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- Pronto? - La nave è a quattro ore dal porto.
- Hai avvisato Osman? - Sì, vi aspetta. - Arrivo.
- Fazio. - Commissario.
- Il dottor Osman ci darà una mano, dagli il tuo supporto. - Sì.
Può contare su di me.
Grazie a lei, dottore, per la sua disponibilità.
Gli ho detto di raccontare delle "farfanterie", piccole bugie.
Non spaventateli, nessuno deve farsi male.
Due uomini e una donna incinta vanno portati in ospedale.
- Ce li porteremo. - Montalbano.
Durante la traversata un ragazzo è caduto in mare.
Dicono che si è tuffato, la Guardia Costiera lo sta cercando.
Ho bisogno dei tuoi uomini, magari è a riva o è scappato.
Potrebbe essere dell'Isis.
I terroristi dell'Isis vengono con i barconi dei migranti?
- Non si può discutere. - Non discutiamo.
Commissario, la nave dista 15 miglia
e deve rallentare per motivi di sicurezza.
Va bene, aspetteremo, grazie.
"As-salamu alaykum".
Parla in arabo
Vi aspetto a terra.
- Avanti. - Avanti.
Quello con la felpa rossa si fermi dalla Polizia.
Prego.
- Su le braccia. - Il prossimo.
- Su le braccia. - Fermo! Bloccalo!
Dove vai?
Cosa abbiamo qua? Apri la mano.
- Mimì, cos'è? - Un flauto.
Un flauto?
Parla in arabo Parlo italiano.
Lei non è Abdelkarim?
Sì.
L'ho sentita suonare due anni fa al Maggio Musicale Fiorentino.
- Il mio ultimo concerto in Italia. - Fazio.
Ragazzi.
Perché si trova in questa situazione?
Mentre ero in tournée in Europa
mio fratello è stato arrestato dalle truppe di Assad
e sua moglie e sua figlia sono rimaste sole.
Sentivo di dover raggiungere clandestinamente il mio Paese
perché mi ero espresso contro il regime.
Sono scappato con mia cognata e mia nipote
e ci siamo imbarcati.
Grazie.
Livia, che fai qua?
Non riuscivo a dormire.
Noi abbiamo finito. Conosci il dottor Osman?
La mia compagna, Livia Burlando.
- Piacere. - Piacere mio.
Diamo un passaggio al dottore che ha lasciato la sua auto.
Grazie.
Osman mi ha fatto un'ottima impressione.
Una persona meravigliosa, un medico.
Uno di quelli che con uno sguardo ti fanno una diagnosi precisa.
- Di dov'è? - E' tunisino, ma è laureato a Londra.
Ci aiuta coi migranti come interprete e medico.
Viene al porto, si fa le nottate, non si lamenta mai, anzi.
Come mai è a Vigata?
Durante gli studi a Londra si era innamorato di una vigatese
e quindi è venuto qua.
Poi l'amore è finito
ma lui intanto si è innamorato della Sicilia.
Adesso glielo dico.
Ma certo! D'accordo, ci vediamo lì. Baci.
- Chi è? - Giovanna.
- Senti, vado a nuotare. - Tra pochi giorni si risposa.
- Giovanna? - Sì. - Stefano come l'ha presa?
Bene, sono insieme da 20 anni.
Per questo, 20 anni insieme, due figli.
Non si diverte a vedere sua moglie che si risposa con un altro.
Come ti viene in mente? Si risposa con Stefano.
Ah, non sapevo fossero divorziati.
Non sono divorziati.
- Perché si rimaritano? - E' la riconferma di matrimonio.
La riconferma di matrimonio. Cos'è?
Il rinnovo del giuramento.
Ho capito, come il rinnovo del tagliando alla macchina.
Sì, dopo 25 anni di matrimonio si usa fare le nozze d'argento.
- Ho capito. - Si fa una cerimonia in chiesa.
- E' molto romantico. - Sì.
C'è anche il pranzo di nozze e i confetti d'argento.
- Ci andrai, gliel'ho promesso. - No, dove?
- Udine. - A Udine? No!
Ho visto i tuoi abiti, non hai niente di decente.
Ho telefonato in sartoria, ti aspettano alle 15. Ci vai?
Va bene. Dov'è?
- Via Roma 32. - Via Roma 32.
Ti troverai benissimo con Elena.
Con Elena? Chi è Elena?
- La sarta. - No, non ci vado da Elena.
- Perché? - No, perché... - L'hai promesso.
- Ho promesso di andare da un sarto. - C'è differenza? - Sì.
Non mi va che una donna mi giri intorno e mi misuri il cavallo.
Dai, non ti arrabbiare.
Salvo, cos'è quella cosa?
Là.
- Vedi? - Temo sia il "picciotto" caduto durante la traversata.
Devo recuperarlo.
Chiama Fazio, raccontagli tutto e digli di venire qui subito.
Dove vai, Salvo?
Grazie.
E di che?
Perché non mi hai chiesto di non pensarci.
Sono cose terribili che non dovrebbero accadere.
Qualche volta mi sogno ancora François.
- Sì? - Sì.
Nei sogni sta bene, sorride.
Una volta abbiamo ballato insieme.
Anch'io lo sogno ogni tanto.
Mi tira, vuole che vada a nuotare con lui.
A me non va tanto, poi nuotiamo e va più veloce di me.
- Ci vediamo a Udine. - Sì.
- Buongiorno, Catarella. - Buongiorno, dottore.
- Sei raffreddato? - No. - Allora che c'è? - Niente.
Catarella, è un ordine, parla.
Stanotte al porto mi sono trovato tra le braccia
una ragazza incinta di nove mesi che non poteva camminare.
Reggendola l'ho accompagnata all'ambulanza.
- Non c'era l'infermiere? - Sì, ma badava a un altro ferito.
L'ho aiutata a salire.
Quando stavo per andare, in italiano ha detto: "Non mi lasciare."
Non volevo lasciarla e ho chiesto se potevo salire
e mi hanno detto di no.
Sono andato in macchina all'ospedale di Montelusa.
L'ho trovata nel corridoio su una barella da sola.
Le ho stretto la mano
fino a quando non l'hanno portata in sala parto.
- Hai avuto notizie? - Ho telefonato io mezz'ora fa.
Mi hanno detto che è maschio.
Ma è morto, dottore.
Il "picciriddu" è morto, dottore.
Catarella, fatti forza.
Posso farle una preghiera?
Deve farmi il favore di esentarmi dal servizio del porto.
Se mi ricapita una cosa così
glielo giuro, dottore, il cuore non mi regge.
- Va bene, sei esentato. - Grazie, dottore.
- Fatti forza. - Grazie, dottore.
- Buongiorno, Mimì. - Salvo, ciao.
Senti una cosa. Per caso, conosci a Vigata una sarta di nome Elena?
- Perché vuoi saperlo? - Livia dice che devo farmi un abito su misura
e mi ha preso appuntamento con Elena e mi girano i "cabasisi".
Quando la vedi smettono di girarti.
Perché ha degli occhi in cui puoi perderti dentro.
- Ah, sì? - Sì.
Anche tu hai fatto un abito da lei?
Avrei voluto, ma Beba l'ha saputo e mi voleva cacciare di casa.
- Perciò niente abito. - Ma sei rimasto in casa.
Certo, però...
- Elena, è arrivato il dottore. - Grazie. - Lo sai già? - Sì.
- Commissario Montalbano. - Salve.
- Che piacere averla qui. - Grazie.
- La sua compagna mi ha detto che le serve un abito. - Sì.
Vista la stagione così calda
pensavo di proporle qualcosa di leggero.
Ecco, questo fresco lana che è appena arrivato.
E' molto morbido... Lo tocchi.
E' questo.
Sì, mi piace più questo colore.
Sono molto contenta, è quello che pensavo ti stesse meglio.
Oddio, scusi, mi è venuto spontaneo darle del tu.
- Ci mancherebbe. - Allora diamoci del tu.
- Diamoci del tu. - Accomodati.
- Salve, buongiorno. - Mi dà la giacca? - Sì.
Potresti girarti un secondo? Devo vedere una cosa.
Sì.
- Grazie, puoi rigirarti. - Grazie.
- Grazie. - Finito? - Sì. - Grazie mille, arrivederci.
- So che il vestito ti serve entro pochi giorni. - Sì.
Appena siamo pronti per una prova ti avverto.
Va bene, d'accordo.
Guarda, qui... Angelica, ciao! Vieni, micia.
- Qui c'è il numero della sartoria e il mio cellulare. - Grazie.
- E questa? - E' Angelica.
Angelica! Miagolìo
- Va bene, grazie mille. - Grazie a te. Ciao.
Pronto?
Avanti.
- Vieni. - Buongiorno, commissario. - Dottor Osman, mi dica.
- Volevo dirle che stasera non potrò esserci.
- Ho la febbre alta, ho preso freddo stanotte.
- Dottore, come faccio? - Ho già provveduto.
- Ho parlato alla mia amica Meriam, vedrà che mi sostituirà benissimo.
Questa Meriam lavora in una sartoria?
- Sì, è lei. Parla quattro lingue perfettamente.
Ho avuto modo di conoscerla, ha il suo cellulare?
Sì, 357 3364957.
Va bene, 957. Grazie, dottore, si rimetta.
- Arrivederci, grazie.
- Non ti convince? - A me sì, ma convincerà anche i migranti?
Essendo femmina forse qualcuno di loro...
Non è una stupidaggine.
Che facciamo? Vengo anch'io stasera?
- Fazio. - Commissario.
- Allora? - Andava tutto bene, i 35 migranti erano sul pullman.
Una "picciotta" è scesa e si è messa a piangere.
I genitori cercavano di trattenerla e Meriam è intervenuta.
Ci ha messo un po' a calmarla.
Che era successo?
Non lo so, durante la traversata deve essere successo qualcosa.
- Allora? - Si chiama Leena.
Il medico l'ha appena visitata.
Mi ha detto che è stata violentata da due uomini durante la traversata
e non ha parlato o avrebbero buttato in mare lei e la famiglia.
- I due stupratori sono sul pullman? - Sì.
Tu, tu e tu.
Tu e tu e anche tu.
Facciamo risalire donne e bambini
questi sei li portiamo in camera di sicurezza.
Ho fatto una pensata. Hai visto questi poveracci come arrivano?
Sfiniti, distrutti, morti di fame.
Se io fossi su questa barca e facessi questo viaggio
come mi verrebbe in mente di stuprare una bambina?
E se dovesse venirmi in mente, dove la trovo la forza?
Penso che a fare quella roba sono stati i due scafisti.
- E' vero. - E' vero? - Sì.
Chiama Meriam e chiedi dove sono, se sono ancora in ospedale.
- Voglio parlare con la "picciotta", l'unica che può riconoscerli. - Sì.
- Scusa, Meriam. - Sì.
Per evitare di farle domande che possono aprirle delle ferite
che cosa ti ha detto?
Mi ha detto che poche ore dopo la partenza del barcone
mentre dormiva accanto alla madre
si è sentita mettere una mano sulla bocca
ed è stata portata di peso a poppa da due uomini.
Elena, che ci fai qui?
Mi ha chiamato Meriam, vuoi che esca?
No, vedo che la ragazza è a suo agio con te.
Meriam, chiedile se ha visto in faccia i due uomini.
Dice che non è riuscita a vederli
ma al primo dei due ha morso un dito con tutta la forza che aveva.
Del secondo ricorda solo che aveva un piumino morbido rosso.
Non è in grado di dire altro.
Mi ha fatto tanta tenerezza quella ragazzina.
Anche tanta pena.
Tutta quella sofferenza così giovane.
- Tu hai figli? - No.
Nemmeno io.
Quando vedo questi disperati che arrivano dal mare
privi di tutto, anche di quel poco che sarebbe necessario
soprattutto i bambini, vorrei prenderli tutti con me.
- Buonanotte. - Buonanotte.
Ammanettalo.
E' stato riconosciuto da una ragazzina violentata
come uno dei due stupratori e scafisti.
Verrà arrestato e domani verrà rimpatriato.
- Che dice? - Che è innocente, che non c'entra niente.
Ah, sì? Allora dicci chi sono gli stupratori.
Dice che se parla lo ammazzano.
Verrà ucciso dai compagni del centro di accoglienza.
Giura e spergiura che è innocente, ma non se la sente di rischiare.
Galluzzo, dagli un po' d'acqua.
Digli che può rispondermi a gesti, o con un sì o con un no
e che farò a tutti le stesse domande.
Nessuno saprà mai chi ha parlato.
Ha visto chi ha commesso lo stupro?
Uno degli stupratori aveva un piumino rosso?
I due stupratori sono gli stessi scafisti?
Digli che è stato bravo e che mi dispiace di essere stato duro.
Portalo di là da Augello e togli le manette.
Di là.
Fazio, di' a Caruso di portare quello che parlava
con quello con il piumino rosso.
- Buongiorno! - Ahi!
Gli ho fatto male? Parlano in arabo
- Si è ferito durante la traversata. - Fammi vedere.
Eh, già.
Mando a casa Spada e Caruso?
Sì, poi vai a farti qualche ora di sonno.
- Perché non andate anche voi? - No, e che dormo?
- Faccio due passi. - Sì.
- Nicola. - Buongiorno. - Buongiorno.
- E' arrivato! - Oh!
- Ciao. - Salvo, bentrovato. - Anche a te, grazie.
Controllavo i nuovi arrivi per vedere se hanno mandato tutto.
Ho accompagnato Leena al centro di accoglienza.
- Era felice di rivedere i suoi. - Bene. - Guarda.
Mi è arrivato questo cotone che aspettavo da una vita.
E' morbidissimo, è una nuova lavorazione?
No, in realtà, è vecchissima
perciò è difficile da trovare.
Ne avevo due rotoli così una vita fa nella mia sartoria al Nord.
- Va bene, dai, Nicola ci aspetta. - Sì. Permesso?
- Di qua, togliti la giacca. - Sì.
Alza un po' la spalla sinistra.
Sì, così.
- Davanti com'è? - Davanti è Ok, va bene.
Bene.
- Quando sarà pronto il vestito? - Fra tre giorni.
Fra tre giorni diamo appuntamento al commissario per la prova finale.
- Grazie. - Prego.
Salve, il commissario Montalbano. Che succede?
Facevo il solito giro e ho notato la porta aperta.
Mi sono affacciato e ho visto che l'appartamento era illuminato.
Mi sono preoccupato e sono entrato.
Ho iniziato a chiamare, ma nessuno mi ha risposto.
Poi sono andato oltre e ho visto...
Scusi, dottore, mi mancano le parole.
Commissario, Catarella mi ha avvertito.
- Prendi le generalità del signore e poi vieni dentro. - Sì.
Hai capito chi era?
Sì, commissario.
Elena.
Era amica sua?
No, era la sarta che mi stava confezionando un abito.
Posso avvertire...
Sì.
Angelica.
Ti sei spaventata?
- Commissario. - E' arrivato Pasquano?
Pasquano non c'è, è venuta una dottoressa.
- Perché non c'è? - E' in ferie.
- Che bisogno ha delle ferie? - Andrà in vacanza con la moglie.
La dottoressa ha quasi finito.
- Quando finisce, falla venire qui. - Sì.
- E' stata uccisa verso mezzanotte. - Mezzanotte.
- L'arma sono le forbici da sarto? - Le ferite sono compatibili.
Ne ho contate 22, di cui quattro mortali.
- La Scientifica che dice? - Ci lavorano, ma è una cosa lunga.
- Hanno preso anche il gatto. - Il gatto?
Sì, ha le unghie sporche di sangue, forse ha graffiato l'assassino.
Va bene, grazie, dottoressa.
- Accompagnala, Fazio. - Sì, prego.
- Chi è? - Meriam, sono Salvo.
Permesso?
Si tratta di Elena, vero?
E' stata ammazzata.
No, no, no!
Scusami, siediti.
Grazie.
Chi può essere stato?
- Non lo so, perché hai pensato subito a lei? - Non lo so.
Non lo so, Salvo.
Ieri quando siamo andati via dal negozio
ho avuto una strana sensazione.
Elena ci ha cacciati dal negozio.
Era nervosa.
Era molto nervosa.
Ha detto che voleva restare sola.
E' stata sgarbata, perfino con Nicola.
Perché con Nicola?
Nicola si considera un po' il papà di Elena.
E' vedovo, i figli vivono al Nord.
Molto spesso anche quando Elena chiude
lui resta in sartoria a lavorare, a pulire.
Per lui la sartoria è casa.
Ieri Elena l'ha mandato via a male parole.
Sai il motivo di questo nervosismo di Elena?
No.
Elena non parla.
Non parlava delle sue cose, era molto riservata.
Aveva parenti?
No, i suoi sono morti, era figlia unica.
In paese c'è soltanto Teresa, sua cognata.
- Allora c'è un marito? - E' morto tanti anni fa.
- Pronto? - Pronto, Livia?
- Amore. - Ciao.
Devo darti una brutta notizia.
Brutta, davvero brutta.
- Sai Elena la sarta? - Sì.
E' stata assassinata questa notte.
- Ma cosa dici? Ma no!
- Purtroppo è vero. - No!
- E' stata trovata nella sartoria. - Oddio!
Mi dispiace davvero.
Era così dolce e buona, com'è possibile?
Scusami, Salvo, ti richiamo.
- Va bene, ci sentiamo dopo. - Sì, ciao.
Ho pensato alla "ammazzatina" di Elena, poverina.
Una donna precisa, tutti le volevano bene
anche perché aveva dato lavoro a tanti.
Non aveva distrutto famiglie, non c'erano mogli arrabbiate.
Secondo me, è comunque un delitto passionale.
Vorrei occuparmene anch'io.
- Occupatene, Mimì. - Grazie.
Sì. Oh, Diego, che ci fai qua?
Ciao, Mimì.
Avrei bisogno di parlare col commissario.
Diego Trupia, giochiamo a tennis.
- Ah. - Devi denunciare un furto?
No, hanno ammazzato la mia Elena.
"La mia Elena"? Che vuol dire?
Lascia stare, Mimì, me ne occupo io.
- Prego. - Ciao, Diego.
Prego, si accomodi.
Mi dica.
Stamattina al bar sotto casa mia
per poco non sono svenuto.
Sono andato in via Roma e...
Ho visto i sigilli.
- Aveva una relazione con Elena? - Sì.
Da meno di due anni.
Non era una storia alla luce del sole
e ho pensato di presentarmi, tanto il mio nome sarebbe uscito.
- Ha fatto bene. Sa com'è stata ammazzata? - No.
A forbiciate.
Quando l'ha vista l'ultima volta?
Tre giorni fa.
Da allora non l'ho più sentita.
Come mai?
Avevamo litigato.
Le avevo chiesto di sposarmi.
Gli ha risposto di no?
Mi disse che era già stata sposata e che le era bastato.
Che mestiere fa?
Ho una piccola casa editrice, pubblico pochi libri
sceltissimi e stampati bene.
Non rendono granché, ma giovano a chi li compra.
Dove si trovava ieri sera?
Ho mangiato al solito ristorante.
Alle 22,30 sono tornato a casa a vedere la TV.
Voi siete riusciti a stabilire a che ora è stata uccisa Elena?
La morte risale più o meno alla mezzanotte.
Allora non ho un alibi.
- Permesso? - Montalbano, entri. - Grazie.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Come si trova nell'ufficio di Pasquano? - Bene.
- Pasquano deve fare una gran vita mondana. - Perché?
Trovo solo scontrini di pasticcerie, quasi sempre guantiere di cannoli.
- Lo inviteranno spesso a cena. - No, li compra e li mangia da solo.
- Da solo? - Sì. - Sono guantiere di 12 cannoli.
Lo so.
Le avrei mandato il referto oggi, ma le anticipo a voce.
- Grazie. - Elena Biasini aveva appena cenato.
- E' stata uccisa dopo mangiato. - I resti erano di una cena per due.
Squilli di cellulare Scusi, mia figlia.
- Prego. - Lia, è successo qualcosa?
Come hai perso le chiavi di casa?
Le hai cercate?
Magari ti sono cadute in classe durante la ricreazione.
Non è che ti hanno fatto uno scherzo?
Adesso non posso venire, aspettami da zia.
Appena esco, ti vengo a prendere.
Mi raccomando, fai i compiti. Ciao.
- Scusi. - Di niente.
Dove eravamo rimasti?
- A... - L'arma del delitto è la forbice trovata sul tavolo.
Serve molta forza per far penetrare una forbice del genere così a fondo.
- L'assassino potrebbe essere un uomo robusto. - Non siamo certi.
Il primo colpo l'ha sorpresa, non ci sono ferite sulle mani.
L'assassino era alle sue spalle, ha mirato al collo
ha tranciato la giugulare ferendola a morte
e poi ha infierito sul corpo.
Però ha risparmiato la zona del seno.
Secondo lei, è stata risparmiata volutamente?
- Dottoressa, scusi. - Che succede?
Di là c'è un signore a terra senza scarpe
che piange, canta, prega.
Dottoressa, vado io.
Dottor Osman, sono Montalbano.
Mi guardi, la prego.
Voglio vedere Elena.
- Come dice? - Voglio vedere Elena.
Sì, le prometto che farò il possibile.
Ma la prego, si alzi. La prego.
E' un dottore che ci dà una mano con i migranti.
Senta, ma...
E' assolutamente vietato per i non parenti vedere la salma?
Ci vuole l'autorizzazione del giudice.
Se le dicessi che il dottore è il fratello della morta?
Le direi che sta mentendo, ma farei finta di crederle.
- Si assume la responsabilità? - Garantisco io.
- Salvo, che mi dici di Trupia? - Appunto, accomodati.
Era una storia così.
Avevano litigato tre giorni prima.
E' l'ultimo amante, le aveva chiesto di sposarla e lei l'ha rifiutato.
Secondo me, lui è andato a mangiare, poi ha raggiunto Elena
hanno litigato di nuovo ed è andata a finire così.
E' possibile, ma secondo me, l'assassino ha mangiato con Elena.
- Trupia non mi sembra uno violento, a te? - Non lo conosco bene.
Io però andrei a controllare se il giorno in cui è stata uccisa
Elena ha ricevuto chiamate da Trupia o se ne ha fatte lei a lui.
Chiediamo i tabulati di entrambi, ma questa pista non mi convince.
- Scusi, la porta mi è scappata. - Che c'è?
Quelli della Scientifica vogliono sapere chi paga il "Wissicassi".
Che minchia è il "Wissicassi"?
Dottore, non lo sapete? Lo dicono alla TV.
"Gatti e gattini sono felici e ridono col Wissicassi."
Ah! Perché dovremmo pagare il cibo dei gatti?
Per il gatto testimone, quello della sarta.
Lo pago io, ma dopo la testimonianza devono portare il gatto qui.
Mi "scanto" che se lo mangiano loro e il gatto muore di fame.
Ora li chiamo subito e glielo dico.
- Bravo. - Ah, dimenticavo.
Mi hanno detto di dirvi
chi paga la cassettina dove il gatto fa i suoi bisogni.
Digli che la pago io e anche la sabbia.
A quella ci penso io.
La sabbia la insabbio io, alla spiaggia ce n'è tanta.
- Bravo. - Posso andare?
- Vai, vai, dove vai? - Alla spiaggia.
- Non adesso, dopo, a tempo perso. - Va bene.
In che occasione hai conosciuto Elena?
- La prima volta che l'ho vista saranno stati due anni fa.
Passavo davanti al suo negozio.
Ho visto delle sciarpe in vetrina e sono entrata.
Ci sono rimasta per due ore.
- Avete chiacchierato? - Come se ci conoscessimo da sempre.
Le ho parlato di te, di come ci eravamo incontrati.
- Lei di sé non ti ha detto nulla? - No, non mi ha detto niente.
Era come se fosse aperta, cordiale, ma fino a un certo punto.
- In che senso? - E' che...
Mi ha detto che era stata sposata con un vigatese
e che si era trasferita per quello, ma poi lui era morto.
Me l'ha detto in un modo per cui non ho chiesto altro.
- Vi siete più riviste? - Sì, molte volte.
Ci siamo scambiate i numeri
ma non ci siamo riviste fuori dalla sartoria.
Hai dei sospetti?
Il suo ultimo amante non ha un alibi.
Pensi che sia stato lui?
Non lo so, sono così stanco che non riesco a pensare a nulla.
- Riposati, ci sentiamo domani. - Sì, va bene.
- Ci sentiamo domani. - Ciao, amore. - Ciao.
Quello che mi colpì quando entrò nel mio studio fu il sorriso.
Fu grazie alla sua spontaneità
e alla facilità che aveva nel mettermi a mio agio
che io, che sono un musone, trovai il coraggio di invitarla a cena.
- Fu così che iniziò. - Quant'è durata?
In un modo diverso, dura ancora.
- In che senso? - Dopo un po' che uscivamo, diventammo amanti.
Lei era aperta alla vita.
Questo è stato il più grande insegnamento di Elena.
Devi sempre saper accettare ciò che la vita ti offre.
Dopo cinque anni, di colpo, abbiamo capito
che i nostri sentimenti erano cambiati
e che eravamo legati solo da una tenera amicizia.
Subito capimmo di dover accettare questa nuova situazione.
- Avete mai pensato di sposarvi? - Io sì.
Elena però era contrarissima.
Era un'esperienza che non voleva ripetere
così come quella della convivenza.
Cosa sa del matrimonio di Elena?
Pochissimo.
Lei e suo marito si erano sposati giovanissimi.
Facevano lo stesso lavoro, avevano aperto una sartoria insieme.
Lui si tolse la vita.
Elena non ha mai voluto dirmi il motivo.
Ha notato se negli ultimi tempi Elena era nervosa, agitata?
In cinque anni, due volte ho notato una stranezza nel suo comportamento.
Una volta a casa sua squillò il telefono.
Lei era impegnata in cucina, mi chiese di rispondere.
Era una voce femminile.
Chiese se era la casa di Elena.
Quando risposi di sì
riattaccò.
Quando le dissi cos'era successo
Elena si ammutolì.
Il giorno seguente, Elena si precipitò a rispondere.
Le sentii dire
"Non posso parlare, non chiamare più."
"Ti chiamo io domattina."
Ho notato che Elena cambiò d'umore.
Era irritata, molto agitata.
Bussano alla porta Avanti.
- Buongiorno. - Vieni.
- Mi ha chiamato il questore. - Ah.
Il nostro commissariato è esentato dal dare assistenza agli sbarchi.
I nostri uomini possono riposare.
Convoca Trupia, assicurati che sia assistito da un avvocato
poi mettilo sulla graticola.
Obbedisco.
Che c'è? Non ti persuade?
Se l'avvocato sa che Augello e Trupia si conoscono
l'interrogatorio diventa oppugnabile. - Lo so.
- Secondo lei, Trupia non c'entra con questa storia? - Al 90%.
Non ha un alibi.
Si è presentato spontaneamente, sapeva di essere il primo indiziato.
Può essere una mossa intelligente.
Sì, ma fino a prova contraria
non mando una persona in galera finché non ho la certezza.
- Che significa? - Aspettiamo l'interrogatorio di Mimì a Trupia.
- Dimmi tu. - Ho parlato con Nicola, il sarto che lavorava per Elena.
- Sì. - Mi ha detto, tra un pianto e un lamento
che nella sartoria andavano d'accordo fino a due mesi fa
quando Lillo Scotto si innamorò di Elena, all'improvviso.
Si convinse che Elena ricambiasse e così iniziò la "camurria".
- Cioè? - Non la lasciava in pace.
La seguiva per tutta la sartoria
e quando tornava a casa trovava un modo per salire. - Eh.
Lei all'inizio la prese a ridere, ma Scotto insisté
e un paio di notti andò a bussare a casa sua.
Visto che non era più cosa
Elena parlò con Nicola e Meriam facendolo licenziare.
Non si voleva aprire, dottore.
- Che hai fatto in faccia? - Nulla.
Quando mi hanno portato il gatto, volevo farlo uscire dalla gabbia.
Lui non voleva uscire, così mi ha graffiato.
- Eh... - Pensavo una cosa.
Il gatto qui non ha competenza, posso portarlo a casa?
No, non è un gatto randagio, ha dei proprietari.
Voi avete ragione, ma la proprietaria è stata uccisa.
Sì, ma ci sono i nipoti e la cognata, bisogna vedere.
Fai così, portatelo a casa due giorni e poi vediamo.
- Grazie. - Ora posa il gatto e vai a disinfettarti.
Obbedisco, dottore.
Non si preoccupi, ci penso io.
- Ci penso io, non si preoccupi. - Cos'è successo?
- Controlla che si disinfetti. - Sì.
Ehi.
Sei spaventata?
Vieni, vieni dallo zio Salvo.
Vieni, amore, così.
Bella, così.
Vieni qua, vieni, vieni.
Ecco fatto, ecco.
Fa le fusa Bella.
Che graziosa che sei.
Sei bella.
- Ti sei spaventata? - Madre mia!
- Gesù mio. - Mamma mia, è scappato il gatto!
Catarella...
Bussano alla porta Avanti.
Ah, vieni.
- Ciao. - Ciao, accomodati.
- Come va? - Insomma.
E' stato un colpo tremendo.
Mi dispiace, ma ho bisogno di informazioni.
Sono a tua disposizione.
Mi hanno parlato di Lillo Scotto.
Sapevi che Elena lo voleva licenziare?
Sì, Lillo lavora in sartoria da due anni.
E' sempre stato un ragazzo perbene, educato
un lavoratore, puntuale.
Poi perse la testa per Elena e cambiò.
Cos'ha scatenato questa passione?
Elena era stata molto affettuosa con lui?
No, non c'è stato un motivo scatenante.
Lillo si era perso dietro di lei.
Non lavorava, le stava appiccicato, era ossessionato.
Quando rispondeva lui al telefono e un uomo chiedeva di Elena
lui gli riattaccava il telefono in faccia.
Per te Lillo Scotto è capace di un atto violento?
No, assolutamente no.
Non penso che possa fare una cosa simile.
Non ha mai messo le mani addosso a Elena.
Osman mi ha detto che Elena ricevette delle telefonate
che la lasciarono stranita, ma non volle parlargliene.
Non so se sono suggestionata
Elena riceveva una chiamata
e in modo sbrigativo rimandava l'appuntamento telefonico alla sera.
Poi era sempre nervosa, ma non sconvolta, te l'assicuro.
- Escludi che fossero chiamate di lavoro? - Sì.
- Pronto? - Jacomuzzi, sono Montalbano, ti disturbo?
- C'è la partita in TV, fai tu. - I tuoi perdono sempre.
Sul tavolo della sartoria c'era un pezzo di stoffa beige.
- Quella con cui l'assassino ha pulito le forbici. - Sì.
L'aiutante di Elena mi ha detto che era un vecchio pezzo di stoffa.
- Ricordi che c'era uno strappo. - Sì.
Voi della Scientifica potete dirmi
se lo strappo è vecchio come la stoffa o più recente?
- Sì, ma può esserci una spiegazione logica.
Forse lo strappo l'ha fatto l'assassino.
La spiegazione logica non mi basta.
Voi della Scientifica dovete esaminare il pezzo di stoffa
e darmi una risposta precisa.
- Ti saluto. - Aspetta.
Come restiamo d'accordo con la stoffa?
Te la porto io, di persona personalmente.
- Guarda la partita. - Grazie. - Buona serata.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
- Amen. - La tua anima e le anime dei nostri defunti
nella misericordia di Dio riposino in pace.
Amen.
Commissario Montalbano, Teresa Messina.
- Condoglianze. - Grazie.
- So che sta facendo tanto per mia cognata. - Ci mancherebbe.
Avrei bisogno di parlare con lei, quando se la sente.
Per me anche adesso.
Voglio sapere chi ha ammazzato la mia Elena.
- Può aspettarmi un momento? - Certo.
- Commissario. - Condoglianze. - Grazie.
Condoglianze.
Mi scusi, commissario.
Non è il momento giusto, ma prima di parlare di Elena
volevo chiederle se potevamo avere Angelica, il suo gatto.
Io e i bambini ci terremmo molto.
Certo, glielo faccio portare da un mio agente.
Voi siete sicuri che l'assassino sia Diego Trupia?
Sicuri no, lei che ne pensa?
Conosco bene Diego e il suo rapporto con Elena.
Sono sicura che non sia stato lui.
Avete qualche prova? Un indizio?
Nessuna prova né indizio, solo un sospetto
perché non ha un alibi.
Non ha idea di chi può essere stato?
Sinceramente? No, ecco perché sono qui a parlare con lei.
Lo sa, commissario?
In questo posto io ed Elena parlammo dopo il funerale
quando venne ad accompagnare la salma di Franco.
Oggi sono qui con lei a parlare della morte di Elena.
Ci sedemmo e parlammo a lungo della loro vita e di Franco.
Si erano conosciuti in una rinomata scuola di moda di Vicenza.
Erano una coppia perfetta sul lavoro.
Era inevitabile che la loro diventasse una relazione intima.
Sognavano di mettersi in proprio.
Facevano mille sacrifici per mettere da parte i soldi.
Alla fine hanno deciso per Bellosguardo.
- Dove si trova? - E' in provincia di Udine.
Elena non si trasferì subito
e Franco si sistemò da solo per i primi mesi.
- Dopo quanto tempo lo raggiunse? - Dopo sei mesi, se non sbaglio.
Mentre l'atelier iniziava ad andare bene
il matrimonio mostrava le prime crepe.
Elena mi disse che Franco era cambiato.
La trattava più come un socio d'affari che come una moglie.
Era distante, assorbito dal lavoro.
Capì che lo stava perdendo e reagì nel modo sbagliato.
Gli disse che voleva un figlio.
Elena le disse le ragioni del suicidio di Franco?
Sì.
Fu in seguito a una lite violenta
in cui Elena diede a Franco l'aut aut.
O facevano un figlio o avrebbe lasciato l'atelier.
Quella sera mio fratello uscì di casa sbattendo la porta
e l'indomani mattina fu trovato annegato nel fiume vicino casa.
Aveva le mani legate?
Dissero che se le era legate da solo
per non cedere all'istinto di sopravvivenza.
Però, commissario, voglio essere sincera con lei.
Non sono sicura che Elena mi abbia detto tutta la verità.
- Perché non gliel'avrebbe detto? - Non saprei, non saprei.
Avevo l'impressione che volesse proteggermi da qualcosa.
Elena era in contatto con qualcuno di Bellosguardo?
No, commissario.
Il suicidio di Franco è stato così traumatico
che Elena ha chiuso con tutto quel periodo.
Va bene, per ora avrei finito, se vuole, la riaccompagno a casa.
Grazie.
- Grazie. - Prego. Ah.
- Prego. - Che cos'è?
Un pezzo di stoffa che era in sartoria.
Io so cos'è questa.
E' la sciarpa con cui Franco si legò le mani prima di gettarsi nel fiume.
- E' sicura? - Sicurissima.
Elena la teneva in un cassetto con le altre cose del matrimonio.
- Quale cassetto? - Quello della scrivania, in basso a destra.
Ma è strappata.
Era intatta l'ultima volta che l'ho vista.
Queste macchie cosa sono?
Non lo so, lo porto alla Scientifica per esaminarlo.
Lei mi deve fare una promessa.
Trovi chi ha ammazzato Elena.
Prego.
Avanti.
- Jacomu', beati gli occhi che ti videro! - Vengo da te.
- Allora? - L'esame ha dato un risultato irrefutabile.
Mmm, ce lo vuoi dire questo esito irrefutabile?
Lo strappo è recente, la stoffa è vecchia di dieci anni.
Ora mi dici perché è così importante saperlo?
Il taglio è compatibile con le lame della forbice che era in sartoria?
No, altrimenti il taglio sarebbe stato netto.
E' stato lacerato con le mani.
Sul tessuto ci sono delle pieghe
come se fosse stato piegato e compresso in una scatola a lungo.
- Ti torna? - Mi torna. Va bene, grazie.
Mi lasci con una mano davanti e una dietro? Non mi dici niente?
Che devo dirti? Non siamo comari da ballatoio.
Un po' di serietà, dai.
- Buongiorno. - Ciao, grazie. - Ciao.
- Hai una botta di "mutangheria"? - No, mi stavo domandando...
Come sapevano che a Franco le mani non gliele ha legate qualcun altro?
Non è facile legarsi le mani da soli.
Un'altra cosa mi lascia perplesso.
Elena teneva la sciarpa in un cassetto con altra roba.
Ho trovato il cassetto vuoto.
Quindi l'assassino si è portato via tutto.
Può darsi, ma c'è un'altra domanda inquietante.
Perché Elena ha preso quella stoffa e l'ha portata in sartoria?
- Voleva mostrarla all'assassino? - Lo scopo?
Non lo so, dobbiamo scoprirlo.
Avanti.
- Posso? - Vieni, Mimì.
- Che è quella faccia? - Quella di una gran rottura di "cabasisi".
- Cioè? - Il gip non ha convalidato il fermo di Trupia.
Non ci sono abbastanza prove.
- Ce ne faremo una ragione, troveremo un'altra strada. - Eh.
Sono arrivati i tabulati telefonici di Elena.
Novità interessanti?
No, faceva e riceveva telefonate in misura ridotta.
Erano tutte a persone cognite.
C'era Meriam, la signora Teresa, Osman, Trupia.
Trupia? Ci ha detto che non la sentiva da giorni.
E' vero, l'ultima chiamata risaliva a tre giorni prima.
- Quindi ha detto la verità. - Pare di sì.
Elena riceveva molte chiamate da un numero fisso.
La cosa mi ha insospettito
ma era un call center di una compagnia telefonica.
- Un call center? - Sì.
"Bellosguardo"?
"Silch Anna, via Orta 3, Bellosguardo."
Lei si trova nel posto giusto con l'uomo giusto, ci sono io.
Quando chiamano, la avverto.
- Buongiorno. - Scusi, dottore.
- Ho riportato il gatto ai nipoti di Elena. - Ah.
- Erano tutti felici, saltavano, erano felicissimi. - Bene.
- Hai fatto la ricerca che ti ho chiesto? - Certo.
Ho quello stampato dalla stampa in merito a ciò che mi aveva detto.
- Bel lavoro, bravo. - Grazie.
Avanti.
- Commissario, c'è Lillo Scotto. - Sì, fallo entrare.
- E' venuto con la madre. - La madre? - Eh.
Fa' entrare anche lei.
Prego, accomodatevi.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Commissario Montalbano, accomodatevi. - Piacere.
- Signor commissario. - Mmh?
Non ho ucciso io Elena.
Non è stato lui, glielo giuro sulla mia vita.
- Quella sera è rimasto in camera. - Calma, calma.
Nessuno ha pronunciato un'accusa nei confronti di suo figlio.
Qualcuno può confermare che lei non si è mai mosso da casa?
Una persona che è venuta a trovarla, qualcuno estraneo alla famiglia.
- Sì, come no, il dottore Cancellieri. - Eh.
Era da una settimana che Lillo si chiudeva in camera
e non mangiava né dormiva.
Verso le 23 di quella maledetta notte
Lillo era diventato così nervoso che ho chiamato il dottor Cancellieri
per fargli dare qualcosa.
- Il dottore è venuto? - Il dottore è venuto? Certo.
E' rimasto con Lillo tre quarti d'ora
per fargli prendere una pasticca per dormire.
Ho capito. Da quanto tempo lavorava in sartoria?
Da quanto tempo? Tra una settimana sarebbero stati due anni.
Mmm, due anni?
Lei era a suo agio? Stava bene con tutti i lavoranti dell'azienda?
Certo! E' tornato entusiasta dal primo giorno.
Vi ho detto che tutti vogliono bene a mio figlio.
Fazio! Dovrebbe rispondere suo figlio, è maggiorenne.
Perché? Sono sua madre.
Signora, dovrebbe accomodarsi fuori, la accompagno.
Si accomodi lì in fondo.
Lillo, ho fatto uscire sua madre, perché ho delle domande personali.
Lei si innamorò subito di Elena?
No, non subito.
- Da quando? - Un giorno Elena mi chiamò nel suo appartamento
per avere una mano.
Si era fatta un profondo taglio al dito con un ferro arrugginito.
Siccome il sangue colava abbondante
d'istinto le presi la mano e succhiai il sangue.
Poi aprii l'armadietto dei medicinali
lo disinfettai, le misi la garza e un cerotto.
Durante questa operazione, io avvertivo che Elena mi "taliava".
Mi "taliava", mi "taliava".
Io feci tutto questo "mutuperio" lento lento
perché cominciava a piacermi sentire i suoi occhi su di me.
Poi quando finii, mi abbracciò stretto stretto.
Mi disse: "Grazie."
"Grazie, Lillo."
Me lo disse all'orecchio
con una voce che non avevo mai sentito prima
e che "m'arrisculiò" tutto.
Non so che mi capitò, ma da quel momento persi la testa.
Non ero più capace di stare lontano da lei.
C'era solo lei nella mia testa e nei miei pensieri.
Da allora non fui più io.
Ero come un pupo dell'opera dei pupi che aveva bevuto la pozione d'amore.
Ero "affatato".
So che Elena l'aveva chiamata, le aveva fatto una dura reprimenda
dicendole che non avrebbe lavorato più con lei. Cos'è successo?
Come le ho detto, ero fuori di testa.
Mi era venuta una specie di spaventosa gelosia.
Tentavo di rispondere io a ogni telefonata
per vedere se aveva un amante o un innamorato.
Quel giorno ero solo nel salone, Elena era nel suo appartamento.
Squillò un cellulare.
Vidi che la signora l'aveva lasciato sul tavolo.
Presi il cellulare e compariva un numero fisso, non di qua.
- Aspetti, è sicuro? - Sì, sicurissimo.
Quando risposi, sentii una voce femminile.
Aveva un accento forestiero?
Era forestiera, aveva una calata stramba.
- Disse il nome? - No.
Mi chiese perché non aveva risposto Elena.
Glielo stavo dicendo, ma Elena entrò come una furia in salone
prese il telefono e le disse: "Ti richiamo."
Poi mi prese per la giacca e mi disse con voce "stracangiata"
"Ti ha detto che viene? Quando? Parla, imbecille!"
Le risposi che non mi aveva detto niente
ma non mi stava più a sentire, si voltò di spalle e andò di sopra.
Dopo?
Quando tornò dieci minuti dopo
mi disse davanti a Nicola e Meriam
che a fine mese non dovevo più andare al lavoro.
La ringrazio, mi è stato molto utile.
Fazio. Può andare.
Allora, che ne pensi?
- Ci sono molte cose che sono appese a un filo. - Tipo?
Ammettiamo che l'assassino sia un forestiero.
Se si era sporcato di sangue tanto da lavarsi
come ha fatto coi vestiti?
E' uscito coi vestiti sporchi?
Mettiamo che avesse un'auto.
Avrebbe guidato fino a casa
senza fermarsi né per fare pipì né per fare benzina.
Oppure per uscire ha messo un vestito di Elena.
- L'assassino è una donna? - Del nord, veniva da Bellosguardo.
- Bellosguardo è... - Lo so.
E' il paese dove viveva Elena prima di venire qui.
No, è il posto del call center
da cui partivano le chiamate per Elena.
- Che dici? - Certo.
Per questo non c'erano telefonate dell'assassino.
Chiama il call center e chiedi se lì lavora Anna Silch.
- Silch con il "CH". - Vado subito.
- Pronto? - La signora Anna Silch?
- Sì, chi parla?
Sono il commissario Montalbano, chiamo da Vigata.
- Vigata? - Sì. - Lì ho una cara amica.
Sì, volevo parlarle di lei.
- La signora Elena Biasini? - Le è successo qualcosa?
- Purtroppo è stata assassinata. - Oddio!
- E' ancora là? - Sì.
- Chi è stato? - Non lo sappiamo ancora.
- Si faccia forza. - Mi perdoni, è un colpo tremendo.
Cosa vuole da me?
Niente, stiamo sentendo tutte le persone
che erano vicine alla Biasini.
Scusi, il mio numero di telefono chi gliel'ha dato?
L'ho trovato su un'agendina della signora Biasini. - Ah.
Le andrebbe bene se ci vedessimo domani a Bellosguardo?
Potrei essere lì intorno alle 15.
Va bene, la aspetto in via Orta 3.
- Via Orta 3, d'accordo, a domani. - A domani.
- Sì? - Cercavo la signora Silch, avevamo un appuntamento.
- E' partita stamattina presto. - E' partita? Dov'è andata?
Non me l'ha detto.
- Lei è Montalbano? - Sì.
La signora mi ha lasciato una lettera per lei, aspetti.
- Eccola qua. - Grazie.
- Buongiorno. - Buongiorno.
Se lei è riuscito per un mio errore a rintracciarmi
significa che ha già scoperto com'è andata la vicenda.
Credevo di aver eliminato le tracce del rapporto con Elena
ma evidentemente no.
Ho pensato di aspettare il suo arrivo
ma incontrandola avrei perso la libertà che mi spetta di diritto.
La sua telefonata ha avuto su di me un effetto straordinario.
Vale a dire, farmi riconquistare quella lucidità smarrita in anni
trascorsi sotto una cappa di odio e di desiderio di vendetta.
Ho conosciuto Franco a Udine a luglio, erano le 17,22.
Ebbi la certezza che sarebbe stato l'uomo della mia vita.
Lo aiutai a cercare il luogo per la casa e ci innamorammo.
Quando si sistemò a Bellosguardo andavo da lui sempre.
Talvolta mi diceva che non mi desiderava
ma io mi accorgevo dei suoi sguardi, sapevo che anche lui mi amava.
- Facciamo così? - Sì, mi piace.
Quando arrivò Elena, sua moglie, patii giorni di sofferenza.
I nostri incontri divennero segreti e non lo sopportavo.
Pretendevo che le dicesse tutto e venisse a vivere con me
ma Franco era incapace di prendere una decisione così estrema.
Il caso ci venne incontro.
Un giorno all'ospedale di Udine incontrai Elena.
Mi finsi l'agente immobiliare che aveva aiutato Franco.
Signora, lei non mi conosce.
Io la conosco molto bene.
- Ah, sì? - Eh, sì.
Suo marito mi ha parlato di lei, mi ha raccontato tante cose.
Sa, io e Franco abbiamo una relazione.
Ci amiamo.
Aspetto un bambino da lui.
Arrivederci.
Quando nacque il bambino, lui non venne a trovarmi.
Gli scrissi una lettera, che mandai anche a Elena.
Gli chiedevo di riconoscere la paternità del bambino.
Il bambino non cresceva.
Aveva una malattia genetica e gli servivano cure costose.
Il bambino in braccio a Elena si addormentò subito.
Elena disse che avrebbe pensato lei al bambino
ma che io non avrei dovuto dirlo a suo marito.
Il 18 febbraio Franco venne da me.
Rivoleva i soldi che lei mi aveva dato.
Sentii montare in me una rabbia insostenibile
ma cercai di tranquillizzarlo.
Gli offrii un bicchiere di vino
in cui avevo versato tutti i sonniferi che avevo in casa.
Quando fui certa che dormisse
gli levai la sciarpa e gli legai le mani.
Volevo evitare che l'acqua lo svegliasse
e che lui cercasse di nuotare.
Il mio bambino non superò il primo anno di vita.
Elena andò a Vigata.
Continuai a inviarle foto di un bambino, un mio nipote.
Un mese fa mi scrisse.
Proponeva la cessione del bambino e mi concedeva un vitalizio.
Le dissi che sarei andata a Vigata a parlarle di persona.
Guardala bene.
- La riconosci? - Sì, è la sciarpa di Franco.
Esatto.
Sai una cosa?
Franco non poteva legarsi le mani con questa, perché questa stoffa...
E' troppo delicata.
- Vedi? - E' vecchia ed è stata in acqua troppo tempo.
No, guarda.
Questa è arrivata ieri mattina.
Vedi?
Tu sei un'assassina.
La parola "assassina" mi aveva proiettata indietro
a quando legai le mani a Franco.
Ripresi coscienza di me, afferrai la forbice sul tavolo.
- Grazie. - E' tardi per predisporre posti di blocco.
Sarà già oltre confine, forse in Slovenia.
- Perché lì? - Pare abbia dei parenti lì.
La troveremo, commissario.
Mi dia i suoi recapiti, se ci sono sviluppi, la avviseremo.
Livia, che mi dici?
Ho una soluzione che ti farà risparmiare tempo.
Una soluzione? Di che parli?
Lo sapevo, te lo sei già dimenticato.
Di cosa dovrei essermi dimenticato?
La riconferma del matrimonio.
La riconferma del matrimonio, ah!
Certo che me la ricordo, perché avrei dovuto scordarla?
- Giovanna e Stefano ti aspettano. - Eh.
Domani mattina prendi un aereo da Trapani per Trieste.
- Lì affitti un'auto e ci vediamo a Udine. - Perché a Udine?
Ovviamente ti sei dimenticato anche questo.
- Non l'ho scordato. - Dov'è la riconferma?
- Dov'è? - A Udine. - Lo sapevo.
Arrivo in treno da Genova.
Ci vediamo alla stazione di Udine domani alle 15.
- Figurati, io sono già qui. - Dai, non fare il cretino.
Non faccio il cretino, è...
- Vabbè, ci vediamo domani? - Sì, mi raccomando, elegante.
- A domani. - Ciao.
Come ci vado domani?
- Signora. - Sì? - C'è un negozio di abiti qui?
Sì, in fondo alla piazza, è ben fornito. - Grazie.
Chiude fra cinque minuti.
- Cinque minuti? - Sì.
- Grazie mille. - Di nulla.
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