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*
*
*
(CINGUETTIO)
(VOCI INDISTINTE)
(VOCI SOVRAPPOSTE)
Amo', da sola?
- Quello lì è un pezzo di calcare. - Sì, davvero?
- Molto. - Attenzione, me li sono comprati da sola.
(VOCI SOVRAPPOSTE)
- Prego. - Grazie.
- Volete qualcos'altro? - Delle patatine.
Ragazzi! Ragazzi! Qualcuno ci dà una mano
che portiamo le cose di là.
Qualcosa da bere?
- Attenzione. Le lasagne sono calde, ragazze. - Brucia?
- Vi scottate. - Ok. - Vai, vai.
Attenzione, attenzione.
Avete fatto una roba leggera!
- Io ero a dieta. - Con Ferzan si mangia.
- I piatti! I piatti! - Dovete prendere i piatti.
Sono arrivati al momento giusto!
OZPETEK: Ragazzi? I piatti! Vi alzate un attimo!
Io non tocco più niente.
- Io vado via. - No, non andare. No.
- Dai, sei con tutti loro. - No, non andare. No.
- Chi vuole un po' di pinzimonio? Pinzimonio. - Questo sì.
Qualcosa ce la devi dire Ferzan!
No, tu non stai a dieta, ma io sì.
VINICIO: I tovaglioli ragazzi!
VANESSA: Stefano! Una cosa di giorno, bello, dai!
Allora, cominciamo a mangiare,
così vi racconto il perché di tutto questo.
Mara sta qui dalle 07:00, eh?
Grazie Mara! (APPLAUSO)
OZPETEK: Dalle 07:00 che sta qui.
MARA: Prego, per voi questo e altro, questo e altro.
GEPPI: Comunque sei una "MasterChef Celebrity"
Ma i tovaglioli non ce li avete voi qua?
- Cos'è, una cosetta proprio... OZPETEK: Allora...
..ieri, ho chiamato Mara, ho detto: "Vieni, per favore, aiutami,"
"perché ho chiamato tutte le mie attrici".
Lei dice: "Per che cosa?"
"Perché devo fare un film con loro".
Con le mie attrici e non tipo Geppi, tipo Vanessa,
insomma qualcuno non c'è.
Hai voluto mettere riparo a questa lacuna nella tua carriera,
lo capisco. (RISATE)
Ovviamente ci sono due uomini
e ci saranno in tutto quattro... GEPPI: C'è una scena...
- C'è... - Ma c'è una scena tra Stefano e Vinicio che...
No.
- No, no. - ..si uniscono
nell'estasi suprema che è propria dell'idillio dell'amore? - Non c'è.
Non c'è niente di quello che ti aspetti.
- Buon lavoro a tutti! OZPETEK: No! Un attimo seduta.
Un attimo seduta, che devo spiegare delle cose. Un attimo.
Un attimo! ELENA: Eh, no! Non mi fai fare un'altra zia!
Neanche una nonna, per favore. - La faccio io.
- Ti faccio fare la mamma... - La mamma?
- Ti faccio fare la mamma, sai di chi? Eh?
Luisa e Jasmine.
Mi devi invecchiare.
Ti devo invecchiare, lo so, lo so.
No, perché non so se hai visto come sono...
Forse ringiovanisco loro.
LUISA: Ci vuole un miracolo! (RISATE)
OZPETEK: Ci vuole un miracolo.
Tu un'idea chiara su cosa fare di questo "vaginodromo",
ce l'hai, sì o no? - "Vaginodromo"? - Di che cosa?
Di questo...? - Vedendo tutte queste donne,
mi sono domandata: che cosa te ne fai di questo vaginodromo?
- Hai delle idee chiare su... Vaginodromo?
Però vaginodromo non può... non si può chiamare un film "Vaginodromo".
- No. OZPETEK: Vi voglio dire questo,
vorrei fare un film dove ci sia il potere delle donne,
il lavoro delle donne...
Un film di fantascienza praticamente. Che film è?
OZPETEK: Voi siete i miei diamanti. (OVAZIONI)
(STEFANO) E ai Diamanti!
Eh!
PAOLA: Ai vaginodromi!
- Che bella idea, Jasmine! MARA: Un po' "imbragante"!
- Allora... VINICIO: Ci dirai di più?
Allora, mangiamo, poi vi racconto tutto.
Ho anche dei piccoli copioncini che leggerete
e ne parliamo... - E allora io vado e vi lascio.
- No! Ancora? Che palle, no! - No, veramente,
mi sento di troppo.
Dai, brinda un attimo. Brinda un attimo.
- Alle donne! Alle donne! - Alle donne e a chi le ama!
("DIAMANTI THEME - LA LETTURA" GIULIANO TAVIANI E CARMELO TRAVIA)
(LORENZO: Senti Bianca,)
(tu non puoi cambiare le cose così senza chiederlo. Capito?)
(ZIA OLGA: ..non fate le santarelline,)
(che con tutti quegli attori famosi...)
(BRUNO: Ma non dovevi torna' alle cinque per prepararmi la cena?)
(FAUSTA: Il corpo è mio e me lo gestisco io.)
(ELEONORA: Ennio, che dici?) (FAUSTA: Devolvila!)
(La liberà è questo, fai quello che ti pare.
(CARLOTTA: ..il Rosa... Diamante.
(BEATRICE: Comunque non avevo idea)
(di quanto potesse essere pazzesco questo mondo,)
(di quanto pensiero, talento, determinazione, ci fossero dietro.)
(Non ho ancora capito cosa voglio fare zia, ma una cosa è certa,)
(voglio stare qua dentro tutta la vita.)
GIUSEPPINA: Sono la cugina di Carlotta, la tintrice.
E' lei che mi ha detto di cominciare da qui,
se voglio fare la costumista.
La manica va ripiombata.
Glielo avevo detto alle sarte che andava ripiombata.
- Rifatela. - Va bene, signora.
Ti segnalo che, quando ci si presenta,
si dice prima il nome e poi di chi si è parente.
- Ah, ehm, sì. Mi chiamo Giuseppina. - Questo lo abbiamo capito.
E ho studiato all'Accademia di Moda e Costume di Rosanna Pistolese.
Lo sto sistemando.
Costume e Moda. Si dice l'Accademia di Costume e Moda,
non Moda e Costume. Esperienze sul campo?
Eh, no, nessuna. Sono appena uscita dall'Accademia e...
Questa gonna è corta nei lati, l'avete vista?
Sì, certo, sig.ra Alberta, dobbiamo sistemare l'orlo... - Fatelo!
Quindi, se hai fatto l'Accademia, mi sai dire
chi ha fatto le teste di Satyricon?
Sì. I costumi li ha fatti...
- Bello Paolina. ..Danilo Donati?
- Buon lavoro. - Grazie.
Non ti ho chiesto i costumi, ma le teste.
Conosci Piero Tosi?
Sì, l'ho sentito nominare.
Vuoi fare la costumista e Piero Tosi l'hai sentito nominare?
Vabbè, per il momento, raccogli scampoli e poi se serve...
..se serve, rammendi.
No, ma io non voglio fare la sarta, io voglio fare la costumista.
"Io"? "Io" non esiste.
Qui esistiamo "noi"
e a noi serve qualcuno che impari a cucire per bene. Chiaro?
Una brava costumista è, prima di tutto, una brava sarta.
Se non lo sai fare, non puoi comandare.
Vai da Ennio, fatti dare un camice.
- Fausta? FAUSTA: Sì.
Questo collo non gira bene.
Eh, lo abbiamo già fatto due volte.
Eh, ma non gira bene? Va rifatto.
No, con questo crine è impossibile, guardi, non viene,
non verrà mai come lo vuole lei. - Fatelo la terza volta,
vedi che viene!
Il nostro lavoro è fatto...
- ..di dettagli! - Esatto!
Questo qua, Mina lo vuole pronto entro sabato, eh?
Beh, meglio venerdì, no?
Se c'è qualcosa che non va, almeno lo mettiamo a posto.
Ma perché, va bene, Mina non ha mai nulla da ridire.
Mina no, ma io sì.
Lo so bene che tu hai da ridire.
Come hai trattato questa poveretta, eh?
ALBERTA: Come meritava.
GIUSEPPINA: Non lo trovo questo Ennio.
Ecco, appunto.
- Ancora così stai con la cucina? - Sei venuta a darmi una mano?
Beh, se servisse a non farci sembrare una mensa, sì.
Ma chi deve venire, la Regina d'Inghilterra? Dai! Eh!
Quasi.
(sospirando) Hai mangiato?
Non mi ricordo.
Guarda che a una certa età, bisogna mangiare,
altrimenti si dimagrisce e ti vengono le rughe.
Mhm. Si vede che tu non corri alcun pericolo.
Alla mia età, no. Alla tua, sì.
Vediamo di stare concentrate, eh? Specialmente oggi.
Schiene dritte.
- E tu che stai a fa'? - Raccolgo gli scampoli.
Metti per terra, dobbiamo far vedere che lavoriamo.
Ma, guardi, che stiamo lavorando.
(SILENZIO)
Gabriella? Cosa stai facendo?
- Finisco Turandot. - Dai, vieni un attimo con me.
Oh, signo', no, non guardi l'abito perché non è ancora perfetto.
Te l'avevo detto, ma tu non mi senti?
Non è questo il discorso.
- Ennio? - Sì, signora.
Quando lei è con noi in ufficio di là, tu entri per due volte
e ci chiedi se ci puoi disturbare.
Devo disturbarvi, signora?
No, devi chiedere se ci puoi disturbare. Noi ti diremo di no.
Sì, ma anche meno entusiasmo, eh? Pare che questa sia una iena.
Eh, sarà anche una iena, ma è brava.
ALBERTA: E' un premio Oscar.
("BIANCA VEGA" GIULIANO TAVIANI E CARMELO TRAVIA)
BIANCA: Salve! Buon pomeriggio, salve.
- Buon pomeriggio. - Buon pomeriggio.
No, no, no, no! Comode, no, continuate, grazie.
ENNIO: Sig.ra Vega?
Sig.ra Bianca Vega?
Benvenuta, prego mi segua, la stavamo aspettando.
BIANCA: E' un film enorme questo.
E' stupendo, ma è enorme.
Poi, dopo il secondo Oscar,
Lorenzo ha avuto carta bianca dalla produzione,
quindi io mi ritrovo a preparare un film in tre settimane, ma...
- In tre settimane? - Sì, tre settimane, massimo quattro.
ALBERTA: Ce la facciamo.
Ah, ce la fate? - Sì, sì.
- Il copione lo avete letto, no? - Sì, sì, certo.
Ca va sans dire, che dovrò rivolgermi anche ad altre sartorie.
Quindi pensavo di fare qui solo i costumi dei protagonisti e basta.
No, ma tu puoi fare tutto qua. Tutto il film.
Beh, ma magari vediamo insieme i bozzetti prima.
E certo, è ovvio. (BUSSANO ALLA PORTA)
ENNIO: Posso disturbarvi? - No!
Anzi, porta un'altra bottiglia.
Subito.
Bianca guarda, noi siamo onorati di fare questo film
e di lavorare con te. - Grazie.
E' un Settecento quasi reinventato, no? Che... che punta all'essenza.
Io lo voglio primordiale, non lo voglio...
..non lo voglio pittorico, lo voglio geometrico.
Ma soprattutto lo voglio... lo voglio corporeo.
Voglio che l-le stoffe,
le-le forme, ricordino la consistenza, proprio, della carne,
le-le pieghette che abbiamo qua.
Nella scena della... della scalinata, il costume cade!
Cade insieme alla protagonista. Dammi le perline un po'?
(IMITA IL RUMORE DELLE PERLINE)
Naturalmente deve essere sensuale, sì,
ma determinate.
Ma mi spiego quando parlo?
PAOLINA: Sì, sì.
Sì?
Sì, sì.
Oh, bene. E avvicinatevi, no? Guardate. Eh!
Ecco, naturalmente qui si capisce, no?
Si deve capire che siamo a metà del Settecento!
Però io non lo voglio vecchio, non lo voglio stantio.
Beh, polvere, polvere quanta ne volete,
ma l'importante è che sia polvere...
..luminescente, leggera.
Questo per me è l'ego della-della... della sua anima ferita.
Come le vuoi montare queste perline, Bianca? Con delle frange?
BIANCA: E non... non lo so. Che facciamo?
Ci facciamo venire delle idee?
Poi, chi è che...
- ..che è la modista, qui? - Io! Paolina.
Paolina. Paolina, bene.
Allunghiamo la fontange. Mhm? - Ahh!
Sì, perché la fontange diventa un simbolo per me.
Proietta tutto quello che abbiamo dentro e lo lancia.
Ahh!
Perché ovunque, ovunque sia lo sguardo,
la donna punta sempre verso il cielo, verso l'alto,
verso quello che non...
..non si può vedere, però lo sentiamo.
E noi siamo collegate con le stelle.
Per questo sentiamo tutto.
Che donna incredibile, no? Bella, affascinante, illuminata.
-Dice che passa da un uomo all'altro. -E fa bene.
E che non trova un assistente, perché nessuno è alla sua altezza.
Pare abbia vissuto, tipo, Londra, Parigi, New York, eh?
Ah, beh! Io, al massimo, sono stata a Morlupo.
Se vuoi partire pure tu, vai appresso a lei.
Ma dove vai, che poi qui con tutti 'sti panier e fontange "ce morimo"!
Andiamo su!
Aspetta che io mo me perdo il 95 un'altra volta!
Paolina! Per Simone.
(VOCI INDISTINTE)
- Dagli un bacino, eh? - Grazie Silva'.
- Scappo che sta a usci' da scuola, eh? - Vai, vai!
Ciao ragazze, a domani!
- Ciao Fausta! - Dove te ne vai di bello?
A piazza Navona a bere un bicchiere. Ciao!
Mo si dice così! "Bere un bicchiere"?
Beata Fausta che vive con le amiche e non deve rendere conto a nessuno.
Ma perché, scusa, tu a chi devi rendere conto?
Io ho le cose mie, che ti credi.
Non è che se una è vedova, non ha niente a cui pensare.
Eleono', dai che passa l'autobus, su! Ciao ragazze!
Ciao.
Ma invece Vittorio come sta?
- Sta bene. - Ah.
- E come deve stare? - Sicura?
Eh, sì, certo, quello sta benissimo. Sai che c'è?
Ha un bellissimo rapporto col padre, no?
- Eh. - Sono proprio legatissimi.
Che hai Nicole'?
E' per gli straordinari?
- No. - Hai paura a dirlo a tuo marito?
No, no!
E' che stavo a pensa' a come organizzarmi con gli orari...
..così.
Poi, che non lo sai? Pure te hai le cose tue, no?
Io, le cose mie, me le tengo per me!
Fai bene! Ciao, Eleonora, a domani!
Ciao.
Vittorio?
Amore?
(LA PORTA SI APRE)
(LA PORTA SI CHIUDE) Vittorio?
Non ha pranzato nemmeno oggi.
Tu non dici niente, eh?
Ma che ti devo dire? Anch'io, all'età sua, volevo fa come mi pare.
- Volevi fare come ti pare? - Eh.
Eh, ma tu come ti pare lo facevi con i tuoi amici, al limite con me.
Eh?
Vittorio, non esce di casa, non esce da quella stanza,
non va più neanche a scuola.
Non è normale!
Mamma mia, quanto sei esagerata. Vittorio è normalissimo.
"C'ha un periodo, c'ha".
(TICCHETTIO)
Lo sai che succede adesso?
Che io ti preparo la cena, tu mangi e tuo figlio no.
Tuo figlio no!
- Eh? - E' normale?
(FRUSCIO)
Dove vai?
A casa.
Le altre sono andate via.
Scusa, non rimani per darmi una mano?
C'è Lucio che mi aspetta.
Beh, per una sera può anche cenare da solo.
Pensavo.
(MUSICA DI SUSPENSE)
(MUSICA MALINCONICA)
LUCIO: Spero di non averle scotte, perché...
..erano freschissime.
Mmm! Le fa la moglie di un mio paziente, queste.
Me l'ha portata oggi pomeriggio, ma tipo l'aveva fatta un'ora prima.
Buone.
Che hai fatto oggi?
Problemi a lavoro? Alberta? Hai litigato?
- Problemi con le sarte? No.
Non lo so, hai una faccia come...
No.
Dimmi che non sei tornata da loro,
ti prego.
Dimmi che non sei andata a tormentare di nuovo i testimoni.
Mangiamo, va'!
(TICCHETTIO)
(MUSICA MALINCONICA)
(MUSICA TRISTE)
Controllate che ci siano tutti i colli e porta in magazzino.
- Certo. Portiamo tutto in magazzino. - Sì.
Portiamo tutto in magazzino. - E' troppo scuro! - No.
No, è scuro.
No, nel senso che poi questa, quando si raffredda, schiarisce.
- No, non schiarisce. - Ma glielo giuro sig.ra Alberta!
- Non giurare, non ti conviene. - Ti posso parlare un momento?
- Sì. - Quando hai ordinato tutta questa roba?
Mi sono portata avanti, sapevo che avrebbe fatto tutto da noi.
- Ma tu sei pazza! - No, non sono pazza.
Tu li hai visti i bozzetti?
Li potevamo mai mandare a un'altra sartoria?
Almeno chiamiamo il ragioniere, ci facciamo dare una mano coi conti, no?
I conti li sappiamo fare da sole!
Ma se nemmeno deleghiamo, io non so come possiamo uscirne.
Ennio, fissa un appuntamento con la produzione. - Segno.
Non ho detto segna, ti ho detto fissa.
Fisso.
- Alberta! - Puoi vedere quanti rotoli di taffettà abbiamo?
Io controllo il broccato.
E le perline?
E le perline poi le scegliamo.
"Le perline..."
"..le attaccano tutte le mie bambine".
- Gabrie', ancora con papà? - Abbiamo attaccato perline una vita.
Non ne potevi più.
Poi adesso arriva Bianca Vega, ti chiede le perline, e tu che fai?
Le attacchi le perline.
Perché le devo attaccare io? No, le attaccano le sarte.
Con quale tempo? Con quale forza?
Stanno preparando tre film, ne hai aggiunto uno.
Dovevano fare la protagonista, tutti i ruoli adesso.
Mi dici che cosa stai cercando?
Stai contando il taffetà? E conta va!
E dove li vuoi realizzare questi costumi?
ALBERTA: Qui svuotiamo tutto
e dedichiamo questo spazio ai costumi di Bianca Vega.
E chi la svuota?
- Quelli là. - Quelli chi? - Quelli là, dai!
Si smonta, si copre e si porta giù.
Si smonta, si copre e si porta giù.
Vabbè, ribaltiamola allora questa sartoria, no?
("VALZER BRILLANTE" NINO ROTA)
Sbrigatevi che entro un'ora deve stare al Teatro Valle.
Certo, sig.ra Gabriella.
Dai Rosa, su!
Oddio! Oddio, che goduria! Saranno dieci anni che non lo facevo.
"E te credo", che ne sanno gli americani!
ELEONORA: Gianni, spalla a posto, 71.
Allora? Giuseppina? Cosa ne pensi di questo Settecento?
Ahò! Ti devi dare una svegliata, se no, il fidanzato quando lo trovi te?
Paolina, lui piace a te, oppure posso passarlo a Giuseppina?
No. Ce l'ha già un ragazzino a casa, lei.
E allora, mo ha pure il ragazzone!
- E dai, Nina, fai la seria. - Ma io sono serissima! Eh?
Scusa, giovine?
Giovine, tu da cosa sarai vestito? Da cortigiano o da contadino?
Non lo sai? Beh, la faccia è da cortigiano.
Il culo però è da contadino. Eh?
- Eh, sì. - Eh, sì.
E' da 100! Beh, la mia idea di paradiso.
Ehi, tu? Vieni, vieni. Mettiti qui un attimo. Fatti vedere? Rotea...
..su te stesso. Con calma, tipo un carillon,
anche dall'altra parte.
E t-tu fai il cortigiano o il contadino?
- Vabbè, lascia perdere, guarda. - Oh, Nina!
Un po' di contegno, sei la capo sarta.
E allora? E' da un po' che non sarto...
- ..da un contadino all'altro. - Se ti sente Bianca Vega.
- Non ti innamorare, eh? - Nicoletta? Te come va, tutto bene?
Sì, bene. Tanto a te "che te frega",
un bonazzo a casa già ce l'hai, eh?
A lavoro m'hanno massacrato oggi.
Avrai fame, allora. - E infatti.
Hai sporcato il piatto.
(RESPIRO AFFANNOSO)
'Sto risotto fa schifo.
(SUSSULTO) Che hai paura? Eh?
Senti se scotta?
Senti se scotta? Senti se scotta?
Scotta e fa schifo.
Che ce l'ho a fa' una moglie io, me lo dici?
Che ce l'ho a fare? Eh?
Scusa, Bruno, è che... è che in sartoria abbiamo avuto un...
(GRIDO)
Che cazzo c'entra la sartoria col risotto mio?
Che cazzo c'entra?
Scusa.
(COLPO)
- No, Bruno! - Vieni qua!
Ti prego, Bruno!
Te, domani, torni alle cinque e mi cucini qualcosa di decente,
hai capito? Eh?
Se fai un minuto di ritardo, io t'ammazzo!
Lo sai dove va a finire 'sto pozzo, eh?
Lo sai dove va a finire? Al Tevere!
Non ti ritrova nessuno, hai capito? Nessuno ti trova!
Hai capito? NICOLETTA: Sì, ho capito.
Eh! Frangifreddo! Direttamente dalla macelleria.
Ah, sì, aiuta a mantenere le stanze gelate,
mentre i macellai entrano, escono...
Ma questo lo vuoi montare al posto delle perline?
Sì, facciamo delle lamelle di plastica con queste, ecco qua.
(VERSI DI STUPORE)
Tipo... una corazza sul cuore?
Una pioggia?
- Un fiume? - Una cascata di lava ardente.
Su! A lavorare! Andiamo a realizzarlo.
Mi raccomando, eh? Tagliatelle, strettissime!
BIANCA: 20-15 centimetri.
Guarda, così strette. La lunghezza diversa,
però deve essere organico. Più lunga...
Che c'è?
Mi piace.
FRANCA: Hai visto l'effetto che fa la sottogonna?
Pensavo ad una gabbia quando l'ho disegnata.
E' perfetta. Perfetta.
Sì, perché la protagonista si sente così, si sente costretta,
ingabbiata, sia fisicamente che nell'anima.
Altro che "Giorni felici"!
(MUSICA MALINCONICA)
E' bellissima.
Vabbè, Simo', mo ti metti lì seduto e fai il bravo, eh?
Mi raccomando e non toccare niente.
Ah! Un genio Bianca Vega, no?
Eh, ma qui ci vorrebbe un manovale,
altro che "Eleonora, 'a meglio ricamatrice de Roma", no?
Eh, sfotti, sfotti,
intanto la Canottiglia a Roma la faccio solo io.
Nicoletta, Paolina, tra cinque minuti, salite su da Gabriella.
- Sì, signora. - Sì. - Va bene?
- Cos'è quello? - E'...
..il figlio di Paolina. Ci dà una mano il pomeriggio.
Questo non è un asilo nido. Trova una soluzione.
- Chiaro? - Sì.
SILVANA: Mi raccomando Simone, eh?
Stai qua tranquillo. Tanto mamma, appena può, ti viene a trovare, eh?
Eh, sì. Tu adesso ti metti seduto qua, Simone, vieni.
Il quadernino e i colori li hai presi.
E gioca coi bottoni, guarda che belli, colorati.
Guarda! Una cosa importante Simone,
mi raccomando, se entra qualcuno che non conosci,
ti devi nascondere subito,
immediatamente. Ti devi nascondere qui.
Dentro qua, mi raccomando.
Tanto arrivo io, che ti porto la merenda,
e poi... arriva mamma che ti viene a trovare appena può.
Silva', a me 'sta cosa di Simone, mi agita.
Eh, ho capito,
- Paolina, ma devi reagire. Ma come faccio a reagire,
che non ho nemmeno gli occhi per piangere? - E ti vendi qualcosa.
Ma se ti ha appena detto che non ha nemmeno gli occhi per piangere,
scusa, che si vende? Simone? - Sì.
Zitta tu! Dai non dar retta alla bella lavanderina, va'!
No, io non lavo, tingo,
e mi piace. - Quando io ero giovane e bella...
"Facevo la ballerina nel varietà".
- Facevi la ballerina nel varietà? - Sì.
Facevo la ballerina nel varietà, sì.
E mi piaceva pure e mi divertivo pure.
E mica stavo qua a fare il sugo per 'ste quattro sciamannate, eh?
Eh, però, intanto, sempre a "capare" i fagiolini sei finita.
Eh, lo so. Questo è anche vero.
Perché purtroppo... eh! Il tempo passa,
invecchi...
..non ti vuole più nessuno,
e sono stata lasciata da questo mio... fidanzato,
moroso... industriale.
Mi ha mollato, improvvisamente.
E' andata così, Paolina.
Altro che togliere la terra sotto i piedi.
A me, i piedi me li hanno proprio tagliati.
E invece la lingua, però, non te la taglia mai nessuno.
Beh, sì, lei fa sempre la spiritosa, lo vedi?
La verità è che bisogna reagire.
Non bisogna abbozzare.
Quando sei una donna sola, quando sei senza soldi,
quando non hai più speranze,
bisogna reagire.
E tu devi fare così, Paolina. Ascoltami!
EDOARDO: Si può? Signore?
Eh, "Signore"?
"Signore"! Ma che cos'è tutta questa formalità?
Ahò! Eh? - Giuseppina!
- Aiuta i ragazzi. - Sì. Prego.
- (bisbigliando) Cosa facciamo...? - Mhm?
Sì.
Arrivederci, signore.
Eh, beh, allora sei recidivo, cucciolo.
Ma, mi hanno detto che uno dei due canta?
Non io.
Tu? - Eh, sì.
Canta!
Mi va una canzone!
- Canta! - Ehm...
- # Era... # FAUSTA: Vai!
Sì! - # ..solamente ieri sera. #
Sì.
(insieme) # Io parlavo con gli amici... #
Sì, dai!
(insieme) # Scherzavamo fra di noi... #
(CANTANO "MI SEI SCOPPIATO DENTRO IL CUORE" DI MINA)
(CANTANO "MI SEI SCOPPIATO DENTRO IL CUORE" DI MINA)
Grazie, potete andare.
Basta! Torniamo a lavorare! Subito, silenzio.
Che magari la sig.ra Alberta ci ha anche sentite.
Allora, arrivederci.
Vi facciamo sapere noi, grazie.
(RISATE)
Come una diga, io voglia che rompa!
Che blocchi, blocchi tutti i pensieri.
Questo che cos'è, scusate?
Ma vi pare una diga, questo, questo è un cancelletto,
mezzo sfondato, dai! - E' solo una tela,
per vedere il disegno.
Poi useremo un'altra stoffa.
Sì, ma che stoffa usiamo? Questa è una struttura complessa, ragazze...
- Il gazar. NINA: Ah, certo, Cristobal.
(bisbigliando) Ma chi è Cristobal?
Balenciaga!
Ci avrebbe dato una mano, ma purtroppo è morto.
E' moscia. Non si deve ammosciare, è moscia.
Luce.
(MUSICA DI MISTERO)
Luce.
Luce. Grazie.
Luce. Scartate, scartate tutte le caramelle!
- Scartate tutte le caramelle. - Alberta, vieni qua. Guarda.
Facciamo delle luci, così.
BIANCA: Continuate così. Fate delle luci.
Così!
(FRUSCIO)
(MUSICA MALINCONICA)
Piano, fate piano, che sono delicata, grazie. - Aprile!
Ecco.
Com'è?
- Mhm? - Non lo so, non lo so se funziona.
Come? - Ma non lo so, è un po'...
No, ferma. Un po' cosa?
Cioè, io ho il terrore, non è che mi ingrossa? Vero?
No, Alida, figurati! Ti si vede l'anima.
Esatto. L'anima. Però...
..sottile.
Guardati.
Mi giro, eh? Ci siamo ragazze?
- Mi giro? - Sì.
No, beh...
..a me la dà l'idea del... dell'erba inaridita.
No, è perfetto Franca.
Speriamo che le veda anche il regista e anche Samuel Beckett.
E' lui che l'ha scritto.
Però le didascalie sono fatte per essere tradite, no?
(ridendo) L'arte è tutta un tradimento, cara.
E io sono un'esperta, ma non vorrei avere esagerato.
Sì, sì, è perfetto, è perfetto ragazze!
FRANCA: Lo pneumatico. GABRIELLA: Devi aggiungere questo...
- Cos'è 'st'affare? - Lo devi mettere.
Questo? - E certo.
- Bello. Oddio! Sei matta?
Ma tu pensi
che un'attrice riesca a recitare con questo coso in testa?
Ciao Alida, buongiorno. Ti posso rubare un attimo Gabriella?
- Prego. GABRIELLA: Scusate. - Sì.
Sei impressionante!
Ti muovi, che sta arrivando Sofia Volpi?
Eh? Zitta.
Passa un po'?
E se arriva Sofia Volpi, qual è il problema?
Il problema è che non si devono incontrare,
lo sai come sono fatte queste, no? - Sì, ma devo finire la prova.
ALBERTA: Carissima, sei...
...una visione!
Grazie, cara!
Muoviti.
ALIDA: Grazie! Grazie, Alberta.
Bella, bella, bella.
Lo tengo, no?
Bello?
Grazie.
Eccola qua.
- Bentornata. Sta bene? - Bene, grazie. Prego.
(PAROLE NON UDIBILI)
ELEONORA: 70.
- No, metti 65. - 65.
Pazzesco! Pazzesco!
Sono così fortunata a indossare questi abiti pazzeschi.
62.
Pensa che...
..avrei potuto fare questo mestiere anche solo per questo.
- Per questo! Capito? 65.
Quando vedevo, tipo... Katharine Hepburn, Bette Davis, no?
Che, le invidiavo da morire...
Perché dovresti? Non hai nulla da invidiare.
- Beh... no, dai! NINA: Non le manca niente, eh...
Mi scusi, ma questo anello è stupendo!
ELEONORA: No! - Che è?
Scusi, è che tre sarte intorno a un abito porta male.
ALBERTA: Come ti chiami tu? - Giuseppina.
E che stai a fa' qua? Vai, vai.
E' sempre colpa di questo anello.
Glielo avevo detto a Burt che è troppo grosso.
Mi scusi, signora, ma non è... non è troppo, con le sue misure...
..ma beato a chi se la sposa! Eh!
Ma le misure sue, però...
Oh, signor! Le misure nella vita sono tutto!
Scusate l'interruzione.
Mi scusi, sig.ra Alberta, mi servirebbe urgentemente Eleonora.
Con permesso.
E voi? Che fate qua?
Stiamo aspettando!
Aspettando cosa?
Giuseppina.
Tutti e due?
Sì.
Ah.
Hai capito Giuseppina!
- Perché è tutto chiuso qua? - Shh!
Ahò! Ma che succede?
E' la nipote di Eleonora, l'hanno picchiata.
Chi?
- La polizia. - Oh, Signore. Perché? Che hai fatto?
- Una manifestazione. - 'Sta cretina!
Ma lasciala in pace! Dai, abbiamo fatto il '68 pure noi!
Ma no, parla per te, eh? Io sono troppo giovane.
Ma perché sei venuta proprio qua? - Quante volte te lo devo dire?
- Mi stavano inseguendo. Sono venuta qua, sei mia zia, aiutami! - Shh!
- Oh! Ah, ragazzi'? - Ahi!
Eh, mo te le rido', eh? Zitta! Nicoletta, chiudi la porta.
Tu, stai attenta lì, che stai impalata!
Mo chiamo tua madre e te ne torni a casa.
Ti ho detto, a casa no, è il primo posto dove mi cercherebbero.
- Vengo a casa tua. - No! A casa mia, no.
Se la polizia la cerca, casa mia è il secondo di posto
dove la cercherebbero. - E certo!
Allora sto qua. Solo un paio di giorni.
Zia, per favore, ti prego, aiutami!
- Ma dai, Eleonora, dobbiamo aiutarla. - Ma sì!
- Ma scusa, può dormire nello spogliatoio. - Ma che dici?
Sì, la sig.ra Alberta non si affaccia mai lì dentro.
La prego mi aiuti lei. Io sto zitta e buona.
Nessuno mi vede e nessuno mi sente.
Eh, cocca, ma qui il bambino nella stanza dei bottoni
e tu nello spogliatoio, e questa non è più una sartoria,
questo è un refugium peccatorum
Ennio, che dici? Ci dai una mano pure tu?
No, io non ho visto niente, non ho sentito niente e non dico niente.
Fammi usci', va!
Non vede, non sente, non capisce. Sembra che l'abbia partorito un uomo.
Hai fatto tardi.
Ho dovuto sistemare mia nipote. Beh, eh, eh...
Mhm.
E' stato gentile a venire a offrirsi di sistemarmi la tapparella.
E' un piacere, sig.ra Eleonora!
Adesso vedi che ti aggiusto pure meglio.
Ti ha visto qualcuno?
(SCRICCHIOLIO)
("GIOCO DI SGUARDI" GIULIANO TAVIANI E CARMELO TRAVIA)
("GIOCO DI SGUARDI" GIULIANO TAVIANI E CARMELO TRAVIA)
Ma chi li ha fatti?
Non lo so.
Ragazze?
Ragazze, venite di qua.
Su!
Chi di voi ha fatto questo?
Non-non abbiate paura, è geniale!
Uno stomacher c-che...
..che si trasforma,
diventano... delle vagine quasi, chi è stato?
Su, guardatemi!
Non sono state loro.
Scusate, ho un appuntamento.
Venite, venite, venite qua! Qua, venite...
Ennio? Non avevamo un appuntamento, noi?
Sì, signora, mi scusi, è il Dr. Cavani.
(MUSICA DI SUSPENSE)
Mi dia cinque minuti.
- Lo accompagni in ufficio da me? ENNIO: Sì, signora.
(MUSICA DI SUSPENSE)
Che succede?
(BUSSANO ALLA PORTA)
Avanti.
Il Dr. Cavani.
- Buongiorno. GABRIELLA: Buongiorno.
Gabriella Canova.
- Leonardo Cavani. - Benvenuto.
Società di investimenti Cavani-Sartor.
Mia sorella Alberta.
Sono qui per dirvi
che la nostra società vorrebbe investire nella vostra sartoria.
Giusto un primo appuntamento,
per capire se siete interessate a una collaborazione.
Insomma, quello che vi proponiamo,
è una spinta economica,
per darvi la possibilità di crescere e di espandervi.
E, se siete d'accordo, potremmo fare un'offerta ufficiale.
Beh, ne siamo lusingate,
però ci dobbiamo confrontare prima.
GABRIELLA: Sì. - Poi, magari, le faremo sapere.
Gabriella, puoi cortesemente accompagnare il sig. Cavani?
Io ho delle cose da fare.
Sig. Cavani?
Da questa parte.
CAVANI: Grazie.
Mi scusi.
Alberta! Io volevo rivederti. E' per questo che sono venuto.
Forse ho sbagliato il modo,
ma quando ho visto il tuo nome nell'elenco degli investimenti,
ho perso la testa.
Non ho mai smesso di pensarti.
- E se avessi potuto... - Cosa?
Non mi avresti fatto aspettare tutte quelle ore alla stazione di Parigi?
ALBERTA: Quanti anni sono passati?
15?
18?
Non lo so, non me lo ricordo.
Ricordo solo quell'orologio...
..che ho guardato per ore...
..nell'attesa che tu arrivassi.
E poi ricordo di essermi incamminata
e più mi allontanavo dall'orologio...
..più capivo che avevi fatto la tua scelta.
Non è stato facile.
Io, quel giorno, non sono potuto venire.
Ma avrei voluto spiegarti.
Ma non sono mai più riuscito a trovarti.
Il mio cuore ha smesso di aspettare.
(TICCHETTIO)
Non so tu,
ma io sono esattamente dove vorrei essere.
Adesso, se non ti dispiace, dovrei lavorare.
("DIAMANTI THEME - INTIMATE" GIULIANO TAVIANI E CARMELO TRAVIA)
("DIAMANTI THEME - INTIMATE" GIULIANO TAVIANI E CARMELO TRAVIA)
Eleonora?
Nina?
Scusa, devo proprio lavorare.
(LA PORTA SI CHIUDE)
SILVANA: Gabriella?
Mhm.
Gabriella? - Eh?
Ti porto qualcosa da mangiare?
E' ora di pranzo.
No, grazie.
Silvana?
Non ti chiedo mai come stai.
Come va?
Va tutto bene. Sto bene.
Non ti preoccupare per me.
Prima...
..venivo sempre a trovarti
E...
Non è necessario vedersi,
quando ci si vuole bene.
ANDREA: Aveva ragione lei, sig.ra Olga.
Alla fine, l'ho lasciata. - Però!
Non ti sei neanche dato il tempo di respirare,
visto che sei già con un'altra.
E che ci posso fare? Sono innamorato dell'amore io.
Senti, ma è vero che questa è più grande di te?
Sì, di quattro anni.
Bene, ottimo!
Si comincia con quattro e poi magari si finisce con 40.
ANDREA: Che sembrano 10, però.
(RISATE)
(ridendo) Sei proprio adorabile, Andrea.
ANDREA: Lei è una donna adorabile.
Sì!
Va bene, vi lascio decidere con calma.
Zia, c-che hai preso oggi? Ti vedo diversa.
Le pillole, una cura nuova?
Ma perché?
Io sto benissimo!
Pure, anche, quasi fidanzata ormai.
Voi, piuttosto, non fate le santarelline,
che con tutti quegli attori famosi che girano nudi per la sartoria...
..chissà quante ne combinate.
Che vuoi che ti raccontiamo? - Noi lavoriamo tanto.
Lavoriamo. Poi ultimamente che è successo?
Un po' di turbolenze, soprattutto per la nostra Alberta.
E' venuto un bel signore, un signore distinto,
ci ha fatto una proposta economica.
- Dai, era solo un vecchio amico. - E chi è?
Leonardo Cavani.
Leonardo Cavani? Ma è quello di Parigi?
Ah, è quello di Parigi, lui?
Sì, è quello che ho conosciuto quando lavoravo da Balenciaga.
- E perché non me lo hai detto? - Che cosa ti cambiava?
- Ma a me non mi cambiava niente! - E appunto.
GABRIELLA: Beh, potevo scegliere se starti un po' vicino.
Eri in piedi accanto a me.
Ha fatto la battuta! Hai sentito? Ha fatto la battuta adesso.
- Ragazze, non cominciate... - Lei fa questa parte...
..a litigare, vi prego! - No, ma ascolta!
- Lei fa proprio, capito, la poveretta. - No!
- Quella che è sola e abbandonata. - Vostra madre, prima di morire,
solo una cosa mi ha chiesto: di non farvi litigare,
mai!
Potete litigare con i padri, con gli amanti, con i fratelli,
ma tra sorelle, no.
E nemmeno con le zie.
Dai ragazze, su! Mhm?
Cin cin!
Che cosa ti avevo detto? Di non toccare niente.
E tu ti sei messa a giocare alla costumista.
Ehi, ragazze? Ma questo è Burt, il fidanzato di Sofia!
Sì, è lui.
Eh, ma sta con n'altra! Si dovevano sposare.
Ma poverina, era così contenta!
Anche lei è una di noi.
SILVANA: E' cornuta pure lei, ragazze. - Me lo fai vedere?
Sì, tieni. Tanto scrivono solo stupidate, dai.
No, però ogni tanto i pettegolezzi ci piacciono.
SILVANA: E' vero, ci piacciono assai.
Ma soprattutto, Silvana, piace la tua pastasciutta.
SILVANA: Ah, grazie! Ce n'è ancora. - Grande Silvana!
Ce n'è ancora, pomodo... ohh!
- Ho messo da parte anche per Simone, eh? - Sì, grazie.
Nicoletta?
Tutto bene a casa?
Sì! Sì, sì.
Cosa hai fatto al labbro?
Ehm, non lo so, forse mi ha punto un insetto ieri sera,
poi, boh, stanotte me lo sono grattato
e magari s'è gonfiato un po'. Si vede tanto?
Un insetto, tipo, coi baffi?
Non lo so, magari sarà stato un ragno, che ne so...
NINA: Tieni cocca.
Copritelo con un po' di... di fondo, così non si vede.
Grazie, Nina.
E' che andrebbero ammazzati da piccoli 'sti ragni coi baffi, no?
NINA: Ma non hanno inventato lo spray?
SILVANA: No, ancora no, purtroppo.
Sì. Dai, ragazze, su! Dai, mangiate!
ALBERTA: Ecco qui. Quello non è Rosa Mountbatten.
E nemmeno quello.
- Alla luce, magari... No, non lo è.
Io lo so. Lo so.
Ehm, ci ho provato in tutti i modi, sig.ra Alberta, ma non viene.
Però, dico, magari in questo momento con tutti questi casini, no?
Potremmo riutilizzare le tovaglie dell'anno scorso?
No, la tovaglia si cambia ogni anno.
E non sarà questo il compleanno della sartoria
in cui non rispetteremo la tradizione.
Fosse anche solo per scaramanzia.
Quindi che faccio?
Lo rifai.
Senti, gli inviti a che punto sono?
Ehm, a che punto sono? Siamo messe male.
In questo momento, poi, ci mancava il pranzo della sartoria.
- Vai, vai! - Sì.
E' che mi ero distratta, scusate.
Guarda che il pranzo è importante. Importante per noi, per la sartoria
e per tutti quelli che collaborano con noi.
- Qui girano più premi Oscar che bottoni. - Eccomi qua.
- Bianca! - Buonasera.
Vieni, vieni. Ti faccio vedere il tessuto.
No!
Il mikado?
BIANCA: Oddio!
E' perfetto. Grandi! Grandi ragazze.
Bellissimo. Siete eccezionali, brave.
No!
No, ma che cazzo avete combinato?
Ma che è s'sta roba? Che cazzo è 'sta roba?
Ma questo è ci... è cinema. Si chiama cinema, chiaro?
Non è un documentario!
Hanno dato per scontato che il panier fosse classico.
L'ave... l'avete visto il bozzetto, no?
Mettetevi tutte di qua. Mettetevi di qua.
Io l'ho disegnato con un'apertura arcuata al centro,
come le facciate dei palazzi di Borromini,
che ti accolgono, ti proteggono.
E voi che cazzo fate? Che cazzo fate?
Mi fate un monoblocco, ricoperto con la ghinea e con sto cazzo di tulle.
- E' colpa mia, è colpa mia. Taci!
- E' colpa mia. Devi tacere però. Devi tacere.
Zitta!
Il costume non deve solo vestire il personaggio.
Il costume deve permettere all'attrice
di entrare nel personaggio. E allora ditemi cosa...
..come cazzo faccio a farla entrare, l'attrice, nel personaggio,
se non può permettersi nemmeno di sedersi
o di... o di pisciare liberamente?
Questa è una donna che nel 700, signore mie, nel '700,
piuttosto che sposare un uomo che... che non ama,
..rinuncia a tutto.
Quindi, secondo voi,
questo personaggio qui rinuncerebbe alla propria libertà?
No, ditemelo?
Io voglio che...
..che l'attrice lo senta qui. Mhm?
In mezzo alle gambe.
- E lo voglio rosso, lo voglio! - Come... come il vestito?
No! No, non come il vestito! Come il sangue!
Su! Smontatelo. Fatelo esattamente come ha detto Bianca.
ALBERTA: Perché prendete vostre iniziative?
Perché non guardate i bozzetti?
Eh? Devo controllare sempre tutto io qua?
Non mi importa che ora fate! Rimanete qui a lavorare!
Vado su a prendere le cose.
Complimenti, eh?
Grazie.
Ma che mi rispondi pure seriamente? Eh?
Come ti dovrei rispondere?
Beh, scusandoti. E scusandoti con loro.
Non so se ti sei resa conto di che cosa è successo?
Non devono prendere iniziative stupide.
- Stupide? - Sì.
Loro, stupide? Ma stanno lavorando dalla mattina alla sera.
- Tu le calpesti le persone! - Io non calpesto nessuno.
- Ah, no? - No.
Ma come? Se il mondo intero è il tappeto su cui ti pulisci le scarpe?
Queste scarpe ce le siamo guadagnate a fatica.
Tu fai quello che vuoi, io me le pulisco dove mi pare.
Ma che pensiero orrendo.
Perché non le hai difese tu? Perché sei stata zitta? Eh? Perché?
La debolezza è un tratto della nostra famiglia
che per fortuna io non ho ereditato.
Infatti.
Tu hai preso altro.
Sei diventata fredda, gelida,
impietosa.
Questa gelida e impietosa, però ti ha portato via
dal quel buco di paese.
Se non era per me, stavi ancora facendo la serva a nostro padre.
Mi sembra che me ne sono venuta via sulle mie gambe.
Sulle tue gambe? -Sì. Ma se non le hai usate neanche
quando zia Olga ti voleva portare a studiare a Roma.
- Ma mamma era morta da meno di un anno. - E quindi?
Non ti è bastato quello che ha fatto a lei?
Volevi che rovinasse anche la tua vita?
Ma io non sono rimasta per lui.
Ah, no. E allora perché sei rimasta?
(MUSICA DI SUSPENSE)
Eh?
Dimmelo.
Perché sei rimasta?
Dimmelo? Perché sei rimasta?
Per te.
("DIAMANTI THEME - INTIMATE" GIULIANO TAVIANI E CARMELO TRAVIA)
Porta tu queste cose alle sarte.
(RUMORE DI PERLINE CHE CADONO)
("DIAMANTI THEME - INTIMATE" GIULIANO TAVIANI E CARMELO TRAVIA)
(LA PORTA SI CHIUDE)
OZPETEK: Allora, io stavolta non ho voluto tutte, tutte insieme,
come in altre volte,
quindi, volevo capire un po' di meccanismi, un po' di cose.
Il tuo ruolo,
quello di tua sorella.
Su questo rapporto che avete con la mamma, col papà,
le perline... e voi siete venute a Roma,
per creare questa... per creare questa cosa di...
di... della sartoria, che lasciato questo edificio da zia Olga,
che sarebbe la sua sorella. Io ti vedo un po' strana, però.
Perché? Che cos'hai?
- No. Di'!
Cioè, perché ti scoccia fare la mamma loro... No.
Vuoi... vorresti fare il ruolo di Alberta,
ti faccio fare il ruolo di Alberta, quello che vuoi te. No.
Io, ehm, non... non lo posso fare il film, Ferzan.
Perché ho una... un'amica carissima che sta molto male
e lei è... è sola, non ha nessuno che può aiutarla,
curarla...
- ..e ecco. Mi dispiace tanto. OZPETEK: Mi dispiace.
Succede così, che...
..si debba essere vicino alle persone.
Non è neanche facile quando queste persone poi stanno male
e tu devi fare finta di niente, no?
Anche... che poi si recita sempre, anche nella vita, no?
Anche... io l'ho fatto anche con la mia mamma, quando stava male,
non le ho detto cosa aveva, perché se no...
E quindi potevo giocare, scherzare con lei,
prendere in giro come se niente fosse,
perché lei non sapeva che le rimaneva poco e questo penso è molto bello.
Cioè, non sempre si deve dire alle persone che cos'hanno.
- Neppure la mia lo sapeva. - Vedi?
Ma sono tutte così le costumiste?
No! Ognuna è pazza, ma a modo suo.
Mi sa che non la voglio più fare la costumista.
Oh, signor!
(NICOLETTA PIANGE)
Nicole'? Che tieni?
Nicole'! Adesso basta. - Che t'ha fatto stavolta?
FAUSTA: L'altra volta l'insetto, sei caduta dalle scale.
Tutte scuse, tutte scuse! Le stesse che usavo anche io,
ogni volta che lui mi prendeva a cinghiate, Nicole'.
Poi sono finita in ospedale e ho capito che se tornavo a casa,
non mi salvavo più. Nicoletta, che cosa vuoi fare, tu?
Ti vuoi salvare, sì o no?
Mo ci racconti bene che cosa è successo,
perché noi ti possiamo aiutare, capito?
E' che... è che lui dice che non sono una moglie.
(piangendo) Io non son brava...
E dice che se io non smetto di lavorare, lui... lui a me...
Lui che? Cosa?
In giardino ci sta un pozzo che è profondissimo,
dice che lui mi ci butta dentro e io vado a finire al Tevere
e così non mi trova più nessuno a me.
Nicoletta! Nicoletta, tu stasera a casa non ci torni, hai capito?
Tu vieni stare da noi.
Ma io ci devo tornare a casa!
Perché se io non torno a casa, voi lo sapete quello che succede, no?
Io ci devo tornare a casa,
non posso andare via...
..non posso.
Allora lo devi ammazzare.
Ne abbiamo viste troppe morte ammazzate, Nicole'.
Veniamo tutte a casa tua e buttiamo a lui nel pozzo.
Capito?
FAUSTA: Così ci finisce lui nel Tevere, non tu.
NINA: Nicoletta? Guardaci!
Siamo come delle formiche noi. Sembra che non contiamo niente, ma...
..ma tutte insieme, tutte insieme lo possiamo fare fuori. Hai capito?
Ma come faccio? Che gli dico poi alla gente?
Al vicino di casa che gli dico?
Dov'è andato mio marito, eh?
Gli dici che è andato a comprare le sigarette e non è più tornato.
Giusto!
No, ma voi siete matte, no...
Intanto, io inizio a controllarti.
Ti chiamo ogni sera, se tu dici "bottoni rosa",
vuol dire che va tutto bene,
se dici "bottoni blu",
noi arriviamo, tutte insieme, come un lampo.
ELEONORA: Capito?
Sì.
Ehi!
Sono arrivati dei fiori per te.
Te li ha mandati Leonardo Cavani. Metto qua il biglietto.
La cena è pronta, cerca di magiare se no, si raffredda tutto, eh?
Senti...
Che c'è da sentire, non sento più niente a quest'ora, Alberta.
Ti volevo soltanto dire del pranzo. Gli invitati sono diventati 40.
Embè? - Ce la fai?
Ce la faccio a sopportare te da quanti anni?
Boh, 12?
Mi sa pure di più. Ma certo che ce la faccio dai! Su!
Mangia che si raffredda. Buonanotte.
- 'Notte. - Mhm.
(IN TV "LE MATTCHICHE" MINA)
(MUSICA MALINCONICA)
(LA PORTA SI CHIUDE) LUCIO: Amore, dove sei?
Sono in cucina.
Ah, ecco che cos'era questo odorino che si sente.
Guarda cosa ho fatto? Il polpettone
e la crostata di visciole.
Che brava!
Ci provo, non sono brava come te.
Ma come non sei...? Sei bravissima.
E questo?
- Ti piace? - No, è bellissimo, ma cos'è?
E' un modellino su cui stiamo lavorando in sartoria.
Allora, c'era Bianca Vega, e io stavo lì che mangiavo,
sai le caramelle di Amelia?
Che sono dappertutto, no?
Con Alberta le mettiamo dappertutto e lei mi ha visto e ha detto:
"Dammi la carta!"
Abbiamo preso tutte le carte e le ha messe così sulla gonna.
Le sarebbe piaciuto, no?
Beh, è bellissimo.
- Ti do una mano? - Sì, dai.
No, pensavo,
che magari ti va di fare una doccia.
Eh?
Ti dai una rifrescata, amore.
T'ho preparato il bagno,
l'asciugamano e... e pure il bagnoschiuma,
quello tuo, quello che ti piace tanto.
No, adesso non mi va. Non mi va.
Vuoi venire a vedere un po' di televisione con me e papà?
Eh?
Stai lì sul divano, con noi.
(TELEFONO SQUILLA)
Pronto? Sì, Fausta.
Sì, sì, i bottoni stanno già a dormire.
Grazie. Ciao.
Tu chi diavolo sei?
Sono Beatrice Dalconte.
Sono la nipote di Eleonora.
Che cosa ci fai qui?
La polizia mi stava inseguendo dopo una manifestazione.
Non sapevo dove andare, mi dispiace.
La prego, non la licenzi.
E' colpa mia, io ho insistito per rimanere a dormire qua,
mia zia non voleva.
Lo sai che se la polizia ti trova, mi fa chiudere? Mhm?
- Hai fatto qualcosa di grave? - Macché! Ci hanno caricato loro.
Dovrei denunciarti, dovrei.
Non ti muovere da lì!
(TELEFONO SQUILLA) Pronto, chi parla?
ALBERTA: Eleonora, sono in sartoria.
C'è una ragazza, qui, che dice di essere tua nipote. Confermi?
Confermo. Mi deve scusare, sig.ra Alberta.
E' la figlia di mia sorella, è una scioperata.
Fai la costumista tu?
No, assolutamente no.
Io non ho niente a che fare con questo mondo, adesso io smonto...
Non toccare niente.
Perché lo fai? Perché hai modificato gli abiti?
Cosa stai facendo con questo?
Ho sentito che la protagonista con questo vestito affronta il padre,
e ho pensato di aumentare lo spazio tra loro,
aggiungendo strati, volume,
un po' come le donne quando ingrassano,
che cercano di mettere una distanza tra loro e il mondo.
Una forma di protezione, credo.
ELEONORA: Che cosa posso fare per aggiustare le cose?
ALBERTA: Tu niente.
Tu invece presentati domattina alle 08:30, con tutte le altre.
Inizierai dal cucito.
Ma quella non è adatta, non sa fare niente.
Lo decido io, se è adatta o no.
Come ti sei vestita?
Ho trovato qualcosa di là.
Da domani cercati un posto dove andare. Questo non è un albergo.
Mhm?
08:30, domattina, con tutte le altre.
Molto bello l'abito, eh? Molto, molto bello.
Anche questa qua è un'idea geniale.
Però io vorrei che...
..che lei avesse la sensazione d-di...
..di trasportare un peso sulla scalinata,
hai capito? - La sensazione...
..del peso te la dà il corpetto.
Tu ora non lo riesci nemmeno a immaginare perché non hai nulla qua.
Non hai l'attrice, non hai la scalinata, dopo lo vedrai!
Dopo lo vedrò. Certo, sempre dopo.
Tutto dopo!
Però io me lo voglio immaginare prima.
Io, il peso, non è che lo devo sapere che c'è. Io lo voglio vedere!
Perché non mi metti qua uno strascico?
BIANCA: No, Lorenzo. - Uno strascico lungo.
E' vecchio lo strascico, banale.
Lo abbiamo visto mille volte, in mille film.
La sensazione di peso te la do ugualmente.
Ma non voglio cambiare questa che è la struttura della gonna.
- Va bene, va bene. - No, ma fidati, cazzo, ogni tanto!
Bianca, fai come ti pare. tanto fai sempre come ti pare.
Però io lo voglio vedere prima di andare sul set, va bene?
E lo vedrà. Non si preoccupi, tanto l'attrice l'ha già provato.
Lo so che l'attrice l'ha già provato.
Ma io vorrei rivederlo sull'attrice,
con lo strascico.
- No. Ancora? Senza strascico. - Ma dammi...
Dammi il tempo! E te la trovo una soluzione.
Quanto tempo?
GABRIELLA: Poco.
Certo.
Complimenti comunque, eh?
Bruno?
Bruno?
(SUSSULTO)
Oddio, Bruno, m'hai messo paura.
Ma te non dovevi tornare alle cinque per "preparamme" la cena?
Scusa.
Ti fa male il braccio, eppure a lavorare ci sei andata lo stesso?
Poco, però ci sono riuscita, sì.
E che devo fare?
Te lo devo spezzare, così almeno a lavorare non ci vai più.
Bruno, ti prego smettila.
Perché, se no che fai?
Se no io ti lascio e me ne vado.
Che fai te? Vieni qua e ripetilo.
T'ho detto vieni qui e ripetilo.
(SI ALZA DALLA SEDIA)
Tu lo sai, mo, dove vai?
Lo sai dove vai te, mo?
Lo sai dove vai?
Lo sai dove vai adesso te? Eh?
Lo sai dove vai adesso te, mo? Eh?
(TELEFONO SQUILLA)
(LINEA LIBERA)
- Eh? - Bruno!
(GRIDA DISPERATE)
(LINEA LIBERA)
(GRIDA)
(TELEFONO SQUILLA)
(LINEA LIBERA)
NICOLETTA: Pronto? -Oddio, Nicole', mi è preso un colpo.
Che bottoni ti servono? - I bottoni blu.
- Come i bottoni blu? - Ehm, rosa!
Rosa, Fausta, rosa.
- Sei sicura che va tutto bene? Sì, tutto bene.
Tutto bene, Fausta.
Ciao. Ciao, Fausta, a domani.
Ciao.
(BUSSANO ALLA PORTA)
FATTORINO: Scusate, avrei una consegna per la sign.na Canova.
Li dia a me.
Lei è la sig.na Canova?
Sì, sono io. Li dia a me.
Sì, è proprio lei la sig.na Canova. Stessa pettinatura.
Oh, al lavoro, eh?
Ennio! Ma dov'è che sparisce sempre questo benedetto ragazzo?
- E io che ne so. - Va bene, grazie, buona giornata.
- Ennio! - Scusa, ma tu lavori in pasticceria?
Sì, faccio consegne e manutenzione.
NINA: Ah, manutenzione serve anche a noi, eh?
Qui ci sono un sacco di biscottiere a riposo da anni
che avrebbero bisogno di una bella spolverata.
ENNIO: Eccomi.
Ennio, tieni, portali alla "sig.na Canova". Vai, vai, vai!
- Va bene, grazie e arrivederci. - Scusa?
Il tuo nome?
Diego.
Fausta.
Piacere.
Diego...
..tu fumi?
Sì.
Interessante.
ALBERTA: Paolina, porta questi dolci in cucina da Silvana,
che ve li offre quando prendete il caffè.
Sì.
Sig.ra Alberta, le posso chiedere una cosa?
Sì, dimmi.
PAOLINA: E' una spilla.
Lo vedo.
E' molto preziosa.
E' l'unica cosa che mi rimane del padre di Simone.
Me l'ha lasciata, prima di andarsene.
Era un ingegnere turco.
Lavorava qua, era una brava persona.
E' un ricordo molto importante per me, ma ho bisogno di venderla.
E' che ho paura che se io vado a via dei Pettinari, mi danno due lire.
E quindi ci dobbiamo andare noi?
PAOLINA: E' che io...
..ci terrei molto. Vorrei venderla bene e...
..se fosse possibile.
Va bene, la faccio vedere a uno dei nostri fornitori,
vediamo se è interessato, mhm? E di quanti soldi hai bisogno?
Devo pagare la mensa scolastica, le cose della scuola, il grembiule.
Il grembiule una volta l'anno,
però la mensa, i quaderni, le matite una volta al mese...
Va bene, ho capito! Ho capito.
La faccio valutare, eh? Poi ti faccio sapere.
Grazie.
(LA PORTA SI CHIUDE)
GABRIELLA: Che dice? - Cosa?
Che ti ha scritto?
Niente.
Allora?
- Me la offri questa sigaretta? - Solo se ceniamo insieme.
Da te.
Dipende. Quante sigarette hai?
- Perché? - Perché siamo tante.
- Tante quante? - Tante.
Le cose belle non si possono contare.
Fatevi una vita!
- Posso dire una cosa? - Non è il momento.
Come ti chiami tu?
Beatrice.
Lei è la ragazza che ti ha fatto i corpetti,
quelli che ti piacevano, che sembravano delle vagine.
Vieni qua, vieni.
Vieni!
Parla.
Pensavo che si potrebbe fare una sorta di mantello,
attaccandolo qua, lungo la scollatura della schiena,
che scende per le scale.
Si chiama andrienne. No?
In maniera tale da non sconvolgere il disegno della gonna,
ma appesantire il vestito come vuole il regista.
ALBERTA: Che ne pensi?
Non lo so, non...
..forse potrei accettare l'andrienne, piuttosto che lo strascico, però...
Tu, Gabriella, che ne pensi?
- Gabriella, tu? - Eh?
Che?
Che ne pensi di...?
Non stavo seguendo.
LORENZO: Non ci capisco più niente con questi costumi.
Se fossero stati così, non ti avrei mai detto che andavano bene.
Non ti puoi permettere! Questi costumi girano domani. Cosa faccio?
Vado sul set, me li trovo cambiati e non lo so nemmeno?
Eh? Adesso tu li rifai tali e quali a questi bozzetti. E' chiaro?
Ma che cos'è questo?
Che cos'è?
E' un mantello?
E' un mantello? Io ti ho chiesto uno strascico,
questo... ma cos'è un mantello? Per l'ultima scena?
Ma lei non è mica una strega!
-E' tutto sbagliato! Tutto sbagliato! GABRIELLA: Basta urlare!
(bisbigliando) Gabriella?
Ma lei come si... come si permette?
Ci scusi.
Ci scusi. - Sai che c'è, Lorenzo?
E' che io penso che tu abbia paura di questo film.
Ma dove va?
Tu vieni con me.
Si metta un po' più in là, per favore.
Tutto bene?
Ho sbagliato. Ho sbagliato tutto.
- Ha ragione lui, fa tutto schifo. ALBERTA: No, non ha ragione lui.
No.
E' tutta colpa mia,
Io ho suggerito di mettere il mantello.
Dovevo starmene zitta e basta.
Si può sempre sbagliare, eh?
Mhm, no. No, il problema non...
..non sono gli errori, il problema...
..il problema sono io,
che ogni volta che sbaglio, metto tutto in discussione.
Anche quando sono andata a ritirare l'Oscar,
mi sentivo così.
Io mi sento sempre inadeguata, non...
Camminavo verso il palco,
guardavo tutti questi occhi puntati su di me
e pensavo: "Ma quando cazzo capirete che io non valgo nulla? Non..."
Non valgo un cazzo io.
Sta scherzando?
Lei è Bianca Vega,
una delle migliori costumiste del mondo!
Io non sono niente.
Non siamo niente, ma siamo tutto.
Non siamo niente, ma siamo tutto.
CARLOTTA: Sig.ra Alberta?
Scusate. Scusate, ma, eccolo, l'ho trovato, l'ho trovato!
Cosa hai trovato?
Eh, no, perché io ho fatto mille tentativi e non veniva...
..perché questo non è l'anno del Rosa...
- Del Mountbutten, sì. - Del Rosa Mountbutten.
- Sì. - No, non è l'anno del Rosa Mountbutten. Ecco a voi...
..il Rosa Diamante.
Eh?
Ecco, brava!
Questo siamo noi.
Diamanti.
("DIAMANTI THEME - INTIMATE" GIULIANO TAVIANI E CARMELO TRAVIA)
Che fai, sei tornata a dormire qui?
No, mi scusi. Volevo solo finire di pensare a una cosa,
se non le dispiace.
Hai mangiato?
Silvana.
Certo.
Vai a casa, è tardi. Ci vediamo domattina.
Sig.ra Alberta?
Grazie.
- Hai provato a richiamare Vittorio? - Ho provato, non viene.
E basta?
- Ma basta che? - Basta che...
- ..dico, non ci riprovi a chiamarlo? - Ci riprovo?
- Lo devi richiamare! - Che faccio ora?
- Lo devi richiamare! - Fallo te!
- E' tuo figlio! - Fallo te, sei la madre. Sì!
Io sono la madre, hai capito! Questa è una scusa,
che tu... - Ho cucinato, apparecchiato, faccio tutto io.
Non litigate, no.
Amo', ma mica stavamo litigando! Ma figurati, amore.
Bello. Vieni, mettiti seduto, te vuoi sedere un attimo? Eh?
(SOSPIRA)
Lo vuoi un goccetto d'acqua?
- Sì. - Eh, amore? Eh?
Bevi, dai!
Non lo so manco io che ho, ma non è colpa vostra.
Non c'entrate niente.
Non ti preoccupare, eh? Amore!
Eh? Due, due, amore, due, due!
Li ho fatti io.
Questi sono i tuoi preferiti poi!
Ecco. Eh?
Dammi soddisfazione, va?
Va bene.
- E' buona. - Mhm.
Lo sai che mamma, forse, ha una soluzione?
- Mhm. - Sì. Lo sai?
Allora, Eleonora, te la ricordi Eleonora?
Lei mi ha detto che c'è una signora che è molto sensibile,
e risolve i problemi, anche se tu non stai bene, no?
Lei-lei ti sente, ti ascolta, è tipo una maga!
Capito? Basta che ti tocca
e ti guarisce.
Davvero?
Ci vogliamo andare insieme?
Sì, va bene.
Te lavori, ce lo porto io.
Ci andiamo tutti e tre insieme?
GEMMOLOGO: Zirconi e ottone cromato.
Non vale niente. Mi dispiace.
Mhm.
Hai capito "er Turco"?
Grazie, eh?
Sì, sono bellissimi, come sempre. Ma come faccio a dire ad Alida
che non le hai fatto il costume per il finale?
Che fa? Il monologo nuda?
Ah, ma sai, in questo momento le sarte hanno moltissimo da fare.
E ti chiedo scusa, in effetti devo aver sottovalutato un po' i tempi.
Ma Gabriella, abbiamo il debutto tra poco.
Eh, riprogrammiamo una prova con Alida, prossima settimana, se vuoi.
Io posso solo lunedì alle cinque. Va bene per te?
Sì, va bene.
Ma stai tranquilla che li faremo.
E' successo qualcosa?
Manca un costume.
Beh, quale?
E' quello della scena finale della protagonista.
Vabbè, non mi sembra una tragedia, sai?
FAUSTA: Nicoletta?
- Mhm! - Tutto bene?
Sì, perché?
Non so, ti trovo diversa.
Ehm, ho sciolto un po' i capelli.
Sì, i capelli, lo smalto, la scollatura,
stai fumando!
No, veramente ho sempre fumato, Fausta.
- E con tuo marito? Come va? - Eh, che dice lo stronzo?
Sinceramente, è un po' che non lo vedo.
Come mai?
Che è successo?
Qualche giorno fa,
è uscito a comprare le sigarette
e non è più tornato.
Quanto mi piacciono gli uomini che fumano.
EDOARDO: Dai che ho il treno per Caserta. Sig.ra Carlotta?
Tutto sistemato. FRANCESCO: Abbiamo ordinato tutto.
- Grazie. SILVANA: Ragazzi?
Vi offriamo un po' di caffè?
- Magari. - Volentieri, sì.
- E voi cosa ci offrite di bello? - Eh.
Io un'idea ce l'avrei, però... guarda, lui canta! Ha già cantato.
NINA: Ah, è vero! FAUSTA: Canta e tu balla...
- Ballo? - Una coppia? Vai, vai.
Sì, sì. Dai!
# Che puoi dire se è bene o male... #
Voce!
La grande Patty.
- # ..dentro di sé... # - Dai! Convinto cocco!
# ..dentro tutto di sé, quando si ama... #
Voce! Voce!
(CANTANO "GLI OCCHI DELL'AMORE" PATTY BRAVO)
Simone?
Simone!
Guarda cosa t'ho portato? Mmm, la merenda!
Non mi rispondi?
L'appoggio qua?
Beh, e allora faccio il gioco della mummia.
Sono la mummia...
Ah! Sei uscito!
Guarda cosa ti ho portato? Mmm! Buono, eh?
Però prima, prima...
..prima, ho un regalo per te.
Guarda cosa...? Guarda.
Lo vedi questo? E' un pesciolino magico.
Ed è un pesciolino che porta tanta fortuna.
E' mio, ce l'ho da tanto tempo, insomma, fortuna... ma, sì,
porta fortuna, e lo regalo a te, amore.
Dai, che ti porterà tanta fortuna. Tantissima!
Così ti ricorderai sempre di me.
Prendilo, prendilo!
ALBERTA: Avevi ragione. La spilla vale molto.
Lo sapevo che era una brava persona.
Chi?
Il padre di Simone.
Ahh!
Sig.ra Alberta, scusi, ma quanto le hanno dato?
Niente.
Ho deciso di non venderla, la tengo io in pegno
e la sartoria sosterrà gli studi di Simone.
Ti daremo un aumento di stipendio, così sei autonoma.
Non so come ringraziarla.
Vai.
Paoli'?
Sì.
Mi dica.
Trova una sistemazione per Simone, non può stare in quella stanzetta.
Certo.
Mi scusi.
Vai.
Sei con noi, Gabriella?
Certo che sono con voi.
Ti sei fumata un pacchetto di sigarette in meno di un'ora.
Ma tu hai visto chi c'è? - No, chi c'è?
Leonardo.
ZIA OLGA: Leonardo chi?
- Leonardo Cavani. - Ahh!
Ma dov'è?
GABRIELLA: Là.
Ah, ma è "Baguette"?
ALBERTA: Zia, ti prego?
ANDREA: Sig.ra Olga, avete scelto i secondi?
No. - Allora magari posso aiutarla, io?
Intanto dammi del tu, Andrea.
Ma certo! Come no.
Vieni un po' qua?
Ho bisogno di informazioni su quel tavolo là in fondo.
- Quello? Eh? - Mhm.
Che cosa hanno ordinato?
GABRIELLA: Ma che ti importa che cosa hanno ordinato? - Infatti.
No, piuttosto, posso chiederle una cosa,
la signora bionda che è con lui, è la moglie?
La smetti?
- Ma... - La smetti?
Penso di sì, si sono divisi un abbacchio allo scottadito.
Allora non c'è dubbio.
- Ce ne vogliamo dividere uno anche noi? - Ce ne vogliamo andare?
Signora.
Smetti di guardare, che se ci vedono...
Sai che faccio? Vado a salutare.
Aspetta?
Buongiorno.
Buon pranzo. RITA: Buongiorno.
Buongiorno.
Signora.
Rita, loro sono le sorelle Canova,
proprietarie di una sartoria su cui la società vorrebbe investire.
Gabriella.
Piacere, Alberta.
Ma è quell'Alberta di Parigi?
(SILENZIO)
Quando eravamo fidanzati,
io e Leonardo abbiamo vissuto per un po'a Parigi.
Il giorno dell'incidente diceva che doveva parlarmi di questa Alberta,
un'amica che viveva a Parigi anche lei per un po'.
Ma, poi c'è stato l'incidente, l'ospedale, tutto è cambiato.
Però questo nome mi è rimasto sempre impresso, negli anni.
Non sono mai stata a Parigi.
Ma che strano.
Ha una sartoria e non è mai stata a Parigi?
("L'AMORE VERO" MINA)
Sono le cose della vita.
Andiamo.
Volevamo solo fare un saluto.
Buona continuazione.
E' stato un piacere conoscerla.
Anche per me.
("L'AMORE VERO" MINA)
Fai parmigiana per 30 e polpette per 20.
No, faccio parmigiana per 40, polpette per 40.
E faccio pure 16 lasagne!
- 16 teglie? - Sì. 16 teglie. Sì.
- Esagerata! - E' il mio pregio.
Fai sempre come ti pare.
Ennio, porta i pasticcini alla sig.ra Sofia Volpi.
- Sopra non c'è la sig.ra Volpi? - E chi c'è?
Alida Borghese.
- Gabriella sta su? - Sì.
ALIDA: "Il mio giardino..."
Alida, carissima!
- Cara Alberta, sono stupenda, vero? - Sì.
Ma Gabriella, non l'hai guardata l'agenda.
Oggi non potevamo ricevere nella sala prove.
Eh, vengono i muratori, no?
Devono fare polvere, devono smantellare...
- Polvere? - Sì.
No, eh? No, no per favore, io...
..la polvere proprio non la sopporto. Solo quella del palcoscenico!
(RISATE)
Oddio!
- Che simpatica, oddio! - Vogliamo provare i cappelli?
- Ma perché, ancora cinque minuti. - Così completiamo.
- Ma non ho finito. Dici? - Vieni.
Vieni, che il regista e la costumista non sono ancora arrivati.
Beviamo una cosa nel mio ufficio.
(ALIDA RIDE)
..è che poi la polvere del teatro, no!
E' la polvere... la polvere di stelle.
Ahh!
Era lei l'operaia che deve fare i lavori lassù?
Operaia? Da quand'è che non entra in un cinema?
Da quando lei non entra in un teatro, cara.
- Io detesto il teatro. - Peccato,
il teatro insegna a recitare meglio.
E allora perché tutte le attrici di teatro che conosco
vorrebbero fare il cinema? - Perché è più facile.
Nel cinema, il sentimento passa tutto per uno sguardo in primo piano.
Basta saper sbattere gli occhi.
Nel teatro no. Nel teatro passa per il corpo, per le mani,
per la voce che corre, corre, corre.
E allora perché non le fanno fare il cinema?
Sono io che non voglio farlo, cara.
Io ho bisogno del calore del mio pubblico.
Ma il pubblico non ha bisogno di lei.
Eppure qualche film lo ha fatto e non l'ha visto nessuno?
Perché forse erano film troppo impegnati, ma il tempo,
il tempo darà ragione.
Il tempo, eh, il tempo. Forse è questo il suo problema.
Intanto pensi di arrivarci lei, al mio di tempo.
Signore, vi prego, eh? State tranquille.
- Adesso, Alida, troviamo una sistemazione... - No!
Io non mi muovo di qui.
Lassù ci sono i miei costumi.
Sa, devo fare Ljuba nel "Il Giardino dei Ciliegi".
Lei conosce Checov, vero?
Stia attenta alle ciliegie, eh? Son zuccheri!
Non la sento, sa che non la sento? Neanche vicino così.
Sa cosa mi ricorda? Mi ricorda quel film di...
..tempo fa... mhm, "Viale del tramonto"?
(RISATA)
Che simpatica. Bene, credo che la mia prova sia finita qui.
- Alida... - Non mi vedrete tanto presto.
Né me, né questi merletti.
Il teatro non morirà mai!
Dove cazzo si esce qui?
ALBERTA: Alida, scusa.
Correttele dietro, corretele dietro, aiutatela.
Sofia?
Devi prenderti una pausa.
Dico sul serio, Gabrie'!
Ti devi prendere una pausa.
Non sei più in grado.
Sono stanca di rimediare ai tuoi errori. Hai capito?
Decidi tu?
Sei diventata il mio capo?
Ma l'abbiamo fondato insieme questo posto.
Sì, ma io l'ho fondato con mia sorella e tu non ci stai più.
Sei assente.
E lo sappiamo entrambe perché.
Non ti azzardare.
No, io m'azzardo!
Perché Amelia era anche mia nipote, era anche mia nipote.
- No... - No, non sto zitta. Non sto zitta!
Non puoi...
E invece posso.
Perché ti sono sempre stata accanto, sempre!
Dal primo giorno che abbiamo saputo che Amelia era stata investita.
Io sono stata con te su quelle cazzo di strisce pedonali,
per giorni e giorni!
A cercare i testimoni.
Ma tu pensi che io non ho sofferto?
Eh?
Ma tu pensi che a me questa cosa non mi abbia cambiata?
Eh?
Ma ho tenuto la schiena dritta! Perché bisogna andare avanti.
Bisogna andare avanti, Gabrie'!
Tu?
Tu a soffrire?
Sì.
Ma di che parli?
Che neanche lo sai.
Tu non lo sai che cos'è tornare a casa la sera
e vedere gli occhi di Lucio.
Non lo sai che cos'è tornare in camera sua
e cercare l'odore,
l'odore di mia figlia.
Che parli?
Gabrie', shh!
Gabrie', stammi a sentire.
Tutti hanno i loro drammi, ma sono passati cinque anni.
Cinque!
E il tempo lenisce.
Solo tu vuoi sta' come stai.
Tu vuoi stare lì!
Attaccata a questa cosa.
La devi smettere! Dobbiamo ricominciare a vivere!
Mi hai capito Gabrie'?
Io sono stanca!
Stanca di portare avanti questa sartoria da sola. Io sono sola qua!
Abbiamo un sacco di gente da pagare! Tutto sulle spalle mie.
Basta! Hai capito?
Amelia non è andata via. Amelia è morta.
Morta! E' morta!
E' morta! E' morta! Hai capito?
E' morta.
Shh! Shh!
(LA PORTA SI CHIUDE)
Shh!
(COLPI DI TOSSE)
Ma almeno gli altri costumi ti vanno bene oppure nemmeno quelli?
Gli altri costumi vanno benissimo,
il problema ce l'abbiamo con questo costume.
E lo dobbiamo risolvere!
Senti, Bianca,
io lo so che alle volte posso essere un po' faticoso, va bene?
Però questo film è diverso da tutti gli altri che ho fatto.
Ti sto chiedendo di aiutarmi.
(SOSPIRO)
Alberta?
- Che c'è? - (bisbigliando) Gabriella...
LORENZO: Te come te lo senti?
("DIAMANTI THEME - INTIMATE" GIULIANO TAVIANI E CARMELO TRAVIA)
Scusami.
Adesso andate a casa, che siamo stanche.
E domani abbiamo il pranzo.
E meritiamo di festeggiarci.
Scusate, eh? Ma ho alzato un polverone, scusate.
E' la prima volta che mi capita.
La prima volta in vita mia.
Ho sbagliato, non... non ho seguito...
..il mio istinto, è che...
..è che non lo so, mi... mi manda in-in confusione.
Ecco.
Questo è il bozzetto....
..questo è il bozzetto iniziale. Te lo regalo.
Segui sempre il tuo istinto.
Buona serata.
E grazie per...
..grazie per tutto quello che avete fatto per me. Grazie.
E' stato un grande onore per noi.
E' meraviglioso.
Ci vediamo domani.
Bello, eh?
(MUSICA DI SUSPENSE)
Marco, mi raccomando la temperatura del vino, eh? Che è importante.
Sig.ra Silvana non si preoccupi, già ci ho pensato io.
Bravo. Bravo, fammi stare tranquilla.
SILVANA: Polpette invece ne abbiamo tante, no?
MARCO: Saranno un 150 con queste che sto finendo.
Facciamone altre 20, 30.
MARCO: Sì, direi. SILVANA: Dai.
Spostalo, spostalo lì e metti un'altra sedia dall'altro lato.
Eh, Maria, per favore, porta la lasagna, attenta che scotta.
Giovanna porta l'altra teglia anche tu, mettetela a tavola.
Mettetela a tavola e poi prendiamo le altre, eh?
Io porto l'antipasto.
ALBERTA: Vi prego, di fare un applauso a Silvana,
che ha cucinato per noi.
Grazie!
Grazie! Grazie.
Mi sono svegliata alle cinque, eh?
Per cucinare. Ma spero che sia tutto di vostro gradimento.
Delizioso.
(VOCI SOVRAPPOSTE)
Giuseppina, impegnativi i ragazzi, eh?
Beh, no.
- Manco troppo. Giusto i piselli
Vogliamo fare un brindisi? ALIDA: Facciamo un brindisi?
A noi. A tutte noi! A tutte noi! - Cin cin.
- Cin cin. - Salute!
GABRIELLA: Ai diamanti! - Ai diamanti! - Salute!
(VOCI INDISTINTE)
("DIAMANTI THEME - NOTTURNO" GIULIANO TAVIANI E CARMELO TRAVIA)
Ecco, mettetelo qui ragazze.
Qua. - Qui.
NICOLETTA: Controlla che la macchina sia infilata di rosso, per favore.
- Salute. - Cin cin! Cin cin!
Cin cin!
(BRINDANO INSIEME)
("DIAMANTI THEME - NOTTURNO" GIULIANO TAVIANI E CARMELO TRAVIA)
(BISBIGLIANO)
(VOCI INDISTINTE)
Certo che metterci vicino è stato un bel rischio, eh?
- L'ho chiesto io. - L'ho chiesto io.
(RISATE)
Sì, io ieri sono andata a vedere il tuo film.
Sono venuta a teatro ieri sera, pure io.
Non ci credo.
- E' stata straordinaria. - Beh, mi sono commossa.
Ti prego, dovevamo...
..forse possiamo fare anche un brindisi adesso.
Dai.
- A cosa? - Allora, a noi...
- Sì. - Al cinema e al teatro.
Sempre.
("DIAMANTI THEME - NOTTURNO" GIULIANO TAVIANI E CARMELO TRAVIA)
E' un bambino buonissimo.
Mantello. Cos'era?
(VOCI SOVRAPPOSTE)
Sì, ecco. Sì, sì, sì, sì.
Non mi aspettate, ho ancora un po' da fare qua.
("DIAMANTI THEME - NOTTURNO" GIULIANO TAVIANI E CARMELO TRAVIA)
(VOCI INDISTINTE)
Scusa. Ti devo chiedere una cortesia.
Sì.
(BISBIGLIANO)
E' bellissimo! E' stupendo, è bellissimo.
Mhm, che budget abbiamo per il costume, è comunque importante,
rispetto a...
E' importante.
(VOCI INDISTINTE)
- Bianca? - Mhm?
- Puoi venire un attimo di là con me? - Sì, certo.
Scusate.
NICOLETTA: Ci può dire com'è dal vivo?
SOFIA: Ma, allora, è basso.
- (insieme) No! - Comunque, è basso.
Ma è bello?
FAUSTA: Che delusione.
SOFIA: Non lo so, è un tipo.
FAUSTA: Eh, vabbè, è brutto.
No, no, oddio mio, ma io non ci posso credere! Oddio mio!
Ma voi siete completamente matte, siete!
Anche in ordine decrescente. Ma tu lo sapevi?
No, no. E' tutto merito loro...
(RISATA) Abbiamo seguito il bozzetto.
No! Io vi amo, vi amo. Anche questo. Ecco!
Così lo volevo io.
Però, lo sapete che questo gira domani mattina, no?
Sarà pronto.
Lavoreremo tutta la notte!
No, no, ragazze. Non vi posso chiedere questo, no...
- Infatti. non ce lo sta chiedendo. - Siamo noi che lo vogliamo fare.
- Ma anche tu rimani qua stanotte? Eh, Sofia? GABRIELLA: Dammi, dammi.
A lavoro, dai!
BIANCA: Rimane qua anche Sofia, addirittura.
Passami lo spillo.
Ecco. Iniziamo da qua.
("DIAMANTI THEME - NOTTURNO" GIULIANO TAVIANI E CARMELO TRAVIA)
Caffè ragazze, caffè per tutte! Chi lo vuole?
E stasera ho anche un'aiutante di lusso, eh?
- Non vi ci abituate, eh? - Venite a prendervi il caffè!
- Grazie. BIANCA: Mi porteresti un po' di caffè, per favore?
Sì, lo porto io, eccomi.
Ma quanto è buono?
- Grazie. - A te.
Grazie.
(VOCI INDISTINTE)
Come va?
- Tra un po' ricominciamo a lavorare, eh? Fa caldo stasera.
BIANCA: Vai!
- E' stretto. - Beh, è stretto, sì.
- Piacerà al regista? - Ma chi se ne frega del regista.
- Piace a noi, e questo basta, no? - Piace a noi, e questo basta.
("DIAMANTI THEME" GIULIANO TAVIANI E CARMELO TRAVIA)
Mi sei mancata...
Girati, Sofia! girati!
Il miracolo avete creato. Siete straordinarie ragazze.
Bravissime. Prova a camminare?
Bella camminata.
Guardate. Guardate.
Sentiti leggera, leggera.
No, no, no, non voglio sentire il costume, la pesantezza del costume.
Vai! Guardate, guardate che avete combinato, guardate come si muove.
Brave! Brave!
(MUSICA MALINCONICA)
(GIUSEPPINA: Io non voglio fare la sarta, io voglio fare la costumista.)
(ALBERTA: Qui esistiamo "noi")
(e a noi serve qualcuno che impari a cucire per bene. Chiaro?)
(SIBILO DEL VENTO)
(ALBERTA: Avranno saputo)
(che stiamo facendo i film più importanti dell'anno.)
(NINA: Siamo come delle formiche noi. Sembra che non contiamo niente,)
(ma tutte insieme, tutte insieme lo possiamo fare fuori, capito?)
(GABRIELLA: Ma io non sono rimasta per lui.)
(ALBERTA: E allora perché sei rimasta?)
(GABRIELLA: Per te. Per te. Per te.)
(ALBERTA: Qui svuotiamo tutto)
(e dedichiamo questo spazio ai costumi di Bianca Vega.)
(GABRIELLA: Anche il Gattopardo...)
(ALBERTA: Si smonta, si copre e si porta giù.)
(NINA: Si smonta, si copre e...)
(GABRIELLA: Non siamo niente, ma siamo tutto.)
(SILVANA: Non è necessario vedersi,)
(quando ci si vuole bene.)
("GIOCO DI SGUARDI" GIULIANO TAVIANI E CARMELO TRAVIA)
Me lo hai insegnato tu, no?
Che conta solo ciò che resta dentro di noi.
(SILVANA: Ti piace, eh? Il mio pesciolino?)
(E adesso pane e marmellata.)
(SILVANA: Che ti porterà tanta fortuna, tantissima.)
(A me non è che me ne ha portata tantissima.)
ELENA: "Il cuore mescola continuamente quello che è successo
con quello che abbiamo solo immaginato:
i vivi con i morti,
il visibile con l'invisibile, l'amore con il dolore.
Quello che siamo va oltre la memoria e la vita.
E' ciò che rimane, quando tutto il resto sparisce.
Questa è l'eternità.
Questo è il cinema."
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