All language subtitles for O Ultimo Banho (2020) - ITA SUB

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Original subtitles

L'ULTIMO BAGNO

- Ahi!

- Oh, piccola Rita? Cosa ci fai quassù? Torna sotto.

- Mi scusi, sorella. - Hmm...

- Sono contenta di vederti! Ho già sistemato i fiori laggiù e tutto il necessario.

- E' già tutto sull'altare? - Si, si, ho fatto come mi hai chiesto.

- Forza ragazze... Andate a pranzo.

Il pulmino non è lì per aspettarvi, come ieri.

Andate!

Hey ragazza, sei già qui da mezz'ora.

Forza. Sbrigati!.

Dai qua che faccio io.

Tu vai giù

e davanti all'altare c'è già tutto per fare i preparativi.

Mi raccomando: una, tre, cinque e le foglie di verde tutto attorno al vaso.

- Una, tre, cinque... - Una, tre, cinque...

E cerca di fare in fretta così andiamo a pranzo. Va bene?

- Va bene.

- Sorella Josefina, la vogliono al telefono.

- Deve essere Lourdes. Di che la richiamo, okay?

- Non è Lourdes, è una chiamata esterna.

- Va bene. - A più tardi.

- A più tardi.

- Senti, sfortunatamente non ho delle buone notizie.

- Si?

Tuo padre era malato giè da un po' di tempo....

Senti, Josefina,

tuo padre oggi ci ha lasciato.

E' stato suo nipote, Alexandre, a trovarlo nel letto.

Padre Manuel si è già occupato di tutto.

I funerali si terranno domani.

- Si

- Alexandre è qui con me.

Non poteva restare da solo in quella casa, giusto?

Poverino...

Ha compiuto quindici anni la settimana scorsa...

E' un ragazzino molto carino.

- Che mi dici di mia sorella?

- Angela? Nessuno è ancora riuscito a contattarla.

- Amici e compagni fuggono dalla mia disgrazia.

I miei parenti sono lontani.

Coloro che cercano di portarmi via la mia vita, mi tendono tranelli.

Mio Dio, riconosci la mia colpa.

Non abbandonarmi Signore di salvezza.

Dio Nostro Padre,

hai giustamente condannato l'uomo peccatore e gli hai promesso la vita

attraverso la penitenza e la finale risurrezione,

umilmente ti imploriamo di degnarti di benedire questa tomba

e mentre il corpo del tuo servitore si ricongiunge alla terra

accogli la sua anima in cielo nel nome di Cristo, Nostro Signore.

Amen.

Dio Onnipotente che hai voluto chiamare a te il nostro fratello

il cui corpo è stato ricongiunto alla terra

per tornare al luogo da cui era giunto...

- Accogli la sua anima e conducila alla presenza del Signore.

- Figliolo, cosa succede?

Dai, tirati su.

Non fare così, ragazzo.

Dai...

Vedrai che tutto andrà bene.

Eh?

Guarda che stanotte dormirai ancora nel tuo letto, nella tua cameretta.

E guarda che tua zia si prenderà molta cura di te.

- Intanto mia madre non è ancora arrivata...

- Sei riuscita a parlare con Angela?

- No.

- Lui pensava che sarebbe venuta.

Sai, l'ultima volta che è venuta qui,

è stata per la Festa di Nostra Signora della Sofferenza,

quattro anni fa.

E' arrivata con un uomo,

non abbiamo mai saputo se fosse il suo ragazzo o suo marito,

ma da quando ha litigato con suo padre,

non ha mai più messo piede quaggiù.

- Posso?

Ti ho portato una tazza di camomilla e dei biscotti da mangiare.

Hai buttato via tutta la cena. Fatti forza.

Devi mangiare.

Cerca di aiutare tua zia. Tirati su.

Adelaide ha parlato con il professore e domani non devi andare a scuola.

Mangia ancora qualcosa, Alexandre.

Alexandre, ancora una cosina...

- Non ho fame.

- Non dovresti andare in giro scalzo.

Le ciabatte si sono rotte quando sono caduto.

- Scusami.

Gira, gira, gira, gira..

- Tiralo su.

- Vuoi una coperta? - No.

- Comunque è qui in fondo al letto, se sentissi freddo stanotte.

A domani.

- Buon pomeriggio. - Buon pomeriggio.

- Sono dei Servizi Sociali. Sono venuta a parlare a proposito di Alexandre.

Mi permetta di porgerle le mie condoglianze.

- Ho qui con me alcuni documenti, signora Josefina,

e vorrei che lei li leggesse con molta attenzione.

La nostra più grande preoccupazione, signora Josefina,

è il benessere di Alexandre.

Se non ha nessuno che possa prendersi cura di lui,

dovrà andare in un centro di accoglienza.

Ma vorrei che lei riconsiderasse questa possibilità.

Non riesco a immaginarmi di tornare a vivere qui.

- Ma non occorre che sia qui.

Potrebbe essere... - Si, si. Lo capisco, ma...

Non so se Padre Manuel le ha spiegato...

- Si.

- Bene, io ho la congregazione...

- Si, me lo ha detto. - ...e sarebbe molto complicato

perché mi mancano pochi mesi dal ricevere i voti definitivi

e improvvisamente questo...

- La capisco - ...sarebbe un cambiamento troppo grande,

ma naturalmente capisco che lui non può...

- Il fatto è che Alexandre non può vivere da solo. - Non può.

- Certo, non può.

- Sfortunatamente

o per fortuna, questa è anche la mia vita nella congregazione.

Infatti gestiamo anche un istituto di ragazze che accogliamo su ordine del tribunale.

E...pertanto conosco tutte queste procedure.

Ma in questo momento...

credo di dovermi adattare.

- Perché signora Josefina lei assumerebbe la potesta genitoriale.

- Genitoriale. - Esatto.

- Pensavo che fossi in camera tua.

A volte è importante sfogarsi.

Se ti va di parlare...

- Oggi, tornando a casa,

ho... ho incrociato Alice.

E' venuta qui, vero?

- Si era qui.

Alice è venuta qui perché era preoccupata per te.

- Vado in un orfanotrofio, vero?

- Di questo parleremo più tardi,

Quando si torna a casa ridotti in questo stato.

la prima cosa da fare è farsi un bagno

Forza.

Vai.

- Da quanto tempo non ti fai la doccia, Alexandre?

- Non lo so.

- Huh? - Non lo so.

- Non lo sai?

E perché non ti fai la doccia?

- A causa della mano. - A causa della mano?

E andrai in giro sporco finché la tua mano è così?

- Va tutto bene.

- Già, è così. Sai cosa?

Copriti la la mano con un sacchetto di plastica e non ci saranno problemi.

Oh! Oh! Oh! Smettila!

- Ma zia, ho freddo.

- Hai freddo, niente. Devi rimanere ancora così per un po,

per essere sicuri che muoiano tutti.

Ti tiro un po' su la testa perché non ti vada negli occhi, forza.

- Sono pronto. - Stai ancora così per un pochettino.

Non ha mai fatto male a nessuno.

- Devi scendere a questa.

Comportati bene con Adelaide che ti è stata veramente amica.

Io verrò stasera.

Ci vediamo più tardi.

Non viviamo da soli in questo mondo.

A volte prima di pensare a noi stessi,

dobbiamo pensare agli altri.

Ti costava qualcoisa andare a casa di Adelaide, avvertirla?

- No.

- No?

Non hai niente da dirmi?

- Scusami, zia.

- Andiamo a dormire?

A domani.

- Alexander.

Allora?

Che succede?

- Non riesco a dormire, zia.

- Che ore sono?

- Le tre e mezzo.

- Vai nel tuo letto, vai.

- E' solo che ho avuto un incubo che riguardava il nonno.

- Vai a bere un bicchiere d'acqua

e poi torna nel tuo letto.

- Ma...

Ho bagnato il letto, zia.

- Se è così...

torniamo a domire.

A domani.

- Zia.

- Eh? - Quando andiamo a Porto?

- Quando ti comporterai bene.

- Vorrei proprio tornarci.

Ci sono andato una volta sola, con il nonno.

Siamo andati a vedere una partita del Porto.

C'era anche la mamma con noi, ma lei non è riuscita a entrare.

Ha fatto come la zia? E' andata a vivere a Porto...

- Oggi sei proprio noioso.

- Ma sono sicuro che lei non mi vuole più bene.

- Ma certo che ti vuole bene.

- E anche la zia mi abbandonerà? Tornerà anche lei a Porto?

- Ma chi starebbe qui a occuparsi di tutto? Lo faresti tu?

- Si, nel caso mi occuperei della casa.

Inoltre, sarebbe bello vivere da soli.

- Davvero? Non hai bisogno di me?

- No.

- No?

Allora, hai vogli di venire qui a lavarti i tuoi vestiti?

- Oh zia...

la zia sa chi è mio padre?

- No.

- Il nonno e la mamma non ti hanno mai detto niente?

Non hanno mai detto niente neanche a me.

Era di queste parti?

- Se ti ho detto che non so chi sia,

come vuoi che sappia se era o meno di queste parti?

- Cosa stai guardando?

- Stai zitto! - Stai guardando le tette di Sandra.

Ti faccio poi vedere un po' di cose su internet.

Senti, ti andrebbe di venire a casa mia a giocare alla consolle?

- Si, può darsi...

ma potresti prestarmi il tuo cellulare per dirlo a mia zia?

- Bruno, Alexandre!

Volete smetterla di bisbigliare?

- Mio Dio, perché sei così buono?

Se hai fiducia in me con mio nipote...

se questo è ciò che vuoi da me...

mandami un segno.

Aiutami a capire cosa devo fare.

- Ti sei lavato i capelli?

- No, dovrò lavarmeli con quella schifezza fra otto giorni.

- Va bene, ma nel frattempo puoi lavarteli con uno shampoo normale.

Guarda qui, lo chiami farsi il bagno?

Cosa hai qui?

- Non lo so, non è andato via - Tutto sudiciume.

Bagno!

- Ahi...!

- Cos'è questo?

- Niente.

- Ahi!!!

- Mi spiace, ma mi devi dire cosa è.

- Lì mi fa male.

E' un po' rosso e mi fa male.

Fammi vedere.

Dai.

- No, lascia stare.

- Quello che hai lì, lo hanno tutti. Tutti a questo mondo.

Lo hai tutto infiammato.

Prova a lavarlo e a tirare indietro la pelle.

- Non ci riesco.

- No ci riesci? - No... Mi fa male.

- Allora dovremo andare dal dottore per sapere che cosa hai lì.

Forse hai bisogno di una circoncisione o è semplicemente infiammato.

Non lo so. Girati.

Pronto.

Adesso...

Fa attenzione, arriverà bollente.

Dai qua.

Ecco, vieni qui.

- Fatto. Ne approfitto per andare a preparare la cena.

E sbrigati, okay?

- Ti ringrazio , o Signore.

perché essendo irato con me

la tua ira si è placata e mi hai dato consolazione.

Dio è il mio salvatore. In lui confido e nulla temo.

Il Signore è la mia forza e la mia preghiera.

- Potete entrare adesso.

- Buon giorno.

Fa attenzione che adesso apro la finestra.

Allora?

Sei riuscito a dormire? - Uh, uh

- Non ti faceva male?

- No. Non mi fa più male.

- Succo d'arancia...

La zia domani deve andare a Porto. Hai voglia di venire con me?

- Posso venire? - Puoi.

- Allora, vengo.

Zia, possiamo andare al Dragon Stadium?

- Questa è la cosa più difficile.

Non lo so.

Non so se ne avremo il tempo.

Dammi.

So che sei stato molto coraggioso.

- Quando ho aperto la bocca erano in dieci.

Dieci persone che mi hanno afferrato.

- Fammi vedere. Beh, avevo notato che hai un segno qui, una cicatrice.

- Quella volta erano soltanto in tre.

Quando sei nato, tutto il reparto era attorno a te.

- Perché?

- Perché non nasceva un bambino da molto tempo e

tu eri una specie di...

- Ah, si lo ero. Anche il nonno mi ha raccontato questa storia.

- Guarda, questa è la chiesa di Santo Ildefonso.

E' sul campo di battaglia.

E questa è la viua di cui ti parlavo.

Guarda il tram.

- Facciamo una passeggiata?

- No, non ne abbiamo il tempo. - Oh, okay.

Una volta la città di Porto non era così.

- Già, lo immagino. - Con così tanta gente.

- Zia, zia, zia! Mi compri queste sneaker?

- Dai, andiamo... - Ti prego! Zia!

- Abbiamo già fatto un lungo giro.

- Dai zia, guarda qui! - Devo andare adesso. Forza!

- 40% di sconto, zia!

- Non hai bisogno di scarpe da ginnastica.

Ti sei già fermato nei negozi tre volte,

- Si, ne ho bisogno. Dai zia, ti prego.

- Che Dio ti benedica. Ci rivediamo presto.

- Mi machi tantissimo, sorella. Ho così bisogno del tuo aiuto.

- Lo so.

La morte di tuo padre deve averti sconvolto tantissimo.

E adesso c'è anche questo ragazzino.

Ma sii forte e prega molto che Dio illumini la tua vita.

- Non sarei capace di abbandonare mio nipote.

- Ci sono molti modi per amare Dio.

La devozione per gli altri, la carità

sono altri modi per rapportarci con Dio.

- Voi siete la mia famiglia.

- Josefina, ti amiamo tantissimo,

Ma devi andare avanti col tuo cammino spirituale ovunque tu sia.

Puoi contare su di noi.

- Grazie, sorella.

- Quattro.

Cinque.

Ci vediamo domani.

- Zia. - Hmm...?

- Puoi accarezzarmi finché non mi addormento?

- Facciamolo, lasciati andare.

Le devi mettere solo un'altra volta, domani mattina.

Poi non ci saranno più gocce.

Non senti più quelle piccole fitte, non è così?

- No zia. Ma adesso non parlare...

- Sei così viziato.

- Oh zia, non asciugarmi troppo i capelli. Fa più sexy.

- Fa più cosa? - Sexy.

Me lo ha detto Claudia.

- E chi è Claudia?

- Una mia amica.

- Siediti lì che ti taglio un po' i capelli.

Tira un po' su la testa.

Guardami.

- Vuoi che ti tagli la frangia? - No. Lasciala così.

- Mi chiamo Nuno Mota. Sono notaio a Vila de S. Sebastião.

Ieri sua sorella è venuta qui.

- Si.

- Lei è la sorella maggiore per cui possiamo procedere

con la ripartizione dei beni del suo defunto padre.

- Mi scusi... Angela era nella città di S. Sebastiao?

- Angela Antunes, giusto?

- Si, Angela Antunes.

- Volevo soltanto sapere quando la signorina Josefina

potrebbe presentarsi nel mio ufficio.

- Solo una domanda. Per caso sa come la potrei contattare?

- Non posso facilitarle le cose, signora Josefina.

Ma possiamo fissare una data e

la signora potrà chiarire tutto con sua sorella.

- Una ipotesi: se la madre decide di tornare, cosa succede?

- Beh...

- Se la madre ritorna,

è ovvio che la madre ha sempre la priorità

- Ma se...hmmm...

come posso cercare di spiegarlo? Nel caso...

essendoci la storia di una madre che

lo ha già abbandonato diverse volte,

come funzionano le cose?

- Solo se accadesse qualcosa di molto grave

si potrebbe impedire l'unione tra una madre e un figlio.

Va tutto bene, signora Josefina?

- Ehy, zia.

Zia!

Zia, mi compreresti questa felpa?

- E' bruttissima - Non lo è.

- Ti piace?

- Si, mi piace.

- Vieni, vieni qui.

Di che taglia è?

- E' l'ultima rimasta.

- E' una M.

Possiamo provarla?

- Si.

- Quanto costa? - Dieci.

- Quanto? - Dieci.

- Tre? - Dieci. Dieci euro.

- Dieci?! - Si.

- Ti piace? - Mi piace, si!

- Va bene.

- Allora. Josefina?

- Angela.

Vuoi entrare?

Ti precedo.

- Come sta Alexandre?

- Sta bene..

- Dov'è?

- Gioca alle partite di calcio nel campionato e...

oggi arriverà un po' più tardi.

- Sono degli aranci?

- No. Quest'anno non ho ancora raccolto le arance.

- Mi mancano gli aranci del nostro cortile.

E' tutto così ordinato.

Mi spiace che lui non sia qui.

Ho attraversato dei momenti molto complicati.

Sono stata ospedalizzata e...

nel frattempo mi sono sposata

con un uomo meraviglioso che mi ha aiutato tantissimo.

E credo di essere pronta a ricominciare

e mi piacerebbe avere mio figlio accanto a me.

Ti lascio il mio biglietto da visita.

Di ad Alexandre di chiamarmi.

- Perché non mi hai svegliato, zia?

- Buon giorno.

Scusami, sono rimasta addormentata.

- E il Professor Filipe non ha chiamato?

- Ha chiamato, ma non so come mai

il telefono era sul silenzioso e non ho sentito.

- Zia, oggi abbiamo una giornata piena di partite importanti.

Devo andarci per forza.

- No, non sono così importanti.

Non pranzi mai con me, lo farai oggi.

- Zia, devo veramente andarci.

- E come ci vai? Dimmelo...

- Prenderò un taxi. - Un taxi? E con che soldi?

- Con i miei risparmi

- Alexandre, non voglio che tu vada in giro in taxi da solo.

- Zia, non sono più un bebè.

E se sei così preoccupata, comprami un cellulare.

Gioca! gioca!

Guarda qui! Guarda qui!

Guarda qui!

Vai!

Forza, Alexandre. Vai!

Tira!

Vedrai che sbagli, stangone!

- Buono! - Sei una pippa.

Alexandre.

Forza, Frederick! Bella finta.

Vai! Vai!

Taglia!

Forza Alexandre è tutto tuo. Tira!

Goal!

Ben giocata! Bella giocata!

Complimenti! Complimenti!

- Senti... a settembre vieni alle superiori a S. Joao oppure no?

- Si, ci vado. Ci vai anche tu, vero?

- Ci sarò, ci sarò. - Sarà una figata.

- Ciao - Ciao

- E' già arrivata la mamma?

- No Fred, credo che ci venga a prendere Rafa.

- Okay, vado a vedere.

- Allora, tutto bene? - Ciao.

- Sai, ieri è stato davvero bello dopo la partita.

- Si, lo è stato, non è vero?

- Sei tornato a casa sano e salvo? - Sono qui, anche tu?

- Hai giocato davvero bene. - Grazie.

- Mio fratello non tanto.

- Oh, non dire questo.

- Claudia!

- C'è mio fratello.

- A presto. - A presto.

- Cosa ci fai qui?

- Sono venuta a vederti giocare.

- Ma non dovevamo rivederci a casa?

- Così torniamo assieme.

Hai fame?

- Sono affamato.

- Ma questo non era il cellulare del nonno?

- Lo era. E adesso è tuo.

C'è memorizzato il mio numero.

E ho fatto la ricarica al cellulare,

nel caso tu avessi bisogno di parlarmi.

- Grazie zia.

Zia,

ci saranno un sacco di feste per l'addio all'anno scolastico,

ma a me interessa andare a una in particolare. Posso andarci?

- E vuoi andare solo a una, perché?

- Così la zia mi lascia andare.

- E quando sarebbe?

- La prossima settimana.

- Se fai il bravo, può darsi.

Se ti comporti male, non ci andrai.

- E tu Gabriel, cosa stai disegnando?

- Soino un'anatra e un coniglio, però...

- Philip!

Hey, guarda!

- Oh, Bruno!

- Potrei parlare con Alexandre?

- Alexandre, per favore puoi alzarti e venire qui?

- Figlio mio...

Perdonami.

Questo è Edgar, mio marito.

Alexandre, mio figlio.

- Ciao.

- Sono venuta laggiù alla casa.

Non c'eri, ho lasciato il mio numero.

Aspettavo una tua chiamata.

- Sei venuta a casa?

Non lo sapevo...

La zia non mi ha detto nulla.

- Vuoi ancora un po' pane. Io non lo mangio.

- Si, va bene.

- E' troppo.

- Basta, basta.

- Mio figlio è fantastico, vero??

- Lo è.

- Cosa ne pensi se noi tre andassimo a vivere assieme?

Io, tu ed Edgar.

- E la zia Josefina?

- Tesoro mio... - Si è presa cura di me.

La zia è venuta e ti ha aiutato, lo apprezzo molto,

ma questa è la vita.

Che cosa ne dici?

- Alexandre, non tornare tardi!

Mi hai sentito?

- Anche tua madre ha foto di parti del tuo corpo e dei tuoi capelli?

- Cosa vuoi dire?

Se conserva dei mei capelli?

- Si, sono io, buona notte.

- Josefina?

- Ciao Angela.

- Passami Alexandre, per favore.

- Alexandre è andato a una festa di fine d'anno e non c'è.

- Dai, vallo a chiamare.

- Angela ti sto dicendo che Alexandre non c'è.

- Non c'è mai?

- Mi obblighi a venire fino lì per parlare ad Alexandre?

Per favore, vai a chiamarlo.

- Fai quello che vuoi.

Non so cosa altro dirti.

- Sono stanca di chiamarlo e non risponde al cellulare.

Lo hai tu?

- No.

- Va bene.

Allora, arrivederci.

- Buona notte.

- Forza - Aiutami.

- In che stato si è ridotto...

- Rafael, prendi il suo giubbotto.

Fanculo!

- Vieni, piano.

Le chiavi?

- Piano.

- Apri la porta.

- Stai bene o no? Te la senti di entrare?

- Sto bene.

- Piano. Shh...

- Ce la fai?

- Vieni qui.

Ce la fai a stare in piedi?

Dammi una mano a levarti i pantaloni ... Forza.

- Senti, volevo solo avvisarti che me ne vado.

- Alexandre così?

- Te ne vai così? - Si.

- Perché?

- Perché mi hai mentito e mi hai ingannato. Non è forse vero?

- Ti ho mentito? E su cosa? - Si!

Mia madre era venuta qui a casa e tu non mi hai detto nulla.

Aveva lasciato il suo numero e tu me lo hai nascosto, lo hai fatto.

- Possiamo parlarne? - Non mi interessa parlare con te.

- Aspetta, aspetta, aspetta. Parliamone?

- Visto che mi hai mentito così tanto, puoi avermi mentito anche su mio padre.

- Non ti ho mentito, non ti ho mentito! - Lasciami, lasciami!

- Non ti ho mentito, Alexandre. - Lasciami, lasciami!

- Vuoi lasciarmi! Lasciami! - Non ti ho mentito, non ti ho mentito !

- Mamma, quando andiamo a cena?

- Tesoro, porteresti la valigia qui?

- Andiamo a mangiare?

- Amore, dai dei soldi a Alexandre

così può andare a comprarsi qualcosa da mangiare.

- Ti bastano?

- Ma non dovevamo andarci tutti insieme?

- Vai al ristarante che c'è in basso e mangia quello che vuoi,

noi siamo già sazi.

- Vieni qui, Alexandre, vieni.

Ascolta...

Tua madre negli ultimi giorni ha avuto l'emicrania.

Per questo è meglio se restiamo qui, hai capito?

- Okay. Ma avete bisogno di qualcosa?

- No, non abbiamo bisogno di niente.

Però vai presto, prima che chiuda.

Oh, se non hai abbastanza soldi, digli che domani passiamo a saldare.

- Di che cosa stai parlando?

- Voglio andarmene, per favore.

Non posso più...

- Non puoi più cosa?

- Non posso più...

- Non puoi più cosa?

Angela, parlami.

Non puoi più cosa?

- Andiamocene.

- Andiamo dove?

- Per favore, andiamocene.

- Andare dove, Angela?

Non voglio tornare in quella casa.

Ti prego, non voglio. - Calmati, Angela.

Angela, Angela.

Vuoi calmarti? Calmati, calmati.

Calmati e dormi.

- Buona notte - Buona notte

Mi dia qualcosa forte da bere..

Per favore...

- Come ti chiami?

- Josephine.

- Josefina...

E' un bel nome, Josefina.

- Lo ha scelto mia madre.

- E da dove vieni?

- Sono di qua,

di Untim.

- Io vengo da Douro.

- Untim da Douro.

- Bene,

finiscilo che ti porto a casa.

- No, perché mio nipote viene a prendermi.

- No...

- Zia, no. Zia, vieni qua, ti aiuto.

Zia, forza, vieni, vieni zia.

Tirati tu. Passami il braccio.

Vieni.

Ce la fai a salire?

Appoggiati lì...

Zia, posso portarti qualcosa?

- No, resta qui.

Resta qui.

Siediti vicino a me.

Ci sono tante cose che vorrei spiegarti...

- Zia, non parlare adesso. Lascia perdere. - Non sai quanto...

- Zia...

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