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E dai, cavolo, Robert, hai mai chiamato per darmi questa bella notizia?
Lo so, Eva, ma che devo fare? Sono arrivate all'improvviso.
Vogliono vedere dove lavori e portarci a cena fuori.
Dai, non ho saputo dirgli di no. Lo sai come sono fatti.
Sì, so come sono fatti. So anche come sei fatta tu.
Ma proprio fino alla fine dell'anno devono rimanere?
Sono solo due giorni. Dai, non litighiamo.
Poi io comunque sono cambiata. Non andrà come l'altra volta.
Ti chiamo dopo, che sto salendo in macchina.
Allora, ciao. Ciao, Mario.
Eva, guarda che il mister è arrivato. Dice che ci deve parlare.
Ci sono importanti novità, ma non abbiamo capito di che si tratta.
Ah, eccolo.
Ci siete tutti?
Allora, soltanto due parole e soprattutto a voi tre.
Da oggi entrerà in squadra un nuovo elemento, chiaro?
Per cui vorrei che voi lo supportaste, gli deste una mano,
anche perché muove i suoi primi passi, per cui...
Scusate, ma ci portate un bambino al vivaio?
Non fare lo spiritoso, capone.
Anche tu, Eva, mi raccomando. D'altronde lo conoscete già tutti.
Adesso arriva, eccolo qua.
Oddio, Apollo.
Ah, mister, no, un'altra volta.
E noi così non rimorchiamo più le ragazze.
Quando mai ne avete rimorchiata una, Merloni? Quando mai?
Buongiorno.
Buongiorno. Ciao.
Questo si chiama clientelismo, nepotismo allo stato puro. Ecco come si chiama.
Ha ragione, capo, perché è evidente che lo tratta con i guanti.
Ah, ma adesso io gli devo andare a dire in faccia.
Bravo, Merloni.
Cos'è che mi dovete dire in faccia?
Eh, mister, guardate che noi ve lo diciamo, eh.
Mica ci mettiamo paura, noi, sa?
Ecco, mister, noi crediamo che coso là, no?
Apollo sta qua solo perché è il fidanzato di vostra figlia.
Ah, e tu? Io?
Ha ragione, capone, mister.
Perché è palese agli occhi di tutti noi che è il suo preferito.
E invece a noi...
A noi che?
Forza, seguitemi.
Guardate là.
Vi sembra che lo stia trattando con i guanti bianchi?
Potete tornare a lavorare adesso?
Forza, schettere!
Tornate a lavorare, schettere!
Senza alimentarsi!
Buongiorno.
Scusi.
Scusi, buongiorno, scusi.
Salve.
Buongiorno.
Lei è Paolo, il proprietario?
Sì.
Noi siamo i genitori di Roberta.
Roberta...
Roberta.
Ah, Roberta!
Mamma mia, mamma mia!
Oh, Dio!
Mamma mia, mamma mia!
Che succede?
Mi ha popato sul cavolo!
Oh, Dio!
Mamma mia!
Poverino!
Mi dispiace.
Scusate, ho un calletto.
I calletti, mannaggia!
Meglio?
Adesso un po'.
Oh, ecco, dai.
Respira.
I genitori di Roberta.
Benvenuti.
Ben arrivati.
Sono Paolo, quello di prima.
Ciao, Eva.
Molto, molto piacere.
Ciao.
Volevamo vedere dove lavoravi.
Certo.
Ma che bel posto qui.
Complimenti.
Grazie, grazie.
Roberta...
Cioè, Eva ci lavora a tempo pieno, Roberta invece apprende...
Mamma mia, mamma mia!
Ma ti parte così proprio?
Non mi parte!
Ma sei tu!
Roberta dicevo che viene qua ma perché gli piace il posto, no?
Quindi lei conosce bene nostra figlia?
Bene.
La conosco, insomma, non tanto bene.
Cioè, la conosco da quando sono...
Mamma mia!
Oh, mamma mia!
È morto il caldo.
È morto proprio il caldo.
Scusate.
Ho perso il libro.
Scusate.
Scusate.
Forza.
Vai a sederti così.
Vi porto a fare un giro, a vedere il posto, no?
Sì, grazie.
Volentieri.
Arrivederci.
Arrivederci.
Tante cose.
È molto bello.
Mamma mia, mamma mia!
Adesso vi faccio vedere.
Qui c'è un laghetto meraviglioso.
Roberta quindi non riesce a dire ai suoi genitori che siete fidanzate?
Senti...
Perché secondo me Roberta sembra la controfigura di Rambo,
dal punto di vista concettuale, dico.
Capito?
Mamma, te l'ho detto.
Loro pensano che...
che siano amiche.
Aspetti!
Ma amiche?
Ma che amiche?
Che amiche?
Vivete insieme?
Vi lavate i denti con lo stesso spazzolino
e condividete il letto?
Che amiche siete?
No, quando vengono i suoi genitori i letti li...
separiamo.
Diventano due singoli.
Due singoli?
E che altro fate?
Che altro fate?
Vi mettete lo smalto sulle unghie?
Dai!
Vi parlate dei ragazzi che vi piacciono?
Quelli belli?
Senti, non è facile.
Lei non riesce a parlarci, non riesce a dirglielo.
Che ci posso fare?
Capito?
Ma alla vostra età ancora a dividere i letti?
E a te sta bene così?
Cioè, nessun fastidio?
Tutto a posto?
Tutto...
Rambo.
Ciao, Paolo.
Ciao, Roberta.
Te la rubo un attimo, eh?
Stai scherzando?
Amore, allora io vado e ci vediamo a casa.
Ok.
Ho dovuto dire a lei che sei fidanzata.
Che cosa?
Amore, ma sei così bella.
Capisci che è inverosimile che sei sempre da sola.
Non ci credono.
Comunque, non ti preoccupare perché così gli ho detto che hai una storia con Paolo.
Eh?
Con Paolo?
Con Paolo?
Sì, amore, ma vai.
Che sei amante.
È meno impegnativo.
Amante?
Ma sei impazzita?
Senti, amore.
Sono due giorni.
Su, che sarà mai.
Vado, eh?
Vado.
Ciao.
Eva è arrivata?
Sì, mister.
È stata la prima ad arrivare stamattina.
Mister, secondo me ci deve essere un po' di maretta con Roberta, la fidanzata.
Perché appena è arrivata si è buttata alle composizioni.
E quando Eva compone è perché sta nervosa.
Ma eravate tutte tu?
E hai intenzione di continuare così?
Da che ora sei qua, scusa?
Non avevo sonno.
Finito l'interrogatorio.
Tanto Roberta manco se ne accorge.
Perché non bastava aver diviso il lettino.
Adesso dormiamo direttamente in due camere separate.
E per rinforzare le cose sai cosa ha fatto?
Ha detto ai suoi genitori che sono fidanzata.
Con te.
Con me?
Con me?
Che c'entro io?
Perché io come fidanzato?
Senti, adesso non ti agitare.
Tanto gli ha detto che siamo solo amanti.
Oddio, meno male.
No, perché se siamo amanti cambia, eh?
Io voglio sapere come fai ad accettare una situazione del genere.
È ridicola, è umiliante.
È come se io di fronte alla madre di Laura facessi finta di non stare con lei.
Oddio, trattandosi di Clelia le farei anche un piacere.
Però è il principio che è sbagliato.
E non mi dire, non mi dire che non sono in grado di capire
che non so il significato.
Ecco.
È esattamente quello che penso.
Eh sì?
Esattamente.
Bene, allora se ti piace questa situazione tientela
e non mi dire che non riesci a dormire.
Perché nessuno salendimente riuscirebbe a dormire in una situazione del genere.
Ma capite che cosa dovrei fare allora?
Sentiamo.
Per esempio cominciare ad ammettere che ti da fastidio.
E non difenderla come fai.
Rambo.
Amanti.
Io con te.
Ma perché? Che c'è?
Non mi hai visto scusa?
Lascia stare.
Sarai contento.
Ho smesso di fare l'indifferente, ho parlato con Roberta.
E ti senti meglio?
Uno schifo.
È stato orribile.
Secondo me hai fatto bene invece.
Bisogna sempre tirar fuori, dire, chiarire.
Gli ho detto che me ne vado di casa.
Come te ne vai di casa? Perché?
Perché ho fatto quello che mi hai detto tu.
Ho smesso di subire una situazione ridicola, umiliante, di fare l'indifferente.
No, no, no, no, no, no. Io non ti ho detto di andare via di casa.
Io ti ho detto di spiegarle, di convincerla, di farle capire.
Esattamente quello che ho fatto.
Io non voglio più fare la commedia.
Amore, guarda, se è per quella storia dell'amante,
possiamo tranquillamente dire ai miei che è tutto finito con Paolo.
Che lui è tornato con la moglie e non ti vuole più vedere.
Anzi, sai che facciamo?
Allora, possiamo fare che tu per questo sei molto triste
e che quindi non partecipi alle conversazioni.
Magari ti fa sentire meglio.
Ma certo, certo. Allora facciamo adentrare uno giovane con cui mi fidanzo.
Eh, che ne so, capone.
Eh, se ti fa sentire più a tuo agio, possiamo anche fare così.
Ah, ah, ah, basta.
Senti, Roberta, io non volevo arrivare a questo punto,
ma o tu parli ai tuoi genitori e gli dici veramente chi siamo,
chi siamo io e te e qual è il nostro rapporto, o meno mi vedi più.
Ma questo è un recato, mi stai recattando.
Ma come puoi dopo che io ho sopportato anche quell'infatuazione lì per quella là?
No, no, no, no, no, sono due cose completamente diverse.
Non mischiare, sono due cose completamente diverse.
Io...
Io mi sento soffocata, non sono a posto con la mia coscienza.
E non l'avevo capito fino a un paio di ore fa, prima di parlare con Paolo.
Ah, certo.
E certo, con Paolo. E ti pareva?
Mi sembrava strano, guarda, che non c'entrasse Paolo.
E lo sapevo che ci andavo di mezzo io.
Adesso ti tiri indietro?
Non pensi più alle cose che mi hai detto stamattina?
No, non che c'entrano.
Mister...
Mister Rapoldo, se n'è andato.
Come se n'è andato?
Eh, mister, ha preso una moto e se n'è andato.
Cioè, ha detto che andava a fare una telefonata,
Hai esagerato.
Adesso questa faccia soddisfatta me la spieghi.
No, mister, però non iniziamo a dire che è colpa mia.
Chi è?
Chi è?
Oh, Eva, sono io.
Cavolo.
Scusa, non volevo spaventarti.
Posso?
Vieni, vieni.
Ti ho portato la caponata che fa mia mamma.
Ah, grazie.
Lei dice che fa passare i pensieri.
E siccome sei triste ho pensato...
Insomma, pure io non è che...
È per quella storia d'Apollo.
Mamma mia, quello se n'è scappato come un furetto.
Ma io lo volevo solo spaventare.
Sì, ma vedrai che torna.
Non è una questione di mobbing.
No, è?
No, non è colpa tua.
E che fai, non l'apri?
Ah, sì.
Aspetta, questa caponata è un po' pesante.
No, no, no, non è pesante perché mia mamma la fa con pochissimo olio.
Sì.
È buona, eh?
È buona.
Lo sapevo che ti piaceva.
Grazie, Eva.
Mi ha fatto bene parlare con te.
Capone.
Dai.
Sì, ne prendo poco perché l'ho già mangiata a casa.
Dai.
Ti faccio compagnia.
E prendene di più.
No, no, no, veramente.
Mamma, è buona veramente, eh.
Grazie.
Però è la maga della caponata, eh.
Capone.
Capone, caponata.
Quello è proprio il piatto di famiglia.
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