All language subtitles for A Girl Cut In Two (2007) [WEBRip] [YTS

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Original subtitles

Ciao, splendida. Sono contento di vederti.

- Fatto buon viaggio? - Non poteva essere migliore.

Ho pranzato da Georges Blanc.

- Hai sempre idee geniali, tu. - Mi è presa così.

Ah, è stato... fantastico! Ti ho pensato molto.

Il mascalzone ci sa ancora fare.

- Sembri in forma. - Lo sono.

- Visto quello che ti aspetta, meglio così! - Hai esagerato di nuovo!

- Capucine, non tirare troppo la corda! - Dai, lamentati.

No, lascia perdere. Oh, Signore! Cosa c'è la dentro, un cinghiale?

Non fare il modesto, sono i tuoi libri.

Giraudet vuole che tu vada a firmare qualche copie nella sua libreria.

Ha paura di non avere una scorta sufficiente, così ho provveduto.

No, lascia stare, glieli porto domani.

Prevediamo un'alta tiratura, due-trecentomila copie.

- Non avrai di che lamentarti. - Non mi lamenterò. - Questa la prendo io.

- Hai sempre l'appartamentino in città? - Certo.

- Sei diventato il signore della zona, eh? - Il marchese di Carabas!

Marchese de Sade, sì!

- Vuoi bere qualcosa? - No, grazie. - Be', io invece sì.

Non ho mai capito come fai a lavorare in questo casino.

Non potrei lavorare se non in questo casino.

- Sempre a mano? - Sempre.

- Dov'è Dona? - Di sopra, nel suo antro. Lavora come una bestia.

- L'ami ancora? - Oh, più che mai, mia cara.

È una santa. Non solo, eh? Ma è una santa.

Ma non solo!

Capucine!

Capucine! Che piacere vederti.

Fatti guardare! Sei sempre più giovane.

Spero di non esagerare, non vorrei diventare ridicola.

La vecchiaia è quando si dice: "Non mi sono mai sentito così giovane".

Ci stufi con le tue citazioni.

Questa è di Jules Renard, furbacchione.

Mm... sei troppo colta.

- No, la lingua no! - Ma non lo dici sempre.

Smettetela voi due, mi eccitate.

Come ti è venuto in mente di far lavorare Charles di domenica?

Che ti è preso? E poi per una TV locale.

Secondo Henri, le reti regionali sono il meglio che c'è per l'immagine.

Per l'immagine? Ma come parli, sto sognando?

- E per la scocciatura che mi dici? - Non ti metterai a fare i capricci!

Conosci Bernard da tanto tempo. Ti intervisterà Volte, è bravissimo.

- Non l'hai mai visto? - Mai! Sono imperdonabile. - Lui detesta la TV.

Non vuoi "il cerchio mediatico parigino", come dici tu.

Ti nascondi in campagna ma... vuoi che i tuoi libri si vendano.

Allora, un piccolo sforzo. Facile facile.

Ho sete!

Una buona notizia: questa temperatura mite durerà per tutta la settimana.

Anche noi abbiamo la nostra estate indiana. A domani.

Grazie, Gabrielle. Sei il sole del nostro canale.

Vi ricordo l'evento della serata: dopo il TG di Benoît Charpentier,

Antoine Volte intervisterà lo scrittore Charles Saint Denis,

che ci fa l'immenso onore di venire a presentare il suo ultimo libro...

Ehi, ehi, ehi, signorina Gabrielle, non sentiamo più il cellulare?

- Sì, Benoît, quattro volte al giorno all'ora dei pasti. - Quattro volte?

- Sì, non tralascio mai la merenda. - Benoît... la prova. - Arrivo.

- Salvata dal gong! - Domani, alle 13:00, al Café de l'horloge.

- Ti chiamo domattina? - Non ti vuoi impegnare, eh, puttanella?

- Sarei niente male con i tuoi tre bambini... - Ah!

Ha le mani di fata, cara.

- E come... si chiama? - Sandrine. - Sandrine...

Oh, cavolo! Scusate! Credevo che non ci fosse nessuno.

- Prego, si accomodi, è la benvenuta. - Siediti, se vuoi, ho quasi finito.

No, non vorrei disturbare. Aspetto. Mi cambierò più tardi.

La prego, resti pure. Non disturba affatto.

Allora, va tutto bene?

- Sono nelle mani di una fata che mi tratta come un Re. - Continua, fata.

Ci siamo conosciuti sui banchi di scuola. Ti ricordi Padre Goriot?

No, Gregoriot. Figurati se non me lo ricordo.

Quello che non ha fatto il porco!

Quante volte mi ha messo le mani nei pantaloni! E non si facevano storie.

- Quanti anni aveva? - Alle elementari? 21, 22...

- Eravamo ragazzini... - Ah... che schifo!

Ho appena parlato con Antoine. Si è innamorato del tuo libro.

- Meglio così! E a te è piaciuto? - Ne parliamo più tardi.

Non l'ha letto!

Se è d'accordo, non parliamo più del libro... ma di lei. A lei piace?

- Cosa? - Che si parli di lei?

Un po', non troppo.

E ci dica... non rimpiange mai Parigi e le sue luci?

Ma Lione non è una città buia.

Continua a scrivere... per le Nouvel Observateur?

Bah, chiedono il mio parere su argomenti che possono interessarmi.

Allora posso dedurre che non lo faccia per denaro.

Insomma, in fondo, Charles Saint Denis, cos'è che la motiva?

Il contatto con la realtà. È un vero problema per gli scrittori.

Vede... io conduco una vita da suora.

Allora, attualmente quale argomento le interessa in particolare?

Ebbene, mi chiedo se la società francese

si diriga verso il puritanesimo o la decadenza.

- Ah, sì, un argomento vasto. - Sì... Soprattutto per una suora!

Un'ultima domanda, se permette. È in lista per il Goncourt?

- L'ha già avuto. - Ma certo, lei lo ha già avuto!

Congratulazioni! E... allora, ci ricordi in che anno è stato.

Nel '69, un anno... magico.

Se mai ce n'è stato uno...

Ed è tentato dall'Accademia?

Come sa, adoro le citazioni, perciò gliene sforno un'altra.

Conosce Piron? Drammaturgo del XVIII secolo, autore della "Métromanie"?

Ah, certo, certo, Piron.

Ecco, il bravo Piron ha scritto lui stesso il suo epitaffio:

"Qui giace Piron, che non fu niente. Neanche Accademico".

Grazie... grazie!

- Sono lieto di rivederla. - Signor Sindaco, come stai?

- Non hai paura di comprometterti? - Perché?

Quello stronzo di Fontaine, sostiene che Jacques sia stato corrotto.

Oh, cavolo! E che farai?

Quello che si fa sempre. Gli darò un contentino e tutto torna a posto!

Lydia come mai è qui?

Si direbbe che se la intenda con Bonnerbier.

E dunque...?

Non è che mi stia annoiando, ma devo proprio andare.

Ciao.

- Signor Sindaco, mi scusi... - Ah, sì, è vero.

Mi aspettano alla Huche, il banchetto degli ex combattenti.

Con quelli non si scherza.

- Maestro, volevo chiederle... - Scusami.

Charles, perché non dici una parola a Galland?

Vuole fare un bel pezzo sul tuo libro.

- Stuzzicante la ragazzina, eh? - Chi?

Oh, be', non le hai staccato gli occhi di dosso.

Dammelo, è caldo.

- Chi è? - Si chiama Gabrielle Deneige.

Fa il meteo da noi. Ma scommetto ciò che vuoi che non si fermerà lì.

- Ah, ciao! - Ah, lo sapevi? - Ma sì, e tu?

Be', ti lascio.

- Allora... ti diverti? - E tu? - Abbiamo riso un po' con Capucine.

Ma adesso devo andare. Ho il treno domattina alle nove.

- Mi abbandoni di nuovo?! - Per ritrovarti meglio, bambino...

- Va bene, faccio un giro e andiamo. - Posso andare da sola, se vuoi.

- No, no. Torno a casa con te. - Ti aspetto al guardaroba.

- Hai l'unanimità, caro. - Pro o contro di me?

- Idiota! Dov'è Dona? - Mi aspetta all'ingresso.

- Torni a casa con noi? - Bernard mi porta a cena. Mi riaccompagna lui.

- Sempre insaziabile! - Sono libera, tutto qui.

Tutto qui?

A domani.

- Non fare quella faccia. - Mi avevi promesso di non farmelo mai più.

Non so mantenere le promesse. Chiedilo alla mia cara mamma.

Un giorno o l'altro mi caccia via!

Se lei ti fa uscire dalla porta, io ti farò rientrare dalla finestra.

- Dormono? - Joséphine è salita, Éléonore è nel salotto con tua madre.

Ah, Signore!

Paul, dove sei stato?

- C'è qualcosa che possa cambiarti, mamma? - Mi sono preoccupata. - Sì.

- Ho fatto un giro nelle scuderie. - A quest'ora? - Certo, a quest'ora.

- Mi servi un whisky? - Mamma...

Oh! Ancora lui.

- Paul, vuoi giocare con noi? - Lasciami in pace. Grazie.

"Charles Saint Denis, la nostra gloria locale,

lunedì firmerà il suo libro alla libreria Giraudet."

- Te la do io la gloria locale! - Paul... - Paul che?

- Che ci troverete in quella merda? - Insomma, Paul, non ricominciare.

Lo detesto. Detesto quell'uomo.

Sono io!

- Già di ritorno? - Sì.

- Non era un granché e sono a pezzi. - Hai fame? - No.

Ho sgranocchiato alla festa.

Allora, racconta. Com'è, Saint Denis?

Ehm... Niente male, per la sua età.

- No, non mi dire... - Scherzo, mamma.

È un bravo scrittore, sai? Ha un grande senso della narrazione.

Il suo stile è un po' affettato, ma non si può negare che abbia talento.

Non male, la tua scheda.

E ho saputo anche... che è uno che si gode la vita.

- Vuoi dire che gli piacciono le donne? - La moglie di sicuro.

Le ha dedicato uno dei suoi libri più belli.

- Perché parliamo di lui? - Ho visto la trasmissione. Volte è un cretino.

Oh, non fare la vecchia! Bene, io vado a dormire.

- Vieni domani? Ah, sì, a che ora hai detto? - Alle 16:00.

- Lui arriva alle 16:00. Vieni un po' prima. - Va bene. 'Notte, mamma.

Oh, sì, sì, sì, sì. Tra due minuti dovrebbe entrare.

- È un uomo puntuale. - Sì, in linea di massima.

- Ah, eccolo! - Come stai? - In gran forma. E anche tu.

Stavo ringraziando Capucine. So che non ami questo genere di cerimonia.

Ogni tanto esco dalla tana. Se fosse per me, non lascerei mai Montvallin.

Ci sto così bene.

- Serbi il gusto per le cose buone. - È la sua idea più divertente.

Con la reputazione di gourmet, sia al ristorante che da amici,

si fanno tutti in quattro, tirano fuori bottiglie da perdere la testa.

Se sapessero che non sai fare neanche un'omelette!

Non raccoglierò queste sciocche provocazioni.

- Non ho ancora rinunciato ai piaceri della carne. - Sono più tranquillo.

- Buongiorno. - Salve.

- Non pensavo di rivederla così presto. - Pensava di rivedermi.

Lo speravo, sì.

- Mia madre lavora qui. - Ah! Una felice coincidenza.

Allora lei è... è stata cresciuta tra i libri?

Sì, per questo ne ho fatto un punto d'onore di non aprirne mai uno.

Uhm... divertente!

"Una buona battuta è meglio di un cattivo libro".

Jules Renard. Non mi dica che anche lei ha questa malattia.

Temo di sì. A 10 anni mio padre mi donò il dizionario delle citazioni.

Uno dei rari regali che mi ha fatto.

Sappia, fanciulla, che ho annoiato tutti quelli che mi circondano

a forza di citazioni, giochi di parole e anagrammi vari.

E ucciderebbe sua madre per una battuta?

Non lo dica a nessuno, ma... io ho ucciso mia madre!

- È ora, Charles. - Cosa? - È ora, sono le 16:00.

Ehm... Sì.

Capucine Jamet, la mia editrice e amica, e...

- Gabrielle Deneige. - Sì, mi scusi, Gabrielle Deneige.

Gabrielle? Che bel nome!

Se non ti dispiace, Charles...

Ehm...

- Le piace andare alle aste? - Mai stata.

Perfetto, c'è un'asta sabato alle 14:00, Salle de la presqu'île.

- Possiamo vederci lì. - Mm-mm.

Ci conto!

- E se non apro il suo libro? - Venga lo stesso.

- Si ferma ancora un po'? - Un po', sì.

Non sembro un po' vecchio qui?

Non farti questo genere di domande e soprattutto non farle mai agli altri.

In fondo, non sembro poi così vecchio.

- È il figlio di Gaudens, poveretto. - Poveretto?! Ma dai!

Signora, signore, signori, signore, i miei rispetti!

Signorina, i miei omaggi!

Mi aiuti... Il suo viso non illumina forse ogni giorno i nostri schermi?

Sì. Grazie, signore.

Mi scusi, dove posso trovare il libro di un certo... signor Saint Denis?

- Sopra il tavolo, vicino all'autore. - Ah! Vicino all'autore.

Vicino all'autore, ma certo.

Ah, no, la prego, è il suo turno, io attenderò il mio.

Paul... come sta? Si sente bene?

Mi sento in gran forma. Trovo lei, invece, un po' paternalista.

Nel modo più assoluto. Pensavo alla sua caduta da cavallo.

L'ho letto sul giornale. Sono preoccupato per la sua salute.

- È toccante, parla come un libro. - È per divertire i miei lettori.

A proposito, come mai è qui?

Non volevo perdere l'occasione di rivedere un genio vivente.

Non giovanissimo, certo, ma vivente.

La dedica è per sua madre?

Devo andare, mi aspettano in studio. Mi scusi tu col signor Saint Denis?

- Ma non penso che se ne preoccupi molto. - Tu diglielo lo stesso.

Paul Gaudens. Lei mi ha rapito!

Grazie.

- È stato davvero divertente il suo numero. - Le è piaciuto?

- Perché non le piace? È geloso? - Geloso? No.

Contrariamente a lui, io sono onesto.

- È uno che si atteggia, un baro... - Ma è attraente, ricco, famoso...

Ricco?! No! Io sono ricco. Molto più ricco di lui.

Sono il figlio di Gaudens, dei Laboratori Gaudens.

- Non mi dica che non li conosce. - Non dica altro, povero ragazzo.

Ormai non potrà che pensare che io potrei amarla solo per i suoi soldi.

- Scusi, devo andare al lavoro. - La accompagno. - No, ho il mio cavallo.

- Ma apprezzo la gentilezza. - Come posso rivederla?

E il casco?

- Tieni, il tuo libro. - Non scocciarmi. Stronzate!

Sì?

- Oh, mia bellezza! - Signor direttore.

- Come stai fanciulla celestiale? - Bene.

Scusami.

Sì. Ah, Jean-Fi...

No, no, no, dimmi. Quanto? Sì.

Quanto? Cinquemila euro?

Ma sì, no, benissimo. Puoi rivenderla fra sei mesi, non si svaluterà.

Benissimo. Di niente.

Un bacio, tesoro.

- Volevi parlarmi? - Mi chiedevo se fossi soddisfatta di stare al meteo.

Perché? Hai da propormi qualcos'altro?

Si può vedere. Sei giovane... e poi devo parlarne con Bernard.

- Dammi un po' di tempo. - Ma ti do tutto il tempo che vuoi.

- Sì. - Philippe, posso parlarle un istante? È urgente.

Scusami un momento.

Grégoire e Emilie si sono attaccati. Una storia che non ho capito bene.

Abbiamo spostato tutto per leggere i gobbi. Non so più cosa fare.

Cominciano a rompermi i coglioni tutti quanti.

Se continuano così, qualcuno ci lascerà le penne.

Bene, ehm...

Tu... Vai a parlare con Grégoire.

- Io preferirei parlare con Emilie. - Ti apprezzo, ma sono io che decido.

Cerchiamo di sistemare le cose.

- Bene, arrivo tra... tra due minuti. - Non so proprio cosa dire.

Be', spaventali!

- Che problemi. - Be', io vi lascio, perché adesso devo andare via.

- Ehm... Tesoro, cerchiamo di riparlarne al più presto. - Mm-mm.

Ad ogni modo, è stata una giornata molto interessante.

È bel tempo a Roma? Sul serio? Che sfortuna! Qui è bellissimo.

Eh, è la tua punizione.

Oh! No, è davvero incredibile. È proprio un pagliaccio, eh?

Lo racconterò a Capucine, si divertirà da morire. È qui accanto.

Sì. Bene, non voglio lasciarla sola troppo tempo, riparte stasera.

Preferisce viaggiare di notte. Sì, le mie due donne mi abbandonano.

Anch'io. Un bacio, a domani.

Vuoi bere qualcosa?

- Che cerchi? - Il telecomando. - A che ti serve?

Per guardare la televisione.

- Che novità! - A volte anche l'uomo varia.

Oh, Santo Iddio!

Ehi, guarda sotto il tavolo, furbo.

Ah!

Ritroviamo la bella Gabrielle per le previsioni del tempo e poi il TG.

- Che tempo farà? - Per questa stagione la temperatura è alta.

Da 21 a 24 gradi nella nostra regione...

Bella, questa giovane donna. Giovanissima donna.

A domani.

Sì, fai bene a partire stasera.

- La aspettavo. - Lo vedo.

In realtà, l'ho seguita. Voglio sapere tutto di lei.

- Non sarà un po' matto? - Andiamo a cena? - Dove?

- Dove vuole lei, dove le fa piacere. - Così è troppo facile!

- Scelga lei, poi vedremo se mi fa piacere. - Ok, ci sto.

Allora mi scusi un momento.

Sì, mamma, sono io, volevo solo dirti che rientro tardi. Vado a cena fuori.

Tutto qua. Baci, a dopo, ciao.

- Vado veloce. - Non mi spaventa.

- Ecco il nostro Nuit Saint George del '61. - Sì, sì, bene.

Può servire la signorina.

Grazie.

È il nettare degli dei.

- A noi! - A lei!

- Ci diamo del tu? - Va bene.

- Cosa fai nella vita? - Vuoi sapere tutto.

No, non tutto. Solo cosa fai nella vita.

- Vivo... - Questa non è una risposta.

Mi occupo di affari... ecco.

- Bene... Che affari? - Gli affari di mio padre.

È morto.

Da tanto?

Quasi dieci anni.

E che attività aveva?

- I Laboratori Gaudens. Ti dice nulla? - Ah, sì, Gaudens. Sì, certo.

E... li dirigi tu?

Non esattamente... Grazie.

- Insomma, vivi di rendita. - Più o meno, sì.

- Più più che meno. - Ti disturba? - Affatto! Anzi, è piacevole.

Finché non ti senti inutile.

Scusami, solo un momento.

- Comincia. - Ma sbrigati, diventerà freddo.

- Buonasera, Boris. - Buonasera, signor Saint Denis.

- Buonasera, Ellie! - Buonasera, Charles.

- Buonasera, Cécile. - Buonasera, signor Saint Denis.

- Ti ho detto di chiamarmi Charles. - No, mai. Se no ci affezioniamo.

- È tranquillo stasera. - Non come ieri sera, c'era un branco di matti.

Travestiti da cinesi. È stato divertente.

- Cosa le servo? - Un Chivas liscio.

- Ho letto il giornale. Sembra sia partito bene. - Sì, sono contento.

- Le vendite hanno decollato? - Pensi solo ai soldi!

- Eppure non hai di che lamentarti. - Senti chi parla!

Charles, tu lo saprai senz'altro, chi ha detto:

"Basta guadagnare quel tanto che la immaginazione permette di spendere"?

Io.

No, non sei stato tu.

Cécile, al solito, un gin tonic e una Perrier per il signore.

- Con o senza limone? - Tu e la tua Perrier...

- Se vogliamo piacere ancora, bisogna... - Ma tu lo sai che piaci.

Da un po' non fa altro che parlare della sua età.

Le donne se ne fregano della tua età. È l'esperienza che conta.

È vero però che viviamo in una strana epoca.

Non si sono mai viste tante tette, ombelichi e cosce. Ma non si tocca!

Cortina di ferro!

Mi viene da pensare

che tutta questa merda sia iniziata dopo la caduta del muro di Berlino.

- Mettilo sul mio conto. - Sì.

- Che ne pensi, Cécile? - Non ne so niente. Non m'intendo di politica.

No, ma è vero. Quando parli con i giovani...

Prendi mia figlia, Charlotte.

L'altro giorno mi ha detto: "Papà, dobbiamo parlare da uomo a uomo".

"Ok, va bene."

Mi dice: "Come la prenderesti se portassi a casa un vecchio?".

Charlotte ha 23 anni.

Allora le chiedo: "Quanti anni ha questo vecchio?". E lei: "50 anni".

Bene, sono un padre tollerante, non mi piacciono le tensioni...

Le rispondo una cosa come: "Se sei felice...".

E me l'ha portato a casa, questo tizio.

Simpatico. Lo conoscevo di vista. Fa l'avvocato anche lui.

E non venitemi a dire che cerca un padre: ne ha già due.

Il marito di sua madre, che l'ha cresciuta, e io. Allora?

A dopo.

Gli prende così?

La sessualità è uno dei grandi misteri dell'essere umano, amico mio.

Ho visto Capucine ieri sera con Bernard. È sempre bellissima.

Ci puoi scommettere.

Dimmi, Gérard, che sai dell'asta, sabato alla Salle de la presqu'île?

Grazie, Paul, è stato delizioso.

- Ti accompagno. - No, torno in motorino. Non è lontano.

Sei un personaggio! Veramente. E sabato sera?

C'è una festa privata, ci sarà il fior fiore, accompagnami.

Sabato? Non lo so. Ah, no, sabato non posso.

- Allora quando? - Non lo so.

- Non mi stare addosso, non mi piace. - Come vuoi, scusa.

Ma certo, ti scuso. Sei gentile.

- Gentile?! - Non ho detto "fesso", ho detto "gentile".

Ciao, Paul, ci vediamo.

Ti amo!

Numero sei, una lettera d'amore di Gustave Moreau, si parte da 180 euro.

180 euro, la vogliono tutti! 180, 200... 220 alla mia sinistra.

Signor Junot, un piccolo sforzo. Non le va, un po' d'amore?

- Non a questo prezzo, no! - Non ha sempre detto così!

250. Vale il doppio. Ci sono più di duecento lotti!

250, e uno, e due... e tre?

Aggiudicata per 250 euro al signore in seconda fila.

Passiamo a una serie di manoscritti e libri della collezione Divanov,

e soprattutto un pezzo eccezionale che interesserà più di una persona.

- Credo di riconoscere qui qualche esperto... - Ci siamo.

Lotto numero 7, un'edizione rara de: "La donna e il burattino" di Louys.

Lo ricordiamo, un esemplare in perfetto stato del 1937,

con illustrazioni equivoche e stimolanti di Edouard Chimo.

Edizione: La Bonne Compagnie. Prezzo base 500 euro.

500 euro! 600, 700, 800, 1000.

Siamo a 1000! 1100, 1200, 1500, 1700.

2000 euro.

Duemila...

Rinuncia? 2000 euro, aggiudicato! Signor Saint Denis.

- Congratulazioni, signore. - Grazie.

Andiamo.

Lotto 8, passiamo a una lettera autografa di Jean Dominique Ingres.

Era un favoloso erotomane, viveva segregato nel suo appartamento.

- È morto mezzo cieco. - Credevo facesse diventare sordi.

Ah! Non so, dipenderà dalla natura.

Aveva un talento divino. Le quartine di Pibrac, sono una meraviglia.

Si sa che, che ci sono inediti di cui la metà si ignora dove siano finiti.

- E come mai questo? - Be', questo è un po' speciale e... è per lei.

Se non ti piace leggere, puoi guardare i disegni.

Ecco, è qui. Ti piace?

Vengo qui a lavorare quando non sopporto il silenzio della campagna.

- Mi prendi per un'idiota? - No, come psicologo non arrivo oltre.

Vuoi qualcosa?

Vorrei che mi baciassi.

GALATEO PER FANCIULLE

- Devo esserti sembrata imbranata. - Ti insegnerò.

Ho l'impressione di non essere la prima che porti qui.

Potresti essere l'ultima.

Bella quella foto.

- Dov'è? - Lisbona. Ci sei mai stata?

Ci sono molti posti in cui non sono mai stata.

- Mi ci porterai? - Mm...

Che ore sono?

- Quasi le 19:00. - Le 19:00, cavolo!

Devo fiondarmi in studio, ho l'apertura del telegiornale.

- Non ti fai la doccia? - Ah, no! Preferisco averti addosso.

- Ci rivediamo qui, dopo? - Come?

- Non ci vediamo stasera? - Piano, ragazzina, vai un po' troppo veloce.

- Non sono un uomo libero. - Ah, no? - No, sono sposato da 25 anni.

Chi se ne importa.

- Sono più grande di te di almeno 30 anni. - E allora? Ti scoccia?

Ti credevo più discreta. E non dovresti fumare, non ti si addice.

- Che succede? - "Oso intraprendere tutto e terminare tutto".

Che c'è, non trovi le parole, nonno? Hai bisogno di quelle degli altri?

Credimi, Gabrielle, lo faccio per il tuo bene.

Tieni, riprenditi le tue porcate!

Sai che ti dico? Mi fai un po' schifo!

E il maltempo rischia di durare tutto domani e forse anche lunedì.

Cercate di farvi coraggio. A domani!

- Ah! Gabrielle, ti cercavo. - Mm... - È tutto il giorno che ti chiamo.

- Vorrei che mi accompagnassi alla serata di Fresco. - Perché io?

Ecco, mi... mi piacerebbe presentarti a un paio di persone.

Sì, arrivo subito. Guarda che... potrebbe essere importante per te!

- Senti, lo apprezzo molto, ma... - No, no, niente "ma".

Passa in sartoria, Roland sa tutto. Ti aspetto nel mio ufficio, eh?

A tra poco.

Buonasera! È molto gentile da parte sua. A nome di tutti: grazie.

Grazie.

Buonasera! È molto gentile da parte sua...

- È chiaro. - Ci risiamo. - Che c'è? - Emilie dà i numeri.

- Lasciala stare, tra 5 minuti la informo che la butto fuori. - Ok.

- Ehm... dimmi cara... - Scusami, torno subito.

Sì, sì, certo...

- Posso avere dello champagne? - Cerco una bottiglia in fresco.

- Signorina, champagne? - Ah, Paul. Grazie.

- Sono felice che tu sia venuta. - È stato il mio capo a trascinarmi.

Uhm, tutte le scuse sono buone.

Gabrielle, sei la più bella donna della festa.

Eppure guardale, ce ne sono di bellezze, eh?

- Vuoi ballare? - Mm...

Il tuo capo è decisamente affascinante.

Tutto bene?

Scusami.

- Gabrielle, vieni, ti accompagno. - Lasciami stare, non è il momento.

Dai, non fare la stupida! È tardi, abiti lontano. Dai, su...

Così prenderai freddo... Dai, vieni, ci penso io a te.

Smettetela di trattarmi tutti come una bambina!

Lasciati amare, Gabrielle. Posso regalarti tutto quello che vuoi.

Se vuoi posso... Posso sposarti!

Ma io non ti amo, Paul. Non è te che amo.

Come sarebbe?

Chiunque sia, non ti merita. Sono io che ti merito.

So che sei fatta per me. Dammi una possibilità.

È vero. Sarebbe così semplice...

- Baciami. - No, non mi va.

Un bacio. Solo un bacio, non ti chiedo altro. Avanti! Un bacio!

Sono abituato ad avere ciò che voglio, perciò lasciami fare!

- Non ti va che ti si resista, eh, moccioso? - Lo fai per eccitarmi?

- Paul... - Vuoi eccitarmi? - Paul...

Smettila, Paul! Forza, lasciala, lasciala. Lascia!

Non se la prenda, passerà.

Che coglione che sono!

Il posto è libero, non vorrai farmi credere che non ci pensi.

In effetti, no, non troppo in questo momento.

Non fare l'idiota. Conosci Le Riou, non è uno che fa trascinare le cose.

- Lo lascerò venire. - Gabrielle! - Sì?

- Scusate. Posso parlarti un momento? - Sì.

Nel camerino c'è una persona che ti aspetta. Sembra importante.

- Grazie, Isa. Permetti un momento? - Figurati.

Non voglio disturbarti al lavoro, ma ci tenevo a scusarmi per ieri sera.

Ecco... io avevo bevuto troppo. Mi puoi perdonare?

Ma sì, ti perdono.

- Mi sono comportato da imbecille! - Come un bambino viziato!

Oh, no, no, non dire così... Tu sei diversa dalle altre.

Tanto diversa, sì.

Sai, Le Riou... Be', lo conosco bene.

Sì, credo di capire...

Be', se lo desideri, posso... Se lo desideri, io posso...

- Paul, non immischiarti nei miei affari. - Ah! Sì.

Cioè, no. Non vuoi sentirti in debito con nessuno, giusto?

Ho capito, ho capito.

Ok.

Gabrielle...

Gabrielle, io ti amo, lo sai?

Faresti di tutto per conquistarmi! Non hai un briciolo di orgoglio.

Non lo so. In effetti, me ne frego.

Vorrei... tanto piacerti. Anche solo poco poco. Giusto un pochino, così.

- Ma anch'io ti amo. - Davvero? - Mm-mm.

L'ha detto! Ha detto che mi ama! Non lo diresti un'altra volta?

- Anch'io ti amo! - Ah, questo mi piace!

- Sì? - Signorina Deneige? - Sì. - È per lei.

- C'è un biglietto dentro. - Grazie.

"Vieni. Charles."

Ciao.

Angelo mio, sei cosciente di quello che accade?

Totalmente incosciente.

Ti ho fatto soffrire, eh? Perdonami.

Volevo proteggerti, proteggerti da me. Sei così innocente.

- Chi se ne importa ormai. - Sì, chi se ne importa?

Chi se ne importa. Ma io sono vecchio...

Come, sei vecchio? Ma l'età è anche esperienza.

- Oh, oh, oh... e allora? - Hai detto che mi avresti insegnato.

- Non dirmi che sei viziosa. - Non dirmi che sei perverso.

Vieni...

- Posso restare con te stanotte? - Ti proibisco di andartene.

- Ti faccio un caffè? - Uhm...

"Vedi pure tu che è ora di rientrare, le notti iniziano a rinfrescare."

Ah, se le notti iniziano a rinfrescare...

- Glielo consiglio. - Amo l'azione. - L'azione è anche nella scrittura.

- È molto vivace. - Va bene, accetto il consiglio. - Non se ne pentirà.

- Ciao, mamma! - Mia figlia! Che bella sorpresa!

- Grazie. - Arrivederci.

- Ti invito a pranzo. - Bababa, non se ne parla neanche. Ti invito io.

Tatata, oggi tocca a me.

Abbiamo riso moltissimo, è un uomo... molto spiritoso, intelligente.

- Comunque, non ti toglie l'appetito. - No, oggi, ho una fame pazzesca!

- Sicura che non vuoi il vino bianco col pesce? - No.

Ho visto la trasmissione, sei stata brava. È più interessante del meteo.

Insomma, voglio dire che mi hai davvero colpita.

Wow! Allora, brindiamo!

- Alla tua! - Alla tua. Sii felice, è la sola cosa che mi interessa.

- Sono certa che ti piacerebbe molto. - Uhm... - Niente "uhm".

- E lui ti adorerebbe. - Temo che tu sia un po' ingenua, pulcino.

- Ti preoccupa la sua età? - Be', non rientra negli elementi positivi.

È addirittura più vecchio di me.

Ho sempre pensato che mi avresti portato un papà, ma...

Insomma, cosa vuoi che ti dica? Mi preoccupo per te, è naturale.

- Non ci credi, vero? - Mettiti al posto mio.

Ci amiamo.

- E la moglie ne è informata? - Sì, gliene ha parlato.

Dice che non può vivere senza di lui,

che preferisce accettare un'altra donna, piuttosto che perderlo.

Dice che è molto triste, piange sempre. Non deve essere divertente.

- E quindi non la lascerà. - Ma certo che la lascerà. Solo non subito.

Non vuole farle del male.

- Ah, questo gli fa onore. - Un dessert? - Grazie.

Grazie.

- Alle due donne più belle della mia vita! - All'uomo più perfetto!

- E al più imperfetto. - Oh! Adesso non esagerate, voi due.

- Al mio uomo, al mio bravo uomo. - Salute!

Capucine, non potresti ottenere dai gentili squali che ci sfruttano

di farmi andare per qualche tempo in giro per il mondo, tutto spesato?

Ah! Sento odore di biografia, non c'è dubbio. Di chi?

Be', ci sto pensando. Cendrars o... Stevenson, già che ci sono.

Vedremo!

- Buongiorno, signore, lieto di rivedervi. - Com'è possibile?

Mi spiace per il suo tavolo, sono veramente desolato.

- Ma ce n'è uno altrettanto bello da questa parte. - Non è possibile.

Non ho potuto fare altrimenti...

Signor Saint Denis, che sorpresa! Sempre in splendida compagnia...

Le presento mia moglie, Dona, la mia amica, Capucine. Paul Gaudens.

Molto lieto.

Vedo, che anche lei è in gradevole compagnia.

Saint Denis, Saint Denis, la prego, sono mia madre e le mie sorelle, su.

Il tavolo in cui siete sistemati di solito è riservato a noi.

Tranquilli, non vi farò l'affronto di chiedervi di cambiare tavolo,

ma ci tenevo semplicemente a informarvi, ecco.

Lo so, signore, scusatemi, devo... sembrarvi terribilmente ridicolo.

Sapete, non è la prima volta che il signor Saint Denis mi pesta i piedi.

Bene! Ehm... scusate questa parentesi poco galante.

Ehm... vi auguro un buon appetito.

Però! Quello non fa certo parte dei tuoi ammiratori.

Mah! La tracotanza del complesso d'inferiorità. Di nessuno interesse.

Ti amo.

Io sono innamorata di te.

Vi invidio tutti e due.

Che cos'hai da invidiare?

Il vostro amore: senza sbavature, senza compromessi, senza puerilità.

Be', non è difficile: vivo con una santa.

- Questo l'hai già detto. - Sì.

Sapete il sogno della santa se avesse una seconda vita?

Tornare sulla terra con un paio di coglioni.

- Hanno scelto? - Sì. Nella buona e nella cattiva sorte.

- Vuole assaggiare, signore? - Sì.

Grazie.

- Perfetto. - È di suo gusto? - Sì.

- Grazie. - Di nulla.

- Joséphine! Insomma! - Che cosa ho fatto?

- Vero che non ho fatto niente? - Assolutamente, signorina.

Avanti, smettila, lo metti in imbarazzo.

- Mi scusi, signore, se l'ho messa a disagio. - Assolutamente, signorina.

Straordinario. Buono come quello che abbiamo bevuto dai La Poterie.

- Non trovi, Paul? - Tua madre ti sta parlando. - Sì, mamma?

Questo champagne è buono come quello che abbiamo bevuto dai La Poterie.

- Ma perché adesso tiri in ballo La Poterie? - Perché no?

Ecco, perché... la mia risposta sarà sempre la stessa. No!

E io ti chiedo di rifletterci ancora. Emilienne è una ragazza bellissima.

È molto colta, e i suoi genitori sono persone straordinarie.

Tuo padre li adorava, si sentiva molto vicino a loro.

E poi conosco Madeleine da quando era bambina.

Lo credo, siete praticamente cugine. Emilienne... Ma dai, Emilienne!

Avrebbero fatto meglio a chiamarla Cleopatra!

- Va bene, basta così. - No, no! E poi, ho altri progetti.

- Si può sapere quali? - Ecco... Credo di essere innamorato. - Wow!

Che c'è? Ho detto una parolaccia?

Mi vuoi dare una bacchettata sulle dita, come il professor Philippot?

- Paul, adesso smettila! - Te lo ricordi, il professor Philippot?

L'avevi assunto per darmi delle lezioni e farmi recuperare...

Ah, ho imparato velocemente, e in campi che neanche sospettavi.

Ma te ne fregavi, volevi solo avere tempo per i comitati di beneficenza.

Beneficenza, carità...

E poi non eravate neanche in grado di crescere i vostri figli.

O meglio, crescerli, sì. Ma amarli, questo... no, era troppo difficile.

Se almeno avessi avuto qualche amante, forse...

Sì, Paul.

- Franck. - Sì.

Paul, mi accompagni? Andiamo a prendere i sigari in macchina.

- Hai notato il movimento? - Oh, è un poveretto, fragile...

- È piuttosto attraente. - È il rampollo dei Laboratori Gaudens.

All'inizio, era la vecchia che aveva la dote.

Il padre era un chimico, un genio della chimica.

Quando è morto, il giovane Gaudens, che era appena maggiorenne,

è stato invischiato in uno scandalo con un gruppetto di figli di papà.

- Senti da che pulpito viene la predica. - No, sul serio.

Avevano sequestrato delle ragazze, di cui una giovanissima, 9-10 anni.

Un po' troppo giovane, ecco.

Ovviamente la mamma si è mobilitata per insabbiare la cosa.

- E tu come fai a saperlo? - Be', me l'ha detto l'uccellino più o meno.

È stato il mio amico Gérard Briançon, l'avvocato. Lo conosci...

Nei minimi dettagli!

Ti adoro! Me lo ha raccontato lui, sotto il vincolo del segreto, ovvio.

Ma... il giovane Gaudens ne è uscito candido come la neve.

Non so cosa ne pensiate, signore, ma a me non sembra troppo morale.

Io non mi sento in grado di giudicare nessuno.

Puoi aprire gli occhi.

- Non hai paura? - Di che?

- Non ti senti umiliata? - Neanche ridicola.

Sono felice con te. Ti amo come non ho mai amato nessuno.

Vieni.

- Vuoi bere qualcosa? - No, non mi va.

- Come ti senti? - Non molto bene. Non ci riesco, non trovo le parole.

- Usa quelle degli altri. - Lo faccio già troppo spesso.

No, davvero, in questo momento... mi annoio a scrivere.

Non so che mi succede. Dovrei... Non lo so, dovrei cambiare qualcosa.

- Cambia moglie. - Oh! Sei proprio una bambina. Non ti rendi conto.

Non ci credere troppo!

Vestiti, usciamo.

- Dove andiamo? È passata mezzanotte. - Dai, mettiti una gonna.

- La trovo misteriosa. - Misteriosa? Col cazzo, sì.

Una donna vale solo il desiderio che suscita, macho! Cosa le servo?

- Una granatina diavolo. - Ah, adesso sì!

Avete fatto bene a buttarli quello schifo di fiori. Buonasera a tutti.

Ah! Alban!

Sapevo che ti avrei trovato qui stasera. Mi fa piacere vederti.

- L'ultima volta mi sei sfuggita. - Non ho saputo resistere.

- Come sta Charles? - Benissimo, si è rimesso al lavoro.

- È un po' che non lo vedo. - Prego. - Parli del diavolo e spuntano...

..le corna!

Capucine, ti presento Gabrielle, di cui ti ho parlato.

Piacere, e benvenuta.

- Ma, se non sbaglio, ci siamo già incontrate. - Sì, infatti.

- Cécile, tesoro, champagne. - Carino, questo posto.

E... non hai ancora visto tutto. Ti presento Alban, il padrone di casa.

Piacere.

Credo di avere già visto la sua faccia da qualche parte.

- Non è la prima che me lo dice. - Neanche l'ultima, immagino.

- Ma bravo, Charles, non solo è bellissima, ma... - Anche pensante!

Venga, angelo. I suoi amici sono i nostri amici...

È la prima volta che la porti qui?

Domani è il suo compleanno, è una sorpresa.

- Lo sa? - Non sarebbe una sorpresa...

- E ti diverte? - Ah, sì, mi diverte e mi eccita.

Non preoccuparti, adora queste cose.

- Ma certo, e adora te. - Eh, sì. E io l'adoro e... e la vita è bella.

Ah!

Mi piace questo posto. Mi presenti i tuoi amici?

Finisci di bere.

Voglio mostrarti una cosa. Vieni.

Buon compleanno, angelo.

Torniamo a casa, adesso.

- Forse è meglio che ti lasci a casa tua, è più saggio. - Come, saggio?

Angelo, lo sai che domattina devo partire per Londra. Te l'ho detto.

- Avevi detto la settimana prossima. - Ma no.

Doveva essere la settimana prossima, ma Capucine mi ha chiamato oggi.

Hanno cambiato all'ultimo momento, Jonathan Coe ha avuto un imprevisto.

- E quando torni? - Giovedì o... o venerdì.

Ma sono le tre del mattino. Sveglierò mia madre, poverina.

Ma no, se fai piano piano, come sai fare tanto bene.

Buon viaggio, amore mio.

Ciao, Gabrielle... angelo.

Sii felice senza di me, e comportati bene.

Torna presto.

- Hai fatto così poco rumore che ho capito che eri tu. - Non dormi?

Sì, sono sonnambula. Buon compleanno, tesoro.

- Sei stata carina a tornare a casa. - Domani parte presto per Londra.

- E quando torna? - Tra... quattro-cinque giorni.

- Sei felice, almeno? - Mamma, non ho più 12 anni.

Non accompagnarmi al binario, lo sai che... non sopporto gli addii.

Puoi occupartene, oggi stesso?

Sì, non preoccuparti.

Mi sembra strano, di solito sono io quella che parte.

"Rispondo a quelli che mi chiedono la ragione dei miei viaggi

che so bene da cosa fuggo..."

"E non che cosa cerco."

Non mi tranquillizza. Quando torni?

Non lo so con esattezza.

Il mese prossimo, Capucine deve raggiungermi a Londra...

Forse andrò direttamente a New York, dipende da cosa dice John.

Non ti chiedo niente, mi dirai di volta in volta.

Non posso vivere senza di te!

Apro la porta di quella che credevo la mia camera e vedo Woody Allen.

Era davanti a uno specchio, che si guardava, mezzo nudo,

con una specie di mutanda, morbida, beige, mi sembra, molto svolazzante.

- Immagino sia stato piuttosto sconvolgente! - Non sconvolgente.

Woody Allen è sconvolgente, ma Woody Allen in mutande, vincono le mutande.

Non voglio dire che Woody Allen non sia un genio...

- Purtroppo devo restituire la linea. - Ma allora non è divertente!

- Ma non si può... continuare... - Grazie di essere venuto.

- Possiamo continuare ancora un po'? - È divertente ma non dipende da me.

Grazie, Edourad, mi ha fatto molto piacere averla qui.

- Racconterò la fine un'altra volta. - Con piacere, torni quando vuole.

"La ciliegina sulla torta" finisce qui, spero vi siate divertiti.

Ci vediamo la settimana prossima con un ospite a sorpresa...

- Ma non è una sorpresa, è Gad... - Non posso dirlo, è una sorpresa!

Buon weekend a tutti e alla settimana prossima. Sigla, prego.

Con Gad Elmaleh.

- Grazie, Edouard, di essere venuto. - A presto! - Sì, buona fortuna.

- Allora? - È stato pazzesco! - In regia non stanno nella pelle!

Be', meglio così. Isa, mi dai il mio cellulare, per favore?

- Eccolo. - Grazie.

Sono presenti nuovi messaggi. Nuovo messaggio.

Gabrielle, sono la mamma, volevo chiederti...

- Sei stata splendida, tesoro! - Ah!

- Devo parlarti. Tu, conosci Pascal Lahmani, quello di Canal Plus. - Sì.

- Vuole incontrarti. - Sì, stamattina ho ricevuto un messaggio da Bernard.

Ma adesso non ho tempo di parlare, devo fare una cosa importantissima.

Ti chiamo più tardi. Non te la prendere. Mi perdoni? Ciao Philippe.

Stronza!

Perché lo ha fatto?

Se ne sta lì, senza muovere un dito.

È come uno zombie. Non so cosa fare. Hai qualche idea?

No, ma non puoi lasciarla così. È venuto il medico?

Dice che se continua così ancora una settimana, la deve ricoverare.

Cosa vuole, secondo te?

Credo che voglia morire.

È colpa mia, gli avrei dovuto parlare. È un uomo intelligente.

Credi che sia gelosa di lei? La povera mamma, sola, a 40 anni?

Ma come ti viene in mente? Eh?

Che ti prende? Non hai sempre detto che il senso di colpa... è veleno?

Ricordatelo, quando la mamma stava male...

E poi se è un uomo intelligente, capirà la situazione.

Di certo non è un mascalzone.

Se non è un mascalzone, avrà avuto i suoi motivi per agire come ha agito.

Sì. sì, hai ragione. L'avrebbe lasciata comunque.

Ad ogni modo, di una cosa sono certo, che la ama.

Ah, è troppo sottile, per me.

Per fortuna sei qui in questi giorni.

Ma è questo il fascino dei girovaghi: un po' vicino, un po' lontano, eh?

Ah, la svegliano!

Pronto? Ah, salve.

No, mi dispiace, sta dormendo. Non ha mangiato niente stamattina.

Non lo so. Se vuole la richiamo.

Sì, sì, sì, glielo prometto. Arrivederci.

Anche di quest'altro, non so cosa pensare.

- Il figlio di Gaudens! - Sì.

Lo chiamano tutti il figlio di Gaudens. Ha un nome, si chiama Paul.

È come se esistesse solo in funzione dei suoi genitori.

Be', è un po' così, no?

Vedi, sorellina cara,

la vita, per la maggior parte delle persone, non è facile da affrontare.

Per lui dovrebbe essere facile perché il papà era un genio delle provette?

Me lo spieghi meglio?

Per alcuni aspetti, non di poca importanza, per lui è più facile.

Comunque, la chiama tutti i giorni, due volte al giorno.

Sì, non ha paura di svegliarla! E cosa vuole?

Dice che l'ama, che vuole sposarla, che vuole vederla, portarla lontano.

Dice che può salvarla.

Sì... Siamo alla favola de "La bella addormentata nel bosco", eh?

Il bel principe ricchissimo. Arriva...

..la bacia, e lei ritorna a vivere.

- Sempre meglio che starsene con le mani in mano. - È vero.

Pronto, Paul? Sono Marie Deneige, la mamma di Gabrielle.

Vuole ancora venire a trovarla? Sì, domani pomeriggio.

Quarto piano. Sì, grazie. A domani, Paul. Arrivederci.

Inshallah!

- Andiamo? - Sì.

- Eccoti. Ero preoccupato. - Sarai contento, ho speso i tuoi soldi!

Hai fatto delle spese? Bene, ti ha ridato il colorito.

- Ti offro da bere. - Sì.

- Vuoi... Vuoi che ti aiuti? - Sì, grazie.

- Cosa prendi? - Fai tu.

- Per favore, due Martini. - Rosso o bianco?

- Uno rosso e uno bianco. - Li porto subito. - Grazie.

- Tieni, è per te. - Oh, grazie!

- Per ringraziarti di aver vegliato su di me. - Che carina!

Oh, ma Gabrielle... non capisci! Sei tu l'angelo!

- Io... io ti amo, voglio... - Paul, non ricominciare, per favore.

Grazie.

- Siamo amici, restiamo amici. È meglio così. - Ah, sì...

Meglio per chi? Dimmelo. È da una settimana che faccio il pagliaccio!

- Credi che non sappia a chi pensi? - Ascolta, ho deciso di dimenticarlo.

- Lasciami un po' di tempo, ti prego. - Ma che cos'ha più di me?

Io sono qui. Lui si è ritirato miserevolmente, come un vigliacco.

E guardami quando ti parlo! Gabrielle, guardami, eh?

- Paul, non gridare, per favore. - Grido, quanto mi pare.

Ma chi credi di essere, una principessa?

Credi di poter giocare con me come con un bambino?

In fondo siete uguali. Proprio una bella coppia!

Mi viene il vomito, mi fate schifo!

Tieni!

- Che c'è? - Paul, sono io. Apri, per favore.

- Cosa vuoi? Ti annoiavi da sola? - Che cosa fai?

- La valigia. - Mi lasci sola?

Oh, insomma, basta, eh! Ma che cosa vuoi?

Hai bevuto? Avevi bisogno di questo per bussare alla mia porta?

- Non hai più coraggio di lui. - Smettila di pensare solo a lui!

E tu smettila di dirmi quello che devo fare.

Ho capito tutto, Gabrielle. Non prendermi per un deficiente.

Sei la sola che io abbia davvero desiderato.

Ma ti capisco, non è di me che hai bisogno. Non hai bisogno di me, ecco.

Allora va bene, la commedia finisce qui. Finita! Stop!

Sai, la prima volta che ti ho vista in quella libreria ho creduto che...

Ma ti rendi conto che è passato quasi un anno? Eh?

Perciò, ecco, sono stanco. Stanco! Voglio che mi lasci in pace, ecco.

- Non lasciarmi, voglio stare con te. - Sì.

E appena torniamo sparisci un'altra volta. Mi hai preso per un coglione?

Ora sono io che non ti voglio più, Gabrielle. Non voglio rivederti più.

E sai che ti dico? Peggio per te.

Voglio stare con te.

Paul, se mi vuoi ancora, ti sposo, ma ti prego, andiamocene da qui.

- Ripeti quello che hai detto. - Se mi vuoi ancora, io sposerò te.

Oh, no... No, no, non siamo neanche andati a letto insieme!

- No, lo dici per farmi ingelosire? - Sono certa che saprai farmi felice.

Mi sbaglio? Dimmi che non mi sbaglio.

Ma... Ma sì, ma io... insomma...

Amore mio, se è vero, sarò l'uomo più felice del mondo! Oh... Grazie.

Vado a chiamare la mamma. Chiamo la mamma!

Pronto? Pronto, mamma? Sì, sono io, sì.

Ha detto di sì! Sì, ha detto di sì.

- Buongiorno, Anne-Catherine. - Buongiorno Nicolas.

- Che si dice tra i vip? - Lei è di un tempismo perfetto.

Caro Nicolas, lei arriva sempre a proposito.

Oggila stampa ci annuncia le nuove pubblicazioni matrimoniali.

Ci annuncia il matrimonio di Paul, l'erede dei Laboratori Gaudens,

un frequentatore di night club, con la seducente Gabrielle Deneige.

Una scoperta di TVL, dove ha fatto il meteo,

prima di condurre, da sola, "La Ciliegina sulla torta".

- Sì, a volte serve un fidanzato altolocato. - Oppure un amante.

Vipere!

- Non vorrà sposare quell'idiota! - Che cosa hai detto?

- Parli sempre quando mi allontano. Che c'è? - No, è arrivata la posta?

Vado a vedere.

Pronto, Capucine? Sono Charles, ti disturbo?

Senti, vorrei approfittare del tuo talento di detective.

- Ti piace il tuo regalo, micina? - Micina? - Preferisci gattina?

Paul, ti prego.

Vi lascio. Ho appuntamento alle 10:00 per il vestito.

- Ti accompagno, eh? - Ah, no, non se ne parla neanche. - Mamma...

- Ho voglia di salire nella sua macchinetta! - Ma, Paul...

Non si è mai visto il futuro sposo che assiste alla prova del vestito.

- Non esiste, non si fa. - Mi scoccia, farla andare da sola.

- L'accompagno io. - Oh... - Non preoccuparti, mia madre aspetta lì.

Ah, Bene! Be', mamma, tu hai certamente altro da fare.

Ah, puoi ben dirlo! Non so più a chi dare retta.

Avete annunciato il matrimonio troppo in fretta.

I Beauregard saranno a Monte Carlo... Quando vedete Monsignor Godeau?

- Ehm... - Monsignor chi? - Paul, spiegaglielo.

Monsignor Godeau. Celebrerà lui il nostro matrimonio.

- Dovremmo andare a trovarlo, per la preparazione. - La preparazione?

Dio mio! Si direbbe che non ha mai messo piede in una chiesa questa qui.

- Mamma! - Io vado.

Paul, sarai così gentile da ricordare a tua mamma che mi chiamo Gabrielle?

Baci baci.

- Mamma! - Paul, stai facendo la più grande sciocchezza della tua vita.

Sicuramente non l'ultima.

Come sto?

Non so come dire... diversa?

- Fa così caldo. Vado fuori a fumare una sigaretta. - Ma certo, vai.

Avanti.

- Che sorpresa. - Io...

- Ecco io dovevo... vederti. - Stavo uscendo.

- Può gentilmente lasciarli soli? - Certo, tanto avevo finito.

- Resta da provare solo il velo. Grazie. - Grazie.

- Come ha detto mia madre: "Che sorpresa". - Oh, per favore...

Come sto?

Non vorrai sposare quel tipo?

La cosa divertente in questo matrimonio è che infastidisce tutti.

Vedrai la faccia della madre, mi odia.

- Ti rendi conto che è completamente squilibrato? - Perché?

Tu ti consideri un modello di equilibrio?

Sei un bastardo, Charles, un vero bastardo, Saint Denis o meno.

E poi, ho scoperto che il tuo vero nome è Charles Denis.

- Non hai aggiunto una particella qualsiasi. - Sì, dimentichiamo tutto.

- Ripartiamo da zero. - Sì, certo. La solita solfa.

Le porcate nella tua bomboniera tra le 19:00 e le 20:00?

O quando preferisci tu? E le nostre seratine divertenti fra amici?

Come dicevi? Per... per sapere se ero davvero uno spirito libero.

È questo che vuoi ricominciare? È così che mi ami?

- Ad ogni modo tu... tu non mi ami più. - Non ti amo più?

Stammi a sentire, grande psicologo...

Non amerò nessun altro all'infuori di te. Mai.

Sì, ti amo.

In questo momento ti amo, Charles.

Ma grazie a te sono cresciuta.

"Tutto quello che non mi uccide, mi rende più forte". Chi l'ha detto?

- Forse quando sarai sposata... - Ci sarà equilibrio...

- Che faccia tosta! - Riesco ancora a farti divertire, è già qualcosa.

Non ti si addice la parte del martire.

Ascolta, è semplice:

lascia tua moglie e ti giuro che non sposo Paul Gaudens.

Ma non ho nulla da rimproverarle.

Non ne dubito, ma desso vattene, per favore.

- Non dimenticarmi. - Vattene!

Paul, André, Claude Gaudens,

vuoi prendere in sposa Gabrielle Aurore Deneige, qui presente,

e amarla nella buona e nella cattiva sorte?

Sì.

Gabrielle Aurore Deneige,

vuoi prendere in sposo Paul, André, Claude Gaudens, qui presente,

e amarlo nella buona e nella cattiva sorte?

Sì.

Vi dichiaro marito e moglie.

- E se venissimo qui ogni anno? Che ne dici? - Come vuoi.

- Gabrielle, pensi ancora a lui? - A chi? - Gabrielle...

- Gabrielle, perdonami. - Certo che ti perdono.

Chi ti ha insegnato a fare così? Dimmi chi.

Ah, no, no, non dirmi niente. Non dirmi niente, non voglio saperlo.

Lo sai perché te l'ho detto. E se lo sai non hai bisogno di chiedermelo.

- Non ti ho nascosto niente, Paul. - Ah, no, zitta. Zitta, ti prego.

Quante volte ti ha portata? Una volta, due volte, dieci volte?

In quanti ti hanno scopata davanti a lui? Tre, quattro, dieci, cento?

237! Smettila, Paul, sei ridicolo.

Gabrielle, ti chiedo una cosa sola:

che tu mi dica la verità.

Davanti a quanti amici e amiche ti ha guardata mentre ti facevi scopare?

- Non puoi capire. - Oh! Certo, non ne dubito!

Non riesco a capirlo, sai? Come tu ti sia lasciata trattare come una...

- Avanti! Di' la parola. È solo una parola, non la realtà. - La realtà!

Ah! La realtà?

La realtà è che il tuo amico aveva bisogno di quello per eccitarsi.

Mi fai schifo!

Ascolta, Paul, se ti ho raccontato tutto senza nasconderti niente,

è perché pensavo di potermi fidare di te,

perché sapessi chi sono, fino in fondo.

Non voglio vederlo, non vuole vedermi, è finita, una cosa passata.

Ma tu non mi aiuti a dimenticarlo.

Se lo avessi davvero dimenticato, non avresti bisogno del mio aiuto.

Oh, Signore...

- Non vedo cosa c'entri il Signore. - Non puoi capire. - Così siamo pari.

Tu l'ami ancora, non fai che pensare a lui. È così?

Non lo sopporto che tu sia andata a letto con quello lì,

non lo posso sopportare.

No! Non mi toccare! Basta! Non voglio la tua pietà.

- Perché mi hai sposata, Paul? - Perché ti ho sposata?!

Ma per il tuo bel culo, bellezza, per il tuo bel culo!

E malgrado i tuoi esperti professori, con tutto quello che hai imparato,

non ci sai fare più delle altre.

Non sai di cosa sono capace.

- Hai paura? - Sì, ho paura. Mi fai paura.

È stato un buon concerto. Non un grande concerto ma un buon concerto.

- Non sono una fanatica di Mozart. - Eppure, eppure... - Non dico...

- Ci sono cose carine. - A ogni modo, mi è dispiaciuto non esserci andata.

Lei ha così tanto da fare, mamma.

A proposito di Mozart, avete letto l'ultimo libro di Saint Denis?

Le critiche sono ottime!

L'abbiamo comprato, ma non letto. L'ultimo mi è piaciuto moltissimo.

Com'è che si chiamava?

- "L'assenza di Penelope". - Ah, sì.

- Bisogna dire che è una buona penna. - Mm...

Mia moglie è dello stesso parere.

Non so chi l'abbia invitato al galà dell'Associazione,

ma farà a tutti molto piacere.

Dicono che ci saranno Muriel Robin e Marc Lavoine.

Con riserva, cara, con riserva.

Carissima, questo cognac... è una vera delizia.

Sarebbe l'occasione per sfoggiare il vestito che ti ho regalato.

- Se è quello che desideri. - Sì, è quello che voglio.

È una delle gioie della mia funzione,

non dirò addirittura una delle consolazioni,

è una delle gioie della mia funzione, dunque,

di ringraziare calorosamente il nostro amico Edouard de Montois,

presidente dell'Associazione.

Ringraziarlo per la sua devozione, ringraziarlo per il suo umanesimo.

Un umanesimo riconosciuto da numerosi altri umanisti e non... dei minori.

Ne abbiamo invitato qualcuno, questa sera,

e tra coloro che ci arricchiscono anche con il loro talento,

ho la gioia di applaudire insieme a voi Charles Saint Denis,

che ci fa l'onore di essere qui stasera, e che ci dirà due parole.

Bravo.

Saluto, ringraziandoli vivamente, i membri del comitato

che non hanno badato a spese, lo so, me l'ha detto un uccellino,

e soprattutto la nostra fondatrice e presidente, Geneviève Gaudens,

Monsignor Godeau, il colonnello Athanazian e la sua consorte Flore.

Arthur Bonnait, presidente del sindacato delle macellerie di Lione.

Il dottor Spartcule e molti altri, ben noti.

E ora cedo la parola al presidente, Edouard de Montois!

Carissimo, sia il benvenuto a casa sua.

Tutti quelli che mi conoscono sanno che i miei discorsi.

Sono i più temibili del mondo, ma almeno mi si riconosce

- Sei in ritardo, avresti potuto fare uno sforzo. - Gabrielle non sta bene.

- Potevi venire senza di lei. - Non sarebbe stato interessante.

- Non vedo perché. - Te lo assicuro... Sì.

Vogliate applaudire alla generosità e all'umanità fatta donna:

Geneviève, la prego.

Grazie.

Grazie, grazie.

Io non sono abituata a stare sotto i riflettori.

Vi ringrazio per essere intervenuti così numerosi, stasera.

È grazie a voi se anche quest'anno abbiamo potuto fare miracoli.

Il mio pensiero va a coloro ai quali portiamo calore e conforto

in questi tempi difficili.

Vorrei passare la parola a qualcuno che noi tutti ammiriamo

e che meglio di me saprà parlarvi.

Invito qui Charles Saint Denis,

che, su mia richiesta, ha accettato di dirci qualche parola.

Accogliamolo calorosamente per il suo talento e la sua generosità.

Mia cara Geneviève, sono io che ho l'onore di essere tra voi,

e voi meritate tutti questi onori.

Ciò non toglie che io sia felice di essere...

Io, Paul Gaudens, ho ucciso la bestia!

Ho ucciso il mostro che ha pervertito mia moglie!

- Non accetterà mai. - Non le lascerò scelta.

Un tempo suo padre ha difeso i nostri interessi.

Mio marito aveva molta stima di lui.

Non le nascondo che lei è il terzo avvocato cui ci rivolgiamo.

Ora il tempo stringe: si avvicina la data del processo.

Spero di non sbagliarmi dandole fiducia.

Cosa posso dirle, signora? Questo caso mi appassiona.

E, le assicuro, sono tenace e molto orgoglioso. Non amo perdere.

Devo dire che ho la fortuna di non perdere spesso.

Ma mentirei se le facessi intravedere più di una riduzione della pena e...

della speranza che venga rinchiuso in un luogo più favorevole a Paul.

Non è a questo che pensavo, no.

Suo padre meritava l'affetto che aveva per lui mio marito.

- Come conta di procedere? - La devo incontrare al più presto.

Non si fidi di lei. Ha il vizio nelle vene.

Conosco l'animo umano. Non mi lascerò dominare.

- Non abbiamo parlato del suo onorario. - Sono piuttosto caro.

Ma non dubito che troveremo un accordo.

A proposito di denaro, suo figlio che regime ha adottato con sua moglie?

Separazione dei beni. Naturale, lei non ha nulla.

Ho insistito molto con Paul. Perché? Pensa che possa...

No, non se ne preoccupi per il momento, ci penseremo poi.

Dove posso incontrare sua nuora?

Da quando è successo il fatto è quasi sempre dalla madre: piccola libraia.

Non teniamo molto alla sua presenza qui.

Ma ufficialmente vive ancora con noi, beninteso.

Ora che i giornalisti ci hanno un po' dimenticati, l'ho autorizzata a...

Sì, la chiamerò. Vado a studiare il dossier. La terrò al corrente.

Crede che potremo sfuggire allo scandalo?

Insomma, intendo dire che...

Dipende tutto da chi si sporcherà, signora Gaudens.

Sono felice di veder che ci siamo capiti, avvocato.

Quando potrò rivedere mio figlio?

I suoi predecessori non hanno saputo ottenere un permesso di visita.

Me ne occuperò stasera.

Uhm...

Hai dormito bene?

Non dormivo.

Ha telefonato l'avvocato dei Gaudens, un altro, l'avvocato Lorbach.

Ha lasciato il suo numero di telefono, è urgente.

So cosa vogliono.

Vogliono che testimoni contro Charles, che racconti...

Che racconti quello che non hai la forza di raccontare neanche a me.

Lo amavo tanto.

- Non era vizio. Capisci? - Ma certo che ti capisco.

Non voglio sporcare la sua memoria. È ignobile chiedermi questo.

E sua moglie... te l'immagini lo scandalo?

Questo non possiamo evitarlo. Ci penseranno i Gaudens.

Tieni, così ti distrai. Una lettera di tuo zio.

Sarà da queste parti il mese prossimo.

Se potesse far sparire tutto questo!

Come possono dire cose simili, mamma? Non si può lasciarli fare.

Non si può fare granché. Abbiamo un margine di manovra molto ridotto.

- Se Gabrielle non testimonia... - È in ritardo.

- Non verrà. - Dal tono della sua voce, assicuro che verrà.

- Bisognerà convincerla! - Gliel'ho detto, me ne occupo io.

- Cosa può dire? - Cose che non mi piacerebbe farti sentire.

Eccola!

- Buongiorno, Daniel. - Buongiorno. È attesa nello studio.

Sì? Avanti.

- Buongiorno. - Buongiorno, signora.

Éléonore, Joséphine, ora lasciateci.

Grazie per la tempestiva risposta al mio invito, come sa il tempo stringe.

Prima che la signora Gaudens si intrattenga con lei,

mi permetta di ricordarle i suoi interessi in questo caso.

Ieri ho riparlato, con Paul. La ama di un amore sincero e devoto.

Nella sua mente, certo, è a causa sua se è arrivato a tanto,

ma non gliene vuole per questo,

ed è pronto a soddisfare i suoi bisogni per il resto dei suoi giorni.

La sua famiglia ha intenzione di essere molto, molto generosa con lei.

È un aspetto che non si può trascurare.

Bene, io vi lascio. Sono nel salottino, se avete bisogno di me.

Spero di poter contare su di lei, Gabrielle.

Sono nella più completa disperazione.

Temo la sua freddezza nei confronti di mio figlio.

È per questo che mi offre del denaro?

Lei è la sola che può salvare mio figlio.

Tutti i giorni maledico il cielo che le ha fatto incontrare Paul.

Mi tortura che il destino di mio figlio sia nelle sue mani.

Ma...

Oh, mio Dio, quanto è difficile...

C'è una cosa che deve sapere prima di prendere una decisione.

Ho avuto un altro bambino prima di Paul, Thibault, un altro figlio.

Avevano dieci mesi di differenza.

Erano inseparabili, sembravano gemelli.

Una sera, Paul aveva tre anni, Thibault quasi quattro...

Non abbiamo mai saputo quello che è successo veramente,

Paul era ancora tanto piccolo!

Giocavano insieme nella vasca da bagno.

Io ero lì accanto, in camera mia,

mi preparavo per una cena che davamo a casa.

Era una cena importante per gli affari di mio marito.

Sentivo i bambini che ridevano, avevo lasciato la porta socchiusa.

Ridevano.

Thibault era... un ragazzino straordinario!

Già così dotato...

E poi, non ho sentito più niente.

E poi Paul mi chiama, continuava a ridere.

Quando sono entrata, Thibault aveva la testa sotto l'acqua.

Può immaginare cosa sia potuto passare per la testa di Paul.

Qualsiasi cosa abbia fatto,

il peso che ha dovuto portare tutti questi anni...

Non è responsabile...

Adorava suo fratello.

Era così tenero.

Dopo di questo...

Dopo di questo le cose non sono mai tornate come prima,

neanche con la nascita delle bambine.

Gabrielle, lo so, io...

Le cose non sono semplici. Mi dispiace.

Che cosa intende fare, Gabrielle?

Non lo so.

Gabrielle!

Come ti senti?

Neanche mi sento più.

Sono del tutto annientata, vuota.

Lo amavo tanto.

Vengo dallo studio di Gérard Briançon.

Corre voce che vogliano farti testimoniare contro Charles.

È vero.

Di solito non mi intrometto nella vita degli altri, ma volevo sapere...

Temi qualcosa per te?

Che bambina!

No, non è per me, né per la reputazione di Charles.

In effetti non so neanch'io perché avevo voglia di vederti.

Vuoi sapere da che parte sto?

Stai dalla parte giusta, la tua. Forse volevo dirti questo.

Non ascoltare nessuno.

Credo...

Credo che dirò la verità.

La verità, tutta la verità.

Sarà sempre solo la tua.

È l'unica che conosco. Spero che capiscano.

Non vi è alcun dubbio che la deposizione di Gabrielle Gaudens,

abbia portato nuova luce su questo caso,

e spiegato, se non giustificato, il gesto di Paul Gaudens.

Comunque, queste rivelazioni, a tratti nauseabonde, bisogna dirlo,

stupiscono alquanto sulla bocca di una ex-collega

che si considerava bianca come la neve.

OGGI VERDETTO NEL CASO GAUDENS CI SI ASPETTANO LE ATTENUANTI

La giuria ha concesso le circostanze attenuanti a Paul Gaudens,

condannato a 7 anni di reclusione in un istituto specializzato.

Ascoltiamo la reazione di Stéphane Lorbach, avvocato di Paul Gaudens,

all'annuncio di questa sentenza.

Questa sentenza ci soddisfa pienamente.

Risponde a un doppio dovere di giustizia e di umanità,

nostra costante preoccupazione.

Gaudens, sua moglie è in parlatorio.

Non voglio più vederla.

È venuta a prendersi i soldi?

Vengo dalla prigione, Paul non ha voluto vedermi.

È una delle libertà che gli restano. Ne è stupita?

Ho testimoniato, la pena gli è stata ridotta, bel ringraziamento!

Non ha detto altro che la verità.

Sarebbe ora di crescere, bambina.

Domani riceverà una lettera di Paul, con la richiesta di divorzio.

Per il resto, Paul è stato messo sotto tutela, fino a nuovo ordine.

Mi creda, sarà difficile che riceva un solo un centesimo da parte nostra.

Può andare.

Capisco.

Mi scusi, ma tengo l'auto: mi serve.

Denis!

Ce n'è voluto per rintracciarti.

Lo sai che sono sempre in giro. Avevo lasciato tutto a tua madre.

Allora, come sta la mia nipotina adorata?

Non al massimo, come puoi immaginare.

- Vuoi visitare il mio castello? - Uhm. - Sì? Bene, allora vieni.

Ecco, siamo arrivati.

Grazie.

Non c'è bisogno di guardarmi così, è mia nipote.

Oh, ma lo sa che io non penso, signor Merlino!

Non c'è dubbio, signora Bonnet.

- Forse vuoi bere qualcosa? Un tè? - Non mi piace il tè.

Ho quel che fa per te, lassù.

- La mamma ha detto che ti avrebbe fatto piacere vedermi. - Certo!

Ma a dire la verità,

voglio farti una proposta.

- Indecente? - Ah, be', per forza!

Signore e signori, nel numero che seguirà

vi prego di voler assolutamente rispettare il silenzio totale.

In modo che non venga mai turbata la concentrazione,

indispensabile al suo compimento.

Infatti, la lama di questa sega effettua 6500 giri al minuto!

Il pericolo è considerevole, assoluto.

Così, come il coraggio della mia affascinante assistente Gabrielle.

Che vi chiedo di accogliere con un grande applauso.

Gabrielle!

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