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Original subtitles

[UN CAVALLO NITRISCE]

Dobbiamo proseguire a piedi.

- Vai a prendere i cavalli. - Sì.

Che c'è, Antonia ?

Dovremmo pur mangiare, no ?

Che fai ?

Stai attenta !

Brava !

(ridendo) Corri! Bravissima. Andiamo.

Come ci arriviamo a Milano senza soldi e senza cibo ?

Ci avrebbe uccise tutte. Basta pensarci !

L'hai fatto per noi.

Quando debutto, portiamo anche Saverio a Milano.

- Scendi. - Shh.

Che ci fai qui ?

Devo aiutarvi a portare le casse sul carro.

- Che c'è nelle casse ? - Fucili.

No, acquavite. E' chiaro ? Allora, che c'è nelle casse ?

- Acquavite. - Bravo.

Aiutami a sistemare.

Voglio arrivare a Milano prima che i soldati montino la guardia.

- Hai sentito, mamma ? Milano ! - Sì.

Dobbiamo trovare un modo per salire su quel carro.

Oh ! Oh !

Carta di sicurezza, prego.

- Tenga. - Bernasca Domenico.

- Sa chi viaggia di notte ? - Chi deve arrivare al lavoro.

Chi ha qualcosa da nascondere.

Ho fretta di portare l'acquavite al mio locale.

Ce ne faccia assaggiare un po', così ci scaldiamo.

- Certo. - No, no, non si disturbi.

Ci penso io. Tu tienilo sotto tiro.

[VERSI E URLA]

Ha il male del diavolo !

Nostra figlia sta male, fai qualcosa.

Lasciali andare, lasciali andare.

Perché ci siamo fermati ?

Recitate molto bene. Ora giù dal mio carro. Forza.

Bel modo per ringraziare.

Perché invece non ci porti con te fino a Milano ?

Ci sono le diligenze per questo.

Per chi trasporta fucili, c'è la galera.

Ho detto scendete.

Va bene. Forza, ragazze.

Forse ritroviamo quei soldati.

Ci possono aiutare loro ad arrivare a Milano.

Scendete.

Prendi.

Siamo a Milano, Carolina.

Quindi la locanda esiste davvero.

Perché ? Vi serve una stanza ?

Volevi abbandonarci in mezzo alla strada

- Ora ti preoccupi per noi ? - Se pagate, sì.

Il teatro della Canobbiana è lontano ?

E' vicino. Che fate alla Canobbiana ?

Canto. Sarò in cartellone.

Ah... Quindi, siete artiste.

Ragazze, ringraziate il signor Domenico. Dobbiamo andare.

- Spero di non rivederti più. - Anch'io.

Andiamo.

Eccoci arrivate.

Che facciamo qui fuori ? (in napoletano)

- Tu è meglio se aspetti qui. - Perché ?

Devo ricordarti cosa ha rubato a Poltronieri ?

Mamma tiene ragione. Tu non ti preoccupare.

Andrà tutto bene.

Andiamo.

Vieni. Di qua.

Come fai a saperlo ? Sembra che ci sei già stata.

I teatri sono tutti uguali.

[CANTA "L'ARGIA" DI CESTI]

# Naviganti a riva #

A riva

# Già risplende #

# in ciel #

# l'aurora... #

Ferma, maestro.

- Che ci fate voi qui ? - Abbiamo perso la nave a Napoli

e abbiamo fatto un viaggio difficile

ma ora siamo qui. Antonia non vede l'ora di iniziare.

Anche subito, se vuole.

Se il tenore deve provare, noi ci sediamo e aspettiamo.

Aspettereste invano.

Non essendovi presentate, ho dovuto chiamare una sostituta.

Anche molto valida.

Non può trovare un altro ruolo per mia figlia ?

Abbiamo speso tutto quello che avevamo per venire qui.

Il teatro è rigore. E' abnegazione.

E non è ammesso nessun ritardo.

Adesso, se permettete, qui c'è gente che lavora. Eh ?

Dobbiamo provare. Prego.

Se ne pentirà.

Andiamo.

Aspettatemi qui.

Ti sei disturbata per invitarmi alla prima ?

Per stare in città, ci servono i documenti. Puoi procurarceli ?

Sa quando siamo diventati così intimi ?

Puoi procurarceli o no ?

Quello che mi chiedi è illegale.

Anche il contrabbando lo è.

Come pensi di pagarmi ?

Oggi mi hai parlato di una stanza. Mostramela.

Andate a scaldarvi al fuoco.

Vai.

Stanza e documenti, giusto ?

Spogliati.

- Spegni il lume. - No.

Ti voglio guardare.

Devo spiegarti come si fa ?

Chi ti ha fatto questo ?

Uomini. Come te.

Rivestiti.

Andiamo, ragazze. Non possiamo stare qui.

- Mamma, abbiamo freddo. - Ho detto andiamo.

- Ti prego. - Antonia, ho detto andiamo !

Che fai ?

[BRUSIO DEI LOCANDIERI]

# Si tu m' fai 'na casa n'miezz' 'o mare' #

# Si tu m' fai #

[BATTONO LE MANI A TEMPO]

# Si tu m' fai 'na casa, ammore mio #

# Si tu m' fai #

# Fravecate e penne d' pavun' #

# Trallallalà-lalà #

# D'argento e d'oro voglio fa' le grate #

# Pietre preziose li balcun' #

# Trallallalàla trallallalàla #

# Trallallalà-la-là-là #

# Ognuno dice #

# Ognuno dice #

[APPLAUSI]

- Brava ! - Fanne un'altra !

Dille di cantare ancora.

Stanza e documenti e la faccio cantare tutte le sere.

Mi darete una mano a servire. Farete le pulizie

e andrete al lavatoio, tutti i giorni.

Alle 5 del mattino, in piedi. E la fortuna è solo vostra.

Qui staremo bene. Poi avete sentito quanti applausi ?

Noi qui non ci staremo molto.

Non abbiamo fatto tutta questa strada

per farti cantare le stesse canzoni che cantavi per tuo padre.

In un posto così, per di più.

Milano è piena di teatri.

Poltronieri si pentirà di non averti aspettata.

- Mi date una mano ? - Sì.

[CAMPANELLO]

Aveva bisogno di qualcosa ?

- Sì. Volevo vedere quell'abito. - Non credo possa permetterselo.

Invece le starebbe magnificamente.

Vera ! Speravo tanto tu lavorassi ancora qui.

E io che un giorno tu tornassi a Milano, Maria.

Comunque, sono gli altri che ora lavorano per me.

- Il negozio è tuo ? - Dobbiamo raccontarci tante cose.

- Davvero non hai più cantato ? - No.

Però ora c'è mia figlia Antonia che è più bella e brava di me.

Quella figlia ?

Doveva esordire alla Canobbiana

ma è saltato tutto e io ora non so a chi chiedere

per trovarle un'altra scrittura.

- Giacomo. - No.

Tutti, ma lui no.

Non ha mai debuttato a teatro ? Nemmeno a Napoli ?

Allora il maestro Crescenzi.

Le sue allieve debuttano alla Canobbiana o alla Scala.

Dove lo trovo questo Crescenzi ?

Il pomeriggio al Caffè degli Artisti

ma ti avviso: ha un pessimo carattere.

Peggio del mio ?

Maria, non offenderti, ma...

se ti presenti così, neanche ti fanno entrare.

Che ci fai qui ?

- Volevo pulire pure qua. - Qua non devi entrare. Fuori.

Ti ho detto fuori.

[RISATE DI UN BAMBINO]

Siamo arrivate.

Saprebbe indicarci dove trovare il maestro Crescenzi ?

E' di là con una persona. Avete un appuntamento ?

- Certamente. - Gli sto portando il caffè

- Vuole che la annunci ? - No, grazie. Non c'è bisogno.

- Ci parlo prima io. Tu aspetta qui. - Sì.

- Cosa le posso servire, signorina ? - Per ora nulla, grazie.

Guardi che la consumazione qui è obbligatoria.

Una cioccolata calda sul mio conto per la signorina.

- Subito. - Grazie, ma non ce n'era bisogno.

Con chi ho l'onore di parlare ?

- Antonia Cuoio. - Permette che mi presenti.

Colonnello Pavel Falez.

Mi lasci indovinare. Cantante ?

Lei come fa a saperlo ?

Beh... Questo locale è frequentato da due gruppi di persone

i cantanti e quelli che amano l'opera.

Lei è troppo bella per non essere al centro della scena.

Madame.

Posso disturbarla, maestro ?

- Ci conosciamo ? - No, ma mi hanno detto che nessuno

- Riconosce il talento come lei... - Mi faccia indovinare.

Lei vuole che io ascolti sua figlia

perché secondo lei diventerà la nuova stella dell'opera, giusto ?

Mi dispiace, non prendo allieve mentre faccio colazione.

Se ne pentirà. Quando mia figlia debutterà, sarà lei a cercarmi.

Aspetti.

Chi ha il sogno di cantare, lei o sua figlia ?

- Mia figlia, ovviamente. - Dov'è ?

Perché io non la vedo.

Non basta il talento. Ci vuole desiderio

spregiudicatezza, ambizione.

Forse lei ne ha, ma evidentemente sua figlia no.

- Con permesso. - Maestro.

- E' sublime sentirla cantare. - Grazie.

E' stato fantastico ieri a teatro.

- Tornate allora. - Grazie.

Lui chi è ?

Come "chi è ?" E' Giacomo Lotti.

E' uno dei più grandi tenori d'Europa.

Spero di rivederla presto.

E' molto buona la cioccolata qua.

Maria.

Maria.

Maria.

Perché non vuole neanche sentirmi cantare ?

- Come facciamo adesso ? - Troveremo un altro maestro.

Al Caffè degli Artisti ho conosciuto un colonnello, Falez

e mi ha detto che conosce il grande tenore Giacomo Lotti.

Magari me lo presenta.

Poi ho visto che ti chiamava. Lo conosci ?

- No. Lascia perdere Lotti. - Perché ?

Dove avete trovato questi abiti ?

Vai a cambiarti.

Cosa fai? Ci controlli ? Ma cosa vuoi da noi ?

Voglio che non arrivate in ritardo, se volete stare qua.

Domenico

mi dispiace per ieri.

Ti posso chiedere una cosa ?

(in napoletano)

- Perché ? Non sai scrivere ? - No.

Perché ? Tu sì ?

Tua sorella come fa con gli spartiti ?

(in napoletano)

- Perché a lei sì e a te no ? - A te che te ne fotte ?

Mi vuoi dire o no, dove stanno ?

- A piazza del Verziere. - Ci voleva tanto ?

- Vera ? - Maria.

Grazie per averci provato.

Com'è andata ?

Male. Avevi ragione tu su Crescenzi.

- Giacomo Lotti mi ha chiesto di te. - Cosa ?

E' passato per chiedermi se fossi tornata. Ti aspetta a casa sua.

Che aspettasse ! In quella casa non ci metterò mai piede.

- Mi è bastato rivederlo ieri. - Lui sembrava felice di aiutarti.

Per lavarsi la coscienza.

Non gli darò questa soddisfazione. Dovresti saperlo.

Non m'importa di lui, ma di te e tua figlia.

Maria...

Gli abiti puoi tenerli.

Sono un regalo.

Grazie.

- Scrivi lettere ? - No.

Come vedi, vendo caciotte.

(parla in napoletano)

- Come dici ? - Si paga ?

Sì. Soldi in anticipo.

Non mi sembra tu ne abbia. Se non ti dispiace...

[CANTA "AVE MARIA" DI SCHUBERT]

# Ave, Maria #

# Gratia plena #

# Maria #

# Gratia plena #

# Maria, Gratia plena #

# Ave Maria #

# Dominus #

# Dominus tecum #

# Ave, Maria #

Mi fai vedere i documenti ?

- Ferma. - Fermati.

Forza, forza !

Ci sono due uscite. Bloccatele entrambe.

E' andata sicuramente di là, verso l'altra uscita.

Andiamo.

Dall'altra parte. Muoviamoci, presto.

Perché sei scappata ?

Scappavi pure tu.

Mi sei venuta addosso, non stavo scappando.

Per chi fugge dagli austriaci, la lettera è gratis.

E sei fortunata, perché abito qua.

Prego.

Tutti questi libri ?

- Li hai letti tutti ? - Sì.

Scrivere lettere è solo un ripiego.

Il mio sogno è diventare come Alessandro Manzoni.

Non so chi è questo Manzoni.

(in napoletano)

Certo.

(in napoletano)

(parla in napoletano)

Non ho capito.

Gli devo dire che sto a Milano e può venire pure lui.

Sai che la tua storia mi ricorda quella di Ifigenia ?

(in napoletano)

No, non è la mia fidanzata. E' una tragedia.

Ifigenia in Tauride. Fu costretta a lasciare il suo sposo

ad attenderla invano.

(in napoletano)

No.

(in napoletano)

Sì, certo.

(in napoletano)

Non ti volevo lasciare là.

(in napoletano)

- E basta? - Sì, perché ? Non va bene ?

Sinceramente ? Questa non è una lettera.

(in napoletano)

A cosa pensavi prima mentre cantavi ?

A lui ?

- Ti manca ? - Sì. Anche tanto.

Che cosa senti veramente quando ti manca ?

(in napoletano)

"Caro Saverio

ogni volta che ti penso

vorrei piangere da quanto soffro

ma non lo faccio

perché aspetto il giorno in cui...

sarai qui con me, a Milano.

Non mi perdonerò mai per averti fatto aspettare..."

Che cos'era ? Giorno o sera ?

Era sera.

"Quella sera infausta."

"Spero potrai perdonarmi.

Io, dal canto mio

ti aspetterò per sempre, perché sei la persona...

più importante della mia vita

l'unica di fronte alla quale non mi vergognerò mai di piangere."

Come hai fatto ?

Mi è bastato guardarti.

E' bellissimo quello che hai scritto.

Grazie.

Allora, copio in bella.

# Amici, non credete alle zitelle #

# Quando fanno moine e frivolezze #

# E sono tutte quante pazzarelle #

# Ti svuotano le tasche con le carezze #

# Con la parlantina pa-pa-pa #

# Con il chiacchiericcio cio-cio-cio #

[BRUSIO DEI LOCANDIERI]

# Quelle non vanno in cerca di poesia #

[NON UDIBILE]

Ehi. Ma che fai ?

Eh ? Ti nascondi sul più bello ?

- Dai, facci... - (urlando) Lasciami !

(parla in tedesco)

Sono degli animali, mi dispiace.

(parla in tedesco)

Caporale Cernigoi e tutti voi

tre giorni di consegna.

(parla in tedesco)

(parla in tedesco)

Mi scuso per i miei soldati.

Enrico.

Carolina.

(in napoletano)

- Che ci fai tu qua ? - Io ci vivo.

Chi è questo ?

Mi ha scritto la lettera per Saverio.

Io vado dentro.

- Non immaginavo vivessi qua. - Vivo nella locanda.

Nella locanda ? Per cui conosci Domenico.

- Sì. - Io sono qui per lui.

La lettera è in viaggio sul postale per Napoli.

- Io non tengo soldi, Enrico. - Non voglio soldi.

Ora scusami.

- Da lei che vuoi? - Le ho solo scritto una lettera.

Sono migliori di quelli a cui sono abituati i tuoi amici.

E' il numero di fucili che hai promesso ?

Tu dammi prima i soldi.

Secondo te, sono un coglione ?

E' la metà di quanto pattuito.

E' quello che mi hanno dato.

Torna col denaro o cerco qualcun altro.

Pensavo fossi dalla nostra parte.

Io sto dalla parte di chi mi paga.

Dovevamo aspettarcelo da uno che fa affari con gli austriaci.

Loro mi fanno campare. Voi, invece ?

[CANTA "UNA FURTIVA LAGRIMA" DI GAETANO DONIZETTI]

# Una furtiva lagrima #

# negli occhi suoi spuntò #

# Quelle festose giovani #

# invidiar sembrò #

# Che più cercando io vò ? #

# Che più cercando io vò ? #

# M'ama ! #

# Sì, m'ama #

# lo vedo #

# Lo vedo #

Maria ! Che piacere vederti.

Prego. Prego, accomodati.

Posso offrirti qualcosa ?

Maestro, può andare.

Non avrei mai pensato che tu potessi venire qui.

Se sono qui, è solo per mia figlia Antonia.

L'importante è che tu sia venuta.

Avrebbe dovuto esordire alla Canobbiana.

Lo so, me l'ha detto Vera.

Le serve un maestro che la aiuti a farsi strada.

Io ho provato a parlare con Crescenzi...

Il maestro ha alla sua scuola Maddalena Bellerio

la figlia dei marchesi, li conosci ?

Mi ricordo, sì.

E' in programma un'audizione privata.

Posso far aggiungere Antonia, così il maestro può ascoltarla.

Non vuoi ascoltarla prima tu ?

Se tu mi dici che ha talento, e se solo si avvicina al tuo

- Non serve. - Il mio talento non esiste più.

Siamo intesi, allora.

Cosa hai fatto tutti questi anni ?

Ho sposato un ricco uomo di Napoli, un banchiere.

Sono felice che tu abbia avuto la vita che meritavi

nonostante tutto.

Nonostante te.

Giacomo, la carrozza ci aspetta.

Ah, scusate.

Non sapevo ci fossero ospiti. Nessuno mi ha avvisata.

Sono io che mi scuso. Ehm...

- Mi stavo giusto congedando. - La accompagno io.

Prego.

Anche a te la vita ha dato quello che meritavi.

["UNA FURTIVA LAGRIMA" DI GAETANO DONIZETTI]

Lo sapevo che ce la facevi.

Appena mi sente il maestro, mi porta alla Scala.

Guarda che hai combinato !

Lo sai che ci serve per il provino di Antonia.

(in napoletano)

- Vado a preparare il catino. - Ti aiuto io.

- Perché ce l'ha sempre con me ? - Non è vero.

Perché la tratti così ?

Sto parlando di Carolina.

Ti facciamo guadagnare ? Lavoriamo duro ?

Come tratto Carolina è un problema mio.

Da quando è diventato anche tuo ?

Carolina, ricorda che sei la nostra cameriera.

Quello con il cappello è il maestro Crescenzi

e invece quello di fronte a lui è Giacomo Lotti.

Tu vieni pure in cucina con me.

(in napoletano)

Ben arrivate.

Mi avevano detto che somigliavi a tua madre

ma siete proprio due gocce d'acqua.

E' tutto concordato. Ho convinto il maestro ad ascoltare anche te

- Dopo l'esibizione di Maddalena. - Qual è Maddalena ?

- Quella laggiù. Entriamo ? - Certo.

Prego.

[VOCALIZZI]

Sorpresa di trovarmi qui ?

Un po' sì.

Anche a me piace stare seduto sull'erba.

- Lo so... - Ah, lo sa ?

(ridendo) Lo so che l'altra sera mi ha fatto un favore

ma vorrei che non dicesse a nessuno da dove vengo.

Colonnello Falez. Venga, la stiamo aspettando.

Sì, arrivo.

Non vedo l'ora di ascoltarti.

Ti chiami Antonia, giusto ?

Ho saputo che canterai dopo di me.

Sua madre mi ha concesso questo privilegio.

E' un privilegio di cui non devi approfittare.

Il colonnello è venuto a sentire me.

Chiaro ?

[CANTA "INTORNO ALL'IDOL MIO"]

Le figlie dei nobili cantano per sposare uomini potenti.

Tu sei molto meglio.

# Intorno all'idol mio #

# Spirate pur #

# Spirate #

# Aure #

# Aure soavi #

# e grate #

[CANTA "CASTA DIVA" DI BELLINI]

# Casta diva #

# Casta diva #

# che inargenti #

# Queste #

# sacre #

# Queste sacre #

# Queste sacre antiche piante #

# A noi volgi #

# il bel sembiante #

# A noi volgi #

# A noi volgi #

# il bel sembiante #

# Il bel sembiante #

# Senza nube e senza vel #

Sono fiera di essere tua sorella. Sei stata troppo brava.

(in napoletano)

Antonia. Crescenzi ti vuole conoscere.

Sì.

Andiamo.

Ecco Antonia, che hai appena ascoltato, e sua madre Maria.

La conosco. Donna di grande perseveranza.

Di Antonia cosa dici ? Potremmo vederla tra le tue allieve ?

Maestro, mi scusi. Prima deve sapere con chi ha a che fare veramente.

Sono povere truffatrici che si guadagnano da vivere

in modi discutibili. La serva è la sorella di Antonia.

Non meritano di stare qui né nelle sue classi.

E' la verità, Maria ?

Devo chiedervi di lasciare la nostra abitazione.

Non saremo nobil donne

ma la voce di mia figlia è autentica, maestro, e lei lo sa.

(in napoletano)

- (ridendo) Cos'ha detto ? - Un attimo soltanto.

Per caso, l'altro giorno si trovava al Verziere ?

Ha cantato l'Ave Maria di Schubert ?

Sì.

- La canti per me. - No.

Se lo fa, sono disposto a prendere sua sorella a scuola.

- Maestro. - Capisco, Marchesa

ma se me lo permette, vorrei che cantasse per me.

Allora ?

Devo cantare davanti a tutta questa gente ?

Sì. Canta.

(in napoletano)

Sì.

Allora cantami la canzone che mi piace.

(in napoletano)

[CANTA "AVE MARIA" DI SCHUBERT]

# Ave, Maria #

# Gratia plena #

# Maria #

# Gratia plena #

# Maria #

# Gratia plena #

# Dominus #

# Ave Dominus #

# Dominus tecum #

# Ave, Maria #

# Gratia plena #

# Maria #

# Gratia plena #

# Maria #

# Gratia plena #

# Ave #

# Ave Dominus #

# Dominus tecum #

[NON UDIBILE]

Ci vediamo domattina, alle dieci al mio studio.

O tutte e due, o nessuna.

- Ce l'hai fatta. - Sì.

Questa è la grande occasione di tua sorella.

Non rovinarla, intesi ?

Andiamo.

E grazie.

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