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[suona "Heart of glass" di Blondie]
[uomo, TV] Purtroppo la sua ricerca di cibo termina qui.
Ora che ha incontrato il suo più temibile predatore,
l'unica cosa che può fare il cervo è scappare.
Il branco tenta di raggiungere un rifugio sicuro,
ma non tutti troveranno salvezza.
Il cervo nobile è un animale timido, generalmente sedentario,
che si sposta solo per riprodursi.
Vabbè, vedo 5.000.
Mi accorderete un piccolo credito.
Sapete che il nome sul conto ce l'ha mio nipote,
ma è una pura formalità, fa quello che dico io.
[vibrazione di cellulare]
Perdonatemi, prendo questa telefonata e torno subito, scusate.
- Margherita, pronto? - [Margherita] È successo un casino.
Quel testa di cazzo di Andrea ne ha fatta una delle sue, un macello.
Se tuo figlio è coglione che posso fare?
- Tuo nipote si sposa! - E con chi?
Una che l'ha messo in mezzo, la figlia di un discografico.
Mi sono informata, sono pieni di debiti!
Scusate, una piccola bagarre familiare. E ora che cazzo si fa?
- Vanno fermati, Lucio! - Scusi… Ora pro nobis.
Vogliono aprire una nuova società con i nostri soldi.
Devono fare tutto entro la fine dell'anno fiscale o li arrestano.
- Sei sicura? È fra cinque giorni. - Appunto, si sposano di corsa a Cortina.
Ti dico solo che hanno già trovato un prestanome
a cui intestare tutti i vecchi debiti.
E chi sarebbe questo coglione?
Dino, ma stai ancora qua? Guarda che perdi il pullman.
- Lo so, ho dovuto fare un bancomat. - Che hai vinto alla lotteria?
- Ma no, ho fatto uno scoperto in banca. - Ci sarebbero gli arretrati da pagarmi.
Tranquillo, quando torno ti pago anche la tredicesima.
Sto per diventare discografico, non so se hai presente.
E perché hai fatto uno scoperto in banca?
- Sei stato a Cortina? - No. - Uno spritz costa 20 euro.
Non posso fare la figura del poveraccio con mia figlia.
Ma tu sei un poveraccio.
Sì, ok, ma perché ostentare?
E voglio farle vedere che la fortuna gira anche un po' dalla mia parte.
Voglio chiederle di venire a vivere con me.
- Sei proprio un cazzaro. - Modera i termini, io non dico cazzate.
- Ah, no? - No.
Certo, ogni tanto vesto un po' la realtà, perché sono un artista, quindi…
Però cazzaro non è la parola giusta.
E quale sarebbe la parola giusta? Sentiamo.
La parola giusta potrebbe essere per esempio…
Vabbè, ora lasciamo cazzaro, poi ci penso.
Aiuto!
Aiuto! Aiuto!
[musica dalle cuffie]
- Giorgia. - Dino.
- È tanto che aspetti? - No, ci ho messo poco con il taxi.
Ma scusa, ti mandavo l'autista.
Io sono venuto con l'autista, ti passavo a prendere.
- Non ti preoccupare. - Quanto hai speso?
- Eh? - Quanto hai speso?
- Ma no… - Tieni.
- Dai, ma no! - Dai, dai!
Metti qua. Ok.
Vabbè.
Che stai ascoltando?
- Eh? - Chi stai ascoltando?
Un rapper con cui sto in fissa. Si chiama Ossosakro.
Lo conosco.
- Eh? - Lo conosco, è un amico.
- Davvero? - Un fratello, gli ho insegnato tutto.
- Tu conosci Ossosakro? - Certo. - Non ci posso credere.
Ho appena visto le sue storie, anche lui sta andando a Cortina!
- Anche lui? - Oddio…
Cioè va dove andiamo noi?
Permesso. Pardon.
- Me lo presenti? - Sì, te lo presento, se lo incontriamo…
- Me lo presenti? - Sì.
- Quando? - Se lo incontriamo te lo presento!
Questa è la copertina del suo ultimo album.
Si intitola "Sbratto".
- Eh. - Bello.
Che lo finisce tutto?
- Me ne dà un pezzetto? - No.
Che avidità.
Ma siamo arrivati?
Quasi. Pochi chilometri, un altro bus e ci siamo.
- Ammazza, comoda Cortina. - Eh…
Io comunque poi devo andare in bagno.
Facciamo una cosa, facciamo sosta qui al bar.
Tu vai in bagno e papà si prende un bel caffè.
- Dino… - Eh?
Ma levali questi occhiali, tanto chi ti riconosce?
Chi mi riconosce… Tu non hai ben presente chi è tuo padre.
Chi mi riconosce.
Grazie.
- Il bagno dov'è? - Non lo so.
- Eccolo. - Eccolo. Faccio subito.
- Ok, ti aspetto al bar. - Sì.
[Lucio] Ma non ci si crede, questi bancomat sono tremendi.
Ha funzionato benissimo finora. Questa poi è gold.
È illimitata. Non capisco proprio il perché.
- Veramente, guardi… - Scusi…
Vorrei chiederle un favore se è possibile.
Mi dica.
Tra poco si avvicinerà una giovane ragazza.
Una giovane ragazza…
Quando faccio questo gesto, mi tolgo gli occhiali così,
potrebbe farmi la cortesia di far finta di riconoscermi?
Sono Dino Doni, il cantante.
- Dino Doni? - Sì.
Stai facendo l'acchiappo con la troietta di turno, eh?
- È mia figlia. - Ah, è la sua bambina? Che tenerezza.
- Hai già ordinato qualcosa? - No, ancora no.
Senti, a proposito di quella cosa che dicevi degli occhiali… Guarda.
- Ma non ci posso credere! - Ecco qua.
Ma… Ma lei…
Lei è…
Dino Coni!
- Doni. - Doni!
Io sono un suo fan sfegatato.
- Grazie. - Mi siedo.
Prego si accomodi. Sono con mia figlia, ma se vuole le offro qualcosa.
Dobbiamo festeggiare. Ecco.
Quacchera, allora guarda…
Ci porti la parmigiana di melanzane, i saltimbocca e una birra "bien glacée".
E delle ovoline, le mettiamo al centro e le dividiamo. Voi che prendete?
Ma vi rendete conto che qui con noi oggi c'è Dino Doni!
Dino chi? La prego, posso fare un selfie?
Prego.
I fan di papà.
Che ti avevo detto?
Scusi, ma lei per cosa è famoso?
È Dino Doni! E levati.
Signori, qui con noi c'è Dino Doni!
Ma questi non capiscono, sono tedeschi, hai capito?
- Me li rimetto. - È meglio.
Ammazza che fila.
Scusi, è molto distante da qui l'Hotel Cortina?
Ma diamoci del tu. La cosa migliore è prendere un taxi.
Io sono di strada, potremmo dividerlo, sarebbe un onore.
- Lei è molto gentile. - Andiamo.
È libero?
Davvero lei è cresciuto ascoltando le canzoni di mio padre?
Ascoltando?
Non c'è stata notte insonne in cui i brani di tuo padre non mi abbiano consolato.
A proposito, una curiosità, ma stai lavorando a un nuovo disco?
Quale sarà la tua prossima fatica?
Veramente un progetto più grosso, più strutturato.
È il motivo per cui siamo a Cortina.
- Fantastico. - Infatti.
Non dovrei anticipare niente, non dovrei dirlo, ma…
sto per firmare un grosso contratto.
Praticamente sto diventando proprietario di una casa discografica.
- Ah, sì? - Mmh.
- Qui a Cortina? - A Cortina, sì.
- All'improvviso? - La vita a volte è imprevedibile.
Eh, quando meno te lo aspetti… Eh, vabbè.
Guardi, può accostare che io sono arrivato, grazie. Quant'è?
- Sono 60 euro fino a qui. - Benissimo.
Ma i signori proseguono per l'Hotel Cortina.
- È stato un piacere. - Pago io?
Eh? Ma sei matto? Ma grazie, non dovevi!
- Era una domanda. Pago io? - Dai, Dino.
Ci mancherebbe, ma che dividiamo? Figuriamoci.
- Non perdiamoci di vista. - Sì. Ma non ho il biglietto da visita.
Mi puoi dare quel sottobicchiere che ti ho regalato?
Ecco qua.
Cos'è questa merda?
C'è il mio numero, l'ho segnato sul sottobicchiere.
Vabbè, mi raccomando, teniamoci in contatto.
[porta che si apre]
[Andrea] Chi è?
- Antonio. - Andrea.
- Andrea, si, quello è tuo cugino. - Zio, ma che ci fai qua?
Ma è vero? Dimmi, è vero?
- Cosa? - Che ti vuoi posare.
Oddio…
Il matrimonio è una cosa seria, Anton… Andrea.
E io sono serissimo.
Guarda, questo è l'anello. Lei l'ha disegnato e io l'ho fatto fare.
Con le corna? Andiamo bene.
Ma è il cervo, il mio animale porta fortuna.
La sua famiglia è in bancarotta, ti stanno mettendo in mezzo!
Io so che a te può sembrare assurdo, ma noi ci amiamo.
Che c'entra l'amore con il matrimonio?
Ma come? E poi che ne sai tu di matrimonio?
Mi sono sposato tre volte, ne so più di te.
Appunto.
- Che fai? - Non cambi mai.
- Dove vai? - Allora, vediamo…
Di quanto ha bisogno mio zio stavolta?
- Ma che dici, che c'entrano i debiti? - C'entrano.
- 5.000 euro? - Quanto?
No?
Ma non è per questo che sono qui oggi.
- Vabbè, se non è per questo allora… - Che fai?
Che metti via? Se permetti, quei soldi sono anche i miei.
nonno li ha lasciati a te, ma non cambia le cose.
Non puoi fare come ti pare, devi sentire il parere della famiglia.
E tu devi imparare a fidarti di tuo nipote.
Comunque, domani arriverà Guendalina, la conoscerai e capirai.
- Arriva domani? Non è già qui? - Esatto.
[russa]
Sto lavorando.
Aspetti qualcuno, Patrizia? Ti sei fatta l'amante?
Ma che amante. Mi basta questo "mammozzone" di marito.
E poi chi ha il tempo di farsi l'amante? Io no.
Amore, ho letto che le donne sposate che hanno l'amante
acquisiscono maggiore consapevolezza di loro stesse,
che le porta a rivalutare il rapporto con il coniuge.
Che meraviglia la mente umana, eh?
A proposito di amanti, ho saputo che Guendalina si sposa.
Complimenti. Come si chiama il ragazzo?
Si chiama Andrea De Roberti.
Ah, ma è parente di Lucio? Lucio De Roberti?
- Credo sia il nipote. Lo conosci? - È un uomo tanto charmant.
Certo, è anche un grande figlio di buona donna.
Però, se ti devo dire, speriamo che il nipote abbia preso dallo zio.
Non so se ci siamo capite.
Ci siamo capite, sì.
Vi siete capite, eh?
- Anche questo. - Sì, grazie.
- Posso, signora? Grazie. - Sì, porti pure via.
Attento! Guarda cos'hai combinato!
Chiedo scusa, signora, mi è scappato il vassoio di mano.
Vado subito a prendere un po' di "cidro".
- Non ho capito. - Il borotalco.
- Ah. - Chiedo scusa.
[Dino] Ahi, ahi.
Ecco fatto, mi hanno riconosciuto, lo sapevo.
Guarda, faccio due foto al volo e poi…
- Vieni. Però veloce che ho fretta. - Ma chi sei? Oh, ridammi il cell…
Guarda questo idiota.
Scusami, torno subito.
- Patrizia. - Dino.
Sei bellissima. Cioè, stai benissimo, ti trovo in forma.
Anche tu stai in forma, solo un po' ingrossato.
No, è il giaccone, l'imbottitura che…
- Beh, la forma tua… - Ah, sì…
- Andiamo? - Prendo le valigie.
Solo una foto! Solo una foto!
Dino! Dino!
- C'era Ossosakro. - Eh, sì…
- Me lo presenti, vero? - Certo.
- Lei è mia figlia Giorgia. - Piacere, Giorgia.
Ciao, piacere.
Io sono così felice che sei qui.
Grazie per l'opportunità che mi stai dando e per questo hotel pazzesco.
Figurati, tra poco pagherà tutto la tua società.
Quindi tu anticipa tutto e alla firma regoliamo i conti.
La macchina della società, è parcheggiata nel piazzale.
- Grazie. - È elettrica, ma la sai portare no?
Elettrica. Metti la spina, "pa", fatto, parte. No?
Mannaggia alla miseria. Fattela una risata, no?
Bene, noi ci vediamo domani, così firmi tutte le carte
e poi possiamo festeggiare insieme il nuovo anno.
Che bello.
Daremo una festa pazzesca allo chalet, tu non puoi proprio mancare.
Assolutamente no.
Carina Patrizia. Ci conosciamo da quando eravamo bambini.
- Nah. - "Nah" che?
Troppo lanciata. Oh, ti stava attaccata addosso.
Sono i feromoni, ho questo problema.
Qualcosa che emano che attrae. Sono anche andato da uno specialista.
Ha detto: "Non c'è niente da fare, così ce li hai e così te li tieni."
- Non è un fatto di bellezza. - Su quello non avevo dubbi.
Sì.
Sai, Guendalina è una donna fantastica, piena di interessi.
Voi pensate tutti che io sia un cretino.
Ma pensa se mi sposo con una soltanto perché è bona.
Non siamo più negli anni '80, abbiamo altri valori ora.
Quella è la porta, se non ti sta bene vattene.
Ma no, dai, ho capito.
Sei innamorato.
Sai, anche io ho conosciuto l'amore. Una prussiana, Katiuscia.
Immagino.
Ma visto che la tua ragazza arriva domani,
passiamo almeno la serata insieme da zio e nipote, tesoro, dai.
Dammi l'occasione di ripartire con il piede giusto.
Non lo so. Non mi va di fare tardi, di bere.
Poi, senza fare l'assegno, mi dai 2.000 cash.
Mi daresti un po' di ossigeno, che zio tuo ha tanto bisogno.
- Ma stai qua per me o per i soldi? - Non mortificare.
Il nostro hotel vanta clienti di una certa levatura sociale.
- Ma che bella! - Bella, vero?
- Ce la regalò Venditti un po' di anni fa. - Posso provarla?
Prego!
Hai rotto il cazzo con la chitarra.
- Cliente dell'albergo? - Sì, ma non assiduo.
Benvenuti nella Diamond Suite Deluxe Extra Large.
Wow!
Ah, giusto. Scusa, scusa. Ecco qua.
Purtroppo ho solo pezzi da 50, non ho spicci, quindi…
Grazie.
- Buon soggiorno. - No, mi devi dare il res to.
50 euro per due valigie. Non sono due bauli, sono valigie.
Quindi essendo due valigie… 50 euro a valigia mi sembra giusto.
- Ecco qua. - Grazie.
- Prego. - Grazie.
Arrivederci.
- Carino, tutto sorridente. - Ride sì, 100 euro di mancia…
- Che hai detto? - No, dico…
Bisogna elargire quando si è benestanti.
- Se uno può farlo, deve elargire, essere generosi e… - Infatti.
Comunque ho letto su internet che questa suite
viaggia a 3.000 euro a notte.
Vabbè, però non è che se uno è benestante deve sperperare.
Guarda qua, questo è il menu del ristorante.
Scusa, guarda che prezzi.
No, quello è il menu del frigo bar.
- Che è? - No, è normale, ovvio.
Paghi il posto, paghi il servizio, ci sta tutto.
Sì.
[canticchia]
Giorgia, io devo scendere un attimo a fare una commissione.
- Che sparisci e mi lasci da sola? - Ma figurati.
Sono felicissimo di questa vacanza che finalmente passiamo insieme.
- Stasera mi porti alla Pista? - Certo.
È una discoteca super mega esclusiva. Di sicuro ti faranno entrare.
No!
No, dico, quella è roba che sta lì da anni.
Prendiamo qualcosa al bar.
Magari la paghiamo più di 30 euro, che è quanto costa questa,
però, insomma, almeno andiamo sul sicuro.
- [Commesso] Buongiorno, benvenuti. - Buongiorno.
[Dino] Pronto? Salve, la Pista?
Sì, volevo fare una prenotazione per stasera, siamo due persone.
Che ride, scusi, perché sta ridendo? Ho capito, non è carino.
Ma come non c'è posto? Oh, è una discoteca.
Ok, va bene, sono Dino Doni, il cantante.
"Sticazzi" lo dice a sua sorella. Ma guarda questo.
Mi scusi.
- Senta, quanto viene questa? - Quella viene 500 euro e 99 centesimi.
No dicevo questa, la maglietta.
- 500 euro e 99 centesimi. - Ah ok.
Voi siete aperti con orario normale, no? Quindi se torno più tardi vi trovo aperti.
Siccome non mi va di portare le buste perché devo fare altri giri,
semmai ripasso dopo.
Ci vediamo più tardi, grazie.
- Salve. - [Commessa] Salve.
- Questa è in saldo? - Sì.
- Quanto viene? - 800 euro.
Con lo sconto clienti dell'albergo sono 499 euro.
Ma grazie! Ammazza.
Grazie, un euro e 99 di sconto.
Che gentili. Ecco qua.
[con accento tedesco] Buongiorno, parlo con la Pista?
Volevo chiamare per cancellare la prenotazione di questa sera.
[in tedesco] Sì, sono il barone Wolfgang Von Füller.
Sì, giusto, due persone. Grazie.
[con accento tedesco] Pronto, la Pista?
Sono il barone Von Füller.
Ho chiamato poco fa per la prenotazione di stasera, due persone.
Sì, volevo ripristinare la prenotazione, se è possibile.
Grazie, sì.
Sì, lo so, ho chiamato poco fa. Eh, mi sono sbagliato.
Grazie.
Oh…
Basta guardare quel coso con le corna. Preparati e usciamo.
E lascialo a casa, non te lo portare.
Usciamo.
No, però sai che c'è? Questo me lo porto.
"Erection Day".
Questa va bene.
Ecstasy. Due. Abbondiamo, gli diamo una bella botta.
Speriamo che non ci rimane.
Bella, eh? Era del povero papà. Te la vuoi comprare?
- Solo 60.000 e questo gioiellino è tuo. - Che? È già tanto se parte.
- No? - Ma dove andiamo?
Sali. Ti porto in un posto dove ho capito che ero pronto a sposarmi.
Vedi dove ti porta zio? Non fare il cazzone.
Permesso, pardon. Permesso.
- Scusate… - Vieni, vieni.
Eh?
[insieme] Osso! Osso! Osso!
[Ragazza] Vai, Osso!
[insieme] Osso! Osso! Osso!
Come no, mi sembra giusto, tu qua hai capito che ti volevi sposare.
Ogni sera mi volevo sposare con tutte. Aspetta qua, prendo da bere.
Alvise, due Bloody Mary, per piacere.
Siamo tra uomini, io sto cercando anche altro…
Di là c'è mio nipote.
È pieno di soldi, soltanto che non si diverte mai.
Questa sera volevo farlo divertire con un paio di belle gnocche.
- Diecimila. - Però, tesoro,
con questi prezzi non andiamo d'accordo.
Non è che devono essere chissà che.
Carine, simpatiche, non due vacche. "Pas deux vaches".
Un paio ce le ho simpatiche.
Ma una forse ha il pisello, non si è ancora capito.
È fluida.
Scusa, non volevo!
Ti presento le signorine.
La bionda Miriam e la mora Cinzia.
No, ma che Cinzia? Franco, onorato.
- È uno scherzo? - Brindiamo!
[vibrazione di cellulare]
Scusate. Tieni questo.
- Oh, che mi lasci da solo con Franco? - Stai a guardare il dettaglio.
Ci sto lavorando ma non è facile.
[Margherita] Sono in un luogo sacro e non vorrei dire parolacce.
Che cazzo stai combinando?
È innamorato davvero. Se vuoi prendi l'aereo e vieni qua.
- Non posso. - E che vuoi da me?
- Fa' qualcosa. - Ora ti devo salutare. Ciao, bella.
Ciao, ciao.
Ma da dove saltano fuori questi occhiali?
Questi? Beh, sono un po' tipo…
- Malleolo, no? - Chi?
- Coso, Femore. - Ossosakro.
Sì, lui.
Hai detto che siete amici e neanche ti ricordi come si chiama?
Lo so come si chiama, lo chiamo così per prenderlo in giro.
Gli faccio: "Oh, Malleolo! Femore!" Così, per giocare. Lui rosica un po'.
L'unico suo problema è che è un po' appiccicoso, si accolla.
È uno che sta sempre a chiedere consigli, come si canta, come ci si muove sul palco.
Tutte queste cose. Ma che sono tuo padre?
- Io pensavo che faceva tutto in autotune. - No.
Dino, ma mi stai dicendo le cazzate?
- Ma mi ci vedi? - Sì. Dove vi siete conosciuti?
- A un pigiama party a casa di Sting. - Andiamo, lo voglio troppo conoscere.
[suona "L'amour toujours" di Gigi D'agostino]
[Giorgia] Dino, toglili gli occhiali ora che siamo dentro.
Giorgia, questi occhiali sono da interno. Sono scuri ma sono da interno, va bene?
- Sto qua! - Ah. Mi scusi.
Scusa. Vabbè, me li tolgo.
- Buonasera. - Salve.
Sono il barone Von Füller, ho prenotato per entrare.
- Posso entrare? - Entri.
- Grazie. - Di nulla.
[Giorgia] È bastato che gli dicessi il nome.
Sì, ma in realtà mi aveva già riconosciuto.
Dai, andiamo, sbrighiamoci, altrimenti lo perdiamo.
Chi?
Dai!
[insieme] Osso! Osso!
- Dai, andiamo, così me lo presenti! - No, aspetta…
Balliamo, senti che musica. Senti che ritmo?
- Il moonwalking, lo sai fare? - No!
- Te lo insegno, è facilissimo. - Dai!
Devi puntare la gamba destra e poi vai all'indietro, fai questo…
- Oh, imbecille, guarda avanti. - Sto facendo il moonwalking.
Per definizione nel moonwalking si va all'indietro.
- Hai presente il moonwalking? - No. - Allora è tutto risolto.
Non è colpa tua e… Bei pettorali, complimenti.
[Lucio] Oddio…
Amici, cerchiamo di calmarci, sono lo zio del ragazzo.
[con accento russo] Allora lo zio muore per primo.
Ma così mi va sul penale.
Ma non c'è un posto tranquillo dove poter conversare tra gentiluomini?
Sì, di qua? Vado da questa parte? Prima le signore, prego.
Da questa parte? Sì.
- Adesso ci divertiamo. - [in russo] Sì.
Di' qualcosa.
[parla in russo]
Che hai detto?
Hai la più bella figa di San Pietroburgo.
- E che cazzo c'entra? - Niente, ma so solo questo.
Io e Katiuscia non parlavamo molto.
- Dino! - Chi è?
Dino Doni!
Come è possibile? Tu qui.
Dino! Ma tu conosci il mio nuovo amico Alexei?
- Amico? - Io no, ma…
Dino Doni! Sono un tuo grande fan. Tu sei un grande cantante.
- Grande fan? - Bevi qualcosa?
No, vado di fretta, sto cercando mia figlia e soffro di reflusso.
No, non era una domanda.
- Ah, non era una domanda? - No, bevi qualcosa.
Ah, è affermativo. Sì, ma certo, bevo qualcosa.
Siediti qua.
- Dino. - Sì?
Dino Doni. Sono un tuo grande fan, sai?
- Cioè, tu mi conosci? - Grande fan, "fanone".
Addirittura.
Guarda cosa ho qui. Il tuo nome scritto in cirillico.
- Dino Doni tatuato? - Avevo anche la tua faccia qui.
Un tatuaggio sul petto. Poi l'ho tolto perché era brutto.
- È venuto male il tatuaggio? - No, sei brutto tu, la tua faccia.
- Sei un uomo brutto. - È brutto.
L'ho dovuto togliere, tutti dicevano: "Chi è quell'uomo così brutto?"
Vabbè, ho capito, ho capito.
Però tu sei un grande cantante.
Tutte le tue canzoni sono prime in classifica.
Dappertutto, in radio, in televisione.
- Tu sei milionario. - Io? Certo, sono milionario, sì.
Non ho ceduto tutti i diritti alla casa discografica
per pagare le bollette, no.
Mica sono scemo io, no, certo.
Ma deve proprio fare questa cosa? Dondolare?
Dondolare, sì.
- Perché ha i tacchi, capito? - Sì, Olga.
Ciao, Olga. Vabbè, io devo andare, perché sto cercando mia figlia.
- Ma torno, dobbiamo bere. - Torni?
- Torni? - Non è una domanda.
- No, torni. - Torno.
- Dino è un amico, lo recupero. - Recupera.
- È una domanda? - No.
Alzati. Alz… Alzati!
Ciao!
Oddio, che imbarazzo.
Sì… Cioè, no. Oddio, che emozione!
Ti spiego. Mi chiamo Giorgia, sono la figlia di Dino Doni.
Non so se ti ricordi, in una sala di registrazione
ti ha dato dei consigli sull'abbigliamento, su come usare la voce.
L'hai conosciuto a un pigiama party di Sting!
Menisco!
Grande, Menisco, bello mio!
Che piacere. Da quant' è che non ci vediamo, eh? Tanto tempo.
Ti trovo bene, stai in forma. Che fai qua? Vacanza, lavoro?
Sono produttore, ci dobbiamo sentire.
Ma ti chiamo io, ora non mi chiamare tu perché sto in vacanza con lei.
Mi bevo una cosa pure io per farvi compagnia, ma non ho tempo.
Ecco qua, un goccetto. Mi presento. Ciao, piacere, Dino Doni, Dino Doni.
Dino Doni, Dino Doni.
Bello, non sai quanto starei qui con te, ma devo proprio andare.
Ah, non ti ho presentato mia figlia. Ecco Giorgia, lui è Malleolo.
Scherzo, è Ossosakro, lo so bene. Andiamo. Ciao, belli.
Oh, non ti accollare a chiamarmi che sto con mia figlia e in vacanza.
Ciao, bello, ciao.
Ma chi cazzo era?
Mi hai mentito.
Ma che dici? Ma non l'hai visto?
È rimasto senza parole per l'emozione di avermi rivisto.
Ma cosa? È perché hai parlato tutto il tempo!
Si vedeva da come ti guardava che non sa chi cazzo sei!
Sei arrabbiata?
Ciao, Dino.
Giorgia.
- È quello? - Sì, è quello.
[parla in tedesco]
Il Barone von Füller?
Ma che fa questo? Prenota, disdice, disdice, prenota.
Oh, e deciditi.
Scusa. Scusa.
[grida]
Scusa, dammi una mano, mi vogliono buttare fuori.
Il Signore è con me. È Dino Doni.
- Ok. - Vada.
Ma che cazzo di nome hai?
Ti ringrazio, mi hai salvato. Ti posso offrire qualcosa?
Certo, dobbiamo festeggiare.
- Champagne! Paga Doni. - Ecco fatto.
Lasciami o faccio un casino!
- Non rendere tutto più complicato. - Lasciami!
Te l'avevo detto!
Che fai? Pensi mi faccia piacere buttare fuori la gente?
Se non lo faccio perdo il lavoro.
Scusa.
- Ti ho fatto male? - Vedi tu…
Mi hai dato un "tumpulone".
Però non mi hai fatto tanto male.
- Ok. - Anzi, forse ti ho fatto male io.
- Sì. - Sì?
Un po'.
Chi sei?
Katia.
- Lavori qua? - No.
Cerco un modo per pagarmi gli studi.
Brava, studia!
Oh!
Ma che cos'è questo?
Questo?
- È un anello. - Mmh.
Ti piacciono gli anelli?
Tantissimo. Me lo fai vedere?
Soltanto se mi dici di sì.
Dico sì.
[suona remixata "Rasputin" di Boney M.]
Ooh…
Sì!
I miei si sono separati quando ero piccola.
Lui non c'è mai stato e ora vuole recuperare i rapporti con me.
Davvero mi aveva detto che conosceva Ossosakro.
Non so perché ha detto una cazzata.
E tu che ci fai qua?
- Io? - Eh. - Lavoro.
Mantengo mia madre e i miei fratelli.
- Quindi fai il bodyguard. - No, quello è un lavoretto in più.
Lavoro lì e domani devo andare a fare un colloquio
che si è liberato un posto da barman.
Ah.
E poi sono entrato nel giro delle feste private.
A Capodanno lavoro e mi pagano doppio. E poi lavoro all' Hotel Cortina.
Faccio room service, ogni tanto danno qualche mancia.
E quando dormi?
Mai.
- Mai. - Senti, ma…
Visto che lavori all'hotel…
mi dici in che camera sta Ossosakro?
Certo che non ti ferma niente, eh?
Ho sentito che domani a pranzo con i suoi amici
va in un locale qua vicino.
Qua… qua vicino, proprio qua.
Qua, là, vicino. Qua, là.
- Però io non ti ho detto niente. - Come ti chiami?
- Io? - Eh.
Gennaro.
Grazie, mitico Gennaro.
Dino.
- Sei sveglia. - Sì.
Oh, non sai che mi è successo.
C'è un russo che ha il mio nome tatuato sul collo.
Praticamente sono famoso in Russia.
- Sei ancora arrabbiata? - Sì, lo sono.
Mi hai fatto fare una figura di merda.
Io domani vado a cercare Ossosakro
e me lo faccio da sola il regalo di Natale.
- In che senso te lo fai? - Guarda che sono maggiorenne.
Figurati, era solo una curiosità. Io sono un artista, uno spirito libero.
Sono per la libertà soprattutto sessuale. Puoi fare quello che vuoi.
- Allora forse ci vado a letto. - Libera di farlo, sei grande.
- Vado a dormire che ho sonno, buonanotte. - Buonanotte.
Fai bene a divertirti.
[ride]
Grazie.
[ride]
Buongiorno, stellino.
Buongiorno. Ma che ore sono?
Quasi le 10.
Oddio, ma è tardissimo.
Devo andare da Guendalina e darle l'anello. Dov'è l'anello?
- L'anello di fidanzamento? - Sì, quale se no?
Lo devi chiedere a Katia che ti ha messo le mani addosso.
- Che cazzo dici? Chi è Katia? - Te lo faccio vedere chi è Katia.
Ecco Katia, vedi?
- Katia. Katia. - No…
Katia. No, questo è Franco.
- Katia. - No, no…
- Non glielo puoi ricomprare? - È un disastro, non capisci.
- L'ha disegnato lei, c'è il cervo… - È un matrimonio, non… Si rimanda.
Altrimenti le dici che stai pagando un master a questa sex worker.
- No! - Eh, sì.
Eh, no.
C'è sempre gente famosa in questo posto.
Guarda i tuoi genitori, se siamo andati avanti anni e anni…
felicemente, è stato grazie alle sfumature.
Capito?
Saper leggere tra le righe, smussare gli angoli
e soprattutto interpretare il linguaggio non verbale, quello del corpo.
Una persona emotivamente compromessa può dire qualcosa di forte,
ma con il corpo comunicare tutt'altro, un messaggio positivo…
Ah, e quella lì è mia suocera.
Hai capito la suocera?
Quella è Guendalina? Bellezza asburgica.
Non fare lo spiritoso, non mi far fare figuracce.
- Aiutami con l'anello che sono disperato. - Fai fare a me.
- Ehilà. - Ciao, amore.
Ciao.
- E così tu sei il famoso Lucio? - Sì. E tu sei Guendalina?
- Andrea mi ha tanto parlato di te. - Pure a me di te.
- Che ti ha raccontato, ? - Che sei una "sola".
Ah, così ti ha detto? Mortacci sua.
Carina, simpatica.
- Senti, ti dovrei parlare un attimo. - Andate, andate.
[Aristide] È emozionata ma non vuole darlo a vedere.
Ma io capisco il linguaggio…
Lucio De Roberti. Sono molto contento di conoscerla.
Ho sentito molto parlare di lei.
- Questo chi è? - Mio marito.
- Ah, il marito. Piacere. - Aristide. Molto piacere.
- Con permesso. - Prego, prego.
So che è importante per te, l'hai disegnato tu.
È importante anche per me.
- Però il fatto è che… - Andrea, quando mi dai il "brillocco"?
- Non mi fare scherzi che prendo d'aceto. - No, appunto…
Ti volevo dire che…
Andrea?
Mi dai un minuto? Arrivo subito, un minuto.
- Dove vai? - Katia. L'anello.
È un ragazzo ansioso.
Carissimo, vorrei parlarti dell'importanza del linguaggio non verbale nel matrimonio.
- Facciamo domani? - Facciamo domani. Benissimo. Domani.
Scusi.
[Andrea] Oh! Katia!
Katia!
- Permesso. - Ehi!
Scusate. Permesso.
Un biglietto, per favore.
[versi di sforzo]
Dino, hai fatto? Mi devo preparare.
Sì, ho quasi fatto.
- Ma ti stai facendo bello per Patrizia? - Ma che!
Dai, Dino.
- Ma stai bene? - Fatto.
Mio nipote è più di un nipote. È quasi un figlio.
Quando ho saputo che Antonio aveva dei dubbi, sono corso in suo aiuto.
- Andrea, magari. - Andrea.
- Ma quali dubbi? - Dubbi…
Non avrete mica fretta? Voglio dire, è un matrimonio, non un bonifico.
[Andrea] Katia! Fermati!
Oh!
Che palle!
Oh! Oh!
Katia!
- Io credo proprio che si sposeranno. - Li vedo affiatati.
- Sarà. - E gli affari come vanno?
- Benissimo. - Ah, vedi?
- Dino, stai bene? - Tutto a posto.
Anzi, ti devo salutare, ho un appuntamento. Con permesso.
- Sono stato contento di conoscerti. - Anch'io.
Ci vediamo a Capodanno da me.
[Andrea] Katia!
Io lo sapevo che finiva così.
Katia!
L'anello!
Mi senti?
Katia!
Mortacci tua!
Guarda che cazzo mi tocca fare.
Avevi ragione, il giaccone ti ingrossava. Sei in forma.
Gr…
- Come? - Grazie, grazie.
Va bene, vado a cercare un altro tavolo. Voi fate pure con calma.
Sì.
- Vieni, sediamoci. - No, stiamo in piedi.
Sediamoci, dai.
È bella, eh?
Io sono anni che la guardo e non mi stanco mai.
- Bravo, fai bene. - Mai.
Finalmente soli.
Sono così felice di essere qui con te.
Anch'io tant…
- Come? - Tanto felice anch'io, sì.
Ma stai bene?
Sì, sono solo preoccupato per mia figlia perché…
praticamente è andata in fissa per questo cantante Ossosakro.
Non vorrei che se ne approfittasse. Oddio, lei è grande, ha 20 anni.
Da quello che ho visto mi sembra una ragazza
che se la sa cavare bene anche da sola.
Sì.
I figli hanno bisogno di pochissimo.
[Dino mugugna]
Vedrai che ce la farai.
[Andrea] Oh!
Fermati, oh!
Katia!
Ti vuoi fermare?
Oh! Fermati!
Katia!
Katia!
Katia…
Andrea.
- Katia. - Ma guarda chi si rivede, lo sposino.
Ecco, a proposito…
io forse per sbaglio ieri sera ti ho dato un anello.
Sì. Sei stato molto carino, tesoro.
No. Quello è il mio anello di fidanzamento.
Vabbè, hai capito, no?
- Cosa? - Mi dovresti ridare l'anello, è mio.
Ah…
Beh, quello è un bel problema perché… io non ce l'ho più.
Che vuol dire non ce l'hai più? Chi ce l'ha?
Il mio amico Alexei. Lo conosci, no?
E poi tu sei un uomo buono.
Per questo penso che sei la persona adatta a rilevare l'azienda.
- Sono… - Io non ti capisco, Dino.
Ho detto sono pronto. Scusa, devo andare in bagno, torno subito.
Tutto a posto? L'aiuto io.
Dovevo prendere una misura in più.
[Ossosakro] Ci sono andato spesso. Se vuoi ti ci porto.
[Guendalina ride]
- [Ossosakro] Ci vieni con me? - [Guendalina] Perché, hai dubbi?
- [Ossosakro] No. - [Guendalina] Ci vengo volentieri.
[Ossosakro] Magari li avevi tu.
- Vieni a sederti così firmiamo. - Ok, sì, firmiamo il contratto.
- Ciao, Osso. - Ehi, guarda chi si vede.
E Sting? Dov'è, dove l'hai lasciato?
Ieri ho fatto una figura di merda.
Mio padre ha detto che ti conosceva per fare il figo con me.
Possiamo archiviare?
- Ok, zia, archiviato. - Ok.
Figa, "GG" per te, non ti ferma niente.
Ciao, sono Andrea, lasciate un messaggio.
Dov'è finito quel rincoglionito?
Katia.
Oggi incontro proprio tutta la famiglia, guarda un po'.
Ma mio nipote, dove sta? È venuto da te?
È andato a sfidare la morte da Alexei per riavere l'anello.
Allora è un cretino. Ma come da Alexei? Quello è matto.
Ma dove sta?
Senti, ti dispiace se lo firmo in piedi?
- Figurati. - Grazie. Ecco qua…
Vuoi sapere quanto sono decisa a conoscerti?
- Sì però non tirare, questo è oro vero. - Ah, scusa.
- Ti aiuto. - Ci penso io, tranquilla. Ah, eccola.
[Patrizia] Che cazzo!
- Scusami. Scusa. - Devo far ristampare tutto.
Non ho parole. Scusi anche lei.
- Dovrai pazientare un'altra mezz'oretta. - Mi dispiace davvero.
Sono De Roberti, lo zio del ragazzo che è venuto poco fa.
Alexei mi conosce.
[Andrea] No! Fermo!
[squilli di cellulare]
[Dino] Scusa.
Sì, vabbè. Pronto?
- Pronto, Dino? - Non è proprio il momento ora.
- Alexei ha mio nipote. - Come?
- Lo sento urlare. - Che gli fanno?
- Vieni, non mi fanno entrare. - Sì, va bene, vengo subito.
Patrizia, perdonami, devo andare. È una cosa importante, scusami.
Ma vaffanculo.
- Quant'è? - Sono 100 euro.
- 100 euro? - 100 euro, sì.
- Per 100 metri. - Più o meno.
È un euro al metro.
- Grazie. - Prego.
Grazie di essere venuto.
Però sbrighiamoci, non mi fanno entrare. Dammi una mano tu. È di qua.
- Sotto. - Sotto?
Salve.
- Dino Doni. È amico di Alexei. - Piacere, salve.
[in inglese] Aprite la porta.
- Non capiscono. - La porta.
[colpi]
[parlano in russo]
- Bentrovati. - Salve.
Fanno a secchiate. Curioso, eh?
- [Alexei] Katia mi ha venduto l'anello. - Andrea!
L'anello è mio, tu sei un maleducato.
- Alexei, amico mio. - Dino Doni!
Che sorpresa! Vuoi tagliare tu la gola al ragazzo?
- No, grazie. - Prego, mi fa piacere.
- Come se mi avessi accettato. - Va bene.
- Ma che è successo? - L'anello…
Ce l'ha lui, ho provato a riprenderlo.
Anche tu vuoi l'anello?
Tutti vogliono l'anello.
Allora vi lascio una possibilità.
- Ti piace il gioco d'azzardo? - Sì.
Tre giochi: Durak, Biritch, Ratnik.
E che mi dici?
Se vinci tu, prendi l'anello e salvi la vita del ragazzo.
- È mio nipote, sangue del mio sangue. - Cominciamo con Durak.
- Bene. - Che è Durak?
Sarà tipo Scopone. Hai l'home banking con te?
Ma quale home banking, ho questi, un po' di contan…
Allora andiamo.
No, non posso, mi dispiace, devo tornare da mia figlia.
Tu resti?
- Non è una domanda. - Non è mai una domanda.
- Immaginavo. - Pronto.
- Prego. - Da questa parte?
Sì.
[Ossosakro] Dai.
[Giorgia] Uh! Sì.
Dai ordiniamo qualcosa, che a me piace farlo brillo.
Ah, ok.
Reception?
Sto lavorando! Sto lavorando, lo vedi?
Ho lavorato.
Aspetta.
- Sei pronta? - Sì.
- Sei sicura? - Mh-mh.
Fissa il dragone… Uno, due, tre, "tac"!
- Figo, eh? - Eh…
[bussano]
[Gennaro] Servizio in camera.
Prego, vieni.
- Ah, Napoli, sei tu. - Catanzaro.
- Come? - Sono di Catanzaro.
È uguale, che cazzo me ne frega. Grazie per la cena.
Si figuri.
- Con permesso. - Aspetta…
Non vuoi la mancia?
- La ringrazio. - Eh.
Eh.
Ma scherzo. Per chi mi hai preso?
Dai, va', vatti a prendere un gelatino, divertiti.
La ringrazio.
Arrivederci.
Dai.
Mi sono ricordata che ho un appuntamento. Un appuntamento con mio padre.
Mannaggia. Magari ci sentiamo dopo.
Scusa.
Ciao.
È emozionata.
Ci sta, sono troppo figo.
- Giorgia, posso parlarti un attimo? - No, non è il momento, ho da fare.
Non so quello che è successo.
Ma non ti posso pensare con quel deficiente, meriti di più.
- Più di Ossosakro? Ma sei scemo? - Non hai visto come tratta la gente?
Come tratta la gente? È un artista, è sensibile.
Io non sono un artista, ma mi sembra uno scemo.
Tra me e Ossosakro c'è qualcosa di fortissimo, che va oltre.
Io e lui parliamo solo di cose profonde. Va oltre il fisico.
Quindi non l'avete fatto.
Guarda come sei gretto e pure volgare. Lasciami stare, mi ricordi mio padre.
Al contrario di quello che pensavo, questo Durak è un gioco complesso, sai?
Ma hai perso tutto…
- Beh, è un modo di vederla, sì. - Ma quanto abbiamo di debito adesso?
- Mille euro? - No mille, un milioncino.
- Ma di chi? - Tuo.
Bene.
500.000 a Durak e gli altri a "Bircitch", che è un gioco straordinario.
Sto iniziando a capire le regole di massima, ma è tutto in russo.
Ma ora ne viene un altro, Ratnik,
dice che è più semplice, abbiamo qualche possibilità.
- Levati, gioco io. - Sei sicuro?
Gioco io, il gioco d'azzardo non fa per te. Avanti.
- Forza. Com'è il Ratnik? - No, non serve.
- Ratnik vuol dire guerriero. - Guerriero.
- Senza carte? - No carte.
- No carte. - E come si gioca?
Scegli una lama.
Lucio, se vuoi giocare tu…
Non si può sostituire uno in corsa. È anche una questione di fair play.
- Ma non lo puoi ricomprare l'anello? - L'ha disegnato lei!
- Non fare il prepotente con il ragazzo. - Scegli una lama.
Una lama.
- Scegli quello? - Sì.
Sei coglione coglione, ma tanto coglione.
Perché, scusa, che…
Coglione perché conosci le regole del Ratnik, no?
- Il Ratnik… - No, non…
La regola è che metti la mano, devi passare la lama tra le cinque dita.
- Hai capito? - Non devi ferire. Se ferisci, muori.
- Hai preso quello grande e muori. - [insieme] Coglione.
- Muori. - Ma ditemelo prima…
Igor. Ora viene il campione. Fa' vedere cosa scegli.
- Non come te, coglione. - L'ho capito, il concetto è chiaro.
Ecco, visto? Ha preso la piccola, non da coglione.
A saperlo…
Comincia lui? Ecco.
Si è ferito! Si è toccato!
- Ho vinto! - È una ferita piccola. Adesso tocca a te.
Devi fare una ferita più piccola, se no perdi.
- Cioè, se mi taglio di più o… - Hai perso, morto, coglione.
- Che è? - Allargo un attimo.
- Allarga. - Ecco qua.
- Pronto? - Sì.
Coltello, grazie.
- Concentrati. - Si.
[Andrea] Mi raccomando.
- È un po' lento. - Sh.
Sta facendo una prova.
Ho vinto.
Vinto cosa? Hai fatto troppo piano, non puoi, devi fare veloce.
No, scusa, tu hai detto che la regola è che bisogna passare il coltello
tra le cinque dita senza ferirsi.
- Dico bene? - Sì.
- Non hai specificato la velocità. - Questo è vero.
Questi ci ammazzano.
- Tu lo parli, capisci? - No.
Si è alterato.
Ho vinto?
Sì, hai vinto! Bravo, hai vinto, hai fatto così.
- Ho vinto? - San Giovanni non fa inganni.
Allora non sono coglione!
Mi dovete ancora un milione. Torno presto a prendere il mio milione.
Ce l'abbiamo fatta.
L'anello l'abbiamo recuperato.
Vabbè, io devo ridare un milione entro Capodanno a questo psicopatico.
Sei pazzo, hai rischiato di farci ammazzare tutti.
Invece tu sei un eroe, caro il mio Dino. Ed è giusto che tu ti faccia un regalo.
Guarda, la rossa. Ti vendo la mia rossa a 50.000.
Era di papà, il commendator De Roberti.
- Solo 50.000 euro. - No, grazie, non la voglio.
Come non la vuoi?
Ora che diventi un discografico, un imprenditore, è d'obbligo. È vintage.
- Ma è un barattolo di colla! - Ma che dici?
- Questa è un "classic car". - Non la voglio.
A Miami la stessa l'abbiamo venduta a un milione.
Io te la regalo a 50.000, solo 50.000. Sì, sono matto, mi voglio rovinare.
- Non la voglio! - Non dire così.
- Te la do a 30.000. - Non la voglio!
Ma vaffanculo, tirchio di merda.
- Che schifo. - Sali, va'.
Sto lavorando.
Sto lavorando.
Ehilà.
Guendalina, ti chiedo scusa
se ti sono sembrato strano in quest'ultimo periodo.
E ti prego di credere che è tutta acqua passata.
Adesso…
accetta questo pegno d'amore con il quale ti chiedo…
mi vuoi sposare?
Andrea, ma tu sai la vastità di quanto me ne frega
di quello che fai quando non ci sto?
Guarda che meraviglia questo anello.
Ma quanto sono stata brava. Le corna sono incredibili.
Certo che accetto!
Ti credo.
È come la mamma, schietta, sincera, diretta.
Queste sono le basi per un rapporto felice, sicuro e duraturo.
- Auguri! - Alzati.
- Che? - Alzati!
Che c'è?
Ti piace proprio questa "burina" che disegna gli anelli con le corna?
Ancora con questa storia?
Come fai a non vedere quanto è meravigliosa, libera…
- Libera è libera, sì. - In che senso?
- No, niente, non ti preoccupare. - Boh, vabbè.
Oh.
"Le jeux sont fait", Lucio.
Guarda!
Lucio. Ma che meraviglia.
Cara Serena. Ma come fai? Non cambi mai tu.
Sei sempre il solito marpione. Però mi piaci.
Anche tu non sei cambiato per niente.
Cara Serena, non sono cambiato da quando sono ragazzo.
Non so se mi spiego.
Ci facciamo uno Spritz in camera da me?
- Se mi inviti… - Ancora senza una lira come da ragazzo?
Ti vuoi comprare una Ferrari? Solo 50.000. No?
E allora se ti va dammi "un cinquino", "pour argent de poche".
No, tu sei troppo vecchio.
Se devo pagare, mi prendo tuo nipote.
Ma che nipote. Io ho sbagliato tutto, ti dovevo sposare.
- Ascolta… - Sto lavorando!
Sì, lo vedo.
Ti andrebbe di farmi un piccolo favore?
Vorresti guadagnarti una cifra a tre zeri facilmente?
Come posso aiutarla?
Ecco, la vedi quella tipa alle mie spalle con l'anello di brillanti?
È un pezzo unico.
- La vedo, la conosco. - Meglio così. La dovresti sedurre.
Guarda che è facile, fidati, ci metti cinque minuti.
- È uno scherzo? - Ma che scherzo, sono cose di famiglia.
Devi scattare una foto, come prova del tradimento. È pure giovane.
Insomma, proprio giovane non è.
Ma che vuoi? "Che te possino".
Comunque la foto gliela devi fare entro l'ultimo dell'anno, d'accordo?
- Entro l'ultimo dell'anno. - Bravo. Tieni.
Mi raccomando, hai 48 ore.
Anto… Andrea, dove sei?
[Giorgia] Per chi sono questi fiori? E le occhiaie? Dove sei stato ieri sera?
[Dino] Cos'è questo terzo grado?
Dovrei farti io le domande, è così tra padre e figlia.
Comunque i fiori sono per la nostra amica Patrizia,
per ringraziarla della vacanza e per scusarmi che ieri sono sparito.
Ma quale amica? E soprattutto quale vacanza?
Dino, è da quando siamo arrivati che ti stai svenando.
Senti, io te lo dico, a me questa Patrizia non piace per niente.
- Perché dici così? È una brava persona. - Detto da te…
Perché, che ho io?
Diciamo che non sei il massimo con l'onestà.
Ti racconto che è successo ieri sera,
ma non dirlo a nessuno, è una cosa assurda.
Ci sono dei russi in un bunker che giocano con i pugnali…
Ma quali russi? Ma è possibile che riesci a dire solo stronzate?
Mai una volta che mi dici una cosa seria. Una volta.
Prendi questi fiori e ce ne andiamo, per favore, che ho un appuntamento?
Salve.
Ecco qua. Quanto devo?
- 300 euro. - E che cazzo!
- Dino! - No, dico…che mazzo! Che mazzo straordinario.
Ve li fate pagare i fiori, eh, ma sono soldi benedetti.
- Ha detto 300? - Sì.
- Andiamo. - 300…
- Tondi tondi. - Sì.
- Complimenti. - Dai, andiamo.
Grazie.
- Ma che mazzo era? - Ho capito.
E che mazzo.
[Ossosakro] Prego, prego, vieni.
Ehilà, Sting, che eleganza.
[campanello]
Amore.
Hanno portato un mazzo di fiori per te, c'è anche un biglietto.
C'è scritto: "Scusami per ieri, recuperiamo presto.
È sempre bello rivederti. D."
Amore, io sono veramente felice che tu abbia così tanti ammiratori.
È una cosa bella.
Ma allora lo vedi che sei cretino? È Dino, è innamorato di me da sempre.
Il piano che mi sono inventata sta funzionando.
Vabbè, comunque è una cosa bella, dai.
Aristide, io ti sto salvando il culo. Anzi, io ci sto salvando il culo.
Se stiamo in questa situazione, è perché tu sei un manager incapace.
[campanello]
Wow.
Amore!
Un altro mazzo di fiori più grande del primo, guarda.
C'è anche un bigliettino.
Per una donna deve essere emozionante tutti questi fiori insieme, vero?
[Lucio] Giochiamo a carte scoperte. Bosco dei Larici, domattina alle 10.
È sempre Dino?
Sta' zitto! Zitto, va' a dormire, su.
Lo sai che mi piaci, sempre così diretta. Mmh, che meraviglia!
Sono qui.
Sei venuto a farmi i complimenti?
Mi piacciono molte cose di te.
Ma sono venuto anche a dirti che non è finita.
Ah, sì? Ma perché? I ragazzi sono felici, si sposano.
Io non sarei così sicuro.
Io so perfettamente perché state facendo tutto questo.
Un De Roberti non gioca mai su un tavolo solo.
Certo, perché giocare su un tavolo quando puoi perdere su due?
Facciamo una scommessa.
Scommetto che farò saltare il matrimonio
e scommetto anche che farò saltare il vostro affare.
A meno che? Aspetto la tua offerta.
Manda a monte il matrimonio
e io ti faccio fare i tuoi comodi con quel poveraccio di Doni.
Non diventerai ricca, ma almeno non finisci in galera.
Arrivederci, Patrizia.
Il motore è un po' freddo.
E dai. È vintage.
[Gennaro] È permesso?
[Serena] Venga, lasci tutto lì.
Signora, mi servirebbe una firma.
Ah, sei tu Gennaro. Scusa, mi stavo truccando.
Grazie.
Buona giornata, signora.
- Tutto bene, Gennaro? - Eh? Sì.
È che…
Glielo devo proprio dire, signora…
Lei è proprio "un femminone".
No, no!
Aspetti…
Aspetti… le dispiace se teniamo un po' aperto?
Tu sei un bel birbante, eh? Ben contenta.
- Patrizia. - Dino.
Prego.
Che fiori meravigliosi che mi hai mandato.
Mi fa piacere che ti siano piaciuti. Ho temuto fossero un po' azzardati.
Ma no, non lo erano affatto.
Certo, ho dovuto dire una bugia a mio marito.
- Non sa che sono qui. - Di me ti puoi fidare.
Scusami, non posso…
Lo posso capire, figurati.
- Ma sei nervoso? - Io? No, assolutamente.
Senti a prop…
Il problema sai qual è? Che i camerieri mettono tutto un po' in bilico, quindi…
Vabbè, poi magari pulisco dopo… Cioè, arrivano loro… Eccomi qua.
- Ho un pensiero che mi tormenta. - Se posso aiutarti…
Ma no, non è questo, è…
è questa cosa del contratto, delle carte da firmare…
Un pensiero che non mi dà tregua. E devo fare tutto entro Capodanno.
Scusa, dove ce l'hai questo contratto?
Ma pensa, ce l'ho qui.
Scusa, io qui ho la penna.
Allora?
Ti è piaciuto?
Ti è piaciuto, eh?
Certo, prima vai via, poi torni…
Ah, ti ho confuso.
Ma ci sta, lo capisco. Forse sono troppo per te.
- Chiamo la reception. Vuoi qualcosa? - No, grazie.
Suite Imperiale, due colazioni complete, il prima possibile.
E non mandate il solito. Anzi, licenziatelo.
Come chi? Il meridionale, Caserta, Napoli, non mi ricordo di dov'era.
Sì, licenziatelo, perché non è in grado. E rapidi con le colazioni, dai.
- Perché hai fatto questa cosa? - Cosa?
- Perché lo fai licenziare? - Chi?
Guarda che sono persone, non sono i tuoi schiavi. Sono come te.
- Come me? - Sì.
Come me non credo proprio, zia.
Se non hanno fatto i soldi, è anche colpa loro.
Ma che cazzo dici?
- Scusa, non volevo offendere tuo padre. - Ma che cazzo c'entra mio padre?
- Dai, facciamolo di nuovo. - Sei un coglione.
E comunque no, non mi è piaciuto. Stronzo.
Guarda che fai una cazzata ad andare via!
Non è meglio questo che stare a Guidonia in un monolocale con tua madre?
[tonfo sul pavimento]
Mi fai schifo. Sei un povero scemo viziato.
Hai pure gli orecchini finti. Coglione.
Però il mio cardigan ti è piaciuto, eh?
Tieni.
- È per te. - No, signora, non c'è bisogno.
Dai, è solo un pensierino, prendili.
Potrei fare molto di più per te, sai? Sono una donna ricca.
E poi mi fa piacere aiutare chi se lo merita.
Tu pensaci, dai. Magari potrei aprirti una pizzeria a Treviso.
Veramente io sono calabrese, abbiamo un sacco di altre specialità.
Però adesso devo andare, mi scusi.
Giorgia.
Ma che ti succede?
- È che… - Ciao, bel calabrese.
Non è come pensi, è una cliente.
Giorgia… Giorgia, è una consegna.
[piange]
Allora, una sigla per pagina e firma per esteso alla fine, no?
Sì, esatto.
Togliamoci questo pensiero, Dino.
- Papà! - Amore, che è successo?
- Ossosakro è uno stronzo. - Che ha fatto?
Dai raccontami, vieni. Scusa, Patrizia, scusami.
- Dimmi, che ha fatto? - Avevi ragione tu.
- Ma che è successo? - È uno stronzo, non lo voglio più vedere.
[vibrazione di cellulare]
Andre… Dove sta?
Andrea, dove sei?
Purtroppo devo darti una brutta notizia.
Guendalina non è quella che dice di essere.
No, ti prego, non ricominciare. Hai già fatto abbastanza guai.
Tieni, guarda tu.
Questa è la prova del peccato più abbietto, l'infedeltà.
- Beh, chi è? - Come chi è?
- No, ma questa è la Zanin! - Beh, una bella donna.
- Aspetta, c'è stato un errore. - Che errore?
Sì, cazzo, il cameriere ha sedotto la donna sbagliata.
Hai pagato qualcuno per far sedurre la mia fidanzata?
- Non lo dire così, sembra brutto. - Perché, che è?
- Antonio… - Andrea!
Andrea, ti ricordo che io ti ho aiutato a recuperare l'anello.
Sono nei guai per il debito con i russi ed è colpa tua!
Ti sta bene, sono cazzi tuoi!
Dopo Capodanno mi sposo, tu vattene a fanculo!
Non mi lasciare in questo frangente!
Ma muori, tu e quella testa di cazzo di tua madre.
[vibrazione di cellulare]
Sì, tesoro?
- [Margherita] Dove sei sparito? - È tutto sotto controllo.
Si sposa, ma dopo Capodanno. Ciao.
[Margherita grida]
Vaffanculo pure tu, vecchia.
- [Giorgia] La sai caricare? - [Dino] Sì, sì.
- Comunque è proprio figa questa macchina. - Sì.
Ma ti serve una mano, papà?
No, scherzi? È facilissimo. È che bisogna solo capire…
Aspetta un secondo…
- Salve. - Salve.
Ah, ok, si, è questo…
Proprio… E quello. È proprio una spina praticamente.
Grazie. Ho capito tutto. Allora, questo va qua.
Perfetto, e questa…
qua.
- Mi sono fatto venire un'ansia inutile. - Era semplice. - Mannaggia.
Dai, adesso andiamo alla festa, ci divertiamo,
e ad anno nuovo ti ritrovi un papà discografico.
- Che acchiappo che hai fatto. - Papà… - Eh?
Comunque non devi farlo per me.
Tesoro, sei bellissima. Questo vestito è meraviglioso.
- Andrea, tuo zio verrà stasera? - Non lo so, abbiamo litigato.
Ehi…
Se quando stacchi, vuoi bere un bicchiere da me in albergo…
Signora, lo sa che non posso.
Ho anche trovato un localino a Treviso che sarebbe perfetto per la tua pizzeria.
Ancora con questa pizzeria? Signora, io…
È che sono troppo grande per te?
Credimi, a molti uomini piaccio ancora tanto, sai?
Ma no, signora, lei è una donna bellissima.
[parla in calabrese]
Non parlo calabrese.
Oh, eccoti.
Andrea, non te la devi prendere.
Grazie.
Davvero, non ho niente da dirti. Anzi, sai che c'è?
- Una cosa te la voglio dire. - Dimmi.
- Però guardami. - Ti ascol…
Zio? Dove vai, zio?
- Dino, i russi sono già qua. - E che…
Vieni, vieni!
Sali. Prendi la chitarra.
Amici, un attimo di attenzione.
Questa sera con noi c'è un grande artista. Dino Doni!
- Facciamo un pezzo. - Un pezzo mio?
Sei matto? Facciamo "Jingle Bells".
- Non la so. - Inventala, nemmeno io la so.
Voi la sapete "Jingle Bells"? Salvaci, maestro.
♪ Jingle bells, jingle bells ♪
♪ Jingle all the way ♪
♪ Oh, what fun it is to ride in a '57 Chevrolet ♪
♪ Jingle bells, jingle jingle ♪
♪ Jingle all the way ♪
♪ Oh, what fun it is to ride in a '57 Chevrolet ♪
♪ Lì ci stanno i russi ♪
♪ E che ci posso far ♪
♪ Lì ci stanno i russi ♪
♪ E ora ci fanno il cul ♪
♪ Oh, what fun it is to ride and sing ♪
♪ A sleighing song tonight ♪
♪ Jingle bells, jingle jingle ♪
♪ Jingle all the way ♪
♪ Oh, what fun it is to ride in a '57 Chevrolet ♪
♪ Jingle bells, jingle jingle ♪
♪ Jingle all the way ♪
♪ Oh, what fun it is to ride ♪
♪ In a one-horse ♪
♪ Open ♪
♪ Sleigh ♪
Sei fighissimo, papà!
No…
No, no!
Bah!
Oh. Alzati, su.
- Non mi hanno preso… - Maestro, buio.
[Dino] Non mi hanno preso…
Ma era proprio qui.
Papà?
Lucio, senti, io ti ricordo che Alexei ce l'ha con te e non con me.
È uguale.
Non è uguale, io sono il suo mito, non è uguale.
Magari ci parlo o aspettiamo, vediamo come va la casa discografica.
Magari paghi a rate, ti aiuto.
- Perché ridi? - Ti devo dire una cosa.
La tua musica non la conosco. A me piace Frank Sinatra.
Ma ti stanno mettendo in mezzo.
Non so se sono messo peggio io con i russi o tu con Patrizia.
- Questo non è vero. - Ti fanno un "ghenghene like this".
Se firmi, ti rovini, capito? Accettalo.
Accettalo.
[Alexei] Dino.
[scatto di pistola]
Dov'è Lucio?
- Allora… Non lo so. - Dov'è andato?
- Un milione. - Sì, lo so.
- Vado a cercarlo. - No, aspetta, aspetta.
Una soluzione la troviamo, stai tranquillo.
Ora vediamo un po', cerchiamo di capire da che parte…
- Vado a cercarlo! - Sì, va bene.
- Basta che non ci sia tutta questa neve. - Mi piacciono molto le Maldive.
Scusa, amore, posso parlarti un attimo?
Sì.
[non udibile]
Tutto ok? Che voleva tua mamma?
Ci ho pensato e secondo me dobbiamo annullare il matrimonio.
- Che stai dicendo? - Nemmeno io so che sto dicendo.
Amore, ma… C'entra mio zio, vero?
No, non è tuo zio. Ho troppi pensieri, non sono più sicura.
E… Annulliamo questo matrimonio.
È meglio così.
- Andiamo, va'. - Eh, andiamo sì.
Che ci fai qui da solo a quest'ora della notte?
Sono appena stato scaricato.
Ah. Questa sì che è una bella notizia.
[Alexei parla in russo]
Deve pagare adesso. Deve darmi un milione.
Ho capito, mi rendo conto.
- Un milione. - Ma che vuoi che sia?
Cos'è per te un milione?
[Alexei] Non me ne frega un cazzo del milione.
Milione più, milione meno, sono piccole cose, ma è il principio.
Questo lo capisco.
Io sono uomo di principio. Io ho avuto una vita dura.
Ho fatto tutto da solo. Ho avuto anche un incidente al mio occhio.
- Vedo, sì. - Tu ora non puoi vedere, ma… O vedi?
- Si vede, sì. - Dove guardi?
- L'occhio. - Questo è l'occhio buono. È quest'altro.
Questo più scuro?
Questo diventa sempre più scuro, ogni giorno.
Se guardi bene, vedi la differenza.
Ma pure se guardi di sfuggita, eh, si vede proprio che…
Fammi capire, scusa, tu prima avevi due occhi bianchi?
Due occhi bianchi, sì. Vuoi vedere com'ero prima dell'incidente?
Ecco com'ero prima.
- Tipo un Husky. - Husky, sì.
Guarda che bello. Ora vedi la differenza?
Ora si vede la differenza, sì.
Guarda mi dispiace tantissimo, io non so come…
Tu sei mio amico.
Ti ho anche perdonato per il problema del Ratnik dell'altro giorno.
Ho un'idea. Vieni con me in Russia?
Per sempre?
- Non è una domanda. - Non è una domanda.
Infatti. Ma sbagli l'intonazione.
Perché se dici: "Tu vieni con me in Russia? Per sempre?"
Sembra una domanda. Invece la tua è un'affermazione.
Devi dire: "Vieni con me in Russia! Per sempre!"
- Vieni con me in Russia! Per sempre? - È sempre una domanda così.
- Non se ne esce. - [Patrizia] Dino!
Eccoti qua, ti ho cercato dappertutto.
Sei pronto per firmare?
- Pronto sì. - Bene.
Occupati dei signori, offrigli da bere.
Certo, amore. Cosa possiamo offrire? Eh?
Attenta al ghiaccio.
Papà?
Papà?
[russa]
- Guarda guarda chi si vede. - Sto lavorando!
Lo vedo come stai lavorando.
Lo sai che ho appena incontrato la Zanin? Stava scappando con un altro.
Ma guarda che non è come pensi. Non ci ho fatto niente con la Zanin.
Beh, neanche io ho fatto niente con Ossosakro.
È uno stronzo.
Dai, vieni qua. Qua non ci sta nessuno.
Vieni qua.
[Ossosakro] Ma non ti dovevi sposare?
[Guendalina] Ho annullato. Affari di famiglia.
[Ossosakro] Ah, così. Mi sa che non ti fregava più di tanto, eh?
[Guendalina] Che ti importa?
Se avessi sposato quel coglione, quell'altro che cantava, come si chiama?
Dino Doni, non avrebbe fatto da prestanome ai nostri debiti.
[Ossosakro] Ah, grandi, state fregando il pirla. Troppo figo.
- Sei peggio di me. - [Ossosakro] Questo lo so.
Ehilà, Sting.
- Quindi volete fregare mio padre? - Non sono cazzi tuoi.
- E invece sono cazzi miei. - Bimbe, ragioniamo.
Vai a salvare tuo padre. Forse è nello studio, di sotto.
Dove cazzo vai? Aspetta!
Ma dove andate?
[in calabrese] E ora te lo faccio comprare io il gelatino.
Come?
Scusa, Patrizia, do una letta veloce.
Vuoi che ti spiego io qualcosa? Così ci impieghiamo un po' di meno.
Dai, Dino, iniziamo questo nuovo anno insieme.
[Guendalina] Fermati! Dove cazzo vai?
Ok…
[Giorgia] Papà, fermati!
Non firmare! Ti stanno fregando!
Ho sentito Guendalina, vogliono accollarti i loro debiti!
Patrizia…
Cioè, scusa un attimo…
Noi finora abbiamo speso soldi che non abbiamo.
- Compresa la suite… - Compresa la suite…
Forse dobbiamo…
- Scappare! È l'unica cosa. - Scappare.
È prevista una gelata stanotte, ma in questa stagione lo fa, è normale.
Sento che c'è una bella energia positiva.
Bravi, bene, evviva. Con permesso, scusate.
Ah, eccoti. Dove andiamo?
- Io parto, me ne vado. - Ah, ok. E quando torni?
Non torno. Non torno.
Ah, una bella pausa di riflessione per ravvivare e rinforzare il rapporto.
Giusto. E quanto durerebbe questa pausa?
Per sempre.
Per sempre?
Per sempre…
Ma ci possiamo lavorare, dai. Una bella sfida. Per sempre.
[vibrazione di cellulare]
- [Andrea] Pronto? - [Lucio] Che fine hai fatto?
Stai bene?
Hanno annullato il matrimonio. Avevi ragione.
Però adesso va meglio.
- Guendalina ti ha fatto lo scherzo. - Sì, ma mi sono ri-fidanzato.
Ciao, tesorino, tanti auguri.
Bravo! Ti ha acchiappato la Zanin?
Oh, non fare come me, sposatela. Ma quando ti ricapita una così?
Ciao.
Facciamo il bis?
Ragazzi, gli autobus ci sono, ma non vedo gli autisti…
Stavolta niente schiaffo? Mi iniziava a piacere.
- No, dico… così senza pudore proprio? - Dai, papà, non fare il papà.
Ma perché non provi a essere figo com'eri prima? Per un po'.
E se io rimango figo per un po'…
tu ci vieni a vivere da me?
Papà, ma se io vengo a vivere con te, Gennaro può venirci a trovare?
Ma col cazz… Ma certo! Assolutamente sì, che problema c'è?
Magari riapriamo una pizzeria.
Sì…
E comunque come dice Sting: "Se ami qualcuno, lascialo libero."
- Sting… che tu non conosci affatto. - Mai incontrato in vita mia.
[Dino] Ma che è mezzanotte?
No, vabbè, che meraviglia.
Ragazzi, avete visto che fuochi? Sì, vabbè, ciao.
[Margherita] Pronto, Lucio?
- Margherita, ciao. - Dimmi. Allora, che è successo?
Stai serena che Andrea si sposa, ma con una carica di soldi.
- Ah. - Ti devo salutare. Ciao.
- Buon anno. Salutami Sai Baba. - Buon anno.
Sì, ciao.
Dai, entra.
Sei un bastardo. Ce l'avevo quasi fatta.
Ma lo sai che se ci mettiamo insieme io e te, non ce n'è più per nessuno?
Mmh?
A Ginevra conosco un cardinale,
una persona "perbenissimo", gentilissima.
Un cardinale delicatissimo. Lo gradisco.
Che ha il vizietto del gioco…
Andiamo a fare una visitina a Sua Eminenza, eh?
Senti come va questo gioiellino.
Ti interessa? Per te solo 40.000. No?
[insieme, in russo] Sì.
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