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"Finissimo, Performa, Love, Jeans, Pure sensation,
Stimolante, Classic, Extra large, Extra strong,
Tropical, Tropical color,
Invisible, Pleasure max e No latex."
Dobbiamo scegliere.
Opterei per "Tropical, verde mela o rosso fragola".
- Io colorati non li capisco. - Che c'è da capire?
- Mi spiegate il senso? - È marketing.
Al limite trasparenti, comunque no.
Certo. Continuiamo aggrappati alle nostre certezze piccolo-borghesi.
Sia mai che azzardiamo uno slancio vitale.
Dove stavi? Due ore hai dormito.
- Che ti sei preso? - Xanax, benzodiazepine e diazepam.
- Tutta roba con molte X e Z. - Comunque, andrei sul classico.
Grandezza media, lubrificato, trasparente.
Lasciamo perdere.
- Al primo appuntamento non è elegante. - Ma cosa?
Andare con i preservativi in tasca.
- Non ci perquisisce. - Mi piacerebbe essere perquisito.
Perquisire, se fatto con arte, è una carezza.
No, davvero, ragazzi, che figura è?
Se arriviamo al dunque, facciamo la figura dei ragazzini?
Stiamo nel lettuccio abbracciati come piace a te?
- Perché no? - Prendiamoli tutti questi preservativi!
Andiamo, su, la vita è un continuum di occasioni.
Perché non prenderne uno di ognuno e non incontrare altri noi stessi?
Non mi piace quando diventi fluido, diffuso e multi-gender.
- Aggiungi "poliamoroso". - Hai paura, eh?
Di uscire dai binari consueti.
Dai, basta, scegliamo che è tardi. Rileggi un attimo.
Allora...
[Professore] "Finissimo, Performa, Love, Jeans,
Pure sensation, Stimolante, Classic, Extra large,
Extra strong, Tropical, Tropical color,
Invisible, Pleasure max, No latex." A voi la scelta.
- [Eros] Insisto sul Tropical. - [Romeo] Io mi dissocio.
[Eros] Mettiamo 'sti soldi.
[vociare indistinto]
[Professore] Ci perdiamo il derby.
[Romeo] Domani è domenica. Centro commerciale?
Cerchiamo la gioia nella tristezza altrui.
Non andiamo per il kebab?
[Romeo] A me fa strano andare a cena a casa sua.
[Professore] Anche io avrei preferito cenare fuori.
[Eros] Meglio così!
Niente storie per pagare, imbarazzi per salire. Siamo già lì comodi.
- L'amore non deve essere comodo. - Ma manco scomodo, bro.
♪ Ain't no sunshine when she's gone ♪
♪ Bum, bum, bum ♪
♪ It's not warm when she's away ♪
♪ Bum, bum, bum ♪
[in coro] ♪ Ain't no sunshine when she's gone ♪
♪ She's always gone too long... ♪
[in coro] ♪ Anytime she goes away ♪
♪ Bum, bum, bum ♪
[fischietta "Ain't no sunshine"]
"Cerilli", "De Luca". Non mi ricordo, ho un vuoto.
L'ultimo piano sarà interno 10 o 11.
O Sala o Coccumella.
- Vado via, se è Coccumella. - Proviamo Sala.
- Sì? - Piero.
Scala destra, ultimo piano.
È puntuale questo, oh.
- No, ragazze, è troppo buio. - Sì, fa un po' localetto after hour, no?
A me piace. Scontorna i ruoli, confonde le identità.
Spazza via le ombre.
Tutti ci somigliamo al buio.
- Hai ricominciato a fumare? - Mai smesso.
Accendiamo il lampadario?
- [Trilli] No, così è troppo! - [Alfa] Faretti.
[Trilli] La luce dall'alto? Sei pazza? Mortifica l'incarnato!
Dovrebbe essere lì.
Sono a disagio.
Forse è un codice Morse.
- Candele. - Certo!
Sì! L'invito a casa, le candele, leviamoci pure le mutande!
- Infatti non le abbiamo messe. - Veramente?
Scherzo, borghesucce.
- Insisto per le candele. - Scordatelo.
[Giulietta] La scelta minigonna e stivaletto mi sembra equivoca.
- Noi siamo equivoche. - Tu sei equivoca.
- Sale. - I cambi all'ultimo sono una cazzata.
[Trilli] Io metterei questo.
Perché dovremmo assecondare i suoi desideri?
È un maxi maglione!
[Alfa] Corto e ancora più equivoco.
Le femmine animali fanno di tutto per attirare i maschi.
Appunto, nel mondo animale.
Concedetemi la maglietta del Che.
Rossa qualunque, ma rivoluzionaria.
[insieme] No.
- È aperta? - Intrigante.
- Entriamo. - [Eros] Aspetta, aspetta, aspetta.
[Eros] Margherite, che malinconia.
- Perché mi mortificate? - [Eros] Abbassa le mani.
Fermi! Un pensiero sbagliato, se esce, può rovinare la serata.
Ripetiamo tutti insieme.
[insieme] Pensiero sbagliato rovina serata.
Quando esce, è troppo tardi.
[insieme] Quando esce, è troppo tardi.
- Alé. - Alé.
- Ehi? - Ciao! Entra, arrivo subito!
[Eros] "Ehi". Ma come ci è uscito "ehi"?
Colpo
[sottovoce] Ahi!
"Ehi" e "ahi". Bell'inizio, complimenti a tutti.
- Tutto bene? - Sì, sì!
- [Alfa] Sembra nervoso. - [Trilli] Sì.
Sta sbattendo da tutte le parti, pare un calabrone.
È buio.
E allora dillo!
Mi raccomando, brillanti.
- Inclusive. - Calme.
Accoglienti.
È a casa nostra, più accoglienti di così!
Eccomi, ciao.
- È un po' buio, vero? - Un po'.
Volevo fare un gioco di chiaroscuri, una roba caravaggesca.
- Non è andata. - Ciao. Oh!
[Trilli] Che mestizia 'sto bacetto.
[Scheggia] Benvenuto alla festa delle medie.
Che belle le margherite, grazie! Mi piacciono un sacco le margherite.
È un fiore forte, una cosa rara.
Non le regala più nessuno.
- Quanti omaggi! Ti va del vino? - Sì, grazie.
Senti, bello qui.
Si vede che è molto tuo. È molto colorato, c'è tanto cuore.
- Certo, pure molto grigio. - Dici troppo?
No.
- È un ex lavatoio. - Bello, poi il grigio sta bene su tutto.
- Sì, quello è il nero! - Questo già si è incartato.
- Allora... - Ehm...
Occhio che questa è una tipa "legno, tabacco e sentore di vaniglia".
- Alla... - Alla...
- Vabbè, cincin. - Sì.
- Che... - Sono filofobica.
Eh?
Sono filofobica. È colpa di una suora alle elementari.
Se vedeva un filo pendulo
ci metteva in punizione addosso a un muro per sciatteria.
Scusami.
Ti ha fatto strano l'invito a casa? Sinceramente.
- "Strano"? - Eh.
No, perché?
Vuoi mettere non dovere prenotare un ristorante di sabato sera?
Infatti.
- È stata un'idea carina. - Ok.
- Nessun retropensiero. - Ma sì, ovvio.
È che poi a me piace stare a casa.
Così sembra che abbiamo problemi.
È vero che ci piace stare a casa.
È vero pure per gli hikikomori.
- Mi piace il nido. - Ah.
- Ha detto "nido"? - Temo di sì.
Il nido più come concetto.
Il fatto di essere tutta...
Il nido.
- Avvolta, sì, il nido. - Eh.
- Controllo le lasagne. - Sì.
Ma ora pure il nido? Il nido no, dai!
Allora prendiamo il coltello della lasagna e castriamolo direttamente!
Che ci facciamo con questo? Non lo conosciamo. È un estraneo.
[Valium] Quante volte siamo stati in una casa?
Quante volte siamo entrati in una vita, seduti su divani estranei.
Detto "ciao", detto "addio".
Non possiamo fidarci degli estranei.
Occupano spazio, invadono i confini, si arrogano diritti,
alla fine l'estranea diventi tu.
Perché tutto si ripete e si assomiglia?
Se deve prendere questa piega, dimmelo che vado a dormire.
- Uno stuzzichino. - Grazie.
- Te ne verso ancora? - Sì.
[Alfa] Perché non lo facciamo versare a lui?
Vogliamo anche infilargli le ciabatte?
Abbiamo letto il femminismo radicale di Carla Lonzi
per sventolargli davanti un futuro di cenette pronte?
È un ospite. Mica Carla Lonzi gli tirava la bottiglia.
Adesso il problema è: "Chi versa?"
Verso io o versi tu?
- Eh... - Cambia?
Sì, cioè, forse no, dipende.
Femminismo o galateo? Balletto dei ruoli o senso di ospitalità?
Sempre le suore?
- No, questo Carla Lonzi. - Ah.
Se è più semplice, non bevo.
Bevi, bevi.
Al ristorante problema risolto, versava il cameriere.
- Preferiva fuori dal nido. - Era una battuta! Che pesantezza.
Siamo stati cafoni a dire del ristorante.
Sinceri.
Il confine è labile.
Che poi molto meglio qui del ristorante.
Bisognava pure prenotarlo, lo avevamo già detto prima.
Io non sono tanto da ristorante
ma nemmeno pizzerie, trattorie, enoteche...
- Troppa gente. - Devi prenotare pure quello.
Nemmeno le osterie. Vabbè, l'oste è un mestiere che si sta perdendo.
- Questo si è rincartato. - Però è così carino!
[timer]
Aspetti qualcuno?
È pronto, è il forno.
- Fame? - Sì.
Vogliamo sdraiarci a tavola?
Ho detto "sdraiarci a tavola"?
Per me è un grande sì.
Ti confesso che ho una certa fame.
- Mi sdraierei volentieri. - Prendo le lasagne.
Lo abbiamo detto davvero?
Forza, chi è stata? Tu no.
Sei stata tu?
No, io al sesso non ci penso. Non ora almeno.
- Eccola qua. - Vabbè, dai! "Sdraiare", "sedere"! Su!
- Sapevo che eri tu. - Sai che mi piacciono i lapsus.
Era pure per dare uno scossone! Siamo partite con... Aiutami...
- Carla Lonzi. - Carla Lonzi, eh! È lunga così!
Grazie per non avere infierito.
Dammi le mani.
- Non ho capito. - Le mani.
Un attimo.
Grazie, natura maestra, per questo cibo e per questi doni.
"Itadakimasu", sempre.
Scusa, non ci riesco.
Scusami, lo so, non fa ridere, ma a me fa molto ridere.
- È un buon segno, quando uno ride, no? - Ho avuto una fase buddista.
- Per questo non rido. - Veramente?
Mmm. Un paio di mesi fa mi sarei anche offeso.
Perché dobbiamo fare sempre questa cazzata?
Scusa, veramente.
Tra l'altro è stato un periodo meraviglioso.
Facevamo yoga, meditazione, respirazione.
- A parte gli scherzi, fa molto bene... - Sì.
- Come filosofia è interessantissima. - Ero centrato.
- Sì. - Perfettamente in armonia con il cosmo.
Trovavo sempre parcheggio sotto casa.
- Tregua. - Tregua.
- Sei stato bravo. - Pure tu.
- Grazie. - Per ora mi sembra un onesto uno a uno.
Ho fatto un corso di teatro. Due mesi e ho mollato.
Perché?
Non... Non lo so, non faceva per me.
Non mi sentivo libera.
Il fatto di doverti mettere nei panni degli altri
di dire parole che non sono le tue.
Potremmo aprire un capitolo su che cosa sia tuo, Lara.
Ma non lo faremo. Siamo un collettivo discreto.
Mi era rimasto impresso un esercizio.
Ci mettevano a coppie uno davanti all'altro.
Dovevi immaginare che l'altro diventava sempre più piccolo
fino all'infanzia.
A me era capitato un ragazzo che mi stava antipaticissimo.
Però poi dopo averlo immaginato bambino
io gli ho voluto bene.
Boh.
- Un ritorno all'innocenza. - Sì, all'innocenza.
Alle radici, alla notte in cui tutte le mucche sono nere.
- Facciamolo. - Ah, perché ti sto antipatica?
No. Dai!
Va bene. Andiamo a ritroso.
[Trilli] Perché nei momenti romantici io mi sfogo?
Mi fisso sulla pittura scheggiata di quell'angolo di muro
sull'odore di brodo delle suore che entra da fuori
e cerco di ricordare la frequenza di Radio Maria.
[Professore] Svilar, Mancini, N'Dicka,
Angelino, Cristante, Paredes,
Pellegrini, Dovbyk e Dybala.
- Dove sei arrivato? - A Dybala.
- A quando avevi otto anni. - Però!
- Sì. - Com'ero?
Timida e felice.
- E da ragazzina? - Un po' meno timida, un po' meno felice.
Spleen adolescenziale.
- Un classicone. - Sì.
Ti atteggi così tanto che alla fine ci credi.
Un po' come succede agli attori, a proposito del corso di teatro.
- Infatti. - E io? Com'ero da piccolo?
Tu eri...
tranquillo, pacato, maturo.
Pure troppo. Al primo anno di liceo ero già fidanzatissimo.
Ma dai?
- Un romantico. - Un pavido conservatore.
- Romantico. - Avrei detto "romantico".
- Romantico monogamo. - Ah, vedi.
- Eh. - Io invece ero ninfomane.
Ah!
- Brividi. - Controllati, era ironica.
- Prendo le focaccine. - Sì.
Quante volte si può essere imbarazzanti in una vita?
- Quante? - Che ho detto?
- [Alfa] "Ninfomane"? Come ti è venuto? - [Trilli] Così...
[Giulietta] Ti sembra spiritoso?
- Mi fa ridere un pochino. - Ti sembra adatto? Delicato, fascinoso?
Pure tu ti ci metti?
- Mi piaceva il casino. - Dai!
Sono stufa. Rovini sempre tutto.
Io rovino sempre tutto?
- Sì. - Io?
- Allora fate voi, me ne vado. - Dove vai?
Siamo chiuse qua dentro! Se ne va!
Qua, sull'altro pouf.
È una frase che mi piace "me ne vado", mi dà idea di mondo.
Oppure di là. Li provo tutti, se voglio.
- Se mi gira, me ne rivado ancora. - Ah.
Dici: "Se n'è andata? Dove?" "Sul divano, pensa."
Un po' di focaccina.
[singhiozzo]
- Ha ruttato? - No.
- Sì, ha ruttato. - In Cina è segno di apprezzamento.
[singhiozzi]
Che palle! Il singhiozzo no, ti prego.
[grida]
Oddio! Madonna mia...
- Mi hai spaventata! - Però ti è passato.
- Aspetta... - Mmm.
- Pare. - Mmm.
Sai che ogni tanto, quando sto a casa da solo, lo faccio?
Che cosa?
- Urlo. - Come "urli"?
Urlo. Non lo so perché te l'ho detto.
Adesso che ci penso credo di non averlo mai detto a nessuno.
- È una cosa buffa. - Volevo essere sincero.
Noi non facciamo cose strane?
- Sincerità per sincerità? - Vai.
Ti stai zitta?
[singhiozzi]
- Niente. - Non mi passa. Provo con l'acqua.
Scusami.
[Professore] Urliamo da soli dentro casa.
Ti sembra una cosa normale?
A voi sembra una bella immagine?
No...
Qualche stramberia curiosa ci vuole. Fa personaggio.
Fa il tuo personaggio, abbi pazienza.
Non piace a nessuno, né a noi né a lei. Soprattutto a noi.
- A me non dispiace. - A te non dispiace?
No, è forte.
Vi prego, restiamo nell'ambito del sopportabile.
Portiamo a casa la serata e ciao.
- Sorsetti, no? - Sì.
Passato?
[singhiozzo]
[insieme] No.
- Niente. - Aspetta, prova così.
Sai bere al contrario? Mettiti con la testa così.
Devi bere così, appoggia le labbra qua.
- Così. - Sì.
- Devi fare passare l'acqua sul palato. - Così?
- Sì. - Ok.
Non lo so se...
[squilli di cellulare]
Vediamo.
- Scusa un secondo. - Vai, certo.
[squilli di cellulare]
[Giulietta] Sicuro ha una figlia, una moglie.
Ci risiamo. Stupide, sceme!
Sposato! Di nuovo!
Chi ha smesso con gli stabilizzatori dell'umore?
- Sei tu che ti fissi con i maschi presi! - No.
Non mi relaziono con persone aggressive e rumorose.
Ti piace soffrire? Essere lo scarto che nessuno sceglie?
I maschi presi sono facili.
Non ha detto una cazzata.
- [Trilli] Loro impegnati, noi libere. - [Giulietta] "Libere"?
Libere e infelici. È una dinamica perversa che va avanti da sempre.
Da Luigino che ci illudeva e intanto stava con un'altra.
Luigino era in quarta elementare.
- Credevi che stesse con la maestra! - Succede!
- Non li leggete i giornali? - Ssh, rientra.
Ci sentiamo dopo.
Che significa che preferisce Maia?
Amore, guardano un film insieme. Vai sul divano e lo guardi con loro.
Amore mio, ma che singhiozzi sono questi qui? Dai.
Certo che ti vuole bene!
Valeria è la tua migliore amica da quando avete due anni
e Maia non te la ruba!
No, "Maia stronza" no. Non voglio sentire queste parole.
Come "vuoi andare via"? Rosa, dai!
- Sembra un padre fantastico. - Siamo già a "sarebbe un ottimo padre"?
Vi calmate? Senza fede, vestiti stropicciati, libero il sabato sera.
È un uomo solo in balìa di se stesso.
[Giulietta] E di una figlia che lo chiama alle 22.
Noi non rubiamo i papà alle bambine.
- Però magari potremmo scoparceli? - Poi glieli ridiamo.
- Un prestito, via! - No! Noi non facciamo così!
I figli vogliono "mamma e papà" tutto attaccato.
La famiglia contenitore di felicità è sopravvalutata.
Stiamo in analisi per colpa di mamma e papà.
La prospettiva del bambino è quella.
"Soffrite, morite di noia, sentitevi soli, ma restate insieme."
Brutte persone i bambini. Egoisti.
Possiamo esserlo anche noi ogni tanto egoiste.
Tu sei sempre egoista.
- Che cosa volete? - Non faccio più l'amante.
[Trilli] "L'uomo della vita mi sembra prematuro.
[Scheggia] Dobbiamo etichettare per forza?
Un'idea vaga non guasterebbe.
- Uno brillante, stabile, luminoso. - Un abat-jour. Poi?
- Educato. - Sì.
- Sentimentale. - Certo.
- Spiritoso. - Qualche risata serve.
Profondo.
- Attento, ma non ossessivo. - Ossessivo no.
Sanguigno, sensibile.
- Passionale. - Che ci guardi sempre.
- Che ascolti, che canti e suoni. - Suona pure.
- Con la bici. - Sulla bici.
- Pensa che equilibrio. - Un fenomeno.
Con quell'aria lì, un po' da cielo di mezzodì.
Non esiste. Nel frattempo che facciamo, ci estinguiamo?
Ssh, mi fate sentire?
[Piero] Amore, siete inseparabili!
Valeria ci sarà sempre nella tua vita e tu nella sua,
anche se arriveranno altre amiche.
No, Rosa, non può volere bene solo a te.
Va bene, a Maia di meno perché è un po' stronza.
Adesso sei più calma? No, non ci vengo a prenderti, Rosa.
Tu adesso vai di là, guardi il film con loro e affronti la cosa.
Ciao, amore.
Da quando siamo passati da "la nostra principessa"
all'educazione siberiana?
Da quando sono sei mesi che non scopiamo.
Ineccepibile.
- Scusa. - Figurati.
Era tua... Tua figlia, immagino?
Non può tremarci la voce dicendo "figlia".
Non volevo ascoltare, però... ho ascoltato.
Amichette sempre due o quattro.
- Dispari è un disastro. - Non lo sapevo.
Sei stato bravo, l'hai calmata.
Possiamo specificare che è una ex moglie?
- Non serve. - Serve.
Serve adesso, non vedi che faccia ha?
Di solito io sono l'addetto alla calma
e la mia... ex moglie all'incoraggiamento.
- "Ex"! L'ha detto! - Contenta?
Beh, una perfetta separazione dei ruoli.
Quanto può essere bella una parolina di due lettere?
- È bello che tu e la tua ex... - Spegni il sorriso.
Abbiate trovato un rapporto complice per vostra figlia essendo una ex.
Ridillo un'altra volta.
A volte la figura del genitore amico
rispetto a quella del genitore "genitore" può essere...
- Come dire... - Inadeguata!
Ehm...
- Tollerante? - Indulgente?
- Ehm... - Facile? Comoda?
- Anacronistica. - Anacronistica?
No...
Permissiva! Benevola!
- Incoerente! - Rincuorante!
- Consolatoria! - Sono sinonimi. - Dinne una, sembri scemo!
- Comoda, ecco. - [insieme] Oh.
- Sì. - Dai.
Comoda, perché?
Da una parte evita i contrasti
poi però dall'altra può diventare...
- Inefficace. - Inefficace.
Inefficace, sì.
[insieme] Ah! Grazie, Lara!
Immagino che tu non abbia figli.
[Alfa] Rispondi, questa pausa è al limite.
- Dipende. - Ma che cazzo dici?
- Da che? - Cioè, no.
Non dipende.
No e basta, per adesso. Poi vediamo, insomma.
Crescere un figlio è bello, però anche...
- Non lo so. - Infatti non lo sai mai.
Per quanto i film, i libri, le favole provino a raccontartelo
come è crescere un figlio,
finché non ce l'hai non te ne puoi rendere conto.
Io pensavo che bastasse volere loro bene.
No, quello è facile.
- Poi bisogna tenerli in vita. - Io provo a tenere in vita le piante.
- Un amore non corrisposto, mi sembra. - No, decisamente no.
- Tua figlia sta con la mamma? - Affidamento congiunto.
Ci alterniamo. Nessun trauma, abbiamo trovato un equilibrio.
- Ma da quando? - Da poco, però lo abbiamo trovato.
- E prima? - Prima prendevo la macchina
e andavo sotto casa loro tutte le sere.
- Tutte le sere è patetico. - Non proprio tutte le sere, ma spesso.
- Comunque patetico. - Qualche volta.
Qualche volta andavo sotto casa loro e ci restavo ore
a guardare le finestre illuminate della mia vecchia vita.
Volevo assicurarmi che fosse ancora lì, che fosse tutto a posto
anche senza di me.
Che paura.
Che cosa bella.
Scusami un secondo. Perdonami.
Vuoi un menhir per colpirla più forte?
- Più pesantezza di così si può? - Io voglio subito una moto nera.
Voglio i fari accecanti, la bandana, il sudore, puzzare di maschio.
Perché la sensibilità va nascosta?
Perché l'emozione deve essere femminea? Io sento.
Io tremo e lo ammetto.
- Oh, lui sente! - Lui trema!
Io invece non intendo né puzzare di maschio e né tremare.
Vogliamo concentrarci, per favore?
Eccomi.
- Scusami. - No, scusa tu.
- Guarda, non volevo... - No, anzi.
L'idea di prendersi cura di qualcuno senza che quella persona lo sappia
è bella, mi ha colpito.
Penso che il bisogno di accudimento sia qualcosa di innato.
Sai come lo soddisfo io?
- No. - Accudendo i miei mobili.
Mostrati interessato.
- Dai? - Passo le ore a restaurarli.
Sono felice quando li compro e triste quando li vendo.
[Eros] Ora sorriso divertito. Meno denti.
Alcuni li metto a prezzi folli perché non li voglio vendere.
È colpa del mio Super Io sabotatore.
Annuisci come se avessi capito.
- Sicuro? - Sì.
È sicuro.
A volte quando sono da sola in negozio
immagino tutte le persone che hanno posseduto i mobili.
Con questi mobili tu hai rotto il cazzo!
- Immagini mai le vite degli altri? - Menti.
- Eh, sì! - Sì?
- Sì. - Sai come faccio io?
Chiudo gli occhi.
Inizio a pensare alle loro case,
alle loro vite, alle dinamiche familiari.
Perché non la baciamo adesso? Dai, dai, dai...
No! Con gli occhi chiusi non si può!
I colori che hanno avuto nel tempo.
Come sei corretto.
Gli oggetti che erano appoggiati sopra...
Insomma, non mi sento mai sola.
Le amiche scompaiono, almeno i mobili restano.
In confronto una gattara sembra l'anima della festa.
Sono tutte incinte all'improvviso. Tutte incinte!
La settimana prima ti parlano di aperitivi
e la settimana dopo del Trio Foppapedretti.
Quello lo conosco.
- E tu diventi quella strana. - Tu ti senti strana?
Vuoi la verità?
A me piace la mia vita.
Il mio lavoro, il mio negozio, la mia libertà.
Vuoi tu la verità?
Ti invidio. Per carità, non fraintendermi.
Adoro mia figlia e non potrei immaginare una vita senza di lei.
Vuoi mettere? Niente chat di classe, niente vaccini.
Niente strane bolle sulla pancia e niente compleanni ai gonfiabili.
Stai dando per scontato che non avrò figli.
- No! Questo per carità, no. - Comunque ho congelato gli ovuli.
- Non ho capito. - Ho congelato gli ovuli.
Ah, ho capito.
È una cosa comune, lo fanno un sacco di donne.
Se un giorno vorrai, sai che stanno là.
Che c'è?
- Pensi che stiano nel freezer? - No, scherzi? Così...
- No. - No?
Posso mai immaginare che...
- Non so nemmeno io dove sono. - Ah!
Immagino da qualche parte a meno 196 gradi.
Sono piccolissimi, no?
- Gli ovuli? - Eh.
Piccoli, tondi.
Sì, infatti "ovulo" viene da "uovo", per cui giustamente...
- Sì. - Io poi l'ho visto in foto.
No, vabbè, era l'ecografia, però...
Però non era già più tondo come uovo.
Era più ovale.
- Si è incartato di nuovo. - Questa volta male.
Malissimo.
- Ho sbagliato a dirtelo. - No.
- Lo hai detto. - Te l'ho detto.
Sì.
"Super Io sabotatore", "Super Io sabotatore".
[notifica dal cellulare]
- Sarà di nuovo la figlia. - A me questa ragazzina già sta sul cazzo.
- Tutto bene? - Più o meno.
Dobbiamo dire qualcosa.
Mia figlia prima voleva andare via dal pigiama party.
L'ho convinta a restare.
Lei ha chiamato la madre per farsi venire a prendere.
Adesso lei mi ha scritto che non dovevo insistere
che Rosa è rimasta lì per non contraddirmi e sono io che devo capire.
- Valla a prendere ora. - No, meglio di no.
Secondo me... Almeno scrivile un messaggio.
- Perché insiste? - Vuole aiutare.
Guarda, tanto direbbe di no.
Spesso diciamo delle cose, ma ne pensiamo altre.
Non lei.
Se non sai come funziona, che cosa vuoi aiutare?
- Se vuoi, ti accompagno. - No, non c'è bisogno.
- Scusami, non volevo insistere. - No, figurati.
Che accompagni? Scongela gli ovuli, fai un figlio e poi parli.
- A volte mi piace esagerare. - Siete orrendi.
- Qui dentro possiamo essere orrendi. - Sì.
È brutto convivere con pensieri che ti fanno schifo.
A me fa schifo il fatto che abbiamo mollato Rosa
per farci la seratina.
Il concetto era: "Impara a gestire le situazioni da sola".
Da quando siamo diventati montessoriani?
- Da quando non scopiamo da sei mesi. - Non sono pochi.
Ti sei incupito.
È che con i figli non lo sai mai quando sbagli.
Magari una sciocchezza diventa un trauma, ma te ne accorgi
quando si mette con Er Seppia, un tossico di 50 anni.
Sei così apprensivo anche con gli studenti?
No. Con loro sono molto più equilibrato.
- Non mi hai detto in che Facoltà insegni. - No, in nessuna Facoltà.
- Insegno in un liceo. - Ah, al liceo? Oddio, che bello!
- [Trilli] Anche meno. - Bello.
Grazie.
- Prendi il vino? - Sì. Insegno storia e filosofia.
Potevo proseguire con la carriera universitaria
però c'è troppa competizione per me.
- Pavido. - Piantala.
- Nessun rimpianto? - Rimpianti...
Tanti, quando entriamo nella classe tutta ormoni e puzza di piedi.
Questo noi non lo diremo. Né questo né altro.
- No. - No?
- No, nessun rimpianto. - E nessun piano B?
A me gli interrogatori non piacciono. Usciamone.
Perché non facciamo una cosa?
Saltiamo la fase "io sono questo", "io faccio quello".
Si rischia di doversi mostrare a tutti i costi performanti, no?
Potremmo invece starcene qui così, in leggerezza.
Vuole scopare.
- Sai le Lezioni americane di Calvino? - Non vuole scopare.
Eh, certo.
"La leggerezza non è superficialità, ma è..."
"Ma è"?
Aspetta un attimo.
- "Volare" - "Planare"
- Sì. - "Planare"! Che "volare"?
- "Planare". - "Sulle cose dall'alto".
- "Alto". - "Planare dall'alto".
- A Calvino allora. - Sì.
A Italo.
Chi se ne frega di Calvino? Dice che dobbiamo stare zitte!
Nessuno ci fa stare zitte.
- Non noi. Noi, lui, il mondo, tutti. - Io da mo che lo dico!
[esultano]
Che è?
- Che era? Hai sentito? - [uomo gridando] "Daje"!
Mamma mia!
Credo che ci sia una partita di football.
Ah.
- Di sabato? - Sì.
Dovrebbe essere la stracittadina.
Sai quando due squadre della stessa città...
- Il derby. - Sì. Esatto.
Il derby. Qualcuno dovrebbe avere segnato.
Chissà chi.
- Ci tenevi a vederla? - No, no, no.
[insieme] Svilar, Mancini, N'Dicka, Angelino, Cristante, Paredes.
- Non sei tifoso? - Così, all'acqua di rose.
Non...
- Ci tenevi. - No, te lo assicuro.
- Ci tenevi da morire. - Una partita di calcio, figurati!
È venuto nonostante il derby.
Ha la faccia del rimpianto, facciamo qualcosa.
Vieni, andiamo a vedere la partita.
- Guarda... - Vieni!
Non c'è...
- Non è un problema. - No?
No, ma mancheranno dieci minuti.
- Più recupero. - Dieci minuti di leggerezza.
Veramente, non...
- Ce l'hai Dazn? - No, ma tu sì.
Sì, dovrei...
Aspetta, eccolo.
Oh, uno a zero. Bene, no?
- Per loro. - Ah, ecco.
Sì, ma il derby è una partita come un'altra, non è che uno...
[telecronaca dal cellulare]
Scegliamo una squadra anche noi. Sembra bellissimo tifare.
Andare in trasferta, prendere i pullman, i treni.
Soffrire, andare in curva, i fumogeni, gli scontri, il Daspo!
♪ Via, via la polizia! ♪
Ragazze, io sento che c'è un ultrà dentro di me.
Insieme a tante sostanze chimiche.
Perché mi smonti sempre?
- Vabbè. - Tu giocavi a calcio?
- Sì. - In che ruolo?
- In difesa. - Ah!
- Com'eri? - Mi chiamavano "Capolinea".
- Ero forte. - Sono sempre tutti bravi.
- Poi? - Ora dice che si è fatto male.
Poi mi sono fatto male.
[fischia]
- No. - Sì. Palusci, terza liceo.
Mi è entrato da dietro e mi ha rotto il crociato.
Mannaggia.
- Che è? - Lasciatemi!
- Ah. - Spalla squamata.
- Sì. - Caduta dal motorino a 14 anni.
E...
Vetro su un muretto mentre scavalcavo a dieci anni.
- La cicatrice è cresciuta con me. - Guarda.
Tuffo da uno scoglio con fondale basso. Otto anni, due punti.
- Mia madre è svenuta. - Taglio sul sopracciglio.
- Eccolo. - Vedi? Vecchia cicatrice politica.
Anche io ho una cicatrice politica.
Tatuaggio cancellato.
- C'è un martello. - Prima c'era anche la falce.
- Sempre le suore comuniste? - No, papà comunista.
Di quelli che ci hanno creduto fino alla fine. L'ho fatto per lui.
Qualche anno fa ho deciso di togliere la falce.
Ora credo solo al martello.
[citofono]
Il forno?
- Io sono pieno, eh. - No, è il citofono. Scusami.
Sì? No.
Scendo io.
- Scusami. - Sì.
Scendo un attimo.
- Figurati. - Un minuto e torno. Scusa.
Arrivo subito.
Questa casa è piena di cose utili, non mi fido. Perché non c'è niente di Tiger?
Perché non c'è il pela carote a stella filante?
- Noi ne abbiamo tre. - Magari è una persona coerente.
Pensavo che si fossero estinte negli anni '70.
Bel dibattito. Molto interessante, avvincente.
Mi concentrerei un po' di più sul fatto
che sono le dieci e mezza di sera, suonano alla porta e lei scende.
Concordo. Siamo qui da soli di sera.
Al freddo, al gelo, con la pioggia, la febbre a 40
scalzi, orfani, abbandonati.
E che cazzo!
Scusate! Ho appena riletto La piccola fiammiferaia.
- Avevi promesso di smettere. - L'intenzione c'è.
La dipendenza è una brutta storia.
C'è aria di mortificazione.
Io andrei. La dignità prima di tutto.
- "Super Io sabotatore". - La smetti?
Non mi esce dalla testa.
- Chi è questo? - Magari è una questa.
A quest'ora è un questo.
- Io darei un'occhiata. - Non ignoriamo i segni.
Cattivo presagio. Eros e Thanatos.
- Più Thanatos che Eros. - Che pesantezza!
- Stai invecchiando malissimo. - Fidatevi, diamo un'occhiata.
[vociare indistinto]
È andata così.
- Eh. - Dai, su.
- Come va? - Mah.
- Eh, sì. - Capita.
Ma Romeo dov'è?
Romeo!
Romeo!
Dov'è andato?
- Romeo! - Ah, eccolo!
- Oh. - Ma che hai?
Non lo so, mi sento come punito, però non ho fatto niente di male.
Ho una roba che mi sale qua dal petto.
Da farfalle a gastrite è stato un attimo.
Dai, su, non ti posso vedere così.
- Andiamo di là. - La disfatta ci sta.
Lo so. Infatti non è che io ci contassi più di tanto.
È solo che quel terrazzino lì...
Avevo immaginato cose. Lo potevamo verandare a glicine o gelsomino.
Dopo un annetto sai che profumo?
Mentre beviamo un rosé fresco, leggero
con una mano correggiamo i temi, con l'altra le massaggiamo i piedi.
Lei è tutto il giorno che martella, monta, scarica, svita ed è stanca.
- No. - È un bel quadretto, ma nostra figlia?
Che? È figlia, mica moglie! Si adatta!
- Se ci piace una, si adatta. - Siamo arrivati a questo?
- "Se ci piace una, si adatta"? - Sul terrazzo ci può stare pure lei.
Fa i compiti. Una volta che hai la veranda, la usiamo tutti.
Perché la questione del verandamento di questa casa non nostra
è diventata così importante?
- Qualcuno mi spiega? - Per una volta che avevamo una fantasia!
È una fantasia prospettica, destabilizzante e pericolosa.
- Eccomi. - Tutto bene?
- Sì, tutto bene, tu? - Sì.
Scusami.
Scusa, non so perché si è presentato all'improvviso
dopo due mesi con un regalo.
Non voglio raccontarti questa storia brutta
che tra l'altro è finita per me da un pezzo almeno.
Tranquilla, non me la devi raccontare.
Dice che ha lasciato la moglie. Quindi?
Senti, immagino che tu adesso voglia andare via.
- Io lo capirei. - Sì, forse è meglio che vada, dai.
Aspetto qualche minuto, metti che sta qua sotto.
Vorrei evitare di...
Non è il tipo che rimane sotto. Non incontro quelli che rimangono sotto.
È inutile che facciamo questo sguardo da Bambi accecato dai fari.
- Non serve a nessuno. - Diciamo qualcosa, dai.
- Perché non parla lui? - È discreto.
- Stallo alla messicana. - Apnea collettiva.
- Restiamo fermi. - Muoviamo gli occhi.
Dai, ti lascio tranquilla.
Andiamo, va'.
- Ok, sì. - Manco al gelato siamo arrivati.
[Professore] Non riguardare verso il freezer, per carità.
Non capite un cazzo! Vuole che restiamo!
- Ci ha detto di andare via. - Voleva dire: "Abbracciami."
"Preparami un tè e ascoltami."
- Ha capito tutte queste cose? - È un mitomane.
[Scheggia] Perché va via?
- Gli abbiamo detto di andare. - Volevamo che restasse.
- Potevamo essere chiare. - [insieme] Eh.
Vabbè...
- Perché non lo apriamo? - Che cosa?
- Il regalo. - Tanto penso di sapere che cos'è.
È la macchina per l'espresso. Non gli piaceva la moka.
Scopriamolo, poi vado.
[Alfa] Lara, è una cazzata, dammi retta.
Ok, apriamo. Sì, apriamolo.
Questo si mette ad aprire il regalo dell'ex?
- Eroico! - È un grande.
- Apriamo il regalo dell'ex? - Dai! Qui è tutto compromesso.
- Ritiriamoci con onore. - Aspettate.
Prendiamo tempo.
- È leggera, qualcosa non torna. - Avrà preso il modello base.
Simpatico, ha fatto la matrioska.
Così a intuito non mi sembra la macchinetta del caffè.
- No. - Magari le cialde.
Apro. Apro?
Te lo avevo detto che era una cazzata.
Ma come si permette questo?
Come si permette?
Un mentecatto che ti regala un anello resta un mentecatto!
Non è che il gioiello lo nobilita!
Il diamante non azzera la deficienza umana, no?
Certo.
Guarda che cosa prepotente poi!
Un anello non è più romantico, è prepotente?
Siamo sul banco dell'accusa di genere.
Fare il morto, aspettare che passi.
Svegliatemi tra 500 anni.
Non lo voglio! Non metto anelli, mi si impigliano nei maglioni!
Io voglio le mie cose che lui non sopporta.
Il giradischi, la moka e il tappetino per il bagno peloso
- che mi piace molto perché è peloso. - Bello.
Questa quando si arrabbia mi eccita proprio tanto.
Anche a me, moderatamente.
Io sono veramente...
- Triste? - No, sono...
- Delusa? - No, sono...
- Arrabbiata? - No, io sono spaventata.
Spaventata.
Spaventata dal fatto che due persone che sono state insieme un anno
- non si sono mai capite. - Infatti.
Lui lo avrà capito che per noi non c'è più spazio
per uomini cannibali di emozioni?
- Non lasciamogli il dubbio. - Daje, momento "voi maschi".
Come siete fatti voi maschi?
Perché sbagliate le mosse, i tempi, i gesti, le parole? Perché?
Come è possibile che dopo tutti questi secoli
con le donne voi ancora non avete capito niente?
- Eh... - [Valium] Zero reazioni.
Assetto tartaruga, testa china, non un fiato.
Siete sbadati, siete miopi.
- Siete distratti, tutti. - Mica tutti.
- Tutti! - Io non sono distratto.
- Girati. - Eh?
Dimmi come sono vestita.
- Come sei... - No, non ti voltare.
Che vestiti ho?
- Mi pare... - Allora, aveva...
Aspettate...
- Aspetta. - Vai, ti aspetto.
Comunque la gonna.
- Intanto la gonna. - Dai.
Il colore?
- Corta. - Corta.
- "Corta"! - Vabbè...
Non è un colore. È jeans.
- Poi? - Camicetta prugna.
No, è bordeaux.
- Eh! - La prugna è bordeaux!
- La prugna è bordeaux. - No, la prugna è prugna.
- Trasparente. - Questa se la ricorda.
- Eh. - Poco trasparente.
Cioè, non volgare.
- Ok. - Vedo non vedo.
Maglione?
No, lo hai messo un secondo prima di uscire, dai.
- Va bene. Orecchini. - Orecchini...
- Ce li aveva gli orecchini? - Gli orecchini...
- Eh... - Lunghi. Lunghi.
- Lunghi. - No, non ho i buchi alle orecchie.
- Mi dovete stare a sentire! - È strana però, eh.
- Ora ce li hanno tutti i buchi. - Io no. Capelli?
- Sì. - Lunghi.
- Corti sono. - Belli.
Tanti.
Ok... Calze.
- Non mi toppate sulle calze. - Questa la toppa.
- Scure, 20 denari. - Ma che è, il prezzo?
È la leggerezza, ignorante.
- Che ne sai? - Ma 'sti cazzi!
Diciamolo, fa scena! Ripeti: "Calze scure, 20 denari".
Calze scure, 20 denari.
Mmm, 40 denari, però buono.
- Vabbè! - Dai, bravo.
- Scarpe? - Nere, tacco 10.
Bravo.
- Mi posso girare? - Girati.
- Non è andata male. - Più o meno, stai calmo.
- Non mi guardare con quell'aria lì. - Quale aria?
- Adorabile. - Divertita. Non c'è niente da ridere.
Io come sono vestito?
Blazer marrone in velluto a coste sottili.
Sotto hai una camicia button down in denim... Continuo?
- No. - No?
Non è button down.
Possibile che l'anello del malefico soggetto che ci ha usate per un anno
trasformi una serata boccheggiante in un trionfo di intesa?
- Certo, se l'è rischiata. - Beh, va premiato.
- Simbolicamente! Un croccantino, dai! - Ci penso io.
Tieni.
- È leggera? - È camomilla.
- [con voci distorte] Deliziosa. - Era leggera?
Mi sono venuti in mente dei versi.
Matta è matta.
- Chi non lo è? - Non ho capito chi è questo dell'anello.
- Il Signore dell'Anello. - Uno che ci ha fatto un favore.
Un fratello, un grande. Uno un po' scorretto, ma massima gratitudine.
È sempre un giorno brutto per qualcuno. Oggi non lo è per noi.
Il problema è che l'amore ti rende stupido.
A me soprattutto.
A essere attenti, uno potrebbe capire tutte le cose all'inizio.
Tutte le magagne sono lì, sono chiare, semplici.
Basta leggerle.
Sì, però che palle stare lì a scovare il difetto, no?
Sì, però almeno ti eviti le mille domande esistenziali
quando è troppo tardi e non c'è più un'esistenza decente.
Non so nemmeno perché ti sto dicendo tutte queste cose.
In fondo non so quasi chi sei.
Non lo sappiamo neanche noi.
Potrebbe essere tutto più semplice. Basterebbe spegnere il cervello.
- Guarda questo ingrato del cazzo! - Non ci merita!
Spegni il cervello e vediamo che succede.
Vi calmate?
Tattica, strategia, metodo. Vi dice niente?
Sapete che vi voglio bene, che faccio sogni erotici su di voi
ma adesso non mi rompete il cazzo e lasciatemi lavorare.
Adesso dice pure "quando il gioco si fa duro"!
A te non piacerebbe spegnere il cervello?
Spazzeresti via in un attimo
tutte le tue insicurezze, le tue fragilità, le paure, le ansie.
- È ingombrante tutta questa roba. - Sì, però è bella.
Io li odio quelli senza esitazioni.
Sto precipitando in uno stato euforico diffuso.
Che cos'è, sonno o sesso?
Tu secondo me sei uno di quelli...
che si fa un sacco di domande, che ti preoccupi.
Ti accendi, ti spegni. Sei vivo, è bello.
Dovrebbe capire che deve baciarci.
È bello, però a volte...
- Baciamolo noi. - Sta parlando.
Può essere faticoso.
- Io non mi rilasso mai al primo bacio. - Tranquilla, lo bacio io.
- Tu sbavi troppo, all'inizio non va bene. - Ma che sbavo io?
- Un pochino. - Ora me lo dite?
Purtroppo questa qui non ci ascolta.
Provi a dirle "voglio essere felice" e non lo fa.
Oppure "controllami l'ansia", niente.
[Giulietta] Perché non ci bacia lui?
Oppure... "ti prego, non voglio arrossire".
Sei arrossito.
Allora lo vedi che ho ragione?
[insieme] Uno, due, tre, merda!
- Dai, dai, dai! - Dai, dai, dai!
- [insieme] Sì! - Lo sapevo!
- Bene così! - Sì!
- Dai così! - Sì!
- Piano... - Devi fare piano, con calma.
- A me piace partire forte. - A me no.
- A me sì. - A me no.
- Non puoi fare sempre di testa tua. - Sennò?
- Ti boicottiamo. - E come?
- Pensiamo a mamma. - A mamma no.
- A mamma sì. - A mamma no.
No, mamma no...
- Avete mangiato? - Via, via, via...
- Che c'è? - Niente.
[sottovoce] Mi piace il tuo profumo.
Che hai detto?
- Devi dire bene. - Che?
Scandisci quelle mezze frasi che biascichi.
Ci fate capire?
Le frasette che gli piacciono tanto le deve dire chiare.
- [biascicando] "Mi piace..." - Non ho detto così.
Hai detto così e lei non ha capito. Tu ripeti biascicando.
- No. - "Scusa, non ho capito."
"Mi piace il tuo odore!" E lei: "Scusa, non avevo capito."
Finisce la poesia e io stacco. Se mi fermo io, ci fermiamo tutti.
- Tu fai il tuo e io faccio il mio. Sì. - Fallo bene!
Io con la luce accesa non entro.
- Rossore. - Mi sudano le mani.
- Tachicardia. - Siamo emotive.
Segno di debolezza.
- Hai chiesto che cosa le piace? - Sì.
Che chiedi? Stai al bar?
Che bello quando te lo chiedono.
- Facciamoci legare. - Sì.
Perché ci dobbiamo fare legare?
- Così, per fare una cosa nuova. - Ma poi con che cosa?
Ma no, con i lacci no, sono pure corti.
- Rispondo io? - Non farci pentire.
[bisbiglia]
- Non ho capito. - Penso che si riferisse a...
Secondo me vorrebbe... Vi faccio vedere.
- Dici? - Mentre lei... Tu dovresti...
Forse contemporaneamente potremmo...
- Sì. - Eh.
Ci provo.
- Non ha capito. - No.
Sì...
[gemiti]
Scusatemi, eh.
Chi ha deciso di venire?
- Allora? - Perché guardi me?
Fai sempre di testa tua.
- Stavolta no. - Sono stato io.
- Lui? Ma come tu? - Eh.
- Perché? - Era il momento giusto.
- Era presto. - Oggi va bene così.
Avremmo continuato.
- Vi stavate facendo prendere troppo. - Vabbè!
- Non va bene. - Almeno capire i suoi tempi.
Non credere, più o meno c'eravamo.
- Ma che ci lascia così? - Stiamo scherzando?
Non abbiamo neanche fatto in tempo a fingere.
È matto.
- Dai, la prima volta ci può stare. - Non ci può stare!
L'orgasmo simultaneo è sopravvalutato.
Quello alternato no.
- Questa sei tu. - Io?
Sì, li confondi con tutti quei "sì".
- Che devo dire? "No"? - Al limite "forse"...
Sì, ora è colpa mia! Ma dai!
- Magari non ha capito... - Che c'è da capire?
O sei venuta o no, non c'è una zona grigia.
È inaccettabile.
- Non rendiamolo un problema ideologico. - Non è ideologico!
È fisico e irritante. Come quelli che nuotano a delfino.
- Che c'entra? - Mi danno fastidio, va bene?
Fanno...
- Almeno non ha fatto versi strani. - Potevamo fingere.
Ancora?
Poi pensa che ha fatto bene. Che cosa fingi?
[Trilli] Aspetta, aspetta, aspetta...
Lo abbiamo giudicato male.
- Vedi a volte la fretta? - Sì.
- Più piano. - Meno pressione.
Zitti, mi confondete!
Bene così. Bravo.
- Più a destra. - Sì.
- Destra mia o sua? - Tua.
No, dove vai? Come prima.
[Trilli] Vai, benissimo.
- Eye contact. - Eh?
- Guardala. - Ti pare facile.
Che guardi? Concentrati!
Andiamo... Dai, ragazze...
- Io mi sto agitando. - Ansia?
- Claustrofobia. - Resisti.
- Sudo moltissimo. - Possiamo alternare con i bacini?
[insieme] Vaffanculo!
Vai, non mollare.
- Inspira, espira. Inspira, espira. - Sto in iperventilazione!
- Ora serra le gambe. - Serriamo.
- Più deciso. - Che hai detto?
Più deciso! Sei sordo, cazzo?
- Sono ovattato! Ha stretto le cosce! - Ah.
Vai, non molliamo adesso che ci siamo.
[gemiti]
- Sì. - Sì.
- Ci siamo! - Sì.
- Sì. - Sì.
- Dai! - Ci siamo!
[gemiti]
♪ Each morning I get up I die a little ♪
♪ Can barely stand on my feet ♪
[in coro] ♪ Take a look at yourself ♪
[in coro] ♪ Take a look In the mirror and cry ♪
♪ Lord, what you're doing to me? ♪
♪ [in coro] I've spent all my years In believing you ♪
♪ But I just can't get no relief ♪
♪ Lord. Somebody. ♪
- [in coro] ♪ Somebody ♪ - [in coro] ♪ Somebody ♪
[in coro] ♪ Can anybody find me ♪
♪ Somebody to love? ♪
- ♪ I work hard ♪ - [in coro] ♪ He works hard ♪
[in coro] ♪ Every day of my life ♪
[in coro] ♪ I work 'till I ache my bones ♪
- ♪ At the end ♪ - [in coro] ♪ At the end of the day ♪
♪ I take home my hard-earned Pay all on my own ♪
[in coro] ♪ I go down on my knees and I start to pray ♪
♪ 'Till the tears run down From my eyes, Lord! ♪
- ♪ Somebody ♪ - [in coro] ♪ Somebody. Somebody ♪
[in coro] ♪ Please, can anybody find me ♪
♪ Somebody to love? ♪
♪ Oh! ♪
[in coro] ♪ To love! ♪
[esultano]
[sbadiglia]
[tuoni]
Allora... Profilo tra il greco e l'hidalgo.
- Comunque levantino. - Eh! Volano parole grosse.
Praticamente oriundo terrone.
- Se me lo dici così, va bene. - Che occhi scuri che hai.
Chi sei, Cappuccetto Rosso?
Mi fregano sempre gli occhi scuri.
Non si sa dove iniziano e dove finiscono.
Le storie più belle sempre con gli occhi scuri io.
Tante?
[rumore di pioggia]
- Belle? - Eh.
Tre.
- Vuoi il recap? - Sì.
Il classicone dopo il sesso?
- Sì, così ce lo togliamo. - Sì.
- Vai. - Allora...
Sono stata con un ragazzo conosciuto a Bristol in Erasmus
con annessi due annetti di "vengo io", "vieni tu".
Un surfista di Tropea che mi ha svoltato le vacanze per tre anni.
Un architetto siciliano adorabile come solo i siciliani sanno essere.
Tutti lontani però. È una strategia inconscia di non impegno?
Vallo a capire l'inconscio.
Io comunque rispetto a te un banalotto di provincia.
Una praticante odontotecnica.
Stesso condominio, lei scala A, io scala B.
Una professoressa di storia dell'arte
qualche storiella senza senso e una ex moglie.
Ah, no, aspetta.
Una libraia di Ostia per la quale avevo completamente perso la testa.
È durata pochissimo.
Lunatica, instabile, imprevedibile e inaffidabile.
[Scheggia] Potremmo esserle amiche.
- Ti avverto, ho i piedi gelati. - Ti avverto, non mi danno fastidio.
Nemmeno guardare la televisione a letto mi dà fastidio.
Nemmeno fumare a letto.
Nemmeno mangiare a letto e ritrovarmi in mezzo alle briciole.
Poi un'altra cosa. Mi piacciono tantissimo i tappetini pelosi.
Dai...
- Quelli proprio... - Pelosissimi, quelli del bagno.
Com'è che mi fai venire voglia di prenderci un cane?
"Un cane"?
Tipo...
- Vado un attimo in bagno. - Sì.
- Ha detto "cane"? - Sì.
Noi una performance epocale tutta sfumature e sospensioni e lei dice "cane"?
Tu hai detto "tappetino peloso", lei "cane".
No, dice "cane" per dire una cosa nostra, una cosa assieme.
Una cosa morbida, da accarezzare, da annusare, da baciare.
Più di così? Ho finito la saliva.
Che ti confessi al primo venuto?
Che parli di cani?
A fare l'amore siamo brave, ma a parlare...
- Dovremmo stare zitte. - Prima e dopo il sesso.
- Mutismo selettivo. - Invece io non sto zitta!
Lui ha ragione, erano tutti lontani e a distanza rassicurante.
La distanza impedisce di soffrire. Aiutiamoci.
Tu aiuta me! Adesso un cane mi piacerebbe.
[Trilli] La smetti con questo cane? Che hai?
Io non voglio un cane, voglio un uomo! Quello che sta in camera!
- Così lo fai scappare. - Accolgo la tua richiesta di maschio.
- Stai molto più calma di così. - Io comunque non mi fido.
Usa i preservativi alla frutta.
Fuga verso casa. Niente fronzoli direi.
Apprezzo la schiettezza. Siamo carne, poca cosa.
Mi sento una prostituta parigina del Settecento, quando fanno così.
Domani rubiamo i pinoli al supermercato. Dieci pacchetti e ci tiriamo su!
Ci sta ripensando.
Adoro gli uomini che sanno ciò che vogliono.
- [Scheggia] Sembra confuso. - [Trilli] Chissà a che pensa.
A noi, a questa serata, a quello che è successo.
Il profilattico va nella plastica o nell'umido?
- Umido. - Umido.
- [Alfa] Che fa, cerca gli ovuli? - Ti va il gelato?
[Scheggia] Che rilancio!
- Che gusti hai preso? - Ah, ti sta bene.
A te l'onore.
- Che c'è? - Non si parla mai del sesso.
Cioè, dopo non si commenta.
Se ci pensi, è strano.
Uno va al cinema, vede un film, poi esce e lo commenta.
- Invece il sesso non si commenta. - Devi dirmi qualcosa?
No, era un ragionamento così, in generale.
A me è piaciuto molto.
- Perché non dirlo? - Perché non è il momento.
Sì! È il momento migliore che abbiamo vissuto da mesi.
Pensiero articolato, ma ne parliamo poi a casa con calma.
- Stiamo andando a casa? - Volevate dormire qui?
- Perché no? - Poi io al mattino...
Che cosa?
- Grazie per non averlo detto. - Che?
Che è il pistacchio più buono di Roma.
Quando te lo portano, è sempre il pistacchio più buono di Roma.
- Questo è veramente... - Vaffanculo!
Lo vedo che state per dargli lo spazzolino da denti degli ospiti.
Forse neanche quello dell'aereo, ma quello buono.
Brava.
- Scegliere non è facile. - Eterno dilemma. Crema, frutta.
- Io non me li lavo i denti con il dito. - Stai zitto.
Ti cali di tutto e pensi al dentifricio?
Diamogli pure un mazzo di chiavi di casa, no?
Mai. Il nemico deve suonare.
- Aspetta. - Grazie.
Neuroni a miliardi, poi solo misera carne.
Succube del tiepido conforto terreno.
Secoli di lotta spazzati via da uno spazzolino, cazzo.
Troppe "Z" in questa frase, mi sono persa.
- Di che stiamo parlando? - Di farlo restare.
Quando sono da sola, ceno con il gelato.
- Veramente? - Sì.
- Pure io. - Non è vero.
- Giuro, vaschetta da mezzo chilo. - No!
Quanti secoli sono che non facciamo l'alba chiacchierando?
- Conoscete le regole! - Le tue regole.
- Le nostre! - Sai che lo faccio pure io?
- Non è vero. - Giuro.
Avevano ragione le lesbiche di una volta a incazzarsi
quando fecero il grande scisma con le femministe etero.
Bella 'sta cosa!
Perché con il nemico poi noi ci vogliamo pure dormire.
- La fragola... - "Gnè".
Che c'è? Che guardi? Che vuoi?
Niente. Sei carina, quando ti inalberi.
Mi ridici quella cosa dello scisma delle lesbiche? Com'era?
Domani all'alba dovrei andare a un mercatino dell'antiquariato.
Togli il condizionale.
È lontanissimo e non ci trovo mai niente.
- È un invito a restare! - È sbagliato.
Io domani avrei un pranzo etnico.
Vedete? Il kebab diventa "pranzo etnico".
Ha ragione lui, è tutto sbagliato.
- Mi sa che salto pure io. - Si vede che vuoi restare! Dillo!
Molto meglio dormire fino a tardi.
Fare colazione a letto, con calma.
[insieme] Le briciole sul letto.
Non mi fido, troppi cuscini.
I cuscini, il kebab, il cane...
sono tutte cazzate! Possiamo essere sinceri tra di noi?
[Giulietta] Sicuro ha una figlia, una moglie.
[Eros] Specifichiamo che è una ex?
[Alfa] Perché li dobbiamo assecondare?
[Lara] Come siete fatti?
- [Valium] Seduti su divani estranei. - [Giulietta] Ti fissi con i maschi presi.
[pensieri che si accavallano]
- [Romeo] L'amore non è comodo. - [Professore] Ha detto "nido"?
[Giulietta] Essere lo scarto, quella che nessuno sceglie.
- [Alfa] Lara è una cazzata. - Mi date retta per una volta?
Basta.
- Basta. - Basta.
- Basta gelato. - Sì.
- Si è fatto tardi in effetti, eh. - Ehm...
- Sì, è un po' tardino. - Sì.
Ti ridò la camicia.
Tieni.
No, non possiamo chiuderla qui, dai. È imprevedibile, è coraggiosa, è spiritosa.
È vitale, è pure simpatica.
- È pure bella. - Veramente lo facciamo andare via?
Ti butto la spazzatura?
- No, non c'è bisogno. - Ok.
Sì che c'è bisogno! La spazzatura buttiamola domani insieme.
- Nemmeno l'umido, che domani puzza? - No, faccio io domani, grazie.
Ci ha fatto stare bene!
- Magari il vetro, che pesa? - Sì.
Piangere e ridere la stessa sera, vi sembra poco?
È fragile, forte, coraggiosa, spiritosa. Devo andare avanti?
Sa di vero, di giusto.
Sembra persa, ma è solo che non vuole essere trovata.
Lui è quello che aspetta sotto casa e noi lo buttiamo via con il vetro?
Ecco.
- Il cassonetto è subito all'angolo. - Sì.
Uscendo, sulla destra.
- Allora... buonanotte. - Buonanotte.
- No... - Basta dirgli "resta".
Basta dirle "resto".
[campanello]
- Come sono? - Quattro pensionati.
Permesso?
Ciao.
[colpo]
Ahia.
- Pensavo che foste di meno. - Io pensavo che non ci fosse nessuno.
- Siete venuti per litigare? - A me un po' di violenza non dispiace.
Lo dico spesso nel tentativo di sentirmi più virile.
Guardali, indecisi, frastornati...
Bipedi che non sanno quello che vogliono.
"Ci accoglieranno a braccia aperte", eh, Romeo?
Ma...
Perché non siete adorabili come prima?
Se eravamo adorabili potevate restare.
- Ci avete praticamente cacciato. - Avete guardato l'orologio.
- Ci avete ridato la camicia. - Era chiaramente un'allusione a restare.
- Neanche troppo sottile. - Ragazzi, non abbassiamo i toni.
- Eravamo partiti così bene! - Parliamo del cane.
Le è sfuggito. Era un commento tenero.
- Vedi cani qui? Non ci sono. - Io vedo il cane.
Vedo il cane, la station wagon, le rate da pagare,
la lavatrice, l'asciugatrice, le tazze con i nomi,
un televisore maxischermo e le cene con gli amici mischiati.
- Noi non abbiamo amici. - Tutti i regimi autarchici sono falliti.
Noi non siamo autarchici.
- No? - No.
Abbiamo una figlia, una ex moglie,
una lista spesso disattesa di responsabilità.
Non ce ne servono altre.
- Avete una figlia? - Sì.
Non l'avete mai detto questa sera!
Loro pisciano insieme, non dimentichiamolo.
Non sarete autarchici, ma siete... postumi, ecco.
Mi ci ritrovo.
Abbiamo un equilibrio, ma stiamo bene così.
Capisco che dobbiate trovare ancora il vostro.
- Che cazzo vuole? - Niente, fa mansplaining.
- Che ha fatto? - Uno sport acquatico.
Non è vero che stiamo bene così.
No, non è né il momento né il luogo.
Abbiamo sbagliato noi. Non si va a casa al primo appuntamento.
- Allora lo vedi che ti ha fatto strano? - Certo.
- Di chi è stata l'idea? - [insieme] Sua.
- Quella del cane. - Era un'idea carina però.
- Ah. - Chi ci ha provato al bar?
[insieme] Lui.
Ho solo chiesto se volevate l'ultima bomba.
Ti sei fatto il tuo bel film, eh?
"Vogliamo sdraiarci a tavola" non l'ho detto io, cara.
- Mi è piaciuto moltissimo. - Ti è piaciuto?
- Come ti è venuto? - Mi annoiavo.
In voi c'è una regressione libidica.
- Grazie per la diagnosi. - "Regressione libidica".
Dobbiamo lavorare di più su questo concetto, mi piace.
Come quando abbiamo fatto l'ipnosi. Mi sono divertita tantissimo.
Ti sei spogliata nuda gridando...
[insieme] "Voglio un uomo bello e ricco."
- Pure loro non se la passano benissimo. - Come mai siete tornati?
- Non rispondi? - Ho l'acufene, mi distrae.
Ho chiesto... Guarda il labiale.
- Ho capito. - Temporeggiava.
- [Professore] Dai. - Allora?
- Perché siamo stati bene. - [insieme] Oh!
- Come mai siete andati via? - Perché siamo stati bene.
Ah.
Può sembrare un concetto contraddittorio, ma non lo è.
- Tu come sei stato? - Stare bene non basta.
È una nebbia temporanea, un fumogeno da stadio.
Non dimentichiamo "chi versa il vino", "chi taglia la lasagna".
- Soprattutto "il nido". - No...
A proposito, ma chi cazzo è Carla Lonzi?
Non lo dire a me.
- Non ne fate passare una. - Ho fatto una domanda.
- Ora tira fuori gli ovuli congelati. - Sì.
Vedi? Meno male che te lo dici da sola.
Che problema c'è?
"Avrei degli ovuli in Siberia pronti per essere scongelati.
- Tanto per dirtelo." - Che c'entrate voi con i nostri ovuli?
Io non giudico, anzi, a parti invertite
se uno mi dice che ha congelato lo sperma, mi butto di sotto.
[Professore] Appunto.
Vabbè, io direi che ci siamo detti veramente tutto.
- Possiamo andare. - Ciao.
Grazie della bella serata. Andiamo, Eros. Fai il bravo.
[Professore] Romeo!
- Allora? - Io resto qui.
- Non ho capito, scusa. - Scandisci, ha l'acufene.
Buon letto, buon odore, venticello dalla finestra.
Lenzuola prive di fantasie burine. Sto bene. Io dormo qui.
Tu? Da solo? E come fai?
Come fa?
Poi "io" è un pronome che qui dentro è inesistente.
Si parte dalla prima persona plurale, "noi".
Dormire con le varie loro è il nostro confine invalicabile.
Te lo ricordi o no? Fai sì con la testa.
Voi ve lo ricordate? Eros, com'è il pavimento? È di tuo gusto?
Valium, ti svegli, per favore? Non rispondi? Un po' di dignità!
È una parola...
Anche noi siamo così brutte, quando litighiamo?
Magari litigassimo davvero.
- Ormai facciamo solo finta. - Io adoro fare finta.
No, parla per te! Non in quel senso.
È una cosa nostra, interna.
Che dici?
Abbiamo fatto una brutta fine. Un tempo eravamo più complici, più uniti.
- Eravamo amici. - Ora non buttatevi giù.
Sì, guarda che anche noi spesso ci sentiamo... strette? Sì.
Cioè, a volte ci piacerebbe pisciare da sole.
- Ieri Rosa ha detto quella cosa. - Non significa niente.
- Che cosa ha detto? - È una bambina, dice tante cose.
Ha detto: "Papà, ti vedo triste".
- Non mi pare. - Lo ha detto.
Ha detto anche che basta una doccia al mese e che gli unicorni esistono,
dice tante stupidaggini.
Certo che le emozioni vi sfondano proprio.
- Su. - A me invece un po' manca.
- Un po' anche a me. - Che cosa vi manca?
Guardare fisso il muro vi manca? Sentirvi soli come i cani?
Io ho paura. Ho paura per voi e anche per me.
Paura di che?
- Di domani mattina, per esempio. - Vabbè.
A me basterebbe che mi aiutaste a cercare le chiavi in giro per casa.
- Sono bravissimo a trovare le cose. - A me basta un caffè con la moka.
Metti che poi ci piace la moka, il letto con i cuscini
il divano, il tappetino peloso e tutto il resto
e che ci sentiamo vivi, ci sentiamo bene, poi sono problemi.
C'è tutta una vita da aggiustare attorno a questo momento in cui ci sentiamo bene.
- Sì, c'è il mercatino che salta. - Il pakistano che salta.
Chi se ne frega del mercatino e del pakistano?
Non voglio svegliarmi una mattina triste e sola perché ho preferito un comodino
all'abbraccio di uno che si fa svegliare a morsi, che ride e che urla...
[in napoletano] E che poi mi fa tutte cose.
Il napoletano sintetizza bene quasi tutto.
"Restiamo sole e conquisteremo il mondo"
- non era il nostro motto? - No, è il tuo.
- Ogni tanto ti tiri dentro pure quella. - Ha ragione lei stavolta.
Da quanto non dormiamo con qualcuno?
Voi da quanto?
Perché non ce ne andiamo?
Tutti, ora, in silenzio. Non se ne accorgerebbe nessuno.
- Sarebbe anche più onesto. - Oppure restiamo.
Vediamo quello che succede.
Basta che decidiamo.
- Dai. - A me sta bene tutto.
Io ho fame.
Ma lo sai che quasi quasi...
- Vi va una aglio, olio e peperoncino? - Ti aiuto.
- Sì. - Apparecchiamo?
[dialoghi non udibili]
A che pensi?
A niente.
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