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In un momento di crisi come questo le banche dovrebbero aiutare.
Ho letto dai documenti che l'esposizione assegni
su quest'ultimo fine mese è di 80.000 euro.
Non posso fare altro, navigo a vista.
Io invece credo che lei possa scegliere una rotta più tranquilla.
D'altronde, questo immobile un suo prestigio ce l'ha.
Ho un cliente interessato a investire.
Credo che una soluzione si possa trovare.
Gennaro.
Ciao, Gegè.
Allora?
Ha ceduto subito, è nostra.
Bravo.
Il pagamento della merce non possiamo farlo a vendita avvenuta.
Perché, c'è qualche problema?
Il mio amico passa un momento difficile,
gli servono soldi in contanti e subito.
- Quanta liquidità abbiamo? - Circa 700.000.
- Mi servono tutti. - Poi la cassa rimane vuota.
Non ti preoccupare, i soldi bisogna investirli per farli fruttare,
me l'hai insegnato tu.
- Quando li vuoi? - L'amico mio arriva stasera.
Ciao, Gegè.
Ciao, Gennaro.
Andiamo, Gegè.
Stasera stai con me.
Non mi posso sfilare, sto ancora aspettando qua.
Dillo a Giulia, poi le parlo io.
Sì.
Ciao.
So che non è cosa per te, ma è un'emergenza.
Che succede?
Ho parlato con quegli amici miei,
se questa cosa la vogliamo risolvere, dobbiamo farlo stanotte,
e mi serve una mano.
- C'è qualche problema? - No, nessuno.
Io sono a disposizione, lo sai.
Lo so, volevo solo sentirtelo dire.
Andiamo.
Aspetta qua.
Amore, adesso non posso.
Mi servi dentro.
Dobbiamo sbrigarci, tra due ore arrivano quelli delle pulizie.
Nel bagno c'è uno straccio.
Muoviti, Gegè!
Gegè, ma ti senti bene?
E vieni.
Fa' un video a Joaquin.
Prendi la luce nello zaino.
Sciogli la cima, Gegè.
Va bene qua.
Uno, due, tre.
Dammi la torcia, Gegè.
Vai, Gegè.
Mi dispiace moltissimo per Giulia.
Non ti fa bene quello che stai facendo.
Mi sta dando l'occasione che non avrei mai avuto.
Che è successo stanotte? Me lo puoi dire?
Ho dovuto accompagnarlo a una cena con un cliente importante.
Io non ti faccio mai domande e sono comunque dalla tua parte.
Ma ci si può sempre tirare indietro,
basta volerlo.
Quando torni facciamo un bel pranzo insieme.
Dopodomani sono già qua.
Ciao.
Patrizia, ti sei fatta desiderare.
Che posso fare per te?
Donna Scianel vuole che porti un messaggio alla tua amica Marinella.
- Che le dovrei dire? - Che Donna Scianel era incazzata,
non le ha fatto piacere vedere il figlio in una bara.
- Lo so. - Ma ora c'è il processo.
La tua amica le può fare un bel regalo, se sa comportarsi.
Non so dov'è.
Sono sicuro che, se vuoi, puoi scoprirlo.
Non penso che Marinella può fare una cosa così.
E tu parlaci.
Tutti abbiamo bisogno di una seconda possibilità.
Vedo che posso fare.
Fai come vuoi, ma se Donna Scianel viene condannata è solo colpa tua.
Mi raccomando.
Mi sembra un principe.
Ma il padre ancora non è re.
- Sei nervosa? - No.
Ecco qua.
Azzurra, devi stare tranquilla.
Con i soldi che ho fatto fare quest'anno a tuo padre,
dovrebbe farmi una statua d'oro.
Tu non lo conosci bene.
Ma tu ti fidi di me?
- Pronto? - Gegè.
Ti ricordi di oggi? Stamattina mio suocero torna a casa.
- Sì. - Lo facciamo stare un paio d'ore con la famiglia,
poi tu vieni alle due.
Guarda che è un figlio di puttana.
Non mettermi in mezzo, deve credere che è tutto suo.
Perfetto.
- Hai preparato quelle carte? - Sì.
Ci vediamo dopo.
Andiamo a conoscere nonno, Pietro?
Andiamo.
Con questi cazzo di domiciliari,
l'unica cosa che avrò è il tempo per stare con mio nipote.
- Ciao, Giuseppe. - Vieni qua, bello di nonno!
Com'è bello!
Come sei bellino! Com'è bello, mamma mia!
- Sono le mie teste di legno? - Precisamente,
si sono intestati le società che le appartengono, dottore.
Se facevo il dottore, non mi facevo un anno di carcere.
- Questa è tutta roba mia? - Esatto.
Ora le mostro le quote di partecipazione e i rendimenti.
Ma perché, Gennaro?
Perché che cosa?
Avevo tante persone che ci potevano servire per fare queste cose,
ma tu hai voluto prendere un ragazzino delle parti tue
che crede che basta imparare l'italiano
per togliersi la puzza di fame di dosso.
Mi serviva una persona pulita che non conosceva nessuno.
Quelli che avevi tu il magistrato li conosce.
Sai come si dice?
Il cane riconosce la voce di un solo padrone e questo è tuo.
Qui non ci sono cani, ora sei l'unico padrone a casa tua.
Per cortesia, Gegè, spiegagli bene la situazione.
Prima di entrare in carcere,
lei aveva un patrimonio di 60 milioni di euro.
I pignoramenti hanno ridotto tutto a 1,5 milioni di euro.
Questo già lo sapevo.
Contenuti in una sola SRL occulta.
Oggi lei possiede 17 società, tra titolarità piena e partnership.
Per un valore complessivo di 97 milioni di euro.
Tu non lo sai, ma stare rinchiuso lì è un inferno.
E dopo, quando torni a casa, vedi che la vita è continuata.
E non ti ritrovi più, pure con la famiglia tua ti senti un estraneo.
E tutti quelli a cui volevi bene li vedi come tanti sconosciuti.
Ma ora non stai più in carcere, Giuseppe.
Vuoi un'altra volta i consulenti tuoi?
Domani Gegè ci porta le carte e si fa da parte.
Vuoi di nuovo i prestanome? Andiamo dal notaio e sistemiamo tutto.
Possiamo fare quello che vuoi, per me va bene.
Però non dirmi mai che sono uno sconosciuto.
Io sono il marito di tua figlia, sono il padre di tuo nipote.
Questa è una cosa che non devi scordare mai.
Se c'è una cosa che non voglio scordarmi
è proprio questa.
- Pronto? - Sono Patrizia.
Mi fa piacere che stai bene.
Non ti ho chiamato per salutarti.
Un'amica comune si è messa in testa di fare casino.
Devo vederti quanto prima per spiegarti.
Ci vediamo stasera. Dove?
Ti mando un messaggio.
Ciao, Gennaro.
Entra.
Vuoi un caffè?
Grazie.
Che c'è?
Non ti piace dove sto?
L'hai scelto tu.
Loro stanno là,
i miei fratelli.
Quando mi incontrano, cambiano strada,
posso solo guardarli da qua.
Tra poco, neanche più quello.
Perché?
Per tenere in affidamento le sorelle, mio fratello
ha lasciato la scuola per lavorare.
Ora ho scoperto che ha perso il lavoro.
Gli assistenti sociali sono andati già una volta.
La prossima volta se li portano via.
Li mettono in una casa famiglia e non posso più vederli.
Da me che vuoi?
Un lavoro per mio fratello.
Onesto.
Ma non dev'essere a Napoli.
La mia famiglia deve andarsene da questo inferno.
Domani tuo fratello ha il lavoro.
Non deve sapere chi gliel'ha dato.
Va bene, però adesso dimmi che vuole la nostra amica.
Scianel ha mandato un'ambasciata, ha una proposta per Marinella.
Vuole che la trovi io.
Che devo fare?
Quello che ti ha detto.
Se le stai vicino, io sono più tranquillo.
Buonasera, mi dica.
Cercavo Irene.
- Irene? - Arrivo!
Io non mi sono pentita,
lo farei altre cento volte.
Dillo a quella zoccola di Scianel.
- E che hai risolto, Marinella? - Ho fatto giustizia.
I morti, della giustizia, non se ne fanno un cazzo.
Me lo dici proprio tu?
Ti sei scordata quello che mi hai fatto fare a Lelluccio?
Io non ti capisco.
Marinella...
lei ti trova come ti ho trovata io,
solo che il prossimo non viene con questo.
Quanto a me, io lavoro per me stessa, penso ai cazzi miei.
Lavori per i Savastano?
Quello che ti dovevo dire te l'ho detto.
Prima o dopo, le devi far mangiare la polvere.
Me lo devi promettere.
30 ora e 30 dopo.
Non è un regalo mio.
Avresti voluto farlo, quindi è tuo.
Sì, ma non sono soldi miei.
Ho passato metà della vita a sentire mio padre incazzarsi
per i soldi che non c'erano mai,
e l'altra metà a capire come cazzo funzionano, e sai che ti dico?
Che i soldi non valgono un cazzo
e come li trovi non è importante.
L'unica cosa che conta è che a tua figlia
il giorno in cui il papà le ha regalato la macchina
non glielo leva più nessuno.
- Silvano? - Sì?
- Silvano Romini? - Sì.
- Quella dev'essere Giulia. - Lei chi è?
- Uno che non riesce più a dormire. - Papà!
- Lasciatela! - Perché?
Anche lei deve sapere che a casa mia,
nel letto mio, con i miei cari,
io vedo un altro, con questi occhi!
E non trovo pace.
- La colpa è pure del tuo amico. - Papà, ma che vuol dire?
Spiegalo a tua figlia, per il suo bene.
E spiegalo pure a me.
Io non so niente.
Tutte cazzate! Devo sapere la verità.
Dillo a quell'altro ricchione di Gegè.
- Non sei partito per Londra? - Giulia è in pericolo.
Ma che stai dicendo?
- Ci ha fermati per strada. - Chi?
Il suocero del tuo cliente.
- Che cosa vuole? - La testa di suo genero.
- Che stai dicendo? Perché? - E io che cazzo ne so?
Perché lo odia? Perché avete cercato di fregarlo? Dimmelo tu!
Quando ti metti con questa gente, non ne esci pulito.
Io ho paura per Giulia.
Che facciamo?
Che cosa volete da me?
Gennaro mi sta fottendo.
Me lo sento, lo so.
E' così?
Voglio sapere come.
Se lo faccio, Gennaro mi ammazza.
E se non lo fai, io ammazzo te e l'amico tuo.
Gegè, tu sei bravo.
Se no Gennaro non ti prendeva con lui,
se no io lo scoprivo subito come mi fotteva.
Ma devi decidere subito chi è il tuo padrone.
- Quanto ci hai messo per parlarci? - E' stato molto disponibile.
- Ti ha fatto problemi? - No, nessuno.
Fagli vedere le foto.
E' vero, Gegè?
Gegè! Stai dormendo?
Scusa, dicevi?
Quando prendiamo con questo albergo?
Tutto a posto, Gegè?
Tutto a posto.
Ci vediamo domani.
- Azzurra, ma dov'eri? - Ciao, amore.
Mamma si è svegliata all'improvviso e papà non era a letto.
Era uscito di casa.
E dove era andato?
Non me l'ha voluto dire.
Gennaro, pensi che ci sta qualcosa che non va?
No, è tutto a posto.
# Tanti auguri a te #
# Tanti auguri a te #
# Tanti auguri a Pietrino, tanti auguri a te! #
Soffia!
Aspettami qui, nonno ti va a prendere il regalo.
Vieni con me, il regalo pesa.
Fai veloce.
L'ha chiamata come il figlio.
Che cosa?
La società fantasma
che Gennaro ha creato quando ero in galera per fottermi.
E c'è pure un carico di roba
che si vuole vendere per i cazzi suoi.
Non è roba per il giro nostro di Roma
e neanche per i clan di Napoli.
Figlio di puttana!
Ci sta fottendo tutti.
E ora che volete fare?
Aspettiamo che arriva il carico
e poi me lo levo dal cazzo.
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