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Scusi, ma noi non ci siamo già incontrati da qualche parte?
Sì, mi pare. Qui sotto, nel mento, no?
- Facciamo una corsa a chi arriva prima? - Sì, dai. Uno, due, tre!
- Ma no, così non vale. Non vale! - Come non vale? Chi è arrivato prima?
Eh, bella forza. Con le spinte. Se ero senza tacchi, vedevi.
Dai, dai. Scendi, lumacona.
Scemo! Adesso vedrai chi arriva prima.
Bello, eh?
Ho pensato: Ci voglio portare Francesca. È sicuro che le piacerà.
Ma tu guarda quant'è alta.
Sai quanti metri sono? Indovina.
35 col piedistallo. Ci sono già venuta 2 volte con Alessandro.
Ah, me lo potevi dire prima. Mi hai fatto fare il cicciolone tutta la mattina.
Che c'entra. Era per non darti un dolore, poverino.
Quando uno ti racconta una barzelletta e tu dici che la conosci, lo geli.
Già. Se glielo dici dopo, invece lo riscaldi.
Senti, sono stata zitta per delicatezza. Se non lo capisci, pace.
Ma sì, mica ho detto il contrario. Solo che...
Solo che vuoi polemizzare, e io no.
- Figurati se voglio sciuparmi la domenica. - Per carità. Pace fatta, d'accordo?
Ecco. Voialtri italiani non aprite mai lo sportello alle donne.
Ma come sarebbe "Voialtri italiani"? E tu che sei, turca?
- Ti piacerebbe, eh? - Che cosa?
Che fossimo in Turchia. Così avreste 10 donne per uno.
Senti, dillo a chi vuoi, ma non a me.
Sai che di donne me ne basterebbe una e non ho neppure quella.
Scusami, caro.
- Scusami tu. - Dai, muoviti.
Francesca, lo sai che sei un tesoro?
Sì... cioè, no. Su, andiamo. Accendi il motore.
Era già acceso.
Ma insomma, dove ce l'hai la testa? Proprio non lo so.
... ma se si tratta di vostra moglie, è un'altra cosa.
Siete peggio degli Arabi del Medioevo.
Ma perché parli sempre al plurale? Sembra che siamo in comitiva.
- Io che c'entro? - Perché siete tutti uguali.
Beh, adesso che stai a guardare? Voltati, no!
E poi io non ce l'ho con te, povero cocco.
Ma fammelo capire che non ce l'hai con me.
Se qualcuno ti sentisse crederebbe che stiamo litigando.
E così va a finire, se non la smetti di guardare nello specchietto.
Oh, non ci avevo nemmeno fatto caso.
- Io sì. Fatti un giretto. - Sì, va bene, ma sbrigati.
- Il mio costume dove l'hai ficcato? - È lì, nella borsa.
Ehi, sentite un po'...
Perché non andate a pescare da un'alta parte?
- Perché, il lago è tuo? - Vi do 500 lire.
1000.
Tieni.
- Ho fatto presto? - Beh, una volta tanto.
Su, vieni.
Oplà.
Aspetta, che mi levo gli zoccoli.
- Ma non sarà fredda? - Dai, ci buttiamo insieme. 1, 2...
- No, aspetta! E se è bassa? - Oh, che fifone! 1, 2 e 3!
Beh, che fai?
Tutto sommato l'acqua del lago mi fa un pochino schifo.
Ma se si sta benissimo.
- No, no, no. - E allora esco anch'io.
Dammi una mano.
- Mamma, com'è fredda! - No, è la prima impressione.
Vedi com'è. Il guaio è che penso troppo. E quando penso è un vero disastro.
Alessandro mi diceva sempre: "Cerca di pensare il meno possibile,
- perché quando pensi, mi fai paura." - Ma tu guarda quante macchine.
Per voi uomini, una ragazza non dovrebbe avere idee in testa, soltanto segatura.
Come una bambola. "Sì, caro. Sì, tesoro, hai ragione. Come vuoi tu."
- Ma ti sembra vita questa? - Beh, certo...
"Beh, certo..." Ma cosa vuol dire "Beh, certo"?
Io parlo, dico delle cose che potrebbero esserti utili,
e tu non fai che suonare il clacson.
L'ho sempre detto. La ricchezza, caro mio, spappola il cervello.
Sei troppo agiato. Non sai cosa sia una dura esperienza.
- Ah, ma oggi ce l'hai proprio con me. - Certo che me la prendo con te.
È colpa tua se incontrai quel buzzurro di Alessandro.
Proprio 2 anni fa. Quando andammo a ballare da Vittorio.
Se tu mi avessi riaccompagnata a casa in macchina, non l'avrei incontrato.
Ma come sarebbe? Per fare gli spiritosi mi avevano sgonfiato tutte le gomme.
- Come facevo ad accompagnarti? - Beh, adesso te lo posso dire.
- Ero stata io a sgonfiartele. - Tu? E perché?
- Indovina. - Ma che ne so. Perché sei una matta.
Invece no. Te lo meritavi.
Ogni volta che mi riaccompagnavi a casa facevi il giro della Lombardia.
Ti ricordi? Allora avevi una MG.
Pensammo di farti quello scherzo proprio perché non ti decidevi mai a scendere.
Stavamo tutti lì ad aspettarti,
e tu ti eri fermato sulle scale a fare lo scemo con Marisa.
Che c'entra. Quando si è in compagnia bisogna essere di spirito, se no è finita.
Carlo, il 2° appello comincia il 20 o il 15?
Ah, ma voi pensate sempre agli esami.
Chi si è fregato il disco di Frankie Laine?
- Ma quale disco? - Aspettate che vi inviti un'altra volta!
Salutami la contessa.
Andiamo, ti accompagno a casa.
Il disco gliel'ho messo sotto il cuscino del divano.
Il primo che si siede, "tac", è fatta!
- Ciao. - Beh, salve ragazzi. Ciao.
- Però non fare il fanatico e non correre. - Quando vieni con me non devi aver paura.
Casomai devono aver paura quelli che incontriamo.
Che diavolo è?!
- Disgraziati! - Che c'è? Che succede?
- Mi hanno sgonfiato le gomme. - Tutte e 4?
- Come mi diverto. - Guarda che scherzi!
- Rimarrete sempre dei ginnasiali! - Bisogna essere di spirito, se no...
- Con quel macinino ti faccio vedere io. - Ti serve un meccanico?
- Con te domani facciamo i conti! - Ti sei arrabbiato?
- Deficiente! - Lascialo stare, poverino.
Ha ragione, non ha nemmeno la pompa
- O ce l'hai la pompa? - Sì, la pompa...
Intanto metti la ruota di scorta. È già qualcosa. Buonanotte.
Oh, ma che maniera!
Biglietto. Grazie.
"La signorina che mi sta di fronte crede che le stia sorridendo.
In realtà sto pregustando la colazione con Simmenthal, la buona carne in scatola."
Guidano come matti!
- Porca miseria... - Guarda un po' che disastro ha combinato!
Ma quale disastro? Voialtri perché avete i binari...
È proprio perché ho i binari che non posso sterzare.
- Cos'è successo? - Non so, non ho visto bene.
Ma come? Era qui davanti.
Intanto io ho i testimoni. Loro hanno visto tutto.
Cosa? I testimoni? Se li fa fritti lei. Li fa fritti!
Se non ho visto...
Ma non finisce qui, criminali della strada! Ve la faccio vedere io.
Quando rincasavo dopo le 9:00, passavo dal laboratorio per non farmi vedere.
Perché mia madre, mia nonna e Armida stavano in pensiero.
Secondo i genitori, tutte le disgrazie succedono dopo le 9:00.
Fino alle 9:00 meno un minuto tutto bene, poi bang!
Sbucano fuori i malandrini, i lupi e i maniaci sessuali.
- Ti sembra questa l'ora di tornare? - Mi hai fatto paura! Che fai qui?
Ci vorrebbe davvero qualcuno che ti facesse paura. Andiamo, vieni a mangiare.
- Non ho voglia. - Francesca!
Mi hanno sentita. Sei contenta adesso?
- Ah, bene arrivata. - Ciao mamma, ciao nonna.
Che hai fatto? Ma che ti è successo?
È colpa mia se ci sono dei matti che si divertono a speronare i tram?
Ci è venuto addosso un autotreno col rimorchio.
L'autista era ubriaco.
Io dalla piattaforma anteriore sono stata sbattuta al centro della vettura.
- È stato terribile. - Ma, ti sei fatta male?
Un po' alla testa, ma non è niente, mamma. Niente.
Lo vedi cosa vuol dire tornare a casa tardi la sera.
Quando è successo non era tardi.
È che sono venuti i vigili del fuoco, poi la Croce Rossa ha portato via i feriti....
Pure i feriti?
- Chissà che paura ti sarai presa. - Non ne parliamo.
Eh, me lo sentivo oggi che succedeva qualche disgrazia.
- Allora non avrai più fame? - Beh, un po' d'appetito ce l'ho.
Allora sbrigati, così non la riscaldiamo un'altra volta.
Ma tu ci credi a tutta questa storia dello scontro?
- Beh, poco. E tu? - Io per niente.
Ma quella volta avevano torto,
perché qualche giorno dopo mi chiamarono a testimoniare.
E siccome sul tram c'eravamo solo io e quel giovanotto,
ero sicura che sarebbe venuto anche lui.
Si sa come si è stupidi in questi casi.
Cercai di farmi un po' più carina. Tacchi a spillo e vita di vespa.
Stia tranquilla, signora Ferrauto.
La sua guepière sarà pronta per questa sera, non dubiti.
- È questa? - Debbo solo far applicare il pizzo.
- No. - Faccio subito.
Dovere, si immagini. Senz'altro, signora. Senz'altro.
Possibile che non si riesca a trovare? La vuole per stasera.
- Ci mancava anche l'appuntamento galante. - Beh, ci va senza guepière.
- Tanto al momento buono la deve togliere. - Mamma!
- Ma che state facendo? - Niente, giochiamo a nascondarello.
Quella è secca come un alice e porta la guepière.
- Che ne sai tu se è secca o grassa? - Lo so perché l'ho vista una volta.
- Oh, già le otto e mezza, devo scappare. - Dove vai?
- Come sarebbe? Oggi è il 16 aprile. - Un'altra delle tue Sante Francesche?
Ma no. L'inchiesta dell'azienda tranviaria. Testimone oculare.
Citata in ossequio alla legge 27 Dicembre 1896 dei tranvia a trazione meccanica.
- Ciao. - Ciao.
Ma dove sarà?
Ma...
- È inutile che la cerchi la guepière. - Eh?
Come sarebbe perché? Ha detto esattamente il contrario di ciò che ho detto io.
Ho detto quello che ho visto.
Si rende conto che mi ha fatto fare la figura
di quello che si è messo d'accordo con l'investito?
Ad ogni modo lei non può parlare, perché al momento dell'incidente guardava me.
Beh... forse. Non ricordo.
Comunque se la guardavo, la guardavo perché lei era l'unica persona presente.
Ad eccezione del fattorino.
La ringrazio di avermi preferita al fattorino.
Ma lo sa che una testimonianza è una cosa seria?
- Che c'è, si sente male? - Io? No, no. Perché?
Così lei è nata nel '40?
Sì, ma ai primi di marzo. Quindi sono quasi del '39.
Del '39...
Lo sa che quando lei nasceva, io facevo il 2° anno di architettura?
Ah, sì? E come mai? Aveva ripetuto molte classi?
Quasi tutte.
Evidentemente la mia generazione non era così precoce come la sua.
- Perché, lei mi trova precoce? - No, lei no.
Si vede benissimo che è una ragazzina.
Anche se fa di tutto per sembrare una donna.
E lei fa di tutto per sembrare un superuomo, ma è chiaro che non lo è!
Vuole che l'aiuti?
- Come? - Vuole che l'aiuti?
Villano!
E me ne andai senza neppure voltarmi.
Anche perché quella maledetta guepière me l'avrebbe impedito.
Chissà come faceva la signora Ferrauto ad avere una vita così stretta?
E avessi sempre dato retta alla guepière...
Invece appena seppi che c'era una specie di congresso
per certi scambi culturali con l'America,
e che anche lui avrebbe tenuto una conferenza, ci andai.
Arrivai un po' in ritardo. Lui stava già parlando.
...se vi era una sostanziale differenza tra l'architettura razionalista
e quella organica.
Anche in Le Corbusier, e tanto più in Walter Gropius,
la forma deriva dalla funzione, e cambia col variare delle condizioni.
Ma esaminiamo che cosa si intende per funzione.
Se ad essa diamo un significato tecnico...
Se ad essa diamo...
un significato tecnico, classicistico, predeterminato e anelastico.
Oppure se con essa si indica un naturale processo di crescita.
Esiste una differenza tra il greco e il gotico,
tra Le Corbusier e Frank Lloyd Wright,
tra le seconda e la terza generazione di architetti?
In molti paesi d'Europa, quando un contadino deve costruirsi una casa,
la concepisce spontaneamente a forma di cubo, o comunque di parallelepipedo.
La edifica magari più ampia di quanto gli abbisogni immediatamente.
Chiude le stanze superflue,
riservandole per il tempo in cui i figli saranno cresciuti.
La elasticità e la sua casa si concreta perciò in un preciso disegno geometrico.
Il contadino americano segue invece un altro cammino...
Davvero non le dispiace di farsi vedere in giro con me?
Perché? Ormai la fama di quello che si porta la claque me la sono già fatta.
Non volevo dire questo.
Ah, ho capito. Il 1940, eh?
Le chiedo scusa per quella volta.
Tanto più che lei l'idea della ragazzina non la dà quando vuole.
Quando vuole, eh.
Così gli scambi culturali servirono se non altro a segnare la fine delle ostilità.
Da quella volta ci vedemmo sempre più spesso.
Un giorno Alessandro mi portò al bar della Torre Del Parco.
Non ero mai salita prima d'allora così in alto.
Andiamo più su della Madonnina?
No, no. Andiamo più in basso di qualche metro.
E come fai a saperlo?
Beh, fino a qualche tempo fa non si poteva superare la Madonnina.
Poi cominciarono i grattacieli...
Saresti capace di fare una torre come questa?
Se fosse necessario. Il progetto non è difficile.
E una storta come quella di Pisa?
È un po' più complicato, ma forse ce la farei.
- È meraviglioso. - Bello, vero?
Non sono mai stata in aeroplano,
ma credo che più o meno si debba provare un'impressione simile, no?
Attenzione al decollo!
- Francesca... - Quota 10.000.
Scherzi a parte...
Senti, se fossimo veramente in un aereo
e a un tratto finisse la benzina, tu che faresti?
- Di', che cosa faresti? - Eh?
Beh, tenterei un atterraggio di fortuna.
Escluso. Siamo sopra l'oceano.
Allora ci lanceremmo col paracadute.
Niente paracadute, sono avariati. E poi giù è pieno di pescecani.
Allora mi rassegnerei eroicamente alla morte.
Però prima...
prima di morire, ti confiderei una cosa molto importante.
Sì, ma fa presto, stiamo perdendo quota! Abbiamo pochi secondi.
Beh, ti prenderei una mano e ti direi:
Francesca, se riusciamo a superare questo pericolo, non ci lasceremo mai più.
- Davvero? - Sì.
Ti ho fatto uno scherzo! La benzina non è mica finita.
Quell'architetto vestito di scuro
che parlava di urbanistica organica davanti al Cardinale,
mi pareva un'altra persona da quando stavamo insieme.
Era sempre allegro e diceva che gli sembrava di essere nato anche lui nel '40.
Chissà quanti anni avrà quell'albero.
Seghiamolo e contiamo i cerchi del tronco.
Nella borsa ho una limetta da unghie. Se vuoi provare?
Un po' faticoso, non ti sembra?
In fondo gli alberi sono proprio come gli uomini.
Hanno il corpo, le braccia, i capelli. Ma gli uomini danno meno affidamento.
Sono volubili, prepotenti, chiacchieroni.
Invece sono sicura che lui sarebbe un compagno ideale.
Serio, posato. Senza grilli per la testa.
Veramente credo che di grilli ne abbia parecchi lui.
Senti?
Gli starei sempre vicino.
D'estate mi farebbe ombra, e d'inverno mi riparerebbe dalla pioggia.
Poi quando è autunno mi regalerebbe tante foglie. La notte mi addormenterei qui...
appoggiata a lui.
Mi sentirei sicura e protetta. E non avrei paura di niente.
Poi lui si chinerebbe piano piano su di te, e ti darebbe un bacio.
Già, ma tu non te ne accorgi perché dormi.
E invece io non dormivo affatto.
E me ne sono accorta.
Francesca?
Dammi la mia borsa.
Cosa c'è?
Sempre così.
Nelle borse non si trova mai niente.
Ma cos'hai, che ti prende?
Eppure ce l'avevo il pettine. Ci mancava anche un dente!
Francesca.
Era il primo bacio vero della mia vita, e mi fece paura.
Tanta paura che giurai di non rivederlo più.
Mi chiusi in casa e se telefonava mi facevo negare.
E ne fece di telefonate.
Pronto?
Ah, è lei. Beh, senta, proprio in questo momento si è un po' assopita.
Sa, con la febbre.
Come dice? No, non c'è niente di grave. C'ha...
Una colica.
Oh, Dio mio, una colica reumatica, ecco. Beh, così dice il medico.
Sì. No, no. Buonasera.
Insomma! È possibile che non sai nemmeno rispondere al telefono?
- Sono stufa di dire bugie. - La vuoi smettere di litigare con Armida?
Ma chi era? Ancora quello là? Deve averne del tempo da perdere.
Secondo me deve essere un lazzarone. Altrimenti non insisterebbe tanto.
Vuoi che ne parliamo allo zio Umberto? Così ci pensa lui a metterlo a posto?
Ma che dici? Che lazzarone?
- È un gentiluomo. - Un gentiluomo...
Sì e mi ha anche chiesto di sposarlo. Per questo...
- Sposarti? Ma sei diventata matta! - Ma che lavoro fa?
Architetto. Ma non mi piace lo stesso. Preferirei farmi monaca!
- Un architetto e gli ha detto di no. - Ma è una ragazzina, mamma.
Non li voglio nemmeno sentire questi discorsi!
Invece io dico che sarebbe ora che ci fosse un uomo in questa casa.
Non avrei inventato quella storia del matrimonio se avessi immaginato
che lui sarebbe piombato a casa per informarsi della mia salute.
Gli feci dire che ero malata, malatissima.
Armida, che cosa stanno dicendo?
Ma che cos'ha esattamente?
L'altro giorno mi pare che si parlasse di paratifo?
Sì e no. Comunque è un virus.
- E potrei vederla? - No, no.
Forse è meglio che parliamo un pochino tra noi. Prego.
Parliamo.
Vede, architetto, Francesca è molto giovane.
Quando si ha la sua età la scelta è particolarmente difficile.
Tu poi, mamma, sai come la penso. Continua tu.
Francesca è figlia unica.
La mia figliola purtroppo è rimasta vedova molto presto, e allora...
Beh, forse ora la stai prendendo un po' troppo alla larga, mamma.
Bene, architetto, quello che dobbiamo dirci è presto detto.
Conosciamo le sue intenzioni.
E noi, vero mamma, siamo un pochino perplesse.
Il matrimonio, lei mi insegna, è una cosa molto seria.
Un passo importante a qualunque età.
- Figurarsi poi a 17 anni... - Oddio, la camomilla sul fuoco!
Scusate.
La camomilla, sa, io ne prendo molto.
Giovanna, vuoi venire un momento di là?
- Sapessi cos'è successo. - Sì. Permette?
- Scusi, sa. - Prego.
- Che c'è? - Quel poveraccio non ne sapeva niente.
- Francesca si è inventato tutto. - No! Oddio che figura.
No, no, no. Io di là non ci torno. Che incosciente!
- Fammi il piacere di andarci tu. - Tu sei matta. È figlia tua, ci vai tu.
No, ci vai tu. Perché tu l'hai viziata. A forza di dargiele tutte vinte.
Lo sapevo che adesso la colpa era mia.
Peggio di suo padre è diventata. Glielo levo io il vizio di dire le bugie.
Basta, eh! Stavolta 4 ceffoni non glieli leva nessuno!
Sta' zitta, che si sente tutto di là.
Apri! Cretina, apri subito, sai!
Lasciala stare.
Se era vivo tuo nonno, vedevi!
- Che facciamo? - Lo so io che facciamo.
E voi che cosa volete? Tornate a lavorare!
Scusi se l'abbiamo lasciata solo.
Sono veramente desolata.
Tanto io che mia madre siamo vittime di uno spiacevole equivoco.
Il fatto è che non abbiamo in casa una figlia,
ma una sciagura, un vero castigo di Dio!
È così, è nata di marzo. Come il mio povero primo marito.
E per giustificarsi ha inventato, oltre al paratifo e la colica,
ha inventato che lei...
Sì, insomma, che lei vorrebbe sposarla.
Ho sbagliato, dovevo metterla in collegio quando ero ancora in tempo.
Non le sembra di esagerare, signora? Francesca è giovane, vivace...
No, no, non cerchi di giustificarla. Stavolta Francesca non la passerà liscia.
E tu mi farai il santissimo piacere di non metterti di mezzo!
E beato lui. Se la ride.
No, non è che rido. È che sto pensando a Francesca, perché...
Vedano... già, forse loro non capiscono...
ma la colpa, è degli aeroplani.
Sì, di quegli aeroplani che all'improvviso si trovano in volo senza benzina.
E le promesse fatte in quei momenti bisogna mantenerle prima o poi. Impegnano.
- Tesoro! - Francesca!
- Ma che succede? - Ma non stavi male?
Non l'avete ancora capito? Ha chiesto la mia mano.
Amore, mi hai perdonato. Ti voglio bene.
Non sarà nato di marzo, ma qualche venerdì manca anche a lui però.
Le nozze erano state fissate per ottobre.
Infatti, mentre si può nascere in un mese qualsiasi,
sembra che ci si possa sposare soltanto in ottobre.
E quei pochi mesi volarono via letteralmente tra i preparativi,
le partecipazioni, i documenti,
la scelta dei vestiti, della chiesa, dei testimoni.
Le ansie e le gioie degli ultimi giorni basterebbero da sole a riempire una vita.
Apro io.
- Giordani? - Sì.
Firmi qui.
Auguri.
Grazie.
Per ogni pacchetto che aprivo, provavo la stessa felicità
di quando da piccola rompevo l'uovo di Pasqua per prendere la sorpresa.
Il padre di Alessandro decretò che il bracciale pesava...
Eh, sì. Dai 90 ai 100 grammi.
La zia di Alessandro, che mi aveva regalato 6 bicchieri,
ci rimase male, vedendo che c'era chi mandava bracciali d'oro, e disse...
Non più di 70. Non è brutto. Forse un po' antiquato.
Cara la mia signora, per gli oggetti d'oro la moda non è poi tanto capricciosa.
Non le pare?
Questo me lo porto in viaggio.
I viaggi di nozze sono sempre scomodi,
perché ci si porta dietro un sacco di cose inutili.
A cominciare dalla sposa.
Strano. Non c'è nemmeno un orologio da tavolo.
Tutti avranno pensato, l'orologio da tavolo chissà in quanti lo fanno,
è meglio un apparecchio radio.
E così, invece di 5 orologi da tavolo, ci troviamo con 5 apparecchi radio.
Ma il regalo che mi era piaciuto di più era quello delle lavoranti di mia madre.
Un magnifica camicia da notte. Cucita da loro stesse.
Ancora con quella camicia in mano? Te la porteresti anche a letto.
- E lo credo bene. È una camicia da notte. - Hai fatto la valigia?
Vieni qua. Sei un angelo.
C'entra tanta di quella roba ed è anche molto bella.
Sapessi quanto ho girato prima di trovarla come dicevo io.
Questa ti accompagnerà per tutta la vita.
E quando farai un viaggio, ti ricorderai della tua vecchia nonna.
- Anche quando non ci sarò più. - Ma nonna, che dici.
Non ho mica bisogno di fare un viaggio per ricordarmi di te.
Guarda. Guarda com'è comoda. Si chiude e si apre in un momento.
Prima facevano delle serrature che si incantavano subito e addio.
Invece questa: Tac, si chiude. Tac, si apre.
- Tac, si chiude... - Macché, non s'apre neanche se ti ammazzi.
Domani mattina chiamiamo un facchino e ci pensa lui, eh?
No! Stasera. Stasera si deve aprire.
"Tac, si apre. Tac, si chiude" Gliela vorrei fare aprire a lei adesso.
Ma non si poteva rompere la tua invece?
Già, io ho una valigia, tu ne hai 3.
Per una sera 2 valigie di roba potrebbero bastare.
No! Tutta la roba importante sta qui dentro.
Vieni qua che riproviamo.
Io... io poi vorrei sapere cosa c'è qua dentro di tanto interessante.
Un sacco di cose che mi servono.
Per esempio, c'è il dentifricio.
- Ma, scusa? Non puoi prendere il mio? - No.
Io adopero sempre la stessa marca.
E poi mi servono le pantofole.
Va bene, ma per questa sera ci sono i tappeti.
No! Sono cose che... che voi mariti non potete capire.
Ma io se la valigia non si apre, stasera non vado a letto. Ecco.
Ah, ma allora è più grave di quanto credessi.
Amore, me lo potevi dire che dentro c'avevi messo il manuale della sposa modello.
Cretino.
Se lo vuoi proprio sapere...
C'è la mia camicia da notte! Ecco che cosa c'è.
Francesca.
Francesca... Scusa.
Non immaginavo che...
Appena sposati, un primo problema da risolvere:
La casa.
Alessandro, come architetto, approvò l'appartamento che avevo scelto io.
Un attico quadricamere, doppi servizi, termobagno, facilitazioni di pagamento.
In un primo tempo, lui mi aveva convinta a prenderlo in affitto,
ma in un secondo tempo, io avevo convinto lui a comperarlo,
perché così si risparmiava la pigione.
Per 2 milioni e una ventina di cambiali, una casa tutta nostra.
- Francesca? - Un momento, vengo.
- Francesca. - Eccomi.
Su, amore, vuoi dormire o no?
Non vorrai camminare tutta la notte per casa.
Apri la bocca.
- Centrato. - Mmh, buono.
Apri la bocca.
Come si permette queste confidenze, eh?!
E lei che ci fa nella mia camera da letto? Lo sa che io sono una signora?
- Chi è quel disgraziato che l'ha sposata? - Un disgraziato.
Ma che fai adesso, sei matta?
Ho misurato tutte le pareti per vedere se c'entra quel mobile che ho visto.
Ah, quello che costa una sciocchezza.
- E c'entra lì? - Mah, non lo so.
A furia di fare nodi mi sono scordata qual è quello giusto.
Potevi farne un altro per ricordartelo.
- Guarda qua... - Così impari a fare lo spiritoso!
Fermati. Fermati!
Fermati che è meglio per te! E tanto dove scappi?
- Vattene, vattene, vattene! - Ah, adesso hai paura, eh. Hai paura.
- E allora chiedi scusa. - No.
- Chiedi scusa. Chiedi scusa! - No! Se fai così...
- Chi è il padrone di casa? - Tu.
- Chi comanda in casa? - Tu.
- Mi tiri più i chicchi d'uva negli occhi? - No, mai più.
- Le cuscinate, me le tiri più? - No, no, mai più.
- Giura. - No.
- Giura! - Giuro, giuro...
Giura.
Ah, fai così! Brutta...
- Fermati. Fermati. Fermati! - No.
- Ti arrendi? - No, sfasci il letto.
- È l'unico mobile che abbiamo. - Ne avremo un miliardo di mobili.
- Ti arrendi? - Sì.
Adesso a nanna, eh?
- No. - Come no?
- Su, su, sono quasi le 2:00, Francesca. - Va bene.
Fra quanti anni avremo finito di pagare la casa?
Esattamente... fra 4 anni e 10 mesi.
Ma 4 anni passano presto, vero?
Dipende. Finora sono passati soltanto 2 mesi.
No, volevo dire che di solito gli anni futuri
sembrano più lunghi di quelli passati.
E smettila di leggere! Che cosa c'è di tanto interessante?
Stavo leggendo un servizio sul Centro Studi Americano.
- Ah, già, dove volevi andare tu. - Te lo ricordi?
Ti dispiace di aver rinunciato a quel viaggio?
No, amore.
Tanto l'America sta lì ad aspettare. Ci si può andare quando si vuole.
- Tu invece non mi avresti aspettato. - Sì, sì. Prendimi in giro.
Beh, è la verità.
In un primo tempo mi son detto: Sposo Francesca o vado in America?
Allora ho messo 2 biglietti in un cappello
e il destino ha voluto che pescassi il tuo nome.
Ed eccomi qua.
Perché non accendiamo un po' la radio?
- La mia. - No, tutte e due.
La mia. Il padrone sono io.
Cambia stazione, voglio sentire le canzonette.
- Zitta, fammi sentire le ultime notizie. - No. Voglio sentire le canzonette.
Francesca!
Non ero mai stata così felice in vita mia.
La mattina era sempre una sorpresa svegliarmi e trovarmelo vicino.
Poi mi ricordavo che era mio marito, e allora
avevo una gran voglia di correre e di gridare:
è mio marito, è mio marito!
Invece restavo lì a guardarlo dormire.
Eh, se durasse sempre così, tutti si sposerebbero senza pensarci 2 volte.
Io, per esempio, avevo un amico che quando...
Sì, adesso raccontami anche i guai degli amici tuoi.
Ma no, che c'entra. Era per dirti che i primi tempi
tutti sono contenti del matrimonio.
Proprio per questo la chiamano luna di miele.
Non è mica vero, anzi.
Sono i primi tempi i più difficili, perché basta un niente per rovinare tutto.
Ma una queste cose non le capisce.
Che vuoi, a 17 anni si è così ragazzini.
Perché invece a 19, eh...
Purtroppo sono 19 finiti. E adesso non ci tengo più ad aumentarmeli.
- Buonasera, dottore. - Caro professore.
- La mette a posto lei? - Ci penso io.
Mica male. Come l'hai scovato?
Abito qui di fronte, ci vengo quasi tutte le sere.
- Ciao, Sergio. - Oh, signor Carlo, come sta?
Oggi abbiamo dei filetti di pesce persico squisiti.
- Ti piacciono? - Certo. Ne voglio un bel piatto.
- E un po' di gamberetti e questi cosi qui. - Lasci fare a me, signorina. Si accomodi.
Sbrigati, Mario. Prepara subito per 2.
Ehi, chi mangia solo, si strozza.
Oh, sei un bel ladro. Non me ne hai lasciato nemmeno un pezzetto.
- Con la fame che ho... - Tieni, morta di fame.
Sei così scemo che riesci a sembrare simpatico.
Grazie del complimento.
Ci sediamo qui?
Davvero, credimi. Era da un pezzo che non mi capitava di passare una giornata così.
Anche a me.
Sai, quando mi hai telefonato che volevi vedermi,
credevo che fosse uno scherzo.
Pensa che sono arrivato un'ora prima all'appuntamento.
Sono così contento che...
Forse non te lo dovrei dire,
ma la verità è che...
quasi quasi mi fa piacere che il tuo matrimonio sia andato com'è andato.
Perché sennò adesso tu non saresti qui con me.
No?
Oh, guarda. Divertente.
Permette? È Godzilla, una novità giapponese.
Un giocattolo che suscita l'interesse dei grandi e sviluppa la fantasia dei bambini.
- Quant'è? - 3000 Lire.
Gliene faccio vedere degli altri.
- Divertente, eh? - Mi piace proprio perché è così brutto.
Questo sembra peluche, invece è alluminio.
- Perché non prendi anche l'orso e il cane? - No, grazie. Basta così.
- Grazie. Buonasera. - Buonasera.
- Ma perché, se ti piacevano? - Sei tanto caro.
Lo so, per farmi contenta li compreresti tutti.
Compresa la valigia.
Lui pure era così. Almeno ai primi tempi.
E aveva torto. Perché io che ne capivo?
Quello che volevo me lo faceva comprare.
Allora i miei giocattoli preferiti erano i mobili.
Li spostavo, li rispostavo. Lavoravo dalla mattina alla sera
per rendere la casa più accogliente e fare andare ogni cosa al posto giusto.
- Ah, signora, si è fatta la frittata. - Non è niente, rialza il telefono.
Eh, ma io di qui non ci passo.
Grazie, a colazione hai mangiato 1kg. di pane.
- Allora signora, che si fa? - Proviamo a portarlo di là.
Dai. Io spingo e tu tiri.
- Ma... ma stai tirando? - No?
E allora come mai... Come hai detto?
Che mi sono stufata di spingere e di tirare.
A lei non ci vuole una cameriera, ci vuole un facchino della stazione!
Per i primi giorni, finché non ha attaccato bene,
- è meglio non camminarci sopra. - Va bene.
Tenga.
Allora siamo intesi che non ne mandate in banca, vero?
Non si preoccupi. E poi in fondo 20.000 lire al mese che cosa vuole che siano?
Non se ne accorgerà neanche.
Per qualunque cosa, ha il nostro numero di telefono.
- Grazie. - Signora, noi abbiamo finito.
- Questa sera si ricordi di annaffiare. - Certo. Aida, accompagna il signore.
- Buongiorno. - Arrivederla, signora.
Vedrà che sarà proprio contenta.
- Chi cercate? - Scusi.
- Ma non è casa Grisolia questa? - Sì.
- Lei è la donna nuova. - E voi chi siete?
- La signora è in casa? - S'accomodi. Chi devo dire?
Che c'è il Commissario di Pubblica Sicurezza che desidera interrogarla.
- Signora? Signora, c'è un Commissario. - Un Commissario? E che cosa vuole?
- Vuole a voi. Deve fare un interrogatorio. - Sì, di terzo grado.
Uh! Che scherzi da soldato in libera uscita.
- Però un po' ci sei cascata, eh? - E perché non ci dovevo cascare?
Hai la coda di paglia. Hai fatto fuori l'altra donna.
No, Aida, non è il Commissario. È mio marito.
Accidenti! Ma che ci fa 'sto affare qui?
Mi dispiace, ma... Non trovi che stia meglio così?
- Che cosa? - Beh, l'ingresso è più snellito. Guarda.
Sì, forse.
Ma vedi, cara, quando hai voglia di fare degli spostamenti, telefonami.
"Caro, ho snellito l'ingresso." È molto semplice, no?
Fa' lo spiritoso.
Vediamo qui cosa c'è. C'è ancora il soggiorno o c'hai messo la camera da letto?
- No, ti sbagli, c'è la cucina. - Allora c'è il bagno.
Vedrai che con tutti questi tuoi spostamenti,
un giorno o l'altro entrerò in mutande dove stai prendendo il tè con le tue amiche.
Impossibile. Non ho amiche.
- Non vedi nessuna novità? - No. Hai fatto qualche altro spostamento.
No, no. Mi sono solo fatta un regalino. Tanto lo sapevo che non ci avresti pensato.
Pensare a che cosa?
- Che oggi è la mia festa. - Ah, scusa.
Senti, non abbiamo celebrato un mese fa Santa Francesca?
Ah, sì. Ma questa è Santa Francesca Cabrini.
A casa mia le festeggiavamo tutte.
Ma se ti dispiace posso anche cambiare abitudine.
No, no. Celebriamo anche le Beate. E ci mancherebbe altro.
Anzi, già che ci sei, fammene una lista, così non me ne dimentico.
Senti cara, qual è quel regalino che ti sei fatta?
Non sono mica egoista io. Ho pensato alla casa. Guarda.
- Che roba è, un tappeto? - È il prato all'inglese.
Il prato a domicilio, lo chiamano. Attecchisce sulle terrazze.
- È un procedimento speciale. - Ma a che serve?
Evita il riverbero del Sole,
riposa la vista e dà l'impressione di essere in campagna.
- E ti riempie la casa di formiche, no? - Le formiche... Che idea.
- Ti piace? - Sì, sì.
E cosa costa, cara?
Il prato? Niente, una sciocchezza. Costa come la verdura.
- Anzi, meno della lattuga. - Meno della lattuga?
Senti, ma non credi che questa spesa potevamo evitarla, Francesca?
A me non piace parlare di denaro con te,
ma, vedi tesoro, in questi mesi si è speso un po' troppo.
D'accordo, mi dirai che c'era da arredare la casa.
Sì, ma non si può fare tutto in una volta.
E il mappamondo e le fodere delle poltrone e il caminetto...
Io non ci arrivo, non ci arrivo così, amore mio.
Hai ragione, caro.
Però vedi, la colpa è tua. Perché se tu mi lasciassi lavorare,
io potrei pensare alle piccole spese della casa, a pagarmi i vestiti...
Che cosa vorresti fare?
Senti, quando torno a casa, voglio trovare una moglie,
non una collega.
Basterà che tu quando compri una cosa, rifletta un po' di più.
Prova... prova a contare fino a 10.
Eh? Me lo prometti?
Dove vai?
- Ma a chi telefoni adesso? - A quelli del prato. Glielo restituisco.
L'ho comprato senza contare fino a 10.
- Neppure fino a 5. - Ma su, non lo riprenderebbero mai.
E poi sai che ti dico? Ormai mi ci sono abituato.
Evita il riverbero della Luna, riposa gli occhi e la mente, e...
ti dà l'impressione di stare nel Mato Grosso.
Stupido.
Sì? Chi?
Aida. Al telefono.
Eccomi. Grazie.
- Chi era? - Radames.
È già la terza volta che le tefonano.
- Se la chiami non ti risponde neppure. - Me ne dai un po'?
Ma se squilla il telefono, corre come una lepre.
Però te lo meriti. Ti sta bene.
- Che telefonino alla cameriera? - Ti sta bene se ho fatto troppe spese.
Che ne so io se non abbiamo una lira o nuotiamo nell'oro.
Non parli mai del tuo lavoro. Di quello che fai, che non fai.
- Vieni qua, figlia mia. - Sì, papà.
Vedi, un poveretto che lavora tutto il giorno
e torna a casa stanco col mal di testa...
- Hai mal di testa? - No, adesso no, ma potrei anche averlo.
... pretendi che ti parli del suo lavoro e ti metta al corrente dei suoi guai?
Tanto vale che resti in ufficio.
Ma i guai tuoi sono anche i miei, se permetti.
E allora domani io vengo prima, eh?
Così facciamo insieme la determinazione dell'armatura in cemento armato.
- Va bene? - E io ti prendo in parola.
Visto che non c'erano molti soldi e lui col suo lavoro non c'arrivava,
mi misi in testa di aiutarlo. Volesse o no.
Alessandro. Sveglia.
Come vedi la moglie del poveraccio è già in piedi da un'ora.
Quale poveraccio?
Quello che torna a casa col mal di testa. Qui c'è la colazione.
Ma non è domenica?
Proprio per questo. Stamattina, somarone mio, si va a messa.
A messa? Ma che messa?
Certo. Avanti, fa' colazione.
- Perché non l'hai fatta portare da Aida? - Aida non c'è più.
- L'hai licenziata? - Sì, troppe telefonate.
Oggi l'agenzia me ne manda un'altra.
E questa la licenzierai domani o dopodomani?
- Lo sai perché andiamo a messa? - No.
- Ah, per devozione. - Anche per quello, certo.
Non hai più un paio di calzini decenti. Sono tutti rammendati.
Perché, in chiesa fanno una distribuzione di calzini?
Oh, insomma tesoro, quando sei serio è un disastro,
ma quando fai lo spiritoso, c'è da spararsi.
A messa ci sarà certamente l'onorevole Costa Belloni,
che, se tu non lo sai, è anche un nostro condomino.
- E allora? - Beh, è un pezzo grosso.
Una persona simpaticissima. Quello calvo, coi baffetti, del 3° piano.
Non me lo ricordo, ma ammettiamo. E poi?
Ma come? Ha le mani in pasta dappertutto. Può esserti molto utile.
- Ma, Franceschina... - Uh, Franceschina!
Tu mica dovevi fare l'architetto, ma l'eremita.
In cima a una montagna con la ciotola appesa al collo. Quello dovevi fare.
La gente farebbe i salti mortali per conoscere Costa Belloni,
e tu che lo conosci, ci sputi sopra.
Ma no, io non sputo sopra a nessuno. È che non lo conosco.
Non conosco proprio questo Costa Belloni.
Lo conosco io. In ascensore si leva tanto di cappello.
Alle riunioni del condominio c'è sempre sua moglie, donna Olga. Con certe pellicce!
Va bene, amore mio, fai come vuoi. Perché tu hai sempre ragione.
Lo vedi come sei carino quando vuoi? Su, adesso fa' colazione. Dai.
Ma che è questo?
Io bevo solo il caffè nero la mattina.
Il caffè nero è un'abitudine meridionale. Non ti fa mica bene, piripacchio mio.
Come fanno gli inglesi, gli svedesi e tutti i popoli civili?
Prima colazione abbondante per affrontare bene la giornata.
Prosciutto, burro, uova, marmellata...
Che t'avevo detto io? Non sono abituato a mangiare la mattina tutta quella roba.
- E tu: "Mangia, mangia". - Ti pare il momento?
Guarda.
Ecco l'onorevole. Lì a destra.
Chi?
No, non è lui.
- Vieni, andiamo più avanti. - Dove andiamo?
Permesso. Permesso, scusi.
Buongiorno, signore.
È la signora Conforti.
- Chi è? - Abita al 1° piano. È professoressa...
- La vedi questa che sta accanto a te? - Quale?
Questa col visone.
È Nella Santini, simpaticissima. Dopo te la presento.
- Ne conosci di gente tu. - Per forza, abitano nel palazzo.
Beh, scusa, anch'io abito nel palazzo.
Ma quando li incontro in ascensore, buongiorno e buonasera, tutto finisce lì.
Grazie, tu non ci stai mai a casa.
Guarda, eccolo lì l'onorevole.
- Vieni. - Dove vai?
Sta' un momento tranquilla.
No, no. Non è lui.
Eppure di dietro era tale e quale.
Di gente che di dietro è tale e quale, ce n'è a migliaia.
Visto.
Vedi quella?
- È l'onorevole? - No, è la signora Gizzi.
La suocera abita con loro e si lamenta sempre col portiere.
Dice che la nuora la tratta male e che in casa lei fa la serva.
La nuora invece dice che è lei che fa la serva alla suocera.
E la serva che dice?
- Ciao Nella, ti telefono. - Ciao
- L'onorevole non c'era? - Ma se stava proprio dietro di voi.
Come mai? Ho visto che avete fatto mettere il prato all'inglese.
- Sì. - Certo che fa un bel vedere, ma...
5000 lire al metro quadro, non lo trova caro lei, architetto?
No, no, è il suo prezzo.
- Però è un po' caruccia la lattuga? - Cosa, la lattuga?
- Lei mi capisce. - Oh, com'è divertente lei, architetto.
- Oh! Tito. Tito! - Ciao, Nella.
Ciao, tesoro. Permetti? La signora Grisolia, l'architetto Grisolia.
- Piacere. - Abitano al piano sotto il mio...
- Commendator Tito Bevilacqua. - ... sotto il nostro.
Ah! Lei è la signora Francesca. Nella mi ha parlato tante volte di lei.
Sa che è veramente tanto cara sua moglie, architetto.
Tito, perché non li invitiamo con noi?
Perché no. Andiamo a Como. Lì ho una casetta modesta.
Ci facciamo un bel pranzetto o un riposino e poi si va tutti a Villa D'Este, eh?
Grazie Commendatore, molto gentile.
Ma purtroppo oggi abbiamo a colazione la mamma di Francesca.
Come "purtroppo"?
Eh, la suocera. La lingua batte dove il dente duole
Mi dispiace, sarà per un'altra volta. Che ne dici?
- Certo, combiniamo per una di queste sere. - Senz'altro.
- Arrivederla. - Ciao, Francesca.
- Molto piacere. Ci conto, allora. - Non dubiti.
Vedrà che organizziamo un bel programmino.
- Sì, sì, d'accordo. - Arrivederci.
Buongiorno.
Signorile quel "purtroppo".
Ho detto la prima cosa che mi è capitata per cercare una scusa.
Delle persone civili lo invitano e lui cerca delle scuse.
Sbaglio o ho sentito parlare di persone civili?
- No, dimmi se sbaglio. - Perché cosa sono? Sono selvaggi?
Sentiamo, che cos'ha Nella che non va?
Credi che non abbia capito?
"Abitano al piano sotto il mio... Sotto il nostro".
Cos'era lei? Una mascherina del cinema? E lui magari è sposato con figli.
Lo vedi che non ne azzecchi una.
Lei è la cassiera in uno dei suoi negozi. Lui è scapolo e presto si sposano.
Ah, sono fidanzatini? Bravi.
Se tutte le persone civili fossero così...
Civili perché lui ha i milioni e le ha messo su un appartamento.
Ma poi perché dobbiamo uscire una sera con loro. Chi li conosce?
L'onorevole non ti va, Nella nemmeno. Quell'altro è antipatico.
Tappiamoci in casa, come i vecchietti del cacao Talmone e buonanotte.
Se vuoi farle anche il fischio, non fare complimenti.
- Mi sembrava una faccia conosciuta. - Sì, specialmente di dietro.
Non vorrai mica fare una tragedia?
Ma che tragedia. Adesso ti faccio vedere io.
Al primo uomo che passa gli faccio un bel fischio.
Ma che c'entra. È diverso.
Certo. Perché tu sei il marito, l'uomo, il maschio.
Tu ti puoi permettere tutto, io invece no.
- Vogliamo andare a casa? - No.
- Che hai da guardare? - Non si può guardare?
No. Non si può guardare!
Ecco. Adesso mettiti a litigare anche coi bambini
Benissimo. Le serate con gli amici, no. Le spese per la casa, no.
Gli spostamenti dei mobili, neppure. Ma che dovevo fare?
La mattina bene o male riuscivo a riempirla perché m'occupavo della casa e del pranzo.
Ma il pomeriggio?
Un etto di più.
Passavo la giornata ad aspettare.
Aspettare che arrivasse la sera e che lui tornasse.
Quei pomeriggi erano più lunghi di una notte d'insonnia.
Carmela? Carmela.
- Come sarei coi capelli biondi? - Ma che sei impazzita?
- Non ti preoccupare. Come sto? - Male, sembra una vecchia.
Che ne capisci tu! Lava, lava.
Eh, lava, lava. Beata lei che non c'ha niente da fare.
E una sera decisi di andare a trovare Alessandro
in quell'ufficio dove stava rinchiuso tutto il giorno a lavorare come un negro.
- Oh, Dio mio. - Se ti dico che è vero.
E non ci crede...
Formidabile.
Francesca? Che cos'è questa sorpresa?
Così. Passavo.
Permetti, ti presento Gigi Molteni.
- Mi scusi, signora... - Piacere.
... ma suo marito è un tipo... Piacere.
- Allora, Sandrino, ci telefoniamo? - D'accordo, ci telefoniamo.
- Buonasera, signora. - Buonasera.
Posso sapere che tipo è mio marito?
No, perché evidentemente non lo conosco bene.
Non l'ho mai visto ridere così di cuore, almeno con me.
Ma cara, con Gigi è diverso.
Abbiamo fatto gli studi insieme, l'università insieme.
Persino il servizio militare.
Potevi sposare lui allora. Lui ti fa ridere.
Ti chiama anche Sandrino.
E mentre tu ti diverti con Gigi, io sto a casa sola ad aspettare.
Ma, cara...
Pronto? Allô, Simona.
Oui. Comment ça va? Pas mal.
Bon. Lendemain.
A' 10 heures. Très precis. très precis.
Nous sommes à Milano. Vous êtes suisse.
Oui, j'ai appreté des dessins.
Nous en parlerons demain.
C'est ça. Entendu.
Vedi perché sono rimasto in ufficio? Dovevo aspettare una telefonata.
- E non per Gigi. - Chi era?
Chi era? Ah, un'arredatrice svizzera.
Una certa Hindermann. Poi te ne avrei parlato.
Una donna molto in gamba, con un sacco di amicizie.
L'ho conosciuta ai bei tempi del Centro Studi Americano.
- Notare "i bei tempi". - Bei tempi, sissignora.
Avevo cominciato a fare l'architetto sul serio.
Quando penso che adesso sto cercando di organizzare una società per l'arredamento.
- Che soddisfazione! - Che c'è di male?
È meglio disegnare una bella poltrona che un brutto grattacielo.
D'accordo, non c'è niente di male, ma io pensavo di fare altre cose.
E se permetti avevo tutte le carte in regola per non fare dei brutti grattacieli.
Come li chiami tu.
E la società di arredamento intendi metterla su con quella Simona?
Sì.
Ma come fai a sapere il suo nome?
Caro, poco fa al telefono l'hai chiamata "Allô, Simona?".
Poveretta. Se tu la conoscessi non parleresti così.
È simpatica ma è lontanissima da ogni tentazione.
E anche se fosse bella, non me ne accorgerei.
Le donne che lavorano non hanno sesso.
Già e allora come mai tanto entusiasmo per un lavoro che neppure ti piace?
Quando volevo aiutarti nel tuo lavoro, hai detto di no.
Perché, ma che c'entra? Amore mio...
Attento. Per giustificarti finiresti con l'offendermi.
Ma tu sei la mia adorata...
deliziosa mogliettina.
A una donna con un cervello in testa,
chiamarla mogliettina e darle un calcio in uno stinco è tutt'uno.
No, tesoro. Volevo farti un complimento.
Sì, insomma, un complimento molto casalingo.
In casa c'è lo scaldabagno elettrico, il termosifone, la pentola col fischio,
e la mogliettina.
Buonasera, dottore.
- Ah, è tornato prima stasera. - Perché, è proibito?
- Dottore, ha visto Ultimatum alla Terra? - No.
Lasci, lasci, rispondo io.
Sì?
Sì, Grisolia.
Aida non è più qui da almeno 3 mesi. E passi parola! Grazie.
Dottore, c'avevano due meloni al posto degli occhi.
- Chi? - I marziani.
Signora, buonasera. Sì, è Sandro.
Mi chiama Francesca?
No, qui non c'è. Non ha nemmeno telefonato.
Ma come, non ti ha detto dove andava?
Oddio! Che le sia successa una disgrazia?
Io me lo sentivo. Dopo il sogno che ho fatto stanotte...
Ah, eccola, è entrata in questo momento. Ciao, Francesca.
Sì, sì. No, no, è tua nonna.
Sì... sì, poi la faccio chiamare io.
Sì, va bene. Arrivederci.
No, lo racconterà lei il sogno. Arrivederci.
Cosa sta a fare lei qui?
Me li dà lei i soldi per il latte o vado su dalla signora?
- Su, dove? - Al piano di sopra, dalla sig.na Sampieri.
Ci va quasi tutti i giorni.
- Quant'è che le devo dare? - 90 lire.
Tenga, mi dà il resto dopo.
Dottore, non se lo perda Ultimatum alla Terra.
- Chi è? - Sono io, signora. Grisolia.
- Vorrei sapere se mia moglie... - Oh, architetto!
Si accomodi. Magari entri senza guardare.
Stiamo facendo un piccolo defilée.
- Non si scandalizza mica? Venga avanti. - No, non vorrei disturbare.
Siccome la donna mi ha detto che Francesca era qui,
Allora, ma non sapevo di trovare...
Francesca, guarda chi ti porto?
Nella, sei pazza? Non vedi come siamo?
Sei tornato prima stasera.
Beh, io vado via perché...
Ma dico, dove vuole andare? Venga che non c'è niente di male.
In fondo siamo in costume da bagno.
Se ci vedesse così sulla spiaggia, non ci guarderebbe neppure.
- Beh, questo non direi. - Anzi, ha fatto bene a venire.
È inutile che stiamo a provare i costumi fra noi donne
e ci diciamo una con l'altra:
"Ti sta benissimo, cara. Ti sta un amore". E altre stupidate del genere.
- Tanto si sa che non lo pensiamo affatto. - Ci vuole l'occhio mascolino.
I costumi li mettiamo per voi, non per le nostre amiche.
Sì, ma non è un po' troppo presto? Siamo soltanto a marzo.
Ma è proprio questo il vantaggio.
Acquistare dei modelli esclusivi a prezzi convenienti.
Si vede che né lei, né sua moglie hanno il senso degli affari.
Non hai preso proprio niente, amore?
- No, non c'è nulla che mi interessi particolarmente. - Strano.
- Almeno per ora. - E io cosa devo fare?
Prendo questo o questo? È lei l'arbitro.
Li prenda tutti e 2, così ne farà uno completo.
Benissimo. Li prenderò tutti e 2.
- Ma ne metterò uno alla volta. - Ecco.
Io vado a cambiarmi, perché col paltò sul costume mi sembra di essere un manichino.
Vengo anch'io. Vado a truccarmi da persona seria.
No, no. Può restare così. Sta benissimo, sa.
Non sapevo che tuo marito fosse tanto galante.
Nemmeno io. Avanti, guardala un altro po'.
Anzi, perché non vai ad aiutarla a vestirsi?
Ah, sono io che non devo guardare? E tu?
Che ti diverti a giocare alle belle statuine con queste 4 sciagurate qui.
C'è modo e modo.
Non c'è bisogno di farsi uscire gli occhi di fuori.
- Senta, senta come litigano. - Beh, che c'è di strano?
Anch'io prima litigavo sempre con mio marito.
E adesso ci va d'accordo?
D'accordissimo, siamo separati.
Comunque te l'ho già detto. Non mi piace che frequenti questa gente.
Eccomi qua, sono le 8 e mezza.
Tito sta per arrivare. Giorgetta, sei pronta?
- Sì, prontissima. - Ci andiamo a preparare.
- Che vuol dire "ci andiamo a preparare"? - Aspettate, usciamo insieme.
Abbiamo organizzato una seratina con Tito.
Ce l'aveva promesso, si ricorda? Vedrà come ci divertiremo.
Ma adesso su, spicciatevi. Andate a farvi belli.
Passiamo noi a prendervi. Fate presto, eh.
Anche ad Alessandro farebbe piacere uscire la sera,
ma purtroppo non ha mai un momento libero.
È terribilmente occupato col suo lavoro durante la giornata
e la sera torna a casa così stanco che non mi riesce mai di convincerlo.
Stavolta ha fatto un'eccezione per lei.
Ciao, tesoro. Stavamo parlando male di te.
Davvero? Che diceva?
Che è molto più giovane di me, ma che mi ci trovo proprio bene con sua moglie.
- Sì? - È sempre allegra, divertente.
Mi fa fare tante di quelle risate.
- Sa cosa m'ha raccontato ieri? - No, cosa?
Quando eravate in viaggio di nozze.
Dice che lei, architetto, era fuori di sé perché la sua valigia non si apriva.
Francesca non riusciva a capire tutto quell'accanimento.
Finché lei non le confessò che dentro c'era il suo pigiama.
Divertente.
- Non me ne parli, c'ho riso tutta la sera. - Sì?
- Sì. - Torniamo a tavola.
Prego.
Sa, architetto, che la sua signora è una ballerina.
Scusa, Nella, ma balla meglio di te.
Anche l'architetto però balla meglio di te. Sai, fa tutte le figure.
Chi? Alessandro?
Da quando in qua fai le figure?
Delle bellissime figure. Tutto per merito tuo.
- Ah, le ha insegnato sua moglie a ballare? - Sì, in un certo senso sì.
- E... se facessimo un salto al bar? - È un'idea. Andiamo.
Tito, perché non parli con l'architetto di quel tuo progettino.
Cosa? Ah, sì.
Senta, io ho 4 negozi. Non so se lei lo sa.
Bene, ora ne apro un 5°. Una cosa meravigliosa.
Diciamolo pure, un investimento da far venire i sudori freddi.
Siccome la ditta si sta impiantando su un piano veramente industriale,
volevo metter su il 5° negozio e anche gli altri 4 con la stessa impronta.
- Non so se lei mi capisce. - Sì, vagamente.
Cioè, uno che passa, anche se non legge il nome sulla porta,
dallo stile, dalle impronte delle vetrine, dai colori, deve dire:
Questo è un Bevilacqua.
- Che ne dice, eh? - Sì, l'idea mi sembra buona.
Mi pare meravigliosa, Alessandro. Perché non te ne occupi?
Sono sicura che inventeresti qualcosa di carino.
Ma di stile, se no è inutile.
Certo, di stile. L'architetto ha gusto.
Hai visto come hanno arredato la loro casetta? Un amore.
Beh, se devo dire la verità, non è il mio genere.
Perfetto! Complimenti.
Se si fa tirare alla cassetta, vuol dire che è un giovanotto di qualità.
Vede, Commendatore, è che io proprio non...
Non dica di no un'altra volta, se no il giochetto è troppo scoperto.
- Quale giochetto? - Andiamo, architetto,
io l'ho capito subito che questa seratina era tutta preparata.
Si va fuori con le signore, poi al momento opportuno... deng! La propostina.
Mi avete messo in mezzo per combinare l'affare, eh?
- Beh... - Patti chiari e amicizia lunga.
Le dirò di più, lei ci sa fare.
A me i giovani svelti mi piacciono. Com'ero io da giovane.
Vuol saperne una? Un tale, non facciamo nomi,
mi vende 8, dico 8, vagoni di carne congelata,
a un prezzo astronomico. Oh, proprio preso per la gola, eh.
Tito, cosa vai a tirare fuori adesso, eh?
Perché scusa? Ormai è in prescrizione. Roba passata.
Tanto per dirle che in commercio è questo quello che conta.
- Dico bene, architetto, eh? - Sì, racconti, racconti.
Dunque, mentre la merce era in viaggio, sbloccano la macellazione.
Allora io faccio il finto tonto e non la ritiro.
Quello viene da me e dice:
"Lei si deve prendere la merce". "Perché?", dico io.
"Perché c'è la sua firma sul contratto". "Vedere", dico io.
Quello mi dà il foglio e io, zac! Strappo la firma e giù la ingoio.
Dov'è la firma adesso?
Eh, sì, il commercio è una gran brutta bestia.
Per stare in piedi bisogna battersi coi denti.
Mimmo, mi fai sentire quella canzone... Come si chiama?
Che m'è 'mparato a fa'?
- Nella, permetti? - Volentieri.
Mi accendi?
Tieni.
- Nervoso? - Io? No, e perché?
Una così bella serata. Così bella gente.
Al tavolo di un baronetto inglese.
- Cosa prende? - Ho persino rimediato...
2 whisky, grazie. ... un contratto come vetrinista.
Cosa si può desiderare di più.
E va bene. Ho sbagliato un'altra volta.
Come sempre, del resto.
Ma non fare quella faccia da funerale. Ti sta guardando.
Il mangiatore di firme?
Ma sì, bravo, fatti sentire.
Proprio il sistema per fare carriera.
Senti, Francesca...
A me le scenate non piacciono, se no prima vedevi.
Ma mettiti bene in testa che io le pizzicherie non le arredo. Chiaro?
- Sono torrefazioni. - È la stessa cosa.
Io non mi abbasso a fare lavori del genere.
E già che ci siamo, ti prego di non raccontare a quella gli affari miei.
Specialmente se una camicia da notte diventa un pigiama.
Va bene, signor Le Corbusier. Chiuso.
- E gli sposini non ballano? - Sì, subito.
Mio marito mi stava facendo un piccolo elenco di cose da ricordare.
C'è altro, caro?
Per ora no.
- Te lo dirò dopo. - Ecco, è meglio.
L'elenco lo completiamo poi a casa.
Balliamo adesso?
...che me l'hai insegnato a fare
Che "kiss me" significa
"Io ti vorrei baciare"
Io, portandoti con me
Che ti ho detto a fare...
Beh, quando vuoi cominciare, sono pronta.
No, no. Io non ho nessuna intenzione di discutere.
Ma con te non se ne può fare a meno.
Tutti i giorni c'è qualcosa di nuovo.
Tu non mi crederai, però ogni volta che sto per entrare in casa, mi assale il panico.
Cosa avrà fatto? Cosa avrà combinato?
Infatti prima o poi, patapumfete, il guaio viene fuori
Per forza, lo cerchi col lanternino.
Non ti ho mai visto una volta con la faccia allegra, con un sorriso.
Sempre un muso lungo così. E poi: "Oh, Dio mio, che mal di testa."
Quando invece stai coi tuoi amici, allora le cose cambiano.
Allora il signor architetto è vivace, spiritoso.
Allora il mal di testa non ce l'ha.
M'accorgo che hai un'abilità veramente unica
di ricordarti tutto quello che può farti comodo.
Ogni più piccolo particolare tu lo fotografi, eh.
Lo metti abilmente da parte e al minimo accenno di lite, lo tiri fuori.
Già. Vedi il caso del mal di testa, degli amici.
Naturale. Tutto può servire.
Ma certo che mi ricordo.
Mi ricordo tutto, perché tutto quello che dici e che fai mi interessa.
- Se è una colpa anche questa... - Ah, perché dovrei anche ringraziarti.
E smettila di giocare con questo affare!
Possibile che dovunque andiamo devi rubare un portacenere!
Col rischio di farti vedere e di passare per ladra.
Ma cos'è, piangi?
Francesca.
Tesoro, tu piangi davvero.
La mia bambina che piange perché l'hanno sgridata.
Senti...
Amore, cerca di capire, non è che io...
Beh, ti giuro che non lo faccio più, eh.
Promettimi di non piangere però.
Io ti voglio bene. Ti amo, lo sai.
No, non è questo. Questo non basta.
- Non ha importanza. - Sì che ha importanza.
Importa più di qualunque altra cosa. È il resto che non conta.
Ti sbagli, ti sbagli.
- Perché non lo vuoi capire. - Cos'è che non capisco?
Che... non è la strada per andare d'accordo.
Bisogna parlarsi, dirsi tutto, confidarsi.
Io faccio una cosa e te la nascondo.
Poi tu ne fai un'altra e non me ne parli.
Non si risolvono i problemi con la politica dello struzzo.
Che c'entrano gli struzzi adesso?
Stai sbagliando tutto, Alessandro.
Non è così, non è così.
La mattina dopo presi quella decisione che tutte le mogli prendono
o minacciano di prendere almeno una volta nella loro vita coniugale.
La separazione dei letti.
Non avendo più un mezzo così facile per fare pace,
avremmo finalmente potuto concludere le nostre liti
con argomenti più ragionevoli e convincenti.
Ma i letti separati non servivano a niente.
Litigavamo come prima e dormivamo scomodi nello stesso letto.
E così continuavo a sbagliare.
Perché, vedi, io i miei torti li riconosco.
Ah, domani piove rosso.
È la prima volta che ti sento ammettere d'aver avuto torto.
Spiritoso. Forse qualche volta sono stata ingiusta,
però sempre meno di lui.
Ma poi tu che ne sai? Parli proprio perché hai la lingua in bocca.
Ma che stiamo a fare qui? Andiamocene.
Sì, sì, è meglio. Tanto oggi non ne imbrocco una con te.
- Addio, Sergio. Metti in conto. - Arrivederla. Grazie.
Certo che quando 2 caratteri non legano, non c'è di peggio.
Senti, dici certe banalità da far cascare le braccia.
Io vorrei bere qualcosa, e tu?
Perché non sali su a casa mia? Prendiamo un whisky.
Ma tu guarda questa strada! L'avranno fatta e rifatta una decina di volte.
Lo sai...
certi giorni mi chiedevo se ero veramente innamorata di lui.
Ed era proprio così, gli volevo bene.
Arrivavo perfino a giustificare i suoi difetti.
Poverino, dicevo, forse è fatto così perché è di origine calabrese.
Accidenti quanto fumi!
- Perché? - Sarà almeno la 100° da questa mattina.
Hai letto quello che dicono i giornali?
C'è solo mia nonna che fuma più di te. Ma lei è un caso particolare.
Che bella serata.
Né troppo fredda, né troppo calda.
Proprio come piace a me.
Beh, se lo dicevo io, era una banalità.
Invece detto da te...
Ma... non avevi sete?
Già.
Che dicevi prima?
Quando prima? Della strada rotta?
- No, prima. - Ah, del whisky a casa mia.
Sì, proprio. Un buon whisky con ghiaccio.
Beh, però, tutto sommato, ce li hanno anche i bar il whisky.
Sì, sì. I bar ce l'hanno.
- Beh, non è qui che abiti? - Eh?
E come no. Certo.
Oddio. Le chiavi.
Ecco, la mano del destino.
Le devo aver lasciate attaccate a quelle della macchina.
Basta un niente per cambiare tutto.
- No, no, che ci metto? Faccio un salto. - No, no. A queste cose ci credo.
Sono i piccoli interventi del destino.
- Lascio aperto? - Sì, sì, grazie.
I piccoli interventi del destino.
Quando sono uscito era acceso e ho tolto la corrente.
Comodo. E se uno non ha voglia di sentire la musica, deve restare al buio?
- Basta spegnere il grammofono. - No, lascialo. Mi piace.
- È Armstrong, no? - No questo è Be bop.
Però suona come Armstrong.
Bella questa poltrona. L'hai trovata qui a Milano?
Sì, avra 200 anni. Ma non sederti perché non regge.
Però questo ce lo posso appoggiare.
Ci mettiamo lì?
Quanti libri. Scommetto che non ne hai letto nessuno.
- Perché? - Beh, non sei il tipo tu.
- Eh, la sera leggo sempre. - Davvero? Vediamo.
"Sulle strette vie della città il sole invernale
era solo un pallido riflesso, lattiginoso e stanco."
- Che cos'è? - Beh, non lo so. Come faccio.
Lo vedi che non l'hai letto. È Tonio Kroger di Thomas Mann.
E tu dimmi che libro comincia così:
"C'era una volta un Re, diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato."
Beh, vai a tirarmi fuori le favole. E poi sono sicura di non averlo mai letto.
È l'inizio di Pinocchio. Ma se non l'hai letto...
Poi mi dici a che ti serve una macchina da scrivere.
Le fabbrica mio padre. Vuoi che non ne abbia almeno una?
E se tuo padre fabbricava rulli compressori?
Ma fai sempre tante domande?
Adesso capisco perché litigavi con tuo marito.
Lo vedi. Ho ragione quando dico che le donne intelligenti vi danno fastidio.
Per voi la moglie ideale è la muta di Portici.
Di' un po, quel tavolo non starebbe meglio in quell'angolo, al posto...
Senti, Francesca, non saremmo mica venuti qui per spostare i mobili?
Giusto.
Ti ricordi perché mi hai portato qui?
Sì, insomma, che siamo venuti a fare? Te ne sei già scordato?
Si può sapere che aspetti?
Me lo dai sì o no questo whisky?
Ah, il whisky... Subito, subito.
Manca il ghiaccio, vado a prenderlo.
La poltrona!
Non ha retto.
- È colpa mia. - No, no.
Te l'ho detto una volta sola che non reggeva.
- Oh, Carlo, mi dispiace. - Non fa niente, tanto era vecchia.
Ecco come siete voi ricchi. Avete tanta roba bella,
ma se vi si rompe non ve ne importa niente. Anzi, la prendete a calci.
Va là, che adesso prenderesti a calci anche me.
Non è vero. Che vuoi che mi interessi.
Se fossi la donna di servizio, non diresti così.
Tu la mia donna di servizio? Sarebbe troppo bello.
Mi assumeresti?
Preferirei che fossi la padrona. Potresti fare quello che ti pare.
Chiedermi qualunque cosa.
Un po' di ghiaccio...
Per ora.
Ecco qua il ghiaccio.
Vuoi anche un po' di seltz?
Francesca, che hai? Ho fatto qualche cosa?
- Perché hai messo quel disco? - Non lo so, stava nel mucchio.
- Lo tolgo se non ti piace. - No, no, è inutile.
Non fare così, ti prego.
Ma non lo vedi quanto sono infelice?
Basta una canzone per ricordarmi...
Ce l'avevo anch'io quel disco.
Lui tornava sempre tardi.
Con la scusa che doveva lavorare perché servivano i soldi. E io restavo sola.
Se stessimo insieme, io non ti lascerei mai.
- Davvero? - Parola.
Ma come si fa a lasciare sola una come te?
Grazie, a te i soldi te li manda papà!
Ma un giorno l'ho scoperto quel mascalzone.
- Andava a spasso quando non lavorava. - Però.
Tu non fare l'innocente. Siete tutti uguali.
Ero uscita con un'amica.
- Chi, quella Nella? - No, un'altra.
Sulla quale Alessandro non trovava niente da ridire.
Forse perché era tanto noiosa.
Se doveva scegliere una gonna, ci metteva una settimana.
Non si decideva mai.
Mica per il prezzo, sai. Ma io conosco i gusti di mio marito
e so che a lui piacciono le stoffe a fiori grandi.
- E dal momento che i vestiti li paga lui. - Quella stoffa però non era male.
Sì, effettivamente non era male. Perché non l'hai comprata tu.
No, non mi serve. E poi ripensandoci non era un granché.
Ma dove ho messo la macchina?
Là, all'angolo della strada. Sul divieto di sosta.
Speriamo di non trovarci la solita dichiarazione d'amore di qualche vigile.
Di', ma quello non è tuo marito?
- Sì, è Alessandro. - È con una donna, e per niente male.
Ma no, che stai dicendo. Non è una donna.
È sua cugina Fiorella. Sono cresciuti insieme.
Beh, lui è cresciuto un po' più in fretta. Li vuoi salutare?
No, no. Fiorella è una tale attaccabottoni.
Ti comincia a raccontare tutto dello zio, della zia.
No, andiamo alla macchina.
E poi quando uno torna a casa, si accorge che la moglie lo crede un libertino.
Uno che va con le donne.
Sì, perché quella che oggi era con te al Biffi, portava i calzoni alla zuava!
E non fingere di non capire.
Ti ho già detto che con Simona ho rapporti di lavoro.
Un lavoro che neppure mi piace. Va bene?
Soltanto non si capisce perché la prima volta che telefonò quella svizzera,
il signor "coda di paglia" si affrettò a dirmi che era vecchia, sdentata
e lontana da ogni tentazione.
Non che sia una bellezza, intendiamoci.
Una donna che porta gli occhiali da sole anche d'inverno,
beh vuol dire che, poverina, non ha tutti e 2 gli occhi al posto giusto.
E mi è parso anche di notare che fosse un po' bassa di carrozzeria.
Eh, già, ma voi uomini avete certi gusti...
La vogliamo finire con questi stupidi discorsi da collegiale?
Simona è una donna indipendente che lavora e basta a se stessa.
E tu dovresti rispettarla!
Ah, sì, eh? E tu sai perché non sono una donna indipendente?
Perché non mi sono laureata. E perché non mi sono laureata?
Perché ho lasciato l'università per fare questo capolavoro di matrimonio.
- Ecco perché. - E che, adesso la colpa è mia?
È tua sì! Perché se mi laureavo a quest'ora avrei un lavoro come si deve.
Non farei la serva in casa per stancarmi il doppio
e sentirmi dire che non sono una donna indipendente.
Ti sei sfogata? E allora, visto che hai fatto tanto la vittima,
sappi che anch'io, quando dovevo andare...
- Io voglio l'America... - Sissignora, in America.
Sai benissimo che non era un viaggetto di piacere.
Stai tranquilla però che la prossima occasione non me la lascerò sfuggire.
Bravo, così si fa! Se no si diventa schiavi della famiglia.
E questo vale anche per me.
Da oggi indipendenza reciproca e assoluta. D'accordo?
Posso ridere, eh?
Indipendenza assoluta!
Il giorno dopo tornai a iscrivermi all'università.
La guerra d'indipendenza era cominciata.
Ritrovai i compagni del mio anno fermi ancora al punto in cui li avevo lasciati.
Le stesse facce, gli stessi discorsi, gli stessi scherzi.
Per un momento ebbi una gran paura di non essere cambiata nemmeno io.
Saluti, ricordi comuni e naturalmente la decisione di studiare insieme.
"...o d'altra azione indebita.
Se il legittimo proprietario non fa valere il suo diritto sulla cosa in qualunque modo
per un periodo determinato in 30 anni, l'usufruttuario allo scadere del periodo,
acquisisce il diritto di proprietà sulla cosa per usucapione.
Né il primitivo proprietario ha più facoltà di far valere il suo diritto".
Quindi l'usucapione è un modo di acquisire il diritto di proprietà.
- Chiaro, no? - Chiarissimo.
- "Mala fides superveniens non nocet." - Che non c'entra niente.
Sì, ma è l'unica cosa che ho imparato in 5 anni.
E mio padre, quando la sente, gli fa tanto effetto
che pensa di aver speso bene i suoi soldi.
- Però adesso tuo padre non c'è. - Vuol tenersi in allenamento.
- Io vado a bere. - Aspetta, chiamo la donna.
"Chi vuole, vada. E chi non vuole, mandi."
Certo che a quello la voglia di studiare gli salta proprio addosso.
Però invece che col Diritto Privato, potevamo cominciare
con qualche esame facoltativo di una 50ina di pagine. Tanto per affiatarci.
Guardate che non dobbiamo prepararci per una recita.
Mi avete chiesto di studiare insieme. Ma se non ne avete voglia...
- Come no? Che ci stiamo a fare qui? - Ah, non lo so. Tu ti vuoi affiatare,
quell'altro sono 3 volte che va a bere.
Crede proprio che anch'io potrei fare la Miss come le altre?
Si capisce. Ce l'hai una fotografia in costume da bagno?
- No, non ce l'ho. - Beh, te la devi fare.
Fammi vedere.
Ah... lo sai che stai meglio coi capelli tirati su.
- Davvero? - Ines.
- Buonasera, dottore. - Buonasera, la metta nel frigidaire.
- Ma chi è, il padrone. - Maria Vergine, chissà cos'avrà pensato.
E che deve pensare? Io stavo bevendo.
Così anche il tentativo di riprendere gli studi finì male
Bisogna dire che una volta tanto,
Alessandro aveva avuto ragione ad arrabbiarsi.
E mi venne l'idea di fare qualcosa per lui, quasi per dargliene atto.
Pensai di fargli una sorpresa.
Di preparargli un piatto che gli piaceva tanto:
Le cotolette alla milanese.
Che t'avevo detto io?
Ma ti pare che quelli venivano qui per studiare.
Tu non mi vuoi dare retta. Sono io che penso male.
- Adesso sei contenta? - La milanese si raffredda.
Quelli credevano di aver trovato "la vigna di zio".
- Come sarebbe? - "Tutti bevono e poi pago io".
Senti, ma che è 'sta roba? Chi l'ha fatta, la donna?
Oh, ma la panatura non si fa così. Guarda come si stacca. Guarda.
Poi è dura. Pare una soletta bagnata.
Sembra un piatto facile questo, ma invece è difficile.
Mai mangiato una cotoletta alla milanese come si deve qua dentro.
Solo la buonanima di mia madre le sapeva fare.
Ed era calabrese. Figurati un po'.
Sì? Ah, Simona.
Comment allez-vous?
No, no, j'ai déjà dîner. Vous ne me dérangez pas
Bon. Il faudrait parler avec lui. Vous n'avez pas son téléphone?
Attendez.
Trova un po' la rubrica, va.
Vous n'irez pas toute seule chez lui?
Senta, la vuole smettere! Nous n''avons pas fini de manger.
Et laissez mon mari qui est déjà assez... maleducato
Che cosa hai fatto.
Proprio oggi che ho saputo...
che...
che sto per avere un bambino.
- Che cosa? - Sì, un bambino.
Francesca.
Francesca!
L'ho fatta grossa.
Una bugia così non l'avevo mai detta in vita mia.
E adesso? Che dovevo fare? Come potevo dirglielo?
Francesca?
Buongiorno.
- Come stai, tesoro? - Benissimo, grazie.
- Ti senti bene? - Sì.
- La sai la novità? - Bella?
Sono sicuro che ti farà piacere.
E siccome fa piacere a te, fa piacere anche a me.
Il dado è tratto. Ho concluso col mangiatore di firme.
Bevilacqua?
Non te l'aspettavi, eh? Eppure tuo marito è capace di tutto.
Anche di adattarsi a mettere su una rosticceria.
Se l'ora delle rosticcerie è scoccata.
- Che c'è, non sei contenta? - Sì, sì.
Qui la famiglia aumenta e bisogna correre ai ripari.
Peccato che non c'eri, perché ti sarebbe piaciuto, sai.
Devo dire che quel Bevilacqua un certo spiritaccio ce l'ha.
Pensa, non si ricordava mica chi ero.
Appena mi vede mi fa: "Oh, avvocato, come sta?"
Beh, insomma, per fartela breve, dopo 10 minuti eravamo perfettamente d'accordo.
"No, no, no." Fa lui. "Io firmo subito. Come si dice da noi...
cotta e mangiata".
Quel "mangiata"... Mi sono ricordato l'affare delle firme.
Ho preso il contratto e l'ho messo in tasca.
Eccolo qua. Dagli un'occhiata.
Ma questo, Alessandro, che cos'è?
Niente. È il contratto di una macchina che ho comprato.
Una "Seicentuccia", così...
- La macchina... - Sì, sì, amore.
Per la mia mogliettina adorata che sta per avere il bambino più bello del mondo.
E non deve più farsi sballottolare sugli autobus. Eh?
Francesca.
Ma che hai?
Francesca, che succede?
No, no, sono una maledetta.
Ma no, non piangere.
Non merito nulla. Lasciami perdere, sono una vipera.
Non piangere che ti fa male.
Vieni qua. Dillo a me. Che c'è?
Non è vero niente!
- Come, non è vero niente? - Non aumenta la famiglia, capisci.
È stata una mia invenzione, perché io sono una bugiarda, una peste!
L'ho detto per vendicarmi di te. Di te, che sei un angelo.
Ma come fai? Come hai fatto a sopportarmi fino adesso?
Come hai fatto?
Non è vero del bambino...
Non vedevo l'ora di dirti la verità. Ogni minuto che passava, era peggio.
Ma non trovavo il coraggio!
- Meriterei di essere cacciata di casa. - No, aspetta.
Ma come ho fatto a dire una cosa simile.
Scusa. Scusami.
Non me lo perdonerò mai.
Io ti ho raccontato una bugia e tu in cambio una macchina.
Per una che non ti sa nemmeno dare dei figli.
- Che c'entra questo. - C'entra eccome.
Quello che hai fatto. La macchina, Bevilacqua...
L'hai fatto perché credevi che io... E invece no. Il bambino non c'è.
E tu rimani con la macchina sulle spalle.
Vuol dire che la rivenderemo.
Già, per rimetterci sopra dei soldi, vero? Bell'affare.
Allora la terremo.
Tutto per colpa mia.
Non ho mai fatto niente di buono. Altro che automobile.
Non ci pensare adesso. Se fai così è peggio.
No, no, no, ti prego. Lasciami sola. Ne ho proprio bisogno.
Di che colore è?
Attento! Ma insomma, guarda davanti a te.
Ma perché sei in seconda? Cambia, metti la terza!
- Abbassa la frizione. - Ma vuoi star zitta! Eh?
Se mi suggerisci mi confondi. Non sembra, ma guidare è difficile.
Ma no, è così la prima volta. Poi ci si fa la mano.
Dici? Ma tu come fai a saperlo?
Eh, sta a vedere che adesso non ho mai visto un automobile.
Attento, frena!
- Ma hai visto che... - Accidenti!
- Questi ciclisti non sanno mai dove vanno. - Perché tu invece lo sai.
Te l'avevo detto di non parlare. O guidi o parli. Una delle due.
Non stacchi la frizione.
- Ma no! Quella è la quarta. - Sì, sì.
Ma che fai? Ma...
- Non accelerare. Togli quella mano. - Sta' calma.
Abbassa piano piano.
Ma no! Così sfasci tutto e non ripartirai mai.
Insomma, basta, eh!
Ah! Se sei così brava, portala tu.
- D'accordo. - È incredibile.
Una non sa fare una cosa e si dà pure le arie da maestra.
Ma...!
La vettura è pronta.
Mi dici dove hai imparato a guidare?
Non certo alla scuola dove sei stato tu. Mi ha insegnato Nella.
Ah, di bene in meglio.
- Comunque non è questo il punto. - Lo sapevo. Tu sei sempre pieno di punti.
Te l'hanno mai detto che tra moglie e marito
ci deve essere un minimo di confidenza?
Una impara a guidare, prende la patente, magari partecipa alle 1000 Miglia,
e il marito non ne sa niente!
- E io forse lo so quello che fai tutto il giorno? - E levati di mezzo!
Se invece di andare a studio vai a fumare l'oppio, io che cosa ne so?
Potresti anche essere implicato nella tratta delle bianche
e venire arrestato da un momento all'altro. Non potrei testimoniare niente.
"Signor Giudice, non so che cosa dirle.
Quello che fa mio marito quand'è fuori di casa, per me è lettera morta".
Lui invece pretende di sapere tutto, sennò s'offende!
- Anche per una sciocchezza come questa. - No, no, non è una sciocchezza.
- Niente affatto, mia cara. Anzi. - Mio Dio, roba da non crederci!
Gli dico che non è vero che sono incinta e mi perdona.
- E per una s... - Hai ragione, perché sono io l'imbecille.
Avrei dovuto cacciarti di casa invece di perdonarti.
Quando mi hai detto quella bugia degna di una...
Avanti, dillo, dillo. Lo so quello che pensi.
La verità è che una moglie viene rispettata soltanto quand'è incinta.
Come una cavalla di razza.
E se fa appena qualcosa di diverso dallo stirare, dal pelare i peperoni,
magari scottandosi le dita...
Toh, guarda, per la bella faccia dei tuoi peperoni.
... allora diventa una sgualdrina!
Stai travisando le cose, come al solito.
Ma smettila. La verità è che mi stai rendendo la vita impossibile.
- Impossibile! - Perché tu me la rendi possibile, eh?
- Sai, una cosa. Io non ne posso più. - E neppure io!
- Basta. Basta, sono stufa! - Basta, Basta!
Finiamola, piantiamoci, separiamoci.
Ma sì, separiamoci!
Da quel giorno le liti divennero un fatto quotidiano.
Come il mezzo litro di latte e il conto corrente degli orfanelli.
Il grafico del nostro disaccordo era in continua ascesa.
In poche settimane consumammo tutti i litigi che una coppia normale
distribuisce saggiamente in 25 anni di matrimonio.
Quante volte lo devo dire che non voglio vedere il cappello sul letto!
Le pantofole dove le hai messe?
Mai una volta che le trovassi...
Le pantofole?! Grazie.
Ah, le formiche.
Pure le formiche.
Guarda, guarda...
Ma questo è il prato!
Maledetto il prato e chi l'ha inventato!
Te lo do io il prato.
Adesso ti faccio vedere io!
La nostra situazione non poteva passare inosservata alla mia famiglia.
E la nonna ebbe la brillante idea di convocare
una specie di assemblea della "pace familiare".
Il giorno prescelto sembrava il più adatto alla cerimonia:
Il sabato di Pasqua.
È una specialità delle nostre parti.
Mandorle, frutta candita, pistacchio.
La pecorella della pace.
- Come va, come va? - Mah, non si parlano.
Se non altro non litigano.
Fuma molto lei, signora. Alla sua età, non le fa male?
Me lo dicevano anche i miei poveri mariti. Non fumava nessuno dei 2.
È in tavola.
Ma come, sugli spaghetti col tonno lei ci mette il Parmigiano?
- Perché, è vietato? - No, che c'entra.
- Ma il tonno col formaggio... - Questione di gusti.
Già, l'importante è che i gusti degli altri coincidano coi vostri.
- Cosa vuoi dire? - Va là che lo sai benissimo.
No, non so niente. Ma giacché hai cominciato, finisci.
Che cosa vi dicevo? Sempre così.
Una vuol mettere il formaggio sugli spaghetti col tonno e lui trova da ridire.
- Sembra incredibile. - Ma cosa vuoi che me ne importi.
Metteteci quello che vi pare.
Metteteci lo strutto, la ceralacca, ma non mi asfissiate.
Se gli mancano gli argomenti, diventa villano.
Eh no, Francesca, scusa ma hai cominciato tu e per una sciocchezza.
No, se permette è stato lei a cominciare.
Papà, ti prego, vieni via.
- Non facciamo discussioni. - Mamma, anche tu.
E lei, invece di guardare nel piatto degli altri,
si informi prima dei torti di suo figlio.
I torti di Sandro, eh. Perché sua figlia è un giglio, una mammoletta!
Papà, ti prego, vieni via.
- Non mi faccia parlare! - No, adesso parli invece.
- Sentiamo cos'ha da dire. - Se lo vuol sapere, l'ha anche picchiata.
- Voglio sapere che ho fatto io! - Hai fatto che sei una bugiarda.
Per te, questo cretino di mio figlio si è coperto di debiti.
Pax huic domui et omnibus habitantibus in ea. (Pace a questa casa e a chi vi abita)
Vidi aquam egrediéntem de templo a látere dextro, et omnes dicent: allelúia.
- Dómine, exáudi oratiónem meam. - Et clamor meus ad te veniat.
- Dóminus vobíscum. - Et cum spíritu tuo.
Orèmus.
Exáudi nos, Dómine sancte, Pater...
Pronto, c'è Ida?
La signorina Ida c'è? Pronto?
- ... Christum Dóminum nostrum. - Amen.
Buona Pasqua.
Aspetta, aspetta. Tieni.
Un momento.
- Prendi, la mangerai coi tuoi compagni. - Grazie.
Buona Pasqua.
Ringrazia Dio che c'era il prete, se no uno schiaffo non...
E provaci, vediamo.
Come ti permetti di trattare così mia nipote!
Avete visto tutti che la picchiava!
Sei un bruto! Sì, sei un bruto!
L'ho sempre detto: Mogli e buoi dei paesi tuoi.
- Va via, signora? - Sì, me ne vado! Sono stufa.
Allora me ne vado anch'io. Perché io con un uomo solo non ci resto.
Ero molto fiera di me.
Andandomene da casa mi sentì per la prima volta maggiorenne.
Non volli nemmeno tornare da mia madre e andai ad abitare in una pensione.
Misi un avviso sul giornale e cominciai a leggere gli annunci economici.
Ma le mie illusioni crollarono quasi subito.
Dopo aver girato una ventina di uffici e aver fatto un mese d'anticamere,
Mi resi conto che nessuno aveva bisogno
di una laureanda, bella presenza, disposta a viaggiare.
Buongiorno, signora. Mi ha cercato nessuno?
No, nessuno.
- Grazie. - Prego.
- Non ha ancora trovato niente? - Non credo.
Glielo troverei io un bel lavoretto da fare.
Se volesse fare di quei lavori, non avrebbe bisogno di lei.
È vero che è divisa dal marito?
Le piacerebbe che raccontassi i fatti suoi agli altri clienti?
Beh, che c'entra.
Pronto? Sì, Pensione Ambrosiana.
La signora Grisolia? Sì, subito, attenda.
Stia comoda. La chiamo io.
- Signora? - Che c'è?
La vogliono al telefono.
Mmhh... che vedo.
- Signora, le passo la linea. - Grazie.
Pronto? Sì, sono io che ho messo l'annuncio.
Propaganda? Sì, va bene, ma di che genere?
Lavatrici? E cosa dovrei fare?
Ah, la camionetta con l'altoparlante.
Sì, ho capito. E tra un disco e l'altro, dovrei fare la pubblicità al microfono.
No, la ringrazio. Mi piacerebbe moltissimo ma...
non ho la voce fonogenica.
Per avere un po' di conforto, andai a cercare la nonna.
Tutti i giovedì pomeriggio sapevo dove trovarla.
Eh, sì, figlia mia. Che vuoi che ti dica.
A sposarsi si è sempre in 2.
Ma la porzione di felicità che tocca a ogni matrimonio, non è per 2...
è per uno solo,
E ognuno deve accontentarsi di mezza porzione.
- Come ai ristoranti economici. - Pressappoco.
Ma se è veramente così, non si può mai essere felici.
Chi te l'ha detto? Vedere l'altro contento deve essere già un gran sollievo.
Sarà, ma quando Alessandro era contento e io no, mi venivano certi nervi.
Ecco perché hai sbagliato tutto, figlia mia.
E ti è andata male.
Io quando Pietro, che la sera cascava sempre dal sonno,
mi pregava di spegnere sempre la luce, la spegnevo.
Anche se avevo voglia di leggere altre 2 ore.
Però, quando poi si era addormentato, riaccendevo e leggevo.
- Tutto qui il segreto? - Eh, cara, mia...
la vita coniugale è fatta anche di luci accese e spente al momento giusto.
Senti un po', ma davvero pensi che gliela farai ad andare avanti da sola?
Certo, è più facile.
Oh, proprio non direi.
- Specialmente dopo... - Dopo che?
- Sì, dopo aver vissuto con un marito. - Posso fare benissimo da sola.
Beh, tanto per cominciare come stiamo a cassa?
Non ho fatto i conti. Non so quanto ho.
Adesso sai di avere 20.000 lire.
- Ma no... - Dai, su, obbedisci. Andiamo via.
Ciao, Pietro. Ciao, Antonio. Arrivederci a giovedì.
I soldi di nonna mi portarono fortuna. Infatti trovai lavoro quasi subito.
Un impiego modesto presso una ditta seria. Dove bisognava lavorare sodo.
Spe-tta-bi-le
di-tta
A-cqua-vi-va
Spettabile ditta Acquaviva
Via Manzoni 15, Milano.
Come Dio volle, feci anch'io quell'indimenticabile esperienza
che si chiama primo stipendio.
30.607 lire.
Quanto mi fecero piacere, anche quelle 7 lire.
- Scusi, scusi, i soldi! - Ma che ha perso, un diamante?
100 lire sono 100 lire, sa.
Sentii subito il desiderio di spendere. Di fare degli acquisti.
Prendere una cosa qualsiasi, pur di comperarla con i soldi veramente miei.
Ecco.
Ah, carino.
- E quanto costa? - Vediamo subito.
- 28.000. - 28.000 lire? Ma è matto?!
Ne abbiamo vendute a moltissime signore e nessuna mai si è lamentata del prezzo.
Lo credo. Le signore hanno il marito che tira fuori i soldi.
Ma io me li devo guadagnare. Lavoro io.
Anch'io lavoro, signorina. Tutti lavoriamo.
E allora che direbbe se sua moglie spendesse 28.000 lire per un costume?
- Io sono scapolo. - Beh, si sposi, e poi ne riparliamo.
Con quelle 30.600 lire riuscì ad arrivare fino al 20 del mese.
Per arrivare al 30, pensai di tornare a casa a prendere un po' della mia roba.
Soprattutto la pelliccia.
Col caldo che faceva a che mi sarebbe servita?
Tanto valeva venderla.
Sapevo che a quell'ora Alessandro non c'era.
Chissà perché aveva dato tanti giri di chiave.
Forse per paura che scappasse fuori il gas che aveva lasciato aperto.
Sandro. Sandro?
- Oh, sei tu. - Nella?
Francesca. Come va? Ho visto la porta aperta...
Ma di' un po', sei tornata? Hai finito di fare la matta?
Mi serviva certa roba. Vado al mare per un paio di settimane e...
Con la pelliccia? Che mare, Glaciale Artico?
Non sei cambiata affatto.
E perché dovrei? Piuttosto, se hai da fare, continua.
- Mi aspetti? Ci metto un minuto. - Fa' conto di essere a casa tua.
- Infatti non lo è più. - Beh, non mi hai ancora detto come va.
Tu, piuttosto. Potevi telefonarmi. Il numero ce l'hai.
Ti giuro che volevo farlo.
Ma ho perduto l'agendina e non sapevo proprio a chi rivolgermi per chiederlo.
Anzi, adesso me lo ridai.
Dovrò mettere insieme i numeri in un libretto nuovo. Ed è una noia...
Ti serve una mano?
È questa l'agendina che hai perduto?
Grazie. Mi hai risparmiato una bella fatica.
Te ne voglio risparmiare un'altra.
Non dire niente. Non inventare scuse.
- Tanto ho capito tutto. - E invece non hai capito proprio niente.
- Hai una bella faccia tosta. - Faccia tosta, perché non dico di no?
E va bene. Siccome sono faccia tosta, voglio esserlo fino in fondo.
Vuoi sapere com'è andata?
No, grazie. Il vostro idillio non mi interessa.
È molto meno romantico di quello che credi, sai. Mica caviale e champagne.
È cominciato con 2 uova al tegamino.
- Tutto qui il vostro menù? - Sì, proprio. Era la sua cena.
L'ho incontrato per le scale con i pacchetti in mano.
E si vergognava anche d'avermi incontrata.
Mi ha fatto proprio pena se lo vuoi sapere. Solo come un cane.
E allora gli hai fatto compagnia.
L'hai piantato tuo marito, sì o no? Te ne sei andata a vivere per conto tuo?
Cosa pretendevi? Che facesse la guardia al tuo letto vuoto, povera stella.
Vedremo se la penserai così quando anche tu sarai sposata.
Se mai ti sposerai.
Puoi senz'altro farmi gli auguri, perché Tito e io ci sposiamo alla fine del mese.
Abbiamo già fatto e pubblicazioni.
Sarà proprio uno sposino felice il tuo Tito.
Certo che lo sarà, perché io saprò fare la moglie.
Mica come te che non hai capito niente di tuo marito.
Eri solo buona a lagnarti.
Dicevi che ti trascurava, ti lasciava sola. Ma perché?
Quando lui tornava a casa, cosa gli preparavi per cena?
Un bel minestrone di preoccupazioni, di cambiali,
di prati artificiali e altre matterie del genere.
Ma che ne sai tu? Di che t'impicci.
M'impiccio perché mi fai rabbia e perché sei così egoista.
Che hai creduto di fare lasciando tuo marito?
Hai sempre avuto la mangiatoia bassa,
Sei sempre stata viziata in tutto. Anche nel matrimonio.
Ma io, se lo vuoi sapere, ho impiegato 10 anni a farmi sposare da Tito.
Perché tutti gli uomini, quando parli di matrimonio, tirano calci?
Che credi, che non sarebbe piaciuto anche a me
fare la ragazzina perbene che dai banchi di scuola va diritta all'altare
senza intermezzi e senza anticipi?
Tu le hai avute tutte queste fortune, ma sei troppo egoista per riconoscerle!
Dove vai? Aspetta, esco anch'io.
- Qui sei in casa tua. - Eh, no, cara.
Con 2 uova al tegamino è cominciata e con 2 uova al tegamino è finita.
Cos'hai da piangere?
Qualche giorno dopo, fuori dall'ufficio, m'aspettava una grossa sorpresa.
Mi ha detto: "La ricopi, c'è un errore". L'ho ricopiata e ce ne ho fatti 3.
Francesca.
Permetti? L'architetto Grisolia.
- Molto lieto. - Piacere.
Lei lavora nello stesso ufficio di Francesca?
Sì, nella stessa stanza.
Certe volte ci guardiamo e ci viene da ridere. Anche senza ragione.
- Vi accompagno? - Noi prendiamo l'autobus laggiù.
Abitiamo nella stessa strada.
Non hai più la macchina?
Sì, ma proprio ieri l'ho portata in carrozzeria perché m'hanno urtato.
Sì, t'hanno urtato... Non sarà stato piuttosto per colpa tua?
- Se ben ricordo, guidi come un pellerossa. - Già.
Invece tu te la cavavi abbastanza, se ben ricordo.
Eh, con tutte queste macchine...
Anche mio fratello se n'è comprata una per arrivare più presto in ufficio.
Ma l'hanno licenziato perché non arrivava mai puntuale.
Accidenti!
Mamma mi aveva detto di passare dalla sarta a ritirare una camicetta, e allora...
- Arrivederci. - Ciao Olga, ci vediamo domani.
Chissà che avrà pensato.
Forse che ci dava fastidio.
Ho saputo da tua nonna che lavoravi qui.
Ho parlato col notaio. Ha preparato l'atto di vendita per l'appartamento.
La casa è tua. Io che c'entro? Fanne quello che ti pare.
Ma è intestata a te.
Beh, e che dovrei fare? Rimangiarmi la firma come Bevilacqua?
- Ma tu la vuoi proprio vendere? - Sicuro.
Beh, hai perso la parola? Sei tu che l'hai detto.
- E poi penso che avrai bisogno di soldi. - Io non ho bisogno di niente.
Ma no, parlo delle spese per la separazione.
Ci vogliono un sacco di quattrini, no? L'avvocato che dice?
Bisogna che ci si veda con lui uno di questi giorni.
- Ma a che punto siamo? - Beh, non è che ci abbia capito molto.
In Svizzera, per esempio, spese a parte, bisogna prendere la nazionalità
e viverci 5 anni. È una cosa un po' lunga.
- Mica male la Svizzera. E poi è a 2 passi. - Tu te la senti di aspettare 5 anni?
Sennò c'è anche il Messico.
Amore, ne parli come se si trattasse di un viaggio di piacere.
Ma sai quanto verrebbe a costare viaggio, soggiorno e tutto il resto?
E che ci posso fare. È colpa mia se siamo a questo punto?
E che, è mia? Sei stata tu ad andartene.
Ad abbandonare il tetto coniugale, come dice l'avvocato.
Grazie, mi crollava addosso il tuo tetto coniugale.
- Ciao, ecco l'autobus. - No, no, aspetta. Lo prendo anch'io.
- Vieni dalle mie parti? - Certo.
Permesso.
Pensavo che forse potremmo accontentarci...
- Permesso. - Come?
- Permesso. - Forse...
- E fate passare! - ... potremmo...
- ... accontentarci... - Scusami.
Scusi.
Dicevo che per ora...
Scusami.
Potremmo accontentarci di una semplice separazione.
Ma che spinge?!
Va bene, ne parliamo dopo.
Capolinea.
Siamo arrivati al capolinea.
Sì, scendiamo.
- Dove siamo? - Non so, dalle parti di Piazza Susa.
Aspetta.
Senti, Francesca...
ragioniamo un momento.
Lasciamo perdere le colpe mie, tue e quello che è successo...
- Che stavi dicendo prima sull'autobus? - Niente.
Io ho avuto torto a lasciarti andar via e tu ad andartene.
Ma... siamo ancora in tempo...
- Ancora in tempo per che cosa? - Come...
- Andiamo via di qui, cerchiamo un taxi. - No, prendo il primo autobus.
Ti prego, Francesca.
No, non è possibile. Ricomincerebbe tutto peggio di prima.
Il coraggio di sbattere la porta e andarsene, si trova una volta sola.
Ma perché non dobbiamo stare insieme?
Io... ti voglio bene come prima. Forse anche di più.
Non ci resisto senza di te. Ti ho telefonato tante volte in pensione.
Ma poi non avevo il coraggio di parlarti e toglievo la comunicazione.
E anche la storia del notaio, l'atto di vendita dell'appartamento,
è stato tutto un pretesto per vederti, per dirti...
No, questo non basta.
Ho imparato un sacco di cose, sai.
In un matrimonio non può esserci sempre felicità per tutti e 2.
Tu non hai saputo accontentarti.
Sì... bisognerebbe essere come 2 amici affamati
che hanno i soldi soltanto per una minestra e se la dividono.
Non si levano la fame, ma sono certamente 2 amici.
- Ma che, è una parabola questa? - Chiamala come ti pare.
È il segreto della felicità coniugale e della parità.
Rinunce, comprensione, tutto bene...
ma in misura uguale, da tutte e 2 le parti.
Ma chi ti ha mai detto il contrario?
Non mi far ridere. So bene che cosa intendi per parità.
Francesca, cosa vuoi, una lista delle parità? Falla, te la firmo subito.
No, non è vero. Questo lo dici adesso, ma non ci credi.
- Ma perché? - Ne vuoi una prova?
Ho saputo di te e Nella, me l'ha detto lei.
Te l'avrei detto io, te lo giuro.
Non che mi abbia fatto piacere, beninteso...
ma... ormai è fatta, l'ho accettato.
Adesso dimmi la verità, ma la verità vera.
Se tu venissi a sapere che anch'io ho avuto un amante,
saresti capace di mandarla giù, di dire che non fa niente?
Che lo stesso errore che hai commesso tu, l'ho commesso anch'io?
Sì, ma... dipende dalle circostanze.
Le stesse circostanze tue.
Anch'io mi sentivo sola. Avevo bisogno di affetto, di compagnia.
Come sarebbe, ti sentivi sola? Allora...
- Allora è vero? - Sì.
Ero disperata.
Ho incontrato Carlo, un vecchio compagno di scuola, e...
Ma non è possibile, Francesca.
Francesca, non è possibile.
È la verità, Alessandro.
Un momento, io sarei il tuo amante e quando tuo marito l'ha saputo c'è rimasto male.
Fin qui ho capito. Ma non ho capito quando sarebbe successo.
Te l'ho detto, quando è venuto a prendermi in ufficio.
No, quand'è successo che siamo stati amanti.
Ma come, tuo marito lo sa e io no?
Sì, è la cosa più cattiva che si possa dire a un marito.
Ma era la prova che aspettavo da lui.
Se avesse accettato, avrei capito che potevo fidarmi
e che avremmo potuto ricominciare su un piano di parità.
Ma che piano di parità.
Non gli hai mica detto che t'eri comprato un cappellino nuovo. Come sarebbe?
Mia moglie viene da me e mi dice: "Sai, sono stata a letto con un tizio."
E io le dico: "Brava, vacci anche domani. Mi fa piacere."
Ma perché perdo tempo con te, non lo so. Sei più cretino di quell'altro!
Ah, grazie tante. Buono a sapersi.
Su, adesso non fare l'offeso. Lo sai che mi sei molto caro.
Sì, come un gatto o un pappagallo!
Ehi, sei stata tu a cercarmi. "Stiamo insieme domenica"? E va bene.
Sono stato a sentire tutti i tuoi guai.
Permetterai che come domenica me l'aspettavo un po' più allegra.
E il risultato? Sapere che ti sono servito per mettere alla prova tuo marito
e che di me non te ne importa proprio niente.
Beh, insomma, si può sapere che vuoi?
È colpa mia se sono una disgraziata?
Tu non hai passato una domenica allegra. Mi dispiace.
Ma sai quante domeniche ho passato io?
Sola, chiusa in una camera di pensione,
a rinfacciarmi tutti gli sbagli che avevo fatto.
Non è vero che di te non me ne importa niente. Al contrario.
Anzi, se lo vuoi sapere, quando ho accettato di venire qui, io...
Beh... sono affari miei.
Ma che ci posso fare se non sono come quelle signore deluse
che dopo danno la colpa al whisky.
Io potrei bere tutte quelle bottiglie,
ma se avessi fatto qualche cosa, io...
Io mi sentirei lo stesso una sgualdrina.
Perché sono sposata, anche se con un mascalzone!
Io lo odio, perché è tutta colpa sua.
Senza di lui io sarei una ragazzina. E non una ragazzina sposata e separata.
Lo odio tanto che se l'avessi tra le mani...
gli caverei gli occhi!
E adesso me ne vado. Addio.
- Aspetta, resta ancora un po'. - Hai capito che allegria?
- T'accompagno. - No, ti prego. Col nervoso che ho...
Lasci qui la tua roba? A quest'ora poi con la macchina ci metto un momento.
- No. - Ma... mi ritelefoni?
Sì, quando... Quando non dovrò dare la colpa al whisky.
- Non dire così. Io non volevo. - Sì, ho capito perfettamente, Carlo.
Le scarpe.
E se venisse a sapere che sua moglie la tradisce?
Mia moglie?
Per carità. E dove vuole che trovi il tempo, poverina.
- Fermi, fermi! - Ma che succede?
- Scendo qui, mi aspetti un momento. - Ho già abbassato la bandierina.
- Quant'è, allora? - 420 col supplemento.
- Tenga. - Grazie.
- Ehi! Ma cosa fa?! - Ma cosa vuole lei?
Ma è matta?! Ehi, la macchina è mia!
- Non è sua per niente, invece. - Va bene, allora è sua.
- È di mio marito! - Macché marito un corno!
Vigile! Non c'è mica il vigile qui?
E va bene, non facciamo tanto chiasso.
Come faccio a sapere che è sua? È uguale a tante altre.
- Grigia, con la radio. - Ah! Questa è bella.
Siccome è uguale a tante altre, mi sgonfia una gomma e mi storta l'antenna.
Allora, secondo lei, per non correre rischi cosa dovrei fare?
Comprarmi una fuoriserie?
D'accordo, mi sono sbagliata. Le chiedo scusa.
La gomma è appena un po' giù e l'antenna si raddrizza.
- Ma stia ferma che è meglio! - Ehi, giù le mani!
- Ehi, e questo qui chi è? - Cafone!
La signora è mia moglie.
E se ha qualcosa da dire, la dica a me.
Ah... non ne parliamo più, eh.
C'ha ragione lei.
Non è successo proprio niente e scusate tanto.
Ma le do un consiglio:
La porti al manicomio quella capellona lì!
Non ha mica tutti i torti.
- Che stavi facendo? - Perché sei sceso?
Me la cavavo benissimo da sola.
E poi se l'ho fatto è perché credevo che la macchina fosse tua.
Ma se non ce l'ho più. L'ho venduta, se lo vuoi sapere.
Allora quando hai detto che era dal carrozziere, dicevi una bugia?
- Ne racconti tante tu di bugie... - E facevo bene.
Appena t'ho detto la verità, ti ha preso un accidente.
E poi perché mi volevi rovinare la macchina?
Perché? Perché sei grezzo. Perché non sei generoso!
Perché sì!
Lasciami. Guarda che strillo, eh.
Vieni, andiamo a casa.
Vuol dire che...
Vuol dire che è tardi e che hai bevuto troppo.
Vieni.
Da quanto tempo hai cominciato a bere?
Da quando sono sola. Per festeggiare l'avvenimento.
- E adesso vattene. Conosco la strada. - Aspetta.
Che te ne importa di accompagnarmi, se mi disprezzi.
Ma chi ti disprezza?
Vattene. Vattene!
No, non ti disprezzo.
È che ora tutto è cambiato.
Non si tratta più delle liti tra moglie e marito.
Le stupide ripicche per le tende o le discussioni per il prato.
Adesso tutto è diverso.
Al punto che quei litigi che ci sembravano dei drammi, ora li rimpiango.
Come... rimpiango quel giorno dell'albero. Ricordi?
E tu? Ti ricordi la prima lite?
No, non me la ricordo.
Col tempo tutte le cose si confondono.
Belle o brutte che siano.
E diventano un unico ricordo...
piacevole, tutto sommato. Purché...
Purché?
Purché ci si mantenga puliti.
Ma io... io, per quella cosa, ti ho già perdonato.
Già, tu. Ma io no.
Sarò egoista, retrogrado, provinciale...
ma io la parità come la intendi tu, non l'accetto.
Pensare che eri una ragazzina un anno fa.
E anche pochi mesi fa.
Mia moglie ragazzina.
E adesso è finita così.
Lo so bene come mi consideri ormai.
Come...
Come una donna da strada! Come quelle là!
- Sta buona, calmati. - Sì, una peripatetica. Una mantenuta!
Ma cos'ha quella là?
Adesso vado là io.
Lo voglio gridare forte! Tutti devono sentirmi.
Devono saperlo che io sono come questa disgraziata qua.
- Ehi, con chi ce l'hai?! - No, no, non ce l'ha con lei.
Ce l'avevo proprio con lei, con me e con tutte le donne ce l'avevo.
- Ah, ha bevuto la contessa. - Zitta!
L'ho detto e lo ripeto. Io sono come lei, una mantenuta!
Ehi, vada adagio coi termini.
- Ci insegni l'educazione, lei. - Si calmi.
A me non mi mantiene nessuno. E mantenuta sarai te!
Certo, signorina, è quello che sto dicendo.
Stai zitta! Oh. Mia moglie...
Moglie o non moglie a me non me ne importa un corno,
basta che non mi seccate la...
Ah, ci siamo, lo sapevo che andava a finire così.
Che succede qui? Che hai fatto?
Io non ho fatto niente. È questa qui che viene a insultare la gente.
Io stavo per andare a casa.
Guardi, brigadiere, adesso le spiego io. Mia moglie stava parl...
Non è vero. Non sono affatto sua moglie!
Scusi, sa. Sta poco bene.
- Vadano, vadano pure. Tu vieni con me. - Come hai fatto a cacciarti nei guai?
Dammi ascolto. Quella lì è matta.
Faresti meglio a chiuderla nella credenza, invece di portarla a spasso.
Quelli hanno bevuto, non sono neanche sposati,
ma perché sono signori, li lasciate andare.
Non è giusto! Perché se la prendono con lei?
Sono solidale. Sono solidale!
- Siamo tutte delle mantenute! - La pianti o vuoi finire dentro?
Lasciami! 2 metri di distanza. Prepotente!
Basta! Hai capito?
Hai ragione. Sono ubriaca.
E poi, tutto questo non serve più a niente.
Sì, è vero.
Ed è anche vero che nemmeno tu mi hai perdonato.
- Ti sbagli. Io ho accettato... - No, no.
Tu invece...
È inutile.
Ecco il tuo tram.
Meglio così.
Almeno sei sincero.
Allora vado?
Addio.
Francesca!
Francesca.
Francesca!
Ferma. Ferma!
Ferma!
Francesca!
Francesca.
Non è vero. Non ho fatto niente!
Non è vero.
Francesca.
Can't find what you're looking for?
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