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Salay, fermati! Vieni: Guarda!
- Firenze! - Com'� piccola!
Le stanze e le abitazioni piccole ravvivan l'ingegno, le grandi Io sviano.
La Firenze che Leonardo ritrova nella primavera dell'anno 1501
� molto diversa da quella che ha lasciato venti anni fa.
Sulla citt� allegra, gaudente di Lorenzo il Magnifico, splendida di opere d'arte,
sulla citt� spensierata e pagana si � proiettata un'ombra.
(perentorio) Vani sono gli uomini fragili e caduchi, e voi avrete presto a morire.
e tuttavia voi cercate le ricchezze!
Gerolamo Savonarola predicava cupamente da San Marco
scuotendo gli animi con la minaccia della dannazione e del peccato.
debbono essere date al fuoco
per la salvezza dell'anima vostra!
Solo cos�, pazzi e inconsci, meriterete il premio pi� grande!
(MUSICAAPOCALITTICA)
Al foco, per la salvezza della vostra anima!
Al foco gli ori, le ricche vesti dell'abbiente,
al foco quelle immagini che non glorificano Dio!
Per 4 o 5 anni, travolta dalla parola ardente del suo profeta,
Firenze ha pianto, ha fatto penitenza,
ha bruciato molte stupende opere d'arte prodotte dal genio del '400
giudicate corruttrici e immorali.
Ma poi si � ribellata e ha gettato il Savonarola stesso sul rogo.
Cos� un quadro popolare dell'epoca rappresenta la morte del Savonarola.
Oggi la citt�, passato l'incubo, cerca di dimenticare e di riprendersi.
Ma qualcosa � tramontato per sempre:
Quella gioiosa serenit�, quello spirito di giovinezza spensierata
che ha accompagnato lo splendido '400.
I tempi sono cambiati, e a esprimerli oggi...
...� un giovane piccolo, contorto...
(secco) Ehi, dammi la mazzetta.
... dalle mani nodose, che oggi ha poco pi� di 25 anni.
Da'
Sospettoso, violento, chiuso in se stesso
e al contempo aperto alle confessioni pi� urlate,
Michelangelo � l'antagonista nato di Leonardo.
Il giovane genio arrabbiato della nuova generazione
e il maestro, sereno nella pienezza dei suoi anni,
la loro contemporanea presenza nella ristretta Firenze...
Oh maestro, guardate: Passa il vecchio.
... li porter� fatalmente a uno scontro.
� carnevale! Passano i re magi.
Di' la befana, piuttosto.
La prima disputa avviene davanti a un enorme blocco di marmo
da anni abbandonato accanto a Santa Maria del Fiore
che entrambi hanno chiesto alla signoria per scolpirvi una statua.
(RINTOCCHI DI CAMPANA)
(RINTOCCHI DI CAMPANA)
La base son 4 braccia... per 3,
- 4 per 3. - 4 braccia...
E la lunghezza...
e la lunghezza...
(spavaldo) La lunghezza son 12 braccia.
- Bella pietra, eh?
Peccato: All'acqua e a il sole... � un po' guasta dal tempo.
Oh com'� che t'interessi tanto a questo marmo?
Hai scritto che il pittore � superiore allo scultore
perch� lavora con la mente e non co' muscoli.
I lavori di muscoli lasciateli ai giovani, che son pi� robusti.
Oh giovane!
Oh perch� vo' tu che io raddrizzi le cose che tu ha fatto storte?
Pier Soderini, gonfaloniere della repubblica di Firenze,
assegn� quel blocco di marmo conteso a Michelangelo,
che ne avrebbe tratto il suo "David".
Leonardo accett� di eseguire per i frati dei Servi
una Sant'Anna con la Vergine e il Bambino.
Il cartone, che avrebbe dovuto essere tradotto in pittura,
era pronto nella primavera del 1501.
I frati ne rimasero conquistati.
(BRUSII DI AMMIRAzlONE)
Fratelli, vi prego, andate.
Che non vi trovi nel chiostro.
Fratello, l'immagine non � ancora benedetta.
Ma � cos� bella...
Fratello... Apri pure, fai entrare la gente.
- Entrate, entrate pure tutti! - Avanti, fratelli.
Prego, prego.
E qui sentiamo ancora una volta il Vasari.
[VASARl: Durarono due giorni l'andare a vederla, uomini e donne, giovani e vecchi,
come si va alle feste solenni,
per veder quella meraviglia di Leonardo che fece stupire tutti.]
[VASARl: Si vedeva nel viso di quella Madonna
tutto quello che di semplice e bello pu� dar grazia a una madre di Cristo.]
(BRUSIO INDISTINTO)
II cartone, veramente stupendo, si conserva oggi a Londra, nella National Gallery.
Oh che ve ne pare a voi?
Questo � solo il cartone: Aspettiamo il quadro dipinto.
Se mai Io dipinger�...
Ahim�, il cartone rimase cartone: Leonardo non dipinse mai il quadro.
Anni dopo, non si sa con esattezza quando,
valendosi purtroppo in gran parte dell'aiuto dei suoi allievi,
dipinse un'altra Sant'Anna, molto simile a questa,
che oggi si trova al museo del Louvre.
Michelangelo ebbe ragione.
Ma, dopo aver posato gli occhi sul cartone miracoloso,
egli non disegner� pi� come prima:
Una certa morbidezza di sfumato gli sar� rimasta appiccicata,
forse con dispetto suo, alle dita.
Imola. Questa bellissima - e famosa - pianta della citt� fortificata di lmola
fu disegnata da Leonardo nell'ottobre del 1502.
Di nuovo e inaspettatamente Leonardo ha abbandonato Firenze:
Ora serve un principe guerriero e si dedica esclusivamente all'arte militare.
Una lettera patente, datata 18 agosto 1502, ancora oggi conservata,
lo nomina ingegnere capo di tutti i castelli e fortezze appartenenti a questo principe.
"Ad tutti li nostri luogotenenti, castellani, capitani, soldati e sudditi,
comandiamo et ordiniamo
che al nostro prestante et directissimo famigliaro
architetto e ingegnero generale Leonardo Vinci,
il quale de nostra commissione ha da considerare lochi e fortezze degli stati nostri,
debbano dare passo libero, attenendosi ai suoi ordini
et al parere suo conformandosi".
o incorrer� nella nostra indignazione".
"Cesare" � Cesare Borgia, duca Valentino.
Figlio di papa Alessandro VI, che nutre per lui un affetto fatto di amore e di paura,
intelligente, crudele, bellissimo,
il giovane Borgia non conosce ostacoli alla sua ambizione.
Forse ha ucciso il fratello per rimanere il solo erede.
Con questa lettera potrete spostarvi con tutta sicurezza.
(URLA DI DOLORE)
Ora, col pretesto di assoggettare alla Chiesa la Romagna,
sta conquistando uno stato in Italia centrale con astuzia, coraggio e cinico tradimento.
(URLA STRAZIATE)
visiterete tutti i nostri castelli,
proponendo ed eseguendo, se necessario, le opere che riterrete pi� convenienti.
Pesaro, Cesena, Imola...
L'incontro di Leonardo con il principe bellissimo e crudele
� una strana e breve avventura che si conclude nel giro di un anno.
Nulla sembra giustificare una collaborazione tra due esseri cos� profondamente diversi.
Nulla sembrerebbe giustificarla,
se non un'inconscia attrazione di Leonardo, cos� meditativo e timido,
verso l'uomo dalle azioni fulminee e spietate.
N� possiamo negare che Leonardo ha sempre subito,
lui cos� mite, onesto e contrario a ogni violenza,
il fascino dell'orribile.
Le caricature, i cadaveri squarciati
e, in scala minore, ma non meno indicativa, l'indulgenza verso le malefatte di Salay,
"ladro e bugiardo".
"Specchio profondo e cupo", disse di lui Baudelaire.
Difficile scorgerne il fondo.
Da questo momento, passano nei fogli di Leonardo, vorticosamente,
macchine militari,
balestre gigantesche.
Del resto, di arte e di ingegneria militare egli si era sempre occupato.
Nella lettera famosa a Ludovico il Moro,
si offriva anzitutto quale inventore e ingegnere militare.
Ecco, fra i disegni che risalgono a quell'epoca,
carri destinati a falciare il nemico.
Ma oltre a queste, che sono pi� che altro fantasie,
anche in campo militare egli si dimostrer� un precursore.
Bombe con alette direzionali come quelle dei bombardamenti aerei,
granate a scoppio multiplo - allora i cannoni lanciavano semplici palle di pietra o ferro -
fusti di cannone di nuovo tipo,
ma soprattutto mitragliatrici
e carri armati.
(SCOPPI E RUMORI DI BATTAGLIA)
Ma il problema che pi� di ogni altro, mentre � al servizio del Borgia, interessa Leonardo
� quello della difesa.
Egli predispone batterie orientabili
che creino un vero fuoco di interdizione, come si dice oggi, o di sbarramento.
(RUMORE DI SCOPPl)
Studia castelli e fossati preoccupandosi del problema modernissimo del defilamento.
Tuttavia, non si sa perch�, d'improvviso, cos� come si era messo al servizio di lui,
Leonardo abbandona Cesare Borgia.
Questa rovente avventura non � durata lo spazio di un anno.
A inizio marzo 1503, Leonardo ha lasciato il duca Valentino ed � tornato a Firenze
dove, dal Banco dell'ospedale di Santa Maria Nuova, ritira 50 ducati.
L'affascinante duca Valentino non gli ha lasciato nulla.
Per sopravvivere, egli deve ricorrere ai suoi risparmi.
S�, 50 ducati.
Nanni, scrivi 50.
Il 14 maggio 1504, il "David" di Michelangelo � compiuto.
Il blocco di marmo conteso con Leonardo � ora una statua stupenda.
Il gigante di 18.000 libbre impiega tre giorni, trainato da quaranta uomini,
ad attraversare le strette vie di Firenze, fino a raggiungere la collocazione destinatagli.
Questa collocazione era stata decisa in una turbolenta seduta a Palazzo Vecchio.
(VOCIARE INDISTINTO)
Signori, vi prego, tornate ai vostri posti!
(COMMENTI ACCAVALLATl)
- Dite voi, Pietro Perugino. - Io dico che...
Vi prego, uno alla volta. Pietro Perugino.
La grana del marmo � tenera, sole e pioggia la rovinerebbero.
(COMMENTI ACCAVALLATl) Vi prego, vi prego, uno alla volta.
Signori, signori! Dite voi, ser Botticelli.
Ha da stare coperto. Anche il Sangallo Io dice.
Certo, altrimenti la statua non durer� cent'anni!
(PROTESTE INDISTINTE)
Signori, signori... Signori!
Signori, vi prego!
(IL VOCIARE SI PLACA)
Pietro Perugino ha detto una cosa giusta: Il blocco � stato per tropp'anni all'aperto
e Pietro Perugino ha ragione: La grana del marmo � tenera.
Io proporrei la Loggia dei Lanzi,
magari dipinta in nero nello sfondo per dare pi� rilievo al bianco della statua.
(con spregio) Questo... � proprio un giudizio da pittore!
(urla) Davanti a Palazzo Vecchio deve stare! � giovane lui, la pioggia non gli fa paura!
Ben dice Dante: "Superbia, invidia e avarizia son le tre faville che hanno i cuori accesi"!
Di nuovo si � riaccesa la rivalit� fra i due grandi.
Solo vent'anni di et� li separano, ma in realt� appartengono a due secoli diversi.
Leonardo appartiene al '400, � figlio del Magnifico.
Michelangelo � un uomo del '500, � figlio del Savonarola.
Rivalit� insanabile per i due caratteri, l'uno superbo, l'altro astioso,
e di cui Firenze, citt� piccola e curiosa, godeva come di uno spettacolo.
L'episodio che segue non � tratto dal Vasari ma da un anonimo biografo di Leonardo:
"Passando Lionardo la Santa Trinita,
ov'era una compagnia d'omini da bene e si disputava un passo di Dante,
chiamarono Lionardo perch� spiegasse loro quel passo".
- Vediamo... � uno dei passi pi� difficili.
"Per caso, pass� Michelangelo e Lionardo disse..."
Chiedetelo a Michelangelo, che conosce Dante cos� bene.
Spiegalo meglio te, maestro da Vinci.
E spiegaci anche del cavallo di Francesco Sforza
che hai fatto a Milano per gettarlo in bronzo
e non l'hai terminato e l'hai lasciato a mezzo per la vergogna.
(GLI ALTRI RIDACCHIANO) Spaccapietre, naso rotto, buffone!
- Buffone! - Salay...
Ti ho sempre insegnato a non mentire,
non a dire a sproposito la verit�.
Una ben pi� grossa battaglia esploder� presto fra i due.
La signoria ha pensato a voi come a uno dei suoi figli pi� illustri
per eseguire questo grande affresco in questa nuova sala. La parete...
Siamo a Palazzo Vecchio, nella sala del consiglio da poco ultimata.
Il gonfaloniere Pier Soderini incarica Leonardo di dipingere una parete.
Ecco: La parete... la parete � questa.
Voi vi dipingerete la battaglia d'A nghiari,
dove i fiorentini sconfissero i milanesi.
Fumo, cavalli, sangue, tumulto...
Insomma, vedete voi.
- Il contratto Io stenderemo al pi� presto, bene? - Va bene.
- Ma con l'altro avete... - SODERINl: Ssh...
Pigliamo le misure.
- Ho lasciato i fogli nel mio robone.
- Ssh!
(SODERINI RIDE)
- Insomma �... Michelangelo!
Maestro... Sono frate Pietro da Novellara.
Ho ricevuto una lettera molto pressante dalla marchesa Isabella di Mantova.
Ah, da Sua Eccellenza.
- La quale vi prega insistentemente... - (interrompe) Maestro! Scusate...
(agitato e balbettante) Maestro...
Maestro, questo muro...
questo muro a voi
e questo qui...
Sapete a chi � destinato? A Michelangelo!
La daranno a lui per mettervi al confronto!
Anche lui vi dipinger� una battaglia: La battaglia di Cascina.
- Dicevate, padre? - Ah, s�...
L'eccellentissima marchesa Isabella vi prega,
in ricordo della vostra visita a Mantova,
vi pregherebbe di farle avere un vostro dipinto.
Anche piccolo, anche piccolissimo.
Sicuramente! Appena ne avr� tempo...
Oh, s�, s�, certo. Senza limiti di tempo alcuno.
Ecco, una vostra tavola, anche piccola.
- Certamente.
(PASSI DEL FRATE CHE SI ALLONTANA)
La battaglia di Cascina...
Leonardo si butta al lavoro: Niente esitazioni n� pentimenti questa volta.
In confronto con quella di Michelangelo, egli dipinger� la sua battaglia.
A Santa Maria Novella, costru� un'impalcatura ingegnosissima
per creare a grandezza naturale il cartone che a Palazzo Vecchio ricalcher� sul muro.
Leonardo si document� minutamente sulla battaglia.
La battaglia di Anghiari era avvenuta sessant'anni prima,
ed egli interrog� dei vecchi che vi avevano preso parte.
C'erano 40 squadre di cavalieri e 2000 pedoni.
Niccol� Piccinino stava coi fuoriusciti fiorentini,
- tra cui Rinaldo degli Albizi con una splendida armatura! - Ma altri ancora!
- E il patriarca, allora?
mont� in sul monte
e vide da Borgo San Sepolcro venire Niccol� Piccinino con le sue genti,
in mezzo a un gran polverone!
Gi�, ma la pi� grande battaglia fu quella del ponte. Rammenti?
- Lui c'era, se Io rammenta. - S�, c'ero!
- E Io ricordate? - Eh, s�, me Io ricordo bene...
ma la memoria ce l'ho ancora bonina, anche se son vecchio.
Quella mattina non me la scordo pi�! La fu una battaglia...
- Allora, s'ha a andare?
- Vieni che t'accompagno. - Grazie.
Leonardo vuol dimostrare di non essere solo il pittore di grazia,
il maestro della penombra che tutti conoscono,
ma di avere anche grinta e unghie.
Parete contro parete, le due battaglie, di Anghiari e di Cascina,
la sua e quella di Michelangelo, si affronteranno.
(NITRITI E RUMORI DI BATTAGLIA)
Questa � la misura di s� che vuole dare ai fiorentini e ai giovani che lo contestano.
Ai gridi di Michelangelo, egli opporr� i suoi gridi.
(VERSO DI UCCELLO)
[LEONARDO: Quando un uccello di grandi ali e poca coda si voglia innalzare,
allora esso alzer� forte le ali
e, girando, ricever� il vento sotto le ali,
il quale vento Io spinger� in alto con prestezza.]
[Come il cortone, uccello di rapina,
ch'io vidi andando a Fiesole sopra il luogo del Barbiga
nel 1505, add� 15 marzo.]
D'un tratto, con un accanimento simile agli studi per la battaglia, che non interrompe,
Leonardo si getta nel grande sogno di dare ali all'uomo.
Il sogno del volo umano.
Dal 14 marzo 1505 al 15 aprile dello stesso anno,
Leonardo ha trascritto su questo piccolo codice
gran parte degli studi preparatori da lui compiuti per il volo umano.
Il codice sub�, come quasi tutti i libri di Leonardo, molte avventurose vicende:
Fu perso, ritrovato, rubato, smembrato, ricomposto di nuovo.
Per prima cosa Leonardo,
studiando perch� l'uccello vola, scopre il primo principio della meccanica,
che ad ogni azione, cio�, corrisponde una reazione uguale e contraria.
[LEONARDO: Tanta forza si fa con la cosa incontro all'aria,
quanto fa l'aria contro la cosa.]
Per studiare la resistenza dell'aria, egli disegna e costruisce un'ala battente.
E studiando la resistenza dell'aria, inventa, diciamo di passaggio, il paracadute.
[LEONARDO: Se un uomo ha un padiglione di panno di 12 braccia per 12,
potr� gittarsi da ogni altezza senza alcun danno di s�.]
Ma per capire come avviene il volo,
con infinita pazienza, osserva dal vero per ore e ore il volo degli uccelli.
[LEONARDO: L'ali son pi� veloci a premere l'aria che l'aria a sfuggire da sotto le ali,
perci� l'aria si condensa e fa salire l'uccello in moto contrario al moto delle ali.]
(MUSICA VIVACE E SPENSIERATA)
[Sono, le linee dei moti fatti dagli uccelli nella loro elevazione, fatte per due linee,
delle quali una � sempre curva, a modo di vite,
e l'altra � rettilinea e curvilinea.]
[Per dare vera scienza del moto degli uccelli in fra l'aria,
� necessario studiar prima la scienza dei moti dei venti,
che confronteremo con i moti dell'acqua.]
[Quando l'uccello, col suo battimento d'ali, si vuole innalzare,
esso alza gli omeri e batte le punte verso di s�,
e viene a condensare l'aria che, cos� spinta, spinge in alto l'uccello.]
Tutti i suoi studi si concentrano su un'ala che batte, come quella degli uccelli.
La studia nei minimi particolari,
ma applica alla sua ala tutte le parti mobili che oggi troviamo nell'ala dell'aeroplano.
Non � questa la sede per un trattato sul volo di Leonardo.
Se abbiamo un'ambizione non � quella di esaltare solo lo scienziato o l'artista,
ma di capire anche, fin dove � possibile, l'uomo Leonardo.
Con una di quelle rare frasi improvvise e fugaci
che, sommerse fra note, appunti, invenzioni, troviamo a volte nei suoi codici,
anche nel piccolo codice del volo, nell'angolo dell'ultima pagina, leggiamo,
quasi scarabocchiata nell'ansia o nella frenesia, sotto questo disegno di chiesa,
una frase che ci svela, inaspettato, l'uomo Leonardo.
"Piglier� il primo volo il grande uccello,
(con foga) dall'alto del monte Ceceri,
empiendo l'universo di stupore,
empiendo di sua fama tutte le scritture.
(a voce alta) E gloria eterna al nido dove nacque!"
(sognante) Piglier� il primo volo il grande uccello
dall'alto del monte Ceceri,
empiendo l'universo di stupore...
(CIGOLIO DI ARGANO)
[LEONARDO: Piglier� il primo volo...]
[Piglier� il primo volo il grande uccello!]
(RIPETE IL PASSO CON VOCE AMPLIFICATA, COME IN UN SOGNO)
>(voce amplificata con l'eco) II primo volo!
[II primo volo...]
Gi� un'altra volta abbiamo sentito la voce, solitamente sommessa, di Leonardo
sciogliersi in un grido esaltato di orgoglio:
A Venezia, quando gli � balenata davanti la possibilit� di navigare sott'acqua,
impresa mai tentata dall'uomo.
Anche questa sar� un'impresa mai tentata dall'uomo.
[LEONARDO: Questo strumento per volare, composto per l'uomo,
non gli manca se non l'anima dello uccello,
la quale anima bisogna che sia contraffatta dall'anima dell'uomo.]
Ssh!
La breve fantasticheria � finita:
Leonardo � di nuovo lui, preciso, distaccato, freddo.
E, minuzioso come sempre,
nello stesso piccolo codice dove poco fa ha scritto la sua esaltata frase di orgoglio,
annota...
"Add� 15 aprile ebbi fiorini 26...
dal camerlengo di Santa Maria Nova".
Questo per noi � l'uomo Leonardo.
(MUSICATOCCANTE)
Leonardo inizia a dipingere la "Battaglia di Anghiari", il cui cartone � gi� sul muro,
il giorno 6 di giugno.
(RINTOCCHI DI CAMPANE)
Come vedremo in seguito, la "Battaglia di Anghiari" � andata perduta.
La nostra ricostruzione, forzatamente approssimativa,
si basa sui disegni che ci sono rimasti
e sullo studio approfondito che ne hanno fatto i pi� insigni studiosi di Leonardo.
Il muro � preparato con un sottofondo per cui Leonardo ha fatto comprare,
come ancora si legge nei libri del comune,
663 libbre di gesso, 89 di pece greca e 223 d'olio di lino.
(CIGOLIO DI ARGANO)
(RUMORE DI TUONl)
6 di giugno. � venerd�, un giorno infausto.
Questa infausta data e i suoi infausti avvenimenti
si conoscono solo da pochi anni.
In uno dei due codici recentemente ritrovati in lspagna, si legge, di mano di Leonardo:
"Add� 6 di giugno, il venerd�, al tocco delle ore 13 cominciai a colorire in Palazzo.
Nel punto del posare il pennello si guast� il tempo
e suon� la campana chiamando un condannato a giudizio
e il cartone si stracci� e si ruppero i vasi dei colori
e piovve acqua grandissima insino a sera
e stette il tempo come notte".
(RINTOCCHI DI CAMPANA E SIBILO DEL VENTO)
Leonardo annota cos�, con minuziosa amarezza, questi presagi
quasi nel presentimento che la grande opera
nasca in un'atmosfera di malaugurio.
(MUSICA EVOCATIVA)
(LA MUSICA SI FA INCALZANTE)
(MUSICA MAESTOSA)
(LA MUSICA SI FA INQUIETANTE)
(GRIDA DISPERATE)
(CRESCENDO DI MUSICA DRAMMATICA)
< Visto? � precipitato, e volava!
La leggenda dice che Tommaso Masini, all'insaputa di Leonardo,
per provare l'apparecchio del maestro, si lanciasse dall'alto di un dirupo
e, per mancanza di forze o per un colpo di vento, precipitasse
ferendosi gravemente.
- Oggi nessuno crede a questo tentativo.
Ma � un fatto che, d'improvviso, gli studi di Leonardo segnino una svolta decisiva.
Egli comprende che l'ala battente � un'utopia.
Anche all'elicottero da lui inventato serve una forza motrice
che non sia la forza muscolare dell'uomo:
Per realizzarlo bisogner� attendere il motore a scoppio.
Si orienta allora verso un'ala ferma ma non rigida
che permetta il volo librato, quello che oggi � il volo a vela.
Poich� a un certo punto Leonardo, sconfitto, abbandona il suo magnifico sogno.
Non se ne trova pi� cenno nelle pagine dei suoi libri.
Il sogno rimarr� sogno.
Non arriver� volando,
non scender� come un angelo del cielo, "empiendo l'universo di stupore",
sopra la grande piazza di quella amata e odiata Firenze,
il "nido dove nacque".
A questa, un'altra amara sconfitta s'aggiunge, proprio in quel tempo.
Posate l�. Maestro, maestro!
Posate l�. Maestro, maestro!
Leonardo, come abbiamo gi� detto per il "Cenacolo", non � un pittore da affresco.
Ha disegnato in pochi mesi l'enorme cartone della "Battaglia di Anghiari"
- e si ripromette di dipingerlo in tempo breve. - Andate pure.
Ma non vuole applicare la frettolosa tecnica dell'affresco e ne esperimenta una nuova.
Portate altre fascine, ci vuole di molto calore!
Dipingere ad olio e subito asciugare con un calore violento.
Questa prova � importante:
Da essa dipende s'egli adotter� o no la nuova tecnica per tutto l'affresco.
Dipingeva in quegli anni un ritratto che portava con s� ovunque,
a cui ogni tanto poneva mano, rifinendolo con infinita pazienza.
(MUSICA INCALZANTE)
Ehi. Ehi! Svegliati
No, no, basta. Guarda, � perfetto.
Ci siamo riusciti: � l'antico incausto dei romani.
Ne ho ritrovato la ricetta in Plinio. Toccalo!
II procedimento fu esteso alla parete della sala, la cui parte centrale era gi� dipinta.
quei sacchi! - Ehi, voi! Avanti coi sacchi!
- SALAY: L�, di contrappeso.
- LEONARDO: Dai con l'argano! Salay, quei sacchi di contrappeso!
vanno all'altezza giusta.
- Quel focone di l�!
Alza, alza!
- E tu, l� sopra, controlla la carrucola. - Ora ci guardo.
- Lass� � attaccato bene?
Alza, alza. Alzate.
- Benissimo!
(MUSICA GRANDIOSA E TRIONFALE)
Quell'ultimo focone appoggiatelo l�.
- Alzate.
(CIGOLIO)
Voi aggiungete legna.
Fermo.
per il fuoco, Io toccherei!
dove non c'� la fiamma...
- Pi� fuoco! - Altro fuoco!
- Ho detto pi� fuoco!
- Abbassa!
- Gli altri covoni, presto!
(urla) Pi� fuoco, pi� fuoco!
Oh, degli altri foconi! Sbrigatevi!
Fermate.
(MUSICA CUPA E DRAMMATICA)
Dalla met� in su il calore non � stato sufficiente
e il dipinto � irrimediabilmente perduto.
(BISBIGLII INCOMPRENSIBILl)
Ehm...
- (allibito) S�...
La marchesa mi ha scritto nuovamente per quel dipinto...
...piccolo.
Ma non mi pare questo il momento.
Dopo, dopo. Scusatemi.
(COMMENTI INDISTINTI E RISATINE)
(SGHIGNAZzl)
I vecchi dovrebbero conoscere i proverbi: "Chi lascia la via vecchia per la nova..."
Peccato.
Bench� come dipinto non mi piacesse...
Leonardo non � omo da far la voce grossa.
Nel modo che avete visto, il Lomazzo, altro biografo di Leonardo,
racconta come il dipinto fu distrutto.
Il Vasari dice solo che la pittura col�.
Leonardo lasci� per sempre, e malgrado le proteste della signoria, l'affresco.
Perch�?
Com'era questa "Battaglia di Anghiari",
anch'essa, come tante cose di Leonardo, andata distrutta?
Oltre ai disegni che avete visto, ne rimangono alcune copie.
Una a Firenze, assai sommaria.
Un'altra a Monaco, detta la "Tavola Doria", tra tutte la pi� fedele.
Le copie ci dicono che la pittura, bench� danneggiata, non fu distrutta del tutto,
ma sopravvisse tanto da essere copiata.
Finch� il Vasari non ridipinse tutta la Sala del Cinquecento.
Un'altra copia al Louvre, eseguita da un grande maestro: Pietro Paolo Rubens.
� un disegno, non si sa se molto fedele.
Riprende l'episodio centrale dell'affresco,
quello che il Vasari chiama la "lotta per lo stendardo".
Questo schizzo di Leonardo raffigura lo stesso episodio,
perci� Rubens riprende proprio la "Battaglia di Anghiari".
Evidentemente, il dipinto era tutt'altra cosa
e ne fanno fede i due bellissimi disegni preparatori per il cartone.
Ma tutto nell'opera ha qualcosa di contorto, di sforzato.
Leonardo ha voluto battere i giovani nel loro stesso campo, con le loro stesse armi,
manifestarsi a voce spiegata, se non gridata,
lui, l'uomo delle voci sommesse, delle penombre, dei sottintesi.
E, in fondo, ha sbagliato.
Egli sa di avere sbagliato, e forse, nel pi� nascosto dell'animo,
lo sfacelo dell'opera non gli dispiace.
Di quegli anni, due o tre anni di accanito lavoro,
con l'inconfessata volont� di sbaragliare i giovani,
di mostrarsi pi� giovane dei giovani,
non gli � rimasto nulla: Nulla del volo, nulla della "Battaglia di Anghiari".
Nulla...
Niente di pi� facile per i giovani che decretare che il vecchio � finito.
Finito? Certo, stanco...
Ma in quegli anni arrovellati d'entusiasmo e d'affanno trascorsi in Firenze,
fra un sogno e l'altro, Leonardo ha anche dipinto un ritratto, nemmeno molto grande.
� una donna ancora bella, ma sul declinare della giovinezza
che, pacata, una mano sull'altra e ambedue abbandonate sul bracciolo di una poltrona,
davanti a un magico paesaggio di rocce e acque,
volge lo sguardo allo spettatore, mentre le labbra si atteggiano appena al sorriso.
Chi fosse questa donna non si sa.
Il Vasari la dice una certa Lisa, moglie di Francesco del Giocondo,
chi Ginevra Benci, chi una fiorentina amata da Giuliano de'Medici...
Chi fosse a noi poco importa. Forse non � nemmeno un ritratto:
Sarebbe un ritratto mai consegnato al committente.
Poich� Leonardo tenne il quadro per s� e lo port� con s� ovunque e sempre:
A Milano, dove si rec� di nuovo; in Francia, dove mor� e dove il quadro rimase,
e dove oggi � il gioiello pi� prezioso del Louvre.
Forse un modello di donna ci sar� stato, ma fu solo un pretesto.
Poich� il quadro non ritrae con precisione nessuna donna e nessuno,
ma rappresenta solo l'anima di Leonardo.
In un quadro dipinto a Firenze
e che dovrebbe, dice la tradizione, ritrarre una donna fiorentina,
egli ha dipinto come sfondo un paesaggio
che, con tanta precisione, rammenta l'Adda a Paderno.
(MUSICA DOLCE E MALINCONICA)
Quel paesaggio lombardo a lui cos� caro
e quel cielo di Lombardia, "cos� bello quando � bello".
Se ci � consentita la strana espressione,
la "Gioconda" � un ritratto autobiografico.
In quel sorriso inquietante, ironico, amaro e tuttavia sereno,
davanti a quel silenzioso paesaggio,
vi � la malinconica consapevolezza di colui che sa.
� la risposta, forse inconscia, di Leonardo ai protervi giovani della nuova generazione:
Alle loro grida violente, egli oppone solo il silenzio
e un sorriso.
Forse, non tutti i destinatari intesero questa risposta,
o non la udirono, o non ne afferrarono il vero significato.
Ma un giovane, che allora aveva 20 anni, la intese.
Era nato ad Urbino e aveva l'animo e il volto dolci come la sua terra.
- Pietro! Oh Perugino! - Lionardo! Sono contento di rivederti.
In lui c'era una gran sete di bello
e nel suo animo nemmeno la pi� piccola taccia di invidia.
- Sei a Firenze?
Ti ho portato Raffaello da Urbino.
Bene.
- Che, mi volete, maestro?
(colpito) Ah...
- Be'...
Entrate: Il quadro � l�.
uno studio cos� grande?
- Raffaello, � l�. - Entrate.
Mi sono sempre appassionato di meccanica.
LEONARDO: � cambiata la citt�, la gente e direi anche il modo di pensare.
- E in questi anni... - Eh, sono anni difficili!
a bottega da mastro Verrocchio?
E questi disegni qua?
Studi per una macchina che volevo costruire. Era appesa lass�.
Ma... Raffaello...
Cosa fa?
Oh Raffaello...
Sei contento? Ora l'hai vista.
Be', che fai qui?
Non mi ci ritrovo pi� a Firenze.
- Forse parto: Torno a Milano.
- Mh... Addio.
L'impressione che ne riport� Raffaello fu profonda.
In due dei suoi ritratti pi� belli, "La muta" e "Maddalena Doni",
l'influsso ne � evidentissimo.
- Maestro, quel giovane non era Raffaello da Urbino? - S�.
- L'ha guardato, l'ha guardato, e non ha detto nemmeno una parola. - No.
Il primo giugno1506, Leonardo lascia Firenze e riparte per Mi. Ano.
C'� ordine di riportarvi al comune dallo eccellentissimo gonfaloniere Pier Soderini.
(VOCI INDISTINTE)
di Santa Maria Nova, son 150 fiorini d'oro.
� oro, � oro!
Non soldi di rame, come quella volta che mi volevate pagare
con una saccata di quattrini da un soldo!
Son 150 fiorini!
- Ho versato la cauzione: Ora posso partire? - Ma questo affresco quando Io terminate?
Mah, si far�, si far�.
Ricordate: Vi diamo tre mesi. Tre mesi!
Tre mesi... Tre mesi di licenza, come un militare.
(brusco) Tre mesi per tornare e mantenere l'impegno assunto
ed eseguire quell'affresco per cui vi siete preso dei bei quattrini!
Se mai Io terminerete, quest'affresco.
(canzonatorio) Chiss�...
una lettera da messer Angelo del Tovaglia
per quel quadro... Come, partite?
Anche a me la marchesa Isabella mi ha riscritto da Mantova che,
se non potete dipingerle una tavoletta, le basterebbe una vostra piccola opera,
un piccolo Ges� bambino fra i dottori, se voi voleste.
Ma certamente, certamente.
Rassicurate l'eccellentissima marchesa, rassicuratela.
(MUSICA VIVACE E INQUIETA)
Ancora una partenza. Non trover� mai pace?
� in lui o nella dura necessit� degli eventi questo irrequieto destino
che lo spinge sempre da un posto all'altro, da una citt� all'altra?
Leonardo parte da Firenze come un vinto.
Come lo accoglier� Milano?
Spariti i duchi, gli Sforza,
il Moro, che passa gli ultimi anni in Francia, prigioniero nel castello di Loches,
la Lombardia � ormai una provincia francese.
La violenta persecuzione contro chiunque abbia servito il Moro � oggi dimenticata,
ma questo non d� la sicurezza di essere bene accolto...
Tuttavia, Leonardo lascia Firenze senza rimpianti.
I suoi concittadini gli sono estranei,
estranei gli sono stati padre, matrigne, fratelli...
Tutti. Tranne lo zio Francesco.
Lo zio, che oggi � un vecchio tranquillo e un po'svanito,
abita sempre in villa "e non fa nulla", come allora,
carico di debiti e derubato da tutti, ma non gl'importa.
Rimpicciolito dall'et�, davanti a questo nipote cos� grande e famoso,
che sulla via di Milano si ferma in Vinci per salutarlo,
sorride, immutabilmente sereno.
Qui, tutto va un poco in rovina:
Ci vorrebbe i giovani a lavorare, invece io so' solo...
(SALAY SOSPIRA)
Dormiva e la c'� rimasta.
"Zio, c'� qualcosa di bono dall'orto, c'� ova?" Solo per questo vengono.
E cos� le spese le son tante, tante...
No, no, Leonardo, non devi.
(imbarazzato) Ma zio...
(FRINIRE DI GRILLl)
(SALAY SOSPIRA)
(UN CANE ABBAIA IN LONTANANzA)
Leonardo, aspetta!
Portati via queste! Sono del tuo orto.
- Le ho colte per te stamattina.
- No, zio, grazie tante.
Tieni, prenditi almeno queste: Sono del tuo orto.
Ho gi� tanti bagagli... Mangiali tu, piuttosto! Devo partire!
- Ma dove vai? - A Milano?!
- A Milano!
#Muovesi l'amante per la cosa amata#
#Se la cosa amata � vile#
#L'amante si fa vile#
#Quando l'amante � giunto all'amato#
#L� si riposa#
#Quando il peso � posato#
#L� si posa#
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