All language subtitles for The Velvet Underground (Haynes_ Todd 2021)_BDRip.1080p.x264.AAC5.1_IT

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Original subtitles

"LA MUSICA SCAVA IL CIELO" BAUDELAIRE

I've Got A Secret, presentato da Winston,

le sigarette col filtro più buone e più vendute d'America.

Winston. Buone, come le vere sigarette.

Winston, sigarette col filtro,

sponsor del programma numero uno in America, I've Got A Secret.

Bene, giuria, per ovvie ragioni

chiameremo questo signore alla mia sinistra "Mr. X".

Comunque vi dirò una cosa su di lui: viene dal Galles.

È gallese ed è anche un musicista.

Torniamo tra venti secondi.

Allora, quanta marijuana compravi al giorno?

Al giorno, 29... a quattro, cinque...

Strafford Town, USA. La comunità pianificata...

Flash d'agenzia da Dallas, Texas.

Sembra ufficiale che il presidente Kennedy...

Lui è John Cale, un compositore-musicista.

La scorsa settimana ha tenuto il miglior concerto di sempre.

Qual era la peculiarità di quel concerto?

Beh, è durato diciotto ore.

Chi di voi sa il segreto del signor Shenzer?

È stato l'unico a essere rimasto al concerto per tutte le 18 ore.

Perché lo ha fatto?

Come fa un concerto a durare 18 ore e 40 minuti?

Sono le istruzioni del compositore, Erik Satie,

secondo cui questo brano musicale

deve essere eseguito per 840 volte.

Cosa può spingere un uomo a dire che va suonato 840 volte

- perché sia completo? - Non ne ho idea.

Vento Il vento soffia

Vento Il vento soffia

"La sensazione è quella di trovarmi in un cinema.

"Il lungo fascio di luce attraversa il buio, intermittente e narrante.

"Gli occhi fissi sullo schermo.

"La pellicola è macchiata e striata.

"Personalmente, sono dimentico, anonimo.

"Sempre così quando si va al cinema.

"È una droga, come dicono."

In un sogno che mi porta il vento

Quando ci siamo trasferiti a Long Island,

io avevo quattro anni, Lou nove.

Abitavamo in periferia, a Freeport.

Trasferirsi da Brooklyn a quel sobborgo isolato

è stato un cambiamento durissimo per lui.

Mia madre era una casalinga.

Mio padre voleva fare lo scrittore.

Mia nonna gli disse di no, che doveva fare il ragioniere.

E così fece il ragioniere.

Se volessimo cercare una famiglia

stereotipata anni '50 in cui il padre ha sempre ragione...

non prenderemmo a modello il padre di Lou. Lui lavorava.

Non era il tipo che usciva per farti giocare a pallone.

Non so quali aspirazioni avesse mio padre per Lou.

Forse pensava che avrebbe preso il suo posto.

Senza dubbio le aspirazioni di mio padre per me

erano che facessi un buon brodo di pollo.

Andare al circo o andare al museo...

...non lo facevamo mai.

All'inizio, ho studiato il pianoforte.

La prima volta che ho fatto lezione di chitarra avevo dieci o undici anni.

Avevo portato "Blue suede shoes",

perché volevo che me la insegnassero.

Volevano insegnarmi dell'altro.

Fine delle mie lezioni di musica.

Ho imparato a suonare imitando i dischi.

Il doo-wop. I dischi dei Paragons, dei Jesters, dei Diablos.

E il rockabilly.

Lou mi ha sempre detto

che voleva diventare una rock star, fin da molto giovane.

Fin dai tempi del liceo.

A 14 anni ho inciso il mio primo brano: "Leave her for me".

Il mio grande rammarico

fu che la sera in cui dovevano passarlo alla radio

Murray the K era malato.

La trasmise Paul Sherman, invece, e io ero sconvolto.

Eravamo tutti davanti alla radio.

Ci pagarono 2 dollari e 79 per i diritti,

molto di più di quanto avrei guadagnato con i Velvet Underground.

C'era un posto, l'Hayloft,

dove lui andava a suonare. Da solo.

Era famoso perché era un nightclub gay.

Una volta gli chiesi perché suonasse nei locali gay.

Mi disse che erano belle persone.

Li avevano ingaggiati per suonare in città.

Era ancora al liceo.

E credo che questo abbia creato non poche difficoltà a casa nostra.

Vivevamo a casa di mia nonna.

Mia nonna era profondamente nazionalista.

Non le andava giù che mia madre avesse sposato un inglese...

...che non parlava gallese.

Non solo era inglese, ma faceva anche il minatore.

Il lavoro da cui mia nonna aveva tenuto alla larga i suoi figli.

Aveva garantito un'istruzione a mia madre e ai suoi fratelli.

Quando si sposarono, e mio padre si trasferì in casa,

mia nonna proibì che si parlasse inglese.

Prima di studiare inglese a scuola,

a sette anni, non capivo mio padre.

L'antipatia di mia nonna, che percepivo io,

era una specie di disprezzo.

Un po' arcigna.

Mia madre mi ha insegnato a suonare il piano per un po'.

Poi, arrivato a un certo punto,

mi ha fatto seguire da altri.

Sì, ha tenuto duro per me.

Insomma, parlo di quando avevo sei o sette anni.

L'immaginazione viveva della vita alla radio.

All'epoca avevo scoperto il modo in cui potevo sfruttare la radio:

sintonizzandomi sui canali stranieri.

Prendevo la radio svizzera e Radio Mosca.

Nel mio ginnasio c'era un'orchestra e volevo suonarci.

Così mi misi a cercare un violino, ma non ne avevano.

Avevano una viola però, così presi quella.

C'erano spartiti di Bach, spartiti per viola.

Era davvero stimolante, ti potevi fare le ossa...

Ma poi scoprii i "Capricci" di Paganini

e tormentavo l'insegnante

perché volevo imparare a suonarli.

Mia madre fu operata al seno.

Sparisce, in isolamento in un ospedale

con le mura esterne alte sette metri.

Così sono cresciuto con mio padre, è stato lui a occuparsi di me.

Lei è sparita.

Le cose iniziarono ad andare a rotoli.

Ero da solo.

Mio padre andava sempre al lavoro, mi sentivo molto isolato.

Non potevo confidarmi con mio padre.

Non potevo confidarmi con mia madre.

Così si approfittarono di me e io non sapevo che cosa fare.

Mi ricordavo l'apertura di un pezzo

ma non mi ricordavo come finiva.

Così dovetti improvvisare, per finirlo.

Avevo fatto un ottimo lavoro con il finale.

Ne avevo trovato uno molto appropriato ed ero riuscito a finirlo.

Quando uscii da quella stanza, all'inizio ero molto spaventato.

Non sapevo cosa diavolo sarebbe successo, ma poi successe.

Quel momento, in cui successe

fu quello che davvero fece la differenza, all'inizio.

Mi insegnò come risolvere i problemi.

La paura di quello che sta per succedere non è un problema.

È lì che è nata l'improvvisazione.

Lentamente, iniziai a concentrarmi su ciò che volevo fare.

E credo di aver preso una decisione molto pratica.

Volevo fare il direttore d'orchestra.

Inoltre, mi era molto chiaro che dovevo andarmene da lì.

Beh, lì non c'era niente. Volevo andarmene disperatamente.

Ma ripenso a quella volta in cui ero spaventato a morte

e dovevo esibirmi e concludere il brano con eleganza...

...e, a quanto pare, mi è tornata utile.

Hai ucciso il tuo figlio europeo

Sputi su chi ha meno di 21 anni

Ora sono sparite le tue auto blu

Meglio che ci dici addio ciao, ciao, ciao

New York, durante la guerra fredda divenne un rifugio per gli artisti.

Quindi a New York si ritrovavano

i migliori intellettuali di Parigi e di Berlino.

Meglio che ci dici addio I tuoi pagliacci ti salutano

Era la New York della fine degli anni '50 e stavamo entrando negli anni '60.

Mentre la Nouvelle Vague in Francia aveva la Cinémathèque Française,

noi avevamo la nostra 42esima Strada.

Andavamo sulla 42esima Strada ogni sera.

C'erano, credo, quindici... no, forse venti cinema.

Quello è stato il periodo in cui tutte le arti

e gli stili di vita cominciavano a cambiare.

Raggiungendo il culmine negli anni '60.

Noi non siamo una sottocultura, o la controcultura. Noi siamo la cultura!

Pittori, musicisti, cineasti...

Non c'era un così grande interesse nell'aspetto narrativo delle storie.

Fu l'aspetto poetico del cinema a portarlo al livello delle altre arti.

Nel gennaio del '62,

il mio studio, il Film-Makers' Cooperative,

divenne un punto di riferimento per tutti i cineasti.

Ogni sera c'erano proiezioni.

E Andy Warhol ci veniva spesso.

Ma io non sapevo che era Andy.

Se ne stava lì, seduto sul pavimento, con tutti gli altri.

Ed è stato lì che ha incontrato le sue prime superstar,

come Mario Montez e Jack Smith e Gerard Malanga.

È stata la sua scuola di cinema.

Quando sono andato alla Goldsmith...

era un'istituzione universitaria davvero molto disinvolta.

Ho preso lezioni di viola e di composizione con Humphrey Searle.

Lui aveva capito Cage e tutti i musicisti che mi interessavano.

John Cage e "Water walk".

John Cage è stato una figura di spicco

dell'avanguardia musicale newyorkese e americana.

Credo però che La Monte fosse pronto a prendere il suo posto.

Presi una borsa di studio alla Bernstein, mi pagarono il viaggio e tutto il resto.

Ero in quell'ambiente e la signora Koussevitzky era ancora viva.

Teneva degli eventi pomeridiani per gli studenti.

Non mi facevano esibire perché ero troppo violento.

Chiesi a Harry Kraut, il direttore. E lui mi chiese se i pezzi erano violenti.

Il pezzo consisteva nell'entrare nel pianoforte letteralmente,

colpendo le parti all'interno.

Così presi un'ascia.

Ricordo che una persona in prima fila si alzò e scappò via.

Era proprio la signora Koussevitzky. Era in lacrime...

Io le dissi che mi dispiaceva tantissimo...

Sì, era un po' arrabbiata,

ma poi la portammo a prendere un drink. Era tutto a posto.

All'epoca avevo conosciuto Cornelius Cardew e ci frequentavamo.

Avevo qualcuno che capiva quello di cui parlavo.

E Cornelius aveva conosciuto La Monte.

La Monte Young era il diretto successore di John Cage.

Andando al Tanglewood volevo arrivare a La Monte.

C'era stata una rottura tale che...

...al punto che non sembrava più musica.

Alla prossima settimana.

Quando avevi conosciuto La Monte, era finita.

Beh, tutti volevano fare qualcosa di clamoroso e guardavano me.

Io facevo cose volte a elevare spiritualmente la gente.

Nessuno, prima di me, aveva scritto un pezzo

composto da toni lunghi e sostenuti.

Beh, John era gallese.

Ci scrisse... Ci scrisse una lettera dal...

- dal Galles. O da Londra. - Galles o Regno Unito.

Da qualche parte nel Regno Unito.

Voleva venire qui a studiare...

Sì.

- Credo che gli abbiamo detto che poteva. - Sì.

La prima volta che sono venuto a New York era il '63.

Era la mia prima volta a New York ed ero sconcertato.

C'era il vapore che usciva dai tombini.

Pensavo che fosse un posto di merda.

TESSERA SOCIO PRIMAVERA 1957

Così, la drone music di La Monte era rassicurante.

Eravamo tornati nella musica,

concentrandoci su quello che stavamo per sentire.

Sentivamo un ronzio, ma stavamo studiando gli armonici naturali.

Ricevetti una telefonata da Lou che mi disse che era molto depresso.

Disse che stava facendo delle cure.

Credeva che i suoi genitori volessero farlo diventare etero con l'elettroshock.

Conoscendoli, non credetti a una sola parola.

In ogni caso, dobbiamo chiederci

se era clinicamente depresso, se faceva largo uso di droghe...

Credo che la mentalità del tempo non lo aiutasse.

Il sostegno che riceveva all'epoca era insignificante.

Quando mi chiedete di Lou in quel periodo, io mi arrabbio.

Mi arrabbio perché ci sono molti pregiudizi.

E perché non rende giustizia a Lou e non rende giustizia ai miei genitori.

Pensare che ci sia una spiegazione semplice è riduttivo e direi fumettistico.

Voleva andare alla New York University.

Superò un semestre e mezzo, se ricordo bene.

Mi chiamò e mi disse che voleva trasferirsi a Syracuse.

E quando si trasferì a Syracuse, era una persona diversa.

Accigliato, insofferente.

Si ribellava praticamente contro qualunque cosa.

È stata dura relazionarsi con lui.

Fumavamo marijuana e suonavamo.

Suonavamo Ray Charles, ogni tanto Frankie Lymon. Suonavamo...

Suonavamo nelle confraternite maschili e femminili e nei locali.

Non eravamo bravissimi, così dovevamo cambiarci spesso il nome,

perché nessuno ci ingaggiava due volte.

C'erano volte in cui mancavo l'attacco o andavo fuori tempo.

E lui si infuriava.

Si girava e picchiava forte su un piatto della batteria.

Non aveva assolutamente pazienza.

Tutti dovevano essere assolutamente perfetti e mantenere il tempo.

Ci dovevamo esibire per la Saint Lawrence University,

su una nave, lungo il fiume Saint Lawrence.

Lou disse: "Io non suono su una nave".

Ma noi doveva suonarci, sulla nave.

E Lou: "Io non suono!". Bum!

E tira un pugno alla vetrata di una porta e si rompe la mano.

Così l'abbiamo portato all'ospedale, gli hanno messo i punti...

Se ricordo bene, era la mano destra.

Così disse che, vaffanculo, non poteva suonare.

E io: "Allora canta. E comunque suoni la chitarra di merda,

"non si noterà la differenza".

E suonammo.

Certe volte sembrava che avesse tre anni.

Registrammo una canzone intitolata "Your love".

Il tuo piccolo amore

Il tuo amore, il tuo piccolo amore

Non pensavo di essere un vero uomo Prima di amarti

Andammo a un appuntamento in città

con un tizio a cui piacevano alcune canzoni di Lou.

Si voltò verso di lui e disse:

"Allora, che cos'è che vuoi fare? Che cosa vuoi ottenere?"

E lui: "Voglio essere ricco e voglio diventare una rockstar.

"E diventerò ricco e sarò una rockstar,

"che a te piaccia la mia musica o no".

Lui non era a suo agio in molti posti.

E se non era a suo agio da subito,

se ne approfittava e metteva tutti a disagio.

E quello allora lo faceva stare bene.

Non so perché fosse così insicuro, ma credo che lo fosse terribilmente.

E che lo sia stato per tutta la vita

Era sempre molto arrabbiato con quelli che lo rifiutavano

e così lui interrompeva l'amicizia per primo.

Nell'oscura chiesa della musica che non è mai sola di terra o di mare

Ma germoglia nell'aria della mente

Disegni in movimento e in azione inni processionali in successione

che si muovono con maestà e sicurezza

per dividere le tende mai divise...

Allora frequentava Delmore Shwartz.

La persona che più ammiravo era Delmore Shwartz.

Con lui studiavo soprattutto poesia, ma anche altre cose.

Dei bellissimi piccoli saggi, dei racconti brevi.

Mi affascinava che si potesse fare tutto con la lingua semplice, di tutti i giorni.

Delmore Shwartz pensava che Lou avesse un grandissimo talento

e, di fatto, fece pubblicare molte sue poesie

sull'Evergreen Review.

La sua poesia verteva molto sulle tematiche gay.

Tematiche gay molto cupe.

Parlava di incontri con uomini nei bagni pubblici.

Di fare sesso con un uomo vicino all'orinatoio e lo scriveva in una poesia.

Quando lessi una di queste poesie

gli dissi: "Lou, ma che cazzo scrivi?

"Da dove salta fuori tutta quest'idea così degradante del sesso?".

E lui: "Non è cupo, non è degradante. Non è sexy. Non è neanche sesso.

"Non credo che tu riesca a capirlo.

"Stai diventando un conservatore".

Per il Ringraziamento o per Natale, andammo all'Hayloft.

Non ricordo granché, solo che era un locale gay.

C'era una ragazza che si chiamava Action. Lui provò a farmi andare con lei.

E io "Non sono gay. Non voglio esserlo.

"Non voglio sperimentare, non mi interessa".

E lui: "Vai a ballarci insieme". "Okay, ballo con lei".

Credo mi abbia portata lì solo per mostrarmi dove andava e cosa faceva.

La gente diceva: "Ma come fa a non importarti?

"Come fai a stare con lui, se sta con un uomo?".

E io: "Non ha niente a che fare con me".

Non sono gelosa, non mi dà fastidio.

È stato molto peggio andare in macchina a Manhattan, ad Harlem,

per prendere... credo fosse eroina.

Eravamo tra la 125esima e Saint Nicholas.

Salimmo in questo appartamento.

A lui piaceva molto portarmi in posti che non erano sicuri.

Stava creando uno scenario

sul quale avrebbe avuto molto da scrivere.

Lui scriveva sempre.

Scriveva una storia, o delle poesie, o il testo di una canzone.

Ma diceva sempre che non c'era differenza

tra l'essere uno scrittore di libri e uno scrittore di canzoni.

Diciassette Voznesensky stanno gemendo senza voce.

Le mie grida sono state lacerate

in chilometri di nastro magnetico e infinite lingue rosse.

Quando ero al college, Ginsberg mi ha influenzato molto.

"Urlo", "Kaddish",

"Il pasto nudo" di Burroughs,

"Ultima uscita per Brooklyn" di Hubert Selby Jr.

Volevo fare la stessa cosa, ma con una batteria e una chitarra.

Allora, "Non so proprio dove vado

"Ma proverò a raggiungere Il Regno, se ci riesco

"Perché mi sento un vero uomo

"Quando infilo l'ago in vena

"E ti dico che le cose Non sono più le stesse

"Quando mi godo la mia dose Mi sento come il figlio di Gesù

"E mi sembra che non lo so E mi sembra che non lo so".

Forse non c'è mai stato un problema

comportamentale così duraturo

o così poco compreso come l'omosessualità.

Secondo lei, qual è il peggior crimine sessuale?

Quello contro natura.

Qual è la pena per i crimini contro natura?

Il massimo della pena sono 20 anni di carcere.

Ci arrestavano perché eravamo in un locale.

E allora? Faceva parte del gioco.

C'era un bar che si chiamava San Remo.

Tutti i clienti sembravano un po' gay.

Intelligentissimi e creativi.

Scopriamo che c'erano Edward Albee e Andy Warhol e Jasper Johns.

E il centro di tutto era il mondo dell'arte, che esplodeva.

Soldi, feste, potere.

Il cinema stava esplodendo.

Il New York Film Festival, il Lincoln Center,

tutto questo succedeva nella metà degli anni '60.

E... era un continuo sperimentare, stravagante.

E per "sperimentare" intendo giocare

come faceva Jack Smith.

È stata una serata super eccitante

alla vigilia della distruzione del mondo.

Al 56 di Ludlow Street,

io, Jack Smith, ho conosciuto Angus.

Tony Conrad prese l'appartamento

al 56 di Ludlow Street che divenne così importante.

Non volevo partecipare alle spese...

...quindi vivevo in un appartamento che costava 25 dollari e 44 al mese.

Quando passavi dall'altra parte, c'era un bel cambiamento

tra quello che era lo stile di vita d'avanguardia del Lower East Side

e l'ambiente artistico più formale sviluppatosi nel quartiere di Soho.

Credo che Jack si sia trasferito lì con lui.

I vicini della porta accanto erano Piero Heliczer e sua moglie Kate.

Poi tornò a New York Angus MacLise

e prese un terzo appartamento allo stesso piano del 56 di Ludlow Street.

E poi anche Mario Montez abitava in quel palazzo. John...

John Cale si trasferì lì con Tony.

Ma il cuore di Ludlow Street...

...divennero i Dream Syndacate con La Monte Young.

La Monte, Marian, io e Tony,

per un anno e mezzo ogni giorno abbiamo fatto questo per un'ora e mezza.

Io tenevo un suono. Era una disciplina.

Ti rendeva consapevole di molte cose.

Ogni frequenza viene percepita

in un punto diverso della corteccia cerebrale.

Quando raccogli un gruppo di frequenze e le ripeti ininterrottamente...

si definisce uno stato psicologico che può essere molto intenso e profondo.

Riesci a sentire dei dettagli, nelle serie armoniche

che sono incredibilmente belli e insoliti.

Inizi a capire

che ci sono dei luoghi, nel suono, che possono essere piacevoli.

Non dovevamo preoccuparci di cose tipo "Dammi il LA". No.

Scoprimmo che l'elemento più stabile su cui accordare gli strumenti

era il ronzio dei 60 Hertz del frigorifero.

Perché quei 60 giri al secondo, per noi, erano il suono della civiltà occidentale.

Così la frequenza fondamentale cioè, la tonalità...

...se usavamo la terza armonica di 60 giri, era di 10 giri.

E, sorpresa! Dieci giri...

...è il ritmo delle onde alfa del cervello quando dormiamo.

All'improvviso, c'era qualcosa di affascinante

La cosa interessante dei Dream Syndacate

era la musica minimalista.

Scala completa, si tiene una nota

e si ascoltano tutte le intonazioni.

La Monte Young tirava una nota per quattro ore.

Andai con Andy a una delle sue esibizioni.

Prima di andare alla Factory, avevo visto "Il bacio" di Andy Warhol.

Non c'erano titoli.

Non sapevo chi l'avesse fatto.

Era trasmesso ogni settimana. Così, ogni volta

veniva proiettata una bobina di due minuti e tre quarti

alla giusta velocità, che era di 16 fotogrammi al secondo.

La cosa che è sempre stata interessante, nei film muti di Warhol,

è che il motivo per cui sono irreali

è che devono essere proiettati a 16 fotogrammi al secondo.

Vuol dire che le persone nelle immagini respirano

e il cuore gli batte con una frequenza di fotogrammi

diversa dalla tua, che guardi il filmato.

E questo crea un incredibile senso di distanza estetica.

C'è un ufficio postale nell'Empire State Building

e ci stavamo andando, con delle borse piene di "Film Culture", la rivista.

All'improvviso ci siamo fermati e abbiamo guardato l'edificio.

Devo aver detto: "Questa è una perfetta immagine iconica per Andy Warhol".

Ecco com'è andata.

Warhol, il cinema d'avanguardia e la musica d'avanguardia,

tutto ruotava intorno all'estensione temporale.

L'idea di La Monte su che cosa fosse realmente la musica

credo fosse un'idea cinese.

Sì, è l'idea cinese del tempo.

L'idea, diciamo, che la musica duri per secoli.

Era un'esperienza estemporanea, c'era una sorta di atmosfera religiosa.

C'era anche molto mistero.

E un giorno, Tony arrivò con un pick up per chitarra e niente...

Avevamo la potenza e l'amplificazione.

Ehm, successe davvero di tutto.

Suoni diversi, talmente forti che tremava il palazzo.

Insomma, era davvero potente.

Cioè, quando suonavamo...

sembrava che ci fosse un B-52 in salotto.

Sono una saetta, piccola

Non riesci a starmi dietro

Sono una saetta, piccola

Non riesci a starmi dietro

Dai, allora, facciamo una gara, piccola

Piccola, piccola, vuoi...

Collezionavo dischi rock n' roll come dei feticci.

John fu sorpreso da questa cosa, quando si trasferì insieme a me.

Ascoltavamo cose che avevano più a che fare...

...con il nostro percorso con La Monte,

con le armonie che c'erano.

Le "armonie pure" eccetera.

Hank Williams e gli Everly Brothers.

Sogna

"Dream". Dream.

Come comincia la canzone...

...e poi senti tutti i vari suoni... Wow!

Ero estasiato dal rock and roll, a quel punto.

Ero estasiato dai Beatles,

e dalle canzoni che cantavano.

Non era roba da ragazzini.

"So com'è essere morti,

"mi fai sembrare di non essere mai nato".

Un attimo! Questa poteva scriverla Lou.

Da questa situazione nacque la prima band folle

che mi sembra fossero i Primitives.

C'erano John e Walter De Maria,

e Tony e Lou.

Okay, mettetevi comodi.

Vi suoniamo una cosa nuova.

Vi lascerà senza parole, appena la sentite.

Pronti? Ci siete? Sì. Forza.

Facevo il cantautore per un'etichetta low-budget di Long Island

e mi trasferii a New York.

La Pickwick era una casa discografica economica di successo.

La 99 Cent Records.

Dodici canzoni "surf" o dodici canzoni di amori finiti male.

Li vendevano da Woolworths.

Aveva una visione.

Aveva un talento oltre il suo talento, se capite cosa intendo dire.

Non sapeva cantare né suonare...

...ma tutto ciò che faceva con la sua voce roca mi colpiva profondamente.

Con Lou, avremmo sperimentato qualcosa di nuovo ed è quello che lui ha fatto.

Tony era stato invitato a una festa.

Ci andammo e si avvicinò un tipo che disse:

"Mi sembrate molto commerciali.

"Venite a promuovere il vostro disco?

"Venite a Long Island City".

Si trattava della Pickwick Records e il loro cantautore era Lou Reed.

Quando conobbi Lou, ci scrutammo a fondo.

Prendemmo un caffè, io avevo la mia viola.

Io suonavo ancora in modo classico,

con un vibrato forte e molto sonoro, molto classico.

Ero bravo, eccetera.

E Lou disse: "Cazzo. Lo sapevo che eri più bravo di me".

Volevo fare una sessione di scrittura con loro.

Continuavo a dire che dovevamo improvvisare,

cosa che piaceva a tutti.

La cosa curiosa è che Lou era l'elemento chiave.

Era un cantautore e iniziò a trovare i fraseggi. Lo adoravo.

Così subito John e tutti gli altri gli andavano dietro.

È lì che nacque "The Ostrich",

che piacque a molti grandi produttori

come Martin Thompson, dell'Elektra Records, per esempio.

Bravissima!

La chitarra della canzone era accordata su una nota.

Faceva un suono formidabile, Lou suonava il tamburello e cantava.

Era completamente improvvisato.

Era esattamente quello che ci si aspetta pensando a...

...dei ragazzi che suonano in un garage.

Era fantastico.

Sì, questo mi era mancato, da bambino.

Poi siamo finiti in cartellone insieme a Shirley Ellis...

"Bo-nana-bana fee-fo-fum". La conosci, quella canzone?

E il DJ disse: "Sì! Fantastico! Vi presento un altro gruppo!

"Sono i Primitives, da New York,

"con il loro ultimo successo 'The Ostrich'."

Sentivo che era un errore quasi magico.

Era un enorme cambiamento.

Non l'avevo mai considerato come un mezzo per veicolare i miei seri sforzi musicali.

Alla Pickwick, vi dirò, Lou aveva la gran brutta fama

di essere drogato, malato...

...di non farcela, di avermi fatto correre per portarlo all'ospedale.

Sinceramente, è stato uno dei motivi per cui...

...pur considerandolo un talento, ho voluto chiudere il nostro rapporto.

E Lou disse: "Non mi faranno incidere le canzoni che voglio io".

Io ci vidi rosso: "Cioè?"

"Che canzoni vorresti incidere?".

E me le fece ascoltare.

Scrivevo del dolore...

Scrivevo delle cose che feriscono.

Scrivevo della realtà che conoscevo io, o come l'avevano conosciuta i miei amici.

...di cose che avevo visto o sentito...

...cose che volevo far arrivare anche alle persone che non le vivevano.

E perché non le incidono?

Perché la gente si lamenterà

delle canzoni che parlano della droga.

Ma non parlano di droga.

Parlano di persone malate e deluse dalla propria vita.

Perché non le incidiamo da soli?

Nel 1964, c'erano John Cale e Lou Reed, nell'appartamento a Ludlow Street.

"I'm waiting for the man". Musica e testo di Lou Reed.

È utile essere ostili,

perché definisci la tua posizione.

E definisci la posizione opposta... e questo conflitto è costruttivo.

Noi avevamo capito dove eravamo

e quanto disprezzavamo tutto il resto. E funzionava.

Lui diceva sempre: "Cazzo, dai.

"Come cazzo è possibile? Dal Galles?".

Mi fece leggere il testo di "Venus in furs" e "I'm waiting for the man",

e mi sembravano molto coerenti e ben costruiti.

Ma gli feci notare che la musica non c'entrava niente con il testo.

Io ero estasiato e penso che anche Lou lo fosse...

...avevamo mille possibilità.

Così abbiamo sperimentato tutte le diverse tipologie...

terzetti, quartetti eccetera.

Un giorno, in metro, incontrò Sterling, che era senza scarpe, in inverno.

Non lo vedeva dai tempi di Syracuse.

A Syracuse, l'avrà visto un concerto di Lou.

E voleva partecipare.

Credo volesse farlo, era pronto.

Suonava da quando aveva 15 anni, da autodidatta.

Portava sempre la chitarra alle feste,

era quello che voleva fare. E quella era l'occasione.

All'improvviso avevamo un chitarrista che si occupava degli assoli.

Io e Lou ci mettevamo da una parte e improvvisavamo.

Sterling faceva il suo assolo.

Suonava davvero bene, come il chitarrista degli Isley Brothers.

Era molto naturale e delicato.

L'idea che potessimo mettere insieme l'R&B e Wagner era dietro l'angolo.

Un giorno, stavo tornando a casa dopo le lezioni

e alla radio passavano "Not fade away", la versione dei Rolling Stones.

Ho accostato, perché era troppo bella per continuare a guidare.

Cercavano un batterista,

e ho pensato che la sorella di Jim suonava la batteria.

Così ho accompagnato Lou a conoscerla.

Maureen era la sorella di un mio vecchio amico

...che era andato anche lui a Syracuse ed era anche amico di Lou.

Maureen suonava con una band di ragazze di Long Island,

e si erano sciolte.

Così lei venne a provare,

non so, a fare un po' di percussioni,

solo improvvisando.

Non so. Era molto informale.

Quando tornava a casa, di notte, tipo alle cinque,

metteva i dischi di Bo Diddley

e suonava dalle cinque a mezzogiorno.

Ci sembrava che fosse perfetta. E lo era.

Era divertente, e io ero davvero entusiasta

di poter suonare con loro.

Non avevo mai suonato dal vivo con qualcuno. Ero contenta.

L'unico modo di sfidare Bob Dylan

era salire sul palco e improvvisare canzoni sempre diverse.

E Lou era bravissimo.

Riusciva a improvvisare testi in un batter d'occhio.

Veniva e si sedeva con la chitarra, io suonavo la viola...

...e cominciava una canzone.

All'improvviso veniva fuori una canzone davvero insolita.

Poi continuavamo a suonare e diventava qualcosa.

Non sapevi mai quando Lou o John sarebbero entrati nella terra di nessuno

e avrebbero suonato chissà che cosa.

Sentivo che il mio ruolo era stare lì.

Così, quando erano pronti a tornare, io c'ero.

Lou era lì, accanto a me, ma era come se avesse eretto un muro di suono.

Cercavo di capire a che punto della canzone eravamo dal labiale.

Praticamente seguivo lui.

A parte le canzoni ben congegnate che scriveva,

l'improvvisazione mi interessava di più.

Era influenzata da ciò che proveniva direttamente dal subconscio.

E, quando ho saputo quelle storie sull'elettroshock di Lou,

ho messo insieme tutti pezzi del puzzle.

Il motivo per cui la musica era così familiare

era perché si trattava di una musica onirica.

Quello che più amavo in gran parte del rock and roll del momento

era la natura ripetitiva dei riff,

e il fatto che potevi creare un unico riff

e farlo vivere felicemente per tutta la durata della canzone.

E uno di essi ovviamente era il bordone.

Quando formammo i Velvet Underground

avevo delle canzoni ed è stato fantastico poterle utilizzare, dargli vita.

Cioè, io alla fine suonavo nei locali.

Nelle collaborazioni

provi e riprovi ma non riesci mai.

Quella follia non avrebbe dovuto esistere, in quel momento.

C'era sempre un criterio... una sorta di codice

su come essere eleganti o come essere violenti.

Lucidi, lucidi, lucidi stivali di cuoio

Schiocco di frusta Di una donna-bambina nel buio

Arriva veloce il tuo servo Non lo abbandonare

Colpisci, padrona cara E cura il suo cuore

Sono stanco

Sono esausto

Potrei dormire mille anni

Mille sogni che mi potrebbero svegliare

Il bordone venne inserito subito nel brano "Venus in furs".

Sapevo che avevamo la possibilità di fare qualcosa, nel rock,

che nessuno aveva mai fatto.

Il tutto fatto con chitarre non accordate, di cui ero molto fiero.

Perché dicevo "Ehi, Lou.

"nessuno riuscirà a capire come diavolo si suona".

Per certi versi ero sorpreso dalla reazione di New York.

Pensavo che avessimo fatto qualcosa di nuovo.

Mi sembrava che avessimo fatto delle cose audaci.

E che tutti sarebbero rimasti sorpresi e colpiti.

Colpisci, padrona cara E cura il suo cuore

Café Bizarre, posto piccolissimo.

Eravamo felici di quell'ingaggio.

Non c'era molta gente. Nessuno che ballava. Stranissimo.

Dei membri della band davano le spalle alla gente.

Avevano un'aura sgradevole.

Cavolo, facevano paura.

Barbara Rubin era una cineasta d'élite cittadina.

Conosceva Bob Dylan, conosceva Andy.

Si dava da fare per far conoscere la gente.

Arrivò alla Factory annunciando che c'era una band, in centro,

che bisognava andare a sentire.

Così, improvvisamente, il club si riempì.

Gerard era il rappresentante diplomatico della Factory.

Venne da me e mi disse

"Siete invitati a venire alla Factory domani pomeriggio".

E Barbara Rubin ce li portò, tutti vestiti di nero...

...e cominciarono a suonare.

Suonarono "Heroin". Noi siamo rimasti così...

Incredibile. Eravamo a bocca aperta.

La cosa incoraggiante e stimolante

di quando andavamo alla Factory era che tutto ruotava attorno al lavoro.

Quando entravo, lui era sempre davanti.

Mi chiedeva quante canzoni avevo scritto.

Se gli dicevo "Dieci", mi diceva che ero stato pigro.

Che potevo scriverne 15.

La gente andava e veniva.

Volti che venivano, che riconoscevi, volti che andavano via.

Erano tutti affari.

Io non so proprio

Dove sto andando

Ma io...

Proverò

A raggiungere il Regno Se ci riesco

Perché mi fa sentire un vero uomo

Quando infilo l'ago nella vena

E ti dico che le cose Non sono più le stesse

Quando mi godo la mia dose

E mi sento il figlio di Gesù

E mi sembra che non lo so

E mi sembra che non lo so

Andy è una divinità.

È un uomo fuori dal mondo.

Era come un padre che diceva sempre "Sì, sì, sì".

Era quella parte del suo carattere che attirava tutti alla Factory.

Si sentivano a casa.

È quando il sangue comincia a scorrere

Quando sale il collo della siringa

Quando mi sto avvicinando alla morte

E non potete aiutarmi Certo non voi, ragazzi

Né voi, ragazzine Con i vostri discorsetti

Io volevo stupirlo.

Era il pubblico. Volevo disperatamente un pubblico.

Va bene, ora... Non devi fare niente.

Continua quello che fai.

Fine.

Non c'era regia.

Warhol non emetteva un suono.

Era la sua presenza a farti muovere dopo un po'...

proprio perché non diceva niente.

Così eri spinta a fare qualcosa.

Eroina

Guarda dritto nella camera.

Cerca di non muoverti. Non sbattere le palpebre.

Era tutto molto statico.

E sto meglio che se fossi morto

Ringrazio Dio che non me ne frega niente

E mi sembra che non lo so

E mi sembra che non lo so

Eroina

Sii la mia morte

Stiamo sponsorizzando un nuovo gruppo, i Velvet Underground.

Poiché non credo più nella pittura,

penso sia un bel modo per combinare...

Abbiamo l'occasione di combinare musica, arte...

...e cinema insieme.

E poi stiamo ancora lavorando alla...

...discoteca più grande del mondo.

E praticamente a giugno, da poco tempo.

- È accesa? - Il presente mostra...

Stanno succedendo molte cose...

...negli affari.

C'è il Mondo in questa posizione

...e significa che arriverà il successo

...e tanta felicità.

E c'è la Ruota della fortuna che...

indica che ci sono altri obiettivi e...

anche amici cari, persone molto vicine.

Non c'è un disaccordo, in questo momento.

Non ci sono litigi, quel genere di situazioni.

È perché ora non lavoriamo.

Dimostra un...

La carriera, gli affari, il tuo lavoro, quel genere di cose...

C'è sempre anche molta competizione... sempre.

Ci sarà sempre grande competizione...

La maggior parte delle persone venivano alla Factory

perché c'era la telecamera accesa.

Pensavano di poter diventare famosi, di poter diventare star.

Ci sono prospettive e intuizioni interessanti.

Succederanno molte cose.

C'erano alcuni ideali di bellezza femminile

e se non eri all'altezza...

E chi mai poteva essere all'altezza?

È stata un'idea molto dannosa.

Non era un bel posto per le donne.

E se non eri in grado di andare oltre il fatto che ti apprezzavano

solo per la tua bellezza...

Beh, allora...

Un giorno, eravamo alla Factory e Gerard tornò dall'Europa.

Aveva con sé un 45 giri e con incisa una strana voce.

Aveva recitato ne La Dolce Vita.

Anita Ekberg era la star,

ma Nico era il volto furtivo del film che tutti avevano notato.

Per la sua bellezza malinconica.

E poi, alla fine, Nico venne a New York.

Paul iniziò a occuparsi della pubblicità di Nico.

Iniziò a convincere Andy che non bastava avere un gruppo rock and roll.

Perché Lou non è che fosse un adone eccetera.

E non aveva questa gran voce. "Ci voleva una bella ragazza".

Andy dovette quasi implorare Lou di farlo.

Eccola lì, di nuovo

So che all'inizio li faceva infuriare

il fatto che lei non prendesse una nota.

Credo sia stato John a capire che cosa si poteva fare con quella voce.

È stato un vero mistero.

Da che non sapeva fare niente,

all'improvviso sapeva fare tutto benissimo.

Devo impararlo!

All'improvviso ti rendi conto della pubblicità

e capisci l'idea di questa bionda, glaciale in mezzo al palco,

accanto a noi, tutti vestiti di nero.

Sarò il tuo specchio Rifletto quel che sei

Nel caso non lo sapessi

Le tre canzoni o quattro canzoni che cantava erano perfette per lei.

Se le cantava qualcun altro, non funzionavano.

Era molto misteriosa, con noi della band.

Noi non eravamo molto evoluti.

Non eravamo molto sofisticati, a parte John.

E lei cantava bene.

Non era lì semplicemente per mostrare la sua bellezza.

Ti prego, abbassa le mani

Perché ti vedo

Andy le aveva chiesto di cantare dentro una teca di plexiglass,

ma Nico non voleva.

Era una musicista seria, voleva cantare davvero.

Lo spettacolo della sua bellezza

credo fosse del tutto irrilevante per lei.

Così non avrai paura

Quando pensi che la notte Ti abbia visto nella mente

Forse perché era un'idea di Andy, no?

Lei era così lontana, così irraggiungibile...

Non credo volesse diventare famosissima.

Penso volesse solo fare bene il suo lavoro e, in effetti, era brava.

Quando non sei famoso, ti paragonano a chiunque.

Così la paragonavano a Marlene Dietrich o a Greta Garbo.

- Sarò il tuo specchio - Rifletto quel che sei

Ora paragonano gli altri a lei.

Ne ricavammo qualcosa di buono.

Conoscemmo Tom Wilson, che aveva prodotto Bob Dylan.

Stavamo andando avanti.

Potevamo fare un disco.

Norman Dolph arrivò e diede 1500 dollari a Andy, per fare il disco.

Wow.

Stavamo seguendo una strada.

Sto aspettando il mio uomo

Ventisei dollari nella mia mano

Fino a Lexington, 125

Mi sento malato e sporco Più morto che vivo

Andy è stato straordinario e io... sinceramente non saprei...

se sarebbe successo lo stesso, senza di lui.

Se avremmo firmato lo stesso...

senza la sua copertina. O senza la bellezza di Nico.

Ehi, ragazzo bianco Stai facendo il filo alle nostre donne?

Mi scusi, signore Non mi passa nemmeno per la testa

Abbiamo provato un anno per fare il "Banana album".

Andy produsse il nostro primo album

stando lì con noi, con la sua presenza, in studio.

Ma fece molto di più.

Ci permise di fare un album

senza che nessuno venisse a cambiare niente, perché c'era Andy Warhol.

Scarpe da portoricano E un gran cappello di paglia

Lui capiva benissimo ciò che eravamo,

ciò che riguardava il nostro lato creativo e come tirarlo fuori al meglio.

E ci sosteneva tantissimo.

Nico era innamorata di Lou. Andy era innamorato di Lou.

Ragazzi e ragazze, uomini e donne, si innamoravano tutti di lui.

Io dipingevo e disegnavo già. Volevo essere capito.

Cercavo un contesto.

Poi, un mio amico mi ha portato il loro disco, io avevo 15 anni.

...lo voleva scambiare, non gli piaceva.

E io gli ho dato in cambio un album dei Fugs.

Mi piaceva la cadenza della voce di Lou Reed.

"Scarpe da portoricano E un gran cappello di paglia".

E poi la nota tenuta da Cale sotto.

Capito? È andata così.

"Non vuoi questo disco? Lo prendo io".

Le prime parole che mi sono venute

penso che siano state "Loro mi capiranno".

Degli elementi della musica di Lou erano inevitabilmente giusti.

L'essenza dei suoi testi.

Bob Dylan aveva di certo portato un'intelligenza nuova nelle canzoni pop.

Ma Lou le aveva portate verso l'avanguardia,

con le radici in Baudelaire, Rimbaud...

Ma, all'epoca, non fu considerato importante.

Nessuna promozione.

Molte stazioni radio non passavano la nostra musica.

"Heroin" eccetera... non le volevano passare.

Ma anche la MGM non era...

Secondo me, avevano deciso che i Mothers of Invention

erano il cavallo vincente e non fecero niente per noi.

Come se ci avessero scritturati per toglierci dalla strada.

Fino a domani Ma quello è un altro momento

Sto aspettando il mio uomo

Rientro a casa

Siamo venuti qui tutti insieme.

Andy Warhol, il poeta Gerard Malanga.

Laggiù, se sposti la telecamera, Ed Sanders,

del gruppo che si chiama "The Fugs".

Peter Orlovsky, che è un poeta e canta anche mantra indiani.

Jonas Mekas, regista, che sta filmando adesso.

Solo nell'area di New York,

c'erano, tipo... 30, 40 diversi artisti

e tutti facevano cose non limitate alla propria disciplina,

ma ne includevano altre.

Così abbiamo organizzato questo primo festival,

per sondare cosa stava succedendo nelle arti "estese" e nel cinema "esteso".

Questo accadeva a novembre, dicembre del '65.

Nel 1966 ho affittato un teatro sulla 41esima,

a Times Square, e abbiamo proseguito lì.

Proiettammo la prima di "Chelsea girls" e altri film di Warhol.

La giovane Mary disse a zio Dave

"Ho venduto l'anima, mi dovete salvare"

Decidemmo di fare un'opera multimediale che durava qualche settimana.

Era il "Andy Warhol's Up-Tight".

C'erano i Velvet Underground, Gerard Malanga

e Mary Woronov che ballavano eccetera.

Corri, corri, corri, corri, corri

Morte da zingaro a te

Per prepararci abbiamo...

filmato i Velvet Underground e Nico alla Factory.

Poi, mentre si esibivano dal vivo

sul palco al Cinémathèque, proiettavamo i video su di loro.

Voleva vendersi l’anima Non era fatta

Non sapeva Cosa avrebbe potuto comprare

Chissà perché, il Dom Polski a Saint Mark's Place

nell'East Village diventò disponibile

e noi lo prendemmo in gestione per un mese.

Il "Andy Warhol's Up-Tight" diventò il "Exploding Plastic Inevitable".

Una volta, era il ritrovo nazionale dei polacchi...

Ora è il Dom, il centro della vita notturna dell'East Village.

Musica di Nico e dei Velvet Underground.

Nel "Exploding Plastic Inevitable",

di Andy Warhol, artista della pop art, la protagonista era la ragazza dell'anno.

Il suo stile vocale è insolito.

Andy ha un gruppo di musicisti rock che si chiamano "Velvet Underground".

Per lui una discoteca è prendere una sala da ballo,

farci suonare i suoi musicisti,

proiettare diversi film contemporaneamente.

Accendere luci colorate su chi balla o guarda i film.

Wow!

Io ero il chitarrista di Nico quando si esibiva al Dom.

Aprivo i suoi concerti.

Non avevo fatto un disco. Non ero un'attrazione, io.

Aprivo e basta.

In realtà non veniva nessuno, finché non arrivava Andy.

Era lui, l'attrazione.

In galleria, Andy posizionava i proiettori

e c'erano gel colorati e luci stroboscopiche.

Nessuno sapeva usare quelle luci,

quindi le manovrava il pubblico.

Non facevamo soldi anche perché

rompevano sempre tutto o cadevano dalla galleria.

e la tecnica di Andy era tipo...

"Chi sa usare le luci? Scusa, tu sai come funzionano?"

La gente guardava i suoi film,

ma non ci riusciva, perché erano senza trama.

Era una cosa strana: non sapevi più se erano realtà o finzione.

Non lo sapevamo. Erano ipnotici.

Al primo piano, si sviluppava tutta una scena.

Veniva gente come Walter Cronkite e Jackie Kennedy,

e molte altre personalità. Venivano per vedere Andy

e per i suoi contatti con i collezionisti d'arte di Central Park West.

Veniva a ballare gente incredibile.

Venne Nureyev, a ballare.

Veniva a ballare tutto il New York City Ballett.

Non credo si siano formati

per essere un evento spettacolare, sul palco.

Si sono formati perché, erano fantastici, musicalmente.

E grazie alle canzoni di Lou.

Barbara Rubin, che li aveva scoperti per validi motivi,

era quella che gli proiettava addosso quei cazzo di pois intermittenti,

quando suonavano. Come se non bastassero loro, da vedere.

Chiedevo a Lou perché gli facevano quella cosa.

Lui alzava le spalle e diceva

che Andy voleva fare così e che per lui era la sua famiglia.

Dopo circa tre settimane, partimmo per il tour.

Abbiamo suonato molte volte in una specie di mostra.

Invitavano Andy e penso che fossimo noi la sua opera d'arte da esporre.

Erano tantissimi, gente ricca

...ma anche artisti, eccetera.

Non volevano sentire la musica, tanto meno la nostra.

Avevo già visto l'Exploding Plastic Inevitable

con i Velvet Underground a New York, al Dom.

Quando ho sentito che venivano,

a Provincetown, dove vivevo...

Era al Chrysler Museum. Come una mostra d'arte.

C'era poca gente. In città non avevano capito.

Mi sembrava strano. Ceravo di capire da dove sbucassero

così anti-hippie, in quel periodo.

So che tra quelle persone c'erano molti fan

...ma ridevamo chiedendoci quanti erano andati via.

Circa la metà. Beh, siamo andati bene, stasera.

Non era solo rumore...

...era il genere di musica che puoi sentire

quando fuori c'è un temporale.

Allora Paul ci ingaggiò per la West Coast.

Lunedì, lunedì

Perfetto per me

A livello musicale, la West Coast

era una forza organizzata che cercava di dominare nella scena pop.

Dovevamo noleggiare un'auto dall'aeroporto

...accendo la radio e sento "Monday, Monday".

Ho detto che beh, non sapevo se...

...se eravamo pronti a fare cose così.

Andammo a Los Angeles,

e la prima volta che ci rendemmo conto di essere diversi

fu quando arrivammo al Tropicana Motel.

Tutti vestiti di nero, dalla testa ai piedi,

seduti intorno alla piscina.

Saremo sembrati stupidi.

A parte Gerard: Gerard era sul retro a scoparsi qualcuno.

Domenica mattina

Fa entrare l'alba

È solo un'inquietudine Al mio fianco

Non eravamo mai stati nella West Coast,

e la cosa che ci colpì molto fu che erano tutti in forma.

E per loro uno "spettacolo di luci" era proiettare un Buddha sul muro.

Quando arrivammo in California, andammo al Trip e c'era un palco.

Cosa ci mettiamo sul palco? Io e Gerard.

Facevamo questa performance perché più persone vedessero i Velvet.

Hai sempre qualcuno intorno

Che chiamerà

Non è niente

Infilarono Frank Zappa in locandina,

e i Mothers of Invention. Noi li detestavamo.

Pensavamo che fossero l'essenza della West Coast.

Erano hippie. Noi odiavamo gli hippie.

"Il potere dei fiori", no? "Bruciamo i reggiseni"...

Cioè, devi essere fuori di testa.

Quella stronzata del "pace e amore", la odiavamo. Siamo seri.

E l'amore libero e...

"Sono tutti splendidi e li amo, non sono fantastica?".

Tutti vogliono la pace nel mondo e non prendersi una pallottola in testa,

ma non cambi la mentalità di uno che vuole spararti

solo regalandogli un fiore.

Avrebbero dovuto...

aiutare i senzatetto o...fare qualcosa.

Dovevano fare qualcosa, oltre a girare con i fiori nei capelli.

Era come se si cercasse di non pensare all'importanza del pericolo

e, se non sei in quel mondo,

non riconosci il pericolo né gli dai il giusto peso.

La razza umana era distrutta...

...e la società voleva approfittarsene.

Ma non è che ti deprimi e crolli per questo.

Diventi forte.

E diventi contrario a molte cose che invece gli altri accettano.

Quindi non sei...

È una specie di... è dove si trova l'artista,

perché non è con la società.

È diverso.

È quasi impossibile descrivere la sensazione di essere in una rock dance,

e forse è per questo che molti giovani si riversano qui ogni week end

per vedere che fanno Bill Graham e il Filmore West.

La gente di solito è simpatica. C'è joie.

C'è un certo ésprit che non esiste in altre città,

tipo New York, Chicago, Detroit,

dove tutto è abbastanza severo, duro.

Ragazzi, ci odiava.

Prima che salissimo sul palco,

lui stava lì e diceva "Spero che facciate cagare".

Ma perché ci hai fatti venire qui?

Credo fosse molto invidioso e scocciato,

perché aveva detto di avere il primato della multimedialità,

ma era ridicolo in confronto a quello che aveva fatto Andy. Davvero.

E ci recensirono.

"Dovrebbero essere sepolti, i Velvet Underground,

"sepolti in profondità".

Lo disse, come si chiamava quella... Cher.

Così tornammo a New York ed eravamo pronti a tornare al Dom.

Ma...no, non potevamo tornarci. "Perché?".

Aveva ceduto la gestione ad Al Grossman,

che era il manager di Dylan. E lui l'aveva ribattezzato "The Ballon Farm".

E noi eravamo fuori.

Poi, è uscito il secondo album e si vedevano

gli effetti dei viaggi e dei tour.

E l'aggressività. Rivelava proprio che...

L'aggressività rifletteva proprio quel che succedeva nella band.

Stava diventando sempre più difficile

lavorare insieme.

So che lei è andata da un po'

Ma non è lo stesso

Quando mi sono svegliato Questa mattina, mamma

Ho sentito che mi chiamava

So che lei se n'è andata da un po'

Forse è l'album più veloce che abbiamo fatto. Ci davamo dentro.

Il tecnico se ne andò.

Un altro disse che non era obbligato a stare lì.

"Metto a registrare e vado via. Quando avete finito me lo dite".

Luce bianca che mi confonde la mente

E non sai che mi accecherà

Calore bianco mi fa il solletico fino a piedi

Abbi pietà, luce bianca Perché io ne ho, Dio lo sa

Tutte le canzoni che erano nel secondo album...

erano tutte improvvisate e aggressive.

Insomma, erano anfetamine dirette.

Non c'era dialogo tra noi.

Ognuno cercava di alzare il proprio volume.

E così eravamo sempre più rumorosi, sempre di più.

"Beh, chi è che fa più rumore, ora?". Cose da ragazzini.

Se non improvvisavamo, ci infastidivamo a vicenda.

Come si è visto, alla fine ci davamo fastidio a vicenda.

Ma l'improvvisazione aiutava

quando hai la frenesia di suonare una canzone ininterrottamente.

La nostra collaborazione stava finendo.

La luce bianca è entrata in me Passando dal cervello

La luce bianca mi farà impazzire

Calore bianco mi fa il solletico fino ai piedi

Luce bianca, adesso chi lo sa

Noi non volevamo diventare i "Velvet Underground e Nico".

Noi pensavamo che fosse solo una cosa provvisoria.

Ecco la stanza 546

Abbastanza da farti schifo

Brigid è fasciata nell'alluminio

Ti chiedi se

Nico ha fatto tutto quello che le abbiamo chiesto,

ma penso che nel profondo del cuore

era molto più attratta da qualcos'altro.

Stava sempre seduta a scrivere canzoni e poesie.

Qualcosa la faceva allontanare dal lavoro di gruppo.

Era una girovaga.

Aveva vagato in quella situazione e poi, serenamente, se ne era andata.

Magico segnafila

Ti chiedi solo

Quanto volino in alto

Eccoli che arrivano, ora

E poi... dopo tutto questo,

Lou impazzì, all'improvviso.

Così licenziò Andy...

...e Andy gli diede del verme.

Il tutto avvenne a porte chiuse.

Non sapevo che Lou avesse cacciato Andy.

Pensavano tutti che Andy Warhol fosse la prima chitarra

e questo complicò tutto, quando lasciammo il nostro grande pastore.

ANDY WARHOL RISCHIA LA VITA

Questa si intitola "Sister Ray".

Parla di due regine.

Una si chiama Duck e l'altra Sally.

Duck e Sally dentro

Sono in astinenza

Fissano la signora Viscosa

Impegnata a leccare il buco dell’altra

Io mi sto cercando la vena

Non posso bucare da altre parti

Professori di Harvard, modelle di New York,

veri e propri giovani delinquenti,

bande di motociclisti...

...nerd, come me.

Fan dei Grateful Dead. Molti erano fan di entrambi i gruppi.

Iniziammo a capire di avere un seguito.

E, naturalmente, era una bella cosa.

Soprattutto a Boston, perché suonavamo spesso là.

Li ho visti suonare 60, 70 volte.

Mi sentivo emotivamente libero, ascoltando la loro musica, perché...

...avevo capito che era unica.

Entravano in un certo sound una volta e poi mai più.

Era incredibile.

Oh, fallo, sì, come ha detto

Sì, come ha detto Sister Ray

Quindi non era solo nuovo, ma era completamente diverso.

Aveva un tempo rallentato, mezzo tempo lento che non era rock and roll.

Erano melodie molto strane.

Se li sentivi suonare,

c'erano delle sfumature inspiegabili.

Sentivi con... cioè...

Sentivi un suono e poi uno distorto sopra.

Una cosa... e poi sentivi il basso.

Ma c'erano altri suoni in sala.

Li riuscivi a sentire tutti, e ti chiedevi...

Quello da dove viene?

Ecco come suonava quella band.

Un esempio tipico è la versione estesa di "Sister Ray",

e i cinque secondi successivi.

I cinque secondi dopo rivelano molto su cosa volesse dire vederli.

Quindi, all'improvviso c'erano...

...le parti della tastiera.

E poi c'era... erano tutte cose diverse... la batteria.

Poi all'improvviso...

E si fermava di colpo, allora il pubblico...

...rimaneva in silenzio, muto, per...

Cinque secondi. E poi... partiva l'applauso.

Loro, i Velvet Underground, li avevano ipnotizzati di nuovo.

Ero lì, al Boston Tea Party,

con i Velvet Underground sul palco.

Sistemano gli amplificatori. Accordano gli strumenti.

Ho fatto delle domande.

Tipo: "Come fate a usare solo il distorsore in quel passaggio?".

"Perché? E quel suono?".

E mi ha risposto che quel suono rappresentava tante cose.

E Sterling Morrison è stato il mio insegnante di chitarra.

Mi ha fatto sentire libero e meno legato all'andare a scuola.

Meno legato alle convenzioni che c'erano in tutta la musica.

Mi ha aiutato a capire come fare la mia musica.

Erano così. Erano generosi.

Di sicuro lo sono stati con me. Una volta mi hanno fatto aprire un concerto.

Quindi, quando ci furono tensioni all'interno del gruppo,

io potevo stare lì, tra loro.

Sapevano che non avrei detto niente.

Ma sì, si avvertiva una certa tensione.

Ma rimasi sconvolto quando arrivò a un punto tale

che John Cale lasciò la band.

Spesso loro tre facevano scintille.

Infatti era raro che facessimo le prove, era troppo stressante.

Magari litigavano anche sulla musica.

Oppure Lou faceva era troppo scontroso

e si sentiva responsabile e diceva agli altri cosa dovevano fare.

E succedeva sempre.

Lou voleva primeggiare, sempre.

Non sapevo mai come accontentarlo.

Cioè, qualsiasi cosa facessi non...

Se provavi a essere gentile, lui ti odiava anche di più. Era...

Se cercavo di suggerirgli qualcosa, lui ignorava i consigli.

Era una persona tormentata.

Devo dire che John Cale rischiava di esplodere.

Lou sapeva rendere molto sgradevole la sua presenza,

quando non stava bene.

Era cupo.

Avevamo capito una cosa: dov'eravamo, dov'era tutto il resto

e quanto disdegnavamo tutto il resto.

Sai, alla fine, purtroppo...

...lui ci è entrato dentro.

Credo sia arrivato un punto in cui abbiamo detto: "Al diavolo.

"Se ci comportiamo così, non risolviamo un bel niente.

"E non c'è nessuno che possa aiutarci a risolvere niente".

Non abbiamo mai permesso a nessuno di dirci cosa fare.

Se non fosse stato per tutta la droga che girava, qualcosa avremmo fatto.

Era arrivato il momento di ritirarsi un attimo.

Perché non c'era più fiducia.

Forse Lou era invidioso.

Secondo me era una cosa così.

Lou diede un ultimatum: o se ne andava lui, o se ne andava John.

Chiamò Sterling e me, ci incontrammo in un bar, mi sembra,

e ce lo disse.

Non riusciva più a lavorare con John.

O stavamo con lui o ce ne andavamo con John.

Sterling mi venne a trovare, era appena stato da Lou.

E io: "Sì, dobbiamo cominciare a provare.

"Siamo a Cleveland, questo week end".

E lui mi disse: "Beh, no". "Noi ci andiamo, sì. Tu no".

E io: "Ma che cosa dici?".

"Beh, Lou mi ha mandato a dirti che...

"...ci ha detto, a noi, se ci va John, io non ci vado".

E niente.

Era di nuovo quel momento in cui...

l'istante in cui ti chiedi che cosa succede, dopo.

Ho pensato che era meglio se mi mettevo a comporre.

Per me è stato devastante perché, a quel punto,

il gruppo mi aveva aiutato a capire la vita.

I suoni che creavano mi avevano aiutato a inventarmi un mondo immaginario.

Quelle tonalità erano come colori...

...e io mi sentivo come se fossi stato davanti a Michelangelo.

Lou voleva proprio tanto, tanto riuscire ad avere successo.

Cioè, il successo vero.

Forse voleva fare musica meno d'avanguardia, o come si chiama.

Una cosa più normale.

Pronti? Si registra.

Doug Yule arrivò, se mi ricordo bene,

imparando coraggiosamente e velocemente molte canzoni.

Lui, di per sé, era un musicista molto preciso e preparato.

E aveva un suo senso armonico, che apportò qualcosa di diverso.

Per me la differenza era profonda.

Eravamo ancora una bella band

e Doug portò indubbiamente il suo contributo

ma nessuno poteva sostituire Cale.

Buonasera.

Noi siamo i vostri Velvet Underground.

Sono felice di essere qui.

Grazie.

Siamo molto felici che siate riusciti a trovare un po' di tempo

per venire a divertirvi con il rock and roll.

Suonavano molto tranquilli.

Avevano iniziato a suonare con calma.

A volte sono molto felice

A volte sono molto triste

A volte sono molto felice

Ma più che altro mi fai arrabbiare

Tesoro, tu mi fai proprio arrabbiare

Mi soffermo

Sui tuoi occhi azzurro chiaro

Mi soffermo

Sui tuoi occhi azzurro chiaro

C'era una certa teoria dietro, ed era quella dello spazio.

Tutte le canzoni erano molto "spaziose".

Non mettevamo niente dentro, levavamo...

al contrario di come lavorano gli altri.

Noi non aggiungiamo mai strumenti, non chiamiamo altri musicisti in studio.

In pratica non facciamo niente che non possiamo replicare su un palco.

Il terzo album, quello grigio... suonavamo a Los Angeles

...e Steve dice che cambiamo programma.

Dovevamo stare una settimana in più per fare un album".

Candy dice

Sono arrivata al punto Che odio il mio corpo

E tutto quello che chiede

"Candy Says" ha il suo grado di tensione.

Parla di una persona che dice che odia il suo corpo

e quel che comporta in questo mondo.

E tutto con sotto una musichetta carina.

E cominci a riflettere su quel che dice.

E tutto il resto del terzo album parla di questo.

Oltre la mia spalla

Cosa pensi di vedere?

Non sapevo che l'avrei cantata io, finché non arrivammo alla voce.

Lou l'aveva cantata, poi mi aveva detto di provare.

Perché era bello non dover cantare sempre, anzi, potersi rilassare e...

...suonare la chitarra e non dover cantare sempre.

Questa è una canzone che, all'inizio, pensavo...

di interpretare io, sotto il riflettore, con un abito di lamé dorato.

Ma poi ho pensato che io non sapevo...

...se erano pronti ad accettarlo.

Abbiamo tirato fuori la cara Maureen.

Lei sarebbe stata sicuramente più credibile di me.

Questa è l'ultima canzone.

Si intitola "After hours".

Se chiudi la porta

La notte potrebbe durare per sempre

E la luce del sole rimarrebbe fuori

E saluteremmo il mai

Ero spaventata a morte.

Non avevo mai cantato niente

E pensavo "No, non ce la posso fare".

Infatti dovemmo far uscire Sterling

perché mi prendeva in giro.

Dissi a Lou "Non voglio cantarla dal vivo, a meno che non la richieda qualcuno".

Speravo che nessuno l'avrebbe mai chiesta.

E invece, due sere dopo, eravamo in Texas

e qualcuno la richiese. Sono riuscita a cantarla.

Quando suonarono al Tea Party di Boston e Maureen si mise a cantare

quelli che non conoscevano la band e non erano dei fan,

dei mezzi delinquenti, si chiedevano chi fossero.

Non facevano gli assoli alla Jimmy Page, che schifo!

All'improvviso, quando Maureen Tucker si è messa a cantare,

era sul palco e ha cominciato a cantare

"Se chiudi la porta"...

...ha incantato tutti.

Jenny disse Che quando aveva appena cinque anni

Non succedeva mai niente

Ogni volta che accende la radio

Non succedeva mai niente

Niente di niente

Una bella mattina Mette una radio di New York

Sai, non credeva Non credeva a quel che sentiva

Cominciò a muoversi Al ritmo di quella bella musica

Sai, il rock and roll Le ha salvato la vita

Nonostante le mutilazioni

Sai che basta uscire E ballare ascoltando una radio rock

Andava alla grande

Sì, andava alla grande

Come disse Jenny, Quando aveva cinque anni

Ehi, sai Non succede niente di niente

Potevo fare solo una cosa, ed era rifiutarmi di suonare "Loaded"

finché Maureen non fosse tornata a suonare.

"Loaded" venne registrato, mi sembra, nell'aprile del '70.

Ero incinta, ero troppo grossa per stare alla batteria,

non riuscivo a suonare.

Mi dispiaceva, perché c'erano tante canzoni

in cui servivo proprio io.

C'era una bella differenza.

Maureen non c'era e... Sterling era...

...non era più venuto. Le chitarre le ho suonate quasi tutte io.

Dev'essere stato pesante

per lui, stare in cabina di regia per ore,

a sentirci litigare per qualche piccolezza.

Sapevo che stavano facendo dei dischi, lo sapevo. Non ho mai conosciuto Doug.

Io non...

Ma, ad ogni modo, ormai non mi riguardava più.

Lou l'aveva chiarito benissimo.

All'inizio erano unici.

Ogni membro contribuiva allo stesso modo.

Adesso invece erano diventati una rock band normale,

e avevano un "capo" assolutamente geniale e creativo.

Lou aveva centinaia di canzoni pop.

E iniziò a trovare il suo stile vocale.

Il pop era penetrato nella cultura.

E questo, grazie a Lou Reed.

Un'idea che proveniva da Long Island...

per fondere quella struttura cristallina. Era questo che aveva in mente.

In piedi in un angolo

Con una valigia in mano

Jack nel suo corsetto Jane il suo gilet

E io suono in un gruppo Che fa rock and roll

A bordo di una Stutz Bearcat, Jim

Erano altri tempi sai

I poeti studiavano la metrica dei versi

E le signore Alzavano gli occhi al cielo

Dolce Jane

Dolce Jane

Dolce Jane

Credo sia fantastico poter suonare davanti a loro.

Sapete, mi entusiasma tantissimo sapere che si emozionano.

Non abbiamo niente da dimostrare non abbiamo un tornaconto,

non dobbiamo dire niente a nessuno.

E quando Quando tornano a casa dal lavoro

Lui sapeva di avere talento.

Sapeva di essere un grande chitarrista e un grande cantautore.

Non andavamo da nessuna parte, rispetto a quello che lui aveva sperato.

E, porca miseria... Quando sarebbe successo?

Ma chiunque abbia mai avuto un cuore

Oh, non si girerebbe Per spezzarlo

E chiunque abbia mai avuto un ruolo

Oh, non si girerebbe Per odiarlo

Dolce Jane

E poi c'è stato lo spettacolo al Max.

Lou era a un punto morto.

Arriva l'oceano

E le onde, si infrangono sulla riva

A pensare che, cinque anni dopo,

suonavamo sopra, da Max, con una band ridotta ai minimi termini...

Lou ringhiava e basta, ce la faceva a malapena.

Non ci divertivamo per niente.

Potrebbe farmi impazzire

Avevo deciso di tornare ai miei studi.

Di allontanarmi da quella situazione.

Credo che non volesse dircelo.

Non era scappato, ma ce lo disse quando eravamo all'aeroporto.

Alla fine disse che non veniva.

E mi disse che ce l'aveva detto così

perché non voleva che lo dissuadessero.

Moe avrebbe pianto. No.

Moe disse che era come se lui l'avesse pugnalata al cuore.

...della terra

Che è stata in riva al mare

Io ero andato a vederli al Max. Il concerto era finito

e Lou stava camminando verso l'uscita.

Lo chiamai, ma lui tirò dritto velocemente.

E poi qualcuno mi disse che aveva lasciato la band.

Se n'era andato. Basta. Era finita.

Ecco, arriva l'oceano con le sue onde

Sul bagnasciuga

Arriva l'oceano

E le onde...

Dopo aver lasciato la band, tornò a vivere dai suoi

per un anno e mezzo, più o meno.

Credo cercasse di rimettere insieme i pezzi, di tornare in sé.

C'era stato un problema serio con il management.

Me n'ero andato per riprendermi.

Quando andavo a scuola, mia madre mi diceva

di imparare a scrivere a macchina, così almeno avrei avuto un piano B.

Sono un figlio pigro Non concludo mai niente

Fatto soprattutto d'acqua

Ed ecco

Arrivano le onde

Sul bagnasciuga

Erano stati così clamorosi e brillanti

che non c'era spazio per contenere quella quantità enorme di luce emanata.

Serve la fisica per descrivere quella band nel suo momento d'oro.

Avevano interiorizzato il caos.

Ecco, arrivano le onde

Pronto? Sì.

È Barbara.

Ehi, è successo qualcosa?

Ottimo.

Oh, non dire stupidaggini. Portaci qualcosa qui al volo.

Ti chiamo dopo.

Ti piace come vengono i colori?

Sono stranissimi.

Sono delle foto o dei...

- No, sono quadri. - Sono belli.

Ma ce n'è uno dei Velvet Underground.

Non è stupendo?

Sì che è stupendo.

Chi è questa persona?

- È Sterling. - Sterling.

Oh, me l'ero perso.

Vedi ancora qualcuno?

Sì, ho visto Maureen, la settimana scorsa.

Fa la programmatrice di computer, ora.

- Lavora in una fabbrica. - Cosa...

- In tanti sensi. - Cioè?

All'IBM. Ha avuto un figlio.

E sei in contatto con John? John Cale?

Sì. L'ho sentito l'altro giorno.

Che cosa... Ovviamente, compone ancora, ma...

Sì, lavora per la Island Records e...

Con la Island? Non avevo capito.

Era con la Warner Brothers, ora è con la Island.

IL 22 FEBBRAIO 1987...

Ci è voluto un po', per arrivarci

ANDY WARHOL MUORE PER COMPLICAZIONI POST-OPERATORIE A 58 ANNI.

IL 18 GIUGNO 1988, NICO MUORE PER UN'EMORRAGIA CEREBRALE.

AVEVA 49 ANNI.

IL 30 AGOSTO 1995, STERLING MORRISON MUORE PER UN LINFOMA NON HODGKIN.

AVEVA 53 ANNI.

IL 27 OTTOBRE 2013, LOU REED MUORE PER UNA MALATTIA EPATICA.

AVEVA 71 ANNI.

Quando infilo l'ago nella vena

E ti dico che le cose Non sono più le stesse

Quando mi godo la mia dose

Mi sento come il figlio di Gesù

E mi sembra che non lo so

E mi sembra che non lo so

Io...

Non so...

Ho deciso un paio di cose

Ma io

So che io

Cercherò di annientare la mia vita

È quando il sangue comincia a scorrere

Quando sale il collo della siringa

Quando mi sto avvicinando alla morte

E non potete aiutarmi

Certo non voi, ragazzi Né voi, ragazzine

Con i vostri discorsetti

Andate a farvi una passeggiata

E mi sembra che non lo so

E mi sembra che non lo so

LOU REED, CANTAUTORE E MUSICISTA. 22 ALBUM IN STUDIO, 9 LIVE DA SOLISTA.

JOHN CALE, 16 ALBUM IN STUDIO PIÙ DI 75 IN TOTALE. SUONA ANCORA IN PUBBLICO.

STERLING MORRISON, MUSICISTA, DOCENTE UNIVERSITARIO DI STORIA MEDIEVALE.

MAUREEN TUCKER, CANTAUTRICE E MUSICISTA. 4 ALBUM DA SOLISTA. VIVE IN GEORGIA.

NICO, CANTAUTRICE E MUSICISTA. 6 ALBUM DA SOLISTA.

DOUG YULE, MUSICISTA. UN ALBUM DA SOLISTA, VIVE A SEATTLE.

MERRILL REED-WEINER, SORELLA DI LOU REED E PSICOTERAPEUTA VIVE A LONG ISLAND.

ALLAN HYMAN, AMICO E COMPAGNO DI SCUOLA DI LOU REED. VIVE A LONG ISLAND.

HENRY FLYNT, COMPOSITORE, MUSICISTA, FILOSOFO E SCRITTORE VIVE A NEW YORK.

LA MONTE YOUNG, COMPOSITORE, FONDATORE DEI DREAM SYNDICATE.

MARIAN ZAZEELA, ARTISTA, MUSICISTA, MEMBRO DEL DREAM SYNDICATE.

RICHARD MISHKIN, COMPAGNO DI COLLEGE E DI BAND DI LOU REED, VIVE A NEW YORK.

SHELLEY CORWIN, ARTISTA, FIDANZATA DI LOU REED AL COLLEGE.

DANNY FIELDS, MUSIC MANAGER E UFFICIO STAMPA.

AMY TAUBIN, CRITICA CINEMATOGRAFICA E ATTRICE, FREQUENTAVA LA FACTORY.

TERRY PHILIPS, MUSICISTA E DIRIGENTE DELLA PICKWICK RECORDS.

MARTHA MORRISON, MOGLIE DI STERLING. LAVORAVA AL VASSAR COLLEGE.

MARY WORONOV, WARHOL SUPERSTAR, ATTRICE E AUTRICE, VIVE A LOS ANGELES.

JACKSON BROWN, COMPOSITORE, MUSICISTA E AMBIENTALISTA.

JONATHAN RICHMAN, CANTAUTORE E MUSICISTA FONDATORE DEI MODERN LOVERS.

JOHN WATERS, REGISTA, AUTORE, ATTORE E ARTISTA.

JOSEPH FREEMAN, GIOVANE ASSISTENTE DI WARHOL ALLA FACTORY.

DELMORE SCHWARTZ, SCRITTORE E POETA, PROFESSORE ALLA SYRACUSE.

TONY CONRAD REGISTA SPERIMENTALE, MUSICISTA E MEMBRO DEI PRIMITIVES.

BILLY NAME (BILLY LINICH), COLLABORATORE DI WARHOL E FOTOGRAFO.

DAVID BOWIE, CANTAUTORE MUSICISTA, PRODUTTORE DI TRANSFORMER DI LOU REED.

IN MEMORIA DI JONAS MEKAS, REGISTA, ARTISTA

E FONDATORE DELL' ANTHOLOGY FILM ARCHIVES,

CHE DEDICÒ TUTTA LA VITA AL CINEMA D'AVANGUARDIA.

E quale abito indosserà Mai la povera fanciulla

A tutte le feste di domani?

Un vestito di seconda mano Preso chissà dove

A tutte le feste di domani

E dove andrà E cosa farà

Allo scoccare della mezzanotte?

Si trasformerà ancora una volta Nel pagliaccio della domenica

E piangerà dietro la porta

E quale vestito indosserà mai La povera fanciulla

A tutte le feste di domani?

Perché le sete e i lini Dei vestiti di ieri

A tutte le feste di domani?

E che se ne farà di tutti gli stracci Del giovedì

Quando arriverà il lunedì?

Si trasformerà ancora una volta Nel pagliaccio della domenica

E piangerà dietro la porta

E quale vestito indosserà mai La povera fanciulla

A tutte le feste di domani?

Perché la ragazzina del giovedì È il pagliaccio della domenica

Per il quale nessuno piangerà

Un sudario annerito Un vestito di seconda mano

Di stracci e seta, un costume

Adatto a quelli che siedono a piangono

Per tutte le feste di domani

Sottotitoli: Valentina Stagnaro

DUBBING BROTHERS

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