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Original subtitles

- Questo è l'architetto Berggren. - Perché il Comune non fa niente?

- Me ne frego dei suoi soldi. - E di sua figlia, allora?

- Vieni qui. - Hjalmar è di sotto.

Bene. Scendiamo a parlargli. Gli raccontiamo tutto.

- Mettiamo le carte in tavola. - Ti ho detto che non accadrà mai.

Ho ricevuto una lettera da Morten. La nave sta tornando a Fredrikshamn.

È un anno che Morten si nasconde a causa di quello che hai raccontato alla polizia.

Pensi che un giorno potremo diventare una coppia?

Parlerai con la polizia solo se accetterò la proposta di Ditmar?

Sì, dipende tutto da te.

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Traduzione di Lexlex

Ciao. Quelle vanno là dentro. Potete entrare di qua.

- Jenny? - Ciao, Edith.

- Che vuoi? - Devo darvi una mano.

Aspetta qui, Jenny.

L'Hotel Panorama ha mandato Jenny.

- Dobbiamo mangiare qui? - Oggi il pranzo verrà servito fuori.

- E se non volessi mangiare fuori? - Ve lo serviremo in salotto.

- Per fortuna mi avete illuminato. - Non è emozionante?

Uno dei momenti più importanti nella vita di una donna.

Non esprimere giudizi, Lydia, tu non lo hai mai provato.

- Ma questa non è Jenny? - Buongiorno, signora Fjeldso.

Siete tornata?

Sì, ma solo per il fidanzamento. Adesso lavoro all'Hotel Panorama.

Anche lì servono il pranzo in salotto? Andiamo.

Andiamo a chiamare la signora Andersen.

Queste sono belle. Mettiamole in cantina.

- È arrivata Jenny. - Oh, benissimo.

- Signora Andersen, è Jenny. - Sì. Ho chiesto proprio di lei.

Ma si è sposata con Mads.

- Chi è Mads? - Il fidanzato di Martha.

Oh, non ci avevo pensato.

Se si incontrassero succederebbe un disastro.

- Allora, la merce è arrivata? - Sì, in questo momento.

Ecco la disposizione dei posti a tavola. Io e Vera abbiamo preparato i bigliettini.

- Bene, ci pensiamo noi. - Sono arrivate le ostriche?

- Sì. Le abbiamo portate in cantina. - Sono belle?

- Sì, sono di prima qualità. - Anche lo champagne va in cantina.

- La disposizione dei posti? - L'ho già data alla signora.

- E i genitori di Ditmar? - Hanno la stessa stanza dell'estate scorsa.

Telefono, signor Madsen. Un certo direttor Skaarup.

- Si sarà sicuramente perso. - Dici?

- Sapete chi c'è là fuori? - Sì, c'è Jenny.

- La signora Andersen aveva dimenticato Mads. - E adesso non possiamo rimediare.

Martha, ascolta... l'Hotel Panorama ci ha mandato un aiuto.

- Ci hanno mandato Jenny. - Jenny?

So che non siete migliori amiche, ma spero possiate collaborare, oggi.

- Pensi di poterlo fare? - Sì... sì.

Mi fa molto piacere, Martha.

Ecco Jenny. Benvenuta. Sono felice che tu sia potuta venire.

- Ci sei anche tu? - Sì, perché non dovrei?

- Le altre ragazze le conosci già. - Non me. Mi chiamo Fie.

Fie è rimasta qui durante l'inverno. Puoi accompagnare Jenny a cambiarsi?

- Conosco la strada. - Sì, ma certo.

- Ma che...! Papà, devi bussare. - Il padre di Ella ha appena chiamato.

Sono finiti a Ålbæk. Ha chiesto indicazioni a un contadino.

- Tra quanto arriveranno? - Vedrai che arriveranno presto.

- Ma Ella non verrà. - Perché?

Ha capito male la data.

- È ancora in Svizzera. - Ma non è possibile!

- Sì, è un peccato. - Ci tenevo tanto.

- Ma verranno i suoi genitori. - Sì, ma sono amici vostri.

Tutti gli invitati lo sono. Io avevo invitato solo la mia migliore amica.

- L'hai trovato? - Sì, in un cassetto in soffitta.

- Non sarà un romanzo criminale, vero? - Spero proprio di sì.

- Mi sto cambiando. - Vai a fare il bagno?

- Se mi dai il permesso. - Sì, sì.

- Vai con Ditmar? - Vuoi venire anche tu?

- Non vuoi stare sola con lui? - No, non con lui.

Ma vi sposerete.

Vuoi venire o no?

- Ho sentito mentre papà lo rimproverava. - Chi? Ditmar? Perché?

Papà era arrabbiato perché il progetto delle case non va avanti.

E che essendo il direttore avrebbe dovuto svolgere meglio il suo lavoro.

- Sì, e allora? - Papà sembra apprezzarlo di più adesso.

- Perché siamo ufficialmente fidanzati? - Non ho detto questo.

- Allora che vuoi dire? - Niente.

Allora devi tenere la bocca chiusa!

Oggi è il gran giorno, allora.

La signorina Malling e i gemelli staranno fuori tutto il giorno.

Così non daranno fastidio. Mio marito invece verrà.

Adesso è così impegnato con la nuova filiale di Aalborg.

"Non voglio perdermi il fidanzamento di Amanda," ha detto.

Senza di lui non sarebbe la stessa cosa, vero?

No.

Io e Otto ci siamo fidanzati al club velico.

Suo padre e suo nonno erano soci onorari.

Il tempo era nuvoloso, ma all'improvviso uscì fuori il sole.

E nel suo discorso, Otto disse che io ero il sole della sua vita.

È stato molto commovente.

Adesso diventerai il raggio di sole nella vita del conte Ditmar.

- Signorina, avete saputo niente di Morten? - No, non ancora.

- Ma gli avete scritto? - La riceverà appena sbarcherà a terra.

Gli avete scritto che mio padre vuole parlargli?

Sì.

Vuole solo assicurarsi di raccontare la stessa versione alla polizia.

Non dovrebbe essere già arrivato? Spero abbia ricevuto la vostra lettera.

Il conto, grazie.

Posso sedermi?

Prego. Me ne stavo andando.

- Sapete chi sono? - No.

Ernst Bremer.

Ho sentito parlare di voi.

No, grazie.

In Danimarca sapete il fatto vostro.

Peccato sia così difficile farsi un goccetto in Norvegia e in Svezia.

Ma ho sentito che voi cercate di rimediare.

Cos'altro avete sentito?

Che contrabbandate alcolici dalla Germania.

Ah, è così? Anch'io ho sentito parlare di voi.

È un anno che siete in giro per mare.

Il vostro capitano parla bene di voi.

Vi piacerebbe lavorare per me? Siete l'uomo giusto.

Cosa ve lo fa pensare?

Il fatto che sapete dire di no a un goccetto.

Non voglio avere la polizia alle calcagna.

Non è così che avete vissuto nell'ultimo anno?

Ho saputo che c'entra la morte di qualcuno.

E un ricco grossista di Copenaghen vuole incolparvi del fatto.

- C'è stato un equivoco. - Un equivoco? Ma certo.

- Devo andare. - Certo.

Avrete sicuramente una fidanzata che vi aspetta.

È stato un piacere parlare con voi.

- Dobbiamo andare a prendere le verdure, Fie. - Sì, ci stavo giusto pensando.

Come sei elegante, Jenny. Stasera ci sarà una festa.

Inizieremo con una minestra. Non so come si pronuncia. Pare sia francese.

Poi ci saranno le ostriche. Ne serviremo sei su ogni piatto.

Poi serviremo quaglia con patate arrosto,

composta di mirtilli rossi e insalata di sedano.

- Questo cos'è? - Sono pomodori svuotati.

Li mettiamo a testa in giù su un letto di cetrioli, devono sembrare funghi.

- Te li immagini? - Sì, penso di sì.

Gelatina di vino per dessert, e croccante con il caffè.

Il menu lo ha fatto la signora Madsen. E il signor Madsen vuole lo champagne.

- Hai finito con gli gnudi? - Sono quasi pronti.

- Tu e Jenny preparate le quaglie. - Ce la faccio da sola.

- Allora sbuccia le patate. - Sì.

- Andrà a finir male. - Non è detto.

- Mi dispiace per Martha. - A me dispiace più per Jenny.

È sposata con quel buono a nulla di Mads. Non le ha neanche regalato un anello.

È già ora di pranzo?

- Oggi lo serviamo nel salone. - Sembra buonissimo.

- Non volete sedervi? - No, andiamo a Hjørring.

- Ne volete uno anche voi? - Sì, grazie.

- Ci sarete per cena? - Certo, non vogliamo perdercela.

- Non vogliamo perdercela? - C'è il fidanzamento della figlia del capo.

- Che giorno triste! - Ti ho detto di dimenticarla.

Signor Aurland!

- Uscite a dipingere? - Sì.

Domanda inutile. Viene anche vostra moglie?

- Viene più tardi. - Posso prenderla in prestito?

- Prenderla in prestito? - No, mi sono espresso male.

Ho bisogno di una mano per scegliere il tipo di intrattenimento per stasera.

Per la cena. Non ho potuto dire di no al signor Madsen.

Fa parte del mestiere di attore. E vostra moglie ha buon gusto.

- Dovete chiederlo a lei. - Certo, volevo solo il vostro permesso.

Non voglio prendermi nessuna libertà. Grazie, signor Aurland.

C'è nessuno?

Sei tu?

- Chi pensavi che fosse? - Tuo padre, ma so che si è trasferito.

- Hai ricevuto la mia lettera? - Sì.

Avevi ragione. Il signor Madsen ha capito che era un malinteso.

- Sì, me l'hai scritto. - Sì, beh...

- Quando se n'è andato mio padre? - Un po' di tempo fa.

- Quando è morta mia madre? - Prima.

Prima? Nonostante fosse malata?

La signora Andersen si è presa cura di lei. Stava con noi all'hotel.

È sepolta in un bel posto, proprio accanto a tuo fratello.

Vieni. Voglio farti vedere una cosa.

Non è mai stato così bello. Chi se ne occupa?

- Io. - Tu?

- Sembri sorpreso. - Sai fare anche questo?

Perché non dovrei?

Mettimi giù!

Mi trovi irresistibile?

- Ditmar! - Sì, certo. Lo sai.

Baciami, allora.

- Amanda, potrebbe arrivare qualcuno. - E allora?

Beh, non avrei piacere.

Sai dove vorrei abitare? A Copenaghen, proprio sul mare.

- Sarebbe bello. - Sì, vero?

Ma abbiamo la casa a Charlottenlund.

Quale casa?

Quella che vogliono regalarci i tuoi genitori.

Non te l'avevo detto?

- No, non me l'avevi detto. - No? Mi sembrava di sì.

E a Frijsenholm dovremo vivere insieme ai tuoi genitori.

A Copenaghen non voglio abitare vicino ai miei genitori.

Tuo padre vuole darci quella casa. Non è facile dirgli di no.

Ditmar, devi fargli vedere che sei tu a decidere.

- Che c'è? - Andiamo a fare il bagno.

- Adesso? - Sì, adesso.

Hai avuto il permesso di prendermi in prestito?

Sì. Ho chiesto educatamente.

Helene, ho bisogno di aiuto.

Ho commesso il grosso errore di viziare il mio pubblico.

Non posso tenere un discorso come fanno tutti gli altri.

Devo sempre superare le loro aspettative.

Avrei bisogno che tu lo ascoltassi.

- Sentiamo, allora. - Non qui. Vieni.

- Se stai cercando di... - No, assolutamente. Ne abbiamo già parlato.

- Capisco la tua presa di posizione. - Grazie.

Quello che è successo quest'inverno,

quando stavo là fuori al freddo, aspettando...

che tuo marito uscisse per andare alla stazione di Hellerup,

e tu mi hai accolto con tale calore e desiderio...

- Ce lo siamo lasciato alle spalle. - Mi fa piacere che la pensi come me.

Certo, certo. Magari non capisco pienamente

come voi donne riusciate a far finta di niente, ma...

Beh, ci riusciamo. Ora fammi sentire, altrimenti me ne vado.

Sì, sì.

È una piccola interpretazione dal mio repertorio romantico.

Quando faccio la mia tournée in provincia, la gente ne rimane entusiasta.

È di Christian Winther. E...

No, cioè... il solo pronunciare il suo nome fa affiorare ricordi del nostro inverno.

- Edward, smettila! - Sì, certo. Scusami.

Oh, lei è buona... Lei è gentile...

Ha la vita sottile...

Lei è flessuosa, lei è indulgente lei è alta, lei è snella.

La sua guancia è così morbida.

E come le rose...

- È bellissima. Scegli questa. - Non è finita. Mancano ancora due versi.

Amanda sarà felicissima. L'hai interpretata benissimo.

- È la stessa che avevate l'ultima volta. - Non rimanemmo a dormire, vero?

No, e ricordo anche troppo bene il perché.

Grazie, signorina.

- Non devo disfare le valigie? - No, grazie.

Hai parlato con il grossista di quella cosa?

Sì, è tutto sistemato. Più tardi salirà a parlare con papà.

Si può sapere cosa significa "più tardi"?

Sta ricevendo gli altri ospiti. Devo andare anche io.

Vai pure, figlio mio.

- Volete venire anche voi? - No, grazie!

Avevo detto che non ci avrei mai più messo piede,

- e per dispetto si fidanza proprio qui. - Non credo, caro.

No, è perché Ditmar e la signorina Madsen si sono conosciuti qui.

Signorina Madsen! Nostro figlio che si fidanza con una signorina Madsen!

È carina. E se il grossista può aiutarci con...

Pensa! Dover dipendere da un cencioso grossista.

- Sei accaldato? Togliti... - Mi piace il caldo!

Mamma, Ditmar mi ha raccontato di una casa a Charlottenlund.

Hai salutato i genitori di Ditmar?

- Mamma! - Sì?

Perché avete parlato solo con Ditmar della casa?

Doveva essere una sorpresa, ed è una casa così bella.

Lo pensa anche Ditmar.

- E quando l'ha vista? - Quando eravamo in Italia.

Ha visto quella casa un mese prima di farmi la proposta di matrimonio?

Era tanto che Ditmar sperava in un sì. Ma tu avevi bisogno di valutare la cosa.

- Buongiorno. - Buongiorno.

Congratulazioni per il gran giorno.

- Perché non sono io il fortunato? - Chiedilo a suo padre.

Beh, spero abbiate buone notizie da Hjørring.

- Penso di sì. - Non mi interessa ciò che pensate.

I miei amici mi chiedono come procedono le case di villeggiatura.

Sono stanco di spiegare che l'Associazione per la Protezione Ambientale

vuole trasformare la zona in una riserva naturale.

Non dovete preoccuparvi.

Non possono trasformarla in riserva naturale.

- Allora perché è tutto fermo? - È una pura formalità.

Ma l'attesa è finita. Manca solo l'approvazione del governatore.

E quanto tempo ci vorrà? Vorrei iniziare, Berggren.

Sono pienamente d'accordo.

Organizzate un incontro con il governatore. Anzi...

- Invitatelo a venire qui. - Ottima idea.

Sì, e avreste dovuto averla voi.

- Sono buone notizie. - Sì. Grazie di avermi prestato la macchina.

Voglio vedere la vostra proposta pubblicitaria.

Quando volete.

- Non oggi. - No. Capisco.

Non mi pare tu abbia chiesto al capo di sua figlia.

- Morten è tornato. - Davvero?

- È là fuori. - Che bella notizia.

Aspetterà domani per parlare con il signor Madsen.

- Sì, è meglio. - Devo dirlo alla signorina Madsen?

- Sì, ma può aspettare, no? - Sì.

- Vado di sopra a cambiarmi. - Sì, fai così.

Signora Andersen, credo che dobbiate venire.

- Ho soltanto chiesto dove fosse la frusta. - Dove è sempre stata, ti ho detto.

- Ragazze! - Non ho tempo di spiegarle tutto.

- Ho da fare! - Anch'io.

- Ecco qua. - Grazie.

Ottimo lavoro, Martha. E questi sono carinissimi, Jenny.

- Non hai perso la mano. - Grazie, signora Andersen.

- Come va con l'apparecchiatura? - Ci stiamo dando da fare.

- Devo solo portare su questo. - Va tutto bene, allora.

Sapete quando il signor Madsen ci farà l'onore di una visita?

Sta mostrando i lotti di terreno agli altri ospiti.

- Ho capito. - Grazie, signorina.

- Che sfacciataggine! - Ha anche altri ospiti.

Siamo i genitori di Ditmar. E non viene neanche a salutarci.

Prego. Vuoi un pasticcino? Sembrano davvero buoni.

- Devo cucire un bottone al mio vestito. - Ho pensato ad un altro discorso.

Penso sia migliore. Puoi sederti? Non mi piace quando il pubblico sta in piedi.

- Sembra che voglia andarsene. - Me ne vado anch'io.

No, siediti.

È un piccolo pezzo di Emil Aarestrup.

E si chiama "Per un'amica."

C'è una magia nelle tue labbra.

C'è un abisso nel tuo sguardo.

È il suono della tua voce...

- Perdono! - Non avevo chiuso?

No, evidentemente. Aspetterò che abbiate finito.

Fate con calma. Non avete bisogno di farvi bella.

Sinceramente... lo siete già.

Una delle più belle ragazze che abbia mai visto. Ora è meglio che vada.

Scusatemi, signorina.

- Vi ho chiesto scusa? - Credo di sì.

Ci servite, o no?

Mia sorella ha chiesto un caffè un'ora fa.

Scusate, signora Fjeldsø. Non abbiamo ricevuto nessuna ordinazione.

- Perché avete spostato il tavolo da bridge? - Ci saranno molti ospiti stasera.

- E come faremo a giocare? - Possiamo metterlo nella sala da pranzo.

Pranzo in salotto e bridge nella sala da pranzo?

Gli spiriti appariranno solo quando si sentiranno sicuri.

Devono percepire l'amore. Se sentono la rabbia, se ne vanno.

- Come si fa per convocarli? - Bisogna concentrarsi.

È possibile parlare con il signor Andersen?

- Vuoi chiedergli qualcosa? - Devo dirgli una cosa.

Dammi la tua mano.

Chiudi gli occhi.

Signor Andersen, se ci siete, fatevi sentire.

Lydia! Che stai facendo?

Cerchiamo di contattare il signor Andersen.

- La spaventerai a morte. - Sono stata io a chiederglielo.

Vera, puoi andare in camera tua, per favore?

È un'ora che aspetto il caffè per colpa delle tue stupidaggini!

Pensavi che ce lo avrebbe servito il signor Andersen?

Ecco il caffè, se lo volete ancora, signora Fjeldsø.

- Sì, grazie. - Grazie. Molto gentile, signorina.

- Guarda, Olga. Tre tipi di pasticcini. - Sì...

- Siete quasi pronta? - Sì. Ci sono novità su Morten?

- È arrivato un paio di ore fa, ma.... - È qui?

È a casa sua. Ma è meglio aspettare domani...

No. Assolutamente no. Vado a parlare con mio padre.

- Non oggi. - Devi solo ascoltarlo.

- Lo ascolterò domani. - Solo cinque minuti.

Abbiamo ospiti arrivati da Copenaghen solo per vedere te.

Morten è ricercato da un anno per colpa di quello che hai detto.

- Adesso basta. - No!

Avresti potuto chiamare la polizia una settimana fa.

Ma prima volevi parlare con lui. Beh, adesso è qui.

Se non ci parli, stasera non mi presenterò alla cena.

Tesoro! Smettila...

È l'ultima volta. Te lo prometto.

Per favore, puoi sederti, Helene?

Dio, quanto sei bella. Mi viene quasi da piangere.

- Edward! - Sì. Scusa.

La tua guancia, rossa come un fiore di melo...

...avvicinala a me e bacia la mia bocca.

Le tue labbra sono così dolci...

ma l'amore più bello ardeva...

nel profondo dei tuoi occhi splendenti.

Il tuo braccio attorno a me...

e il tuo seno stretto al mio cuore.

Sento il tuo sospiro lento.

E non ho più freddo...

ma tremo di felicità.

Beh...

È di Sophus Clausen.

- Che ne pensi? - Maledizione!

Non ho tempo per queste cose.

- Tesoro dolcissimo... - Dai! Muoviti!

Sì.

Helene?

- Ce l'avete fatta, allora, Frigh? - Sì. Quando serviranno la cena?

- Alle 18.30, credo. Sembrate stanco. - Grazie tante.

- Avete esaurito l'ispirazione? - No, è il cielo che è tornato sereno.

Dovete fare come Edvard Munch.

" Non dipingo ciò che vedo, ma ciò che ho visto."

- Dovete usare la memoria. - Non sono così bravo.

- È il mio primo dipinto. - Davvero? Il primo?

Beh, non dovrete tagliarvi l'orecchio per venderlo. Van Gogh.

Come faceva a portare gli occhiali?

Non credo che Van Gogh portasse gli occhiali.

Avete ragione. Infatti, i suoi girasoli sono un po' sfocati.

- Hjalmar? - Avete finito?

- Dovevi aiutare Weyse con qualcosa. - Sì, abbiamo appena finito.

Jenny ha detto: "Spostati, puttana!" E Martha ha detto: "Dici puttana a me?"

"Sì, dico a te." E Martha: "La puttana sei tu."

- E tu non le hai fermate? - Sì. Ho detto:

- "Non potete parlare così." - E hanno smesso?

Sì. Hanno capito che ero veramente arrabbiata.

Stai sempre in mezzo!

- Questa è la mia cucina! - La tua cucina? Ho diritto quanto te.

Non hai il diritto di starmi tra i piedi!

- Che è successo? - È stata Jenny.

- Non dare la colpa a me. - Non mi lasci spazio!

Tra poco tornerà la signora Andersen.

- Io non lo raccolgo. - Neanch'io.

Edith, puoi prendere il secchio?

Morten?

- Ci pensiamo noi. - Grazie. Vieni.

Non era ricercato?

C'è stato un equivoco. Ma il signor Madsen sistemerà la cosa.

È stato difficile per Fie. Pensa, non poter vedere Mads per un anno intero.

- Sarebbe stato ancora peggio per Martha. - Perché? A me non interessa mica.

- Allora perché lo hai sposato? - Non è divertente, Jenny.

- Cosa? - Tu sei sposata con Mads.

Io non sono sposata con Mads.

- Non lo sei? - Chi ve l'ha detto?

- È stato Mads. - A me ha detto che è sposato con te.

- Non è vero. - Nessuna delle due è sposata con Mads?

- Allora potete essere amiche. - E dare una mano a pulire.

- Morten... - Fie ha detto che potevo aspettare qui.

Ma certo, Morten. Siediti pure.

- Allora sistemerete tutto oggi? - Pare proprio di sì.

È bello riaverti qui. Ci sei mancato.

- Posso offrirti qualcosa? - No, grazie.

- Grazie per esservi presa cura di mia madre. - Non devi ringraziarmi.

- Mi dispiace non esserci stato. - Beh, lei sapeva il perché.

- È pronto? - Non ancora.

Ti porteremo un po' di caffè e biscotti. Non è vero, Fie?

Il grossista Madsen è pronto.

- Fallo entrare. - Devi andare da lui, papà.

Benvenuto. Perdonate l'attesa. Spero non sia stato un problema.

- No, no, affatto. - Benissimo. Volete accomodarvi?

- Sigaro? - No, grazie.

Ditmar mi ha messo al corrente delle finanze della tenuta.

Un bel casino.

La legge del 1919 sulla divisione dei terreni non l'ho inventata io.

No, ma avete avuto dieci anni di tempo per pagare i vostri debiti allo Stato.

Invece, il 25% del valore è una grossa somma da pagare tutta insieme.

Molte tenute sono state colpite duramente. Gammel Estrup ha venduto tutti i suoi averi.

Abbiamo un accordo fantastico con la nostra banca.

Ma Ditmar ha detto che avete una proposta da farmi, giusto?

Ho visto gli accordi della banca. Per pagare quelle rate

non potrete vivere a Frijsenholm ancora a per molto. Volete trasferirvi?

- No, Dio ce ne scampi. - Proprio come pensavo.

Ho con me alcuni documenti. Troverete l'accordo molto più vantaggioso

di quello offerto dalla banca.

Se non ci diamo una mano adesso che stiamo per diventare parenti...

"Vostro marito non va in ferie?", me lo ha chiesto la signorina Vetterstrøm.

"Non ne ha il tempo. Non sapete che la la borsa americana sta salendo"?

Non ne aveva sentito parlare. Le ho spiegato

l'importanza di espandersi. Per tener testa alla concorrenza.

Sia lei che la signora Fjeldsø sono rimaste molto colpite, Otto.

Ecco fatto.

- Ho comprato una barca, Alice. - Una barca?

- Che vuoi dire? - Una barca a vela. A Aalborg.

- E perché? - Mi è tornata la voglia di andare per mare...

- Come quando ci siamo conosciuti? - Sì.

- A me non piace, Otto. - Allora andrò da solo.

Ho bisogno di pensare alle scelte che ho fatto nella vita.

- Questa cosa non mi piace. - Non si tratta di te, tesoro.

- Si tratta del mio lavoro. - Del tuo lavoro?

Tuo nonno aprì la fabbrica. Poi è subentrato tuo padre, e adesso ci sei tu...

- Non hai fatto nessuna scelta. - No. Esatto.

Tutti gli altri si sono fatti mandare il frac da casa.

E io l'ho saputo soltanto dopo.

Ma tu sei bella, Helene. Hai le guance colorite.

Lei è flessuosa, lei è indulgente...

lei è alta, lei è snella...

- È stato molto generoso. - Generoso!

Sai quanto abbiamo dovuto pagare? Ha impegnato tutti i nostri beni.

Il ritratto di Marstrand dei miei nonni adesso è suo.

Devi darglielo per forza?

Ai tempi di mio padre lo avrebbero picchiato.

Non siamo ai tempi di tuo padre.

- Ora capisco le voci su Erna. - Erna?

Mads le fa la corte.

- E lei ci casca come una pera cotta. - Tipico di Erna.

È così ingenua.

È andato da lui?

Per mia figlia è importante che ne parliamo oggi.

Anche se siamo molto impegnati. È preoccupata per te.

E la cosa non mi piace. Hai una cattiva influenza su di lei.

Oggi si fidanzerà, ed è una ragazza che va in confusione facilmente.

Se vuoi che cambi la dichiarazione fatta alla polizia,

dovrai restare lontano da qui.

- Dall'hotel? - No, no. Da tutta la zona.

- Ma io abito qui. - Non più.

Non voglio che mia figlia ti incontri, mentre siamo qui.

Sono ricercato a causa delle vostre menzogne. E dettate anche condizioni?

Menzogne? Ho detto alla polizia esattamente ciò che ho visto.

Cambiando la mia dichiarazione, corro un rischio.

Io non so cosa sia successo veramente.

Potresti essere stato davvero tu ad uccidere Lindberg.

Morten, aspetta! Non puoi andartene così.

- Non so se chiamerà la polizia. - Pensaci almeno fino a domani.

Non può decidere dove devo vivere.

- Deciderà comunque. - Devo accettare le sue condizioni?

- No. - Vieni con me.

Non posso, Morten. Non posso deludere la signora Andersen.

Mi sei mancato così tanto.

Tornerò.

- Vieni? - Sì.

Perfetto.

Un caloroso benvenuto a tutti voi! Venite. Accomodatevi.

Per fortuna avete trovato la strada.

- Come è andata con Morten? - Bene. È tutto sistemato.

Adesso andate, godetevi la vostra serata.

Signorine, potete servire lo champagne.

- Buongiorno. - Buongiorno.

Ti sei alzata presto, Fie.

Non ho dormito affatto. Gli ultimi ospiti se ne sono appena andati.

Sei da sola?

Sì. Ho detto a Otilia e Edith che potevano andare.

È stata una bella festa per la signorina Madsen?

Sì. È anche riuscita a far ballare il conte Ditmar.

- Le hai raccontato di Morten? - No. Ho preferito di no.

Anche voi avete dormito poco, mi sa. La musica vi ha tenuto sveglia?

No, no. È solo che...

Avevo sperato che tornasse tutto come prima, con Morten.

Che potesse restare qui in tutta tranquillità.

E tu e lui, magari...

Dopo tutto quel che ha passato da bambino.

Veniva sempre qui, quando a casa lo punivano.

Tra lui e suo padre ci sono sempre stati problemi,

sin da quando Morten è arrivato lì.

Ma adesso vai a dormire un po'. Io vado a preparare il pane.

Morten non era figlio loro?

Avete detto che hanno avuto problemi sin da quando Morten è arrivato lì.

- Morten non era figlio loro? - No, solo il fratello maggiore.

Quello che annegò.

Signora Andersen, il bambino che siete stata costretta a lasciare...

- Era Morten? - No.

È per questo che avete cercato lavoro qui all'hotel? Per stargli vicino?

Fie!

È per questo che avete sposato il signor Andersen?

Lui lo sapeva...?

- Morten lo sa? - No, non lo sa.

E neanche i suoi genitori adottivi lo sapevano. Non ce n'era motivo.

Non vi è mai venuta voglia di dirglielo?

Mi dispiaceva per sua madre. Lei gli voleva bene.

Ma... adesso è morta.

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