Afrikaans
Akan
Albanian
Amharic
Arabic
Armenian
Azerbaijani
Basque
Belarusian
Bemba
Bengali
Bihari
Bosnian
Breton
Bulgarian
Cambodian
Catalan
Cebuano
Cherokee
Chichewa
Chinese (Simplified)
Chinese (Traditional)
Corsican
Croatian
Czech
Danish
Dutch
Esperanto
Estonian
Ewe
Faroese
Filipino
Finnish
Frisian
Ga
Galician
Georgian
Greek
Guarani
Gujarati
Haitian Creole
Hausa
Hawaiian
Hebrew
Hindi
Hmong
Hungarian
Icelandic
Igbo
Indonesian
Interlingua
Irish
Japanese
Javanese
Kannada
Kazakh
Kinyarwanda
Kirundi
Kongo
Korean
Krio (Sierra Leone)
Kurdish
Kurdish (Soranî)
Kyrgyz
Laothian
Latin
Latvian
Lingala
Lithuanian
Lozi
Luganda
Luo
Luxembourgish
Macedonian
Malagasy
Malay
Malayalam
Maltese
Maori
Marathi
Mauritian Creole
Moldavian
Mongolian
Myanmar (Burmese)
Montenegrin
Nepali
Nigerian Pidgin
Northern Sotho
Norwegian
Norwegian (Nynorsk)
Occitan
Oriya
Oromo
Pashto
Polish
Portuguese (Brazil)
Portuguese (Portugal)
Punjabi
Quechua
Romanian
Romansh
Runyakitara
Samoan
Scots Gaelic
Serbian
Serbo-Croatian
Sesotho
Setswana
Seychellois Creole
Shona
Sindhi
Sinhalese
Slovak
Slovenian
Somali
Sundanese
Swahili
Swedish
Tajik
Tamil
Tatar
Telugu
Tigrinya
Tonga
Tshiluba
Tumbuka
Turkmen
Twi
Uighur
Ukrainian
Urdu
Uzbek
Welsh
Wolof
Xhosa
Yiddish
Yoruba
Zulu
*
*
*
*
*
*
(MUSICA CUPA)
Si svegli, signorina.
La principessa ci tiene che indossi questo.
E' lo stesso vestito con cui si è sposata lei.
ARGENTOVIVO: Guardi che meraviglia.
Su, su, si spogli che dobbiamo fare presto.
Alzi le braccia.
- MODESTA: Che ore sono? - Le tre, passate da poco.
(IN SICILIANO)
Per la cosa sarà un dono del cielo averla in sposa.
E' il principe Ippolito. Ha un nome, non è una cosa.
Ha ragione.
Perdoni la mia impertinenza, a volte non penso a quello che dico.
Corro a prendere il velo, l'abbiamo appena stirato.
Lo vedo che sei triste, Mena.
Per Rocco?
Sì, mi scusi.
Una volta, in un momento di confidenza,
mi ha detto che provava un sentimento per te.
E che se tuo marito non fosse tornato dalla guerra,
si sarebbe fatto avanti.
Vi ha detto proprio così?
Veramente?
Sì.
Che vita, signorina Modesta.
Quanto amore sprecato proprio...
Siete pronte?
Piano, piano.
(MUSICA CUPA)
Auguri, principessa.
Modesta Spataro, vuoi tu prendere come tuo legittimo sposo
il qui presente Principe Ippolito Costantino Brandiforti,
Barone di Basalò, Marchese di Biancavilla,
secondo il rito di Santa Madre Chiesa?
Lo voglio.
DON ANTONIO: E tu, Principe Ippolito Costantino Brandiforti,
Barone di Basalò, Marchese di Biancavilla,
vuoi tu prendere come tua legittima sposa... - Sì.
..la qui presente Modesta Spataro
secondo il rito di Santa Madre Chiesa?
IPPOLITO: Sì.
DON ANTONIO: Vi dichiaro marito e moglie.
Prego.
Feci fare due lettini separati, principessa.
Là c'è il campanello.
PIETRO: Mi può chiamare quando vuole,
giorno e notte. Mh? - Grazie.
Buon riposo, principessa.
Fatti più in là.
Maudit...
Buongiorno.
Buongiorno, principessa.
(GEMITI)
(CARMINE PARLA IN SICILIANO)
Eh?
Buongiorno.
I genitori di Rocco.
Sono venuti da San Vito per prendere le sue cose.
Grazie per essere venuti fin qui. Le mie condoglianze.
Voi eravate con lui quando è successo, vero?
Sì.
MODESTA: Questo è da parte della principessa Gaia
e di tutti noi della casa,
per alleviare un poco della vostra sofferenza.
Non doveva... ma ringraziamo.
MADRE: Ci aveva scritto che si era innamorato di una ragazza,
che avrebbe voluto sposarla, ma che c'erano degli impedimenti.
NUNZIA: Ma veramente?
Credo che sia la figlia di uno dei nostri fattori.
MADRE: Avevo portato questa...
..perché la tenesse per ricordo.
MODESTA: La lasci pure a me, gliela darò io stessa.
(MODESTA: Come mi ero prefissa stavo diventando un buon vecchio monarca.)
(Ero gentile con tutti.)
(Mentivo a Mena a fin di bene per consolarla,)
(elargivo munifici regali, camminavo altera e sorridente.)
(E tutti cedevano il passo.)
(Inclinavano il capo alla loro magnanima padrona,)
(che era una di loro.)
(Ma irraggiungibile.)
- Buongiorno, Vostra Grazia. - Buongiorno, Teresa.
- Buongiorno, Vostra Grazia. - Buongiorno, Salvo.
- Vostra Grazia. - Hai visto Beatrice?
Un'ora fa che scendeva le scale, poi non l'ho vista... più.
Ha visto la principessa Beatrice?
MODESTA: Ti stavo cercando.
Ancora a letto sei, non ti sei alzata?
- Mi stavo riposando un po'. - Ma è ora di pranzo.
Sono venuta nella tua stanza ieri, non c'eri.
Non posso lasciare Ippolito solo.
Ora che ci siamo sposati devo dormire con lui.
Ho capito, e finirà che noi non ci vedremo più.
Non dire così, pazzerella.
No, pazzerella un corno.
- Che cos'è questo? - Niente.
- Fammi vedere. - Non è niente.
- Ma fammi vedere. - No.
Ma di chi sono queste fotografie?
Dello zio Jacopo. Le ho rubate da camera sua.
E' quello che fai con Ippolito?
Io non devo fare niente di tutto questo.
Mi prendo solo cura di lui, come un fratello.
Me lo giuri?
Certo che te lo giuro. Non mi tocca neanche con un dito.
Neanche tu sai com'è fatto un uomo?
No. Non lo so.
Tanto neanche io lo so e non lo saprò mai.
E non mi potrò neanche mai sposare per via della gamba,
te l'ho detto già, no? Maman non vuole nipoti.
Non vuole altri... storpi o mostri nella famiglia.
Ah!
Tanto noi due ci ameremo sempre, no?
Ma se non ci stai mai con me.
Se penso al nostro palazzo a Catania...
Vedevamo gente tutti i giorni e uscivamo tutte le sere.
Ma dal palazzo si vede il mare?
Certo che si vede il mare. Da tutte le stanze.
C'è una luce bellissima.
UOMO: E' finita la guerra!
BEATRICE: Cosa sta succedendo?
UOMO 2: E' finita la guerra!
Oddio, non è possibile.
UOMO: E' finita la guerra!
DONNA: E' finita la guerra!
MODESTA: Ma è proprio vero?
Finalmente torneremo a Catania!
La guerra è finita!
GAIA: Cosa succede?
DONNA: E' finita la guerra!
GAIA: Non per noi! Avete capito?
Non per noi.
(MUGUGNI)
Non eravate voi che urlavate chiedendo la guerra?
Cosa siete? Delle marionette?
Vi dico una cosa che sia ben chiara:
"Qui la guerra non finirà mai".
(FOLLA DISAPPROVA)
Non c'è niente da festeggiare.
Ogni festa sarà severamente punita.
Tornate a lavorare, grazie.
UOMO: Non è giusto. - Shh.
Voi due che cosa fate lì? Venite su.
BEATRICE: Maman...
Ma come vi è saltato in mente di mescolarvi con quegli straccioni?
Ma maman, la guerra finalmente è finita.
Guardalo.
Tra noi due c'era un amore che non posso neanche descrivere.
Ogni giorno apro il suo armadio per annusare i suoi vestiti.
Era l'unico figlio che ho potuto veramente amare.
Ed è morto in guerra.
Che la guerra sia finita o no, per noi Brandiforti non cambia niente.
Non andremo più a Catania, mai più.
Catania fa parte di un'altra vita,
una vita in cui mio figlio era vivo, era sano, era forte, era bello.
Adesso è mangiato dai vermi.
Quando io morirò, dovrete restare in questa villa.
P-per occuparvi della mia stanza,
come io continuo a farlo per tutti i miei morti.
Questo è il vostro destino.
Ma maman, non è giusto, io voglio andare a Catania, io voglio vivere...
Tu vuoi vivere?
Ma sei una povera zoppa. Cosa vuoi vivere?
Comunque, è inutile discutere, ho già deciso.
Cosa stai pensando? Che sono pazza?
No.
E...
..che sono un'egoista, lo pensi?
Certo che lo penso.
D'altronde non ho mai detto che ero un'altruista.
Trovo che sia un atteggiamento completamente...
..fasullo, innaturale...
..totalmente ipocrita.
Captatio benevolentiae.
A me della benevolenza degli altri, proprio...
Con permesso.
(MODESTA: Basta.)
MODESTA: Ero stanca di fingere obbedienza,
di sopportare che qualcuno disponesse delle vite di tutti noi,
di questi vuoti esercizi di potere.
La principessa non scende a cena, vuole solo un brodo in camera.
Lo preparo subito.
MODESTA: Adesso era arrivata la pace a liberarci.
Abbiamo aspettato tanto 'sto momento.
Tutta l'Italia è fuori per strada e noi invece...
Anche prima della guerra, non l'ho mai avuta.
Io non la conosco la pace.
Ve lo do io il permesso di fare una festa.
Ve lo dico io.
Ma dovrà avvenire fuori.
Nella proprietà, ma lontano dalla villa.
E solo dopo che la principessa Gaia è andata a dormire, mi raccomando.
Grazie.
E non si preoccupi, faremo come dice lei.
Ma la gioia, quella sì, quella so riconoscerla negli altri.
Quando gli esplode improvvisa nei corpi, negli occhi che bruciano.
E quella la volevo tutta per me.
Di qua.
(VOCI E MUSICA IN LONTANANZA)
(SUONO DI FISARMONICA)
(SMETTONO DI SUONARE)
Ma perché avete smesso di ballare?
Avanti, noi per festeggiare siamo venute.
Amunì, fate ripartire la musica.
MENA: Principessa. Principessa.
Che succede?
- Che succede? - Ho ricevuto una notizia pure io.
Cosa?
(IN SICILIANO)
Vai a passare un po' di tempo con lui.
Non te ne devi preoccupare della principessa, glielo dirò io.
- Veramente? - Vai. - Grazie, principessa.
Eravate così belli insieme.
Tua figlia non l'hai guardata neanche negli occhi.
Lei è la Principessa Brandiforti. Io sono Carmine, il gabellotto.
Ma che minchia ti è passato in testa?
Dovevate soltanto ballare.
Quanto si bedda.
(CANTANO "C'E' LA LUNA 'N MENZU O MARI")
(SUONI OVATTATI)
(PADRE CANTA "C'E' LA LUNA 'N MENZU O MARI")
(SUONI OVATTATI)
Vieni qua.
(PADRE PARLA IN SICILIANO)
- Eh? CARMINE: Che c'è?
Niente. Niente.
(CANTANO "C'E' LA LUNA 'N MENZU O MARI")
Andiamo?
- Perché? Io voglio ballare. - Io me ne voglio andare.
- Perché? - Tu rimani, se vuoi.
(CANTICCHIA "C'E' LA LUNA 'N MENZU O MARI")
Finiscila.
(IMITA VERSO CORNACCHIE)
(GRACIDARE)
(GRACIDARE)
Vostra Grazia, scusi il disturbo.
E' arrivato un telegramma per lei da Catania.
Chi ci scrive?
Uh. Come vanno i tuoi dolori, Antonio?
Ehm...
E' del duca di Targagi, ci annuncia una sua visita.
GAIA: Dopo la guerra non ci sarà più tregua.
Vorranno ricominciare con quegli insulsi pomeriggi danzanti.
"Di ritorno da Catania, sarò da voi nella giornata di domani".
"Necessito parlarvi".
Ma sarà di sicuro qualcosa di importante, maman.
Magari è un matrimonio. - Uh, che noia.
La noia è il diavolo.
BEATRICE: Magari è la mia di mano che vuole chiedere.
Devi vedere quanto è bello, Modesta.
GAIA: Non essere ridicola, Beatrice.
E dimmi, quand'è che si sarebbe innamorato di te?
(GAIA RIDE)
Antonio, per domani la casa deve brillare.
GAIA: E poi fai un piccolo sforzo, Antonio, cerca di guarire.
Guarire è anche una questione di volontà.
GAIA: "Oui, certes, une impertinente personne".
"Et bien, elle s'en est fait faire un pareil". De chapeau.
(MUSICA DI PIANOFORTE IN LONTANANZA)
No scusa, apri tutto.
BEATRICE: Questo vestito mi sta così stretto.
Sono tre anni che non lo metto, forse sono ingrassata.
Cosa faccio, mi cambio?
Ti sta bene questo. Sei bellissima.
(ROMBO DI MOTORE) BEATRICE: Eccoli.
Fai attenzione a come cammini, Beatrice.
GAIA: Siediti.
Dai!
(PASSI)
Principessa, dovrebbe venire. Il duca chiede di lei.
Beh, potevate farlo entrare.
GAIA: Luigi.
Non si avvicini, principessa.
Cosa fai con quella sciarpa? Sembri un bandito.
- Potrei essere contagioso. - Contagioso? Cosa vuol dire?
- Mia madre ha febbre alta e vomita da due giorni. - Vittoria?
Stamattina pure la mia sorellina piccola si è sentita male.
Per ora io sto bene, sto tornando da Catania...
..dove sono andato a procurarmi dei medicinali e queste due infermiere.
- Non capisco niente, cosa succede? Volevo avvisarvi di persona.
So che mancate da Catania da molto,
ma in città gira un bruttissimo morbo, una peste terribile.
Se qualcuno di voi ha la febbre, chiamate subito un dottore.
Nunzia ha la febbre.
- Statele lontano, isolatela. - Sì, sì...
Ora vi saluto.
No. No, ma noi... ti avevamo preparato un bellissimo pranzo.
Mi dispiace.
(PORTIERA SI CHIUDE)
Luigi? Luigi? Luigi?
Salutami Vittoria.
Salutami Vittoria.
GAIA: Allora? Come sta Nunzia?
Non è in buone condizioni, principessa. Pregate per lei.
Dite a tutti di starle lontano
e lasciatele il cibo e le medicine fuori dalla porta.
Cosa ha esattamente?
Un'influenza. La chiamano la spagnola.
Eh, un'influenza, che sarà mai.
E' molto contagiosa e altamente mortale.
Il continente ne è appestato.
Sembra che l'abbiano portata i soldati dal fronte.
Dovete isolarvi e prepararvi a stare in quarantena.
I contatti vanno ridotti al minimo.
E anche all'interno della villa dovete mantenere le distanze.
Ma ancora meglio sarebbe che ciascuno di voi,
qualora possibile, vivesse nella propria stanza.
Che noia...
Capisco, principessa.
DOTTORE: La situazione è molto grave.
Dovete indossare i guanti e coprirvi la bocca con una mascherina.
Tagliate delle lenzuola e cucitele da voi.
Procuratevi del lisoformio, va disinfettato tutto.
Lavate lenzuola, tovaglie, stoviglie.
Non portate le mani alla bocca, lavatele continuamente.
Non toccate superfici che hanno toccato gli altri.
Ma soprattutto la cosa più importante...
Non respiro.
..prestate attenzione alle condizioni mediche
di chi vi sta vicino.
(PASSI)
CARMINE: Poi nell'altra dispensa vi ho fatto mettere il "bene di Dio",
formaggi, carne, legumi.
Alla principessa ho ordinato pure malvasia e zibibbo.
Potreste vivere un anno senza patire né fame e né sete.
Puoi andare, grazie.
Perché hai detto "potreste"?
Per un po' di tempo non tornerò alla villa.
Fino a che non finisce questa peste resterò a casa mia.
- Quale casa? Modesta...
..veramente pensavi che quella baracca dove ci vediamo
fosse casa mia?
Ce l'abbiamo tutti una casa.
Una casa vera, intendo.
Là fuori si stanno ammalando tutti, Carmine.
Se te ne vai, potresti non tornare.
E' pericoloso.
("TONADILLAS: EL MIRAR DE LA MAJA" GRANADOS DAL GRAMMOFONO)
MODESTA: Donna Gaia, ma cosa fa qua?
E' pericoloso andare in giro,
deve sempre indossare le protezioni, lo sa.
Si sta avvicinando, Maudit...
Si copra naso e bocca.
(SPEGNE IL GRAMMOFONO)
Ti vedo, sai?
Hai preso il timone della nave.
Disponi, dai ordini.
Fai del tuo meglio.
Ma è inutile che tu ti dia così tanto da fare.
La fine sta arrivando, Maudit. Aleggia su questa casa.
Aleggia su tutti.
Non era della guerra che bisognava aver timore, è di questa pace.
GAIA: Rimettimi la musica, per favore.
- Cosa? Rimettimi la musica.
("TONADILLAS: EL MIRAR DE LA MAJA" GRANADOS DAL GRAMMOFONO)
(MUSICA DOLCE)
Antonio, ma cosa fa là?
E' importante che ci sia sempre qualcuno...
..per accogliere gli ospiti.
Ma non avremo ospiti, non arriverà nessuno.
Allora posso ritirarmi per qualche ora, Vostra Grazia?
Certo.
Credo di avere la febbre.
Vada a riposarsi.
Le farò portare la cena davanti alla porta della stanza.
Cra...
Carmine...
E' Mena. Vado io, principessa.
No. Ci penso io.
Principessa come state? - Ferma. Non ti avvicinare.
Non ti posso fare entrare, mi dispiace, te ne devi andare.
Potresti avere la spagnola, lo sai. Anche se ora non hai nessun sintomo.
Questa è una malattia ingannevole. Antonio da ieri ha la febbre.
Guardi che io non ho visto nessuno...
Anch'io potrei essere malata, che ho dato di stomaco ieri sera.
E adesso nessuno lo farà lavorare più.
- Ma l'hai capito cos'ho detto prima? - La prego. - Te ne devi andare.
Non posso mettere in pericolo la mia famiglia per te.
A tua famigghia?
Cattiva.
(MUSICA CUPA)
Buongiorno. E' passato il postino e ha lasciato anche dei giornali.
Non capisco niente, togliti la mascherina, tanto siamo lontane.
Stamattina il postino ha lasciato anche dei giornali, se vuole.
Ormai passa una volta ogni dieci giorni.
Spero che almeno siano di oggi.
No, sono di due giorni fa.
Leggimi almeno i titoli. Sarai curiosa anche tu, no?
"L'influenza si inasprisce".
"Pericoloso alzarsi appena è cessata la febbre..."
E' possibile che non parlino che di quello? Dai leggimi qualcos'altro.
"Approvato un nuovo emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti"
"che proibisce..." - No, mi annoio. Un altro.
"Continua la guerra civile in Russia".
"I russi bianchi non fermano l'avanzata dell'armata rossa".
Addio alla bellezza, all'eleganza...
Ogni giorno tutto diventa più... più triste, misero.
Sequestrano ville e palazzi, non si sa per far che cosa.
E poi costruiscono tante piccole casette, tutte brutte,
tutte uguali, tutte tristi.
Ma non trovi che...
..che si cucina moltissimo da quando c'è questa epidemia?
Eh? E' quasi disgustoso.
Neanche quando c'erano ospiti ogni sera si cucinava così tanto.
E...
.. anche tu, Maudit...
..mangia un po' meno, sei...
..sei piuttosto ingrassata.
Perdi, perdi la tua eleganza, ti rispuntano...
..le tue origini contadine.
Soprattutto queste guance paffute, scusami...
Un po' imbarazzante.
E poi...
..io mi spengo... e tu fiorisci.
Non lo trovi strano?
Ti immagini se ci fosse un bambino qui?
Sì, un bambino.
Che corre dappertutto.
Che entra in queste stanze.
(SOSPIRO)
Una nuova vita in questa casa.
- Ti piacerebbe? Sì, tanto. E come lo chiamiamo?
Non lo so.
(TUONI)
(VETRI INFRANTI)
Proveniva dalla stanza di zia Adelaide.
(VERSI DI UCCELLI)
(GRIDA)
Allora?
La caduta della principessa è stata rovinosa,
si è rotta diverse costole.
Cos'è stato? Cioè, come mai è caduta?
Io non me ne capacito, avrà perso conoscenza.
Il cuore è debole, purtroppo.
Ah, qualora non riuscisse a sopportare il dolore...
..datele questo, è laudano.
Sarebbe meglio la curasse una sola persona.
Dico per la spagnola. Meno contatti ha e meglio è.
Certo.
Arrivederci.
GAIA: Chi è? - Sono Modesta, ho il suo pranzo.
Avanti.
- Come si sente? Malissimo.
Morire sarebbe stato meno doloroso.
- No, non ho fame. - La prego, deve riprendere le forze.
Imboccata come una bambina.
Ah...
Dai, basta, è insopportabile.
Il dolore?
No, essere ridotta così.
Non voglio che nessun altro mi veda all'infuori di te.
(MODESTA: "Per nulla al mondo mi separerò più da quello scarabeo".)
("In che cosa?" Chiesi con un triste presentimento.)
("A dire che è veramente d'oro".)
(Lo disse con tanta serietà da far pena ad ascoltarlo.)
("Questo scarabeo è destinato a far la mia sfortuna",)
(continuò con un sorriso di trionfo,)
("e a reintegrarmi nel patrimonio della mia famiglia".)
("C'è quindi da stupirsi se lo apprezzo tanto?")
("Poiché la fortuna ha pensato bene di farmelo cadere nelle mani,")
("non ho da far altro che usarne convenientemente")
("per giungere all'oro di cui è l'indizio".)
("Jupiter, portamelo qui".)
(MUSICA CUPA)
(MUSICA CUPA)
GAIA: Quando sarà finita questa epidemia,
mi occuperò personalmente della famiglia di Antonio.
E' stato con noi tutta la vita.
MODESTA: Certo che quando era vivo lo chiamava "povero Antonio",
e adesso che è morto, solo col suo nome.
GAIA: Mh. Sì, perché per me...
..siamo noi vivi i poveri.
(SORRIDE)
Ma com'è che ti sei ingrassata così?
Non mi starai mica facendo un brutto scherzo?
No.
Vedo che hai capito subito di cosa parlavo. Spogliati.
Come? - Spogliati.
No.
Togliti tutto.
Lei mi imbarazza.
- Potrei essere tua madre, sbrigati. - Non posso.
Non puoi?
Togliti la gonna.
Anche l'altra.
Togliti le mutande.
Giù. Più giù.
Tirati su la camicetta.
Non ci posso credere.
Sei stata così fessa da farti mettere incinta dalla cosa.
Ma ti avevo avvertito alla viglia del matrimonio,
niente figli.
La maternità genera un'assenza ebete che aliena dalla vita.
Potresti perdere tutta la tua intelligenza,
tutta la tua forza, essendo gravida come tutte. Ma che spreco.
Mi dispiace.
La famiglia Brandiforti deve finire con me. Va bene?
E io non permetterò a nessuno,
ma dico, a nessuno,
di andare contro la mia volontà!
Io stessa, dopo la cosa, sono rimasta incinta due volte
e me ne sono occupata e non è che ne fossi tanto contenta.
Ma ho fatto quello che dovevo fare. - Ma lei aveva già avuto dei figli...
Allora, te lo dico una volta, se vuoi avere un figlio, te ne vai!
Però... sarai diseredata.
Chi lascia la villa...
Tutti i miei beni andranno a chi "resta" nella villa.
Oh...
(sospirando) Comunque, si può ancora rimediare.
Non guardarmi così, mica ti sto dicendo che devi fare
come avrebbe fatto tua madre con le erbe, gli unguenti velenosi
o come ho fatto io coi ferri da calza.
Ti sto dicendo che puoi rimediare chiamando un medico.
Però devi fare in fretta, perché se aspettiamo può diventare pericoloso.
E io non voglio rischiare di perderti.
(RISATA) Non c'è niente da ridere,
c'è solo da star zitta e da vergognarti!
Considerati... privilegiata.
Lasciami riposare, guarda, vattene.
Filare.
("PAROLA" DONATO DOZZY, ANNA CARAGNANO)
("PAROLA" DONATO DOZZY, ANNA CARAGNANO)
(GRIDA E PIANTO DI NEONATO)
MODESTA: Ho sempre rubato la mia parte di gioia...
..a tutto...
..e a tutti.
Sottotitoli a cura di SKY ITALIA
Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.