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Nel giugno 1506, dopo sei anni di assenza, Leonardo rientra in Milano.
(DIALOGHI INDISTINTl)
(MUSICA NOSTALGICA)
(LA MUSICA SI FA Pl� ALLEGRA)
(CRESCENDO EMOzlONANTE)
Eh, no, adesso si esagera! Anche seduti sul tavolo!
Via! Via con quella roba l�! Via! Via!
Padre Agostino, aiutatemi a fare l'altro tavolo. Qua non si vive pi�!
(in milanese) E non si mangia pi�!
Due anni, prima! Due anni buoni chiuso il refettorio per fare quella pittura l�!
E adesso tutti qui a dipingere e disegnare come se si fosse a scuola.
Questo � un posto per mangiare, la scuola la si fa sui banchi!
Eh, vi dico che quella pittura l� � una vera disgrazia!
- Intanto bisognerebbe fare una porta diretta con la cucina.
che non si pu� mangiare!
Pazienza un corno!
- Ma...
stravaccati... - Ma quello non � Leonardo?
(MUSICAALLEGRA)
il maestro!
Quello che accadde alle Grazie si ripet� anche in San Francesco Grande,
davanti alla "Vergine delle rocce".
Mai dipinti al mondo furono maggiormente studiati in Italia.
FRATE: II maestro!
Quelle due opere che ha lasciato a Milano
sono divenute il modello stesso della pittura.
- Il maestro! - A Milano, Leonardo scopre di essere "il maestro".
La sua arte, destinata a lasciare un'impronta su tutta la pittura lombarda,
s'� imposta in modo trionfale.
Carlo d'Amboise, governatore del ducato di Milano,
� un valoroso guerriero e un intenditore d'arte.
Giovane e raffinato, ama tutto ci� che � bello.
Le belle donne e le cose belle.
E accoglie Leonardo come un principe, felice che abbia deciso di tornare a Milano.
Sarei felice di trattenermi qui, ma non credo di poter rimanere pi� di tre mesi.
Solo tre mesi.
Poi devo tornare a Firenze, ho impegni con la signoria.
E poi, Pier Soderini...
Ma non � possibile, noi vi aspettavamo!
Sua Maest� non permetter� mai che ve ne andiate.
Sapete che quando ha visto la "Cena" voleva far segar il muro per portarselo in Francia?
ma la cosa era troppo difficile.
No, voi resterete. Scriveremo noi a Pier Soderini.
Rispondetegli cos�:
All'eccellentissimo signor maresciallo Carlo d'A mboise eccetera - con tutti i titoli -
che abbiamo avuto l'onore di ricevere la sua lettera riguardo il suo desiderio
d'intrattenere a Milano maestro Leonardo da Vinci, ma... ma...
Ma che il detto maestro Leonardo - pigliate nota -
s'� preso buona somma di danaro per dare piccolo principio a una grande opera
che doveva fare e che non ha fatto.
Sua maest� Luigi Xll, re di Francia.
- Ma perdonate, siete voi l'ambasciatore della signoria di Florentia? - S�, Maest�.
- E qual � il vostro nome? - Pandolfini, Maest�.
Ah, signor Pandolfini.
Poich� siete l'ambasciatore, bisogna che i vostri signori a Florentia mi ascoltino bene.
Fate loro sapere che io voglio che il maestro Leonardo rimanga a Milano
fino a che io stesso non sia arrivato a Milano.
Mio signor Pandolfini, scrivete di questa maniera che io vi dico a Florentia
e mi mostrate la lettera prima di affidarla al vostro corriere.
Vorrei far notare a Vostra Maest� che a Milano Vostra Maest� � in casa sua
e pu� ordinare a Leonardo di non partire.
Fate come io vi ho detto.
- Quali opere da maestro Leonardo Vostra Maest� vuole avere? - Non so ancora,
chiss�, forse gli ordiner� di fare il mio ritratto.
di grandissimo ingegno, Maest�. - Lo so.
- E voi, signor mio, Io conoscete? - S�, certo. Da molti anni.
Allora scrivete voi medesimo a maestro Leonardo
che non lasci affatto Milano in attesa che la signoria di Florentia gli scriva.
Questo colloquio, avvenuto nel gennaio del 1507 nel castello di Blois in Francia,
ci � pervenuto cos� come l'avete sentito in una relazione dell'esterrefatto Pandolfini
alla signoria di Firenze.
Ma Luigi Xll non si accontenta di questo.
Tr�s cher et grand ami...
"Tr�s cher et grand ami,
pour ce que nous avons necessairement besoin de ma�tre L�onard � Vinci,
peintre de Votre cit� de Florence,
ecrivez-lui de sorte qu'il ne se parte de la ditte ville en fin � notre venue,
ainsi que j'ai dit � votre ambassadeur' Cio�...
Cio�, scrivetegli di non partire come ho detto al vostro ambasciatore.
"Et Vous nous ferez tr�s grand plaisir en ce faisant' Cio�...
Cio�, ve ne saremo molto grati.
"Ecrit de Blois, le 13�me jour de Janvier. Louis".
Dal castello di Blois, Louis.
Carissimi amici! Ci chiama "carissimi amici" e poi "scrivete", "fate", "ordinate"!
E tutto questo per un imbrattamuri.
Sedete! Scrivete! Rispondetegli cos�:
Alla nobilissima cristianissima maest� Luigi XII per volont� di Dio re dei francesi.
Ossequienti alla Vostra domanda,
siamo ben lieti di concedere al nostro illustre concittadino Leonardo da Vinci,
secondo l'augusto desiderio...
(MUSICA DOLCE)
[LEONARDO: L'acqua che tocchi dei fiumi � l'ultima di quella che and�
e la prima di quella che viene.]
[Cos� il tempo presente.]
E il tempo presente, forse per la prima volta nella sua vita,
che pare cos� priva di avvenimenti e in realt� � cos� intimamente tormentata,
� per lui un tempo di pace, di riposata dolcezza.
(MUSICA DOLCE)
Dimenticata Firenze, egli si � stabilito a Milano, vicino a San Babila.
Ma gran parte del tempo lo passa a Vaprio d'Adda,
nella villa di Gerolamo Melzi, capitano delle milizie milanesi.
Il figlio di Gerolamo, Francesco Melzi... (SPARO)
Salay con i cacciatori!
(ABBAIARE DI CANl)
Abbiamo sparato!
Dall'altra parte, di qui, dai!
(VOCI INDISTINTE E ABBAIARE DI CANl)
(SPARO)
Francesco Melzi aveva 17 anni, cos� dice il Vasari che lo conobbe anni dopo
e lo interrog� a lungo prima di scrivere la Vita di Leonardo.
"Francesco Melzi nel tempo di Leonardo era un bellissimo fanciullo molto amato da lui,
cos� come oggi � bello e gentile vecchio".
Pieno di talento, nobile e generoso,
egli nutre per Leonardo un'ammirazione e una devozione completa.
In contrasto con quel Salay che ha occupato con invadenza la vita del maestro,
capriccioso, ribelle, forse insolente,
avido sempre di denaro che con mille scuse si fa prestare e poi mai restituisce.
In contrasto con quel Salay ladro, ostinato, bugiardo e ghiotto,
Francesco Melzi discende da una nobile famiglia.
� nobile di aspetto, di cuore, di sentimenti.
Salay sparir� dalla vita di Leonardo.
Melzi non l'abbandoner� mai. Lo seguir� ovunque, persino in Francia.
Si adatter� per lui, vecchio e malato, alle cure pi� umili. Lo assister� fino alla morte.
(SPARO)
Sentite Salay come grida!
(STARNAzzARE)
L'ho presa a un'ala. Avanti con la barca, forza!
(RISATE)
SALAY: Madonna, com'� fredda l'acqua!
- Senti!
(RISATE)
A Vaprio, per incarico di Carlo d'Amboise
- Leonardo studiava un canale navigabile fra il Lago di Lecco e Milano. - Ehi, gente!
In questo canale navigabile, mai realizzato, per superare i dislivelli del terreno...
- Tieni i cani. - Per superarli, Leonardo inventa un sistema successivo di chiuse,
la soluzione che trovarono 400 anni dopo gli ingegneri del Canale di Panama.
- Maestro, scrivete in arabo? - Perch�? - Io non ci leggo niente.
Ho tanti vocaboli nella mia lingua
che io mi dolgo pi� di non capir le cose che di mancar di parole.
- Ci leggi qualcosa? - Io no!
Leggi qualcosa?
"Conca perpetua..."
- Ma � scritto al rovescio! - Ssh!
Per Leonardo questo � un lungo e sereno periodo di riflessione e raccoglimento.
A Milano, nello studio presso San Babila, riordina i suoi appunti,
che ormai compongono volumi.
- Disegna, Francesco. Disegna! - S�, maestro.
- Di l�, Andrea. Di l�.
(FISCHIETTIO)
vicino all'anatomia.
No, posali gi�. Francesco...
In questi fogli, che pochi anni dopo la morte di Leonardo andranno dispersi,
sono abbozzati vari trattati che egli pensa un giorno di pubblicare.
Il trattato della pittura, il libro della meccanica, il trattato sulle acque.
E soprattutto, il libro di anatomia, per il quale ha gi� pronti 140 disegni.
- S�, maestro?
quelli che avevi ieri dove sono?
(ironico) Francesco! Francesco!
Vieni tu qui, che io non mi ci ritrovo.
(in falsetto) Francesco, Francesco! Quaggi� stai tu fresco!
Ehi, dove corri?
(in falsetto) Mi prendi quel foglio? Quel foglio ch'io voglio?
(CANTICCHIA)
di quell'anno, � entrato a Milano.
Ha subito voluto vedere Leonardo e, cosa inaudita per un re,
- si � recato nel suo studio.
LUIGI XIl: Oh, le voil�! Le voil� notre cher e bien aim� L�onard de Vinci.
che la signoria di Florentia
ci abbia dato la permissione di tenervi al nostro servizio.
vostro studio, in mezzo a tanti capolavori.
- (sussurrando) � il re! - S�, � proprio lui!
- C'est une grande merveille.
- Ed � Iontana dall'essere finita.
Oh, mais cette dame!
La pago quel che volete, ma me la porto in Francia.
Fortuna che � una tavoletta e non un muro come l"'UItima Cena".
nemmeno questa?
- Ma se la Maest� Vostra vuole vedere i progetti del nuovo canale... - S�, vediamoli.
Sar� un'opera grandiosa.
D'A mboise?
Quella vigna sequestrata...
- Il maestro � di nuovo padrone della sua vigna. - (soddisfatto) Ah!
Per manifestarvi la nostra ammirazione abbiamo deciso di concedervi un privilegio
Vediamo i progetti di questo canale, d'A mboise.
dont vous m'avez dit tant de merveilles.
12 once d'acqua, in un epoca in cui l'acqua era come l'oro, erano un dono regale.
Quella vigna regalatagli da Ludovico il Moro e confiscata dai conquistatori,
per Leonardo rappresentava la terra cui era profondamente attaccato.
Un luogo fermo dove sostare un giorno - lui sempre errante da una citt� all'altra -
cos� come potrebbe esserlo un giorno la sua casa di Vinci. Poich� la casa di Vinci � sua.
O meglio, dovrebbe essere sua.
Da qualche mese lo zio Francesco, l'amico grande dei suoi giochi d'infanzia, � morto.
E per sdebitarsi col grande nipote che l'ha sempre sovvenuto con i suoi denari,
gli ha lasciato quella vecchia casa di Vinci e quel poco di terra che aveva intorno.
Voi... Voi volevi sommo male a Francesco e lasciarveli godere il vostro in vita.
E a me ne volete malissimo!
A chi volevi meglio? A Francesco o a me? A te!
Costui sa ch'io non posso alienare l'erede mio. Avete dato tali denari a Lionardo?
No! Voi volesti ch'io fussi erede perch'io non potessi a voi, come erede,
dimandare i danari che dovevo avere da Francesco.
Ser Piero, il padre, era morto tre anni prima senza aver fatto testamento.
I sette figli maschi legittimi, fondandosi sulla illegittimit� di Leonardo,
lo esclusero dalla sua eredit� e si divisero i beni paterni.
Leonardo non reclam�, non disse parola.
Ora i fratelli vogliono di nuovo contestare, sempre per illegittimit�,
quel poco di terra che lo zio Francesco gli ha lasciato.
Il vecchio, per anni, � rimasto abbandonato in Vinci a due passi da Firenze.
E solo lui, Leonardo, nei suoi viaggi da una citt� all'altra, passava a trovarlo.
Solo lui gli inviava il denaro per vivere.
Solo ora che � morto, quei cialtroni piccolo borghesi si rammentano dello zio,
per contestare a lui, grande e famoso, due spanne di terra,
sbandierando la loro legittimit�.
Poich� proprio volete partire, ecco qui questa lettera.
"All'eccellentissimo gonfaloniere Pier Soderini.
Viene oggi l� il maestro Leonardo da Vinci,
pittore del cristianissimo re, al quale con difficolt� abbiamo dato l'iscienza,
poich� egli vuole determinare certe vertenze con i suoi fratelli per l'eredit� di un suo zio.
Acci� possa subito ritornare - acci� possa subito ritornare! -
preghiamo la Vostra eccellenza che essa sua causa sia immediatamente - � chiaro? -
immediatamente expedita, prestandogli ogni aiuto possibile".
E questa...
"A notre cher et grand ami le gonfalonier perpetuel et seigneurie de Florence".
Questa � una lettera scritta da sua Maest�
affinch� il procedimento sia "le plus bref que se pourra".
Andate a Firenze e tornate presto.
vedrete, sar� questione di giorni.
Non fu questione di giorni.
Giorno dopo giorno, la causa non si discuteva mai
e nemmeno si dava inizio agli atti.
Le lettere del re e di d'Amboise avevano procurato a Leonardo solo vuote promesse.
di non potervi ricevere.
e vi dice di attendere fiducioso.
Nell'attesa, Leonardo abitava in casa di Piero Libaccio Martelli,
ricca famiglia fiorentina imparentata coi Medici.
Siedi.
E scrivi:
A Sua Signoria reverendissima il cardinale Ippolito d'Este.
non mi vuole serbare un testamento,
ancora che la ragione sia per me,
vorrei richiedere la Vostra reverendissima Signoria...
di una lettera commendatizia per il signor Raffaello Geronimo,
cui il gonfaloniere ha rimesso la causa.
Dopo il re di Francia e dopo il governatore di Milano,
Leonardo invoca cos� anche l'aiuto del cardinale d'Este.
Ma passano i giorni e la causa dorme sempre negli archivi.
essere proprio nell'impossibilit� di ricevervi,
ma vi assicura che la causa procede e che gli atti sono gi� agli uffici.
E cos� un giorno, sulle scale degli uffici, incontra Niccol� Macchiavelli.
LEONARDO: La causa � sempre al medesimo punto.
Ho fatto scrivere dal re di Francia, ho fatto scrivere dal governatore di Milano,
e poi ora dal cardinale Ippolito d'Este, e la causa � sempre allo stesso punto!
Ser Giuliano, fratello vostro, � o non � notaio qui in Firenze? E la causa l'avete a Firenze.
- (disorientato) S�. - Voi conoscete gli uffici, la burocrazia, gli archivi...
Un ser Giuliano che intriga da vicino vale pi� di un re di Francia che scrive da Iontano.
- E allora cosa mi consigliate? - Andate anche voi per gli uffici, bussate alle porte.
Toc, toc, toc: "Permesso? Caro segretario, ogni cosa dipende esclusivamente da voi,
che siete persona molto potente". Altro ufficio - toc, toc, toc:
"Permesso, signor archivista capo? La causa � nelle vostre mani,
se voi voleste incominciare a dar ordine alla pratica..."
"Messer Giovanni, voi siete il datario
e fissare la data della causa dipende solo da voi. Credetemi, ve ne sar� molto grato".
Datemi retta, fate come vi dico.
Leonardo segu� il consiglio di Macchiavelli e and� a bussare di ufficio in ufficio.
Scusate tanto, sono stato gi� negli uffici, al pianterreno,
- perch� io ho una causa... - (scocciato) Cause, cause... Di l�, avanti!
Qui non ci s'impiccia di cause.
(irritato) Carte, cartacce!
Dall'altro ufficio mi hanno...
Sentite, scusate, dall'altro ufficio mi hanno detto di venire qua per una causa che io...
- Non v'ha spiegato bene, � l'altro l'ufficio. - L'altro?
- Quell'altro... - V'ho detto l'altro.
(MUSICA SCONSOLATA)
Scusate, sono stato nell'ufficio qui affianco e mi hanno indirizzato da voi.
- La mia causa � col notar Giuliano da Vinci. - Mi spiace, ma la causa non riguarda me.
- (irato) Ma se m'hanno detto di venire qui! - Forse qui, ma oltre il banco, l'altro uffiziale.
Di l� del banco, provate.
(CRESCENDO DI MUSICA SEMPRE Pl� TESA)
(collerico) Basta, non ne posso pi�! Voglio che la causa sia discussa!
Non posso mica passar la vita da un ufficio all'altro! "Andate di qua, poi di l�!"
Ecco la relazione che Leonardo scrisse a Macchiavelli
e che troviamo scritta nel Codice Atlantico.
"Messer Niccol�, andai a vedere il registro se c'era il nome di mio fratello.
Il libro non era l�. Fui mandato in molti luoghi per trovarlo, infine andai dal datario
e gli dissi ch'io lo pregavo che domani volesse far leggere e fissare la causa.
Egli rispose che domani era impossibile, che questo domandava troppe cose,
troppe cose le quali non si possono fare".
La causa non si fece mai.
La pulce aveva vinto sul leone.
Leonardo si adatt� a una sistemazione qualsiasi.
Cos� si conclude questo suo secondo incontro con la giustizia e la burocrazia.
E alcuni si domandano ancora come mai Leonardo si sfogasse
a rappresentare gli uomini in questa maniera.
Leonardo non am� gli uomini.
Non fu un santo come san Francesco, che li ama malgrado loro stessi.
O un profeta, come Savonarola, che li ama perch� li flagella.
O un passionale come Michelangelo,
che li ama e li odia perch� ha bisogno di un continuo contrasto con essi.
Leonardo non poteva amarli.
Lo offendevano la loro avidit�, la pigrizia e l'ostinata superbia della loro ignoranza.
Nella prefazione ai quaderni di anatomia, egli scrive:
"Spesso, quando vedo alcuni uomini pigliare un libro,
dubito che come la scimmia se lo mettino al naso
o mi domandino se � cosa mangitiva".
L'intelligenza data all'uomo � un bene incomparabile
e invece moltissimi uomini- egli scrive crudamente:
"...non altro possono chiamarsi che transito di cibo e produttori di sterco,
perch� di loro nel mondo null'altro che cessi pieni rimane".
Fu schivo, aristocratico, solitario.
Ma scrisse anche: "Non mi sazio di servire".
E scrisse: "Non mi stanco nel giovare".
Ogni essere umano giova come pu� e come sa agli altri uomini.
E come egli abbia giovato loro tutta la sua opera lo attesta.
Qui baster� un cenno brevissimo sulla sistemazione urbanistica da lui immaginata.
Mentre i suoi contemporanei, quando fu offerta loro l'occasione
di progettare una citt� di sana pianta, idearono citt� scenografiche,
piazze meravigliose fiancheggiate da ricchi e spesso inutili palazzi,
Leonardo per primo affront� tre problemi fondamentali:
La viabilit�, i servizi igienici - cio� le fognature - e il decentramento.
La citt� che egli immagina � intersecata da canali che portino le merci ai mercati.
Pi� alta di questi canali una rete di strade per carri, cavalli e il traffico veloce.
Pi� alta ancora, all'altezza dei piani delle case, un'altra rete di strade per i pedoni.
Ed ecco, modernissima, una disposizione di case a terrazza.
Aria, fogne, luce, vie di trasporto,
citt� semirurali che avrebbero circondato la metropoli industrializzata:
Cos� egli serviva gli uomini.
Purtroppo, anche questi progetti che avrebbero sconvolto la struttura di Milano,
restarono progetti.
Nel marzo 1511, il maresciallo d'Amboise,
colui che pi� che un protettore era stato per lui un amico, muore improvvisamente.
Una di quelle guerre fra i piccoli stati in cui � divisa l'ltalia scoppia di nuovo,
e i francesi lasciano la Lombardia.
Leonardo trascorre quei tumultuosi giorni a Vaprio d'Adda, nella villa dei Melzi.
Furono gli ultimi di quel periodo di serenit� e di felicit�.
(MUSICA MALINCONICA)
(SALAY RIDE)
Uno dei fogli di anatomia � ancora datato "Vaprio, 2 gennaio 1513".
Ma egli sapeva di non potersi pi� trattenere, di dover partire.
I nuovi padroni di Milano avrebbero infierito su chi aveva lavorato per i francesi,
come i francesi avevano perseguitato chi aveva lavorato per Ludovico il Moro.
Presto, su! Anche voi! Andiamo ragazzi, su!
- Ancora una volta, all'et� di 60 anni, - Su andiamo, si parte.
- Leonardo deve affrontare un viaggio che si presenta oscuro. - SALAY: Ehi, i bagagli!
Giuliano de'Medici, fratello del nuovo papa Leone X,
gli offre a Roma ospitalit� e lavoro.
E ancora una volta, a 60 anni, Leonardo lascia casa, abitudini, amici...
- Maestro, � tutto pronto. ...per una citt� ignota.
Ma stavolta, oltre a Salay, egoista e rumoroso come sempre,
un amico lo accompagna: Francesco Melzi.
Non sappiamo se il giovane lasciasse a Vaprio una madre o fratelli,
o altre persone a lui care.
Sappiamo che non volle abbandonare Leonardo.
(SALAY INCITA IL CAVALLO)
Leonardo scrive:
[LEONARDO: Partimmo da Milano per Roma a d� 24 di settembre 1513
con Gianfranco de' Melzi, Salay, Lorenzo e il Fanfoglia.]
Roma. Senza commerci e senza industrie,
la popolazione gravita e vive attorno alla corte papale.
Subito al di l� delle mura, l'abbandono di una campagna desolata e deserta.
E la malaria, e la febbre, e la vasta distesa delle paludi pontine.
(GRACIDARE DI RANE E VERSI DI UCCELLl)
Giuliano de'Medici, fratello del nuovo papa Leone X,
� il giovane principe che in Roma offre ospitalit� a Leonardo.
Coltissimo, raffinato, era profondamente malato nell'animo e nel corpo
- e non visse a lungo. - Guardate qui.
E ora ditemi, � la vita oppure la morte la signora del mondo?
Giuliano aveva quasi una morbosa ossessione della morte.
"Non � vilt� n� da vilt� procede
se alcun per evitar pi� crudel sorte odia sua propria vita
e desia morte se sanza alcun rimedio il suo mal vede.
Ma molti che hanno il chiamar morte a vile quanto talor sia dolce ancor non sanno".
Vostra signoria non avrebbe potuto scrivere versi pi� belli.
Ma io penso che la natura � pi� presta col suo creare
che il tempo col suo consumare.
Perci� ha ordinato la morte, per far posto ad altre forme di vita.
E cos� la morte stessa � fonte di vita.
Anche tutta questa morta palude potrebbe essere fonte di vita.
Grande impresa risanare le paludi pontine.
La soluzione proposta da Leonardo fu geniale,
molto simile alla soluzione attuata nell'anno 1928.
I lavori furono iniziati. Giuliano finanzi� l'impresa.
Ma l'accanita rivalit� e gli ostacoli posti dagli abitanti di Sezze e Priverno
ne impedirono il compimento.
A Roma Leonardo alloggia in Vaticano,
in alcune stanze che Giuliano ha fatto riattare apposta per lui.
Le spese di riattamento si leggono ancora oggi
in un libro dell'ufficio tecnico di palazzo Vaticano.
E qui si apre uno dei pi� misteriosi capitoli dell'attivit� di Leonardo.
Per tutto il tempo che resta a Roma, egli studia un apparecchio
che cerca con ogni mezzo di mantenere rigorosamente segreto.
� evidentemente uno specchio.
Anche il Vasari scrive: "Ln Vaticano attese agli specchi".
Poich� egli ha chiesto due lavoranti esperti nella fabbricazione degli specchi.
- Komm, er ist oben innen! - Entrambi sono tedeschi.
Sono un maestro Giorgio e un maestro Giovanni, detto appunto "degli specchi".
- Cosa c'� adesso? del modello in legno completo,
io non capisco a che cosa sto lavorando.
- In Germania, quando lavoriamo... - Non � necessario. Fate pezzo per pezzo.
- Devo sapere ci� che faccio! - Siete pagato per fare ci� che vi si ordina.
- Io sono pagato dal signor de' Medici, come voi! - Ma insomma!
Maestro?
- Maestro, come potete tollerarlo? - Francesco...
Cos� come i panni dal freddo.
Questo vi piace?
Hans, bring mir die Kiste!
Questo � meraviglioso.
Molto bellissimo!
Mastro Giova', quanto costa 'sto specchio?
per vendere specchi
fiera!
In un'ora farete sgombrare questo cortile.
Vecchio imbecille! Bl�der Hund!
Porter� io disgrazia a questo asino che fa fare gli specchi curvati al rovescio,
e che tiene segreto tutto quello che fa!
(con disprezzo) Aquesto alchimista! A questo negromante!
(meditando) A questo negromante...
(MUSICA LUGUBRE)
Vai, Francesco. Vai pure.
Forse incoraggiato da Giuliano de'Medici, che subisce il malsano fascino della morte,
Leonardo ha ripreso con fervore i suoi studi anatomici.
Egli tenta di scoprire il perch� stesso della vita. E scrive:
[LEONARDO: Lo spirito � una potenza congiunta al corpo
perch� da s� medesimo reggere non si pu�.]
- E scrive: - [L'anima vuole stare col suo corpo
perch� senza gli organi del suo corpo nulla pu� vedere n� sentire.]
Mi spiace, ho ordine di non farvi pi� accedere alla camera mortuaria.
- � un ordine dell'intendente generale.
- Signor intenden...
- (pensieroso) Dal cardinale.
C'� stata una denuncia contro di voi per negromanzia
presentata da un vostro lavorante tedesco.
Sua Santit� non ha voluto tenerne conto,
- ma ha deciso che cessiate questi riti... - Sono studi!
...questi studi ripugnanti sui morti!
>(IIlustrissimo signor mio Giuliano, assai mi rincresce... Assai mi rincresce
dover rivolgermi a voi contro la malignit� di questo tedesco.)
(Egli vuole... )
(Egli vuole con ogni costo avere li modelli finiti di legname per portarseli nel suo paese,
la qual cosa io gli negai.)
(La seconda cosa � che fece una bottega che riempie di specchi da vendere.)
(II suo tempo Io passa con gli svizzeri della guardia ammazzando uccelli.)
(Ma soprattutto m'ha fatto impedire l'anatomia, col papa,
biasimandola, non facendomi entrare all'ospedale.)
(SOSPIRA)
(MUSICA MALINCONICA)
Stringe il cuore vedere Leonardo dovere abbandonarsi a queste miserie quotidiane
perch� un lavorante lo ostacola nel suo lavoro.
Soprattutto quando pensiamo a ci� che poteva essere tale lavoro.
Mettendo insieme i lunghi studi sugli specchi concavi, sull'aberrazione cromatica,
sugli strumenti ideati per ottenere specchi a largo raggio di curvatura,
si � pensato che egli lavorasse a un grande telescopio a riflessione.
Un telescopio, per intenderci, sul principio di quello di Monte Palomar.
Leonardo � stanco, � inquieto.
� giunto a quell'et� in cui un uomo ha bisogno del calore di una casa,
dell'affetto dei familiari per sedere con riposata calma di fronte a se stesso,
riesaminare la sua vita passata.
Ma egli non ha una casa, non l'ha mai avuta.
Da ragazzo fu messo a bottega dal Verrocchio.
Quella che avrebbe dovuto essere la sua casa
� stata sempre ingombra dalle numerose mogli e dai numerosi figli di ser Piero.
Da allora ha cambiato troppe volte citt� e padroni, fino a questa citt� che non ama.
Ma neppure Roma lo ama.
Nella corte papale � un isolato apparentemente circondato di rispetto,
ma � uno strano rispetto venato di disagio e di paura.
Il vecchio, nel suo laboratorio, insegue studi segreti, d'alchimista.
- E quell'orribile consuetudine di tagliare i cadaveri...
- In quanto agli affetti... - Maestro, � cos� tardi.
L'unico conforto � l'amicizia costante di Francesco Melzi.
- E Salay? - � nella sua stanza.
- Lorenzo ha chiuso il magazzino di sotto?
- E il laboratorio?
Lascia aperto l'usciolo, che Salay possa rincasare, quando rincaser�.
Se rincaser�.
L'ambiente romano rumoroso e guadente pare invece connaturale a Salay.
Quel ragazzo che "rubava li soldi" ha oggi 35 anni.
Malgrado tutta la pazienza di Leonardo, egli � diventato un pittore mediocre.
Triste forse anch'egli e scontento di una vita che non gli ha lasciato niente,
poich� l'unico bene che gli aveva offerto,
l'amicizia e l'affetto di un uomo come Leonardo,
egli, con le sue stesse mani, lo ha sciupato.
per vedere se tutto era chiuso.
- E tu cosa fai qui?
Se Io hai visto Io sai.
Anche tu l'hai visto, lui te l'ha fatto vedere. Che cos'�?
al di fuori del quadro.
Ma che cosa indica? Ma cosa indica fuori del quadro?!
Lui a te te l'ha detto.
- A lui l'ha detto. - Ssh! Non fare chiasso!
(SALAY GEME)
Io morir� ammazzato.
Povero Salay. Mor� infatti d'un colpo di schioppo sparatogli non si sa da chi
pochi anni dopo la morte di Leonardo.
Durante il periodo romano, Leonardo dipinse anche una Leda che non ci � pervenuta.
Ne sono rimasti soltanto alcuni disegni.
E due versioni, di cui questa � la pi� attendibile.
Raffaello, memore dell'ammirazione per la Gioconda, fece un disegno di quella Leda,
che nell'atteggiamento ricordava tanto la sua Galatea.
Forse in tutta la corte papale, Raffaello, gentile di animo, oggi che � ricco e famoso
cos� come lo era a Firenze, � l'unico che ammiri e difenda a viso aperto Leonardo.
Lo troviamo che presenta a Leone X la "Pesca miracolosa",
uno dei cartoni per gli arazzi destinati alla Cappella Sistina.
Meno male che san Pietro non somiglia a Leonardo
come il tuo Platone della "Scuola di Atene".
Leonardo, Santit�, � il pi� alto pensatore dei nostri tempi.
Oh, come pensatore pensa, anche troppo!
Qualche tempo fa gli allogai un quadretto e lui subito cominci� a distillare oli ed erbe
per la vernice che avrebbe dato al quadro finito. Per cui mi son detto:
"Ohim�, egli pensa alla fine prima del principio dell'opera!"
Nel gennaio del 1515, Francesco I � salito al trono di Francia.
� giovanissimo, ha vent'anni. Colto, intelligente, coraggioso,
seguendo le orme di Carlo Vlll e Luigi Xll, anch'egli scende in Italia.
E il 13 settembre a Melegnano affronta e sconfigge i milanesi.
La battaglia dura due giorni e lascia sul terreno 18 mila morti.
(GRACCHIARE DI UN CORVO)
Francesco I si � cos� spalancato le porte d'ltalia.
Il precario equilibrio degli staterelli d'ltalia appare ancora una volta compromesso.
Bisogna provvedere. Il papa Leone X si affretta a recarsi a Bologna,
facendosi precedere e accompagnare dagli artisti e le celebrit�
che rendono pi� fastosa la sua corte.
E nel corteo, tra gli altri, anche Leonardo,
quale un ricco oggetto da mostrare vantandosene allo straniero.
(MUSICA E INNI SACRl)
Leone X si affretta a recarsi a Bologna per incontrarsi solennemente con il re vincitore
e prevenire qualsiasi mossa ai danni degli stati della Chiesa.
(MUSICA E INNI SACRl)
No, no. Vi prego...
(MUSICA E INNI SACRl)
(in francese) Artisti?
Mesdames! Signori...
Mon pair, mon c�ur se rejouit de vous voir.
(con accento francese) Ma ancor pi� se potessi vedervi con noi in Francia.
(MUSICA DI STRUMENTO A CORDE)
(MUSICA DI STRUMENTO A CORDE)
#Muovesi l'amante#
#per la cosa amata#
#Se la cosa amata � vile#
#L'amante si fa vile#
#Quando l'amante � giunto all'amato#
#L� si riposa#
#Quando il peso � posato#
#L� si posa#
#L� si posa#
(MUSICA DI STRUMENTO A CORDE)
Dal 1516 Leonardo vive in Francia, nella residenza di ClouX, in Amboise.
Francesco Melzi, il fedelissimo, lo ha accompagnato.
Salay, invece, � rimasto in Italia.
Troppo tardi ha capito quello che ha perduto.
Francesco I ha concesso a Leonardo una rendita principesca,
ma pi� che un dipendente, lo considera un amico.
Ah...
Alcuni anni dopo, Benvenuto Cellini scrisse:
"Lo non voglio mancare di ridire le parole ch'io sentii dire del re di lui,
le quali disse presenti il cardinale di Ferrara e il cardinale di Lorena,
e il re di Navarra.
Disse che non credeva mai che altro omo fusse nato al mondo
che sapesse tanto quanto Leonardo.
Non tanto di scultura, pittura e architettura, quanto ch'egli era grandissimo filosofo".
(con tono ammonitore) Eh, prima disegna, Francesco. Disegna!
Anche in Francia, mai stanco di studiare, progett� un canale tra la Loira e la Cher.
- Maestro, che cosa indica col dito?
Che cosa indica?
Mah!
(canticchiando) #Muovesi l'amante per la cosa amata#
I giorni trascorrono in apparenza sereni
in quel rifugio offertogli dalla magnificenza di un re, che nulla gli chiede in cambio.
- Che bel fiume, la Loira! - Ma non � l'A dda.
- Sai che giorno � oggi? - Il 24.
Il 24 di giugno.
A Firenze � la festa di san Giovanni.
A Firenze...
(Add� 24 giugno, idi di san Giovanni 1518,
in Amboise, nel palazzo di Cloux.)
(SOSPIRA)
Ora che egli sente la sua giornata avviarsi alla fine,
un'invincibile malinconia gli lavora nell'animo.
Sembra rassegnato e scrive:
[LEONARDO: La vita bene spesa lunga �.]
E scrive ancora:
[Siccome una giornata spesa bene d� meglio dormire,
cos� una vita bene usata d� lieto morire.]
Forse � proprio di quei giorni un disegno che raffigura un vecchio.
Lui stesso, Leonardo.
Accanto allo studio dei gorghi che fa l'acqua contro un palo infisso in una corrente,
il vecchio, quasi ascoltando l'acqua...
"L'acqua che tocchi dei fiumi..."
II vecchio, appoggiato al tronco di un albero,
un bastone fra le mani come chi si � seduto dopo un lunghissimo andare,
guarda davanti a s�, pi� che pensieroso quasi angosciato da un pensiero.
Un grande pensiero.
Finora le sue ricerche hanno avuto come unica guida esclusiva l'esperienza.
Anzi, l'esperimento.
"L'esperienza � madre di ogni certezza".
"La sapienza � figlia dell'esperienza".
"Nessun umano studio si pu� chiamare vera scienza
se non passa per la dimostrazione matematica".
Questa forma mentale cos� rigorosa doveva portarlo a considerare
con il pi� grande scetticismo ogni religione rivelata.
"Se dubitiamo della certezza di ciascuna cosa che passa per i sensi,
quanto maggiormente dobbiamo dubitare delle cose ribelli ai sensi,
come dell'essenza di Dio, dell'anima e simili".
Tanto da far dire al Vasari:
"Fece nell'animo suo un concetto s� eretico che non si accostava alla religione
stimando assai pi� l'essere filosofico che cristiano".
Ma a questo sperimentalismo cos� profondamente radicato in lui
non � mai diventato materialismo.
Egli ha sempre avuto un senso profondamente religioso della natura,
considerata un tutto meraviglioso e vivente.
"La natura � costretta dalla ragione della sua legge che in lei infusamente vive".
Questa concezione di una natura viva e meravigliosa
lo porta, in un primo momento, a riconoscere nella natura stessa la divinit�.
Ma a poco a poco, forse sul limite estremo della vita, questo pensiero si evolve.
"Quale ingegno potr� penetrare la natura,
quale lingua potr� spiegare tale meraviglia? Certo nessuna".
"Questo indirizza l'umano discorso alla contemplazione divina".
(CRESCENDO DI MUSICA)
Pensavo...
Ogni cosa � cos� perfetta, tutto � cos� perfetto che...
� impossibile che nessuna cosa per s� sola sia causa della sua creazione.
Andiamo!
Questi sono gli studi e i volumi della meccanica e un trattato delle acque.
Ho sempre avuto intenzione di scrivere un trattato sulle acque.
Questi sono i disegni del volo.
CARDINALE: (stupito) Del volo?
Ho studiato una macchina... Una macchina!
Questi sono gli studi di anatomia. Pi� di venti cadaveri...
Da alcuni mesi una paralisi ha colpito alla mano destra Leonardo.
...mettere a nudo tutti i nervi e le ossa.
sono abbozzi per un trattato sulla pittura e la prospettiva.
Oh, quel quadro!
Mi dispiace Eccellenza, ma non � ancora finito.
Una testimonianza sugli ultimi giorni di Leonardo
ci � arrivata da Antonio de Beatis, segretario del cardinale d'Aragona.
- "E il signor cardinale con noialtri
and� a visitare messer Leonardo da Vinci, fiorentino, vecchio de pi� di 70 anni".
Leonardo doveva apparire ben vecchio, poich� a quell'epoca aveva solo 65 anni.
- "Egli mostr� a sua Signoria tre quadri".
- "Uno di certa donna fiorentina".
"Uno della Madonna e del figliuolo in grembo de sant'Anna".
"E uno de san Giovanni Battista giovane".
� ultimato. - "Tutti perfettissimi".
dipinti trasfigura... - Maestro, ma...
Ma c'� la croce!
- E adesso c'�.
- Un po' d'aria.
� il 23 aprile, sabato santo. � l'anno 1519.
(CAMPANE)
(CAMPANE)
manifesto che, avanti de noi costituito,
messer Leonardo de Vinci, pittore del re, innanzi de noi ha dictato il suo testamento
dell'ultima volont� del modo suo.
Se seguita raccomandando l'anima sua al nostro signor messer Domineddio.
Dona et concede ad messer Francesco de Melzo, gentilomo di Milano,
tutti et ciascheduno li libri che il ditto testatore ha de presente
et altri instrumenti et ritratti circa l'arte sua di pittore.
Item, dona et concede a Battista de Villanis, suo servitore,
la met� de una vigna che ha fuori a le mura di Milano
et l'altra met� de essa vigna ad Salay il milanese.
Item, dona a Maturina, sua fantesca,
una veste de bon panno negro foderata de pelle, una soca de panno
e due ducati a remunerazione de' suoi boni servizi.
Ordina et vole che la somma de 400 scudi in deposito a Santa Maria Nova de Fiorenza
siano dati ai suoi fratelli carnali residenti in Fiorenza.
Item, vole et ordina che Francesco de Melzo rimanga solo executore del testamento".
Battista? Nel corridoio.
Maturine?
Sul tavolo del maestro.
Giovanni.
In camera da letto.
(con voce flebile) Luce, lampada, lucerna...
Quante parole che si sanno!
Lampada, luce, lucerna...
e Francesco.
Parole che sono cose precise, persone, sentimenti.
Ogni cosa ha una parola, anche la pi� piccola.
Granello, formica...
E tutte queste infinite parole che si conoscono
e le cose imparate, studiate, i ricordi...
Tutte queste cose che sono la nostra ricchezza accumulata,
che sono noi stessi, in un attimo...
Un attimo prima ci sono,
e solo un attimo dopo si muore. Non sono pi� nulla.
Nulla no!
E questo?! E queste opere?
- Povere cose, Francesco. Povere cose!
Il ricordo di noi che gli altri seguitano e seguiteranno a portare dentro...
Forse quello.
Soltanto quello.
LEONARDO: Buonanotte.
< Va' a dormire.
E non far tardi! La lucerna rovina gli occhi.
Nove giorni dopo, il 2 maggio 1519, Leonardo moriva.
Leonardo moriva.
Francesco Melzi cos� ne dava notizia in una lettera ai fratelli in Firenze:
"Sor Giuliano e fratelli onorandi, credo siate certificati della morte di maestro Lionardo,
fratello vostro e mio, quanto ottimo padre,
per la cui morte sarebbe impossibile ch'io potessi esprimere il dolore che ho preso.
E in mentre che queste mie membra si sosterranno insieme,
io posseder� una perpetua infelicit�,
e meritatamente, perch� moltissimo amore mi portava egli giornalmente.
� dolso a ognuno la perdita di un uomo tale
quale non � in potest� della natura farne uno eguale".
Leonardo � morto.
Ma un tragico destino continua ad accanirsi contro di lui.
Francesco Melzi, finch� visse, custod� le sue opere con ammirazione,
ma i suoi eredi e poi il tempo le disperderanno.
In parte le distruggeranno, come gi� tante volte gli era accaduto in vita.
Anche le sue ossa furono disperse.
La Chiesa di San Fiorentino dove fu sepolto il 2 agosto,
dieci anni dopo fu devastata dagli ugonotti.
Al tempo della rivoluzione francese, il piombo che rivestiva le bare venne fuso
per ricavarne proiettili e le ossa gettate in una fossa comune.
(CANTO POPOLARE FRANCESE)
E l� giacciono, ignorate fra le altre, quelle di Leonardo.
Come ignorati e incompresi dai posteri ciechi resteranno per secoli i suoi scritti.
Le profetiche scoperte di chi, pi� di ogni altro uomo,
aveva saputo con occhi profondi scrutare addentro i misteri della natura.
#Muovesi l'amante per la cosa amata#
#Se la cosa amata � vile#
#L'amante si fa vile#
#Quando l'amante � giunto all'amato#
#L� si riposa#
#Quando il peso � posato#
#L� si posa#
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