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("Bellissima" di Annalisa in sottofondo)
("Bellissima" di Annalisa dallo stereo)
Emma! Per cortesia, è tardi come al solito, ma possibile che…
- (Emma) Non ti sento. - Per forza, abbassa la musica!
Tanto c'è papà che giustifica i ritardi. - (Emma) Sempre questi commenti del cavolo.
- Meno male che non sentivi! - (Emma) Che c'entro io se tu sei in ritardo?
- (Emma) Vai nel tuo bagno e non rompere. - Non mi puoi parlare così.
- Io non sono un amichetto tuo. - È difficile prendere quelli giusti?
Dopo quattro anni di ciclo, ancora compri questi che sembro nonna Maria?
- No... non parlare così di tua nonna. - Ne hai presi un sacco.
Erano in offerta? Sei sempre il solito tirchio.
Tirchio no, Emma, semmai solo.
Solo ad occuparmi pure di cose che io non... ti sembra facile?
Di giorno, di notte, con le ali, senza ali, con la coda, con le piume...
Visto che sbaglio sempre, la prossima volta te li compri da sola.
Ti lamenti per una cazzo di cosa che fai per me?
Ah, io faccio...
La prossima volta non ci sarà, perché prima di finire questi, sarò andata in menopausa.
La porta...
Ehi... ti ricordi che oggi devi andarci a parlare?
- Sì, certo che me lo ricordo. - Okay.
- Emma... - Lo so che mi vuoi bene.
Ah, Emma, chiudi bene la finestra, dicono che diluvia!
(Emma) Magari si allaga scuola!
Esimi colleghi, eccoci qui.
Ancora caldi.
- Paolo, che è successo? Sei in anticipo. - Sì, eh?
- Sul tuo ritardo solito, sì. - No, vabbè. I croissant francesi!
Altre questioni urgenti o possiamo cominciare?
La LHG continua a fare pressing. 9.5 è tanta roba.
Tantissima roba, Fede. Però hai visto i rischi?
Noi ci chiamiamo Imbesicur, non "imberisc".
La tutela del cliente è la prima cosa, lo sapete.
- (Paolo russa) - Scherza, scherza…
Certo, fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.
Poi questi mi sembrano più finti dei denti di mio padre.
Il rischio è di allontanare qualcuno. Frigerio ci chiede più grinta.
Aspetta, Cinzia. Penso io a Frigerio. Lui va solamente rassicurato.
Ha un portafoglio ottimo, belle performance e basso rischio.
- Una filosofia che vale pure a letto. - (risate)
Fede, chiudi la finestra, oggi c'è allerta meteo.
Bruno, ho sentito la Protezione Civile. Dicono che puoi stare tranquillo.
- Andiamo avanti? - Sì.
A proposito di allerta, ieri in barca, mezzo miglio dalla costa,
un vento pazzesco.
Stasera a calciotto ne manca uno. Il campo è sotto casa tua.
Ancora? Te l'ho detto, non gioco più.
Si può sapere che hai?
La storia di Frigerio, non volevo parlartene davanti agli altri.
- Che è successo? - E successo…
Uno dei miei clienti top non mi risponde alle mail e non si fa trovare.
Sai come sono i manager del lusso, sempre in giro, duemila cazzi...
- Frigerio con te sta in una botte di ferro. - Lui non ci vuole stare nella botte.
- Hai sentito Cinzia? - Queste capsule sono clamorose.
- (sbuffa) - Dai, non ci pensare, non ti fissare.
È già una giornata pesante. Se sapessi dove devo andare oggi...
- Dove devi andare? - Devo vedere un cliente.
- Ci sono problemi? - No, è una cosa un po' delicata.
Poi è molto lontano. Dicono che c'è pure allerta meteo.
Ma che dici?
Infatti, secondo me, questi non ci prendono mai.
- Se vuoi, ti accompagno. - No, tranquilla, Camilla. Veramente...
- (notifica dal cellulare) - Sicuro?
- Sì. scusa... - Mh, mh.
A proposito di tranquillità...
"Ciao, papa, sabato c'è una festa, va bene se torno all'una?
Rispondi' va bene.
Senti, ma se fissiamo una sera? Così me la presenti?
Sì, ci stavo pensando pure io.
La prossima settimana potrei venire a cena da voi.
- Dici? - Stiamo insieme da dieci mesi.
È arrivato il momento di presentarmi tua figlia.
Per un motivo o per un altro, abbiamo sempre rimandato.
Facciamo giovedì prossimo?
- Giovedì. - Penso a tutto io, non ti preoccupare.
Aspetta, io ti avverto.
Quella ha un caratterino, ma un caratterino...
- Io me la caverò. - (bacio)
(Angela) Grazie di essere venuto. So che non è facile per lei.
Il discorso è questo. Terry ha concluso il suo percorso nella comunità.
(Bruno) "Concluso" significa che sta bene?
Sì, direi che sta meglio.
Anzi, data la sua condizione, direi che sta bene.
Sì, Emma mi dice le stesse cose, ma...
essendo la figlia, tendo a non prenderla alla lettera.
Lei pensa che Emma voglia farle credere che le cose vanno bene,
anche se non è vero?
Non lo so. Comunque, dottoressa, siccome io ho il tempo contingentato,
vorrei sapere perché mi avete chiamato.
- Devo firmare delle cose, autorizzazioni... - No, lei non deve firmare niente.
Io l'ho chiamata per sapere se è disposto a ospitare Terry.
Ospitarla in che senso? Ma… a casa mia?
A casa sua e di Emma. Solo per trenta giorni.
Siamo matti? No, nel senso...
- Stiamo scherzando? - Allora, mi lasci spiegare.
Prima del suo reinserimento nella società, cioè una sua vita autonoma,
una casa sua, un lavoro,
Terry ha bisogno di un'esperienza... diciamo "ponte".
- Ha bisogno di una prova. - Forse le sfugge una cosa.
Io e Terry siamo separati da prima che lei venisse in questa struttura.
- Lo so. - Quindi dovrebbe sapere
che non sono la persona giusta per farle fare questa esperienza.
So che questa non è la soluzione ideale, però...
voi siete la sua famiglia, l'unica rimasta.
Questi trenta giorni sono importanti per capire
se veramente Terry è in grado di avere una sua vita autonoma fuori da qui.
E poi il tutto sarà preso in carico dai Servizi Sociali.
Così possiamo anche capire se Emma e Terry
potranno stare insieme nei giorni stabiliti
come succede per le coppie separate.
È molto importante che Terry ed Emma ricompongano il loro rapporto.
Perché lei può immaginare che qui era limitato, no? Protetto.
Dottoressa, adesso ascolti me.
Mi sembrano ipotesi quantomeno complicate.
Emma è ancora molto piccola ed è molto sensibile.
So io quanto ci ho messo per cercare di recuperare una vita normale,
trovando un minimo di stabilità.
Facendo da unico genitore a un'adolescente non proprio semplice.
Io glielo dico chiaramente.
Non sono in grado di gestire un'altra crisi di Terry.
Lei non immagina cosa abbia significato la sua malattia nella nostra vita.
Considerato il lavoro che faccio, un po' me lo immagino.
Terry ha imparato a gestire quello che le succede.
In questi 30 giorni non sarà lasciata sola.
Frequenterà un centro diurno,
dove c'è un mio collega che io stimo molto.
Le voci?
- Sente ancora le voci? - Bruno...
perché non la incontra e poi ci pensa? Eh?
Come incontrare Terry?
- Ciao, Terry. - Ciao, Bruno.
Ti trovo bene.
Anche io.
No, ma che dici? Non è invecchiato!
Ha solo… l'aria un po' triste.
No! Sibilla, no! Non te lo presento! Smettila!
Ci sei cascato! Addirittura con le mani alzate!
- Mica è una rapina questa! - (ride)
Che scherzo è?
Era per sdrammatizzare. Sono due anni che non ci vediamo.
- Questo lo chiami "sdrammatizzare"? - Mh.
Vabbè, scusa, è che...
- Lo so. - Eh...
Lo so.
Vabbè, ci possiamo abbracciare?
Sì, ci possiamo…
- Poco. - Poco.
- Oh... -Ah.
Aspetta…
Ho parlato con Angela di questa… eventualità.
Ah, l'hai chiamata così?
- La dottoressa non si chiama Angela? - No, il fatto di venire a stare da voi
- ...l'ha chiamata "eventualità". - Sì, beh, mi è uscita questa parola…
Però la sto prendendo seriamente in considerazione.
Come no? Sai che quando dici una bugia, io...
No, no, no. Non è una bugia, ti prego.
Non cominciare. Le cose non sono sempre bianche o nere come pensi tu.
A volte, sono… sfumate.
Io, se permetti, ci vorrei pensare. Non mi sembra nemmeno così sbagliato.
Scusa. Hai ragione, è che…
Sono un po' tesa e mi vengono fuori le emozioni così.
- Poi c'è anche questa cosa di Emma... - Emma non vede l'ora!
- Emma lo sa? - Certo, ne abbiamo parlato.
Scusa, ma quando ne avete...
Ti sembra giusto scavalcarmi così?
- Emma ha 16 anni. - No, Emma ha quasi 16 anni.
È una bambina. E se adesso dicessi di no, il cattivo sarei io, come al solito.
Bruno, io voglio ricominciare una vita,
e la cosa più importante, per me, è Emma.
È dimostrare a tutti che posso prendermi cura di lei.
E poi, è solo per un mese, trenta giorni.
- So quanto è un mese. - Eh...
Vabbè.
Salve.
Buongiorno.
Dovrei andare alla macchina. E là, e...
Scusate.
Scusi, signorina, dovrei andare alla macchina.
Ragazzi, dai, andiamo che inizia il gruppo tra cinque minuti.
Inizia il gruppo...
Natale, andiamo, su. Vai.
(Natale) A Terry ci penso io.
Sì, sì. Grazie...
Ora sono più tranquillo.
(radio) Veniamo alle previsioni per il weekend.
- (Bruno) Emma, sei tu? - Hai altri figli?
Cominciamo bene.
- Che c'è per cena? - "Ciao, papà, come stai?
Com'è andata al lavoro? Scusa il ritardo, ti sei preoccupato?"
Se sai già le domande, che senso ha? Poi quale ritardo? Sono le otto!
Potresti rispondere ai messaggi. Sai le letterine che stanno sullo schermo?
Quelle servono per rispondere. Tipo: "Papà, arrivo. Ti aiuto ad apparecchiare."
- Ma… com'è andata? - Che cosa?
Dai, papà, come che cosa? Hai parlato con Angela?
- Sì, ci ho parlato.
Niente, mi ha detto di questa cosa di mamma.
Ti ha detto quando verrà qui?
Io sono l'ultimo a sapere le cose in questa casa.
- Non fare la vittima, per favore. - Non vittima, Emma.
Io credo di avere il diritto di sapere come stanno le cose,
visto che la cosa mi riguarda.
Ma anche di prendermi un tempo per rifletterci, e mamma è d'accordo.
- Riflettere su cosa? Perché? - Per un milione di motivi, Emma.
Io non credo che siamo pronti per vivere nella stessa casa.
- Dopo quello che è successo. - Si tratta di un mese!
Voglio sentire un altro parere, va bene?
Voglio parlare con lo psichiatra che la seguiva prima.
- Il mio parere non conta? - Certo che conta, amore.
Però, sei piccola, non puoi capire certe cose.
- Fai sempre questi discorsi del cazzo! - Non mi parlare così.
Tu non capisci quanto è importante per lei e per me.
- Io ho bisogno di mia mamma! - Emma...
- Non capisci mai un cazzo! - Vieni qua! Emma, vieni qua!
- (Emma) Lasciami stare. - (porta che sbatte)
Che giornata di merda!
(bussa alla porta)
(sbuffa)
Non mangi niente? Avevo preparato...
(Bruno) Emma?
C'è mio padre, scusate un attimo.
È andato a fuoco l'ufficio?
- Ci vai anche a scuola con il... - Sì.
Abbiamo detto che non lo tengo solo a casa con te, no?
- Sei venuto a controllarmi? - No.
- Vieni, ti do un passaggio. - No, prendo il 775.
Per favore, dai. Mangiamo una cosa insieme?
- A quel chiosco che ti piace tanto. - Da "Sora colite"?
- Poi sei fuori uso per tre giorni. - Sì, però poi risorge.
- Non hai il fisico. - Quello sicuro, però ho l'arma segreta.
- Cioè? - Maalox.
Dai.
- Ciao! - (ragazza) Ciao, Emma.
(Bruno) Posso dirti una cosa senza che ti arrabbi?
- (Bruno) Sei più bella quando ridi. - Ancora queste frasi sessiste.
(Bruno) Chi è sessista? E diventato tutto sessista.
Allora, papà?
- Dovrebbero farli già col Maalox dentro. - Per favore, allora?
Allora va bene, mamma viene a stare da noi.
- Non è vero. - Sì.
Sei serio? Oh, mio Dio, grazie!
Aspetta, però, devi aiutarmi, mettere a posto la stanza,
- …studiare senza che chiamo il 113... - Faccio tutto.
E devi stare meno al cellulare.
- Devi stare di meno... - Sì, giuro!
Appunto.
(bussano alla porta)
- Sì? - (operatrice) Terry, sei pronta?
No! Per favore, non così vicino.
Troppe emozioni, non me la sento. Grazie.
Prova a dire quello che senti.
Quello che sento?
- Qualsiasi cosa? - Tutto.
Non fate così, perché mi viene la nausea.
Vi voglio bene, ragazzi. Tanto. A te un po' meno.
(in giapponese) Ti voglio bene, Natale.
(in giapponese) Anch'io, Terry.
Grazie che mi ha insegnato il giapponese.
Stanotte ho sognato di essere un samurai.
So che sarà difficile non avermi al tuo fianco.
E avere, invece, lui.
È normale che sia così emozionata, sta lasciando persone importanti.
Siamo proprio… Anzi, siete proprio sicuri, eh?
- (Bruno) Secondo lei è pronta? - (Angela) Io credo di sì. Lei è pronto?
Io ho solamente dei dubbi. Legittimi, tra l'altro.
Dubbi o paura?
Lascia a me.
Arrivederci, dottoressa.
(Natale) Ti tengo d'occhio.
(grida di bambini)
(Bruno) So che è domenica, Lisa, però ho bisogno di quei dati.
Ho appuntamento domani alle nove. Se non ho quei dati, non ci posso andare.
Questa che vuole? Lisa, ti richiamo.
- Buongiorno. - Buongiorno.
L'uso degli auricolari è vietato. Non ha il Bluetooth questa macchina?
Sì, ma non li stavo usando.
Certo che li stavi usando. Ha attaccato quando l'ha vista.
Era al telefono con la segretaria. Lavora tanto, sa?
Quando l'ho conosciuto, era così diverso.
Era istintivo, impetuoso, fallosissimo.
- Tanto sono tutti uguali. - Ah, sì?
305 punti, patente e libretto.
(Bruno) Vai, però! Dai!
(clacson)
Terry, aspetta che accosta, aspetta un secondo!
(voci concitate indistinte)
- (clacson) - Sì, sì.
EccocL
È diversa.
- Eh... - Anche il divano è nuovo.
Sì, sì-
- Hai fatto imbiancare le pareti. - Ho fatto dare una ripulita.
- Così mi sembra più... - Triste.
No... ordinata.
Anche a me piacevano colorate, ma papà, come sempre...
Papà cosa? Papà ha semplicemente voluto rinnovare.
- Vabbè. Vieni a vedere la camera? - Sì, amore.
Guarda che bella!
- (Emma) È fichissima, no? - (Terry) Beh...
- Ma come no? - No!
(Emma) Perché?
Lo so, all'inizio, come direbbe lei, è un po' "too much",
però dopo ti abitui, ti assicuro!
- (Emma) Smettila! - Ti abitui.
Ho adattato la stanza degli ospiti, calcolando che non ci starai molto.
(Terry) Bello! Il divano letto va benissimo.
- Ho visto che in bagno hai tolto la vasca. - Sì, occupava un sacco di spazio.
- "Benvenuta" l'hai messo tu? - Mmh... no.
Senti, qua ci sono tutti i DVD, piattaforme, film, serie,
tante serie...
Non sono uscita per rimanere chiusa qui dentro.
No, che c'entra? Però...
Magari, quando stai da sola a casa ti tieni occupata.
Io avrei preparato un piccolo…
Protocollo delle regole di...
di convivenza, ecco, per passare questi giorni in serenità.
Nemmeno al primo ricovero ho avuto questa accoglienza.
Che c'entra? Credo sia necessario avere dei binari, no?
"Niente rumori molesti dopo le 21."
- "Non portare estranei a casa." - Eh...
"Non entrare in camera di Bruno senza bussare."
- Sì. - Hai paura che mi approfitti di te?
Vabbè, dopo le leggi con calma.
Tra poco ceniamo.
(Terry) Ti ricordi quella volta a Creta?
Quando?
"Protezione solare, io no." Con la carta stagnola...
"Io non mi brucio, sono un tipo mediterraneo."
- La sera era una piaga vivente. - (risate)
Sì, ridete pure delle mie disgrazie. Brave, brave.
- Posso anche andare di là. - Non cominciare, diventi pesante.
Ormai il gancetto sdoganato a casa, tranquillamente...
- Dici il piercing? - Eh.
- Le sta un incanto. - Grazie.
- Se lo dite voi... - Beh, io volevo darvi questi.
Ho imparato a farli in un laboratorio, in comunità.
Anche per dirvi grazie, grazie per questi 40 giorni.
- Perché 40? Avevamo detto 30. - Perché, che ho detto?
Hai detto 40.
(Emma) Stupendo! Davvero, è bellissimo.
(Emma) Sei diventata bravissima con il kintsugi. Bello, no, papà?
Sì… bello.
È molto bello. È una specie di collage di pezzi, no?
Tecnica di restauro giapponese.
Gli oggetti rotti vengono rimessi insieme con l'oro e diventano ancora più preziosi.
È un laboratorio che mi ha dato tanto. Soprattutto quando li devo spaccare.
- Perché mi scarica da morire. - No, no, però non...
- Ci sei cascato. - Ah, ah.
L'unica cosa che non ho capito è perché a me il suino...
e invece a Emma... è curiosa questa cosa.
Pensavo... a quello che stai vivendo.
Perché? Che sta vivendo?
Ehm...
- Venerdì, per il mio compleanno... - Eh?
Vorrei festeggiare con voi due e…
Il mio… il mio ragazzo.
- Il tuo che? - Sei diventato sordo? Il suo ragazzo.
Vabbè, ragazzo, ma... un fidanzatino così di scuola.
Ma come parli? Non faccio le elementari!
- Io non vedo l'ora di conoscere Lorenzo. - Di conoscere chi?
- Lo-ren-zo. - Non ti ho chiesto la divisione in sillabe.
Volevo sapere… Ma scusa, tu perché lo sai?
- Perché non me ne hai parlato? - Te lo sto dicendo adesso.
- Con mamma è diverso, lo sai. - Termy, è una ragazza.
È normale che tra mamma e figlia c'è...
No, no. Ti devo chiedere la cortesia, per questi 30 giorni che restano…
Anzi, 29 giorni che restano,
di non chiamarmi mai più Termy, per favore.
Scusa, dove l'hai conosciuto questo? A scuola?
- No, fa l'università. - Fa l'università?
- Mica è un reato. - No, ma che c'entra il reato?
- Quanti anni ha? - Diciannove.
Diciannove? Non so nemmeno se è legale.
Non è legale? E l'unica cosa che riesci a dire?
Abbiamo tre anni di differenza come te e mamma.
- Quando l'ho conosciuta, era maggiorenne. - Vabbè...
- E però... - Vabbè...
Anche io, a 16 anni, stavo con un ragazzo di 20.
-Ah, sì? - Sì.
Prendo un attimo… un digestivo.
Buonanotte.
'Notte.
(forte rumore metallico indistinto)
Terry! Terry! Cos'è questo casino?
Sono le tre! Sono le tre.
- Senti che ritmo! Mi rilassa. - Quale ritmo? Ti devi fermare subito.
I vicini avranno chiamato i carabinieri.
Finiamo tra un'ora, te lo prometto.
Finiamo chi? Eh... scusa.
Nelle regole di convivenza era scritto molto chiaramente:
"Niente rumori molesti".
Non sono rumori molesti, è un'arte antichissima, è musica di Palau.
- Di che? - L'isola della Malesia, non la conosci?
- No, non la conosco. - Lasciaci finire.
Non potete finire, perché se non ti bastano le mie regole,
ci sono quelle del regolamento condominiale, capisci?
- (Terry ride) - Cosa ridi?
Bruno, ti presento i miei amici.
Natale, Gollum, Bip e Mamo.
- Ciao, ciao, amici. - Come sei rigido. Saluta", per favore.
Amici della comunità,
mi dispiace moltissimo interrompere questa performance.
Purtroppo, però, qua stiamo in un condominio, capite?
- Con-do-mi-nio. - Forse è dislessico.
(campanello)
Lo sapevo. Io lo sapevo!
- (campanello) - E normale.
Lo sapevo.
Mi fa piacere che sia di buonumore, ma sa che ore sono?
(accento milanese) Noi la mattina ci alziamo presto per andare a lavorare.
- Non so voi come siete organizzati... - Doveva essere un posto tranquillo.
Vi chiedo scusa per il disturbo, ma non succederà più.
Fantastico. Ora lei dice a sua figlia di smettere di fare rumore.
-Altrimenti prendiamo provvedimenti. - Non è stata la figlia, sono stata io.
E comunque è un'arte malese, antichissima. Se entrate, vi faccio vedere.
- No, no, no… - Ci fa vedere, vuoi entrare?
- Entra, dai. È un'arte malese. - I signori non entrano perché…
- ...tra poco vanno a lavorare, no? - Molto presto.
Io ho dovuto smettere per i miei problemi.
No, nessun... Buonanotte, chiedo ancora scusa per il disturbo.
- Come si fa a smettere di lavorare? - Sono comunque romani, eh?
E comunque, è gente parecchio strana.
- Loro, eh? - E pure razzista. Chissà che lavoro fa!
- Scommetto qualcosa di losco. - Di losco, certo.
Senti, Terry... leggi bene il protocollo.
- Ah, sì? - Sì. Me lo prometti?
- Promesse. - Me lo prometti?
Tu mi prometti che saluti gli amici della comunità?
- Io non devo salutare nessuno. - (Terry) Ragazzi, dobbiamo chiudere.
Però Bruno ci teneva tantissimo a salutarvi. Saluta.
- Ma che... - Saluta.
Ehm... amici, buonanotte.
Io adesso vado a dormire. Capite? Dor-mi-re.
- È sicuramente dislessico. - (Bruno sbuffa)
Ah, siete già sveglie?
- Termy! Buongiorno! - Buongiorno.
Ti ho preparato il caffè e sono scesa giù per i cornetti.
- In che senso sei scesa? - Ho aperto la porta,
ho chiamato l'ascensore, poi…
Ho capito, ma sei andata al bar?
- Dove sennò, dal macellaio? - Lascialo stare che è paranoico.
- Senti, paranoico… -Mmh
Sbrigati a fare colazione. Hai compito in prima ora.
Papo, in realtà, pensavo di recuperarlo.
Oggi io e mamma passiamo la giornata insieme.
- Tu che ne dici? - Che ne dico?
Mi chiami "papo" quando mi devi chiedere qualcosa.
- Sei sicura? È fine quadrimestre. - Papo, chili.
- È un giorno, dai. - Chili! Per una volta non succede niente.
- Che avete pensato di fare? - Una cosa tranquilla, tipo...
- Le unghie... - Manicure.
- Un film. - Un film.
- Mettere a posto camera tua, magari? -Mmh
- Anche. - Magari.
Va bene, io vado al lavoro. E sto…
- Sto chili. - Stai chili.
- Termy! Il caffè! - Mi chiamo Bruno, non Termy!
- (Paolo) Che faresti? - Farei un CDS per ridurre i rischi.
- Dici? - Secondo me…
- (bussano alla porta) - Avanti.
È la cosa più giusta… Ciao, Camilla.
- Permesso? - Finalmente un raggio di sole!
- (Camilla) Grazie, Paolo. Buongiorno. - Buongiorno.
Riguardo alle garanzie che ci avete chiesto,
noi come banca siamo d'accordo, puoi firmare quando vuoi.
Grazie, ma non dovevi disturbarti, potevo passare da te.
- Ho interrotto qualcosa? - Che scherzi? Anzi, vuoi un caffè?
- Ho delle capsule clamorose. - Volentieri, in ufficio è un mortorio.
- È suonata la ricreazione? - Niente, il dovere mi chiama.
Mi prenoto per la prossima. (sottovoce) Non diciamolo al cacacazzi.
- Dai! - Allora levo il disturbo.
Ti accompagno.
(Camilla) Senti...
Ma… questo weekend vengo io da te o tu da me?
Questo…
No, questo weekend non ce la faccio, ho Emma, mia sorella deve partire…
- Abbiamo un weekend al mese. - Lo so, lo so, però...
Mi invento qualcosa appena posso.
- Premesso? - Promesse.
- Ciao, Paolo. - Ciao, Camilla.
- Mica la vorrai scaricare? - No…
Scaricare? No.
Terry è uscita dalla comunità.
La psichiatra mi ha chiamato e mi ha chiesto di...
di ospitarla per un mese.
- L'idea è che poi vada a vivere da sola. - Terry da sola?
- Mmh, mmh. - E come sta?
Sta abbastanza bene, cioè... speriamo.
- Un mese da te è tosta. - Non sto per niente tranquillo.
- Ti credo, dopo quello che hai passato. - Mi raccomando con Camilla.
Non deve sapere niente. Passa un mese e torna tutto come prima.
E se per caso incontrassi Terry, bocca chiusa, non voglio problemi.
Sì, stai tranquillo.
- Quindi ora Terry è a casa tua? - Sì, è a casa con Emma, tranquilla.
(Terry) Non gliene fai passare una a papà.
(Emma) Lo so, a volte mi fa troppo arrabbiare.
Lo so, ma non è stato facile nemmeno per lui.
Ma…
Davvero tu sott'acqua non senti le voci?
Meno, molto meno.
- Neanche adesso le senti? - Sì, ma solo quelle amiche.
Ti dà fastidio che te lo chiedo?
No, anzi...
(voci sovrapposte indistinte)
(voci sovrapposte indistinte)
L'ho capito, non c'è bisogno che mi metti la pulce nell'orecchio.
Ci manca pure quella adesso!
Il mio Termy!
- (voci sovrapposte indistinte) - Sì, lo so.
Ho capito.
Mi raccomando, stasera alle otto e mezza. Capito, papà?
Sì, ho capito, otto e mezza.
(Emma) Ci vediamo direttamente là, io arrivo con Lori.
- Ciao, amore. - Ciao, papa.
Ciao, Emma.
Scusa, Terry, questa che cosa sarebbe adesso?
Un'altra antichissima arte malese?
No, è che tutto questo bianco… mi agita.
- Sapessi a me… - Che ne pensi?
Penso che chiamo l'imbianchino, hai scrostato il muro.
- No, del foulard! - Ah! Eh...
Bello. Dove l'hai preso?
- L'ho preso lì. - Ah...
Sarà di Emma, sicuro. Otto e mezza, va bene?
Usciamo... otto e mezza.
- (Paolo) Oh, cento sacchi in otto minuti. - Me l'hai raccontato mille volte.
- (bussano alla porta) - Sì.
- Bruno, posso parlarti? - Sì.
Comunque, Paolo, secondo me…
- Sta salendo la tua ex moglie. - Chi?
- Sta salendo la tua ex moglie. - Ah...
- Se ci prendessimo una pausa? - Una pausa?
Sì, dai, un'oretta. Non muore nessuno!
- Dai, che dici? Una pausa. - Bruno!
- Per un'ora non ci sono per nessuno. - (Paolo) Che stai dicendo?
- Bruno! - Sta per arrivare quel cliente strano.
Te ne occupi tu, per favore?
Tranquillo, ci penso io.
- Ma che stai... - Andiamo, dai.
- (campanello) - Guarda chi c'è, sempre più bella!
Sai che ti trovo veramente in forma?
Sì, sì, sto bene. Tu invece sei un po' invecchiato.
- Capita, che devi fare? - Che hai? Sei su di giri, peggio di me?
No, niente, niente.
- Salve! Sono Terry, l'ex moglie di Bruno. - Piacere, Lisa.
- Piacere mio. - (annusa)
- E Bruno dov'è? - Il prof è dovuto scappare.
Si era dimenticato di un appuntamento.
- Ufficio triste. - Vuoi un caffè? Ho delle cialde clamorose.
Salve, Terry. Sono l'ex moglie di Bruno.
(annusa)
- Allora, questo caffè? - Vieni, vieni.
Non avevi delle cialde meravigliose?
(Terry) Vedo che sei sempre sposato con la barca.
(Terry) Stai ancora con quella ragazza? Come si chiamava?
- Monica. - Monica...
Alcatraz! Stai scherzando? No, no.
Sentivo le manette ai polsi, io sono uno spirito libero.
Che peccato, era così carina, gentile.
Hai mai provato con la psicoterapia? Ti farebbe tanto bene.
- Parlo per esperienza, eh? - Io non ho nessuna intenzione di guarire.
- La mia cura è quella. -Mmh…
Secondo me, non ti senti all'altezza di una vera storia d'amore.
- Tu dici così perché… - Perché?
Tu e Bruno, no?
A trovarla una storia d'amore come la vostra!
Terry, ci sei? Sono le otto, eh?
(Terry) Le 20 e 02, esattamente.
Che c'è? Ho esagerato?
Non vorrei mettere in imbarazzo Emma, vorrei essere carina per lei,
ma non eccessiva.
No, no, sei, sei…
- Stai benissimo. - Dici? Grazie.
- Anche tu stai benissimo. -Ah… grazie.
Solo... scusa, eh?
Hai il rossetto che...
Ecco, era...
Sono agitata, non vorrei fare casini.
Eh...
Facciamo così. Se dici qualcosa di strano o sopra le righe...
io ti faccio un segnale.
- Un segnale? - Tipo, ti verso dell'acqua...
- …e ti guardo negli occhi, così. - Va bene, ho capito.
- Ricordatelo, ti verso dell'acqua. - Ho capito.
- Andiamo? - Andiamo.
Grazie, sei un gentiluomo, ancora.
(brusio indistinto)
Ecco...
- Sono loro? - (Emma) Sì.
- (Terry) Ciao. - Ciao, mamma. Ciao, papa.
- Lui è Lorenzo. - Ciao. Enchanté.
- Francese, eh? - Anche, anche.
- Ciao, sono il papà di Emma. - Lorenzo, piacere.
- Ciao, amore. - Ciao, papa.
- Che bella che sei! - Grazie.
Se posso permettermi, più che tua mamma sembra tua sorella.
- Grazie. - E un complimento.
Sì, sì, ma certo, è…
Senti, Lorenzo, allora… intanto, piacere di conoscerci.
E tu che fai? Emma mi ha detto dell'università.
- Termy, cominciamo con l'interrogatorio? - Davvero, papà.
- Ho fatto una domanda. - No, ci sta.
Sì, faccio l'università, faccio Scienze Politiche, sono al primo anno.
- Però non è la mia priorità. -Ah, non è la tua...
Quello che mi piacerebbe fare è trovare una situazione mia,
magari all'estero, con la musica.
Una situazione tua con la musica, non in Italia, all'estero, certo.
E che genere di musica faresti? Così, tanto per…
- EBM francese. - Oh! Geniale!
EBM francese è geniale, eh? Sì, sì.
Beh, un brindisi 3 Emma.
- A Emma. - Grazie.
Sedici anni.
- Sembra ieri che eri una bambina. - No, è ancora una...
- È ancora una bambina. - Auguri.
- Auguri. - (Lorenzo) Invece...
Emma mi ha detto che tu sei interprete giapponese.
Sì, lo sono stata un bel po' di anni fa.
Ho dovuto smettere peri miei problemi mentali.
- Vuoi bere? - Per un interprete, sentire le voci
non è il massimo.
Dentro la testa avevo una specie di condominio,
inglesi, giapponesi, fantasmi...
- Fantasmi, forte! - Un po' d'acqua?
- Se vuole, se la versa da sola. - lo vorrei fare qualcosa di nuovo.
Con il sussidio della 104 ti fanno sentire sempre un peso.
Che poi sarebbero obbligati a darmela, come categoria protetta.
- Vuoi bere o no? - Che hai?
- Eh? - Ci metti in imbarazzo.
- (Emma) Ci stanno guardando tutti. Basta. - Non hai sete?
- No, non ho sete. Grazie. - Prego.
Invece, non sono riuscito a capire che lavoro fai tu.
- Papà, sta parlando con te. -Ah, "tu" sarei io.
Certo, perché ci diamo... ci diamo del tu, giusto.
Io sono titolare con un socio di una SCF.
Non hai capito cos'è, te lo dico io, è una società di consulenze finanziarie.
- Top. - Top.
È top. Emma mi ha detto, però, che facevi il calciatore.
- Sì. - Ti ha detto così?
- Eh. - (Emma) Sì.
- Sì, una vita fa giocavo in Serie C. - Ruolo? Bomber?
No. Difensore.
- Marcavo a uomo. - A uomo.
(Lorenzo) Forte, forte.
No! Ma che è Frigerio? No!
- Chi è, papà? - No, niente...
È un cliente, ma non ci voglio parlare.
Perché? Vai a salutarlo, magari ce lo presenti.
Per favore, è una questione delicata e non è il momento.
- Perché? È lì! - Non indicare, per cortesia.
È il compleanno di Emma, ce lo godiamo in santa pace
- …e fingiamo che non esista. Chiaro? - Sì, scusa.
- (cameriere) Buonasera. - Buonasera.
- Ecco il menù. - Grazie.
(Emma) Noi facciamo la mezzanotte con degli amici, eh?
Grazie mille. Che significa "mezzanotte con gli amici"? Non vieni a casa?
- No. - È il compleanno. E poi c'è Lorenzo.
- Certo, c'è Lorenzo. - Dai, un bacione.
- Grazie perla cena, davvero. - Figurati.
- Tu sei una grande. - Ciao, amore.
- Ora so da chi ha preso Emma. - Pure il bacio, l'abbraccio, dai!
- Ciao. - Sì, andate piano.
- Siamo a piedi, papà. - Sì, pure a piedi, andate piano.
Terry, ti ho versato l'acqua in continuazione.
Me ne sono accorta, non sono cieca.
Non ho detto niente di male, perché mi devo trattenere?
- Lorenzo era molto interessato. - Sì, però eravamo...
Adesso ascoltami. Usciamo da qui, passiamo davanti a quella coppia,
lì a quel tavolo, e non li guardiamo.
- Certo, certo. - Li ignoriamo.
Ho capito, non sono sorda. La 104 già la prendo.
(Bruno) Sì, dai.
- Bruno! - Sì...
- Che sorpresa! - Ciao!
Ti avrei chiamato, sono appena rientrato da Taiwan.
- Come stai? - Bene, bene.
Spero che sia stato un bel viaggio positivo.
- Buona cena, arrivederci. - E chiaro che non è stato a Taiwan.
- Perché ti fai trattare così? - La tua signora?
La mia ex moglie, sì. Terry, il dottor Frigerio.
Stiamo facendo un periodo di convivenza per facilitare il mio reinserimento.
Sono appena uscita da una comunità psichiatrica.
Se senti le voci, non puoi andare dall'otorino, no?
- (ride) - Che ridi?
- Non ridevo. - Sì, ridevi. Sono matta, mica scema.
È sua figlia?
- Bruno, buona serata. Grazie. - Sì, alla prossima. Buona cena.
Andiamo, per favore.
- Scusa, eh? - (Terry) Che hai?
Lasciami stare.
Avevamo detto: "Passiamo lì davanti senza dire nulla".
Ma lui ti ha detto una bugia!
Le persone dicono le bugie, va bene?
Per tanti motivi, per quieto vivere, per mille ragioni.
E poi questo modo di parlare davanti a tutti dei tuoi problemi
mi mette in difficoltà, lo capisci?
Perché, scusa?
Perché…
Perché quel tizio non è un mio amico. Amministra i suoi soldi, non è un gioco.
- Ho capito, è un tuo cliente. - Sì.
Ma che cliente è se non vi dite la verità?
(voci sovrapposte indistinte)
Non posso, non posso!
(voci sovrapposte indistinte)
Come faccio?
(voci sovrapposte indistinte)
(Terry canticchia la "Marcia dell'Aida")
(Bruno) Smettila di cantare! Smettila!
(voci sovrapposte indistinte)
- (Terry) Smettila! - (uomo) Una cosa la saprai fare, no?
(uomo) Fammi uscire da qua.
(uomo) Spacca tutto e fammi uscire. Fammi uscire.
(uomo) Fammi uscire da qua. Spacca tutto.
(uomo) Spacca e fammi uscire.
(rumore di calcinacci)
- (Paolo) Che c'è? - Mi ha appena chiamato la Mariani.
- Quella degli autolavaggi, hai presente? - Mi pare di sì.
Mi ha scaricato pure lei. Sai che mi ha detto?
(in romanesco) Dovresti avere un approccio più smart.
- E quindi? - Ti pare che una di 75 anni parla così?
Aveva un altro contatto e ha trovato la scusa per mollarmi.
- Hai capito la vecchia! - Sono preoccupato.
È il quinto questo mese.
Sai che quando si parla di soldi la gente perde la testa.
Il nostro lavoro è non fargli perdere la testa, e possibilmente anche i soldi.
Ma tu hai ancora un bel pacchetto di...
Cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno!
- Cerchiamo di vedere... - (squillo del cellulare)
Scusa. Sì, pronto, Emma?
- Vieni a casa, è successo un casino! - Dimmi, amore...
- Dimmi con calma, non capisco. - Vieni subito, ci sono i carabinieri!
(voci concitate indistinte)
Scusate? Scusate, che cosa sta...
- Per favore! - (Lorenzo) E arrivato Bruno.
(carabiniere) Cerchiamo di stare tranquilli. Lei è il proprietario?
Sì, sono il proprietario, ma c'è un buco nel muro, che succede?
Stasera guardiamo la TV tutti assieme.
Un'azione legale non ve la toglie nessuno, va bene?
- Stia calma, a questo pensiamo noi. - Certo, certo.
- Ti spiego, io ho dovuto farlo. - Ma come hai dovuto?
Non osava chiedermi la password di Netflix, ha dovuto.
- È stato un malinteso. - Malinteso? Stai fuori come un poggiolo!
- Ma come ti permetti? - Allora!
- Calma! Adesso noi facciamo il verbale... - Non scriva "malinteso".
- È gravissimo. - (voci sovrapposte)
- Terry! - (campanello)
- Chi è adesso? - Spero la Neuro, onestamente.
- 0 un muratore. - (Lorenzo) Bravo, così risolviamo.
Scusate, ma non è il momento. Camilla!
- Ciao, amore. - Ciao!
- Mi fai entrare? - (voci sovrapposte)
- Che succede? - C'è una piccola riunione di condominio.
C'è stata una crepa e stiamo cercando di risolvere...
Mi aspetti giù, per favore? Tra poco scendo, risolvo questa cosa...
Amore, che dici? Ho portato le cose perla cena.
- Ma poi quale riunione di condominio? - Chi è questa?
- Chi è questa? - Eh...
- Tu devi essere Emma, giusto? - Sì.
Io sono Camilla. Piacere.
- Lei è Emma, mia figlia... - Papà, mi spieghi?
- Non le hai detto che sarei venuta? - No.
- Mi sono completamente dimenticato. - Senta, dobbiamo stendere il verbale.
Ha ragione, un secondo solo. Dunque, lei è Camilla, una…
- Un'amica di papà. - Un'amica?
- Un'amica speciale, diciamo, di papà. - Speciale, eh? Hai capito Bruno!
- Non ti ci mettere pure tu. - Scusate.
Camilla, aspetta un secondo.
- C'è un buco. - Sì, c'è stata una crepa e...
Questa è quella che viene quando non c'è la ragazzina.
- Si faccia gli affari suoi. - Perché non mi hai detto niente?
- Perché... - Piacere. Terry.
- Sono la mamma di Emma. - Sì.
- La mamma... - Di Emma.
- La mamma, ha qualche problema? - (Terry) Tranquilla.
Si tratta solo di una breve convivenza.
- Non usiamo termini equivoci... - Ecco!
- Devono essere tornati insieme. - L'agenzia non ce l'aveva detto.
- (vicina) No, in effetti. - Mi presento anche io.
Ciao, Lorenzo, piacere. Sono il ragazzo di Emma, il genero.
- Vabbè... - Oh!
Sei tu, sei quella del foulard! L'avevo capito dallo stile, no?
- Che stile ho? - Beh, un po' da impiegata.
- Ma nel senso buono. - Scusate, adesso non parlerei di questo.
- Il maresciallo deve fare i rilievi... - Sono solo brigadiere, ma fate pure.
È interessante!
Io non voglio avere niente a che fare con questa.
- Niente! - Questo è un incubo.
- Ti posso spiegare. - Voi siete pazzi. Anzi, tu sei pazzo.
- Aspetta un secondo, Camilla… - Sei uno stronzo!
- Aspetta un attimo! - Sei uno stronzo!
- Maturo andarsene adesso! - (Lorenzo) Vabbè.
- Birretta? - Non posso, sono in servizio.0
Comunque, queste pareti sono di cartone.
Senti, vogliamo ammetterlo? Così non funziona.
No! Secondo me, fino a domani tiene.
Senti, io così non reggo.
Io ho una vita, mi hai messo nei casini con Camilla.
Perché non me ne hai parlato?
Non volevo problemi che puntualmente sono arrivati.
Ma non è quello il punto. Terry, hai fatto un buco nel muro.
- Lo capisci? Hai fatto un buco nel muro. - Okay, scusa.
- Io dovevo farlo stare zitto. - Chi?
Come chi? Alfredo!
Alfredo.
Senti, dai, ti riporto in comunità.
-Ah! Tu mi riporti in comunità? - Sì.
- Io ci voglio andare. - Allora fai le valigie.
- Non darmi ordini. - Vi comportate come due ragazzini!
È possibile che non riuscite a fare uno sforzo
almeno per provare ad andare in fondo a questa cosa?
- Vado da Lorenzo! - (Terry) Emma!
(Bruno) Emma!
- Vedi? - Cosa? E colpa mia, adesso?
Almeno stavolta se l'è presa con tutti e due!
Tu non hai la più pallida idea di cosa sono stati questi anni
a crescerla da solo, beccandomi le urla, gli strilli, i pianti, le crisi...
E tu pensi che io non avrei dato qualsiasi cosa per stare al posto tuo,
- ...se solo avessi potuto scegliere? - Non parlarmi di scegliere!
Quando il Cosenza mi voleva comprare, io ho potuto scegliere?
Io ti ho sempre incoraggiato, tu dicevi che non ti interessava!
Di tutte le stronzate che ti ho raccontato, perché altrimenti ti agitavi,
questa è l'unica a cui hai creduto! Non è così!
L'ho fatto per non lasciarti sola con la depressione post-parto!
Non usarmi come scusa. Ti dico io perché non ci sei andato.
Perché ti sei cagato sotto, avevi il terrore di salire in serie B,
non ti sentivi all'altezza!
Sai che c'è?
Non è mai fregato niente a nessuno di come stavo io.
- C'eri sempre prima tu. - E una gara?
Pensi che per me sia stato facile essere sempre quella con i problemi,
perdere Emma, te, il lavoro, tutto?
Tanto c'era Bruno che risolveva tutto!
C'era Bruno che non ti faceva mancare niente, nemmeno la clinica privata!
Altro che la 104!
Ne ho sentite di voci cattive, ma mai come la tua.
(Stefano) Allora, Teresa, benvenuta nel nostro gruppo.
- (Stefano) Ci racconti qualcosa di te? - Terry...
Nessuno mi ha mai chiamato Teresa. Come se non fossi mai diventata grande.
(Terry) È che oggi sto un po' giù. Non sto molto bene.
Vorrei tornare in comunità da Angela, se non fosse per mia figlia Emma.
È che ho litigato col mio ex marito. Ho sfondato una parete di casa sua.
Un tempo era anche casa mia.
Ah! Poi ti da due dritte.
Al mio ex è costata cara la scappatella col suo assistente. Zac!
Barbara, lasciamo finire Terry.
Forze supreme, ci siete?
Possibile che tutte belle e magre me le mandate in questo cazzo di gruppo?
Grazie, Sofia, ne terremo conto. Terry, scusa.
- Continua pure. - In fondo, Bruno non è cattivo.
Quello che dice lo penso anch'io. Mi sento un peso.
Non ho un lavoro, non sono autonoma, e non so da dove cominciare.
(balbetta) Per noi, per lavorare, c'è il collocamento mirato.
(balbetta) Solo che a me hanno chiamato per un posto da centralinista.
(balbetta) E per essere mirato, hanno una mira del cazzo.
(risate)
Va bene, Livio, va bene. Terry...
c'è del potenziale in ognuno di voi,
e poi ci sono le risorse che hai acquisito in comunità.
E queste sono una ricchezza che puoi valorizzare, o no?
Potresti partire da lì, non credi?
- (Bruno) Perché non rispondi al telefono? - Secondo te?
(Bruno) Non pensare che per me sia facile.
È la madre di mia figlia, non posso lasciarla in mezzo alla strada.
Non fare il buon samaritano con me!
- L'avevi descritta un po' diversamente. - In che senso?
Non fare il finto tonto. È piuttosto bella, direi.
Bella, è…
No, è bella.
Comunque, sto facendo questa cosa per Emma. Solo per lei.
Adesso possiamo parlare di altro?
"Questa cosa", come la chiami tu…
Pensi che avrà un termine?
Altri venti giorni... ventuno.
Non salgo?
Ci sentiamo domani.
Camilla, stai tranquilla, io sono sicuro che Emma si affezionerà ate.
Okay.
(Emma) Scordati che divento amica di quella, papà.
"Quella" si chiama Camilla.
- Non ti ho chiesto di diventarci amica. - Dicono tutti così.
Poi un giorno me la ritrovo a casa e vuole mettere bocca sulle mie cose.
- Ma no! - No, papà, finché vivo con te
non voglio avere niente a che fare con quella.
- Va bene, ma stai calma. - Ma poi che ci trovi in quella?
Questi sono affari miei, scusa.
Io vorrei che ogni tanto capissi pure me.
Anch'io ho diritto a una vita.
E a un minimo di stabilità.
Per questo che non ti sei degnato neanche di parlarmene?
No, quello l'ho fatto per…
- Per proteggerti. - Sì.
Per proteggere me o proteggere te?
Dai, su!
Sai che c'è, papà?
Tu sei convinto di preoccuparti per tutti, ma ti importa solo di evitare i problemi.
- Emma... - So che mi vuoi bene, dai!
Che fate? Ancora la mazzetta gira?
- No, scusate, quello è un bidet. - Non è tuo.
- L'abbiamo trovato per strada. - Come per strada? Ma… usato?
Certo, però l'abbiamo igienizzato, pulito, vedi come è bello?
- È igienizzato! - Tieni, rilassa molto.
- Questo è il servizio di nonna Maria? - Non lo usiamo mai.
Te lo devi portare nella tomba? È per il kintsugi.
Ah, è per il kintsugi. Va bene, facciamo così.
Io adesso vado di là, mi faccio una doccia, e quando torno,
non c'è più niente qua, è chiaro?
- Chiarissimo. - Potevate mettere pure le pinne, no?
Detto tra noi, mio padre mi avrebbe spaccato il piatto in testa. Pure il bidet!
- Vuoi un tè? - Emma?
- È in camera sua con Lorenzo. - Li lasci in camera da soli?
La sta aiutando con Filosofia.
- Sì, adesso si chiama "Filosofia". - Ma che dici?
(Paolo bussa alla porta)
Che c'è?
No, no, niente.
- (Paolo) Buono studio. - Grazie.
Va bene, prendo quel tè.
Ti volevo chiedere scusa per ieri, perle cose che ti ho detto.
Non le pensavo. Cioè, alcune le pensavo anche, però...
non era quello il modo di dirtele.
Okay, è che...
Io non lo faccio apposta, anzi, mi impegno tanto e ho fatto tanti passi.
Però tu, in fondo, non ti sei mai messo nei miei panni.
E tu? Ti sei mai messa nei miei?
(Paolo canticchia a voce alta e percuote una pentola)
- (Terry) Che fai? - Non la conosci?
Un'antichissima arte ciociara, "la tegame e lo cucchiarone".
- I vicini? - (canta) ! vicini stanno in vacanza
Ora della tegame te becchi la danza
E pure Emma si è svegliata
Facciamo tutti insieme una bella scucchiarata
Regola numero uno: si sbadiglia solo tra le 21 e le 21.30.
Regola numero due: Terry ha sempre ragione.
Regola numero tre: uguale alla regola numero due.
Ti serve una tazza? Pensa che c'è gente che le butta.
(campanello)
- Salve, dica. - Serve una firma.
Ci deve essere un errore. Non ho ordinato niente.
L'indirizzo è giusto.
Grazie.
- Tutto bene? - (Bruno ride)
Sì, sì, cose di famiglia.
- Complimenti, eh? Molto divertente. - Arrivederci.
(Terry) Tranquillo, Termy. Erano in offerta.
"Rispettare il rigoroso ordine alfabetico degli alimenti."
Che cazzo...
Ho caldo.
- Guarda chi c'è! - Chi c'è?
- Scusi, vigilessa? - Sì?
Volevo farle presente che la passeggera non aveva la cintura di sicurezza.
L'ha messa appena siamo passati davanti a lei.
- Patente e libretto. - Dov'è la patente?
Perché la patente con la 104... ciao!
Non intendevo la signora. Il conducente è responsabile, non lo sa?
Come il conducente?
Patente e libretto. Cortesemente, accosti che mi blocca il traffico.
Ma guarda che mi tocca fare. Si faccia curare!
- Glielo dico anch'io. - Eh!
Che fai?
Mi parlava, non la smetteva più.
- Che ti diceva? - Che mi diceva?
- "Avete tutti la faccia come il culo!" - Papà!
(campanello)
- Questi sono sicuramente i vicini. - Vado io.
- Chi è? - (Fabio) Siamo gli assistenti sociali.
Mi ero dimenticato, hanno chiamato l'altro giorno.
Ti sei dimenticato?
- Salve! - Tu devi essere Emma.
- Sì, piacere. - (Fabio) Lei deve essere la madre.
- Sì. - Piacere, Fabio.
- Terry. - Michela.
- Terry, molto lieta. - Prego, entrate.
(brusio voci)
Buongiorno, stavamo facendo questa nostra attività…
Non è vero, noi stavamo spaccando...
No, lo stavamo spaccando per questa attività che facciamo.
Ma non credo che ai signori interessino le nostre attività.
Questo dipende dai punti di vista.
Ta, ta-ta, ta, ta ta-ta, ta-ta.
(Terry intona la "Marcia dell'Aida")
- Infatti. - (cantano insieme la "Marcia dell'Aida")
A prima vista sembra una cosa un po' eccentrica, ma io lo capisco benissimo.
In realtà, è un tipo di esperienza sonoro-materica molto interessante,
a livello di scarico energetico, soprattutto a livello di scarico.
Comunque, ve ne possiamo parlare davanti a un caffè, se volete.
- Ma sì. - Prendiamoci un caffè!
(Terry) Un po' ho ritrovato il Bruno di quando ci siamo conosciuti.
Solo che a quel tempo spaccava caviglie, non le tazze del cesso.
- Intanto, ti sei dimenticato l'appuntamento. - Perché non lo avevo messo in agenda.
No! Hai preso in mano la situazione con coraggio, eri così sicuro di te.
Io invece...
non credo di aver fatto una buona impressione.
La solita frana che parla a vanvera.
- Non mi daranno mai l'affido di Emma. - Perché dici così?
Io non sono assolutamente d'accordo.
Per esempio, adesso, quando parlavi bene di me,
non parlavi affatto a vanvera.
Il mio Terminator. Capelli lunghi, tutto sudato…
- Il difensore che stritolava gli avversari. - Dai...
Volevi farti anche un tatuaggio. "Terry e Termy".
Te lo ricordi?
Non ti ho mai visto così contento come quando giocavi.
Avevo 26 anni. Nemmeno ricordo più com'ero.
Sai quanti soldi avevamo sul conto quando è nata Emma?
1.850.
E se avessi continuato a giocare...
di che avremmo campata?
Scusa se te lo dico, ma...
Con il lavoro di adesso...
non mi sembri felice.
(Stefano) Allora, com'è andata la settimana?
Chi vuole cominciare?
- Terry. - Io e Bruno...
ci siamo scambiati i ruoli per gioco.
È stato bello. Poi sono arrivati gli assistenti sociali
e lui è stato bravissimo, io invece,
come al solito mi sono sentita sbagliata.
Fallita.
Terry, puoi dirci meglio in che cosa ti sei sentita fallita?
Come madre, come moglie, come tutto.
Mi sono sentita come se fossero lì a giudicarmi.
Mi sono sentita… sola.
- Tanto sola. - Capita a qualcun altro di sentirsi così?
Cosa possiamo fare quando ci sentiamo soli e sbagliati?
Quando capita a me…
Io penso alle persone che mi vogliono bene.
Quelle che sanno come sono fatta e mi vogliono bene.
Quelli su Giove, no. Meglio se non penso a quelli che abitano su Giove.
E poi… più siamo soli più… c'è... c'è… e…
Casino. Casino… dentro e casino… anche fuori.
E allora sali su quella cazzo di scialuppa e comincia a remare.
E rema, e rema, e rema, e poi vai lontano e prendi il largo, vai, vai.
Poi a un certo punto non c'è più niente, sei in pericolo e allora pensi:
"Cazzo, stavo meglio sull'isola".
Però non è così perché da qualche parte c'è la terra
e quando c'è la terra ci sono le persone,
e quindi devi sempre continuare a remare, remare, remare, remare, remare.
Ma poi... vuoi mettere? Tu hai tua figlia che ti vuole bene.
I miei me li hanno tolti e stop! Non li ho mai più visti.
Ma che si fa così?
- Va bene, Barbara. Grazie. - (bussano alla porta)
Ah, sì. C'è una persona che da oggi farà parte del gruppo.
Vieni.
Vieni, vieni.
- Ecco Natale. - Natale!
Sì, e domani arriva Santo Stefano.
(Terry e Natale parlano in giapponese)
Dottor Vinci, io capisco perfettamente, però quei titoli erano rischiosi.
Sì, rischiosi ed eccessivamente volatili.
Sarebbe bastato un nuovo conflitto nella stessa zona per creare…
- (suono di strumenti a percussione) - Sì, va bene. Va bene, va bene.
E allora… no, è suo diritto cambiare consulente.
Le mando subito i moduli per rimettere il mandato. Va bene, arrivederci.
Lascia, lascia! Non toccare!
Per favore, per favore!
- Me lo presti? Te lo riporto entro un anno. - Ma cosa... Terry! Terry!
Terry! Emma! Che sta succedendo?
Papà, scialle! Divertiti per una volta!
- Ma come "scialla"? Terry! - Ho bisogno di un abbraccio.
Sì. Lasciami!
Terry! Terry! Ferma immediatamente questo casino!
Termy, tranquillo! I vicini non ci sono, è tutto a posto!
- Chi è questa gente? - I miei amici del centro diurno.
Ma stiamo scherzando!
Possibile che non riesci a rispettare una regola del protocollo?
Avete invaso la casa!
E non mi chiamare mai più Termy! Cazzo!
Scusa. Scusa.
Scusa.
Scusate. Scusate.
Tranquillo, Bruno. Tranquillo.
Io non sono geloso, eh?
Tutto a posto, Bruno. Ora ce ne andiamo.
Andiamo, ragazzi. La festa è finita.
Ragazzi, andate pure, ci pensiamo noi.
Sei sicura? C'è ancora tanta roba da togliere.
- Sì, amore, vai. - Okay.
Va bene, papà, allora noi andiamo. Torno presto.
Va bene. Ciao, amore mio.
- Presto, tipo per le tre e mezza. - Cammina.
- (Emma) Dai! - Buonanotte!
- Buonanotte. - Ciao.
- Vuoi? - No, grazie, non ho fame.
- Finiamo domani. - Domani?
- Sì. - Terry, è esplosa la casa.
Ma siamo tanto stanchi.
Ero nervoso, un momentaccio.
Guarda che c'è!
(Terry ride)
(Bruno) Ecco perché ti è venuta l'idea del buco nel muro.
- Lui l'ha fatto più grande. - Ecco, non ti fare venire idee strane.
(Terry) Sembri tu.
("Provinciale" di Linea Gialla dalle cuffie)
(Emma) Che ficata!
(Terry) Che meraviglia!
- Guarda lui. Eh? - E bellissimo!
(Emma) Manca la testa. Vedi un po' se c'è? Aspetta.
- (Terry) Non c'è. - Niente?
No! Mannaggia!
Che peccato!
Perfetto, una scimpa-lampada.
Aspetta, ci faccio una storia.
Un attimo... okay.
Dimmi una frase che ce la metto.
Ce l'ho!
Bello vedere le cose rotte che riprendono vita.
- Fico! - Roba vecchia, inutile,
assemblata in modo creativo. Hai capito? Tipo, prendi questo,
fai così, la metti dentro, così diventa più nuova, più preziosa.
Quindi è…
- Kintsugi di monnezza. - Eh!
Ah!
- Ah. - Una cooperativa non si apre così.
Ci vogliono soldi, è complicato. lo ero un commercialista, lo so.
Quanto serve? 20.000? 30.000?
Mi basta chiamare il mio amministratore di sostegno.
- Ah, sì? Sei ricca? - Sì!
- Davvero? - Sì!
- Fantastico! - E bello essere ricchi?
- Dipende. - Siete pronti?
Una bistecca. A sangue, mi raccomando.
Scusate, vado a salutare una persona. Arrivo subito.
E voi, signori?
- Un brodino, per favore. - E... due.
Salve, si ricorda di me? Salve. Sono la ex moglie di Bruno.
Sempre al ristorante ci si incontra.
- (cameriere) Lei? - Tutto.
Io volevo scusarmi per l'altra sera. Forse sono stata invadente.
No, non si preoccupi.
Scommetto che questa è la figlia più grande.
-Arrivederci, grazie. Buon pranzo. - Arrivederci, tombeur de femmes!
Arrivederci, con permesso.
Chi è questa?
È la ex moglie del mio agente finanziario. Un po' strana.
Non ti preoccupare. Mi dicevi, dove vai in vacanza?
Stavo pensando al Messico.
Qui, a un bistrot, c'è un tuo cliente.
- Quello che non ti risponde mai. - Frigerio?
Sì, quel tipo strano che sembra sempre nasconda qualcosa.
- Stavolta che gli hai detto? - Niente, niente.
Ma aveva una cartellina con il logo di una barca. Salve.
Aveva una cartellina con il logo di una barca identica a quella di Paolo.
E quindi?
Anche la società aveva lo stesso nome della barca. Ne sai qualcosa?
Che società? Che nome?
- Che fai? - Certo che chiamarla proprio "La cresta"…
- Un po' ambiguo, no? - Sono vent'anni che si chiama così.
Ho chiamato la Camera di Commercio.
Intestare la società a tua sorella… un po' esile come copertura.
Sai, Bruno...
Quando il mare è calmo, ogni stronzo è marinaio.
Ma è quando c'è vento che, se ci sai fare, godi davvero.
(musica soft dallo stereo)
- Ciao. - Ciao.
Aspettavi qualcun altro?
- Come stai? - Bella domanda.
Com'è finita con Paolo?
È finita...
che è finita.
Stava fregando i miei clienti per portarseli in una nuova società.
Che carogna! Mi dispiace.
- Che pensi di fare adesso? - Non lo so.
Devo parlare con l'avvocato, ma…
Io penso che sia arrivato il momento di cambiare qualcosa.
Solo che…
Dopo otto anni passati insieme, ti giuro, mi sento veramente un coglione.
No, perché?
- Ti fidavi. È normale. - E normale.
Io non so nemmeno più che cosa sia la normalità.
Lo dici a me…
Senti, ma... questo profumino?
Ho preparato una cenetta speciale, messicana.
- Tu hai cucinato messicano? - Mh, mh.
In realtà, basterebbe dire: "Tu hai cucinato?"
Sì, e mi sono molto impegnata.
Però è una cena per due. Emma?
Dorme da tua sorella.
("Right To Be Wrong" di Joss Stone dallo stereo)
Già. Casa libera.
E... la nostra canzone.
- Mh, mh. - Mh, mh.
(campanello)
Hanno suonato.
vicini.
- Salve. - Amore, tu lo senti?
- Sì. - Cosa?
- Dov'è la nostra cena messicana? - Ah, la vostra…
Inutile che fa questa faccia da Grande Puffo.
È stata consegnata in ascensore. Evidentemente sua moglie, ex moglie...
Tralascerei il grado di parentela, però secondo me se ne è appropriata.
- Eccola. È la nostra… - Allora...
È la nostra, ed è già sul tavolo.
Io posso sorvolare sul traforo del salotto.
Ma questo è furto. Amore, come si chiama questo?
- Questo si chiama... - Furto!
- Cosa ti aspetti da una come lei? - "Da una come lei" in che senso?
Sgombriamo subito il campo da eventuali fraintendimenti.
Noi non nutriamo alcun pregiudizio nei confronti di nessuno.
- Zero. - Abbiamo anche amici disabili.
- Romani, anche. - Però, vista la condizione di sua moglie,
forse sarebbe opportuno controllarla un po' di più.
Magari darle un guardiano, o un guinzaglio. Dico bene?
- Un guinzaglio, dice. - Bacino.
Deduco che siete venuti a riprendervi la vostra cena.
Mi sembra giusto, no? Ecco qua.
- Cosa fa? - Ecco!
- Così mi ammazza i tacos. - Poveri tacos! Prego.
La porta è quella. E buona cena. Andiamo.
- Non mi tocchi, per favore. - Non sta succedendo adesso.
No, sta proprio succedendo adesso. Proprio in questo momento.
Anzi... ecco.
La cena. C'è pure un po' di mancia. Buona cena.
- Lei è pazzo! - E anche romano.
- (vicino) Lo diremo all'agenzia! - Ma dillo a chi cazzo ti pare.
Terry...
Non sgridarmi, ti prego. È che io volevo farti una cena speciale.
Sapevo che avevi passato una giornata pesante. Poi…
Apro l'ascensore e mi arriva un profumo di messicano
da farti perdere la testa, che mi dice:
"Prendimi! Prendimi. Prendimi."
Hai già fatto colazione?
Sì, ho preso giusto un caffè. Tu?
- No, mi sono svegliato adesso. - Già.
Senti, quello che è successo stanotte...
è stato bello.
Anzi, bellissimo.
Come sempre.
Però, non diamogli
troppa importanza, va bene? Nel senso che io…
Non voglio che tu ti confonda.
- E nemmeno io voglio confondermi. - No, certo, io...
non intendo confonderti, che poi chissà che succede.
Anzi, facciamo così. Prendo le mie cose e vado via subito.
No, io non ho detto questo. Nessuno ti ha chiesto di andartene.
Bruno, in questo momento...
ho bisogno di persone chiare intorno a me.
- Io non capisco che cosa vuoi. - Niente.
Io vorrei solo che le cose fossero un po' più semplici.
Con me, di semplice non ci può essere niente.
Facciamo così, che non è successo niente.
Tu hai la tua relazione e io non intendo crearti… problemi.
(voce uomo) Che cosa vuoi che cambi?
Tu sarai sempre quella strana, quella ingestibile.
Mettiti l'anima in pace.
(voce donna) ! capelli così ti stanno male, sembri una matta.
(voce donna) Emma merita di più. Non sarai mai la madre di cui ha bisogno.
Non devi mangiare, mangi troppo.
(Emma) Ciao, mamma!
Mamma! Sono tornata.
Mamma?
Mamma...
Mamma?
Mamma, sei qua?
(squillo di cellulare)
Ciao, papà. Sai dov'è mamma?
(voci sovrapposte indistinte)
Mi dispiace.
(voci sovrapposte indistinte)
(voci sovrapposte e distorte)
- Avete visto una ragazza con il kimono? - No.
(voce di donna) Non può cambiare niente.
- Quarant'anni, alta circa un metro e 70. - Vi posso inviare una foto?
Potrebbe essere anche da voi. Siete sicuri?
(voci sovrapposte indistinte)
- Hai visto una ragazza con un kimono? - No.
Apri! Terry! Apri!
Terry!
Emma, stai lì!
(donna) Abbiamo chiamato l'ambulanza.
Terry! Terry!
Scusate, scusate, è mia moglie!
Ehi! Ehi! Per favore, guardami!
- Scusa. - E tutto a posto, è tutto a posto.
- Mi dispiace. - È tutto a posto.
- Guardami, guardami. È tutto a posto. - Mamma! Mamma!
- Scusa! Scusami... - Non ti preoccupare.
Scusate! Non è facile avere una madre come me.
Non è facile! Dovrei essere io quella forte.
Dovrei essere io quella forte.
Mamma! Guardami!
Non ti cambierei con nessun altro.
Non vi cambierai con nessun altro.
(Angela) Chi vuole cominciare?
È successo che io e Bruno abbiamo passato la notte insieme,
e quando mi sono svegliata, ho capito…
Che lui preferiva stare da solo.
- E tu, Bruno? - lo...
Quello che ha detto Terry.
Però io voglio ascoltare la tua versione.
Io penso che la situazione ci è…
Ci è sfuggita di mano.
Quindi tu pensi che quello che ha detto Terry è giusto.
- Tu ti sei svegliato e ti sei pentito. - No.
Io non mi sono affatto pentito.
È che, sicuramente, quando abbiamo parlato, mi...
mi sono espresso male, perché ero confuso.
Hai cominciato a dire che non era successo niente.
No, Terry, ero spaventato, avevo paura delle conseguenze
e non mi sembra di essermi sbagliato.
Tu capisci cosa significa stare accanto a qualcuno
che non ti chiede come stai perché ha paura della risposta?
- Non è questo. - Non cominciate ad accusarvi a vicenda.
Per favore. Qual è la tua paura, Bruno?
Che lei perde il controllo o di perderlo tu?
Non lo so.
Io vorrei essere capace di gestire tutto e…
Invece non so più nemmeno se riesco a gestire me stesso.
E pensi che sia un male?
Beh, penso di sì.
No?
Io penso che questa sia una cosa molto preziosa.
In fondo, è proprio quando perdiamo l'equilibrio
che possiamo trovare quello giusto, no?
- E tu, Terry, come ti senti? - Senza futuro.
Ho paura...
che non mi daranno mai l'affidamento di Emma.
E che nessuno, a parte mia figlia…
Mi amerà per come sono.
Queste sono le tue paure, Terry.
Intanto, per quello che riguarda l'affidamento,
nessuno ha più dubbi sulla tua idoneità.
Voi, in questo periodo, avete ricominciato a essere genitori insieme.
Finalmente sullo stesso piano. Non è poco.
Certo, è un percorso, è una sfida, ma che fanno tutte le famiglie.
Non è facile per nessuno, neanche perle persone cosiddette "normali".
Un'ultima cosa, questa per Bruno.
Non essere in grado di uscire da una malattia mentale
è una questione molto seria.
Ma non riuscire a entrare nella malattia mentale dell'altro
è una questione altrettanto seria.
(notaio) Un'ultima firma, signor Giordano.
Perfetto. Ora la società è tutta sua.
- Congratulazioni. - Grazie.
(notaio) La cessione verrà registrata lunedì prossimo.
(Paolo) Mi dispiace che sia finita così.
Tu mi hai insegnato tanto,
però ultimamente sei diventato una palla al piede.
Io non voglio finire a 50 anni chiuso dentro un ufficio.
Io voglio vedere il mondo, voglio fare i soldi, voglio fare il salto.
Paolo...
Ti ho mai detto qual era il mio soprannome quando giocavo a calcio?
No.
(Paolo fa un verso di dolore)
(Emma) Apro di là, così c'è più luce.
- C'è un bel lavoro da fare. - Sì, direi di sì.
Rimbocchiamoci le maniche!
Che cazzo mi tocca fare!
- Si è trasferita nella sua vecchia casa? - Sì, la sta... la sta risistemando.
Sta facendo pure un progetto bellissimo.
Prendono degli oggetti rotti, di scarto e li trasformano...
Ti prego, risparmiami il panegirico sulla tua ex.
Hai ragione, scusa.
- Senti... - Lo dico io che è finita.
Ti lascio io, così almeno mi risparmio l'umiliazione.
E poi sinceramente prendermi le tue briciole...
- Non me lo merito. - Che c'entrano le briciole?
Lasciatelo dire da una donna.
In quella storia ci sei ancora dentro con tutte le scarpe.
E forse in futuro troverai qualcuno che riuscirà a tirarti fuori di lì.
Ma quella persona non sono io.
E forse non lo voglio essere.
Sai che c'è? La vista è bella, eh?
Ma questo posto non mi è mai piaciuto.
(Terry) "Adesso apri le finestre e fai entrare il sole."
"Samantha, ore 10. Andrà tutto male, vedrai. lo rispondo."
"Penso di avere paura. E normale, Fred dice:
'Non può cambiare niente'.
Fred è molto pessimista, ma io no."
"Domani è azzurro e ride."
"Esther: 'La vita è difficile, ma non è grave'.
Grazie, Esther! "
Bruno passa la palla, evita la tazza del cesso.
La passa a Bertone, Bertone perde la palla!
La ripassa a Berardi, poi la palla passa di nuovo a Bruno.
Evita il ventilatore, rialza la palla e…
(vicino) Basta! Basta! Adriana, chiama i carabinieri!
Originale.
Ti piace?
Metti più colla.
- (Terry) Bravo. - Bellissimo!
(fischio dell'arbitro)
- (Terry) Nat, cosa hai scritto? - Ho scritto "G", di gioia.
La "G" così significa emorroidi.
Ah... allora questa la regalo a Bruno.
Senti... mi presti cinquemila euro?
Me lo potevate dire che il pasticcio faceva schifo.
- No! Ma che dici? - Oddio, "pasticcio" era il nome giusto.
Scherzo, era buonissimo!
Terry, lascia perdere. A me è piaciuto, non lo sentire.
- Io all'età tua mangiavo pure i sassi. - Dawero mangiavi i sassi?
No, Nat, è un modo di dire.
- Facciamo un brindisi? - Vai.
Allora…
A... alla nuova casa di Terry.
Al tuo nuovo lavoro.
E soprattutto a Emma.
Perché…
Siamo due... genitori molto fortunati...
Scusate, mi sono…
Dai, smettila. Smettila!
- Smettila. - E comunque...
questa mattina mi sono quasi emozionata quando ho visto lo yogurt scaduto in frigo.
- Sei una cretina. - Ti giuro!
Sei ufficialmente una cretina.
Comunque, a me il discorso di Bruno non ha toccato per niente.
- Era freddo. - Dai, Natale, su! Guarda.
Eh? Ho messo la maglietta che mi hai regalato.
Ma che c'è scritto?
(Emma) Noi andiamo. Non mi aspettare sveglio.
"Non mi aspettare sveglio"? Ci provo, non garantisco.
Lascia" andare che fanno tardi.
Nat?
Nat! Puoi andare.
Se preferisci che io resto, dimmelo, eh?
- No, no, me la cavo. - Sicuri?
- Ciao, Terry. - Ciao.
- Ciao. - Papo...
Lo so, mi vuoi bene. Basta con queste frasi romantiche!
- (Bruno) Andate. - Ciao, Terry. Ciao, Bruno.
- Ciao, mamma. Ciao, papà. - Ciao.
- Va bene, vado pure io. - Sì.
Senti, io prima non me la sono sentita, perché sai come va a finire
quando mi emoziono, ma vorrei dirti grazie,
grazie di tutto, di averlo fatto,
a modo tuo, ma di averlo fatto.
E poi, se Emma è venuta su così bene...
lo devo a te, tanto.
Davvero.
Emma è… bella e pazza.
Come la madre.
- (citofono) - Citofono.
Sì.
Chi è? Ah, il telefono.
Emma, il telefono. Ah, sì, è qui sul comò.
Te lo porta papà.
Glielo porto io.
Dai, vado.
Ah, Terry.
Sì?
Uno di questi giorni, magari…
Magari.
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