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- Mi serve l'acqua per il cemento, Leonte! - Ci vorranno tre giorni.
Non possiamo fermarci per tre giorni.
- È perché sono ebreo? - No, Natanaele, non è perché sei ebreo.
L'ho detto a te e a tutti quelli che mi ascoltano.
L'ho detto anche al Primus.
Mi serve l'acqua di mare, altrimenti il cemento non sarà saldo.
L'acqua di mare è pesante. È un problema.
Capito?
I progetti sono un problema, anche la roccia. Solo problemi.
- Ma la tua incompetenza peggiora le cose - Attento.
- Dico le cose come stanno. - Tre giorni, Natanaele.
Non puoi chiedere altro. Sei fortunato ad avere questo lavoro.
Ecco perché ti chiedo ciò che mi occorre, Leonte.
Sai quanto ho sudato per ottenere una commissione dai Romani? Io sono Ebreo!
È perché hai saltato la fila. È per questo che non ti rispettano.
Ho saltato la fila?
Sono intelligente e sono andato a scuola invece di spostare fango.
Arrivano venti uomini ogni giorno. A chi importa che dicono?
- A me importa. - Devono credere nell'opera.
Devono fare il proprio lavoro. L'operaio, l'artigiano, il capomastro e l'architetto.
Sì.
In armonia con me.
Chi ti credi di essere? Sono io il capomastro.
Pensi che se ognuno lavorasse a modo tuo si risolverebbe tutto?
- Esatto. - Beh, ognuno ha le proprie idee.
Fabio! Marco! Ci serve aiuto!
Sei rovinato, capito? Tu hai chiuso!
Cosa vuoi dire, per due giorni?
Ha detto di lasciare legna per il prossimo viandante.
Hai sentito, Giovanni?
E se non bastasse?
Abbiamo finito quella secca.
Siamo fortunati ad avere amici robusti come i Figli del Tuono.
- Gliel'hai raccontato? - Non temere.
Se ne deve vergognare quanto te.
Ehi.
Quello chi è?
Forse è un ricognitore di…
- Dove siamo, a Seleucia? - Sta solo passeggiando.
- Nessuno passeggia nel Basan. - Nessuno tranne noi.
Non ti avvicinare.
Shalom.
- È ebreo. - Tu credi?
Cosa vuoi?
Che i romani se ne vadano.
E trovare una bella moglie.
Ho mangiato oca, una volta.
Vorrei riassaggiarla.
- Siete i discepoli del maestro Gesù? - Non dite niente.
Forse è una spia.
- E per chi spierebbe? Per cosa? - Ci sono delle spie.
Ma loro non si vestono così.
Tu sei Simone?
Figlio di Giona?
Tu chi sei?
Non lo fate da molto. Si vede.
Quando avrete seguito il maestro abbastanza a lungo,
non batterete ciglio, quando incontrerete un uomo come me
con un messaggio da dare a Gesù in persona.
- Sì, lo seguiamo da poco. - Ma non siamo stupidi.
Non puoi incontrare il nostro maestro se prima non ti spieghi.
Non posso farlo.
Se volete mandarmi via, va bene.
Ma salutatemi il mio amico Andrea.
Cosa ne pensi?
Non lo so.
Portiamolo da lui.
Che sia Gesù a decidere.
Simone non è ancora convinto.
Andrea ha amici?
Filippo!
Ehi.
Eccoti qui!
- Puzzi da fare schifo. - Che ti aspettavi?
Andiamo.
Cosa ci fai qui?
Oh, aspetta e vedrai.
È di Betsaida? Non ci hai mai parlato di un Filippo.
Forse ti sconvolgerà, ma ho una vita mia che non gira tutta intorno a te.
- Voglio sapere di più sul tipo strambo. - Non è…
strambo.
Sai, potresti essere un tantino meno…
te stesso… ogni tanto.
E va bene.
Portalo da lui.
- Sì, ma… - Sii gentile.
Poteva presentarsi. Era difficile?
No.
Che ne pensi?
Ma è appena arrivato.
Filippo.
Filippo.
Non si sa mai quando si può dormire.
O quando si può bere di nuovo.
Bisogna approfittarne, quando capita.
Grazie molte.
Quindi sei in guerra insieme a quel matto. A Giovanni Battista.
No.
La guerra ha delle regole.
Che cosa hai trovato?
Niente di adatto.
Me lo aspettavo. Dove hai guardato?
A est. Per un miglio.
C'è una gola.
- La legna da quelle parti è… - Bagnata.
Sì, l'ho scoperto ora.
- Ma c'era la legna? - Era bagnata.
Matteo è così. Va a cercare la legna nella gola.
Probabilmente anche i pesci nel deserto.
Bel lavoro, Matteo.
Grazie. Tu chi sei?
Beh…
Io asciugo la legna.
Se solo tu avessi un arsenale intero, avremmo fatto come Ezechiele.
Lui come asciuga la legna?
- No, è… - La profezia riguardo Gog e Magog.
"Usciranno gli abitanti delle città di Israele
e per accendere il fuoco bruceranno le armi."
"Rotelle e scudi,
archi e frecce,
mazze e lance.
Con esse accenderanno il fuoco per sette anni.
Essi non avranno più bisogno di fare legna nei campi
o di andare a tagliarne nei boschi."
"Poiché accenderanno il fuoco con le armi."
Andiamo?
Ehi.
Tenete il fuoco acceso.
Un vino forte e…
a buon mercato.
Qualcosa non va, amico?
Sì.
È morto qualcuno?
Sì.
Ti faccio le mie condoglianze.
È stato improvviso?
Credo…
che fosse atteso da tempo.
Ma comunque improvviso.
Parlami di lui.
Era un architetto.
Era il suo desiderio da tutta la vita.
È triste.
Era venuto dal nulla.
Aveva lavorato sodo.
Amava Dio.
Avrebbe voluto costruire una sinagoga.
So che non sono apprezzate, da queste parti.
Con un colonnato che canta.
Balaustre che sembrano pregare.
Sale magnifiche, che spingono l'anima in alto verso Dio.
Dio lo aveva creato per questo.
O almeno credeva.
Sembrerebbe un uomo ambizioso.
Di cosa è morto?
Di arroganza.
Sono io, a proposito.
Sono io il morto della storia.
Sì.
Sì, avevo capito.
Volevo solo essere chiaro.
Hai imparato ad asciugare la legna prima di seguire Giovanni?
Cosa c'è tra te e Simone?
Non gli piaccio.
Mi considera un nemico.
- Perché? - Ero un pubblicano.
Ero un nemico di tutti.
Non ti disturba?
Anche io ero qualcos'altro, una volta.
Quando incontri il Messia, la vita cambia per sempre.
Quando ti disturba, ricordagli che molte persone
vogliono legarci al nostro passato,
ai nostri peccati.
Ma chi vuole farlo?
Tutti i dormienti.
Ma noi siamo diversi.
Noi siamo svegli.
Non capisco.
Non hai provato sollievo se non con lui, vero?
Con il maestro?
No.
Come pensavo.
Dove hai imparato la profezia?
Alla scuola ebraica, come tutti gli ebrei. Tu no?
Avevo iniziato, ma sono passato avanti.
Sei passato avanti?
Non sapevo che fosse un'opzione. Cosa hai fatto?
Ho fatto l'apprendistato da un contabile.
Eri bravo con i numeri, o scarso con la Torah?
Ero eccellente in entrambi.
Stavo solo scherzando.
- Quanti anni avevi, all'epoca? - Otto.
- Otto? - Ero peculiarmente capace.
Non stento a crederlo.
Ma perché non conosci la Torah?
Mi hanno portato dal magistrato.
Roma mi ha offerto un salario più alto di quello di mio padre
e di tre suoi fratelli insieme.
A 13 anni avevo una casa.
Perché hai dovuto comprarla?
- Mio padre… - Ti ha cacciato via.
Già.
Non lo biasimo.
- Ma avevi detto… - È un uomo.
Si è comportato come gli altri.
Tutti coloro che conoscevi seguono un percorso diverso dal tuo.
Lo capisci?
No.
Parlate tutti per enigmi.
Io comprendo concetti astratti. Non sono impossibili.
Certo che no.
Probabilmente li capisci meglio di noi.
Ti chiedo scusa. Non intendevo sembrare un oracolo. È la forza dell'abitudine.
Quando si trascorre il tempo con un predicatore nel deserto,
si diventa un po' criptici.
Sono idee semplici per persone complicate.
È che…
Nella tua lingua criptica…
Questo è un cerchio.
E rappresenta tutto il mondo e le persone che sono mai vissute.
E questo sono io.
Ecco come mi sento.
Ben detto.
Sei stato bravo.
E sì, io ho vissuto fuori da questo cerchio con Giovanni Battista
per un paio d'anni, perciò…
Posso capire.
Sei un bravo ragazzo.
Resta qui.
Andrà tutto bene.
Questo l'ho fatto per Te.
Benedetto sei Tu.
Benedetto sei Tu.
Signore nostro Dio.
Re dell'universo.
Ascolta, Israele, il Signore è nostro Dio.
Il Signore è l'Unico.
"Ascolta la mia preghiera.
Giunga a te il mio grido.
Non nascondermi il tuo volto, nel giorno della mia angustia.
Porgi a me il tuo orecchio.
Quando ti invoco, affrettati, rispondimi".
No?
Questo l'ho fatto per Te.
Non nascondermi il tuo volto.
Mi stai guardando?
Mi vedi?
- Quello a cosa serve? - Trasforma una lama in rasoio per tronchi.
Protegge le mani.
Grazie.
Due giri.
Non… avevo mai fatto lavori manuali.
Avrai lavorato sodo, per evitarli.
Ma ora non ha più importanza.
Devi abituarti.
Lascia che gli altri ti insegnino.
Ridi alle battute degli altri e raccontale tu stesso. Le conosci?
- Che cosa? - Barzellette.
Allora…
È duro, abbandonare tutto?
No.
Pensavo di sì. Ero molto agiato.
Avevo…
un cane.
Ardito. Mi piace.
Era una fonte di divertimento.
I miei erano soldi insanguinati.
Io e i miei genitori non parliamo da anni.
I numeri non mi aiutavano più a capire il mondo.
Hai dato via tutto quanto per questo.
Ma è spiacevole perché non piaccio a nessuno.
Però se Gesù di Nazaret ti ha chiamato,
allora hai tutto ciò di cui hai bisogno ora.
Poi arriverà il resto.
Non capisco cosa veda in me.
È un maestro delle scritture e io so molto poco di religione.
Da quanto ne so, non condivide tutto della religione.
Matteo, ciò che pensi di sapere non conta.
Solo che Gesù ti abbia scelto.
È lì che devi trovare la tua sicurezza.
So che lui sa bene quello che fa.
Vorrei saperlo anche io.
Hai finito la scuola a otto anni.
Credo che lo capirai.
Eccone una facile.
Se ti chiedono una barzelletta, di' il colmo per un contadino.
Seminare zizzania.
Ci lavoreremo.
- Shalom. - Shalom.
- Sono lieto di vederti. - Io sono Filippo.
Te lo ha detto Giovanni?
No, ricordo il tuo volto.
Eri accanto ad Andrea, quando sono stato battezzato.
Come sta quel vecchietto?
Beh, non dovrei chiamarlo così, ha la mia età.
Ah, a Roma non è benvoluto, ma non si abbatte.
Lo immaginavo.
Ti porto un suo messaggio.
Vuole che ti dica una cosa da parte mia.
Molto bene, anch'io devo dirti una cosa.
È un messaggio molto breve. Solo due parole.
Anche il mio è breve.
- Seguimi. - Lo farò.
- Quindi dice che sei pronto? - Sì.
- C'è dell'altro. - Ci sediamo?
Giovanni ha parlato con una persona, in prigione.
- Una persona? - Un fariseo.
Pensava molto a un miracolo a cui ha assistito a Cafarnao.
Ah sì. Conosco quest'uomo.
- Lo conosci? - Sì. Potrei considerarlo un amico.
Giovanni mi ha detto di aspettarmi di tutto. Di non aspettarmi niente.
Si arrabbierebbe, se sapesse che li frequenti.
Però gli passerà.
Beh, poi abbiamo saputo ciò che hai fatto a Cana.
Era quello che voleva sentire.
Ti manda i suoi saluti.
E tu?
- Una misera offerta. - Non così misera.
Tu sarai il più esperto di tutti i miei discepoli.
Giovanni non segue le solite regole.
Ancora meglio.
Se posso osare chiederlo…
Quali sono le tue intenzioni qui?
Sono solo di passaggio.
A Cesarea di Filippo?
Cesarea per una notte e poi continueremo a nord fino in Siria.
- In Siria? - Esattamente.
Sei appena stato in Samaria e ora vai in Siria.
Tu e Giovanni siete proprio fatti della stessa pasta.
Se non vi conoscessi, direi che cercate la morte.
- Non direi esattamente che la cerchiamo. - E allora cosa?
Di che si tratta?
Non è niente.
Devo ancora decidere come parlarne.
Ecco perché sono stato via per un po'.
- Ho molto a cui pensare. - Sì.
Posso immaginarlo.
In Siria, andiamo a Damasco?
- Ad Antiochia? - Non nelle grandi città, no.
Nei villaggi più piccoli.
Lo sveglio più tardi.
Dovresti dormire, Filippo. Faremo molta strada, domani.
Baderò al fuoco.
Sì, maestro.
- Maestro. Un'ultima cosa. - Sì.
Se c'è tempo…
Ho un amico a Cesarea che non vedo da molto tempo.
- Lui vive in una città romana? - È un architetto.
- Se c'è tempo, mi piacerebbe… - Ma certo, ma certo.
Solo se c'è tempo.
Se non troviamo il tempo per gli amici, non ne avremo più.
- Buonanotte. - Buonanotte, Filippo.
- Shalom. - Buongiorno.
Buongiorno.
Buongiorno.
- Ho dormito troppo? - Il sole è appena sorto.
La mia schiena.
Col tempo passa.
Un po'. Ti ci abituerai.
- Fai i bagagli? - Sì. Li faccio ogni mattina.
Non so mai se ci fermiamo per una notte o una settimana.
Sembra faticoso.
Non avevo mai pensato bene a come funzionasse.
Credo che tutti abbiano delle difficoltà in qualche modo.
E invece tu?
Maria?
Non è stato emozionante, quando hanno iniziato a recitare la profezia?
- E anche un po' inquietante, direi. - Sì.
Dobbiamo metterci in pari.
Va bene. Come? Non so leggere.
Ti insegnerò io a leggere.
Dove prenderemo i rotoli?
Lascia fare a me. So a chi chiedere.
Mi prostro grata a Te, Dio vivente ed eterno.
Per avermi ridato la mia anima con misericordia.
Grande è la tua fedeltà.
- Basterà per due giorni. - Ah, è bagnata.
No, è umida.
- Buongiorno. - Buongiorno, ragazzi.
Farà un fumo terribile, se la accendiamo adesso.
- Ma per questa sera… - Bel lavoro.
Non sono stato io.
No? Allora chi?
Il nostro sagace amico.
- Tommaso? - No. Matteo.
Chi è Tommaso?
Scusami, Tommaso.
Sto ancora imparando i vostri nomi.
- Mi ricorda di una volta con Giovanni. - Simone lo chiama Giovanni lo Strambo.
Perché non ti fai…
No, va bene. È simpatico.
Allora, il gregge sfuggiva ai romani che pattugliavano il Giordano.
Eravate in fuga?
Un giorno, Giovanni inizia a chiamarci per nome.
"Zaccaria, Tobia, Michele."
Noi tutti cominciamo a guardarci intorno. "Con chi sta parlando?"
E ci siamo resi conto che non conoscevamo i nomi degli altri.
Eravamo insieme da mesi,
e ci conoscevamo soltanto con i soprannomi.
Come sta Giovanni?
Sempre il solito.
È fiero di te. Questo è certo. Come un padre.
È ora di riposare. Svegliatemi quando c'è da fare.
E…
Ringrazia Matteo… se lo vedi.
Giovanni si ricorda di me.
- Sapevo che ti avrei trovato qui. - A nascondermi?
No, a scrivere.
- Ti nascondi? - Filippo dice che non devo più farlo.
Quello nuovo?
- Già mi piace. - Piace a tutti.
È come Simone, ma non…
come Simone.
Cosa stai scrivendo?
Prendo appunti su quello che vedo. Questo.
Scrivo ogni giorno, ora.
È iniziato come un lavoro, ora è un'abitudine.
Credo che pregare sia così.
All'inizio, almeno.
Me l'ha insegnato il maestro.
Ora mi piace.
Nel breve periodo in cui l'ho seguito, la gente ha discusso delle cose che dice.
Le ricorda in modo diverso, e dubita del significato.
Conviene avere un testo scritto a cui fare riferimento.
Di quello che dice e che fa?
Sì.
Non è una buona idea.
- Perché? - Abbiamo molti nemici.
Cercano di usare le parole di Gesù per incastrarlo,
di distorcere i suoi pensieri. Ci avevi pensato?
Però è più facile distorcere un discorso riportato oralmente, che uno scritto.
Non è così che funziona il mondo. Distorceranno le parole come vogliono.
- Sono scritte chiaramente. - Sì. Come l'ultima volta
che ti ho visto scrivere, quando mi spiavi per conto dei romani.
E pensare che volevo ringraziarti.
Le persone vogliono giudicare il nostro passato,
ma ora siamo diversi, grazie a lui.
Per la cronaca, è una pessima idea. Scrivi anche questo.
Partiamo tra un'ora.
Non ha torto.
Devi fare attenzione.
Taddeo, tutto bene?
Filippo.
Signore.
- Tommaso. - Simone.
Mio fratello ti sta rallentando?
- Sempre. - Ehi!
Facciamo una corsa tra me e Simone.
- Finiamola una volta per tutte. - Tu corri davanti alla fila.
Giacomo ha bisogno di un cambio, con il carro.
Di già?
Credevo che lui fosse "il Maggiore".
Infatti il suo turno è il più lungo. Forza, tocca a te.
- E io sarò il prossimo. - No, no. Tu non devi…
- Ma voglio farlo. - Non dovresti.
Ti dico una cosa. Ogni tanto, mi manca il lavoro manuale.
Meno domande, meno speculazioni.
Sano sudore.
- È ora di andare a sudare. - Shalom. Shalom.
- Shalom. - Shalom.
Io avrei immaginato che avrebbe tenuto Matteo il conto dei turni, non tu.
Come mai?
Lui ha una mente matematica, ordinata, precisa.
Sì, l'ho notato.
A proposito di Matteo, volevo dirti che sta scrivendo tutto quello che fai.
Certo, lo so.
- E a te sta bene? - Sì.
D'accordo. Buono a sapersi.
Mi sembri un uomo che agisce d'istinto, emotivamente.
Sì, ma so anche pensare.
Sai, penso di continuo, ed è di questo che voglio parlarti.
- Davvero? - Sì. Stavo pensando.
Il gruppo cresce ogni giorno
e così anche il numero di opinioni e di punti di vista.
- Certo. - Ci siamo aggregati grazie a te.
Vi siete aggregati?
Beh, siamo tutti d'accordo su di te.
Ma a volte ti allontani
e in quei momenti, manca un capo a cui dare ascolto.
Lascio detto cosa fare.
Sì. Abbiamo un compito, uno scopo, o un luogo dove andare,
ma come arrivare, come raggiungerlo…
A volte non ci troviamo d'accordo.
Allora cosa suggerisci?
Beh, suggerisco di formare una gerarchia.
Per cosa?
Per come prendere le decisioni, per come creare progetti,
e per come sollevare obiezioni a questi progetti?
Come e quando possono essere sollevate, e a chi?
Hai inviato Giacomo il Minore e Giovanni in Siria, a prepararsi.
Avremmo potuto deciderlo prima.
Per esempio, le idee contrarie potrebbero essere raccolte da Giacomo il Maggiore,
filtrate, e riportate a me per la valutazione.
Sto pensando ad alta voce.
Simone, capisco che tu voglia migliorare le condizioni del gruppo.
Potresti essere più gentile, a volte, ma sei una guida.
Lo sei sempre stato e sempre lo sarai.
Apprezzo questa qualità. Ne avrò bisogno.
- Sì. - Mi servirà, in futuro.
Ho chiamato ognuno di voi per una ragione.
Ognuno porta qualcosa di unico e importante a questo gruppo.
Voglio che ognuno sia ascoltato non zittito.
Ognuno può imparare dagli altri.
Sì, ma alcuni si perdono nei dettagli, e finiscono col rallentarci.
Non ti chiederò a chi ti riferisci,
ma ti dico che se pensi che qualcuno sta rallentando tutti quanti,
dovresti rallentare tu.
Un giorno, Simone, ci sarà bisogno di una gerarchia.
E tu avrai un ruolo importante in essa.
Con la dovuta umiltà, maestro, perché non adesso?
- Perché non organizzarci ora? - Perché io sono ancora qui.
Certo che sei ancora qui.
Stai dicendo che non ci sarai più?
- È un argomento per un altro giorno. - Però ne parleremo?
- Credo di sì. - Presto?
Che brutta parola, "presto".
La parola più imprecisa del mondo.
Che cosa significa?
Qualche ora? Qualche giorno?
Anni? Forse secoli, o millenni?
Chiedi a mio Padre nei Cieli quanto sono lunghi mille anni
e poi definiscimi "presto".
- Dove vai? - A dare il cambio a Andrea.
Non tocca a te, adesso.
L'ho detto anche a mia madre a Cana. E a cosa è servito?
Maria. Ramah.
- Qualcosa non va? - Va tutto bene.
- Volevamo chiederti un favore. - Ma certo.
Puoi prestarmi una tavoletta?
- Vi ha mandate Simone? - No.
Sto insegnando a Ramah a leggere, per studiare la Torah.
È quello che voglio fare io.
Ma non fanno accedere le donne al bet midrash.
- Come posso accedere ai rotoli? - - Potrei copiarteli io.
Matteo, ma sono molto lunghi.
Chiediamo a Filippo quali sono le parti importanti.
Penso che sia tutto importante.
Non sappiamo da dove cominciare.
- Chiederò a Filippo. - Perché a Filippo?
È gentile con me. Anche Taddeo.
Mi dispiace che siano un'eccezione, Matteo.
Parlerò con Filippo.
- Tutto bene quassù? - Sì.
Studieremo la Torah.
- Chi? Tu e Maria? - E Matteo.
Matteo non sa proprio niente della Torah.
Come fai sapere che cosa sa lui?
Per questo studiamo.
E poi non sai leggere.
Non ho frequentato la scuola come te, quindi mi insegnerà Maria a leggere.
Non vogliamo certo diventare insegnanti, vogliamo solo saperne un po' di più.
Tu hai già fatto il tuo turno al carro?
Se sei curiosa, puoi chiedere a me.
Tu puoi chiedermi qualunque cosa.
- Questo lo sai, vero? - Ma certo.
Bene.
È il mio turno al carro.
Un brano da imparare a memoria?
Qualcosa per cominciare a rimettermi in pari.
No, Matteo, tu non sei rimasto indietro agli altri.
Ti sei trasformato. Hai già recuperato tutto.
Ma nel frattempo, voglio capire quello che capisci tu e tutti gli altri.
Non puoi farlo in un giorno solo.
Guardate, eccola là!
Ecco Cesarea di Filippo, la città col mio nome.
- Davvero? - No.
Filippo il Tetrarca, fratello di Erode Antipa.
Una famiglia che non ha in simpatia il mio vecchio maestro.
Perché?
Giovanni li critica perché uccidono i propri figli e sposano le proprie nipoti.
- Cose così. - Mi sembra corretto.
Benvenuto nell'impero. Ma lo conoscerai meglio di tutti noi.
Senza offesa.
Io vado avanti.
Un brano da memorizzare. Ci penserò su.
Natanaele!
Natanaele, sono io, Filippo.
Natanaele!
Natanaele!
Natanaele!
Ehi. Ehi.
Sei malato? Che cosa succede?
- Filippo? - Sì.
Perché sei a letto?
- Cosa è successo? Stai bene? - Certo.
Ehi. Ti porto un po' d'acqua.
Mi dispiace tanto, amico mio.
Non è morto nessuno. Avrei potuto finire in prigione.
Ma sono fiero di te.
Ti ammiro, davvero. Lo sapevi?
- Mi ammiri? - Sì.
Io ammiro te, amico.
Sul serio.
Cosa ammiri?
Seguire lezioni all'infinito?
- Trattare con i burocrati ogni giorno? - Quella parte di meno.
Mi riferivo a costruire qualcosa con le proprie mani.
Ho avuto una chiamata.
Non me ne pento.
Però mentre tu eri in città, a lavorare con veri professionisti,
io ero nella natura.
In mezzo alle urla.
Ammetto che a volte ho provato invidia del fatto che tu puoi creare
qualcosa di concreto.
Un cumulo di macerie.
Tu non sai qual è o quale sarà il tuo destino.
Ne ho un'idea abbastanza precisa.
Non assumeranno mai più un altro ebreo.
Anche io credevo di sapere dove Dio mi avrebbe messo.
Sì.
Allora, cosa fai adesso?
Credevo che andassi in giro a farti nemici.
Sto per farmi ancora più nemici di prima.
Giovanni mi ha mandato da un uomo.
- Te li scegli proprio bene. - Non è uno comune.
- Lo dicevi anche del Battista. - E avevo ragione.
Ma lui è… di più.
Lui è la persona per cui ci siamo preparati.
Natanaele.
È Lui.
Lui?
Colui che Mosè e i profeti avevano annunciato.
Proprio Lui?
Proprio Lui.
Gesù di Nazaret. Figlio di Giuseppe.
Nazaret?
- A Nazaret c'è qualcosa di buono? - Vieni e vedrai.
- Oh, una topaia su una collina scoscesa. - Dico sul serio.
Niente strade lastricate, niente edifici pubblici, c'è a malapena una sinagoga.
Ma dai, non dire così.
- Sto dicendo la verità. Che male c'è? - È che sei cattivo.
Le famiglie, contadini e braccianti analfabeti,
dormono insieme ai loro stessi animali.
- Sta' a sentire. - Davvero, Filippo.
Dire che il Messia viene da Nazaret è quasi da eretici.
Tu…
Vieni e vedrai.
- Io… - Cosa? Farai tardi al lavoro?
Colpo basso.
Molto basso.
Per tutta la vita hai voluto servire Dio.
Conoscere il figlio di Dio, il Re di Israele.
Ti garantisco che non te ne pentirai.
Altrimenti, ti lascerò alla tua miseria.
Ti conosco. Farai la cosa giusta.
Vorrai unirti a lui.
Lui è più grande di ogni altro maestro, te lo assicuro.
Non ti ho mai visto parlare così.
È comunque strano che venga da Nazaret.
Vieni e vedrai.
Maestro.
Bene, è una bella serata.
Conosci colui che ti è accanto?
Lui è il mio amico, Natanaele.
Sì. L'uomo senza inganno.
Come, scusa?
L'uomo è spesso ingannatore.
E Israele ha iniziato con Giacobbe, che era un po' falso.
Sì.
Ma una delle tue più grandi qualità…
è che sei un autentico israelita, un uomo in cui non c'è inganno.
Che cosa gli hai detto di me?
Che succede?
Come mi conosci?
Ti conosco da prima che Filippo ti chiedesse di venire.
Non guardare lui. Guarda me.
Durante il tuo periodo più oscuro…
ti sei sentito solo…
ma io non ho volto lo sguardo da te.
Io ti ho visto sotto l'albero del fico.
Maestro.
Eccolo qua.
Tu sei il figlio di Dio.
Il Re di Israele.
Lo sapevo.
Beh, non ci è voluto molto.
Ha fatto la cosa giusta.
Perché ti ho detto "Ti ho visto sotto il fico", mi credi?
Sì.
Vedrai cose molto più grandi di questa.
Come Giacobbe.
Vedrai il cielo aperto
e gli angeli di Dio salire e scendere sul figlio dell'Uomo.
Che sono io, certo.
- Sì, l'ho capito. - Bene.
So che ti piace chiarire.
Maestro.
Scusa se ti interrompo, ma Giovanni è arrivato con un messaggio dalla Siria.
- È tornato? - Sì.
Dice che molti sono pronti ad incontrarti. Molti con malattie da guarire.
La tua fama si diffonde. È cosa buona.
Ora riposa, Maestro. Partiamo presto.
Grazie, amici.
Allora, volevi costruire qualcosa che potesse pregare e cantare.
Qualcosa che spingesse l'anima a Dio?
Puoi cominciare domani?
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