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Original subtitles

[ticchettio]

Franco, dai! Dai!

Franco, è solo una conversazione.

Lo so, lo so, ma…

Non sono mai stato da uno psicologo.

Stia tranquillo.

Mi dica quanti anni ha.

[Franco] Settantacinque.

E da quanto tempo è sposato con la signora Rita?

Ehm…

Quarantadue anni, eh?

Quarantadue.

Che mestiere faceva?

Commerciante.

Avevo un grosso negozio di abiti da sposa, in centro.

[psicologo] Bene.

- Quanti figli ha? - Uno.

No, Franco. Due.

Franco, si è dimenticato di un figlio?

No, no. Me lo ricordo, me lo ricordo.

Ma vorrei dimenticarlo.

- Come si chiamano i suoi figli? - Anna.

È l'orgoglio della famiglia.

Si è laureata, adesso fa la commercialista.

Ha sposato un commercialista come lei.

Mi ha reso pure nonno.

- È la ragazza che vi aspetta fuori? - Sì, sì. Si prende sempre cura di noi.

E l'altro figlio?

Mah, a livello cognitivo, suo padre sta abbastanza bene.

Mostra l'inizio di una forma depressiva, che va monitorata attentamente.

Anche sua madre rientra nello stesso quadro psicologico di suo padre.

Sì, mamma soffre molto anche per questi suoi problemi alle ossa.

Da quando fa fatica a camminare, purtroppo, si è buttata un po' giù.

Mi hanno raccontato di questo problema di suo fratello.

Problema?

Tragedia!

- Lei lo sente? - [Anna] No!

So che vive a Roma,

ma meglio non averci niente a che fare con quello.

Mah, per fortuna hanno lei.

Guardi, mai come in questo momento è fondamentale la sua presenza per loro.

- Sì, certo, però, vede… - Vede, la vera medicina è la compagnia.

Stia sempre con loro. Non li molli neanche un attimo.

Soprattutto adesso.

Io devo partire in vacanza con mio marito.

Abbiamo già prenotato due settimane in barca con un gruppo di amici.

Ah…

Scusi, ma perché non chiama suo fratello?

- Per stare coi miei genitori? - Sì.

No, dottore, mi creda, lei non lo conosce.

Rimarginare le ferite del passato

aiuterebbe tantissimo sua madre e suo padre.

Sì, ma mio fratello non è…

Suo fratello non vede l'ora di tornare per riappacificarsi con loro.

Aspetta solo che gli sia data l'occasione.

Questo lungo distacco

l'avrà sicuramente reso più sensibile verso le fragilità della vita.

Mio fratello?

- Più sensibile? - Sì, più sensibile.

Se fidi di me, lo chiami.

Guarda questo stronzo!

Guarda questo stronzo, guarda!

[clacson]

Ehi, dico a te, eh!

Dimmi.

Non hai visto che stavo per parcheggiare?

Questo è un parcheggio per persone sane.

L'unica cosa che ti funziona sono gli occhi, perché non li usi?

Non hai visto le strisce bianche?

Se uso il parcheggio degli invalidi mi rompete i coglioni.

Tu vuoi usare il parcheggio dei validi, di quelli come me?

- Vatti a cercare il tuo posto! - Ah, bravo! Bella sensibilità!

Quando diventi sano poi me lo dici.

Ciao, hai prenotato?

No, ti volevo fare una sorpresa.

Contento?

Paolo, scusa, sta con me.

Ok.

Perché lasci i bordi della pizza?

- Angelo… - Perché non mi piacciono?

Cazzo la prendi a fare? Ti prendevi una piadina.

Luigi, scusa, davvero sono mortificata.

Denise, non c'è problema, tranquilla. Noi ce ne stavamo andando, giusto?

Buon pranzo.

Puoi evitare di farmi fare figure di merda con i miei colleghi?

- Lavora con te questo? - È responsabile della gestione risparmio.

Risparmio? E butta mezza pizza?

Un genio proprio.

L'hanno fatto pure responsabile. Sto coglione.

Rispetto a te, "sto coglione" ha un lavoro.

Perché io non ce l'ho un lavoro.

- Lo chiami lavoro? - Certo, mi pagano.

Ovvio che lavoro.

Io mi vergogno di dire ai miei amici che lavoro fai.

E cambia amici.

Fammi capire, Angelo.

Tu credi di poter fare questo lavoro per molto tempo?

Certo.

E andrà sempre meglio in questa società di merda.

Assurdo.

Sai che c'è, Angelo?

Io merito un uomo molto, ma molto migliore di te.

Denise!

Troppo tardi, Angelo.

Lo scontrino.

Un'altra cacacazzi è nata.

Mai un vicinato sterile.

[pianto di neonata]

Sta puttana.

Così piccola e già è puttana questa.

È tua figlia quella che piange?

Sì, ha pochi giorni.

E ci vuole arrivare a un anno?

Con quello che le sto augurando non ci arriva. Falla smettere!

Io il pomeriggio dormo, che la notte lavoro.

Prima scopate e poi rompete i coglioni a me.

[squilli di telefono]

- Chi è? - Ciao, Angelo.

Sono Anna.

[Angelo] Anna chi?

Anna, tua sorella.

[Angelo] Cazzo vuoi?

Voglio andare in vacanza con mio marito.

Me lo meriterò un po' di riposo,

visto che tutto l'anno mi occupo dei nostri genitori?

Che cosa dici? Me lo merito?

- [Angelo] Puoi andare, ti do il permesso. - E invece non posso andare.

Mamma e papà non sono più tanto autosufficienti.

Non possono stare da soli, quindi, siccome di figli ne hanno due…

Dammi il cambio, vieni a Palermo e stai con loro, va bene?

[Angelo] Chiama la badante.

[Anna] Mamma e papà non vogliono una badante in casa.

E allora non puoi andare in vacanza?

Questa scema.

Che ti diceva lo psicologo? Che era diventato più sensibile.

Brava.

Brava, brava.

[dal cellulare] Angelo, Jonny del Rabbit.

Pure stasera ho tre minorenni ubriachi.

Io li chiamo i tassisti,

ma non se li caricano perché gli vomitano in macchina.

Poi arriva la polizia e mi chiude il locale.

Angelo, vieni a portarli via, per favore.

L'indirizzo di questi pischelli.

I soldi per te.

Accompagnali a casa, grazie Angelo.

Mi sono fatto sei gin tonic!

'Tacci tua!

[ragazzo] Cos'è questa musica? Dove siamo, all'opera?

Non ci senti?

Ti ho detto cambia sta musica di merda!

Oh, scusa. Scusa! Ho sbagliato, ti prego.

[ragazzo] Perdonami, non lo faccio più.

A voi piace questa musica?

- Sì, sì. - Sì, bella.

- Alzo il volume? - Sì, magari.

[musica classica ad alto volume]

Occhio, il moretto ha bevuto un miscuglio di superalcolici.

Ci porti in un altro locale?

A me viene da vomitare.

Scendi!

Hai messo i piedi nel vomito, vero?

Cazzo! Oh, dove vai?

Ciao.

Come ti chiami?

Sei muto? Hai perso la lingua?

[ragazza 2] Che fai?

Angelo, sta macchina è già un miracolo che cammina.

Ma perché non ne prendi una nuova?

Per trasportare gli ubriachi?

Non esiste. Questa è perfetta.

Ho capito. Ma bisogna vedere se trovo i pezzi di ricambio.

Vado a chiamare.

- Chi è? - [Anna] Ora tu mi ascolti, capito?

Sono anni che io mi occupo di mamma e papà, di giorno e di notte.

E tu sono anni

che non ti degni nemmeno di fare una telefonata.

Ma io dico… ma non ti vergogni?

No.

Ah, no?

Allora ascolta una cosa.

Ricordatela.

Quando tra cento anni mamma e papà non ci saranno più,

vedrai i sensi di colpa che ti verranno.

Vedrai!

Tra cent'anni non ci sarò più manco io, che cazzo me ne fotte.

Brava, l'hai convinta.

Un altro bel Ferragosto con tuo padre e tua madre.

Che cosa faccio, Nando?

Li chiudi in una casa di riposo come hai fatto tu con i tuoi genitori?

Stanno con gli altri anziani, qual è il problema?

Mai! Non li chiuderò mai! Loro hanno fatto tutto per me.

Allora stiamo ce n'è qua con i tuoi a divertirci.

Avvisa tu tutti gli altri che non partiamo.

Tu!

Angelo, quello dei pezzi di ricambio sta in ferie.

Me la devi lasciare, se ne parla a settembre.

Perché non vai in vacanza? Non hai niente di divertente da fare?

Di divertente dici?

Certo che ce l'ho.

[notifica di cellulare]

Nando, ha mandato un messaggio.

- Ma chi, tuo fratello? - Sì.

- Ha detto che arriva domani. - Bravo.

Te l'avevo detto che gli facevo venire i sensi di colpa.

Brava amore mio, l'hai convinto.

L'hai convinto.

Brava.

Quando io mi ci metto, ottengo tutto.

Qui ci sono i documenti, le ultime analisi, tutto.

Ricordatevi che domani pomeriggio avete il medico.

Andate con la mia macchina, l'ho parcheggiata qui sotto.

- Vi lascio la chiave. - Con chi andiamo?

Con lui, papà.

Voi avevate la gita con la parrocchia?

L'ho disdetta, viene tuo fratello.

Bravo, papà.

Papà, non parlate più del passato, tutto dimenticato, va bene?

Sì, perdonare, te lo ha detto pure don Gino.

Domani mattina quando arriva, lo accogliete con un bel sorriso

- e vi godete questi giorni insieme a lui. - Va bene, va bene.

Anna, dai, tutto questo tempo. Sbrigati.

- Un attimo, siamo in tempo. - [Nando] Entra, entra.

[Rita] Ciao amore, divertiti.

Ciao mamma, ciao papà.

Ma che è quella faccia?

Non sei contento che torna tuo figlio?

Ma sì, contento, contento.

Non ho capito, oltre al biglietto devo pagare pure il bagaglio?

Sì, perché il suo bagaglio pesa più di dieci chili.

E quindi?

Per due chili devo pagare 60 euro? Quanto lo fate al chilo?

Senta, si sbrighi, paghi e ci lasci continuare,

non vede che sta bloccando la fila?

Ma che cazzo vuoi tu? Ma ti sei visto?

La fila la stai bloccando tu che sei ciccione, io sono magro.

A me fate pagare il bagaglio per due chili in più.

E sto ciccione che c'ha tre bagagli nello stomaco, non vi fate pagare niente.

Ma come ragionate?

Il corpo dovete pesare, non il bagaglio.

Ma ce l'ha il cervello?

Guardi, tutto a posto, vada pure, grazie.

Certo che vado.

Fateli pagare al peso, sti ciccioni e vedi come dimagriscono.

Sai quanto carburante serve per trasportare questo qui?

Lei è un bullo e un cafone!

Ma almeno sono magro.

Vai a piedi a Palermo che dimagrisci.

Addirittura, nove anni che manca da Palermo, è tantissimo.

Sicuramente è partito per il lavoro, vero?

No.

Mi stava sul cazzo la mia famiglia.

Ma adesso avete fatto pace e lei è tornato per riabbracciarli.

Anch'io ho problemi con mia moglie, con i miei figli.

Loro sanno solamente chiedere, chiedere.

Lo sa cosa faccio per trovare un po' di pace?

Me ne vado a caccia.

Anche oggi.

Appena lascio lei, me ne vado.

Vi dico una cosa, lei ha mai sparato?

No.

Preferisco le parole. Uccidono di più.

Pesante, vero?

Pensi che a casa ne ho uno ancora più grande.

Rita, è arrivato. È armato.

Ha un fucile.

Fucile?

[campanello]

Vai tu.

Vai tu, vai tu.

[campanello]

Vai!

Ho detto, vai tu! Vai.

[campanello suona insistentemente]

[sottovoce] Quale fucile?

[Rita] Angelo!

Un'ora per aprire.

Io cammino col bastone, devo fare piano.

- Non potevi aprire tu? - Ma io non ho sentito.

A lei non funzionano le gambe, a te le orecchie?

- Bentornato a casa. - A casa? La casa di cura.

Vai giù tu, ti aspetta il tassista.

- A me? - Sì.

- Che devo fare? - Devi pagare alla corsa.

Devo pagare io?

Mi avete chiesto voi di venire qua, devo pagare pure il taxi?

Franco, vai a pagare il taxi.

Vado, vado.

È ancora tirchio questo, come tanti anni fa? O è cambiato?

- No, vado e pago. - Vai a pagare il taxi.

- Vado e pago. - Dagli pure la mancia.

Vieni, vieni.

Chi cazzo è questo?

Carlo, tuo nipote.

Il figlio di tua sorella.

È ufficiale della Marina.

Adesso è in missione.

È andato a bombardare le famiglie degli altri?

Non poteva bombardare la sua?

Togli ste foto, togli.

Subito, subito.

Ha la stessa faccia di cazzo del padre.

- Qua devo dormire? - È la tua stanza.

Io non dormo più nel letto singolo, dormo nel matrimoniale.

Tiro fuori l'altro letto che c'è sotto.

Che poi si allarga al centro e mi viene il mal di schiena?

Non esiste.

Io non dormo qui.

Va bene, va bene.

Dove vuoi dormire?

Missione compiuta. Taxi pagato.

Super mancia al tassista. Cinque euro!

Ma che fai?

Dorme in camera nostra.

Camera nostra?

- E noi? - In camera sua.

Ma stiamo scomodi.

Franco, lui ha fatto il primo passo ed è venuto qua.

Adesso tocca a noi.

Avanti.

[Angelo] Da piccolo non mi facevano dormire nel loro letto,

ora ci dormo io qui e ve lo sporco pure.

Tanto li conosco questi. Non sono cambiati.

Adesso verrà mio padre a chiedermi che lavoro faccio.

E poi mia madre a chiedermi se ho la fidanzata.

Perché a loro interessano queste cose.

Il lavoro sicuro. Il matrimonio.

Perché poi devono vantarsi con gli amici di quanto sono bravo.

Devo fare tutte queste cazzate per far felici loro.

Certo, certo. Sì, sì, sicuro.

Venitemelo a chiedere.

Che vi faccio felici adesso.

Ecco qua, Angelo. Le lenzuola pulite.

Qua ti sei messo?

Hai fatto bene. Stai più comodo.

Sei stanco, lavori tanto.

Che lavoro fai?

Lavoro in una cooperativa.

Ottimo. Interessante.

Di cosa vi occupate?

Io pulisco i cessi delle stazioni.

È un lavoro che mi gratifica moltissimo.

Sì.

Perché quando le persone vanno a pisciare e i cessi sono puliti,

è merito mio.

Dimmi un poco.

- Sei fidanzato? - No. Ero sposato.

Vi siete lasciati?

Sì, purtroppo.

Lei mi tradiva.

Con la mia migliore amica.

Era lesbica, questa puttana.

- Prendete queste cose, dai. - Subito, subito.

- Andate. - Sì.

- Vieni, vieni. - Sì, sì.

- Ti lasciamo solo. - Sì.

Vantatevi con gli amici, adesso.

A posto.

E anche Franco l'abbiamo visitato.

Com'è andata con lo psicologo?

Abbiamo chiacchierato di tante cose.

Bene. Tu racconta. Racconta, che ti fa bene.

Allora, ci vediamo a settembre?

- Buone vacanze, dottore. - Grazie, grazie.

- Arrivederci, grazie. - Arrivederci.

Aspettatemi fuori che parlo col medico.

Guardi, suo padre ha questo inizio di depressione.

Ma invece che prescrivergli dei farmaci,

ho preferito che lo seguisse uno psicologo.

Per fortuna, vista l'età, i valori sono buoni.

Quindi può mangiare quello che vuole, può bere il suo adorato vino.

Insomma, almeno a tavola lasciamolo sfogare.

Certo, ci mancherebbe.

Sua madre, invece, ha questi dolori alle ossa,

ma sono dovuti all'artrosi unita all'osteoporosi.

Ma è l'età.

Quindi non deve fare sforzi,

deve camminare il meno possibile.

Mamma vorrebbe la carrozzina.

Gli faccio l'impegnativa per acquistarla?

No, ci penso io. A posto.

Se dovesse servire, questo è il numero del mio sostituto.

Ascolti.

Se li goda, suo padre e sua madre.

Perché i genitori non ci sono per sempre.

E meno male.

Immagina avere questi rompicoglioni tutta la vita.

[porta]

Angelo, grazie che ci hai accompagnato dal dottore.

- Ringrazialo. - Grazie, grazie.

Che fai tu?

- [Rita] Devo salire? - No, tu a piedi.

Il dottore ha detto che per i tuoi dolori devi fare movimento.

Ma sono due piani. Le scale sono orribili.

Meglio, guarisci prima. Vai, vai.

Se gliel'ha detto il dottore. Vai.

[lamenti affannosi di Rita]

[Rita] Queste scale mi hanno distrutta.

Ahi! Le ginocchia.

Angelo, ma a me il dottore voleva dare la carrozzina.

A me ha detto di no. Mi ha detto che devi camminare.

Va bene.

Ahia!

Adesso vuole la carrozzina.

A me da ragazzino il motorino non me l'ha comprato.

[scimmiottando] È pericoloso. Quando diventi più grande.

Tutti i miei amici col motorino e io con la bicicletta. Come un coglione.

E adesso vuole la carrozzina. Certo, certo.

Quando diventi più grande, te la compro. Verso i cent'anni.

- Ma quanto ci mette? - E aspetta!

[Franco sospira]

- Ma l'hai chiamato? - L'ho chiamato.

- Ma un attimo di pazienza. - Senti, io ho fame.

No! Si aspetta tuo figlio.

[sospira]

Io ceno alle sette, eh!

[Angelo] Allora, il genero l'ho sistemato.

Adesso pensiamo alla figlia.

Annetta! Guarda come l'ha memorizzata.

Provate a chiamarla con un numero in meno.

Vediamo se vi risponde.

E lei provasse a chiamare voi. Bloccata! Sta stronza!

Fottiti. D'ora in poi con me devi parlare.

- Eccolo! Ecco qua. - Eccolo, Angelo.

- Vieni, vieni. - Vieni qua. Vieni qua.

Guarda quante cose buone ha preparato la mamma.

- Eh, sì. - Ma non perché ci sei tu.

Noi mangiamo sempre così, ogni giorno, pranzo e cena.

Franco, è perché è arrivato Angelo.

- [Franco] Certo, era una battuta. - Ah, ecco.

Per noi anziani l'unica soddisfazione è il cibo.

E il vino!

Guarda qua. Questo lo fa esclusivamente per me.

Un contadino, qui vicino, me lo porta qua tutte le settimane. A casa.

Ma io senza vino a pranzo e a cena non ci so stare.

Preferisco morire.

- Questo non lo puoi più bere. - E perché?

Ci hai parlato tu con il medico?

- Ci ho parlato io oggi. - Eh?

Mi ha detto che hai tutti i valori sballati.

Quindi il vino te lo scordi.

E che bevo?

Acqua.

Se lo dice il dottore.

Dammi il piatto.

- Mi raccomando… - Ecco.

- Sai che questa… - [Rita] Questa pasta piace tanto a papà.

Se ne mangia due piatti interi.

Ecco qua.

Porta indietro. Abbassa.

Ecco a te. Insalata. Buon appetito.

Ma io sto bene.

Vuoi sapere quanto hai di colesterolo?

No, non lo voglio sapere.

Non lo vuoi sapere? Perché io lo so. È meglio che non lo sai.

Mangia l'insalata, mangia. Incosciente. Mangia!

Lo fa per il tuo bene.

Mangiati l'insalata, mangiati.

E beviti l'acqua.

A me da piccolo la Coca-Cola non me la faceva bere.

[scimmiottando] È zuccherata. È gassata. Ti fa male lo stomaco. Attento.

E me la diluiva con l'acqua. Questo stronzo!

Adesso io faccio bere tutta l'acqua che mi ha messo nella Coca-Cola.

Ora si fa come dico io.

[urla di gioia]

[Nando] Forza ragazzi, un bel brindisi al Costa Rica.

Anna dov'è?

Anna?

Ma un mese fa gli esami di mamma e papà erano tutti a posto.

Non lo sai che gli anziani in un mese si scompensano e cambia tutto?

Te le devo dire io ste cose?

Sto provando a chiamarli continuamente, ma non prende mai la linea.

[Angelo] Scuse. A me prende il telefono.

Come mai? A loro non prende, vero? Perché te ne fotti.

Vergognati!

Questa scema.

[Nando] Anna?

Anna, amore, vieni a brindare con noi.

Brindare?

I miei genitori stanno male e tu mi dici di brindare?

Ma vai a brindare tu, vai.

Che tanto tu della mia famiglia te ne fotti.

Anna… Anna!

Il bastardo ha chiuso a chiave la cucina.

Io non riesco a dormire, ho fame.

Anna non ha chiamato, almeno per dire se è arrivata…

L'ho chiamata io, ma non prenda la linea.

Ho chiamato pure Nando.

Irraggiungibile.

Saranno in alto mare.

E noi no?

Ci ha lasciato con questo…

- Ma non era meglio una badante? - No.

Estranei a casa, no.

E lui sì?

Fra', una stella cadente.

Esprimi un desiderio anche tu.

Forza, Franco, subito.

Un tempo avrei chiesto la salute, i soldi.

Ora desidero una cosa sola.

Che questo se ne vada!

Zitto! Che ci sente.

Non lo sopporto.

Non lo sopporto.

Angelo, almeno per l'acqua possiamo prendere un carrello?

Ma sono pesanti.

Anzi, oggi ti ho fatto portare quelli da un litro e mezzo.

Domani ti faccio portare quelli da due litri.

Così ti rinforzi di più, ti rinforzi.

Dai, spingi quelle gambe, spingi.

[Rita] Bello sto cane.

Che razza è signora?

- Un setter irlandese. - Esatto.

Come quello che avevo portato a casa quando ero piccolo.

E voi l'avete riportato indietro, inventando la cazzata che era scappato.

Io? Io, no. Tuo padre.

Era il papà che non ha voluto il cane.

Peccato.

Lui? Non eri tu che dicevi che ti lasciava i peli per casa?

E poi ti pisciava sul pavimento e ti sporcava tutto?

"E chi pulisce in questa casa? Io non faccio la sguattera."

- No, io no. Tuo padre. - No?

Tuo padre. È stato lui che l'ha riportato al proprietario.

- Giura. - Giuro.

Tuo padre.

Va bene.

Quanto ha pianto signora. Perché si era affezionato.

Lo sa come sono i bambini, vero?

Un bambino con un cane accanto cresce più sensibile.

Ah sì?

Ormai…

Sono buonissimi.

[Angelo] Ti piacciono?

Un altro.

Un altro? Ti sei mangiato tutto il pacco quasi.

L'ultimo.

L'ultimo, ultimo.

Basta, ora te li scordi.

Io lo so che mi vuoi bene.

Che lo fai per me.

Grazie, figlio mio.

Hai visto come si prende cura di te?

I biscotti li ha voluti comprare lui.

I cani non gli piacevano, ma i biscotti per i cani sì.

Vallo a capire questo.

Dove sta andando?

Dal signor Franco, a portare il vino?

È morto.

Oh, Gesù!

Così all'improvviso? E come è morto?

Cirrosi epatica.

Ha bevuto troppo vino. Vai, vai!

Vai, vai, vai. Ti va bene che non ti denuncio?

Ok, me ne vado.

Torna nella tua azienda agricola, vai.

Ciao, lo sai che mentre ti parlo

si sta sciogliendo un ghiacciaio al Polo Nord?

E allora non mi parlare. Stai zitta.

Ecco il solito menefreghista.

Tu cosa fai per salvare il mondo?

Non mi accoppio con te.

Vogliono salvare il mondo.

Non si salvano da me, vogliono salvare il mondo.

Io sono la fine del mondo.

Angelo! I tuoi me lo avevano detto che stavi tornando.

- Ma dove stai andando? - A comprare un regalo a mia madre.

Bravo. Ricordati, Angelo, il mestiere di genitore è un mestiere difficile.

Per questo non hai fatto figli.

[campanello]

Sarà il dottore?

Ti vuoi alzare?

Ma non ce la faccio. Sono debole.

Non mi reggo in piedi.

Sono la dottoressa Pedrotta. Sostituisco il dottor Mancuso.

Ma tu sei giovane, te ne intendi di vecchi?

Sì.

Entra. Chiudi la porta.

Che è successo?

Mio padre non sta bene.

Ha avuto molte scariche di diarrea.

Ho esagerato coi biscotti.

Si è finito un pacco, si è finito.

- Sì, colpa mia. - Chi ha mangiato i biscotti?

È colpa mia. Mio figlio non c'entra.

"Non c'entra"? Certo che non c'entro. Quanti biscotti ti sei mangiato?

- Diglielo alla dottoressa. - Tanti.

Tanti. E come mangiavi?

Io glieli toglievo e lui: "Ancora, dammene un altro".

Tutto il tempo così ha fatto. E se ne è finito un pacco intero!

[Marta] Adesso che ha preso la bustina,

non dovrebbe avere più scariche.

[Angelo] Appena vede il mangiare impazzisce.

Non lo fermi più a questo! Ingordo.

- Non lo faccio più, lo giuro. - Gli faccia finire la bustina, signora.

- Arrivederci. - Arrivederci. Scusi.

Teniamo il papà sotto controllo tutta la giornata.

Per qualsiasi cosa chiamami pure. Io sono sempre reperibile in ospedale.

Ma perché tu lavori pure in ospedale?

Questa settimana sono tutti in ferie.

- Ce l'hai i tuoi letti? - Ma per chi? Per i tuoi?

- Sì. - Ma non stanno così male.

- Adesso, ma fra poco peggiorano. - Non credo.

Sì, io li conosco. Peggiorano.

Se vuoi portarmeli domani in ospedale,

io posso fargli un check-up, così controlliamo un po' di cose.

Domani mattina? In ospedale, da te?

- A domani. - Ottimo, a domani allora.

Se glieli faccio arrivare, a domani.

[dalla radio] Madre degna d'amore.

Prega per noi.

Madre ammirabile.

Prega per noi.

Madre del buon consiglio.

Prega per noi.

Madre del Creatore.

Prega per noi.

Madre del Salvatore.

Prega per noi.

Vergine prudente.

Prega per noi.

Ma quante volte glielo ripeti "prega per noi"?

Ti pare che è scema la Madonna? L'ha capito che deve pregare per voi.

- Perché glielo ripeti? - È così la preghiera del rosario.

Preghiera? Questo è stalking.

Non dare fastidio alla gente, non dare.

Spegni la radio e vieni con me, vieni.

Io stavo pregando la Madonna.

Per l'artrosi mia e per lo stomaco di papà.

Perché ha studiato medicina la Madonna?

Ma smettila, dai. Alza, dai, vieni con me, vieni.

Non ti fare pregare pure tu.

Cos'è questo pacco?

È per te.

Questo regalone?

È il minimo per tutto quello che hai fatto per me.

Angelo, ma tu il regalo me l'hai già fatto,

che sei venuto, sei tornato, figlio mio.

Dai, non ti emozionare. Apri, apri.

Apri, apri.

[versi di fatica di Rita]

Invece di chiedere aiuto alla Madonna, ti aiuto io.

Che quella ha un sacco da fare.

Ma è faticoso.

Quanto ci devo stare ancora qui sopra?

Altri cinquanta minuti. Domani aumentiamo.

Se non ci penso io a voi…

Sei così dolce, tesoro mio.

Lo sai che io ti amo…

Che state vedendo?

La nostra fiction preferita.

E com'è? Bella?

È bella, mi piace tanto, la seguiamo sempre.

Oggi è l'ultima puntata.

Stasera scopriamo come va a finire.

A me, da piccolo, i cartoni animati non me li facevano vedere.

[uomo dalla TV] Adesso sei con tuo figlio.

Mannaggia, giusto, giusto.

- Forza. - Non funziona.

- E premi indietro. - Lo so che devo premere.

- Non funziona. - Dai a me!

- Fai tu, dai. - Forza, avanti.

[Franco] Vediamo.

Allora?

- Vedi, non funziona. - Ma che hai toccato?

Non ho toccato niente io.

Ma come no? Hai toccato qualche cosa.

No, non ho toccato. Si è spento da solo.

- L'hai toccato. - No.

Con la gamba, l'hai toccato.

No, le gambe stavano qua, il telecomando era qui.

Senti, basta.

Mi ha fatto smuovere i nervi! Mi hai rovinato la serata.

- Me ne vado a letto. - Ho toccato… Ma che hai toccato?

Il padrone del telecomando.

Vado a dormire pure io.

Anna, abbiamo fatto bene a prenderci questa vacanza.

Sì.

[notifica di cellulare]

Aspetta.

Oh, mio Dio.

Oh, mio Dio.

Mamma!

Papà!

- Papà. - Anna…

Anna. Ma che succede?

Ma porca puttana.

Eccoti.

Allora, gli esami saranno pronti domani.

Se passi di sera, io sono di servizio e puoi venirle a ritirare.

Ma pare sia tutto a posto.

- Cioè, questi due non hanno niente? - Sì, sembra tutto regolare.

Cioè, non possono avere un infarto da un momento all'altro?

- Quello non è prevedibile. - Vedi?

Pure un ictus possono avere, vero?

Un'ischemia. Pure l'ischemia. Quella viene così all'improvviso.

Il diabete. Sai quanti dolci mangiava mio padre prima?

- Angelo… - I nei. Hai controllato i nei?

Sai quanti tumori escono dai nei?

- Angelo. - Tantissimi.

Angelo, ascoltami.

Io lo capisco che ci tieni molto i tuoi genitori.

Però non puoi continuamente assillarli con questi controlli.

Rilassati.

Perché non te ne vai al mare?

È Ferragosto.

Beh, in effetti.

Posso offrirti di venire con me a una gara di nuoto.

Non hai qualcuno che può stare con i tuoi genitori?

- Li posso lasciare dai nonni. - Dai nonni? Dai nonni! Fantastico.

Allora se mi passi a prendere magari andiamo insieme.

- Lascio loro e torno. - Va bene.

Ciao.

A dopo.

- Marta. - Eh?

Se esci con quello, dimmelo. Che se non torni, chiamo la polizia.

Che scema che sei.

Ma guarda che invece è un ragazzo sensibile.

Hai visto come si prende cura dei suoi genitori?

[Rita] Ciao.

Voi mi ci avete lasciato tutta l'infanzia dai nonni.

Per andare a divertirvi.

[scimmiottando] "Angelo, tu stai qui dai nonni".

"Noi andiamo a fare una cosa importante".

Importante il cazzo. Andavano a cena fuori.

Andavano a giocare a carte con gli amici.

E mi lasciavano tutta la sera con sti due vecchi rincoglioniti.

Prendevano per il culo a me, prendevano.

Ora stateci voi… [scimmiottando] dai nonni.

Buon divertimento.

[speaker] Sta per iniziare la finale del corso di nuoto.

Invitiamo genitori e partecipanti a prendere posto. Grazie.

Tra poco inizia.

- Ma chi gareggia? Tuo nipote? - No, mio figlio.

- Perché tu hai un figlio? - Sì, ha sette anni.

Oggi finisce il corso di nuoto.

È un ragazzino meraviglioso, speciale, vedrai.

Poverino, adesso sta vivendo un periodo un po' particolare

da quando io e il papà ci siamo lasciati.

Ecco il papà.

[speaker] Prendete posto, sta per iniziare la gara dei vostri esordienti.

Guarda quello con la cuffia verde. Questo perde sicuro, perde.

Guardalo là, guardalo. Ma dove deve andare?

Questo si tuffa, fa un buco nella piscina.

La svuota la piscina col tuffo che fa.

Adesso lo vedi che combina questo qua. Appena si tuffa ridono tutti, guarda.

[fischio di inizio]

È pure sordo, non ha sentito il fischio.

È rimasto lì fermo.

Te l'ho detto che svuotava la piscina questo.

- Ma che stile è? - A cazzo!

Almeno io da piccolo ero bravo a calcetto

e i miei genitori non mi venivano a vedere.

Questo i genitori lo stanno vedendo, pensa che figura di merda.

Meglio adottarli i figli, almeno dici che non sono tuoi.

Chi cazzo lo conosce questo? Mica l'ho fatto io.

È nato impedito, ma non è colpa mia.

Questo, invece, l'ha fatto il genitore.

Dove sei andata?

- Mamma, l'acqua era fredda. - Non importa amore, sei stato bravo.

Angelo, ti presento Gabriele.

Il mio bambino.

È stato bravo. Vero, Angelo, che è stato bravo?

Bravissimo. Ti stanno aspettando fuori per gli autografi.

I giornalisti li incontriamo dopo.

I giornalisti, che bello. Dai, cambiamoci.

Adesso la maglia e andiamo.

Noi ci vediamo sabato amore mio, va bene?

Ciao, divertiti.

Scusa se non ti presento il mio ex.

Ma chi cazzo lo vuole conoscere?

Mi è venuta una fame. Ti va di cenare insieme?

Ma forse i tuoi nonni a quest'ora vogliono andare a riposare.

No, no, già riposano.

- Andiamo che ho fame anche io. - Perfetto!

Possiamo andare al ristorante da Mario.

Lì hanno una terrazza bellissima, però prenoto perché c'è sempre confusione.

- Prenoto io, ci penso io. - Va bene.

- [uomo] Buonasera. - Sera.

Duro.

- Tavolo per dodici, vero? - Vero.

Prego, vi accompagno.

[Marta] Grazie.

Scusa, ma chi ha invitato?

Nessuno.

E allora perché hai preso un tavolo per dodici?

Per non sentire le cazzate dei tavoli a fianco.

Guarda come attaccano i tavoli nei ristoranti.

Per guadagnare di più.

E poi mi devo sorbire le cazzate degli altri. Non esiste!

- Nel frattempo vi porto da bere? - E da mangiare pure.

Non aspettate i vostri amici?

Quando vengono poi mangiano.

Noi intanto mangiamo. Abbiamo fame, vero?

- Sì. - Va bene.

- Bella serata, eh? - Sì, molto.

Mi scusi, ha sentito i suoi amici?

Dicono che c'è traffico, stanno arrivando.

Va bene.

Ma tu non bevi proprio?

No.

[Marta] Sei sempre stato astemio?

Certo.

E ne ho fatto anche un lavoro.

Cioè?

Quando ero ragazzo, tutti i miei amici volevano che uscissi con loro.

Perché sapevano che io non bevevo

e poi potevo guidare per riaccompagnarli a casa.

E io accettavo di fargli da autista.

Perché mi divertiva accompagnarli nelle case sbagliate.

[risata]

- Perché ridi? - No…

Cioè, io ti racconto le mie cose e ridi?

Mi hai preso per un buffone?

No, scusa, non volevo. Cioè, non volevo…

Ti prego, continua. Dicevamo. Scusa.

Poi si è sparsa la voce

e hanno iniziato a chiamarmi un sacco di persone per questa cosa.

E io gli rispondevo: "Col cazzo che vengo, adesso mi dovete pagare".

E quando mi sono trasferito a Roma è diventato il mio lavoro.

Quindi di mestiere accompagni gli ubriachi a casa?

- Perché? Ti fa schifo? - No, assolutamente.

- [Angelo] Ti vergogni del mio lavoro? - No, non ho detto questo.

- Ti vergogni? - No.

Ah, perché la mia ex si vergognava.

Tanto io sono destinato a rimanere da solo.

[Marta] Ma no, ma che dici?

È così.

- Non troverò mai l'anima gemella. - Ma sì che la troverai, dai.

- No. - Ma sì.

No.

Non esiste una persona perfetta come me.

Rimarrò da solo per sempre.

È il destino.

Sono troppo perfetto. Troppo.

[voci indistinte]

Andiamo, dai.

[uomo] Mi scusi, ma i suoi amici?

Non sono venuti. Mi hanno fatto il pacco.

Ho amici di merda.

Vuoi salire?

Sono sola.

Perché? Hai paura a stare da sola?

- No. - E allora?

Allora, buonanotte.

Buonanotte.

Questa la prima sera ci prova.

Mi ha scambiato per una zoccola.

[versi di animali notturni]

Mannaggia… È mezzanotte passata. Ma ti rendi conto?

Questo ci ha lasciato qui al cimitero.

Franco, ha detto che ci viene a prendere. Un poco di pazienza.

Avrà avuto un contrattempo.

Chissà dove cazzo se n'è andato.

Questo figlio di puttana. Testa di minchia.

Franco, controllati. Che siamo in un luogo sacro.

Non sentono. Questi riposano. Questi dormono.

Hanno finito di soffrire.

Sono io. Io con questo pezzo di merda.

Testa di minchia.

- Ssh! - [Franco] A Roma se ne deve andare.

A Roma.

Domani andiamo in gita con don Gino.

Ma come? Avevi detto che non ci andavamo.

- Perché c'era Angelo. - Proprio perché c'è lui. Ce ne andiamo.

Ce ne andiamo.

Almeno per un giorno me lo levo dai coglioni.

Ssh!

Testa di minchia.

Ecco. Ecco il bastardo.

Zitto.

- Non glielo devo dire che è un bastardo? - No, niente, zitto. E sorridi.

- E sorridi. - Sorrido, sorrido sta minchia.

- Tutto bene? - Angelo, eccoci qua.

Vai tu avanti, sì.

Vado, vado.

[Franco] Allora.

[Franco] Si va tutti a casa ora.

- [Rita] Ecco. - [Franco] Si parte.

- [Angelo] Mi avete salutato i nonni? - [Franco] Come no.

[Angelo] Dove state andando?

Stiamo andando in gita con la parrocchia alla Madonna di Tindari.

Ma torniamo stasera.

- Non mi dite niente? - Non ti volevamo svegliare.

L'ha organizzata don Gino.

Don Gino, ti ricordi?

Quando eri bambino, l'oratorio…

Adesso ve lo posso dire.

Don Gino, quando ero piccolo…

ha abusato di me.

Mio Dio!

- Dio, mio. - Andate adesso.

Andate in gita con quel pedofilo.

Buon divertimento.

- Sembrava una brava persona. - Anche a me.

- Che schifo. - Non ci si può fidare di nessuno.

Ma che schifo.

Ci hanno creduto, sti cretini.

Loro da piccolo non mi facevano andare in gita con la scuola.

"No, tu ti comporti male. Stai a casa".

Ah, sì? E adesso a casa ci state pure voi.

Ma scherziamo. Ma non se ne parla proprio.

- Certo. - Questo farabutto! Ma Dio lo punirà.

Mariagrazia, noi alla gita non veniamo più.

Ma neanche io ci vado alla gita. Ma che scherziamo? Ci mancherebbe.

Quel maniaco.

Anzi, adesso avverto Dino e Costanza.

- Avverti pure Giorgio e Matilde. - Sì, sì. Li chiamo.

Mariagrazia, ma che succede?

- Vieni dentro che ti racconto. - Ma che succede?

- [Gioacchino] Franco, Rita, non scendete. - No, Gioacchino, non veniamo più.

Come mai? Che è successo?

Sapessi che cosa ha fatto don Gino.

Non frequentate più quella persona.

Chiaro?

Don Gino, ma non avranno capito male il giorno?

Ma che dici? Era scritto sul programma, 12 agosto alle 7:00.

Mi hanno dato la conferma tutti.

Che fate? Non siete più partiti?

Cosa? Io in parrocchia non ci metterò mai più piede.

Manco il funerale, guarda.

Venite, vi porto io in gita.

- Volete venire o no? - [insieme] Sì, certo.

[Angelo] Sapete cos'è questo?

Cos'è? Un agriturismo?

Un albergo e ristorante.

Mangiamo qua.

Non vi ricordate cos'è?

È il collegio dove mi avete chiuso quando ero ragazzino.

- Ma tu eri irrequieto. - Andavi male a scuola.

Ma adesso, per fortuna, non è più un collegio.

- Ah! - Che cos'è, che cos'è?

Cos'è, cos'è?

Una casa di riposo per anziani.

Andiamo a vedere come.

[uomo] Venite, venite.

Eccoci qua.

Le nostre camere sono fornite di televisore, climatizzatore,

materassi antidecubito.

Ogni stanza ospita solo due anziani.

Prego, osservate pure. Vi aspetto fuori.

[Angelo] Solo due anziani. In questo è cambiato.

Qui quando era collegio ci dormivamo in venti.

Io dormivo là.

In quell'angolino lì.

Con la muffa sulla parete. Me la ricordo.

Bellissima. Mi teneva fresco, la muffa.

Invece su quella parete, una volta ci ho fatto una scritta.

Con la penna. Ho scritto: "Mamma e papà mi mancate".

Poi un giorno ero nervoso e ci ho disegnato un cazzo.

Bello grande.

E la suora mi ha picchiato.

Questa puttana.

Andiamo dai. Abbiamo un sacco di cose da vedere.

Te lo avevo detto di non metterlo in collegio.

Rompeva la minchia.

I pasti vengono serviti tre volte al giorno.

Colazione alle 7:00, pranzo alle 12:00. Cena alle 18:00.

La mensa è il nostro fiore all'occhiello.

Qualità e igiene.

Prego.

Anche in questo è cambiato.

Quando ero a collegio si mangiava una merda.

C'erano anche gli scarafaggi nella minestra.

E poi stavo male. Mi veniva il mal di pancia,

la diarrea, vomitavo!

E se non lo raccoglievo, la suora mi picchiava.

E io cercavo la mamma.

E il papà.

Ma non c'erano.

Chissà dov'erano.

Venite, venite. Guardate quanto è bella.

Spaziosa, luminosa, panoramica.

Questa è la nostra aula dove si svolgono le attività ricreative.

Si gioca a carte, si ascolta la musica, risate, allegria.

- Ci sono anche le attività ricreative? - Certo!

Quando ero al collegio, in quest'aula si studiava soltanto.

E se i maestri ti beccavano che giocavi, ti picchiavano.

- Qui li picchiate gli anziani? - Ma no! Che dice! Per carità!

È cambiato proprio qui, non…

Casomai, avete dei posti?

Per adesso siamo al completo.

Se mi lasciate un vostro contatto, appena c'è disponibilità, chiamiamo.

Ah già, è vero. Stamattina si è liberato un letto.

Anzi no, due.

Sì,

due.

A voi quanti ne servirebbero?

Volete andare a pranzo?

- Non ho fame. - No, nemmeno io.

C'è un ristorante qui, hanno anche il vino buono.

- Ci fermiamo? - No, no.

- Andiamo a casa nostra. - A casa nostra.

[Franco] Rita.

Noi non ci andiamo all'RSA!

Noi non ci andiamo, noi abbiamo casa nostra.

[porta che si chiude]

Ma che fa adesso? Esce? A quest'ora?

[Angelo] Vieni, Marta.

Tranquilla, quei due rincoglioniti stanno dormendo.

Non ti preoccupare. Entriamo in camera da letto.

- È entrata la dottoressa. - Ma a fare che a quest'ora?

È entrato con la dottoressa in camera nostra.

Forse non sta bene.

[gemiti]

Oh, Dio.

[intensificarsi dei gemiti]

- Si sente male? - Non sta bene.

[ansimare e gemiti di piacere]

Che vergogna.

Ma che schifo.

Ma poi con la dottoressa.

- Sembrava così a modo quella ragazza. - Una brava ragazza.

Mio Dio. Che roba…

[gemiti dal computer]

La notte, da piccolo, dovevo sentire voi che scopavate.

Vi sembrava che non vi sentivo. Certo che vi sentivo!

Adesso vado di là e gli do due schiaffoni.

Ma che schiaffoni? Quali schiaffoni?

Ti sono serviti quelli che gli hai dato quando era piccolo?

- Troppo pochi! - Ma che pochi? Guarda com'è diventato.

Adesso sentite voi, sentite. Alzo anche il volume.

Senti che orgia che ti ho organizzato qui dentro.

Vai, spingi, brava. Senti.

[insieme] Pasta, pasta, pasta!

Passate i piatti, passate i piatti!

Nando, ma Anna non mangia?

Non lo so. Ora la vado a chiamare.

- Ragazzi, foto! - Dai, foto, foto.

[segnale di linea libera]

Anna, ma è tutto pronto?

E non mi risponde.

Lo capisci che squilla e non mi risponde!

Va bene, lo chiami più tardi tuo fratello.

- Ora vieni, sono tutti a pranzo! - Non ho fame, va bene?

Abbuffati! Pensa a mangiare questo qua.

Buon divertimento! Buon appetito!

Ma perché non mi risponde?

- Perché? - Perché ce l'ha con me!

Ce l'ha con me!

Pure con me ce l'ha.

Ma dai…

Non direi, dal momento che è venuto ad accudirvi.

A vendicarsi è venuto quello, glielo dico io!

Lei è lo psicologo, ma io sono il padre di quello stronzo, io lo conosco!

È evidente che in lui c'è un rancore.

Uno? Uno solo?

Quanto tempo è stato in collegio?

Sei mesi.

Poi l'abbiamo dovuto riprendere, non lo volevano neanche loro.

Ma chi lo vuole quello?

Il difficile carattere di vostro figlio

è conseguenza del rapporto che avete avuto con lui.

Franco,

lei ha mai abbracciato suo figlio?

Gli ha mai detto: "Sono contento che sei venuto al mondo?"

Una volta gli ha detto: "Maledetto il giorno in cui sei nato".

- Io? - Sì, e gli ha pure gridato:

"Quel giorno dovevo usare il preservativo".

Ma ero incazzato!

E tu che una volta gli hai detto

che dovevi abortire invece di farlo nascere?

Calma. Non stiamo a dare la colpa all'uno o all'altra.

Franco, la sua depressione non si cura con i farmaci.

Ma facendo pace con il passato.

Lei deve ricostruire questo rapporto con suo figlio.

Lui aspetta da tempo

la vostra considerazione, la vostra fiducia.

Aspetta da lei un gesto.

È che io sono un po' chiuso.

Lo so, Franco.

La vostra è la generazione che:

"I figli vanno baciati solo quando dormono".

Ma si sforzi. Ce la metta tutta.

Perché, insieme, dovete restituire a questo ragazzo

tutto l'affetto che gli avete negato.

Che fai?

Ti abbraccio.

Sei entrato depresso e sei uscito ricchione?

Che ti ha fatto sto dottore?

Non ci andare più. Andiamo, dai.

Angelo, ti va un bel gelato?

Sì, lo portiamo nella migliore gelateria di Palermo.

È più costoso, ma è buonissimo. È il miglior gelato di Palermo.

La migliore gelateria per mio figlio!

Bravo, bravo.

- E lei non prende niente? - No, no, no. Niente dolci.

Guardi, posso prendere il gelato?

- Ti ho detto di no. - Vede.

- Mio figlio ci tiene alla mia salute. - Sì, ci tiene.

- A me portano un altro. - [Rita] Giusto.

- Con la brioche pure. - Bravo!

La migliore brioche per mio figlio, mi raccomando.

Qui le fanno ottime. Ti ricordi quando le…

Adesso basta, finito.

- Mangia, gioia, mangia. - È buono, eh? È buono a papà?

[urlo di Tarzan]

Ma se cade, si può fare male?

Certo. Altrimenti dov'è il divertimento?

Non ci sono le sicure?

Spesso cedono. Sai quanta gente è morta.

Franco! Franco!

Ciao! Anche i miei genitori mi portano qui al parco a giocare.

Sì? E sei contento? Sì?

E ci caschi pure? Per farsi perdonare, ti portano qua.

Fatti comprare la PlayStation, coglione.

Papà, mi sono stufato di questo posto.

Comprami la PlayStation.

Questo non cade ancora?

[grido di Nando]

[Rita] Piano!

Tutto bene!

Hai visto papà cosa ha fatto per te?

No, che ha fatto?

Salve! Lui è Speed, sta cercando una famiglia che lo possa adottare.

Lo volete conoscere?

Che carino, eh?

Lo vuoi Angelo? Ti piace?

Non mi piacciono più i cani, ormai sono grande.

E che ti piace?

Bu bu, settete!

Dov'è la gioia mia?

Posso darti la buonanotte anch'io?

Ma stai uscendo?

Perché, non posso? Ti devo chiedere il permesso?

No, certo che no! Ma vai, divertiti!

Evviva!

Non sto andando a divertirmi, sto andando a ritirare i vostri esami.

Grazie figlio mio, se non ci fossi tu.

Vai dalla dottoressa, eh?

Carina la dottoressa, eh?

Sai che ti dico?

Secondo me…

Scusa.

Che secondo me le piaci alla dottoressa.

Il tuo papà se ne intende di donne.

Ti sei fidanzato a 16 anni, ti sei sposato a 26.

Hai visto una sola figa nella tua vita e te ne intendi?

Hai ragione, Angelo, hai ragione.

Ma sai, ai nostri tempi era così.

Uno si sposava, faceva i figli, ma così, senza preparazione.

Non eravamo pronti a fare i genitori.

E poi dopo ti accorgi

che il padre è il mestiere più difficile al mondo.

Ah, sì?

E chi ti ha assunto a te? Ti ho assunto io?

"Il mestiere del padre".

Allora sei licenziato.

Trovati un altro lavoro, trovati. Fammi in vertenza, fammi.

[Rita] Vi siete parlati?

Ma che vuoi parlare con quello?

Dammi retta, è tutto inutile.

Franco, ma tu in un giorno volevi sistemare tutto il passato.

Che ti ha detto lo psicologo?

Tu, questo suo odio, lo devi sconfiggere.

Se facciamo quello che ti dico da tanto tempo…

- Tu dici? - Ma sì, Franco.

Dobbiamo fare quel gesto.

Vedrai come gli torna il sorriso.

E lo faremo.

- [Franco] Ma che minchia… - [Rita] Ssh!

[urlo di Franco]

- [Rita] Che succede? - [Franco] Il pitone!

[sirene]

[Marta] Ecco gli esami, i tuoi stanno bene.

Solo tuo padre ha il valore della bilirubina leggermente più alto.

- Gliela puoi fare una colonscopia? - Ma no, Angelo, non serve.

- Poi è doloroso, eh? - Meglio, fagliela.

Gabriele, ti prego, allontana quel cellulare dagli occhi!

Ma che ci fa questo qua?

Doveva stare col padre.

Siccome ti ha visto in piscina con me, si è ingelosito.

Certo, io sono bello, lui fa cacare. Gli si è abbassata l'autostima.

È normale.

Sì, ma non si rende conto che a rimetterci è Gabriele.

Che adesso starà con me, qui, fino a domani mattina.

- Perché non può andare a casa? - Senza di me?

No, non lo lascio.

A casa c'è l'acqua, la luce, il gas… No.

A dormire deve andare, mica a fare le riparazioni.

No, non me la sento.

E poi dici che sono apprensivo io con i miei genitori.

Tu che a questo gli rompi i coglioni, no?

Guarda come tratti questo ragazzino. Guarda come l'hai ridotto.

[uomo] Marta, ti vogliono al pronto soccorso.

Sì, arrivo subito.

Ma tu puoi accompagnarlo a casa?

Grazie.

Gabriele, ora Angelo ti accompagna a casa, va bene, amore?

Angelo, controlla che la porta sia chiusa bene

e che sia chiuso bene pure il portone. Ho sempre ansia dei ladri.

Perché se lo rubano a questo? Ma l'hai visto?

Per favore, mi mandi un messaggio quando Gabriele è a casa?

Va bene, tranquillo.

- Ciao, amore, a dopo! - [Angelo] Andiamo, dai.

- Io ho fame. - Hai fame?

- E ce l'hai i soldi? - Papà mi ha dato venti euro.

Venti euro?

È pure pezzente tuo padre, dove sono i soldi?

Con questi mangio solo io.

[risate]

- Perché non mangi? - Mamma non vuole, dice che fa male.

Ma tua madre è medico, se stai male poi ti cura lei.

Che te ne frega, approfittane, scusa.

Hai sta fortuna. Mangia, dai.

- Pure le patatine fritte posso mangiare? - No, quelle te le scordi…

senza il ketchup.

Adesso le puoi mangiare.

- È bello stare senza la mamma, vero? - Pure papà non vuole che le mangi.

Sì? Allora mettiamo pure la maionese.

Così è contento lo stronzo.

La bibita è per suo figlio?

Mio figlio? Secondo te, mi somiglia? Ma ci vedi?

Sta scema.

Bevi, dai.

Papà e mamma non vogliono che beva bibite zuccherate,

perché poi divento obeso.

Tu sei obeso perché i tuoi genitori si sono separati.

Per questo sei obeso, perché mangi due volte.

Prima a casa di tua madre, poi a casa di tuo padre.

Devi decidere con chi stare. O con tua madre o con tuo padre.

Così dimagrisci.

È per colpa loro se sei grasso.

Quando diventerai grande, ti vendicherai.

Da grande voglio fare il pilota di Formula 1.

Con quel fisico? E come ci entri nella monoposto?

Il camionista puoi fare tu. Bevi, dai. Bevi, che è bella fresca.

[sorbisce forte]

Vai, bravo, tira, tira. Che ti fa bene allo stomaco.

Col ghiaccio. Vai, vai.

Angelo, tutto bene? Gabriele è a casa?

[Angelo] Non ancora.

Non lo sai che con un bambino in macchina bisogna andare piano?

Bravo. Qui stasera siamo già al secondo incidente stradale.

Però, mi raccomando, quando arrivi, scrivimi subito.

Per favore, non riesco a lavorare. Scrivimi. Grazie.

Che cacacazzi tua madre. Accelera, che tra poco richiama.

Accelera! Vuole fare la Formula 1 questo?

Assurdo.

Ma c'è la polizia.

[Angelo] Tranquillo, la notte fermano solo la figa.

- Tu sei figa? - No.

Allora che cazzo te ne fotte? Cammina, vai.

[clacson]

[Gabriele] Forte! Avevi ragione. È bellissimo!

Certo che avevo ragione.

È… È italiano?

- No. - È uomo o donna?

Uomo.

- [Nando] È giovane o anziano? - È anziano.

Anziano, anziano.

[Anna, gridando] Rispondi, cazzo!

Dimmi quello che cazzo succede!

Che fratello di merda che ho! Maledetto lo psicologo!

"Più sensibile, suo fratello diventerà più sensibile."

Mi voleva fare diventare pazza!

Nando, ci stai facendo passare una vacanza terribile.

- Era meglio se non venivate. - [Nando] Lo so, lo so.

Questa farebbe girare i coglioni pure al Buddha.

[insieme] Bravo!

Hai indovinato! Bravo!

Ho indovinato?

- [uomo] Sì! - Adesso indovinate voi che cosa faccio!

[Franco] Scusami se ti abbiamo disturbato mentre eri in ferie.

Franco… Ma da quanto tempo te lo dicevo?

Ci voleva lo psicologo per convincerlo.

Con i figli le cose si fanno in uguale misura.

- E lui era sempre indeciso. - Perché Franco è cocciuto.

Da quando lo conosco, Franco è cocciuto.

Eh! Andiamo, su.

[notaio] L'anno 2024, il giorno 14 del mese di agosto,

in via Palestro 88 in Palermo,

innanzi a me, dottor Guido Leonardi, e alla presenza dei testimoni,

i signori Duro Franco e Lanzetti Rita,

fanno donazione immobile di metri quadri 230

ubicato al secondo piano, interno 8, di piazza della Marina 74,

al signor Duro Angelo, qui presente.

Io, notaio in Palermo, iscritto e registrato, eccetera eccetera.

Ecco qua. Adesso una bella firma qui, Angelo.

Leggibile, Angelo, qui.

Non ho capito, mi stanno donando la loro casa a me?

Tu devi essere grato ai tuoi genitori.

Perché stanno per donarti la loro casa,

del valore di circa 5, 600 mila euro.

Eh?

- Così tanto vale? - [notaio] Eh, no? Forza.

- Dai su che aspetti a firmare? - Dai, dai, dai.

Lo vogliamo dare adesso un bell'abbraccio a mamma e papà?

- [notaio] Finalmente. - Il nostro figlio maschio.

Si fanno tanti errori nella vita.

Ma devi sapere che io sono orgoglioso di te figlio mio.

Franco, ma perché ti metti a piangere adesso?

Ma bisogna festeggiare!

Festeggiamo, festeggiamo al passato che fugge.

Auguri!

[Rita] Abbiamo fatto.

Stamattina siamo andati e abbiamo firmato.

E così ci siamo tolti un pensiero.

Oh, avete fatto benissimo.

Sì sì. Abbiamo sistemato pure lui.

Così un giorno, quando non ci saremo più,

avrà una proprietà.

E certo.

[campanello]

Sarà Angelo.

È un bravo ragazzo.

Ora ve lo presento.

Finalmente ho convinto Franco.

Non ne voleva sapere.

Io gli dicevo: "Abbiamo comprato una casa ad Anna. E pure a lui".

- Giusto? - E certo.

[Franco] Vieni, Mariagrazia, vieni.

Buongiorno.

Ma sapete chi vende casa nel vostro palazzo?

- No. - C'è il cartello vendesi sul portone.

Mia figlia sta cercando casa e magari viene a vivere vicino a me.

Sarà Caronia? Quello è vedovo.

No. Quando mai?

La figlia mi ha detto che, quando morirà il papà,

lei ci verrà a stare.

Ah! E allora chi è?

Io ho preso il numero dal cartello. Adesso chiamo.

Sono gli Zaffarana, dammi retta.

Buongiorno.

Io chiamo per il vendesi di piazza Marina 74.

Mi puoi dire quanti sono i metri quadri dell'appartamento?

Duecentotrenta.

Come il nostro?

È libero?

Ah, ci sono due anziani.

Ma vanno a vivere con la figlia.

Chiedigli a che piano è.

L'appartamento a che piano è?

Secondo.

- [Rita] Accanto al nostro. - Sono i Macaluso.

- I Macaluso hanno una figlia? - Non lo so, magari sì.

Ma è l'appartamento dei Macaluso?

Ah, no, l'altro.

Duro.

Scusi, ma io con chi parlo?

Il figlio.

Il proprietario.

No, per la casa ho già un'offerta.

Mandami un messaggio col tuo numero, casomai ti chiamo io. Ti saluto.

Signor Duro?

- Chi sei? - Per i suoi genitori.

Sì, stanno dormendo.

Erano molto agitati, allora gli abbiamo somministrato dei tranquillanti.

Hanno avuto un improvviso innalzamento della pressione,

sicuramente per il caldo.

Sicuro sarà stato quello.

Si sa come reagiscono gli anziani con queste temperature.

Certo che lo so. Lo so bene, lo so.

- Prego. - Certo.

Mi può lasciare solo con loro?

Certo, certo.

Marta, hai visto i miei genitori?

Non ce la fanno, vero? Che ti dicevo io? Lo sapevo.

Gabriele ha raccontato tutto a suo padre.

Le patatine, la bibita gassata? E qual è il problema?

È un bambino, non gli puoi vietare queste cose.

Non lo vedi che è pieno di complessi?

Gli hai fatto guidare la macchina, ti rendi conto?

E ora il mio ex ti vuole denunciare e io rischio di perdere mio figlio.

Ma che cazzo hai in quella testa?

Una volta che fa una cosa bene, fa pure la spia.

[dialoghi non udibili]

Angelo, non è che poi i tuoi genitori si offendono con me?

C'hai ripensato? Tieni l'assegno, c'è già un'altra acquirente.

No, è che non vorrei che ci restino male.

Ormai la casa è vostra, non ce l'hai più con i vicini.

Giusto! Allora possiamo togliere il cartello?

Pure il portone puoi togliere, che me ne fotte a me.

Adesso mi sentono, vediamo se devo chiamare i carabinieri.

Mia madre aveva un anello d'oro con brillanti e gli orecchini d'oro.

E mio padre aveva un braccialetto d'oro e un orologio di valore.

Signora, guardi che qui nessuno ha mai rubato niente.

Io sono quarant'anni che non mi tolgo quell'anello.

L'orologio era un regalo di mio padre.

Derubare due poveri anziani.

Ma questa storia non finisce qua.

- Andiamo? - Sì, sì. Vi denuncio.

Entrate.

Papà, dai a me la borsa, dai.

Piano, mamma, piano.

Venite.

Mettetevi nella mia stanza.

Nella tua stanza? E tu e Nando dove dormite?

Nando mi ha lasciata.

Gioia mia, non ti preoccupare.

Ora ci siamo io e tuo padre, sempre con te.

- Sempre? - Sì, sempre, per sempre.

Sempre qui con me?

Sì.

Venite.

- Venite, venite. - [Rita] Sì. Anna.

[meccanico] Come sono andate le vacanze, ti sei divertito?

- [Angelo] Tantissimo. - Bravo. Ascolta,

La macchina io l'ho messa a posto.

Però questa ha i chilometri contati. Ti lascia a terra.

Tranquillo, domani la cambio.

Oh, finalmente, bravo Angioletto.

Una recente, così troviamo anche i pezzi del ricambio.

[uomo dal cellulare] Angelo, ne ho due, ma non sono minorenni.

Lui è ubriaco e lei non ha la macchina.

Vieniteli a caricare.

E adesso cosa fai? Continui a raccattare ubriachi in giro?

No.

Questa è l'ultima corsa che faccio.

Cambio vita.

Ah, finalmente.

Allora ti sono servite le cose che ti ho detto.

Se lo avessi fatto prima, non mi avresti persa.

Angelo.

Ti piace?

È bellissimo.

È tutto ciò che ho sempre desiderato.

Ti faccio 800 euro.

Signor Duro, il titolare dice che il veicolo nuovo che ha acquistato

costava 140.000 euro e su quel prezzo le ha applicato il massimo dello sconto.

Quindi per il suo usato possiamo offrirle 400 euro.

Non esiste.

La mia assicurazione per furto incendio mi dà 2000 euro.

E allora se la faccia rubare.

Secondo te me la faccio rubare?

- Per chi mi hai preso? - Signor Duro, era una battuta.

Che battuta di merda fai?

Idiota.

Mi faccio fottere la macchina, mi faccio fottere.

Signor Duro, quella sera, il piccolo Gabriele Macaluso,

era in macchina con lei?

Sì.

Andavate a casa della dottoressa Pedrotta?

Certo.

E guidava lei, giusto?

No, il bambino.

Mi faccia capire, lei ha fatto guidare un bambino?

Perché le donne non guidano?

Lei non ce l'ha la patente?

Guardi che la giudice ha la scorta.

Per non farla guidare, mica per proteggerla.

Silenzio!

Questo è il documento dell'assistente sociale,

il bambino ha ritratto tutto. Ha detto che non è vero che guidava lui.

Lei può andare.

Posso andare? Mi avete fatto venire per queste cazzate?

- Può andare via per cortesia? - Si incazza pure, sta scema.

Mi fa fare tutta questa strada e si incazza.

La seduta si interrompe.

Mamma, ma quello è zio? Che ci fa qua?

Avrà combinato qualche casino dei suoi. Speriamo che lo mettono in galera

e che gli diano l'ergastolo. Non lo salutare.

- Aspetta. Zio. - Non lo salutare.

Zio, ma che combini?

Ma vedi che per colpa tua mamma e papà si stavano separando.

- E non si sono separati? - No.

Peccato.

Hanno trovato un accordo, ora c'è l'udienza.

La mamma ha portato i nonni in un'RSA e papà torna a casa da lei.

- All'RSA li ha chiusi? - Sì, alla Vergine Santissima.

- Brava, complimenti. - Carlo! Dai, vieni. Andiamo.

Non parlare con certa gente, dai. Andiamo, Carlo.

[Angelo] Vai, vai.

[scimmiottando] I miei genitori hanno fatto tutto per me.

All'RSA li hai chiusi, brava. E dove ce l'hai il cuore tu?

Hai un cuore? Ce l'hai un cuore?

Vergogna!

[Marta] Angelo!

Che cazzo vuoi?

Scusami. Non so, Gabriele, si era inventato tutto.

Forse per attirare la nostra attenzione, no?

E rompe i coglioni a me.

- Sono mortificata, scusami. - Forse ti perdono, forse.

Angelo, tu sei la persona più sensibile che abbia mai conosciuto.

Lo so.

Lo sai che Gabriele è dimagrito dieci chili grazie alla dieta?

Grazie alla dieta? Grazie a me…

Che brava persona.

Angelo…

[verso di stupore]

Sorpresi?

Non vi aspettavate che arrivassi io, vero?

[scimmiottando] Vi aspettavate la figlia prediletta?

La primogenita?

Annuccia. La cocca di mamma?

Quella che vi ha chiuso qui dentro?

Sta stronza.

Ma secondo voi un figlio deve vedere un genitore chiuso in un'RSA?

A soffrire?

Per chi mi avete preso?

Voi mi avete fatto soffrire, ma io non vi farò soffrire.

Prendete le vostre cose e andiamo.

Angelo, ma dove andiamo? A casa tua a Roma?

- Io non ho più casa a Roma. - Ah, no?

Adesso quella è casa mia.

Cos'è? Non vi piace? Volete rimanere qui dentro?

- No, no, no! - No, no!

- È bello! - Allora andiamo, dai.

Andiamo, andiamo.

Angelo, dove ci porti?

In Svizzera.

Svizzera?

Bellissima la Svizzera!

[Angelo] Paese civile.

Lì non tengono gli anziani chiusi in un'RSA a soffrire.

In Svizzera un'iniezione e gli anziani smettono di soffrire.

- [Rita, urlando] Aiutateci! - [Franco, urlando] Aiuto!

- Aiuto! - Aiuto!

Aiuto! Aiuto!

- [Rita] Aiuto! - [Franco] Ci aiuti!

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