All language subtitles for Nous ne vieillirons pas ensembl (Pialat_ Maurice 1972)_BDRip.1080p.x264.AAC_IT

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Original subtitles

L'AMANTE GIOVANE

Non mi piace il tuo appartamento. Mi fa stare male.

Non è diverso da casa dei tuoi genitori.

Non è così dai miei genitori. Lì senti che si amano.

Qui si vede che non è stato fatto niente per risolvere le cose.

È morto.

Non c'è vita.

Prima non dicevi così.

È vero.

La prima volta che sono venuta fu tre anni fa.

È il miglior ricordo che ho di te.

È ovvio che non te lo ricordi nemmeno.

- Allora? - Cosa?

- Vuoi un caffè? - Cosa?

- Vuoi un caffè? - No, grazie.

Una tartina?

Vuoi una tartina?

No?

Non tentarmi, sai come sono fatta.

No, non ho fame.

Vuoi una tartina?

- Sei molto insistente. - Prenditi una tartina.

Mi sono bruciata.

- Hai appetito di mattina. - Si.

Sono una forza della natura.

Che fai?

Vado, mi sono scocciata di stare qui.

Non posso fare niente. Non posso nemmeno andare alla finestra.

Non aspetterò la notte per uscire.

Non esagerare, ti chiedo solo di non esibirti al balcone...

a prendere in giro Françoise davanti ai vicini.

- C'è il sole, mi faccio una passeggiata. - Buon per te.

- Non ti avevo visto. - È un'ora che aspetto.

C'è un sacco di gente.

Allora?

Allora andiamo in Camargue.

Fantastico.

Ho incontrato quelli della Pathé. Hanno detto 70.000 a settimana.

Mi sembra che sia andata bene.

Sono tanti 70.000.

Sì, ma non sono tante le settimane.

Sono molto contenta.

- Jean, sono quasi le 6. - Quindi?

I miei genitori stanno per arrivare.

Dormiranno nel nostro hotel? Che palle.

Dai, gli offriremo solo una bouillabaisse, è troppo caro.

Cosa ti avevo detto? Eccoli là.

Buongiorno, cara.

- Buongiorno, Jean, come va? - Buongiorno, come va?

- Che hai? - Mi fa male la gamba.

Siamo andati a vedere una corsa di tori e ci siamo presi qualche colpo.

Cos'è quel blu che hai all'occhio?

Niente, una piccola botta.

- Un piccolo livido. - Sì.

Allora, vi piace la Camargue?

- Siamo un po' delusi, vero? - Sì.

Ai turisti fanno vedere le cose finte. Noi torniamo, venite con noi?

Sei gentile, ma non vogliamo disturbare.

Non disturbate, filmo lo stesso. Voi portatela a fare una passeggiata.

Si libererà un po' di me.

- Saremo di intralcio al lavoro. - Ma no.

Una vespa!

Siamo alla fine della giornata.

È buono questo vino.

Il problema della bouillabaisse è che ci sono troppe ossa.

Allora dovevi prendere gli spaghetti.

- René. - Mi scusi.

Jean.

Non posso, ho le mani occupate.

Questo era mediocre.

- Hai sentito? - Che faccia tosta.

Chissà come sarà contento.

- Ne vuoi ancora? - No, sono a posto.

- Vuoi ancora qualcosa? - No, sono a posto, grazie.

È buona.

Resterete tanto?

Intanto finisco la bouillabaisse e poi...

No, intendo per le riprese. Scherzi sempre.

Tre o quattro giorni. Voi restate qui?

No, siamo in un piccolo hotel vicino a Lavandou.

Le Castellet.

Lo conosco, non ci sono state orge con le minorenni?

- Ma no. - Quello era al Nid du Butard.

C'è un circuito automobilistico, ma...

- Abbiamo finito il rosé? - So che ci si mangia bene.

Potremmo avere un altro rosé, per favore?

Hai ragione, è buono.

Non tenere così il microfono. Sei in mezzo, spostati!

Come faccio a sapere cosa stai filmando?

- Mi fai incazzare, faccio meglio da solo. - Attento con la telecamera!

È nervoso.

Ma guarda, si arrabbia facilmente.

Se devo stare sempre a controllarti...

Mi tocca spegnere la telecamera. Dammelo, mi stai facendo incazzare.

Vattene via, non ti voglio vedere. Levati dalle palle. Forza, smamma!

Non mi rompa i coglioni. Si faccia i fatti suoi.

Allora smettila di colpirmi con quell'aggeggio.

Spaccacazzi.

Mi stava per far cadere.

Ma che ha, è fuori di testa?

Mi ha spinto da dietro quell'imbecille.

Mi ha spinto.

Avanti, si sbrighi.

Ti avevo detto di andare via.

Ti ho aspettato, non ho soldi per il treno.

Sai dove li tengo i soldi.

Dai, fila.

Dai, fila.

Te ne vuoi andare?

Fuori!

- Sapevo che eri qui. - Ho perso il treno.

Certo. Ne sono partiti tre da quando sei qui.

Ma non erano treni espressi.

- Allora andiamo? - Sì.

Ho lasciato la valigia nell'armadietto.

Ti sei tolta le mutandine?

Non dire stupidaggini.

Allora te le sei tolte le mutandine?

- Vieni a vedere. - Che sarà mai?

Ti ho già visto senza mutandine.

Smettila.

Smettila.

Le tolgo io le mutandine?

Ti ha salvato la tempesta.

Allora?

Le leviamo le mutandine?

Smettila!

Ben ti sta!

- Andiamo. - Bene, esco, ho fame.

Sono una delle persone più distinte al mondo.

- Ci puoi giurare. - Dopo di me.

Sono bravissimo a guidare.

Allora, dove sei stato? Non so mai dove sei.

Te l'ho detto che dovevo girare un film nel sud.

- Quando sei arrivata? - Ieri.

Allora, parlami della Russia.

È stato bello. Mi sono davvero divertita.

Non sarebbe stato male restarci.

Sai.

Quello che mi piace dei russi...

è che non sono sentimentali, ma...

ciò che conta di più sono i sentimenti.

Quando sei con qualcuno...

a cui piaci...

lui sta sempre con te.

Una notte, due notti, dieci giorni, non ti lasciano mai. Sono stati gentili.

Ero l'unica francese. Ovunque andassi mi davano dei regali.

È stato bello. Qui invece...

la gente è un po' cinica. Hanno troppa paura del ridicolo.

Tu sei così.

Laggiù...

non si vergognano di dire che...

che il cielo è blu,

che è bello,

che una ragazza è bella. Mi dicevano che ero krasivaia.

Significa "carina".

Ma tu mi prendi sempre in giro.

Ora me la cavo col russo.

Ja ljubliju syr.

Cosa significa "paxmanikob"?

Sergei Rachmaninov.

Konzert.

Mi hanno detto che ero smishnaia per via del mio accento.

- Significa "divertente". - Davvero?

Potrei anche dire...

che ti hanno visto solo tre settimane, non sanno come sia dopo 10 anni.

Undici, mio caro.

Questo è carino. Guarda.

Che fiore sarebbe?

È una magnolia.

- Bella, vero? - L'hai raccolta tu?

No.

Me l'hanno data quelli con cui stavo.

Non sapevo dove metterla, non entra in valigia.

Sull'aereo nessuno sapeva cosa fosse.

Non sembra un fiore, vero?

- Sembra un cesto di verdure. - Sei sempre molto romantico.

Soprattutto quando sei con me.

Vado a letto. Domattina devo alzarmi presto. Buonanotte, caro.

Non fare troppo tardi.

- Ti ho svegliato? - Ti accompagno alla stazione?

No, grazie, vado col vicino del piano di sotto.

- Pathé ti ha rimborsato le spese? - Sì.

Quindi?

È andata bene.

La receptionist era un po' fredda.

Un po'.

Chissà che faccia faranno quando vedranno cosa gli abbiamo portato.

E mi chiedo il perché.

E poi sono al verde dopo tutti i soldi che ho speso per i tuoi genitori.

Dai, non esagerare.

Li hai invitati tu. E sono rimasti due giorni.

- Ora cosa farai? - Non lo so.

Torni a lavorare in ufficio?

- Non lo so. - Non lo sai.

Hai sempre cercato un lavoro d'ufficio nei sei anni in cui siamo stati insieme.

Io mi sono girato tutti i quartieri di Parigi.

Non puoi cercare qualcosa di più interessante?

No, stai lì flaccida ad aspettare.

Con te è sempre la stessa cosa.

Provo a portarti al cinema e, come al solito, niente da fare.

Non ti interessa niente, sei una fannullona.

Tu lasci perdere tutto subito.

La sola cosa che ti piacerebbe è fare la cover girl.

Una cover girl, col naso che hai e le lentiggini.

Sei troppo bassa e troppo moscia.

Mettiti in testa di trovare qualcosa di interessante, ma non in quel settore.

Non hai mai avuto successo in niente e non ci riuscirai mai.

E sai perché? Perché sei volgare, irrimediabilmente.

E non solo sei volgare, sei anche ordinaria.

Per tutta la vita resterai la figlia di un portiere.

Puoi anche guardarmi così, non cambierà nulla.

Ho conosciuto delle ragazze stupende. Sarei dovuto restare con loro.

Mi chiedo davvero cosa ci faccio con te.

Resto te per pietà, per pietà.

Sei aggrappata a me da sei anni.

Non hai volontà, non hai coraggio.

Il tuo unico orgoglio è la mediocrità.

Mi sto rovinando la vita a stare con te.

Me la rovino proprio, esatto.

Non capisci che non ne posso più di te?

Non capisci che è durata anche troppo!

Non capisci che voglio solo vederti sparire?

Allora fammi un favore, vattene.

Vattene in Inghilterra, almeno imparerai qualcosa.

Non me ne frega più niente di te.

Hai le mani gelate.

Ci hai pensato bene questa volta? È davvero finita?

Non è come le altre volte?

È finita tra noi? Ci hai pensato bene?

Sì, è finita.

Cosa vuoi fare?

Rientro.

Ecco. Guarda chi si vede.

Non so come fai a sopportarlo.

Ora non mettere su il broncio.

È tuo padre, spero che non si arrabbi.

Visto come gli si è rivolto in Camargue.

- Salve. - Dai, sali.

- Tutto bene? - Buongiorno, Jean.

Allora?

Ieri sera Michel e Annie sono venuti a cena.

Mi hanno chiesto di andare in vacanza con loro.

Ma ho detto di no.

Ero sicura che saresti tornato.

Saresti dovuta andare, ti avrebbe fatto bene.

Perché i tuoi genitori mi guardano storto?

In Camargue pensavo che andassimo d'accordo.

- Tu pensi che tutti ti odino. - Tuo padre mi ha dato un'occhiata.

- Ma no, stai inventando. - D'accordo.

Non mi dispiacerebbe andare da mia nonna, a Saint-Pat, per riposarmi.

Ma preferirei andare da sola. Ti dispiace?

- No. - Tu cosa farai?

Io?

Andrò a trovare mio padre.

Come sta tuo padre? Sai qualcosa?

Deve aver ricominciato a bere. Non mi scrive, è un brutto segno.

Mi sarebbe piaciuto venire con te, ma sarà per un'altra volta.

Ciao.

Aspetta.

- Che cos'è? - Un regalo.

Che bella.

Ti piace?

Bene, ci vediamo.

E non farti vedere.

D'accordo? Voglio stare tranquilla.

Non ti annoierai, tu gli piaci.

Non dimenticare quello che ti ho detto.

Questo treno non parte mai.

- Come stai? - Buongiorno, Jean.

Mi fa piacere vederti. Avresti dovuto avvertirmi.

Non ti aspettavo.

- Stai bene? - Sì, e tu?

Sì, vado piano.

- Mangi qualcosa? - No, ho mangiato per strada.

Ti vedo in forma.

C'è una lettera per te.

Da Catherine?

È pazza, mi ha detto di non andare a trovarla, ma mi invita al compleanno.

Davvero?

Bene. Io vado.

Me ne torno in camera.

Questo è per me?

- Sei raffinato. - È per raderti.

"Tonique".

Allora domani... mi faccio la barba.

Dove li hai trovati?

Questi me li porta il vecchio.

Io non posso più camminare.

Ti ricordi, con Angèle tornavamo...

con i sacchi pieni.

Ora è tutto finito, in questo periodo quelli...

di Michelin che vengono giù da Clermont la domenica.

Con le macchine, insopportabile.

È terribile, è tutto finito.

Cosa stai cercando?

Vuoi un bicchiere?

No, non bevo più.

Solo acqua.

Non c'è niente di male in un bicchiere o due.

Non sono nemmeno due litri a settimana se ci pensi.

Allora facciamoci un brindisi.

Hai notizie di Françoise?

È ancora in Russia.

- Le piace? - Penso di sì.

Ho ricevuto una lettera.

Le ho chiesto di mandarmi dei francobolli, a lei arriveranno quelli stranieri.

Mi farebbe piacere.

Dimmi.

A proposito di Mamma Angèle...

...l'anello di fidanzamento di Angèle, me lo daresti?

Vorrei fare un regalo a Catherine.

Certo, ragazzo mio, certo.

Sai che ti darò tutto quello che posso.

Te lo darò con piacere, ma spero che non lo venderai.

- No. - Bene.

Bene, ci vediamo.

Arrivederci.

Potevi restare un po' di più.

Avrei voluto, ma ho delle cose da fare. Mi aspettano.

- Non mi lasciare all'oscuro. - No, ti scrivo.

Arrivederci. Dopotutto non sei cattivo.

- Arrivederci. - Ci vediamo.

Buon viaggio.

- Riguardati. - Si.

- Salve, signora. - Ciao, Jean.

- Tutto bene? - Tutto bene.

Catherine è andata a fare un picnic con gli amici e la figlia del fornaio.

- Hai cenato? - Sì, ho mangiato per strada.

- Qui è bello. - Bello?

Se uno vuole.

Ho comprato questa casa per i bambini e non vengono mai.

Tranne Catherine.

E Michel?

Michel?

- A quell'età. - Sì, può essere.

Ma suo padre...

ha comprato un'auto, gli serviva un'auto coi biglietti che ha gratis dalla SNCF?

- Un'auto è più pratica. - Ma la stazione è qui accanto.

- Ma non viene solo da lei. - Lo puoi dire forte.

Ho fatto costruire questa casa enorme per accoglierli...

e ora sono sempre in Costa Azzurra a pensare ai soldi.

Pensano solo alle auto, alle vacanze.

È un bravo ragazzo, sono sicuro che le vuole bene.

Questa è bella. Sai cosa mi ha detto, l'ultima volta?

Ha detto: "Voi vecchi un giorno creperete con la bocca aperta".

Mi ha detto così.

Bene, vado a dormire.

Catherine dovrebbe tornare presto.

- Sai dov'è la chiave? - Sì, aspetto qui.

- Allora buonasera. - Buonasera.

- Non hai la chiave? - Non ce l'ho fatta ad aprire.

Lasciami.

Dove sei stata? Sei tornata a piedi?

Ho chiesto uno strappo al passaggio a livello.

Non si sa mai quando arrivi.

- Alle cinque del mattino? - Perché no?

- Con la figlia del fornaio? - E allora? Cosa te ne importa?

Non avresti dovuto farlo.

Non ti perdonerò mai.

Imbecille.

- Nonna, vado a prendere il latte. - Bene.

Perché lo stai facendo?

Tua nonna non smette di dire che non lo fa nessuno.

Allora va bene.

Buongiorno, signore.

- Salve, signorina. - Buon viaggio.

Sono tutti secchi, vero?

L'anno prossimo pianto i fagioli. Rendono molto di più.

Se mette del cemento ci sarà meno da fare.

Il cemento è un disonore per un giardino.

- Vado a fare un po' di pulizia. - Bene.

Sono più carine così.

Rimetto a posto quando torno.

- Come sempre. - Vado a prendere il sole.

Vuoi qualcosa da bere?

Lasciami stare. Forza, muoviti.

A che ora arriva tua madre?

Il treno arriva verso le 6.

Venticinque anni.

Non vuoi festeggiare Santa Caterina, ma sotterri la tua vita da ragazza.

Se volevi essere spiacevole non saresti dovuto venire.

Se non valeva la pena invitarmi...

perché ti sei comportata così ieri sera?

- Ci vediamo. - Arrivederci, signora.

Senti, io vado. Non voglio vedere tua madre.

Allora ti accompagno per un po'.

Allora?

Ti chiamo appena torno a Parigi.

- Quando torni? - Tra qualche giorno.

Ciao.

È bello.

È bello, ma...

Non mi ami più.

Sì.

Allora?

Ti amo meno.

Da tanto?

È successo. Un po' alla volta.

Dai, smettila di essere sciocco. Cena con noi.

Mi ero dimenticato di dartelo.

Vieni.

Che hai?

Si chiedono cosa sta succedendo.

Non stare qui così. O entri, o te ne vai.

Hai ragione.

Mi telefoni?

Te lo prometto.

Non c'è fretta, il posto non va a fuoco.

Lo so, ma... ora vado.

- Con l'autobus? - Esatto.

- Che divertimento. - Esatto.

- Stai arrossendo ancora. - Smettila, tu e il tuo fascino.

- Quando sei tornata. - Questa mattina.

Allora cosa facciamo? Non restiamo qua.

Sono venuto a dirti che tra noi è finita.

Me l'hai detto tu prima di partire per Saint-Pat.

Ci ho pensato per bene.

- Ci hai pensato per bene? - Si.

Levati dalle palle.

Ma vai, levati dalle palle.

Se cambi idea, chiamami. Sono qui tutta la settimana.

Sì?

Jean.

Sì, cosa vuoi?

Ha chiamato per dirti che è tutto come prima.

Quando vuoi vedermi? Stasera?

No, stasera non posso. Che ne dici di domani?

Potremmo andare via per il weekend se vuoi.

D'accordo.

Domani alle tre? Devo andare dal dentista.

- Ciao, tu. - Come stai?

Alla grande, è una bella giornata.

- Dove andiamo? - Non lo so.

Andiamo sul mare?

- Va bene? - È una stanza.

Sì, ma è sul porto.

È troppo rumoroso.

È solo un aereo che passa sopra, tutto qua.

Cosa?

Ho il permesso di guardare il panorama, vero?

Guarda, stanno preparando un ballo.

Fantastico, anche questo non farà rumore.

Dovrai comprarti i tappi per le orecchie.

Lasciati andare.

Domani torniamo a ballare?

Mi devi far vedere, non so come fare.

Non c'è molto da fare.

E poi devi riuscirci, per gli altri.

Senti, non stasera.

Sono stanca e poi mi devo alzare.

Capisci?

Jean. Sei pazzo!

Sei pazzo!

Ma sei pazzo!

Cosa ci fai qua fuori?

Non giocare con me così.

Perché ti interessa? Se non fossi uscita non avresti saputo che c'ero.

Resti qui fuori? Non fai mai quello che dici.

Me ne vado quando avrò voglia.

Perché non vai a dormire?

- Hai lasciato la luce accesa lassù. - Non posso.

Ho paura quando sono sola.

Andiamo a fare una nuotata?

No, non lo metto il bikini, fa troppo freddo.

Arriviamo fin là.

Non ho voglia.

Volevo andarci da tanto.

Prendiamo un appartamento alla Gare du Maine.

Ho visto un posto che non è male.

E verrò a riattaccarti i bottoni.

Dovrei avvertirti, nel caso tu sia con altre ragazze.

Se ti sposassi...

...verrei a darti fastidio.

Dimmi, anche tu stai per sposarti.

Non hai mai voluto festeggiare Santa Caterina.

Si.

È vero, mi sposerò.

Non ci vedremo più come prima.

Comunque non tutti i giorni. Voglio essere libera.

Voglio...

Voglio uscire il sabato, la domenica...

e voglio che tu smetta di venire dai miei genitori.

Bene, facciamo due passi?

Non mi va.

Buongiorno, sig.na Catherine.

- Allora, mi stavi cercando? - No, perché?

Ho visto che ti guardavi intorno, con ansia.

Ero preoccupato che tu fossi qui.

Ora metti la minigonna al lavoro? Vai con le cosce in mostra?

Io le terrei ben nascoste.

Questo weekend vado a casa di Henri per un servizio fotografico. Mi paga.

- Ti vedi ancora con Henri? - Sì.

Allora fallo, come la ragazza della pubblicità di Fluche,

o Cash o Cloosh o qualunque cosa fosse, una cosa incredibile.

Parto domattina, ma vado da lui stasera.

Mi ha invitato a cena. Vive in Normandia, ma ha una casetta a Parigi.

Vai così, senza bagagli?

La mia borsa è in ufficio. La prenderà Henri.

Andare in giro per il weekend è un'idea intelligente.

Soprattutto molto prudente.

Ha una 2 cavalli che fa 60 all'ora.

Mi sono annoiato a morte nel weekend per 2.000 franchi.

Faresti meglio a stare con me.

Voglio riposare e mi piacciono le foto. Mi va bene.

Bene, ti accompagno. Dove sta il tuo Henri?

Vicino al municipio nel XV°, ma preferisco prendere la metro.

E poi non ti piace guidare nel traffico.

Bene, ecco il municipio. Ciao.

- Ci vediamo lunedì? Nello studio? - Sì.

Oh no.

Ma cosa vuoi?

Non mi va che mi segui come un cane.

Ti accompagno per un po'.

Che male può fare.

Sbrigati, sono di fretta.

Il municipio del XV° è da quella parte.

No, quella è rue Blomet. Non voglio passare davanti ad Annie.

Perché? State bene insieme.

Mi pareva che fosse partita in vacanza con Michel il grasso.

Non voglio passare da lei, tutto qua.

Dai. Ciao.

Lo sai dov'è, no?

Lo so, è lì dietro.

Lo riconosco. Non mi piace vederti così infelice.

La moda è brutta quest'inverno.

Hai pensato a me?

No.

No, non ho pensato a te.

Bene.

Cosa hai fatto?

Sono andato a Vincennes e ho perso 40.000 franchi.

Il 4 è uscito cinque volte di fila.

Dopo la terza volta tutti hanno cambiato gioco tranne me.

Sei andata a pescare i gamberetti?

Neanche per sogno, ha piovuto sempre.

Dai, ciao.

Ti annoi così tanto che non puoi stare cinque minuti?

Ti sembra il modo di rivolgersi? Non ho nemmeno l'orologio.

Ma sei matto?

Non cambi mai.

Mi sono rotta, non voglio più vederti.

Mi sono rotta di te, mi sono rotta della tua faccia orrenda.

Mi sono rotta dei tuoi film. Non voglio vederti più!

Ma cosa ti ho fatto?

Cosa mi hai fatto in cinque anni?

Non ti sopporto, non ti amo più.

Non sei più la mia ragione di vita.

Ho sempre saputo che non avrei mai potuto vivere con te.

Dai, andiamo dai tuoi genitori.

No, non voglio che tu li veda.

Non ti sopportano, ti detestano, hanno visto come mi tratti.

Ma smettila, non gliene frega un piffero.

I miei genitori non c'entrano niente!

Hanno avuto il coraggio di sopportarti tutte le volte.

Ho paura, ne ho abbastanza di te perché ho paura.

Ci vado subito. Subito ci vado.

No, non andare.

Ti ammazzo e poi mi ammazzo.

Jean, tu sei pazzo!

Ti chiedo perdono.

Mi sono lasciato andare.

Sai quanto sono stupido.

Quanto sono infelice.

Ti amo troppo, questo è tutto.

Se non vuoi che ti dia fastidio non lo farò più.

Puoi andare.

Non ti vedrò più, se vuoi questo.

È finita?

Non mi ami più?

Non ti vedrò più?

No, è finita.

Promettimi che non proverai mai a tornare indietro.

Stai facendo progressi.

Ora sarà sempre così.

Non stai andando male.

Ti ho scritto una lettera.

Mi piacciono le tue lettere.

Non scrivermi più.

Che senso ha?

Potresti almeno arrivare alla fine.

Devo andare.

Non vuoi pranzare?

No, devo andare, posso prendere un panino al bar, come in America.

Il tuo capo ti starà dietro, vero?

Non c'è verso. È un folle, è tutto preso dal lavoro.

Se vuoi posso restare tuo amico, il tuo migliore amico.

- Si? - Sì.

Ero sicura che l'avresti detto per farmi andare via.

Cosa hai? Ora hai paura di me?

Credi che sarei capace di farti del male?

Non lo faccio apposta.

No, Jean.

No, non voglio vederti così.

Dai, smettila.

Mi hai mai tradito...

...negli ultimi sei anni?

Sì.

Avrei sbagliato a sentirmi in imbarazzo.

Dopo quello che mi hai fatto.

No, lo dico solo per farti arrabbiare.

Dopo tutto quello che abbiamo passato non può finire così.

Moscia.

È il ricordo che avrò di te.

Voglio leggerti una cosa.

È l'ultima lettera di Pavese.

"La vita mi era sembrata orribile, ma mi trovavo comunque interessante.

Ora è il contrario, so che la vita è meravigliosa, ma mi sento escluso.

Ti dico, amore mio, che non mi sono mai svegliato con una donna accanto a me,

che non sono mai stato preso sul serio quando amavo...

e che non ho conosciuto lo sguardo grato che una donna rivolge a un uomo."

Dev'essere stato infelice.

Le donne sono stronze.

- "Sarebbe bastato che una donna... - Non ti puoi lamentare, Jean.

Sei stato fortunato. Sei stato amato.

Françoise ti ha amato. Io ti ho amato.

E altre ti ameranno, di certo.

- Tu mi hai amato? - Oh sì.

Sì, ti ho amato.

Non amerò mai nessuno come ho amato te.

Quando ci siamo conosciuti...

sapevo che ti avrei rivisto, il mio cuore iniziò a battere.

Se ci separiamo, pongo una condizione.

Di venire ancora a letto con te.

Mi piace tanto fare l'amore con te.

- Mi avresti sposato dopo la Turchia? - Sì.

Lo vuoi?

Ho già questo.

"I fiori del male"?

La settimana scorsa erano i "Pensieri" di Pascal, stai facendo progressi.

Quando ci siamo conosciuti stavi leggendo Henri Troyat.

Forse mi sbaglio, ma che ci posso fare? Il dr. Mie dice che sono una borghese.

- Ti sbagli su cosa? - Su niente.

Forza. È meglio se vado o perdo il treno.

Domani non vado a lavorare. Ne ho abbastanza di quel posto.

E poi...

ho tirato un blocco in faccia al capo.

Andiamo a fare due passi, c'è il sole.

- Non diranno nulla? - Che gliene frega.

- Bene, porta il costume da bagno. - Si.

- Facciamo il bagno. - D'accordo.

- Non mi piace se mi guardi così. - Ti trovo bella.

- A cosa pensi? - Ti trovo bella.

Non sei mai stata così bella.

E non ti ho mai amato così tanto.

Infatti...

...prima non ti amavo.

E ora mi rendo conto che ti amo mi molli.

Sei seduto sul mio vestito.

Bene, voglio sposarti.

Sarai felice.

Cosa?

Lavorerò, cambierò il mio stile di vita, avremo dei bambini.

Sai, Jean, i bambini...

non sono come un pacco di caffè.

Io non voglio vivere con te.

Ora lo so, non potrei.

Da un po' di tempo non ci aiutiamo.

Non ci sopportiamo, non vuoi ammetterlo.

Non vale per me.

Pensi che si sistemerà con Françoise, che ci rimetteremo insieme?

Io non so come siete insieme.

Ti sei divertita ieri sera.

Avevo bevuto.

Cosa farai? Non resterai da sola, anche se non mi vuoi.

Non ho detto questo.

Forse ti farò sapere quando mi sposerò.

Per favore, non stare lì seduto. Vieni.

Vieni.

Ti spiace se resto qualche giorno in più?

Ho davvero bisogno di riposarmi.

Non dormo più, là mi riprenderò. Promettimi che non ti arrabbierai.

No.

No, non mi arrabbierò.

E comunque...

...mi scuso, mi dispiace per quello che ho detto sulla vacanza.

Mi arrangerò e partiremo quando sarai rientrata.

Cosa farai questo weekend?

Inizierò a imbiancare l'appartamento.

Faresti meglio a lavorare alla sceneggiatura.

Bene, arrivederci.

Il mio cagnolone.

Pronto? Vorrei fare una chiamata per Saint-Pat, Loir-et-Cher.

Cos'è questa commedia? Mi prendi per scemo?

Ho scritto una bella lettera e tu mi insulti.

Prendo la macchina, arrivo.

Ma non voglio che tu venga.

Ti assicuro, ne avevo bisogno. Torno lunedì, stavolta non cambio idea.

- Cosa stai facendo? - Dipingo.

Faresti meglio a scrivere la sceneggiatura.

A lunedì, ti voglio bene.

Ti telefono lunedì mattina, te lo prometto.

- Buongiorno, sono Jean. - Buongiorno, Jean, stai bene?

Sì.

Avete notizie di Catherine?

Doveva chiamarmi stamattina.

No, Jean, dobbiamo parlare. Passa qua stasera.

Dimmelo subito se sapete qualcosa.

No, vieni qua stasera. Ora stai tranquillo.

D'accordo, a stasera.

Ecco il microfono, signore, vuole prenderlo?

M. Front ha difficoltà col suo.

Ma può rimettersi a sedere.

Ora che siamo tutti al nostro posto...

iniziamo questo gioco che conoscete bene.

C'è un disegno davanti a voi, oggi è un ritratto,

fatto pochi secondi prima del programma...

Siediti, prendi una sedia.

Potresti spegnere il televisore?

Allora, cosa succede? Sapete qualcosa?

Catherine se n'è andata. Non sappiamo dove sia.

Ed è tutta colpa tua. Con le tue idee.

Prima di conoscerti era felice.

Era fidanzata con un ragazzo che le voleva bene e che era gentile.

Che l'avrebbe sposata.

E ora... non sappiamo quando tornerà.

E tutto per i sei anni che ha vissuto con te.

Mai soldi, mai un vestito da mettersi, a parte ogni tanto.

A cosa è servito?

E come la trattavi.

Quante volte René l'ha trovata sulle scale, a piangere.

Da quando vi conoscete...

la signorina si chiude in camera sua a piangere e non vuole parlare.

Non siamo abbastanza per lei.

Ma non puoi negare che siamo sempre stati gentili con te.

Ti abbiamo adottato, venivi qui spesso.

E devo riconoscere...

che grazie a te l'abbiamo vista un po' più spesso ultimamente.

Ma sono sicuro che sapete dov'è.

Ti dico che non lo sa nessuno, noi compresi.

Sarà con Annie, non so, o in Inghilterra, voleva andare in Inghilterra.

È possibile, non so niente.

Non sai niente, ma non ti credo.

Come ha fatto a sopportarti?

Non dimenticherò mai come la trattasti in Camargue.

L'avevi chiamata "topo morto".

L'ho chiamata "topo morto?

Si. Quando non voleva portare quell'affare per il suono.

Ero arrabbiato.

- Aveva accettato di portarlo. - Ma quella cosa è pesante.

Quando filmi non puoi portare la telecamera e il microfono.

Non dico il contrario, ma mettiti al mio posto, era un patire.

Lo so che non sei cattivo, Jean.

È solo... che non sei fatto per renderla felice, tutto qui.

Lo sai, l'hai detto cento volte.

Un giorno Catherine si sposerà e quella sarà la fine.

Forse ha conosciuto qualcuno e sta con lui.

No.

Come fai a saperlo? Cinque minuti fa hai detto che non sai dov'è.

Sarà con qualcuno.

L'ultima volta le ho chiesto di sposarmi e ha rifiutato.

E ora si comporta a questo modo?

Comunque... aveva delle buone ragioni.

Sarà incinta di me, ne sono sicuro.

Penso che ci sia altro.

E tua moglie non ti ha lasciato?

Deve amarti davvero per sopportare tutto questo.

Scriverò una lettera per Catherine e se la vedete gliela date.

Ti ho detto che non sappiamo dove sia.

Mi scriverete se sapete qualcosa?

Non sta bene vostra figlia. È fragile, il polso batte troppo veloce.

Se succede qualcosa, se si ammala...

me lo fate sapere?

Lo prometto, Jean.

No, guarda, non sto scherzando.

Ho sempre avuto paura che abbia un problema al cuore.

Quando le tolsero l'appendice ero preoccupato, perché durò tanto.

Questo è tutto, non si deve...

L'ho amata, pensavo che sarebbe durata per sempre.

Anche se le ho detto il contrario.

Allora?

Allora è andata via e non sanno dove.

Ma davvero? Sua madre lo sa di sicuro. Le dice tutto.

Ora cosa faccio?

Vuoi restare in questo stato?

Una cagna. Che stronza!

Non vale la pena per una donna del genere. Guarda come ti ha ridotto.

Non è proprio così, anch'io...

È colpa mia, ultimamente... l'ho fatta incazzare.

L'ho picchiata e il resto, le ho reso la vita impossibile.

Sapevo che ne poteva più, ma non riuscivo ad ammetterlo.

Sono qui. Sono con te.

Tornerà.

Cerca di dormire.

Non ci riesco, ho un buco allo stomaco.

Vuoi dormire qui?

Françoise, devo sapere.

Ho bisogno di sapere.

Vai a trovare sua madre e chiedile dov'è.

Sì, lo so, ma voglio che tu lo faccia.

Hai il suo numero?

Ok, bye.

Allora?

Ascolta.

Sta per sposarsi, me l'ha detto sua madre.

Dovevo dirlo.

Comunque... è un sollievo.

Ora so che avrei dovuto capirlo da tanto. Quei sorrisi...

quei pensieri, quei silenzi.

Povero Jean.

Mi sento male.

Resterai con me?

No, non posso. Devo andare a lavorare.

Ma chi se ne fotte del tuo lavoro?

Assomiglia a sua figlia, sembrano due gocce d'acqua.

È Catherine tra 20 anni.

Le ho chiesto se voleva bere qualcosa...

e si è rifiutata.

"E se i miei colleghi mi vedessero?"

Abbiamo fatto due passi.

Mi ha detto subito che Catherine si sposerà.

Il suo fidanzato gliel'ha chiesto domenica scorsa a St. Pat.

Non avrà bisogno di nulla per il resto dei suoi giorni.

È un direttore tecnico.

Con lui starà calma.

- La tranquillità, la sicurezza. - Sì.

Con te non era felice.

Piangeva sempre.

Era angosciata.

Hai una bella faccia tosta. L'hai trattata come una scansafatiche.

Tu.

Ha detto che l'hai scocciata col cinema.

Ha sempre creduto che ti saresti sposato.

Quando l'ho saputo non ho potuto fare a meno di piangere.

Era imbarazzata.

Continuava a dire, "È carina, mia figlia, è carina".

Le ho detto che ero venuta da sola. Non mi ha creduto.

Le ho chiesto di scriverti, ma ha detto di non contarci.

Ma ha detto che glielo chiederà.

Alla fine ha detto che...

...Catherine non sarebbe tornata.

Che dovresti fartene una ragione.

Perché fati tutto questo?

Non posso sopportare di vederti infelice.

Non posso sopportare che tu stia male.

- Andrò a trovarli. - Ma no, non vale la pena.

- Ti farà soffrire. - Ma no, voglio sapere.

Buongiorno, Jean. Tutto bene?

- Sei solo? - No.

Buongiorno, Jean. Come stai? Siediti.

Allora?

- Cosa? - Com'è andata?

Guarda che non sappiamo nulla.

Non l'abbiamo vista. Non ho niente da dirti.

Non è divertente neanche per noi perché ora siamo soli.

Di Michel... non ne parliamo.

Mi sorprende, siete stati voi a spingerla. Mi avete sempre odiato.

Jean, sai benissimo che non è vero.

Forse all'inizio non eravamo d'accordo, ma sai com'è Catherine.

È sempre stata testarda e niente lo cambierà.

Ma all'inizio io non l'amavo.

Volevo mollarla, ma minacciava di suicidarsi, di prendere compresse,

pillole, mi diceva che si sarebbe tagliata le vene.

Ha voltato pagina, Jean.

Erano cose infantili.

Domenica scorsa ha pensato a te, si è messa a piangere e mi ha detto...

"Non avrei mai creduto che Jean mi amasse così tanto".

Lui quanti anni ha?

Trentanove.

È bello?

Cioè, è più bello di me?

È biondo.

Poteva scegliere qualcuno più giovane, non credi?

Cosa fa?

Direttore commerciale, credo.

Come l'ha conosciuto, come l'ha trovato?

Ti dico che non sappiamo niente.

Non saprei cosa dirti.

Troverai un'altra.

Basta mettersi a cercare.

Sì, e comunque ho conosciuto tua moglie. È affascinante.

Catherine è solo una ragazza e tua moglie è molto più adatta a te.

È quello che ho detto a René.

"Mi piace la moglie di Jean, è bella."

È straordinaria, non capisco perché...

Vai bene con lei.

Parli come se conoscessi Catherine solo da sei mesi.

Stiamo stati insieme sei anni.

Sei anni, a questo punto è come un divorzio.

Eravamo come marito e moglie, no?

Ti cerco da 15 giorni.

Pensavo che Catherine fosse con voi in vacanza.

No, eravamo da amici ad Amboise, con Jean-François.

Si chiama Jean-François?

Pensavo che Catherine si annoiasse da sua nonna, sono andato a prenderla.

Jean-François si è offerto di accompagnarci.

La sera siamo andati a ballare.

Io e Annie abbiamo visto subito che si erano trovati bene insieme.

Catherine ha detto, "Non voglio più vederlo".

Sei un bastardo. Sapevi in che stato era...

e cosa poteva succederle.

Guadagna molto?

È benestante. Non so quanto guadagna, ma so quante tasse paga.

È un tipo che conosce la vita e sa cosa vogliono le donne.

Ha detto che ci proverà. E visto che fa quello che dice...

Puoi contarci, è capaci di fare 900 km solo per salutare un amico.

Non sta a contare i soldi.

Al ristorante Catherine voleva la bistecca, ma le ha preso l'aragosta.

Ha assecondato ogni capriccio, ogni desiderio.

Sembra affascinante.

Ha detto che fa piacere conoscere qualcuno che non conta i soldi.

Quando ho soldi anch'io non li conto.

- Che macchina ha? - Una Taunus.

Lavora sodo. Si alza ogni mattina alle 5.

Non avrà molto tempo per scoparla.

Catherine pensa che il lavoro sia alla base di tutto.

Di te ha detto: "Diventa stancante stare con qualcuno che non fa niente".

Dimmi, ne sai di cinema?

L'ho portata ovunque, a vedere Chabrol, Demy.

- Cioè, sai come si fa? - Non è complicato.

Perché critica.

Guardavamo un film alla televisione e non c'era modo di fermarla.

Ha innervosito Jean-François.

È qualcosa... che avrà conservato di me.

Non si divertirà tutti i giorni...

aspettando a casa la paga e gli aneddoti del lavoro.

Io la conosco Catherine.

Fra un mese si sarà scocciata e vorrà tornare da me.

Non vorrei tarpare le tue speranze, ma non credo.

Hanno un piano.

È un segreto, ma lo dico. Stanno andando in Africa, lui ci ha vissuto per 25 anni.

Mi sconvolgi. Si prenderà un colpo di sole.

Che storia.

Deve avere dei talenti nascosti.

Le donne, chi ci capisce qualcosa?

Il tizio è uno che pesta i negri.

Pensare che è passata da uno come me a uno di destra, un fascista.

Non è una sorpresa, in Turrena ce ne sono a migliaia.

Alla fine c'è da spaccarsi dalle risate.

Non ti ho mai visto così.

Nemmeno quando morì tua madre.

È al cinema che gli uomini piangono.

Ho visto piangere tutti gli uomini che conosco. Mio padre, mio fratello.

Tuo padre.

Anche tu.

Mathieu in Russia ha pianto quando sono partita.

Mathieu?

Sì, si chiamava Mathieu. Era professore di matematica.

Molto bene.

Al cinema c'è un tizio che piange in "Ordet".

Un film di Dreyer.

- Perché? - Sua moglie muore.

Quando qualcuno ti lascia è come se morisse.

È peggio, sono ancora vivi.

Se solo avessi potuto piangere quando mi hai lasciato.

È stato terribile.

Fu allora che ho iniziato a frequentare mia madre a Val.

Ci andavo dopo il lavoro.

Restavo per ore, ero pallida come un angelo.

Non ti ho lasciato, sono ancora qui.

Non è più lo stesso.

Non sarà mai più lo stesso.

La odio.

Ci ha rovinato la vita.

Non ho mai voluto uccidere nessuno.

Ma penso che potrei ucciderla. Vorrei ucciderla.

Per quanto male mi ha fatto.

Non è stata lei a venirmi a cercare.

All'inizio pensai che l'avrei lasciata per te.

Senti che storie.

Sei un donnaiolo come tuo padre.

Nella tua famiglia sono tutti pazzi.

Tu sei pazzo.

Tua madre ha sempre avuto paura di te. Anche tuo padre. Tutti.

Sei così perché ha casa tua non hai sentito altro che litigi.

Mi ricordo com'era, un inferno.

La reputazione che avevate nel quartiere.

Mi dicevano, "Si sposa col figlio dei Bastide?"

"Poveretta, sono tutti pazzi in quella casa."

Non hai amici, sei solo.

Ti stai trasformando in tuo padre. Ma peggio, almeno lui ha te.

Tu invece hai degli amici.

Il tuo Mathieu.

Avevo la sensazione che il tuo russo ti avesse dato quella magnolia.

Lui voleva che restassi lì. Voleva persino sposarmi.

E pensare che conosci Mathieu solo grazie a me.

Non ti perdonerò mai.

Non avevo idea che tu fossi così, con lei come con me.

Le persone non sono felici con te. Fai sentire angoscia.

Non è colpa mia.

È colpa di mia madre se sono così.

Non ho mai incontrato qualcuno infelice come lei.

Quando vidi "Psycho", il film di Hitchcock,

e Perkins mette la tenda sulle spalle pensavo che fosse mia madre.

Povero Jean.

- Ciao, come stai? - Io sto bene, e tu?

Dammi un bacio, non ti mangio.

Allora?

Stai armeggiando?

- Lo vedi. Tutto bene? - Sì.

Sì, facciamo un giro.

Sì, facciamo un giro.

Stai meglio, sei dimagrito.

Il blazer ti sta bene. L'ha scelto Françoise?

No, l'ho scelto io.

- Ti ho scritto una lettera. La leggerai? - No.

Non voglio leggere nulla.

- Andiamo in un caffè? - Se vuoi.

Fa l'amore meglio di me?

Non voglio parlarne.

Me lo puoi raccontare.

Dura di più.

Dimmi. L'hai fatto nell'armadio?

Non lo facevamo spesso.

È geloso. È preoccupato.

Mi ha detto, "Ho paura che tu non ritorni...

o che tornerai solo per dirmi che resterai con lui".

Perché non hai detto niente? Ora che lo so sto meglio.

Avevo paura di dirtelo.

Ho avuto paura per tutto il viaggio. Hai qualcosa in tasca?

Non dire scemenze.

Cosa pensi che ci sia nelle mie tasche? Sai bene che non farei male a una mosca.

Negli ultimi tempi dai miei genitori il minimo suono mi faceva scattare.

Credevo sempre che fossi tu.

- Pensi a me qualche volta? - Si.

E penserai a me quando non ci vedremo più?

Si.

Penso spesso a chi ho amato.

È triste.

Certo.

Quando sei felice con qualcuno passi meno tempo con gli altri.

Sei felice?

Sì.

Mi piace la campagna, posso leggere, fare passeggiate, sto bene.

Non potrei più vivere a Parigi.

Solo l'idea di tornare...

...mi opprime.

E allora ti sei nascosta.

Per quale motivo ti sei nascosta?

Perché ti conosco.

Non volevo vederti sotto la finestra.

Se avessi voluto il tuo indirizzo ci avrei messo mezza giornata.

Ti ho portato delle foto.

Non ti sei sforzata.

E quelle che abbiamo scattato a Noirmoutiers?

Volevo tenerle.

Senti, se insisti posso chiedere a mamma di mandartele.

Quindi andrete a vivere in Africa?

- Chi te l'ha detto? - Michel.

Può essere.

Com'è fatto? Deve assomigliare a tuo padre.

No, per niente.

È intelligente?

Credo. È geloso.

Lo ami?

Si.

Ma non è un grande scopatore.

Chi te l'ha detto, Annie?

Perché?

- È andata a letto con lui? - Sembra.

Si dice che gli piacciono le orge.

È tutto?

Non pensi che potevi sceglierne uno più giovane?

È più giovane di te.

Grazie.

Perché è biondo.

Il biondo ringiovanisce.

Ha una figlia?

Sì, ha 10 anni.

Ho badato a lei per qualche giorno, ma non sempre. Assomiglia a sua madre.

Anche lui è cornuto? Sua moglie l'ha lasciato?

Sì, e allora? Non si perde molto.

Perché? La conosci?

No, ma mi ha parlato di lei.

Come sta Françoise?

Non benissimo.

Penso che stia soffrendo anche più di me.

Françoise è una ragazza meravigliosa.

- Le ho telefonato. - Perché?

Non lo so, così.

È strano. Sei sempre triste, irritato, di cattivo umore.

Trovi tutto... sbagliato.

Tutto malvagio.

Me ne frego di mangiare male al ristorante.

Non è per questo che andai via. Lo feci per stare con te.

Ma sembra che ti piaccia l'aragosta.

Me ne frego dell'aragosta.

Bene, allora è finita?

Non... ti toccherò mai più così?

Perché non hai voluto divorziare?

Non parlarne ora.

Io credevo che...

Credevo che non ti importasse di me, che tu...

Devo andare. Ho promesso di non restare tanto.

Mi avevi promesso di restare un po'.

Sì, ma...

...ti assicuro che non posso restare più.

Ti rivedrò?

Sì. Vedremo.

Senti.

Sei l'unica che può aiutarmi a superarlo.

Lascia almeno che ti scriva.

Non servirebbe a niente. Farebbe più male che bene.

Mi farebbe bene.

Se vuoi.

Mi risponderai?

Ti risponderò questa settimana.

Te lo prometto.

In futuro, se ci vedremo... vorrai venire a letto con me?

No, non tradirò mio marito.

Ma se attraversi un periodo difficile con lui?

- Non lo so, vedremo. - Dimmelo.

Non lo so.

Jean, non voglio che tu faccia una scemenza.

Me lo prometti?

Te lo dico francamente, potresti morire sul momento, ma non mi importerebbe.

Sarei imbarazzata perché mi incolperebbero.

Arrivederci.

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