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Original subtitles

[# CON LUI VOLANDO LONTANO DALLA TERRA]

[# DIMENTICANDO LE TRISTEZZE DELLA SERA.]

[# QUANDO AMI DA MORIRE]

[# CHIUDI GLI OCCHI E NON PENSARE.]

[# IL TEMPO PASSA, L'AMORE SCOMPARE

[# E LA DANZA FINIRA'.]

[# UNA NOTTE A NAPOLI]

[# DELLE STELLE SI SCORDO']

[# E ANCHE SENZA ALI]

[# IN CIELO MI PORTO'. #]

- Tuo padre è dentro. - Pensavo che avesse finito. - Tra poco.

- Sei Mina, giusto ? - Sì. - Adriana.

- Piacere. - Ho visto la tua foto sulla scrivania del professore.

- Papà, ho preso novanta ! - Novanta ?

Amore ! Sono troppo contento.

- Signorina Rispoli, è qua per me ? - Sì, per parlare della tesi.

Non serve, si laurea con me. Lei è la migliore studentessa del corso.

- Professore, mi scusi... - Aspettate.

Signora, l'intervento è andato bene. Suo figlio riacquisterà la vista.

- Avete fatto un miracolo ! - I nuovi laser fanno i miracoli.

- Le posso presentare mia figlia Mina ? - Certo.

Oggi ha preso la maturità. L'anno prossimo toccherà a suo figlio.

- Gli dica di studiare, adesso non ha più scuse. - Eh, no.

Da domani quest'aula sarà intestata a tuo padre.

Non so se sarebbe più orgoglioso o imbarazzato.

- Che c'è ?

- Gli somigli moltissimo. - Grazie.

- Tuo padre mi parlava sempre di te. - Sì ? Però quando tornava a casa

parlava solo di Adriana Rispoli, l'allieva geniale. - Beh !

- A volte sono stata persino gelosa. - Di me ? - Sì.

Quando parlava di te, gli si illuminavano gli occhi !

Per la cerimonia ho convinto il Rettore a limitare le chiacchiere.

- Vittorio odiava i discorsoni. - E' vero.

Poi vorrei proiettare delle immagini che sono nell'archivio di Facoltà.

- Che pensi ? - E' una bellissima idea.

-Ho riservato due posti per tua madre e tuo marito. -Grazie.

- Ho fatto male ? - No, anzi... Ma non credo che Claudio verrà.

- Ci siamo separati.

- Mi dispiace, non lo sapevo.

E' raro trovare l'uomo giusto, non esistono più uomini come tuo padre.

-Sarebbe bello se la targa in suo onore la scoprissi tu. -Ah, va bene.

- Allora ci vediamo domani ? - Grazie... Grazie.

Ciao.

Eh, no... Ora basta !

[SQUILLI DI CELLULARE]

- Pronto ? - Io la licenzio !

-Quando è troppo, è troppo ! -Mamma, calmati. -Vuole farmi impazzire !

Sparisce e poi dice che mi ha messo un biglietto ! Ma quale biglietto ?

- Io MEZZO biglietto... - Come parli ?

Non sai parlare, figuriamoci scrivere !

-Sono sicura che è stata una svista. -Anche lo scherzo del barattolo ?

- Mi ha fatto prendere il caffè con il sale, questa... - Smettila !

- Stasera chiariamo tutto, va bene ? - Stasera ?

Ma dove stai ? Perché non vieni ora ?

- Devo fare trecentomila cose e andare al lavoro. - Certo !

Non meravigliarti se mi trovi uccisa da una badante rumena pazza !

Non mi meraviglio, giuro. Dài, ci vediamo dopo. Ciao.

-Scusi, cerco Massimo Liguori. -E' in fondo al corridoio. -Grazie.

Lei è davvero una persona scorretta e orribile, io... Lasciamo perdere !

-Sta bene ? -Vuole dell'acqua ? -Sto bene e starò meglio lontana di qui !

Ah ! Giusto lei... Le piace il mio appartamento ? Adesso può prenderlo.

Il suo amico ha fatto il suo lavoro !

- Che succede ? - Non preoccuparti, ti spiego.

Che posso farci ? Il mio lavoro è tutelare la banca.

Io provo ad aiutarli, ma...

- Immagino. - Quella era la signora Improta.

Ha fatto il mutuo al 100% e non ha pagato le rate.

Lo scemo sono io che mi scervello per cercare di salvarle la casa !

- Ma non ci sei riuscito ? - Se ai "piani alti" cambiano idea

non posso farci niente, però mi prendo gli insulti.

- Comunque scusa lo sfogo. - Figurati...

- Ti ho chiesto di passare per avere un consiglio. - Dimmi.

Ho comprato questo per Titti.

Poi mi sono venuti dubbi e visto che si può cambiare... Le può piacere ?

- E' molto bello. - Eh.

Perché la banca non tiene conto che è incinta ? Dove andrà senza una casa ?

Lo dico anch'io.

Ho insistito molto su questo punto, però non c'è stato niente da fare.

- Vado tranquillo su questo, vero ? - Ah... Sì, sì. - E' bello assai.

Diego, un semplice portiere legge il nome sulla busta e la imbuca.

Il difensore del bene condominiale gestisce l'equilibrio di un palazzo.

Per esempio, questa è una multa indirizzata al signor Pomarico.

Ma qui non c'è nessun Pomarico, semmai Pomarici.

- Un bravo difensore che fa ? - La manda indietro ? - Bravissimo !

Così l'inquilino è sereno e l'equilibrio del condominio è salvo.

A questa pensiamo dopo. Allora... Cervo...

- Buongiorno. - Buongiorno, dottoressa.

[SQUILLI DI CELLULARE]

> Zanone mettilo tu.

- Claudio. - Ciao, Mina. Mi hai cercato ?

- Sì, Domani c'è una cerimonia per mio padre. - All'Università ?

-Al Policlinico, sì. Buongiorno. -Buongiorno. -Gli dedicano un'aula.

- Mi farebbe piacere se tu venissi. - Anche a me, certo.

Sto consultando l'agenda e... domani è proprio una giornataccia.

-Non credo di riuscire a liberarmi. -Figurati, il lavoro prima di tutto.

Se non puoi venire, non fa niente. Ciao, Claudio.

- Ciao. - Ciao. - Senti, io ho bisogno di parlare con te.

- Di che cosa ? - Del fatto che non mi parli.

Ho tantissime persone in attesa. Adesso non posso, mi dispiace.

Va bene.

- Domenico... - Dimmi ! - Una donna incinta ha bisogno di un controllo.

- Dopo ti va di accompagnarmi ? - Volentieri. Agli ordini.

Così parliamo un po'.

Va bene.

- Piera non torna prima di un mese. - Non mi riguarda.

A me sì, invece. Tu non vuoi più uscire con me.

- Prima tu parla con Piera e poi vediamo. - Almeno una cena !

Domenico, te l'ho spiegato. Ho bisogno di chiarezza.

- Chiarezza ? - Sì. - La verità è che non hai risolto con Claudio.

Stamattina eri al telefono con lui. Dove deve venire ?

[CLACSON] - Verde. - Eh ?

- Il semaforo è verde. Vai. - Ooh ! - Scusi.

Siamo arrivati, il palazzo è questo.

E' una cosa di famiglia, dovevo dirglielo.

- Tanto non viene. - Viene. - Conosco quel tono, non viene. - Sicura ?

Dài, poi ne parliamo.

-Sì ? -Signora, sono Mina Settembre. -Chi ? -Mi ha vista oggi in banca.

- Ancora lei ? Le ho detto... - Non prenderò casa sua.

Sono un'assistente sociale, qui c'è un ginecologo.

Vogliamo assicurarci che lei stia bene.

[SCATTO DI SERRATURA]

- Allora ? - Tutto a posto. Ho visto le ecografie e la bambina sta bene.

Certo, c'è lo stress.

Se hai bisogno, chiamami.

- Nelle tue condizioni ti consiglio di stare a riposo. - Fosse facile !

Lucia... ti va di raccontarci che sta succedendo ?

Prego.

Ma comunque c'è poco da raccontare. Sono sola.

Sto perdendo la casa e non ho neanche il lavoro.

Scusa se mi permetto, ma... il padre della bimba ?

- Non esiste. - In che senso ?

In Belgio mi sono sottoposta a un'inseminazione artificiale.

Più di una, per essere precisi.

Lo so, può sembrare una scelta egoistica

ma avevo un bel lavoro in una multinazionale, una casa

e non volevo aspettare il principe azzurro.

[DIALOGO IN FRANCESE]

Mi sono sottoposta a tante tecniche.

Ma ogni volta sembrava che non fosse possibile.

Ho fatto terapie ormonali pesantissime.

Ho provato dolori che non auguro a nessuno.

Io sentivo che avrei avuto un figlio.

Quindi non ho mai perso la speranza.

Finalmente un giorno sono arrivate le analisi da Bruxelles.

Ce l'ho fatta !

Ho usato tutti i miei risparmi, ma sapevo che ne valeva la pena

perché avrei dato al bambino l'amore che non avevo potuto dare a nessuno.

Poi da lì le cose si sono complicate

perché subito dopo ho perso il lavoro.

- Non possono licenziare una donna perché è incinta. - Sono andata via.

Mi avevano cambiato mansioni, avrei viaggiato di più.

Avevo paura che tutta quella fatica facesse male alla bambina.

Pensavo che con il mio curriculum avrei trovato un lavoro tranquillo.

Ma la verità è che nessuno assume una donna incinta.

Con le spese per l'inseminazione ho saltato qualche rata del mutuo.

Poi ho lasciato il lavoro ed è precipitato tutto.

- Il tuo amico... - Non è mio amico, è il compagno di un'amica.

All'inizio si era dimostrato comprensivo, gentile.

Mi aveva garantito una sospensione.

Poi la banca ci ha ripensato, guarda caso.

Max mi ha detto di vendere casa prima del pignoramento.

- Aveva un amico agente immobiliare. - Quello che me l'ha mostrata. - Sì.

- Sei sicura ?

- Non posso dimostrare nulla.

Sono sicura che Max trova le vittime e l'altro compra le case a poco

le rivende a prezzo pieno e il Gatto e la Volpe dividono il profitto.

Non hai qualcuno che ti aiuta ? I tuoi genitori ?

Mio padre è avvocato e pensa alle apparenze.

Mia madre... Lasciamo stare. Non li vedo da anni.

- Lucia, ma adesso come farai ? - Non lo so.

Però sono sicura che qualunque cosa accadrà

sarò una madre migliore di quella che è toccata a me.

E' proprio una brutta storia. Tu puoi fare qualcosa ?

- Non manca molto al parto. - Lo so.

La cosa del lavoro è stata il colpo di grazia.

Parlerò con Irene, però prima devo togliermi un dubbio.

Titti ? Ciao. Dove sei ?

Puoi aspettarmi ? Ti raggiungo. Okay, a tra poco. Ciao.

- Puoi darmi un passaggio ? - Certo.

Ué !

Piacere.

Mi chiamo Titti... e sono fidanzata.

- Che bello. - Me l'ha regalato Max. E' appena andato via.

-Due caffè, per favore. Volevo stare con lui, ma ha sempre da fare. -Già.

Che hai ?

- Che ha detto Max del tipo che l'ha aggredito ? - Ero più spaventata io.

- Come l'ha giustificato ? - Ha detto che è un pover'uomo

ed è un po' fuori di testa. Perché ?

Perché...

Ho conosciuto una donna... che ce l'ha con lui.

Dice che Max fa comprare a un amico che è agente immobiliare

le case di chi non può pagare il mutuo.

-Stai dicendo che è un imbroglione ? -No, non sto dicendo questo. -Eh.

Quella donna è disperata, è incinta e sta per perdere la casa.

Chi la conosce ? Io ti dico che Max è meraviglioso.

Ho trovato un uomo che mi vuole bene e tu credi a lei e non a me ?

Hai ragione, scusami. Scusa. Forse mi sono lasciata coinvolgere.

- Sai come sono fatta. - Quando fai così, mi fai incazzare.

Dove vai ? Dài, Titti, aspetta...

[DIALOGHI NON UDIBILI]

[DIALOGHI NON UDIBILI]

E' una seratona, da settimane non veniva così tanta gente.

Il tuo Max ha classe.

- Ma è vero, sì ?

- Che pensiero cafone !

Chissà quanto è costato. Io non potrei mai permettermelo.

- Anche per un bancario è un bello sforzo. - Pensa agli affari tuoi !

-Non hai da fare ? Il locale è pieno. Lavora, vai ! -Agli ordini.

[RINTOCCHI DI OROLOGIO] Dove sta ?

- Di là. Ti aspetta. - Vieni con me.

- Mamma ? - Ah !

Finalmente ci siamo degnate !

- Questa povera ragazza ti aspetta da stamattina. - A me ?

- Tu vuoi licenziarla. - Certo, ma ci vuole un po' garbo.

Pensa come è stata tutto il giorno. O no ?

- Rispondi ! - Io fatto niente. Io MEZZO biglietto lì e poi uscire.

Mezzo biglietto... E l'altro mezzo dov'è ?

Questa non ha ritegno.

Fa tutto quello che vuole, non le chiedo mai niente.

Le ho solo chiesto di avvertirmi quando esce.

- Non è difficile. - Ma MEZZO biglietto !

Allora io mezza pazza che non l'ho trovato !

- Eccolo qua. - Che cosa ? - Era nel cassetto delle bollette.

Io... Io ho messo biglietto su mobile.

Quella è una bolletta, se stava in quel cassetto...

"Io ESCE, torno tra un'ora."

-L'hai messo tu lì pensando che fosse una bolletta ? -Ora è colpa mia !

L'ha messo lei lì, quando ha capito che ero arrabbiata.

Mamma, che cosa leggi ?

-L'hai appena letto tu, non è questo il problema. -Rileggilo, per favore.

- E' scritto troppo piccolo ! - E' scritto enorme, mamma.

- Ti si è abbassata la vista. - Io ci vedo benissimo.

Pure barattolo zucchero. Lei messo sale nel caffè.

Io non messo zucchero barattolo sale !

- E' un altro quiz. - Domani c'è la cerimonia al Policlinico per papà.

- Sì. - Ti facciamo controllare. - Alla cerimonia io non vengo.

Le commemorazioni mi mettono tristezza.

- Dove vai ? - Adesso vedi che manovra... Ci vedo benissimo !

[FRACASSO]

- Mamma, che fai ? Che cos'è ? - Niente.

Devo controllare se il generale ha strizzato bene il bucato.

Allaga sempre il cortile.

- Non vedi di giorno, figuriamoci di sera. - Non ti permettere, io...

Domani tu verrai alla cerimonia e ti farai visitare.

Questo lo prendo in ostaggio ! Niente visita, niente generale.

Sonia, rimetti a posto le tue cose e poi andate a letto, è tardi.

Domani, se non vuoi che ti licenzio, riprendi il mio binocolo.

Può non essere un caso il cambio di mansione quando sei rimasta incinta.

Non sono sicura, ma forse puoi fare causa al tuo datore di lavoro.

- Quanto dura la causa ? - Due o tre anni.

Chissà dove saremo finite io e mia figlia tra due anni.

Scusate, devo andare al bagno. E' la centesima volta da stamattina.

- Non ha nessuno che può aiutarla nell'immediato ? - No, pare di no.

Nessuno che lei voglia coinvolgere.

Tu conosci un certo avvocato Improta ?

No. Lo cerco sul sito dell'Ordine degli Avvocati.

- Grazie. Hai la password ?

- Scema. - Te la ricordi ?

- Buongiorno. - Salve. L'avvocato Improta ?

Quinto piano, scala B.

- Buongiorno. - Buongiorno. - Lei è la signora Improta ? - Sì.

Sono Mina Settembre, un'assistente sociale.

- Vorrei parlarle di sua figlia. - Lucia ? E' successo qualcosa ?

E' incinta, ma in gravi difficoltà economiche.

-Suo marito c'è ? Vorrei parlare con tutti e due. -Sì, prego. -Grazie.

Armando, lei è un'assistente sociale che vorrebbe parlarci di Lucia.

Avvocato, scusi l'intrusione.

Qualunque cosa abbia combinato Lucia a me non interessa.

No, mi ascolti solo un minuto. Lucia sta per partorire.

E' sola e senza un lavoro. Presto si ritroverà senza casa.

Armando, ti prego...

Ci ha trattato male ed è andata via con un odio che non meritavamo.

Mai un pentimento... Mai.

Se ha fatto un'altra scelta errata, pagherà le conseguenze.

Mirella, accompagna la signora.

- Ma è sua figlia ! - Non più.

-Non si disturbi, conosco la strada. -Aspetti !

-Dove vive Lucia ? -Via Angelini 41, in una casa che le porteranno via

a pochi giorni dal parto e lei dovrebbe stare là con Lucia. - Lo so.

Non serve a niente piangere. Dovrebbe solo starle vicino.

Qualunque cosa sia successa tra voi. Buongiorno.

Mettetevi qua.

Signora, qui c'è un altro posto, venite.

Va bene, va bene !

- Datemi le chiavi, ci penso io. - No, volevo parlare con voi.

Ricordate ? Ci siamo visti qui l'altro giorno.

Io ero con un amico e voi l'avete insultato.

Come no ! Peggio per voi che avete certe amicizie.

- Per favore, devo chiedervi una cosa. - Che volete ?

- Voglio sapere perché ce l'avete con Max. - A voi che interessa ?

Vedete questo ? E' l'anello di fidanzamento che mi ha regalato.

Io sono un po' sfortunata con gli uomini.

- Quando me l'ha dato, ero felice. - Fate male.

Ha pagato quel coso con le disgrazie della povera gente come me.

Di questo voi siete proprio sicuro ?

Adesso mi vedete così, ma io avevo una merceria.

E' nato il secondo figlio e ho fatto un mutuo per la casa.

Poi ho dovuto chiudere l'attività ed ero in ritardo con le rate.

Il vostro amico mi ha consigliato di vendere prima del pignoramento.

Dopo ho capito che era d'accordo con l'agente immobiliare.

Ho venduto la casa, ho preso due soldi

e mi sono ritrovato in mezzo alla strada.

[SQUILLI DI CELLULARE]

- Titti, ciao. - Mina, scusami. Come sta la donna della casa ?

Così così. Perché me lo chiedi ?

Da donna è la prima domanda che avrei dovuto farti ieri.

- La mia Titti... - Ti chiedo scusa per come ti ho trattato.

Figurati. Sto andando alla cerimonia per papà.

- Raggiungimi al Policlinico. - Vorrei, ma ora non posso.

Devo capire quanto sono stata scema.

- In che senso ? - Poi ti spiego. Ciao.

Molti suoi colleghi e allievi sono qui a ricordare Vittorio Settembre

per me che ho lavorato per vent'anni al suo fianco

è doveroso sottolineare la sua generosità, il suo intuito...

(sottovoce) Ehi... è arrivato.

Ha creato la Fondazione per i bimbi ipovedenti, ha ispirato tutti noi.

Le immagini racconteranno meglio di me chi era Vittorio Settembre.

Per ottenere informazioni visive almeno per garantire la continuità.

Grazie.

Bene, ragazzi. Iniziamo ?

I bambini stanno facendo i bravi ? Forse... Vediamo un po'.

Ciao ! Ciao.

- Fai vedere. - Ci leggi una storia ?

(schermo) Sì, dopo leggiamo una storia.

La lezione è in Aula Magna domani mattina alle nove.

(giornalista) Professore, una domanda per il nostro Tg !

[APPLAUSI]

Questo sorriso ci manca molto.

Scusate.

Ma... così come ha ispirato noi...

siamo sicuri che saprà ispirare anche tutti gli studenti

che si ritroveranno in quest'aula in futuro... nella sua aula.

Adesso vorrei chiamare Mina, la figlia del professor Settembre

che è qui con noi.

Inauguriamo ufficialmente la sua biblioteca.

Ué, Titti ! Che fai qua ?

-Così... sono passata per farti una sorpresa. -Che bello !

Giulio è un amico, il più grande agente immobiliare di Napoli.

- Max esagera sempre. Piacere, Giulio. - Piacere, Titti.

-Se sei impegnato, ti aspetto fuori. -Ma no, figurati.

- Noi avevamo finito, vero ? - Assolutamente.

Vi lascio da soli.

- Ci sentiamo dopo. - Sì.

- Ciao. - Ciao.

- Sembra simpatico. - Sì. - Lo conosci da tanto ?

-Da quando eravamo bambini. Perché ? -E' strano, non ne hai mai parlato.

Forse perché non c'era niente da dire, è solo un mio amico. Siediti.

- Sai a che cosa pensavo prima ? - No.

Perché non andiamo a Positano ?

Un mio amico ha un albergo a strapiombo sul mare.

Prenoto la suite con la piscina sulla terrazza.

- Ma non credi che sia troppo ? - In che senso ?

Spendi tanti soldi. L'anello, tutte le sere a cena fuori...

-Adesso Positano. -Non preoccuparti. -Invece io mi preoccupo.

Alla fine hai sempre uno stipendio da bancario.

- O no ? - Sì. Sì, però ci sono i bonus.

Poi la mia famiglia guadagna bene.

Non come la tua, però non possiamo lamentarci.

Tuo padre non lavora alle Poste ?

Sì... Certo.

E' un dirigente, sta ai piani alti.

- Posso prenotare ? - No, Max.

Oggi non posso perché... vado da mio fratello a firmare delle carte.

- Ora dovete firmarle ? - Sì. Anzi, devo andare.

- Partiamo più tardi. - Non lo so, forse... Ti faccio sapere.

- Ci sentiamo per stasera ? - Sì. - Dammi un bacio.

- Dài... Ciao. - Ciao.

-Che vergogna... Mi sono emozionata. -No, sei stata bravissima.

-Ciao. -Eccoti. -Scusa il ritardo. -Sono contenta che ce l'hai fatta.

- Claudio, lei è l'organizzatrice Adriana Rispoli. - Complimenti.

- Grazie. - Tua mamma ti aspetta a casa. - Va bene. No ! A casa ?

- Fermala. - Mm ? - Poi ti spiego.

- Ti prego ! Se è necessario, buttati sotto la carrozzella. - Va bene.

Grazie.

- Mi ero dimenticata. Posso chiederti un favore ? - Certo.

Signora, legga la riga sei decimi.

Sì. "N, G..."

No, "C".

Vabbè, è lo stesso. "T, F, U..."

"B, L, M" !

Brava, abbiamo finito.

Dunque, abbiamo... un aumento dell'ipermetropia

che rende difficile vedere oggetti lontani

un aumento della presbiopia

e un inizio di cataratta da tenere sotto controllo. - Che sciocchezza !

- Aggiungiamo qualche altra cosa ? - No.

Per ora basta cambiare gli occhiali e usare un collirio. Lo prescrivo.

- Posso andare ? - Certo. - Sonia, apri la porta.

-Noi chiamiamo un taxi. -Ci vediamo a casa. -Sì. Attenta alla porta !

- Scusala. - Tranquilla, non conosci mia madre.

- Hai preso lo studio di papà. - Ho cambiato solo qualcosa negli arredi

ma è rimasto lo stesso. Lavorare qui mi dà un senso di continuità.

- Posso mostrarti una cosa ? - Certo.

Non ti dice niente ?

- No. Perché ? - Qualcosa in questa donna mi ricorda te.

Non saprei dirti, mi spiace. Prego.

Ho trovato l'originale di questa foto tra le cose di papà.

C'era anche una bella dedica dietro.

Credo che fossero amanti.

Scusa, stai insinuando che io con tuo padre...

Ma come ti permetti ? Va bene, ti lascio questa.

- Ho altro da fare. - No, Adriana... Aspetta, Adriana !

Aspetta... Fermati ! Scusami, non volevo.

Quello che mi legava a tuo padre era affetto, rispetto, riconoscenza.

Forse anche amore, ma non quello che pensi !

Vittorio era un padre per me, pensavo che l'avessi capito.

Ti aspettavo... Che è successo ?

Ma che storia è ?

La fotografia, l'amante segreta... Sei anche andata da un fotografo !

- A me sembra una follia. - Anche a me lo sembrava, però...

Che devo dire ? Continuo a pensarci, è un tarlo ormai.

- Non c'è niente da fare. - Che vuoi dire ?

Tuo padre condiziona la tua vita anche oggi che non c'è più.

- Stai scherzando. - No.

Posso dirti basta ? Che palle, Mina !

-Continuo ? -Sì. -Il nostro rapporto è stato rovinato dalla sua morte.

- Davvero ? - Sì. - Non dalle corna che mi hai messo con Susy ?

Quando è morto, mi hai escluso dal tuo dolore completamente.

Ma è "acqua passata" e ho pensato a che cosa era meglio per te.

Sono venuto per starti accanto perché era la cosa migliore per te !

Ma non è cambiato nulla... Un cazzo, Mina ! Nulla !

Sei ossessionata da tuo padre.

Resti aggrappata a un passato che non c'è più

e non ti accorgi che hai smesso di vivere.

- Finalmente è arrivata la sentenza. - Che sentenza ? - La tua !

-Tu giudichi. Vuoi stare con me, ma non sopporti come sono. -Non è vero.

- Non è vero ? - No, io voglio stare con te perché...

-Perché io ti amo. -Ma quale amore ? Vuoi sapere la verità ?

Tra noi è finita perché io non ho mai soddisfatto i tuoi elevati standard !

Io mi sono rotta di vivere in attesa della prossima sentenza. Basta !

[SQUILLI DI CELLULARE]

Domenico, che c'è ? Non è proprio il...

Arrivo ! Tu corri !

[VAGITI]

Oh...

Grazie... grazie.

Amore !

Grazie... grazie.

Ciao, amore...

Ciao... Quanto sei bella !

Quanto sei piccola...

Ehi.

Non abbiamo fatto in tempo a portarla in ospedale.

- E' stato bellissimo.

- Stanno bene ?

Sì, stanno bene. Comunque l'ambulanza sta arrivando.

- Sei stato un bravo dottore. - Fortunato.

Perché Rosaria è riuscita a venire con me.

Domenico... è meglio di no.

Mi manchi assai.

[SIRENA DI AMBULANZA]

Eccoli. Vado giù ad aspettarli.

Va bene.

Improta. Al primo piano. Grazie.

- Inizia a salire. - Ci pensi tu qua ? - Sì, vai.

Signora Improta, sono contenta di vederla. Lucia ha partorito.

- Sta bene ? - Sì, stanno bene. Venga con me. - No... No, la prego.

- Mi vergogno troppo. - Ma di che cosa ?

Voglio raccontarle una cosa che non ho mai detto a nessuno.

Ero a casa e... un giorno Lucia tornò prima del solito.

Aveva diciassette anni e mi sorprese a letto con un altro uomo.

Era un collega di lavoro e io non so che cosa mi fosse preso.

Comunque ero nel panico e la pregai di non dire nulla a mio marito.

Lei mantenne la promessa

ma da quel giorno la nostra casa diventò per lei

una prigione di ipocrisia. - Per questo è andata via.

Armando, mio marito... si è sentito odiato senza una ragione

da una figlia che era tutta la sua vita. -Lei non ha mai detto niente ?

No. Lo so, sono stata una vigliacca.

Ma la fuga di Lucia ci ha riavvicinato.

Io ho lasciato l'altro uomo

e da allora io e mio marito siamo molto uniti.

Però ha lasciato che sua figlia pagasse al posto suo.

Le portano in ospedale per un controllo.

- Che ha deciso di fare ? - Quello che dovevo fare molti anni fa.

Parlare con mio marito.

[BUSSANO ALLA PORTA] Sì ?

- Ciao. - Ti disturbo ?

Dipende. Se devi lamentarti ancora di Giordano...

allora sì, mi disturbi. - No, Giordano non c'entra.

-Che succede ? -Sei ancora amico del direttore della Banca del Commercio.

- Sì. Perché ? - Devi farmi un favore.

- Come stanno ? - Bene, credo. Il dottore è dentro con Domenico.

- Quali sono le belle notizie ? - Ho contattato l'azienda di Lucia. - Eh.

Per capire come reagivano alla parola "causa".

- E... - Hanno reagito bene.

- Grazie !

- Collega, sei stato gentilissimo.

- Ciao. - Ciao.

Mamma e figlia stanno bene. Lucia ti aspetta.

Vado.

Allora... ci vediamo domani ?

- Sì. - Al Consultorio.

Al Consultorio.

L'azienda vuole evitare la causa.

- Ti offrono ottantamila euro e ti pagherebbero subito. - Bene.

- Così posso pagare il mutuo e stare tranquilla. - E la casa rimane tua.

- E' un accordo conveniente. - Direi proprio di sì.

Bene, torno allo studio e li chiamo prima che cambino idea.

- Avvocato... - Sì ? - Grazie.

- Ciao. - Ciao.

Come va ?

Mi sento così stanca.

Ecco la sua bambina.

Oddio !

Guarda com'è dolce.

Ciao, amore.

- Se la goda, io torno tra poco.

- Grazie.

- Che cosa vuoi ?

- Come stai ?

Io bene.

Tua madre mi ha raccontato tutto e ora so che hai dovuto sopportare

e perché sei andata via.

Mi dispiace tantissimo.

E' orribile quello che ti abbiamo fatto.

Vada.

[VAGITI]

E' bellissima. Hai già deciso come chiamarla ?

Mina.

Sapere che c'è in giro un'altra Mina non mi rassicura.

- Sei solo invidiosa. - Ma va' !

Ciao. Vi dispiace se vi rubo Titti ? E' stata una giornataccia.

- Vorrei stare un po' con lei. - Che è successo ?

Problemi in banca... Il direttore ha deciso di farmi una verifica.

Secondo me, è stata quella pazza incinta.

Sono stata io.

In che senso, scusa ?

So tutto di te e del tuo amico che compra le case dei poveri cristi.

Fai una bella vita sulla disperazione della gente.

Era pure un fidanzato decente, affettuoso...

Ma resti una bruttissima persona.

E' meglio che vai.

- Andiamo fuori a parlare ? - No. - Fammi spiegare. - No !

- Perché no ? - Non l'hai sentita ? Ha detto che non vuole venire. Dài.

Ué...

- Stai bene ? - Sì.

Io sono orgogliosissima di te. Ci vuole un brindisi.

In piedi ! Vai. Vai...

Alle donne coraggiose che sbagliano e sanno rimediare ai propri errori.

Apprezzo le tue scuse.

E' comprensibile che tu abbia pensato a me.

- Il fatto è che non sono la donna che cerchi. - E che non troverò mai.

C'è una cosa, ma non so se faccio bene a dirtela.

Sono passati diciassette anni, ma la ricordo come se fosse ieri.

Eravamo a Vietri per un convegno.

Vittorio era il relatore principale, ma non si presentò.

Ricomparve dopo sei o sette ore e si rifiutò di dare spiegazioni.

Sembrava che non gli importasse di aver fatto brutta figura.

Non so perché, ma ebbi la sensazione che fosse stato con una donna.

Forse la donna che stai cercando.

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