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Original subtitles

ATTO 1

Pioverà tutto il giorno.

Non rimandiamo, andiamo adesso. Almeno io vado.

Vado, ok? Andata, state pronti.

- Vai fuori! - Indietro!

Muoviti, stronzo!

Indietro!

Vattene via!

Indietro!

Stai zitto!

Aspettate!

Chiudete il cancello!

Forza! Chiudete!

Arrivano da dietro! Chiudete l'uscita sul retro!

Forza!

Andiamo!

Aiutateci!

Vattene! Spostati!

- Fermate l'acqua! - Stop! - Scusate. - Che idiota.

- Sono inciampato. - Sei nell'inquadratura!

- Da dove esce quello? - È Jules, sta facendo il making of.

È proprio scemo. L'hai visto?

- Da dove viene? Di chi è figlio? - Di nessuno. Cosa c'entra?

Cosa c'entra? Non lo sopporto.

- Calmati. - Non dirmi di calmarmi!

- Ricominciamo? - Certo! - Ragazzi, la rifacciamo. - Non se ne parla!

Lo so, lo so. Sistemate le barricate.

Abbiamo fame e fa freddo!

L'ultima prima di pranzo, promesso.

Ci trattano di merda.

- Forza, ai vostri posti, per favore! - Ai vostri posti, forza!

La rifacciamo e mangiamo, promesso. Corentin, la macchina.

Moritz, muoviti!

- In posizione! - Ragazzi! Ragazzi!

Avete accettato di fare il film. Sapevate che ci volevano 40 giorni.

- Basta lamentarsi. - Non sei il capo.

Basta lamentele!

Niente vestiti puliti né tempo per andare in bagno.

- Hai parlato col regista? - Impossibile, non è mai solo.

Ed è anche super incavolato.

La pioggia è a posto?

Simon, sono tutti in posizione.

Ehi, non è poco credibile quando Nadia apre la porta?

- No, andava bene. - Non mi contraddire.

Anche i costumi non sono credibili. Questi costumi fanno schifo, ragazze.

Sembro un prof di scienze in mezzo agli operai, non è credibile.

- È così. La scena funziona? - Sì, funziona.

- Funziona? - Funziona benissimo.

Non ha senso quando apre la porta.

- No, va bene. - Ho detto che non è credibile!

Come ti chiami tu?

- Dov'è Jeff? - Con il gruppo del cancello.

Dammi una sigaretta. Te ne ricompro un pacchetto domani.

Bravi, ragazzi. Grandiosi.

- Quante volte dobbiamo rifarlo? - Non lo so.

- Jeff, una domanda, è andata proprio così? - Cosa?

- Una ragazza è entrata e ha aperto la porta? - Non mi ricordo.

Avevamo le chiavi. Abbiamo sempre avuto le chiavi.

- Quindi avete aperto voi? - Sì. - Grazie, ragazzi.

Aspettate un attimo!

- Simon, i ragazzi dicono che non funziona. È ridicolo che sia Nadia ad aprire la porta. - Cosa?

È lungo e laborioso. E noi siamo lì che aspettiamo.

Siamo noi che dobbiamo sfondare, ci metteremmo due minuti.

- E lei cosa fa? - Non lo so, se ne sta lì.

Non devi presentare tutti subito, altrimenti non è una cosa di gruppo.

- Non possiamo cambiare ora. - Ma certo.

Dai, ci vorranno due minuti. Facciamo una prova.

- Ok, proviamo. - Proviamo!

Alain, sistematevi.

- Lasciamo perdere la telecamera. - Nadia, resti fuori.

- Cosa? - La facciamo senza di te. - Sta piovendo, forza!

La faremo con la pioggia vera! Azione!

Telecamera in azione! Camera due, preparati!

Non durerà. Azione!

È solo un temporale! Facciamola ora!

- Azione! Azione! - Aspettate!

- Non ho detto "giriamo"! - Sta per finire! Giriamo!

BASTA CHIUSURE

Stop!

E allora? Questa è un'azione di gruppo!

Questo è un film!

- Buongiorno! - Buongiorno, grazie.

Grazie.

Forza, andiamo.

Cosa fate? Non si può.

- Non potete stare qui. - Cosa?

Le comparse non mangiano qui. È per la troupe, dovete andarvene.

- Dove andiamo? - Forza, andiamo!

- Avete gli ombrelli? - No.

Forza, andiamo. Venite!

- Venite! - Andiamo là.

Buondì!

- Non mangio, sono una comparsa. - Che importa? Resta.

Buongiorno, ciao.

- Cosa fai? Perché stai fermo? - Non mangio. Devo vedere il regista.

- Dov'è Simon? - Sul set, credo.

- Venga pure. - Scusate.

- Hai visto il regista? - No.

Scusatemi! Scusate!

- Scusate, sto cercando il regista, sapete dov'è? - Dalla direttrice di produzione.

- Quindi? - Di fronte alla mensa. - Grazie.

Cerco l'ufficio della direttrice di produzione.

- Lì, in fondo al corridoio. - Ok.

Sì?

Buongiorno, scusi il disturbo.

Io... vivo nelle case qui di fronte.

Mi sono presentato come comparsa per darle il mio primo copione.

Nessuno l'ha letto. Vorrei un suo parere.

Adoro tutti i film che ha fatto. Mi piacerebbe avere la sua opinione.

Lì c'è il mio numero di telefono. Grazie. Mi scusi, arrivederci.

- Da dove esce questo? - Dal costume direi che fa il vigilante.

Perché non fa lui il making of? L'altro è un disastro.

Che importanza ha il making of? Nessuno lo guarda.

Perché non possiamo licenziarlo? Di chi è figlio?

Non lo so, ma non ha importanza.

Cosa c'è che non va?

Hai il budget, una troupe favolosa, una bella storia e attori fantastici.

- Lo trovi bravo, Alain? - Alain?

- Pensi che sia credibile come operaio? - Certo, assolutamente.

Invece no, è pessimo. Esagera troppo, è ridicolo.

- Ma smettila. - Non so perché l'ho preso.

Per finanziarti il film, ti ricordo.

Il nostro produttore.

- Ciao, Michel. - Ciao, Viviane.

Sono con Simon, sei in vivavoce.

- Com'è andata la prima mattina? - Che fai? Non vieni?

Sì, stiamo prendendo il treno.

- Stiamo? Chi? - Scemo e più scemo, li sto aspettando.

- Perché? Non ne abbiamo bisogno. - Visita di cortesia.

E volevano parlarti del copione.

Abbiamo appena iniziato le riprese. Non riparleremo del copione.

Hanno un problemino col finale, ti spiegheranno.

- Un problemino col finale? - Niente di grave. Non preoccuparti.

Stanno arrivando. Devo andare, a presto.

- Scemo e più scemo? - Sono i soprannomi dei coproduttori.

- Cos'è la storia del copione? - Non ne ho idea, te lo giuro.

Se vengono il primo giorno, ci sarà un problema serio.

Li conosco. Non sono tipi da spostarsi per niente.

Me ne frego, capito?

Possono dire ciò che vogliono, non cambio una virgola.

Non se ne parla.

Oh, merda.

Forza!

Venite! Entriamo!

Stop!

Abbiamo finito. Grazie a tutti, siete stati grandi.

Grazie, Nadia. Portate gli attori ai loro camerini.

Simon, Viviane ti accompagnerà in hotel.

- Dille che ci vediamo lì. - Ok.

Moritz, di' a Viviane che Simon la incontrerà in hotel.

- Dov'è il ragazzo del making of? - Jules?

- Sì, lui. - È al punto di ristoro.

Ehi, signori della pioggia! Non smontate tutto.

Ho bisogno di un po' più di rumore.

Ehi, tu, ho bisogno che giri una cosa.

- Io? - Sì, tu. - Non è finita la giornata?

Sì, ma è un'altra cosa. Devi filmare un incontro con i produttori.

- Ok. Lo sanno? - No, li coglieremo alla sprovvista.

- Devo proprio? Non fa parte del making of. - Lascia perdere, non importa.

Dammi l'attrezzatura, me la caverò da solo.

Dov'è il capannone delle comparse?

Mi chiamate il ragazzo laggiù?

No, non tu. Sì, lui. Sì, tu. Vieni un attimo.

- Sì? - Sai usare una telecamera così?

- Penso di sì. - Potresti filmare una cosa per me?

- Certo. Quando? - Ora.

- Ok, certo. Solo un secondo. - Ottimo.

Puoi cominciare il mio turno in pizzeria?

- Tua sorella lo sa? - Le manderò un messaggio.

Mi hai salvato la vita.

Scusate il ritardo.

- Come va? - Tutto bene. - Come va, Simon? - Bene.

- Salve, sono l'avvocata dello studio. - Davvero, la vostra avvocata?

Sì. Cosa fa lui con la telecamera?

Fa una specie di making of. Un video diario.

Ho pensato che fosse interessante riprendere questa riunione.

Perché la vuoi riprendere?

Siamo venuti a parlare con buone intenzioni...

- Allora qual è il problema? - Non c'è nessun problema.

Allora Simon, com'è andato il primo giorno?

Bene.

E il tuo attore? Hai visto che bomba?

- Sensazionale. - Sì, è perfetto.

Bene, Simon... ci piace molto il tuo film.

Ci piace molto l'ultima versione del copione.

Siamo sicuri che spaccherà. C'è solo un problemino col nuovo finale.

- Il nuovo finale? - Non vi seguo. Quale nuovo finale?

Quello che ci hai mandato la settimana scorsa.

Non so cos'avete letto. Il finale non è mai cambiato.

Invece sì.

Sei mesi fa abbiamo letto un film in cui i lavoratori vincono

e autogestiscono la fabbrica.

In questo perdono, danno fuoco alle macchine per disperazione...

Be', è il finale del mio copione che non è mai cambiato.

- Ci dovete spiegare. - Spiegare cosa?

- Cos'è che non avete capito? È tutto chiaro. - Cos'è chiaro?

Ci sono state varie versioni, come capita spesso.

Fino all'ultima versione che avete ricevuto la settimana scorsa. Dov'è il problema?

Marquez, noi abbiamo finanziato un film con un finale ottimista, molto positivo.

Ora è deprimente, viene da suicidarsi.

Sentite, non siamo pazzi. Ecco cos'abbiamo letto sei mesi fa.

Cos'è questo? Non l'ho mai scritto. Mai.

- Ok, se non è stato Simon, chi è stato? - L'abbiamo scritto noi, Simon.

Non ricordi? La prima versione, la commedia sociale.

- Ma quando mai? - Ma sì, poi hai preso gli operai a recitare.

Mi hai convinto che il film doveva essere una tragedia.

Ha ragione. Sarà fantastico. Un classico come "Antigone" o "Amleto".

- Ok, abbiamo capito, bello. - "Riccardo III"!

La tragedia, il cinema sociale, gli operai che interpretano loro stessi.

Ma non sarebbe meglio avere degli spettatori?

Perché una tragedia dovrebbe impedire alla gente di andare al cinema?

La gente ama vedersi. È catartico.

Lo è!

Scusate, ma... Ce ne freghiamo della catarsi.

Vi parliamo di gente con vite difficili che va al cinema per svagarsi.

Parliamo della segretaria che durante la pausa pranzo

va al cinema e vuole vedere una storia commovente.

È il nostro pubblico.

Forse a un certo punto la vostra segretaria si stufa del solito polpettone.

Magari suo padre o suo nonno sono stati umiliati come gli operai di Simon

e questo la appagherà.

Non si sentirà appagata. Si sentirà ingannata. Punto.

E non consiglierà il film alle colleghe. È così che funziona un successo.

Perché non vi fidate di noi? È il nostro lavoro.

Ragazzi, restate con i piedi per terra. Non siamo negli Stati Uniti.

I registi possono avere l'ultima parola, per fortuna!

Quindi se non vuole più questo finale, è così. Punto.

- Non ho mai voluto questo finale! - Simon, aspetta un attimo.

Calmiamoci tutti, nessuno ce l'ha con te.

Sei mesi fa, abbiamo letto un copione sconvolgente.

Il nostro staff era in lacrime.

Con quel finale avrai successo. È questo che vogliamo per te.

Non è un mio problema. Voglio solo fare il mio film.

E se girassimo due finali? Poi scegliamo il migliore.

Costerebbe di più. Ma potrebbe funzionare, vero Viviane?

No, no. L'abbiamo già proposto ma i nostri capi hanno detto di no.

- Vogliono delle garanzie. - Quali garanzie? Che faccia il vostro lieto fine?

- Non è un lieto fine. - Sì, esatto.

Scusate. Devo rispondere.

- Scusate. - Michel! - Continuate. Torno subito. - Allora...

- Pronto? - Cosa facciamo?

Sentite, questi operai hanno vissuto un inferno.

La fabbrica ha chiuso. Hanno perso tutto.

Per alcuni erano 50 anni di lavoro. Una vita intera.

Tutta una regione è crollata.

Negozi e scuole hanno chiuso. Centinaia di persone senza lavoro.

Ed è la stessa storia città dopo città, perché è così ovunque.

Gente distrutta e umiliata da un capitalismo cinico e violento.

È una cosa più grande di noi, non possiamo cambiarla per guadagnarci di più. È immorale.

Mi spiace, non cambio il finale.

Ci dispiace, Simon, non è più una questione artistica, ma legale.

I miei clienti pensano che li abbiate truffati.

Potrebbero perseguirvi. Non lo faranno, non è loro abitudine.

Vi chiedono solo di ritornare al copione approvato sei mesi fa.

Altrimenti si ritirano.

- A quanto ammonta il vostro investimento? - Un milione di euro.

- Marquez lo sa? - Sì. Ha ricevuto una diffida la settimana scorsa.

Ci sono i miei due ragazzi!

Nessuno mi dice niente!

- Come va? - Ti vedo bene. - Anche voi. Avete trovato un finale?

- Lo sapevi? - Certo. Da due settimane.

Nessun passo avanti, Simon non si schioda.

Lui è il capo. Vado a un appuntamento.

- E non ceni con noi? - Certo, ma prima Jeff mi dà i vestiti.

È eccezionale. Lo prendiamo, no? Possiamo?

- Prendete tutto. - Magnifico.

Wow. Perfetto. Stirati e tutto quanto.

Anche questo. Lo prendiamo.

Una rarità. Favoloso.

Un pezzo fantastico.

Ci assomiglio, vero? Sembro tuo marito.

- Non proprio, no. - Ottimo.

Dimmi, Jeff era molto depresso dopo la perdita della fabbrica.

Non stava benissimo, ma non era molto depresso.

Voleva morire. Non ha tentato il suicidio?

- Non ha mai voluto morire. - Perché sei tornata?

- Tornata da dove? - L'avevi lasciato, no?

Non ho mai lasciato Jeff. Se l'è inventato il tuo regista.

- E perché? - Perché potessi farti l'attrice di 25 anni.

Andiamo.

- Che profumo! Cosa prepari? - Risotto.

Il mio piatto preferito.

- Ciao, ragazzi! - Sì! - Sì! - Con cosa? - Con i funghi che abbiamo trovato.

- Posso assaggiare? - Certo. - Grazie. - Attento, brucia.

Delizioso! È buono il risotto di papà.

- Vuoi mangiare con noi? - Ma certo, con vero piacere.

Devi mangiare con i produttori!

Non faccio un'altra cena di lusso con quelle due facce da culo.

Voglio mangiare un risotto in famiglia. Scusate, ragazzi, mi è scappato.

Ragazzi, non ditelo...

Mi sgrideranno.

- Sapete che interpreto papà? - Sì. E Cathy cosa fa?

- Beve birra? - Che bambina perspicace.

- Zitto. - Stiamo scherzando. - Molto divertente.

- Tesoro, mi passi il piatto. - Sì, scusa.

- Può darlo all'uomo che è appena passato? - Certo.

Ti sto cercando da 20 minuti!

- Ti stavo aspettando per mangiare. - Sì, certo.

Mi hai mollato con quegli stronzi. Sei proprio un vigliacco.

È incredibile quello che hai fatto. Mi hai riscritto il copione alle spalle!

Hai mentito a me e allo studio. Sei proprio subdolo!

Scusami, Simon, non avrebbero dovuto vedere quella versione.

La mia assistente ha sbagliato.

Ha mandato per sbaglio tutti gli allegati.

Non ci capisce niente, è estetista.

Con tutti quelli con un master, assumi un'estetista?

Il tuo problema sono le donne, non i soldi!

- Vuoi che mi tagli le palle? - Voglio che smetti di fare stronzate.

Come ti saresti giustificato?

Sai come funziona. Se il film va bene, nessuno dice niente.

- L'arte è una rapina in banca. - Una rapina in banca? Ma cosa dici?

Quale rapina? Abbiamo perso un milione in un giorno.

- Senza quei soldi, dobbiamo fermarci. - Non fermiamo niente.

Sono fuori di 300.000 euro. Ci siamo dentro fino al collo. Nuotiamo.

- Nuotiamo? E come? - Non facendo niente.

- Cosa dico alla troupe? - Ma niente, tu gira.

Fai finta che vada tutto bene. Continui le riprese.

Tornerò a cercare degli investitori. Con questo cast, ci sarà la fila fuori.

Non preoccuparti. Raggiungiamo scemo e più scemo.

- Mangi con loro? - Sì. - Io non ho fame. Vado a letto.

- Qualche nuova idea da proporre? - No.

Ho girato un solo giorno, uno solo. Sono già sfinito.

Di questo passo, non ce la farò mai.

Lascia che Marquez faccia il suo lavoro. Troverà una soluzione.

No. Combina solo guai. Inizia a credere alle sue stesse bugie.

Sono stufo delle sue stupidaggini, non capisce che il mondo è cambiato.

È finito, e io con lui. Perché non l'ho mollato prima?

- Non lo farai mai. - Perché dici così?

- Hai bisogno di lui. - Bisogno di lui? Scherzi. Lui ha bisogno di me.

- La verità è che è il tuo bandito. - In che senso?

- Fa il lavoro sporco. Ti fa comodo. - È così che la vedi?

- Sì. - È dura.

Scusami. Ti richiamo. Non ho finito di lavorare.

Mi manchi.

Mi mancate tutti.

Continuo a chiamare i bambini. Non rispondono.

- Neanche a me. - Ma tu li vedi tutti i giorni.

- Stanno bene? - Sì, benissimo.

Li porterai questo fine settimana?

Dubito che vorranno venire. Non hanno più 5 anni.

E tu?

- Io? - Perché non vieni?

- Non posso. - Allora il prossimo fine settimana.

No, nessun fine settimana. Non verrò.

Simon...

- Dobbiamo smettere di fingere. - Fingere cosa?

Sono sei mesi che ci dobbiamo separare. Fai come se nulla fosse.

Quando tornerai, ci organizzeremo.

- Non possiamo andare avanti così. - In che senso?

- Cercherò un appartamento. - Non sono d'accordo.

- Su cosa? - Che tu prenda un appartamento.

- Non ho scelta. - Decidi sempre tutto tu sin dall'inizio.

- Allora puoi andartene tu. - Non voglio che ci separiamo.

- Non voglio che ci separiamo. - Cosa stai dicendo?

Sei stato tu a scegliere il lavoro. Noi non contiamo.

Non è vero, siete la cosa più importante. Senza di voi, crollo.

- Non ci credi neanche tu. - Lo sai.

- Senti, mi esaurisci. Non ti reggo più. - Ma io sì.

Non è vero, non reggi nessuno, nemmeno te stesso.

Non capisco cosa intendi.

Non ha più importanza. Sono stata reperibile per 72 ore.

Devo ancora rispondere alle mail.

Adesso lasciami in pace. Un bacio e buona fortuna.

Un bacio anche a te.

- Pronto? - Sono Simon, il regista.

Un attimo.

Qualcosa non va? Ho lasciato la telecamera in hotel.

No, non è per quello. Volevo ringraziarti e scusarmi.

- Per cosa? - Per averti trascinato a quella riunione.

È stata una porcheria. Non credere che sia sempre così.

Non lo credo. È stato molto istruttivo e mi ha fatto piacere aiutarla.

Sai, stavo pensando...

Il video diario è una buona idea.

Questo film sarà un gran casino.

Potrebbe essere il mio ultimo film. Vorrei conservarne una traccia.

- Sei interessato? - Un making of?

- Forse qualcosa in più. - Non lo sta già facendo qualcuno?

Sì ma è incapace, un raccomandato. Gli darò un ruolo da operaio.

Sarà contento di non fare nulla.

- Sei d'accordo? - Sì, certo. Ovviamente.

Ma dovrai esserci tutti i giorni. Non lavori?

Sì, al ristorante di mia sorella, ma mi organizzerò.

- Ci vediamo domani alla fabbrica. - Ci sarò, può contare su di me.

Grazie mille. A domani.

Merda!

- Non sono pronte? - No, le ho bruciate.

Arrivi con due ore di ritardo e fai casini?

Ho ricevuto una telefonata molto importante.

Il regista vuole che faccia il making of.

- Fare cosa? - Il film sul film.

- Sai farlo? - Basta andare ogni giorno e filmare.

- Scherzi? Ogni giorno? - Certo, un film si gira ogni giorno.

- Non hai detto di no? - Ma no, sei matta?

- Perché no? - Perché non vedo l'ora.

Ovvio che non ho detto di no. Sei impazzita?

- E io come farò? - Ludo lavorerà a pranzo e io la sera

- Non posso metterlo in regola. - Lo pagherò in contanti.

- Quali contanti? - Quelli che faccio con le riprese. Lasciami in pace, non mi concentro.

La cosa più importante era evitare che portassero la macchina in Polonia.

L'abbiamo fatto. Eccome se l'abbiamo fatto.

Anche solo per questo, congratulazioni. Siete stati eroici.

La vera domanda ora...

è sapere...

Vogliamo spingerci ancora oltre?

Vogliamo prenderci la fabbrica

e diventare i capi di noi stessi? Prendete tempo per rifletterci.

Perché se lo facciamo, ci saranno dei sacrifici.

Non ci saranno stipendi. Non vedrete le vostre famiglie.

La battaglia sarà lunga e i capi non ci faranno favori.

Ma una cosa è sicura. Di questo sono convinto.

Se restiamo uniti...

se facciamo squadra, vinceremo.

Chi è d'accordo a fare una cooperativa?

Chi è d'accordo ad autogestire la fabbrica?

AUTOGESTIONE

LAVORATORI LIBERI

ATTO 2

- Ciao. - Simon, che piacere!Come stai?

Sono con Viviane. Non riesce a contattarti.

- Ciao. - Ciao, Viviane. Allora, come vanno le cose?

Procediamo.

- Hai trovato un finanziatore? - No, non ancora. Perché?

Perché siamo alla terza settimana e i costi sono troppo alti.

Se ci sono decisioni difficili da prendere, bisogna farlo ora.

Ne ho trovato uno molto interessato. Lo vedrò lunedì.

Ce l'hai detto anche la settimana scorsa. È sempre lui?

- No, stavolta è vero. - Quindi l'altro non era vero?

Sì, certo. Intendo che...

- Ora sono più vicino alla conclusione. - Se si tira indietro, cosa facciamo?

- Se va male, ho un gruppo del Qatar. - Qatar? Che storia è questa?

Non ho avuto modo di dirtelo. Li ho conosciuti al festival di Berlino.

Vogliono entrare nella produzione in Francia.

Non ci saranno problemi con i dettagli del tuo copione,

non parlano per niente francese.

Non agitatevi, nel giro di due settimane sarà sistemato.

Due settimane? Scherzi? Tra due settimane avremo finito le riprese.

"Due settimane" era per dire.

Ragazzi, sono in ritardo. Un taxi mi aspetta, ho una riunione.

Una riunione, alle 07:00 in vestaglia?

- Non ha niente, sta bluffando. - Sicuro?

Sì, lo conosco benissimo.

- Tutto bene? - No.

- Dove sono le medicine? - Le ho finite.

Merda.

Simon non si sente bene. Qualcuno ha un calmante? Del litio? Un cognac?

- Ho solo coca. - Quindi non giriamo?

Qualcuno ha qualcosa?

Non possiamo più nascondervi la situazione.

Il nostro finanziatore principale ci ha lasciati due settimane fa.

Abbiamo perso un milione di euro e non abbiamo un nuovo finanziatore.

Devo abbassare i costi o non finiremo le riprese.

Senza il vostro aiuto, non ce la faremo.

Non toccherò gli stipendi, ve lo prometto.

Ma non posso pagare gli extra.

Niente trasporti pagati, ore serali e straordinari.

Metteremo la gente in alloggi locali, case vacanza, e via dicendo.

Prima domanda: voi caposquadra volete continuare a lavorare a queste condizioni?

- Certo. - Non abbiamo scelta. - Noi sì, ma non possiamo parlare per le nostre squadre.

Poi la seconda domanda. Le vostre squadre continueranno?

Dovrebbero essere d'accordo, tranne forse per il capomacchinista.

Credi che sarebbe disposto a lasciare?

Devi chiederlo a lui, ma mi servirà un sostituto.

Lo troveremo.

- E voi? - Con la mia squadra si fa presto.

Con sufficiente alcool e sigarette, il microfonista dormirà in una capanna.

- Nessun problema. - Alla scenografia? - La mia squadra è a posto.

Sono felicissimi di esserci. Adorano Simon e il progetto. Faranno uno sforzo.

- Pensi che qualcuno se ne possa andare spontaneamente? - In che senso?

Be', devo abbassare gli stipendi. Non posso licenziare, servono volontari.

Perché dovrebbero andarsene? Stanno bene qui.

Non solo tu, potete parlare tutti con la vostra squadra

e vedere se qualcuno vuole andarsene spontaneamente?

- Con chi li sostituiamo? - Non li sostituiamo.

- Devo abbassare gli stipendi. - Ma chi fa il lavoro?

- Alla peggio, qualche ragazzo di qua. - Ragazzi di qua?

Qualche ragazzo di qua disoccupato o che...

Oh sì, i famosi "ragazzi di qua"!

E gli attori? Faranno degli sforzi? Li metterete dalla gente del posto?

- Alain vive praticamente con Jeff. - È vero.

- Chiederemo agli attori di fare gli stessi sforzi. - In che senso?

Chiederemo loro di prendere i diritti d'autore invece che la paga.

- Chiameremo i loro agenti. - Ok.

Può funzionare solo se nessuno informa l'ispettorato del lavoro.

- Abbiamo finito? - Ci serve la vostra parola che non ci saranno straordinari.

Simon, dato che non saranno più pagati, puoi promettercelo?

- Cosa ne pensi? - Che è impossibile fare promesse.

Le giornate sono già piene. Non ho margine di manovra.

- Bisogna tagliare il copione. - Sì.

- La scena del cimitero? - Sì.

- Nessun problema. - Non l'avevamo già tagliata?

Simon l'aveva rimessa prima delle riprese.

- Non la vedo nel piano di lavoro. - Dovevamo girarla lì su due piedi.

Allora non c'è niente da tagliare. Dobbiamo alleggerire il programma.

- La tagliamo? - No, non cambia niente.

Sì, la tagliamo. Smettila, Simon.

- Possiamo fare sul serio? - Sono serio.

- Cosa ne pensi di quella scena? - Io? - Sì.

- Cosa ne penso davvero? - Sì.

- È strana. - Strana? Puoi essere più preciso?

Non mi sembra coerente con lo spirito del film.

- È importante che parli con suo padre. - Non mi è servita per capirlo.

Non si tratta di capire, ma di sentimenti. È una metafora.

Il loro mondo è finito, stanno seppellendo le loro illusioni.

Al momento, siamo noi a seppellirci. Possiamo tornare al lavoro?

La scena con Jim e Oudia in macchina che vanno in banca.

- Non possiamo arrivare direttamente lì? - Dove mettiamo il dialogo?

O lo tagli o lo metti durante l'attesa in banca.

Buona idea, la scena della macchina ci farà risparmiare molto tempo.

- Ok. - Perché non tagliamo anche la scena della banca?

Non è particolarmente sexy, due imbranati davanti a un tizio con la cravatta.

Possono raccontare la storia nella scena successiva.

No, è qui che il capitalismo gli sbatte la porta in faccia!

È il cuore del film.

È la prima volta che li vediamo insieme ed è l'inizio della loro relazione.

- La raccolta fondi al supermercato? - Farebbe risparmiare tanto.

- Benissimo. - No, sarebbe un peccato.

- Non tagli niente? - Sì! - Cosa? Quale scena?

La scena in cui l'avvocato spiega l'autogestione è un po' lunga.

È infinita. Ed è incomprensibile.

- Incomprensibile? - E conosco il diritto del lavoro.

- Quindi se non capisco io, chi la capirà? - Non riesco a concentrarmi.

Ci guarderò da solo stasera nella mia camera d'hotel.

Che tormento. Vadano tutti al diavolo.

La direzione rifiuta ancora la vostra proposta di autogestione

e la giustizia ha convalidato il loro piano sociale.

- Ci prendi in giro, Mansour! - Io?

Sono in pensione. Potrei starmene sdraiato al sole.

Ma sono qui per voi.

Perciò non prendetevela con me, ma con quegli idioti dei capi.

- Vogliono sfinirci. - Non lasceranno mai la loro fabbrica.

- No, non è ancora finita, faremo appello. - Quanto ci vorrà?

Difficile a dirsi, possono volerci sei mesi.

Aspettate. Sei mesi senza stipendio? Starai scherzando, è una follia!

Lo sciopero è fatto così. Si aspetta e si lotta.

Non possiamo più aspettare, siamo tutti al limite.

Mi dispiace, ma... Marie e io non possiamo farcela.

Lavoriamo entrambi qui. Non abbiamo altre entrate.

Abbiamo un mutuo, le bollette, una macchina.

Non possiamo farcela, è impossibile.

Ancora un mese così e finiamo per strada con i bambini.

- Ho toccato il fondo. - Tutti noi!

Non ci posso credere, state delirando. Siamo arrivati fin qui per questo?

- Concretamente... - No, dammi due secondi.

Tutto quanto per questo? Abbiamo preso la fabbrica per niente?

Abbiamo trattenuto la macchina per niente?

Abbiamo subito la sorveglianza, la violenza, le false promesse.

E volete fermarvi ora?

Non possiamo mollare. Stanno facendo di tutto per farci lasciare la fabbrica.

- Vi stanno manipolando. - E cosa facciamo concretamente?

Stiamo parlando di famiglie che finiranno per strada.

- Di bambini che devono mangiare. - E io parlo di resistere.

- E io parlo di mangiare. - Abbiamo tutti gli stessi problemi.

Ma dobbiamo resistere, perché se non resistiamo ora,

non gestiremo mai la fabbrica.

Dobbiamo arrivare fino alla fine. Non siamo dei vigliacchi.

Ascoltate, state vivendo in un mondo inventato.

- Questo significa essere un capo. Significa correre rischi. - Smettila! Stai mischiando tutto!

Tutti qui corrono dei rischi. Non ci servono le tue lezioni.

Ci serve un sistema più equo per aiutare la gente a resistere.

Dobbiamo mettere tutto in comune. Un fondo comune.

Chi ha dei bambini deve ricevere di più.

E chi ha un compagno che lavora da un'altra parte, un po' meno.

Faremo così quando gestiremo la fabbrica.

Sostituiremo chi è malato continuando a pagarlo

e ci ripartiremo le ore di straordinario in base ai bisogni.

- Correremo dei rischi insieme. - Sì!

Brava! Brava!

Diventeremo degli operai liberi!

Solidali!

Taglia!

Stop! Che stronzate.

- Perché interrompi? Era fantastico. - Tutti improvvisano.

- Non avevamo finito la scena. - Nessuno sta improvvisando, il copione.

Il copione, per favore.

Nessuno ha improvvisato. Guarda, è scritto proprio così.

Dai, Nadia, non si tratta della Bibbia. Non è nemmeno questo il punto.

- Ma ti dico che andava benissimo. - No, non è così.

L'unica cosa perfetta era Mansour, che ha delle cose bellissime da dire.

Ma non credo a una parola di Nadia.

L'abbiamo letto decine di volte. Eravamo d'accordo, funziona.

Non si tratta di leggere. Questa è una cosa vera. Nella fabbrica vera. Vestiti come gli operai.

Lo sento dentro, per me è reale.

Non è finzione. Il mio personaggio è un idiota.

Sono un idiota che urla contro tutti. Scusami Jeff, non ti faccio onore.

Cosa vuoi allora? Vuoi la telecamera puntata sempre su di te?

- Non è una questione di ego. - Invece sì.

No, sono nel tuo film al 100%. Lo vivo sin dall'inizio!

Allora saprai che è una storia collettiva.

Tutti contano e devi lasciare spazio agli altri.

Sono proprio io a parlarti della collettività.

La realtà conta ma facciamo cinema. Dobbiamo emozionare la gente.

Dobbiamo emozionare il pubblico. Io non sono emozionato. Voi siete emozionati? Ditelo!

Siete il pubblico, siete emozionati?

Ditemi, siete emozionati?

Chi è emozionato?

Nessuno, sono tutti annoiati.

- Questa è la realtà! - Nessuno è annoiato!

- Tutti quanti lo sono! - Lo dico io.

Te lo dirò con calma.

Il pubblico non capirà perché mi lascio schiacciare così, ok?

Allora dammi una frase in modo che possa almeno contrattaccare.

Come? No, Simon, basta così. Stavolta non cedere, nessuna frase.

La sua frase diventerà un monologo e ci sarà solo lui.

- Nadia, fatti gli affari tuoi. - Lascia esistere anche me.

Tu, taci. Chiudi quella cazzo di bocca!

Smetti di fingere di difendere il film o i lavoratori.

Lo sanno tutti che t'importa solo di te!

Sarai anche una grande star, bravo!

Ma soprattutto sei un maledetto bastardo! Un pezzo di merda!

Simon, te lo dico.

Spero che tu l'abbia filmato, perché è stato eccezionale.

Eccezionale! Nadia, è proprio quello che vogliamo!

Perché non lo fai sulla scena? Sta sbavando, è favoloso.

Avete capito? Te ne vai davvero?

Te ne vai. Cazzo. Così si sistema tutto.

Nadia, apri. Mi dispiace. Le riprese sono un casino.

È colpa mia. Sono troppo sotto pressione.

È meglio se parliamo dentro, no?

Le cose cambieranno d'ora in poi.

Pianificheremo le giornate. Proveremo le scene.

Basta cazzate, te lo prometto. Nadia?

Ho tutta la troupe sulle mie spalle.

I soldi sono pochi... Non puoi andartene a metà giornata!

Non è possibile. Non possiamo permettercelo! Capisci?

Va bene, resta nella tua roulotte! Non m'interessa niente!

Operai, tecnici, dovreste vergognarvi! Pensateci voi. Me ne vado. Fine.

- Simon! Cosa fai? - Torno in hotel.

- Come? - A piedi. - Ah, sì?

Nadia?

Trovate Nadia, non è nella sua roulotte. Vado a recuperare Simon. Simon, aspetta!

Nadia!

Nadia, dove sei?

- Vuoi che me ne vada? - No, resta per favore.

- Hai una sigaretta? - No, mi dispiace.

Cos'ha detto Simon? È arrabbiato?

- Se n'è andato in hotel. - Oh merda.

È terribile. Perché l'ho fatto? Mi odierà.

Non preoccuparti, Alain batte tutti.

Vorrei che morisse.

È il mio primo ruolo importante.

Ho aspettato tanto e lui mi rovina tutto.

Non ha rovinato niente, sarai favolosa.

Hai detto quello che pensiamo tutti. Sei la nostra eroina.

Posso farti una domanda?

Come mai una comparsa si è messa a fare il making of?

È capitato, un bel colpo di fortuna.

Ho dato a Simon un copione ed è andata così.

Hai scritto un copione? Vuoi fare cinema?

Sì, da quando sono piccolo. Sono ossessionato.

Guardo sempre i film. Faccio una testa così a tutti.

Gli altri ridono, ma io ci credo.

- Non ci hai mai provato? - Sono andato a Nantes dopo la maturità per studiare cinema, ma...

Mi ha fatto schifo. Un sacco di lavori di merda.

Volevo andare a Parigi. Mio padre si è ammalato. I miei si sono separati.

Mia sorella si è trovata da sola col ristorante e l'ho aiutata.

Ora sono incastrato.

Per voi è solo un set. Ma per me è tutta la vita.

Sono cresciuto laggiù. Sono andato a scuola là.

E quella grande torre... è dove vivo ora.

Si vede la fabbrica da lì?

Abbiamo finito, grazie. A domani.

Sei salva. Stanno mettendo via.

Puoi aspettare un po'? Non voglio vedere nessuno.

Come andrai in hotel?

Non hai una moto?

Non voglio tornare in hotel. - Cosa? - Non voglio tornare in hotel!

È successo proprio qui.

Hanno iniziato a litigare per un cellulare.

I toni si sono accesi.

Il mio amico ha fatto finta di andarsene, poi è tornato e ha lanciato un sasso.

Solo che ha colpito l'altro in testa.

È caduto a terra, il sangue ha iniziato a uscire e ho detto al mio amico di andarsene.

Ho chiamato un'ambulanza. Ho cercato di dargli un primo soccorso.

Ma è morto, prima dell'arrivo dei soccorsi.

Nei mesi seguenti, sono stato accanto al mio amico.

Gli ho detto che non era colpa sua, che era stato un incidente.

Non ne ha voluto sapere.

Ha iniziato...

a fare stupidaggini, poi reati sempre più seri.

Si è fatto prendere una volta...

Due.

Finché non l'hanno messo in galera.

Lì si è impiccato nella sua cella.

Parla di questo il tuo copione?

Sì.

Be', nel mio copione era in compagnia della sua ragazza.

Vorrei che interpretassi quel ruolo.

Come va il tuo film?

I tecnici sono arrabbiati, gli attori fanno quello che vogliono.

E io cerco di accorciare il mio copione.

Ma non ci riesco. È un incubo.

Forse chiamerò lo studio e girerò il loro finale.

Non lo farai. Non sei in grado di fare concessioni.

- Qual è il finale dello studio? - Un lieto fine sdolcinato.

Il lieto fine è bello. I film francesi sono deprimenti!

Dovresti fare film d'azione con belle ragazze.

- Ti fa ridere, eh? - Anch'io voglio vedere belle ragazze.

Sei l'unica bella ragazza che conosco.

È il complimento più bello che mi hai mai fatto.

Ho finito le mie pillole. Potresti inviarmi una ricetta?

Non riesco. Te la manderò dall'ospedale.

E se me la portassi tu?

400 chilometri? Ho altre cose da fare.

Davvero, tipo? Hai un amante?

- Mi piacerebbe! - Sputate il rospo, ragazzi.

Chi è l'amante della mamma? Un amico di famiglia?

- Eh no, non iniziare. - Riguarda anche voi.

- Sei veramente pesante. - Veramente molto pesante.

I piatti! Smetti di mangiare in camera tua!

Mi vedo con gli amici. Ti voglio bene, papà.

- Svuota il tuo piatto! - Vado di corsa.

- Li trovo strani. - Chi?

- I ragazzi. Non mi raccontano niente. - Non mostri molto interesse.

Sei un pezzo di ghiaccio.

È terribile. Non può finire così.

Non c'è stato nulla? I nostri scambi, le conversazioni?

I sentimenti... l'amore?

Erano tutte bugie?

Smettila. No, non erano bugie.

- Allora perché ci separiamo? - Basta...

Non voglio più parlarne a distanza. Mai più! Torna e ne parliamo.

- Simon? - Sto dalla tua parte.

Sappi che sono con te.

Stiamo facendo davvero un capolavoro, un vero gioiello.

Sto con te. Puoi parlarmi quando vuoi, ovunque.

Basta che me lo chiedi. Sono il tuo socio, il tuo partner.

Nessuno mi hai mai offerto un ruolo del genere.

Sei sotto la doccia? Torno tra dieci minuti.

Nadia, sono Alain.

Volevo davvero scusarmi per prima.

Sono stato uno stronzo, un vero stronzo e... mi vergogno.

Non avrei dovuto parlare così.

Niente giustifica un comportamento tale verso un altro essere umano.

Quindi mi scuso sinceramente.

Voglio davvero che facciamo pace.

È importante per noi... ma anche per il film.

Il nostro amore dev'essere credibile.

Mi vuoi lasciare così? Sinceramente, fa schifo.

"Per te conta solo la fabbrica." Sai che non è vero.

Penso sempre a voi.

Se fossi solo, me ne andrei in Polonia senza pensarci due volte!

"Se continui così perderai tutto." Cosa?

Cosa perderò? Non ho niente da perdere, ok?

Non perderò la fabbrica. "Non capisci." Cos'è che non capisco? Cosa?

Non abbiamo perso la fabbrica, per niente. Basta! Vuoi uccidermi?

- Cazzo, ma hai visto l'ora? Vuoi scopare? - Voglio lavorare.

- Ah no! Sparisci. Devi sparire! - Ma lasciami almeno...

- Ciao, Marion. - Cosa vuoi? - C'è Jeff? - Certo.

Bene, dobbiamo fare le prove per domani. Non preoccuparti, non ci vorrà molto.

Sono settimane che mi batto per voi e per i bambini.

Mi vuoi lasciare così? Sinceramente, fa schifo.

- Per te conta solo la fabbrica. - Non osare dire così! Non è vero!

Penso sempre a voi! Voglio che restiamo qui insieme.

Se fossi solo, me ne andrei dall'altra parte dell'Europa!

- Presto non avrai niente da perdere. - Non dire cose che non sai.

- Ho ancora la fabbrica. - Non capisci. - Cosa? Cos'è che non capisco? Cosa?

- È finita. Non ne posso più. - Vuoi uccidermi?

Non lasciarmi, senza di te non sono niente.

- Non sono niente! - Ok, ok, basta.

Non male. Cosa ne pensi?

- Sinceramente? - Sì. - Devi per forza urlare sempre?

Ma certo, cavolo, hai proprio ragione, dovrei farlo più interiore.

Funzionerà di più. Certo.

- Potete fare meno casino? I bambini stanno dormendo! - Scusa!

Scusami, la prossima sarà meno urlata, più interiore.

Sarà più... diretto.

Puoi leggere? Scusa, Jeff. È solo così strano.

Che c'è adesso?

Scusa, so che è tardi, non vorrei disturbare, ma vorrei parlare con Jeff.

- È con Alain. - Merda.

- Ti ho cercato ovunque. - Eccomi. - Tutto bene?

- Sì. Buonasera, Jeff. - Ciao, Simon. Vuoi da bere?

No, grazie, ho una cosa importante di cui parlare.

- Ti ascolto. - Sì, ti ascoltiamo.

- Accetterò il finale dello studio. - Ovvero?

Un lieto fine, la fabbrica non viene spostata e i lavoratori subentrano.

Quello che volevamo. Perché no? Se può dare un po' di speranza alla gente.

- Perché no? - Ma tu cosa ne pensi?

Preferirei che il film raccontasse la verità.

Ma mi affido a te, a ogni tua decisione.

- E gli altri? - Ti sosterranno.

- Grazie, vado, a domani. - Figurati.

Aspetta, Simon. Siete seri? Non farlo, Simon.

No! Non cederemo a due produttori del cavolo,

che non sanno niente di cinema, niente dei lavoratori.

Mi dispiace, non cambiare una virgola. Non cambiare niente, Simon!

Hai scritto una cazzo di tragedia e gireremo una cazzo di tragedia.

Sei pronto a parlarmi? Di cose vere, però.

Mi hai chiesto di parlare di me e del mio lavoro.

Non è semplice, ma cercherò di essere onesto.

Anche se non so più cosa significhi "onesto".

- Mi hai chiesto tu di farti il ritratto. - È vero, ma parlare di sé non è facile.

Ha ancora senso parlare di operai oggi?

Quando penso al mio copione, mi sento come il protagonista del film.

Sono il capitano di una nave alla deriva.

Porto tutto il peso del film sulle spalle e spesso mi sento solo.

Ma la solitudine fa parte del gioco. L'accetto. Ora l'accetto.

- Aiutami invece di filmare. - No, continua a filmare, è la realtà.

Durante i primi film facevo lo stesso sogno.

Arrivavo sul set la mattina e non c'era nessuno.

Da nessuna parte, urlavo: "Dove siete?"

Era così angosciante che mi svegliavo.

- È il tuo making of? - Be', è una prima versione.

- È assurdo. - Cosa?

Non c'è nessuna immagine della troupe.

È voluto, è il ritratto di un regista.

- Ma non puoi mostrare solo questo. - Perché no?

Non è questa la realizzazione del film.

Invece sì, scusa, per me, riguarda la solitudine del regista in lotta con gli altri.

Per niente, è un direttore d'orchestra circondato dai suoi musicisti.

- No, il regista è un uomo solo. - Che stupidaggine. Interessati un po' agli altri.

Tutti hanno una storia e ispirano il regista. Apri gli occhi.

Hai parlato con Aurelie, l'addetta mensa? La sua vita è incredibile.

O Jeff? È brillante e profondo. O la guardia? Grazie a Dio che c'era.

Mi ha aperto la porta, dato le sigarette e così via.

- Un film è un'opera collettiva. - È un pensiero ingenuo.

Cambia la guardia, l'addetta o anche un attore e il film non cambia.

Sei deprimente. Siamo marionette nelle mani del "creatore"?

Perdonami, ma senza regista e copione non hai niente, punto.

Bene, devo andare.

- Dove vai? - In hotel. - Aspetta, ti accompagno. - Prenderò un taxi.

- Non ci sono. - Ne chiamerò uno. - Non siamo in centro a Parigi.

Pensi che abbia sempre vissuto in centro?

Aspetta. Resta ancora un po'.

Cucino qualcosa, beviamo un bicchiere e ti accompagno.

No.

Non... Non posso, ho un ragazzo.

Scusami.

- Sappi che non volevo approfittarne. - Zitto.

Chi è il tuo fidanzato? Un attore famoso?

No.

Uno del mio quartiere. Ci conosciamo dal liceo.

- Allora è una grande storia. - Soprattutto lunga.

Non finisce mai.

Ho cercato di lasciarlo per anni, ma siamo troppo legati.

Troppo vissuto, è complicato.

ATTO 3

- Ciao. Scusa, sono in ritardo. - Ciao.

- Allora... Giorno 24. - Giorno 24.

La troupe è sfinita, sono tutti zombie. E io mi sento molto meglio.

Penso persino che finiremo il film.

Inoltre, grazie alla mia insonnia, ho letto un bel copione stanotte.

- Davvero? Di cosa parlava? - Di un ragazzo che vive qui vicino.

Hai letto il mio copione?

Già. Tutto d'un fiato.

Mi è piaciuto molto.

Ho anche provato una fitta d'invidia.

L'invidia di uno che è alla frutta.

È diretto, semplice, sincero.

Tutto quello che non riesco più a fare.

Era il mio migliore amico. Volevamo fare cinema, ma se n'è andato prima.

- Se n'è andato? - Si è suicidato.

Ah sì? Come nel copione.

Fai bene a tenere duro.

Farai questo film e tanti altri. Sei fatto per questo, è chiaro.

Finalmente. Ti ho lasciato decine di messaggi.

Scusa, non mi sentivo bene. Ho fatto degli esami al cuore.

Ah sì? Tutto bene?

Tutto bene, non preoccuparti. Sei con Simon?

Non dormiamo ancora insieme. Perché?

È finita. Non sono riuscito a rifinanziare il film.

I miei conti sono bloccati, non mi danno un centesimo.

La troupe deve finire senza stipendio.

- Dici sul serio? - Sì. Non ho altre soluzioni.

- Simon lo sa? - No.

- Non ancora. Diglielo tu. - Non ci pensare, non lo dirò proprio a nessuno.

Pendi il primo treno e lo dici a tutti di persona.

Controllo gli orari e ti dico quando arrivo.

Domani andiamo in tribunale.

Domani andiamo in tribunale. Sfilerete uno dopo l'altro.

I capi cercheranno di intimidirvi, destabilizzarvi, e farvi crollare.

Perciò aumenteranno la liquidazione.

Si vocifera che proporranno 100.000 euro.

Per continuare, dobbiamo contarci.

Chi è pronto ad andarsene con l'incentivo?

Abbiate il coraggio di dirlo.

Almeno siate onesti, ragazzi. Non abbiamo fatto tutto questo per mentirci.

Chi prenderà i soldi?

Mehdi e io li prenderemo. Abbiamo fatto i conti.

Per noi sono 200.000 euro.

Possiamo saldare i debiti, risparmiare e avviare un'attività.

Ok. Buona fortuna per l'attività. Chi altro?

Anch'io li prenderò.

Chi altro?

Anch'io. Non ho più fiducia. Il fallimento è vicino.

Anch'io li prenderò, 100.000 sono tanti.

Vado in vacanza, poi lavoro sei mesi. Nessun problema.

Prego, ridete, è divertente. Anch'io li prenderò.

- Anche tu? - Sì. Sono a due anni dalla pensione e sono stufo di lottare.

Sono stanco.

Chi altro, ragazzi?

Allora è tutto finito.

Cosa volete che vi dica?

Complimenti a tutti. Hanno vinto.

I loro incentivi sono stati il colpo di grazia. Ve lo dico, e Mansour conferma...

- Se restiamo in pochi, non ci lasceranno mai la fabbrica. - È finita. - Lo sapete bene.

Prova a capirci. 100.000 euro sono tanti per noi.

- Io voglio che capiate una cosa. - Facciamo il possibile.

Il possibile di cosa? Mollate per 100.000 euro!

Abbiamo lottato mesi per questa fabbrica.

Non hai il diritto d'incolparci! È vergognoso!

Non urlate e non dite che non ho il diritto.

Dico la verità e non volete sentirla.

Capisco.

Ma questa è la verità. Abbiamo lottato mesi per niente.

E, per quanto mi riguarda, chi accetta i soldi è un collaboratore.

Vigliacchi. E anche questa è la verità.

Cazzo. Ma ti sei sentito? Ci stai rompendo le palle.

Vi rompo le palle? È tutto quello che hai da dire?

Sono qui da giorni! Giorno e notte.

Per salvare questa fabbrica e vi rompo le palle?

Trova altro da dire, perché mi fai incazzare.

Non ti rendi conto. Non ti rendi conto della pressione che ci butti addosso.

È impressionante.

Ci liberiamo di un capo per averne un altro. Non era questo il piano.

- Sono io il problema? - Certo che sei il problema.

- Lo pensate anche voi? - Sì.

Sono io il problema? Ho buone notizie. Basta problemi, me ne vado.

Cavatevela da soli.

Ragazzi, siete ingiusti. Siamo qui grazie a lui.

E se riceverete gli assegni, sarà sempre grazie a lui.

Pensateci quando vi siederete con i vostri soldi.

Zitta! Siete dittatori. Peggio dei capi.

Che cazzo vuoi?! Sai una cosa?

Avvia la tua piccola attività. Cosa diventerai?

Una da quattro soldi con le banche sulle spalle?

Chiudi la bocca!

Te ne vai davvero? Non è uno scherzo?

Senza di te è finita. Non resta nulla.

Sono stanco.

Mia moglie mi ha lasciato, non vedo i bambini da due mesi.

- Voglio andare a casa e non pensare a niente. - Smettila, non puoi farlo.

Per te. Per tutti. Non puoi lasciarci ora.

Per favore.

Resta.

Stop. Favoloso.

- Sposta la cassa, è nell'inquadratura. - Quanto aspettiamo ancora?

Ti è piaciuto baciarlo?

Dici sul serio? Faccio solo il mio lavoro.

- Cosa vuoi? - Niente.

Dimmelo. Cosa c'è?

Sono due giorni che mi eviti. Niente cene, messaggi, niente.

Mi chiedo cosa succede.

Il mio ragazzo è qui. Perde la testa se esco dalla stanza.

Non mi lascia fare niente. Scusa.

- È ora di andare! - Nadia, siamo pronti. - Arrivo. - Grazie.

Ci vediamo alla mia roulotte dopo il lavoro.

Ottimo. Nadia è arrivata. Tutti in posizione.

Una ripresa al volo.

- Motore. Si gira. - 62/2, prima.

Si gira.

Senti...

Non puoi lasciarci ora.

- Di nuovo. - Rifacciamola.

Sono stanco.

Presto! Abbiamo solo un'ora di luce.

- Che catastrofe. - Merda!

- Smettila. - Facciamo schifo. - Restate concentrati. - Andiamo diretti.

Dove sei? Non ti vedo al binario.

Sono in doppia fila. Ti aspetto sulla passerella.

Non mi dire che non sei venuto!

Sei un figlio di puttana!

Michel è con te?

Era qui. Pensavo fosse andato a casa stamattina.

Scusa. Devo andare.

Sono Viviane. Passami Michel.

Non fare lo stronzo, è con te! Passamelo.

Piantala! Dev'essere con te!

Mi fate tutti incazzare!

- Scusa, dov'è Nadia? - È andata in hotel.

Nadia, sono Joseph. Sono sotto, alla festa. Ti aspetto.

Scusate. Puoi fermarti, per favore?

Non ci vorrà molto.

Puoi riunire la troupe per un annuncio?

Avvicinatevi, per favore, voi, in fondo, venite qui!

Venite. Viviane ha un annuncio.

Scusate l'interruzione della festa. Non ci vorrà molto.

Abbiamo una decisione importante da prendere per il resto delle riprese.

Ecco la situazione.

I conti sono bloccati, le casse sono vuote e non ho alcun modo per pagarvi.

Cosa stai cercando di dirci?

O finiamo il film senza essere pagati, o torniamo a casa domani.

So che suona un po' brutale, ma non abbiamo scelta. È un caso di forza maggiore.

Parliamo della prossima settimana o subito?

Non avete capito. Non c'è più niente. Non ho un centesimo.

Quindi due settimane senza paga?

- Saremo pagati in futuro? - Non lo garantisco.

Marquez è scomparso e sono sola a gestire tutto.

- È un ricatto! - No! - È uno schifo, Viviane.

No, è la verità, sono al verde.

Allora chi vuole continuare senza essere pagato?

Per noi che guadagniamo tanto può funzionare.

Ma altri non possono permettersi di perdere due settimane di stipendio.

Assolutamente no, non lavorerò gratis, è una questione di principio.

Neanch'io, hai già licenziato il mio assistente, non faccio volontariato.

Capiamo e rispettiamo le posizioni di tutti.

Ma dobbiamo prendere una decisione. Propongo di votare.

Ci prendete alla sprovvista. Lasciatecene parlare.

Se vogliamo girare domani, dobbiamo decidere stasera.

Simon, non dici niente?

Cosa dovrei dire? Vorrei finire il film, ma non posso costringere nessuno.

- Io continuo, Simon. - Stronzo.

Leccaculo!

- Anche noi. - Tutti leccaculo!

Diamoci un taglio. Chi continua?

- Assolutamente no! - Noi continuiamo.

Capito. 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8.

- Deciso. Ci fermiamo stasera. - State scherzando?

Ci facciamo il culo da settimane. Non possiamo fermarci ora!

E gli operai? Chi glielo dirà? È un inferno per loro.

Vengono scaricati per la seconda volta. Vi va bene?

Cos'è tutto questo senso di colpa?

- No. - Invece sì. Noi siamo come gli operai.

- Chi glielo dirà? Voi, giusto? - Ha ragione.

Simon, stai facendo la stessa porcheria che condanni nel film.

Stop. Fine della discussione. Non avremmo dovuto chiedervelo.

Le riprese sono sospese. Riprenderemo quando potremo pagarvi.

- Grazie. - Non vi vergognate a paragonarvi agli operai?

Sapete quanto siete privilegiati?

Ho lavorato in fabbrica. Prendevo un quarto di quello che guadagniamo.

Ho lavorato tanto e ho comprato il mio furgoncino ristorante.

Ho fatto film pagati e non. Ma siamo fortunati.

- Ha ragione. Siamo degli artisti o no? - Tu sei un artista.

Io sollevo pesi tutta la giornata. Ho la schiena a pezzi.

Nessuno chiede mai il mio parere e va bene. Ma basta discorsi stupidi.

Siete un branco di idioti.

Anch'io faccio parte del film. Posso parlare?

State sabotando un grande film. Siete proprio degli idioti.

Non si blocca un film per due settimane di stipendio.

Per due settimane private un artista del suo film?

- Siete tutti idioti. - Sei pazzo. Due settimane di paga?

È tantissimo. Forza, rinuncia al tuo stipendio.

Vuoi sapere come vengo pagato? In diritti d'autore.

Sai cosa vuol dire? Non prendo niente. Se il film non incassa, non prendo niente.

Scusami. Come farai? Vuoi farmi piangere.

Prendi un milione a film. Non riesce neanche offrire da bere.

Sei tu il tirchio! Pagaci gli stipendi.

- Ho pagato da bere. - Non farci la morale.

- Zitto. - Come? Cosa? - Ho detto di stare zitto.

- Non ti permettere! - Sei solo un parassita.

Smettetela!

Toglimi la telecamera dalla faccia! Non è un reality!

Al diavolo te e i tuoi discorsi di merda.

- Ti denuncio! - Psicopatico.

- Mi dispiace. - Non ti preoccupare.

- Il making of è stata un'idea stupida. - Potrebbe essere l'unico film.

- Pensi? - L'ha detto. Ci fermiamo stasera.

- Giusto, Simon? - Esatto.

Non dicevi sul serio. A una settimana dalla fine?

- Ci dev'essere una soluzione. - Sì, c'è.

Tutto bene?

- Posso prendere la tua macchina? - Perché?

- Vado a Parigi, devo vedere mia moglie. - Non se ne parla.

Dobbiamo parlare di nuovo alla troupe domani mattina, devi esserci anche tu.

- Tornerò presto, promesso. - Guardati, non puoi guidare da solo.

- Accompagnalo. - Non ho la patente. - Sei licenziato. - Non sono pagato. - Come tutti allora.

Troverò qualcuno che ti accompagni.

Lo vedi che ci sorpassano tutti?

Questo viaggio durerà tre giorni.

Fermati. Non ne posso più.

- Dove? - Dove riesci! - Lì! - È vietato.

Te l'ho chiesto? Forza. Fermati.

Spostati. Dai! Forza!

- Vattene via! - È finito tutto.

- Cosa? - Le riprese sono finite. - Cosa? - Il film si è fermato stasera.

- Sei matto? - Impazzirò senza di te! - Voglio urlare! - Lo so.

No, per favore, fermati!

- Cosa succede? - Fatti i cazzi tuoi. - Chi è? - Non lo so. Vai a casa.

- Che c'è tra di voi? - Stai zitto, ok?

- Cosa? - Non sei il benvenuto! Capito?

- Lascia perdere. - Cosa gli prende? - È ubriaco. - Che problema hai?

- Sei uno sfigato! Lei ha paura di dirlo. - Non l'ho mai detto!

- Vieni qua. - Basta!

- Entra in camera. - Tu, vattene.

Vai a casa! Forza. Vai, vai! Vai! Coglione!

- Scusa. Non succederà più. - Ho solo perso l'occasione della vita.

- Stai bene? Dov'eri? - Ora sono qui.

- Cosa ti è successo? - Non mi toccare. Non mi toccare!

Calmati. È ora che finiscano le riprese.

- Non finiranno. - Cosa?

Questa non è la mia vita. Voglio fare cinema!

Non fa per te, non ci riuscirai mai.

- Me l'avete sempre impedito. - Non è vero.

Invece sì! Per voi c'è solo la famiglia, questa vita di merda.

- Lo vuoi capire? - No, non capisco niente.

- Sei cattivo. - Sto soffocando.

Soffoco! Odio questo posto! Non voglio essere come voi!

Non passerò la vita in questa pizzeria di merda.

- Sono io. - Cosa ci fai qui? Hai finito le riprese?

Ho fatto solo un salto. Dovevo vederti, parlarti.

Chiamerò lo studio e farò il loro finale.

- Perché? - Perché ho perso.

Il capitalismo ha vinto. Devo accettare la sconfitta.

Ma non ha importanza.

Ho lasciato che questo film prendesse il sopravvento sulla mia vita.

Pensavo che le cose si sarebbero sistemate tra noi.

Ma col passare del tempo...

ho avuto la sensazione che ci perdessimo, che ti stessi perdendo e non voglio perderti.

Diamoci un'ultima possibilità. Trascorriamo del tempo insieme.

Teniamo il cinema a distanza.

Potrei persino fermarmi se me lo chiedessi.

Non te lo chiederei mai.

- È la tua vita. - No, la mia vita siete voi.

Sei tu.

È troppo tardi, ci siamo persi, è finita.

- Arrivo. Aspetta in macchina. - Ok, ma dobbiamo andare. - Sì.

- Vuole guidare? - No, va bene così.

- Posso farti una domanda? - Certo.

Mi tormenta sin dall'inizio delle riprese.

- Di chi sei figlio? - In che senso?

Chi ti ha raccomandato?

Nessuno. Ho mandato il mio CV e mi hanno richiamato.

Vuoi dire che non sei il figlio di nessuno?

Sì, dei miei genitori.

- Tutto bene? - No.

Non sto per niente bene.

Puoi fermarti al prossimo autogrill?

- Non se la deve prendere, non è grave. - È gravissimo. Si possono rovinare delle vite.

Non ha rovinato niente. Sono contentissimo di essere nel suo film.

È una grande esperienza.

Ho parlato con l'avvocato.

Abbiamo perso.

Dobbiamo lasciare la fabbrica entro domani mattina.

Devo dirlo a tutti.

Giuro che non so come fare.

Allora domani è finita?

Sì.

Non ci lasceremo morire così, no?

Forza, ragazzi, veloci!

- Muovetevi! - Forza!

Forza, dai!

Dai!

Basta così.

State indietro.

- Stop! - Stop. Grazie.

- Ce l'hai? - Sì. - Fine della sequenza e delle riprese.

E ultima scena degli operai!

Bravi!

Complimenti.

Vedi, troviamo sempre un modo.

Stavolta, ho proprio pensato che il film mi avrebbe ucciso.

Nessuno può ucciderti. Sei un leone, una fenice.

Ora puoi dirmelo.

Come hai trovato i soldi per finire il film?

Non ho fatto niente, sei stato tu.

Grazie al tuo ricovero, ho richiesto un risarcimento all'assicurazione

e hanno sborsato più di 300.000 euro.

- E hai finito il film, sei un genio. - Tu sei il genio, il genio del male.

Lamentati, ti procurerò film per 20 anni.

Questo è l'ultimo. Mi fermo. Mi ha distrutto.

- Non posso andare avanti. - Ah sì?

È così, mi occuperò di me, della mia vita, di vivere.

Stronzate.

Nessuno lascia il cinema, moriamo sul set.

Hai calcolato la tua pensione?

Non prenderai niente.

Ti annoierai a morte entro sei mesi.

Il cinema è una droga.

- No! No, fermatevi! - Tiriamo fuori tutto?

Ehi, Joseph! Vieni qui.

Amico, tutti mi dicono che hai scritto un copione fantastico.

È vero? Quanti anni ha il protagonista?

- 18. - Puoi invecchiarlo?

- Perché? - Perché così lo interpreto.

Chiedi il mio numero alla produzione e chiamami, ne parleremo, davvero.

- Non fare il timido. - Ok. - Ciao.

- Mi lasci? - Sì.

- Che rottura, ti mancherò. - Buona vita.

Buon lavoro! Parcheggia dietro ai cespugli!

Perché non dietro l'albero?

- Sì? - So che te ne vai.

Non posso restare, mi spiace, devo andare.

Non volevo che ci lasciassimo senza salutarci.

Hai fatto bene.

È così? È finita? È strano.

- Sai cosa farai dopo? - Andrò a Parigi, cercherò lavoro su un set.

E un produttore per il mio film.

- Sai già dove dormire? - Alcuni della troupe mi potranno ospitare.

C'è anche casa mia.

Ok, grazie.

Scusami per l'ultima volta, non so cosa mi sia preso.

L'ho lasciato.

Bene! Uno, due, tre, andiamo!

Forza!

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