All language subtitles for Il tassinaro (1983) 720p.

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Original subtitles

< La cooperativa radiotaxi augura a tutti i soci

un buon Natale.

< Via Trionfale 129.

Zara 87, Zara 87.

< Dimmi, Zara 87.

Accompagno l'ultimo cliente a nanna e poi panza mia fatti capanna.

Beato te! Noi siamo di turno fino alle 6.

< Allora brindo pure per voi. Tanti auguri, Patrizia!

- < Buon Natale! - Zara 87, grazie, anche a lei.

< Auguri a tutti!

< E quando sono finite le feste ti porto un regaluccio. Auguri!

Auguri!

È un peccato che questa festa ricorra solo ogni 12 mesi.

La gente dovrebbe essere sempre così, sempre allegra.

Giovani e vecchi intorno a una bella tavola imbandita,

contenti di essere nati, e farsi tanti auguri.

insomma, il piacere di fare un regaluccio, ecco.

Lei mi dirà: "Tu parli così perché a te è andata bene, sei soddisfatto."

Questo lei dice. E io le dico:

"Ma che intende lei per soddisfatto?"

io non guadagno miliardi, eppure faccio vivere bene tutta la mia famiglia,

alla quale non faccio mancare mai niente.

A mio figlio più grande l'ho fatto trasferire a Londra.

Si è impiegato in un esercizio di pizzeria,

si è sposato la padrona e ha un bel figlio, io sono già nonno.

L'altro figlio più piccolo si sta per laureare in ingegneria.

Dico ingegneria, mica zagarelle!

Ho una moglie, una perfetta casalinga di buon appetito,

e ho pure un suocero a carico, pensionato, con una bella panza e di buona forchetta.

Guardi, signore.

Qui ho pure l'incasso di ieri, un bel malloppo per fare un buon Natale

e un felice anno nuovo.

Lei mi dirà: "Ma con tutti questi soldi, non hai paura di qualche brutto incontro?"

Zozzoni, droga-dipendenti, delinquenti, scippatori.

Sì, signore, ma vede, io oltre ad aver fiducia nella vita

ho anche il sesto senso che mi fa distinguere il gentiluomo dal birbaccione.

Adesso perché sto parlando con lei? Perché mi indugio?

Perché lei è inequivocabilmente una persona perbene.

E io non mi sbaglio mai, sa? E quando dico mai, mai.

- Fermati qui. - Che?

- Dammi il malloppo. - Sì, sì.

Buon Natale, eh.

Li mortacci tuoi!

Pietro si commuove sempre quando vede il bambinello.

Tu scendi dalle stelle

O re del cielo

Che vieni in una grotta

Al freddo e al gelo

Che vieni in una grotta

Al freddo e al gelo

Oh bambino...

Buon Natale. Che è questa cosa?

- Teresa, che è questo coso? - È una sveglia giapponese.

- Ti fa la musichetta e ti fa il caffè. - Ammazza, i giapponesi!

Questa è la gamba mia.

Ecco!

Butta qua!

È zampone o cotechino?

Dieci, pasta e ceci!

Auguri!

Buon anno!

Good morning, good morning!

Ma che è? Chi è?

- Tere'! - Che è?

Ma come, che è? Ma non la senti?

La sveglia giapponese.

Ma che mi avete portato? Oddio!

Esce il fumo, schizza l'acqua, mi sono sbollentato.

Ma come vi è venuto in mente di regalarmi questo orologio fantascientifico?

Era tanto bella quella sveglia nella scodella.

Non fa più allegria svegliarti con la musichetta?

Come no! Fa tanta allegria svegliarsi con la musichetta.

Pietro, durante queste feste di Natale ti ho visto di malumore.

- Non hai detto una parola. - Una parola?

Ma che dici? Ma perché, tu hai parlato? Siamo stati sempre a mangiare.

Sono questi regali che fate.

Ma che uno li deve adoperare per forza?

Questa sveglia giapponese mi dà al cervello.

Che si sono messi a fare i giapponesi, pure il caffè?

Se non li fermiamo, questo mongoli...

E lasciaci il caffè! Dovete fare tutto?

Ecco.

Questo è caffè.

Senti che profumo!

Come cazzo lo possono fare i giapponesi?

Quelli si mangiano i cani, si mettono a fare il caffè...

Ecco fatto. Che dicevi, Teresa?

Che hai, Pietro?

Che ho? Devo ricominciare a lavorare. Comincia una nuova giornata.

Sto tanto bene.

Che devo avere?

Ma che è?

Pasta...

Ma li mor... ecco che ho!

Chi ha messo la pasta d'acciuga nel dentifricio?

- Ma che ne so io! - Ma come, che ne sai?

L'avrà messa tuo padre. È lui che cucina.

Ecco dove è andata a finire! Lasciala lì che oggi ci condisco le puntarelle.

Sì, condisci le puntarelle con il dentifricio!

Abbi pazienza, non ci sta con la testa.

La musichetta...

Senti questa di musichetta. Senti...

- Quanto zucchero? - Due cucchiaini.

- Due? Manco uno ne dovresti pigliare. - A me piace dolce.

Ti piace dolce, ma non devi assaggiare lo zucchero.

Te l'ho detto sempre.

Com'è? Senti un po'.

Grazie, tu sì che lo sai fare bene il caffè con questa macchinetta.

Me l'hai insegnato tu.

Non ti piace questa macchinetta giapponese.

Non è che non mi piace,

è che questa macchinetta è buona per quelli del Sol Levante.

Per il caffè nostro ci vuole l'acqua, il sole d'italia.

E poi la macchinetta dev'essere napoletana.

Ma può fare bene il caffè una macchinetta che sembra un organetto?

il piano... truc truc! Ma che cazzo di caffè fa?

Pie'... Pietro! Ma che ti succede? Ti è successo qualcosa sul lavoro?

Ma che hai stamattina?

Ma che dici?

- Che mi deve succedere sul lavoro? - Non lo so.

Ti vedo di malumore, a me non dici mai niente.

Ma sei grande e grossa, zucchero mio. Che vuoi che ti dica?

Che ti voglio bene, che sono contento di avere una famiglia come la nostra.

- Più di questo non ti posso dire. - Ma del tuo lavoro non mi parli mai.

Ma che lavoro? Non lo sai? È un trantran continuo.

Giro con il tassì tutto il giorno e la sera rientro a casa.

Sì, ma mi piacerebbe sapere quello che vedi, che senti.

- Mi tieni sempre chiusa qui dentro. - È casa tua, non sei contenta?

Tu non devi sapere niente.

Voi tutti non dovete sapere niente.

E la sera io, quando rientro a casa,

voglio vedere la famiglia serena e tranquilla.

Avete finito? Mi fate dormire?

Lo senti questo? "Ao', mi fate dormire?"

Ti devi svegliare! Questa laurea la vogliamo prendere, sì o no?

Ciao, Tere'. Sta' tranquilla, tutto okay.

Don Brigò! Sono finite le feste, eh?

Ci manca solo l'Epifania, che tutte le feste porta via.

Sempre a scopare, tu.

Lo so, ma se la gente per divertirsi facesse meno monnezza...

Se non ci fosse la monnezza, non ci sarebbero manco gli scopini.

E se la gente andasse a piedi, che ci faresti tu con il tassì?

Ci farei il signore, invece che il tassinaro.

Ciao, Pie', buona giornata!

- Eccoci! Auguri a tutti! - Ciao, Pietro!

- Come sono andate le feste? - Non me ne parlare!

- Meglio quando finiscono! - Costano un sacco di soldi.

A chi lo dici!

- Ciao, Pie'. - Ciao. - Com'è andata? - Diciamo bene.

- Tutti contenti, a te? - A me una schifezza.

- Perché? - Mia moglie sta male a livello di nervi.

Depressione, rifiuto... impossibilità di accettare la realtà.

Una crisi di identità, visione negativa della condizione umana.

Ma che è, una poesia? Tutte queste malattie ha?

Sono tempi agitati, noi siamo agitati e agitiamo le mogli.

Se tua moglie è agitata, è colpa tua.

- Colpa mia? - Certo, le racconti quello che succede.

- Non le devo dire niente? - La famiglia non deve sapere niente.

Dev'essere lontana dal bailamme della società.

Guai a sapere come siamo combinati, sennò chi ti conforta a casa?

- Pietro! - Ecco! Andiamo.

- Ci stai o non ci stai? - Eccomi, sempre pronto.

il mio motto è: Partecipare.

Per Cotica che è il più piccolo e porta le pulci a casa...

Sette, otto, nove, dieci e 11. Uno, due, tre, sei, nove, dieci e 11.

- 'A bucione! Sempre tu! - È la conta.

Ragazzi, circa l'abusivismo non bastano più le promesse del sindacato.

Sono solo promesse. io ho un'idea che adesso vi spiego.

Bisogna fare una manifestazione molto tosta

per indurre il Campidoglio a rispettare i nostri diritti.

- il Campidoglio non fa una fava! - Lo senti?

Dice che c'è l'inflazione galoppante,

provoca disoccupazione e noi chiudiamo gli occhi sugli abusivi.

Ma che dici? Parli senza cognizione di causa.

- Andiamo, Cotica! - io parlo del pensiero del Campidoglio.

Ma che pensiero del Campidoglio!

L'inflazione non procura disoccupazione, bensì occupazione.

- Come combatti l'inflazione? - Blocco la scala mobile.

- Abbasso il salario. - Così la gente non compra più.

Le industrie chiudono e noi ce la prendiamo nel culo.

Ti meravigli?

È la contraddizione del mercato!

- Però in Polonia lo hanno fatto. - Riecco la Polonia!

Qui combattiamo l'abusivismo, che c'entra la Polonia?

Non state a sentirli, sono ignoranti. Leggete un po' di economia che vi fa bene.

- Me ne vado. - Già ne facciamo tanta di economia.

- Tutti uniti! - Dobbiamo essere tutti uniti.

E saremo tutti uniti, ma adoperate la capoccia!

il Campidoglio ci deve trovare preparati psicologicamente.

Eccoli!

Ammazza!

Tutti uniti!

Ciao, Pie'!

Ciao, Fernanda, tu illumini tutta questa manifestazione!

Tutti uniti oggi!

- Oggi è pure la festa mia. - Davvero? Tanti auguri!

- Grazie. - Beccati questo regaluccio.

Gli abbiamo fatto vedere che ci siamo pure noi.

- È tosta come volevi tu? - Tosta?

Quando ci sei tu, tutto diventa tosto!

Riconsolati con l'aglietto! Al ministero?

Al ministero, Ferna'.

È finita, abusivi! Basta con i palliativi!

Libera corsia alla categoria!

Uniti, tutti al Campidoglio!

So' cazzi amari tradire i tassinari!

il tuo operato è zero, svegliati, ministero!

Ce l'abbiamo fatta! Il ministero ha ricevuto la commissione.

Siamo forti! La nostra è una categoria impossibile!

Quando siamo tutti uniti, la spuntiamo.

Qui Zara 87, è finita la manifestazione. io me ne vado a casa.

Poi me lo raccontate questo Dallas, io non ci capisco niente.

- Allora domani trippa. - Daje! Un altro po'...

Papà, sta' buono, non andare su e giù, guarda quanto è bello.

Già ce ne abbiamo poca di trippa!

Se non volete vedere la televisione me la porto in camera mia,

così me la vedo tutta la notte.

Bravo, così quando agli esami ti domandano come si fa un ponte gli racconti Dallas.

- Papà! - Eh, papà...

- È bello, Tere'? - Ma allora lo fai apposta.

Capirai! Lo faccio apposta...

Sì, per darvi fastidio.

Da quando c'è Dallas, io non posso più parlare.

- E fatti una dormita. - Sì.

Chi è, JR?

Sì, zitto, papà, or a ti ci metti pure tu.

Dice "fatti una dormita"... e che me lo dici?

io sto già dormendo.

Pie'!

Che ti posso fare?

Taxi!

Taxi, pronto.

i am arrived. A taxi drive is ready.

Eccolo, cappellone!

- Are you American? - Yeah, 100 % American.

Come on! Come on!

Welcome to Rome, America!

Le valigie le mettiamo qui. One, two, another one.

Thank you. Come on, madam. Come on!

Come inside!

That's right.

- Where are we going? - Quirinale.

- Hotel Quirinale? - No, Quirinale Place.

Come, Quirinale Place? But it's the presidente of Repubblica building.

- That's right. - That's right? Quirinale.

Presidente of Repubblica building. Quirinale Place, okay?

Okay.

That's right. We was arrived, Quirinale Place.

is one of the seven colli di Roma.

Look, gentleman.

Qui da questa grande square, noi dominiamo tutta Roma.

Roma ci sta tutta sotto.

Adesso io vi illustro la storia di questo vecchio building.

Come on madam, get up.

Ecco, look there.

Questo old building it was the residence of the pope.

And after Napoleone, dormivano qua dentro.

Now is the building of the presidente of Repubblica.

Lui non ci dorme qui, ha un'altra casa.

- What's that down there? - What? Yes, mister?

- What's that down there? - Che è?

The terrace. All the square Quirinale, tutto il palazzo.

Laggiù ci sono gli alloggi dei corazzieri, quei bistecconi con l'elmetto.

E lassù c'è la bandiera italiana.

Ta-da! La carica, John Wayne, dei cappelloni.

- Excuse me! - Yes, madam. Che è?

What do you say, madam?

Where are Riace?

Ah, i guerrieri, i bronzi! i guerrieri di Riace.

Stavano qui al Quirinale, ma adesso non ci sono più.

- Sono tornati in Calabria. - Calabria.

Sì, perché li hanno pescati in Calabria, li hanno portati qui,

tutta Roma a vedere i guerrieri, giganteschi guerrieri.

E poi li hanno presi e riportati in Calabria, finish.

- Non ci stanno più. - No more!

- Shall we go to Calabria? - Yes, go to Calabria.

Andare in Calabria. Tu portare noi?

Eh no, io non volo. A long way, lontana Calabria.

Qui stiamo a Roma, dove andiamo?

- Ehi, Shirl. - Yes?

Ask this guy why they've got such little package.

Che dice? I don't understand. What do you say?

What he say?

Grandi guerrieri hanno piccolo pipì.

- Pipì. - Non ho capito.

Non lo so io, non l'ho mai misurato.

Questa è una cosa americana, noi italiani non guardare mai i pipì.

Ma dove dovete andare?

Hotel, ristorante? Avete prenotation?

No, let's go some other place.

Another place? Vogliamo fare San Pietro?

- Sì! - My name is Peter.

Sì, mi chiamo come San Pietro. Vi faccio fare un bel giro turistico.

But before Saint Peter, gentleman,

lungo la strada tutto quello che vedrete è da rimanere a bocca aperta.

Look, madam. Trevi fountain. Fellini "Dolce vita".

"Dolce vita"! L've never seen that before.

Navona Square, Bernini Fountain.

Another square. Esedra Fountain.

- Look there! - What's that?

Ara Coeli e Campidoglio, residence of bambinello Gesù e sindaco di Roma.

Castel Sant'Angelo!

Sant'Angelo Castle.

Da dove si è jump la Tosca di Puccini. And after, Saint Peter.

Rome is wonderful!

Yes, bello.

Grazie.

Our country is beautiful, italia is beautiful, Roma is beautiful.

Ma anche your country is beautiful, capirai!

America è burro e alici!

Come dire, butter and alice.

- Voi siete di New York? - No, l'm from Dallas.

- You know Dallas? - Dallas? Daje!

What do you mean "Dallas die"?

Niente, è una cosa mia.

No, you said "Dallas die".

Daje, sì.

Dopo Saint Peter dove andate? Avete prenotation?

Ristorante, hotel, dove?

You said "Dallas die". What do you mean?

Niente, è una cosa mia.

Mia famiglia tutti i day, tutti i giorni,

night and day, guardano quella vostra television, Dallas.

Click, click sempre Dallas.

Click Dallas? You don't like Dallas?

- Yes, he said... - Don't touch me, honey.

Non è che i don't like, è che mi rompe, tutto qua.

i don't understand. What do you mean?

Mi rompe. Perché in italia noi ci dobbiamo sorbire questo polpettone di Dallas?

Ma che noi italiani vi imponiamo una trasmissione in television

di nome Valmontone, Portogruaro, Gallarate?

Che forse qualche birbaccione e qualche mignotta ci sta pure là.

Perché voi ci dovete rompere i coglioni con Dallas?

Coglione, i know what that means. l'm no coglione.

Le parolacce le capisce.

Tu detto mi coglioni.

Sì, ma suo marito è attaccabrighe.

È very attaccabrighe.

You're a dirty bastard, that's what you are.

- Listen to me. - No, un little precisation, America.

Voi americani dite sempre la parola bastardo, sai perché?

Perché avete una lingua molto povera.

Perché se io mi volessi abbassare a rispondere al tuo "bastard",

io ti potrei dare del figlio di madre ignota nel rotto del posteriore

e ti potrei mandare a fare nel medesimo.

Potrei fare appello anche ai tuoi morti,

con l'eventuale partecipazione di tuo nonno in carriola opzionale.

E coinvolgere anche tua sorella,

notoriamente incline allo smandrappo e all'uso improprio della bocca.

E allargare il discorso a quel grandissimo Toro Seduto di tuo padre,

a sua volta figlio di una città di cinque lettere cantata da Omero,

che tu non sai manco chi era perché sei ignorante, you ignorant!

i understand, you stop this car!

You ignorant.

Dirty bastard!

Non alzare voice with me, perché tu mi fai tremare il pizzo di camicia.

You stop this fucking car now or l'll pop you.

Tu non meni a nessuno, perché i bring my chiave english and i give you in fronte.

Tu fai me big moustache, grosso baffone.

Hai capito? Eccolo là.

Oh no!

Oh Madonna mia.

Lui malato cuore. Operato varie volte, tagliate vene poi ricucito.

Ma davvero? Oh cazzo!

Che io manco gli rispondevo!

Tagliate vene, cucite? Ma dove, a Houston?

Allora guardi, qui bisogna andare subito all'ospedale.

Ecco, avete visto Saint Peter, or a vediamo Santo Spirito, San Giacomo,

San Giovanni, San Camillo, Sant'Eugenio.

Se non c'è posto, proviamo a Sant'Onofrio.

- È libero? - Sì. Venga, signorina.

Dove andiamo?

- Mi porti al Lungotevere. - Sì.

il Lungotevere va da Fiumicino a Sacrofano.

Quale Lungotevere vuole?

- Quello che vuole, il più vicino. - Sì.

Benedetta gioventù!

- Va bene qui? - Sì.

- È sicura? - Quant'è?

Sono 7.000.

Grazie, buonasera.

Signorina! Signorina.

Ma che fa? Non vede che piove? Tutta fradicia.

Su, vada a casa, l'accompagno io. Sono il tassinaro.

L'avevo capito, quando mi hai detto "portami al Lungotevere".

Ma che volevi fare?

A che ti serve fare quello che volevi fare?

E se poi quello che resta se ne frega?

Ma lo sai che la persona che soffre vale di più di quella che fa soffrire?

Lo sapevi?

E tu non ti devi sprecare per lui.

Oh.

Ho detto bene? Lui?

Brava, sfogati. Sfogati, che ti fa bene, ti passa.

E poi, ragazzina, buttarsi al fiume oggi non si usa più.

Vieni, ti porto a casa.

Vieni, bella, monta.

Ecco.

- Un goccetto di cognac? - No, grazie.

Questo tira su. No?

Sei sicura? Fa bene.

- io mi chiamo Pietro. - io Donatella.

Se si crede tanto psicologo si sbaglia.

- Perché? - Non si tratta di nessun lui.

Si tratta di mio padre.

- Mi dispiace, poveraccio. È morto? - Magari.

Daje! Non ne azzecco una. Eppure sono padre pure io.

Sì, ma il mio è una bestia.

- A volte la vita rende cattivi. - Sì, ma rende pure buoni.

- Sì, ma rende pure stupidi. - il mio è solo cattivo.

È contento solo di comandare, di tormentare, di farsi odiare.

A me e mia madre ci vorrebbe chiuse in una tomba.

A lei l'ha distrutta e pure a me.

Ho allontanato tutti gli amici. Tutti, tutti.

- E ci vogliamo rammaricare per questo? - io non ce la faccio più.

Non ti devi rammaricare perché un padre è cattivo e stupido.

Allora sei stupida pure tu, il che non è. Non devi fare così.

No, no. È da stamattina che me ne sono andata di casa.

Chissà che casino farà.

E capirai, da stamattina! Una ragazzona così.

io una volta da ragazzino sono andato via di casa per un mese.

Quando sono tornato non se n'era accorto nessuno.

Ho detto: "Ma perché scappo?"

No? È così, sai.

- Oddio santo! - Che è? - Eccolo lì, sta sul portone.

- Ora mi ammazza. - Ma che ti ammazza!

- Ci parlo io. - No, per carità.

Eccoci!

Buonasera. Guardi un po' chi c'è.

Le ho riportato sua figlia. Eccola qua.

- Senti un po'... - Che fai?

- Che fa lei, piuttosto? - io niente, ma nemmeno lei.

intanto lei è tenuto a darmi una spiegazione. Lei chi è?

io sono uno che la invita a comportarsi bene con i figli,

se non vuole ritrovarsi una disgrazia sulla coscienza.

- A buon intenditor, poche parole. - Ma che cosa sta dicendo?

Quale disgrazia? Che è successo a mia figlia?

Che ci fa lei in taxi con mia figlia?

io in taxi con sua figlia ci faccio il tassinaro.

- Mi consideri un pubblico ufficiale. - La considero un pubblico buffone.

Sì? Ma lo sa che queste ingiurie le possono costare care?

Ma si tolga dai piedi, imbecille!

- Respingo l'imbecille e le intimo: Sennò? - Uno schiaffo le do.

Sì? E vediamo.

Brutto figlio di una mignotta!

Ma che fai, vigliacco? Dai uno schiaffo e poi scappi?

Ti comunico che sporgo denuncia alla Procura della Repubblica!

il mancato suicidio di tua figlia per maltrattamenti subiti è materia penale!

La mia testimonianza ti manderà in galera, brutto bassetto delinquente!

Come? Perché non me l'ha detto subito?

- Ah, non te l'ho detto? Che mascalzone! - Sono profondamente dispiaciuto.

No so come ho potuto, un gesto del momento.

Aspetti, non sono abituato a trascendere.

- No? Vieni. - Se si vuole accomodare...

Adesso mi posso accomodare?

Lei vuole essere tranquillizzato circa la denuncia.

Vorrei mi fosse restituita la mia serenità di padre e cittadino.

Certo, per il momento le restituisco questo.

E il resto in sospeso, vedremo come si comporterà.

Perché io vigilo, sono Zara 87.

- Chi? - Zara 87.

Non le dico altro, buonanotte.

Papà.

Che fai da solo lì in cucina?

Potevi venire a mangiare qui in salotto, così vedevi Dallas.

Che faccio solo in cucina? Mangio, non lo vedi?

È da stamattina che sto con un caffettino.

Vengo in salotto a vedere Dallas?

Che ci vengo a fare? Io odio Dallas.

- Appena parlo mi fate stare zitto. - Stai zitto!

Ecco, "stai zitto".

Per fortuna che ho una famiglia il cui solo problema è Dallas.

Mannaggia!

Eccomi.

Vengo pure io a vedere Dallas.

Voi non ve ne perdete una di puntata.

- Sta' buono! - Almeno vi servisse a qualcosa.

Con quelle chiappone.

Le donne di Dallas sono tutte secche come alici.

invece noi: Mangia, mangia, mangia... il primo, il secondo, il terzo, il quarto.

- Pure stasera. - Pasta e broccoli è pesante?

No? Ammazza, un altro po'!

Stai zitto, facci capire, adesso viene il bello.

A me è venuto sonno. Sapessi che giornata ho avuto oggi.

Lo fate apposta?

Per carità! Siete matti? Disturbare l'ingegnere!

Anche tu, Luca, che ci trovi di interessante?

- È uno spaccato. - Spaccato di che?

Di vita americana.

Come quell'americano che ci ho litigato io, è andato a finire all'ospedale.

Scusa, non ti seguo.

E che mi puoi seguire? Non sai nemmeno di che parlo.

Dammi una sigaretta.

Pacioccone! Teresa?

E vai a dormire, quando è finita la puntata vengo pure io.

- Sparecchio e vengo su. - Sì, vado a dormire.

E voi, papà? Non venite a dormire?

Perché qui non sto dormendo? Dormo meglio qui che a letto.

Pure a me piacerebbe dormire qui, ma poi se mi addormento comincio a russare

e chi vi sente, se vi disturbo la puntata?

Per carità, me ne vado. Buonanotte a tutti.

Ciao, Pie'.

Eccolo là.

- E no, papà! - Chi è JR?

Sì, JR... poveraccio, è rincoglionito.

Se n'è andato Pietro? Proprio non gli piace Dallas, eh?

Non ho capito, ma JR si è fregato il soldi del padre?

- Ma Sue Ellen lo sa? - Sta tutto lì l'intreccio.

- Te lo spiego domani. - Sì, amore, vai a dormire.

Ma poi a me che mi frega di JR?

- Buonanotte, mamma. - Buonanotte, Luca.

- Buonanotte, papà. - Buonanotte.

E porca mignotta! Il terremoto!

- Buono, sono io. - Lo so che sei tu.

- Avvertimi, quando arrivi. - Dormi, Pie'.

Dormo. Dormo sì.

Mi si gela il sangue.

Ecco. Pronti!

Pronti! Bagaglio? Butta qua.

Uno, due... ecco qua.

E tre.

- Che sono, tedeschi? Deutschland? - No, siamo italiani.

- Scusi, prego, signora. - No, devo dare la destra alla signora.

Prego signora, piano piano. Ecco fatto.

- Ah! - Che è? Si è incastrata?

Pronti.

Ecco. Dove andiamo, signori?

- Andiamo all'Hotel Excelsior. - All'Hotel Excelsior? Subito.

- State comodi? - Sì, comodi.

Mettiamo i bagagli avanti, mettiamo tutto avanti.

i bagagli a mano. Ecco, così.

Anche questa.

La teniamo qui, così nonna sta più comoda.

io la ringrazio, ma non è mia nonna, è mia moglie.

- È sua moglie? - Non so se ci ha visti sul giornale.

- Siamo gli sposini di Omegna. - No, mi dispiace.

66 anni di differenza, eppure c'è un punto d'incontro.

Mi pareva che non era proprio di primo pelo!

- Ho detto nonna, scusi. - Mia moglie.

1897, 1962.

Ah! E come mai vi siete sposati?

Guardi, abbiamo avuto delle situazioni di confine,

di proprietà che confinavano, dunque ci siamo conosciuti così.

- Per caso? - Per caso, casualmente.

Abbiamo trovato un punto d'incontro e ci siamo sposati.

L'importante nella vita è trovare un punto d'incontro.

- È tutto. - È fondamentale.

Se non l'avesse incontrata, non se la sarebbe sposata.

Certo.

- È stato un colpo di fulmine? - Esatto.

Certo.

io gli avevo detto che non mi illudevo,

data la diversità d'età, che lei si sbizzarrisse.

Credo di essere stata sincera.

E vi siete sposati da poco?

No, ci siamo sposati il 29 aprile dell'82.

- Del 1800? - '900.

Ah, 1982. Insomma, è un matrimonio felice, il vostro.

Sì, penso. Pia, sei felice?

Eccola là!

- Si è addormentata? - No, no.

- È il suo modo di fare. - Si blocca.

Che dice lei di questo matrimonio?

È una cosa nuova, non so ancora che soddisfazione completa possa essere.

Però è una cosa diversa da quella che ero da sola.

Dopo questo viaggio abbiamo deciso di dormire

nel letto matrimoniale, nel lettone.

Nel lettone?

Non per fare quello che pensa lei!

Ce ne ha messo di tempo, per diventare birichina!

E che mestiere fa?

io da un periodo cerco di amministrare le proprietà di mia moglie,

che adesso sono diventate mie, perché le ha date a me.

Se l'è prese lei le proprietà?

Ho caricato sulle mie spalle questo peso.

- È un peso pesante. - Ma è anche giusto.

Per 85 anni si è dedicata lei a tutte queste situazioni.

Adesso è giusto che faccia una vita tranquilla.

Certo, le è piaciuto questo viaggetto? Che avete visto?

Sì, bello, ho visto l'Etna.

Ah, l'Etna? È bello, è un bel paesaggio l'Etna.

Suggestivo.

Abbiamo visto paesi e paesaggi diversi completamente da noi.

Abitanti con abitudini molto diverse da noi.

Molto diverse, certo.

- A me ha stupito. - Che cosa?

Si sposano magari a dieci, 12, 14 anni.

Davvero? A 12 anni si sposano?

Sì, sì.

Certo, è troppo presto.

Troppo presto, perché l'esperienza bisogna capirla.

Certo, bisogna aspettare un'ottantina d'anni almeno.

Questo insegna che non è mai troppo tardi.

Certo, naturale.

Ammazza si sposano così giovani?

Sì, sì.

E adesso a Roma vi trattenete un po' di tempo?

Sì, un piccolo periodo per conoscere la città.

Per mia moglie, io l'ho già conosciuta perché ho abitato qui a Roma.

È una città affascinante che rivedo sempre volentieri.

- È bella, eh? - Sì.

- La conosceva Roma, signora? - Quale?

- La conoscevi Roma? - Sì.

Ci sono venuta nel '18.

- Dopo il '18. - Con Garibaldi!

Molto lieto di averli conosciuti!

- A lei, grazie di tutto. - Grazie a lei.

- Grazie. - Auguri, sposini di Omegna!

Grazie.

< Piazza di Siena.

< Piazza di Siena ingresso concorso ippico.

Zara 87, piazza di Siena, ingresso concorso ippico.

Tre minuti, ricevuto.

- Taxi! Taxi! - Ecco.

- Zara 87. - Sì, sì, Zara 87. Cammina, di corsa.

Sì, di corsa. Bello, eh, il concorso ippico.

- Sì, dai, ho fretta, su. - Sì sì, su.

Questa è una bella giornata, c'è gusto ad andare al concorso ippico.

Piove quasi sempre, signora. Dove andiamo?

Piazza San Giovanni e Paolo, Orto Botanico.

Dove c'è il deposito delle macchine?

- Chiuda quel finestrino! C'è troppa aria. - Troppa aria? Subito, scusi.

Non tutto, lasci almeno uno spiraglio.

- Così, signora? - Troppo, un po' meno.

- Va bene? - Eh.

Ma che strada sta facendo? Adesso ci tocca passare per Via Veneto.

- Perché, dove voleva passare? - Faceva rondò, girava a destra.

- Poi tirava liscio liscio. - Liscio liscio?

Andavamo contromano e giravamo attorno agli alberi.

Lasci perdere, che anche oggi è una di quelle giornate così stronze.

impegni, lavoro, riunioni. E come se non bastasse, i figli.

- Un po' più in fretta, per piacere. - Sì, signora.

- Lei ha figli? - Sì. - Che stronzi!

- Non può accelerare? - Stiamo a Roma, non al circuito di Monza.

- Faccia presto, che è già tardi. - Vuole portare lei il tassì?

- Date che sa tutto, facciamo prima. - Mica per me, eh.

Mi devo scapicollare per mio figlio.

Volete, pretendete, esigete tutto. E dare? Mai!

Chiaramente tutto gli è dovuto e se una madre dà tutto

almeno un piccolo segno di riconoscimento lo volete fare?

Brutti stronzi.

io spirolo tutto il giorno con il mio lavoro.

Produco ricchezza, io. Ma loro niente, neanche un segno.

Ma io dico! Ma che cosa c'è che non va?

Sono sempre stata apertissima, ho aiutato i miei ragazzi a gratificarsi.

A realizzarsi, più che una madre, sono stata un'amica per loro.

io ho tollerato persino lo spinello! Ho detto "tasia", giusto?

E il senso del ridicolo delle predizioni stronze chi glielo ha insegnato?

Chiaramente io.

il primo contraccettivo a mia figlia chi gliel'ha dato?

- Dica, chi? Dica! - Lei, signora?

Sì, io.

Allora vede che questo distacco non è giustificato?

Questo disamore non è certo gratificante.

Purtroppo il problema dei figli è ancora tutto da risolvere.

Viviamo in un'epoca stronza dove tutti sono stronzi.

Così anche i nostri figli, ecco perché ci cagano in testa. Che ne dice lei?

E che ne so?

- Lei ha figli? - Sì, ho figli.

- E si comportano da stronzi? - No, signora.

i miei figli non si comportano da stronzi e se i suoi sì ci sarà una ragione.

Ma che cosa sta dicendo?

Se siamo tutti una manica di stronzi, perché non dev'essere stronza pure lei?

Sono finita su un moralista.

Sì, vabbè, io sarò un moralista, ma vado a simpatia.

E lei è molto antipatica.

E se fossi suo figlio le cacherei in testa pure io.

- Fermi subito, voglio scendere. - Fermo qui.

- Quant'è? - È lei che mi ha chiesto un parere.

- Sono 5.000 lire. - Tenga.

Tenga il resto, brutto merdoso che non è altro.

Grazie.

Adesso veniamo a prendere lezioni dal tassinaro moralista del cazzo!

Allora, signor tassinaro, che cosa avrei dovuto fare per i miei figli?

A me lo domanda? Lo dovrebbe sapere lei.

Ai figli bisogna volergli bene, dovrebbe stare un po' più a casa con loro.

Doveva forse insegnare a sua figlia a cucinare.

E pure lei si dovrebbe mettere a cucinare, invece di rompere i coglioni in giro!

Ma vaffanculo!

A te, la mignotta che sei e tutti i figli che hai!

- Marchetti... - Marchetti che?

- Marchetti, sempre lei. - Ma sempre io che?

Ma come! Ha dato il titolo di mignotta alla signora.

È salito con le ruote sul marciapiede e mi dice che?

A parte che di titoli alla signora io ne avrei tanti che lei neanche immagina.

Ha visto che ho dato mignotta alla signora, che sono salito con le ruote,

ma la registratorata che mi ha dato in faccia non l'ha vista?

Vai, Marchetti, prima che ci ripensi e ti faccia un bel rapporto.

Sì, vado, prima che ci ripensi.

Lo so che gira gira la colpa è sempre nostra.

Di chi è la colpa? Del tassinaro.

Siete tanto belle, ma pure tanto antipatiche.

Marchetti, ti sento!

La truffa americana, all'anima di chi ti è morto!

Taxi!

Taxi!

Proprio stasera!

Dovevo fare le consegne, or a mi fanno fare più tardi.

Vieni, fai presto, cammina.

io brucio tutto.

Fermati là. Aspetta qua.

Cinzia, alza il culo da quegli scalini, ce ne dobbiamo andare!

La macchina si è rotta. Vieni, fai presto!

Te ne devi trovare un'altra per farle fare la mignotta.

Stasera mi devono presentare un impresario. Finalmente canto!

Ma sbrigati, brutta zoccola, vieni.

Non sono la tua schiava che mi puoi vendere agli arabi.

io sono una cantante. Porta tua sorella a battere sul Lungotevere.

Ora ti stacco un braccio! Vieni, fai presto.

- Non toccare la famiglia mia. - Tu devi rispettare prima me.

Non sono una mignotta, sono una grande cantante.

Un giorno ti farò un marameo dalla televisione.

Ma vaffanculo! Vuoi mettere una cantante con una mignotta?

Vaffanculo! Vai, tassinaro, muoviti. Lungotevere Ripa.

- Lungotevere Ripa? - Sì, perché?

- Che numero è? - Non ti ci mettere pure tu!

Sto già incazzato. Dove si pesca.

È incazzato.

E andiamo!

Dove si pesca... a Roma pescano tutti, la notte.

- Bisogna vedere che pesci sono. - E cammina, non rompere il cazzo!

Quello strilla strilla ma è proprio uno stronzo, gli ho fatto fuori 70 cartine.

Tassinaro...

- Perché mi guardi? - io? Non sto guardando nessuno.

- Sto guidando. - Ecco, guarda avanti.

- Devo guardare lo specchietto. - Ah sì?

Così non guardi più.

- Allora se facciamo così... - Fermati.

- Hai brutti pensieri. - Ma che brutti pensieri!

- Vedo che guardi il cacciavite. - Non guardo niente.

Non ti preoccupare, te lo prendo io.

Madonna!

Ora scendi, zozzo! Scendi!

Scendi, zozzo! Brutto zozzo, scendi.

Andiamo.

Vieni fuori, zozzo.

Mamma mia, mi potevi pure ammazzare.

- E sai che danno! - Ora mi porti all'ospedale.

- in questura, ti porto. - No, in questura no!

- Lasciami! - Vieni fuori!

- Madonna mia bella! - Ma chi sei?

Sei un serpente, uno stronzo.

Ahia, non mi tirare i capelli.

- Ma è un martello? - Una chiave inglese.

- Da 25? - Da 30. - Ci vai leggero!

Non ho trovato quella da 50. Dammi 5.000 lire per la corsa e vattene.

- Pure i soldi vuoi? - Sì.

Ma non vedi come mi hai ridotto? Non ti faccio pena?

No, mi fai schifo.

- Adesso te ne vai, mi lasci qua? - Sì.

- E ringraziami. - Grazie a tutti!

Tutti bravi, tutti forti e gagliardi.

- Ti saluto, zozzo. - Se avevo il cappello me lo levavo.

Ricordati, tassinaro! Ricordati!

Tassinaro, ricordati! Ricordati!

"Ricordati, tassinaro! Ricordati!"

Sì, sì... me lo ricordo sì.

Ma dimmi tu!

Ah.

'Sto pacioccone mio!

Eccolo.

Pie'...

Eh?

- Che fai? - Niente, lo stavo guardando.

- Non esce mai, sta sempre a studiare. - Lo credo, a giorni ha l'esame.

Andiamocene, spegni.

Bello mio!

- È bravo, eh? - È bravo? È un fenomeno.

Ma lo vogliamo dire? E diciamolo.

Abbiamo avuto una fortuna noi, con i nostri figli.

Se penso a quanti mascalzoni birbaccioni ci sono in giro.

- Eppure anche loro hanno il padre e la madre. - Ma che dici?

Che dico? È la storia di tutte le famiglie.

i figli non vogliono studiare, se ne vanno via di casa,

i genitori se ne fregano, loro frequentano cattive compagnie,

e sbattono dentro, non hanno nessuno che li difende,

nessuno che gli vuole bene, continuano a fare fregnacce,

e se non li ammazzano prima vanno in galera per tutta la vita.

Ma che dici? Luca ha combinato qualche fregnaccia?

Che c'entra Luca? Ma mi stai a sentire?

Prima dici che non ti racconto e poi ti impressioni.

Che è questa cosa imbalsamata?

Penne alla bersagliera, papà ha detto che ne vai matto.

Ci vado matto? E poi questi sono all'alpina, all'esquimese.

- Sono congelati! - il fuoco c'è apposta per riscaldare.

Questa qualità di pasta è più buona riscaldata che fresca.

Ti faccio un timballo di penne che puoi diventare matto.

Figurati, io non ho neanche fame.

Pietro, raccontaci qualcosa. Non ci racconti mai niente.

E che vuoi che ti racconto? Tu ti impressioni.

Stasera ti racconto.

Senti, Tere', lo sai chi ho preso alle corse, alle Capannelle?

Chi hai preso?

- Un principe. - Un principe vero?

Certo, mica finto. È uno che vive solo con la madre.

- La regina? - No, che regina!

- La madre di un principe non è la regina? - È una principessa.

- Eccolo bello croccante, è un capolavoro. - E sentiamolo.

Racconta, Pie', come parlano i principi?

i principi sono principi, come parlano...

- Lui dice sempre i morti. - i morti? - Sì, i morti.

- i principi dicono i morti? - Non li dicono come li diciamo noi.

- Sempre morti sono. - Lo so, ma loro li dicono en passant.

- En passant? - Sì, ad esempio "movtacci lovo".

- Sono sempre morti. - Lui poi non ha neanche una lira.

- State bisbocciando! - Eccolo!

E mica potete! Mi chiudete in camera a dormire e voi qui?

Vedi che frittata! Mi dai un pezzo?

È una frittata mondiale!

La frittata di nonno fa diventare matti.

Ecco, vedi? Così mi piace la famiglia, tutta riunita.

Almeno si può parlare, io racconto un sacco di cose, vero?

Le ho raccontato del principe.

Quando state davanti alla televisione, non si può dire una parola.

State lì accaniti, con quel Dallas...

Papà, io a mamma l'ho detto.

Vero, mamma? Non voglio più stare a ricasco vostro.

Che dici? Che ricasco?

Di che parli? Che ti ho finanziato gli studi?

Diventi ingegnere, quest'anno.

Ne hai di tempo, per rimborsarmi. È questo il problema?

- Sì, è proprio questo il problema. - Cioè?

È un problema economico, a Roma ci sono più ingegneri che tassinari.

Sì, lo so, ci sono più ingegneri che tassinari, e allora?

Allora si potrebbe, per i primi tempi... poi tu hai già un'età pensionabile.

in base alla legge 619 del comune, puoi passare la tua licenza a me.

Ma che dice tuo figlio?

Ho frainteso?

No, non hai frainteso. Io sono 20 anni che studio, sgobbo su quel tavolino.

Mi piacerebbe stare all'aria aperta,

un po' di mondo, non per sempre...

No! Mai!

Stai buono, Pie'.

Ma come? Ma lo senti che dice?

Non ti ho fatto contento? Io ho studiato.

Sì? Hai studiato per fare contento me?

Hai studiato per fare contento me?

Non dico di fare il tassinaro per tutta la vita.

Se sei contento prendo pure la laurea.

Prendi la laurea per fare contento me? Rispondi!

- Rispondigli. - E che gli dico?

- E digli qualcosa. - Ma che stai dicendo?

Ha studiato e prende la laurea per fare contento me?

- Stai zitta, Tere'. - Ma stai zitto pure tu!

- L'ho presa pure per fare piacere a me. - Ah, l'hai presa per fare piacere a te!

io non permetterò mai che un ingegnere diventi tassinaro! Mai!

Ma non credere che sarei il primo.

Non voglio che tu e mamma vi facciate tante illusioni per questo lavoro.

io e mamma ci vogliamo fare illusioni, vero?

Sono d'accordo con te.

Ecco, tu non puoi toglierci queste illusioni!

Non puoi togliercele, queste illusioni!

- Scusate, ragioniamo con calma. - Ragioniamo con calma.

- Sapete che ci faccio con questa laurea? - Non lo dire!

- Ti sbatto la padella in faccia! - Ma che hai capito?

io devo fare dei concorsi, degli esami.

Ma lui scherzava! È vero?

- Certo, scherzavo! - E io no?

- Ci hai creduto? Ti sei messo paura? - Stavi scherzando?

Ma certo! Forza, finiamo questa frittata! È mondiale!

Vai a prendere lo spumantino, facciamo un bel brindisi.

- Bello gelato! - È un banchetto? - Questo è niente!

il banchetto lo facciamo quando prendi la laurea.

Tu non sai che ti combina papà! invitiamo tutta Roma!

- Hai stappato? - Non hai sentito il botto?

Eccola!

Vieni qua, porta qua!

Altro che principe! Questa è la casa del principe!

Che paura mi hai messo!

Vai, brindiamo!

Viva! Alla salute!

A questo Luca, figlio di tassinaro!

Che si è laureato!

Venga, signore, si accomodi. Dica.

- Dove andiamo? - Piazza Montecitorio 115.

Piazza Montecitorio? Ah, onorevole!

- Quale onore! - Buongiorno.

Non immaginavo mai di avere il piacere di averla sul mio taxi Zara 87.

Questa non è una macchina blindata, ma è molto robusta, spero che stia comodo.

- in mano sua sono sicuro. - Grazie.

È un grande romanista lei, eh? Grande tifoso della Roma.

Lei ha fatto molte cose per Roma e per la Roma.

Faccio il tifo da quando sono ragazzino.

Allora era a Testaccio e forse era più genuina,

ma adesso ci dà delle soddisfazioni, sembra sulla strada buona.

È stata una strada lunga, ma se è vero che tutte le strade portano a Roma,

anche quella dello scudetto l'abbiamo aspettata 40 anni

e poi è ritornato a Roma.

Mi pare che di soddisfazioni adesso ce ne dà.

io andavo sempre allo stadio con mio figlio, tutte le domeniche.

Poi adesso da qualche anno si è fatto grande, si sta laureando.

Anzi, a questo proposito, le vorrei domandare una cosa,

ma non vorrei che lei pensasse che gliela domando per un'altra cosa.

Per carità, onorevole.

Sa, raccomandazioni lei ne fa tante, ne ha fatte sempre tante.

Oddio, una raccomandazione dall'onorevole Andreotti l'accetterei pure io!

- Ma non è per questo che io... - Ecco qua.

Si tratta di questo.

io ho mio figlio laureando in ingegneria.

È stata la mia più grande aspirazione, di tutta la vita,

avere un figlio ingegnere, io povero tassinaro.

È un motivo che mi riempie di orgoglio e di soddisfazione.

Però vede... non basta che io sia orgoglioso e fiero di lui,

vorrei che lui fosse orgoglioso e fiero, il che non è.

Lui è molto scoraggiato, ha poca fiducia nell'avvenire.

Tant'è vero che una sera mi ha chiesto la licenza di tassinaro.

Dice: "Per i primi tempi, intanto che io trovo una sistemazione"...

Prima che trovo un ponte da costruire...

Gli stavo per dare una padellata di cannolicchi alla bersagliera in faccia!

Per fortuna ha ritirato la domanda.

io mi sono sacrificato tutta la vita per farti studiare,

proprio perché a me nessuno ha pensato e ho dovuto subito lavorare.

Adesso che ho questo privilegio e la gioia di avere un figlio ingegnere,

si mette a fare il tassinaro?

Questo è il problema dei giovani. Quando escono dall'università.

Lo Stato pensa a una sistemazione per questi giovani? Onorevole.

Vede, noi nel Dopoguerra abbiamo aperto l'università a tutti

perché in partenza era giusto non mettere limitazioni.

Sì.

Però bisognava, e credo bisogna arrivarci,

a fare quello che hanno quasi tutti i paesi,

cioè un numero limitato, un numero chiuso,

che dia una selezione di qualità migliore

e poi assicuri che quando uno ha finito il posto lo trova.

Qui o anche altrove, in seno alla comunità europea o anche fuori.

Restituendo importanza anche ad alcuni mestieri, ad alcune professioni,

indipendentemente dalla laurea.

E facendo andare avanti bene

chi vale molto e diventa quindi un patrimonio un po' di tutti.

A questo deve pensare lo Stato, ma anche i privati.

Non è solo un problema dello Stato.

A questo proposito, onorevole, avrei avuto un'idea.

Perché lo Stato non finanzia i giovani che approfondiscono i loro studi?

Anche sul lavoro, per esempio, si specializzano, sull'artigianato.

Li finanzia fino a un'età di 30, 35 anni.

Quando poi questi sono diventati grandi professionisti e scienziati,

allora rimborsano lo Stato con i loro guadagni.

io questo vorrei dire.

Sarebbe una grande fortuna anche per noi, ci sarebbero meno birbaccioni in giro.

E se glielo dice uno che giorno e notte sta per strada, ci può credere.

Perché se il giovane stesse tranquillo economicamente,

se il giovane avesse un'occupazione,

non avrebbe bisogno di dare una botta in testa a una vecchia per 100 mila lire.

Questo è vero, ma non si può pensare

di avere una generazione intera, o tante generazioni, di pesi massimi

e che tutti, se aiutati, sfondare, se portati fino a 30, 35 anni,

senza preoccupazioni,

e dare loro un contributo eccezionale.

Oppure bisogna fare un po' come in America.

Una volta ho visto a San Francisco degli ingegneri che guidavano il tram.

Mi sono fermato a parlare con loro e mi hanno detto

che c'era un anno di intervallo nei programmi della NASA,

l'agenzia spaziale, in cui guidavano il tram.

E loro non la consideravano una cosa così disdicevole.

È giustissimo, lei dice, in America fanno i tranvieri eccetera,

ma ho paura che qui in italia poi se lo scordano che sono ingegneri

e vogliono far i tranvieri per tutta la vita.

io le ho esposto il problema così com'è.

io le ho dato delle idee,

anche un povero tassinaro può avere delle idee per governare.

Non solo, forse lei vede la gente molto più da vicino

di come la vediamo noi.

Però, onorevole tanti suoi colleghi dicono sempre: "Facciamo, facciamo",

e non fanno mai niente, state sempre a litigare.

- Si chiama la dialettica politica. - Litigare in dialetto?

"Mortacci, figlio di qua, figlio di là"...

No, c'è anche chi non va a indagare sul padre e sul nonno,

si fanno pure dei discorsi seri.

Qualche volta sono i problemi a essere difficili,

altre volte è vero, noi li complichiamo litigando

o non mettendoci tutto quello che è necessario per risolverli.

Speriamo che lo risolviate presto questo problema, e tanti auguri a lei!

Grazie! Siamo arrivati? Quanto le devo?

Niente, onorevole. Mi permetta di offrirglielo io.

Un omaggio di un modesto tassinaro.

io la ringrazio infinitamente per la piacevole conversazione.

Grazie a lei.

- Pronti! Prego, onorevole, si accomodi. - Grazie.

Mi auguro di riaverla presto sul mio taxi Zara 87.

Arrivederla e auguri per suo figlio.

Speriamo che trovi presto la sua strada.

- Di nuovo. - Di nuovo a lei.

E non litigate a Montecitorio!

Eccolo, Zara 87. Prego, signora.

Grazie.

Dove andiamo, scusi?

All'ambasciata di Francia, a piazza Farnese.

- Scusi, signora. - Sì?

Ma mi sbaglio...

- Ma che mi sbaglio? - No, non si sbaglia, sono io.

È lei! Apposta dicevo: "Ma è lei?"

Mannaggia!

Noi siamo stati sempre suoi grandi ammiratori.

- Grazie. - È un piacere immenso averla.

Sempre l'abbiamo vista al cinema io, mio figlio, mia moglie.

io poi sono stato sempre innamorato di lei, signora.

È una confessione che le devo fare.

Fin da quando ero fidanzato con la mia attuale mogliettina,

alla quale voglio molto bene e non le farei mai un torto,

ma qualche volta sono costretto a tradirla con il pensiero.

Ho delle occasioni in cui prendo la donna ideale con il suo sex appeal,

mi fa girare la testa,

mi crea delle sensazioni di turbamento

alle quali noi maschi latini non possiamo sfuggire.

io poi sono molto incline al "coup de foudre".

Ecco, vede, se io la vedo qui nello specchietto, in retrovisiva,

mi pare di vederla al cinematografo,

con quegli occhiacci assassini mi guarda e mi fa diventare matto.

io sono stato suo ammiratore da sempre.

Quando c'era un film suo io correvo e andavo sempre al cinematografo.

io sono proprio un suo fans fin da quando ero bimbo.

- Oh. Aspetta, bimbo. - Che?

Quando eri bimbo tu, io non ero ancora nata, eh.

Mi scusi, io l'ho detto così per dire

che è tanto tempo che io sono un suo grande ammiratore.

Grazie.

- Scusi, signora. - E non mi chiami signora!

- No? - Anzi... chiamami signorina.

Oppure, siccome sono signorina,

mi fa piacere che tutti i miei vecchi ammiratori mi chiamino per nome.

Perciò chiamami pure Silvana.

Anzi, Silva'.

Silva'? Ma davvero?

Ma io la ringrazio infinitamente! Non può immaginare la gioia.

Ma come! La diva dei mie sogni, quella che ha fatto il cuore mio a fettine,

adesso mi dice: Non mi chiamare signora, chiamami Silva'?

Allora mi dia pure un bacio,

così mi faccio ricoverare a Santa Maria della Pietà.

Quando si realizza il sogno di una vita, uno può diventare matto.

- Adesso non correre troppo. - No, sono quasi fermo.

- Ma non con il tassì! Con il cervello. - Scusi, signora.

Aridaje con questa signora! Ti sto dicendo che sono signorina!

Sì? Ma non è stata abolita adesso la signorina?

È stata abolita, che li possano ammazzare!

Lasciamo stare, tanto fanno tutto loro.

Le sgallettate di questi parlamentari.

Fanno tutto loro. E che ti domandano qualcosa?

Se uno ci sta, e che chiedono pareri, consigli?

Ma neanche per sogno! Uno fa tanto per restare sola.

Libera, indipendente.

indipendente, come la luce e il vento. E poi?

Sì, sono signorina e adesso ti dirò,

che anche se ho passato i 20 e i 30,

e anche se mi chiamassero signora, non me ne importa niente.

Però ci tengo, adesso mi faccio chiamare signorina proprio per distinguermi

da queste quattro sgallettate che sono pure brutte.

Vedi? Guarda.

Queste non si rifanno più. Hai capito?

E se sono procaci adesso, figurati 25 anni fa.

- Mi hai capito? - Eh no!

Signora, non faccia così, che mi manda a sbattere.

Per carità, sta' attento.

Quando lo racconterò a casa! "Sapete chi ho portato stamattina?"

- Con un tassinaro così simpatico! - Grazie, signora.

E poi mi ha pure sognato. Allez, nous sommes arrivés.

- Ambassade de France. - Très bien, tout de suite.

- Merci monsieur! - Rien, madame, il n'y a pas de quoi.

- Mais vous parlez très bien le français. - Je parle français.

- Come bacio español! - Merci!

Signora, mi farebbe un autografo?

Mio figlio diventerebbe matto per un autografo suo.

Guardi, questi sono 10 mila lire per lei.

- E qui le metto l'autografo. - Grazie.

Avrei voluto offrirgliela io questa corsa, ma è come se gliel'avessi offerta.

Perché queste 10 mila lire chi le cambia più!

- Grazie ugualmente. - A lei, signora.

Ciao, e non mi sogni più, eh!

- Au revoir! - Al cuor non si comanda, signora.

Arrivederla, Sylva Koscina, spero di riaverla presto sul mio Zara 87.

Scusa, non ho capito bene. Vuoi ridire quello che hai detto?

Spero, Sylva Koscina, di riaverla presto sul mio Zara 87.

Ma vaffanculo a te e Zara 87!

Au revoir, "stronz"!

Perché? Ma che ho detto?

Silvana Pampa...

Ma è Silvana Pampanini!

Che stronz!

"Au revoir, stronz!" E ha ragione.

Pas de quoi, à l'embassade, nous sommes arrivés...

Ecco. Welcome to Rome, Jason! Levati il cartone.

Teresa dice "ha il cartone".

Sta qui the car.

Jason! Vai to visit the town.

Like the English tourists.

Tieni, Jason.

È il nipotino mio! È arrivato da Londra. Passa le vacanze con noi.

Bello! Caruccio! Si vede che è proprio inglese.

E capirai! Lo chiamano "il principino di Galles".

Attento a come parli, non farci fare brutta figura!

State attenti voi che siete ignoranti, io conosco tutte le lingue.

- Eh! - Pare vero!

That's right, Jason?

italian taxi drivers, miei colleghi.

Non sanno una parola!

Ci vediamo!

- Welcome to Rome, Jason! - Thank you.

My little principino di Galles.

Jason, a little music? Un po' di music? Guarda, Jason.

Ho una piccola canzoncina in English. Guarda un po' se la conosci.

- La conosci? - Sì, la conosco.

Sì? E canta.

One, two, three, four!

Wishing away the times i spent with you

Wishing away your lips that keep me hanging on

Wasting my time in asking you what did go wrong

Love is gone, baby why are we through?

Didn't you say there was no other lover?

Couldn't we try to close our eyes and start anew?

Zara 87. Patrizia, senti questo canto.

Sapete chi è? Il nipotino mio.

And happily start, start again...

Hear the voice, Patri'! Thank you very much, Zara 87.

Passo e chiudo.

Didn't you say there was no other guy?

Yeah, you're my intuition

Wouldn't you change your disposition?

Couldn't you say that you are my baby...

Siamo arrivati. Eccoci!

Sentite come canta il principino di Galles!

Jason! Bello di nonno!

Eccolo! Guardate chi è arrivato!

- Bello di nonna, sei arrivato! - Dai un bacio a nonno!

Luca! C'è Jason!

Jason! Welcome to Rome! Fatti vedere!

- Ciao, papà. - Ciao, divertitevi.

Ti perdi una zuppa di pesce!

Mannaggia, troppe ne perdo, di zuppe di pesce.

Che vuoi fare?

Basta che siete contenti voi, sono contento pure io.

La sigla? Via Livorno 49.

Livorno 49. Via Livorno 49.

< Quartiere Don Bosco.

Zara 87, quartiere Don Bosco, tre minuti.

< Zara 87, ricevuto.

Eccolo! Taxi. Sono qui.

Zara 87, Zara 87. Prego, signore, si accomodi.

- Dove andiamo? - Andiamo a Caracalla.

- A Caracalla? - Sì, a Caracalla.

Signore, siamo alla passeggiata archeologica.

Ma a Caracalla dove va, al teatro? Con il fagotto?

No, no, volti qui a destra.

Sì.

Vede quei fuochi laggiù in fondo?

Sì, li vedo. Li riconosco pure. Ma che è lì che andiamo?

Tra il primo e il secondo fuoco c'è la mamma che mi aspetta.

- La mamma? - Sì, la mamma.

Signora Ester, siamo qui.

Ma che c'era il pupo?

Bravo, signor Donato.

Vieni, bello di mamma tua.

- Che c'è di bello stasera? - Stasera a Caracalla c'è l'Aida.

Fra poco finisce e comincia il movimento.

Allora siamo arrivati in tempo.

Ecco. Tieni, bello, tieni.

- Ha una gran fame a quest'ora. - Lo vedo.

- Cosicché lei è la mamma? - Sì, perché, non è bello?

È bellissimo.

Ecco fatto. Bello mio!

Buonanotte.

Appena finisce di poppare, si addormenta.

- Mi raccomando, signor Donato. - Ma signora Ester!

il signor Donato non è solo un bravo portiere, è anche un buon amico.

Non si è mai rifiutato di portarmi il pupo ad allattare.

Lo faccio volentieri, è così caruccio.

Grazie, signor Donato e grazie anche a lei, tassinaro.

Per carità, signora Ester. Non lo dica neanche per scherzo.

È un dovere per me.

Piuttosto lei...

- Buona fortuna. - E mica tanto!

- Sono tutti giapponesi stasera. - Arrivederla, signora Ester.

Ciao, bello!

Ciao!

Evviva, sempre evviva la Madonna del Divino Amore...

Che meraviglia!

- Fernanda, pure tu qui? - Ciao, Pie'.

Sono venuto ad accompagnare le signore. C'è una festa? Chi sono?

Le chiami signore?

Queste sono infiltrazioni di circonvallazione anulare.

- Non le vedi? - Ma chi vanno a rallegrare?

- Sceicchi, emirati del petrolio. - Roba grossa.

- Taxi! - Eccoci. Siamo noi! Andiamo.

Grande capo Sheik Alj Ciucci invita voi cena.

- Buono! - Buono sì!

Poi riaccompagnate gentili ospiti alla casa.

Certo, le accompagniamo con il tassì.

Per questo disturbo io pagare ognuno 200 mila.

- Contenti sì? - Contenti sì?

- Contenti sì. - Contenti sì.

- Andiamo alla festa. - Andiamo alla festa. Dove?

- Sì, sì sì. - Siamo ospiti di Alj Ciucci.

Capirai! Grande sheik.

- Petrolio. - Sì sì.

Cin cin, Pietro.

Cin cin, Fernanda.

- Mi dai una sigaretta? - Come no! Pronti.

L'ultima volta eri più spensierato.

- A volte i figli danno pensieri. - Però è già una cosa.

io sono sola, mio marito se n'è andato nel '78.

E mia moglie, che sta a casa dal '48?

No, non lo dicevo per lei,

ma qualche volta uno si può sentire solo pure quando sta in compagnia.

Ma tu sei felice con tua moglie?

Non ci ho mai pensato.

E allora sei felice, quando uno non è felice ci pensa.

Tieni. Fiore su fiore.

Che scemo!

Con quella risata da cornacchia, quanto sei bella!

Pietro, mentre aspettiamo il secondo con il contorno...

- Andiamo a fare un balletto? - Come no! Pronti!

Ecco il second, vedi?

Ci vanno leggeri, questi.

Ammazza che fame!

E loro usano così, con le mani.

Gnam!

Quanto sei bella.

Profumi di primavera, Fernanda.

È Super Oil, il lubrificante per tutte le stagioni.

L'ho cambiato oggi.

Ammazza quant'è buono!

- Da quanto tempo non ballavo. - Balli bene.

Come ti chiami?

- Pie'. - Dimmi.

Ma tu ogni quanto le cambi le candele? io le devo cambiare ogni settimana.

Sì? Mi pare troppo.

Scusa, dipende dal piede, tu lo sai.

Più spingi e prima si sporcano.

A me sembrava di avere un piede leggero.

Leggero? Tu sei una vera tassinara.

Tu marci a filo gas, come una piuma.

E tu come marci?

Ferna', io sto a folle.

Taxi!

Sì? Dica?

Vaffanculo!

Quella parola lì a Alj Ciucci?

Sì.

io quella parola lì gliel'ho detta perché mi ha tirato il purè in faccia.

Lui scherzando può fare, scherzando.

E io scherzando prendo questo tegame e glielo metto in testa.

Tu non metti niente.

No? Tu tirami il purè e poi vedi.

Pie', è meglio che ce ne andiamo.

in questo paese un'automobile sì e una no viaggia con benzina di mia nazione.

La mia è quella no, comunque tu il purè in faccia non me lo tiri.

io tiro per allegria.

Se tu non piace, mette giù piatto grande.

Tu metti giù il cucchiaio con purè.

- Mette giù io, mette giù tu. - Prima tu.

Lui grande sheik.

Devi mettere prima tu.

Pie'... e sii buono. Mette prima tu.

Che coraggio!

Oddio, che hai fatto.

Che è? Lo avevo avvertito.

"il grande sceicco Alj Ciucci, vestito da una valanga di purè

provocata dal tassinaro Pietro Marchetti.

il tassinaro Pietro Marchetti,

insieme alla collega Fernanda Rossetti,

mentre ballava nel mezzo della festa con la bella collega,

ripetutamente offeso e deriso,

dallo sceicco stesso e da tutto il suo seguito,

preso da un attacco d'ira, offeso,

prendeva una tegame di purè e glielo rovesciava in testa."

Ma stiamo sulla bocca di tutti! Chi è questa bella collega?

Sì, bella, capirai! Chiamala bella!

Ne dicono di fregnacce, questi giornali.

È una stramiciona, è un anno che fa la tassinara.

L'avrò vista due volte. So che si chiama Fernanda.

Ma con questa Fernanda ci ballavi o non ci ballavi?

Ci ballavo...

Un balletto, così, per passare il tempo.

Parlavamo di consumo di benzina, pensa un po'.

Poi... poi quello stronzo di beduino mi ha tirato il purè in faccia

e lì è successo il patatrac.

Allora non è vero che i giornali dicono fregnacce.

Dimmi la verità, chi è questa bella collega?

Ma che dimmi la verità?

È una tassinara, una collega. È una poveraccia.

Pie'... stanotte nel sonno hai chiamato Fernanda.

- io? - Sì, due volte.

Ma sei sicura?

Si vede che dopo quello che mi è successo sarà stato un incubo.

No, non avevi mica la faccia da incubo.

Ma che mi guardi quando dormo? Niente niente saresti gelosa?

io sono tua moglie.

E hai fatto bene a dirmelo, sennò me lo scordavo.

È mia moglie...

Pie'... Quanto tempo è che non mi porti a ballare?

Te lo dico io: Aspettavo Luca e la pancia non mi si vedeva.

Mi portavi al circolo del Torsicòre.

Core e polmone! Tersicore, dea della danza.

Come ti pare, però non mi porti più ai balli, solo chiesa, casa, figli

e tutti i giorni per me sono uguali.

Pie', perché non ci racconti mai niente di quello che succede fuori?

Lo vengo a sapere sui giornali dalla cronaca nera.

Tu non devi leggere i giornali, non devi leggere la cronaca nera.

Non devi leggere queste porcherie.

Se vuoi sentire tutto quello che succede a Roma, diventi matta.

Lo sai la moglie di Frantoni?

Si è ammalata di depressione e avvilimento, sta diventando mezza matta.

- Poverella, non mi avevi detto niente. - Non l'ho detto per non impressionarti.

Come è successo?

Frantoni ogni volta che arrivava a casa si sfogava con la moglie

e raccontava tutto quello che succedeva.

Così, oltre ad angustiarsi lui, angustiava pure la moglie che stava a casa.

E or a lei si è ammalata e lui si mette a piangere.

"Mannaggia a questa boccaccia, non mi sto mai zitto!"

Poveraccio.

Però pure tu con quella boccaccia che non ci racconti mai niente...

Ma tu la depressione non ce l'hai.

Se c'è una cosa bella ve la racconto, se è brutta perché vi devo rattristare?

Perché ve la devo raccontare?

Pie', sii sincero. Ma com'è questa Fernanda?

Ricominci un'altra volta con questa Fernanda?

Alta, bella, come piace a te? Non come me che sono ingrassata tanto.

Ma tu non sei grassa, tu sei così come sei.

- Come sono? - Come sei...

- Come sono? - Come sei? Sei così di natura.

Sei di costituzione grassoccia. Ora sei diventata un po' buzzicona.

- Grazie del complimento! - Prego.

- Mi dici sempre che devo dimagrire. - Non te lo dico per estetica.

Te lo dico perché non ti fa bene, hai la pressione alta.

E per questo devi stare tranquilla, ecco perché non ti racconto niente.

Semmai dovresti fare un po' di ginnastica qui a casa.

Oppure fuori, fai una corsetta.

Ne vedo tante di buzzicone con la tuta che corrono.

- E dove vanno? - Corrono per strada, nei viali.

Nei parchi.

Ma mica è per te, tu non le devi fare queste cose.

Tu stai bene qui a casetta tua, ma dove vuoi stare meglio di qui?

Fatti una bella dormita, Teresa. Ciao, non ci pensare.

- Buonanotte, Tere'. - Buonanotte, Pie'.

Eh, buonanotte...

Tere'...

Ma non senti?

Senti che silenzio.

La città con le sue insidie è lontana.

E invece qui a casetta nostra regna la pace, la concordia, la serenità.

È così che mi piace vivere.

Tutto quello che vedo in giro di giorno e di notte...

veramente mi consolo di avere una famiglia come la nostra.

- Buonanotte, amore. - Buonanotte.

Buonanotte.

Mamma! Mamma! Ma dove vai? Che fai?

Pensaci bene, ti fa male!

Non ti preoccupare, mi ha detto Jason che pure a Londra fanno queste corse.

Ma tu non ci sei abituata, papà ti direbbe di non andare.

Papà ha detto lui che lo devo fare, devo dimagrire.

Ciao! Andiamo, Jason.

Ma chi se l'aspettava di vedere mamma in tuta che fa la maratona?

Quante volte le fate a Londra le maratone?

Hai capito, nonna?

Non capisco neanche l'italiano quando corro, figurati se capisco l'inglese.

Ecco l'auto! Aspettaci!

- Andiamo! - Forza!

Eccola, è arrivata prima!

Brava!

C'è tutta Roma stamattina qui sotto al Colosseo.

Magari per lavorare un po' meno,

ma quando si tratta di correre e fare caciara, sono tutti pronti.

Magari questa manifestazioni ci fossero una volta al giorno!

Sono belle, fanno bene alla salute, mantengono in linea.

Non dico per lei, lei non ne ha bisogno. io me ne intendo.

Lei ha un bel corpicino, una bella linea. Complimenti, signora.

Grazie, molto gentile.

Lo dico in presenza di suo marito senza secondi fini.

- Complimenti per la sua signora. - Grazie.

Mia moglie avrebbe bisogno, è un tipo rotondetto.

Una buzzicona.

io le dico sempre: Fatti una bella corsetta, Teresa, corri!

Permesso, scusi.

Jason, amore mio, aspetta un momento, appoggiamoci un po' qua.

Nonna mia, è una vergogna, e poi è un peccato, eravamo primi.

Se ci facciamo passare davanti, arriviamo ultimi.

E che ci frega! O primi o ultimi, mica ci danno la coppa.

io mi butterei qua per terra.

Siamo a Villa Borghese, signore. Dove andiamo?

Lo chiedo a lui. Dove andiamo?

All'orologio ad acqua.

All'orologio ad acqua?

- Quello al Pincio? - Sì, bravo.

- È questo l'orologio ad acqua, no? - Sì.

Va bene qui?

Si infratti qui, per favore.

infratto? Dove mi infratto, scusi?

Lì, nel boschetto.

- Va bene qui? - Sì, caro, va bene qui.

Accipicchia, dove l'ho messo?

- Si è persa qualcosa, signora? - il lighter.

Ah. Credevo che cercava l'accendino.

Appunto, cercavo l'accendino. Lei ce l'ha?

Sì, signora. Come no. Pronti. Ecco, signora.

- Prego. - Grazie, signora.

- Perché, lei non fuma? - Sì, io fumo, anche mio figlio.

Ma in servizio non voglio disturbare il cliente.

- Ne prenda una. - Sì?

A lei non posso rifiutare, signora. Grazie infinite.

- Gentile! - io? Lei, signora.

- Grazie. - Prego.

- Come si chiama? - io mi chiamo Pietro.

- Pietro... - Sì.

Che nome forte. Lei è molto forte?

Molto forte, insomma... eccomi qua, signora.

40 anni di servizio, ho due figli, sono pure nonno.

Non lo dica, sembra un ragazzino.

Sì.

Effettivamente...

Che luogo triste, Pietro.

Questo silenzio... questa immobilità della natura mi fa paura.

Venga qui vicino a me, venga a consolarmi un po'.

- Come dice, signora? - Venga qui vicino a me.

Signora...

io ci vengo.

Volentieri ci vengo, ma...

- Suo marito? - Lo lasci fare.

È andato a fare un bisognino?

Venga qui vicino a me.

Signora, volentieri ci vengo, ma...

Se poi ritorna e mi trova qui?

Non ti preoccupare, nonno.

E chi lo direbbe che sei nonno?

- Sei così giovane. - Sì?

Bello, forte...

Bella! Quanto sei bella, signora!

- Davvero? - Come mi piaci, signora!

- Dimmelo ancora, nonno! - Sì, mi piaci!

E no, signora, non mi chiami nonno.

- Porco! Porco, porco! - Sì, sono un porco.

- Dai, continua, porco! - Sono un porco!

Voglio essere un porco! Sono un porco!

- Sono un porco! - Ancora!

- Sono un porco! - Sì, continua!

Sono un porco! Oh!

- Ma che succede? Continua! - Signora, c'è suo marito che guarda.

- No, lascia perdere, non c'è nessuno. - È appiccicato al finestrino!

Mi piace, dai!

- Ma che ti frega? - Che mi frega? Io sono tassinaro.

Sto lavorando, signora. Che è questa cosa?

Quello guarda, questa strilla... ma che fate?

Scusi, siccome la sua signora mi aveva chiesto l'accendino.

- Allora io... - Sì, lo so, muoviamoci.

Sì, subito, signore. Dove andiamo?

- Esca subito di qui. - Esco subito di qui. Subito, signore.

Brutto! È stato proprio cattivo con lei.

- io? No, signore. - Sì, vede che l'ha fatta piangere?

- È stato orrendo. - Mi dispiace.

Si fa subito a dire "mi dispiace".

il fatto è che voi romani non avete voglia di fare niente.

Niente.

Ma li mortacci tuoi!

Comunicazione urgente per Zara 87.

- < Qui Zara 87. - Zara 87? La stiamo chiamando da un'ora.

- < Come mai non rispondeva? - Avevo staccato, disturbava i clienti.

Deve chiamare suo figlio a casa, è urgente, si tratta di sua moglie.

- Di mia moglie? Ma che è successo? < Ricevuto?

Sì, ho ricevuto. Teresa mia, ma che hai fatto?

Teresa!

Teresa! Teresa!

L'ha portata un signore con la macchina.

L'ho chiamato io, era stesa sul marciapiede.

Teresa! Ma che hai fatto?

Ma come ti è venuto in mente?

- Come mi è venuto in mente? - Sì, come ti è venuto in mente?

- Tere', ma che è colpa mia? - La colpa è mia.

- Non dovevo diventare come sono. - Ma come sei? Ognuno è come è.

Ma che credevi, che a fare la maratona dimagrivi?

Ma poi perché? Tu mi piaci così come sei, Teresa mia.

Speriamo, però non mi dovevi dire quella brutta parola.

Che brutta parola?

Buzzicona.

- Fatti gli affari tuoi. - Fatti gli affari tuoi, papà.

Ma non hai da cucinare? Di che ti impicci?

Tere', se ti ho detto quella brutta parola, scusami.

io tante volte me ne esco con queste cose, ma lo faccio senza intenzione.

E non mi puoi lasciare così con questo rimorso.

Ma non la lascia, non si preoccupi. È un collassino.

Tere', ci penso io a farti guarire. Una bella bistecchina al sangue.

- È così che la curate? - No?

- Allora gli mettiamo due uova sopra. - Ma ti stai zitto?

Fagliela cuocere la bistecca, è per il mio bene.

- Sì? - Sì.

- Che dice, la può cuocere? - Si è ripresa.

Si è ripresa, ha sentito la bistecca. E vabbè, cuoci la bistecca.

- La cuocio sì. - Ti facciamo cuocere la bistecca.

- Sì, Pie'. - Che ti possino! Buzzicona!

- Aridaje! - No, Tere'.

Non fare così, non mi mettere paura.

Teresa mia.

- Zara 87. - Mi metto davanti.

Come si fa ad andare un pochino più avanti?

Ecco, c'è un affaretto. Sta comodo?

E chi se l'aspettava oggi di avere questo incontro!

Mi hanno comandato via Margutta 115,

di solito vengo a caricare una cornice antica, un tavolinetto, antiquariato.

E invece lei è la persona più moderna del mondo!

E chi se lo aspettava di vederlo!

Dottor Fellini! Ma è la fine del mondo!

Ma lei non sa da quanto tempo io aspettavo questo momento!

- È un momento magico, sembra un film suo. - Posso andare indietro?

Più indietro? Prego, è automatico.

E anche lo schienale.

Non può immaginare l'onore che mi fa! Sedere così al suo fianco.

Tutta la gente, tutti gli stranieri, tutto il mondo mi domanda di lei.

Gente di tutte le razze, di tutti i colori. Bianchi, gialli, neri.

"Ma tu lo conosci il dottor Fellini?"

Lo conosco? Siamo come fratelli!

Non può immaginare io che cosa racconto su di lei.

- Tutta la sua grandezza. - Le dispiace abbassare un po'?

- Che? - il volume della radio.

Lo leviamo subito.

Zara 87, ho il dottor Fellini!

- Ma sta' buono... - Taglio subito la comunicazione con voi.

Dottor Fellini!

Tutti questi stranieri mi dicono: Che fortuna essere tassinaro!

Poter avvicinare una personalità, un mito come il dottor Fellini.

Capire che ha dentro quel capoccione!

E dicci, ma che ti racconta il dottor Fellini?

E dico: Se vi stessi a raccontare tutto quello che mi dice,

vi dovrei far fare tre volte il giro di Roma.

- Ma... - E faccelo fare, dicono loro.

Un'occasione del genere capita una volta nella vita.

- Scusi? - Che c'è?

Riconosce questa musichetta?

Ti ho fatto chiudere la radio, metti la musica?

io metto questa musichetta quando racconto alla gente

tutti i sogni che lei fa vedere nei film, quelle scene fantastiche

con quelle trippone, quelle chiappone, quelle zinnone, quelle bucione.

Con tutti quei preti sdentati, tutti vestiti di rosso, che corrono.

E poi le monache cappellone e le cavallerizze con le chiappe grosse.

E poi i cardinali, i baroni, i conti, gli zozzoni, i poveracci,

i clown, i pagliacci con le trombette.

Piripì piripì!

il vecchio che si perde nella nebbia.

Solo questo lei vede nei miei film?

No, c'è pure il luna park, il circo equestre.

il bambino secco secco con il cilindro, la frusta.

Che poi sarebbe lei quando era bimbo.

Le dispiace? Un po' mi immalinconisce.

- Un po' la musica mi risucchia. - Ma come, la leva?

Sono tutti sogni che lei faceva da bimbo, è vero? Quello che mette nei film.

Ma sono tutte storie, io credo...

Dottor Fellini, ma lei stava sempre a dormire da ragazzino?

Mio figlio, laureando in ingegneria,

ha comprato un libro che racconta tutta la sua vita.

Quando stava a Rimini.

Quando era ragazzetto che si metteva con le panze bianche al sole con gli amici

davanti al mare, che non facevate un cazzo.

Perché lei, quando emigrò da Rimini, non era nessuno.

- Come fa a saperlo? - Era pure un po' burinotto.

È venuto a Rimini, parlava tutto "bini bini", insomma...

Come parlano a Rimini?

"Stai bini?" Quelle cose neanche si capiscono.

Lei è venuto qui, si è messo a fare le caricature a Marco Aurelio,

poi quando sono venuti i soldati americani...

Sai proprio la storia.

Poi è entrato nella cinematografia

e ha cominciato a raccontare tutti i sogni che faceva da bimbo, ha incantato tutti,

ha fatto rimanere tutti a bocca aperta.

È diventato il più grane scienziato delle cinematografie del mondo.

- Scherziamo? - La ringrazio di questo entusiasmo.

Ma grazie a lei per i grandi film che ci fa vedere,

per i grandi momenti di poesia e di grande magia

che la sua inesauribile fantasia ci ha regalato.

- Ma che scherziamo? - Stia zitto!

Dottor Fellini! Lei non può immaginare la gioia che mi dà.

io sono 40 anni che aspettavo. Ma quando viene il dottor Fellini?

Ecco.

- Questa è la prima volta... - Mi sa che è anche l'ultima.

Lo sa che tutti, gente di tutte le razze, mi domandano:

"Ma tu lo conosci il dottor Fellini?"

Ma come, lo conosco? Siamo come fratelli!

Quando monta sul tassì: "Pietrocchio, Pietrocchio!"

- Pietrocchio mi chiamano. - Come si chiama?

Perché io mi chiamo Pietro.

- "Pietrocchio!" Mi bacia, mi abbraccia. - Attento!

- Perché lei, Dottor Fellini... - Ma devi guardare davanti.

Non si preoccupi, io posso pure non guardare.

Questa è come un somaro.

Quando le dico: Abbiamo il dottor Fellini, questa non si ferma più.

- Le voglio dire una cosa. Posso? - Dica, dottor Fellini.

Ho preso il tassì per andare a Cinecittà.

A Cinecittà? Senz'altro.

E dove vuole andare? il dottor Fellini va a Cinecittà.

- Mi piacerebbe... - Dica, dottor Fellini.

Mi piacerebbe stare un po' in silenzio, devo pensare.

Ma guardi che io sono molto discreto con un cliente di rispetto come lei.

Ma io sto zitto, non parlo mai.

Appunto perché quando la gente mi domanda: Ma che ti dice?

Ma tutto mi dice, mi racconta tutto, perché lui vuole sapere tutto.

Quando sale sul tassì dice: "Chi hai preso? Com'è, che faccia ha?"

Tutto vuole sapere, perché lui è come un pupone, quei puponi fregnoni.

Voglio pensare una cosa!

Oggi ho accettato di fare una particina, di apparire,

di essere me stesso in un film dell'amico Sordi.

Lei come attore?

intanto non sapevo cosa mettermi, se mettermi la camicia, se mettermi...

una camicetta a colori, senza giacca, con la giacca...

Ho vissuto tutti i problemi che vive l'attore.

Truccarsi, non truccarsi, pettinarsi, non pettinarsi.

Tentare di rifare se stessi. Uno non si conosce.

È sempre come imbranato, impacciato.

Perché? Lei è impacciato?

Sono un po'... come dire? Un pochino turbato.

Non dico emozionato, ma insomma...

Ma come, un genio come lei?

Una personalità come lei, il grande scienziato delle cinematografie!

Si impaccia?

Una cosa è fare il regista, una cosa è fare l'attore.

- C'è una certa differenza. - E quale, dottor Fellini?

Probabilmente fare la regia,

dire agli altri quello che devono fare mi è più congeniale.

Certo, è molto più facile fare il regista che fare l'attore.

Non è più facile, ma nei temperamenti c'è una maggiore inclinazione,

una maggiore identificazione.

Dirigere, consigliare, suggerire, anche mostrare all'attore come deve fare,

per esempio, posso benissimo trasformarmi in un vecchietto, in una bambina,

in una bella donna, se devo insegnare a qualcuno una scena.

Però farla... questa invece dovrebbe essere

un'esperienza che ogni regista dovrebbe fare.

Certo.

Perché psicologicamente l'atteggiamento è diverso.

Controllare l'estroversione, controllare la spontaneità,

apparire spontaneo, ma con consapevolezza,

questo è l'equilibro psicologico più sottile

in cui l'attore vero esercita la sua...

Tutti i registi dovrebbero fare un'esperienza di attore.

Per lei sarà un'esperienza piacevole. Capirai, con Sordi!

Lei mi stava dicendo che fa questa cosa con Alberto Sordi.

Ma che deve fare esattamente?

Non lo so, insiste perché io faccia un'apparizione in questo film.

Ma che, esattamente? Mi dica, le posso dare un suggerimento.

Ma niente, spagliacciare così come due vitelloni,

ricordando i vecchi tempi

e guardandoci in faccia e ritrovandoci tali e quali.

Qualche rughetta in più. Qualche capello in meno.

Poi ci ha fatto il film "i vitelloni", no? Un sacco di risate ci siamo fatti!

"Lavoratori! Tiè!"

- Ammazza le risate! - Lei li ha visti i miei film?

Tutti li ho visti, tutti tutti.

L'ultimo è stato quello a Fontana di Trevi,

con quella buciona che faceva il bagno, come si chiama?

- La... - "La dolce vita".

"La dolce vita"! "Zucchero e peperoncino", "Roma città aperta",

"Sciuscià", "Paisà", tutti li ho visti.

Ecco, dottor Fellini, siamo arrivati a Cinecittà.

E chi se lo immaginava stamattina

di entrare con il dottor Fellini nel tempio di tutte le cinematografie.

- Dove andiamo? - Qui a sinistra. No, di qua.

- Questa è tutta la grande Cinecittà? - Questa è Cinecittà.

- Dove si fanno i suoi grandi film. - Sembra il Policlinico, eh?

Che cosa ci regala quest'anno di bello? Che film ci regala?

Un film che si chiama "E la nave va".

Ammazza! La nave tipo Okinawa? La nave da mare?

Un piroscafo.

Un grande piroscafo, ammazza che gagliardo!

Oggi si fanno quei film spaziali con Frankenstein, Mazinga,

roba che si incendiano per aria, si inabissano nel mare.

È un suo sogno da bimbo, questo della nave?

No.

Scusi, dottor Fellini, a lei potrebbe servire un ingegnere?

Con tutti quei mari artificiali che fa.

- Le navi, i palazzi, i ponti... - Può darsi.

Può darsi? Glielo posso mandare? Si chiama ingegner Luca Marchetti.

Figlio del tassinaro, glielo mando. Grazie, dottor Fellini!

È un ragazzo d'oro Luca, non se ne pentirà.

- Dove andiamo? - Là. - Senz'altro.

Tutti ci stanno guardando.

Pietro Marchetti, Zara 87 con il dottor Fellini.

- Qui, dottor Fellini? - Quant'è?

Sono 4.500.

Queste sono 10 mila, grazie a lei. Pronti, dottor Fellini. Venga!

Adesso l'apro io.

Lei non dovrebbe pagare niente.

Siamo noi tassinari che dovremmo dare i soldi a lei.

io se gli dovessi dare tutto quello che lei ci ha fatto guadagnare con i turisti

dovrei darle un miliardo e mezzo.

- Se mi dà il resto, intanto... - il resto di che?

Ammazza, con quegli occhiacci da regista!

Ecco la sua banconota, lei non deve pagare niente!

Ma perché?

Grazie, dottor Fellini, per i bei momenti di grande poesia e di grande magia!

Grazie per quello che può fare per mio figlio.

Si chiama Luca, ingegner Luca Marchetti! Figlio del tassinaro!

Se posso, arrivederci.

Già che c'è, mi dia un bacione a quel gran chiappone di Sophia Loren,

mi fa diventare matto!

Federico! Andiamo, Federico, hai detto alle 10!

- È un chiacchierone... - E lascialo perdere!

Ma chi è, Alberto Sordi?

Ammazza!

Beato lei, dottor Fellini! Mannaggia, le risate che si fanno!

il dottor Fellini e Alberto Sordi! Porca mignotta!

Quando lo racconto... Che c'è pure Sophia Loren?

Mannaggia! E chi se lo aspettava?

Ma è la fine del mondo! io neanche lo racconto.

Per carità! E che lo racconto a fare? Tanto non ci crederà nessuno.

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