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[sferragliamento]
[rumore di passi]
[guardia] Porta la parrucca?
No, sono i miei.
Faccia una flessione a gambe divaricate.
[geme]
[piange]
Sì, ho letto che state cercando una persona per le pulizie in albergo.
Avete già trovato, capisco.
Ma posso lasciarvi il mio numero nel caso aveste bisogno... insomma...
No, non ho esperienze in una struttura come la vostra, però...
Cinquantacinque anni.
Ah.
Va bene, grazie. Grazie lo stesso.
[uomo] Mi dispiace, ma io qui non vedo referenze.
Lei non ha mai fatto questo lavoro.
E non è nemmeno una ragazzina, ma chi mi garantisce?
Ma io posso anche solo fare, ehm...
Come si chiama? L'aiuto cuoco.
Io so fare tutto in cucina.
Signora, siamo al completo.
- Lo vuole un caffè? - Sì.
Romolo, fai un caffè alla signora.
- [voce femminile] Si? - Pronto?
[esitando] Se cerca la mamma...
non c'è. È sparita la mamma.
No, non cercavo la signora Brandi, cercavo Roberta.
[Roberta] Sono io Roberta.
Mamma mia, ti sei rincoglionita, io t'ho riconosciuta subito.
Che cazzo vuoi?
Roberta, che hai?
[Roberta rantola]
Roberta, ci sei?
[Roberta] No, sono uscita.
Sono uscita.
Senti, Roberta, non scherzare. Dai.
Ci vediamo?
[Roberta] No, senti, non...
Non ho tempo, perché ho un sacco di cose da fare.
- Ah. - È un caso che mi hai beccata oggi.
Facciamo così, Goliarda, quando posso, ti richiamo io. Ok?
- D'accordo. - [Roberta] Ok?
Ok, d'accordo, ho capito. Ciao, arrivederci, va bene.
- Goliarda! Come stai? - [Goliarda] Pizzi.
È tanto che non ti si vede in giro. L'altro ieri siamo stati a casa di Lotto.
- Ah! - Pensavo di incontrarti.
Ma c'era una cena? Non lo sapevo.
[Pizzi] Oh, scusa.
[suona "Round Midnight”" di Robert Wyatt]
[telefono squilla]
- Pronto? - [Roberta] Ciao, Goliarda.
Dov'eri? Sei sparita.
Ma come? Ti ho chiamato stamattina.
[Roberta] Che stai facendo?
Ah, stavo dormendo.
[Roberta] Poi?
E poi,
sono sempre in giro a cercarmi un lavoro.
[Roberta] Ah, ancora ci credi?
Ho un'ingiunzione di sfratto, non ho una lira. Non voglio perdere casa mia.
[Roberta] Vabbè, tanto è inutile.
Te l'ho detto che è inutile.
Goliarda, dove sei? Mi senti?
Sì, sì, Roberta, ti sento.
Ti sto dando un appuntamento, hai capito?
Ah, veramente no.
[Roberta] Goliarda, qua dobbiamo darci una mossa o è la fine.
[Goliarda ride]
Certo.
Allora, devi assolutamente essere domani alle 11:00 al bar della Roma Nord,
a due passi da te. Capito quale?
Sì, sì, ho capito. Sì.
Mmm. AI bar della metro, hai capito? E non ti sedere ai tavolini.
Ma come fai a sapere che...
mi siedo ai tavolini?
[Roberta] So tutto di te, cogliona.
Allora alle 11:00, ok?
[ridendo] Ok.
[Roberta] Che brutta questa chiesa.
- Ciao. - Ciao.
Ho capito, hai bisogno di un caffè.
Pure io per la verità, che è tutta la mattina che sto in giro.
Facciamo presto, pago io.
- Eccoci. Due caffè. - Buongiorno.
Grazie.
Tu porti il vento.
[dialogo non udibile]
[Roberta] Vieni qua.
[Goliarda] Dove stiamo andando?
[Roberta] Vedrai.
Chi era quel ragazzo?
Ti desiderava.
Ci credo.
Tre anni di astinenza. E uscito ieri di prigione.
- Non l'avrei mai detto. - Lo so.
Si vede che non ha perso l'equilibrio e che si muove bene nel traffico.
Buon per lui.
Ma a te piace?
Mi piace.
Sì.
Però non bisogna prenderli per fame.
Troppo facile.
E poi, se non funziona, gli crei dei casini, poveracci.
Ma...
se io non ti avessi telefonato,
mi avresti cercata comunque?
Certo che ti avrei cercata.
Perché?
Che cazzo ne so perché, Goliarda.
- Perché? - Non lo so.
Ti ho detto che non lo so.
Brutta bestiaccia!
Non lo so.
Questa è la nostra.
Io ci sono nata, ci sono cresciuta,
tutto quello che vuoi, però un giorno che ero da sola, sono arrivata qua,
e qua, io qua mi sono resa conto
che vivevo a Roma.
Ho pianto, ma con le lacrime.
Ma piangevo sola, così.
La gente mi passava attorno, mi sbatteva addosso,
non capiva, mi chiedeva se mi serviva aiuto.
- Era la prima volta che lo vedevi? - No, non lo era.
Come faceva a essere la prima volta? Era la prima volta che mi rendevo conto.
- Mi porti due whisky, per favore? - [uomo] Certo.
- Con un sacco di ghiaccio. - Subito.
Scusi? Ok, grazie.
- Va bene, no? - SÌì, sì.
E adesso?
Adesso aspettiamo Albert.
- Hai appuntamento con lui? - Sì.
Un appuntamento approssimativo, nel giro di tre ore.
[ridono]
Oh.
Albert deve guadagnarsi il pane oltre che farmi da macchina.
- Da autista. - No.
Autista sarebbe umiliante.
Lui è proprio la mia fuoriserie,
smaltata, potente.
- Sei innamorata di lui? - Di Albert?
Ma che sei matta? No.
No, mi è utile.
Ma lui lo sa.
Oh, ma la pianti con tutte queste domande?
Volere bene a qualcuno che ti è anche necessario
non rientra nelle categorie dell'amore per te?
- Ma sì, certo. - Eh! Allora...
- Grazie. - Prego.
[ridono]
[Roberta] Ah!
[Roberta ride]
Esagerata!
Ora ne prendiamo un altro. A posto.
Che ho fatto?
Mi sono addormentata.
Sognavo.
A te non piace farti vedere nuda, eh?
[Goliarda ride]
Ma come ti viene?
Come cazzo ti viene? Spiegami
come è possibile che mi fai sempre domande così strane.
Non so neanche come definirle, ho una statistica sulle tue domande.
Ce ne fosse una che ha a che fare con la realtà.
Io esco di prigione, ci incontriamo per caso,
mi chiami, ti richiamo, non mi chiedi né come né perché sono uscita,
né che faccio adesso che sono fuori. Anche oggi,
l'ho fatto apposta a farti vedere che quel ragazzo mi passava una cosa,
e tu niente domande. E se non volevo io, non te ne saresti mai accorta.
L'hai capito, sì o no?
Sì, l'ho capito.
Ho capito.
Ne vuoi un altro?
[Goliarda] Sì.
Ragazzo, mi porti altri due whisky, per favore?
- Certo. - Il ghiaccio soprattutto era favoloso.
- E insomma... - Eh?
Avevi capito tutto?
Ma se capisci così tante cose,
com'è che non ti rendi conto che sembra una tattica
per conquistare fiducia?
Che ti atteggi a intellettuale svagata, fra le nuvole?
È un personaggio che non incanta più nessuno oggi.
Perché mi sospetti?
Mi vuoi far credere che ti interesso così, come persona e basta?
Fuori dal contesto? Magari non sei un'infiltrata, va bene.
O magari sei una a cui piace parlare di me, dei cazzi miei politici,
- dei miei compagni nei salotti. - Ma quali salotti?
Ma di che cosa stai parlando?
Io non ne posso più di questi salotti.
Anzi, loro non ne possono più di me.
Questa piccola galera giudicante. Meglio la tua di galera.
Il tuo contesto mi interessa perché sei tu,
perché è il tuo contesto, per come sei.
Ma lo vuoi capire che il mio contesto e i fatti miei possono diventare
delle trappole per te e per me se fossi così cogliona da dirti troppe cose?
- Lo capisci? - Sì.
No, non mi sembra.
Sai che ho quattro processi, di cui uno per banda armata?
Mi sospetti? Non mi dire un cazzo.
- Va bene? Non rischiare. - Vaffanculo.
Ecco qua, con molto ghiaccio.
Alby!
"Al by- L
Le chiedo la sedia un minuto.
- Gliela do subito. - Mi dispiace, aspettiamo qualcuno.
[Albert] Un minuto! Faccio prima io.
E allora?
Signora.
Albert.
[Albert sospira]
- [Roberta] Ciao. - Ciao.
Ma quanto è bella questa ragazza?
Eh?
Ed è pure intelligente.
Signora, lei è una scrittrice.
Lo può dire che è intelligente o no?
- Lo può dire? Eh. - Certo.
Meno male che sei arrivato.
Quanto sei bello, con questi riccioli.
Dove andiamo, dove ci porti?
Io vado.
- Ho un fottio di cose da fare. - [Roberta] Perché te ne vai?
Ora che abbiamo la macchina tutta per noi, se ne va la cogliona.
Signora, sono io la sua Mercedes.
Ma piantala con "signora".
"Signora" va benissimo.
Cameriere!
Vorrei pagare.
- Attenzione. - Pago io, pago io, pago io.
- Sicuro? - No, mi offendo, signora Goliarda.
[Roberta] Goliarda!
Goliarda, dove vai che non ti reggi in piedi?
[Goliarda] Ciao.
[ridendo] Taxi!
Crepi l'indigenza.
Via Denza.
Ma chi è?
L'angelo azzurro?
E quell'Albert?
Chicchirichì!
Ma vaffanculo.
Ora basta, non la voglio vedere mai più.
Questa è la collana della signora.
Guardia!
[Goliarda ride]
[donna] Aria aperta!
Aria aperta!
Tu sei quella nuova? Che cazzo ti ridi?
Stai ridendo di me?
Vieni fuori, vieni in cortile.
Che ti spacco quella faccia da culo che ti ritrovi!
[voci indistinte]
[donna] Mica bastava essere finita in galera.
Pure il supplizio di ricordarti quanto sei brutta e vecchia.
Tu che dici, signora?
Per me, le imprigionano apposta per tormentarci.
È un'indecenza!
- Io vado a fare rapporto! - [donna 2] Ecco, brava, vai!
Vai a fare rapporto! Brutta come sei, magari lo accettano pure.
Sono sincera con te, signora.
Mi avevano detto che eri una spiona.
A Rebibbia abbiamo un telefono speciale,
senza fili.
Meglio di quelli che stanno fuori.
Adesso tutte sanno che non sei una spiona.
Ah, sì?
- E come? - Eh, e come?
Perché da quando ti sei messa a sedere vicino a me,
io non mi sono alzata.
Anzi, ti ho pure parlato.
Sveglia, signora! Che al contrario, mi bastava girare lo sguardo,
mi alzavo e me ne andavo, no? Cosa pensi?
Signora, sei un po' strana.
Come se avessi una fissa.
Però non sei un'infame.
Fuma, fuma.
- Posso? - Fuma.
[donna 1] Per me è arrivata ieri sera.
pantaloni hanno ancora la piega e le mani sono pulite.
Non vedi che i pantaloni sono di seta? La seta non si sgualcisce.
- Ma come si chiama, Speranza? - [donna] No, Sapienza.
- Non si chiamava Goliardo? - No.
- Si chiama Goliarda di nome. - Ah, andiamo bene.
Tu qua stai, eh?
- Vieni con me. - [Goliarda] Ahi! Ahi!
Ti piace ridere, eh?
[donna 2] Ma vedi, oh!
Ecco, brava, prendila a cazzotti!
Così la smette di attaccare briga a cazzo di cane!
[detenute incitano]
Grazie.
[uomo] È lungo.
Non era facile in una settimana.
È un gran testo, l'ho fatto volentieri.
Aveva previsto tutti gli errori del sindacato.
Ma se non fosse morto, non l'avreste mai pubblicato.
- Ma non è vero. - [Goliarda ridendo] Sì.
Solo da un morto gli italiani accettano di essere contraddetti, dai.
Mi sa che tocca crepare anche a me.
- Ma perché sei sempre così polemica? - Non sono polemica, sono realista forse?
La cosa peggiore.
Non ho neanche più voglia di scrivere.
Hai altro da farmi correggere?
Nell'immediato no. Poi domani chiudiamo.
A settembre.
[suona "Memories" di Robert Wyatt]
[donna] lo sono Marrò.
Delinquente abituale.
Marrò è il cognome.
Marrò Teresa.
E tu?
Come ti chiami?
Goliarda Sapienza.
[Teresa] Caspita.
E qual è il cognome? Goliarda?
No, Sapienza.
E perché dici il nome prima del cognome? Non è che sei una politica?
No. Ho rubato.
Io non ti ho chiesto che hai fatto.
Volevo sapere solo se eri una politica e basta.
- Perché? - Perché? Perché rompono.
Tu gli chiedi un po' di vino, e non solo non te lo danno,
ti vogliono anche convincere con le loro idee.
Sono fanatiche.
[donna] Goliarda.
Ma se ci metti tanto zucchero nel vino, è vero che ti ubriachi prima?
[ridendo] Sì. Credo di sì.
[Teresa] Ma tu lo bevi il vino?
No.
E allora lo vedi che sei una politica?
Tu a Marrò
devi dire la verità.
Te l'ho detta la verità.
- Sei sorda? - [Teresa] Ah, sì?
E nel latte, perché non lo metti lo zucchero?
È gratis lo zucchero qui. Non si paga.
Non mi piace il latte con lo zucchero.
Ah, mamma Roma!
Vieni, vieni a metterti seduta vicino a noi!
Spostati, signora.
Questa è una maga famosa.
Ora ti guarda dentro.
[Goliarda] Somiglia a Marilyn Monroe.
Non gliel'hanno mai detto?
Davvero lei... Se Marilyn fosse viva,
oggi sarebbe come lei.
Io comunico con le anime bisognose, signora.
Marilyn era una bambina che gli altri hanno fatto ammalare.
Sa che sono gli altri che ci fanno ammalare?
- Sì, sì. - No, non mi deve rispondere.
Sono le sue mani che mi devono rispondere.
- Ma vedila, oh! - E zitta, Teresa.
Che sto in comunicazione con Marilyn attraverso la signora.
Lei non soffre, signora, perché sta qui.
Lei è perseguitata dalla mania del suicidio.
Ecco perché ha visto in me Marilyn.
Sente le mie mani come sono gelate?
Marilyn mi dice
che lei deve resistere, deve vivere,
perché c'è una persona, un essere vivente,
che ha bisogno di lei.
Le sue mani adesso sono caldissime.
[Goliarda] Ed ecco a voi me
a quattro, cinque anni,
in uno spazio fangoso, che trascino un pezzo di legno immenso.
Non ci sono né alberi né case intorno.
Solo il sudore per lo sforzo di trascinare quel corpo duro
e il bruciore acuto delle palme ferite dal legno.
Affondo nel fango sino alle caviglie, ma devo tirare.
Non so perché, ma lo devo fare.
Lasciamo questo primo ricordo così com'è.
Non mi va di fare supposizioni o di inventare.
Voglio dirvi quello che è stato, senza alterare niente.
Impubblicabile.
Troppo lungo. Troppo tradizionale.
[ride]
Me lo rifiutavano prima, figuriamoci adesso.
Io ho fatto l'impossibile, davvero.
Cioè, ho chiesto aiuto a chiunque, e...
non ci riesco.
[telefono squilla]
Non riesco a farlo amare.
[segreteria] Lasciate un messaggio dopo il segnale acustico, grazie.
[Roberta] Vabbè, niente, non mi rispondi.
Vedo che sono riuscita a farti avere paura,
è un bene per te.
Mi manchi un po'.
Pazienza.
Non ti disturbo più.
Ciao.
[bip fine registrazione]
[donna] lo ho un amore che mi aspetta fuori, e invece sto chiusa
a marcire qua dentro. Impazzisco, fatemi uscire da qua.
Fatemi uscire da qua.
- Fatemi uscire da qua. - [bisbigliando] Ho tutto.
- Mm-mmm. - Sei pronta? Bene.
Quindi sei stata a Pechino?
Sì.
Pensa. lo mai.
- E quanto vorrei. - [Teresa] Vi ricordate Cinzia e Marina?
Si sono innamorate, stavano sempre insieme.
E l'amore di Marilù per Oliva ve lo ricordate?
Non è forse pure quello un amore degno della cella 33?
Sono già due volte che la scarcerano. Riesce sempre a rientrare.
Io però l'amore tra donne non lo capisco.
Perché tu non sei mai stata per tanto tempo qua dentro.
- [donna] No, io lo capisco invece. - Senti, non avevo mai visto
Narrò e Annunciazione affezionarsi a qualcuno.
Ma tu come hai fatto?
Non ho fatto niente.
Hai detto una cosa molto cinese.
Suzie Wong è stata qua dentro tre anni e non si è mai innamorata di una compagna.
- Suzie Wong è un'eccezione, non la vedi? - E vero, Suzie?
Oh, a me? Povera Suzie Wong, mai!
[ridono]
Faccio questa cerimonia da tre anni,
ogni domenica.
Mi permette di vivere senza impazzire.
Tu sei qui per politica?
No, io ho rubato.
Ah!
Sai, io spaccio internazionale di droga.
Sono molto severi con noi cinesi.
Ma tu hai rubato, non è niente ormai.
Barbara, prendi un piatto, dai.
Non ho fame.
[donne cantano] S Ogni giorno penso solo a te S
è Ti ho fatto piangere non so perché $
S Amore mio mi manchi da morire S
« Scusa se ti ho fatto soffrire $
è Oggi che non sei qui con me Voglio essere vicino a te $
È tutto pronto.
Quando vuoi.
[donna ride]
[voci indistinte]
Certo, ho visto proprio.
Mamma mia.
- Questo è per te. - Grazie, Suzie.
Se non ci fossi tu, ci scorderemmo che sapore ha il cibo.
Dovremmo dare fuoco a questa cucina di bastardi!
Non ti impressionare. E violenta, ma non morde.
Madre Natura l'ha fatta sfrenata, ma guarda che faccina che ha messo.
[ridono]
Roberta.
Goliarda.
[donna] Barbara si è tagliata le vene!
Barbara si è tagliata le vene!
Deve andare in ospedale! Fuori da qua!
[donna] In ospedale!
[insieme] Ospedale!
[clamore]
Aiutatela!
[insieme] Fuori! Fuori! Fuori!
[insieme] Fuori! Fuori! Fuori!
[insieme] Fuori! Fuori! Fuori!
[insieme] Fuori! Fuori! Fuori!
[insieme] Fuori! Fuori! Fuori!
[insieme] Fuori! Fuori! Fuori!
[insieme] Fuori! Fuori! Fuori!
[insieme] Fuori! Fuori! Fuori!
[insieme] Fuori! Fuori! Fuori!
[insieme] Fuori! Fuori! Fuori!
[insieme] Fuori! Fuori! Fuori!
[allarme]
[insieme] Fuori! Fuori! Fuori!
[insieme] Fuori! Fuori! Fuori!
- [Roberta] Pronto? - Ci vediamo?
[voci indistinte]
[Roberta] Ciao.
[Goliarda ride]
- Hai paura del buio? - SÌ.
Vieni. Vieni con me.
Guarda là.
Hai visto che bella?
- Ti piace? Sì? - Sì, mi piace.
Anche a me.
Chissà chi l'ha scritta perché...
sta là da prima che entrassi in carcere l'ultima volta, quasi due anni fa.
La prima cosa che ho fatto è stata correre qua a vedere se c'era ancora.
Oh, guarda, c'è un taxi.
Non ti preoccupare. Pago io!
Taxi!
Veloce, Goliarda!
Via di Acqua Bullicante, 251.
Ho depredato una delle sorelle di mia madre.
- Hai rubato in casa? - No.
Non c'è bisogno. Basta terrorizzarle.
La prima che mi capita delle quattro sorelle,
urlo un po' e quella per paura sborsa.
- Mi vendico. - Di che?
- Di cosa? - Mia madre...
Quella tutta la vita ha coperto mio padre,
che è come me, spiccicato, identico. Delinquenza, tutto.
A me non ha mai coperto.
Con mio padre, mio fratello, solo con i maschi. A me niente.
Allora mi vendico.
Così, senza piacere.
Vendetta d'amore.
[voci indistinte]
E allora avreste dovuto vedere come insisteva.
Io l'ho dovuto mettere alla porta.
Gli ho detto: "Non tornare mai più.
Non è cosa.
Mi hai stufato. Hai capito?"
E ho sbattuto la porta.
[ridono]
[parlano indistintamente]
- Vieni con me. - Ma dove?
Ssh, ssh, ssh!
Iuzza, dove?
Oddio. Dove siamo?
Digli di fermarsi, che devo scendere.
- Si fermi, per favore. - [uomo] Siì.
- Non stai bene? Eh? - No. No.
- Paga tu. Ho i soldi nella borsa. - Sì.
Ah...
- Tutto... Sì. - No, occhio.
Sto bene. Sto meglio.
- Scusami, Goliarda. - No.
[si sforzano, ridono]
Che ti ridi? Ridi su questo cazzo!
[Roberta] Uh!
Buonasera, carabinieri.
[ridono]
Mi hai fatto prendere un colpo, scema.
Goliarda.
[Goliarda ride]
[Goliarda] Che bello vederti.
Grazie per essere venuta.
- Barbara cara. - Ti trovo bene.
Allora, vi piace o non vi piace la mia profumeria?
Sapessi che buco infame che era prima.
- Hai fatto tutto da sola? - Sì.
Guarda questo vellutino.
Non sembra alcantara?
È bello, eh?
Mi è costato un occhio della testa, però ne è valsa la pena.
E il bambù?
Mi toglie il fiato.
Però io volevo che il primo negozietto mio fosse il più bello di Roma.
[Roberta] Ma che è questo?
Guardi quella macchia?
- È muffa. Domani... - E infatti.
- Sento. - Sì, ma domani la sistemano.
Non è niente, è una cosa da poco.
Viene la gente qua?
Beh, all'inizio non ci veniva nessuno. Dove l'avevano mai vista
una sciccheria del genere ad Acqua Bullicante?
Poi un amico mio orefice...
Vabbè, ricettatore, però onesto,
mi ha detto: "Buttalo giù tutto
e rifallo adatto a questa borgata". Però io sono testarda.
E poi con tutti i locali di prima categoria
dove mi ha portato il mio uomo,
mi richiudevo in un bugigattolo triste? Tanto valeva stare con voi a Rebibbia!
E adesso come va? Va bene?
Va bene, vengono a frotte! Non è che va bene.
Devi vedere come si vestono.
Sembra vadano a teatro. Più si conciano e più spendono.
Barbara, a te non frega niente di questo negozio.
- Dici che ho esagerato? - Eh, sì.
Come quando vuoi farti piacere quello che piace agli altri, ma non ti interessa.
Non ti fare di nuovo il carcere.
Almeno per un po', resta con noi se ci riesci.
Chiudiamo.
- [Roberta] Ciao. - Ciao.
Questa è Goliarda, te la ricordi?
No, non me la ricordo.
- Vabbè, ora sta con noi. - Sì.
[Roberta ride]
[Barbara] Perché non dici niente?
Diglielo che io chiuso in carcere ho un amore che è una favola.
E che devo stare fuori a lottare per farlo uscire.
E in galera non ci voglio tornare.
Mi è bastata una volta e stavo per farmi ammazzare.
Lo sai che mi ha fatto questa delinquente?
Poi per cosa? Per uscire un mese, a quel prezzo?
Mi devi spiegare perché vieni a propormi certe cose davanti a un'estranea,
scusa, non ti offendere, cose che non voglio ripetere.
Te lo dico io perché l'hai fatto. Ti sei divertita a farmi prendere aria.
E ora vuoi divertirti a farmi tornare dentro, bella amica.
A farti tornare dentro? Non sei all'altezza.
Ti sei fatta un anno e hai avuto tante idee strane,
come i ragazzini al servizio militare.
Che stai facendo qua?
Costruisci questo nido, questo negozietto per Tano? Quello è cresciuto in carcere,
pensi che quando esce, si mette qua a fare i conti, a servire, a seguire orari?
Beati voi che siete cresciuti in carcere, ma io non ci voglio tornare.
- E Tano è contento che io sto qua. - E certo, anch'io sarei contenta.
Questo è un modo per tenerti occupata
onestamente durante la sua detenzione, così sa dove sei.
Questa è la garanzia di ritrovarti dove ti ha lasciata.
- Che ti ridi? - In effetti, hai ragione.
Non puoi capire che lettere mi scrive, è geloso.
- Non ci capisce niente. Sta soffrendo. - Ci credo.
Hai ragione, sono giovane, cazzo.
E se cominciassi a uscire con certi uomini, no?
Tipo... hai capito che ti voglio dire?
[Roberta] Sei un genio, non ci avevo pensato.
Sei proprio innamorata.
[Barbara] Tantissimo.
- Fammi vedere queste ferite terribili. - Ferma, che mi fai male.
Fammi vedere.
Guarda che cazzo mi hai fatto, mi sa che mi devo fare la plastica!
Ma quando ti ho fatto il primo taglio,
non sembravi nemmeno spaventata, dicevi: "Vai con l'altro".
Guarda che cicatrici, mi sa che mi devo fare la plastica!
Ma quando ti ho fatto il primo taglio,
non sembravi nemmeno spaventata, dicevi: "Vai con l'altro".
Se per il dolore impazzivi e dicevi che ero stata io,
quelli ti chiedevano: "Come hai fatto? Chi ti ha aiutata?"
Se mi ero sbagliata? Se eri un'infame sotto quest'apparenza da dea?
Sai quante ne ho viste? Mi beccavo l'accusa di tentato omicidio!
- Ci mancava solo quella. - Povera Roberta.
Ma dove la trovi un'amica che si espone a tanto per il tuo bene?
[suona "The British Road" di Robert Wyatt]
[ride]
[Roberta] E hai il coraggio di negare a un'amica così un piccolo favore?
Vabbè, lo faccio.
Basta, però, non mi chiedere più niente.
Brava!
- Dai, vabbè... - Mi devo fare, ma non ho la roba.
Hai uno qua fuori di sicuro che...
- Non ti aiuto. - Per favore, devo festeggiare un attimo.
[Barbara] lo sono moralmente contraria all'eroina. E lo sai bene!
- Non iniziare a fare la moralista che... - Quanto sei bella adesso
- che sei lucida così. - Ah, come adesso, dici?
Questa dea cogliona.
Ma se è dalla sera stessa che sono uscita che mi faccio?
Ora non dici più niente?
Pure tu ti fai prendere per il culo. Ma lo sai che muoiono più ragazzini per strada?
Col cazzo che mettono fuorilegge le moto, il fumo.
Poi c'è modo e modo di drogarsi, guarda i politici o gli uomini d'affari.
- Non ti aiuto. - Vabbè, ciao. Grande, grande.
- Basta che mi trovi uno sicuro. - Sì, sì.
- Non ho chiesto niente di che. - Parla da sola.
[Roberta] Mamma mia, oh.
Fa la moralista.
- Eccola. - Te l'avevo detto.
Che avete da ridere?
Ma niente, non capivamo dove fossi finita.
Ci siamo spaventate e siamo entrate senza bussare. Scusa...
E perché dovevate bussare?
Ah, certo, a te non piace farti vedere nuda.
- Oh, ancora! - [Goliarda] Sì.
- Non ti piace. - Ma che vuol dire?
Voi volevate bussare perché mi trattate come le vostre mamme e zie.
Perché conoscete la mia età, ma questo non è leale.
È sleale al massimo.
Ma sleale cosa?
Tu piuttosto sei aggressiva, sei fissata con questa cazzo di età.
- Io non ho problemi a farmi vedere nuda. - Ecco.
Non ho problemi.
Oh, sapete che cosa? Ora mi faccio una bella doccia.
- Facciamo cosiì. - Fattela fredda, già che ci sei.
Così ti si leva la stronzaggine di dosso.
Oh, facciamola insieme.
Dai. Facciamo la doccia insieme.
Oh, Barbara, dai.
Per favore, sei stata così brava a sistemare tutto.
È così bello qua. Avessimo avuto a Rebibbia questo bagnetto personale...
Eh?
Dai, dai, dai. Goliarda è già nuda.
- Per favore, Barbara! - Sono quasi asciutta.
[Roberta] Dai, dai, facciamo finta che stiamo ancora là.
Insieme a sognare, dai.
Però al volo, facciamo la doccia e poi mangiamo.
- [Roberta] Dai, dai, dai. - Quando vuole qualcosa...
Che cavolo, oh!
Guardala quant'è sexy.
[Roberta] Che stai dicendo?
Che sei un pericolo pubblico numero uno.
Ma stai zitta.
Che poi, a pensarci bene, non capisco perché mi piace una piccoletta come te.
A me le donne non sono mai piaciute. Non mi hanno mai fatto effetto.
Beh, con tutto il tempo che abbiamo passato in cella a Rebibbia,
è un peccato non aver avuto una storia.
Anche a te piace, Goliarda?
No, ecco, fermati. No.
Non voglio sapere se piaccio a Goliarda, né se a me piace lei.
Tu vuoi solo evitare che nasca qualcosa tra noi,
- tipico terrorismo da moglie. - No.
Volevo solo sapere se sentiva quello che sento io.
Basta, zitta. La pianti di fare il maschio? Basta.
Prima la moglie, poi il maschio, stai impazzendo?
Dobbiamo smetterla di passare da atteggiamenti maschilisti
ad atteggiamenti donneschi,
che sono la stessa cosa. Prima rimpiangi di non avermi scopata,
poi sospetti che l'abbia fatto lei, allora indaghi.
Queste cose succedono se devono succedere. Va bene?
Basta, senti, io ho fame.
È tutto bagnato.
- Chi me l'asciuga? - Chi te l'asciuga? Tua moglie.
Scema.
[voci indistinte dalla strada]
Non essere triste, Goliarda.
Guarda che non sospetto più di te.
Ti fa male?
No.
[Goliarda piange]
Sanno di mare.
[Goliarda ride]
Non piangere.
Non piangere.
Gnegnegnè. È pronto.
Vado a prendere le scarpe.
Wow, che tavola!
Neanche quella di Suzie Wong, brava.
Oh, Barbara. Ci vediamo domani sera, eh?
Ci conto, mi servono i soldi.
Perché i compagni sanno che sto in libertà, si aspettano aiuto.
Devo pure pagare l'avvocato del cileno.
Quante volte ti devo dire di sì e quando mai ti dico di no?
- Mai. - Facciamo così.
Domani andiamo all'Hilton e ti presento il pianista.
Ma sia chiaro,
se si tratta di fare due chiacchiere, per me non c'è problema, altrimenti...
Tranquilla, questo è.
- Sicura? - Beh, sì.
- Sto tranquilla? Mmm. - SÌ.
Neanche a me va.
Che pensi?
[Barbara] Va bene.
Buoni sì, sono della rosticceria qua a fianco.
[Roberta] Grazie.
- Buoni. Oh, eccola. - Buoni sì.
Ma questo prosciutto come me lo mangio?
Con la pizza.
- Mmm. Buona. - Goliarda.
Vieni, siediti.
Ma io mi aspettavo gli spaghettini, sinceramente.
- Non ho il fornellino. - Eh...
Ce lo metti, scusa.
C'era a Rebibbia, non lo puoi avere qua?
- Sì, infatti. - Anche un bel letto a castello.
Sì? E una bella grata?
- Chiusa a chiave. - Passami la mortadella.
Che bello che siete state con me stasera.
Anche per voi il ricordo di là non si è perso.
Questa riunione non finirà mai.
O solo quando finiranno i viveri,
l'acqua, la luce,
moriremo tutte e tre...
[ride]
...e dopo secoli, quando si decideranno
a sfondare questo tempio dell'amicizia,
ci vorranno gli archeologi
per sapere chi erano quelle tre mummiette
ritrovate intatte
in un negozio pre-guerra nucleare
in via dell'Acqua Bullicante, 251.
[suona "The British Road" di Robert Wyatt]
[voci indistinte]
Eccomi.
Ciao, ragazze!
Ciao, Barbara!
Ciao.
E adesso?
Adesso ti accompagno a casa.
[Goliarda sorride]
Chissà se veramente dormono.
Tutti assediati in quelle stanze.
Io, di notte, quando sono sveglia e non riesco a scrivere,
mi metto a spiare il sonno della città.
[Barbara] E perché scrivi?
[Goliarda] Per "stronarmi".
- Come fai tu con l'eroina. - [Roberta] Ah.
"Stronarmi" non l'avevo mai sentito.
[Goliarda ride]
Che macchina ti piace?
Io non ne capisco un granché di macchine.
Allora decido io.
Ssh, ssh, ssh!
Sali!
Questa macchina è bellissima.
Che tipa che sei.
Non dici niente?
Non protesti?
Perché sei una criminale.
Sei una criminale.
Esattamente come me.
[suona "Blues in Bob Minor" di Robert Wyatt]
Oh, cazzo. Reggiti.
[Goliarda ride]
[Roberta] Meno male che hanno fermato quell'altra.
Ci mancava questa stasera.
Vieni un attimo.
Io abito là dentro.
Un giorno mi ci porti?
Mai.
Oh, andiamo, bella!
["Blues in Bob Minor" continua]
Vado a prendere due birre.
Passami la borsa. Sennò...
[Roberta ride]
Ascolta.
Se un giorno io non ne potessi più di questo mondo
e ne volessi uscire,
tu mi aiuteresti?
Mi inietteresti un'overdose per aiutarmi?
Certo.
Se proprio lo volessi, certo che lo farei.
A te serve una dose da cavallo, però. Mi sa.
[Goliarda ride]
[Roberta] Come ti hanno scoperta?
[Goliarda] Beh...
Perché, non so come,
sono finiti a una fiera del gioiello.
[ridono fragorosamente]
Qui a Roma.
E la sua cameriera, poverina,
chissà perché, era andata a vederla,
e chiaramente li ha riconosciuti...
[Roberta] No!
No, ti prego! Che sfiga!
Anche tu, che scema, però, Goliarda.
La prossima volta ti porto io da uno sicuro.
Però questa cosa mi fa impazzire.
Magari mi portava
nei ristoranti più cari, mi portava in vacanza.
Poi mi rifiutava le 100.000 lire che mi servivano per...
fare qualche copia del mio libro,
per mandarlo in giro, per farlo leggere.
Quel libro sono io!
Ci sono anni di lavoro dentro.
È tutto quello che ho fatto.
- L'ho preso per te. - Grazie.
Una bella stronza, l'amica tua.
Sì.
Forse ne ero anche un po' innamorata. Mmm.
Eh, sì.
Quando lei ha capito che non avevo più un soldo,
ha cominciato a trattarmi male.
Come una schiava.
È sempre negli amori per le donne che mi perdo.
Con gli uomini...
è più semplice. Eh?
Le ho rubato i gioielli
per metterla alla prova.
E ti sei fatta scoprire.
[Goliarda ride]
Mi dispiace, devo andare a casa.
Mi devo fare.
Poi quando ti capita una bella serata, ti viene voglia di finirla con la droga.
Ti lega, ti leva tutte le cose belle della vita.
Mannaggia, sennò stavamo insieme tutto il giorno,
facevamo le 24 ore dell'amicizia.
Sì.
E della macchina che te ne fai?
La macchina la lascio a qualche isolato da casa mia, la ridiamo al proprietario.
Tempo fa lasciavo un bigliettino di ringraziamento,
adesso per l'articolo 1, sono delinquente abituale.
Non posso rischiare.
Un bacione. A presto.
Un bacione.
[uomo] luzza.
[ridendo] Angelo.
- Ti spaventi? - Non mi aspettavo che venissi.
Nemmeno io.
Mai fare sorprese.
Ma no.
È che non me l'aspettavo.
Ma che è successo?
E niente, abbiamo dovuto interrompere le riprese,
- e tutto per colpa mia. - Ah.
Questa è la scena: campagna isolata,
super produzione americana, soldi a buttare,
scenografie imponenti, costumi fastosi.
Arriva il momento mio col protagonista, quello deve finire il suo monologo.
Deve dire: "Where is Don Jaime?"
E io correndo: "Coming, my lord!"
Facevi il servo?
[ridendo] Sì, facevo il servo.
Ruolo piccolo, ma ricco di sfumature, come al solito.
[Goliarda ride]
Vabbè, niente, quello si interrompe, guarda il cavallo,
guarda me, guarda di nuovo il cavallo
e crolla a terra disteso con tutta l'armatura, stecchito dal caldo.
Ma te lo immagini?
Se tutto va bene, riprendiamo tra due giorni.
E quindi eccomi qua.
Mio marito e i Borgia.
Tuo marito li ha stesi i Borgia.
Vado a fare un caffè e ce lo prendiamo a letto?
Sì.
Muah!
Dormi?
No.
Come stai?
Bene.
Lo vedo.
Sono le delinquenti che ti fanno stare bene?
Sì.
Eri con loro stanotte?
Sì.
Io quando sono con loro,
mi sento ancora dentro.
Che tipa che sei.
[Goliarda sorride]
Ma sì.
Con quelle donne a Rebibbia, mi sembrava...
di avere una libertà pazzesca,
impensata.
Loro stanno dentro anche quando stanno fuori.
Non ne escono, capisci?
E così...
quando stiamo insieme,
mi sento dentro anch'io, libera.
Che fai?
- Volevo proporti un taglio. - Angelo.
Dai, lasciamo stare.
Ci siamo accaniti tanto, non ne posso più.
Tanto non sarà mai pubblicato.
Dovrei solo dargli fuoco.
Iuzza, ma che dici?
Piuttosto mi do fuoco io.
Quando hai per le mani un capolavoro,
hai per le mani un capolavoro. Quindi io non...
non posso capire perché questo astio, questa...
questa... Perché?
Per una differente visione politica? Filosofica?
Perché...
No, se hai per le mani un capolavoro, hai per le mani un capolavoro.
Vieni qui.
Balliamo? Balliamo?
Dai, balliamo. Balliamo?
[sottovoce] Balliamo.
[sottovoce] Non so ballare.
[suona "In a Sentimental Mood" di Duke Ellington]
[sorridono]
Sei tu, la gioia.
Solo per te.
A me va benissimo.
[musica continua]
[Barbara urla]
[dialogo non udibile]
Ehi!
Non mi vedi? Sei uscita!
Sei uscita.
[Suzie] Grazie, grazie.
Bella mia.
Suzie.
[Goliarda] Questa è la limousine di James Dean.
- Hai visto che bolide? - Grazie.
[Roberta] Ragazze, non era per noi.
[ridono]
[parlano indistintamente]
James Dean!
Oh, piano!
[ridono]
[parlano indistintamente]
[Barbara] Aspetta!
[urlano]
- Aspettate. - Mamma mia!
- Goliarda. - Siete veloci!
- [Roberta] Forza! - [Suzie] Siete veloci.
S Amore, amore, amore S
s Amore mio ;
è In braccio a te dimentico ogni dolore $
s Fammi restare con te, altrimenti muoio S
s Fammi restare con te, altrimenti muoio S
[donna] S Non piangere, amore, non piangere S
[donne] S Amore mio +
s Non piangere, stai tranquillo S
S Su questo cuore s
è Ma se ti fa soffrire S
S Dimmelo pure $
+ Quello che mi devi dire S
S Dimmelo pure $
[parlano e ridono indistintamente]
- [Barbara] Goliarda! - Eh?
- Vieni, ti faccio vedere una cosa. - Eccomi.
[telefono squilla]
- Pronto? - [Roberta] Ti devo parlare.
Domani. Ci vediamo alle 18:00 al deposito bagagli della stazione Termini. Ok?
Va bene.
Ma che succede, Roberta?
Niente. Una sorpresa. Ciao.
Ciao.
[voce indistinta dall'altoparlante]
Oh.
Ciao.
Ma sei puntualissima.
Che c'è?
- Fa caldo. - Mmm.
Tu preferivi riposare ai Parioli.
No, no, no.
- Se c'è tempo, basterà un buon caffè. - Certo.
Passa tutto.
C'è tempo. La tua amica ti conosce.
È prudente.
Andiamo al bar, così parliamo un po'.
Vieni.
[voci indistinte]
[Roberta] Rocco.
- Rocco. Ciao. - Ciao, bella.
- Mi porti due caffè e acqua minerale? - Subito, volo.
Che guardi? Lo conosco da una vita.
È inutile che spalanchi quegli occhioni da ladra, mamma mia.
Ladra conclamata.
Non di gioielli.
Di storie, di vite.
Beh, ladra di storie lo sono.
Ti devo dire una cosa.
Dimmi.
Quella notte che ho dormito da te che la mattina dovevo andare via presto,
mi sono svegliata
e mi è presa una curiosità folle per la tua cassapanca piena di fogli.
L'ho aperta. Ma in preda a un raptus.
Quanto hai scritto?
Non hai mai pubblicato niente?
No, qualcosa ho pubblicato.
Anni fa.
Se vuoi, te lo faccio leggere.
E poi c'erano... le lettere di tua madre.
E tua madre ti ha amata tutta la vita.
Ti ha scelto, ha protetto la tua libertà.
È bello, vero?
E la ladra sarei io?
Sì, è vero.
Io invece mia madre la odio.
Da quando mi ha rifiutato per mio fratello, la odio.
Il guaio è che ho capito che quell'odio era amore.
Una dipendenza assoluta.
Io non voglio più amare nessuno in quel modo.
Roberta.
Basta con questa storia delle famiglie.
Io non ne ho più una da quando ho 13 anni.
Ecco i caffè.
Eh, sì.
Basta.
- Roberta, fammi fare qualcosa. - No.
O no?
- SÌì. - [Roberta] Te ne vai?
A disposizione.
Ora perdo anche l'altra famiglia.
Gliel'ho detto ieri in faccia che mi dissociavo.
Questo loro non lo perdonano.
Si vendicano, soprattutto se ti beccano in carcere.
Come cazzo faccio a mentire?
Va tutto storto, azioni a cazzo, gente che pensi stia in galera
e si scopre che è in Nicaragua. Che devo fare?
Devo sparire, Goliarda. Me ne devo andare.
"Devo", dico.
Devo, poi so che non lo farò.
Ma che succede?
Dopo il caffè, ci prendiamo due whisky on the rocks.
- Rocco, mi porti due whisky? - Eccolo!
- Certo. - Uno doppio.
- Doppio? - Doppi.
- Con un sacco di ghiaccio. - Va bene. Arrivo.
Ti voglio bene, Goliarda.
Tanto.
Anche io.
Ti ho sognata, sai?
Quella notte che ho dormito da te.
F...
praticamente...
mi vergogno con te a parlare
di certe cose erotiche.
Io che ho fatto di tutto, se lo sapessero a Rebibbia,
perderei tutta l'autorità che ho.
Vabbè.
Ti ho sognata e ho capito
che non c'è niente di più esaltante
di quel rapporto amoroso che chiamano incesto.
Ah, cazzo, non voglio.
Non lo vuoi perché un incesto è possibile
solo con la propria madre carnale.
E io non ti ho partorito, Roberta.
Non ti scordare.
Cosa vuoi da me?
Pace.
Va bene. L'avrai, la pace.
Adesso basta, stiamo dando uno spettacolo buffo.
Non me ne frega niente.
Pace.
[Rocco] Roberta, ma che fai?
Parti per sempre che ti attacchi così al collo della signora?
Rocco, perché non ti fai i cazzi tuoi?
Lo so, hai ragione.
È che è istruttivo vedere l'affetto di una figlia per una madre.
Oggi poi! Va bene così il ghiaccio?
O forse non è la mamma?
[Goliarda ride]
Non sta partendo. È che abbiamo avuto una discussione,
prima, e adesso,
sta così perché abbiamo fatto pace. Sa com'è, come sono i figli, mammoni.
Beata te che hai una mamma così bella e buona.
La mia, se le rispondo male, si rivolta con il coltello in mano,
e se non scappo, mi fa a pezzi per lo spezzatino.
Con quello che costa la carne oggi, poi...
Sei di una sicurezza, di un'arroganza bestiale.
- Perché? - Perché?
Qualunque donna si sarebbe offesa a sentirsi dare della madre.
- Ho 30 anni. Vaffanculo, sì. - Non è vero.
- Sì, sì. Sei insopportabile. - Perché?
- La tua sicurezza! - Tu sei insopportabile
con questi appuntamenti del cacchio che mi dai!
Insomma, quale sarebbe questa sorpresa? Eh?
Che mi avevi annunciato?
Di venire a bere un pessimo whisky in questo bar, come al solito?
È un tempo gratis il tuo, è un tempo carcerario!
Io ho da fare.
Sì, ridi.
- Oh, senti. lo me ne vado. - Che hai da fare?
Mannaggia a voi stronze,
viziate dal dolore del carcere!
Perché se credi di ricattarmi
con quel tuo povero destino di drogata coatta, ti sbagli!
E quella perché è cresciuta in collegio, quell'altra in orfanotrofio,
e quell'altra, poverina, in mezzo a troppa ricchezza!
È sempre colpa dei genitori?
È sempre colpa della società?
- Ci mancavi solo tu. - Sei bella quando ti incazzi.
Perché che non lo fai più spesso? Sei bella...
Anche tu sei bella quando ti menano.
Goliarda, ferma. Stai buona, ferma!
Oh!
Riprenditi i soldi, che non ne hai.
- Pago io. - Il cappello...
[Roberta] Che vi guardate? Non avete una vita?
[ride]
[altoparlante] ...134 delle ore 18:30
per Palermo Centrale, in partenza dal binario 8.
Coraggio, bella, che stiamo andando verso la sorpresa!
Sai cosa me ne frega della sorpresa?
- Con quello che m'hai fatto passare. - Eh, non ti incazzare.
A me la stazione mi ha sempre fatto l'effetto di un rivelatore di anima.
Ho sempre capito un sacco di cose alla stazione.
Comunque io a casa tua da sola con te non ci devo più stare.
Andiamo.
[voci indistinte]
Andiamo.
E adesso questo che cos'è?
Lo sai che per farmi mi ci vogliono 50.000 lire al giorno?
Pensa se riuscissi a non farlo più.
Ti potrei mantenere io.
Potresti scrivere i romanzi in santa pace.
Lo accetteresti?
Certo che lo accetterei.
E sarei molto orgogliosa di te.
Però adesso, devi parlare chiaro. Basta.
Che cosa c'è qua dentro?
- Droga? - No.
C'entra con la banda armata?
Sei in pericolo?
Chi era quello che hai guardato nel corridoio? Ti ho visto!
- Nessuno. - Come no. Nessuno.
Da Rebibbia avrei voluto capirci qualcosa di tutta questa follia.
Avrei dovuto parlare con le politiche. E invece?
Sono finita a correrti dietro.
Guarda che io sono il top del brigatismo.
Allora, ti ricordi quella volta in metropolitana,
quel ragazzo che mi ha passato quella cosa?
- Sì, me lo ricordo. - Era una lettera.
Una lettera.
Qui dentro ci sono dieci anni di lettere,
e non solo dei detenuti politici,
ma anche dei comuni, che poi sono le più belle, le più politiche.
E io tengo i contatti tra i genitori e i figli,
faccio uscire fuori le testimonianze degli abusi, i pestaggi,
trasferimenti improvvisi, punizioni, tutto.
Questo è il lavoro mio.
Quello che io considero tale, l'unico degno, alla fine di questa storia.
I soldi che raccolgo mi servono per pagare gli avvocati.
Per difendere i carcerati. Vedi la ladra.
Guarda, guarda, guarda.
Ti cambiano gli occhi.
Sono per te.
Ladra, sono per te.
Perché?
Perché per me?
Perché a casa non le posso tenere.
E se finisco dentro e me le trovano, le bruciano.
Per loro è una vergogna avere una figlia come me.
Cosa vuoi che faccia?
Scrivi.
Scrivi.
[ride]
Questa... questa è di Marcella.
[bisbiglia]
Senti questa.
Roberta?
Roberta.
Roberta!
[ride]
[urlando] Roberta!
[suona "Memories" di Robert Wyatt]
La signora Goliarda Sapienza. Scrittrice.
Anche lei ha visto il carcere dal punto di vista di laurea e di università,
ha scritto "L'università di Rebibbia",
risultato di una sua esperienza.
Che cosa ha imparato in questa università che non sapesse prima?
Intanto ho imparato, cosa che già sapevo,
che si è fatto pochissimo nel nostro Paese...
- [Biagi] Questo lo sanno tutti. - SÌ.
Ma andando lì lo tocchi con mano.
Quando io sono entrata, avevo ancora questo falso concetto
e che era per coprire la mia coscienza
di persona che sta fuori e dice: "lo non entrerò mai in carcere".
Perché prenderà i più deboli, afferrerà i più deboli,
afferrerà quelli che sono delinquenti.
Quando sono andata lì dentro, io ho constatato
che sono i più forti.
Io sono uscita, le mie più grandi amiche adesso entrano ed escono dal carcere.
Perché c'è anche il problema che si affezionano al carcere.
In questo mondo dove tutto viene dato facile,
dove tutto viene proprio propagandato
per il consumismo, come adesso si chiama, tutta questa spinta ad avere...
- [Biagi] Bisogno di emozioni? - È anche questo.
Lei non si offende se io ho qualche perplessità su questa letizia.
- [Goliarda] Come tutti. - Niente umilia le donne in carcere?
Tutto umilia le donne, tutto.
- E sono contente... - Si abituano.
Perché la donna venendo da una grande repressione,
si adatta più facilmente.
Anche per questo nel carcere femminile c'è meno violenza.
Cosa ho imparato? Ho imparato di nuovo, lei non ci crederà,
perché quando parlo del carcere, mai nessuno mi crede...
- Perché non le devo credere? - Nessuno mi crede.
È un punto di vista che mi lascia un po' perplesso.
Sì, sì. Ma io non dico che il carcere è bello.
Ci sono tanti modi di essere felici.
Certo, ma io non dico che il carcere è bello.
Non ho mai detto questo.
Però il carcere è come il fuori...
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