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Quel giovane artista, lo conosce?
Purtroppo sì.
Non è famoso... Lo è?
Modigliani? Solo nella sua mente.
Sembra famoso.
È solo un altro ratto della Rive Gauche.
Ed è pure ebreo!
Un vero bohémien. Molto esotico!
- Belga! - Sì! Come l'ha capito?
Perché, a Parigi gli artisti sono esotici quanto i piccioni.
Arrivano a frotte, vendono croste e schizzi
per comprarsi il vino e convincersi di essere i prossimi Picasso.
Come ha detto che si chiama?
Mi creda, non vale la pena di essere ricordato.
Mi dica cosa ne pensa.
Sia sincera, insisto.
Di certo è...
unico.
Davvero? E lei che parola userebbe?
Non lo so.
Sembra abbia gli occhi di un pesce morto.
Io li trovo graziosi.
No! Il piacere della sua compagnia è sufficiente.
Insisto, mi piace molto.
Grazie.
Non dimenticherò la sua generosità.
Addio!
Ehi, tu, piccolo ebreo!
Vieni qui!
Mia moglie vuole un ritratto.
Ti do cinque franchi.
Grazie per la sua offerta,
ma temo di dover declinare.
Dipingere la sua cara moglie sarebbe per me una battaglia
che temo di non poter vincere.
So che non riuscirei mai a cogliere
il dolore, la sofferenza che i suoi poveri occhi emanano.
Di che sofferenza parla?
Ha detto sofferenza? Io non soffro.
Io soffro!
È una questione di principio.
Vuole che le mostri
cosa intendo io per sofferenza?
non capisco come questa bella signora
possa vivere con qualcuno di così indicibilmente,
inspiegabilmente,
incredibilmente...
- Vile? - Come osa!
Torna qui, ragazzo!
Sai chi sono io?
Non uccidere l'artista.
È armato!
Per non parlare della sofferenza che sua moglie patisce
per la sua incapacità di impollinare il suo fiore con la sua salsiccia moscia.
Signora, si copra gli occhi.
È questo che vuole.
Ho tutto sotto controllo, gli taglio il pisello.
Quei tavoli sono riservati ai soci.
Bastardo! Porco!
La correggo, né bastardo né porco: Amedeo Modigliani,
artista italiano, ebreo, parlo francese.
Fermo!
Ora lo prendo!
Tranquilli, è tutto sotto controllo.
Lo insegua!
Modì, ricordati di me!
Non guardare, cara.
Beatrice? Apri.
So che ci sei.
Dai, sento il tuo odore.
Ti prego, apri.
Sono nella merda.
La polizia mi dà la caccia.
Beatrice!
C'è un uomo lì dentro?
So che c'è un uomo. Apri!
No, idiota e voglio che rimanga tale.
- Ascolta, la situazione è grave. - È sempre grave.
Ed è sempre una lotta e stasera non ne ho né il tempo né la voglia.
- Sono nella merda fino al collo. - Anch'io.
Devo consegnare una articolo domattina e non ho scritto una parola.
Mi sbatteranno in prigione, mi devi nascondere.
Piantala di fare il drammatico.
Guarda la mia mano!
Oddio, tesoro, sei ferito!
Era questo che cercavo di dirti!
Povero! Cosa ti è successo?
Ho sfondato la vetrina del Dôme.
- Non intenderai quella meravigliosa... - Sì!
Distrutta.
Ecco!
Cosa?
Amore, sei un genio!
Lo sono? Cioè, sì, ma perché?
Come può un artista creare dinnanzi a tanta distruzione?
Dopotutto, deve raffigurare il mondo che lo circonda! La tua è una dichiarazione:
la distruzione è creazione.
"Il timore dell'annichilimento esterno,
che si manifesta nell'artista come iconoclastia consapevole".
O una cosa così.
- Non era un manifesto, è stato un incidente. - Sì, ma loro non lo sanno.
Sei stato di grande aiuto!
- Aspetta... - Cosa?
Hai sentito una sola parola che ho detto?
Sto morendo!
Ho bisogno di te, apri, ti prego.
- Dai, sto morendo. - Amore...
Sei un bambino viziato.
Vuoi quello che vuoi quando lo vuoi.
Tu non hai bisogno di me.
Tu mi vuoi.
Purtroppo quel che ti serve è un bicchierino, anzi più di uno
e anche qualche punto di sutura.
E io ho bisogno di scrivere tutto questo prima che me lo dimentichi.
Ma ti troverò quando ti troverò.
- Zbo ti cercava. - Zbo? Davvero?
Perché?
È passato stamattina, blaterava di un collezionista.
- Ti vuole parlare subito. - Quale collezionista?
Sai che non lo ascolto mai.
Ora, per favore, ci vediamo domattina.
Come potete definirvi difensori dell'Arte
quando i muri del Louvre sono vuoti,
per paura delle bombe tedesche?
Tu diventerai mio amico...
Che cazzo fa?
Utrillo si è arruolato.
Va tutto bene, amico mio.
E tu che cazzo fai?
Guarda, lui essere mio amico Steve.
Sapete che Napoleone
è stato costipato,
completamente, per due mesi?
Eppure ha continuato a battersi.
Due mesi!
Sono nove settimane!
Bel marrone.
È quello che penso anch'io.
"E se proprio dovete disegnare, disegnate una linea nella sabbia".
Chi è con me?
Lasciatemi!
Tu non andrai in guerra!
Gli dareste retta, se sapeste quello che so io.
Cosa sai, stronzo?
Stronzo?
So parecchie cose, a dire il vero.
Per esempio so che l'uomo che porti in spalla
ha un grosso problema che potrebbe diventare il tuo, in qualsiasi momento.
Quest'uomo è malato.
Tutti sanno che si urina addosso
ogni tre minuti.
Quindi, fossi in te...
È verissimo, lo giuro.
- Devo andare in bagno. - Zitto!
Nessuno andare a pisciatoio stanotte!
Io ora vado al...
pisciatoio, d'accordo?
Giusta decisione.
Però hai torto su una cosa: stronzo...
Sappiamo entrambi cos'è uno stronzo.
- Giusto? - Come?
Io non sono uno stronzo.
Ma se insisti, possiamo approfondire l'argomento.
Ragazzi, è ora di andare.
- Vaffanculo, stronzo... - Cazzo!
Tua mano perdere sangue.
- Sì, perdo sangue. - Perdi sangue.
Ho saputo della catastrofe che hai combinato
al Café Le Dôme.
- Come l'hai saputo? - Gli uomini in uniforme blu.
Sono venuti a cercarti qui.
Intende la polizia.
Vaffanculo, hanno detto il mio nome?
- Vaffanculo a me? - Vaffanculo!
- Vaffanculo a me? - Vaffanculo a te!
Certo, hanno chiesto proprio di te, che posso farci?
Devo lasciare Parigi, mi devo nascondere.
E dove andrai?
Ovunque.
Forse a Livorno.
- Muoio di fame. - Anch'io.
C'è un po' di pasta?
E un'altra bottiglia, grazie.
Divertente!
Appena avrai pagato quella...
e quella di ieri sera e le tre della sera prima.
Tre?
Una scarsa!
Soutine, odio dovertelo chiedere...
Anch'io essere...
al rosso.
Al verde.
- Perché hai una mosca sul viso? - Mosca?
Sì.
Di quale mosca parlare?
Sì, io vedo!
Una mosca!
Cosa fa mosca pazza su mia faccia?
Non si muove.
- Perché mosca non muovere? - Si riposa.
È morta.
Cosa fare io di mosca morta?
Mandala via.
- Ora? - No, domani.
Vuoi tenerla anche nell'aldilà?
Fai tu, prego.
Prego, fai tu.
Che schifo!
Mosca stare meglio.
Ho ancora scarafaggio!
Scarafaggio!
Rosie?
Questa vale qualcosa?
È un capolavoro!
Basta per saldare il nostro debito?
Neanche lontanamente!
Dai, Rosie! Cara, Rosie!
Pensavo fossi comprensiva verso i problemi degli artisti.
Ti prego.
Abbiamo sete, dobbiamo bere, abbiamo fame, dobbiamo mangiare.
Guarda che ti ho sentito!
Parlo italiano...
Sta' zitto e siediti.
Un uomo non può morire sobrio solo perché la sua colpa è...
avere le tasche vuote.
Tra qualche giorno, verrà un altro uomo che indosserà quei pantaloni.
E poi morirà anche lui.
Ti prego, Rosie.
Grazie, sei una santa.
Andiamo.
Grazie.
- Vedi di tornare. - Contaci!
Scappare pipì.
Scappa a tutti, Chaïm.
Che fortuna.
Sì, sempre se esce!
Io pisciare e andare a casa.
Tu vieni con me da Zbo.
Cosa mi fa questo insetto?
Sembra aragosta che scortica mio pisello.
Mi sa che hai le piattole!
No, guarda.
Modì, tu vai, io spulcio la scimmietta.
D'accordo.
Dove avere preso quel pisello?
A Montmartre.
Ciao.
- Posso? - Prego.
Scusa l'ora.
Sono felice che tu sia venuto. Vuoi qualcosa da mangiare?
Hanka è uscita con le amiche, ma dovrebbero esserci dei pierogi.
No, Zbo, non posso fermarmi.
Utrillo e Soutine sono qua sotto che tengono a bada uno scarafaggio.
Voglio solo sapere se hai venduto qualcosa.
No, ma ho qualcosa di meglio.
Un collezionista, Beatrice me l'ha detto.
Credevo saresti stato più emozionato.
Puoi prestarmi del denaro?
Quel tanto da lasciare la città.
- Duecento franchi dovrebbero bastare. - Perché?
Hai causato un'altra rissa?
Cazzo, pure tu?
Tipico tuo!
Non è stata neanche colpa mia.
Mi sembra...
che questa città mi stia addosso.
Anch'io sto addosso a qualcosa.
Stavolta, soldi veri.
Cinque mila a tela, è quanto paga.
Zbo, non mi servono così tanti soldi.
Quel tanto per tornare a casa.
E il riconoscimento?
Quello ancora ti serve.
Gangnat detta moda.
- Una volta che... - Intendi Maurice Gangnat?
Proprio lui.
Da quel che so Gangnat colleziona Renoir, Cézanne...
- Neanche piscerebbe sulle mie tele. - Cinque anni fa, neanche sulle tele di Picasso.
Ora può comprarne quante ne vuole! Gli ho mandato un tuo bozzetto.
- Sai cos'ha detto? - Cosa?
Ha detto che era...
interessante.
Interessante? Tutto qua?
Ho un buon presentimento.
Si sta recando a Nizza.
Per vedere me?
No, per vedere me, gli presenterò io il tuo lavoro.
- Sarà qui tra due giorni, aspettalo. - Non posso aspettare tanto.
Te ne vai proprio adesso?
- E se ti sbagliassi? - E allora?
Sono dieci anni che aspetti uno come Gangnat.
Dopo tutti i rifiuti, cosa sarà mai uno di più?
- Facile per te. - Perché?
- Non rifiutano te. - Sei ferito!
È la mano con cui disegni!
Peggiora.
L'hai detto a Beatrice?
No, lo scoprirà quando ne sarò morto.
Non dire così.
Se muori, non avrò nulla da vendere.
Posso lasciarti qualche Soutine, nel testamento.
C'è una scheggia di vetro.
Aspetta, torno subito.
Ehi, questa non dovrebbe essere qui!
Non sei ancora finita.
Quale bozzetto è piaciuto a Gangnat?
Il nudo di Beatrice.
È piaciuto anche a Carco,
ma ha detto che secondo lui non è finito.
Infatti non lo è, ci sto ancora lavorando.
Carco verrà domani.
Se hai qualcosa di nuovo, portalo.
Magari scriverà qualcosa.
Avevo ragione, c'era una scheggia.
Riesci a stringere il pugno?
Sì.
Bene, allora puoi tenere il pennello.
È già qualcosa.
Già... è qualcosa.
- Gangnat arriva tra due giorni, allora? - Dopodomani.
- Io cosa faccio fino ad allora? - Mangia qualcosa.
Bevi, fai sesso.
Se la cosa non va in porto, ti resterà abbastanza per il biglietto del treno.
Due giorni, amico mio, due giorni!
E tutto il mondo conoscerà...
Modigliani.
- Dammelo! - È mio Steve.
Liberalo!
Lascialo andare!
Tu non gli piaci, lui amare me.
- Lascialo! - Mio amico.
- Non lo è. - Tu non gli piaci.
Vuole essere libero!
Mi ha baciato...
sulla bocca.
Chi?
Zbo.
No!
Sì.
Ho sentito...
ogni singolo pelo...
della sua barba.
Che schifo!
Che schifo!
Ehi, non barare! Lascialo!
- Io no baro! - Tu bari!
Soutine,
amico mio.
Ti parla uno che ha davvero vissuto
l'esperienza di essere rinchiuso in manicomio.
E parlo a uno che dovrebbe di certo essere rinchiuso.
- Quello sei tu! Lo scarafaggio. - Scarafaggio?
- Sei tu. - Io?
Cioè, sono io,
è Modì, è tutti noi!
Io no.
Libera lo scarafaggio.
Così anche noi...
saremo liberi.
E come tuo amico, te lo ordino!
D'accordo.
Ora lui va, amico mio.
Libero.
- Così va meglio. - Preparati.
- No, questo no! - Uno!
- Non di nuovo! - Due!
Tre!
Pezzo di merda!
Se proprio devi...
Hai barato!
Hai usato tre diti su tutti miei orecchi!
Hai usato tre diti!
- Per favore. - Tre diti!
Per favore.
Per favore!
Stronzo.
Non mi sento bene.
Ma ho questi.
Tu avere soldi!
Sì!
- Modì, dammi un bacio. - Vaffanculo.
Io avere fame.
Io darei testa per un piatto di spaghetti.
Dammi la pasta!
Dalle i soldi.
Portaci una bottiglia di Sambuca, è l'ultima sera di Utrillo.
- Già! - E un bicchiere anche per te.
Certo.
Sai...
dovresti arruolarti anche tu.
La polizia non ti troverebbe mai al fronte.
Hai ragione, sei un genio.
Non mi troverebbero al fronte,
perché sarei sepolto accanto a te, idiota!
Ascolta...
- Tutto bene? - Stai bene?
Va tutto bene?
Fermi, fermi...
Dove stiamo andando?
Noi...
dobbiamo sintonizzarci con la nostra bussola interna.
Da quella parte.
Cosa essere quest'odore che sento?
Tu sentire quest'odore?
Sì, guarda nelle mutande!
Già fatto.
Allora i denti.
- Hai un fiato orribile. - Non direi.
Guardate!
Vedete?
Meraviglia!
Il rosso, il giallo...
Bellissima, ma così...
solitaria.
Non se lo merita.
Il macellaio non essere sensibile, Modì.
Lo so.
Andiamo.
No.
Io voglio...
restare con mucca.
Dai, andiamo.
Io restare con questa...
mucca sola.
Io dare lei un nome.
Come si chiama?
Io chiamarla...
Rembrandt.
Dobbiamo parlare di Soutine.
Quella zampa di gallina...
che mi ha sempre fatto cagare sotto,
la teneva con una rabbia che mi ha davvero sorpreso.
C'era una minaccia reale nei suoi occhi.
Eppure è la persona meno violenta che conosca.
Sì, era pronto a morire.
Sì, per noi!
Lo so.
Appena l'ho visto, mi è venuto da pisciare.
È stato molto strano.
La vita è strana, amico mio.
Al giorno d'oggi, ti piscerebbero in faccia,
giurando, allo stesso tempo,
che è solo pioggia.
Ma c'è qualcosa di più importante da considerare.
Il mio Paese sta morendo.
Io dipingo Parigi.
Ma io non vedo più Parigi.
Cos'è più importante?
Usare la mia mano per tenere il pennello
o per proteggere
le fondamenta del mio sangue?
La guerra è ovunque, apri gli occhi.
Nulla più urge il mio pennello a parlare.
Parigi è il mio scopo di vita.
La mia musa.
È la mia città, ma sta morendo, amico mio.
Sta diventando macerie e io devo proteggerla.
Ti capisco, ma fidati,
questo mondo presto non ci sarà più.
Parigi non è perduta.
Devo andare, è tardi.
Per cosa? Cosa cazzo devi fare?
La guerra!
Ma certo, sei scemo?
Senza Parigi, non sono niente.
Noi non siamo niente.
E non lo faccio solo per me.
Lo faccio per te,
per tutti noi.
Capisce?
- Fai sul serio? - Sì.
E dai, non andrai davvero in guerra!
- Sei pazzo? - Sì.
Dici sempre che lo farai, ma non lo fai mai.
Ragione di più per rivelarti,
mio caro amico, qualcosa che sai già molto bene.
Io rimando.
E allora?
Lo fece anche da Vinci.
E io sono un uomo di parola.
- Lo capisci che è la guerra? - Sì.
- Possono farti saltare la testa. - Sì!
Credo che tu lo abbia già predetto.
Non fare lo stronzo, ti ho pagato una bottiglia.
Tu non fare lo stronzo!
Sei il migliore pittore che io conosca.
Non c'è nessuno come te.
Perché lo fai?
Non sei un soldato, sei un artista.
Puoi salutare Soutine da parte mia?
Certo.
E mi raccomando, guardatevi le spalle.
Sai cosa intendo?
Tieni.
Prendi.
Vendilo, magari ti ci paghi da bere.
Tieni quei bastardi lontani dal Louvre.
Ma certo.
Arrivederci, amico mio.
Pensi davvero che non ce la farò?
No.
Davvero?
Te lo farò sapere.
Modì, sveglia!
Oddio!
Oddio!
Va tutto bene.
Va tutto bene.
Hai preso qualcosa?
Cos'hai preso?
Non lo so.
Ho visto la morte.
Credevo avessi una crisi epilettica.
Che paura!
È stato orribile.
Questa è mia.
Ho pensato la rivolessi.
L'ho trovata venendo qui.
Era sul ponte, spuntava dalla tua borsa.
Mi è parso di guardare un fantasma.
- Non è finita. - Ovvio!
Non sono cieca, lo vedo.
Davvero?
È finita.
È perfetta.
Non volevo.
Sai che mi sono sempre piaciute queste cose.
Sicuro di voler ricominciare a scolpire?
Credevo avessi smesso per via della polvere.
Mi farà bene lavorare all'aperto.
Quando saremo a Livorno,
ricomincerò a scolpire.
Davvero? E quando?
Dopodomani.
Se non va in porto con il collezionista di Zbo.
Bene, ho tempo di fare le valige.
- Ho bisogno di un caffè. - Sai dov'è.
- Perché? - Perché?
Puoi fartelo da solo.
Non mi vuoi preparare il caffè?
- No. - Perché?
No!
Sì!
Perfetto.
Sveglia!
Allora parlami di qualcosa, se vuoi che resti sveglia.
- Tipo? - Non lo so, parlami di Livorno.
Visto che a quanto pare ci andrò presto.
L'adorerai, è una città bellissima.
Il mare, il sole,
nessuna guerra sul pianerottolo.
Niente collezionisti né mercanti.
Splendido!
E io cosa farò mentre tu scalpellerai?
Quello che vuoi.
- Potrai fare il bagno. - Non so nuotare.
- Ti insegno io. - Neanche tu sai nuotare!
Imparerò.
Di cosa scriverò? Dei pesci?
No!
Puoi scrivere di me.
Modì, i miei lettori vogliono sapere dei grandi artisti di Parigi,
non di un solo uomo in mezzo al nulla.
Allora sono degli idioti.
Ho finito il rosso.
E per chi sarebbe?
Un collezionista.
Sì, ma come si chiama?
Gangnat.
Gangnat?
Cristo, è di lui che parlava Zbo?
Pare gli interessi il mio lavoro.
- E anche molto. - Questo lo dice Zbo?
Allora lascia perdere.
Ora non ti fidi più di me?
No, di te mi fido.
È Zbo che manderà tutto a puttane.
A volte penso che tu lo frequenti
solo per avere qualcuno da incolpare quando fallisci.
Quando fallisco?
- Sai cosa intendo. - Quando fallisco...
Senti, almeno Zbo non mi sbatte la porta in faccia
quando mi sto dissanguando.
- Dissanguando? - Sì!
Stavi benissimo.
E io stavo lavorando.
E grazie per lo champagne.
Credevo che avresti capito.
Non molleresti il pennello se un treno ti venisse addosso, figuriamoci a me.
- È diverso. - Come?
Perché io faccio arte, tu ne scrivi solamente.
Maledetto bastardo!
- Pazza! - Rimangiatelo!
Scherzavo!
- Vaffanculo! - No, ti prego.
Calmati.
Ferma.
Guarda.
Cosa ne pensi?
Modì!
È sublime.
Certo,
sei tu.
Cosa ne farai?
Non lo so.
Aspetto che sia lui a dirmi cosa vuole diventare.
Il tempo non aspetta.
Guarda!
Così dolce,
così semplice.
Una vita semplice,
nulla di cui preoccuparsi,
niente soldi, niente ego...
niente avidità né corruzione.
Solo amore.
Solo amore.
Non capisco perché non si possa vivere così.
Sei un bastardo totale, dico bene?
È per questo che sei qui, eh?
Dormi.
lei puzza di merda e di cane morto!
Io la sfratto! Se ne vada!
E si porti via quella roba!
La puzza stenderebbe un avvoltoio su un carro di merda!
Ogni giorno sento questa puzza!
Oddio!
Porto via tutto, glielo prometto.
La prego, non lo sfratti di nuovo.
La prego,
il nostro migliore amico è appena morto.
- No! - Sì.
- Quello alto? Davvero? - Sì.
È stato...
fatto a brandelli.
Pensa che abbia sofferto?
Sì, ma solo per un attimo.
Solo per un attimo... e poi...
Ma questa orribile puzza...
Vi avverto, entrambi!
Ma mi dispiace per il vostro amico.
Grazie.
Oddio!
Grazie, Modì.
Quella donna essere stupida.
Chaïm...
è una mucca?
Sì, ma essere morta, io credo che essere solo manzo.
Certo...
Perché quella mucca?
Io volere riportare lei in vita.
Io volere riportare vita in lei.
Modì, cosa ne pensi?
Non è ancora finito.
Hai perfettamente colto il senso.
Vieni, Modì, siedi con me, c'è vino.
Devo proprio andare.
Vado al caffè.
Hai qualcosa da vendere?
Fammi vedere.
No, niente.
Pensi che Zbo
potere mostrare le mie tele...
al signor "Gangnet"?
Certo, perché no?
Perché non glielo chiedi tu stesso stasera alla festa?
Quale festa?
Quella a casa di Zbo.
Dovresti venire.
Buona idea.
Ricordi cosa ti ho detto su dentifricio e spazzolino?
Porca puttana!
Va bene, io usare questa cosa...
spazzolino su miei denti.
Sì!
- Lo farò. - Chiudi la finestra!
Chiudila!
Oddio!
Hai sentito, Rembrandt?
Una festa!
Bene!
Dimmi tu, mi fermo qui?
Fermo!
Suona qualcosa di più allegro.
No, grazie.
No, vattene!
Amici, vi presento l'opera di un genio,
uno degli artisti più talentuosi.
Sì, ha detto bene, è l'opera di un vero genio.
È un po' malinconico, non trovi?
Uno dipinge ciò che vede.
Allora dovrebbe guardare qualcosa di meno deprimente.
È il ritratto di sua madre.
Non so, io ci trovo qualcosa di molto interessante,
ma non saprei dire cosa.
Ti do dieci franchi.
Sarebbe un buon prezzo, in circostanze normali,
ma non posso dare via un Modigliani originale per così poco.
Dovrei sapere chi è?
No, ma le garantisco che un giorno lo saprà.
Sarà ricordato come un grande artista.
- Intendi dire che è... - Sì, la settimana scorsa.
È una storia triste,
ma sua madre mi ha detto
che questa è la sua ultima opera.
Le spezza il cuore separarsene, ma ha due figli da sfamare,
così l'ho convinta che Modì avrebbe approvato.
Sembra un nobiluomo.
Sì, lo era.
Venticinque franchi potrebbero andare?
Ebbene...
Cinquanta.
Lei è davvero molto generoso.
Procurale un pasto caldo.
Dio la benedica e benedica la Francia.
- Li ha disegnati lei? - Sì.
Sono identici a quelli di mio nipote.
Ha quattro anni.
Ti piace?
Cosa ti piace di preciso?
Come ti fa sentire?
Non importa, non devi saperlo per forza.
- Come ti chiami? - Lucky.
Lucky?
Okay, Lucky.
È tuo, prendi.
Non ho soldi.
Neanche io.
Grazie.
A domani e sii puntuale!
Buongiorno.
- Vorrei una stanza per domani notte. - Una stanza in particolare?
Mi chiedevo se fosse possibile avere la stanza...
La n. 16, controllo subito.
Una firma, per favore.
Sono venti franchi.
"Ovvio che non è finita, non sono cieca!"
Non dovevamo incontrarci così presto.
All'avanguardia.
Davvero all'avanguardia.
La sua pennellata possiede...
una sensualità grezza, impossibile da imitare.
Un po' presuntuoso?
Monsieur Carco, lei ha un gusto straordinario.
Solo Modì
potrebbe produrre un tratto così unico ed esoterico.
Tratto esoterico!
Sono d'accordo,
questo ragazzo ha scoperto qualcosa.
Qualcosa di cui vorrebbe scrivere?
Direi che si vedrà, vero, mio scaltro amico?
Sa che "arte" è il finale della parola "imbrattacarte"?
Zitto!
Interessante.
Non le piace l'autorità, vero, signor Modigliani?
Glielo leggo negli occhi,
nel suo lavoro.
Bravo!
Zbo, cosa sai di questo Gangnat?
- Il collezionista? - No, il contadino.
Certo, il collezionista!
Molto ricco,
ma anche uomo di grande importanza.
La gente gli dà ascolto.
Lui cosa ci fa qui?
Ciao, Hanka, piacere di vederti... è sempre un piacere.
- Puzza. - Già.
- È sporco. - Sì.
- Mi dispiace. - Non posso credere che sia in casa nostra.
Nel nostro appartamento! Leo?
È già tanto che debba guardare il suo ritratto fuori dal tuo studio, ogni giorno.
Lo voglio fuori di qui.
Maledizione!
Magda!
Signore e signori...
amici artisti,
ubriaconi e cittadini della notte.
Tra noi c'è un profeta
e questa è la sua profezia:
il tempo della creazione è terminato.
Ormai non resta che distruzione.
Perciò vi presento la mia ultima opera,
intitolata "La visione di Modì".
Spegnilo!
Spegnilo!
- Dove vai? - Torno subito.
- Non toccare niente. - Va bene.
Spegnilo!
Modì, Modì...
Spegnilo!
- Cos'ho fatto di sbagliato? - Erano le mie parole, del mio articolo.
Esatto. Non era questo che volevi?
Me le hai strappate di bocca e fatte tue.
Aspetta, prima dici che sono un genio
e ora mi rimproveri?
Non è giusto.
L'hai detto tu stesso oggi pomeriggio:
io non faccio arte, ne scrivo e basta.
L'ho detto solo per farti arrabbiare, sai cosa penso di te!
Sei una poetessa, adoro il tuo lavoro.
Vali quanto mille giornalisti scandalistici e diecimila artisti.
Eppure io scrivo di loro.
Perché ho la sensazione che non sarò io quella che ricorderanno?
Pensi davvero che scrivere sia diverso dal dipingere?
- Non è la stessa cosa. - Invece sì.
Ci troviamo entrambi davanti a una pagina vuota.
Ci impegniamo con ogni pennellata, ogni lettera.
La sola differenza è che io non smanio di bruciare tutto in nome dell'arte.
Ho capito, vuoi smaniare!
Dai, trova un fiammifero e della benzina e dammi fuoco.
Smanierò e poi esploderò.
A chi importerà di qualunque cosa e di chiunque
quando la morte verrà a tarpargli le ali?
Conosci le regole.
- Di più! - È fortissimo.
Dentro c'è un'oncia di hashish e un fottio di funghi.
C'è una bellezza curiosa nell'aria.
Una strana energia, la senti?
Mi mancano i bei vecchi tempi.
Quali?
Ricordo la prima volta che ti vidi.
Capii subito di aver trovato un diamante in un mare di vetro.
Sì, come no!
La prima volta, ero ubriaco fradicio su una carriola,
cantavo Rossini e scoreggiavo.
- Pensasti che ero un porco. - Non l'ho mai detto.
L'hai scritto e lo hai pubblicato!
- L'hai letto? - Certo.
Ma questo non conta.
Intendevo la prima volta che ti vidi con la barba fatta.
Dov'ero?
Sulla terrazza, vicino al Bateau.
Sorridesti, venisti da me e mi dicesti:
Sarebbe un immenso onore per le mie mani
se permettesse loro di disegnarla".
- Ho detto così? - Sì!
Che idiota!
È allora che ho capito che eri il Principe di Montparnasse.
Già!
E dieci anni dopo,
il Principe è stato smascherato
nel giullare.
Già...
Non ho ancora venduto come si deve un quadro.
Non è colpa tua,
ma di Zbo.
Non puoi affidarti a quello sciocco per trattare con calibri come Gangnat.
Ti prego, non ricominciare.
- Non voglio litigare per Zbo. - Ma l'artista sei tu!
Va bene...
Perché finiamo sempre per litigare?
Sempre.
Be'...
So di essere un uomo molto complicato.
E...
tu sembri molto complicata, in realtà sei semplice.
Io, semplice?
No...
No, non così semplice!
Non fraintendermi!
Sto dicendo
che sei semplice in modo complicato.
Tutte stronzate.
Ho tanto caldo!
Aspetta!
È incredibile!
Tutto! Tutto balla.
Le stelle, il cielo.
Mi toglieresti le scarpe?
Sento che i miei piedi vogliono essere liberi, nudi.
Amore, toglimi le scarpe, mi sento molto strano.
- Un momento! - Toglimi le scarpe.
Come ci sei riuscito?
Non lo so.
Mi sa che ho le rotule al rovescio.
Vieni, ti prendo io.
Prendimi!
Oddio!
- Tutto bene? - Sì.
Ubriacatevi!
Sempre! Su!
Eccolo qua...
il grande imperativo.
Ubriacatevi e restate tali.
Ah... dice Baudelaire:
"Di vino,
di virtù,
di poesia...
a piacer vostro,
ma ubriacatevi.
E se qualche volta vi svegliate e vi domandate che ora è,
il vento, l'onda,
la stella, l'uccello, l'orologio
vi risponderanno:
È l'ora di ubriacarsi!"
Tocca a te.
Sono già ubriaco.
No, sciocchino, recita un testo.
- Lo conosci? - Sì.
Bravo!
- Questo è Dante, non Baudelaire. - Lo so!
Ma è giusto
e anche tu hai ragione, amore mio.
Se Gangnat vuole vedere la mia arte,
allora vedrà anche l'artista.
Sì!
Toro?
Toro!
Toro!
Sì!
Toro!
Sì!
Toro!
Toro!
Beatrice?
Bea?
Signore, si allontani, l'edificio non è sicuro.
Cosa c'è?
È me che cerca, vero?
Mi arresti.
Ma cosa dice?
Mi dispiace.
- Mi dispiace di aver rotto la vetrina. - Quale vetrina?
Come si chiama?
Amedeo Modigliani.
Va tutto bene, René, è mio amico.
Modì!
Modì, bravo!
È un visionario!
È moderno, bravo!
Che coraggio!
Modì, che tu sia maledetto!
Quando sei sparita, dove sei andata?
Stavo per farti la stessa domanda.
È stato orribile.
Non voglio più vedere quei sogni orribili.
Va tutto bene.
Nessuno ti dà la caccia.
"Ho coltivato la mia isteria
con piacere e terrore.
Ora mi resta...
solo la sofferenza.
Ho ricevuto
un singolare ammonimento:
ho sentito il vento dell’ala della follia
passare su di me".
Baudelaire.
Amico mio,
vado incontro al mio destino.
Che cazzo fai?
Io ipnotizzo pollo.
Bravo!
Buona fortuna, amico mio.
Guarda, Modì...
Guarda, mio dente.
Vedo!
Ora è meglio, eh?
Eccome!
Buonasera, amico mio.
Modì? Cosa ci fai qui?
Vengo con te.
Non è una buona idea.
Perché no? Guardami!
Elegante, pulito...
anche sobrio... quasi.
Sono felice per te.
È fantastico, ma non funziona così.
- Non sono stato sincero con te. - Prima che mi dimentichi...
Ho promesso a Soutine che avresti mostrato a Gangnat...
anche qualcuna delle sue opere.
- Lei dov'è? - Chi?
Hanka? È fuori con degli amici.
No, no, no!
Beatrice, il nudo.
La tela che ti ho portato.
- Dov'è? - Probabilmente l'avrà Carco.
Probabilmente?
Voleva scriverci un pezzo, ricordi?
- Entrambi volevamo che scrivesse... - No, io volevo venderla!
Ci sono molti atri tuoi nudi.
- Ce ne sono parecchi. - Non è la stessa cosa!
Quello era la chiave, te l'ho detto.
So che non siamo sempre andati d'accordo,
ma ti voglio bene come a un fratello.
Mi venderei le scarpe per te.
Non mi serve che ti vendi le scarpe, ma che vendi i miei quadri!
Era la mia ultima occasione.
Dove cazzo è il quadro?
Dove cazzo è il mio cazzo di quadro?
Guardo nel mio studio.
Aveva ragione.
Beatrice aveva ragione.
E va bene.
Modì?
Si è incastrata la porta.
Fammi uscire, per favore.
Fammi uscire!
Modì, fammi uscire, ti prego!
Fammi uscire!
Sono claustrofobico.
Fammi uscire!
Fammi uscire!
Mi scusi.
Feccia!
- Come? - Sparisci!
Devo vedere il signor Gangnat, è ancora qui?
Non per quelli come te.
So bene che questo posto non fa per me,
ma non sono qui per creare problemi, lo giuro.
Aria!
Sudiciume!
Grassone!
Signor Gangnat!
- Si accomodi. - Grazie.
Si sente bene?
Sì.
Bene.
Ora farò una supposizione e dirò
che lei non è Leopold Zborowski.
Esatto.
Intende dirmi chi è?
Mi sento un po' in svantaggio.
Ma sì, certo!
Mi chiamo Amedeo Modigliani, piacere di conoscerla.
Piacere mio!
Allora, Zborowski si unirà a noi, stasera?
No.
No?
No.
Per nulla?
No.
- No? - No.
È morto?
Morto? No!
- Non è morto. - Meglio così.
È solo indisposto, ma si rimetterà.
Mi ha detto che le è molto piaciuto il mio bozzetto, il nudo.
Vuole scherzare?
Ha idea di quanti bozzetti io veda,
quanti dipinti, quanti nudi?
Quante cose e quante persone?
Quante tette, vagine, culi?
Sono ovunque.
Capisco, lo immagino,
ma mi ha riferito la vostra conversazione,
in cui lei ha detto che era interessante.
Ha detto lui.
Non me l'ha mai mandato
o almeno io non l'ho mai ricevuto.
Ho sentito dire che era interessante.
E mi è stato detto che lei ha un tratto...
distintivo.
Le ha mostrato qualcuno dei miei lavori?
No.
Mi dispiace...
Ne abbiamo parlato,
è la sola cosa che ricordi.
Non importa. Gliene posso mostrare qualcuno?
Desidera ordinare qualcosa?
No, grazie.
Qualcosa da bere, magari?
Del vino.
Certo.
Solo il vino.
Quale vino gradisce, stasera?
Oh, mamma!
Vuole vedere la carta dei vini? Le mando il sommelier?
- Vino! - Subito.
- Dicevamo... - Cos'ha fatto alla mano?
Un piccolo diverbio con una vetrina.
Non ci credo! Era lei?
Sì!
Cristo santo, ero sul treno
e ho letto la notizia sul giornale.
Ha sfondato la vetrina, è così?
Sì, ero io.
Allora è famoso, quasi.
Sì.
Cosa posso fare esattamente per lei, signor Modigliani?
Se non le dispiace, vorrei mostrarle
alcuni miei dipinti.
Quello è un uomo bruttissimo.
È il mio amico Soutine, un grande artista.
Ha ritratto Chaïm Soutine?
- Ha molto talento. - Sì, molto.
Ha un talento incredibile!
Chissà, potrebbe presentarci.
Vuole che le presenti Soutine?
Sì!
Lei vuole che le presenti Soutine.
Gliene sarei molto grato.
È fantastico, favoloso!
Vuole un consiglio?
Si accaparri più opere possibili di Soutine.
Lo faccia ora,
perché tra qualche anno,
farà la bella vita.
Un attico nuovo di zecca,
a mangiare caviale con una bella donna grassa.
E le mie?
Le sue cosa?
Le mie opere, quanto varranno?
Secondo me...
circa quello che valgono adesso.
Ovvero?
Circa sessanta franchi.
Sessanta franchi?
Non le venderei neanche il mio peggior quadro per sessanta franchi.
No, intendevo per tutti e tre.
Se devo essere onesto e lo sono,
non hanno vita.
Mi dispiace, ma hanno bisogno di vita.
Sono morte.
Morte?
Io credo che ci sia più vita nelle mie opere che nel mio corpo.
Non c'è mercato per queste tele deprimenti.
A chi andrebbe di svegliarsi davanti a questi...
occhi morti?
Quindi, stavamo dicendo...
sessanta franchi, no? O sbaglio?
Cinque mila.
Il mio lavoro è buono, lo dicono tutti.
Allora le venda a loro.
Vedo che è deluso,
ma non deve assolutamente scoraggiarsi.
Lei ha talento.
Tra qualche anno,
forse riuscirà a creare qualcosa di valore.
Amico mio, me l'ha chiesto lei!
L'ha chiesto lei, voleva che le mentissi?
Avrebbe preferito?
Io non mento, non è da me.
Le ho solo detto la mia opinione.
Anche se la mia opinione vale parecchio.
Allora...
cos'altro ha?
Deve avere dell'altro nella sua borsa da mago.
Cosa c'è?
La prego, non tocchi la mia borsa.
- Non la rompo mica! - Lasci la mia scultura.
- Posso almeno dare un'occhiata? - Sì, ma non è...
- È venuto lei, mi faccia vedere. - Non è in vendita.
Tranquillo.
Le do cinque mila franchi per questa,
subito, in contanti.
Lei non è un pittore, signor Modigliani,
lei è uno scultore.
Voglio portarmela a casa, stasera.
Quella non è in vendita.
Certo che è in vendita.
Tutto è in vendita.
No, si sbaglia.
Io per esempio, non sono in vendita.
Stronzate!
Soprattutto lei è in vendita.
Lei vive di stenti.
Ha piazzato qui i suoi dipinti
con l'intenzione di venderli a me.
Il modo in cui ho reagito ai suoi dipinti non le è piaciuto...
perché lei è disperato.
Traspira disperazione da tutti i pori.
La prego, non prendiamoci in giro.
È sconveniente, volgare, non mi piace.
Io non la prendo affatto in giro.
Quella scultura non è in vendita.
Dieci mila franchi.
Signor Gangnat, lei non capisce.
Venti mila franchi,
nelle sue tasche, adesso.
Si sistemerebbe a vita.
Questa scultura
non le apparterrà mai,
perché non ha abbastanza denaro
e mai ne avrà.
Mi dispiace
dover essere proprio io a darle questa notizia
e darle una bella lezione.
Lei si definisce artista,
perché è quello che ha sempre fatto:
si è sempre definito artista.
Cosa significa?
A chi importa?
Forse è difficile da capire per un giovanotto come lei,
ma saper dipingere su una tela
non fa di lei un artista.
Non fa di lei neanche un cazzo di pittore.
Soffrire per la sua arte
non è la misura del suo talento
né del suo valore.
Il sacrificio
non assicura la fama.
Ogni giorno si lanciano i dadi.
Un giorno lo capirà,
che lo voglia o no.
Venendo qui stasera,
mi aspettavo un ragazzo paffutello, ricco,
nutrito con posate d'oro.
Ma mi sbagliavo, ho incontrato un uomo
che per provare qualcosa, deve giudicare qualsiasi cosa.
Lei non sa niente della mia vita.
E mi pare che sappia ancor meno della sua.
Il denaro non l'ha cambiata in nulla.
Ha solo rivelato la sua natura.
Non si può nascondere
quel che c'è dietro gli occhi, signor Gangnat.
Io la vedo, la conosco.
Stabilisce un prezzo, lo paga
e si dà una pacca sulla spalla.
E dice: "Visto?
Sapevo esattamente quanto valeva".
Già...
Guarda con sufficienza le persone
e pensa: "Io ho più di te e di te..."
Di tutti quelli che guarda.
Ma io sono molto più ricco di lei.
Lei è solo esistito.
Io invece ho vissuto.
Il potere, ce l'ha nel portafogli,
ma il gusto, signor Gangnat...
ce l'ha nel culo.
Chi cazzo ti credi di essere?
Com'è andata?
È andata bene.
- Non mi aspettavo di trovarti qui. - Hai venduto qualcosa?
Certo! Ho venduto delle cose.
Ti è rimasto dell'hashish?
È tutto quello che hai da dire? "Voglio dell'hashish".
Raccontami, com'è andata?
Te l'ho detto, ho venduto delle tele.
Quante?
Tre.
È fantastico! Per quanto?
Esattamente quel che valgo.
Cosa sono? Non sarà mica tutto qui!
Non avevi detto cinque mila a tela?
Tesoro...
So che ti aspettavi di più,
ma questi bastano comunque per la stanza e un po' di champagne.
Nulla ci impedisce di divertirci, andiamo!
Riprendiamoci la notte e facciamola nostra.
Ne ho abbastanza.
Sono stufo di tutti questi giudizi, di non essere né carne né pesce,
di essere un forse, non sono un forse, è l'unica cosa che so.
Sei sempre così drammatico!
Gangnat non ha colto il tuo valore.
E allora? Vuoi arrenderti?
Mi rifiuto di essere esaminato, dissezionato,
giudicato da quegli stronzi ricchi.
Vaffanculo i loro soldi, non ci capiscono niente.
Che vadano al diavolo!
Sappiamo bene che quella gente non sa quanto valgano le tue opere.
Dai!
Per quanto ancora dobbiamo correre dietro a chi non ci vuole?
- Finché sarà necessario. - Allora è un problema.
Non hai idea di cosa si provi, non lo puoi capire.
Collezionisti, mercanti,
un rifiuto dopo l'altro, dopo l'altro.
Aspetta, io non so cosa sia un rifiuto?
Cristo, mi sveglio ogni mattina con una stretta al petto,
pensando che ho fallito e che non riuscirò mai a raggiungere il mio obiettivo.
Credi che non abbia mai pensato che non avrò mai successo?
- E se così fosse? - Quali alternative ho?
La vita, la vita vera, cazzo!
Ricordi almeno cosa si prova a sentire la stretta al petto?
Amore, so che pensi di star correndo incontro alla vita,
ma non è così.
Stai solo scappando dalla morte.
Se vuoi scappare, io non posso fermarti.
Io non scriverò tutta la vita per nessuno in particolare,
mentre tu ceselli sculture che nessuno vedrà mai
e dipingi tele che poi distruggerai.
Non starò a guardarti morire.
Abbiamo finito.
No, non è finita, non per me e neanche per te.
Quando quella tosse peggiorerà e non potrai più tenere il pennello,
figuriamoci martello e scalpello,
quello sarà il punto di non ritorno.
Guardati intorno.
Guarda quanta bellezza hai creato.
Se smetterai di fare ciò che ami,
sai quanto mi spezzerai il cuore?
Tu non sai niente di me.
Sei ossessionata dal successo,
io me ne sbatto!
Me ne fotto di questa gente,
non m'importa di queste sculture del cazzo!
Fermo!
- Me ne sbatto dei quadri, di tutto! - Fermati!
Vaffanculo!
Non ce la faccio più.
- Chi se ne frega! - Non posso vivere così.
Vai, vai, vai.
Porca troia!
Vai!
Ma cosa fai?
Tu che cazzo fai?
- Non eri andato in guerra? - Quale guerra?
Be'...
Sai, quella gente è così seria.
Hanno cercato di rinchiudermi, quei bastardi.
Insistevano
che devo tornare in sanatorio.
Che assurdità! E così me ne sono andato.
Eccomi!
Modì, vieni qua.
- Mi sei mancato. - Come sono felice di vederti.
- Hai da bere? - No.
- Voglio stare da solo. - Da solo?
Sì.
E tu, Modì...
Beviamo...
Maledetta feccia!
Cazzo!
Cazzo!
Quello non è il Modì normale.
Fidati.
Io sentito tutto.
Io visto Beatrice andare via, no buono.
È terribile per i miei nervi.
Sono appena tornato dalla guerra!
No buono.
Io voglio andare lì,
ma nessuno può aiutare lui.
Io non posso guarire suo dolore, finché lui non è pronto.
Non l'ho mai visto così smarrito.
Smarrito, sì.
Se smarrito, noi possiamo trovarlo.
Io volere bene a lui.
Dobbiamo dare a lui tempo.
Tanto tempo.
- Sì. - Sì.
Hai ragione.
Andiamo ora.
Perché vuoi me triste?
Chi sei?
Tu.
Chi sei tu, Modì?
Cosa provi?
Ora sentire meglio?
Tu essere uomo piccolo e stupido.
Tu... tu... cazzo...
crei e distruggi.
Come fare grande guerra!
Tu vuoi sputare su tua tomba.
Fallo.
Fallo.
Ma io non sputerò
su tomba di Modì.
Noi avere bisogno che lui viva.
Noi avere bisogno che lui essere...
vivo.
Sì.
Chaïm!
Bravo.
Non c'è più nulla da giudicare.
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