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[Pietro] "Venti settembre 2017.
È il mio ultimo giorno di vita.
Ho deciso di andarmene oggi
per celebrare il mio compleanno con un gesto solenne e definitivo.
Non sono depresso, semplicemente sono stanco di vivere.
Me ne andrò nel sonno, come la mia Sara.
Il primo e ultimo grande amore della mia vita.
Da quando lei non c'è, vedo tutto più storto.
Questa lettera d'addio sarà l'ultima cosa che scrivo.
Un'appendice postuma al romanzo con cui, dieci anni fa,
ho chiuso a mio modo con la letteratura."
[squilli di telefono]
"La mia più grande ossessione."
[segnali acustici dalla segreteria telefonica]
[Pietro dalla segreteria] Sono Pietro, fate in fretta.
- [Roberta] Papà, tanti auguri. - [Fabio] Buon compleanno, Pietro!
[Roberta] È un giorno importante, va celebrato.
Gira a quella dopo, Fabio. Prendiamo la tangenziale, facciamo prima.
Non riusciamo a passare ora, stiamo correndo al lavoro,
ma più tardi ti portiamo la torta.
- Ti fai trovare? - Difficile.
[Roberta dalla segnreteria] A meno che non vuoi passare a cena da noi.
Mattia non lo vedi mai, gli farebbe piacere.
Non mi chiamerei anche nonno.
[Roberta] Va bene, papà. Ora ti devo lasciare. Pensaci, eh. A dopo, ciao.
- Ciao, auguri. - [Fabio] Ciao, Pietro.
[Pietro] Provo un vago senso di rimorso solo per mia figlia Roberta.
Ma ho vissuto da egoista
e da egoista scelgo di morire.
[canzone country dallo stereo]
[Pietro] Addio, mondo.
Dieci anni fa l'ho solo scritto, ora ti ci mando davvero.
Tutto intero.
Vaffanculo, va'.
[campanello]
[uomo] Signor Rinaldi?
[bussa]
[uomo] Signor Rinaldi?
[uomo] Signor Pietro Rinaldi, la prego, spenga la musica!
[bussano] Apra la porta!
[uomo] Signor Rinaldi, Polizia.
[uomo] È importante, riguarda sua figlia.
[conati di vomito]
[uomo] Signor Rinaldi, apra la porta!
[Pietro] Un momento, arrivo.
[bussano]
[Pietro] Arrivo!
Buongiorno.
Purtroppo sto male, non mi sento bene. Che è successo? Cosa…
- Lei è il padre di Roberta Rinaldi? - Sì.
- Nata a Lecce il 13 aprile 1972? - Cosa ha fatto?
Siamo desolati.
Come desolati?
Cristo.
È storto.
Riconosce suo genero, Fabio Costa?
Riconosce sua figlia,
Roberta Rinaldi?
Sì.
[musica di basso]
- Che c'è? - Ma come?
- Facciamo che per oggi la finiamo qua. - Forse è meglio.
Aspettate un attimo. Ora la faccio. Ehm…
Ce l'ho. Tu hai detto quattro giri. Quattro giri e ce l'ho. Davvero.
Non credo proprio.
- Scusate, perché ve ne state andando? - Mattia, forse non è per te.
- Ci becchiamo. - Ciao.
È stata una questione di secondi, Mattia.
Mattia, deve essere scoppiata una gomma, hanno sbandato. È questione di un attimo.
Non si sono accorti di niente. Non hanno sofferto.
È stato un incidente.
[citofono]
Ehi.
Pietro.
Perché non sei entrato? Non c'è nessuno?
- Ma tu una volta non avevi le chiavi? - Mai avute.
Ma come no? La mamma te le aveva fatte.
Me lo ricordo benissimo.
Aveva mandato me a farle, tra l'altro.
Provo a chiamarla.
Niente, è staccato.
Oggi non è il tuo compleanno?
L'ho vista che preparava la torta stamattina.
- Te l'ha portata? - Sì, me l'ha mandata.
Oh!
Perché tutte queste cazzate?
Perché?
Perché sei qui, Pietro?
- Che hai fatto? - Niente.
Io non ho fatto niente.
La morte è venuta e… e si è presa le persone sbagliate.
Mi dispiace.
No!
[squilli di telefono]
[segreteria telefonica] Sono Pietro, fate in fretta.
[Marcello] Signor Rinaldi, spero sia il numero giusto.
Sono Marcello Costa. Volevo farle le mie condoglianze.
- Sono il fratello di Fabio. - "Fratello"?
[Marcello] Lo so, forse non sapeva nemmeno che io esistessi.
Con Fabio non ci parlavamo da molti anni,
ma so che aveva un figlio ed è soprattutto per lui…
Ho chiamato per dirle che anche se sono lontano…
Io vivo a Roma…
Io mi metto a completa disposizione per qualsiasi cosa gli serva.
Le lascio i miei recapiti. Ripeto, per qualsiasi cosa.
Cazzo!
Smettila!
[porta che si apre]
[Pietro] Mattia?
È vero, le avevo. Me le aveva date le chiavi.
Chi sono questi?
- Ciao, Mattia. - Perché sai il mio nome?
Siamo assistenti sociali.
Siamo qui per il tuo affidamento temporaneo al nonno.
Che vuol dire?
Vuol dire che io sono il parente più prossimo che hai.
E tu sei un minore.
E anche se io sono fin troppo maggiore,
tu dovrai stare con me.
E io dovrò stare con te.
Ovviamente nessuno chiede il mio parere, no?
Nemmeno il mio hanno chiesto.
È così.
Guarda che lo so che non dormi.
Qui c'è puzza di fumo. Ma fumi?
No, non fumo. Basta?
Che vuoi? Lasciami stare e chiudi la porta.
Sai che hai uno zio?
Chi?
Si chiamava Marcello.
Mi lasci stare, Pietro?
"Pietro"?
Ancora con questo "Pietro". Sono tuo nonno, io.
È pronto!
Diventa freddo!
Mattia?
- [Marcello] Pronto? - Ha detto qualsiasi cosa?
- Ma chi è? Chi parla? - Pietro. Pietro Rinaldi.
Pietro. Non la aspettavo a quest'ora.
- Le rinnovo le mie condoglianze. - E io le faccio le mie.
- Era pur sempre suo fratello, insomma. - Eh, sì. Sì, certo.
Posso fare qualcosa?
Marcello…
Io sono troppo vecchio.
- Il ragazzo non può stare con me. - Mi scusi?
Le sto solo chiedendo di anticipare i tempi.
D'altra parte, quando io non ci sarò più, e le garantisco che non manca molto,
toccherà comunque a lei.
Ma cosa dice? È una sua idea. Il ragazzo che ne pensa?
[Pietro] Il ragazzo capirà.
[Pietro] Ho parlato con tuo zio.
È proprio una brava persona, sai?
Strano.
- Papà non me ne ha mai parlato. - Anche la moglie.
Poi le figlie sono molto carine… Una bella famiglia.
Io ce l'avevo già.
Hanno un bellissimo yacht. Di quelli veri.
Mi hanno detto che ti portano a fare il giro delle isole.
Hanno un maggiordomo filippino.
- Ti hanno detto pure che è filippino? - È una casta, sono tutti filippini.
Oh, e poi…
Roma è Roma. Altro che qua.
Allora tu perché non sei rimasto a Milano? Mh?
Perché la nonna…
La conoscevi, lei non… Non sarebbe mai venuta via da qua.
Tanto hai già deciso tutto tu.
Sid?
Vieni.
Vieni qua. Vieni.
"Syd"? Lo hai chiamato così per Syd Barrett?
No.
L'ho chiamato Sid, come…
il personaggio di un cartone che guardavo da piccolo.
[Pietro] Perché fai così?
L'avessi avuta io un'opportunità come questa alla tua età…
"La mia età"?
Non sai nemmeno quanti anni ho.
Quando parto?
- Quando vuoi. - E come vado?
Ti porto io.
[suona "What's going on" degli Psycho Sun]
[Pietro] Sei un deficiente!
[clacson]
[Pietro] Senti, imbecille!
Non si supera a destra.
[suona "What's going on" degli Psycho Sun]
UMANI NON CARRI ARMATI! UMANI? NO, GRAZIE!
[Pietro] Metto un po' di aria condizionata.
Ti dà fastidio? È troppo forte?
La musica possiamo sentirla anche insieme, oh!
Io ho classica, jazz…
Ho musica leggera…
Roba dei miei tempi, insomma. È bella però.
Eh?
Secondo te, quanto ci vuole ancora?
Almeno dieci ore.
- "Dieci ore"? - Sì.
- Perché dieci ore? - Facciamo tutte le strade secondarie.
Perché dovremmo fare le strade secondarie?
Perché non ci sono i camion. A me, i camionisti mi stanno sul cazzo.
Anzi, fai una cosa.
Guarda un attimo se ho scritto "camionisti". Guarda qua.
- Guarda se ho scritto "camionisti". - Cosa è? Che cosa è?
È l'unica cosa che scrivo da quando ho smesso di scrivere.
È l'elenco di quelli che mi stanno sul cazzo.
- Tipo? - Tipo…
Non so, le comparse di professione,
tipo quelli che fanno le foto nei musei, alle opere d'arte.
Quelli che ti chiamano da lontano e ti dicono: "Scusa…".
Se vuoi parlare con me, alzi il culo, vieni qua e parli.
Ci sono quelli che fanno le virgolette… Dicono una stronzata e "tac-tac".
Le mani sul volante, magari. No?
Sì, ma questa va da sola. È una macchina d'epoca.
"Comparse di professione".
[Pietro] Poi ci sono quelli che si rasano di fianco i capelli. Rasati, pelati…
Poi ci sono quelli pelati con la barba lunga per compensare,
quelli che danno del tu ai camerieri…
Quelli che vedono i film in lingua originale non capendo
e dicono "Belli i costumi".
Quelli che fanno il bagno d'inverno nell'acqua ghiacciata
e qualche volta muoiono anche.
Lo hai trovato? L'ho scritto. "Camionisti" lo hai trovato?
- Aspetta. - Mi stanno sul cazzo i camionisti.
"Quelli che fanno il bagno d'inverno, le gattare, le maschiliste,
i femministi, i camionisti".
I camionisti. Bravo.
Io conosco questa zona.
[motore inceppato]
- Oh! - Che c'è?
Mettici anche i meccanici.
Che meccanici?
[tossisce]
[clacson]
Hai finito? Vuoi smetterla?
- [Pietro] Sto cercando aiuto, no? - Così cerchi aiuto tu?
Come devo fare?
Io ti ho già dato la soluzione, ma ovviamente…
Ancora con questo Cesare? Basta!
- Lo hai messo sul tuo taccuino? - Ma quale taccuino.
Però ti sta sul cazzo lo stesso.
- Invece io lo chiamo. - Ti ho detto di non chiamarlo.
Ti ho detto di no!
[clacson]
Pronto, Cesare?
[con accento pugliese] A Roma? Con quel ferro da stiro?
- Cesare, a me lo dici? Cioè… - Ma è… Pazzo.
Quello conosce una sola strada. Non prende superstrade, autostrade…
- No. - No… Ha la testa dura.
Come i sassi di Matera.
Da quanto non vieni qui? Saranno 20 anni?
- Saranno anche 30 anni. - "30 anni"?
Meno male che tua figlia è rimasta affezionata.
Roberta dice che ogni anno prova a convincerti a venire,
ma io le ho sempre detto che uno testardo come te
non si fa convincere nemmeno dalla morte in persona.
[Cesare] Quest'estate siamo stati tanto bene,
anche perché adesso Mattia si è fatto più grande.
Devi vedere come pesca bene.
Dai, concentrati e vai avanti, sennò non andiamo via più.
Ricordi quando prendemmo quel denticione?
L'unica volta che sono riuscito a portarti in barca.
I ricordi dovrebbero proibirli dopo i 70 anni.
Vediamo se parte.
Vediamo.
[motore si avvia]
- Bravo. - Era la pompa dell'acqua.
Sei sempre stato bravo.
Signor Pietro!
- E non ci avete detto niente? - Non fare così, dai.
Che cosa, Teresa? Cosa?
No, io non ho fame.
Mattia…
Quella cernia l'ho pescata io ieri mattina.
- È freschissima. - Eh? Tieni, mangia.
È freschissima. Senti che profumo.
Tanto non mangia. È inutile.
Signor Pietro, neanche voi mangiate?
Ancora con il voi, "signor Pietro"? Ci conosciamo da 50 anni.
Sì, avete ragione.
Però è pure vero che è una vita che non vi vedo.
Secondo te, Pietro aveva voglia di venire qui con noi?
Ma come?
- Non lo chiami "nonno" al signor Pietro? - Non me lo sono meritato.
Molte cose non mi sono meritato.
Ad esempio, quel ritratto.
Te lo ha fatto Sara?
Sì.
Perché?
A me non lo ha mai fatto.
Mattia, andiamo a pesca stanotte? Che ne dici?
Eh? Mettiamo la lampara sulla barca e stiamo fino all'alba.
Se siamo fortunati, possiamo sentire anche le diomedee che cantano.
Hanno un suono meraviglioso. Uno sballo. "Que, que".
- Una eco… - Ancora con le "diomede"?
- Perché? - Sai che qui non ci sono.
- Chi lo ha detto? - Si chiamano "diomedee", non "diomede".
Vabbè, quello che è.
Mattia? Oh, mangia.
Bravo, Mattia.
Bravo.
"Far sorridere è un'arte
e tu sei un vero artista.
Con gratitudine, Sara".
Sono cose che capitano.
In che senso?
Nel senso che avete fatto bene a non venire più.
Io ero di sicuro meno bella e affascinante della signora Sara.
E Cesare…
è inciampato.
- Tu lo sapevi e non hai detto niente? - Ma lo sapevate anche voi.
Lo avete sempre saputo.
Signor Pietro, il fatto è che, quando venivate qui,
stavate sempre chiuso in quella camera a scrivere.
Eravate sempre…
Triste.
Lui la faceva sorridere.
E voi?
Oh, Mattia…
Dai.
Ho le mani fredde.
Tieni, copriti.
Vuoi che ti porti a terra?
No…
È che non mi piace più come prima.
Senti, Mattia…
So che adesso tu vedi tutto brutto,
ma devi guardare avanti.
Ed è questo che ti sta aiutando a fare Pietro.
- Pietro? - Sì.
A Pietro non gliene fotte niente.
Lui per me non c'è mai stato e non ha mai fatto niente. Mai.
Invece, hai ragione tu.
Adesso è tutto brutto.
Vedo tutto brutto.
[frinire di diomedee]
Ma… Stai sentendo?
- Eh? - Ascolta.
Lo sapevo.
[clacson]
Pietro.
Allora? Niente pesci?
No, non era buono il mare oggi. I pesci sono evaporati.
Guarda.
Hai fatto sorridere mio nipote.
Aveva proprio ragione mia moglie. Far sorridere è un'arte.
- Tutto a posto? - Sì, sì, tutto a posto.
Tutto a posto. Cose nostre, cose da vecchi. Andiamo, dai.
Dai, andiamo. Dai.
Dove siamo?
Non lo so.
- Vabbè, quanto manca? - Due, tre ore, dai.
Fai come i bambini. "Quanto manca? Dove siamo?"
Stai tranquillo.
Sei stanco?
No, no.
I vecchi dormono poco. Pochissimo.
Mi dai una sigaretta?
Non sono mica scemo. Lo so che fumi, dai.
Ce l'hai?
- La vuoi? - Eh.
Grazie.
- Aspetta. - No, lascia. La tengo qua per dopo.
- Vai. - La metto qua, così.
Bene. Dicono che si fuma per non piangere.
Vediamo.
Oh… Bravo, vedi?
Ho fatto tutto il viaggio come un autista. Bravo.
Quella piaceva a tua nonna.
- Sì? - Sì, era la sua preferita.
Devi metterla dentro lì.
No, dall'altra parte. Così, bravo.
Non hai mai visto una cassetta?
[dalla radio "Pugni chiusi" de I Ribelli]
♪ Pugni chiusi, non ho più speranze ♪
♪ In me c'è la notte più nera ♪
Allora alla nonna piacevano le cose tristi.
Per questo ti amava?
Alza un po' va'.
♪ Pugni chiusi, perduto per sempre ♪
♪ Non ha più ragione la vita ♪
♪ La mia salvezza sei tu ♪
- Non fumi quella sigaretta? - No, io preferisco piangere.
Fumala tu.
- La fumo io? - Sì, sì, fuma.
Fumala.
[suona "Pugni chiusi" de I Ribelli]
♪ Pugni chiusi ♪
♪ Non ho più speranze ♪
♪ In me c'è la notte più nera ♪
♪ Viene l'alba ♪
♪ E un raggio di sole ♪
♪ Disegna il tuo viso per me ♪
♪ Oh, mani giunte ♪
♪ Tu sei qui con me ♪
♪ E abbraccio la vita ♪
♪ Con te ♪
Sid?
- Pietro? - Sì?
Pietro, Sid non c'è.
- Cazzo. - Sid?
Sid?
Sid?
Sid?
Sid, dove sei?
No, no, no, no. Cazzo… Sid?
Ma dove vuoi che sia? Sarà andato a fare un giro. È un cane.
È tutto quello che mi resta.
- Cazzo. - Eccolo. Guarda.
[Sid abbaia] Sid!
- Quindi è vostro. - Sbrigati, vieni qui.
Rischiava di essere investito.
Era assetato. Gli abbiamo dato tutta la nostra acqua.
- Grazie mille. - Prego. Bella! Ma è d'epoca!
Lo abbiamo visto passare e abbiamo pensato che fosse di qualcuno.
Sì. Non so cosa sia successo. Noi stavamo dormendo e…
- Ciao. - Ciao.
Voi dove andate? Ci servirebbe un passaggio.
- Autostoppisti? - Sì.
Già segnato. Dai.
- Noi andiamo verso Roma. - "Verso Roma"?
- Sì. - Fantastico, siamo di strada.
Ci conosciamo?
Dai!
Comunque, mi piace un sacco la tua spilla.
- Davvero? - Sì.
Siamo rimasti in pochi, sai?
Adesso ascoltano tutti quella trap di merda.
- [Pietro] Andiamo o no? - Pietro, li accompagniamo?
È di strada, non credo ci siano problemi.
Sì, ma siccome abbiamo avuto una serie di inconvenienti,
siamo molto, molto in ritardo.
- Purtroppo… Andiamo, dai. - Permetta di presentarci.
- Lei è Giada. - Salve.
- E io sono Felice. - Beato te.
- Grazie. - Prego. Andiamo, dai.
Io sono Mattia.
Il cane si chiama Syd come Syd Barrett?
Sì, come Syd Barrett.
Eppure, non lo so. Ha un non so che di familiare.
- Come ha detto che si chiama? - Non l'ho detto.
- Si chiama Pietro. - [Felice] "Pietro".
Ma certo, Andate tutti a fanculo.
- Felice, ma ti sembra il modo? - È il titolo! Il titolo del testo!
Lui è Pietro Rinaldi!
Lei è un grande scrittore, mi permetta di dirglielo.
Ormai lo hai detto.
- Che figata! Hai il nonno scrittore. - Ex. Ex scrittore.
Infatti, perché ha smesso di scrivere?
Perché non c'è nessuno per cui valga la pena di scrivere.
Ma come? A me sono piaciuti tutti i suoi libri.
Tutti.
L'uomo inutile, Amore ti odio, L'opinione che ho di me.
Sono piaciuti anche a me.
Li hai letti?
- Sì. - Quali?
- Tutti. - "Tutti".
- Sai chi me li ha dati? - No.
Papà.
[suona "Lovers" degli Psycho Sun dagli auricolari]
[Pietro] Meno male che era di strada.
[Giada] È sicuro di non voler conoscere Wanda? È una donna stupenda.
Era la nostra professoressa di filosofia al liceo.
Mattia, prendi il numero della ragazza, se vuoi e andiamo.
No, per me sarebbe un onore immenso
potermi presentare con un grande scrittore come lei.
- Cioè, è un sogno. - Per me invece no.
Dai, Pietro. Facciamo una sosta veloce.
Dicono che c'è un rinfresco e io ho anche un po' di fame.
Adesso hai fame?
Non lo so, ragazzi… Dai, dai, andiamo.
Se Sid non scende almeno cinque minuti ti piscia in macchina.
È vero.
Vabbè.
[clacson]
[Felice ride]
[Wanda] Non ci credo!
- È lui? - Ha visto, prof?
Pietro Rinaldi.
Pietro Rinaldi.
Sono onorata di conoscerti. Dai, entra. C'è una festa.
La ringrazio, ma le feste non fanno per me e poi sono in ritardo.
Ora recupero mio nipote e vado. Hai visto Mattia?
- No. - Mattia!
In realtà, l'ho visto prima. Era con Giada.
Mattia!
- Sei davvero così in ritardo? - Un giorno di ritardo.
Beh, se ci fosse un telefono…
Però…
Dai, ti faccio entrare da dietro, così non vedi nessuno.
Brava, grazie.
Non ci posso credere. Ma che ci fai qua?
- Pronto? - Marcello?
- Pietro. - Volevo scusarmi per il ritardo.
- Ma da dove chiama? - Abbiamo avuto un piccolo incidente.
"Incidente"? Ma scusi, ma dove siete? State bene?
Sì, benissimo. È la macchina che ha fatto un po' di capricci.
- "Capricci". - Poi abbiamo…
Abbiamo caricato due autostoppisti…
"Due autostoppisti". Quali autostoppisti?
È ancora sicuro? Guardi che domani si salpa.
Noi siamo qui in barca ad aspettarvi. Mi raccomando.
[voci indistinte]
[Wanda] Pietro.
- Assaggia questo. - Mi ero perso.
- Volevo brindare a te. - Io devo andare.
Dai.
- Anche tu scrivi come tuo nonno? - Io… Suono la batteria.
Davvero? Stupendo. Sei bravo?
Sai, a quanto pare no.
Forse non me ne è mai fregato nulla.
Cosa ti piace allora?
Veramente non lo so più.
- Facciamo così. Chiudi gli occhi. - Perché?
Dimmi la prima cosa che ti viene in mente e che ti piace di più. Non ci pensare.
- Vai. - I gas nobili. - "I gas nobili"?
Sì, nel senso… La chimica. Quelle cose lì.
Ok.
E io? Io ti piaccio?
No, aspetta. Tu e Felice non…
Lo avevo capito, sai?
Eh? Non ti seguo.
Me lo aspettavo da tuo nonno, ma tu sei più vecchio di lui.
Che cosa ti aspettavi?
Se un ragazzo e una ragazza viaggiano insieme
non significa che hanno una storia.
Felice è soltanto in fissa.
Sì… No… Cioè… Non lo so.
Hai mai fatto l'amore?
Sì.
Bugiardo.
Almeno un bacio… Lo hai mai dato?
Adesso sì.
- [Wanda] Ciao, Antonio. - [Felice] Giada?
Giada?
Giada?
Giada!
Vabbè, io vado, eh.
Peggio per te.
[bussano] Sì?
- [Wanda] Pietro, tutto a posto? - Sì, tutto a posto.
- Ok. - Arrivo, arrivo.
[suona "Love me, please love me" di Michel Poinareff e Frank Gérald]
Dove sono finiti tutti gli altri?
Vieni, siediti.
- Lascia stare, non… - Sei sposato?
Sei sposato?
No.
Sono vedovo.
Anche tu.
Non c'è scampo.
Se vivi, perdi le persone che ami. Se muori, loro perdono te.
Che perla di ottimismo.
Chi l'ha scritta questa stronzata?
- L'hai scritta tu. - Ah, ecco.
Beh, almeno ridi.
Quindi non ti faccio tristezza.
No, Pietro.
Per niente.
Dai.
- Abbracciami. - Ma no…
Quanti anni hai tu?
- Sono da poco maggiorenne. - E io invece sono vecchio.
Dai, Pietro.
Solo un abbraccio.
Non la detesti anche tu questa solitudine?
No.
Purtroppo no. Mi dispiace.
[suona "Love me, please love me" di Michel Poinareff e Frank Gérald]
[Giada] Aspetta, ti aiuto.
Credo…
Credo di avere…
Non fa niente.
[clacson]
Oddio.
Fammi vedere.
- Ma ti fa male? - No, non è niente.
- Vabbè, ecco. Se ci soffi sopra… - Scusa.
[clacson]
Mi sa che devi andare.
Io…
Resto ancora un po' qui.
- Mh. - Poi mi riaccompagna la prof.
Sembra che stavolta non andiamo dalla stessa parte.
Sembra di no.
Allora…
Addio.
Come addio?
[clacson]
Vai.
Vai!
[Pietro] Era ora.
Sid, entra.
Te la sei presa comoda, eh?
È da ieri sera che ti aspetto. Mi hai mollato lì.
- Due palle, ragazzi. Vabbè, andiamo, va'. - Aspetta.
- Andiamo. - Aspetta!
Cosa?
Pietro ma noi dobbiamo davvero andarci da questo zio?
Te lo dico per esperienza.
Non è che la prima donna della tua vita deve essere anche l'ultima, quindi…
Eh?
Io lo odio! Lo odio questo zio! Ok?
Perché a me vuoi bene?
- Eh. - Però almeno ti conosco.
[squilli di cellulare]
- [Marcello] Pronto, Mattia! - Ehm… Sì?
Ma cosa succede? Si può sapere dove siete?
Ho dovuto chiedere il numero ai servizi sociali.
Ah.
Eh, vi cerco da ieri.
Sono tuo zio, Marcello.
Ciao, Marcello.
Oddio, scusami.
Non volevo presentarmi così, mi dispiace.
È che sono preoccupato.
Ma state bene?
Sì, stiamo bene.
- Ma come è possibile? Un euro? - Ha visto? È un ottimo prezzo, no?
Ma quale ottimo prezzo? Ma non sa il lavoro che c'è dietro?
Non sa la fatica che fa uno a scrivere un romanzo?
- Non capisco, mi scusi… - Come non capisce?
- A un euro lo vendete? - Mi scusi…
[Marcello] Andatevene tutti a fanculo, va'. Stronzi.
Scusi, ha visto il bambino e il cane che erano…
Il bambino… Un ragazzino con il cane che erano in macchina con me?
- Sì. - Era lì.
Sono scesi, sono andati da quella parte.
- Sicuro? - Sì.
[Pietro] Mattia! Fermati! Dove vai?
- Pietro, lasciami in pace! - Dove vuoi andare?
Vado a casa!
Ma come? Io voglio solo darti una possibilità!
- Non è vero, tu vuoi liberarti di me! - Io voglio solo darti una via d'uscita!
Ci vuole qualcuno che ti aiuti, io non posso farcela!
Non posso!
Io non posso aiutarti, sono solo.
Sai una cosa?
Anche io sono solo!
Sid, torna qui.
Cazzo!
Ma tu davvero non capisci? Tu davvero non hai capito niente?
Eh?
Non puoi tornare a casa con me.
Io sono un vecchio stronzo.
Cosa vuoi fare?
Vieni.
- No, basta con queste cose. - Non è il mio. L'ho comprato per te.
Prendilo.
Ci devi segnare tutti quelli che ti stanno sul cazzo.
Tutti, senza ritegno.
A partire da me.
Faccio da solo.
Eh, te lo avevo detto. Su c'è anche il filippino. Quello.
- Pietro, Mattia. - Andiamo.
Quindi tu sei nostro cugino?
- E allora anche lui? - Stai zitta, Gaia.
Che razza è?
- Boh, lui è solo Sid. - E sa nuotare?
- In realtà, non lo so. - Noi avevamo un bassotto.
Si chiamava Lilli e sapeva nuotare benissimo.
Infatti è annegata.
Vuoi ascoltare un po' di musica?
[musica trap dal cellulare]
♪ Son risorto ma da morto ♪
♪ Ho goduto tanto che adesso non mi va ♪
[insieme] ♪ Non mi va, non mi va, non mi va ♪
A un certo punto, non vedendovi arrivare, ho pensato che aveste cambiato idea.
No, è difficile che io cambi idea.
Molto difficile.
Confesso che lo sento un po' come un dovere.
Però è anche un qualcosa che la vita mi sta ridando.
Occuparmi di Mattia.
Un po' come tenere per me una parte di Roberta.
Cosa c'entra Roberta?
- Prego. - Grazie.
Una volta, ai tempi del liceo,
Roberta si fece male durante l'ora di educazione fisica.
Andavate a scuola assieme?
- Non lo sapeva? - No.
Le venne una caviglia grossa così, come un melone.
E… E io le mettevo il ghiaccio.
Perché mi parla di Roberta?
È iniziato quel giorno.
Ci siamo amati per tutto il periodo del liceo.
Quando sono partito per l'università, abbiamo cominciato a vederci sempre meno
e poi il master e i continui viaggi negli Stati Uniti
hanno dato il colpo di grazia.
Non ero più quello che si prendeva cura di lei,
che le teneva il ghiaccio sulla caviglia.
E così, mio fratello me l'ha portata via.
Tutte cose che io non sapevo.
Tutte cose che mi mancavano.
Sappiamo quello che abbiamo perso
solo quando lo abbiamo perso per sempre.
Loro stanno partendo, non vai?
Non ci rivedremo più io e te?
Magari vengo a trovarti.
Non dirmi cazzate, ti prego.
Va bene. Ciao.
Ciao.
[bussano]
[Flora] Mattia, posso entrare?
Sì.
Ciao, sai chi sono?
Sono Flora, la mamma delle bambine.
Benvenuto tra noi.
Stiamo salpando, vuoi venire su?
Sarà divertente.
- Vi raggiungo, sì. - Certo, quando vuoi.
A dopo.
[Flora] Ai posti di combattimento, donne!
[Gaia] Signorsì, capitana!
[Flora] Andiamo, su.
[Flora] Mara, mi aiuti a tirare su i parabordi?
[Marcello] Mara, basta con quel telefono. Dai una mano su, dai.
- [Flora] Hai sentito papà? - [Gaia] Lasciala stare.
[Roberta] Ne ha 16, papà.
16 anni. Li ha fatti ad aprile.
Sei felice adesso?
No, non sono mai stato felice, io.
Nemmeno quando sono nata io?
Sì, quando sei nata tu, sì.
Sono stato felice.
Avrei dovuto ammazzarmi quel giorno.
E invece sei ancora vivo, papà.
Sei ancora vivo.
[clacson]
[Pietro] Mattia!
[Pietro] Mattia!
[clacson]
[Pietro] Mattia!
[Pietro] Hai 16 anni!
Hai 16 anni!
Sedici!
Io ci sarò sempre.
Hai visto? Nuota!
Allora lo sapevi.
Sono tuo nonno, no?
Eh!
Sì!
Yu-hu!
[Mattia] Siamo rimasti insieme altri cinque anni.
Insieme fino all'ultimo giorno.
Poi se ne è andato, come nonna Sara. Nel sonno, senza fare rumore.
Siamo andati a vivere nella sua casa.
Io mi sono iscritto alla facoltà di Chimica
e lui si è rimesso a scrivere.
Lo vedevo alla scrivania la mattina molto presto
oppure di notte, come se si vergognasse.
Poi, l'anno scorso, dopo la sua morte,
ho aperto il suo cassetto e ho trovato una busta per me.
Era il racconto di quell'ultima settimana di settembre che avevamo vissuto insieme.
Forse non avrebbe nemmeno desiderato la pubblicazione. Chissà.
Se è così, gli ho disobbedito.
Quello che leggerete è l'ultimo romanzo di Pietro Rinaldi.
Mio nonno.
Buon viaggio.
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