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*
*
*
*
*
*
(MUSICA CUPA)
(GRACCHIARE)
(PASSI)
(GRACCHIARE)
Eh?
(IN SICILIANO)
Non ce la faccio più.
Non riesco a trovare una posizione.
GAIA: Non posso neanche più muovere questo lato, guarda.
Se si copre il viso, vengo ad aiutarla.
Cosa?
Se si copre il viso, vengo ad aiutarla.
Ma smettila!
Stai diventando ridicola con quest'ossessione, Maudit.
Ma...
..non vedi che non c'è più nessuno che entri in questa casa da mesi?
Tu, piuttosto, sbrigati a chiamare il dottore,
voglio che ti aggiusti prima che il bambino cresca troppo.
Guarda che non c'è da aver paura, eh. Non...
Non è niente di che, perderai solo un po' di sangue, cosa vuoi che sia?
Poi con... con la tua tempra da contadina ti riprenderai subito.
Tu non le sai queste cose, ma io sì. Io sì.
(Non è niente di che, perderai solo un po' di sangue. Cosa vuoi che sia?)
MODESTA: Questo l'aiuterà.
(GAIA TOSSISCE)
GAIA: Ahia.
Appena è possibile dovremmo chiamare degli operai.
Da quando non vengono i giardinieri, gli alberi non hanno più forma.
E anche la casa avrebbe bisogno...
GAIA: Per quanto tempo ancora vuoi continuare questa tortura? Basta.
Cosa vuoi che me ne importi?
- Cosa vuoi che me ne importi! Eh? - Mi dispiace.
Ah.
BEATRICE: E sta davvero così tanto male?
MODESTA: Purtroppo sì. - Ho tanta paura per lei.
Continuerò solo io ad occuparmene. Me l'ha chiesto lei.
Nessuno, dico nessuno, deve entrare nella sua stanza.
Solo così riusciremo a contenere il contagio.
Ma come ha fatto a infettarsi?
- Questa è una malattia "insinuosa". - Siamo state sempre attente.
Si nasconde negli oggetti, nelle superfici.
Non ve lo ricordate quello che ha detto il medico?
Coraggio, adesso. Ho tanto da fare.
MODESTA: "I sintomi di un avvelenamento sono: mucose secche,"
"difficoltà di deglutizione, pelle secca e arrossata, febbre,"
"tachicardia, eccitazione, irrequietudine, confusione,"
"allucinazioni e spasmi, poi sonnolenza, coma..."
"..e arresto cardiorespiratorio".
MODESTA: Questo è per la circolazione, principessa.
I dolori vanno meglio, no?
GAIA: Sì, sì. Per esempio, guarda, posso far così.
Prima non potevo farlo.
MODESTA: Bene.
GAIA: Ah.
Però mi sento strana. Ma non... non hai portato neanche un po' di vino?
C'è una bottiglia di rosolio nel comodino a sinistra.
Guarda...
..che non è mica così divertente
dormire sola per tanto tempo così,
bisogna pur consolarsi in qualche modo.
Vatti a prendere un bicchierino anche te, vai, vai.
Va bene, però dopo le darò ancora un altro po' di infuso.
Però ha anche qualche vantaggio... dormire sola.
Soprattutto il mattino.
Quello, il principe,
..era un orologio svizzero.
Appena sveglio, subito pronto...
Non è possibile, sempre... Mi strapazzava... Anzi, mi massacrava.
E mettiti così e mettiti cosà e zan e zan e zan.
Ogni tanto ho provato a dirgli di no, ma mi faceva il muso,
allora, per quieto vivere, io va va va...
(RISATA)
No, perché bisognerebbe chiedere informazioni, eh,
prima di sposarsi, sulla misura.
Lui aveva tutto enorme.
Aveva una minchia tanta.
Ma no, ma guarda, una cosa...
Era... era un... praticamente così.
Io quando l'ho visto la prima volta ho detto: "Ma io come faccio?"
"Ma io dove lo contengo?"
Poi l'ho contenuto, l'ho contenuto...
Mi è anche piaciuto, guarda.
E Leonora...
..aveva la stessa smania di suo padre.
Le piaceva sedurre.
Le piaceva quella cosa lì.
Ma era femmina.
Fosse stata un uomo, sarebbe stata una qualità.
Mh...
Aveva...
..questa bellezza a doppia lama.
Delicata...
..e micidiale.
Così, en passant.
Te-te-te-te-te.
(BELATO)
IPPOLITO: Dormi? - No.
- Ho fame. - Anch'io ho fame.
Andiamo.
IPPOLITO: Dove?
Fidati.
Guarda.
Questo è il salone delle danze.
Hai visto che bello? Andiamo.
- Questa è la sala piccola. - Sì, sì.
(ridendo) Questa è la sala da pranzo.
E questo è il salottino rosa.
E questo è il salone dei pavoni.
Vieni, vieni.
Questo è il salottino celeste.
Shh.
(ANNUSA)
Ah...
Cosa ci fai qui?
Voglio vedere maman, sono preoccupata.
- Cosa? - Voglio vedere maman, sono preoccupata.
- Cosa ti avevo detto? - Cosa mi avevi detto?
-Mettiti la mascherina. -Avrò il diritto di vederla, sì o no?
Mettiti la mascherina. Ma non lo capisci che è pericoloso?
Ma, insomma, che ti prende?
Ho fatto un brutto sogno. Mi manca maman.
Basta con questa maman! E' tua nonna.
Allora perché non la fai curare dalle domestiche? Eh?
Se puoi prenderti il rischio di ammalarti tu,
perché non lo posso fare anch'io? - Io ci sono già stata con lei.
E poi faccio molta attenzione, credimi. E' per proteggerti.
E poi io sono forte.
Beatrice, per favore...
..torna nella tua stanza.
Buongiorno.
GAIA: Ho un dolore al ventre.
Ho la gola secca come carta vetrata. Dammi da bere.
Ma c'era qualcuno qua con te, stanotte, eh?
Era un bambino. Sentivo l'odore del talco.
(flebile) Anzi no, l'odore del sudore coperto dal talco.
Ma non era un sogno.
Mi disobbedisci sempre, Modesta.
Ma no, cosa dice?
Ah.
Quando arriva questo benedetto dottore?
Non è mai stato un fulmine di guerra,
ma questa lentezza è quanto meno sospetta, no?
Con questa epidemia è sempre occupato, non è facile trovarlo.
Gli ho fatto recapitare un messaggio, arriverà.
Non ostinarti, Modesta.
Di mostruosità ne sono già nate abbastanza.
Non ci sarà più nessuno che porterà il nostro nome.
E non contraddirmi.
Perché io saprò punirti anche da morta, sai?
Ho il potere di punirti anche da morta!
L'ho scritto nel mio testamento, niente eredi.
Pena: perdere tutto.
Anzi, ricordami che devo consegnarlo al notaio brevi manu.
Se mi dice dov'è, posso farlo io.
Eh, eh, ho detto "brevi manu", cara.
Chi avrà figli perderà tutto.
Andrà... tutto in beneficenza.
Ti resterebbe solo il titolo, ma sai che allegria...
Una principessa stracciona, magari anche con un figlio deforme.
(Eccomi di nuovo in suo potere.)
GAIA: E dammi da bere, dai. Dai.
(RISATA)
(MODESTA: Ero sotto scacco.)
Zitta! Zitta!
Lei, paralizzata sul letto come su un trono, e io prona ai suoi piedi.
E' riuscita ancora una volta a imporre la sua volontà su di me.
Mi scusi.
MODESTA: E l'ha scritto nero su bianco.
Mi serviva una tregua. Avevo bisogno di tempo.
Dovevo a ogni costo trovarlo e farlo sparire.
Non poteva né morire, né vivere.
Ma che fimmina.
Con quale polso aveva deciso.
L'ammiravo, davvero.
(BELATO)
Ecco qua.
TUZZU: Modesta!
(BUSSANO ALLA PORTA)
Avanti.
Mi scusi, volevo fare un po' di pulizia,
è tanto che non entra nessuno qua. Sì, fai pure.
E non toccare niente là che sto consultando un manuale medico.
- No. - Continua pure a pulire.
Io volevo venire prima a fare le pulizie,
solo che poi mi ha chiamato la principessa. Che hai detto?
Volevo venire prima a fare le pulizie,
solo che poi mi ha chiamato la principessa.
L'hai vista?
Ho sentito il campanello della sua stanza che suonava, suonava.
Che dovevo fare? Sono corsa su, temevo il peggio.
Cioè, neanche cinque minuti mi posso allontanare?
Io sono stata attenta e non ho toccato niente,
ho tenuto la distanza.
La principessa aveva urgenza di vedere il dottore,
così ho mandato il fattore a chiamarlo.
Sembrava molto ansiosa. Io alla fine le ho solo ubbidito.
Quand'è che arriva il dottore?
Ehm... domani, immagino.
Voscenza.
MODESTA: E' vero, ho rubato.
Ho sempre rubato la mia parte di gioia...
..a tutto e a tutti.
Loro avevano Dio, io volevo la vita.
E alla vita opponevano parole come "male", "inferno",
"obbedienza", "peccato"... Io ripetevo "Io odio, io ti odio!"
Più odiavo, più mi sentivo bene.
Dovevo essere più cauta, di errori ne avevo già commessi abbastanza.
Sentivo la morte di Leonora aleggiare in tutta la casa.
E mi sembrava di averla portata io.
E che insieme a Leonora fossero venuti anche i morti miei.
Ero stanca di fingere obbedienza, principessa.
Di sentirle dire ancora: "Vedrai, è una cosa da niente".
"Perderai un po' di sangue, ma con la tua tempra da contadina..."
Non andrà così.
Questo bambino è la prima cosa mia.
E non è l'elemosina di nessuno.
Io sono il tuo ultimo ostacolo.
Sì.
Perderai tutto, lo sai?
Io posso fare a meno dei vostri soldi, delle vostre comodità...
Penso a Beatrice,
a Ippolito, non solo a mio figlio.
Dobbiamo vivere.
Non restare chiusi dentro queste stanze di morti.
Questa tua pazzia...
..volontà di vita.
Contro la sua pazzia, volontà di morte.
E io che pensavo che mi volessi bene.
Ma io le voglio bene.
Glielo giuro.
Io vorrei essere come lei.
Come lei chi?
Chi sono io?
Qui, in queste stanze, pronte ad accogliere i miei morti,
sono... la principessa Brandiforti.
Ma domani?
Sento già tutto il chiasso.
Le folle...
..alla porta dei palazzi.
Cani... come te.
Feroci come te.
Ma più codardi di te.
Che chiedono, che invocano...
..una Sicilia nuova, un'Italia nuova...
..un uomo nuovo...
..in nome della giustizia.
Tutto questo muoversi, questo affannarsi.
Questo cercare di afferrare un po' di vita,
di difenderla fino allo stremo. Ma che pena.
(flebile) Che pena.
Questa vecchiezza...
..è un'autentica rovina.
Sapessi com'ero allegra quando ero bambina.
Ridevo, ridevo, ridevo.
Ero davvero gaia.
E sia, dammi da bere.
Avrò diritto di andarmene.
(GAIA ANSIMA)
GAIA: Aiutami. - Sì... subito.
Vado, vado a chiedere... Vado a chiedere aiuto.
(GAIA ANSIMA)
(PIANTO)
DONNA: Questa maledetta peste.
DONNA 2: Povera principessa, non ha avuto il funerale che si merita.
(CAMPANE)
- Don Antonio. - Carmine.
Che perdita, don Carmine, che perdita.
Era una gran donna.
- Saro. - Don Carmine.
Per tre giorni non lavora nessuno. Siamo a lutto.
(piangendo) Sono rimasta sola, Modesta.
Lei è stata la mia unica vera madre, io non ho più nessuno.
Sono morti tutti.
Ci sono io con te. Sì, ci sono io.
Beatrice, io lo so come ti senti.
Lo so cosa si prova quando si perde una persona cara.
Ma noi non siamo sole.
(CAMPANE)
MODESTA: Buongiorno, signora.
Grazie.
VINCENZO: E' di là con una persona, accomodatevi pure. - Voi chi siete?
Mi chiamo Vincenzo, principessa. Sono il figlio di Carmine.
Mio padre adesso arriva.
Sta parlando con un commilitone di mio fratello Mattia
che ci ha portato una sua lettera, finalmente.
Eravamo tutti e due al fronte, io sono tornato da qualche settimana,
ma di Mattia non sapevamo più nulla.
Ma sedetevi. Volete un bicchiere d'acqua?
- Sì, grazie. - Ve lo porto subito.
(VOCI INDISTINTE)
"Vi siete distinto sul campo di battaglia"
"e avete dimostrato coraggio ed esperienza."
CARMINE: Pure la medaglia gli hanno dato.
CARMINE: Venite, dobbiamo brindare. Vincenzo!
Principessa...
L'acqua, ma... Bravo.
Arrivedervi, Vossignoria. Arrivedervi.
Andate che vi raggiungo. Grazie, don Carmine.
E che Dio vi benedica. Pensavo di averlo perso 'sto figlio.
CARMINE: Invece sono salvi tutti e due.
Lo so io le pene che ho passato in questi anni.
Due figli hai?
Certo che ho figli, sono un uomo grande e grosso.
Non me l'avevi detto.
Tua moglie?
- Sì, Lucia. - Ah...
E' morta dieci anni fa, pace all'anima sua.
Questi figli da solo li ho cresciuti, come avrebbe voluto crescerli lei.
Carmine.
Lo sai che aspetto un figlio da te?
Di' qualcosa.
E ti piace di essere incinta?
Vorrà dire che la stirpe dei Brandiforti andrà avanti.
Non porterà il mio nome.
Sarà una creatura più fortunata.
Non venire mai più a casa mia.
I miei figli non devono sapere delle mie debolezze.
Debolezze?
Pochi anni ti separano da mio figlio Vincenzo.
(ridendo) E solo ora te ne accorgi?
Ricordati che quella notte sei venuta tu a cercarmi, nun ti scuddare.
Le cose si fanno in due.
Che cosa vuoi?
U testamentu.
Tu che sai tutto degli affari della principessa, che ne sai? Dove sta?
E brava la mia picciridda, non si dimentica mai di pensare agli affari.
Dov'è? Non riesco a trovarlo.
Domani vengo alla villa a sistemare tutto.
Tu convoca il notaio.
CARMINE: Ma anche don Antonio, il Dottore...
..e anche la servitù.
Ora vattene.
Vai che si sta facendo buio.
E non voglio che stai per strada la notte.
DON ANTONIO: L'anima benedetta della tua riverita mamma...
Signori, signori, lo so che può sembrare strano,
ma la principessa non mi ha mai parlato di un testamento.
Ma io l'ho sentito con le mie orecchie.
E comunque non ha lasciato alcuna disposizione.
Non mi capacito. Una persona così attenta come la principessa.
Appunto.
Adesso non vorrei sembrare inopportuno, ma avete cercato bene?
Con tutto il rispetto, ma abbiamo messo l'intera casa sottosopra.
Pure dentro i vasi delle piante ho cercato.
E non c'era nemmeno nella stanza del principe Jacopo che, lo sappiamo,
era la sua preferita.
Vuol dire che la principessa questo testamento non l'ha mai scritto.
Del resto, noi lo sappiamo com'era, amava gli scherzi.
Dite al resto della servitù di cercare dappertutto,
non so, in giardino...
DON ANTONIO: A me la principessa personalmente aveva detto più volte
che avrebbe lasciato una somma discreta...
Ma certo, certo.
Anche a me aveva detto che mi avrebbe lasciato una somma adeguata,
che ovviamente io avrei dato ai più bisognosi.
Per il restauro del campanile della nostra chiesetta.
- Principessina Beatrice, ve ne ricordate? - Certo.
- E c'è l'ospedale... - Signori, basta.
Il testamento non c'è. Signor notaio, che si fa in questi casi?
Beh...
..a meno che non si trovi il testamento,
essendo il principe Ippolito l'unico figlio maschio ancora in vita
della principessa Gaia, è lui l'erede legittimo.
Ovviamente, viste le condizioni del principe,
sarà donna Modesta ad amministrare il patrimonio.
PIETRO: Vi ricordo che il principe è capace di intendere e di volere.
Quindi, principessa, spero che venga informato di questa decisione.
Certamente, Pietro. Lo faremo insieme.
Signori, ragioniamo. Donna Modesta è stata l'unica
che è rimasta accanto alla principessa fino alla fine.
E avrà sentito a voce quella che era la volontà di sua suocera.
Sa quello che spetta a tutti.
- Giusto. - Dice bene, Carmine.
DON ANTONIO: Giusto.
Sì.
La principessa Gaia mi aveva parlato di alcuni lasciti
che avrebbe voluto...
Scusate, donna Modesta, ma non sento.
La buonanima della principessa mi aveva nominato alcuni lasciti
che avrebbe voluto disporre sia per la chiesa di don Antonio,
che un contributo per l'ospedale.
E certamente non si sarebbe dimenticata di tutte le persone
che sono state fedelmente al suo fianco per tutti questi anni.
Ma certo.
Don Gaetano, De Ciuceis, Pietro, Argentovivo, don Carmine.
- Io? - Certo.
Naturalmente alla principessa Beatrice spetterà...
..un congruo vitalizio.
Un congruo vitalizio?
Sì.
Va bene.
Se non avete più bisogno di me, permettetemi di allontanarmi.
MUSUMECI: Ma certamente, Beatrice.
DOTTORE: E continuate a proteggervi il naso e la bocca!
Bene. Signori, adesso lasciatemi sola con Carmine.
In modo da poter predisporre tutto,
prima della nostra partenza per Catania.
DOTTORE: Mi raccomando. MODESTA: Grazie.
MUSUMECI: Con permesso.
E allora, come ci si sente su quella sedia?
CARMINE: Un poco scomoda mi pare.
Dovrai fare molto esercizio perché una folata di vento
ti potrebbe sbalzare di sella.
Non parli mai chiaro tu con mia.
Se io fossi in te, allenterei 'sta frenesia di città che ti è presa.
Malsana è. E ti spiego anche il perché.
Due motivi: uno, Catania è ancora più impestata di qua.
E poi perché sarebbe meglio
presentarsi in groppa a un giovane Brandiforti.
Magari un maschio, chi lo sa?
Il nuovo principe chiuderebbe la bocca a tutti.
E nessuno cercherebbe più questo.
La principessa a me l'aveva dato il testamento.
Poverina, si fidava di me.
E io lo do a te, che non ti fidi neanche della tua ombra.
Che c'è, Modesta? Non parli?
Mi odi e non vuoi darmi soddisfazione.
Manco grazie mi dici.
A te.
Apri le finestre...
..e fai entrare un poco d'aria, che ce n'è bisogno in questa casa.
(PORTA SI CHIUDE)
BEATRICE: Come te la immagini Catania?
MODESTA: Mi ci doveva portare mio padre.
Come una città bellissima, grande, piena di negozi,
teatri, palazzi, con grandi navi che solcano il mare.
(MODESTA BAMBINA PARLA IN SICILIANO)
Beatrice?
Ma dove vai?
Vado a portare i fiori nella stanza di maman.
Neanche mi guardi più.
Cosa devo guardare? Ormai mangi e dormi soltanto.
Passi tutto il giorno in questa assenza ebete.
Sei grassa.
Ma non sono grassa, sono incinta.
(ARGENTOVIVO PARLA IN SICILIANO)
(GRIDA DI DOLORE)
(PIANTO DI NEONATO)
(PIANTO DI NEONATO)
E-ri-pran-do.
Ma che brutto nome che ti abbiamo dato.
# MODESTA: Chi avi u figghiu miu
# Ca sempri cianci?
# Voli fattu la naca #
(PORTA SBATTE E PIANTO DI NEONATO)
MODESTA: Hai finito di sbattere le porte? Lo svegli!
Continui a non voler vedere tuo nipote. Mio figlio.
E continui ad evitarmi.
Argentovivo mi ha detto che lo allatti.
E' un'indecenza.
Una donna per bene avrebbe preso una balia.
Se vuoi la guerra, Beatrice, io sono pronta a combatterla.
Ma tu tanto vuoi andare a Catania, tanto vuoi conoscere la società.
Ma tutti sanno che vieni dal nulla, Modesta,
anche se adesso hai un titolo.
Questa puzza di povero te la porterai sempre appresso.
Il tuo stesso matrimonio è uno scandalo, tuo marito è un menomato.
Fuori! Fuori da 'sta stanza!
Fuori! Fuori!
- Lasciami! - Muoviti!
Non piange più.
Esci! Fuori!
E chiudi la porta!
(PIANTO DI NEONATO)
E' un bambino, Beatrice.
Lo hai mai visto un bambino in questa casa di morti?
Avvicinati.
Ti fa così tanta paura la vita?
Quale vita, Modesta?
Questa non è la mia vita, è la tua.
E' il tuo bambino, è tuo marito, è la tua eredità.
Ma a me ci pensi mai? Eh? Ci pensi mai a me?
Che a Catania sarò solo la povera cognata zoppa.
Una zitella a carico della famiglia.
E non avrò più niente,
neanche la gioventù.
Neanche il tuo amore.
Pensavo che tu mi volessi bene. Pensavo che mi volessi bene.
Ma io te ne voglio.
Tu sei la mia gioia, sei nella mia anima.
Io voglio solo che tu sia felice e che ti senta protetta.
Non abbandonarmi, ti prego.
Amore mio, amore, è la mamma.
# Vo', vo', vo'
# Vo', vo', vo'
# Vo' alarivò
# Ora veni lu patri to
# E ti porta la siminzina
# Rosamarina e lu vasilicò #
(PIANTO DI NEONATO)
Grazie.
MODESTA: Lei è Argentovivo.
Questo soprannome glielo diede Gaia, quindi la chiamiamo tutti così.
- Buongiorno. - Buongiorno.
Ormai è una di famiglia.
Loro sono Vincenzina e Santina.
- Buongiorno, principe. - Voscenza. - Buongiorno.
- Buongiorno. - Lui è Salvo.
- Buongiorno, principe. - Buongiorno. Sono tanti.
(sottovoce) Vieni, vieni. Va tutto bene.
Lui è Giuseppe, l'uomo che sostituisce il nostro Antonio.
- Lei invece è Teresa. - Incantata.
MODESTA: Sua sorella è in cucina, poi te la presento.
Adesso fai il baciamano come abbiamo provato.
Lei invece è Ines, che è appena arrivata dal nord.
Da Torino, eccellenza.
Trascorrerete molto tempo insieme.
Ti farà compagnia quando io sarò impegnata col bambino o col lavoro.
Potremo passeggiare, leggere...
A Torino mi sono diplomata come maestra.
Mi farà grande piacere.
Grazie.
Vieni.
Ti piace?
Buongiorno, zio Ippolito. Sono Beatrice, tua nipote.
Beatrice, finalmente. Ho tanto sentito parlare di te da Modesta.
Andiamo ora, che ho fatto preparare un pranzo all'aperto per festeggiare.
DE CIUCEIS: Principesse, ma vi ho presentato mio nipote?
- Suo nipote? Sì, nipote. Guglielmo.
MODESTA: Ma che parola è "cicisbeo"? - A colazione?
Della bagna cauda.
PIETRO: Bagna ca...?
Come andiamo?
Carmine! Carmine!
- Venite! DE CIUCEIS: Madonna che vento. Mosche e vento.
BEATRICE: E anche un dolcetto di quelli lì.
PIETRO: Buongiorno, Carmine.
Venite a conoscere il principino.
Don Carmine, conoscete mio nipote Guglielmo?
- E' veramente un piacere. - Piacere.
- Auguri, Vossignoria. - Grazie.
Ho portato un piccolo presente per il giovane signore.
- Allora, come l'avete chiamato? - Eriprando, come il papà di maman.
Giustamente.
- Congratulazioni, signor principe. - Vi ringrazio.
Mi dispiace salutare questa bella compagnia,
ma il dovere mi chiama, mi aspettano nei campi.
- No, restate Carmine. - Non posso, mi dispiace.
Ma non volete restare?
Potrei accompagnarvi.
Avremo tante cose di cui discutere, è tanto che mancate.
Faccio preparare il cavallo.
Principessa, non serve abbandonare i propri ospiti.
Tra l'altro ha partorito da poco,
andare a cavallo non è una cosa buona.
- In effetti non sarebbe prudente. - Ma sì, ha ragione, Maudit.
E' pericoloso a cavallo. Sì, è pericoloso.
PIETRO: Ma davvero non gradite niente, Carmine?
Come se avessi accettato. Buon divertimento.
INES: Buon lavoro, signore. - Salutamo.
PIETRO: E che bel cavalluccio, eh?
Don Carmine! Non l'avete visto?
(CARMINE PARLA IN SICILIANO)
Che fai, ti nascondi?
Me ne vado, Carmine. Parto. Vado a Catania.
E' quello che volevi.
E metterai in mostra il principe Ippolito anche in città,
davanti ai signori?
Porterai il mostro al guinzaglio, così tutti guarderanno a lui...
..e nessuno capirà come sei fatta veramente.
Ippolito non ha nessun motivo per vivere recluso.
Una cosa è immaginare, un'altra cosa è vedere.
Ora che tutti hanno visto com'è fatto veramente, hai perso autorità.
Non ci siamo capiti, io non voglio mantenere autorità.
Non voglio essere la padrona di nessuno.
E che vuoi essere serva, ora?
No, né serva né padrona. Che discorso è?
Sono fatti miei. Non mi piace questo lavoro. Io voglio studiare.
- Anche le terre mi vendo. - Studiare, studiare,
ma che minchia è 'sto studiare?
E allora pigra sono e donna, come dici tu.
Mettila come vuoi, vecchio.
Ma quando sapranno che vendi le terre,
si spargerà la voce e nessuno ti offrirà il valore reale. Lo capisci?
E allora compra tu!
Porta a termine il piano che hai da 20 anni. I soldi li hai, o sbaglio?
Astuta sei.
Ma io non ho mai rubato.
Tutto quello che ho me lo sono preso lavorando.
Verrai a Catania?
Verrai a trovarmi?
E' finito il tempo della spensieratezza.
Io starò sempre dalla tua parte.
Non ti tradirò mai.
Sempre al suo servizio, principessa.
# BEATRICE: Alouette
# Gentille alouette, alouette, je te plumerai #
(VOCI INDISTINTE)
Amore.
E tu? Sei felice che siamo a Catania finalmente?
(CLACSON)
Principessa.
DONNA: Buongiorno.
UOMO: Lasci, lasci, l'aiuto io.
Ben arrivata.
(ovattato) Vi presento la principessa Modesta.
Ah, Modesta, benvenuta.
Com'è andato il viaggio?
(VOCI OVATTATE)
Grazie.
Amore. Coprilo.
Sì? Sì.
(VOCI OVATTATE)
(CLACSON)
(RISATE)
(RESPIRO PROFONDO)
(TUZZU PARLA IN SICILIANO)
(SCIABORDIO)
(MODESTA RIDE)
Sottotitoli a cura di SKY ITALIA
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