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(MUSICA CUPA)
(RESPIRO AFFANNOSO)
E' vero, ho rubato.
Ho sempre rubato la mia parte di gioia...
..a tutto e tutti.
(RESPIRO AFFANNOSO)
C'è troppa luce a quest'ora, chiudo un poco?
MODESTA: Quante volte mi sono innamorata?
Tutte le volte che è stato necessario.
Più scuro?
(CANTO DEL GALLO)
MIMMO: Ehi.
(IN SICILIANO)
Oh.
MARESCIALLO: In casa c'erano solo i corpi della madre e della sorella.
Qualcuno le aveva chiuse in una stanza e... poverette,
non sono riuscite a scappare.
TERESA: Santa Madre, che crudeltà.
Il Dottor Milazzo che l'ha visitata dice che ha subito violenza carnale.
- Santa Vergine. - Basta stia zitto, zitto.
Altro che 1909, cose terribili accadono,
cose che neanche nel Medioevo.
MARESCIALLO: La gente timorata di Dio ha lasciato questo paese.
Questi senza Dio, sa quanti ne ho visti io? A fottio.
TERESA: Maresciallo. Voscenza, scusatemi.
TERESA: Non bisogna ricordarle nulla, deve dimenticare.
In nome di Sant'Agata che ha subito il martirio come 'sta bambinella,
non tormentatela più.
COSTANZA: Come si chiama questa bambina?
MARESCIALLO: Si chiama Modesta.
COSTANZA: Modesta. Su, continuiamo questa conversazione fuori.
MARESCIALLO: Hanno trovato degli abiti maschili mezzi carbonizzati,
ma del corpo nessuna traccia.
COSTANZA: Per oggi la teniamo qua, poi decideremo dove portarla.
Anzi, Maresciallo... MARESCIALLO: Chiedo ancora scusa.
-Mi ascolti. Domani lei deve tornare. - Sì.
COSTANZA: Per cortesia. Perché qui non la possiamo tenere.
MARESCIALLO: Va bene.
COSTANZA: Probabilmente andrà a finire in un orfanotrofio.
(RONZIO)
(RONZIO)
(RONZIO)
MAMMA: Modesta. Modesta!
(IN SICILIANO)
(RISATA)
(GRIDA)
Chiove. Chiove. Chiove.
INCORONATA: Ho sentito che la portano all'orfanotrofio
delle figghie di Maria. ROSALIA: In mezzo alle cimici?
Mangiano meglio i cani che quelle povere orfanelle chiuse là.
(MUSICA DI PIANOFORTE IN LONTANANZA)
(MUSICA DI PIANOFORTE)
Vieni. Copriamo questa vergogna.
Vai, Ilaria, riprendi a suonare.
INCORONATA: Scusateci, Madre Leonora, non vi volevamo disturbare,
ma questa creatura ci sta facendo dannare.
- Com'è vorace quella bambina. - Esattamente.
Perdonatemi Madre.
Vieni con me. Vieni.
Rosalia! Incoronata!
Non può mangiare in refettorio con noi questa bambina.
COSTANZA: E' uno spettacolo indecente. Per fortuna va via domani.
ROSALIA: Non vi preoccupate, Suor Costanza.
Coltello. Forchetta.
COSTANZA: Insegnatele a mangiare come un essere umano.
INCORONATA: Sarà fatto.
Qui dentro non si parla in dialetto!
Ecco qui. Mangia.
- No. - Questo.
Così.
E le preghiere non le dici?
Santa Vergine, aiutaci tu.
Su, su. Veloci.
(GRIDA)
COSTANZA: Solo un animale da stalla può fare una cosa del genere.
Guardate che scempio.
Madre Leonora...
Suor Incoronata, fate lavare queste cose
e portate la bambina nella sua cella.
Andiamo Ilaria.
Che vergogna, Madre.
ROSALIA: Andiamo.
E' madre Leonora, la nostra badessa. Decide tutto lei.
Modesta. Modesta, fermati!
Modesta!
Ma che stai facendo? Lasciala. Lasciala.
Mollala. La devi lasciare.
Ilaria, fermati.
Va bene.
Ho capito.
Vieni con me.
LEONORA: Eh, qui studio.
Siediti.
Ricordami il tuo nome.
Come ti chiami?
Modesta.
Modesta. Che bel nome.
Suor Costanza mi ha raccontato un po' la tua storia.
Che guardi?
Sant'Agata?
La conosci la sua storia?
Agata... era una fanciulla di 15 anni, con i capelli color dell'oro.
Si era consacrata a Dio col voto di perfetta castità...
..ma il governatore della Sicilia la voleva e lei lo rifiutò.
E allora lui la fece torturare.
Le bruciarono le carni.
Bruciarono...
Infierirono sul corpo.
E al colmo del furore, le strapparono i seni con delle enormi tenaglie.
Seni...
Il suo corpo è morto, ma la sua anima è in cielo.
E santa diventò.
No? Meglio così.
Povera. Con tutto quello che hai vissuto.
Mi racconti con chi eri in casa, quando è bruciata?
Ma tu l'hai capito che tua mamma e tua sorella...
..sono state richiamate nella casa del Signore?
Sì.
E c'era anche un uomo?
Ti ha fatto del male?
Me lo puoi dire.
E' stato lui ad appiccare il fuoco?
Basta.
Adesso che sei qui con noi, sei al sicuro.
Siediti.
Occhioni.
"Questo è l'occhio bello e questo è suo fratello".
"Questa è la chiesuola e questi i fraticelli".
"E il nasino è la campanella che fa din-don, din-don, din-don".
Tuzzu...
LEONORA: Grecia? MODESTA: Atene!
Impero Ottomano? - Costantinopoli!
Egitto? - Cairone!
(RISATE) Cairo. Perù?
Lima!
- Brava. - Brava.
Sembra una scimmietta ammaestrata.
Tre mesi fa Dio ci ha mandato questa bambina.
E noi l'abbiamo sfamata, pulita, istruita.
E continueremo a farlo.
LEONORA: Modesta resterà con noi
fino al compimento della maggiore età.
E se Dio vorrà, sarà sua sposa, come noi.
SUORA: Quanta generosità.
Vuoi fare cavalluccio eh?
(VERSO DEL CAVALLO)
Vai!
Madre Leonora, voi sapete bene
che le famiglie delle nostre novizie non apprezzeranno.
Da 200 anni questo convento è frequentato solo dalle figlie
delle migliori famiglie siciliane.
Solo ed esclusivamente nobili.
Da 200 anni la nostra missione è la carità.
Il nostro compito è aiutare i poveri, gli umili,
che non per colpa loro sono ignoranti.
Cristo ci ha indicato la strada.
"Sinite parvulos venire ad me, talium enim est regnum Dei".
Leonora, stai sbagliando. Ce ne pentiremo.
Ma sei tu Dio?
LEONORA: Dio è il bene.
Tutto ciò che è bene.
Dio è in ogni cosa che ci circonda.
Ma allora sta pure nelle cose brutte?
Ilaria, ma la senti questa bambina?
Le cose brutte succedono perché gli uomini cadono in tentazione.
No. Dio è onnipotente e al di sopra di tutto e di tutti noi, Modesta.
Quando sarai grande,
studierai teologia e tutti questi misteri ti si sveleranno.
Perché quando sugno grande? Io voglio sapere ora.
Perché hai appena imparato a leggere e scrivere. Non capiresti niente.
Nella conoscenza si procede per gradi.
(CREPITIO) - Oddio, il terremoto. - Modesta!
Madre.
E' lei, è la montagna.
Senti come batte forte il tuo cuore, bambinella?
(MODESTA RIDE)
MODESTA: Crescevo e cambiavo.
La voce soave di Madre Leonora, quel suo sguardo azzurro,
il fruscio delle sue vesti mi facevano volare in quei corridoi
in penombra per raggiungerla.
Stare sempre con lei.
Dalla sua bocca rubavo parole, note musicali,
concetti che nessuno più mi avrebbe sottratto.
Sposa di Cristo.
MODESTA: E poi in convento ricamavo, studiavo, imparavo
e suonavo e mangiavo ogni giorno come fosse domenica
e le lenzuola odoravano di confetto.
Ma tutta la vita lì?
(SUONO DI PIANOFORTE)
Dita a martelletto.
LEONORA: Ilaria, ti prego. E' il tuo desiderio che si compie.
ILARIA: Ma sarò sola. Non avrò più il conforto della vostra vicinanza.
Ma che sciocchezze dici? Tu non sarai mai sola.
Sei una sposa di Dio, adesso.
Anzi, ora che non sei più una novizia,
potrai stare accanto alle altre sorelle.
MODESTA: Scusate, Madre, posso?
Prego, Modesta, sei la benvenuta.
Sorella.
Madre, grazie per avermi accolta
e per avermi concesso di vivere accanto a voi.
Modesta.
(MUSICA DOLCE)
(SOSPIRO)
(MUSICA TERMINA)
LEONORA: Su, che prende freddo.
Ti stringo un po'.
Lascia fare a me.
Ecco qua.
- Troppo stretta? - No.
(PADRE CANTA "C'E' LA LUNA 'MMENZU 'O MARI")
PADRE: # Mammà, mi vogghiù marita.
# Mammà, mi vogghiù marita.
# Mammà, mi vogghiù marita.
# Figghia mia a ccu t'ha dari? Mamma mia, pensici tu.
# Si ti dugnu 'o carritteri, iddu va, iddu veni,
# sempri a zotta 'manu teni.
# Si ci acchiana la fantasia,
# spaia u sceccu e 'mpaia a tia #
# Oh, mammà, mi vogghiù marita, oh, mammà, mi vogghiù marita,
# oh, mammà, mi vogghiù marita.
# Figghia mia a ccu t'ha dari? Mamma mia, pensici tu #
MODESTA: Sant'Agostino si converte già adulto.
Ma nessuno ha mai pregato con lo stesso rimorso
per quelle che lui chiama "le antiche turpitudini".
Vorrei leggervi dei pensieri di Pierre De Labriolle,
"Del Vero Amore". Posso, Madre?
"In lui è ancora presente il ricordo di aver amato,"
"la grazia effimera dei corpi, lo splendore della luce,"
"la dolce melodia delle cantilene e il delizioso aroma dei fiori".
"Le membra fatte per gli amplessi della carne".
Grazie, Modesta. Basta così.
LEONORA: Allora, chi vuole continuare?
ILARIA: Io vorrei dire...
MODESTA: Gli amplessi. Che Dio ci protegga.
"La grazia effimera dei corpi".
Che Dio che ne scampi e liberi.
Il desiderio. Che Dio ci fulmini.
Loro avevano Dio. Io volevo la vita.
E alla vita loro opponevano parole come male,
inferno, obbedienza, peccato.
Anch'io le ripetevo con solerzia, ma solo per essere accettata,
per essere la prescelta e la favorita di Leonora.
ILARIA: ..non si può amare altri che Dio.
Ed è proprio così, Suor Ilaria.
Nella sua bocca quelle parole erano tonde come mele.
LEONORA: Devi essere più cauta, Modesta.
L'intelligenza può essere pericolosa.
Ma quando le assaggiavi sentivi subito che erano marce.
LEONORA: E può farci cadere nelle trame...
MODESTA: Nelle trame del peccato, lo so. Peccato.
Ma io voglio imparare, voglio diventare dotta.
Questa tua smania di sapere quasi mi spaventa.
E poi a cosa ti servirebbe?
La donna non può mai arrivare alla sapienza degli uomini.
Eppure, Madre, voi siete donna e siete dotta.
Io voglio essere come voi.
Pazzarella che sei.
Vedi lassù? Ho sistemato lì il cannocchiale
che mi ha regalato mio padre.
E' lui che mi ha insegnato i nomi delle stelle
che ti mostrerò stasera.
E con questo cannocchiale quanto grandi le potremo vedere?
Si vedranno anche i crateri della luna?
(TUONO)
(PIOGGIA)
(RISATE)
SUORA: Corri!
Meschine, si sono bagnate.
Vieni, rientriamo anche noi.
- Vieni, vieni a scaldarti. - Sì, grazie.
Modesta, io voglio che tu ti senta al sicuro sempre.
Malgrado le tue origini.
Ma io qui con voi sono al sicuro.
E così dev'essere.
Ho deciso di disporre una rendita per te.
Un vitalizio per quando non ci sarò più.
Madre, non dite così.
Mi fate paura, voi siete così giovane.
Io non lo voglio il vitalizio. - Non devi avere paura.
Quando accadrà, tra tanti, tanti anni,
allora io ti guarderò dal cielo e ti starò sempre vicina.
Vatti a cambiare ora, sei bagnata. (TUONO)
Cos'è? Hai paura del temporale?
Sai che facciamo?
Per stanotte dormirai qui con me e ci faremo coraggio. Eh?
Tieni, prova questo.
Che c'è, ti vergogni?
Ah non devi preoccuparti, io mi giro.
Girati anche tu.
Ti sta grande.
Un po'.
Lo rifaremo, Madre?
Torneremo a vedere le stelle?
Certo.
Anzi sono felice che ti appassionino.
Da bambina... i nomi delle stelle io me li inventavo.
Salivo sul tetto, mi sdraiavo...
..e guardavo il cielo.
"Rassa"...
"Tuzzu"?
MODESTA: Tuzzu!
Tuzzu!
Tuzzu.
Aspetta.
Sciò. Tza!
(GEMITI)
(CAMPANE)
Madre, è l'ora delle Laudi.
(PREGANO)
Amen.
NOVIZIA: Madre Leonora nemmeno colazione ha fatto.
NOVIZIA 2: Ma gliel'hai portata nella cella?
NOVIZIA: No, si era già recata nel chiostro nuovo per partire.
Per Catania?
Madre! Madre.
Porto i bagagli in carrozza.
- Buongiorno, Modesta. - Buongiorno.
Dove state andando? Partite? Non mi avete detto niente.
Sì, stamane è arrivata una lettera.
Sono chiamata a Catania, affari di famiglia.
- A Catania? Così lontano? - E' un giorno di viaggio.
- Beh, ma lasciatemi venire con voi. - No.
- No, vi posso fare compagnia. - Non è possibile.
Devi restare al sicuro qui.
Non lo sai, ma fuori c'è la guerra. Accadono cose terribili, anima mia.
ILARIA: Madre? Ho saputo della partenza.
Spero che torni presto.
Posso rendermi utile? - No, grazie, Ilaria, vai pure.
"Questo è l'occhio bello e questo è suo fratello".
"Questa è la chiesuola e questi i fraticelli".
"E questo è il campanello che fa din-don, din-don, din-don".
- Vi aiuto, Madre. - Buongiorno, Mimmo.
- Facete buon viaggio. - Grazie.
LEONORA: Arrivederci.
PADRE: # Oh, mammà, mi vogghiù marita #
- Catania? - Sì, a Catania.
Un bocciolo di rosa sei.
Catania è una città bellissima.
Ci si o un ci si? Ci si?
Vieni ca.
(COLPI ALLA PORTA E GRIDA)
(COLPI ALLA PORTA E GRIDA)
(COLPI ALLA PORTA E GRIDA)
(MAMMA: Modesta! Modesta!)
Vi state trovando bene con noi?
Certo, i primi tempi in convento
anche noi abbiamo sentito la mancanza dei genitori.
Anche io mi devo abituare, senza mia madre, le mie sorelle.
Da dove venite? Qual è il nome della vostra famiglia?
Noi siamo i Chiaromonte del ramo di Ragusa,
ma sono cresciuta nel palazzo di Catania. E voi?
NOVIZIA: Io sono la Marchesa di Altavilla.
A Catania c'è stato il ballo delle debuttanti quest'anno?
No, da quando è iniziata la guerra non ci sono stati né matrimoni,
né balli, né fidanzamenti. I giovani si sono tutti arruolati.
- Una tristezza. NOVIZIA: Sì.
E voi da dove venite?
La Marchesina della Chiana del Bove.
(RISATE)
Non conosco questo casato, dove si trova?
E come non lo conosce? E' la chiana dell'Etna.
NOVIZIA: Circondata da tanta lava e tanto fango.
E' un bel posto, ci sono anche tante capre, mucche e galline.
NOVIZIA: Ma che fa?
Non conoscete la Chiana del Bove?
Il Grande Regno della Chiana del Bove. Non lo conoscete?
Merci.
(PASSI)
"Non ho fatto che pensare a te, anima mia".
"Gli occhi tuoi, la bocca tua".
"Aspetto di essere sola con te per farti sentire quanto mi sei cara".
"Ti stringo".
ILARIA: Buongiorno, Modesta. Ti vedo molto contenta stamattina.
Lo sono. Madre Leonora è tornata.
Ha promesso che mi porterà a vedere le stelle stanotte.
Sai che non l'avevo mai vista così affezionata a una di noi?
Ma che dici? Madre Leonora ha un grande cuore
e ama tutte noi allo stesso modo, lo sai.
Hai ragione. No, sono io che ho peccato di gelosia.
Ma da quando sei arrivata è proprio rifiorita.
Nessuna di noi è mai stata sulla torretta con Madre Leonora.
MODESTA: Mimmo!
Oh. Che fai?
Volevo solo guardare com'ero fatta.
Io non lo so com'è la mia bocca o come sono i miei occhi.
Non lo so se sono bella o brutta. Questo stavo guardando, Mimmo.
Tu brutta?
E come fa l'ape?
Posati su di me.
(Povero Mimmo, lui che era così buono.)
(E io impunita lo mettevo in croce.)
(Perché ero felice, forse troppo felice. Leonora era tornata.)
("Anima mia", mi aveva scritto.)
E io ero in uno stato di esaltazione incredibile,
di pura gioia.
LEONORA: Quella è l'Orsa Maggiore e poco più su c'è Sirio,
la stella più splendente di tutto il firmamento.
"Firmamento", che bella parola.
Attenta.
E' pericolante.
Scusatemi.
E voi, Madre?
Com'era la vostra vita prima di prendere i voti?
Ero un'altra persona.
Venivo da un mondo dove la parola di Dio non arrivava.
Mi vestivo con abiti di organza, con pizzi e merletti ridicoli.
Mi facevo acconciare i capelli tutti i giorni.
- Avrei voluto conoscervi allora. - No. Non dire così, piccola mia.
E' peccato lasciarsi tentare dalle cose mondane.
Mi avevano promessa ad un ufficiale di cavalleria,
un nobile tedesco che aveva già ucciso tre persone
per futili motivi di onore mondano. Che Dio lo perdoni.
L'avevo visto di sfuggita soltanto una volta,
sotto al mio balcone, con il suo drappello.
E com'era?
Alto, bruno.
E poi c'eravamo rincontrati ad un ballo.
Mi aveva fatta danzare.
E mentre danzavamo... mi stringeva, mi aveva fatto una paura tremenda.
Mi hanno sempre fatto ribrezzo gli uomini.
L'idea che le loro mani...
..potessero sfiorare la mia pelle o toccarmi sotto gli abiti...
Invece tra noi è tutto diverso, non è vero?
Io vi ho sentita l'altra notte...
..prima che partiste.
Cosa hai sentito?
Ho sentito che ti accarezzavi.
- Volevo accarezzarti anch'io. - Come osi?
- Vai via! Vai via! - Madre...
Vai via. Che Dio ti perdoni!
Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa.
(PIANTO)
(RESPIRO AFFANNOSO)
(MUSICA CUPA)
(MUSICA CUPA CONTINUA)
Mamma?
Mamma?
(RESPIRO PROFONDO)
(RUSSA)
(CREPITIO)
(COLPI DI TOSSE)
(GRIDA)
(RESPIRO PROFONDO)
("PAROLA" DONATO DOZZY, ANNA CARAGNANO)
("PAROLA" DONATO DOZZY, ANNA CARAGNANO)
ROCCO: Signorina? Apra gli occhi.
MODESTA: Finalmente libera.
Libera nel torto.
Sottotitoli a cura di SKY ITALIA
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