All language subtitles for The Life Of Leonardo Da Vinci.Renato Castellani.1971.DVDRip 03 -ITA

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Original subtitles

- "Gli operai che lavorano ai navigli..." - Cambia, cambia!

- "Gli operai che lavorano ai navigli..." - Cambia!

- "Si lamentano che non sono pagati ormai..." - Mm, s�. Cambia!

- "I fabbriceri del Duomo..." - Cosa vogliono questi fabbriceri?

- Dicono che i lavori procedono a rilento per... - Mancanza di fondi!

- Vai avanti! - Frate Vincenzo... - Eh?! - Frate Vincenzo da Castelnuovo,

priore dei domenicani nel convento di Santa Maria delle Grazie, scrive...

Ma cosa vuole questo priore?! Gli ho ricostruito tutta la parte dietro della chiesa,

Come si chiama? L'abside! L'ho fatta rifare dal Bramante. Mi ci far� pure seppellire.

C'� quel Solari l� che mi sta preparando il monumento!

Ma che vogliono da me, questi frati?

alla benevolenza del duca.

See, la benevolenza! Eccola qui, la benevolenza!

Be', se � per la benevolenza, di' che ci possono contare.

- Maestro Leonardo scrive... - Be', cosa c'ha da scrivere anche lui?

- S�, leggi. che l'avere a guadagnare il vitto

che gi� Vostra Signoria..." - Salta, salta!

di Vostra Eccellenza,

come io resto dall'avere il salario da due anni..."

Due anni?

- Ma non sono mica due anni!

- S�, continua. - "Del cavallo non dico niente, poich� conosco i tempi".

Bravo! Meglio non dire niente. Bravo.

Insomma! Cosa vogliono da me tutti?! C'ho rifatto il Duomo, le Grazie,

un centinaio di canali che si pu� andare in barchetta dal Tesino all'A dda!

E poi Leonardo dovrebbe saperlo, le ha inventate lui le chiuse che...

dal di dentro... dal di fuori si aprono dal di dentro.

Ho piantato migliaia di gelsi che i bachi da seta te li ritrovi fin sotto il letto.

Adesso ho difficolt�, ecco! Ho difficolt�!

E poi... devo anche pensare un po' a'sti francesi.

- Chiamali domani tutti e due, va' - S�, Eccellenza. Chi?

Ma il priore, no! E l'altro, l�... Leonardo!

(COLPI DI TOSSE)

(COLPI DI TOSSE)

Che caldo o freddo, � tutto Io stesso!

Bevilo prima tu, non si sa mai...

A voi non Io so, ma a lui di certo far� bene, perch� Io pagate.

Questi toscani sono tutti linguacce!

Vai! Avanti, voi due.

Dunque, dunque... Dunque!

Per dimostrare a voi e anche a te la mia benevolenza,

ho pensato che il famoso maestro Leonardo, che � il mio pittore,

vi dipinger� nel convento tutta una parete del refettorio. Una ultima cena.

Cos� voi avrete un affresco del mio famoso pittore, e tu...

U�, maestro, parlo con te, eh!

Tu sarai pagato dai frati.

- Dai frati? Ma... Eccellenza... - Va l�, va l�! Che intanto i soldi escono tutti di qui!

Volevo solo farvi osservare che nel refettorio i fratelli...

- E cosa fanno i fratelli nel refettorio?! - Mangiano.

E poich� il maestro Leonardo - oh, eccellentissimo pittore, eccellentissimo! -

- non � propriamente... - Non � uno che fa alla svelta! E pazienza!

Mentre lui lavora, voi mangiate in cucina.

Ma chi volete che vi mandi, un imbianchino che si fa tutto il muro in quattro e quattr'otto

e poi vi lascia una vaccata come quella del Montorfano?! Ce l'avete gi� l�, nel refettorio!

Anzi, gi� che ci vai, cancella tutto! Quando vado al convento,

gi� che si mangia male per il digiuno, non riesco pi� a guardarlo!

- Ma, Eccellenza... - Va bene! Va bene cos�! Deo gratias.

Bene!

Be', tu cosa fai l� con quella faccia?

del mio tesoriere, sono tutti contenti,

frati e pittori. Senti un po', dai 100 ducati d'anticipo al mio amico... Ah, s�, Leonardo.

L'ultima cena...

L'ultima cena era un soggetto gi� pi� volte trattato nella pittura italiana.

Fin dalla prima monumentale composizione di Giotto, nella Cappella degli Scrovegni,

a Padova.

Andrea del Castagno, in Sant'Apollonia di Firenze...

Andrea del Castagno, in Sant'Apollonia di Firenze, aveva ripreso il tema,

conservando il dettaglio di san Giovanni che reclina il capo sul petto di Ges�,

ma disponendo gli apostoli frontalmente allo spettatore.

Tranne Giuda, isolato al di qua della tavola.

Quasi conscio del suo tradimento.

Francesco Botticini ripigliava a sua volta il medesimo schema, con poche varianti,

tranne quella di piegare la tavola a ferro di cavallo.

L'affresco di Domenico il Ghirlandaio a San Marco

ripete ancora una volta le cene tradizionali.

Leonardo inizia subito una lunga serie di schizzi.

E un disegno conservato all'Accademia di Venezia ci mostra la sua prima idea.

Questo disegno forse non � originale, probabilmente � una copia di un allievo,

la copia di un primo abbozzo del quale ormai non rimangono tracce

e che si componeva in questa maniera,

ripetendo ancora una volta il modello classico.

E non poteva soddisfare Leonardo.

"Ci� detto, Ges�, con la commozione nel cuore, proclam� apertamente:

'In verit�, in verit� vi dico...

uno di voi mi tradir�'

'Uno di voi mi tradir�'

I discepoli si guardarono l'un l'altro, incerti di chi parlasse.

Uno di essi, colui che Ges� prediligeva, stava appoggiato al petto di Ges�".

(meditabondo) "Poggiato al petto di Ges�..."

(SOSPIRO)

"Ges� disse: 'Dove io vado, voi...

non potete venire" '

(meditabondo) "Dove io vado, voi non potete venire".

"Ges� disse: 'Dove io vado, voi non potete venire"'.

Queste parole isolano Cristo in una solitudine irraggiungibile.

L'ombra della morte, che egli sa essere vicina, lo pone lontanissimo dai discepoli,

lo immerge in un lungo silenzio che romper� solo pi� tardi con le parole

"amatevi l'un l'altro".

Solitudine,

comando di amore, forse rimpianto di amore.

[LEONARDO: Se tu sarai solo, tu sarai tutto tuo.]

Anche Leonardo ha cercato la solitudine

e forse solo ora si accorge che questa solitudine � simile a un vuoto.

Nessun affetto, forse nemmeno un amico, danno un senso al suo affannoso studiare.

Gli allievi sono egoisti, Salay non � mai uscito dalla sua mediocrit�.

La madre � morta, rimanendo fino all'ultimo, per lui, Caterina.

� in lui o negli altri il difetto?

Forse come sempre la colpa � met� da una parte e met� dall'altra.

Forse gli altri trovano troppo faticosa la sfera rarefatta in cui egli vive.

E lui non � abbastanza umile. [Se tu sarai solo, tu sarai tutto tuo.]

Egli � solo. Ma quanto gli costa essere solo?

D'ora in poi, nei disegni della Cena figura un Cristo solitario,

nemmeno Giovanni gli � vicino. Non reclina pi� il capo sul petto di lui come nel Vangelo

e come lo avevano rappresentato Giotto e Andrea del Castagno.

Solo, in mezzo agli apostoli, Cristo non parla pi� e non accusa.

� assorto in un suo pensiero interiore,

gi� lontano dal tumulto che le sue parole - "uno di voi mi tradir�" - hanno suscitato.

Pi� lontano di quel lontano cielo che si sprofonda dietro il suo capo,

nell'ultima trasparenza della sera.

Ora che ha creato il centro emotivo dell'affresco e ha fissato l'idea,

Leonardo al solito incomincia a indagare, a studiare.

E il refettorio delle Grazie, con l'impalcatura pronta

e il grande spazio dell'affresco gi� segnato sul muro, rimane vuoto.

(RINTOCCHI DI CAMPANA)

(RINTOCCHI DI CAMPANA)

- Se no mi sfuggiva dalla mente!

Idee per gli apostoli: Uno lascia il bicchiere, un altro parla a un altro

e quello che ascolta tiene in mano un coltello

e nell'altra mano il pane diviso dal coltello.

- Un altro... - Scusate, Io avevo ancora da sapere che i quadri si scrivevano.

(seccato) La pittura � una poesia muta.

E per oggi ha lavorato abbastanza.

Proprio allora, invece, Leonardo incomincia a lavorare. Scrive il Vasari:

[VASARl: Quand'egli vedea certe teste bizzarre

avrebbe seguito uno che gli fosse piaciuto un giorno intero.

E se Io metteva talmente nell'idea che poi Io disegnava come se l'avesse presente.]

[BANDELLO: Soleva Leonardo montar la mattina sul ponte,

e dal nascere del sole allo imbrunire non lasciava mai il pennello,

scordandosi il mangiare e il bere.]

Cos� scrive Matteo Bandello in una vivacissima descrizione

ch'egli fa di Leonardo, quando lavorava nel refettorio delle Grazie.

Pazienza, fratelli. Abbiate pazienza! Finir�, finir�...

Lui dentro e noi fuori alla pioggia.

- Salay, prepara i colori! - S�, maestro.

- Oltremarino.

Hai fame, ne vuoi? - Magari!

- Tieni! - [BANDELLO: Passavano poi due o tre giorni

- che non avrebbe messo mano alla pittura.] - Salay! L'azzurro!

[Ed esaminava solamente ci� che aveva dipinto.]

Matteo Bandello, che ci descrive Leonardo cos�, era nipote del priore delle Grazie.

Aveva allora solo nove anni, e studiava con altri ragazzi nel convento.

- Guarda che bella pittura.

- Andiamo a vedere!

Brutto scimunito!

(URLA E RISATE)

II pittore! Arriva il pittore!

- Ma dove vai, scemo? Nascondiamoci!

La porta! Vi siete dimenticati la porta!

Anni dopo, divenuto grande e famoso, il Bandello racconta in una novella:

"Partiva da Corte vecchia

ove a quello stupendo cavallo di terra lavorava e..."

[BANDELLO: Partiva da Corte vecchia ove a quello stupendo cavallo di terra lavorava...]

[E in pieno mezzogiorno, quando il sole � in leone,

andarsene per le strade diritto alle Grazie.]

(CAMPANE)

- Ssh!

[Asceso sul ponte pigliava il pennello, dava una o due pennellate ad una delle figure,

poi subito scendeva e andava altrove.]

(RISATINE)

Ora fuori, ragazzi. La vostra parte l'avete finita. Andate. Anche tu, Matteo, da bravo.

Questa tormentata indagine non ha per� sopraffatto l'idea iniziale.

Il tumulto e l'agitarsi degli apostoli

sembrano rendere ancor pi� irraggiungibile il solitario silenzio di Ges�,

al cui volto, che si staglia pensieroso sul cielo della sera,

convergono tutte le linee della composizione e i gesti degli apostoli,

composti con sapienza mirabile in gruppi di tre

e di tre.

Due grandi archi di cerchio uniscono fra di loro i due gruppi di destra

e i due gruppi di sinistra.

E nel colmo di questi due archi stanno i due poli drammatici della composizione:

A destra, pi� in alto di tutti,

� il volto di Filippo che impersona il candore, la fede.

� l'apostolo che ha seguito Cristo alla prima chiamata. E Filippo � pi� in alto di tutti.

A sinistra, pi� in basso di tutti, sta il volto di Giuda.

La linea che unisce il volto di Giuda a quello di Filippo passa sul volto di Cristo.

Ancora una parola sulla tecnica usata da Leonardo per il dipinto,

che non pu� essere chiamato un affresco.

L'affresco, come dice la parola "dipinto a fresco",

si esegue dipingendo l'intonaco ancora fresco steso sul muro.

L'intonaco assorbe il colore, che vi si incorpora profondamente.

Ma questa tecnica esige rapidit� e non ammette ripensamenti.

Quando si sbaglia si gratta via tutto e si ricomincia.

Nulla di pi� lontano da Leonardo, che si accosta alla sua idea

attraverso un lungo approfondimento, un lungo lavorio interno,

che si traduce in una non meno tormentata esecuzione.

Il suo personalissimo modo sfumato di lavorare non si addice all'affresco.

Per questo egli, abbandonando le tecniche tradizionali,

sopra il primo intonaco ancora grezzo,

stende un secondo intonaco come uno stucco compatto.

Sopra questo stucco stende un'imprimitura, come su una tavola prima di dipingerla.

Sul muro cos� preparato egli dipinger� con tempera forte,

al modo antico cio�, con colori disciolti in rosso d'uovo.

Questo artifizio permette a Leonardo di lavorare sull'immenso muro

con la stessa minuzia e pazienza con la quale avrebbe dipinto una tavola.

Ma, purtroppo, i tre strati sovrapposti

- il gesso, lo stucco, l'intonaco - si dilateranno in maniera diversa

e assorbiranno l'umidit� in maniera diversa, screpolandosi.

Il 2 gennaio 1497 Beatrice d'Este, la moglie ostinata e volitiva di Ludovico il Moro,

quella che ha sbaragliato le favorite di Ludovico,

quella che lo ha spinto a eliminare Gian Galeazzo e farsi proclamare duca,

viene alla chiesa delle Grazie.

� inferma, sofferente.

La gravidanza gi� avanzata si presenta difficile e dolorosa.

siete qui a dipingere "L'ultima cena".

Tutti ne dicono meraviglie. Noi passiamo di qui, dal chiostro, per andare...

Stiamo andando a pregare sulla tomba di Bianca.

Povera figliuola, non aveva 15 anni. Suo padre, il Moro, il signor duca, l'adorava.

Ma che bella pittura!

Bisogna far presto! Stasera c'� un ballo. Ancora una festa...

Ma perch� Giovanni non tiene il capo sopra la spalla di Ges�?

Perch� in quell'ora nessuno pu� confortarlo.

� vero, nessuno pu� confortarlo.

Andiamo, si fa tardi.

- Sono cos� stanca...

Quella sera stessa, in piena festa, Beatrice ebbe un grave malore.

(CORO E MUSICA)

- Aah! - Beatrice! Beatrice!

(LA MUSICA SI FERMA)

(LA MUSICA SI FERMA)

(BRUSIO)

(BRUSIO) Beatrice... Beatrice!

(in ansia) Ma cos'ha? Fatemi passare!

(BRUSIO)

(lamenti flebili) L�, sopra il letto!

Un medico, presto! Fai presto!

- Un medico, fai presto! - Il medico, il medico!

male. Il bambino... Un parto prematuro.

Cos'hai?

- (sussurrando) La musica... - Eh?

- Cosa?

Ah, s�. La musica, la musica!

Marchesino...

Marchesino!

- La musica. - La musica? - S�!

Signori.

Signori! La duchessa vuole che la festa continui.

Ecco, la senti? La musica adesso c'�.

- La senti? - No, non la sento.

(MUSICA)

(IL CORO ATTACCAA CANTARE)

S�, s�! C'� la musica, la senti?

- Beatrice, la senti? - S�. - C'�!

(MUSICA E CORO)

(URLA DI DOLORE)

(LA MUSICA SI INTERROMPE)

Cos�, in piena festa, Beatrice mor�.

A mezzanotte.

- Ecco, tutti insieme, dai.

Gi�, in fondo al refettorio.

ad aiutare! - Do gli ordini da qua sopra.

- Spingete tutti insieme!

Nel febbraio 1498, la pittura poteva dirsi finita.

L'ammirazione che avrebbe suscitato sarebbe stata immensa.

Purtroppo, intatta dur� pochi anni.

tutto, oggi viene il duca a vederla!

Salay con quella cappa nuova sembra un pavone.

Salay � sempre lo stesso. Ormai ha 16 anni,

sempre pi� bello, sempre pi� vanitoso e presuntuoso.

- Marco, possiamo portare via il ponte?

� a modo suo affezionato a Leonardo, che seguita ad annotare con minuzia...

La scrittura rovescia di Leonardo si legge in uno specchio per trasparenza.

"Add� 4 d'aprile 1497, la cappa di Salay.

4 braccia di panno argentino lire 15, soldi di lire 4,

velluto per ornare lire 9, soldi di lire 1, bindelli, magliette, manifatture".

Leonardo annota tutte le spese e in fondo aggiunge, con lo stesso tono distaccato:

"Salay ruba li soldi".

far presto!

anche se la duchessa non c'� pi�.

(MUSICA DI TENSIONE)

II capolavoro non � ancora finito che gi� i tre strati d'intonaco cominciano a screpolarsi.

Dobbiamo pensare che il destino favorisce una volont� di autodistruzione,

che, mai confessata, si nasconde nell'animo di Leonardo.

Caso o destino avverso, quasi tutta l'opera di questo grande si sbriciola appena fatta -

pi� gravi esempi ne vedremo in seguito - o va perduta.

O rimane nascosta, come le invenzioni affidate ai suoi scritti negli archivi polverosi,

che vengono trovate solo quando, dopo secoli a volte,

l'umanit� con fatica le ha inventate di nuovo.

Tuttavia, in quei pochi anni che sopravvisse intatto, il "Cenacolo" fece scuola nel mondo.

Anche se cinquant'anni dopo il Vasari scriveva che appariva

"come una macchia abbagliata".

Anche la fortuna avversa parve accanirsi contro il capolavoro.

Nel 1652, i frati ne tagliarono un pezzo per aprire un passaggio

tra la cucina e il refettorio, cos� che i cibi non arrivassero freddi alla loro tavola.

- Questa porta ci voleva proprio! - Intanto l'opera del tempo continuava inesorabile.

I soldati di Napoleone tramutarono in stalla il refettorio,

malgrado il contrordine che Napoleone, dice Stendhal, "scrisse da cavallo sul ginocchio".

E nell'agosto 1943...

La zona delle Grazie fu pesantemente bombardata.

L'affresco era stato protetto con sacchi di sabbia.

E l� per l� questa fragile difesa parve reggere, quasi per miracolo.

Ma la guerra infuriava, la pioggia cadeva e nessuno poteva occuparsi del "Cenacolo".

Nel 1946, ricostruito il refettorio, inizi� una pazientissima e sapiente opera di restauro.

Ma lo stato attuale del "Cenacolo", � questo che vedete.

Quella fessura doveva essere quasi il segno premonitore di una frana.

In un anno e mezzo, tutto il mondo in cui ha vissuto Leonardo si sgretola e crolla.

(CANTI DI GUERRA)

Gli stranieri, i francesi, troppe volte chiamati in aiuto dai signorotti italiani

nelle rivalit� che dividono i loro staterelli, hanno imparato la via delle Alpi.

Luigi Xll invade il ducato di Milano,

rivendicando una presunta eredit� di sua nonna Valentina Visconti.

I francesi occupano Alessandria, giungono alle porte di Milano.

(RUMORI DI DEVASTAzlONE E URLA DI GUERRA)

Calma fratelli, calmatevi.

Calma. Signor duca!

(CANTI DI GUERRA)

La notte del 2 settembre 1499, Ludovico, sconfitto, prima di fuggire da Milano

viene a pregare per l'ultima volta sulla tomba di Beatrice d'Este, la giovane moglie.

(MUSICATRISTE)

(dalla strada)

Andate, andate!

Per il Moro lasciare Milano � anche lasciare le Grazie.

Le Grazie gli erano particolarmente care.

Vi aveva profuso lavoro e denari, vi aveva fatto collocare la tomba sua e di Beatrice.

Nelle Grazie voleva farsi seppellire.

Aveva ornato il refettorio con il pi� bell'affresco del mondo.

E ora doveva fuggire, lasciare tutto,

le Grazie, Milano, il ducato con tanta paziente astuzia conquistato.

Sconfitto ancora una volta dai francesi, morir� in Francia, prigioniero, a soli 57 anni.

Il 6 ottobre 1499, i francesi entrano in citt�

(GRIDATERRORIzzATE)

Tutti di l�!

Luigi Xll fece ingresso solenne assistendo a un Te Deum nel Duomo.

(VOCI INDISTINTE)

E un reparto di balestrieri guasconi

si esercit� sul meraviglioso cavallo di Leonardo.

(VOCI INDISTINTE, PARLANO IN GUASCONE)

Merde!

(in guascone) Centrato in pieno!

(INNO TE DEUM)

Con Salay e Luca Pacioli, Leonardo lascia Milano.

Ha annotato con la sua solita gelida precisione:

[LEONARDO: II duca ha perso Io stato e la roba e la libert�

e nessuna opera si fin� per lui.]

Prima di partire, Leonardo ha recintato e sbarrato inutilmente

quella piccola vigna fuori Porta Ludovica che solo pochi mesi prima il Moro,

sempre in debito col suo "eccellentissimo pittore", gli aveva donato.

Non era gran cosa, 16 pertiche, meno di un ettaro,

ma Leonardo vi aveva fatto sopra mille progetti.

� stato vent'anni al servizio di Ludovico e teme le rappresaglie dei francesi,

che infatti sequestreranno quella vigna.

Cos� va a Mantova, dove lsabella d'Este, sorella di Beatrice,

regna su un minuscolo stato.

Ma quale accoglienza gli riserver� Mantova?

(MUSICA MALINCONICA)

[LEONARDO: L'acqua che tocchi dei fiumi � l'ultima di quella che and�

e la prima di quella che viene.]

Seguire il tacito e infinito andare del tempo.

Abbandonare opere costate sangue e dolore.

Ricadere nelle incertezze e nel bisogno.

A cinquant'anni.

La partenza da Firenze una mattina di primavera era stata una liberazione.

La partenza da Milano in questo freddo dicembre � una fuga.

Mantova � un minuscolo stato dove lsabella d'Este, sposa a Francesco Gonzaga,

regna su una corte piccola ma raffinata.

Intelligente, colta, brillante, lsabella adora la pittura, la musica, la letteratura.

Non solo per sua inclinazione, ma anche per il lustro che l'arte riflette sui signori.

Isabella fa scrivere per accaparrarsi di ogni illustre pittore almeno un'opera,

un capolavoro da aggiungersi a quelli che gi� possiede.

Capolavori da mostrare a principi e ambasciatori

che passano per il marchesato.

Scusate, vi introduco senza cerimonie.

Siamo una famiglia semplice.

prima di partire per Venezia.

- Mi sorprendete nel mio studiolo.

- Nell'intimit� delle mie cose, delle mie pitture. Perugino...

- Mantegna... Mi sento come fra amici.

- Vostra Eccellenza ama le pitture?

Allora venite, Eccellenza. � una saletta che voglio farvi vedere,

noi la diciamo la "camera degli sposi", gli affreschi sono di Andrea Mantegna.

Vi prego. Scusate se vi introduco cos� in una delle nostre stanze.

La bellezza delle pitture vi far� dimenticare questa offesa all'etichetta.

Ogni volta ci lascio gli occhi.

E questo azzurro!

II marchese Lodovico e la marchesa Barbara di Hohenzollern.

- Intratteneteli voi. - Certamente.

In tutt'altra occasione, l'arrivo di un artista come Leonardo avrebbe reso felice lsabella.

- Vai, vai! - Purtroppo oggi le condizioni del suo piccolo stato sono precarie.

I francesi padroni di Milano sono vicini pericolosi.

Cosa diranno se Mantova diventa rifugio di quanti oggi fuggono da Milano?

Vi prego. Venite, c'� un amico vostro.

Anche Cecilia Gallerani, come altri naufraghi di Milano,

ha cercato rifugio da lsabella, che pur non avendo animo di respingerli,

sa che la presenza di questi fuggiaschi la compromette.

No, voi siete un principe dell'arte e come tale dovete essere ricevuto.

Venite, ho una sorpresa per voi.

La contessa Bergamini.

per Mantova ci riempie di gioia sincera.

(sospirando) Ah, quanti avvenimenti!

Quanti tristi avvenimenti in questi tristi mesi di autunno.

Basta, basta!

- S�, a Venezia. fermarvi. Ho bisogno di un'opera vostra.

Mantegna, Perugino... Ma senza un Leonardo il mio studio non � il mio studio.

Ricordate Cecilia quando vi pregai di mandarmi anche per un giorno

il ritratto che vi ha fatto Leonardo? Oh, se aveste tempo di farmi un ritratto!

Leonardo, che probabilmente aveva pensato di trattenersi a Mantova,

comprende che non vi si pu� fermare.

- S�, maestro.

Buongiorno, figliolo.

Ho gi� salutato Sua Eccellenza.

Partiamo subito? Ah, ne avete fatto una copia.

S�, per portarla con me e forse farne un dipinto.

- Zoroastro, il cavalletto.

Pagato cos� con un magnifico disegno, oggi al Louvre,

il suo debito per quei pochi giorni di ospitalit�, Leonardo si congeda.

Ooh! Che bello!

con quella vostra magia di luci e ombre...

Di questo ritratto dell'Eccellenza Vostra penso di fare un dipinto.

- Ve Io portate via? - No, ne ho fatto una copia perfettissima,

ma l'immagine pi� viva dell'Eccellenza Vostra la conservo qui.

Io sono sicurissima, sicurissima che voi manterrete la promessa.

Sicurissima.

Addio. Fossero stati altri tempi!

Leonardo non manterr� la promessa.

Part� lasciando nell'irrequieta marchesa

il rincrescimento di una grande occasione perduta.

Fossero stati altri tempi...

I tempi sono duri. Il re di Francia, da Milano, penser� persino di invadere Mantova.

Isabella gli correr� incontro con un vestito a gigli d'oro - l'emblema francese -

e un quadro del Mantegna in dono.

E lei, piccola donna, salver� cos� il marchesato.

Ma della partenza di Leonardo non si d� pace.

Lo inseguir� per anni con lettere e ambasciate.

(SOSPIRA)

Lasciata la poco ospitale Mantova, Leonardo si dirige proprio verso Venezia.

Sicuramente Leonardo and� a Venezia.

Ebbe in quel soggiorno contatti con il senato e la signoria?

Non lo sappiamo, ma tent� di allacciarne, perch� il bisogno urgeva.

Pens� di conquistare il gruppo ristretto di nobili che governavano la Serenissima

affrontando il grande problema di Venezia: Come difendere la citt� dai turchi.

Da pochi mesi il doge Antonio Grimani � stato duramente sconfitto dal sultano

e Venezia teme addirittura d'essere invasa per via di terra. Egli scrive:

"Lllustrissimi signori miei,

avendo veduto come i turchi non possano venire in Italia per alcuna terraferma

che non passino l'lsonzo, ho giudicato non poter far riparo in alcun sito

che sia di tanta validit� quanto quel che si pu� fare sopra detto fiume".

Non si sa se queste lettere accennano a un preciso incarico

o siano progetti che Leonardo pensa di proporre.

Poich� Venezia � vulnerabile soprattutto dal mare, un'invenzione,

assurda nella sua temerariet�, balena agli occhi di Leonardo.

Metti adagio le pietre nel sandalo.

La barca deve stare a mezz'acqua,

per stagnarsi bene.

(MUSICA INCALZANTE)

Non insegnare!

Non insegnare e sarai solo eccellente!

Ah, s�!

Chiama un garzone. Un garzone, di nascosto.

Per farti cucire la veste in casa.

In segreto, s�! In segreto.

con gli occhi di vetro, con cui tu possa nuotare sott'acqua.

E al fiato...

faccia...

serratura.

(MUSICA INCALZANTE)

Al cambio della guardia... fai scoppiare sotto la nave, dai fuoco a tutte le galere!

Ci vuole una vestigia di panciera, giubbone e calze e un otre per soffiarvi, per l'alito.

Sgonfiato, ne andrai a fondo tirato dai sacchi di sabbia, gonfiato tornerai sopra all'acqua.

Una maschera con occhi di vetro.

(ACCENTO MUSICALE)

Ah...

Porta un coltello che tagli bene, acci� che una rete non ti pigliasse.

Queste frasi rotte, confuse, a volte incomprensibili per noi,

Leonardo le ha veramente pensate e scritte.

Egli ha avuto l'intuizione di una nuova arma terribile da offrire a Venezia: Il sottomarino.

E per affiancarlo, uomini che nuotino e agiscano sott'acqua: I sommozzatori.

Questo Leonardo imprevisto, esaltato, quasi sconvolto dalle idee che lo agitano,

balza ai nostri occhi cos�, vivo e preciso,

dai nervosi appunti di una delle pagine del Codice Atlantico come da una radiografia.

L'uomo superiore, malinconico, ironico come il sorriso delle sue figure,

� pieno d'entusiasmo davanti alla possibilit� di un'impresa mai tentata dall'uomo

e che lui tenter�.

Perci� raccomanda a se stesso in segreto "non insegnare e sarai solo eccellente".

E sogna di dar fuoco alle galee egli stesso.

Se entro quattr'ore voi non v'arrendete, n'andrete a fondo!

Anche questa frase si legge nel Codice Atlantico.

Quest'impresa quasi assurda,

assalire la flotta turca e distruggerla con sottomarini e sommozzatori,

per un attimo Leonardo sogna di compierla lui stesso.

In segreto si far� cucire la veste, lui stesso dar� fuoco alle galee.

Lui avr� eterna fama di audacia e ne ricaver� immensa ricchezza.

Sar� ricco, potente. Libero di dedicarsi ai suoi studi.

(MUSICA INCALZANTE)

E per essere ben sicuro di non farsi ingannare, annota:

"Fai patto per istrumento

che met� della taglia dei prigionieri

sia tua senza eccezione.

E il deposito del danaro e il pagamento

sia fatto presso Manetto".

Questo "Manetto" � Alvise Manetti, persona di sua fiducia.

Leonardo non si finisce mai di scoprirlo. Lo crediamo freddo, arido,

cos� alto nelle sue meditazioni da darci un senso di gelo,

come una cima sempre nevosa perch� troppo alta.

Ma subito dopo, forse suo malgrado, ce lo troviamo alla nostra stessa altezza,

travolto per l'entusiasmo di un'invenzione inaudita per quei tempi.

Ma travolto da un'emozione insospettabile in lui,

da un'emozione che oseremmo dire infantile.

L'ammirato sgomento che ci ha sempre comunicato

cede il posto alla commozione e diciamo anche all'affetto.

(MUSICA MALINCONICA)

(UN GALLO CANTA IN LONTANANzA)

(CAMPANE)

(MUSICA MALINCONICA)

(MUSICA INCALZANTE)

"Come e perch�

io non scrivo il mio modo

di star sotto l'acqua.

Questo io non voglio divulgare n� pubblicare

per le male nature degli uomini,

che l'userebbero solo per assassinare nel fondo dei mari,

rompendo i navigli

e sommergendoli con gli uomini che vi sono dentro".

(MUSICA MALINCONICA)

Le ore esaltate della notte sono passate.

Il sogno di grandezza e di distruzione � restato e deve restare un sogno.

Uno scrupolo modernissimo -

pensate agli inventori della bomba atomica - trattiene Leonardo.

Lo scafandro e il naviglio subacqueo che gli sono balenati nella fantasia

resteranno sepolti nelle pagine dei suoi libri segreti.

Zoroastro. Zoroastro! Dai, su!

il maestro? - In piazza. - Ah, bene.

(VOCI INDISTINTE DALLA PIAzzA)

Aspetta!

A Firenze, mentre egli studiava minutamente l'anatomia del cavallo,

il Verrocchio modellava e portava a termine il suo monumento a Colleoni.

E ora il cavallo del Verrocchio � qui, nella piazza,

gettato in bronzo, che pu� sfidare i secoli.

- Mentre i resti del suo cavallo, sfregiato dai guasconi,

Si stanno disfacendo sotto la pioggia.

Quanto lavoro, quanto ingegno sprecato. Quanti studi incominciati e poi non compiuti.

Ma non � tardi, anch'egli, Leonardo, far�!

Ha 50 anni e con le mani riesce ancora a piegare e spezzare un ferro di cavallo.

Non si disperder� pi� in studi e in sogni.

Ormai anche troppa conoscenza ha accumulato, non divagher� pi�. Far�!

S�!

(CRESCENDO DI MUSICATRIONFALE)

#Muovesi l'amante per la cosa amata#

#Se la cosa amata � vile#

#L'amante si fa vile#

#Quando l'amante � giunto all'amato#

#L� si riposa#

#Quando il peso � posato#

#L� si posa#

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