra

impaurito, avrebbe potuto... Eh, appunto, perché è impaurito.

Ma tu cosa supponi?

Beh, cose vaghe, sai, coincidenze, collegamenti singolari.

Quattro persone, capisci?

Nicole Prieur, la sua amica Martine Bouet e il dottor François Mélan.

Tutti confluiscono in 50 metri dalla stessa strada.

Rue d 'Oisy, qua.

E non c 'entra. Ah, ecco il tac.

Scusa, sai che non ti accompagno, ma ho alcune commissioni da fare. Vengo a casa

a mangiare. Non puoi parlare, vieni, ti rimando.

Signor commissario, capisco che lei non abbia molti riguardi per noi.

Mio suocero ha una brutta fama e... E quanto a me, lei mi ha conosciuto al

in cui ho sposato il povero Augusto.

E sarebbe sciocco da parte mia farle credere adesso che un tempo sono stata

brava ragazza.

Ma dopo che è morto il mio Augusto, dopo che lui si è ammalato, tutto è

cambiato.

Ci guardi, mio suocero praticamente non può lasciare quel letto. Devo assisterlo

ore, ogni giorno.

Molto spesso anche la notte.

E poi ho il mio bambino.

Sì, l 'ho messo in un istituto, è vero, ma... perché ho bisogno di lavorare per

mantenerlo e... e per assistere lui.

Però tutti gli indizi sono contro di voi.

Io sono forse l 'unico che in certo modo difende tuo suocero.

Ah, sì?

Ah, lei mi difende.

Ed è per difendermi che viene qui tutti i giorni a torturarci. Ma fa calma,

ritorna... Ah, zitta, va via!

Andiamo, signor commissario.

Perché non la facciamo finita?

Perché? Al punto in cui siamo.

Parliamoci franco. Lei è convinto che io sia il capo di questi spacciatori di

monete false?

Tutti gli indizi sono contro di te.

E allora perché non vi sbatte dentro?

Perché si diverte con noi a giocare come il gatto col topo?

Oppure pensa di usarci come esca per fare la retata più grossa? Papà, torna a

letto, calmati. Tancita!

Pensi, commissario, una banda di falsari organizzati.

A Marziglia, a Nizza, a Monte Carlo e adesso anche a Parigi.

È stato il sogno di tutta la mia vita.

Il sogno di vedere quando aveva amici, quando aveva denari.

E avrei aspettato di realizzarlo adesso.

Adesso. a 70 anni e in questo stato adesso calmati no no no

commissario sono un poco di buono questo sono d 'accordo con lei ma lei mi

conosce benissimo e sa che mi può trattare da uomo a uomo e non è che

le domando tutti gli indizi sono contro di me e va bene non intendo neanche

contestarle al punto in cui siamo non mi interessa più nulla

non mi resta che ricordo

Di un figlio che mi hanno mandato a morire per una causa che dopo hanno

Se tu fossi stato un buon padre, se tu non lo avessi compromesso con le tue

imprese, tuo figlio non sarebbe stato costretto ad arruolarsi, sai? Me l

'avreste ammazzato voi a un angolo della strada perché Augusto non era tipo di

lasciarsi mettere le catenelle ai polsi.

E invece io, abile e furbo, guardi, mi guardi dove e come sono finita.

Una nuora che non vede l 'ora che crepi per liberarsi di questo intrigo. Ma sì,

diciamo la verità anche con te, una volta tanto.

Mi resta questa donna e un bambino al quale non parlano mai di suo nonno

per timore che un giorno debba vergognarsi di lui.

E allora perché dovrei lottare tanto per evitare la prigione?

Perché? È l 'unico posto che mi rimane.

Tu non dovrei essere grato a nessuno, non sarai d 'impiccia a nessuno.

Perché non mi arresta, commissario?

Che cosa mi occorre? Una confessione scritta?

Dammi la carta, gliela faccio subito.

No, guarda, mi occorre la prova della tua colpevolezza da te, niente altro.

Adesso ritorniamo, mi aiuti a letto?

Grazie, grazie, vi ringrazio. Vi ringrazio.

Bisogna compatirlo, commissario, è malato, tutto lo esaspera.

Senta, io desidererei farle qualche domanda.

Ancora? Da molti giorni io vengo qui per l 'inchiesta dei

falsari, dovrò ritornarci finché non sarà risolta questa questione.

Capisco il risentimento suo, la reazione di Dede, ma vedi oggi Arletti io non

sono qui per quel motivo, le do la mia parola d 'onore.

Che l 'indagine che sto conducendo non credo riguardi lei e neppure le dei.

Almeno, almeno sino a questo momento.

E allora?

Senta, mi risponda, mi risponda però sinceramente, eh? Sarà meglio per tutti,

non credo.

È stata veramente la prima volta ieri che lei è andata nel villino qui di

dal dentista?

Sì. Era la prima volta in vita mia che avevo mal di denti.

Ma conosceva già il dottore?

Di vista, abita di fronte.

Abita di fronte.

Senta, hanno compilato una scheda prima di introdurla dal dottore?

Sì, sì, mi sembrava di essere in uno dei vostri uffici a chiedere il passaporto.

Non le hanno fatto delle domande strane, indiscrete?

Domande indiscrete?

Chi? Beh, non so, il dottore, qualcuno là dentro?

No. No.

Forse lei potrebbe darmi anche un 'altra informazione utile.

Non sento per caso, conosce questa ragazza?

No.

No, non so chi è.

E tu?

Anche tu non sai chi sia?

No.

Non so chi sia, ma l 'ho vista spesso.

Cosa vuoi vedere tu?

Sei chiuso sempre qui dentro, in poltrona, sul letto. No.

Sono anche alla finestra, tante volte.

Perché gli occhi sono ancora buoni. Mi servono e ci vedo.

E questo cane l 'avrò visto un centinaio di volte.

Questa ragazza lo porta a passeggio da qui fino al lampione.

Poi torna indietro ed entra nel villino qui, numero 20,

dal dentista.

Beh, io vado. Scende con me, commissario? Un momento, scusi.

A che ora l 'hai vista? Di mattina o nel pomeriggio?

No, di notte.

Non dire sciocchezze, di notte dormi, no? No!

Lo sai che tante cose qui dentro.

All 'alba qualche volta sto ancora seduto vicino ai vetri.

E anche tu quelle due o tre notti che mi hai vegliato, solo venti giorni fa, un

mese fa, sei stata anche tu delle ore lì alla finestra a guardare fuori. Sì,

però non ho visto niente.

E io sì, invece. Ecco, ho visto, ho veduto.

Sì? E cosa hai visto, cosa hai veduto? Cosa vuole che veda?

Fantasmi. Ecco, brava, brava.

Fantasmi, sicuro.

Fantasmi che entrano, fantasmi che escono, giovani e non giovani, vestiti

vestiti male.

E se mi addormento?

Se mi addormento, questa qui pensa a svegliarmi, arriva con una spider e con

tutti i suoi amici fanno un chiasso, un fracasso del diavolo.

Io non riesco più a riaddormentarmi.

E quello che succede là dentro, dentro...

Lo studio del dottore, dico, non riesce a vederlo dalla finestra, no?

Posso immaginarlo, ma vederlo no, hanno sempre le tentine tirate.

Ho capito.

Ma senta un po'. Eh?

È quella lì, la ragazza che lo ha rinunciato.

Sì.

Deve ritornare dal dentista?

Parecchie volte. Mi ha trovato tre denti cariati.

E domani ci va?

Sì, deve cambiarmi la medicazione.

Senta, se le chiedessi di osservare là dentro e dietro nel giardino...

Ah, no, senta, senta, commissario.

Abbia pazienza, lei sarà innocente, non voglio neanche metterla in dubbio. Ma

non intendo che mi ignorassi, è mischiata in questa faccenda.

Chi arresterebbe quel bambino?

Va bene, io... L 'accompagno. Vi saluto, eh?

Arrivederci.

Dove vai?

Eh, cosa vuoi, che sia qui, ad aspettare che ci crolli la volta sulla testa? Ma

io? Tutto! Tu, bell 'aiuto sei.

Aveva ragione Antonio, quando ha detto che bisognava sacrificarti prima di

cominciare. E perché non l 'avete fatto?

Imbecilli!

Stava lì, davanti a me, col suo

violino in quel caffè, deserto

e perister.

E' freddo senza di te.

Da quel caffè giurai di non tornarci più, invece

la sera

se passi mi

troverai.

Oh, dico, è in ritardo di un 'ora, eh?

Eh, va bene, si verrà.

Il direttore l 'ha già cercato due volte.

Sta calmo.

Oh, ecco.

Buongiorno, capo.

Buongiorno, ragazzi. Buongiorno, capo.

Bene, bene, capo.

Guardi che sei sporcato. Lo lascio stare.

Scusi, capo, il direttore la sta aspettando da un 'ora. Va bene, lascialo

aspettare. Eh, sono già quello che vi dirà.

Allora, birra per tutti.

Eh? Come?

Birra per tutti.

Grazie.

Ehi tu, porta quattro birre!

Senti, ti interessa il gioco del calcio?

Veramente preferisco la boxe. A te interessa il gioco del calcio? No, no,

francamente... Senti, tu ci vai alle partite qualche volta o no? Io no, però

vuole. Dico, ma almeno da bambini avrete giocato al pallone. Sarete stati

bambini? No?

Certo, sì, sì, sì. Ah, dunque.

La tua squadra tu cosa giocavi?

Portiere.

Tu?

Io portiere.

Io pure.

Tutti i portieri.

Dunque nessuno di voi sa calciare un pallone.

Mi sapete almeno dire che cos 'è un pallone effettato?

Nel biliardo.

No, no, no, che biliardo. Sto parlando di calcio. Con le birre? Sì. Oh, bravo.

Che cosa? Ti chiedeva se sai che cos 'è un pallone effettato.

Ah sì, certo, è quando un giocatore... No, no, non glielo dire.

Posso andare?

Sì, sì, grazie. Vai pure, vai.

Grazie.

Dunque, adesso vi racconto.

Stavo venendo qui due ore fa.

E io lui a Saint -Cur, mentre svoltavo l 'angolo, per poco non mi sono preso una

pallonata in faccia, mi ha solo sporcato qui.

Bevete, bevete.

Mi è corso incontro un ragazzo, mi ha chiesto scusa e mi ha spiegato che si

trattava di un pallone effettato.

E ne era orgoglioso anche.

Per curiosità, allora, gli ho chiesto di ripetere il tiro, non so di me, certo,

l 'ha ripetuto.

Il pallone ha seguito all 'inizio una certa traiettoria e poi ha deviato. Ecco

tutto.

Bevete, bevete.

Allora ho cominciato a pensarci su.

Perché l 'effetto al pallone uno può darlo anche senza

volere. E allora?

E allora, se io do un calcio a un pallone per farlo andare in una certa

direzione e il pallone dopo un po' devia, chi se lo vede venire addosso

che io glielo abbia tirato apposta, istintivamente tenta di ributtarmelo,

ributtarmelo contro.

Beh,

cosa ne dite?

Insomma, è certo che... Certo che... Io ho tirato su De De.

Un altro signore forse ha creduto che volessi colpire lui e ha tirato a sua

volta su di me.

Chiaro, no?

È chiaro?

Dunque, sentite, io voglio sapere tutto su Melan.

Dove è nato, di dove viene, la sua famiglia, cosa ha fatto, cosa fa, dov 'è

dove va.

Guardate che...

Deve essere un lavoro fatto con le precauzioni e il riservo necessari, eh?

devono venire a sapere niente né il prefetto né il nostro carissimo

Ci siamo capiti, eh? D 'accordo. Ah, capo, a proposito del direttore... Eh?

no, non me ne ero mica dimenticato.

Voi sbrigatevi ad uscire, fate tutto per benino, in fretta, prima che io sia

costretto a darvi un controordine. Va bene? Va bene.

Sì, sì, sì, bene. Va bene, grazie.

L 'ho cercata tre volte questa mattina.

Io l 'ho saputo un momento fa.

Lei non era in ufficio?

No, ho accompagnato mia moglie dal dentista.

Vicino a casa sua, immagino.

Sono obbligato a rispondere, signor direttore.

Sino a questo momento, all 'eccezione di ieri, ho fatto molti interrogatori, ma

non ne ho mai subiti.

La capisco.

Davvero?

Mi è penoso in questo momento essere al mio posto.

Cosa risponderebbe se esigessi il resoconto di ciò che ha fatto ora per

ieri pomeriggio?

Le presenterei le mie dimissioni.

Cerchi di capire la situazione.

E sa benissimo il chiasso che si va facendo sullo scandalo dei biglietti e

falsi che turbano il commercio e compromettono il turismo.

Quasi la totalità del danaro falso è stato spacciato sulla Costa

Azzurra e a Deauville, dunque fuori dalla nostra giurisdizione.

Ma per opera della stessa banda.

E in ogni caso con gli stessi metodi. E l 'ultimo grosso colpo è stato fatto

proprio ieri, qui a Parigi, nella nostra giurisdizione.

Lei è andato sul posto come fa di solito?

No.

Ha letto il rapporto dei suoi uomini?

No. Segue una traccia?

Sì. Dèdè, vero?

Sì. E con quale risultato?

Boh.

Che mi vado convincendo sempre di più.

Che è una pista di disturbo, ecco. Quella giusta è certamente un 'altra.

Quale?

Se lo sapessi avrei già chiuso l 'inchiesta.

Che cosa fa per scoprirla?

Aspetto. Aspetta che cosa?

Di riuscire a scoprirla.

Questa mattina... Lei non ha condotto la sua signora dal suo dentista abituale,

ma da un dentista di Rue d 'Oisy.

E i denti della signora sono perfettamente sani.

Già lo sa.

Uscito dal dentista, ha fatto salire la sua signora su di un tassi e ha inteso

la necessità di rimanere Rue d 'Oisy.

Però le assicuro che non sono ritornato dal dentista.

Ah, sì, sì, lo so. È salito da quel suo protetto da Dedè.

Dico, le ha almeno parlato dei biglietti falsi?

No.

No.

Magrì, lei sa che io ho sempre avuto stima di lei.

Nulla è cambiato.

Ma oggi io sono costretto a recitare una parte penosa per me.

Ieri lei è stato convocato dal prefetto di polizia, il quale le ha parlato di

una faccenda che non mi riguarda, della quale non conosco e non devo conoscere

che le linee generali.

Prima di congedarla, il signor prefetto l 'ha invitata fermamente a non

rimettere mano nella faccenda e a non parlarne a nessuno, nemmeno ai suoi

colleghi o ai suoi collaboratori.

È così?

Sì.

Tornato dal colloquio con il signor prefetto, lei si è chiuso nel suo

ufficio fino alle tre del pomeriggio.

Poi è andato in un bar di infimo ordine, Chez Denise, e poco dopo è stato visto

entrare all 'Hôtel de Savoie.

Questi luoghi hanno qualche relazione con la faccenda della quale è stato

proibito... Di occuparsi?

Sì.

Dopodiché lei è salita in casa di quel suo buon amico Dedè.

Insomma sono stato fedinato dai cari colleghi della Sireté,

i quali avranno riferito che poi in ufficio ho ricevuto un

inserviente dell 'università dove una certa signorina...

il cui nome lei deve ignorare, è iscritta ai corsi di storia dell 'arte.

Ma non finisce mica qui, eh, signor direttore? No.

Il bello avviene alle tre di notte, quando mi sono recato al commissariato

quartiere dell 'Etoile per informarmi su un certo intervento, sempre di

quella tal signorina il cui nome non si può pronunciare.

Come vede, signor direttore, non nego niente. No, anzi, se lei desidera anche

una confessione scritta, io... No, rendere il mio compito più difficile la

prego, la prego, ma direi... Ah, perché non... non ha finito?

No.

No, devo comunicarle la soluzione che mi è stata suggerita.

Lei... lei ha necessità di riposo.

Ci chieda una licenza per motivi di salute che durerà se intanto che non

conclusa l 'inchiesta amministrativa a suo carico.

Probabilmente si tratterà soltanto di qualche giorno.

Secondo i regolamenti lei avrà facoltà di difendersi.

La ringrazio, signor direttore.

Suppongo che adesso si può aprire, eh? Cambiare aria.

Ecco. Così.

Negri. La sua licenza decorre da questo momento.

Allora, informate anche Torrance, eh? Si sa che è regolare.

E' probabile che siate pedinati come hanno pedinato a me.

Continueranno a farlo.

Guardate che non mi sarebbe di alcuna utilità che aveste motivo a

contro di voi. Al contrario, eh?

Perciò dimenticate tutto quello che sapete di questa faccenda.

Ecco, io ho finito.

E' stato meno difficile per me che non per il direttore poco fa.

Allora, arrivederci ragazzi. Insomma, capo, lei... lei rinuncia.

Vabbè, mi conoscete male, eh?

Allora, capo, se permette, io avrei da dirle una cosa che forse può

interessarla. Sì? Una prima informazione riguardo quella persona.

Beh, hai fatto presto.

Sono i risultati delle prime telefonate, però io credo che ci sia qualcosa di

interessante.

Dunque, il dottor Melan è stato prima allievo e poi assistente del professor

Vivier. Ecco, qui c 'è l 'indirizzo e tutte le notizie che lo riguardano.

Grazie.

Non è molto, ma vedremo di farlo bastare.

Grazie, ragazzi. Come?

No, niente, niente.

Vediamo un po' se i cari colleghi della pubblica sicurezza si sono stancati.

Eh no, sono sempre là.

Guarda, ci sono mille franchi per te se riesci a seminare quei curiosi che ci

vengono dietro.

Lasci fare a me, signor commissario, lo farei anche gratis.

E' la prima volta che un commissario mi dà ordine di seminare una macchina della

polizia.

bravo bravo grazie bravo

Credevo che lei avesse abbastanza guai per conto suo e che si decidesse di

lasciarmi in pace.

Ho trovato qualche santo che l 'ha aiutato.

Ma perché vuol rendere la vita dura a un povero vecchio?

Noi siamo nei guai tutti e due, Dede.

Ma credo ancora che potremmo uscire, magari insieme. E tu più facilmente di

guarda.

Addirittura, e come?

E come? Dicendo quello che sai su quel danaro falso?

Non so niente.

Tu menti? Lo provi.

È questione di tempo, lo sai?

Sei così sicuro? Perché in tutti questi giorni non ha fatto perquisire la mia

casa?

Perché so che non sei uno sciocco, che io neppure.

E se io contassi proprio su questa sua convinzione per nascondere quella roba?

Bah! In qualche posto, in casa, oppure in soffitta, in magazzino, in cantina.

Su, avanti, avanti, commissario. Chiami i suoi uomini, faccia frugare.

No, per carità, andiamo.

Non l 'ho fatto dieci giorni fa, quando potevo illudermi di prenderti di

sorpresa. Oggi poi andiamo, non mi sarebbe consentito.

Perché?

L 'hanno messo alla porta?

Eh, quasi.

Per la faccenda di quella ragazza.

Già.

E allora, lei non conta più niente? No, no, non farti illusione. No, non me ne

faccio, per carità, la conosco troppo bene.

Sta aspettando che cambi la mano, vero? Boh, boh. Se vorrebbe una spinta.

Una spinta da qualunque parte venga, magari anche da me.

No, non da te, ma attraverso te.

Ah, siamo più precisi.

diciamo a spese mie, ci si capisce più facilmente.

No, sbagli, sbagli, non a spese tue, ma in tuo favore.

Guarda, io sono convinto, e lo voglio provare, che tu non hai né costituito,

né organizzato, né diretto la banda dei falsari. E allora perché non mi lasci in

pace? Perché sono altrettanto convinto che tu sai chi sono, come operano, dove

si trovano.

Come li possiamo prendere?

Commissario, commissario, per aggiustare i fatti suoi, lei mi sta offrendo una

scappatoia, o mi sbaglio?

Un 'imputazione leggera, di complicità magari astorta con ricatto.

Quanto mi darebbero? Con una sua buona parola, un paio di annetti?

Un trattamento di favore, insomma.

E tutto questo ad un prezzo assolutamente irrisorio, un elenco di

nomi, tre o quattro indirizzi e qualche data.

Una parolina, insomma, una soffiata.

Commissario, ho condotto una vita sporca, lo so, ma lei che è testimonio

tutte le mie furfanterie, lei se è galantuomo deve essere un testimonio.

Che non sono mai caduto così in basso come vorrebbe buttarmi lei.

Sì, sì, sei tranquillo, siediti, non ti eccitare.

Mi bevi? Sì. Fa di caldo, su. Ecco, va bene.

Mi scusi.

Senti... Tu sai meglio di me...

Che la banda di questi falsari è costituita da

grossolani dilettanti che non riusciranno mai a farla franca.

Gli è andato bene sino ad oggi, così vedi, per puro caso.

E lei oggi non può più occuparsi.

E oggi che il commissario non conta più niente i topi ballano.

È stato bene per puro caso, ti ripeto. Dede, guarda, liberati da quella gente o

la pagherai anche tu.

La pagherai anche per loro.

Tu sei la selvaggina più grossa. Sei la selvaggina che fagola i miei colleghi.

Le ho detto di smetterla, commissario.

Ma chi stai coprendo, imbecille?

Perché si arrabbiano.

Nessuno.

Cosa credi che ne valga la pena?

Non so di chi stia parlando.

Lo sai che tua nuora da due anni è l 'amica di Antoine de la Butte?

Da quando lui è uscito di prigione loro due praticamente vivono insieme?

Arlette è ancora giovane, non posso pretendere che dedichi tutta la vita

memoria di mio figlio. Lo sai che abbiamo la certezza che Antoine de la

immischiato in tutti i colpi della banda dei falsari?

Beato lei che sa tante cose.

Io invece non so niente.

Comunque per me Antoine può fare quello che gli pare.

Non mi interessa.

Antoine è l 'amico di tua nuora.

Affari di Arlette.

Ma Arlette è la madre di tuo nipotino, sai?

Il figlio di Ar... Di mio figlio.

Per il figlio di mio figlio.

Il nonno è morto da un po'. Va bene, arrivederci.

della signora Megre in compagnia della signora Megre.

Scusami, sai, sono solo venuto a pranzo oggi e non ti ho neppure telefonato,

sarei stata nel pensiero. No, ti ho immaginato che avresti desiderato di

un po' solo dopo quello che è successo stamattina dal direttore.

Ah, beh, perché l 'hai saputo.

Mi ha telefonato Luca prima di mezzogiorno.

Caccherone, però apre i muri, tu e il tuo marito.

Ma io, vedi, dovevo liberarmi dei colleghi della sirete, ho altre cose

da fare.

Ah, senti, Luca mi ha detto di riferirti. Aspetta, guarda, ho preso un

Dunque, che nell 'ultima settimana, tra i clienti che di sera vanno dal dentista

di Ruedoisy, ci sono stati un certo André Tourneau e Antoine de la Boeuf.

Luca dice che tu li conosci benissimo. Ma di certo!

Uno è l 'amico della nuora di Dede.

Eh, me l 'aspettavo.

Ma il capo ti ha detto che richiamo oppure posso telefonargli senza timore

controlli? Fai il turno di notte.

Ah, vabbè, allora fra un paio di ore, capito?

Nigri, sei triste?

No.

Ti dirò, al primo momento, questa mattina è stato...

Un po' duro, eh?

Peggio di ieri dal prefetto.

Non so perché.

Forse perché tutto sommato era proprio il mio capo, il mio capo diretto.

Adesso però mi sento le mani libere, vedi?

Sì, addirittura come un senso di sollievo.

Ma sai che il direttore, questa mattina senza accorgersene, si è lasciato

sfuggire che i tuoi denti sono perfettamente sani.

beh neppure il nostro dentista di famiglia lo può affermare è più di un

non ti visita vuol dire che il dottor Melà appena uscito ha telefonato alla

amica Nicole Friere e che questo ha di nuovo protestato con lo zio consigliere

il consigliere con il prefetto insomma la stessa trapilla di ieri Nicole, zio,

prefetto sai che guardare le cose dal di fuori è quasi divertente soprattutto

adesso che ho saputo Che ho collegato certi fili grazie al gioco del calcio.

Il calcio? No.

Cosa c 'entra nel gioco del calcio? Beh, poi ti spiegherò.

Senti, ma vuol dirmi almeno che cosa continui a fare?

Boh, continuare.

Da solo?

No. Non si è mai soli.

Mai.

Adesso basta, devo andare.

Adesso... Ma come? Hai appena cominciato.

Ma... Esci ancora?

Sì, un buon calvadoso. Dove vai?

Dove vado? Ho da fare.

Sai dove vado?

Te lo dirò subito.

Vado dal dentista.

Quello da cui mi hai condotto, dal dottor Melan? No, no, da un altro, da un

altro. Vado dal suo maestro, dal professor Vivier.

Stai tranquilla.

E se ti è possibile, cerca di non aspettarmi sveglia.

Arrivederci, caro.

Certo che conosco il dottor Menard.

È stato mio allievo all 'università e poi mio assistente per quasi un anno,

più di un anno.

Prende qualcosa?

Grazie, signore.

Gian?

Gian?

Cosa desidera sapere di lui?

Mi dica, professore.

Ne porta qualcosa da bere? Stupido.

Ecco, professore.

Desidero avvertirla subito che non sono qui in veste ufficiale.

Mi rivolgo a lei in via strettamente personale.

Sono stato messo in licenza a tempo indeterminato per motivi di salute.

Ammalato? No, no, no, sto benissimo.

No, il fatto è che nel corso di un 'indagine mi è accaduto di

di persone dalle braccia lunghe.

E siccome ho l 'abitudine di andare fino in fondo senza troppi riguardi, allora

sono stato consigliato di prendermi un po' di vacanze.

Detto questo, è ancora disposto a rispondere a qualche mia domanda?

Beh, direi che una me l 'ha già fatta.

Vuol dire che risponderò alle altre man mano che me le esporrà.

Rispondiamo dunque in ordine alla prima.

Cosa so del dottor Menot?

E' un uomo del quale si può conoscere ben poco, però qualche cosa posso dirle.

E' figlio di un bracciante della Somme.

La sua famiglia è stata quasi completamente distrutta dall 'ultima

dai bombardamenti, poi dall 'avanzata dei tedeschi.

Sono sopravvissuti soltanto lui e sua sorella.

Due ragazzi che hanno visto e offerto cose orrende.

Io non so nemmeno come e dove abbia compiuto gli studi inferiori e quelli

Era mio allievo all 'università e lavorava la notte per mantenere se la

e per pagarsi gli studi universitari.

Ecco qua.

Ah, c 'è un bravo. Ne direi pure niente.

Faccio io?

Un bicchiere solo?

Lei è il professore? A quest 'ora è il professore.

Sai, io domattina alle sette devo operare.

Non è un 'operazione difficile, ma è estremamente delicata. Allora, niente di

questo. Ah, niente di questo.

E alla mia età non posso più permettermi l 'uso di ignorare che alcol e

bisturi... Vanno d 'accordo soltanto in sala operatoria. Grazie, grazie.

Dunque, lei diceva della sorella di Melan.

Anche lei nella facoltà di medicina?

No, no, no, no.

Lettere, credo.

Ah, come la signorina Nicole Prier.

Lei conosce lei una certa signorina Nicole Prier?

Mi dispiace, non conosco.

Dunque, ritornando...

A me no, è certo che ha un carattere chiuso, tormentato, sempre

in preda all 'angoscia, sotto un continuo sforzo assurdo di ostentare una

sicurezza, una inattaccabilità, una spavalderia che non ha.

E al tempo stesso c 'è in lui una pietà morbosa per la sofferenza altrui,

conseguenza certamente...

dei segni lasciati in lui dalle sofferenze che ha patito da ragazzo. Ma,

scusi, cosa gli è accaduto?

Tutto quello che può accadere a un ragazzo con una sorella ancora bambini,

travolta dalla guerra.

E è proprio il caso di dirlo, disgraziatamente sopravvissuti.

E la sorella? Non mi risulta che viva con lui.

No, no, la sorella è internata in una casa di salute dopo

numerosi e vani tentativi di disintossicazione.

Ma, stupefacenti, magari forniti dal fratello.

Può darsi.

Chi meglio di lui poteva conoscere la morbosa necessità della ragazza e, in un

certo senso,

giustificarla tanto più che anche lui anche il dottor Melon è dedito alla

cerca di controllarsi ma nei momenti di crisi e per questo quando me ne sono

accorto purtroppo ho dovuto rinunciare alla sua collaborazione immagino che

allora anche per altri egli si dedichi a questo criminoso traffico

traffico?

Anche se si verificasse, egli non lo fa certo per ignobile interesse.

L 'ho sentito dire una volta.

Sono dei disgraziati degni di pietà.

Bisogna aiutarli stando loro molto vicini.

Interesse o pietà è sempre un 'azione criminale.

Lei avrebbe dovuto denunciarlo.

Non ho mai avuto delle prove, soltanto impressioni, sensazioni vaghe.

Professore, lei crede che il dottor Melan subirebbe, senza reagire,

un ricatto da qualcuno che conosce la sua attività criminosa?

Forse in un primo momento subirebbe, ma poi

reagirebbe. E non per desiderio di vendetta, ma per liberarsi dall 'incubo.

Ma crede che reagirebbe anche a rischio di provocare uno scandalo?

Oh, sì.

Con qualunque mezzo?

Sì, sì.

Purché non comporti l 'uso della violenza.

E secondo lei Melan, sentendosi con le spalle al muro,

agirebbe in maniera semplice o complicata?

Pare che lei, signor Megheri, lo conosca quasi quanto me.

Certamente agirebbe in maniera complicata.

Quando era con me ha sempre scelto in ogni cosa, persino per rispondere alle

domande di esame, la via più complicata, la più contorta.

La meno diretta, insomma.

Sì, per viltà.

Forse anche per desiderio di complicazione, per altri motivi ancora,

caso complesso.

E' una vittima facile per malintenzionati, eh?

Certo non è difficile approfittare del suo squilibrio.

Intuisco che lei, commissario, sta indagando su qualche losca vicenda di

stupefacenti, nella quale a quanto pare il dottor Melà è implicato.

Se così fosse, io non lo giudicherei completamente colpevole, signor

Maigret. E quasi certamente è gente che lo ha raggirato, che si è messa nelle

sue mani, così come il paziente si affida al medico senza riserve, così il

dottor Menon è entrato nel loro torbino mondo.

Ma cosa ha commesso?

Posso chiederlo?

No, guardi, non per il momento, professore.

Anche le mie non sono che intuizioni senza prove.

Ma mi dica, quella signorina Mott, l 'assistente di Melan,

non mi è sembrata una donna corrotta. No, no, di fatti non lo è. Ma si è

ormai votata, dottor Melan.

È un altro caso, la Mott.

Ha la vocazione della vittima, della salvatrice.

Forse è innamorata del dottor Menò.

Sa bene, commissario, che anche nel male vige la legge delle affinità

elettive. Sì, direi soprattutto.

Solo che lei, professore, può indugiare ad osservarle, a studiarle. Io invece

devo mettere da parte certe considerazioni scientifiche.

Certo, sì, molto.

Molto interessanti, ma devo operare solamente sui fatti.

E adesso, professore, le chiedo un favore.

Guardi, telefoni a questa infermiera, questa signorina Mott.

Sì, le dica così di ricevere, nonostante l 'ora, una persona, un malato, non so

come le pare, dica lei trovi una scusa, che le sta particolarmente a cuore.

Ecco, io vorrei incontrarla subito, capisce?

Beh, io non so se... Un po' difficile.

Te prego, professore, so benissimo.

Grazie.

Non capisco lo scopo della sua domanda, signor Commissario. Bene, sarà chiaro

tra poco. La domanda è molto semplice e me la ripeto.

Come mai il dottor Melan conosce la signorina Prière?

La signorina Prière è la compagna di università della sorella del dottore.

E il dottore così ha conosciuto la banda dell 'Etoile, eh?

Ma lei, signorina Mott, come fa a sopportare quell 'ambiente?

Lei non può rimproverarmi, Commissario, di restare accanto al dottor Melan.

No, no, io non la riprovo, non la capisco, anzi.

È per questo che sono venuto da lei, per avvertirla del pericolo che corre il

suo... adesso non so, non so come dire... il suo protetto, ecco.

Poiché sulla sincerità dei suoi sentimenti non ci sono dubbi, così

E la cosa le fa onore.

Sì, sì, sì, va a dire, la cosa le fa onore.

Mentre i suoi sentimenti del dottor Melan...

Eh beh, permetta che avanzi i miei dubbi, eh?

Non lo giudichi troppo male, commissario Maigret.

Aspetti, la prego.

Beh, vedi, io non lo giudico ancora. Mi auguro anzi che non sia compromesso.

Parlavo... Parlavo adesso solo dei sentimenti e forse non avrei motivo di

interessarmene se... Sì, dica pure.

Vedi, anche le infedeltà sentimentali possono costituire indizi...

per altre infedeltà.

Mi capisce, signorina Mott?

Francamente no.

Francamente sì, avrebbe dovuto dirmi.

Sarebbe stato facile rivolgermi, anziché a lei, alla Arlette Minardì che abita

di faccia al dottore. Lo sa, no? Ecco, la Nicole Prieur, una vostra assidua

cliente. Due donne giovani, piacenti, che frequentano il dottor Menot. Ma che

cosa vuole da me, commissario Maigret?

Niente, soltanto dire proprio a lei che il dottor Melon corre qualche pericolo.

Quale pericolo?

Pericolo molto serio.

Ecco, tutto qui.

Dunque rifletta, signorina, le consigli per il meglio. Forse stavolta ascolterà

lei e non Nicole o Arlette, che non sono venute nel gabinetto del dentista per

curarsi i denti che hanno sanissimi, ma peraltro.

E lei lo sa benissimo.

Non lo so benissimo.

Insomma, se il dottor Melan le sta a cuore, signorina Mott, faccia qualche

presto perché, si ricordi, non c 'è un minuto da perdere.

Ora no.

Pronto, polizia giudiziaria?

Sei tu, Luca?

Sì, sono io, capo. Dica.

Avverte subito il brigadiere Ponte di venire qui a Rue d 'Oisy.

Scusi, ma che cosa le serve il brigadiere Ponte se c 'è già lei?

Vuoi sapere o no che io sono esautorato?

Potrebbero anche chiudermi la porta di faccia, capisci?

Dì a Ponte di trovarsi all 'angolo di Rui Duasì e Bacca.

Ah, ti ho svegliato, Dede?

Eh, Bigret, pensavo che avessi il telefono sul comodino.

No, no, non ce l 'ho sul comodino. Ma ad ogni modo adesso sono alzato, mi dica

cosa vuole.

Fai pazienza un minuto, sai, Dede, ti spiego.

Veramente chi ha dei pasticci è il dottor Mellon.

No, per esempio, potrebbe accadere che la polizia faccia una perquisizione in

casa sua.

E poiché in fin dei conti il dottor Melan e il dettico di Arlet potrebbe

interessarti sapere... Lei è furbo, commissario, lo sappiamo tutti.

Ma queste sono informazioni che non mi riguardano, non riguardano me.

Nemmeno Arlet?

Cosa possono interessare anche Arlet?

Ad ogni modo io non lo so.

Telefoni a lei invece di svegliare me.

Scusi, vuole il suo numero?

Sì. Monitor 11.

Se le telefono io, chissà cosa potrebbe pensare. Buonanotte.

Ma guardi, stiamo qui dentro. Se non volevamo disturbare una prima.

Ma grazie. E forse desidera qualche cosa. Vabbè, volevo solamente un

Sì, capisco.

Sì.

Grazie.

A te?

Ecco.

Ecco. Buonanotte, grazie. Buonanotte.

Signori, mi spiacciono. Chiudete.

Non

rispondete.

Questo signore non ha nessuna autorità. Quello che fa è abusivo. Se ne pentirà.

Non è a me, infatti, che lei deve rispondere, ma al brigadiere Ponte. Però

lei, Megre, che fa le domande e sa benissimo di non poterle fare.

Beh, guardi che le mie non sono domande. Le consideri come riflessioni che io

faccio ad alta voce. Chi me lo può impedire?

Lei ha un ordine, ricorda?

Sì, di astenermi dalle indagini. E infatti le indagini, in assenza del suo

commissario... Le conduce il brigadiere Pontelli, al quale il suo illustrissimo

signor zio, signorina Prière, non ha fatto ancora pervenire l 'ordine di

disinteressarsi delle faccende della signorina Prière e dei suoi amici.

Quella non è amica mia, ci mancherebbe altro.

Giusto, giusto, forse è più appropriato dire complici, eh?

Complice in che cosa? Di quella lì?

Come ha osato entrare qui a quest 'ora senza un mandato? Me la pagherà cara,

Una telefonata e vedrà.

Signorina Prier, lei ha ragione, sa? A proposito del mandato del

giudice. E l 'amico Ponte le chiede scusa.

Io lo so, no?

Se nella precipitazione non ha aspettato il documento scritto. Ma è questione di

minuti, sa? Il mandato arriverà.

Eh sì.

Devo ammettere che ha tutto il diritto di segnalare questa irregolarità all

'illustrissimo suo signor Zio, consigliere di Stato, che lei, signorina

ha cacciato in questa sporca faccenda.

Sì, ma come un allocco, con rispetto parlando.

Ah, tu ridi?

Già, assisto ad una scena buffa che non capisco.

Mi sembrate tutti dei matti. Ah sì? Sì che tu ti senti proprio fuori da questo

manicomio? Eh sì, proprio fuori. Può ben dirlo.

Ma allora come sei qui tu?

Sono venuta dal dottore a prendere un sonnifero per il mio malato.

Ah, de de.

Ma guarda che quando gli ho telefonato un 'ora fa non soffriva di insonnia.

È lei che lo ha messo in agitazione.

E come hai fatto a saperlo? Eh, mi pare che tu non fossi da lui, anzi ti ha

chiamato, credo.

Che cosa sei venuta a fare qui?

Gliel 'ho già detto, a prendere un sonnifero per mio suocero.

Anzi, già che ho la medicina, posso anche andare. Aspetta, aspetta, aspetta

momento, abbia pazienza, andiamo.

Guarda che il dottore potrebbe forse ripensarci, vero, dottore?

Potrebbe cambiare diagnosi dopo che gli uomini del brigadiere Ponte avranno

finito di esplorare giù nel giardino.

Che giardino?

E il giardino?

Ah, vedi, scavano, forse cercano qualche cosa sotterrato.

Un giardino?

Eh, già.

Diamo poche storie. Su!

Vogliamo scoprire le carte?

Eh?

Dottore, questa donna la ricattava, vero?

Dottore, vadi a quel che sta per dire.

Senti, dottore.

Ti prego, stai zitta. Tanto è una storia, guarda, che io potrei raccontare

solo per chi le persegna. E allora perché la vuol sapere da lui?

Per il brigadiere Fonte perché lui deve redigere il verbale.

Se lei è tanto sicuro di sé, perché non ci arresta? Ma non posso, io non posso.

Lei lo sa benissimo, signorina Priere. Il brigadiere Fonte ha bisogno di prove.

E la vuole da noi?

Chiamine, da chi altri? Chi meglio di voi può fornirle?

Siete voi tre protagonisti della vicenda.

Mi duele per lei, signorina Mott. Mi duele molto, ma anche la sua

responsabilità, guardi, è grave.

Il dottore non ha nessuna colpa.

È soltanto una vittima di queste due donne.

Lei lo ricatta e lei lo donna.

Sì, sì.

Moralmente, queste due delinquenti sono peggiori di lui.

Ma la responsabilità del dottore è estremamente grave, anche se ha qualche

attenuante.

Sono pronto a pagare, commissario.

Anzi, lo desidero.

È dal giorno che ho notato per la prima volta i suoi uomini sorvegliare la

strada a mia casa che sono pronto a pagare.

Non ho più avuto un 'ora di pace.

È stato un inferno.

Mi creda.

Un inferno.

Adesso almeno è già liberazione.

Qualcosa ormai è finita.

Qualunque sia la mia sorte.

Che strana faccenda però, eh?

Guardi, dottore, io le do la mia parola che fino all 'altro giorno né io né i

miei uomini che ha veduto per strada venivamo qui per lei.

Come?

Venti giorni fa la signora Arlette è venuta qui ad avvertirmi che lei mi

sorvegliando.

E due settimane fa, due volte è venuta qui e mi ha mostrato lei, commissario,

che dalle finestre dell 'abitazione di suo suocero osservava il mio studio e il

mio giardino. Già?

Tutto per costringere lei, dottore, a subire il ricatto.

E invece vede io e i miei uomini venivamo in questa strada per lei, per

e per il suo suocero, Dedè, che abita qui di fronte.

Guardi, io non sapevo nemmeno che lei esistesse, dottore, fino a pochi giorni

fa. Sono qui adesso, lei se la deve prendere unicamente con quella lì.

E questa piccola delinquente...

che mi ha condotto fino a lei capace poi di montare un complotto simile contro

di me un complotto così ben congegnato da farmi mettere dalla sera alla mattina

così fuori dal mio lavoro dopo più vent 'anni di servizio onesto guardi mi

limito a dire onesto non ne basta guardi non c 'era mai riuscito nessuno nessun

grosso delinquente nessuna banda organizzata di essere questa ragazzina

Bene. Allora, dottore, hanno trovato un cadavere qui sotto in

giardino. Parli.

Difenditi, stupido, di qualcosa.

Guardi, io non riuscivo a spiegarmi come potesse bastare la sua

indulgenza per i drogati.

per coinvolgerlo così nel suo traffico di falsari, ma adesso ho capito, c 'era

un cadavere, con questo che sei riuscita tu.

Io non ho niente a che fare con il cadavere, io ho soltanto visto di notte

sotterrare, ma non c 'entro, non c 'entro, e io non vedo neanche tu, sono

loro i colpevoli, io non c 'entro, io ho soltanto visto di notte sotterrare un

cadavere, ma non c 'entro.

Il risultato che hai ottenuto cercando di toglierci dai piedi il commissario

Magret.

Lo va a denunciare per corruzione di minorenni. Una come lei.

E chi doveva denunciare? Una ricattatrice come te.

Io non ammazzo la gente.

È naturale.

I tuoi biglietti falsi non li puoi mica spacciare fra i morti. Mi amo.

Basta.

Chi di una morte andiamo a voler spiegarci?

E lei, dottore, avanti, su, via, dica la verità.

Sì.

E il cadavere sono responsabile io.

E loro.

Lei e i suoi amici.

Però, commissario Magret, dite ai vostri uomini di

continuare le ricerche in giardino.

Proveranno anche le cassette con i biglietti di banca falsificati.

Da quanto tempo ritiene che il corpo fosse sepolto, dottore?

Da non meno di due mesi. E la causa della morte?

Beh, è difficile fare una diagnosi così a prima vista, dopo tanto tempo dal

decesso. Certo, non si tratta di morte per violenza.

Me la pagherete tutti.

Voglio parlare con mio zio. Beh, a tempo debito, signorina Nicola, a suo tempo.

Il signor consigliere di Stato quest 'ora è già stato informato. Non dubiti,

vedrà.

Vuol continuare?

La deposizione, dottor Melan, venga.

Fu durante una delle frequenti visite notturne in cui mi chiedevano la droga e

pretendevano delle ricette.

Durante una di queste spedizioni che accadde, io senti il trambusto, accorsi

vidi che lo spavento si era impadronito di tutti che avevano perso la testa.

Però, commissario Megreio...

Non ero presente quando accade la disgrazia.

Credetemi. La signorina Mott può dirci qualcosa di più preciso?

No, lei non ha mai assistito, signori, mai.

Finitela. Che sarà mai? Una disgrazia può succedere a tutti.

Poi non era nemmeno dei nostri.

Qualcuno lo conosceva. Io no.

Era salito con noi, si era imbrancato. Si fece fare un 'iniezione e subito si

afflosciò. Era già andato.

È vero o no, François?

Senza rimedio.

Il cuore.

E allora?

Io sono un uomo debole, commissario.

Non ebbe il coraggio di dire di no.

Guardi, dottore, parli al brigadiere, la prego.

Non ebbe il coraggio di dire di no.

Mi costrinsero a seppellire il cadavere nel giardino.

Tanto nessuno saprà niente.

mi dissero è uno straniero e comunque tu sarai coperto mi disse

lei è e lei quella che copre ci hai detto

però commissario brigadiere io non ho toccato il cadavere

hanno fatto tutto loro naturalmente sono giovani sono attivi hanno i riflessi

pronti e poi

Beh, facciamo parlare un poco Arlette.

Tocca a lei, mi pare.

Che cosa vuol sapere ancora?

Tanto ormai l 'hanno capito tutto.

Per quel che c 'entro io.

Certo che hanno capito, ma è per il verbale, non è vero, signor giudice?

a farla, su, andiamo.

Da un momento all 'altro può arrivare il procuratore generale.

Ah, sì, certo, anche il mio direttore generale. Per carità, se mi trova qui,

dove non dovrei essere... No, no, sai che guaio, per carità.

Allora, spicci di Arlette, a parte il tuo traffico, diciamo così, di falsari,

come ci sei entrato tu in questa faccenda di cadaveri?

Dalla finestra, dalla casa di mio suocero.

Vedo tutto quello che succede qui.

Una notte che ho vegliato dei dì, ho visto tutta la scena.

Quei due e altri che gli aiutavano a nascondere un corpo in giardino.

Proprio in quei giorni...

Lei si era attaccata a noi per la faccenda dei biglietti falsi, a mio

a me.

Non aveva ancora fatto perquisizione in casa di Dedè, ma ci veniva tutti i

giorni. E allora ho pensato che sarebbe stato più prudente nascondere le prove,

i biglietti, il cliché. Tu e il tuo amico Antoine avete costretto Dedè a

prepararvi il cliché, vero?

Lui non voleva, ma...

Doveva pur pensare, la vedova di suo figlio. Ma smettila!

E chi lo ha assistito il vecchio, se non io? Eh già, per costringerlo a

servirvi, tu e il tuo amico, eh?

Ci vuole che trovi, che lo assiste gratis.

Beh, vogliamo concludere?

Eh, tanto vale ormai.

Quando avevo scoperto quei delinquenti, i loro amici col cadavere di notte, e

lui che ci stava addosso tutto il giorno, allora sono venuta qua e gli ho

o mi lasciano nascondere le mie cose in giardino, o spiffero tutta la polizia.

E lui ha accettato.

Senza quella stupida che si è illusa di togliere di mezzo a McGregor una

denuncia, non saremmo a questo punto.

Nicole, non ha nessuna colpa.

L 'iniziativa è stata mia.

Eh già, la signorina si è limitata a suggerire il modo, eh, a mettere in atto

tutto.

Scritto, Bonte? Sì, sì, scritto, Comitai.

Vogliamo continuare con Arlette Minardi?

Allora.

Guarda che non ammetto ti devi rivolgere, vero?

Ma al signor giudice istruttore, perché io sono qui un semplice spettatore, sono

di passaggio. Beh, me lo pagherete, me lo pagherete tutti, tutti via,

via! Voi siete due migliacchi, via!

Lei, lei è un pallone gonfiato, come mia figlia, via da tutti, via!

Ma ci riuscirò! Non giuro che ci riuscirò!

Chi l 'avrebbe mai detto, trent 'anni fa, che ci si dovesse incontrare per l

'ultima volta in questa situazione?

Chi ha detto che sarà l 'ultima volta?

Allora, si è convinto finalmente?

Convinto di che cosa?

Il tuo Beniamino Dede, capo della banda dei falsari.

Oh, prego, non ne sono affatto convinto, no?

Anzi... Ma come? Non l 'ha fatto arrestare? Condurre in prigione?

No, no, io non ho fatto arrestare nessuno.

Ma no, ho pensato che fermata la nuora, quel povero vecchio, così, malato,

sarebbe rimasto abbandonato. Allora ho suggerito al brigadiere Pontevi...

di ternarlo l 'infermeria del carcere. Del resto, come lei sa, non ho alcuna

autorità per dare disposizioni di qualsiasi genere.

La pratica è di competenza del collega del commissariato dell 'Etuardo.

Faccia il permesso, via, ne crede. Lo stesso signor Prefetto al quale io ho

telefonato poco fa ha disposto che questa inchiesta sia fidata a lei

personalmente con ampia libertà di azione.

E quindi adesso vada pure a casa.

E quando si sarà ripusato, venga.

In qualunque momento.

Sarò ben lieto di concludere questa poco piacevole vicenda.

Ah, un 'altra cosa.

Sì, naturalmente non sono autorizzato a dirglielo ufficialmente, ma ho avuto l

'impressione che il signor Prefetto fosse dispiaciuto per quanto era capito.

no, davvero?

Ah, lei è troppo vecchia del mestiere per non capire. Non si può pretendere

un superiore chieda delle spese.

No, no, per carità, per carità.

Mi basta il tono della sua voce, signor direttore.

E poi confidenza per confidenza, vede, nei miei trent 'anni di servizio

anch 'io qualche ingiustizia nei confronti di qualche mio inferiore, per

Ma adesso se permette vado a casa a riposare. Buongiorno, signor direttore.

Posso dargli un passaggio?

No, no, grazie, preferisco fare due passi a piedi, grazie.

Buongiorno. Buongiorno.

Stava lì, davanti a me, col suo violino in

quel caffè deserto, e per

i stai, e freddo,

senza di te.

ma ogni nota parlava di te.

Me ne andai da quel caffè, giurai di non

tornarci più, invece la

sera...

Se passi mi troverai.

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