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*
*
*
*
*
*
(PASSI)
(CAMPANELLA, BELATO)
Sciò.
Sciò.
Non ci puoi stare qua.
Va'.
(MUSICA DI MISTERO)
No...
Non nella mia stanza.
(GEMITI)
MODESTA: Sentivo la morte di Leonora aleggiare in tutta la casa,
mi sembrava di averla portata io.
E che insieme a Leonora fossero venuti anche i morti miei.
Quelli a cui non pensavo più.
Me li sentivo addosso, mi seguivano ovunque.
Come la mia ombra.
(PORTA SI APRE)
ARGENTOVIVO: Buongiorno, signorina. Ha dormito bene? Posso? - Sì.
Ecco la colazione. Oplà, come dicono i francesi.
Ma ha già rifatto il letto? Non doveva, ci sono io apposta.
E' l'abitudine, noi in convento facciamo così.
E che fa, sente freddo? Le accendo il fuoco?
- No. - L'aiuto a disfare la vali...
Ma si è portata la tazza?
Non sapevo dove dovevo andare, quindi...
- Io sono Argentovivo. - Modesta.
- La colazione però gliela servo qua. - Che bel nome.
Il mio vero nome è Luigia,
ma la Principessa mi ha chiamato Argentovivo,
perché non la smetto mai di parlare e non sto mai ferma. - Principessa?
La Principessa Brandiforti. Non la conosce? Questa casa è sua.
Questa è la villa di campagna, perché il palazzo, quello bello grande,
è a Catania. Purtroppo, da quando è iniziata la guerra,
ci siamo trasferiti qua. Ah.
Questo è per lei, perché si sappia regolare.
Anche se la Principessa mi ha incaricato di dirle
che può fare quello che vuole.
Può passeggiare nel parco oppure sa che fa?
Si fa preparare un bel bagno caldo, glielo preparo io.
Se sa suonare il pianoforte,
nella sala della musica c'è un pianoforte a coda
che inizia qua e non finisce più.
Ah. Invece le è proibito salire all'ultimo piano della villa.
Quello non si può assolutamente fare, mi raccomando.
Infatti io ieri sera sentivo dei rumori.
Mi stavo dimenticando la cosa più importante.
La principessa la vuole conoscere, la riceverà questo pomeriggio per il tè.
Mi raccomando, le dia del lei e non le dia del voi,
che il voi in casa è stato abolito. Sua signoria è del Nord.
Idda è piemontise, la madre era francise addirittura. Ci dà fastidio.
Con permesso. Le lascio fare colazione. - Sì.
Poi mi dice com'era. Buongiorno. - Buongiorno.
(MUSICA CUPA)
GAIA: Com'è? BEATRICE: Je ne sais pas.
Un po' tetra, ma carina.
GAIA: "Tetra"? Cosa intendi?
BEATRICE: Te l'ho detto, maman, l'ho vista solo da lontano.
Vieni.
Grazie a Dio non è uno di quei mostri che popolano i nostri conventi.
Nonostante il tuo abbigliamento, nel complesso, sei abbastanza graziosa.
GAIA: Cavallina, lo potevi dire che era normale.
Se non bella, almeno normale.
Me lo potevi dire. Eh?
GAIA: Lei è Beatrice, detta Cavallina.
GAIA: Beatrice è la sorella minore di Leonora, la tua Madre Superiora.
- Madre Leonora ha vissuto qua? - Sì, è nata qui.
Ho chiesto che tu venissi a stare da noi per qualche tempo
perché volevo conoscere la fanciulla alla quale mia figlia
si era tanto legata. Ma ricordami, qual è il tuo nome, per favore?
Modesta.
Oh! Che nome brutto. Mio Dio. Che aggettivo deprimente.
Non offenderti, ma bisognerà cambiarlo.
Bisognerà cambiarlo, sì.
- Non mi offendo affatto. GAIA: Siediti.
VINCENZINA: Servo il tè, principessa?
GAIA: Beh, sì, è l'ora del tè.
E come sta suor Costanza?
Anzi, dovrei dire Madre Costanza, adesso che Leonora non c'è più.
Eh? Sempre brutta?
Sta bene, grazie.
Anch'io sarei diventata suora, fossi stata brutta così.
Conoscevi Leonora da molto tempo?
Sì, da quando sono arrivata in convento. Avevo nove anni.
E passavi molto tempo con lei?
- Sì. - E l'avevi vista quella sera?
No. Cioè, solo a cena, in refettorio.
MODESTA: Madre Leonora è stata importantissima per tutte noi.
Era sempre attenta, premurosa, quasi una santa.
M-ma come è potuto succedere? Te la sei data una spiegazione?
Beh, la balaustra che ha ceduto era molto malandata, principessa.
E Leonora non lo sapeva?
Il nostro giardiniere le diceva sempre che andava cambiata.
Gliel'aveva detto talmente tante volte, Gesù mio.
Ma quella vecchia balaustra era così bella
e Madre Leonora amava tanto la bellezza.
Sì... è un vizio di famiglia.
(COLPO DI TOSSE)
Prima di andare via, dovrai firmare quel documento.
Che tipo di documento?
Che tipo di documento? Te lo dirà il notaio quando arriverà.
Ora andate, mi sono stancata. Stanca la vista della giovinezza.
Dato che brutta non sei, potrai tornare a prendere il tè
anche nei prossimi giorni.
MODESTA: Tutte quelle allusioni parlavano chiaro.
GAIA: Sei contenta, Cavallina? - Ne sarei molto contenta.
MODESTA: Ero sospettata della morte di Leonora.
Chissà cosa penserai di noi, tu che sei così devota.
MODESTA: Mi sentivo addosso gli occhi di tutti.
Quando vedrai la nostra cappella abbandonata a se stessa.
Dovevo essere più cauta, di errori ne avevo già commessi abbastanza.
Scappare non potevo. Poi per andare dove?
In convento non volevo di certo tornare.
Davvero vuoi farti suora?
Prudenza.
L'unica possibilità che avevo per allontanare quei sospetti,
era dimostrare che ero una persona devota, osservante...
..e pia.
BEATRICE: Ma che cos'è la vocazione? Che cosa si sente? Che cosa si prova?
E' come un... un canto di uccelli.
BEATRICE: Che bello.
Maman dice che per una ragazza come te è meglio avere questa vocazione.
Sicuramente starai più al sicuro in convento che qui fuori nel mondo.
Prudenza.
(TONFI E SCRICCHIOLIO)
E' la camera di Leonora. Non si può entrare, la stanno preparando.
Ma preparando per che cosa?
BEATRICE: Maman vuole che le stanze dei morti siano sempre pronte
e pulite. Per quando torneranno.
Quali morti?
Qui tutti morti sono.
Di vive ci siamo solo io e maman.
(IN SICILIANO)
E naturalmente la servitù.
Te le farò vedere le stanze, anche se è proibito.
Con il vostro permesso, perdonate.
BEATRICE: Sarà un segreto tra me e te.
Non ne devi parlare con nessuno,
neanche con Argentovivo che è una spia.
Mi permetti di entrare o... vuoi stare sola in raccoglimento?
BEATRICE: Tu sei orfana, vero?
Sì.
Quindi, Leonora ti ha fatto da madre.
In un certo senso, sì.
Ma è vero che la tua mamma è morta bruciata?
Mi sembra che sappiate già tutto di me.
Sì, è vero.
Non posso prometterti che ci vedremo per cena,
perché mangiamo tutti ad orari differenti
e maman non esce mai dalla sua stanza di sera quando è a lutto.
A domani, allora.
Au revoir.
(TONFI)
(TONFI)
(TONFI)
(MUSICA DI MISTERO)
(VOCI INDISTINTE)
(RISATE)
- Oh, ma sei una cosa incredibile. Finiscila. - E che ho detto?
(RISATE)
Madre santa.
DOMESTICA: Currete!
MENA: Curri e dumannaci scusa, dici che stavamo solo iucando.
(PASSI)
Sign...
Signorina, insomma, si fermi.
Cercava qualche cosa? Ha bisogno d'aiuto?
No, no.
Ho solo sentito dei brutti rumori dal piano di sopra.
Ah, non se ne preoccupi.
Immagino che sarà stanca, ha bisogno di riposare.
Se la fa stare più tranquilla... si chiuda a chiave.
BEATRICE: Vedrai, alla processione di Santa Maria dell'Elemosina
ci saranno i Biscari, i Gravina, i Serravalle.
Anche i duchi di Targagi.
Che noia. Tutta gente insopportabile.
Mi pento già di aver deciso di andarci.
Sarà divertente, invece. E poi fanno quei dolcetti buonissimi.
Come si chiamano, maman?
Le... Le dita di... qualcosa...
BEATRICE: E cosa si fa in convento?
Beh, si studia...
..si fa l'orto,
il ricamo, le lezioni di musica. Ma soprattutto si prega.
Somigli molto a Leonora.
Il modo di parlare, i gesti.
Sembra quasi che la imiti.
Io non l'ho mai conosciuta. Quando sono nata era già in convento.
(TONFO)
ROCCO: Ma che sta succedendo? Mi perdoni, principessa.
Si vuole asciugare?
Grazie.
A che punto siamo? Ci stiamo sciogliendo.
Ho quasi finito.
Cavallina, arrete! Sembri una cornacchia che saltella.
E stai dritta.
Tre cornacchie.
Ecco cosa siamo.
Con 'sti abiti neri. Tre uccelli del malaugurio.
(ridendo) Tre cornacchie.
Principessa, se vuole accomodarsi, possiamo riprendere il viaggio.
No, torniamo a casa.
Non ho nessuna voglia di arrivare fino a Biancavilla adesso.
Ma non è giusto, avevi detto che ci andavamo.
Vabbè, ho cambiato idea.
Ma maman...
Avrò il diritto di contraddirmi? Avrò il diritto di andarmene?
Ma da quando è scoppiata la guerra non vediamo più nessuno.
Siamo delle prigioniere, siamo come delle monache di clausura.
- E allora? - Siamo quasi arrivate, portiamo Modesta a pregare,
dobbiamo portarla in chiesa.
Modesta può pregare in villa, c'è una bellissima cappella,
non ci va mai nessuno, ma è ancora consacrata.
Almeno qualcuno la userà. Dai, su. Vite, vite vite. En voiture.
Allez. Allez! Rocco.
Vite, J'ai dit!
In cappella c'è già... Ahi! Io volevo portarla in chiesa.
ROCCO: Lei non sale, principessa? - Mi sto calmando!
Intanto, accendi questo benedetto macchinario.
(PORTIERA SI CHIUDE)
(AVVIO MOTORE E COLPI DI TOSSE)
Signorina Modesta?
Rispetto a quello che ha visto ieri, ecco io non vorrei che...
Non ne farò parola con nessuno, se è questo che la preoccupa.
Grazie. Non mi posso permettere di perdere il lavoro.
Poi non è una cosa seria, è giusto una cosa per tenersi compagnia.
Non mi deve spiegare niente, infatti.
La ragazza si chiama Mena.
Prima della guerra lavorava in un circo con suo marito.
Era una grande attrazione, "La donna tatuata".
Poi hanno richiamato il marito in guerra.
E lei è riuscita a farsi assumere qui.
Gli uomini sono tutti sotto le armi. Qui siamo rimasti pochi.
E lei... è Rocco, vero?
- Sì. - Perché non è in guerra?
Ho i polmoni deboli,
da bambino ho avuto la tubercolosi e mi hanno riformato, purtroppo.
Mi dispiace.
BEATRICE: Hai paura del buio?
Oplà.
(CINGUETTIO)
BEATRICE: Quando zia Adelaide era viva, ce n'erano molti di più.
Sembrano delle cattedrali.
Ma lei dormiva qui con tutti questi canti?
Dal giorno in cui Leonora se n'è andata in convento,
zia Adelaide non voleva più vedere nessuno.
Nemmeno me. Gliela ricordavo troppo.
Odiava maman.
Diceva che era colpa sua se Leonora era andata via.
Si occupava solo delle sue bestioline.
Mi hanno detto...
..che quando la madre di uno di questi uccellini moriva,
lasciando le uova...
(sottovoce) ..lei le covava.
Questo è il salone delle danze. E' carino, no?
Poi quando sarà asciutto, te lo farò vedere.
Mi scusi.
Niente. Non mi sono fatta niente. Hai visto? Non sono neanche caduta.
Che c'è? Mi sorridi triste, triste.
Te ne sei accorta, vero?
E' per questo che maman mi chiama Cavallina.
Ti faccio pena?
Ma quale pena, lei è bellissima.
Ecco.
Se zoppico davanti a maman, lei si mette a urlare.
Ma ha ragione, a nessuno piace vedere una ragazza zoppa.
MODESTA: Continuavo a recitare la mia parte con grande attenzione,
ma non riuscivo a capire se la recita fosse efficace o meno.
Ti faccio vedere il salottino degli antenati.
Tutto, compreso il suo passo incerto...
..mi diceva che potevo fidarmi, sorridere.
MODESTA: La sua bellezza mi incantava.
Ma quando restavo sola, il dubbio mi afferrava alle spalle.
(IMITAZIONE AEREO)
"L'invenzione di Dio è una soluzione troppo semplice"
"per giustificare tutta la bellezza e il mistero delle farfalle".
BEATRICE: Così diceva lo zio Jacopo. Era il figlio preferito di maman.
Il più bello fra i Brandiforti. Era un filosofo.
Un eretico.
Zio Jacopo era anche uno scienziato.
Progettava aeroplani ed è stato anche un pilota.
Poi, durante la battaglia,
è stato colpito ed è tornato qui mezzo paralizzato.
Io venivo qui tutti i pomeriggi.
Lui mi raccontava della guerra
e mi diceva che grazie agli aeroplani la guerra sarebbe finita in fretta.
Invece non finisce più.
(MUSICA MALINCONICA)
(RESPIRO AFFANNOSO E TIRA SU COL NASO)
Dorme?
(MUSICA MALINCONICA CONTINUA)
(TONFO)
(DOMESTICI PARLANO IN SICILIANO)
- Buongiorno, signorina. - Buongiorno.
- Da oggi il lutto è finito. - Ma come, così presto?
Ordini della principessa. Amunì, ti aiuto io.
Grazie. Prendi da qua.
Buongiorno.
ARGENTOVIVO: Accussì?
(RISATE DALL'ESTERNO)
Forza.
("EL MIRAR DE LA MAJA" ENRIQUE GRANADOS IN SOTTOFONDO)
(RISATE E CANTO CONTINUA)
Ma che...
- Com'è possibile? - Non l'hai mai visto un grammofono?
("EL MIRAR DE LA MAJA" DAL GRAMMOFONO)
(CANTA)
(SPEGNE IL GRAMMOFONO)
- Che diavoleria è questa? - Ti mangia!
BEATRICE: Non ha mai visto un grammofono.
Sciocchezze, Cavallina. Hai mai visto un grammofono in un convento?
Comunque, quando entri in una stanza,
con questi abiti mi crei addosso una tristezza, come una sera d'inverno.
Finché sarai nostra ospite, dovrai rassegnarti alla bellezza.
Basta con questi vestiti da religiosa.
Colori. Ho voglia di colori, ho bisogno di allegria, Maudit.
Ah, non te l'ha detto? Ho deciso di chiamarti Maudit.
Verlaine, Baudelaire, Rimbaud, conosci? Les Poètes Maudits.
Mi dispiace, principessa. - Maudit vuol dire maledetto.
(sottovoce) Maledetto.
Io lo uso nell'accezione migliore del termine, anche per la sonorità.
Maudit, Modesta, Maudit Modesta, Maudit Modesta.
Oh, oh.
Dovrei conoscerli questi poeti?
Ma certo, andiamo in biblioteca e te li presto.
Lei non sa cantare, ma io so suonare.
(SUONA "SONATA IN DO MAGGIORE, K 545" MOZART)
(MUSICA CONTINUA)
Ecco così.
Guarda che bello. Tutti 'sti bottoni, Gesù.
ARGENTOVIVO: E' solo cosa di pochi giorni.
E' giusto per fare contenta a donna Gaia.
La sua tonaca là rimane, mica scappa.
(MUSICA DOLCE)
Ma forse quest'abito è troppo frivolo per lei?
Troppo belli.
- Sì. - Hai visto?
MODESTA: "Un pelo della sua carne, un nervo del suo viso".
In quest'ultimo verso Verlaine dice di provare l'estasi
del primo cristiano.
Era in viaggio per l'Europa col suo giovane amante Rimbaud,
in una sorta di viaggio di nozze.
Principessa, è arrivato il giornale.
E potremo anche...
Oggi verranno a consegnare le candele e l'olio per le lampade,
ma in cassa è rimasto molto poco.
Antonio, non ora, dai. Sto conversando con Maudit.
Vai, vai.
Certamente, principessa.
Anzi no, guarda, Antonio, vieni. Fai i pupi.
Dai.
Orlando Paladino.
Eccomi quane, ti voglio far provare il mio terribile brando
e la forza di codeste mane.
A noi. Alle armi!
(RISATA FRAGOROSA)
Ta-ta-ta! Oh!
Ta-ta-ta.
- Grazie, principessa. - Adesso vai, vai.
Vai!
Povero Antonio, è tutta la vita che mi deruba.
Spero almeno che ne abbia fatto buon uso.
Comunque, qui dentro quasi tutti mi derubano, eh.
Mi va anche bene se è il prezzo da pagare
per non occuparmi di cose noiose.
"Les sanglots longs des violons de l'automne"
"blessent mon coeur d'une langueur monotone".
Potrei occuparmene io.
In convento ho imparato bene a far di conto.
E, col suo permesso,
potrei verificare le spese di cui ha parlato Antonio.
Come siamo intraprendenti.
Tournez, dolcemente, tournez, tournez, tournez.
Più altera, sciù sciù, più altera.
DE CIUCEIS: Dritta, nun ti scurda'.
Tournez, doucement. Et voilà, dolcemente.
Ritorna, ritorna.
Très bien. Ripetiamo.
(MUSICA CLASSICA DAL GRAMMOFONO)
(MUSICA CONTINUA)
(MUSICA IN CRESCENDO)
Ma insomma. (MUSICA SI INTERROMPE)
Scusami, Modesta.
Non...
Scusami.
(TONFO)
Perdono, non la volevo disturbare.
No, no, non mi stava disturbando, non stavo pregando.
E poi quando tornerò in convento non farò altro che pregare.
- Mi scusi. - No.
Non ho più nessuno da andare a trovare,
il convento è l'unica casa che abbia potuto avere.
Noi il destino non ce lo possiamo scegliere come fanno loro.
Anche il mio l'hanno deciso gli altri.
Mi hanno mandato in guerra.
Nelle trincee, quando pioveva rimanevi bagnato per settimane
e quando ti dovevi levare le scarpe si scippava pure la pelle.
Se non scappavo, stavo già nella fossa.
Hai disertato?
Gli altri soldati erano tutti poveracci come a mia.
Friulani, sardi... E chi li capiva?
E io dovevo morire per l'Italia?
Mi sono nascosto nelle solfatare per mesi.
- E se ti trovavano? - M'ammazzavano.
I disertori li fanno fucilare dai loro stessi compagni.
Mi scusi il linguaggio.
No, è che io solo a pensarci, mi va il sangue alla testa.
Quindi non è vero che sei debole di polmoni.
No.
Qui dentro nessuno lo sa che ho disertato.
Io non so nemmeno perché le sto dicendo tutte queste cose.
Sento di potermi fidare di te... di lei, scusi.
Certo che ti puoi fidare.
(COLPI DI TOSSE)
No, no, può bastare.
Anch'io ti voglio confessare una cosa.
Io la vocazione non l'ho mai avuta.
Quando prego non mi rivolgo a nessuno.
Mi puoi dare del tu. Va bene.
Signorina Modesta, non riuscivo a trovarla.
La principessa la sta cercando, l'aspetta nello studio.
CARMINE: Donna Gaia, è il momento di risalire a cavallo.
GAIA: Mi sono anche rammollita.
E' stata l'unica che mi ha battuto. In sella ci dobbiamo rimettere.
Ah. Ehm...
Carmine, questa...
..è la fanciulla di cui ti ho parlato, si chiama Modesta,
ma l'ho subito rinominata Maudit.
Buongiorno.
Buongiorno.
Carmine è nella nostra famiglia da quando era un caruso.
Ormai è lui che manda avanti tutto qui.
Raccolti, braccianti, animali.
E' anche affittuario di molte delle nostre terre,
che erano un peso troppo grande per me.
- Le terre sempre vostre sono. - Sì, va bene... - Vostre.
Comunque, il notaio Musumeci sta per arrivare,
così firmerai quelle carte di cui ti avevo parlato,
sai, prima che tu te ne vada.
Ah, sì?
Fra due giorni.
- Ma non mi aveva avvertito nessuno. - Beh, te lo sto dicendo io.
Cosa volevi, che ti mandassi un telegramma?
Carmine, vai a vedere se Gaetano è arrivato. Forse ci aspetta giù.
Siediti.
Io non riesco a smettere di pensare alla morte di Leonora.
Dimmi la verità.
Soffriva?
Tu che le eri così vicina, cosa ne pensi?
Era infelice?
Può essere stato un gesto di disperazione?
Principessa, ma lei crede che si...
No, non pensi a... Non pensi a quello, glielo giuro.
Leonora in convento aveva trovato la pace, era piena di vita.
Il suo è stato solo un terribile incidente.
La balaustra era vecchia, andava cambiata.
Glielo avevamo detto tante volte.
Mi conforta quello che dici.
Mi toglie un gran peso dal cuore.
Ecco. Ah. Ecco, allora... Adesso firmiamo queste scartoffie, dai.
Buongiorno, principessa.
Buongiorno Gaetano, sempre in ritardo.
- Ma è da un'ora che sono qui. - Siediti, siediti al mio posto.
MUSUMECI Grazie. GAIA: Vieni, Carmine.
Dunque, Modesta...
Spataro.
MUSUMECI: Spataro. Nata il primo gennaio del 1900.
Il primo giorno del nuovo secolo. Fortunata.
Vabbè, dai, andiamo.
MUSUMECI: Comunque, qui c'è la zona, Chiana del Bove,
ma manca un comune e un indirizzo di residenza.
E metti quello del convento, tanto è lì che vivrà. Dai.
MUSUMECI: Alla presenza della Principessa Gaia Brandiforti,
la suddetta Modesta... Ecco, intanto lei può mettere una firma qui, prego.
"Al fine di garantirle un futuro più sicuro,"
"la buonanima di Madre Leonora Brandiforti ha disposto"
"nei suoi confronti una rendita annua di Lire 1.800".
Beh...
- A vita? - Sì.
"Ma qualora lei dovesse abbandonare la vita religiosa"
"per quella mondana, la rendita decadrebbe".
Tanto questo non succederà, perciò.. Dai, andiamo avanti.
Adesso, se mi vuole mettere un'altra firma qui
GAIA: Beh, c'è ancora bisogno di me?
Sì, principessa, ma poi la posso raggiungere io dopo.
Allora io vado, perché mi annoio.
Principessa.
Come s'appelle chillu coso? Dirigibile tedesco.
DE CIUCEIS: Stava su tutti i giornali.
L'ira di Dio dei bombardamenti.
E' scoppiato un putiferio, tutti spaventati.
GAIA: Putiferio inutile. (RISATE)
DE CIUCEIS: Neanche hanno centrato gli obiettivi.
E così sono sceso a Catania e ho ripreso a insegnare danza classica
alle figlie del Barone di Villagioiosa.
Oh, per carità.
Povere creature, principessa. Sono senza speranza.
DE CIUCEIS: Grasse, basse...
GAIA: Gambe corte. DE CIUCEIS: Principessa...
No, ma anche la madre è un bue, è sempre stata un bue.
(TONFO)
Mentre invece la nostra Beatrice si muove con tanta grazia,
possiede, comme vous dites...
L'attitude.
L'attitude. Voilà.
(LAMENTI)
Matilde, perché non ci intrattieni un po'?
Maestro, deve sentire quanto è brava quando canta,
non è come me che fingo.
DE CIUCEIS: Ah, sì? Chantez, chantez, piccirì.
MATILDE: Mamma, posso? MADRE: Certo, gioia.
E va bene. Vedrai che appena comincia, non finisce più.
(VOCALIZZI)
(TONFI E LAMENTI IN LONTANANZA)
DE CIUCEIS: Pare un usignolo.
Cavallina, aspetta.
- Che cos'hai? - E allora te ne vai?
(PASSI) PIETRO: Voscenza.
Riverisco.
- Chi è? - E' Pietro.
Solo lui ha il permesso di salire all'ultimo piano.
Ma posso sapere cosa c'è all'ultimo piano?
Lì ci vive la cosa.
E' Pietro che se ne occupa.
E' l'unico che può farlo, perché è grande e grosso.
E che cos'è questa cosa?
Eh, io non lo so. Non l'ho mai vista.
Vorrei scendere nella mia stanza. Buonanotte.
(MUSICA DOLCE E CINGUETTIO)
Modesta.
MODESTA: Buongiorno.
Buongiorno. Visto che bella giornata oggi?
Sì.
Questi sono i miei alloggi, io sto qua.
Io stavìa pensando a quello che ci siamo... l'altro giorno, quando...
Ecco, io ho ripensato alla nostra conversazione dell'altro giorno.
Abbiamo sofferto tutti e due. La vita è stata dura con noi.
Però la tua gentilezza,
il modo in cui ti sei fidata di me, a me m'hanno fatto felice.
Insomma, io non credo di sbagliarmi se dico che non ti sono indifferente.
Io te lo confesso,
provo un sentimento per te dal primo giorno che ti ho visto.
- Rocco, io non... - Aspetta.
Hai detto che in convento non ci vuoi tornare, no?
Che non hai la vocazione. E allora resta qui.
Io sono pronto a sposarti.
Se accetti, ce lo dico io alla principessa,
dico che ci siamo innamorati.
E ho pensato che tu potresti lavorare nell'ufficio del contabile,
perché tu sai leggere, sai anche scrivere, questo non è da tutti.
Sì, ma non correre.
Rocco, io non so che risponderti.
Cioè, lo sai, fino a qualche settimana fa in convento vivevo.
E ci dovrò tornare.
Io sono pronto a sposarti.
Però lo capiscio. E non... devi rispondermi subito.
E poi non ti scantare,
che innamorarsi significa solo volersi bene.
MODESTA: Sposarlo. Era forse questo il modo per rimanere in villa?
Ma dovevo tornare in convento per non perdere l'eredità.
Il lascito di Leonora non era un dono, era una trappola.
- Buongiorno, principessa. - Buongiorno, Maudit.
Grazie, ho finito anche questo.
- Sei vorace nella lettura, Maudit. - Sì.
Se non le dispiace, vorrei leggere anche quelli dell'altro poeta.
Ba... Bad... Badelar?
- Baudelaire. - Baudelaire.
Certo, te lo presto. Vieni. Vieni, vieni.
GAIA: E' qui.
Nel mio nascondiglio segreto. Vieni, vieni, vieni.
Te lo regalerei volentieri,
ma non sia mai che quelle timorate di Dio in convento lo trovino.
Grazie.
Mi rattrista che tu te ne vada.
Sono tutti così noiosi.
Tu sei di poche parole, ma sei interessante.
E sai ascoltare.
La solitudine è brutta quando si invecchia.
E io... ho perso quasi tutti i miei cari.
Ma non si soffre nello stesso modo per ogni perdita, eh, attenzione.
Senza Jacopo io sono rimasta veramente sola, per sempre.
Io e Jacopo... ci capivamo.
Era il mio figlio preferito.
Non sono così ipocrita da negarlo. Lo sapevano tutti.
No...
Mia figlia... mia figlia invece è un'altra cosa.
Mia figlia è stata un'idiota.
Si è rovinata con le proprie mani.
Bella com'era, col titolo che aveva, poteva avere la vita che voleva.
Invece...
..si è fatta mettere incinta da un uomo
che non poteva in nessun modo sposare.
Io e mio marito siamo stati obbligati a nascondere la sua gravidanza.
Finché non ha partorito Beatrice.
Non... Non capisco.
Sto parlando di Leonora. La mia unica figlia femmina.
GAIA: Quando è nata la bambina l'abbiamo tenuta con noi,
ma per Leonora il convento è stata l'unica scelta possibile.
E naturalmente non ce l'ha mai perdonato,
non ha mai più voluto vederci, ha stracciato tutte le mie lettere.
Fosse stato per me, l'avrei anche tenuta qui con noi,
ma in questo Paese sono padri e mariti che decidono.
Io forse non ho combattuto abbastanza.
Non fare quella faccia brutta brutta.
Come può maman essere mia madre?
Non lo vedi che è troppo vecchia?
Lo sanno tutti che è solo una commedia per mantenere il decoro,
non ci crede nessuno.
Solo tu.
E queste?
MODESTA: E così, per la prima volta in vita mia,
fui amata... amando.
(RISATE)
MODESTA: Questo è l'occhio bello, questo è suo fratello.
Questa è la chiesuola, chisti i fraticetti.
E questa è la campana che fa din-don, din-don, din-don.
Me lo faceva sempre maman.
Dove lo hai imparato tu?
Ci mancherà a tutti, signorina.
Domani la macchina sarà pronta per le sei.
Grazie, Rocco.
Sì, ci mancherà a tutti, signorina, guardi.
E chi chianto, Rocco, ma c'è bisogno?
Sta partendo, non è che sta morendo.
Facci un sorriso, una cosa, Madonna santissima.
- Buonanotte. - Buonanotte. - Buonanotte.
(GAIA SUONA IL PIANO)
Vai. Odio gli addii.
(RIPRENDE A SUONARE)
Questo cosa te lo porti a fare, che non te lo puoi più mettere?
Eh? Cosa te lo porti a fare questo?
Le tue amate fasce! Te le brucio!
La spilla di Leonora, eh?
Il libro di poesie. Sei una ladra!
Ma è per ricordo.
Modesta, sei una ladra. Io lo vado a dire a maman.
Ma perché sei così crudele adesso? Per un libro? Per una spilla?
Perché sono triste, perché sono mille volte triste che te ne vai.
Io vengo con te in convento, mi faccio suora.
Sei mia.
Anche tu sei mia.
Non ce la faccio.
Stai con me, stai con me.
- Aspetta. - Stai con me.
(VOCI INDISTINTE)
Mi vuoi sposare?
PIETRO: Rocco! Rocco!
Rocco.
PIETRO: Corri, Rocco, è una furia!
Ma che t'ha fatto?
(LAMENTI)
L'ho dovuto legare.
(GRIDA E LAMENTI)
Sentite. Sentite qua chi c'è.
Una furia è, una furia.
(GRIDA)
Signorina, non entrate. E' pericoloso.
Buono, buono. Stai buono, fermo.
(GRIDA E TONFI)
Buono.
ROCCO: Non lo toccare.
ROCCO: Modesta...
PIETRO: Un miracolo.
Un miracolo.
Lei è una santa, signorina.
PIETRO: Santa è.
("PAROLA" DONATO DOZZY, ANNA CARAGNANO)
PIETRO: Un miracolo. Un miracolo.
Si è quietato, non ci posso credere. E' una santa!
("PAROLA" DONATO DOZZY, ANNA CARAGNANO)
Chiudi.
BEATRICE: Questa famiglia ama i segreti...
..come questo.
Sottotitoli a cura di SKY ITALIA
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