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< Il matrimonio: Per molti è la stazione
dalla quale si parte per raggiungere la felicità.
< Ma quanti arrivano a destinazione?
< Lasciamo da parte i sogni e i sentimenti, cosa ci dicono le cifre?
< Ogni mille coppie che si sposano ogni giorno in Italia,
soltanto venti arrivano alle nozze d'oro.
< Duecento coniugi rimangono vedovi per cause più o meno naturali.
< Ottanta forniscono argomenti alla cronaca nera.
< E quanti non tentano di rompere il vincolo matrimoniale
ricorrendo agli avvocati? l motivi di dissenso tra marito e moglie
sono infiniti, talvolta stranissimi.
Tu vuoi che io, con la mia esperienza di avvocato,
specializzato in separazioni, approvi la tua decisione di sposarti
e ti accompagni a chiedere la mano della ragazza? Tu sei pazzo!
- Ma zio, tu sei l'unico parente! - lo riconosco solo i nipoti celibi!
Perché ce l'hai con il matrimonio? Ti dà da vivere!
Anche le malattie fanno vivere i medici,
ma non è una buona ragione per ammalarsi!
- Buongiorno, avvocato. - Buongiorno, Giovanni. C'è posta?
- L'ha presa la signorina Lea. - Grazie, va bene.
Pronto?
L'avvocato non c'è.
Va bene.
Pronto? Pronto?
E' la porta.
- Buongiorno, avvocato. - Buongiorno, Vincenzo. Novità?
- Ha telefonato adesso. - Chi? - Ha telefonato adesso...
- Chi ha telefonato? - Non lo so.
Ha telefonato adesso e non lo sai?
- Era un nome come... Alemagna. - Alemagna?
- No, Carletti. - Chi ha telefonato? Che cosa ha detto?
Ha detto che ha mandato la pratica in tribunale.
- Allora era Spadoni. - Sì, Spadoni.
Tu sei scemo!
Ecco l'esempio classico, ammogliato con prole numerosa.
Difficoltà, fastidi, preoccupazioni. La mente vacilla!
E' vero, Vince'? La mente vacilla! Povero Vincenzo!
- E tu vuoi sposarti! - Ma zio...
La nostra è una famiglia di scapoli!
Siamo scapoli da sette generazioni! Apri la porta.
- Adesso? - E quando, domani?
Svegliati! Dormi in piedi come i cavalli!
- Noi siamo scapoli da sette generazioni! - Buongiorno, avvocato.
Zio, tu parli così perché non la conosci!
E tu non sai che cosa sarà tra qualche anno!
Io avevo altri programmi per te.
Ti ho fatto da padre, volevo che diventassi un buon avvocato,
non un marito disoccupato!
Pensavo che dopo la laurea saresti stato qui con me ad aiutarmi.
Invece il signorino si vuole sposare!
- Sì? Fa bene! - Ah, fa bene?
Lei mi dà sempre torto! Non ascoltarla, lei è donna!
Ma vuoi capire che il matrimonio dopo la Bomba H
è il più grosso guaio dell'umanità? E' scritto in questo portacenere.
Devi osservare questa massima. Leggi!
"Ascolta sempre ciò che il cuore dice, sposa chi ami e sarai felice".
- Come? - "Sposa chi ami e sarai felice". - Signorina!
- Che cos'è questa roba? - E' un nuovo portacenere.
E l'altro? "Attenzione al triste fato, se ti sposi sei inguaiato".
- Si è rotto. - E si rompe pure questo!
- Domani ne compri un altro. - Che ci deve essere scritto?
"Qua nessuno è fesso".
Bene!
Di là c'è un certo signor Rossi, posso farlo entrare?
Dica a Vincenzo di farlo entrare.
Adesso vai via, verranno delle persone.
Anche se non ti farebbe male, potresti apprendere molte cose.
- Se non ti do fastidio, rimango. - Mi piace l'idea.
Bene. Facciamo un patto. Tu oggi starai qui tutta la giornata
a sentire i guai matrimoniali dei miei clienti.
Se per stasera non ti è passata la voglia di sposarti,
ti do la mia parola d'onore che ti accompagnerò io stesso
- a chiedere la mano della tua fidanzata. - Accetto.
Si accomodi.
Come?
- Prego. - Grazie.
- Buongiorno, avvocato. - Buongiorno.
- Io sono Leopoldo Rossi. - Molto lieto. Si accomodi. - Grazie.
- Separazione, divorzio o annullamento? - Tutti e tre.
Esagerato! Mi sembra troppo! Di che si tratta?
Allora, io stanotte dormivo...
Beato lei! lo non ho dormito a causa di un mal di stomaco terribile!
Invece io dormivo tranquillo e sereno accanto a mia moglie.
Stavo sognando. Avvocato, un sogno...
- Cosa sognava? - Di regalare a mia moglie un televisore.
Mi sembra un sogno strano.
Secondo mio zio gli uomini sposati non sognano mai la propria moglie.
Certo! Ne hanno abbastanza della moglie quando sono svegli!
Verissimo! Ora le racconto come stanno le cose.
Stanotte io sognavo di stare in un cabaret di Place Pigalle.
< La sala era completamente vuota.
< Gigolette ed Apache danzavano per me.
< Ad un tratto mi sono sentito scuotere violentemente
mentre la voce di mia moglie risuonava alle mie orecchie.
Leopoldo! Leopoldo! Leopoldo!
Chi è?
- Perché battevi le mani? - Ma chi batteva le mani?
Perché battevi le mani?
Sognavo che stavo in un locale con il commendator Sabretti e cenavamo.
Cenavi con il commendator Sabretti?
Sì, è il mio capo divisione. Era il suo onomastico.
Ad un tratto lui è salita sul tavolo e si è messa a danzare.
- E' salita sul tavolo e si è messa a danzare? - Una matta.
Se tu fossi stato veramente in un locale con il commendator Sabretti,
avresti detto: "E' salito sul tavolo e si è messo a danzare".
- A quest'ora la grammatica! - Non mi importano i tuoi sogni...
- Stai zitto! - Perché
- Non senti nulla? - Sento un po' freddo.
Cristina, fai entrare l'aria nel letto. Perché stai così?
- Voglio sapere se non senti rumore. - Stai zitta.
E' il cane in cucina che sta bevendo.
- Sei sicuro che sia il cane e non... - Avanti, dillo.
- Sì, non mi vergogno di dirlo, i ladri. - Ecco, i ladri!
Cristina, queste due parole, "ladri" e "rumore" non vanno d'accordo.
- L ladri non fanno rumore. - Chi te l'ha detto?
Te lo dico io. Che ladri sarebbero? Si farebbero prendere da chiunque.
I ladri usano scarpe di pezza e non sbattono la testa contro i muri.
I ladri sono silenziosi. Loro!
Dici?
< Fortunatamente il mio sogno era a puntate.
< Perciò mi ritrovai nel cabaret di prima con la stessa ragazza
che mi stava rimpinzando di canditi e di baci.
Leopoldo! Svegliati! Leopoldo!
Chi è?
Sempre tu! Perché mi hai svegliato?
Non dirmi che questa volta non sono i ladri!
Ancora! Ti ho detto che non possono essere loro!
Non urlare, ascolta.
Ho ascoltato, nessun rumore. Silenzio di tomba.
Appunto! Non mi hai detto che i ladri non fanno rumore?
Se non c'è rumore, vuol dire che sono loro.
- Ti ho detto di no! - Ti alzi? - Sì, mi alzo.
- Vai a vedere se ci sono i ladri in cucina? - No, vado in albergo.
Voglio dormire. Voglio dormire!
Poldino, mi lasci sola?
Poldino vuole dormire. Vuole un giaciglio, Poldino!
Vuole dormire!
- Capisce perché chiedo di separarmi? - Capisco.
- Ci sono gli estremi... - Beh... - A me sembra di no.
Signorina, ma l'avvocato sono io o è lei?
E' lei.
Allora vada a prendere gli estremi del signore.
Cercherò un motivo più valido di una notte insonne.
Avvocato, trovi qualche cosa, mi faccia dormire, per favore!
Mi ha scambiato per un sonnifero.
Se credi che sciocchezze come queste mi faranno cambiare idea...
- Sua moglie? - Cristina Ferretti.
- Cristina Ferretti in Rossi. - No, ex Rossi.
Ancora no. Sua moglie è consenziente?
Veramente non lo so.
- Perché non le telefona? - Beh... Le telefono?
Certo, deve sapere se vuole separarsi.
Se dice di sì, tutto diventa più facile.
- Che numero? - 442667.
...2667.
- Ecco. - Che cosa le dico adesso? Che cosa...
Pronto?
Sono io, Leopoldo.
Certo, sono andato in albergo.
Volevo dormire, ecco tutto.
Ma che c'è? Cosa c'è?
Ma no... Ti ho telefonato per...
Su...
La mia piccolina che piange!
Adesso sai cosa fa il maritaccio cattivaccio?
Corre dalla sua mogliettina, si inginocchia e le dice:
Perdono! Perdono! Mi hai perdonato?
Scusi, le piace tanto quando faccio il pappagallo.
Prego, faccia pure.
Vengo subito, vado dopo in ufficio. Ciao, ciao.
Allora... signorina... per quella faccenda...
- Soprassediamo. - Sì, soprassediamo.
Buongiorno, signorina.
Mi saluti tanto l'avvocato.
Come fa un vasetto così piccolo a contenere tutta quest'acqua!
Ecco fatto! Così l'acqua non c'è più.
- Che c'è?
- Nel salottino c'è la signora Micucci. - Va bene, vado io.
- La signora Micucci? - Sì. - Molto lieto, sono De Papis.
- Piacere. - Si accomodi. - Grazie.
Mi dica, signora.
Avvocato, mi sta succedendo una cosa terribile.
Mio marito non sopporta mio marito.
- Piano, altrimenti non capisco. - Capisco.
Io ero sposata con Giorgio, ma poi sa come succede,
gli uomini muoiono e le donne restano.
- E quando una povera donna rimane sola, si risposa. - Certo.
- E io mi sono risposata con Ugo. - Ha fatto bene.
- Ma lui non vuole. - Chi? - Mio marito.
- Ugo? - Ma no, Giorgio!
- Ma Giorgio non era morto? - Sì. - E allora?
Da quando è morto è diventato geloso, prima non lo era.
- Ah, gelosia da defunto! - Ora le dico come stanno le cose.
Ugo ed io ci siamo sposati tre giorni fa. Una cerimonia magnifica.
Piangevano tutti. Poi siamo andati a casa.
< Mi ha preso in braccio prima di entrare! Come nei film americani.
Però, sei abbastanza pesante!
Ma tu sei così robusto!
Beh, non voglio vantarmi, ma come forza...
Finalmente a casa... tua.
Vieni, bambolotto.
- Questo chi è? - E' Giorgio.
Il tuo primo marito? E lo tieni qui?
C'è stato sempre, mi sembrerebbe brutto toglierlo.
Sì, ma... proprio questa sera non mi sembra delicato.
Forse hai ragione. Allora facciamo così.
- Va bene? - Così va un po' meglio.
Mentre ti prepari, vado a vedere se è avanzato un po' di champagne.
- Deve esserci una bottiglia di Veuve Clicquot. - Vedova Clicquot.
Io adoro le vedove! Le vedove sono mogli due volte.
Torno subito.
Eh, Giorgio!
Oh, no!
Mi dispiace, Giorgio, ma l'hai voluto tu.
- Però! Sei sempre carina! - Giorgio! Potevi anche bussare!
Non hai detto "Se ci sei, batti un colpo".
Infatti non ti ho chiamato. Perché sei venuto?
Te l'ho detto tante volte durante le sedute in cui mi evocavi.
Perché ti amo sempre.
Ma adesso mi sono risposata e non posso più né evocarti né vederti.
- Sarei infedele ad Ugo. - Perché?
- Non sono tuo marito? - Sì, ma anche lui lo è.
E' questo che non voglio!
Non ti ho dato il permesso di sposarti di nuovo!
Ti amo ancora. Troppo.
- Sii ragionevole, ormai l'ho sposato. - Ti puoi sempre separare.
- Ma... mi piace. - Non piace a me!
> Bamboletta, arriva lo champagne. - E' lui. Ti prego, sparisci.
Sì, ma vi tengo d'occhio.
Grazie, Giorgio.
- Con chi parlavi? - Con nessuno, parlavo da sola.
Ah, capisco, forse sei un po' nervosa.
E' l'emozione della giornata.
Adesso beviamo una coppa di champagne e poi andiamo a nanna.
- Schifoso! - Il bicchiere si muove! E' il terremoto?
No, saranno i bambini dell'onorevole al piano di sopra che giocano.
Un po' troppo vivaci!
E ora brindiamo alla nostra felicità.
- { Cin cin. - Cin cin. Chi è? - Cin cin.
Tesoro mio, spero di renderti felice più del tuo primo marito.
Ma anche con lui sono stata felice, era tanto buono.
Su questo permettimi di avere dei dubbi.
- Ma non l'avevo riempita? - Ma...
Mi hai detto che Giorgio era geloso, no?
- Sì, perché mi voleva bene. - lo non capisco gli uomini gelosi.
Rendono infelice la persona che amano e se stessi.
- Sono un po' cretini. - Ma Giorgio non era un cretino!
Ho visto il suo ritratto e ha un po' la faccia del deficiente.
Ma non parliamo più di lui, parliamo di noi, invece.
Brucio dal desiderio di stringerti tra le mie braccia!
Ardo! Sono tutto una fiamma d'amore!
- Vorrei che tu bruciassi nella mia stessa fiamma! - Aaaah!
- Ugo! - Mamma! - Il mio povero Ugo!
- Ma che succede? - Piove dal soffitto.
Piove? Ma qui è l'alluvione!
- Vieni, caro, ti asciugo. - Mamma!
- Nel bagno c'è l'accappatoio. - Sì.
- Intanto preparati anche tu. - Sì, caro, vai.
- Mamma! - Povero bambolotto mio!
- Ti sei fatto male? - No, no.
- Ivonne, preparati. - Sì, caro.
Perché fai così? Sei cattivo.
- Non voglio che lo abbracci. - Ma devo farlo, siamo sposati.
- Ti ho detto che non voglio, altrimenti... - Altrimenti?
Gli apparirò davanti...
- e lo farò morire di spavento. - No, Giorgio, non lo fare!
< Allora giurami che non ti farai toccare nemmeno con un dito!
< Va bene, te lo giuro.
- Ivonne, con chi parlavi? - Con nessuno, parlavo da sola.
Capisco, le emozioni della giornata.
- Adesso vengo di là e ti calmo con le mie carezze. < Cretino!
- Ma chi c'è? - Nessuno, caro.
- Ma ho sentito una voce d'uomo. - Sarà l'onorevole di sopra.
Queste case moderne hanno le pareti così sottili!
Non ti spazientire, vengo subito da te.
- Non vedo l'ora di tenerti tra le mie braccia. - Sì, bambolotto.
Idiota, mascalzone, farabutto!
L'onorevole starà discutendo con i suoi avversari politici.
Ti prego, Giorgio, vai via.
Va bene, vado via.
Ma guai a lui se oserà sfiorarti anche con un dito!
Non avrà pace!
- Non capisco. - Amore, te l'ho detto, ho un mal di testa terribile.
- Sii buono, bambolotto. - Ci mancava il mal di testa!
Il mal di testa va via con impacchi di acqua fredda sulla fronte.
- Vengo a farti gli impacchi. - No, per carità! Non ti muovere.
L'acqua fredda sulla fronte mi fa sentire peggio.
- Voglio sentire se scotti. - No, non scotto.
Sono tuo marito o no?
Voglio accertarmi che tu non abbia la febbre.
Giorgio, cosa fai? Giorgio!
Ivonne, dove sei?
- Ivonne, che fai? - Giorgio! - Giorgio?
- Dov'è Giorgio? - No, ti prego, fermati! Fammi scendere!
- Dove vai? Aspetta! Ferma! - Giorgio, ti prego!
Che succede? Ora sta venendo a me il mal di testa!
- Giorgio! - Dov'è? - Ti dirò tutta la verità.
- Sono una medium e in questa casa ci sono gli spiriti. - Gli spiri
Sì, tu non piaci allo spirito del mio primo marito.
Ma per piacere, queste sono tutte scuse!
No, queste cose succedono perché lo spirito di Giorgio è geloso di me.
Tu mi fai ridere! Guarda, io rido! Cosa c'entrano gli spiriti?
Se Giorgio fosse stato geloso, non sarebbe stato un uomo "di spirito".
Quindi non poteva diventare uno spirito. Spiritoso!
- Ti dico che è così. - Vuoi una prova che ti sbagli? Stai attenta.
Spirito di Giorgio, se ci sei, batti un colpo.
Mamma!
E' possibile ottenere la separazione?
Sì, con un buon avvocato...
Volevo dire, con un po' di buona volontà ci riusciremo.
Domani mi telefoni, io studierò meglio il suo caso
e le farò sapere qualche cosa.
- Aldo, vuoi accompagnare la signora? - Volentieri.
- Arrivederla, avvocato. - Arrivederla. Auguri. - Prego.
- Si accomodi. - Mi scusi se la guardo con tanta insistenza,
- ma lei mi ricorda tanto mio marito. - Quello vivo?
- No, l'altro. - Delle volte succede.
- Fisicamente non avete nulla di uguale. - E in cosa glielo ricordo?
Nel vestito.
Il giorno che è morto lui indossava un abito identico al suo.
Povero Giorgio!
La disgrazia è successa proprio di sabato.
Eh, sì!
Arrivederci.
Vincenzo. Vincenzo!
- Avvocato, ci sono i coniugi Beretta. - Vado io di là.
Comprami un pacchetto di Serraglio e sei francobolli espressi.
- Oggi ti vedo più strano del solito, che hai? - Niente.
- Le bambine non stanno bene? - No, grazie al cielo stanno bene.
Aspetto il maschio. Il settimo, l'erede.
"Chi si accontenta gode"!
- Con il resto compra le caramelle per le bambine. - Grazie, avvocato.
- Avanti. - Buongiorno. - Buongiorno, signora.
La signora Pellecchia mi ha parlato bene di voi.
Oggi felicemente svincolata dal matrimonio
e divisa dal suo legittimo consorte, sposo, marito e compagno.
- Mi ha detto che come sapete fare voi le divisioni... - Si accomodi.
Come sapete fare le divisioni voi non le sa fare nessuno.
La signora mi ha scambiato per un professore di matematica.
Anch'io sono venuta per fare una bella divisione.
Io mi voglio dividere dal mio legittimo consorte,
sposo, marito e compagno. Siediti.
Vorrei sapere la ragione...
Vi dico subito perché mi voglio dividere dal mio consorte,
sposo, marito e compagno.
Perché è crollato lo scopo essenziale
per cui ho contratto il vincolo.
Io non so più con chi scambiare una parola, fare quattro chiacchiere,
- intavolare una conversazione... - Un comizio, una conferenza!
Mi dovete dire di che cosa accusate il vostro consorte,
sposo, marito e compagno.
- Lo posso accusare? - Accusate tranquillamente.
- Io accuso! - "Tre, tre e napoletana a coppe"!
Non scherzate, il momento è solenne!
Non scherzo, accusate quello che volete, ma con poche parole.
Con le parole necessarie. Fingete di farmi un telegramma.
Marito-diventato-improvvisamente sordo-come-campana. Stop.
- Avete dimenticato la firma. - Avvocato, io non posso più vivere.
- Povera donna! - A chi parlo, al vento?
All'aria, al vuoto? A chi parlo?
Da quando è diventato sordo, da venti giorni, un mese, non lo so.
Ha detto che mentre si lavava,
gli è entrata dell'acqua nella tromba di Eustachio
- e gli ha rotto il timpano. - L'acqua gli ha rotto il timpano?
Sì, l'acqua gliel'ha rotto.
Mah! E voi siete d'accordo per la separazione?
Lo vedete, avvocato?
Non risponde. Evidentemente non ha sentito. Però vedo che è contento.
E' sempre contento e sorridente da un mese.
- Allora, che mi dite? - Penso che la separazione si può ottenere.
- Davvero? - Sì. - Non so che dirvi!
Non mi dovete dire più niente, avete detto già troppo.
Adesso prendete il vostro legittimo consorte,
sposo, marito e compagno e andate dalla mia legittima segretaria,
impiegata, dipendente, compagna di lavoro e signorina d'ufficio.
- Dica. - Vengono da lei due signori per una separazione consensuale.
- Ci pensi lei. - Va bene.
- Accomodatevi. - Grazie, avvocato.
Siete il più grande divisore di tutti i tempi!
- Molto gentile. Accomodatevi, prego. - Grazie.
Avvocato, se vinciamo la causa, vi do tutto quello che volete.
La parcella, signora. Soltanto la parcella. Prego, accomodatevi.
Prego.
- Dove sei stato? - A cambiarmi il vestito. - Perché?
- Perché oggi è sabato. - Il sabato si cambiano i vestiti?
L'ho fatto per scaramanzia.
- Permesso, avvocato? - Avanti.
- Ho dimenticato il bastone e il cappello. - Prendete.
- Arrivederla. - Questo oltre a essere sordo deve essere pure scemo.
Avvocato, non sono né sordo né scemo.
E' questa donna che mi fa diventare scemo! Non ne posso più!
Non ne posso più!
Mah! Ogni giorno si impara qualcosa di nuovo!
Hai visto cosa ha dovuto inventare per liberarsi della moglie?
Ma i vecchi non provano gusto nel matrimonio! Per i giovani è diverso.
Chi è l'avvocato qui? Chi è l'avvocato?
Sono io, se non le dà fastidio.
- Voglio dividermi da mio marito. - Chi è suo marito?
- E' un mostro! - Si calmi, signora.
- Signorina. - Capisco. Prego, si accomodi.
Lui è mio nipote. Non creda che sia semplice dividersi.
Per lei sarà facile, lei è uno specialista in cause matrimoniali.
- Che le ha fatto suo marito? - Mi ha regalato un bambino!
Ma questa è una cosa naturale.
E' successo al ricevimento, pochi minuti dopo le nozze.
- Adesso capisco! - Un bambino di pochi mesi.
Frutto della sua colpa!
- Non è vero niente! - Lei chi è?
- Il marito. - No, il mostro! - Ti prego, ascoltami, sono innocente.
- Stia zitto. - lo parlo quanto mi pare!
Sì, in tribunale, quando sarà interrogato, non qui nel mio studio!
- La signorina è mia cliente. - Non voglio vederlo né sentirlo.
- Voglio dividermi. - Ma io no! - Che significa "no"?
Perché no? Che importanza ha?
Qua non si tratta di separazione, ma di annullamento!
"Ratum sed non consumatum".
Caro signor mostro, il Codice parla chiaro! Col Codice non si scherza!
Consenziente o no, qua ci sono gli estremi!
- Mi lasci spiegare. - Si spiegherà attraverso il suo legale.
Tu mi ascolterai, anche se dovessi usare le maniere forti.
- E fermo con le mani. - Ti do io le maniere forti!
- Ahi! - Bruto! Non si alzano le mani su una donna.
- Le ha fatto male? - No. - Lasciatelo parlare,
- ha il diritto di dire le sue ragioni. - Stai zitto!
Lui ha solo il diritto di tacere.
- Giulietta, ascoltami. - Non lo ascolti. - lo parlerò lo stesso!
- Noi non ascoltiamo. - lo sì. Ti prego, zio.
Ecco come sono andati i fatti. Terminata la cerimonia delle nozze,
eravamo andati a casa di mia moglie per il rinfresco.
< Erano stati invitati tutti i nostri parenti.
< lo e la mia Giulietta eravamo assediati,
ma ad un certo momento, come avevo programmato, riuscii ad andare via,
lasciando per un attimo la sposa sola con gli ospiti.
< In corridoio, sopra un armadio,
avevo nascosto un magnifico cucciolo. Si trattava di un regalo.
< Giulietta aveva il desiderio di averne uno
e io volevo farle un'improvvisata.
- Giulietta, scusa un momento. Scusate. - Prego.
- Dimmi. - Vai in camera nostra, subito.
- Perché? - C'è una cosa che devi vedere.
- Una sorpresa? - Sì.
- Bella? - Non so.
- Spero che ti piacerà. Sta sul letto. - Corro.
- Allora, caro sposino, come va? - Splendidamente.
- Con il matrimonio l'uomo raggiunge veramente la serenità. - Sì.
- Michele! - Cara.
- Ti è piaciuto? - Hai il coraggio di domandarmelo?
- Perché, non è bello? - Non l'ho nemmeno guardato.
- Una sorpresa così! - Ma ti sono sempre piaciute le improvvisate!
- Non di quel genere. - Ma sarebbe una gioia per qualsiasi donna.
- Non per me! - Ma non hai visto che bel musetto?
Certo, ora dirai pure che ti somiglia.
No, somiglia alla mamma. Ha vinto il premio di bellezza a Riccione.
- Basta, non voglio sapere niente. - Vedrai che ti affezionerai.
- Tra poco andiamo a dargli il lattuccio. - Ti do io il lattuccio!
- Tieni! - Ma che cosa succede?
Po figlio! - Un figlio?
E' di là, in camera da letto. lo corro dall'avvocato De Papis.
- Evviva la sposa! - Auguri!
< Dalla finestra vidi che la mia Giulietta fuggiva disperata.
< Dove poteva essere diretta se non qui nel suo studio, avvocato?
Ecco come sono andate le cose. lo sono innocente.
Non capisco chi ha portato in casa quel bambino.
Lo sai, è stata la Mariotti.
Quella donnaccia ci stava portando alla rovina,
ma non sapevo che ti avesse dato anche un figlio.
- Quel bambino non è mio! - Sì, è tuo. - No!
Sì e ti somiglia!
- Avvocato, mi creda. - Insomma, di chi è questo figlio?
- E' mio, avvocato. - E' suo? - Sì. - Davvero? Dice sul serio?
Finalmente abbiamo trovato il padre. Lei chi è?
- E' il marito di mia sorella. - Suo cognato? - Sì.
Venga. Non capisco che c'entra suo cognato.
Lei non può capire, ora le spiego tutto.
Avevo una relazione con una donna di nascosto di mia moglie.
- La signora non lo sapeva? - No, ma ho troncato tutto nove mesi fa,
- per varie ragioni. - Ho capito.
Quello non è un bambino, è una vendetta.
Quella donna ha voluto vendicarsi di me portandolo a casa nostra.
- Sapeva che l'avrei riconosciuto e... - Non è vero!
Hai inventato tutto per il mio bene addossandoti una colpa non tua.
Io non ne so niente, ti ripeto che sono completamente innocente.
- Insomma, chi è il colpevole? - Eccolo,
- è zio Michele, ha confessato. - Zio Michele?
Aveva una tresca con la nostra ex cuoca Cesira.
Sapevo del bambino, ma non credevo che Cesira l'avrebbe portato a casa.
Non è suo? Lei ha detto che era il padre!
- Mio marito? - E' suo marito? Mi scusi, signora!
- Mascalzone! - Ma è stato zio Michele!
Ma se pensavi che fosse tuo, vuol dire che mi tradisci.
Voglio separarmi, prepari gli atti.
Calma. L'importante è che abbiamo appurato chi è il padre del bambino.
Tu sei figlio di zio Michele.
- Finalmente tutto chiarito. - E lei chi è?
- La zia della sposa, sua moglie. - La moglie di zio Michele? - Sì.
- Allora è suo il bambino. - No. Maria Rosa, la nostra contadina,
è venuta in città per fare gli auguri alla sposa
e durante il rinfresco ha messo il bambino nella camera della sposa.
E' lei la madre del bambino.
- Allora Michele l'ha avuto con la contadina! - Che c'entra mio marito?
- Lui ha confessato che è il padre del bambino. - Davvero? - Sì.
- Vigliacco! - No, signora, il bambino è mio e di mio marito.
Allora lo tenga lei.
Mi ha bagnato tutto! lo non capisco più niente!
- Non capisco più niente. - Arrivederla, avvocato.
- Speriamo di no. - Scusi.
Oggi non rovinerò la festa, ma domani tornerò a trovarla.
- Io ho inventato tutto! - A domani. - Sono innocente.
- Zitto! - Avvocato, la saluto.
Che famiglia scombinata!
Mah! Però! Hai visto, caro Aldo?
Dolcezze della famiglia. Sfumata una causa per la verità prematura,
ne ho guadagnate altre due. Signorina, può venire un momento?
Bisogna festeggiare questo grande colpo.
- Ti invito a pranzo. - Grazie. - Anche a lei.
- Hai appetito? - Non tanto. - Certo, tu sei innamorato.
- Lei? - lo sì. Si può essere innamorati e avere appetito.
Lo so, tronchiamo questa discussione.
- Andiamo a mangiare dal Moretto? Si mangia bene. - Per me è lo stesso.
Anche questo è un vantaggio per chi è scapolo.
Mangia dove vuole, quando vuole e quello che gli piace.
Vado a prendere il soprabito.
Di chi è questa roba?
Lei mi ha detto le sigarette e sei espressi.
Deficiente microcefalo! lo ho detto sei francobolli espressi!
Non ne combini una buona!
In una testa così grossa c'è il cervello di una formica!
Io ti licenzio! Ti devi svegliare!
Anche ieri hai fatto la stessa cosa.
No, ieri le ho portato tre francobolli espressi.
E io ti avevo detto tre caffè. Svegliati!
Andiamo via, altrimenti questo mi fa finire al manicomio!
Ma insomma!
{IN NAPOLETANO) # Compare, compare, un consiglio ti devo dare.
# Mi hanno detto che la bruna sospirando fa l'uomo soffrire.
# Che la bionda al chiar di luna si struscia e non dice mai di sì. #
- Lei si mette lì? - Il cappello. - Grazie.
# Quando l'uomo si è sposato, la moglie sai che fa?
# Lo rimette a fare il soldato e comincia a comandare.
# Dringhedendrà, quanti soldi devi portare!
# Dringhedendrà, ah, l'amore che fa fare! #
Scelga prima lei.
Di nuovo i fiori! Ma è una fissazione! Li metta via, signorina!
- Io non so cosa scegliere, zio. - Scegli adesso che puoi.
Quando sarai sposato, non potrai più scegliere,
dovrai mangiare quello che vuole tua moglie.
- Tre "bucatini all'amatriciana"? - No, io vorrei capellini in brodo.
Macché brodo! Deve mangiare la specialità nostra!
- Ma io vorrei i capellini in brodo. - No, lei mangia i bucatini.
Se vuole il brodo, vada da un'altra parte.
- Non avete il brodo? - Sì, ma non glielo do. - Come?
Può andare qui vicino all'ospedale e bere quello che vuole.
- A me non piace l'amatriciana. - Giuseppe, tre amatriciane!
Cose da pazzi!
Beh, certo che la matriciana loro... è una specialità.
Va bene, bucatini. Dopo vorrei gli spinaci al burro.
Macché spinaci al burro! Lei mangia quello che le porto io.
E non le dico quello che le porto.
- Non sarà sua moglie, vero? - No.
Avvocato!
- Che fortuna trovarla qui! Posso sedere? - Prego.
- E' sua? Non disturbo? - No.
Lei ha lasciato sua moglie ed è costretto a mangiare in trattoria.
Meglio, così può mangiare quello che vuole.
Stamattina, seguendo i consigli della sua segretaria,
sono tornato a casa per il pranzo,
- ma non ho mangiato. - Bene, allora mangia qui. Che le porto?
- Vorrei... - Ci penso io.
- Perché non ha mangiato? - Perché sono tornato
e ho trovato mia moglie con gli occhi rossi di pianto.
Io devo capire. Dunque, la bambina non cresce.
- No, non cresce. - Non ti arrabbiare, ho capito.
Ma tu come lo sai?
Un mese fa pesava 8 chili e 300 grammi. Indovina quanto pesa adesso?
- Non so... 5 mila... - Pesa 8 chili e 300 grammi!
E l'altra settimana?
Leopoldo, la bambina non cresce e tu fai delle domande stupide.
Pesava 8 chili e 300 grammi!
- Dove sta la bambina? - In camera da letto.
- E allora andiamo a vederla. - Eccola.
- Ecco la nostra malata! - Non è meglio richiamare il dottore?
Non credo sia necessario, non mi pare molto grave.
Andiamo, piccola. Pacioccona di papà.
Ecco qua, ora la pesiamo.
Cara della sua mamma.
- Lo sapevo! - 8 chili e 300 grammi?
Ci vuole una buona dose di olio.
No, cara, l'olio! Le fa male lo stomachino, lo rimette tutto.
No, l'olio non è per te, è per la bilancia.
Ha gli ingranaggi arrugginiti.
Mia figlia funziona benissimo, è la tua bilancia che non va.
Bruto!
Scusami un momento, caro.
< Finalmente Cristina era calma e la pace sembrava tornata in famiglia.
< Mia moglie aveva preparato il pesce con la maionese,
io mi accingevo a mangiarlo, quando...
- Leopoldo, che te ne pare? - Ottimo.
Non è troppo gialla? Dovrebbe essere più scura.
No, è il colore suo e la solidità è perfetta.
Ma io parlo di questa della bambina!
Vado via. Vado via!
Non ti preoccupi della salute di tua figlia!
Io mi preoccupo della salute e non del... colore di mia figlia!
Vado in un posto tranquillo, magari alla tavola calda,
dove posso mangiare un tozzo di pane in pace!
Avvocato, ma si può vivere così?
Ha ragione, questo è troppo. Certe cose in trattoria non succedono.
Ecco, assaggiate questo pesce con la maionese e ditemi che ne pensate.
Dica, signora Cuccurullo.
- Posso? - Sì, lui è mio nipote, quasi avvocato.
Se ascolta me, altrimenti diventerà una bella "paglietta".
Io sono sposata da quasi un anno con un siciliano.
- Ah-ah! Geloso? - Geloso? Gelosissimo!
Non gli posso dare tutti i torti!
La gelosia va bene, ma non l'ossessione, la pazzia!
- Chiudermi in casa a chiave! - E le finestre? - Con il lucchetto.
- E il telefono? - Staccato.
- E poi l'autografo. - E che c'entra l'autografo?
La firma fatta col gesso che lui metteva sotto la suola delle scarpe,
così se ci si cammina, scompare.
- Ma non la chiudeva a chiave? - Lui dubitava che avesse un'altra chiave.
Era certo che avessi un'altra chiave. Un inferno!
E quelle rare volte che mi portava al cinema, era un martirio!
Io dovevo solo sedermi vicino a una donna,
altrimenti mi faceva vedere tutto il film in piedi.
- Perché? - Per paura... che mi toccassero.
Un giorno ha esagerato. Che umiliazione!
Andavamo a fare visita a una sua zia. Camminavamo per la strada...
- Che guardi? Guarda su!
- Ti prego, Ciccino! - Zitta tu! Ah, ecco l'autobus!
Permesso. Permesso.
- Permesso. - Che fa con questa mano?
L'aiutavo a salire. Non si può fare un piacere?
- A me deve fare il piacere! - Ciccino, ti prego!
- Zitta tu! - Era un gesto di cavalleria. - Macché cavalleria!
Permesso!
Permesso. Permesso.
- Scusi, a che servono le maniglie? - Per sostenersi.
- Allora si sostenga. - Va bene.
Si sostenga pure con l'altra mano. Così, bravo.
- Permesso? - Sì, signora. Sono rimasto intrappolato!
- Agatina. - Oooh! - Agatina!
- Mi scusi. - Prego.
Per fortuna è vecchio.
Vecchio, però sorride, disgraziato!
- Permesso? - Dove vuoi andare? Non vedi che non c'è spazio?
- Si scende davanti. - lo mi devo ricongiungere con mia moglie.
- Ti ricongiungi quando scendi! - E' una parola!
Disgraziato! E' quello della cavalleria.
Fa il distratto, fa finta di niente.
La sta toccando. Disgraziato!
- Finisce a botte! - Ma che ha?
Non si preoccupi, signora, non ce l'ho con lei.
Agatina, preparati, alla prossima fermata scendiamo.
- E mi raccomando, allarga i gomiti. - Permesso.
- Permesso. Permesso. - Si accomodi.
- Giovanotto. - Dice a me? - Sì, a lei con i baffi. - Dica.
- Lei l'ha toccata. - Chi? Non la capisco.
Invece mi capisce. Lei sull'autobus ha toccato mia moglie.
- Faceva "la mano morta". - Ciccino, andiamo.
- Lei si sbaglia. - Ma... - Lei stia zitto!
Lei l'ha toccata, abbia il coraggio di confessarlo!
- Lei l'ha toccata. L'ha toccata! - E va bene, l'ho toccata, allora?
Volevo vedere se aveva il coraggio di confessarlo.
- E allora? - Perché nessuno mi prende per fesso!
Agatina... Agatina! L'hanno rapita!
Agatina!
- Che vergogna! - La capisco perfettamente, signora.
Questo è un motivo valido per ottenere la separazione legale.
- Ma il motivo non è questo. - Non è questo?
No, quello che le ho detto serve a spiegare il vero motivo.
Serve per spiegare il motivo del vero motivo?
- Sì. - Sentiamo questo motivo.
Avvocato, mio marito da qualche tempo non mi chiude più a chiave.
Il telefono funziona, non mi fa più scenate.
E in tram e al cinema non dice una sola parola,
- neanche se sono in mezzo a un reggimento di soldati. - Bene!
E' guarito dalla gelosia. Non è contenta?
Secondo lei dovrei essere contenta?
Agendo così, vuol dire che non gli importa più niente di me.
- Ma no! - Sì, se non è più geloso, vuol dire che ha un'altra donna.
- Ah, sì? - Sicuro, ha un'amante.
Lei mi deve dire se questo marito lo vuole geloso o no.
Quando è geloso vorrei che non lo fosse,
ma quando non è geloso, vorrei che lo fosse.
E' chiaro come una bibbia cinese letta da uno zulù analfabeta!
Insomma, voglio separami da mio marito.
L'ho capito e non l'ho capito.
Mio marito deve avere un'altra donna perché non è più geloso.
- E' tranquillo come un agnellino. < Aahh! - Mio marito!
Ah, questo sarebbe l'agnellino!
Ti ho sorpreso finalmente! Ho fatto l'indifferente per sorprendervi!
- Ma Ciccino... - Zitta! Devo parlare con lui.
Macché "lui"! lo non la conosco! Si calmi, signor Otello!
- Io non mi chiamo Otello. - Non mi riguarda!
- Io sono l'avvocato. - E gli avvocati non sono Uomini?
lo sono un uomo con la U maiuscola!
- Che c'è?
- Niente, ho un po' di tosse. - Se ha la tosse, prenda le pasticche!
Lei si deve calmare.
Voi meridionali siete un po' impulsivi, un po' invadenti.
- Perché lei è della Svizzera? - lo sono dell'alto meridione.
- Si calmi. - Lui chi è? - Mio nipote, è dell'ufficio.
- E non sia impulsivo. - Noi siciliani siamo così.
- Ma lei mi deve una spiegazione. - E' fissato! - Mi deve dire...
- Ma non lo potevi scegliere meglio? - lo sarei da buttare via?
Come avvocato non lo so, ma come uomo le sparerei.
Pensa che sia una quaglia!
Ricomincia con la sua gelosia esasperante.
- Non posso vivere con un uomo simile. - Ci deve vivere!
Dovete vivere insieme per tutta la vita, ma fuori da qui,
- perché non vi voglio vedere più! - Si calmi.
- Sono calmo, lei si deve calmare. - Stia fermo. - Stia fermo lei!
Sì, sto fermo, sto fermo.
Forse ho esagerato, ma quando si vuole bene, si diventa gelosi.
- Le voglia meno bene. - E' impossibile.
Comunque sono sicuro che tra voi non c'è stato niente.
- Una come mia moglie con uno come lei... - lo faccio proprio schifo?
- Beh... lasciamo stare. - Sì, lasciamo stare, andate via.
E' la prima volta che perdo dei clienti, ma non voglio vedervi più!
Andiamo via, ma non ho ancora capito perché mia moglie è qui.
- Perché si voleva dividere da lei. - Perché?
Per la sua indifferenza, per la sua gelosia, non lo so!
- Non ho capito niente! - Va bene.
Da oggi in poi sarò calmo, un marito tranquillo e non sarò più geloso.
Bravo! Meglio per lei e per la signora. Vi accompagno.
- Signora, si conservi suo marito. - Sì, ma tolga la mano.
- Altrimenti finisce male. - Addio!
- Hai sentito? Quella è pazza. - Innamorata.
Quella doveva sposare uno psichiatra!
- C'è l'avvocato? - Prima c'era.
- E' uscito? - No.
- Allora c'è pure adesso. - Sì, ma c'era anche prima.
- Prego. - Marlon Brando, eh?
Ragazzone! Simpatico.
- Buongiorno. - Buongiorno. Venga, si accomodi.
- Prego. - Come va, avvocato? - Non ci possiamo lamentare.
Io sono Porfirio. Non le dice niente il mio nome?
Quello che ha sposato l'ereditiera tre mesi fa.
Ne hanno parlato tutti i giornali. Porfirio!
- Ah, Rubirosa! - No, ho tentato con Margherita,
però mi è andata male.
Non tutte le ciambelle riescono col "lucro".
- Questo proverbio è di sua invenzione? - Beh, sì.
Come le dicevo, io sono Porfirio Della Noce.
E ho sposato Margherita Cardelli,
la non più giovane, ma ricchissima ereditiera.
Conosce il proverbio: "La moglie ricca ed in età avanzata,
fa del marito la vita beata"?
- Non posso conoscerlo, l'ha inventato lei! - Appunto.
Non ci creda, è falso.
Avvocato, voglio dividermi da Margherita.
Per piacere, venga al fatto.
Mi scusi. Dunque, da quando "impalmai" Margherita,
fu una continua lotta per procurarmi i mezzi per "brillare".
< Avevo escogitato un sistema efficacissimo.
- Cucù, chi sono? - Il mio amato sovrano.
- E tu chi sei? - La tua sirena.
- E le belle sirene dove stanno? - In fondo al mare.
Che fa di bello la mia sirena?
Scrivo un biglietto di auguri allo zio Eusebio.
Già, lo zio Eusebio! E' il suo onomastico!
- Dovrei scrivergli anch'io, ma è tardi, devo uscire. - Che ore sono?
- Sono... le undici. - Credevo fossero le dieci!
No, le undici, guarda.
Che cosa stavi scrivendo allo zio Eusebio?
"Cento di questi giorni".
Cento sono pochi! Mille, centomila di questi giorni a zio Eusebio!
E non in quei bigliettini, ma su questi.
Su quelli più leggeri e più lunghi.
Sono qui, prendi.
Tieni, cara.
Non bisogna essere avari con lo zio Eusebio.
Un milione di auguri! Scrivi un milione.
Così. E adesso metti la tua bella firmettina qui.
Tesoro! Cara, chissà quanto sarà contento lo zio!
La mia bambinona! La mia bambinona bella!
< Grazie a questo sistema, ottenni grandi successi
nella mia lotta per la vita brillante.
< Divenni un frequentatore dei locali notturni
e coltivai con molta serietà l'amicizia delle donnine allegre.
< Avevano un debole per me e per le banconote della mia bambinona.
# Mambo è. Mambo è. Mambo è.
# In questo mambo baciami.
# Più forte ancora baciami.
# In questo mambo stringimi.
# Più forte ancora stringimi.
# In questo mambo gridami: aah!
# Più forte ancora gridami: aaah!
# Grida così il tuo amor.
# Ti darò il mio cuor!
# Mambo è. Mambo è. Mambo è. #
< Tiburzio, il cameriere di Margherita, mio ex collega,
mi invidiava e mi spiava.
< Un giorno, scoperto il mio trucco, mise in guardia la mia sirena.
La vendetta del cameriere rompe le uova nel paniere!
< Già! Ieri ero entrato nella camera di Margherita per chiamarla,
perché nel salone ci attendeva il notaio
per farci firmare il testamento reciproco.
< Avevo già fatto preparare l'atto.
< lo, erede universale delle sue sostanze
e lei, unica erede delle mie speranze.
Tesoro, è tardi, il notaio aspetta da tanto.
Non possiamo farlo attendere troppo. Dormi, bambolina.
"Tra noi, Porfirio Della Noce e Margherita Cardelli,
rispettivamente marito e moglie, si conviene quanto appresso.
In caso di morte del signor Porfirio Della Noce, tutti i suoi beni,
consistenti in vestiti, scarpe e cappelli
verranno distribuiti ai lavoratori delle aree depresse
ancora in attesa di prima occupazione.
In caso di morte della signora Cardelli
tutti i suoi beni, mobili e immobili
vanno all'Istituto dei minorati psichici."
Ma non è l'atto che ho compilato io! Chi l'ha cambiato?
Lo! Questa volta l'orologio a pendolo non ha funzionato.
Cosa vorresti insinuare?
Dormi, bambolina, dormi"!
Invece io sono sveglia, sveglissima. Finalmente ho aperto gli occhi.
E li voglio chiudere il più tardi possibile. Mi dia, signor notaio.
- Firma qui. - A queste condizioni, non firmo.
- Perché? - Così ci rimetto.
Andiamo a parlarne da soli.
Lei ci permette, signor notaio?
Allora non sono più il tuo amato sovrano?
Sempre! Il mio sovrano, il mio re.
- Il mio imperatore. - E allora?
Siccome adesso c'è la repubblica, io ti mando in esilio.
- Tiburzio! - Bambolina! Bambolina!
Vai!
- Il delatore! - L'usurpatore! - Fuori! - Fuori!
Amore mio, ti amerò sempre!
- Sono qua. - Capisco.
Non ho via d'uscita. Inizi pure la pratica.
Va bene, d'accordo.
Intanto vuole lasciarmi un acconto per le spese, per l'onorario?
- Certo. - Per regolarità d'ufficio.
Giustissimo.
Che disgrazia! Ho lasciato il portafoglio a casa.
- Cerchi con calma. - Non c'è.
Posso venire a pagare questa sera verso le sette?
Vediamo... adesso sono le cinque. Guardi.
Sì, passi pure alle sette, alle otto, alle nove.
A me non mi addormenta.
Come è diffidente! Allora ripasserò più tardi.
Quando vuole e ricordi quel proverbio,
- perché i proverbi li so fare anch'io. - Quale proverbio?
"Quando torna, l'orologio lo tenga in tasca,
perché tanto l'avvocato non ci casca". Le piace?
- Beh... - Si fa quello che si può. - E' bene accontentarsi.
- Avvocato, "au revoir". - "Hasta luego".
- Di Madrid? - No, di Forcella. - Napoli!
# Oi Marì... Sul mare luccica..."
- Avvocato, arrivederci. - Arrivederci.
"Au revoir".
"Alla mia cara Lea, l'ideale delle segretarie.
Con tutta la mia simpatia. Antonio".
Ma che c'è, una sorgente qua dentro? Mannaggia!
- Signorina. - Sì? - Per favore, venga un momento da me.
Vengo subito.
- Dica, avvocato. - Lei mi deve fare una carità.
Da domani metta i fiori sul suo tavolo, li porti a casa sua,
li metta sul comodino, sul cappello, al collo, ne faccia ciò che vuole,
ma non li voglio più sulla mia scrivania!
Ha ragione, i fiori li apprezzano solo gli animi gentili.
Io ho un'anima "scostumata" e i fiori non li voglio!
E se vuole farmi un omaggio floreale,
lo faccia con i fiori finti, senza acqua.
Ci sono dei fiori di carta bellissimi, sembrano veri.
- Domani farò un mazzo di viole con "La domenica del Corriere". - Bene!
- Hai sentito? - Non dovresti lamentarti se mette i fiori.
E' molto carina nei tuoi riguardi.
La preferisco meno carina e che mi faccia stare all'asciutto.
- Cosa c'è?
- C'è il signor Rivetti. - Lo faccia passare.
- Permesso? - Avanti.
- Permette? Rivetti. - Molto lieto. Si accomodi. - Grazie.
Avvocato, io voglio dividermi da mia moglie, costi quel che costi!
- Stia tranquillo. - lo sono tranquillissimo.
Il suo aspetto è florido, rassicurante.
Per questo la volevo rassicurare, io non ho una lira.
Allora non sono più tranquillo.
No, deve stare tranquillo perché io rappresento gli interessi
di un capitale di 150 milioni.
- Allora posso stare tranquillo. - Non tanto,
- perché i 150 milioni non posso toccarli. - Per favore, sia chiaro.
Ho avuto una giornata agitata e sono nervoso.
- Per una giornata? - Sì. - E io da 12 anni sopporto questa situazione!
Io non posso toccare un soldo senza la firma di mia moglie
- e lei non mette la firma. - Allora i soldi sono della signora!
- No, sono miei! - Ma perché le ha dato la doppia firma?
E perché uno dice "sì" sull'altare? Sa come vanno queste cose.
"Quello che è tuo è mio e quello che è mio è tuo". Poi è tutto suo.
Ma se lei ha fatto la cessione di sua spontanea volontà,
non c'è motivo per chiedere la separazione.
Non c'è motivo? E gli alimenti?
Non è il momento adesso, ne parleremo alla fine.
No, la questione è tutta qui.
- Ma allora è lei che chiede gli alimenti? - Sì, ma lei non me li dà.
- Ma siete già divisi? - No, mi voglio dividere adesso.
Io non ho capito di quali alimenti parla.
Come quali alimenti? Quelli che si mangiano!
I carciofi, la carne, le patate...
I fagioli, gli spaghetti, ho capito, non servono tante spiegazioni.
- Ma perché le chiedete gli alimenti? - Perché ho fame.
Da tre anni mi tiene "a stecchetto"! Non si vede?
1330, 1331,
1332, 1333, 1334...
Mario, non ti sei fermato, vero?
No, ci vuole troppo sforzo per fermarmi.
> A quanto sei arrivato? - Quasi a 6000.
> Allora basta per stamattina. - Grazie.
Vieni, la colazione è pronta.
- Elsa. > Dimmi. - Vengo, amore.
Metti la tuta dimagrante.
Mario, non annusare, basta l'odore per ingrassare.
Non c'è pericolo, ho la tuta per dimagrire.
# Ho fame! Ho fame! #
- Buongiorno, sorellina. Cognato. - Non toccarmi la faccia!
Mai una manifestazione d'affetto, sempre ostile! Perché?
- Perché mi stai antipatico, va bene? - Va bene. - Oh!
- Si mangia! - Beato chi mangia!
Io studio canto, ho il diaframma da mantenere.
Il diaframma è fetente. Quando c'è umidità, si allenta.
Stanotte c'era umidità e si è allentato. lo lo devo mantenere.
Sono io che ti mantengo il diaframma!
- Lo mantiene chi può. - Ma perché devo mantenerlo proprio io?
- Sei sangue del mio sangue. - Qui c'è un equivoco!
- Io ho sposato tua sorella, non te. - E' lo stesso.
Macché lo stesso! Non dire cretinate!
- "Come natura fa..." - Lui la conserva. - No, la mangio.
- Già, la mangia. - Mangi l'uovo sodo? - No.
- Allora lo mangio io, mi piace. - Qui non si butta niente.
Lui mangia tutto, è peggio del secchio dell'immondizia.
Il pascià si è servito! Non pensa alla sorella.
- Io devo dimagrire, ma lei no. - Mangi l'uovo? - Sì, lo mangia!
- Mangia e stai zitto. - lo avevo domandato.
Mimi, hai dimenticato il fior di latte. Tieni.
Avevo dimenticato il fior di latte!
- Questo fa bene. - Sì, perché il resto fa male.
- Io ho il diaframma... - Mangia, Mimi!
- Mangio, mangio. - Buon appetito.
- Tu non mangi? - No. - E' pronto tra pochi minuti.
Vai a vedere se è pronto.
No!
- Mimi! - Lei non vuole.
- Ma non c'è, fammi mangiare. - Non puoi.
- Perché? Ti regalo una cravatta. - Non posso.
- Una camicia. - Non puoi. - Perché?
Lei si accorgerebbe se tu mi regalassi una camicia.
- Ho capito. - Non si può.
Ma ora non c'è, chi le dice che io mangio questo?
- Come chi? Glielo dico io. - E perché?
Ogni volta che faccio la spia, mi regala un vestito tuo.
Sei fortunato che ho il diaframma.
- Ecco qui. - Lascialo stare, aspetta.
- Mariuccino è impaziente. - A chi lo dici! - Lo dice a te.
E' un modo di dire! Per farle capire che io sono d'accordo con lei,
- dico "a chi lo dici". - Lo dice a te!
Ho capito! Lei dice una cosa e io per farle capire che sono d'accordo,
dico "a chi lo dici".
- A chi l'hai detto? - A lui. - A te lo dice!
Lo dice a me, va bene.
- No! - C'è una mosca? - Il fungo cinese no!
- Ma fa bene. - Il fungo cinese no!
- E' per... - Il fungo cinese no, mi fa schifo!
- Ma perché? - Perché somiglia a te! - A me?
86 chili. 86 chili!
Ho capito, 86 chili! Mi tagli un braccio così arrivo a 75?
In tre giorni non sei calato nemmeno di un grammo!
Tuo fratello da quando sta a casa mia è aumentato di 20 chili!
Che c'entra? Lui è scapolo e non deve piacere a nessuno!
- Lui mangia per cantare. - No, ti sbagli!
Lui canta per mangiare alle spalle mie!
Ora che abbiamo "ascensionato" insieme, possiamo darci del tu?
Ma io la conosco appena, non so nemmeno come si chiama.
# Mi chiamano Mimi, ma il mio nome è Domenico. #
Lei stringe la mano a una futura gloria del Teatro Lirico Italiano.
Allora è lei che strilla tutte le mattine!
Strilla? lo non strillo, io canto! Quello che strilla è mio cognato.
- Lo vede? - Ma come fa a essere sempre così bella,
così alta, con una carnagione così fresca come la rugiada?
Con un profumo così inebriante dove vorrei perdermi.
Come fa a profumare così?
Vado alla piscina delle acque albule tutte le mattine.
Ah, le acque sulfuree!
Potrei avere il piacere di portare questo fiore olezzante
- nella serra della mia macchina? - Veramente io vado in bicicletta,
- per mantenere la linea. - E che linea!
- Aah! - Bravo, ancora un altro.
# La donna è mobile qual piuma al vento! #
# Mario, Mario, che fai? #
- Gioco. - Ma è l'ora di fare il bagno turco e lui gioca?
L'ha già fatto, sta facendo un supplemento di ginnastica,
- perché in tre giorni non è calato neanche un grammo! - Ah-ah!
- Ti devi vergognare. - Di che mi devo vergognare?
- Tu mangi di contrabbando! - E come fa, non gli do una lira!
- E allora come fai? - Come mangi tu di contrabbando in questa casa!
- Mario! - Ma lo sai con chi stai parlando?
- Sì, con uno sfiatato. - lo sono il fratello di tua moglie!
- E salutala. - Ciao. - No, salutala perché devi andare via.
Devi uscire da qui, mi stai sullo stomaco! Non ne posso più, vai via!
- Hai ragione, vado via. - Vai via. Ho fame!
Hai ragione. Hai ragione.
Bisogna dargli ragione, la cura dimagrante lo fa diventare nervoso.
- E' impazzito? - Ancora no, però...
Bisogna cambiare cura.
- Le acque albule! Le acque albule. - No.
- Sono meravigliose. - No! - Fanno... - Le acque albule no!
La puzza di uova marce mi dà fastidio allo stomaco e alla testa.
- E' vero, però manda via la pancia. - E io non voglio mandarla via.
- Perché? - Perché la porto da 40 anni e mi sono affezionato.
Anche se dà fastidio alle amiche di mia moglie, io la tengo!
- Le acque albule fanno bene. - lo non ci vado!
- Bisogna... - lo non ci vado!
- Hai ragione. - Non ci vado! - Hai ragione.
Voglio vedere chi è il padrone qui!
Sono cotto!
- Senta. - Dica. - La macchina mia?
Lei è il cognato di quel signore piccoletto?
- Sì, perché? - Ha detto che prendeva lui la macchina.
Come? La sa portare poco!
Non si preoccupi, la faceva portare alla signorina.
Speriamo che lei sappia guidare.
- No, non sa guidare. - No? - Ha detto che le insegnava lui.
Ma che tipo è questa signorina?
E' bruna, molto alta. lo non mi volevo impicciare,
ma ho sentito che abita nello stesso palazzo vostro.
Ah! Ora ho capito perché voleva venire alle acque albule!
Lei che non si impiccia, sa se ritornano?
No, sono andati proprio via.
Sono andati via? E io come torno a casa?
Ha detto che può tornare con la bicicletta della signorina.
- La bicicletta? - Ha detto che le farà bene un po' di moto.
- Ora gliela prendo io. - Ma che roba!
Io so andare poco in bicicletta!
Ha qualcosa per tenere su i calzoni?
- Sì, due mollette, ecco. - Va beh!
- Grazie. - E che ti do? Non mi hanno lasciato niente!
- Leggi Il Messaggero? - Sì. - Domani guarda la cronaca nera.
Non dovevi lasciarlo solo. Non ha soldi, è senza macchina, come torna?
- L'ho munito di un mezzo di locomozione. - Per fortuna!
Io voglio bene a tuo marito, lo coccolo!
Sai qual è il guaio?
Uno fa tanto per lui e lui è irriconoscente.
Questa irriconoscenza... Per fortuna è arrivato.
# Voglio la maglia rosa, voglio la maglia rosa! #
Cara mogliettina, come stai?
- Caro cognatino, dove vai? - Vado...
lo arrivo e tu vai via? Stai qui con noi.
- Che hai? - Vi sono riconoscente per le cure che avete per me.
Il moto gli ha schiarito le idee!
L'hai detto, mi ha schiarito le idee.
Adesso so quello che devo fare.
La passeggiata mi ha fatto venire appetito. Che mi hai preparato?
Lo sai, amore, germogli di grano, yogurt, lievito di birra...
- E pure la melassa! - Ottima idea!
- Vuoi anche due crostini? - No, per me sarebbero veleno.
E' vero, ma portali, li mangio io.
Bravo, si sacrifica lui, vai a prenderli.
- Vai a caccia? Dobbiamo mangiare. - Andiamo a mangiare.
Non scherzare con le armi da fuoco, è pericoloso!
- Per te ! - No, io non le tocco. - Siediti.
- Questo è il posto tuo. - Ti do questo onore. Siediti!
- Va bene! - Ecco i fiocchi d'avena.
- Bene! - Fiocchi d'avena? - Mettili nel piatto.
- Lì. Zitta!
- Stai zitta. - Metti i fiocchi. - lo ho già mangiato. - Rimangi!
- Così. Ancora, Mimi. - Ma... - Mangia!
Basta. Un po' di germogli di grano.
Mettici un po' di lievito di birra. Lievito di birra!
- Com'è, Mimi? - Fa schifo.
Quando lo dicevo io, non ci credevate.
- Altro lievito di birra. - No... - Lievito di birra!
Mimi, lievito di birra.
- Mettiamo pure due carotine. - Basta.
- Mangia, Mimi. - No... - Mario!
- Stai zitta! - Ma è mio fratello! Sei impazzito?
Apposta per questo! Come ti permetti?
Mimì, questo fa una rosa di pallini così.
E te la faccio nel diaframma. Mangia, Mimì.
Anzi, prima prendi un po' di yogurt.
- Yogurt. - Non mi piace. - Yogurt!
Obbedisci.
Mangia, Mimi, ti fa bene.
- Com'è? - Fa schifo!
Mangia, ti fa bene.
Basta, non mi va giù più niente.
Adesso bevi un po' di tè con il fungo cinese e stai a posto.
- Pure il fungo cinese! - Bevi.
Bevi!
Bevi tutto, fino in fondo.
# Vuota l'amaro calice! # Bevi!
- Mario! - Non vi preoccupate,
era per festeggiare la riacquistata padronanza della casa!
- Adesso fuori da casa mia! - Sei impazzito?
Come vuoi, ma il diaframma chi lo mantiene?
Fuori lui o fuori io.
- Avvocato, fuori io. - Hai sentito? Cosa ne dici?
Per me non c'è pericolo, io peso 68 chili.
E io quando sono nato ne pesavo 4!
Signorina Lea, prenda gli estremi di questo signore.
Va bene, avvocato.
- Mi telefoni fra 4, 5 giorni e le farò sapere qualcosa. - Grazie.
- Grazie per ora e stia tranquillo. - Sto tranquillo.
- Si accomodi. - Grazie.
- Si accomodi. - Grazie, signorina, molto gentile.
Allora, dica.
Mario Rivetti, possidente. Coniugato speriamo ancora per poco
con Elsa Pasquali, in Rivetti purtroppo.
- Mi permette una domanda? - Prego.
Ha pensato che separato da sua moglie la vita potrà essere vuota?
Ci ho pensato. E' meglio una vita vuota con la pancia piena.
Mi meraviglio che un uomo come lei
con la fronte così spaziosa, due occhi così intelligenti
che denotano un'intensa vita intellettuale,
limiti tutto a una questione di pancia!
Ma se la pancia non si alimenta,
lo sguardo intelligente diventa vuoto.
Ma è un'idea fissa!
Non ha mai pensato che sua moglie fa tutto questo per il suo bene?
Allora mi vuole troppo bene.
Va bene. Sua moglie sa quello che sta per fare?
No, altrimenti non sarei arrivato fin qui.
Lei condanna una persona senza neanche ascoltarla?
Ma è possibile? Le telefoni! Le parli!
Dimentichi il suo stomaco e parli con il cuore.
- Che numero ha? - 377243.
Tanto è occupato.
No, invece è libero.
Pronto? Cara, sei tu?
Sì, sono io. Ti dovrei parlare di una cosa molto seria.
Me la dirai dopo. Vieni a casa, il pranzo è pronto.
Il pranzo è pronto?
Che mi hai preparato di bello?
Germogli di grano, yogurt e melassa.
E "te lasso"!
Mia nonna diceva che la strada del cuore dei mariti
passa attraverso lo stomaco.
Io dovrei avere un difetto costituzionale.
Il cuore è spostato in qua.
Procediamo, signorina.
Nonostante la sua segretaria, procediamo. Arrivederla.
Arrivederci.
- Va bene, "sbotti" pure! - Signorina!
Mi stia bene a sentire.
Lei si deve mettere in testa che in questo ufficio
c'è un solo avvocato e sono io!
Antonio De Papis sono io, non lei!
Lei deve pensare agli affari suoi!
Se bisogna dare qualche consiglio di riappacificazione,
lo faccio io, non lei!
No! Lei è capace solo a dividere le persone, non a riunirle!
Se non le faccio riunire, significa che non è il caso di riunirle!
Lo dice lei! Ci vuole più coscienza.
- Cosa ci guadagna a far dividere tante persone? - Ci guadagno.
E guadagna pure lei, alla fine del mese prende lo stipendio!
- Sa cosa le dico? - Cosa?
Farò volentieri a meno di questo stipendio!
Da tanto tempo ho pensato di andare via e non l'ho mai fatto perché...
Perché? Sentiamo questo perché!
Sono stanca di vivere dove si parla solo di separazioni,
divorzi, tradimenti e corna!
- Se quelli si fanno le corna è colpa mia? - Sì, anche colpa sua!
Colpa del suo cinismo, della sua aridità d'animo
che non le fa distinguere un fiore finto da uno vero!
- Sa come finirà lei? - Come? - Glielo dico subito!
Solo e vecchio su un materasso di carte bollate di cause per divorzi
e al suo funerale verrà soltanto un usciere del tribunale
con un mazzo di fiori di carta!
Sono stanca. Vado via, ho bisogno di respirare altra aria,
di vedere dei fidanzati che passeggiano,
bambini che giocano, gente che ride! Vado al cinema!
- Buon divertimento! - Vado a vedere "Eternamente tua".
Due parole che non esistono nel suo vocabolario. Vero, avvocato?
Queste sono cose da pazzi!
Hai capito? Immagina se fosse mia moglie!
Arrivederci, Vincenzo.
Allora, giovanotto, cosa pensi di tutti questi poveri infelici?
Zio, sarebbe come se per convincermi che gli uomini sono tutti matti,
mi portassi in un manicomio.
E' logico che quelli che vengono qui non sono coniugi da invidiare.
Ma io non sarò mai un tuo cliente.
- Insisti? - Non cambierei idea nemmeno se stessi qui dieci anni.
Tu hai fatto molto per me e ti sono riconoscente.
Ma questa volta sono costretto a fare di testa mia.
Nonostante la tua professione, non ti intendi di queste cose.
Va bene, comunque mantengo la mia promessa.
Te l'avevo promesso, quindi ti accompagnerò.
Grazie, ero sicuro che mi avresti fatto questo piacere.
Non è un piacere, è una punizione.
Sei talmente scemo che ti meriti una moglie. Andiamo, cammina!
Vincenzo, puoi andare a casa.
- Chiudi bene tutto. - Va bene.
- Ci vediamo domani. - Arrivederla, avvocato. - Arrivederci.
Zio, io non ho mai parlato con i genitori di Lucia.
Loro non sanno niente. Mi raccomando a te.
Non ti preoccupare, quelli per la gioia di levarsi la figlia dai piedi
faranno i salti mortali, te lo dice tuo zio. Andiamo.
La mia Lucia è giovane e bella, ha tutta la vita davanti a lei
e non vedo la ragione di sposarla così presto.
- Tu non mi avevi detto niente! - No, papà, ma...
io amo Aldo e sarei felice di sposarlo.
Hai sentito? Tua figlia fa la rivoluzione!
Taci, altrimenti mi arrabbio.
Senta, che età avrebbe questo suo nipote?
- 23 anni. - E cosa fa? Che lavoro fa?
- E' studente. - Studente? Disoccupato!
- Macché disoccupato! - E mi dica...
Come pensa di mantenere mia figlia, che modestamente,
è abituata a vivere in una casa dove non manca niente?
A parte il fatto che appena laureato, mio nipote
lavorerà nel mio studio con me, per tutto il resto ci sono io, lo zio.
Ah, un "figlio di papà", cioè di zio! Alla larga!
Ma come, io mi decido a fare un passo di questo genere e lei...
Il passo si deve fare secondo la gamba!
Torni con suo nipote quando avrà un'occupazione.
Io posso lasciare gli studi e lavorare.
Zitto tu! Per il fatto finanziario, ci sono io.
Qua non siamo al mercato, parliamo di matrimonio.
Non è una cosa facile, e poi in questi tempi!
I giovani di oggi non sanno che vuol dire formare una famiglia.
- Non è vero. - Sì. - No, questo è il mio campo!
Da 20 anni vivo in mezzo ai matrimoni, nessuno ne sa più di me.
- Allora guardi le statistiche. - Bravo! Ha detto bene!
Lasciamo stare i sogni e i sentimenti e guardiamo le cifre.
- Cosa ci dicono? - No! - Zitto tu!
Su 4.535 matrimoni che si effettuano ogni anno nella nostra città,
3.000 sono fra persone che non hanno più di 25 anni.
500 dopo i 30, 35 dopo i 40 e mille tra i giovani di non più di 20 anni.
- E allora? - Fra queste giovani coppie... - Zio... - Zitto tu!
Fra queste mille giovani coppie si riscontra la percentuale più alta
dei matrimoni felici, cioè l'80%. E questo perché?
- Lo domando a lei. - À me?
- Io credo... - Zitto lei! Ho io la parola!
E' perché gli sposi giovani formano insieme il loro carattere,
affinano amalgamando i loro gusti, i loro sentimenti.
Dividono quel periodo della loro vita
che domani può essere il più dolce dei ricordi.
Troppe volte si commette l'errore di denigrare
questa meravigliosa convenzione sociale.
Questa è l'età in cui l'uomo deve sposarsi!
- Ma veramente io... - Taci, lascia parlare l'avvocato, parla così bene!
- Continui. - Grazie, Vostro Onore. - Lei mi lusinga.
E i figli? Pensi al tormento di una coppia di sposi anziani
con dei bambini piccoli!
Sanno che non potranno assisterli domani,
nel momento cruciale della loro vita.
Pensi invece alla gioia di avere dei figli grandi
quando si è ancora giovani. Si potrà essere per loro
non distaccati genitori, ma amici, compagni, fratelli.
- E' vero. - E lei... - lo - Sì, lei!
E' nella parabola discendente della sua esistenza,
cosa aspetta a gustarsi la gioia di cullare sulle sue ginocchia
- dei bei nipotini? - Ma...
Le bagneranno i vestiti di pipì, d'accordo!
Romperanno i soprammobili, concesso!
Le daranno nuove preoccupazioni, giustissimo!
Ma non dimentichi che la riproduzione della specie
è il più alto dovere dell'uomo verso se stesso, verso la nazione,
- verso l'umanità! - Bravo! - Zitta! Lascia parlare l'avvocato.
- Grazie, Vostro Onore. - L'onore è mio.
Per questo vi esorto a riflettere sulle vostre decisioni.
Non lasciatevi trascinare dalle apparenze e dai pregiudizi.
Considerate l'enorme responsabilità che con la vostra decisione
assumerete davanti a Dio e davanti agli uomini.
Questi due giovani sono nelle vostre mani.
Guardateli, è chiaro che si amano, che sono fatti l'uno per l'altra!
E poi fuori è primavera!
Un orizzonte di voli ha aperto il cielo alle rondini.
Aprite il cuore alla clemenza, alla comprensione, alla bontà.
Dio ha destinato questa stagione agli uomini per amarsi.
Date il vostro consenso.
E mentre i prati si riempiranno di fiori,
voi diventerete nonni.
Ho finito. La parola al pubblico ministero, cioè al padre.
- Bepi... - Zitta! Il capo della famiglia sono io.
Signor avvocato, è certo che... sì... insomma...
- Ha ragione lui. - Bravo! - Grazie! - Grazie, zio.
- Sono veramente convinto. - Anch'io.
- Come? - No, dicevo per dire...
- Scusate, ho un appuntamento, non posso restare. - Neanche un momento?
- Mi dispiace, colonnello. Buonasera a tutti e auguri. - Grazie.
Simpatico.
- Grazie, zio. - Grazie, zio.
- Contento? - Felicissimo.
Vogliatevi bene, eh!
< Eppure il matrimonio è una prigione.
< Sono stanca. Vado via, ho bisogno di respirare altra aria.
< Un uomo da solo sta benissimo.
< Ho bisogno di vedere fidanzati che passeggiano,
bambini che giocano, gente che ride!
< Beati Aldo e Lucia! - Perché non li imita?
< Vado a vedere "Eternamente tua",
due parole che non esistono nel suo vocabolario. Vero, avvocato?
< Allora, ti decidi?
- Aspetta qualcuno? - Sì. - Una donna? - Sì, lei, signorina Lea.
Me? Non pensavo che lei mi considerasse una donna.
- No? - Ha ragione, sono andata via in modo un po' brusco.
Senza chiedere se io ero disposto ad accettare le sue dimissioni.
In questo caso non serve il consenso delle due parti per dividersi.
- Buonasera, avvocato. - Buonasera.
L'uomo forte, l'uomo di carattere! Ha visto?
Vuole vedere che domani torna da me per chiedere la separazione?
Io non vedrò niente perché non ci sarò.
Sentirò la sua mancanza.
Non sarà difficile trovare chi le tiene in ordine le pratiche.
Ma lei crede proprio che io abbia un cuore arido,
che non senta niente, che non abbia sangue nelle vene?
Non ho detto questo.
Credo solo che lei sia infelice perché è solo.
L'uomo è felice solo quando vive con una donna che lo rende infelice.
Esatto. Ma non creda di avermi convinto
e che mi prenda un attacco di romanticismo,
quel romanticismo che conduce tanti uomini al matrimonio e alla tomba.
Conosco bene i tranelli del sentimento!
Solo i deboli possono caderci!
Tra me e il matrimonio c'è un abisso. Mi sono spiegato?
Tra me e il matrimonio è scoppiata la Terza Guerra Mondiale.
- Buongiorno, avvocato. - Buongiorno, Giovanni.
- Buongiorno, signora e buona passeggiata. - Grazie.
Camminate, su, vicino a papà.
Cammina, su!
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