Afrikaans
Akan
Albanian
Amharic
Arabic
Armenian
Azerbaijani
Basque
Belarusian
Bemba
Bengali
Bihari
Bosnian
Breton
Bulgarian
Cambodian
Catalan
Cebuano
Cherokee
Chichewa
Chinese (Simplified)
Chinese (Traditional)
Corsican
Croatian
Czech
Danish
Dutch
Esperanto
Estonian
Ewe
Faroese
Filipino
Finnish
French
Frisian
Ga
Galician
Georgian
German
Greek
Guarani
Gujarati
Haitian Creole
Hausa
Hawaiian
Hebrew
Hindi
Hmong
Hungarian
Icelandic
Igbo
Indonesian
Interlingua
Irish
Italian
Japanese
Javanese
Kannada
Kazakh
Kinyarwanda
Kirundi
Kongo
Korean
Krio (Sierra Leone)
Kurdish
Kurdish (Soranî)
Kyrgyz
Laothian
Latin
Latvian
Lingala
Lithuanian
Lozi
Luganda
Luo
Luxembourgish
Macedonian
Malagasy
Malay
Malayalam
Maltese
Maori
Marathi
Mauritian Creole
Moldavian
Mongolian
Myanmar (Burmese)
Montenegrin
Nepali
Nigerian Pidgin
Northern Sotho
Norwegian
Norwegian (Nynorsk)
Occitan
Oriya
Oromo
Pashto
Persian
Polish
Portuguese (Brazil)
Portuguese (Portugal)
Punjabi
Quechua
Romanian
Romansh
Runyakitara
Russian
Samoan
Scots Gaelic
Serbian
Serbo-Croatian
Sesotho
Setswana
Seychellois Creole
Shona
Sindhi
Sinhalese
Slovak
Slovenian
Somali
Spanish
Spanish (Latin American)
Sundanese
Swahili
Swedish
Tajik
Tamil
Tatar
Telugu
Thai
Tigrinya
Tonga
Tshiluba
Tumbuka
Turkish
Turkmen
Twi
Uighur
Ukrainian
Urdu
Uzbek
Vietnamese
Welsh
Wolof
Xhosa
Yiddish
Yoruba
Zulu
Ciao a tutti! Nel corso degli anni,
ho partecipato a progetti di ogni tipo, ma non ho mai fatto questo:
il narratore di un film documentario.
Quindi perché ora? Perché questo film?
Perché è un'opera importante, con un messaggio importante,
diretta da un uomo che io ammiro da anni, Jean-Michel Cousteau.
La prima volta che ho visto il filmato, devo ammettere che sono rimasto colpito...
e ho capito di volere dare il mio contributo?
Ed è proprio questa l'intenzione di Jean-Michel: sensibilizzare le persone.
Jean-Michel ci rammenta che...
tutti dobbiamo contribuire in modo concreto a un reale cambiamento.
Che le decisioni dei leader politici e le scelte individuali e personali
determinano il futuro degli oceani e la nostra sopravvivenza sul pianeta terra.
Come governatore e ora come privato cittadino,
anche io lotto per un cambiamento radicale a salvaguardia dell'ambiente,
per sensibilizzare tutti su questo argomento delicato.
Quindi, è un privilegio prestare la mia voce a questa esperienza cinematografica.
Jean-Michel ha creato una dichiarazione di amore alla magnificenza dell'oceano.
Perché, come suo padre Jacques Cousteau,
Jean-Michel è convinto che: “Sia necessario proteggere ciò che si ama”.
E ha assolutamente ragione su questo!
Quindi senza esitazioni innamoriamoci follemente delle Meraviglie del mare.
Lui era Cousteau. Jacques Cousteau. Un pioniere dell'oceano.
Negli anni '40, quando l'attrezzatura subacquea era ingombrante e rudimentale,
Cousteau ha contribuito all'invenzione dell'aqua-lung
che consentiva immersioni più lunghe e più profonde,
aprendo la strada all'esplorazione e a nuovo genere di documentari.
Ha compiuto anche progressi nell'arte della video ripresa subacquea.
Insieme, queste innovazioni hanno consentito al team di Cousteau
di spingersi in territori inesplorati,
di immortalare immagini mai viste prima
e di condividerle con milioni di persone in tutto il mondo.
Dobbiamo moltissimo al lavoro esplorativo di Jacques Cousteau.
E in un certo senso, i moderni subacquei sono tutti suoi figli.
Ma io sono il primogenito.
Sono Jean Michel Cousteau.
Avevo solo 7 anni ed ero magro come mio padre,
quando mia madre Simone mi infilò le pinne ai piedi
e mio padre mi fissò con una cinghia la bombola sulla schiena,
spingendomi in mare.
E la mia vita cambiò per sempre.
Da quel momento, divenni anche io un subacqueo.
Anche io ero un Cousteau.
E come me, anche i miei figli, Céline e Fabien, sono senza dubbi dei veri Cousteau.
Lavorano per sensibilizzare e influenzare l'opinione pubblica
attraverso le loro spedizioni e i loro filmati.
Ma in questa occasione, non potevo non coinvolgerli,
era necessario unire le forze.
Sono passati anni dal nostro ultimo progetto insieme.
È imponente, ambizioso e importante. Come rifiutare?
Ci aspetta un viaggio lungo 8mila miglia.
Esploreremo alcuni dei principali habitat oceanici
e inizieremo proprio da qui, dalle isole Fiji.
La biologa marina Holly Lohuis e il cineoperatore Gavin McKinney
completano la squadra e fanno praticamente parte della famiglia.
Jean-Michel è elettrizzato per la nuova tecnologia,
e credo che questo alimenti molto il suo entusiasmo.
Lo scopo è filmare non solo le grandi forme di vita,
ma anche le creature più piccole con i loro più impercettibili movimenti
ignoti persino ai sub più esperti.
È qui, lungo la fascia tropicale, che troviamo il cuore pulsante dell'oceano.
La barriera corallina.
Se confrontassimo le infinite distese d'acqua dell'oceano
con quelle sabbiose del deserto, la barriera corallina sarebbe un'oasi.
E quando la barriera è florida e rigogliosa, è un paradiso che pullula di vita.
Ma che cosa sono le barriere coralline?
Sembrano formazioni rocciose, ma sono vive!
Somigliano a delle piante, ma in realtà sono degli animali.
Minuscole creature marine polipoidi radunate in colonie
che formano uno scheletro a base di carbonato di calcio con funzione protettiva.
La sedimentazione degli scheletri calcarei
non fa che accrescere nei secoli queste suggestive formazioni.
Oggi conosciamo circa 800 specie diverse di coralli, ognuna diversa dall'altra.
Alcune costruiscono castelli di calcare intorno a sé,
altre sono dotate di tentacoli molli che ondeggiano dolcemente come erba al vento.
E altre, come queste gorgonie,
ci ricordano le foglie di una pianta esotica
oppure questa euryalina.
Ma sono tutti animali.
Sono predatori discreti che si muovono e cacciano
non solo per necessità, ma anche per assicurare la sopravvivenza dell'oceano.
La varietà di forme e di colori dei coralli è sorprendente.
I loro movimenti sembrano una fluttuazione passiva come paglia al vento,
ma questi sono gli atti volontari
di un famelico predatore intento a divorare la preda.
Di solito l'attenzione è tutta rivolta verso le specie più grandi,
gli adorabili delfini, i temuti squali, le balene e i trichechi.
Ma questa volta ho voluto immortalare le piccole meraviglie,
non solo per il loro splendore, ma anche per il loro significato.
Ammirate il verme “Albero di Natale”.
Sono minuti e timidi, ma molto appariscenti.
Il verme "Albero di Natale", così come molte altre creature marine,
deve il nome al suo aspetto.
Tuttavia questa creatura è più verme che albero.
E per nutrirsi, spiega le sue corolle a spirale e filtra il plancton dalla corrente.
Plancton vuol dire “errabondo” o “andar errando”.
E indica organismi minuti o microscopici.
Per molti degli abitanti stanziali della barriera,
come questa tridacna corallo o questi spirografi,
il cibo fluttuante è una necessità.
Nonostante le dimensioni, potrebbe essere difficile da individuare
nel suo contesto naturale sul fondale marino.
Ma qui di fronte a me, c'è una tridacna gigante.
I molluschi che mangiamo noi pesano dai 30 ai 60 grammi circa.
Una tridacna gigante può arrivare a pesare oltre 2 quintali e superare il secolo di vita.
È incredibile pensare che un organismo
praticamente immobile, che non è in grado né di cacciare né di afferrare,
riesca a raggiungere simili dimensioni.
La sua dieta vanta due specialità:
il plancton che filtra dalla corrente
e il cibo prodotto dalle alghe presenti all'interno del suo mantello.
Le tridacne nascono maschi e poi diventano femmine;
la loro riproduzione avviene per via asessuata,
tramite dispersione delle uova e del liquido seminale nella corrente
senza mai incontrare il partner.
La sopravvivenza intesa come tale dipende da due fattori.
La possibilità di mangiare e di non essere mangiati.
La natura ha dotato queste creature
di strategie di sopravvivenza creative e molteplici,
tra cui l'astuzia di stringere alleanze insolite.
L'anemone di mare può apparire indifeso,
persino attraente abbarbicato sulla barriera corallina.
Ma quando una piccola creatura gli passa accanto,
la intrappola nei suoi tentacoli veleniferi, la trascina e la consuma.
Ad eccezione di questo pesce: il pesce pagliaccio,
che è ricoperto da uno strato di muco protettivo che lo rende immune al suo veleno.
Il pesce pagliaccio vive, quindi, nella corona dell'anemone che gli offre riparo
e in cambio tiene lontani i pesci che tentano di mangiare i suoi tentacoli.
Questa alleanza simbiotica è solo una delle tante che si trovano sulla barriera.
Una simbiosi simile avviene anche tra un'altra specie di anemone
e un crostaceo colorato dell'atlantico noto come ancylomenes pedersoni.
Questo gamberetto pulitore non è per natura immune al veleno dell'anemone,
ma ha sviluppato una notevole tolleranza
strofinandosi contro i suoi tentacoli per un discreto periodo di tempo.
Questo gamberetto pulitore saldamente ancorato ai fatali tentacoli
sembra beffeggiare chiunque passi di lì dicendo: "Il pericolo è il mio mestiere."
Da bambino, sognavo di costruire fantastiche città sommerse
e ho persino studiato architettura per realizzare il mio sogno.
Ma come si può competere con la magnificenza della barriera,
con il tocco magistrale della natura in ogni suo piccolo dettaglio?
Ed eccone un esempio, il verme piatto.
Sono i piccoli e variopinti tappeti magici della barriera.
Così come i coloratissimi e flessibili nudibranchi.
La parola nudibranchia significa “con la branchia nuda”,
rappresentata dalla cresta cutanea posteriore.
Esistono oltre 2.000 specie di nudibranchi, nessuna delle quali è particolarmente veloce.
I nudibranchi depongono le uova in una varietà di forme affascinanti.
Questa velatura nastriforme adiacente alla roccia contiene le uova,
allo scopo di nutrirle e proteggerle.
Ci raduniamo qui per osservare un altro curioso abitante della barriera:
il gamberetto pulitore a bande.
Si nutre degli avanzi di cibo,
oltre che di parassiti, funghi e tessuti danneggiati
che rimuove dai pesci che si rivolgono a lui per la cura personale.
La strategia di sopravvivenza del gamberetto pulitore a bande,
così come di tutti i gamberetti pulitori in genere,
consiste nel rendere servigi preziosi e indispensabili,
attirando l'attenzione con colori sgargianti e antenne molto lunghe.
Quando trova la casa ideale, rimane stanziale per oltre un anno
e quando incontra il vero amore,
gli rimane fedele per tutta la vita.
La salute della barriera corallina si fonda su un delicato equilibrio ecologico.
Un parametro alterato può avere conseguenze imprevedibili.
Ne è un esempio la stella corona di spine.
Questa stella marina è provvista di un massimo di 21 braccia dotate di aculei velenosi;
si arrampica, aderendo perfettamente ai substrati irregolari della barriera.
La stella qui si nutre dei polipi dei coralli,
lasciando al suo passaggio una barriera bianca e intaccata.
Di solito, queste stelle non costituiscono un pericolo.
Ma negli ultimi anni, la popolazione è aumentata in modo allarmante,
minacciando la vita di molte barriere.
Fra le principali cause vi è la scomparsa di alcuni suoi predatori.
Ma che fine hanno fatto questi animali?
Forse su qualche libreria.
Lo splendido tritone lucido ricercatissimo dai turisti,
è uno dei pochi abitanti della barriera a nutrirsi della stella corona di spine.
E fintanto che raccoglierà polvere sugli scaffali,
non contribuirà a ripristinare il delicato equilibrio naturale.
Oggi è giornata di arrivi.
Stiamo aspettando un ecologo marino,
un mio collega di innumerevoli spedizioni in questi anni,
ma soprattutto un caro amico, il dottor Richard Murphy.
Ci ha raggiunto nelle Fiji per preparaci a una immersione notturna
e a un incontro cardine: con la base della catena alimentare.
Alla base di tutto vi è il fitoplancton, organismi semplici e minuscoli.
Eppure in termini biologici e ambientali, si tratta di giganti.
Esistono migliaia di varietà di fitoplancton da cui quasi ogni forma marina dipende.
Così come noi!
In tutto il mondo, il fitoplancton produce più del doppio di ossigeno
e assorbe il doppio di CO2 rispetto alla foresta amazzonica.
In pratica, oltre la metà dell'ossigeno del pianeta deriva da questi micro organismi.
Il che vuol dire che ogni boccata d'aria che respiriamo è anche un dono dell'oceano.
AI secondo posto della catena alimentare c'è Io zooplancton,
creature bizzarre e misteriose che mi auguro di incontrare stanotte.
Le immersioni notturne sono speciali.
Non c'è paura, quanto una maggiore attenzione e un brivido in più.
Il fondale marino è a circa 1.800 metri sotto di noi.
In questa notte senza luna, ci sarà il buio assoluto da ogni direzione.
E vedremo solo ciò che la nostra torcia illuminerà.
Il rischio è di scendere troppo senza accorgersene.
E di essere esposti a un qualsiasi pericolo senza percepirlo.
Perché lo facciamo? Per assistere, ovvio, a spettacoli simili.
Si tratta della più imponente migrazione di qualsiasi creatura vivente sulla terra.
E si ripete ogni singola notte.
Lo zooplancton fluttua oltre il fondale
ed è totalmente in balia delle correnti
e della voracità delle creature marine che lo sovrastano nella catena alimentare.
Così come il fitoplancton di cui si nutrono,
molte specie di zooplancton sono microscopiche.
Non è il caso tuttavia, di queste meduse pettine, le cui ciglia simili a peluria
rifrangono la luce delle nostre torce.
Sono probabilmente le creature più delicate del pianeta.
Costellazioni scintillanti.
Una nebulosa.
Lo sputnik.
Mi chiedo se sia questa l'ultima frontiera.
Gli esseri umani hanno camminato più sulla luna che sui fondali oceanici.
Sappiamo più sulla superficie di Marte che sul substrato sommerso del nostro stesso pianeta.
E le forme di vita?
Milioni di specie attendono di essere scoperte dagli abissi
di questo spazio interno.
In questo contesto, è facile perdere la cognizione del tempo.
Lo zooplancton non solo ci ipnotizza, ma è anche difficile da filmare.
Ed è così che trascorre più tempo del dovuto,
il che ci obbliga a una tappa di risalita più lunga di quanto avessimo previsto.
Una “tappa di risalita” è una sosta pianificata durante la risalita
per evitare malattie da decompressione o persino la morte.
E fortunatamente c'è molto da vedere mentre aspettiamo a 5 metri.
Le remore sono dei noti parassiti.
La loro peculiarità è quella di avere una sorta di ventosa sul dorso,
che gli consente di attaccarsi al ventre di animali marini più grandi,
per ottenere un passaggio, un pasto facile o semplicemente protezione.
Questa tartaruga sembra contrariata, o forse è solo insofferente
perché la remora tenta di rimuoverle un parassita o del tessuto dall'occhio.
Una tribolazione per una e un piacere per l'altra.
Persino durante il rituale di seduzione e la danza di corteggiamento,
le remore non demordono.
Alla luce del giorno, ci sono fin troppe distrazioni.
Nel buio totale, ci si sofferma sui particolari, i colori sono più intensi
e ciò che è noto appare diverso.
Qui avvinghiata su un ramo di corallo, troviamo una vera creatura della notte
che vive nelle acque delle Fiji, nell'Atlantico e in numerose altre zone:
l'euryalina.
Non hanno cuore, né sangue, né cervello.
Ma possiedono una bocca e l'istinto di riempirla al passaggio del plancton.
E se necessario, questa creatura riesce ad avanzare con l'aiuto delle braccia
per ottenere una migliore posizione in favore di corrente.
Nelle vicinanze,
un incontro enigmatico tra due granchi freccia attira il nostro interesse
e ci fa domandare se i due si odino o si amino.
Un duello o una danza?
Resa dei conti o esibizionismo?
Che si sia trattato di un scontro o di un corteggiamento,
alla fine tutto si risolve per il meglio.
Ma non era l'ora di cena?
E quando la barriera è in salute, c'è abbondanza per tutti.
È tempo di lasciare la barriera corallina e le acque tropicali delle Fiji.
Varchiamo l'equatore, la linea internazionale del cambio di data
e quasi l'intero oceano Pacifico verso le più fredde acque della California
alla volta del prossimo habitat oceanico che mio padre ha scelto di esplorare.
E i delfini ci scortano,
come erano soliti fare anche con la nave di mio padre, il Calypso.
I delfini sono i buoni ambasciatori dell'Oceano:
spensierati, amichevoli e con una sorta di sorriso che sembra dire
“Vieni con noi, ma vieni in pace”.
Ok, possiamo guardavi un pò mentre giocate,
ma poi dobbiamo riprendere il viaggio, ho un appuntamento importante.
- Che appuntamento hai? - Ah, vedrai!
La prossima destinazione vi mostrerà la grande diversità degli habitat.
Le barriere coralline sono colonie di animali a lenta crescita.
Mentre la foresta di Kelp è un ecosistema a rapida evoluzione di alghe marine giganti.
AI largo delle coste della California, le condizioni sono ottimali:
freddo, acque relativamente basse e ricche di nutrienti e luce solare.
La barriera corallina che abbiamo esplorato alle Fiji
può crescere di 5 o forse 10 cm l'anno.
Il Kelp che vediamo qui cresce di oltre 54 cm al giorno.
Le sue dimensioni possono variare e raggiungere persino i 60 metri di lunghezza,
al pari di una sequoia gigante.
Le foreste di Kelp forniscono cibo e protezione a un'ampia varietà di specie.
Dai ricci di mare, alle lumache, dalle foche alle otarie
e occasionalmente persino alla balena grigia.
Queste sfere colme di gas consentono alle foglie del kelp
di giungere fino quasi in superficie.
Mediante la fotosintesi, il kelp trasferisce energia e nutrienti al mare.
Poco distante dalla foresta di Kelp dell'isola di Catalina,
i calamari sono impegnati in un frenetico e caotico rituale di accoppiamento.
Qui, ho assistito per la prima volta a questa stessa scena insieme a mio padre,
oltre 50 anni fa.
Si svolge una sola volta l'anno, in inverno
e temevo di arrivare troppo presto o troppo tardi.
Ma fortunatamente siamo in tempo per ammirare questo spettacolo riproduttivo.
Questi calamari vivono un solo anno,
pertanto questa è la loro unica occasione di riproduzione.
Il fervore dell'accoppiamento dà i suoi frutti.
Il fondale è tappezzato di milioni di involucri gelatinosi.
Ogni capsula contiene centinaia di uova.
L'alimentazione di molte specie, tra cui l'essere umano, dipende dai calamari.
In alcune zone, la pesca è in aumento,
ma il vero obiettivo è un prelievo sostenibile su scala mondiale.
Il vero obiettivo è solo e soltanto la sostenibilità.
Quando guardo l'immensità dell'oceano e le costiere incontaminate,
ripenso ad altri mari, ad altre coste e ad altri tempi,
di innocenza e diciamolo apertamente di ignoranza.
Quando mio padre per la prima volta mi ha spinto fuoribordo,
tutti credevamo che potessimo riversare un pò tutto fuoribordo,
che gli oceani fossero dei ricettacoli senza fondo
dentro cui gettare qualsiasi rifiuto che non volessimo sulla terra.
Ma le nostre spedizioni hanno rivelato una verità ben più sconcertante:
i mari e i corsi d'acqua di tutto il mondo sono in pericolo.
Abbiamo scoperto che il nostro pianeta blu altro non è che una sfera rocciosa
con un sottile, sottilissimo strato di acqua salata
e una ancora più limitata riserva di acqua dolce.
E che solo queste preziose gocce impediscono l'estinzione.
Costeggiando il litorale pacifico entriamo nel mare di Cortés, in Messico.
Con la sua incomparabile biodiversità,
questo luogo fu definito una volta da mio padre come:
“L'Aquario del mondo”.
Nel mare di Cortés sono state catalogate 6 mila specie,
e forse molte altre migliaia aspettano di essere scoperte.
Tuttavia anche qui l'apparenza inganna.
La pesca intensiva ha impoverito queste acque di tonni, lutiani rossi e squali,
presenti numerosi in questa zona fino a poco tempo fa.
I contrasti sono netti.
Dal nostro mondo sommerso, sbarchiamo sulla terra semi-arida dell'Isola di San José.
Da un'immersione nella florida vegetazione della foresta di Kelp,
a una passeggiata tra austeri cactus.
La presenza o l'assenza dell'acqua determina pressoché tutto.
Questi cactus giganti possono arrivare fino a 18 metri di altezza
e sopravvivere in questo clima ostile per ben 300 anni.
Quindi queste piante erano già qui quando nacque George Washington.
Sono avidi ma efficienti, e raccolgono ogni singola goccia di pioggia,
conservandola per i giorni più secchi.
In tutto il pianeta, la vita è sempre collegata all'acqua.
Ed esiste un unico grande ciclo.
Le piogge che cadono sulle vette più alte
erodono la superficie terrestre per poter far ritorno al mare.
Ad un tratto, tutto appare più piccolo e più semplice.
Un gommone, una maschera subacquea e noi tre insieme.
Il mio pensiero è rivolto al dedalo di corsi d'acqua minori dell'Amazzonia
dove ho da poco concluso una spedizione.
E quindi, lontano dall'oceano aperto dei Cousteau.
I progetti di mio padre, di mio fratello e i miei sono così diversi,
eppure in qualche modo interconnessi.
Proprio come Ie arterie separate di queste insenature:
nascono e ritornano all'oceano.
Nascosto tra le paludi dell'estremità meridionale dell'isola di San José
vi è un mondo segreto, che pullula di vita.
Qui troviamo il nostro prossimo habitat: le mangrovie.
Appena sotto la superficie dell'acqua, ammiriamo delle mangrovie.
Queste piante riescono a sopravvivere nell'acqua salata
perché riescono a eliminare il sale in eccesso.
Queste radici, aggrovigliate e sommerse,
offrono un intricato riparo ricco di sostanze nutritive.
Alcune creature non lasceranno mai questo habitat,
mentre per molte altre specie la vita inizia qui
e continuerà sulla barriera o nell'oceano aperto.
Queste graziose alghe sono organismi unicellulari noti come acetabularia.
Lo studio di queste piante
ha permesso di compiere grandi progressi nella conoscenza del DNA, quasi un secolo fa.
I cetrioli di mare sono gli spazzini del mare: pattugliano il fondale in cerca di detriti.
La bocca è munita di tentacoli,
in grado di captare e raccogliere qualsiasi tipo di residuo organico.
Le dimensioni dei cetrioli di mare possono variare da pochi centimetri fino ai 3 metri.
Si può guardare, ma non toccare.
Forse è possibile un contatto visivo, ma con cautela.
Perché il pesce pietra è uno dei più velenosi al mondo.
Si può facilmente scambiarlo per una roccia, poggiandoci inavvertitamente una mano sopra.
A quel punto gli aculei sprigionerebbero tutto il loro veleno potenzialmente letale.
Questa è una conchiglia, di una grossa lumaca di mare,
e proviene dell'atlantico tropicale nord-occidentale.
Devono averla portata qui le forti correnti.
Questo è un paguro. In tutto il mondo, ci sono oltre un migliaio di varietà.
In comune hanno l'incapacità di costruirsi Ia propria conchiglia.
Quindi occupano quelle vuote.
Ma crescendo, sono alla continua ricerca di nuove e più comode conchiglie.
Il paguro ha adocchiato una conchiglia capovolta.
Solo pochissime specie di paguri sono pronte a uccidere per una casa più grande.
Stiamo forse per assistere al peggio?
Il paguro deve agire velocemente se desidera davvero traslocare.
La lumaca può proteggersi solo se riuscirà a ribaltare il guscio.
Il paguro compie la sua mossa.
La rotazione è un successo. La lumaca è salva
e il paguro dovrà rimandare il trasloco.
Le infinite varietà di forme e funzioni sono come tasselli di un intricato puzzle.
E quando sono presenti tutte le specie, l'ecosistema è perfetto.
E quando tutti gli ecosistemi sono floridi, allora l'oceano è completo.
Completo e sano.
Ma oggi mancano molti pezzi del puzzle.
È vero. Mancano i pezzi grossi.
Ma sospetto che non tarderanno ancora a lungo,
l'oceano è generoso.
Papà sta diventando impaziente. Sa che è tempo di andare.
Continua a dire di avere un appuntamento speciale.
Il sole tramonta a ovest e sulla nostra avventura nel Pacifico.
È ora di proseguire verso est. Ho un appuntamento importante.
- Con chi? - Sono ansioso ed elettrizzato.
Accade solo una volta l'anno e non posso mancare.
- Ma di cosa si tratta? - Coraggio, Fabien. La prossima tappa è Nassau.
Sarà febbraio. Pensa in grande. Fai finta di non capire, non è così?
- Sì, è evidente! - Sì, certo.
È un pò come tornare a casa, quando raggiungiamo la nostra destinazione finale:
le Bahamas.
Tutti ci siamo immersi in queste acque innumerevoli volte.
Gavin è nato qui e conosce ogni singolo centimetro di questi fondali.
È vero, passavo le mie giornate in acqua, l'oceano è stato il mio parco giochi.
E Fabien ha filmato il suo primo documentario sugli squali proprio qui.
Mio fratello è un subacqueo esperto e non ha paura di niente.
E in più ama gli squali.
Sì, gli squali mi hanno sempre affascinato sin da bambino.
È dalla prima volta che ho visto “Lo Squalo”,
che ho desiderato filmare questi incredibili animali.
E cosa aspetti allora?
È vero che occasionalmente gli squali attaccano l'uomo,
ma sono solo rare eccezioni.
Di solito, noi non siamo sul loro menù.
Fabien, dacci dei dati.
Ok, gli attacchi degli squali che si concludono con delle vittime sono 12.
In media, ogni anno 12 persone sono uccise dagli squali.
- E quante vittime fra gli squali? - Per pesca intensiva o cattura accidentale.
La cattura accidentale è il danno collaterale della pesca, una morte insensata.
Esatto. Ma ancora più macabra, è la zuppa di pinna di squalo:
100 milioni di squali ogni anno.
È un numero davvero sconcertante e avvilente.
È vero. È come se un terzo della popolazione statunitense fosse massacrata, ogni anno.
Sì, è pazzesco.
Ci sono migliaia di miglia di oceano e milioni di anni di evoluzione
tra il plancton all'inizio della nostra avventura
e questi squali alla fine del viaggio:
la base e la cima della catena alimentare.
Gli squali sono tra i predatori più antichi al mondo.
Attraverso le epoche, hanno affinato le loro capacità di caccia
e superato ogni sfida ambientale, eccetto una, gli uomini industrializzati.
Altri abitanti a rischio della barriera sono le cernie, tra i più importanti predatori.
L'esemplare che vediamo vive in modo stanziale in questo relitto.
Mediante la selezione delle prede,
i predatori come gli squali e le cernie hanno una funzione chiave
nell'equilibrio del complesso ecosistema sotto di loro.
Manca poco ormai, forse uno o due giorni al mio speciale appuntamento.
Le acque di Nassau sono ricche di vita corallina,
pertanto c'è molto da vedere nell'attesa.
Non siamo soli. Chi si cela nascosto nella sabbia?
È solo di vedetta o è in agguato?
È impossibile ammirare una pastinaca mentre nuota sul fondo oceanico
senza pensare al volo.
Con i suoi battiti alari, sembra planare
oscillando leggiadra e elegante sul suo lussureggiante percorso.
Non ho mai costruito la città sommersa di cui sognavo da bambino,
ma sono sempre incantato da come l'oceano colonizzi i relitti,
ricostruendo e rinnovando la vita.
Le murene ricordano i serpenti, ma si tratta soltanto di pesci molto lunghi e sottili.
Popolano i fondali scogliosi e corallini delle calde acque oceaniche,
con una varietà incredibile di dimensioni e colori.
Possono raggiungere lunghezze pari a 4 metri.
L'ampia bocca non costituisce di per sé una minaccia, ma coadiuva la respirazione.
Questo gamberetto pulitore si occupa dell'igiene orale della murena
e in cambio ottiene residui di cibo.
La murena sembra essergli riconoscente.
Del resto anche io sono grato al mio dentista, di solito!
Le aspettative di vita sulla barriera
diminuiscono drasticamente per le creature che nuotano in mare aperto.
Trovare un rifugio nascosto è vitale.
Alcune specie, come i palinuridi e gli scillaridi
devono trovare un nuovo riparo ogni singolo giorno.
E capita persino di dover competere per la stessa fessura.
L'aragosta di roccia per prima trova un rifugio ideale e ne prende possesso.
La cicala di mare indugia, forse spera in un contratto di locazione.
“Siamo al completo, bella. Gira al largo”.
Alla poverina non resta che allontanarsi.
Venite! Voglio mostrarvi uno dei più grandi, spaventosi e spietati predatori del mare.
- Papà. Scavando cunicoli, questi mostri marini creano dei nascondigli perfetti.
- Papà, siamo cresciuti. - Non interromperlo.
Non crederà mica che ce la beviamo!
Prudenza, amici, qui riposano i mostri degli abissi:
gobidi e blennioidei.
Forse non sono grandi e spaventosi, ma sono grandi di numero,
queste piccolissime creature costituiscono un terzo della popolazione della barriera.
E sono, pertanto, una fonte di sostentamento preziosa per specie più grandi
quali merluzzi, eglefini e platesse.
Di solito si rifugiano in fessure rocciose e tra le fenditure dei coralli,
ma spesso sono aiutati da un gamberetto volenteroso.
- A proposito di creature insaziabili degli abissi... - Dai papà non esagerare.
- No, questa volta è vero. - Il pesce scorpione.
La sua stravagante bellezza è volta a confondere prede e predatore.
Il pesce scorpione è un cacciatore inarrestabile e vorace,
in grado di mangiare 40 pesciolini in un'ora.
I raggi della pinna dorsale sono in realtà aculei veleniferi che scoraggiano i predatori.
Negli esseri umani, il veleno può provocare convulsioni, infarto e persino la morte.
Il pesce scorpione si avvicina di soppiatto e attacca a velocità sorprendente
Il pesco scorpione è originario dell'oceano Pacifico
ed è stato accidentalmente introdotto nell'Atlantico.
E in queste acque, in assenza di predatori, i pesci scorpione sono così aumentati
da compromettere il numero dei pesci più giovani della barriera.
Pertanto, persino azioni involontarie possono comportare gravi conseguenze,
alterando il delicato equilibrio della natura.
Il mio animale preferito in assoluto suscita in me profonde riflessioni.
Come l'essere umano, è molto intelligente,
ma poiché i nostri percorsi evolutivi si sono discostati 600 milioni di anni fa,
ci siamo sviluppati in modo decisamente diverso.
Infatti, non ci avviciniamo nemmeno alla sua intelligenza aliena:
si tratta del polpo.
Cacciatore formidabile,
il polpo tende le sue imboscate coprendo ampie zone con il corpo simile a un paracadute.
Sotto, i tentacoli afferreranno e un morso fatale ucciderà.
Cambiano colore e forma mimetizzandosi con l'ambiente circostante
a una velocità sorprendente, perché la loro pelle pensa.
I polpi riconoscono i volti,
distinguono le persone persino quando indossano mute identiche.
Possono affezionarsi a un essere umano e portare rancore e risentimento.
E in un ambiente in cui rifugio vuol dire sopravvivenza,
il polpo è il re del contorsionismo.
Per lui Io spazio non è mai né troppo stretto né scomodo.
Mio padre chiamava il polpo: “La soffice intelligenza del mare”.
Credo sia il momento di svelarci qualcosa in più sull'appuntamento
di cui ci parli da circa 8 mila chilometri.
Ok. Il percorso migratorio dei grandi squali martello è ancora un mistero,
ad eccezione di questo luogo e di questa data.
Ogni anno, per qualche giorno nel mese di febbraio passano in queste acque.
Dagli anni '90, nelle acque atlantiche, la popolazione di squali martello si è dimezzata.
In Africa e in Asia, il bilancio è ancora più allarmante.
Questo incontro mi rende nervoso. Perché forse potrebbe essere anche l'ultimo.
Dobbiamo credere nel suo futuro che è così intimamente connesso al benessere dell'oceano,
affinché questo incontro possa ripetersi per molti anni avvenire.
Vorremmo solo che ci dicesse...
Arnold, per favore. Solo questa volta.
D'accordo.
“Ritornerò”.
- Me lo auguro, amico mio. - "Sì".
Mio padre e mio nonno non sono nati ambientalisti.
Fabien e io non siamo nati ambientalisti.
Ma trascorrendo molto tempo sott'acqua come facciamo noi,
non puoi fare a meno di innamorarti.
E inizi a prenderti cura di ciò che ami, a proteggerlo e a difenderlo.
E quando non ci riusciamo, la realtà fa più paura di un banco di squali.
Questa è una barriera morta. Non c'è più vita.
Non ospita più la moltitudine di forme di vita
presenti nella barriera che abbiamo visitato precedentemente.
Secondo le Nazioni Unite,
circa il 20% delle barriere coralline mondiali è andato distrutto.
Molte di più sono in pericolo e a rischio di estinzione.
Questa desolazione è sconcertante.
E richiede un intervento decisivo di tutti i leader mondiali.
Le barriere coralline non vanno salvate perché sono belle.
È importante salvarle perché sono cruciali per la salute del pianeta.
E sappiamo il motivo di tutto ciò.
Il riscaldamento delle acque è una delle cause.
Un'altra è l'acidificazione degli oceani causata dai gas a effetto serra.
Tutti gli habitat che abbiamo visitato,
le barriere coralline,
le foreste di Kelp,
i fondali sabbiosi,
le mangrovie, dove la grande abbondanza di diversità marina vive,
tutti hanno una cosa in comune: sono vicini alla terra.
Ovvero all'essere che ne trae maggiori vantaggi,
ma che costituisce anche la più ingente minaccia: noi.
Riversiamo in mare petrolio, agenti chimici,
liquame grezzo, plastica,
e una quantità inimmaginabile di rifiuti.
Anche l'inquinamento atmosferico, così come quello del suolo, ha un impatto sugli oceani
e inevitabilmente sull'umanità.
Questo è l'oceano che sogniamo.
E la realtà può cambiare persino laddove oggi vi è desolazione.
Perché la vita ritorna quando le condizioni lo consentono.
L'oceano sa perdonare.
Oggi, le associazioni ambientaliste, gli attivisti
e i privati cittadini di tutto il pianeta sostengono la causa ambientale.
Un'iniziativa importante è l'istituzione dell'Area Naturale Marina Protetta.
L'area Marina Protetta può essere paragonata ai parchi nazionali.
I governi di tutto il mondo hanno iniziato ad ascoltare e ad agire, seppure lentamente.
Finora, solo il 4% circa degli oceani rientra fra le aree protette.
Ma è un passo importante nella giusta direzione.
Uno di tanti.
In fin dei conti, la sopravvivenza dipende anche da noi,
e dalla nostra capacità di adeguarci.
L'oceano sopravvive senza noi, noi non sopravviviamo senza l'oceano.
O come ha detto una volta la mia cara amica Sylvia Earle:
“Niente acqua, niente vita, niente Blu, niente Verde”.
Sai una cosa, neanch'io avrei saputo dirlo meglio.
Per me, questo è stato un viaggio di connessioni:
connessioni tra gli habitat, tra gli estremi della catena alimentare,
tra un capo e l'altro della terra, tra noi e l'oceano
e tra generazioni.
Ecco perché siamo tutti qui.
Su questo, non ci sono dubbi!
Non credo nelle dinastie esattamente come mio padre.
Ma abbiamo una passione di famiglia da cui è difficile prescindere.
- Impossibile, direi. - Beh, tuo padre ti ha lasciato un'eredità importante.
È vero. E verrà un momento, in cui anche io farò lo stesso.
Non avere fretta, papà. Lì fuori ci sono ancora tante meraviglie...
Che potremmo condividere.
Sottotitoli: PIXELMAN s.r.l.
Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.