All language subtitles for The Kid With A Bike (2011) [BluRay][YTS

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Original subtitles

Riattacca, Cyril.

È come l'ultima volta, la voce ha detto che il numero non esiste.

Riaggancia.

- Dammi il telefono. - Lascia fare a me il numero.

Metti il vivavoce.

Se dice che il numero è inesistente, riagganci.

D'accordo.

Fai il numero.

"Attenzione, il numero chiamato è inesistente."

Hai sentito? Vai a giocare con gli altri.

- Voglio chiamare il portiere. - Lo abbiamo già fatto.

Tuo padre non abita più lì, accettalo.

Mi avrebbe ridato la bici. Voglio parlare con il portiere.

- Dammi il telefono. - No.

Smettila!

Cyril!

Cyril!

Alain, prendilo!

Scendi!

- Forza, scendi! - Ti fai male!

Lascia!

Calmati!

Calmati.

Ti sei calmato?

- Dai, vieni... - Cyril!

Cyril, calmati!

Non fare così, stai buono.

Dove vai?

- In bagno. - Fuori c'è l'orinatoio.

- Devo fare quella grossa. - Hai avvertito il sorvegliante? - Sì.

Vai.

- Questo va a Val-Potet? - No, quello.

Grazie.

- Portineria, sì? - Sono Cyril, vado da mio padre.

- Cyril chi? - Cyril Catoul, mio padre abita al 5°.

- È partito da un mese. - Sul campanello c'è il suo nome.

- Ho scordato di toglierlo. - Posso salire? - Non c'è nessuno.

Vorrei provare a...

Studio medico, chi è?

- Sono caduto in bici, posso venire? - Sì, piano terra, la porta azzurra.

Papà?

Papà, ci sei?

Papà!

- Non abita più nessuno li. - c'è mio padre.

- No, e vuoto. - Papà!

Non puoi restare qua, scendi.

Scendi.

Scendi o no?

Cyril, aspetta!

Cyril!

- Sei quello caduto dalla bici? - Sì. - Ti sei perso?

- Sì. - Hai male da qualche parte?

- Alla gamba. - Sanguini? - No.

- Hai sbattuto la testa? - No.

Buongiorno, siamo i suoi educatori. È scappato da scuola.

Fai il bravo, vieni. Vieni!

- Lascia la signora. - Mi fai male, non stringermi così.

- Lasciala subito. - Voglio stare con mio padre!

- Non abita più qui. - Sì, c'è la mia bici!

- Non stringermi così forte. - Vieni. - No!

- Gli faccio vedere la casa. - Hai sentito il portiere?

Andiamo a vedere l'appartamento di tuo padre.

Scusi.

Vieni, Cyril.

Cyril?

II direttore vuole vederti.

Alzati, so che sei lì.

Gli altri stanno già facendo colazione.

- Alzati. - Che ore sono?

- Le 8:50. - E sabato, ho ancora dieci minuti.

Il direttore vuole vederti, devi andare da lui.

Cyril, ti alzi?

Dico al direttore che non vuoi vederlo.

Cyril?

Ricordi la signora che non volevi lasciare nello studio medico?

È qui, vuole parlarti.

Hai sentito che ho detto?

- Ti ho portato la tua bici. - Ha visto mio padre?

- No. - Allora come ha fatto a trovarla?

Avevi detto al portiere che era nera con la forcella cromata...

e ho cercato una bici così. - Dov'era?

Ce l'aveva un ragazzino, l'ho ricomprata da suo padre.

- Come ricomprata? - Gliel'aveva venduta tuo padre.

È un bugiardo, l'ha rubata e gliel'ha rivenduta.

Oppure non è la mia.

c'è il graffio, è la mia. Quello l'ha rubata a mio padre.

- Quanto l'ha pagata? - Non importa. - Forse a tuo padre servivano soldi.

- Non lo avrebbe mai fatto. - Ringrazia la signora. - Grazie.

Guardi.

Bravo.

Guardi.

- Arrivederci. - Arrivederci, grazie.

- Ciao. - Arrivederci.

Ora fai colazione con gli altri.

Cyril, stai attento!

Cyril! Torna qui!

Posso venire da lei il week end?

Devo parlare con il tuo direttore...

Dira di si, cerca sempre famiglie d'appoggio.

Gli telefonero, ci vediamo.

- Non lo farà mai. - Invece sì.

Ci vediamo.

- Non so chi sia. - Veniva sempre qui.

Forse le ha detto dove andava a vivere.

Non mi ricordo di lui, perché dovrei ricordarmi cos'ha ha detto?

- Ha un casco dorato. - Ho detto che non me lo ricordo!

Sì?

Sto facendo un giro in bici.

Sì, un ragazzo voleva rubarmela.

Forse e quello da cui l'hai ricomprata, di che colore aveva i capelli?

Dimmelo comunque.

No, non e lui.

Faccio un altro giro e arrivo.

- Una volta sei venuto con lui, vero? - Sì, una domenica.

Mi ricordo di lui, non sapevo che avesse cambiato casa.

- Arrivederci. - Sei suo figlio? - Sì.

- Ma non ti ha detto dove andava. - Sì, ma non me lo ricordo.

Faceva qui benzina alla moto, aveva un casco dorato.

- Aveva una vecchia BMW 750? - Sì, verde cromata.

Ha messo un annuncio per vendere la moto sulla vetrina del negozio.

- Quando? - Un mese fa.

- Ha detto dove andava ad abitare? - Perché avrebbe dovuto?

Forse c'è l'indirizzo sull'annuncio.

Vendo una BMW 750 e una bici fuori strada per ragazzo."

L'indirizzo è quello vecchio.

Cyril, chiudi il rubinetto.

Mi scusi un attimo.

Finisco tra cinque minuti.

- Cosi vanno bene, signora? - Sì, molto bene.

Mille grazie. Ciao.

Cyril, rispondi.

Non mi piace che si sprechi lacqua. Che ti succede?

E per il ragazzo che voleva rubartí la bici?

Qualcuno ti ha parlato di tuo padre?

Cominci male come primo giorno!

No!

Devi dirmi cosa non va, non posso indovinare.

Cyril...

ricordi che ha detto la psicologa?

Che se fossi venuto nella citta di tuo padre avresti pensato troppo a lui.

Sarebbe meglio che ci vedessimo solo la domenica...

che facessimo una gita fuori e che ti riaccompagnassi la sera.

Che ne pensi?

Guardami.

Voglio vedere chi ti ha venduto la bici. - Per dirgli che è un ladro?

No, gliel'ha venduta mio padre. Ho visto il suo annuncio.

- Cosa vuoi dirgli? - Fargli una domanda su mio padre.

Ho il suo numero di telefono, vuoi che lo chiamiamo?

Sì.

Chiudi il rubinetto.

Non usare la tua scheda, tieni.

È il signor Gurza, 04336...

Ciao.

- Lui è Gilles, il mio compagno. - Ciao.

- Mi dai il numero? - 043366310.

Signor Gurza, la chiamo per la mia bici. Sono Cyril Catoul.

Volevo sapere se mio padre le ha detto dove andava ad abitare.

Sì, Guy Catoul è mio padre. Le ha detto dove andava ad abitare?

Non le ha detto niente?

Arrivederci.

- Perché non vieni? - Ho paura. - Sarai con me.

- Vai con Gilles. - Vieni.

Vai.

Cyril!

- Voglio andarci da solo. - No, è pericoloso.

- Fermo! - Voglio andarci da solo. - Se ti succede qualcosa?

- Non ti voglio! - Samantha!

- Non vuole che vada con lui! - Non da solo, siediti!

Siediti!

Posso sedermi?

Che cosa hai?

Voglio mio padre.

- È caldo? - Che cosa?

II tuo respiro.

Faccio io.

Nell'altro senso.

Dammi lo zaino.

- Arrivederci. - A lunedi.

A lunedi.

- Come hai avuto l'indirizzo? - Dalla polizia.

- Il direttore che ha detto? - Spera che l'incontro vada bene.

Aveva detto che era impossibile avere l'indirizzo.

No, preferiva che fosse tuo padre a chiamare.

Mio padre ha detto che voleva incontrarmi.

- No, ha detto che era d'accordo. - E lo stesso.

No, se voleva vederti, avrebbe potuto chiamare o venire.

Non rimanere deluso se le cose non vanno come sogni.

Io non sogno mai.

- Vuoi un altro panino? - No.

- Un po' dacqua? - Sì.

Tieni.

- Grazie. - Come?

Grazie.

Non l'ho visto.

- Verrà sicuramente da là. - Non verra più.

Dovevi dargli il tuo numero, nel caso in cui avesse avuto problemi.

- Andiamo a vedere a casa sua? - E se sta venendo qui?

Lo aspettiamo da 40 minuti, andiamo a casa sua.

Aspetta, vado a vedere su quella strada.

Buongiorno, signora. Possiamo parlare con Guy Catoul?

- Ora non c'è, chi siete? - È mio padre.

Aveva appuntamento col figlio. Non lo abbiamo visto e siamo venuti.

- Può dirci dove trovarlo? - Lei chi è?

- Ospito Cyril da me nel week end. - Lei conosce Guy?

No, l'ho visto solo per prendere appuntamento.

Sta cucinando nel mio ristorante. "L'acacia", di fronte al ponte Kennedy.

- Da questo lato del fiume? - L'altro. - Grazie, arrivederci.

La musica è troppo forte, non ci sente.

Eccolo! Papà!

Papà!

- È girato dall'altra parte. - C'è una porta nella stradina, vieni.

Salgo sul muro.

Lo vedo! Ora porta fuori la spazzatura.

Papà, sono qui!

- Perché sei qua? - Per vederti. Salto o apri davanti?

- Davanti. - Apre davanti.

- Aspetto fuori. - Sì. Entra.

Vuoi bere qualcosa?

- Come? - Vuoi bere qualcosa? - Sì .

Una Coca, un succo di pesca, di pera, acqua...

Pesca.

- Cosa? - Pesca.

- Quella è gentile con te? - Abbastanza.

- È carina a prenderti nei week end. - Sì.

- Diventerai un parrucchiere? - No.

- Devo andare in cucina, vieni. - Mi ha ricomprato la bici.

Fantastico, ho dovuto venderla, ero nei guai.

Non importa. Quando vieni a riprendermi?

- Dove? - All'istituto.

- Sono cattivi con te? - No, ma hai detto che restavo un mese.

È difficile per me.

Volevo telefonarti, ma era inutile per dirti che non venivo.

Non importa.

- Hai cambiato numero di telefono? - Ho venduto il cellulare.

Non posso riprenderti.

Non subito.

Devo trovare dei soldi...

un appartamento, molte cose.

Quando sarà?

Non lo so.

Samantha mi ha comprato un cellulare, potresti chiamarmi nei week end.

Sì.

- Ti annoti il numero? - Sì, un secondo.

- Vai. - 0479...

69...

5623.

- Qual è il numero di qui? - Non c'è.

C'è, ma non devi chiamarmi, la padrona non vuole.

Ti chiamerò io.

- Che cos'è? - Sono salse.

Choron e caraibica.

- Devi andare via, ho da fare. - Posso girarla col mestolo?

Va bene, stai attento, scotta.

Ora devi andare via, ho molto da fare.

- Dammi i mestoli. - A che ora apri?

- A mezzogiorno, tra mezz'ora. - Vengo a mangiare con Samantha.

Non è possibile, siamo al completo. Vuoi mangiare qualcosa?

- Sì? - Che vuoi? Patatine alla paprica?

Sì.

Ora vai.

- Ne vuoi una? - No.

- Quando ci rivediamo? - Ti chiamo io.

- Sabato prossimo? - Tranquillo, ti chiamo io.

Se non riesci a telefonarmi, verrò a trovarti.

Aspetta.

Signora, posso parlarle?

No, aspetta qui.

Non sono venuto perché non ce la faccio, è troppo per me.

Non posso occuparmi di lui, dopo che la nonna è morta sono rimasto solo.

- Potrebbe vederlo un'ora il week end. - Il pensiero di vederlo mi stressa.

- Lui le vuole bene, ci pensi lei. - Vuole vedere lei, non me.

Mi dimenticherà.

Io sto cercando di rifarmi una vita, con lui non funziona.

Non posso pensare a lui.

- Potrebbe vederlo una volta al mese. - La supplico, ci pensi lei.

Non voglio più vederlo, glielo dica.

- Questo deve dirglielo lei. - Ho tentato, ma non ci riesco.

- Cosa ti ha detto tuo padre? - Che mi chiamerà, forse sabato.

- Vieni. - Perché? - Vieni.

Ci ha sentiti.

- Che c'è ancora? - Deve dirglielo lei, non io.

Glielo dica.

Non devi più vedermi.

Resta all'istituto e con lei, starai bene.

Mi telefonerai?

Non lo so.

No.

Cyril, smettila!

Cyril!

Calmati.

Calmati.

Calmati.

Passa!

Dai, tira!

Gol!

Passa, sono libero!

Di qua!

Tira!

- Ci manca un giocatore, giochi? - Porto la spesa e arrivo.

Vado a giocare a calcetto in piazza.

C'è un resto di...

4,60 euro. - Mettili sulla cassa, per favore.

Grazie.

- Quanto hai speso? - Non lo so. - Fai il conto, ti ho dato 10 euro.

- 5,40 euro. - Sì.

- Ridammela. - Vieni a prenderla.

- Attacca! - Dai, fagli male!

Non fare la signorina, fagli vedere!

- Attacca, "pitbull"! - Macché pitbull, è un barboncino!

- Forza! - Mordilo!

Sbranalo, sventralo!

- Forza, mordilo! - Vai!

Basta così, pitbull!

Va bene, sei il più forte.

Basta, ho detto.

Basta, scendi!

Scendi!

Aspetta.

Stringimi la mano.

Pitbull, hai il mio rispetto. Stringetegli la mano.

Hai il mio rispetto.

Hai il mio rispetto.

Vado con lui.

Logan, lavami la macchina, Nabil ha la chiave.

- Vai in centro? - Sì. - Anch'io.

È bucata, sarà finita su un chíodo o un pezzo di vetro.

- Portiamola dal meccanico, lo conosco. - Non ho soldi.

Tranquillo, ce li ho io.

- C'è un chiodo. - Lascialo, così vede dov'è bucata.

Aspetta, la porto fino alla strada, altrimenti buchi l'altra.

- Dove abiti? - Da Samantha, la parrucchiera.

- È una tua parente? - No, mi ospita nei weekend.

- È gentile con te? - Sì.

- Fumi? - No.

- Poi torni a Theux, all'istituto? - Sì, lo conosci?

Ci ho passato tre anni, tra noi ci capiamo.

Fammi vedere l'occhio. Tieni la sigaretta.

C'è un granello di polvere.

Non toccare.

- Giochi con la PlayStation? - Sì. - Ce l'hai?

- C'è una vecchia PS1 all'istituto. - Io ho la PS3.

- Ti va di giocarci? - Sì, certo.

Che ti è successo?

II telecomando è caduto e ho cercato di raccoglierlo.

Pitbull, raccogli il telecomando.

Il nonno dov'è? - È andato in farmacia, si sarà fermato al bar.

- Che canale vuoi? - Il quattro.

- Va bene? - Grazie.

Vieni, Pitbull.

Pitbull!

Siediti.

Qua.

- Ti piace se ti chiamo Pitbull? - Sì.

Io sono Wes, come Wesker di Resident Evil.

- Con gli occhiali da sole? - Sì, prima li mettevo sempre.

- Pronto? - Non dire che sei con me.

Sì.

No, io...

Non sono andato a giocare con quelli.

Ho incontrato altri ragazzi, facciamo un giro.

No.

Sì.

Sì.

A tra poco.

- Era la parrucchiera? - Sì.

Di sicuro non vuole che stai con me, tutti pensano che io spacci.

Banda di stronzi!

- Mi hai visto spacciare droga? - No.

- Tieni. - Funziona senza cavo? - Sì.

Vuoi bere qualcosa? Una Coca, una Fanta, una birra?

Una Fanta.

- Giochi col pugnale o con la spada? - Con la spada.

Premi R2 e scegli la spada.

- Ancora lei? - Sì. - Non rispondere a quella rompipalle.

Spegnilo.

Dai, gioca.

Piu veloce, se no ti sgozza.

Schiva! Porca miseria!

Ti mostro come fotterlo.

Tieni.

Aspetta.

Nessuno della banda è venuto qui, tu sei l'unico.

Al nostro incontro.

Attento, difenditi.

Cosi.

Bravo.

Attento.

- Tieni. - Grazie.

- Grazie, ciao. - Ciao.

- Mi farò dare i soldi da Samantha. - No, mi fa piacere pagare per te.

- Ho voglia di mangiare qualcosa, tu? - Sì, anch'io.

Buonasera.

- Che cosa è? - Noi due potremmo fare un bel colpo.

- Che colpo? - Per dirtelo, devo fidarmi di te.

- Puoi. - Sicuro? - Sì.

Io non tanto, sembri falso.

Ehi, Pitbull!

Non sembri un po' falso?

Scherzo, mi fido di te!

Tieni.

- Vorresti venire a stare a casa mia? - Sto già da Samantha.

Cambia famiglia d'appoggio.

- Ai vecchi andrà bene, glielo chiedo? - D'accordo.

E Samantha.

Ci parlo io, ci vediamo sabato.

- Sono due ore che ti cerco! - Aveva una ruota bucata.

- Non parlavo con te! Dammi la bici. - Torno da solo. - Tu vieni con me.

- Ciao. - Ciao.

- Non stare con lui, è uno spacciatore. - Mi ha aiutato.

- Dovevi chiamare me. - Perché non le hai risposto?

- Rispondi. - Non ho sentito la suoneria.

- Bugiardo. - Tu sei bugiardo! - Chiedi scusa.

Chiedi scusa per quello che hai detto.

Chiedi scusa, Cyril.

- Chiedi scusa o non vai più da lei. - Non dirlo, Gilles.

Non vedi che fa quello che vuole?

Sabato scorso aveva una crisi di nervi, oggi lo cerchiamo per due ore...

e ora mi insulta!

- Chiedi scusa o non vai più da lei. - Non hai il diritto di dirlo.

O lui o me.

O lui o me, capito?

Allora lui.

Gilles!

- Si è spento, sarà successo pedalando. - Non importa.

Dovevi chiamarmi quando si è rotta la bici.

Prendi l'acqua.

Non capisco perché non mi hai chiamato.

Perché non hai pensato che potevo venire ad aiutarti?

O che mi sarei preoccupata perché non tornavi.

- Ho scordato le forchette. - Rispondi!

Non ci ho pensato.

Aspettami.

- Buon appetito. - Buon appetito.

Perché hai voluto che venissi da te?

- Me lo hai chiesto tu. - Sì, ma perché hai detto di si?

Non lo so.

Devi promettermi una cosa, di non andare più con quel tipo...

di non farti nemmeno avvicinare da lui, promesso?

Sì.

Abbassa la serranda...

la chiude a chiave...

Hai spento il cellulare?

No, ora lo spengo, ma stasera lo dimentichero apposta da Samantha.

Fatto.

Si avvicina all'angolo con in mano lo scatolone dei giornali invenduti.

Posa lo scatolone...

apre il cofano, si abbassa per raccogliere il pacco...

No.

- No, prima il borsello al polso. - È vero.

Svuotalo bene.

No.

Ah, sì.

Vieni qua.

Se non frughi nel borsello e nelle tasche, che vuol dire?

- Non lo dimenticherò. - Che vuol dire?

- Che so dove tiene i soldi del Lotto. - E che vuol dire?

Sospetterà di te, hai lavorato per lui.

Mi farai arrestare, sei un traditore! Vuoi mandarmi in galera?

No.

- Uno, che fai? - Il borsello.

- Due? - Le tasche della giacca. - E tre, il portasoldi.

Dai, vieni.

Rifacciamolo con la mazza.

- Lo ammazzerò con questa? - No, impugnala bene in basso.

Così.

Pitbull!

Legami questa.

- Quanto vuoi per te? 500 euro? - Non voglio niente.

- Allora perché lo fai? - Per te.

Fermo.

Ehi!

Che fai? Se dico che non esci, non esci!

- Perché? - Non voglio che esci da solo la sera.

- Vai al cinema con Mourad. - Vado solo in bici con gli altri.

- Con lo spacciatore? - Lui non va in bici.

Cerca di fare spacciare i ragazzi, ti ha preso di mira.

Se voglio esco.

E Mourad.

Vieni.

Perché non vuoi andare al cinema con lui e i suoi genitori?

Mourad vuole essere tuo amico, me l'ha detto sua madre.

- Dai, vieni. - No!

- Buonasera. - Sono venuto a prendere Cyril.

Non vuole andare al cinema, prova a chiederglielo.

Perché non vuoi venire?

- Dai! - No.

- Ci divertiamo. - Non voglio.

- Vai, Cyril. - No!

- Vieni. - Allora ciao.

Ciao.

- Vieni con noi alla partita domani? - Sì, a che ora?

- Alle 14:00. - A domani. - Chiedi scusa ai tuoi per Cyril.

Cyril?

Cyril!

Scendi!

Scendi!

Calmati!

Tu non sei mia madre, voglio tornare in istituto!

Per me puoi tornarci!

Telefonagli e ti accompagno.

Non voglio più stare con te!

Cyril, dai...

Cyril!

Apri!

Torna qui!

Sono Samantha, la famiglia di appoggio di Cyril.

Posso parlare con un educatore?

Sì.

D'accordo.

Papa, non riesco a chiudere... Che cazzo fai?

- Ti ha visto? - Credo. - Che vuol dire?

Mi sono girato verso di lui per colpirlo.

- Riprendi i soldi. - Perché?

Riprenditeli!

II furto è stata unidea tua.

Se dici che c'entro io, ti uccido!

- Scendi. - Non potevo sapere che... - Scendi!

- Che fai qui? Che ti avevo detto? - Ti ho portato una cosa.

- Da dove vengono? - Li ho rubati, ma non lo sa nessuno.

Polpettine in salsa dolce! Guy! - Arrivano.

Se mi prendono, non diro mai che li ho dati a te.

- Vai via. - Non lo dirò a nessuno.

- Vai via, mi manderai in galera! - Non lo dirò a nessuno.

Sali.

Salta.

- Ci sei? - Sì.

Non farti più vedere.

La polizia ti cerca per cio che hai fatto, devi andarci.

Mettila in cortile, prendo le chiavi.

Samantha...

scusami per cio che ti ho fatto al braccio.

Vorrei venire a vivere con te, per sempre.

D'accordo.

Dammi un bacio.

Dato che il denaro rubato e stato trovato...

il risarcimento chiesto dal signor Surlet e da suo figlio Martin...

corrisponde alle spese ospedaliere e al mancato guadagno...

dovuto alla chiusura dell'esercizio per 6 giorni, per un totale 1750 euro.

Essendo il complice dell'aggressore insolvente e attualmente in prigione...

la signora Samantha Puccio, tutrice di Cyril Catoul, minorenne...

s'impegna a versare alle vittime l'intera somma in venti mensilità.

Lei ha qualcosa da aggiungere?

- No. - E lei? - No.

Sei disposto a presentare della scuse sincere al signor Surlet?

- Sì. - Lei e disposto ad accettarle?

- Sì. - Tocca a te.

Mi scuso per i soldi che le ho rubato...

e per i colpi che ho dato alla sua testa e a quella di suo figlio.

Accetto le tue scuse.

Puoi alzarti e stringere la mano al signor Surlet...

poi firmeremo la transazione.

Perché suo figlio non è venuto?

Non vuole accettare le tue scuse.

Cambia marcia, una più alta!

- Che marcia hai messo? - Non lo so.

- Che numero c'è sul cambio? - Otto.

- E il doppio del mio, posso provare? - Sì.

Non andavo in bici da tanto tempo.

- Prendo i panini? - Sì.

- Tonno? - Sì.

Io al formaggio.

- Che facciamo stasera? - Non lo so.

Potremmo invitare Mourad e famiglia per un barbecue.

- Dove? - Nel cortile piccolo.

Ho la griglia per la carbonella in cantina.

- Invito Mourad? - D'accordo.

Pronto? Sono Samantha.

Volevamo invitare te, Mourad e Jeannot stasera per un barbecue.

Certo, anche loro.

Va bene, verso le 18:00.

Sì.

- Vengono anche due cugini. - Della mia età? - Circa.

- E tu? - Cosa? - Non inviti un amico per te?

Non sono fatti tuoi!

Scusi.

- La carbonella è finita? - Arriva domani mattina.

Grazie.

La carbonella è finita, vado al negozio della stazione di servizio.

- Ti do i soldi. - Spero che ce l'abbiano.

- Costa 5 o 6 euro, ci vediamo a casa? - Sì.

- Buongiorno, un sacco di carbonella. - 5,80 euro, per favore.

- Tenga. - Mille grazie.

- Ecco, grazie. - Grazie, arrivederci.

Buongiorno.

Lascialo perdere, torna in macchina.

Martin!

Senza mazza come fai ora? Colpisci!

- Ho chiesto scusa a tuo padre. - Non me ne frega niente.

- Prova a picchiarmi! - No.

Dai!

Scendi, stronzo!

Ehi.

Ehi!

Papa!

È salito per nascondersi, gli ho tirato dei sassi.

- Sicuro che non si muove piu? - Sì.

Dovevi proprio farlo?

- Dov'è? - Là, vicino a una baracca.

Aspetta, ascolta.

Se è morto, diremo che ci ha insultati e che lo hai inseguito.

È salito su un albero per sfuggirti ed è caduto. Lo hai colpito coi sassi?

Ha una mano insanguinata, ma nessuno potra dire che è stato un sasso.

Sì.

Prendi il cellulare in macchina per chiamare un'ambulanza.

Puo essere una commozione cerebrale, e meglio chiamare un'ambulanza.

No.

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