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Original subtitles

Ciao, sono Elisa. Mi trovo alla Concert Hall di Reykjavik.

Ho studiato per diventare paesaggista in Italia,

ma ho trovato lavoro soltanto qui a Reykjavik, in Islanda.

Spero di non tornare in Italia perché qui la vita è diversa. Ciao, mamma!

Ciao, sono Umberto, uno studente.

Ho lasciato l'Italia tre anni fa per venire qui a Londra.

Per il momento non ho intenzione di tornare, ma spero

di averne l'occasione in futuro perché l'Italia mi manca molto. Ciao.

Ciao, mi chiamo Cristina. Da due anni vivo qui a Sydney.

Sono partita con il mio fidanzato, che ora è un ex.

Qui il lavoro c'è e la paga è diversa.

In Italia non tira una buona aria. Tornarci? Non lo so.

Ciao, mi chiamo Giulia. Perth, in Australia, è la mia casa.

Sono arrivata qui per caso tramite un sito Internet di ragazze alla pari.

Ho lasciato Pescara per provare a me stessa di potercela fare da sola.

Ciao, sono Jacopo Mangiapane di Ravenna.

Ho lasciato l'Italia per un Paese la cui storia è ancora da scrivere.

Sono qui a Dubai, tra queste altezze improbabili.

Un saluto alla mia patria, a Roma, a Bologna e a tutti i miei amici.

Ciao, sono Andrea, ho 30 anni,

e faccio il manager per una catena di coffee shop.

Mi piacerebbe tornare in Italia ma non penso che lo farò

perché per me purtroppo non c'è spazio.

Sono andata via dall'Italia

perché non riuscivo a trovare un corso di ceramica

come quello che frequento in questa università.

Un saluto da Matilde.

Ciao, sono Paolo e vivo a Canberra.

Sono laureato in Ingegneria Meccanica ma in Italia non ho trovato lavoro.

Ora sono in Australia. Mi diverto perché ci sono i canguri.

Questa è la mia storia e quella di Pavarotti, un mio amico.

Raccontando la sua storia, racconto anche la mia.

Quante volte devo dirvi che voglio impiattare io l'Amatriciana?

Lui ha 26 anni, non ha la patente né un profilo Facebook.

Hanno ordinato il vino timorasso. Chi va a prenderlo in cantina?

- Vai tu, così ti fai le ossa! - Certo, vado subito. - Vai.

Scusa, devo prendere il "Timoroso" ma ci sono tre annate diverse.

- Timorasso, non Timoroso! - Scusa, è il mio primo giorno di lavoro.

- Cominci male! Per quale tavolo è? - Il 7.

- È gente ricca? - Non lo so. Da che si vede?

Di solito, sono belli. Non è una vera regola, devi seguire l'istinto.

Il vino più invecchiato è il più costoso, 25 euro.

Quello più giovane è anche più economico e quello medio è neutro.

Neutro?

- Buonanotte, ragazzi. - Buonanotte. - Ciao!

Ciao, a domani.

Buonanotte...

- Ciao, buonanotte. - Ciao. Vuoi un passaggio?

Abito lontano.

Ho fatto il pieno.

- Hai il casco? - Sì.

Grazie.

- Non salutano mai? - Lasciali perdere.

Vai...

Ci vollero tre mesi di passaggi in motorino per diventare amici.

Nonostante mi fosse costato litri di benzina,

ancora non si fidava di me.

Si faceva lasciare sempre all'inizio di una scalinata, mai davanti casa.

- Grazie. - Di nulla.

- Buonanotte. - Ciao.

Ciao.

Senti... Prima non te l'ho detto ma mi hanno spostato il colloquio.

Devo partire fra 20 giorni.

Quando arriverai tu?

Io non...

Devo capire... Poi verrò.

Che faccio se va male? Torno in Italia o ti aspetto là?

Cinzia, sei una delle ragazze più studiose che io conosca.

Andrà bene.

Metà dei ragazzi del mondo vogliono lavorare alla Google.

Il fatto che ti abbiano chiamato per un incontro è già pazzesco!

Dovresti essere contenta.

Io voglio vivere là.

Con te.

Anche io.

- Ciao. - Ciao.

- Ciao, papà. - Ciao. Sandro, mi aiuti, per cortesia? - Sì.

Metti le cassette rosse sotto ai quotidiani,

vicino ai pomodori biologici.

Le melanzane, vicino ai settimanali,

la verza e la scarola, vicino ai giornali di storia e fotografia.

- Sei sicuro che questa cosa non sia pericolosa? - Non rompere le palle!

Se non facciamo così, come campiamo?

- Non si può fare. - Sandro, ormai si può fare tutto!

Pensi che queste mele siano davvero biologiche?

No, le ammaccano loro quando le prendono dall'albero.

Poi dicono che sono stati gli uccelli perché è roba biologica.

La gente le vede così brutte,

pensa che siano biologiche e le paga il doppio!

- Dove metto le mele? - Sotto "Panorama" e "L'Espresso".

- Dove stanno? - Vicino a "Vanity Fair".

- I finocchi, sotto "UQ". - Chi? - No, la zucca va sotto "Chi".

- I finocchi vanno sotto "UQ". - Ma che dici, papà?

Le statistiche dicono che ogni anno 100.000 giovani lasciano l'Italia.

Nessuno crede più che qui ci sia un futuro.

È già tanto se riesci a vivere con dignità il presente.

(dal video) Che fate ancora in Italia? Siete dei vecchi!

(dal video) Una mia amica in Belgio ha aperto una gelateria in 6 giorni.

- Non volevi fare il regista? (dal video) Sì, ma la scuola

costa troppo, mio padre paga solo il primo anno.

Neanche lui sa cosa vuole.

(dal video) Qui il tempo è sempre brutto e il cibo fa schifo,

ma l'atmosfera è bella. Sandro, Londra è la città per te.

(dal video) Non andare in America con quella, vieni qui con me.

- Sentite qua... (canta in inglese)

È bravo!

(cantano)

La frase ricorrente fra i ragazzi è: "Se devo fare il cameriere in Italia,

è meglio farlo a Londra, a Parigi o in Sud America."

Siamo costretti ad andarcene, qui l'aria è diventata irrespirabile.

In questo Paese siamo solo un peso, una zavorra da sistemare

per mettere a posto le coscienze.

Questo non è un Paese per giovani.

- Buonanotte. - Ciao.

Perché mi segui?

Ti volevo chiedere una cosa ma...

Non dire cazzate, mi seguivi.

Vuoi sapere dove vivo?

- Mi dispiace, non ho segreti. - No, infatti...

La cosa che ti volevo chiedere non è più...

Va beh... Ciao.

È vero che vuoi fare lo scrittore?

Chi te l'ha detto?

È venuto al ristorante quel famoso scrittore di Torino

e tu gli hai detto che volevi fare lo scrittore.

Lui lo ha detto al proprietario del ristorante e ora lo sanno tutti.

- Ora mi prendono in giro tutti? - Sì, ti chiamano "lo scrittore".

- Sono delle merde. Ciao. - Ciao.

- Cerco Hector. - Hector? - Il ballerino.

Ah! È là.

(ride) No, il ballerino!

- Lei è... Cerco il ballerino.

- Sì. È là.

- È un ballerino? - Sì. - Se lo dice lei... - Grazie. - Ciao.

Scusa... Sei Hector, il ballerino?

Ballerino, ballerina, barman, lavapiatti, parcheggiatore, se serve.

- Sei cubano? Hai un accento... - Che importa?

Sono brasiliana. Ma posso dire di essere cubana, nessuno se ne accorge.

Cerco un alloggio a L'Avana. Mi hanno detto di chiedere a te.

- Ti manda Felipe? - Sì.

Vieni con me.

25 pesos in alta stagione, 15 pesos in bassa.

- Quando vai? - Io voglio trasferirmi a L'Avana.

- Come? - Bene!

Un anno costa 2.600 pesos, circa 2.000 euro.

2.000? No...

È troppo. Puoi fare un pò meno?

Io non tratto i prezzi. Ti do la e-mail di Nora, è italiana, abita là.

- Parla con lei. - Posso fare una domanda? Non ho capito bene.

- Quanto costa all'anno? - 2.000 euro.

2.000 euro? No!

È tantissimo!

Se si potesse pagare zero...

- Zero? - Non zero, però...

Cuba ora è terra di frontiera. L'embargo non c'è quasi più

e si fanno buoni affari. Però devi avere un socio cubano.

- Tu lo hai? - No, ma c'è Felipe, un mio amico, un imprenditore.

Mi ha detto che lì il vero affare è Internet.

Nessuno lo ha a casa perché costa troppo.

Tutti si connettono con il Wi-Fi di Stato

in 5 piazze sempre piene di gente. - E qual è l'affare?

Stanno assegnando il Wi-Fi in nuove zone fuori città.

Felipe ha molte conoscenze e sa già quali sono queste zone.

Con 2 euro e un socio cubano, vado lì e apro un bar o un ristorante.

- Sto facendo un corso per diventare cuoco. Sai che succederà poi? - Che?

- Un bordello! - Un bordello?

Perché mi guardi? Che c'è?

- Stavo pensando. - Ho capito...

- A cosa pensi? - All'eredità.

Non ho capito.

All'eredità.

Al concetto di eredità. Secondo me, è concepita in modo sbagliato.

Uno dovrebbe scegliere il momento in cui prendere l'eredità.

Ad alcuni serve prima, ad altri dopo.

Io, ad esempio, se avessi bisogno di soldi...

e tu li avessi messi a disposizione per me, per quando sarà il momento...

Quale momento?

Qual è il momento in cui si prende l'eredità?

- Quando muoio? Quando stiro le zampe? - Ecco come reagisci!

Non hai capito. Spero che tu campi fino a 100 anni.

Tu sei matto! Anzi no, sei strano.

Fai bene a scrivere i libri,

perché ti vengono queste idee assurde

per poi arrivare a parlare di eredità.

Cosa dovrei fare, vendere l'edicola? Dimmi cosa vuoi che faccia.

Che dici? Vedi qual è la differenza?

A me non servono tutti i soldi di cui parli.

Mi basterebbe molto meno.

- Lasciamo perdere... - Quanto?

20.000.

(in dialetto pugliese) Sei impazzito completamente?

Sandro, tu devi spaccarti la schiena, devi andare a zappare!

Altro che 20.000 euro! Ma vattene, Sandro!

Vai a zappare!

Signor Cesare, presto anche là ci sarà il mercato libero.

Le nuove generazioni vogliono Internet, il progresso.

Voi, con 20.000 euro, sareste il progresso di Cuba? Poveri cubani!

- Lascialo stare, non capisce. - Invece ha capito.

- Dove metto le zucchine? - Sotto "Panorama", vero, papà?

Sotto "Panorama" e "L'Espresso".

- Sotto "Panorama".

- È un paradosso.

Mio padre è più intelligente di lei.

- È più colto. Senza offesa... - Un cazzo!

Volevo dire che lui è laureato, insegna,

scrive questi giornali e non capisce.

Lei invece li vende e ha capito tutto.

Sai come chiamerebbero al mio paese uno come te? "Zaraffe".

- Lui è pugliese.

- È un'offesa? - No, è amichevole.

Sta scherzando.

Sai una cosa, Sandro? Ti invidio perché vai via.

Andare a Cuba è sempre stato il mio sogno.

Ehi...

Questo è un anticipo sull'eredità.

Anche mia madre andò via lasciando solo una lettera.

Quel giorno sono stato vigliacco come lei.

Non ho avuto il coraggio di guardare in faccia Cinzia

e dirle che invece di partire con lei,

preferivo andare a Cuba con uno sconosciuto.

Sono arrivato a L'Avana il 27 gennaio del 2016.

Stavo mettendo tra me e Cinzia una distanza incolmabile,

8.695 chilometri. Troppi, per un amore.

Rileggi bene, non ho capito niente.

È scritto così, non si capisce bene. Nora scrive...

"Verrò a prendervi all'aeroporto. Oppure prendete l'autobus."

- E ha scritto l'indirizzo.

- Non ha senso. È scema!

- È qui oppure no? - Non lo so. Speriamo ci sia qualcuno.

"Oppure prendete l'autobus..."

Ehi!

Proviamo.

- Buongiorno. - Buongiorno. - Siete Pavarotti?

No, sono Luciano Capriotti, ha sbagliato a scrivere il cognome.

No, io sto aspettando il signor Luciano Pavarotti.

- Signorina, scusi se insisto. - Non si preoccupi.

- C'è un errore nel cognome.

- È Capriotti.

È molto simile a Pavarotti e forse lei ha sbagliato...

Va bene, vi aiuto. Dove dovete andare?

- Digli l'indirizzo. - Sì.

"Casa Particular, Cayo Mercadero, 62."

- È casa mia! - Vede? Siamo noi. - Venite a casa mia?

Signorina...

Nessuno si chiama Pavarotti?

- No, mi chiamo Capriotti. Lei è Nora? - Certo!

Scusate, non l'ho fatto apposta.

- Sono cose che capitano, vero? - Sì. - Da questa parte...

Volete che parli?

Come vuoi tu.

Preferirei stare zitta.

Fai tu, Nora, per noi è lo stesso.

Però è un peccato.

Che cosa?

Che lui non si chiami Pavarotti.

Peccato...

Scavalco.

- I bagagli li prendiamo noi. - No!

Avete pagato il servizio. Va bene, grazie, siete gentili.

- Abbiamo pagato... - Grazie.

- Siete venuti a cercare fortuna? - In un certo senso, sì.

Gli italiani dicono sempre di essere qui per vedere gli ultimi comunisti.

- Poi invece vogliono solo scopare! - Noi non siamo di quel genere.

Si vede. Prego...

Permesso...

La mia famiglia vi sta aspettando.

Lei è mia madre.

Mio padre, mia sorella, mio fratello, mio fratello piccolo,

mia nonna, mio nonno, la mia bisnonna e il nonno vecchissimo.

È il padre del padre, cioè, il bisnonno.

A settembre farà 100 anni. Faremo una festa.

Buongiorno...

- Scusate, non abbiamo capito. Che cosa ha detto? - Niente.

Venite, vi faccio vedere la vostra stanza.

- Prendete la valigia. - Ha detto "pajaritas". Che vuol dire? - Niente.

Venite, questa è la vostra stanza.

Il letto non è un vero matrimoniale, è un pò più stretto.

Però è bello! Soprattutto la testiera.

C'è una torcia perché l'abat-jour è rotta.

- Bisognerebbe... Va beh, usate la torcia. - Sì.

Qui c'è il frigo-bar.

Adesso non funziona, è rotto.

- Va bene... - Però quando funziona, raffredda.

È un frigorifero normale, però è piccolo.

Certo. L'altra stanza è laggiù?

- Quale stanza? - Come?

- Io le ho scritto che ci servivano due stanze. - Due?

- In che senso? - Una per me e una per lui.

- Voi due non siete una coppia? - No, non lo siamo!

Siamo una coppia di amici e dormiamo separati.

Va beh, troveremo un'altra sistemazione.

Mi sa che... Forse ho sbagliato io...

- Ho sbagliato tutto. - Dove va? - Che cazzo ne so?

Sembriamo una coppia?

- Posso stare là, che c'è la torcia? - Sì. Dammi la mia valigia.

Grazie.

Questa è una delle zone con il Wi-Fi.

- Wi-Fi! - Wi-Fi!

- Hai capito?

- È vero,

i bar di questa piazza guadagnano il triplo.

Pensa se fosse così in Italia, il Wi-Fi sono a Piazza Navona.

- Al Vaticano, no? - Certo! Il Papa ha la passione per Twitter!

- Non c'è un campanello, un citofono? - Non hai visto dove stiamo?

- E come si fa? - Ti faccio vedere.

Felipe! Felipe!

Felipe, sono Luciano Capriotti, dall'Italia.

- Mamma... Ciao, Luciano! Salite al secondo piano. - Secondo piano?

- Come? - Sedetevi.

È basso.

- Come si dice? - Chiuso.

Ma durerà per poco perché l'embargo non c'è più.

Come vendi tutta questa roba?

A chi?

Vendi all'ingrosso?

- Vedi, Filippo... - Felipe! - Felipe, vorrei chiarire una cosa.

Noi non vogliamo fare niente di illegale, vogliamo un contratto vero.

- 40.000. - 20.000 e 20.000, certo.

Wi-Fi.

- Volete parlare? - Non lo so...

- Possiamo anche stare zitti. - Infatti. Tanto c'è la musica!

Va bene, è arrivato il momento.

Per fare cosa?

Chissà da quanto tempo volevate chiedermelo!

- Ah! - No?

Nora, è una cosa tua, devi decidere tu.

Aneurisma.

Sapete cos'è?

- Sì. - Io non lo sapevo, prima di averlo.

Ti si gonfia il cervello e diventa una pappa.

Il Moro è morto in un incidente con la moto.

Faceva le corse in pista e un giorno non ha curvato, ha fatto così...

È andato dritto.

Insomma, il Moro è morto e io ho avuto un aneurisma.

Dicono che a volte capita: ansia, tensione, dispiacere, dolore

possono causare l'aneurisma.

Il Moro era il mio amore.

Io lo chiamavo così perché lui mi chiamava Mora.

Prima ero mora e avevo i capelli lunghi fino a qua.

Voi non lo sapete.

Non mi conoscevate.

Sono stata tre mesi in coma.

Però, bene.

In coma non si sta male.

Molta gente dice di aver visto delle luci

e aver sentito delle voci.

Io, un cazzo!

In tre mesi, non ho visto niente.

Secondo me, ho dormito.

Sembra che il mio cervello abbia fatto un reset.

Alcune cose sono rimaste, altre sono volate via.

- Ad esempio, sbaglio sempre i nomi. - Lo abbiamo visto all'aeroporto.

- Hai scritto "Pavarotti". - Che ti frega? Alla fine ci siamo trovati!

I nomi non sono molto importanti.

Tu mi vuoi già bene.

Non lo so... È strana!

È molto diretta.

Sì, secondo me, ti vuole già bene.

- È perché tu sei madre. - Come?

- Madre. - Madre?

- Ci ubriachiamo? - Sì! - Che ore sono?

- È quasi l'una. - Cazzo, devo andare a lavorare! - Dove vai?

- Qui. Lavoro qui. - Lavora qui.

(voci non udibili)

- Tutto bene? - Bene. - Meno male!

- Ciao, Luciano. - Ciao, Felipe. - Ciao. Io sono Nora. - Piacere.

È il padrone di questa meravigliosa

spiaggia? Perché la vende? È scemo?

- No, lui è il nostro amico Felipe. - Vi piace?

Certo, è fantastica!

Chi è quel cretino che la vende?

- È lo Stato. - Stai buona, vai a fare il bagno. Guarda che bel mare!

Chi è quello?

- Uno squalo? - Esatto.

- Perché? - Perché?

- Perché? - Che cosa? - Quello è un eroe!

Se io fossi un eroe, non me ne andrei.

Che cazzo!

Per sbatterlo fuori, chiamerete la polizia?

La polizia? Bravi, fatelo!

Fate come con gli indiani d'America che ora sono tutti ubriaconi.

- Bella roba! - Che stai dicendo? - Quello è un eroe!

- Hai capito? - Sì. - Che è successo? - Niente.

Papà, quella è la baracca che diventerà il ristorante. La vedi?

Ciao, Cesare! Hai visto che posto? Io e tuo figlio faremo molti soldi.

- Chi è? - Mio padre.

"Ave, Cesare, morituri te salutant."

Dai! Scusa, papà, è un pò strana, poi ti spiego.

- Cesare, sono strana! - Ciao! - Ciao!

(voci non udibili)

Quello è un eroe!

- Ciao! - Ciao!

Siamo in pole position!

Sto in pole position!

Aspetta... Sandra!

Mi ha detto un amico...

No, un'amica un pò...

Un'amica mi ha detto di fare un video.

Dobbiamo dire perché siamo andati via

dall'Italia. È per una trasmissione.

- Facciamolo adesso. - Fallo tu.

- Non fare così. - Fallo tu.

Va bene, lo faccio da solo. Lo hai voluto tu.

"Play"...

Allora... Buonasera.

Sono Luciano e mi trovo...

No! Fai la brava, è una cosa seria.

Scusatela.

Sono Luciano e mi trovo qua.

A Cuba.

Sento un ronzio dentro.

È fuori.

No, è dentro.

Ed è anche forte!

- Sembra il ronzio di... - Di un aereo.

Brava!

Sembra il ronzio di un aereo. Però sta dentro.

Invece sta fuori.

Guardalo, sta passando.

Sta fuori davvero!

Sta proprio fuori!

Vieni su, così lo vediamo da vicino.

Forse va in Italia.

Forse arriva.

Non mi ubriacavo così tanto da quando Cristina ha abortito.

Io avevo 18 anni e lei 17.

Che potevamo fare?

Però eravamo tutti d'accordo.

Anche i miei genitori. Ci hanno accompagnato.

Mio papà era d'accordo.

Un intellettuale, illuminato, perfetto.

Anche mia madre era d'accordo.

Un'insegnante, perfetta.

Illuminata anche lei!

Io non ho una famiglia, ho un albero di Natale!

Però eravamo tutti d'accordo.

Tutto perfetto...

Tutti intellettuali, nel giusto...

Riuscirò a tornare a casa con le mie gambe?

Ehi, amore!

Grazie.

Certo.

(grida confuse)

(parla spagnolo)

- Che cazzo vuoi? (parlano spagnolo)

Andiamo via...

Che cazzo vuole questo ciccione di merda?

- Andiamo, Sandro! - Che cazzo vuoi?

- Italiani vigliacchi? - Sì.

Coglione! Sei uno stronzo!

Sandro...

Coglione! Jimi Hendrix del cazzo!

Non scommettete! Non farà niente.

(parlano spagnolo)

Perché mi metti lo scotch?

Sandro, non fare cazzate.

Lo faccio per farvi divertire. Ho fatto sette anni di Judo.

Forse non so dare i pugni, ma so come non prenderli.

Vieni via con me. Comando io!

Nora, non rompere il cazzo! Vai via!

Metti lo scotch.

- Amico... - Un cazzo! Tu sei un coglione!

(parla spagnolo)

Attenzione, sono italiano.

Ho fatto 7 anni di judo.

Che cazzo fai?

Porca troia! Stai tranquillo...

Stai calmo.

Cazzo!

- Levatevi dal cazzo. - Tranquillo... - Una minchia!

(parlano spagnolo)

Noi... mafia... amici...

Vaffanculo! Dai, andiamo via!

(parlano spagnolo)

Che hai?

Niente... È lo stomaco.

Hai dolore?

Hai fatto bene, lo stavano ammazzando.

Anche io li stavo ammazzando.

Tieni queste. Io le prendo sempre per il dolore.

Credevo che "pajarita" fosse un saluto vostro.

- Un saluto? - Sì. Ma invece non lo è.

- Pajarita... - Eccomi.

C'è voluto tempo perché la connessione era lenta.

Che palle dover andare in piazza per scaricare la posta!

Solo in poche piazze e nessuna è qui vicino.

(dal video) Ciao, Sandro, come va? Qui fa freddo.

Ti immagino lì al caldo, circondato da belle donne.

Ho visto la spiaggia, è bellissima. Anche Nora.

(dal video) È strana ma è forte.

- È un video registrato.

(dal video) L'altro giorno è venuto il fruttivendolo pakistano.

Io non sono razzista, ma quel pakistano di merda...

Al mio paese gli direbbero...

(parla in dialetto pugliese)

- Questo Paese è un controsenso... - Buongiorno, signor Cesare!

Te ne ho parlato, è un'amica di famiglia.

Ciao, Sandro! Ora ci penso io a tuo padre.

Ora pensa lei a me! Che giornale prende, signora Cimpanelli?

- Prendo i pomodorini pachino. - No! Shh!

Nonnino...

(pregano in spagnolo)

(voci non udibili)

- Dove vai?

- È l'usanza.

Gli ultimi che lo hanno visto devono dire qualcosa.

- A parte chi? - Uno che voleva scoparmi.

Ma che dici?

- Perché ridi? - Non rido.

- Dimmi perché ridi. - No, non rido.

- Che c'è da ridere? - Niente.

Vai avanti, non mi sembra il caso...

- Forse l'aneurisma mi ha cancellato l'ironia. - No, dai...

- Che succede? - Devi dire qualcosa anche tu.

- Anche io? - È l'usanza. Altrimenti si offendono.

Non so che dire, avete detto tutto voi.

Non conoscevo bene il defunto, il nonnino, però...

- Traduci? - No, è un omaggio.

Un omaggio? Va bene...

Ma se non capiscono niente, che omaggio è?

Vuoi fare polemica proprio adesso?

Nessuna polemica, era una precisazione che mi sembrava...

Comunque...

Il nonnino se n'è andato tranquillo.

Questa è una cosa importante perché alcune volte...

Se n'è andato mentre guardava al computer il filmato di mio padre.

Va beh...

Per l'esattezza, è morto quando nel film è apparsa la signora Cimpanelli.

Sì, sto spiegando la dinamica del fatto.

Mi hai detto di fare un omaggio...

Comunque, il nonnino aveva 100 anni.

Può succedere che...

insomma...

- Va bene... Ho finito? - Sì.

- Che riposi in pace. - Andiamo.

(voci non udibili)

(gemiti di piacere)

Pavarotti.

(voci confuse)

Spiegagli la situazione, parla del Wi-Fi.

Digli che altrimenti dovremmo cacciarlo via.

- Va bene. - No, aspetta, non dirgli così, sembra un ricatto.

Digli che se fa un favore a noi, noi ne faremo uno a lui.

Secondo me, è meglio il ricatto. Funziona sempre.

Fai come ti ho detto, la situazione è già difficile.

Prima dell'aneurisma, ho concluso due difficili trattative immobiliari.

Sì, ma ora siamo dopo l'aneurisma.

- Merda! - Dai...

(voce non udibile)

Sappiamo che è un eroe, ma non lo conosciamo bene.

Che faccio?

Sì, Felipe, lo so. Ma non voglio cacciarlo.

Lui è qui, conosce bene questo posto, è giusto che diventi anche suo.

Vedrai che sarà un ottimo socio.

- Non so neanche dove cazzo

sia Luciano. - È lì.

- Dove sta? - Nella baracca.

Che cazzo hai fatto?

Stavo facendo il bagno e sono scivolato sugli scogli.

- Ma non hai visto la ferita? - Certo!

Dove stavi? Da dove vieni? Perché non dici quello che pensi?

- Quella del pescatore è un'idea tua. - Non sei d'accordo? Diglielo.

Non sono d'accordo...

Sei sicuro che stiamo facendo bene?

In che senso?

Siamo proprio sicuri che vogliamo stare qua?

In mezzo a questa gente?

Perché non molliamo tutto e torniamo in Italia?

- Siamo ancora in tempo. - Che cazzo dici, Luciano?

Io sono venuto dietro a te. La scuola di cucina, la frontiera...

Io non sono un tipo da mare, sono uno di terra...

Mi hai convinto con la storia del Wi-Fi.

Dicevi: "Siamo in pole position!"

- E ora? - Stavo solo pensando. - A che cosa?

A mio padre. Forse, per una volta, aveva ragione lui.

Dovevo restare in Italia, diventare perfetto...

illuminato, anche io.

Ancora con questa storia di tuo padre?

Sandro, ha detto di sì,

anche se non sa cos'è il Wi-Fi e non sa scrivere.

- Però ha detto di sì. - Ha detto di sì.

Dai...

(voci non udibili)

(squilli di cellulare)

Pronto? Chi?

Luciano, sei tu?

Non capisco.

Parli lentamente, non capisco.

Felipe? Come?

Aspetta...

Nora!

Scendi, c'è una telefonata.

- Non ti sento. - Scendi, c'è una telefonata.

Aspetta un attimo.

- Non so chi sia, parlaci tu. - Pronto?

Dimmi.

- Porca troia! - Che è successo?

Arrivederci.

- Hanno arrestato Felipe. - Cosa? - Era il suo avvocato.

- Ti richiamerà, ti deve parlare. - Porca troia!

- Come? - Porca troia! - Porca troia!

- Dove cazzo sei stato? - A bere.

- Che hai fatto in faccia? - Ero ubriaco, sono scivolato sugli scogli.

- Ancora? - Sì, gli scogli de L'Avana sono scivolosi!

- Hanno arrestato Felipe. - Che cazzo dici?

Ho parlato con il suo avvocato, gli daranno almeno tre anni.

Non dobbiamo più cercarlo.

Che cazzo ridi? Hai capito che cosa ho detto?

Felipe è stato arrestato, l'affare del Wi-Fi finisce così.

- Che cazzo ridi? - Non mi toccare!

Vaffanculo! Non si può neanche dormire in pace.

Pavarotti!

(parlano spagnolo)

(grida confuse)

(voci non udibili)

Luciano!

Dove cazzo vai? Fermati! Stavi per ucciderlo.

Se non ti avessero fermato, lo avresti ucciso. Che cazzo hai?

Porca puttana!

Mi piace.

Ti basta questa risposta?

Mi piace picchiare la gente.

Non so che cosa mi è preso. Non lo so...

Non lo avevo mai fatto prima, giuro.

Ma adesso penso solo a questo.

Non mi interessa più niente, neanche del Wi-Fi.

Voglio solo menare! Mi piace solo menare!

Non eri così quando sei venuto qua, eri una persona normale, calma.

- Sì? - Sì.

Non so chi sono. Tu sai chi sei? Io no.

Sandro, quella sera, quando ti ho salvato,

mi sono divertito, volevo che non finisse più,

volevo continuare.

Che cazzo dici?

- Che cazzo dici? - Non mi devi toccare!

Scusami... Scusami.

Prendi una di queste. Non senti più niente, sono fenomenali.

Picchi e non senti un cazzo.

Sai chi me le ha date? La scema.

La scema, Sandro.

Torna in Italia, io non ti servo più a un cazzo.

Che cazzo fai qui?

- Che fai? - Indovina e non fare domande del cazzo.

- Le valigie? - Fai progressi!

Dove vai? E quando torni?

(parlano in spagnolo)

- Fermati! - Ciao, me ne vado.

Perché non mi parli? Che ti ho fatto?

Fermati! Dove vai?

- È libero? - Sì.

Perché vai via così?

- Scendi! - Dove andiamo?

- Io vado via, lei no! - No! Tu non vai via.

Se vuoi, puoi andartene, ma prima dimmi perché.

Vuoi saperlo? Aspetta un minuto. Vieni fuori.

- Sì. - Vieni fuori.

- Perché non me lo hai detto? - Di che parli?

Non ho tempo da perdere! Me ne sto andando, torno in Italia.

Non fare la scema, non mi inganni!

Perché non me lo hai detto?

Non l'ho fatto apposta.

Stavo mettendo a posto la tua stanza, l'ho trovato e l'ho letto.

- Lo hai letto? - Il racconto su tuo padre.

Che in realtà non è tuo padre perché tua mamma lo ha tradito.

Ma che cazzo stai dicendo?

Tu hai scritto che tua madre aveva un altro, non l'ho inventato io.

Io parlo di Luciano che combatte e di te che gli porti le pasticche.

- Non mi interessa del racconto. - Ah!

- Perché non me lo hai detto? - Gliel'ho date per il dolore.

Io le prendo per il mal di testa. Ne aveva bisogno e gliele ho date.

Ma che cazzo dici? Per il mal di testa?

Ti senti, quando parli? Dovresti sentirti!

Dici delle cose assurde, porca puttana!

Sbaglio ad aspettarmi da te delle cose che tu non puoi fare.

Non puoi farle perché ti mancano delle rotelle nella testa.

Non sono solo quelle dell'ironia, sono anche cose più importanti.

Ognuno sceglie di morire come vuole, lui lo fa così.

Guarda, io sono mezza morta e mezza viva.

Tu vuoi morire a 80 anni? Bravo! Sei migliore di noi!

Ma dove vai? Torna qui! Torna subito qui!

Ero sempre stato certo che Cesare non fosse il mio vero padre,

perché non ci assomigliamo per niente,

nemmeno in un battito di ciglia, uno starnuto, uno sbadiglio.

Lo avevo scritto in un racconto.

Ma chiunque fosse mio padre, io amavo Cesare, più di un padre vero.

Però questo non lo avevo scritto.

- Buonasera. - Buonasera.

Sono venuto a salutarti perché torno in Italia. Devo prendere un aereo.

Non hai capito, torno in Italia, vado via.

No, vado via.

È stato un piacere.

- Addio. - Addio.

- Davvero... Addio. - Addio.

(il pescatore ride) - Lasciami, dai...

Non vengo, non posso.

A quell'ora dovevo essere sul volo per l'Italia,

invece ero rimasto lì,

in quell'unico pezzetto di mondo dove mi sentivo davvero a casa.

Ho letto da qualche parte

che il miglior modo per risolvere i problemi

è aspettare, prendere tempo, dormire.

C'era scritto: "Il buio spinge i pensieri verso la luce."

Alla fine, anche io ho visto quella luce.

Come quelli che tornano dal coma.

Iniziai a scrivere il 17 maggio del 2016.

Quel giorno, come quasi tutti i giorni qui ai Caraibi, piovve.

Luciano Capriotti stava per diventare

il protagonista del mio primo romanzo. Per questo ero rimasto lì.

(voci non udibili)

Sto scrivendo un romanzo.

Ci sei anche tu.

Buona. Cos'è?

Tu hai "feeling" con lo squalo!

Ti ascolto.

(dal video) Ciao, scrittore, come stai? Ti devo dire una cosa.

Mi hanno assunto.

Ce l'ho fatta!

Volevo dirtelo perché sei stato sempre il primo a crederci.

E tu? Stai scrivendo?

Questa è la mia nuova fantastica casa, me l'hanno data loro. Guarda.

Guarda... Lei è Nina.

Siamo nella Silicon Valley!

(Cinzia ride)

Stavo pensando... In fondo, non siamo molto lontani.

Forse un giorno verrò a trovarti.

Io non ti odierò mai.

Alla pizzeria "Maronna Mia" tutte le sere c'è musica dal vivo.

(canta in spagnolo)

Cosa può fare un ragazzo italiano senza soldi in giro per il mondo?

Il cameriere nel ristorante italiano di qualche evasore fiscale

scappato 20 anni fa.

Che facciamo? Il locale è pieno.

I francesi aspettano la pizza da 40 minuti.

Vi mando tutti a casa! Sbrigatevi!

Forza! Comunisti di merda!

Quell'uomo si chiamava Salvatore e veniva da Messina,

ma fingeva di essere napoletano per vendere le pizze.

Era un tipo assurdo.

Parlava come un personaggio di Ionesco.

Giovanotto, scrittore, al tavolo dei russi vogliono il sommelier. Vacci.

- Non l'ho mai fatto. - Cominci oggi.

Se sei italiano, sei sommelier, lo dice la parola stessa.

Sei scrittore, vuol dire che hai fantasia, digli qualche cazzata.

- Qui non siamo a Cuba, siamo a Napoli. - Sì, siamo a Napoli!

La gente rideva delle sue assurdità. E forse un pò lo faceva apposta.

Era sempre molto sottile il confine tra ridere con lui e ridere di lui.

Quanto abbiamo incassato stasera?

- La cliente ha sempre ragione. - No! - Che ho fatto?

Cantavo e mi ha detto che sono bravo.

Non darmi schiaffi in pubblico.

- Sei esagerata! - Sì...

- Che guardi? - Non guardo.

- Invece guardi. - No, sono venuto a prendere i soldi.

Guardi e mi giudichi. Sei scrittore, comunista e giudichi.

Lo so.

Forse stai pensando: "Perché uno stronzo così sta con quella?"

- Non mi permetterei mai. - Invece ti sei permesso.

30 anni fa, lei era bellissima. Era così...

Vedi com'è ora? Dividi per due.

- Bella, magra... - Come l'ha conosciuta?

- L'ho vinta. - Come? - A poker.

- A poker? - Suo padre era un giocatore d'azzardo pieno di debiti.

Aveva tre figlie femmine. Due erano bruttissime.

Non le voleva nessuno e le ha buttate in un garage.

- In un garage? - Non so dove siano finite le mie cognate.

Invece lei era bella. Aveva 22 anni.

- Era mignotta. - Davvero? - Sì.

Ma io l'ho fatta diventare una signora.

- Si vede. - Abbiamo aperto questo locale.

Il locale va bene e lei sta alla cassa.

Per la contabilità è bravissima.

Nelle altre materie è analfabeta, ma in matematica...

è un cervellone! Buonanotte, ci vediamo domani.

- Ero venuto per i soldi. - Non te li ha dati lei?

- Te li ho dati io? - Non me li ha dati nessuno.

- Abbiamo parlato della signora... - Te li ridò.

Non li ho mai presi.

- Ecco, fatteli durare. - Grazie.

Ora chiudiamo tutto. Vincenzo, spegni le luci.

- Ci vediamo domani. - Sì. - Grazie.

(voci non udibili)

(dal video) Sandro, ho comprato il bastone per fare il video.

L'ho pagato 7 euro. Così non si vede il nasone.

E non dire che si vede lo stesso, ti prego!

Qui le cose vanno di merda.

Non vendo più niente, neanche i pomodori pachino!

Guarda l'edicola, è vuota.

L'unico giornale che si vende ancora è "La Settimana Enigmistica".

Ho ripreso ad allenarmi, vado a correre in riva al Tevere.

Ci sono dei topi giganteschi!

Le statistiche dicono che ci sono tre topi per ogni romano.

Se consideri che siamo sei milioni,

vuol dire che ci sono 18 milioni di topi!

Nel giorno del mio 23esimo compleanno,

Salvatore mi fece guidare la sua splendida Cadillac

e cercò di raccontarmi la sua vita. Aveva voglia di parlare di sé.

- Sei mai stato a Messina? - Mai.

Voi giovani, perché non andate a Messina, invece di girare il mondo?

Lì avevo aperto un ristorante pizzeria.

Era un locale bellissimo.

E poi...

E poi mi chiesero il pizzo. La camorra.

- Hai capito? - La camorra, in Sicilia?

Infatti! "Avete già la Campania, che volete qui in Sicilia?"

"Così noi siciliani facciamo una brutta figura."

Gli ho detto in faccia...

"Vaffanculo, Camorra, 'Ndrangheta, Mafia!"

E sono scappato qui.

Sono venuto a stare qui, in questo posto di merda.

- Non è di merda, dai... - A te piace?

- Sì. - Certo, sei comunista!

- Non sono comunista. - Invece sì! Che Guevara...

- Però mio padre è comunista. - Hai visto? Tutti comunisti.

- Dove andiamo? - Vieni con me e chiudi la porta.

- Non si può accendere la luce? - No, si rovinerebbe l'effetto.

- Quale? - L'effetto piacevole. Stai zitto e vieni con me.

Auguri, amico mio, buon compleanno.

Non sono mai stato con una mignotta.

- Come ti permetti? Chi ti ha detto che sono mignotte? - Non lo sono?

Sì, però sono mignotte artistiche.

Artistiche?

Ragazze... venite.

Lui è il festeggiato, si chiama Sandro.

Tanti auguri!

Loro sono cinque...

- Poi, se vuoi, puoi giocarti il Jolly. - Il Jolly?

Gilda!

Se vuoi un'esperienza "girevole", davanti, di dietro, di lato,

c'è Gilda Arancio. Parla italiano.

Presentati.

Sono trans.

Mio padre è trans, mio nonno era trans.

Siamo trans da tre generazioni.

Una famiglia di trans professionisti!

- Ragazze, beviamo qualcosa. - Sì, è meglio.

Beviamo...

Come ti chiami?

- Sandro. - Sandro... - Sì.

(parla spagnolo)

Non ho capito.

Inculare?

No! Io no. Forse lui...

Da quale parte dell'Italia vieni? Provo a indovinare.

- Udine. - No.

- Hai una faccia conosciuta, ti ho già visto. - Secondo me, si sbaglia.

Non sono di Udine, sono di Roma.

Ai romani non piace metterlo in culo?

Ai romani piace molto, ma in un altro senso.

Comunque, a me no.

Faccio piano, non ti farà male.

Né piano né forte, non si fa!

- Perché? - Perché sì!

Rilassati. Capisco che in Italia c'è la crisi e tutto va male,

ma qui rilassati.

Ma che dici? Per colpa della crisi, devo prenderlo in culo io?

Cambierai idea.

Ti aspetto.

Quell'incontro non fu casuale. Credo che l'universo sia un'alchimia

di piccoli assestamenti che fanno tornare le cose.

Voi non ci crederete, ma io quest'uomo lo vedrò invecchiare.

Nonostante tutto, gli ho sempre voluto bene.

Per lui, ero come un figlio. Per me, era come un fratello minore.

Che hai fatto? Cosa gli hai chiesto?

- E il Wi-Fi. - Che cosa?

- Abbiamo il Wi-Fi. - Gli hai chiesto il Wi-Fi?

Wi-Fi...

Poteva chiedere una vera casa o una barca da pesca come si deve,

invece chiese al governo cubano il Wi-Fi,

senza nemmeno sapere cose fosse!

Luciano sta morendo.

Hai capito?

Fermati là!

Ho saputo da Gilda Arancio che sei rimasto a Cuba.

Sei rimasto a Cuba sei mesi e non ti è fregato niente di me!

Va bene... allora me ne frego anche io.

Ma Luciano si sta ammazzando, è nella merda.

Non te ne frega niente nemmeno di lui?

Conto fino a 10.

Uno, due, tre...

(in coro) Pavarotti! Pavarotti!

Pavarotti è il numero uno! Viva Pavarotti, la bestia!

Viva Pavarotti!

Il numero uno!

Luciano...

Bello mio!

Dove cazzo eri?

- Sandro e Nora! - Andiamo.

- Devo combattere. - Prendi la tua roba e andiamo via, ti prego.

- Prendi la tua roba. - Ehi!

- È il mio amico Sandro.

- Sandro!

- È mio amico.

Calma, non faccio niente, sto parlando.

Hai visto che bel tatuaggio?

C'è il cuore. È importante.

Sono tutti qui per me.

- Tutti. (in coro) Pavarotti! Pavarotti!

- Che bello! - Andiamo, Nora. - Io non vengo. - Andiamo, dai!

Deve esserci qualcuno con lui, quando morirà.

Che cazzo devo fare?

Che devo fare, se lui non vuole venire?

Devo farmi spaccare la faccia

da questi? È quello che vuoi?

Io non sono un eroe.

Adesso chiamo la polizia.

- Non lo faresti mai. - No? - Non lo faresti!

Non lo farebbe mai.

(voci confuse)

Polizia? Parlo con la polizia?

C'è un incontro di boxe clandestino.

Si stanno ammazzando.

(voci confuse)

Il mio nome? Che te ne frega? Si stanno ammazzando!

(grida confuse)

Su un tetto ad Habana Vieja.

Sono... Ma vaffanculo!

(voci non udibili)

Non è morto, vero?

- Non è morto... - Aiutami, dai.

Comunque, non credo. E tu non piangere.

Non darla vinta a questi stronzi.

- Vado io. - Sono più amici.

Bene.

Viene lui.

È giusto, sono più amici.

- Un minuto. - Va bene.

Mi dispiace che tu abbia visto solo questo incontro.

In realtà, non ho visto neanche questo.

Aiutami, Sandro.

Sì... Prima ho parlato con il medico.

Ha detto che devi restare solo 48 ore per il trauma cranico.

Poi potrai uscire.

Non è fuori che sono a pezzi, è dentro che si è rotto tutto.

- Sono un fallito. - Che dici?

Non sei un fallito.

- Ora ricominciamo da capo. - Sì? - Sì!

Da capo?

Vado fuori un attimo.

- Qua fuori. - Ciao.

Quello è tuo padre o no?

- Quello del racconto? - Sì.

No, quello no.

E Cesare?

Cesare sì. Lui è il mio vero padre.

Secondo me, è così.

I tuoi genitori non sono quelli che ti concepiscono,

sono quelli che tu concepisci come genitori.

Sei tu che concepisci loro e non loro che concepiscono te.

Risposta esatta.

Vieni.

- Lì? - Sì.

- Togliti le scarpe. - Certo.

Sei la prima persona che faccio sedere qui.

- Sei contento? - Abbastanza.

Questo è l'unico posto al mondo dove riesco ancora ad amare qualcuno.

L'ho comprato con i miei soldi.

Per il Moro.

Avevo giurato che sarei rimasta con lui per tutta la vita.

Lo sai?

Invece adesso...

Adesso cosa?

Adesso per colpa tua devo fare un travaso.

Un travaso?

Un trasloco del cuore.

Metti un pò d'acqua, senza esagerare.

Nessuno cucina gli spaghetti così, è l'avanguardia!

Non uso la pentola con l'acqua, cuocio gli spaghetti nella padella.

- Crudi? - Sì, li metto crudi.

Poi tu aggiungi un pò d'acqua di mare. Brava.

E io giro.

Così si mescolano con il sugo.

- Saranno salati. - A tutti salirà la pressione e berranno di più.

Se per ogni piatto facciamo così, potremo servire un solo cliente.

Ma lo faremo pagare tanto.

- Quanto? 15 cuc? - Va bene.

Basta con questo coso, vieni ad aiutarci.

Fai un sorriso, così conciato sembri un altro.

- Fai un sorriso. - Sorrido.

Va bene?

Quella fu l'ultima volta che vidi Luciano.

Se lo avessi saputo, gli avrei detto che era bello stare di nuovo insieme.

E che aveva ragione, Cuba è davvero una frontiera,

un posto dove si può rinascere.

Ma non ho fatto in tempo, lui al mattino non c'era più.

C'era solo il suo telefonino, senza credito, naturalmente.

Lo abbiamo cercato dappertutto,

perfino nella pancia di un pescecane

dove erano stati rinvenuti resti umani.

Di Luciano non c'era traccia.

Per tutti era morto.

Per me no.

Ma la gente non capisce certe cose,

ha bisogno di toccarle, di vederle.

Pensare non basta più a nessuno.

È una questione di equilibrio, ne puoi portare tre o quattro.

- Sul braccio e l'avambraccio. - Forse ho perso anche l'equilibrio.

Lo ritroverai, basta che non metti il dito nel piatto, per l'igiene.

(in inglese) Grazie.

Cazzo...

Hai finito il romanzo.

La regola è questa...

Se l'ultima pagina è bellissima, il romanzo avrà un grande successo.

Altrimenti, no. Dai, leggi.

Questa cosa porta sfortuna. E se non ti piace?

Questa è una risposta da scemo, avrei potuta darla io.

Dai, fammi leggere.

"La vita è un mistero che supera anche quello della morte."

"Luciano non riposa dentro una bara in un pezzetto di terra."

"Appartiene alla stirpe senza riposo dei non-morti, degli spariti."

"Anzi, come diceva lui, degli svaniti."

Come Ettore Majorana, il ragazzo di Via Panisperna,

come Arthur Cravan, il pugile poeta,

come il profeta Elia, di cui le Scritture non annunciano la morte.

Luciano è questo, una presenza altrove,

immaginabile ovunque.

Potrebbe essere davvero trasmigrato in un animale

e aggirarsi in cerca di cibo

nei luoghi che la sua specie ha eletto a dimora.

Oppure potrebbe essere evaporato,

essere entrato nel ciclo grandioso della natura

ed essere diventato vento, nuvole,

aria.

O proprio la pioggia che mi cade addosso in questo momento,

che diventerà acquazzone, mi bagnerà fino alle ossa

e poi smetterà di colpo.

Come un abbraccio che stringe, stringe

e alla fine si scioglie.

E non c'è più.

Ma ci sarà ancora.

(voci non udibili)

Ciao, sono Luciano Capriotti e vivo...

Che fai? Dai! Scusatela.

Vivo a Cuba da poco ma mi sento già una persona nuova.

Qui c'è un fermento di gente

che si vede arrivare giorno dopo giorno e...

Scusate, sono un pò ubriaco. Però sono felice.

Ciao, Italia. E buona fortuna a tutti gli italiani.

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